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LA VILLA TRISTE DI VIA DI GROTTAROSSA - 19.6.2019

by Aleth Tuesday, Jun. 18, 2019 at 6:59 PM

Caso Moro : tiri dall´alto, vera prigione eccetera

LA VILLA TRISTE DI VIA DI GROTTAROSSA



Caso Moro : vera prigione, tiri dall´alto eccetera



di

Aleth



luglio 2018 - giugno 2019





CAPITOLO 1 : CECCHINI DALL´ALTO



Quand´ero piccolo, mio nonno mi raccontò 1000 volte che doveva la vita a un cecchino austriaco. Perché mentre pattugliava le Alpi, quello gli massacrò tutti i commilitoni attorno, ma lui lo prese solo a un piede. Si finse morto, e al calar delle tenebre, si trascinò fino alla base, donde lo rispedirono a casa. Grande Guerra finita.

Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino non furono così fortunati.

Il primo punto centrale per quella "intelligenza degli eventi" a cui ci esortava il sommo statista, è che tiratori scelti militari spararono dall´alto in via Fani, e che furono essi a sparare la maggior parte dei colpi mortali della strage.

Il primo a me noto a menzionare pubblicamente su internet cecchini a via Fani, anche se non esplicitamente dall´alto, fu il poster che si firma S. Piccardo il 31.1.2005 qui :

http://forum.radicali.it/content/moro-un-cadavere-senza-pace

sulla scorta di un articolo dell´ Unione sarda del 17.1.2005. Più dettagli qui :

http://www.italoeuropeo.com/2008/03/05/caso-moro-cap-4/

E qui :

https://www.riflessioni.it/forum/storia/9554-gladio-cosa-se-ne-sa.html

Nel 2017, abbiamo questo commentatore, Giovanni Pesce :

" l'attacco al corteo presidenziale di JFK a Dallas, prevedeva degli spari con fucile a distanza di sicurezza dello sparatore. E' mia opinione, ma non ho prove, che i primi (due) colpi (bam bam) siano stati sparati con quella tecnica. Poi hanno continuato la sparatoria con fucili d'assalto a distanza ravvicinata.......poi le pistole per completare l'azione. "

http://www.sedicidimarzo.org/2017/10/morucci-e-le-sue-ultime-parole-famose.html#comment-form

Seguì, il 13.2.2018, questo articolo, che accenna anch´esso a cecchini anche se non esplicitamente dall´alto :

http://www.iskrae.eu/sequestro-moro-bassi-servizi-via-fani/

Però il primo a me noto a parlare esplicitamente di tiri DALL´ALTO fu il poster che si firma Agora qui :

http://www.vuotoaperdere.org/casomoro/topic.asp?TOPIC_ID=135&whichpage=31

Ascoltiamo la sua brillante intuizione datata 24.04.2018, ore 7:10:41, dalla sua viva voce, passim :

" Zizzi verrà dichiarato deceduto al Gemelli dopo un trasbordo inspiegabilmente troppo lungo con un´ambulanza e una volante (mai individuata) che fa da apripista, per un percorso via Fani - Gemelli di non più di 8/10 minuti con quelle caratteristiche; in ogni caso per ora questo aspetto posso accantonarlo cercando di focalizzare la ricerca sul punto della dinamica dei movimenti di Zizzi in via Fani e della provenienza dei tiri che lo hanno attinto. Ricordiamo che l´ M12 citato non verrà ritrovato perché si dirà prelevato dai BR senza ulteriori spiegazioni. Perché non immaginare un inquinamento della scena del crimine da parte degli autori proprio per coprire presenze e posizioni di tiro anomale rispetto ad una "prassi" brigatista? Tornando a Zizzi ragionando con un amico ho scoperto che le caratteristiche dei fori di entrata e di uscita dal corpo umano se individuabili quando sono in seguito a proiettili esplosi in vicinanza diventa molto più difficile quando il tiro avviene da lunghezze superiori a 10 metri che sembrano lasciare quasi una medesima

impronta ; va detto che le caratteristiche dei fori di entrata e uscita sul corpo del V.Brigadiere di PS sono proprio di non facile individuazione tanto che ho cominciato ad ipotizzare di invertire la direzione che così si configurerebbe da avanti e da alto verso il basso come di un tiratore posizionato in un luogo sopraelevato al piano stradale. Ricordiamo che in verità a via Fani si hanno altri tiri con direzione alto verso il basso che hanno impegnato la Scientifica che ha trovato una soluzione per me non convincente per esempio rispetto a tre tiri di tale caratteristica sul Caposcorta che i periti finiscono per concepire quasi sdraiato in auto - si ritorna alla fattispecie di uomini di scorta preparati che si vuole far comportare da inesperti - come nella mossa di girarsi verso il Presidente ma in una posizione che deve essere quasi orizzontale al finestrino sinistro della Fiat 130 per ottenere quelle direzioni che appariranno ai periti percorrere longitudinalmente il corpo del Caposcorta da alto verso il basso; questi stessi tiri se ipotizzati provenienti da tiratore posizionato su un luogo sopraelevato al piano stradale di via Fani sarebbero compatibili come per Zizzi e avrebbero anche quella caratteristica di imprevedibilità che anche una scorta professionale non potrebbe parare stante una contemporanea presenza sul piano stradale di situazioni equivoche che attirino l´attenzione degli agenti. Ricordiamo che in verità anche Rivera l´autista dell'alfetta di scorta presenta una ferita da tiro da alto verso il basso che nessuno è riuscito a spiegare. Ricordiamo che sulle facciate esterne del palazzo di via Fani lato Austin cioè lato opposto al Bar cioè lato sopraelevato al fianco destro della Fiat 130 e dell´ alfetta cioè lato del caposcorta e di Zizzi rispettivamente, sono state riscontrate escavazioni cioè segni nel muro di proiettili che hanno raggiunto le finestre e i balconi sia del piano che si vuole chiamare in perizia terra ma che in realtà è quanto meno rialzato sia del piano secondo sopra quello citato che hanno anche avuto al loro interno il ritrovamento di frammenti di proiettili e proprio di un proiettile che fu scovato in un armadio dopo aver trapassato il legno del montante di una finestra dell´appartamento al piano rialzato e il montante della porta del bagno, e aver trapassato la porta dell'armadio al cui interno fu appunto ritrovato dagli abitanti dell'appartamento stesso . Ricordiamo che quello stesso bravo perito che individuò i bossoli dell´ M12 tra i tanti repertati in via Fani (questo per un particolare segno che si ritrova su tutti i bossoli sparati da tutti gli M12 sul retro del bossolo, segno a forma di finestrella) nel 1994 dedusse che questo proiettile apparteneva all´ M12 di via Fani. Ricapitolando, un M12 in via Fani spara certamente e ha un bossolo che verrà ritrovato sul paraurti dell' alfetta e proiettile in un appartamento posto sul lato destro della 130 e dell´ alfetta, il lato da cui due esperti uomini di scorta scendono in prossimità di una fermata del convoglio con auto ancora in movimento e che solo un tiro da una postazione sopraelevata poteva sorprendere come i balconi di quel palazzo che ha il segno di un M12 che spara in quella direzione, M12 che esiste con certezza in via Fani ed è senza alcun dubbio quello di Zizzi che non si ritroverà come per una ulteriore forma di inquinamento della scena del crimine, che così concepita assume le sembianze di una imboscata militare ad opera di cecchini. "

Preciseremo meglio questa brillantissima, articolata e completa intuizione infra. Citano poi i tiri dall´alto con una breve accenno Paola Baiocchi e Andrea Montella il 16.5.2018, qui :

http://www.iskrae.eu/mister-m-capo-007-trasmissione-rai-3/

" Domenico Ricci, l’autista dell’auto di Moro, ha ricevuto un colpo frontale sparato da molta distanza e dall’alto, visibile grazie al foro sul parabrezza, riprodotto in tutte le foto agli atti. Chi può aver sparato con tanta precisione da una distanza considerevole e perché nessuno ne vuole

parlare? "

Parliamone dunque, del famoso foro nel parabrezza della 130 di Moro: esso sta nella parte alta del parabrezza, ed è davvero poco plausibile che sia stato prodotto da tiro dal piano strada, come la scientifica ha voluto di recente far credere alla commissione Moro 2 che se l´è bevuta senza fiatare.

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-VnJKQTFkNjNTZlE/view

Osservatelo bene, ancora e ancora quel foro, sia nel noto servizio di frajese su youtube, sia nelle foto sul web, sia sul sito del collettivo 16 marzo.

Quel foro come traiettoria può ben venire dall´alto, checché ne dica la scientifica. E non è affatto un foro di uscita, come lo pastorizza il 16 marzo: già in frajese, nonostante inquadrature non nitidissime, è possibile se fate fermo-immagine, vedere che il cratere di quel foro è introflesso. E anche la prima foto di esso in primo piano che trovate come quarta foto sul post dedicato del 16 marzo, mostra slabbratura interna introflessa se vista dall´esterno.

Bisogna anche considerare che le foto del 16 marzo sono quelle recenti della scientifica, sulla 130 restaurata per essere esposta a via di Settebagni - e sicuramente una gelida manina ha inquinato le prove, come avvenne in modo brutale per l´alfetta della scorta - e per tutto il resto della scena del crimine fin dai primissimi istanti.

Come può quel foro essere di uscita, come ipotizzarono i primi periti decenni fa ? Chi avrebbe sparato dall´interno della 130 ? O dall´esterno, con una traiettoria così assurda, senza riscontri in fori di uscita ? La scientifica nella sua relazione finale alla Moro 2 del 2015 sostiene che il foro sul parabrezza della 130 è bensì di entrata, ma il proiettile probabilmente andò a infilarsi nello sportello posteriore destro della 130 : però c´è l´impatto, ma non c´è il proiettile. E non è affatto sicura questa traiettoria e corrispondenza solo ipotetica tra fori.

Inoltre il segno di impatto sullo sportello posteriore destro è troppo più in basso rispetto al foro nel parabrezza, anche tenuto conto dell´angolo di deflessione causata dal vetro - la traiettoria sarebbe dunque in ogni caso dall´alto, mentre la scientifica ipotizza assurdamente un tiro dal piano strada, da sinistra a destra, avanti-dietro, da parte di un brigatista che spara alla 130 mentre questa arriva : tale presunto killer dovrebbe aver alzato l´arma e poi averla inclinata assurdamente, per ottenere una tale traiettoria alto-basso ! Non solo, ma se fosse stato a sinistra dove lo pone la scientifica, l´angolazione eccessiva del tiro avrebbe toccato il parabrezza con troppa obliquità, e il proiettile sarebbe rimbalzato sul parabrezza perché privo di sufficiente forza di penetrazione :

https://www.panorama.it/news/cronaca/le-auto-della-strage-di-via-fani-40-anni-dopo-foto/#gallery-0=slide-5

https://www.panorama.it/news/cronaca/le-auto-della-strage-di-via-fani-40-anni-dopo-foto/#gallery-0=slide-3

Inoltre nelle foto fatte subito dopo l´agguato, questo presunto impatto di proiettile postulato dalla scientifica sulla base di una visione della 130 fatta 37 anni dopo, non si vede proprio :

https://www.panorama.it/news/cronaca/rapimento-moro-40-anni-fa-la-strage-di-via-fani-cronaca-e-foto/#gallery-0=slide-10

Idem se si ipotizzi, come si è fatto qui :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

che il foro del parabrezza è di uscita, prodotto da uno sparatore a destra e dietro rispetto al senso di marcia della 130, che sparando quel singolo colpo infrangerebbe tutto il finestrino posteriore destro per poi colpire non si sa come la parte alta e inclinata del parabrezza...E tutto questo magari mentre gli sparatori di sinistra rischiano di ammazzarlo per fuoco incrociato, e lui loro !

L´altro argomento del 16 marzo, che quel foro è di uscita perché presenta sfaldamento del vetro superficiale esterno, non ha senso, primo perché si basa su foto fatte quasi 40 anni dopo, secondo perché non è affatto detto che fori di entrata in un parabrezza non sfaldino il vetro superficiale, come una panoramica di fori di entrata in parabrezza sul web vi suggerirà immediatamente - ecco un esempio :

https://www.alamy.com/stock-photo-brokenwindshieldbullet-holeglass-damage-72772666.html

Le prove di tiro infine, addotte dal 16 marzo come prova, sono irrilevanti perché condotte su parabrezza staccati e isolati, e da distanze arbitrarie, senza tenere in minimo conto la possibilità di tiro dall´alto da lunga distanza.

Inoltre, quel foro se inteso dall´alto, è proseguibile idealmente tirando una linea che arriva diritta a impattare lo zigomo sinistro dell´autista Domenico Ricci, il proiettile penetrandogli il cranio per poi fuoruscirgli alla base sinistra della nuca. Il foro sul parabrezza della 130 sta in alto, quanto più in alto possibile, perché un cecchino esperto sa che il vetro deflette la traiettoria abbassandola : dunque se vuoi prendere Ricci al cranio, devi mirare il più in alto possibile sul parabrezza : la deflessione di qualche mm o cm porta il proiettile a impattare lo zigomo sinistro di Ricci. I referti autoptici del 1978 divergono dalla mia idea, ma vedi mia discussione infra al cap. 3.

https://www.quora.com/Can-a-sniper-really-shoot-someone-through-glass-accurately

http://www.expertwitnessnews.com/lateral-angle-determination-bullet-holes-windshields/



Fu questo il primo colpo sparato a via Fani - a neutralizzare il primo autista come era militarmente logico aspettarsi - da tiratori scelti, dall´alto, con le auto ancora in movimento, magari in rallentamento per via dello stop. Simultaneamente o quasi, Ricci fu colpito sia dall´alto del 109, da sinistra, sia dal piano strada dalla sinistra, vedi infra cap. 3 per questo.

Possiamo dunque postulare un primo cecchino militare che spara dall´alto, da davanti al convoglio, da oltre l´incrocio con Stresa, da finestra o balcone o tetto o elicottero - o anche dal secondo piano del civico 106, come vedremo infra.

Ricci fu attinto al cranio attraverso il foro nel parabrezza, e se questo proiettile, come tutti gli altri che lo attinsero, non fu ritenuto, come attestato dall´autopsia, allora :

1. questo conferma che dietro non c´era Moro perché un tiro del genere avrebbe potuto ucciderlo dopo aver trafitto Ricci davanti - delle due l´una : o ai rapitori non importava nulla di prenderlo morto o vivo o ferito, il che è assurdo ; o Moro non era a Fani ;

2. dov´è finito questo proiettile che trafisse Ricci al cranio ? Eccolo forse, almeno in parte :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

p. 36, basata sulla benedetti/salza, accettata dalla scientifica per la Moro 2 :

" BLINDATURE

1 sul pianale retrostante il sedile

guida Fiat 130 "

Se anche uno sospenda il giudizio o contesti che il foro nel parabrezza viene dall´alto : vi rendete conto che, se Moro fosse davvero stato seduto lì dietro, questa blindatura è arrivata al suo posto ? Vi basta questo per aprire finalmente gli occhi per favore, sull´impossibilità assoluta di garantire l´incolumità di Moro in circostanze del genere, anche per supersniper blue light o comsubin o sas ?

E anche il foro di proiettile sullo sportello interno posteriore destro della 130, qualunque sia stata la sua traiettoria, attesta pericolo prossimo per Moro, se presente e se per esempio si fosse sdraiato sul sedile per evitare i colpi, o in quel momento stesse allungando un braccio a prendere giornali, etc.

Per favore : basta col Moro a Fani.

Qualcuno dirà : ma la scientifica attribuisce detta blindatura a pistola smith&wesson, e i cecchini dall´alto non usano certo tale arma... Rispondo : è la scientifica che distorce la benedetti/salza, la quale descrive detta blindatura così, a p.25 qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_005.pdf

" 9) frammento di blindatura, proveniente da pallottola di calibro 9 parabellum di marca fiocchi, rinvenuta sul pianale retrostante il posto di guida della fiat 130, che pesa 0,828 grammi.

Presenta impronte di una rigatura di canna a sei righe destrorse con larghezze comprese tra 1,4 e 1,50 mm." :

ora, benedetti/salza a pag. 48 affermano che TUTTI i reperti attribuibili furono sparati da armi con canna a 6 righe destrorse.

E quasi TUTTE le pallottole sono cal.9 parabellum.

Inoltre gli stessi benedetti/salza si contraddicono : dopo aver asserito a pag. 25, come abbiamo visto, che le larghezze d´impronta di rigatura di quella blindatura rinvenuta dietro Ricci, sono comprese tra 1,4 e 1,50 mm, essi poi a p. 55 assegnano la medesima blindatura al gruppo D, tra 1,60 e 1,65 mm ! Dunque, la blindatura in questione appartiene al gruppo C, sparata da mitra, e non al gruppo D della smith&wesson !

Spero ce ne sia abbastanza per convincervi che le perizie balistiche di Fani sono, in buona sostanza anche se non necessariamente in tutto e per tutto, opinabili. Tenete sempre presente che uno stesso calibro e stesse rigature possono provenire da armi diverse. Le perizie balistiche di Fani furono pilotate a sancire pseudoscientificamente il dogma della vulgata : Fani opera delle sole br che spararono solo da sinistra e solo dal piano strada.

Torno a insistere sul punto principale dal quale mai non torcer gli occhi : che non solo quella blindatura, qualunque fu la sua provenienza, ma tutti i proiettili sparati alla 130 avrebbero potuto uccidere o ferire Moro se fosse stato presente, non foss´altro che per rimbalzo o deviazione post-primo impatto in abitacolo stretto e chuso anche se non mirate a lui , o al minimo, procurandogli un infarto per shock, visto che era un uomo di oltre 60 anni. Invece come vedremo infra analizzando i referti necroscopici, il cuore di Moro era in perfetta efficienza al 9.5.78.

E QUESTO È ASSURDO NELL´OTTICA DI UN RAPIMENTO, UNA SPARATORIA DEL GENERE HA SENSO SOLO QUANDO SI VUOLE UCCIDERE E NON RAPIRE !

Per favore, ancora una volta : basta col Moro a Fani.

Sui proiettili della 130 :

- Ricci viene attinto da 7 colpi stando a quel che ufficialmente si è scritto

- Leonardi da 9 e fanno 16 : io tendo a pensare che Leonardi sia stato colpito anche fuori o parzialmente fuori della 130, mentre apriva lo sportello e si sporgeva per uscire, comunque certo in sua prossimità

- tenete conto delle incertezze balistiche ammesse da tutti i periti : della concretissima possibilità cioè, che molti proiettili, bossoli e frammenti di entrambi siano andati perduti per caso o per inquinamento deliberato

- 4 blindature ritrovate nella 130 e non sicuramente attribuibili, e fanno comunque 20, perché anche se esse appartenessero ai proiettili che trafissero i poveri Leonardi e Ricci, proiettili o frammenti di essi non ritenuti possono uccidere altre persone che si trovino in prossimità, sia su traiettoria sia no, per rimbalzo/deviazione in abitacolo chiuso e stretto o frammentazione

- 6 pallottole integre ritrovate nella fiat 130, per le quali vale il discorso fatto al punto precedente, quindi fanno 26

- dei 7 proiettili che uccidono il povero Ricci, nessuno è ritenuto : altissima la possibilità che attingano Moro dopo aver attinto Ricci, ripeto o per traiettoria ( quello avanti-dietro che impatta zigomo sinistro e fuoriesce da nuca a sinistra) o per rimbalzo in abitacolo stretto e chiuso

- dei 9 colpi che attingono Leonardi, 5 non furono ritenuti.

Se sommiamo anche approssimativamente tutta questa girandola di colpi, ripeto considerando che i non ritenuti possono essere mortali sia su traiettoria sia per rimbalzo o deviazione post-impatto sia per frammentazione, allora le possibilità per un eventuale Moro a Fani, di essere colpito da una pallottola o un frammento di pallottola sono decine - questo anche ammettendo che alcuni dei proiettili che colpirono Leonardi possano esser gli stessi che avevano prima trafitto Ricci - eventualità difficile perché Leonardi è attinto da destra e Ricci da sinistra e da davanti.

Vi consiglio quest´ottima sintesi sul quadro ufficiale, per quanto pedissequa e superata dalle osservazioni di Agora supra e mie :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

In tali condizioni, cioè con 2 massacrandi a pochi centimetri da un sequestrando, è impossibile anche per un guglielmi o pastore stocchi o moscardi, pianificare militarmente un agguato, da cominciare si badi bene, ad auto ancora in movimento, che lasci sicuramente incolume l´ostaggio. E questo sarebbe vero anche se le possibilità matematico-fisiche che Moro fosse attinto da una di quelle pallottole o un suo frammento, invece che decine come sono, fossero state solo 3 o 4.

La pianificazione militare dell´agguato è comprensibile, da angolazione militare e logica, solo ed esclusivamente senza Moro a Fani : con Moro nella 130, tutto diventa talmente aleatorio da non avere alcun senso per nessuno, e non garantire affatto il successo del golpe : strage degli agenti e sequestro di Moro illeso per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni sul modello della riuscita operazione Schleyer.

Mi pare fin troppo evidente che immaginare Moro come si è fatto, accucciato dietro lo schienale di Ricci in compagnia di una blindatura proprio lì sul pianale dove sarebbe stato accucciato, cioè del durissimo involucro esterno di una calibro 9 sparata da arma automatica che raggiunge velocità all´impatto di centinaia di metri al secondo al minimo anche dopo trafittura di altro corpo non durissimo come un corpo umano o vetro di parabrezza o telaio di macchina non blindata : e moltiplicando per decine di proiettili (e loro possibili deviazioni, rimbalzi, trafitture multiple) che interessano la 130 : immaginare uno scenario del genere, è poco realistico. Nessuna chirurgia o geometrica potenza strombazzatata dai pappagalli del mossad, possono garantire l´incolumità di uno lì dietro, accucciato o no.

Viene prima l´effetto sorpresa, poi la reazione istintiva : e l´effetto sorpresa del tiro dall´alto o non dall´alto che centra il povero Ricci al cranio con direzione avanti-dietro e lo trapassa, avrebbe potuto senz´altro cogliere Moro, come concretissima possibilità . Ma anche a negare questa traiettoria come fanno i medici legali, nessun cecchino da nessuna direzione e posizionamento può garantire dove va a fermarsi il suo proiettile, o l´esatta cinetica dei suoi eventuali rimbalzi e sue eventuali deviazioni e trafitture multiple in abitacolo stretto e chiuso. Per non parlare della possibilità di errore di tiro.

Il punto logico non è che Moro sarebbe uscito illeso come prova la sua autopsia ; il punto è l´impossibiltà di garantire la sua incolumità in partenza, nella pianificazione tattica di un agguato del genere, con il sequestrando a pochi centimetri dai massacrandi.

Dunque se davvero Moro fosse stato nella 130, può logicamente significare solo che a kissinger e compagni di merende non importava assolutamente nulla se ne uscisse vivo morto o ferito : il che è assurdo, perché a quel punto lo avrebbero fatto saltare in aria subito con gli altri e buonanotte.

A proposito sempre di pianificazione militare, il cui scopo data l´importanza globale e strategica della posta in gioco in questo caso, non può che essere ridurre l´alea a tendente a zero, ripeto: si tenga conto che Moro, pur essendo un uomo eccezionalmente coraggioso, aveva pur sempre 61 anni quel 16 marzo del 1978 : il trovarsi in mezzo a una improvvisa, anche se messa in conto da tempo, sparatoria di tale entità, era cosa da far possibilmente cedere il cuore anche a un veterano del Vietnam. Invece lo si voleva vivo. E il suo cuore, stando alle perizie necroscopiche di cui infra, era in perfette condizioni al 9.5.78.

Togli Moro dalla 130, e tutta la strutturazione dell´agguato in ogni sua fase ridiventa d´incanto logica e coerente, e relativamente facile la mattanza, perché tale fu : quel tiro al bersaglio tanto paventato dal povero Leonardi.



Al primo proiettile, quello che fora il parabrezza in alto della 130, corrispondono da dietro, i 3 fori nel lunotto dell´alfetta di scorta, di cui parla nessuno... 3 colpi di cecchino posteriormente appostato in alto, indirizzati a Iozzino e Zizzi (vedi infra). Osservateli bene, li trovate ovunque sul web, a partire da frajese su youtube, poi vi darò citazioni precise dove si vedono particolarmente bene. Li troviamo solo nei filmati d´epoca, perché terroristi di regime per inquinare le prove hanno demolito quel lunotto e ora non esiste più - il che ha fornito la scusa all´ascientifica per omettere quei 3 fori dalla loro vergognosa e depistante ricostruzione in 3D.

Invece avrebbero ben potuto ricostruire le traiettorie di quei proiettili dai filmati e foto d´epoca. Ovvio che quei 3 fori, tutti a sinistra del lunotto, tutti dunque aventi come obbiettivo Zizzi e Iozzino (vedi infra per la leggera obliquità di queste traiettorie), sono frutto di spari dall´alto : ben più difficile, ai limiti dell´impossibile, sarebbe stato produrre quei fori da sinistra del piano strada, o anche da destra del piano strada. Osservateli qui, a 3´34´´ :

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

Dunque o sono stati casimirri e lojacono, che presuntamente stavano al presunto cancelletto superiore ma secondo la vulgata non avrebbero sparato - o sono stati tiratori scelti dall´alto, appostati a finestre o balconi di via Fani, probabilmente in questo caso, dal lato sinistro di essa rispetto al senso di marcia del convoglio, in quanto i fori nel lunotto presentano asse più lungo verticale e leggermente inclinato verso destra, il che potrebbe indicare che quei colpi erano mirati a Iozzino e Zizzi, non a Rivera, che fu invece preso di mira inizialmente lateralmente, attraverso il finestrino sinistro e lo sportello sinistro, ma sempre dall´alto oltre che dal piano strada.

http://www.expertwitnessnews.com/lateral-angle-determination-bullet-holes-windshields/

Colpi singoli di cecchini, sparati ad auto ancora in movimento, anche se in rallentamento per via dello stop, come attestano i frammenti dei vetri dei finestrini in terra dietro ai finestrini stessi di qualche metro.

Aveva dunque ben ragione Mino Pecorelli : l´agguato di via Fani è un atto di guerra, preparato e attuato con tattica militare da professionisti addestrati in scuole di guerra di altissimo livello - i tiratori scelti dall´alto - e da manovalanza reclutata su piazza, ma comunque preparata militarmente, per il piano strada. Il tutto è coordinato via radio da guglielmi camillo e altri agenti di gladio.

Il via è dato da cecchini militari dall´alto, sia da sinistra sia da davanti in alto, che centrano l´autista di Moro, Domenico Ricci, e l´autista dell´alfetta Giulio Rivera. Gli agenti di destra, Leonardi Zizzi e Iozzino, escono istantaneamente dalle auto con le armi in pugno - pistola per Iozzino, M12 per Zizzi, pistola per Leonardi. Forse sono feriti, perché cecchini appostati lateralmente in alto, sul civico 106, e sul 109, hanno cominciato a sparare contro di loro attraverso i finestrini. 2 agenti riescono a fare fuoco, Iozzino e Zizzi, e a colpire sia il primo e secondo piano di via Fani 106, dove evidentemente hanno avvistato almeno uno dei cecchini dall´alto, sia uno o più dei "brigatisti" sul piano strada, come attesta il pentito patrizio peci qualche anno dopo: perché qualcuno avrebbe dovuto alzare il tiro, se non perché vide cecchini dall´alto ? Ma andiamo con ordine :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_005.pdf

Si tratta della relazione balistica benedetti/salza, depositata il 21.12.1994. A p. 27 di 81 digitale, abbiamo descrizione dei proiettili rinvenuti nelle immediate adiacenze. Mi soffermo solo sui reperti che mi interessano. Noto però e sottolineo che diversi proiettili erano stati catalogati senza indicazione di luogo di reperimento. Quindi possono benissimo provenire anch´essi da piani sopraelevati. Iniziamo dal reperto 11 a p.33 di 81 :

" Frammento di nucleo in piombo di pallottola di calibro e marca imprecisabile, che fu trovato nell'appartamento del dr. CUCCO al 2° piano di uno stabile che non è stato indicato . Pesa 3,481 grammi (foto n° 101) " . Tenuto conto che per il catasto, il piano rialzato è detto primo piano, questo secondo piano potrebbe in realtà essere un primo piano, ma il discorso non cambia molto ai fini dei tiri dall´alto.

Lo stabile non indicato è il civico 106 di via Fani, come risulta dall´elenco del telefono del 1978, che attesta un Fabrizio Cucco colà, notizia fornitami dalla cortesia di conoscenti. Siamo alla scala (palazzina) A, ala destra di essa (a detta della scientifica : dovrebbe essere l´ala destra con le spalle allo stabile, ma non è precisato) piano secondo, int. 4, vedi infra. La pallottola è frammentata. Non mi risulta che Fabrizio Cucco sia mai stato interrogato, nemmeno come teste. Incredibile. Potete vedere il 106 A (ultimo palazzo a destra del senso di marcia del convoglio di Moro, quindi ultimo palazzo su via Fani a destra) molto bene qui :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

Purtroppo le foto non sono numerate, ma è la sedicesima dell´articolo. Cliccateci sopra per ingrandirla. Si capisce subito che non si può colpire dal piano strada il secondo piano di cucco senza mirarci deliberatamente per qualche motivo. Anche la forza di penetrazione con cui le pallottole sono penetrate in casa cucco indicano mira deliberata e non rimbalzo o deviazione accidentale (vedi infra).

Su pagine bianche non trovo nessun Cucco attualmente (2019) a via Fani. Ma ripeto : risulta nell´elenco telefonico del 1978 come abitante, o almeno intestatario di un´utenza telefonica, in via Fani 106. Incrociando dati catastali con dati anagrafici, un cucco fabrizio risulta effettivamente risiedere a Roma negli anni ´70 insieme con la moglie cuniolo maria grazia, ma NON a via Fani 106 - almeno, non ufficialmente. Riassumo sin qui : cucco fabrizio è registrato nell´elenco del telefono del 1978 come abitante a via Mario Fani 106 : ma questo non risulta all´anagrafe. E nemmeno al catasto, ma i dati digitali del catasto da me consultati partono dal 1988, perché quelli precedenti non li hanno meccanizzati. Ulteriori riscontri incrociati con le conservatorie catastali mi hanno consentito di appurare che cucco fabrizio non risulta intestatario a via Mario Fani 106, né ad alcun altro indirizzo, negli anni ´70, nel senso che non risulta aver stipulato atti di compravendita o successione in quel periodo. Né è probabile che lo avesse fatto prima, dato che aveva tra i 16 e i 26 anni negli anni ´60. Pare dunque di dover concludere ragionevolmente che cucco non era il proprietario di via Mario Fani 106, scala A, int. 4, secondo piano. Ancor meno probabile è che lo fosse la moglie, cuniolo maria grazia, di 4 anni più giovane.

Ma allora a che titolo e a che scopo avevano la disponibilità dell´appartamento, e un´utenza telefonica colà, al 16.3.78 ? Chi aveva messo a loro disposizione quell´appartamento, a quale titolo e a quale scopo ? E perché cucco fabrizio dichiara all´anagrafe, il 15.5.1977, che il suo domicilio fiscale, che manterrà fino al 1989, è in via Fezzan 41 a Roma - mentre solo 10 mesi dopo, lo troviamo con la moglie, inquilino di via Mario Fani 106, in tutt´altra zona di Roma - domicilio che cucco non dichiarerà mai all´anagrafe ?

La cosa si complica vieppiù, facendo riscontri incrociati con stradari e elenchi telefonici alfabetici dell´epoca : un conoscente :

" Ecco i risultati del controllo incrociato degli elenchi alfabetici e degli stradari in nostro possesso:

CUCCO Fabrizio, via Mario Fani 106 - tel. 340507 - è presente nello stradario 1972, in quello del 1975/76 e in quello del 1977/78, sempre con lo stesso numero di telefono; manca nello stradario 1969, ma è presente nell'elenco alfabetico 1967/68 in via Fezzan 41 con il numero 83 85 481" :

da questi dati parrebbe doversi desumere che cucco aveva disponibilità dell´appartamento a via Fani 106 almeno dal 1972 - quando aveva 28 anni ; e di quello di via Fezzan 41, addirittura dal 1967 - quando aveva 23 anni. Però all´anagrafe, cucco fabrizio dichiarerà via Fezzan 41 come proprio domicilio fiscale solo il 15.5.1977. Mentre a che titolo avesse disponibilità fin dal 1972, anche di via Fani 106, non è dato sapere e all´anagrafe non risulta. In base ai dati delle conservatorie catastali, che oggi si chiamano uffici di pubblicità immobiliare, possiamo dire che cucco fabrizio non risulta mai intestatario, cioè proprietario, di alcuna unità immobiliare a Roma fino a tutti gli anni ´70. E nemmeno la moglie.

Ovvio che una pallottola che arriva al secondo piano dal piano strada è sospetta : come è giunta così in alto ? Purtroppo essendo lo stato del reperto quel che è, non è possibile attribuzione ad arma stando alla perizia. Ma qualcuno ha sparato rivolgendo l´arma verso l´alto. Potrebbe averlo fatto perché ferito, dopo aver perso il controllo. Oppure lo ha fatto deliberatamente per colpire un cecchino a quel misterioso secondo piano. E anche al primo, come vedremo.

Ripeto : qualcuno ha sparato al 106, mirando in alto. Chi altri poté essere, se non Zizzi e/o Iozzino ?

Comunque, quella pallottola ( e diverse altre che vedremo) su Fani 106 sta a dimostrazione ulteriore, casomai ve ne fosse ancora bisogno, che vi erano cecchini appostati in alto - come in ogni agguato che si rispetti. È tatticamente, logicamente inconcepibile un agguato militare in cui si spari dal piano strada, o solo dal piano strada, alla stessa altezza di bersagli armati e addestrati a reagire : sia Iozzino sia Rivera almeno, stando a mie fonti, erano tiratori scelti, e così Leonardi. E gli altri 2 erano comunque i migliori nelle loro specialità. Gli agguati si fanno appostandosi in alto, invisibili ai bersagli o meno visibili possibile.

Sempre a p. 33 di 81 della perizia balistica benedetti/salza, il reperto 12 è :

" Blindatura di pallottola cal. 9 Parabellum di marca Fiocchi, del peso di 0,87 grammi, che è contenuta nello stesso sacchetto assieme ad un bottone metallico per uniforme di Carabiniere e che fu trovata da CUNIOLO Maria Grazia nella camera da letto della sua abitazione di via M.Fani n.o 106 - scala A - int. 4 (vedi foto n. 102). Per quanto mancante di una grossa porzione di metallo lato del fondello è ancora visibile la zona cilindrica della blindatura su cui sono visibili le tracce lasciate da una rigatura assolutamente irregolare ".

Il punto è : a che piano è questo interno 4 ? In base a dati catastali, questo int. 4 della scala A è da collocare al secondo piano - sempre tenuto conto che il piano rialzato è catastalmente il primo piano. Via Fani 106 constava allora di 3 edifici - tralasciando per ora quello in mezzo che non si capisce dalle stranamente incomplete planimetrie catastali che cosa sia e a cosa serva, vi erano una palazzina A e una palazzina B, dette anche scala A e scala B. Ciascuna di queste palazzine era poi suddivisa in due ali, destra e sinistra. L´ala di cui parliamo è la destra (vedi infra : però come detto non so ancora se ala destra si intende con le spalle allo stabile o guardando lo stabile). Come è finito questo frammento di pallottola nella camera da letto della signora ? Cuniolo maria grazia non risulta su pagine bianche a via Mario Fani 106 proprio come non vi risulta il marito cucco fabrizio. Ma vedremo che questi due sono con certezza quasi assoluta, a meno di doppia omonimia e altre coincidenze meno probabili di un 13 al totocalcio, marito e moglie e che dunque i due reperti o frammenti di pallottole numeri 11 e 12 della benedetti/salza appartengono allo stesso

appartamento : via Mario Fani 106, scala o palazzina A, ala destra, interno 4, secondo piano (tenendo conto che il piano rialzato del dottor de chiara, dove piovono altri proiettili della scorta, di cui parleremo infra è catastalmente denominato primo piano, e dunque stava proprio sotto a cucco/cuniolo).

La relazione della scientifica alla Moro 2 del 2015 parla di una cuntolo [sic] maria grazia in cucco. Dati catastali e anagrafici incrociati ci dicono che la coppia che cerchiamo è invece questa :

lui : cucco fabrizio, nato a Biella il 3.5.1944

lei : cuniolo maria grazia in cucco, nata a Desenzano del Garda il 13.12.1948.

Non li sto affatto accusando con certezza probatoria di aver ospitato cecchino/i il 16.3.78 ; né sto accusando con certezza probatoria cucco fabrizio di esser stato uno dei cecchini; ma non è da escludere che lei e il marito da giovani siano stati complici nella strage di via Fani, se non altro in funzione logistica - cioè ospitando uno dei cecchini nato dall´alto. Oppure semplicementepresidiando l´appartamento per conto dei servizi, perché se un ignaro, magari cacciatore o poliziotto o detentore di arma, avesse abitato lì, avrebbe potuto dar man forte alla scorta. Tendo a pensare che i cecchini fossero appostati sul tetto del 106, sia perché l´angolazione da cui vengono colpiti Leonardi e Zizzi è molto accentuata, quasi verticale, sia perché i balconi e le finestre del piano rialzato e del primo piano (rispettivamente primo e secondo piano catastali) del 106, scala B, son troppo visibili e vicini alla strada per garantire sicurezza e invisibilità e effetto sorpresa ai cecchini. Dunque è probabile che Zizzi sparò contro lo stabile perché aveva capito che tiri sulla scorta ne provenivano, ma senza poter vedere i cecchini che forse eran sul tetto. Tuttavia non posso escludere che ve ne fossero anche ai balconi e finestre di cucco/cuniolo o addirittura di de chiara al piano rialzato.

Ripeto : i dati anagrafici ci dicono che cucco fabrizio non ha mai avuto il suo domicilio fiscale

(= residenza anagrafica) a via Mario Fani 106 : il giorno della strage, il suo domicilio fiscale era in via Fezzan 41 a Roma - lontanissimo da via Fani : a via Fezzan abitò ufficialmente dal 15.5.1977 al 31.5.1989, verosimilmente con la moglie cuniolo maria grazia in cucco. Però abbiamo visto supra come da stradari e elenchi telefonici d´epoca, cucco fabrizio risulti intestatario di un´utenza telefonica in via Fani 106 fin dal 1972, e risulti avere un´altra utenza telefonica a suo nome a via Fezzan 41 fin dal 1967.

Dunque : che ci facevano costoro a via Fani 106, scala/palazzina A, ala destra, int. 4, piano secondo, il 16.3.1978 ? Certo, potevano benissimo aver in uso questa come seconda casa, o prima, ma non risulta all´anagrafe che mai vi abbiano eletto domicilio ufficiale. Né risulta al catasto, i cui dati digitali da me visionati però partono dal 1988. Dal 1988 in poi, cucco/cuniolo non risultano accatastati a via Mario Fani 106. E mai vi risultano avervi abitato ufficialmente per l´anagrafe. Per l´anagrafe, all´epoca della strage essi abitavano in via Fezzan 41. Non è impossibile, però è rimarchevole che 2 giovani di 33 (cucco) e 29 (cuniolo) anni avessero, al 16.3.78, ben 2 appartamenti a disposizione, e che appartamento, quello di Fani 106: consta di 6,5 vani in base ai dati catastali dal 1988 ; mentre via Fezzan 41 è lontanissima, molto più modesta, squalliduccia e piccoloborghese :

https://www.google.com/maps/place/Via+Fezzan,+41,+00199+Roma+RM/@41.928153,12.5238914,127a,35y,45t/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x132f615bde61cf8f:0x5a320d175c4c0c8c!8m2!3d41.9293005!4d12.5238092

A che servì loro dunque, e da chi fu loro messo a disposizione, l´appartamento di via Fani 106 contro cui spararono membri della scorta di Moro ? Perché uno come cucco, che ha a disposizione un megaappartamento a via Fani dal 1972, va a dichiarare il proprio domicilio fiscale a via Fezzan nel 1977 ? Come si può non sospettare che cucco e cuniolo siano coinvolti quanto meno nella logistica della strage, se non altro come prestanome per i criminali che plausibilmente usarono quel balcone o finestre affacciantisi su via Fani/Stresa per piazzarvi uno o più cecchini che massacrarono gli agenti, o quanto meno come presidiatori di un appartamento gestito dai servizi deviati o da gladio, che non poteva essere affittato a ignari che avrebbero potuto interferire con la strage ?

Dal 1988 in poi, e fino al 1.4.2019 cucco/cuniolo risultano al catasto come comproprietari in comunione di beni di un garage di 20 mq a via Cina 450, Roma. Il domicilio fiscale di cucco fabrizio risulta all´anagrafe essere il medesimo : via Cina 450, Roma, zona eur/torrino, a partire dal 31.5.1989, e fino al 2004. Un´altra zona lontanissima da via Fani. Dal 30.4.2004, cucco risulta residente a Desenzano del Garda, via san Zeno 90, CAP 25105, in provincia di Brescia - il paese natale di cuniolo. Lei però risulta anagraficamente abitare al medesimo indirizzo dal 31.5.1999. Una cosa è certa : si sono fatti cancellare dagli elenchi telefonici : su pagine bianche online non ci sono. Insomma, tengono molto alla privacy...

Ce n´è già davvero abbastanza per chiedersi cosa facessero cucco e cuniolo a Fani 106 il 16.3.78 - e perché la scorta spara al loro appartamento. E dove fossero loro due, il 16.3.78 tra le 9 e le 9.15 del mattino.

Ancora un conoscente su via Fani 106 :

" Ho tutte le visure; molti rogiti sono del notaio fenoaltea, uno dei Servizi , parente dell'ambasciatore fascista e piduista fenoaltea; molte unità locali sono sempre, dal 1962 in poi, intestate alla Cooperativa Fani-Stresa; ho anche le mappe e i nomi (Ferrari B. ecc. ecc.) che abbiamo già trovato. " : cercando riscontri alle notizie del mio informatore, ho trovato sinora un solo ambasciatore fenoaltea, tal sergio, che però non risulta nell´elenco della p2 e nemmeno come fascista - Flamigni lo dice però uno dei capi del partito filoamericano in Italia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Fenoaltea

Questo notaio fenoaltea invece collabora coi servizi anche a via gradoli, come narra Flamigni :

" La immobiliare Gradoli spa era strettamente legata a un’altra immobiliare, la Caseroma srl proprietaria di un’altra serie di appartamenti di via Gradoli 96.– La immobiliare Caseroma srl venne costituita il 28 novembre 1975 (un mese prima che il capo brigatista Moretti prendesse

possesso dell’appartamento-covo di via Gradoli 96) presso lo studio del notaio Francesco Fenoaltea."

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2018/11/Estratto-Covo-e-prigione.pdf

p.15 di 29 al cursore.

Il notaio è sicuramente coinvolto con la peggior feccia dei servizi deviati, e dunque la sua connessione sia con gradoli sia con Fani 106 è assai indicativa : lascio riassumere il tutto al grande Flamigni, ibidem :

" Lo studio notarile Fenoaltea curò buona parte delle operazioni immobiliari e societarie di via Gradoli 96. Curò anche gli atti di compravendita di un appartamento della brigatista Adriana Faranda (per questo il giudice istruttore Rosario Priore, il 27 ottobre 1978, interrogò Enrico

Fenoaltea, figlio di Francesco). Francesco Fenoaltea, anni dopo, risulterà membro del consiglio di amministrazione della finanziaria Raggio di Sole spa 14, maggiore azionista di quella Raggio di Sole Immobiliare spa proprietaria dell’intero capitale sociale della Palestrina III srl, altra società di copertura del Sisde. I notai Fenoaltea erano cugini dell’ambasciatore Sergio Fenoaltea, ritenuto uno dei capi del “partito americano” in Italia. " (P. 17 al cursore)

Furono forse i servizi deviati e la p2 a mettere quell´appartamento, che diventerà poi strategico per la strage, a disposizione di cucco/cuniolo, fin dal 1972 ? E se sì, perché ? Purtroppo non sono riuscito a tracciare eventuali contratti di locazione - ammesso che ne siano mai esistiti. Ricordiamo che il duo repubblichino moscardi/iannaccone aveva avuto disponibilità del loro appartamento di Fani 109 da anonimi "amici" mai scoperti...

Via Fani 106 è un civico interessante. Stando a google, sta a 40 metri dall´agguato - da Fani/Stresa. Tenendo conto della lunghezza del convoglio, diremo a 30 metri circa dalla sua coda. Molto vicino. Ancor più vicino e quasi di fronte all´inizio dell´agguato, se ricordiamo che questo inizia con le auto ancora in movimento, quindi distanti decine di metri dall´incrocio. Come sono finite queste pallottole a 30 metri o 40 , o anche molto meno, al primo e al secondo piano ? Qualcuno - qualcuno della scorta plausibilmente - sparò rivolgendo l´arma in alto verso primi e secondi piani.

La benedetti/salza ( p.64 di 81) riporta anche di una blindatura di proiettile trovata in un armadio nell´appartamento del dottor Chiara al piano terra di un civico imprecisato, che la Moro 2 ha appurato essere ancora il 106. Ciò è importantissimo, perché stando ai periti, quella pallottola proviene da mitra M12 - quello che aveva in dotazione il caposcorta dell´alfetta Zizzi - dopo la strage, l´M12 di Zizzi era sparito.

Vi era un nucleo eversivo nella zona di Biella, scoperto grazie al pentito peci le cui rivelazioni portarono a sequestrare la mitragliatrice M12 usata per gli omicidi Lanza e Porceddu e per il sequestro dell´onorevole Moro secondo la vulgata - potrebbe trattarsi dell´M12 di Zizzi rubato a via Fani ? Questa e altre armi venivano rinvenute nell´abitazione di piero falcone e giuseppina bianchi, a Occhieppo Inferiore, comune limitrofo a Biella, nel marzo 1980 :

https://books.google.it/books?id=XVaC9qwogiYC&pg=PA274&lpg=PA274&dq=M12++sequestrato+a+Biella&source=bl&ots=QtXgmc9UPn&sig=ACfU3U1ryCrmBqQzXd7xTohVvxSenFGTMw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjq_PPp3e7hAhUBIMUKHddVBvoQ6AEwCHoECAgQAQ#v=onep age&q=M12%20%20sequestrato%20a%20Biella&f=false

A Occhieppo Inferiore risulta (2019) su pagine bianche una Cucco Bruna... :

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=cucco&dv=Occhieppo+Inferiore+%28BI%29

A Biella vi era una base sicura della colonna torinese delle br, in cui furono conservati alcuni documenti di Moro, a detta del superpentito patrizio peci nel suo libro Io, l´infame, citato da Marcello Altamura a p.221 del suo Il professore dei misteri, Ponte alle grazie 2019.

Dunque : Biella è molto collegata al caso Moro, e guarda caso, proprio un originario di Biella ha disponibilità di un megaappartamento a via Fani 106, prospiciente l´agguato, al 16.3.78.

In ogni caso : il proiettile trovato in casa del dottor Chiara a via Fani 106, piano rialzato, è calibro 9 parabellum come quello trovato in casa cuniolo al primo o secondo piano.

Notate come fino alla benedetti/salza, cioè fino al 1994 almeno, ma in realtà fino al 2015, quando la scientifica rivelò alla Moro 2 che il civico di de chiara era il 106, nessuno la aveva mai saputo - come nessuno sapeva che l´appartamento di de chiara al piano rialzato/primo piano sta proprio sotto quello di cucco/cuniolo al secondo piano.

Ancora : la benedetti/salza a p. 27 di 81 descrive un secondo proiettile e un frammento del primo ritrovati sempre nel medesimo appartamento del " dottor chiara" e nel suo cortile rispettivamente :

anche la seconda pallottola, estratta dal muro, è calibro 9 parabellum.

Ho trovato qui :

https://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/00000007.pdf

(relazione finale della scientifica alla Moro 2, p.12 di 16 al cursore)

il seguente brano :

" Sono state acquisite, infatti, le dichiarazioni di Giovanni De Chiara, che abitava in via Fani 106, al piano terra, e di Eleonora Guglielmo, allora « ragazza alla pari » presso l’abitazione di De Chiara.

Non risulta che tali due testimoni oculari siano mai stati ascoltati in precedenza, o almeno non che siano state verbalizzate le loro dichiarazioni.

Giovanni De Chiara ha ricordato di essere tornato verso casa la mattina del 16 marzo 1978 dopo aver accompagnato i bambini a scuola, di aver udito colpi di arma da fuoco e di aver visto allontanarsi a sinistra, su via Stresa, una motocicletta con a bordo due persone, delle quali una

aveva sparato verso qualcuno.

Eleonora Guglielmo ha riferito ai collaboratori della Commissione di aver sentito la voce di una persona anziana che gridava « lasciatemi, lasciatemi » e poi voci che dicevano « achtung,

achtung ». La signora Guglielmo quindi scorse alcune persone che spingevano un uomo dentro un’auto, che partì immediatamente, e vide partire anche una motocicletta di grossa cilindrata; l’auto andò nella stessa direzione della motocicletta che l’aveva accompagnata, dirigendosi da via Fani in direzione opposta verso via Stresa. La motocicletta aveva a bordo due persone; il passeggero aveva capelli di colore scuro, con una pettinatura a chignon e un boccolo che scendeva e pertanto la signora Guglielmo ritiene che fosse una donna.

La teste ha, altresì, riferito di aver ritrovato nel giardino dell’abitazione, due o tre ore dopo la strage, una fotografia Polaroid raffigurante due persone su una motocicletta e di averla consegnata

ad una persona in abiti civili, di cui non ricorda altri dettagli. Ha specificato che le persone ritratte nella fotografia erano due giovani, un uomo e una donna, dei quali si vedevano chiaramente i volti sebbene indossassero il casco." :

tutte menzogne probabilmente.

Comunque procediamo per gradi : de chiara non parla di proiettili né qualcuno gliene chiede ! Ma dove stanno i verbali originali di queste 2 dichiarazioni ?

Perché de chiara va lui ad accompagnare i bambini a scuola , che ce l´ha a fare la ragazza alla pari ? E poi alle 9 di mattina di un giovedì feriale che fa, torna a casa ? Non faceva nulla nella vita il de chiara ? Non era dottore ? O aveva lo studio in casa ?

Notate come non c´è nessun dettaglio specifico che consenta di posizionare de chiara e capire se davvero potesse vedere la fantomatica motocicletta. Idem per quel che segue della guglielmo.

Quanto alla guglielmo che recita il copione di regime sulla persona anziana che grida lasciatemi lasciatemi , è talmente pietosamente attrice da non meritare che dubbio metodico.

Gli achtung achtung servono ovviamente a sancire la presuntissima presenza della raf a Fani... Ma dov´era la guglielmo ? In strada è difficile, perché si sarebbe trovata in mezzo al fuoco incrociato. Era in casa ? E dopo che diversi proiettili avevano colpito l´ appartamento, lei invece di nascondersi sotto al letto si mette a osservare la scena alla finestra e scorge il caricato, la moto etc. ?

E nonostante i presunti 2 in presunta motocicletta indossassero il casco, almeno se la moto della presunta polaroid è la stessa che avrebbe visto lei, riesce pure a vedere il colore dei capelli e lo chignon ?

La moto potrebbe esser solo un altro assurdo depistaggio, non esser mai esistita, de chiara e la guglielmo potrebbero essere 2 terroristi di regime, oppure esser stati costretti a o pagati per firmare un verbale falso.

Idem per la foto polaroid che potrebbe non esser mai esistita ma servire a persuadere la gente che siccome c´era la foto, c´era la moto. Foto>moto... Ma la foto non c´è, non si sa che fine abbia fatto, e nemmeno la moto.

E NESSUN COMMISSARIO CHIEDE LORO DELL´ UNICA COSA VERAMENTE IMPORTANTE QUI : I FRAMMENTI DI PROIETTILI RITROVATI IN MURO, CASA E GIARDINO DEL DOTTOR CHIARA CITATI NELLA BENEDETTI/SALZA.

QUESTO DOTTOR CHIARA DELLA BENEDETTI NON PUÒ CHE ESSERE IL GIOVANNI DE CHIARA DEL 106 DELLA FIORONI : NOTATE COME LA GUGLIELMO SOSTITUISCA, DEPISTANDO INVOLONTARIAMENTE O DELIBERATAMENTE , IL FRAMMENTO DI PROIETTILE TROVATO NEL CORTILE CON UNA FANTOMATICA FOTO POLAROID CHE INSABBIA TOTALMENTE IL FATTO ORMAI PROVATO CHE ZIZZI SPARÒ CON L´ M12 ALMENO UNA RAFFICA DI MITRA CONTRO IL 106 PERCHÉ EVIDENTEMENTE LO AVEVA INDIVIDUATO COME PROVENIENZA DI TIRI SULLA SCORTA.

ANCHE LA FANTOMATICA MOTO SERVE ALLO STESSO SCOPO : DEPISTARE DAI PIANI ALTI AL PIANO STRADA, INSABBIARE LA REAZIONE DELLA SCORTA E IL FATTO PALESISSIMO CHE TUTTI DICO TUTTI I MEMBRI DELLA SCORTA FURONO COLPITI ANCHE DA TIRI DALL´ALTO - E FUORI DALLE MACCHINE NON DENTRO, TRANNE RICCI E RIVERA - I 2 AUTISTI CHE NON HANNO IL TEMPO DI REAGIRE E USCIRE PERCHÉ IMPACCIATI DAL VOLANTE E FERITI MORTALMENTE ALLA GUIDA.



Agli atti risulta anche questo :

" Si trasmettono i seguenti altri atti :

- relazione di servizio del brig. di PS D´Annunzio e del commissariato di PS Monte Mario, concernente il rinvenimento di un frammento di proiettile da parte di Grieco Adele nella sua abitazione, sita in via Mario Fani 106 , prospiciente il luogo dell´attentato (alla relazione è allegato detto frammento che viene sequestrato) (all.9) - 21.3.78 "

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p. 68 di 123 al cursore, 251 del cartaceo.

Questa Grieco Adele dovrebbe essere la moglie di de chiara, se coincide con questa su pagine bianche :

GRIECO DE CHIARA ADELE

VIA RUPE MAGGIORE 15

01030 CALCATA (VT)

0761 58 77 00

La compagnia telefonica però mi dà "numero inesistente", quindi non ho potuto verificare.

Tutti misteriosetti, questi ex del 106...



Il proiettile di casa cucco al secondo piano è detto troppo danneggiato per stabilirne il calibro, ma è chiaro che potrebbe esser sempre lo stesso M12 di Zizzi che prese di mira sia il piano rialzato(=primo piano catastale) sia il secondo piano sopra di esso del 106, scala/palazzina A, ala destra.

Ancora la relazione della scientifica alla Moro 2 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

p. 16 del cartaceo, 19 di 22 al cursore :

" Si riportano i dati acquisiti dal sopralluogo relativamente all’ala destra dell’ultimo stabile contrassegnato con il civico 106 è [sic] ubicato sul lato destro di via Fani direzione via

Camilluccia. " : lo vedete bene qui, ancora :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

Le foto non sono numerate, ma è la sedicesima.

Il civico 106 di via Fani, al 16.3.78, constava di 3 edifici separati. Qui si sta parlando della palazzina A, come dice la benedetti/salza quando parla di cuniolo :

a p. 33 di 81, il reperto 12 è :

" Blindatura di pallottola cal. 9 Parabellum di marca Fiocchi, del peso di 0,87 grammi, che è contenuta nello stesso sacchetto assieme ad un bottone metallico per uniforme di Carabiniere e che fu trovata da CUNIOLO Maria Grazia nella camera da letto della sua abitazione di via M.Fani n.o 106 - scala A - int. 4 (vedi foto n. 102). " :

questo è quanto asserito dalla benedetti/salza. La palazzina A dunque, corrisponde a quel che la scientifica nel 2015 chiama ultimo stabile del 106, dunque l´ultimo edificio sul lato destro di via Fani nel senso di marcia della scorta : e siamo nell´ala destra di detto stabile, anche se non si capisce se sia da intendersi destra con le spalle allo stabile o guardandolo.

Nella relazione della scientifica alla Moro 2 leggiamo :

" In particolare sono state rilevate delle escavazioni nella struttura muraria e dei fori negli infissi di due finestre del bagno e nell’appartamento della famiglia De Chiara ed altri nella struttura posta a protezione della finestra e nel soggiorno dell’appartamento della famiglia Cucco.

In ultimo risulta che in data 23/03/78 la sig. Cuntolo [sic!] Maria Grazia in Cucco consegna, al personale del commissariato monte mario, un frammento di proiettile rinvenuto nella camera da letto della sua abitazione " :

mi appunto che parrebbe, se davvero le signore cuniolo e grieco consegnarono il frammento sua sponte, doversi concludere che non furono complici e non ospitarono cecchini, altrimenti non sarebbe stato nel loro interesse consegnare quei frammenti attestanti che la scorta sparò ai loro appartamenti. E tuttavia, non si può neppure escludere che lo abbiano fatto per precostituirsi un alibi, per mostrarsi innocenti e collaborative con la giustizia. Anche moscardi tullio e la moglie iannaccone maria furono sentiti dalle autorità alla fine dei ´70, e resero testimonianze su fantomatici diabolik complici della strage, e renault rosse etc. - ma fatto sta che la mini cooper dietro la quale sparò uno dei killer del piano strada, era proprio del moscardi, ex membro della x mas e poi dei servizi deviati... Sospendo il giudizio dunque per ora su cuniolo maria grazia in cucco, cucco fabrizio, grieco adele in de chiara e de chiara giovanni - restano sospetti. Ripeto che non sto spacciando false certezze accusatorie, non sto diffamando o calunniando nessuno - sto esprimendo sospetti, che mi pare aver dimostrato fondatissimi.

Nella relazione alla Moro 2 del 2015, la sciatteria depistante della scientifica tocca vette sublimi : anzitutto qual è la fonte delle osservazioni citate ? Non penso che escavazioni e fori sussistessero ancora dopo quasi 40 anni, dunque qual è la fonte qui ?

Cominciamo col rilevare che, se almeno il dato delle escavazioni al plurale e dei fori al plurale da de chiara e cucco è vero, allora Zizzi sparò parecchi colpi verso il 106.

La relazione della scientifica scrive CUNTOLO, invece la signora del secondo piano si chiamava cuniolo. E alterare i nomi dei coinvolti, cose tipo ranti per rauti al catasto, è tipico depistaggio di ogni terrore di regime (ricorderete l´usama bin laden dei poster fbi invece di osama della vulgata massmediatica). Lei era la signora CUNIOLO MARIA GRAZIA IN CUCCO.

Vorrei ancora notare la stranezza tra le stranezze che il bagno di de chiara è detto avere due

finestre : mai visto un bagno con due finestre, ma tant´è, a via Fani tutto pare possibile.

I seguenti individui sono sospetti di complicità con la strage di via Fani, se non altro nel ruolo logistico e disinformator/depistatore, se non direttamente in quello di cecchini dall´alto :

- DE CHIARA GIOVANNI alias DOTTOR CHIARA nella benedetti

- GRIECO ADELE IN DE CHIARA

- GUGLIELMO ELEONORA

- CUNIOLO MARIA GRAZIA IN CUCCO

- CUCCO FABRIZIO

- RAVENNI MARIANGELA IN FIANI ( l´inquilina del terzo piano sopra cucco ).

A meno che ovviamente, i verbali delle loro dichiarazioni non siano stati manipolati/falsificati per far loro dire cose che non dissero o non dissero in quel preciso modo.

Ritengo non sia da escludere che de chiara, cucco, cuniolo e ravenni/fiani o almeno parte di essi misero i loro appartamenti a disposizione per i cecchini.

Non sto accusando nessuno con certezza probatoria. Sto dicendo che vi sono pesanti indizi che la scorta sparò al 106 perché ne provenivano tiri dall´alto, e dunque sto invitando la magistratura a svolgere tutti gli accertamenti necessari su de chiara giovanni, grieco adele in de chiara, guglielmo eleonora, cucco fabrizio, cuniolo maria grazia e ravenni mariangela in fiani (quest´ultima però è deceduta da tempo).

I più sospetti per me, ripeto senza voler spacciare false certezze, parlo solo di sospetti, ma fondatissimamente, sono cucco fabrizio, che non mi risulta essere mai stato audito dalle autorità se non altro come testimone della strage, visto che affacciava proprio sul tratto dell´agguato; e la moglie, cuniolo maria grazia, che a parte la menzione della consegna da parte sua del frammento di proiettile trovato nella sua camera da letto al commissariato monte mario, non è mai stata audita come teste perlomeno, nemmeno lei, a quanto mi risulti sinora. Invece de chiara e la sua au pair guglielmo sono stati auditi, o meglio schein-auditi, anche se per interposta persona, dalla Moro2 che ha acquisito loro dichiarazioni ; e ravenni mariangela in fiani del terzo piano fu audita nel 1978, interrogata come teste dal commissariato monte mario. Perché solo cucco e cuniolo non furono interrogati ? Eppure in casa loro, al secondo piano, piovvero proiettili attraverso l´imposta della finestra, nel soggiorno e in camera da letto !

Continuiamo con la relazione della scientifica, pp. 16 sq. :

" Nell’appartamento della famiglia de chiara, sito al piano terra dello stabile, sono stati evidenziati e rinvenuti: - nella struttura muraria esterna:

- 3 escavazioni nel tratto di muro tra la finestra del bagno e lo spigolo dello stabile a m 2,50 dal pavimento

- un frammento di proiettile si rinviene sul pavimento sottostante le escavazioni

- due fori con margini frastagliati nel pannello di vetro della finestra del bagno.

Il primo foro, del diametro di cm 2,5, con tipico cratere dal lato interno, a cm 20 dallo stipite destro e a cm 200 dal pavimento.

Il secondo foro, del diametro di cm 1,5, con tipico cratere dal lato interno a cm 15 dallo stipite destro e a cm 210 dal pavimento.

Un foro con i margini introflessi del diametro di cm 1,5, nella parte interna architrave della porta del bagno, che comunica con il disimpegno. Detto foro trova corrispondenza nella parte esterna del telaio con altro foro che si presenta più grande e con i margini estroflessi.

In corrispondenza della porta del bagno, addossato alla parete posteriore del disimpegno, è ubicato un armadio a muro a sei ante, tre superiori e tre inferiori. Nello sportello inferiore destro, che si trova in corrispondenza della porta del bagno, si rilevano, ad una altezza di cm. 250 dal pavimento, due fori del diametro di cm. 1,5 che trovano corrispondenza con altrettanti fori che si

presentano più grandi e con i margini sollevati. Sul ripiano interno del primo scomparto dell’armadio si rinviene un frammento di proiettile.

Nella parete posteriore del disimpegno, a destra dell’armadio e di fronte alla porta del bagno, sopra

l’architrave della porta che immette nell’ingresso, si rinviene a cm. 15 dallo spigolo superiore dello stipite destro un’escavazione nella struttura muraria nella quale si rinviene un proiettile."

Fanno almeno 5 proiettili - e ricordiamo che la benedetti/salza, che li considera 2 e non 5, afferma trattarsi di proiettili di M12.

A leggere con attenzione la classificazione delle armi che spararono i proiettili attribuibili ( ve ne sono molti non attribuibili ad arma) che attinsero scorta e loro macchine, si nota che NESSUNO DI ESSI È ATTRIBUITO DA BENEDETTI/SALZA A M12.

Dunque non può essere il presunto M12 del presunto fiore ad aver sparato quei colpi al 106. Né il presunto fiore avrebbe avuto alcuna ragione di mirare in alto ! Deve esser stato Zizzi col suo prima di cadere. Non c´è più alcun dubbio su questo. Dall´alto del 106 si sparava alla scorta, i capiscorta se ne accorsero e provarono disperatamente a reagire con l´ M12. Ma Leonardi fu ucciso subito mentre tentava di uscire (vedi infra). Ecco perché l´M12 di Zizzi fu fatto sparire da chi inquinò la scena subito dopo la strage : perché nessuno doveva sapere che la scorta aveva sparato a cecchini dall´alto. Ed ecco perché fu poi diffuso dalla disinfo di regime il demenziale fattoide che i capiscorta fossero 2 deficienti che avevano gli M12 chiusi nei portabagagli nella giornata più tesa nella storia d´Italia dalla fine della seconda guerra mondiale ! Comunque a me sinora risulta che solo Zizzi avesse in dotazione M12, mentre Leonardi sinora mi risulta aver avuto con sé una pistola o due, ma non mitra.

La vulgata di regime ha voluto farci credere per 41 anni che gli eroici agenti della scorta fossero degli incapaci se non anche dei vigliacchi. Ci fu un violentissimo conflitto a fuoco.

Né questa evidente conclusione circa i tiri dall´alto, e la risposta armata di Zizzi con l´M12, è inficiata dal fatto che l´appartamento del de chiara è detto al piano terra - i segni dei colpi stanno per lo più a 2 metri e mezzo di altezza, e inoltre non dobbiamo visualizzare detto appartamento come un basso napoletano a livello strada, bensì più come un piano rialzato come osservava Agora, il che aumenta ancora l´altezza. Al catasto ho appurato che trattasi effettivamente di piano rialzato, catastalmente detto piano primo. Dunque, in posizione sopraelevata rispetto alla scorta di Moro. Come vedete benissimo nella foto del 106 linkata due volte supra. Tuttavia, pur non potendosi escludere anche tale posizionamento dei cecchini, esso sarebbe stato assai visibile e rischioso perché troppo vicino alla scorta - agli uomini meno impacciati della scorta, quelli del lato destro. Dunque il posizionamento dei cecchini è molto più probabile dal secondo piano (quello di cucco/cuniolo ad esempio sull´ala destra del 106, scala A) in poi, e sul tetto in modo particolare.

36,89 mb di depistaggi e menzogne : ecco la relazione della scientifica alla Moro 2.

Però speriamo sia attendibile almeno la descrizione dei proiettili repertati, e dunque entriamo ora in casa cucco, del dottor fabrizio cucco, via mario fani 106, scala A, int. 4, secondo piano, subito sopra de chiara :

" nell’appartamento della famiglia cucco, sito al secondo piano dello stabile, sono stati evidenziati e rinvenuti:

un foro, dai margini introflessi, nella porta finestra del soggiorno, sulla faccia esterna del sesto elemento della serranda, a m 1,90 da pavimento; un’escavazione nel nono elemento della serranda;

un’escavazione nella struttura muraria del muro esterno sovrastante l’architrave della finestra;

un foro, dai margini frastagliati, del diametro di cm 4, con caratteristico cratere dal lato interno, nel pannello di vetro centrale dell’imposta interna, in corrispondenza del foro sul sesto elemento della serranda.

Due piccole escavazioni nella parete posteriore del soggiorno tra la porta del corridoio e l’angolo posteriore destro a m. 2,50 dal pavimento;

un´escavazione nel soffitto a pochi centimetri dal lampadario;

sul lato destro del pavimento dello stesso soggiorno si rinviene un frammento di proiettile " :

aiutatemi a contare : fanno almeno 3 proiettili, che aggiunti ai 5 di casa de chiara, fanno 8. Una bella raffica di M12...Una cosa è certa : nessun altro aveva alcuna ragione di tirare al secondo piano di Fani 106 se non Zizzi Leonardi Iozzino. E l´unica ragione per farlo era che da lì, o da lì vicino, gli stavano sparando addosso.

Aveva dunque ragione il brillante volo pindarico di Agora e del suo anonimo amico con cui discusse di questo una sera di aprile del 2018 : alla scorta spararono cecchini dall´alto, e almeno uno se non più, stava/stavano appostati a qualche balcone o finestra di Fani 106, probabilmente quelli di casa de chiara e casa cucco/cuniolo, o comunque nei pressi.

Dunque se la scientifica almeno su questo è nel vero, allora siamo a via Fani 106, scala A ( in realtà si tratta di una palazzina separata dalle altre due), ala destra: piano rialzato (= primo piano catastale) per de chiara, piano secondo (= il primo sopra de chiara) per cuniolo/cucco all´interno 4. E aggiungiamo ravenni mariangela in fiani al terzo piano, sopra cucco/cuniolo.

Forse i tiri disperati di M12 di Zizzi diretti agli appartamenti di detti soggetti o parte di essi, furono errori di tiro - O FORSE NO.

Mi appunto anche una mera ipotesi : che la presenza di due dottori alle possibili postazioni di cecchini (il dottor de chiara e il dottor cucco : sempre se quel dr sta per medico e non per notaio avvocato etc.) poté forse essere stata programmata in caso di necessità di primo soccorso a cecchini eventualmente feriti dalla scorta.

Insomma, da un qualche punto o più punti in alto del 106, più probabilmente dal secondo piano in su, si sparava addosso alla scorta, e Zizzi sparò alla disperata verso di esso, perché magari non vedeva il o i cecchini ben nascosti alla vista, o magari vedeva solo le canne dei loro fucili che spuntavano da finestre o ringhiere di balconi.

Ripeto : a leggere con attenzione la classificazione delle armi che spararono i proiettili attribuibili

( ve ne sono molti non attribuibili ad arma) che attinsero scorta e loro macchine, si nota che NESSUNO DI ESSI È ATTRIBUITO DA BENEDETTI/SALZA A M12.

Zizzi dovette avere il mitra M12 in dotazione, in mano a Fani, e non nel portabagagli come vuole la leggenda urbana della vulgata. Guido Zecca, dirigente dell´ispettorato generale presso il viminale, dichiara questo alla Moro1 il 7.11.80 :

" sono sicuro che [ Zizzi ] al momento in cui ci ha rimesso la vita, impugnava il mitra, così come gli era stato raccomandato di fare, mitra che poi gli fu sottratto [...] dagli assalitori. "

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/479-volume-06-ocr.html

p. 67 ( 73 ).

Se invece di essere stato in mano a Zizzi, e poi sottratto, l´ M12 fosse davvero stato nel portabagagli, ora dov`è ? Come avrebbe potuto esser sottratto dalla scena del

crimine ?

SPERO SIA ORMAI CHIARO QUEL CHE AGORA PUBBLICO´ IL 24.4.2018, E CHE IO HO ARGOMENTATO ULTERIORMENTE A IOSA : CECCHINI MILITARI SPARARONO DALL´ALTO ALLA SCORTA IN VIA FANI COME IN OGNI AGGUATO CHE ABBIA UN SENSO E IN CUI SAREBBE DEMENZIALE E SUICIDA AFFRONTARE 5 ARMATI SOLO DA POCHI METRI SUL PIANO STRADA.

QUEL CHE STO CERCANDO ORA DI SCOPRIRE È LA POSIZIONE ESATTA DEI CECCHINI, IL LORO NUMERO E IL LORO NOME, E CHI FORNÌ LORO LA LOGISTICA: QUALCUNO DOVETTE PUR APRIRGLI IL 106 ETC. PER FARLI ENTRARE, QUALCUNO DOVETTE PUR METTERE A LORO DISPOSIZIONE BALCONI E FINESTRE O TETTI - A MENO CHE NON VI SI CALARONO DALL´ALTO DAL FAMOSO ELICOTTERO BIANCO SENZA SCRITTE, MA QUESTO È MENO PROBABILE PERCHÉ LA DISCESA COSÌ IN BASSO DEL VELIVOLO SAREBBE STATA TROPPO VISIBILE E RUMOROSA : E QUESTO SIGNIFICA A SUA VOLTA, CHE LA ZONA ERA PRESIDIATA DALLA TRIMURTI GLADIO/CIA/MOSSAD (E SUOI BOIA DELLA ´NDRANGHETA COME VEDREMO) ALMENO DA ENTRAMBI I LATI DELL´ INCROCIO : DAL 109 DI BONANNI MOSCARDI BARBARO E COMPAGNI DI MERENDE, E DAL 106 DI PROBABILI DEPISTATORI COME DE CHIARA E GUGLIELMO, E DI PECULIARI INQUILINI COME CUCCO/CUNIOLO E ALTRI CHE VEDREMO.

Facciamo un passo ulteriore nel cercare di posizionare i cecchini dall´alto : non potevano stare solo sui tetti, né su piani troppo alti, direi senz´altro di poter escludere, limitatamente ai tiri iniziali a bersagli ancora in macchina, i piani dal quarto in su. Né avrebbero potuto tirare da elicottero. Perché da tali posizioni molto alte, puoi tirare a bersaglio umano in macchina scoperta, tipo Kennedy, perché lo vedi. Ma non puoi tirare a bersagli che non vedi perché in abitacolo chiuso e coperto. Ripeto : i tiri dei cecchini sicuramente cominciano con l´autista della 130 in testa al convoglio e quello dell´alfetta come bersagli, perché nella logica militare di un simile agguato, devi per prima cosa bloccare gli autisti affinché non riescano a fuggire facendo fallire l´agguato. Da qui il foro nel parabrezza della 130, e tiri dall´alto che attingono Ricci da sinistra (vedi infra cap.3). Però per centrarli, li devi vedere, specialmente Ricci che è in testa : fermato lui, si fermano tutti. E per vederlo, per inquadrarlo bene nel mirino, soprattutto la parte vitale più esposta che è la testa, non puoi stare troppo in alto. Quindi van bene primo piano, secondo, al limite terzo, dipende anche dall´altezza dei piani. Ma dal quarto in su, il cranio di Ricci non lo vedi più, questo è sicuro. Poi ci poteva essere, e probabilmente c´era a giudicare da certe traiettorie quasi verticali che attingono Leonardi al capo, un´altra squadra di cecchini sui tetti o più in alto o su elicottero, incaricata di sparare agli agenti se fossero riusciti a uscire dalle vetture e dunque a diventare ben visibili anche da altezze notevoli.

E guarda combinazione, i piani del civico 106 verso cui Zizzi spara con l´M12

sono : il piano rialzato = primo piano catastale di de chiara giovanni ; il secondo piano di cuniolo maria grazia in cucco e suo marito il dottor fabrizio cucco, ( scala A, interno 4) ; ma dobbiamo includere nel novero dei possibili posizionamenti di cecchini anche il terzo piano di ravenni mariangela in fiani, scala A, interno 6, presunta teste del presunto Moro-a-Fani (vedi infra), che dichiarò lei stessa che il balcone del suo salone dava sul punto dell´agguato - a casa sua non furono rinvenuti proiettili o frammenti che io sappia, tuttavia non è da escludere che il o i cecchini del 106 potessero stare appostati da lei, ma che Zizzi, non vedendoli bene, non li colse. Stando alla visura storica catastale per soggetto, ravenni mariangela, nata a Siena il 14.6.1920, deceduta, era proprietaria dal 1980 al 1984 di un appartamento in via luigi arbib pascucci 64, Roma, in comunione dei beni col marito fiani, e in seguito fino al 2005, pare continuare ad abitare lì. Dunque, dato che non risulta intestataria di Fani 106 dal 1988 in poi, potrebbe aver usufruito di Fani 106 solo a cavallo della strage, ma devo ancora accertare da quando a quando vi abitò.

Ovvio che tali possibili posizionamenti non escludono che cecchini stessero appostati anche altrove, se altre ali del 106 sia della scala A che della B.

C´è poi una misteriosissima ferrari bonita a via Mario Fani 106 nel 1978, che da me contattata tramite terzi che la conoscono, non si è degnata di rispondere. Questa ferrari bonita è una specie di fantasma per l´anagrafe : mentre nell´elenco del telefono del 1978 risulta abitare a via Mario Fani 106, o almeno avervi un´utenza telefonica a suo nome, per la banca dati digitale del catasto che parte dal 1988, non risulta essere intestataria di unità immobiliari colà dal 1988 appunto. Per l´anagrafe di tutta Italia poi, è un fantasma : non risulta esistere né mai essere esistita ! Un conoscente :

" FERRARI B. TEL. 340275 . SI TROVA NELLO STRADARIO 1977-78 IN VIA FANI 106 ".

Il telefono è intestato ad una Bonita. Bonita Ferrari.

" INDIRIZZO NOMINATIVO TELEFONO STRADARIO ELENCO ALF.

Via Mario Fani 106

FERRARI Bonita

34 02 75

1972, 1973-74 ". E poi ancora come detto, si trova nello stradario 1977/78.

Dunque anche lei pare aver avuto disponibilità di un appartamento a via Fani 106 almeno dal 1972, come cucco fabrizio.

Ecco di seguito la ferrari bonita che ho trovato, come età ci siamo, solo che non risulta su paginebianche ma solo qui :

https://it.linkedin.com/in/bonita-ferrari-1665b433

Ho trovato in questo elenco di iscritti alla p2 nel 1984 :

http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=15984&Itemid=158

A p.14 di 34, 3 ferrari a Roma, però il loro nome non inizia per b. : i dottori alberto e aldo ferrari, e l´avvocato giuseppe ferrari. Mi sono ricordato del discorso di un conoscente, di come i nomi dei terroristi di regime a volte vengano deliberatamente registrati con varianti depistanti, tipo ranti per rauti; comunque i ferrari piduisti, anche se sono individui distinti da "ferrari bonita", potrebbero esser suoi parenti o familiari.

Sempre sull´elenco di piduisti linkato supra, c´è anche, a p. 3 di 34, un guido barbaro di Torino, dottore, fascicolo 851 : chissà se è parente di bruno...

Sono i piani dal primo/secondo al terzo, quelli dove logicamente dovremmo cominciare a cercare il o i cecchini dall´alto. Perché, ripeto, il tiro al bersaglio comincia con gli agenti in macchina, in abitacolo chiuso, dunque invisibili da altezze eccessive. Altri cecchini si appostarono altrove e sono ancora da posizionare, potevano stare appunto anche più in alto per sparare agli agenti quando si fossero esposti uscendo dalle macchine come avvenne, ma al 106, tutto combacia...Dunque abbiamo almeno 4 lati di provenienza dei tiri dall´alto : da oltre l´incrocio o da un palazzo ad angolo per il foro del parabrezza della 130 che arresta Ricci ; da Fani alta per i 3 fori del lunotto dell´alfetta con bersaglio Zizzi e Iozzino ; da lato, dal 106, con obbiettivi Leonardi, Zizzi e Iozzino; e dal 109, con obbiettivi Ricci e Rivera. Fanno 4 cecchini almeno. E non è da escludere la presenza di ulteriori cecchini appostati ancor più in alto dei terzi piani, compresi teoricamente tetti e elicotteri, ma con la funzione non di sparare agli autisti e agli altri agenti ancora in abitacolo chiuso, che non avrebbero potuto inquadrare bene nel mirino, bensì agli agenti che prevedibilmente si sarebbero catapultati fuori dalle auto, come fecero, una volta colpito il Ricci. Certe traiettorie quasi verticali che attinsero Leonardi porterebbero a pensarlo.

Ancora : non sto asserendo con certezza che inquilini del 106 etc. si macchiarono di favoreggiamento di strage ospitando i cecchini. Sto solo dicendo che ciò non è da escludere matematicamente, che pesantissimi indizi e logica deduttiva portano a ipotizzarlo, e che una magistratura degna di questo nome dovrebbe verificare, di tutte queste persone, di tutti gli inquilini effettivi e degli intestatari di tutti gli appartamenti con affaccio su Fani al 16.3.78, cosa esattamente facevano nella vita oltre l´ufficialità. Io non ho il potere di convocarli in audizione : chi questo potere ha, non lo ha mai fatto in 41 anni, o se lo ha fatto, come con de chiara e guglielmo e ravenni, s´è bevuto le panzane che gli han raccontato senza fiatare.

È logicamente da escludere che i pianificatori militari della strage di via Fani non avessero il dominio pieno e incontrollato, per usare una famosa espressione attribuita a Moro, dei due stabili in mezzo ai quali si sarebbe svolto l´agguato : il 109 e il 106, almeno limitatamente agli appartamenti affacciantisi su Fani. Se lì dentro avesse abitato gente non complice e ignara, anche lasciando stare per un attimo la logistica dei cecchini dall´alto, essa uscendo di casa alle 9 o stendendo i panni sul balcone o semplicemente affacciandosi e vedendo tutto e tutti, avrebbe potuto interferire anche pesantemente con la sparatoria, o essere uccisa o ferita nel fuoco incrociato e complicare enormemente le cose per gli assassini; immaginate poi che disastro di immagine sarebbe stato, per le scheinbr "proletarie", far fuori per sbaglio che so, la proletaria au pair guglielmo eleonora o il proletario portiere massarelli alvaro e coniuge, o una colf filippina proletaria etc....E se tra gli inquilini del 106 con affaccio vi fosse stato per caso un cacciatore o altro detentore d´arma, questi avrebbe potuto magari aiutare la scorta impallinando qualcuno dei killer. Ecco perché, al di là di tutto il resto, chiunque avesse al 16.3.78 proprietà o disponibilità di appartamenti al 106 o al 109 con affaccio su Fani, è fondatissimamente sospetto di complicità nella strage e di essere stato preavvisato con largo anticipo di giorno e ora strage - se non altro, affinché si togliesse dai piedi in tempo.



Questo ragionamento mi porta a un´altra conseguenza importante : che la 128 CD non poteva essere arrivata a Fani/Stresa in testa al convoglio : proprio perché i cecchini non potevavo posizionarsi più in alto del terzo piano al massimo, per vedere bene ad esempio almeno Ricci, il primo e principale obiettivo tattico dell´agguato ( e il cecchino che tira a Ricci lo immaginiamo logicamente al di là dell´incrocio, o in un palazzo ad angolo, o anche su un balcone o finestra del 106, se spara al parabrezza di Ricci quando questo è ancora qualche metro prima del 106 ), è chiaro che la presenza della 128 CD davanti al bersaglio ne avrebbe ridotto la visibilità in modo assurdo, data l´altezza non elevatissima del posizionamento del tiratore. Inoltre, se Leonardi o lo stesso Ricci fossero riusciti a uscire, avrebbero potuto usare la 128 CD come riparo. Dunque : la 128 CD sta lì a far teatro, messinscena post-agguato, è stata portata in quel punto DOPO. La farsa dei "cancelletti" è appunto il set di un film, esattamente come a Statz per Schleyer (vedi infra) : serve a occultare i veri killer principali di Fani : cecchini militari, o comunque con preparazione militare specialistica, dall´alto.

Ecco perché la 128 CD sporge di così tanto oltre lo stop : perché ci è arrivata dopo l´agguato, in retromarcia, e più spazio di quello ormai non aveva più, la 130 essendosi arrestata poco prima dello stop. Ed ecco perché non vi fu tamponamento tra la 130 e la 128 CD : perché quest´ultima non c´era.

Non dimentichiamo Pecorelli, opportunamente citato da di giovacchino 2003, p.231 :

" Si limitano a correre dietro alle pistole cecoslovacche, alle borse tedesche, ai berretti dell´Aeronautica, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..."

La 128 CD non ha alcuna funzione di cancelletto, perché la sparatoria inizia ad auto in movimento ben prima dello stop, come attestano i cristalli infranti dietro alla posizione finale del convoglio. Dunque se Ricci non fosse stato colpito, avrebbe tranquillamente potuto svicolare a sinistra, anche se contromano, o anche a destra, perché se anche c´era già la 128 CD, le foto mostrano spazio sufficiente tra di essa e la austin per lasciar passare la 130. Oppure avrebbe potuto fare inversione.

Ripeto : la vulgata di regime ha voluto farci credere per 41 anni che gli eroici agenti della scorta fossero degli incapaci se non anche dei vigliacchi. Ci fu un violentissimo conflitto a fuoco.

Ma l´agguato è militare, la sorpresa è in parte riuscita, almeno 4 tiratori scelti dai 4 lati dall´alto colpiscono i 3 agenti di destra, usciti dalle macchine, al cranio e al cuore con colpi mortali, tranne Zizzi gravemente ma non mortalmente ferito. Inquinatori poi, predisposti in attesa sul piano strada, come ad esempio barbaro bruno agente di gladio, rimetteranno in auto i corpi di Leonardi e Zizzi, preso per morto, ma non avranno il tempo di fare lo stesso con Iozzino, di cui però spostano il cadavere (vedi infra capitolo 2) e fanno sparire gli o l´ M12 (in caso fosse in dotazione al solo Zizzi e non anche a Leonardi). Tutto ciò per rendere credibile il copione che gli agenti fossero stati colpiti solo da sinistra e solo dal piano strada.

Zizzi è ancora vivo, i proiettili non sono mortali, ma l´ambulanza viene deliberatamente ritardata fino a fargli perdere troppo sangue per essere salvato. Sarebbe molto interessante sapere i nomi dei componenti l´equipaggio dell´ambulanza che portò Zizzi al gemelli. È da vomito, che in 41 anni nessuno li abbia interrogati. Quel che si conosce è il nome del primario chirurgo che lo operò : il professor castiglioni, lo stesso terrorista di regime che 3 anni dopo fece finta di operare l´attore wojtyla karol dopo il finto attentato al papa del maggio ˊ81. Quando si dice essere in buone mani...

https://www.youtube.com/watch?v=fLo8dzVLR4Q

https://www.youtube.com/watch?v=6BzsCUQqy2g

http://letsrollforums.com//fatima-hoax-and-staged-t29187.html



Paradossalmente e penso, involontariamente, è stata proprio la ricostruzione 3D della scientifica, commissionata dall´ultima commissione Moro, a fornire ulteriori prove, indicando graficamente come alcune delle traiettorie dei proiettili che raggiunsero l´alfetta di scorta provenivano dall´alto:

https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

Osservate ad esempio il fotogramma a - 4´30´´: la freccia più alta piantata nello sportello anteriore sinistro dell´alfetta, ha una traiettoria estremamente ficcante. Nessuno sparatore dal piano strada avrebbe potuto ottenere una tale traiettoria alto-basso, nemmeno a sollevare assurdamente il mitra per aria, rivolgerlo verso il basso e poi sparare. Quel proiettile fu dunque sparato dall´alto, da finestra o balcone o tetto, direi a occhio e croce come minimo, da un secondo/terzo piano.

La traiettoria di questo proiettile è evidenziata ancor meglio dalla ricostruzione 3D, come si può osservare a - 4´13´´: la linea rossa è troppo angolata alto-basso per poter provenire dal piano strada. Stesso discorso vale anche per la seconda linea rossa sotto di essa, che la incrocia.

Osservate le stesse 2 traiettorie a -1´35´´ e -1´09´´: esse provengono da molto più in alto delle teste dei (presunti) brigatisti, e pertanto non possono fisicamente provenire dal piano strada.

Si vede bene la differente angolazione del foro superiore dall´alto e dei fori inferiori dal piano strada sull´esterno dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-471e9f8b-35d1-4573-ad79-64a7523ea6be-tg3.html#foto-19

e qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 2´42´´.

L´ascientifica nella sua relazione alla commissione di qualche anno fa, se la cavò ipotizzando che quei 2 proiettili fossero stati sparati da brevissima distanza - ma questo non spiegherebbe l´inclinazione quasi verticale delle traiettorie, perché gli sparatori avrebbero dovuto inclinare l´arma in un modo assurdo, e fare cilecca da pochi centimetri.

Ma la cosa veramente scandalosa dell´immagine a - 4´13´´, è che essa finge di ignorare completamente i 3 fori di proiettile nel lunotto dell´alfetta, con la scusa che quel lunotto è stato misteriosamente demolito, insieme a molto altro della macchina, in questi 40 anni: i poliziotti dell´ ascientifica avrebbero ben potuto ricavare quelle 3 traiettorie da filmati d´epoca come questo citato già supra:

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

TG 1 annuncia il rapimento di Aldo Moro 16 Marzo 1978 Frajese

a 3´34´´.

Nello stesso celebre servizio, si vede chiaramente il foro superiore dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta di scorta, prodotto da tiro ficcante, tra 1´55´´ e 2´00´´.

Torniamo sulla vexata quaestio del foro in alto nel parabrezza anteriore della 130: è quello contrassegnato A1 nel video del 3D, a - 4´04´´:

https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

l´ascientifica lo dà come sparato leggermente dal basso verso l´alto, dal piano strada, da sinistra avanti verso destra indietro, e a - 0´32´´, fa credere che il "brigatista" di sinistra abbia sparato quel colpo per primo, con la 130 ancora in movimento, posizionato a sinistra ma prima del veicolo, quindi sparando obliquamente da sinistra a destra, avanti-dietro. Tutto ciò non ha alcun senso. Anche perché quel colpo secondo la scientifica andò a vuoto (non dicono come fanno a dirlo). E non si capirebbe proprio a quel punto perché la scorta o almeno Leonardi non abbiano avuto il tempo di reagire. E ho già osservato che, ad angolazione di tiro così ampia, su un durissimo parabrezza polistrato, il proiettile sarebbe solo rimbalzato con tutta probabilità. Come è discutibile l´altra pastorizzazione di detto foro come foro di uscita, risalente alle prime perizie balistiche di decenni fa: da dentro la macchina non sparò nessuno, e ben difficilmente un colpo a vuoto o trafosso dei "brigatisti" avrebbe potuto finire in quel punto.

Il collettivo 16 marzo:

https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-VnJKQTFkNjNTZlE/view

sostiene con labili argomenti schein-tecnici che il foro è di uscita perché tali fori presenterebbero sfaldamento del vetro di superficie: ma le foto che mostra, come potete vedere, sono state fatte a via di Settebagni decenni dopo, quando la 130 era stata "restaurata" per l´esposizione, e una gelida manina, magari la stessa che demolì il lunotto dell´alfetta per obliterare i 3 fori dall´alto, potrebbe avere cambiato le carte in tavola anche sulla 130:

http://www.cronaca-nera.it/4964/auto-delitto-moro

Infatti nel famoso servizio di frajese linkato supra, a 1´26´´, il foro anche se non si vede troppo nitidamente, non pare mostrare sfaldamento, e il suo cratere appare introflesso. Peraltro anche nella quarta foto esibita dal collettivo 16 marzo linkato supra, i bordi strappati dell´intercapedine marroncina tra i 2 strati di vetro componenti il parabrezza, appaiono introflessi - come anche qui:

https://www.youtube.com/watch?v=kk_2AN5srZY

a O´O7´´.

Quel foro fu prodotto da un tiro ficcante di cecchino militare, che ferì mortalmente, bloccando lui e la 130, il Ricci alla guida: infatti una sua possibile traiettoria corrisponde a occhio alla ferita da arma da fuoco che l´ascientifica ha graficamente direzionato, col proiettile che penetrò lo zigomo sinistro del Ricci, per fuoruscirgli poi dalla parte bassa a sinistra del collo:

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

(pagina 26 di 157).

I medici legali nel 1978 sostennero che le traiettorie che attinsero Ricci erano tutte da sinistra, ma vedi infra capitolo 2 per la mia discussione di questo.

Soltanto 4 cecchini sparanti dall´alto in basso potevano sparare da 4 direzioni diverse senza correre rischio di ammazzarsi tra loro.

Chi furono questi cecchini dall´alto ? Chi furono i killer dal piano strada, che pure agirono in seconda battuta, o in simultanea, integrando e completando il lavoro dei cecchini e lasciando tutti quei bossoli per terra ? In Italia di gente che sparasse così rapidamente e con tale efficacia omicida, c´era il comsubin - un reparto di incursori specialisti, diretto erede della x mas. Quindi i killer reali di Fani, poterono forse essere stranieri - specialisti americani, inglesi o occidentali in genere o israeliani - o forse il comsubin. In ogni caso, chiunque fu, aveva preparazione militare specializzata. Comsubin e stranieri poterono forse agire insieme - i blue light americani o le sas inglesi con gli italiani del comsubin ad esempio. Questo non coimplica che sapessero a chi sparavano - un soldato obbedisce agli ordini e riceve solo le informazioni strettamente necessarie alla sua specifica parte nell´azione : on a need-to-do basis, in italiano, in rigida compartimentazione.

Comsubin e gladio andavano a braccetto in queste azioni sanguinarie della strategia della tensione.

L´ex membro del comsubin tombolini oreste, interrogato dalla Moro 2, si mostra molto reticente e imbarazzato. Ma alla fine, grazie ai commissari che lo mettono alle strette come si deve, sputa fuori i nomi dei suoi colleghi e l´uso da parte del comsubin di elicotteri da trasporto bianchi e senza scritte - come quello che un giornalista dell´ansa vide volteggiare sopra Fani poco dopo l´agguato...Poi tombolini si corregge e nega che fossero senza scritte...mmm...

A mio parere, sospetti cecchini dall´alto di Fani sono i seguenti membri del comsubin a marzo 1978 :

1. tenente di vascello tombolini oreste, che ebbe a dire alla Moro 2 parlando del 77/78 :

" In quel tempo mi stavo specializzando nell'impiego delle armi lunghe e stavo studiando un po’ di balistica. " - cioè, stava studiando da cecchino...

2. il suo collega tenente di vascello del comsubin ugolini

3. l´altro collega tenente di vascello vassale

4. l´altro collega tenente di vascello cespi .

Questi sono i nomi che tombolini, incalzato e minacciato di conseguenze giudiziarie dalla Moro 2, dopo lungo tergiversare sputa fuori - e soprattutto, dopo aver reiterato che non vuole coinvolgerli, che non vuole metterli in mezzo - espressioni che si confanno a azioni criminose, non a legali operazioni militari :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/04/11/indice_stenografico.0131.html

p.17 del cartaceo ( i numeri di pagina li trovate inframmezzati tra le righe del testo ).

Sospetto è anche un quinto soggetto, non comsubin, de vuono giustino, il famoso killer ex legione straniera, forse l´esecutore materiale dell´assassinio di Moro: stando al seguente servizio, anche lui era in via Fani il 16.3.78 :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

Da 56´11´´ in poi, e soprattutto a 56´16´´, lo si vede proprio vicino al 106, sempre SE è davvero lui, anzi dentro il comprensorio del civico 106, vicino al balcone di de chiara giovanni al piano rialzato/primo piano...Da cui forse aveva sparato alla scorta poco prima, per poi confondersi tra la folla degli astanti accorsi. E chissà chi sono quei due con cui si sta intrattenendo...Ancora una terza foto a 56´21´´ parrebbe ritrarlo in compagnia del trio che appare anche nella foto precedente : e paiono avere un palco privilegiato, perché ci sono solo loro lì : vuoi vedere che anche gli altri, o almeno i due giovani, erano cecchini del 106 come de vuono ? Come hanno fatto quei 4 a entrare nel giardino privato del 106 ? Alcuni quella mattina vi entrarono scavalcando per vedere meglio e fotografare. Ma SE quello è de vuono, che ci fa un killer con preparazione militare, tiratore scelto, la mattina della strage ? Queste foto sono del fotografo Gennaro Gualerzi, che aveva negozio di fotografia lì vicino in via Stresa con la figlia Elisabetta (Studio Ottica GR2, oggi di Elisabetta Gualerzi, via Stresa 37/A).

A 56´55´´ nello stesso servizio, si vedono i 2 fori da traiettorie dall´alto sul fianco sinistro dell´alfetta : v´erano dunque cecchini anche sul 109, infestato da terroristi di regime come bonanni patrizio e moscardi tullio e barbaro bruno. Ma anche da uno ´ndranghetista : nirta antonio detto due nasi :

https://www.lavocedinewyork.com/news/2016/02/01/il-caso-moro-e-la-pista-forte-della-ndrangheta/

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/03/14/news/cosa-ci-faceva-il-boss-in-via-fani-una-foto-puo-riaprire-il-caso-1.319559

Un altro paio di killer completarono l´opera dal piano strada, forse sempre membri del comsubin, perché è più facile operare in team in queste cose, che con sconosciuti : o forse de vuono, nirta, membri deviati del comsubin ed ex repubblichini come moscardi etc., sas inglesi, blue light americani e simili, s´erano allenati insieme in prove generali tipo l´esercitazione rescue emperor coordinata da guglielmi camillo a inizio 1978.

È da escludere che una squadra di killer anche professionisti potesse massacrare la scorta lasciando Moro illeso o quasi, un solo esempio per ora : il proiettile che fora il parabrezza anteriore della 130 in alto, e che per me viene dall´alto ed è indirizzato al Ricci alla guida, da dovunque provenisse avrebbe potuto uccidere Moro, in caso di errore sia pur lieve o accidentale deviazione - Moro era seduto, o meglio sarebbe stato seduto dietro al Ricci. O avrebbe potuto uccidere anche Moro, perché la ferita di Ricci allo zigomo sinistro con foro di uscita alla base sinistra del collo/nuca, è appunto trafossa - e dietro c´era Moro. Perché avrebbe bildinger/kisserberg dovuto correre simili rischi ? A meno che non volesse Moro morto subito, o gli andasse bene sia vivo sia morto subito. Secondo i medici legali del ´78, anche quel foro allo zigomo fu prodotto da sinistra e il proiettile fuoriuscì altrove - ma vedi infra i miei dubbi sui tramiti intrasomatici stabiliti allora.

Moro secondo me si sedette effettivamente sulla 130 quella mattina, accanto ai giornali che Ricci gli comprava la mattina presto a Piazzale della Radio, dove c´era l´autorimessa che custodiva la 130 (stando a filippo boni, gli eroi di via fani, 2018) e alle borse (che Leonardi probabilmente era salito a prendere e poi aveva messo in macchina prima che Moro scendesse) col cappotto e i cappelli sul davanzale dietro etc. - ma ne scese non lontano da casa sua, per non più risalirvi. Moro in macchina usava sedere dietro Leonardi forse, perché in 2 immagini è seduto a destra, non a sinistra :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

55´40´´.

Anche qui sta dentro, e ancora a destra:

http://www.firenzetoday.it/cronaca/brigate-rosse-moro-libro-balzerani-cpa.html

Anche qui pare uscente da destra :

https://www.ilpost.it/2014/04/30/i-falsi-misteri-sul-caso-moro/

Cioè : in tutte le immagini che ho trovato in cui è seduto in macchina, sta a destra - il che è più logico, dato che così il caposcorta quando la macchina si ferma può più rapidamente scendere, aprirgli lo sportello e fargli scudo, cominciando la protezione fuori, senza dover perdere tempo a girare attorno alla macchina per aprirgli se stesse a sinistra, come si vede bene in questo video :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 3´14´´ : Leonardi fa scendere Moro da dietro a destra.

Non sono sicuro però che fosse sempre così : quel che posso dire, è che in tutte le immagini che ho trovato sinora sul web di Moro seduto in macchina, sta a destra. Da un altro paio di immagini invece, in cui non è seduto ma appare in procinto di sedersi o appena uscito, parrebbe essersi collocato o star per collocarsi a sinistra.

Concretamente : se guardo e riguardo i dati, il corpus dei dati a mia disposizione finora , le foto e i servizi d´epoca, il corpus delle commissioni etc., allora ne evinco che nulla fu lasciato al caso in via Fani. Dunque se provo a calarmi nei panni di bildinger, delle due l´una : aut io voglio Moro vivo, e allora lo devo prelevare prima di Fani. Aut io voglio Moro morto, o è irrilevante per me se muore subito o in prigionia, e allora lo mando a Fani con la scorta. E sicuramente il bilderberg lo voleva inizialmente vivo, sia per estorcergli tutti i segreti di Stato che poteva, sia soprattutto per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni, che imprimesse bene e per sempre nella memoria delle masse la malvagità del comunismo e le conseguenze a cui porta ogni apertura a sinistra. Sia infine per strombazzare le foto del prigioniero coi bandieroni br sullo sfondo, i volantini br e tutto il resto dell´armamentario visual-teatrale atto a spazzar via ogni possibile dubbio collettivo sulla responsabilità di Fani e infine di Caetani. Dubbio che sarebbe sorto e rimasto, se Moro fosse stato ucciso a Fani con gli altri.

La austin morris di bonanni (servizi deviati) non sta lì a far da cancelletto, a intralciare Ricci : Ricci arriva a quel punto dove si ferma la sua auto, già moribondo per il colpo alla testa del cecchino dall´alto e altri colpi alla testa e al collo da sinistra, sia dall´alto sia dal piano strada (vedi infra capitolo 2). La sparatoria inizia ad auto in movimento metri prima della posizione finale, ricordatelo sempre, questo è provato dai cristalli a terra dietro le auto. E se Ricci non fosse ancora stato colpito quando fosse arrivato in prossimità dell´incrocio, e avesse voluto svicolare quando son cominciati a piovere i colpi, avrebbe potuto farlo a sinistra dove non c´era nessuno, non è che uno in mezzo a una sparatoria stia a rispettare i sensi di marcia. Ma avrebbe potuto farlo benissimo anche a destra, perché lo spazio tra la 128 CD, anche ammesso che si fosse bloccata lì a far da cancelletto fin dall´inizio dell´agguato, e l´austin morris parcheggiata a destra da bonanni è abbastanza grande per consentire alla 130 di infilarvisi :

http://www.archivioriccardi.it/archivio/archivio-storico/varie/rapimento-di-aldo-moro-1978/rapimento-aldo-moro-16-marzo-1978-via-fani-004-10265.html#joomimg

(foto 4 e 19 della gallery)

Si vede ancora meglio qui :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

( foto 9 , cliccateci sopra per ingrandire).

Per non parlare dell´amplissima possibilità di rapida inversione di marcia a sinistra.

Il presunto cancelletto inferiore dunque, non serve assolutamente a niente (se non a mascherare la stranezza che il tratto di strada della strage sia l´unico sgombro di macchine), specialmente se ricordiamo che l´agguato inizia decine di metri prima dello stop, come attestano i cristalli infranti dietro al convoglio. La 130 si ferma da sola, va in stallo dopo che Ricci colpito al cranio da cecchini dall´alto e dal piano strada a sinistra, ha perso coscienza e rilasciato i pedali. L´austin è parte del depistaggio, del set di cinecittà, bonanni è solo un criminale fascista che si è fatto usare a pagamento come moscardi e compagni di merende. Dietro alla austin non si nasconde nessun killer, è troppo vicina alla scorta, sarebbe stato un suicidio sparare da lì dietro.

LA AUSTIN STA LÌ A FAR MESSINSCENA, FILM SET, PER OCCULTARE I CECCHINI DALL´ALTO CHE SONO I VERI KILLER PRIMARI DELL´AZIONE MILITARE.

LA 128 CD VIENE POSIZIONATA DOPO LA STRAGE, NON SERVE ASSOLUTAMENTE A NULLA COME CANCELLETTO, ALLO STOP IL CONVOGLIO AVREBBE DOVUTO RALLENTARE COMUNQUE, DANDO MODO AI CECCHINI DALL´ALTO E DAL PIANO STRADA A SINISTRA DI SPARARE A BOTTA SICURA O QUASI.

Ancora Pecorelli, citato in rita di giovacchino, il libro nero della prima repubblica, 2003, p. 231:

" SI LIMITANO A CORRERE DIETRO ALLE PISTOLE CECOSLOVACCHE, ALLE BORSE TEDESCHE, AI BERRETTI DELL´AERONAUTICA, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..." .

Gladio era in via Fani, la austin morris blu a destra apparteneva a patrizio bonanni della società poggio delle rose legata ai servizi, con ufficio/appartamento in via Fani 109 e la mini minor verde a sinistra a tullio moscardi ( 1920-1997 ), ex decima mas, membro dei servizi deviati, che aveva in uso un appartamento al terzo piano di via Fani 109, scala B int.18. La mini forse è l´unica macchina sulla scena dell´agguato ad aver assolto anche a una funzione militare, occultando assieme alla 127 amaranto parcheggiata contromano accanto a essa, uno dei killer del piano strada che completeranno l´opera omicida dei cecchini dall´alto. Molti bossoli furono trovati lì in mezzo, e il fotografo Gualerzi li catturò in una delle sue immagini citate supra. Moscardi deteneva un fucile in casa, a detta della vedova maria iannaccone. Un conoscitore :

" Moscardi potrebbe forse aver sparato anche lui, ma non dal suo balcone, che rimaneva all'interno del profondo cortile tra le due ali (anche qui, scala A e scala B) e aveva una visuale troppo ristretta di via Fani [Moscardi non vedeva da lì nemmeno la sua Mini]. Il compito di Moscardi era forse quello di assicurare la logistica e di controllare che tutto fosse predisposto - così credo si possa interpretare il foglio con dei numeri che si trovava dietro il lunotto posteriore della sua auto. Del resto, anche se faceva sport e andava a caccia, la sua specializzazione era quella di arruolatore e organizzatore. C'era comunque un grande terrazzo con piante di ogni tipo al di sopra del bar - e nelle foto dall'alto è possibile vederlo. "



Altra inquietante presenza di terrorista fascista presso il luogo dell´agguato: barbaro bruno, cognato di fernando pastore stocchi istruttore di gladio, al 16.3.78 abita lì vicino, in via Madesimo 40, e pure lui ha il suo ufficio di copertura dei servizi deviati a via Fani 109, con vista sull´agguato. Sarà tra i primissimi se non il primo a giungere, o meglio trovarsi, sul posto dopo la strage, e a inquinare la scena del crimine come vedremo.

Aggiungiamo la notizia fornitami da conoscenti, che la 850 fiat che delimita la zona della strage era intestata a tal ascenzi cesare di via Molveno 20, che probabilmente è da identificare con un omonimo ex anche lui della x mas...

Guglielmi, moscardi, bonanni, forse ascenzi, barbaro, pastore stocchi, rauti, e chi più ne ha... Dice quasi bene grassi che a via Fani c´erano ANCHE le "brigate rosse " - SE pure c´eran davvero. Ma non dimenticate che nel 1978, br = gladio, di cui erano agenti moretti morucci casimirri e lojacono almeno.

La zona dell´agguato era stata liberata nottetempo in qualche modo, inclusa la foratura delle ruote del furgone del fioraio Spiriticchio, da TUTTE dico TUTTE le macchine parcheggiate o che avrebbero potuto parcheggiarvi, non coinvolte nel massacro : mai visti tanti parcheggi liberi a Roma...Come già aveva notato anche Marcello Altamura 2 o 3 anni fa. Questo per non avere eventuali automobilisti in partenza tra i piedi la mattina del 16, ma anche liberare la visuale ai cecchini dall´alto una volta che, prevedibilmente, gli agenti fossero usciti dalle macchine dopo i colpi agli autisti :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

( Sedicesima foto dell´articolo e della gallery, cliccateci sopra per ingrandirla)

Restano solo l´austin morris dell´agente deviato bonanni patrizio a fare scena imitando il (finto : vedi ultimo capitolo) cancelletto della raf a Colonia l´anno prima ; la mini di moscardi, ex decima mas poi servizi deviati, che con la 127 amaranto, che risulterà rubata al quartiere Prati poco tempo prima, offre riparo a uno dei killer del piano strada ; e la 850 fiat di ascenzi cesare, ex decima mas pure lui quasi certamente...

Scordatevi i cancelletti, sono solo una messinscena : quello inferiore non serve a niente, quello superiore non è mai esistito - senza negare con questo, che ovviamente su Fani alta v´erano armati a impedire il transito durante l´agguato.

Ebbero però probabilmente un´altra funzione operativo/militare le macchine fasciste posizionate per l´agguato : guardate bene la foto ingrandita : austin morris e 850 delimitano, paiono proprio star lì a delimitare la zona dell´agguato, ai due estremi della palazzina A del civico 106 in mezzo ad esse, da cui sparano i cecchini o parte di essi ; non solo, ma la mini cooper di moscardi e la 127 amaranto, equidistanti da austin e 850, formano con esse i vertici di un triangolo.

È come se le 4 macchine stiano lì a orientare i cecchini su dove, a che punto, a che altezza della strada debbano iniziare a sparare al convoglio. Gli esperti di sabotaggio ex decima mas, moscardi tullio e forse ascenzi cesare, insieme con l´agente deviato bonanni patrizio, e con lo sconosciuto che porta lì la 127 amaranto la notte prima o la mattina presto, è come se avessero disegnato la trigonometria dell´agguato ad uso dei cecchini. Ed è esattamente al centro di quel triangolo, di fronte a mini e 127, che parte la sparatoria, come attestano i cristalli infranti dietro il convoglio, che stanno appunto in corrispondenza esatta con mini e 127, al centro del segmento delimitato da austin e 850 : ed è lì davanti che affacciano finestre e balconi di de chiara/grieco e cucco/cuniolo del 106, palazzina A, ultimo stabile a destra di Fani nel senso di marcia del convoglio, ala destra di detto stabile come dice la relazione boffi per la Moro 2 (penso si tratti dell´ala destra con le spalle allo stabile).



CAPITOLO 2 : I 5 AGENTI COLPITI DALL´ ALTO



Altra prova provata che buona parte della strage fu compiuta da cecchini militari dall´alto, è nelle traiettorie di alcuni dei proiettili che uccisero i 5 agenti : prendiamo come base di partenza del nostro discorso la relazione boffi, cioè la relazione della polizia scientifica alla commissione Moro 2 del 2015 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

Da p. 28 in poi, abbiamo l´analisi delle traiettorie suddette :

- Ricci viene colpito da 7 proiettili, nessuno dei quali ritenuto : questo risulterebbe dall´autopsia.

Sia i patologi forensi del 1978, sia la boffi concordano sul dogma che Ricci fu attinto solo da sinistra e solo dal piano strada : ma c´è un piccolo problema : guardate la figura che accompagna il testo : l´ultimo manichino in basso a destra è trafitto da una traiettoria rossa che indica chiaramente direzione alto-basso, avanti-dietro : è il colpo che trafigge lo zigomo sinistro di Ricci e gli fuoriesce dalla nuca a sinistra : prudentemente, la relazione boffi non mette punta di freccia a questa traiettoria...ma noi la conosciamo bene ormai : è il proiettile di cecchino in alto che buca il parabrezza della 130, per bloccare ogni possibile fuga della scorta fermando l´autista della macchina in testa, e con lui l´intero convoglio, che da questo momento in poi diventa facile bersaglio del fuoco incrociato, prima dei cecchini dall´alto e poi dei maramaldi del piano strada.

Guardate qui :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

p.26 di 157 al cursore.

La scientifica prima ci dice che i 7 tiri su Ricci sono tutti da sinistra e dal piano strada, ma poi nella grafica la vedete la freccia rossa alto-basso che trafigge la mascella sinistra e fuoriesce dalla nuca a sinistra ? Nemmeno la scientifica ebbe il coraggio di mettere freccia a quel vettore...

È quello il colpo che passa dal foro nel parabrezza : è avanti-dietro, alto-basso, sparato da leggera obliquità sinistra-destra guardando la 130 - l´obliquità dell´asse lungo, orizzontale, del foro.

I medici legali nel ´78 attribuirono pure quel colpo alla sinistra e al piano strada, ma vedi infra la mia discussione di questo punto.

A p. 28 della boffi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

i forensi parlano, per il terzo proiettile, di " DIREZIONE DA SINISTRA VERSO DESTRA CON OBLIQUITÀ DALL´ALTO VERSO IL BASSO " : dunque non leggera obliquità, obliquità e basta. Alto-basso. E la traiettoria è bensì sinistra-destra come vi dicevo - ma dal punto di vista del cecchino dall´alto, non del piano strada.

Vi rendete conto che, se quel foro mascellare venisse da sinistra del piano strada, lo sparatore dal piano strada avrebbe dovuto alzare l´arma e inclinarla poi assurdamente, per ottenere la traiettoria alto-basso ? L´unica altra possibilità per quel tiro, se non fosse quello del parabrezza, è sì provenienza laterale da sinistra - ma sempre da cecchino dall´alto.

A p.801 qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

trovate la relazione medico legale.

In sede di programmazione militare, non si poteva certo affidare a un singolo tiro di cecchino, per quanto superspecialista, la neutralizzazione del povero Ricci. Se avesse sbagliato il cecchino, mancando il bersaglio o colpendolo solo di striscio o non mortalmente comunque, Ricci che era un asso del volante avrebbe potuto svicolare. Dunque era pronto un backup : almeno un altro, se non più tiratori sia dall´alto a sinistra sia dal piano strada a sinistra per finire il lavoro del cecchino da davanti.

Soltanto un fuoco incrociato, ripeto in sede di programmazione militare, poteva ridurre l´alea di una possibile fuga di Ricci a tendente a zero. E un fuoco incrociato non lo puoi ovviamente programmare tutto sul piano strada, sennò i killer si ammazzerebbero tra loro. Ma la combinazione piani alti/piano strada è invece esente da tale rischio.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

- Leonardi : da p. 739 dello scan, 746 del cartaceo in poi : è talmente evidente che fu attinto da più colpi dall´alto, quindi fuori dalla macchina o mentre cercava di uscire dalla macchina, che medici e periti di regime dovettero immaginare sue strane torsioni all´indietro per proteggere chissà come Moro, che nemmeno c´era...Invece ecco :

" un proiettile entrante “in corrispondenza della bozza parietale destra…che risulterà emergere

in sede nucale sinistra… situata immediatamente al di sotto dell’attaccatura dei capelli;“ " ;

" un secondo proiettile è penetrato “in regione temporale destra, cm 5 superiormente e cm 2 anteriormente al trago…si diparte un tramite che risulterà raggiungere con lieve decorso dall’alto verso il basso la branca orizzontale destra della mandibola; …predetto tramite avendo assunto un decorso dall’alto verso il basso e leggermente da destra verso sinistra l’apice [sic, citazione anacolutica] del polmone destro attraverso il cuore sempre da destra verso sinistra fino ad affondare nei tessuti molli paravertebrali a livello del VI spazio ove si rinviene un proiettile“ " ;

cioè : questo proiettile ha avuto traiettoria quasi verticale, impensabile dal piano strada ; per seguire meglio, osservate l´ultimo manichino rappresentante Leonardi nella grafica, siamo a p. 33 di 122 : un terzo proiettile dalla traiettoria quasi verticale lo prende alla spalla destra ; ancora altri due dei proiettili descritti nell´autopsia han traiettoria alto-basso :

" un sesto proiettile sempre sulla sommità della spalla a 6 cm dalla precedente lesione foro d’entrata "da cui si diparte un tramite che penetra con netta obliquità dall’alto verso il basso della cavità

toracica.“ " ;

" un nono entra all’ “epitorace destro, a livello del V spazio sulla linea ascellare e si approfonda

nella cavità toracica. Ha assunto un decorso obliquo dall’alto verso il basso interessando la cupola

disframmatica [sic] per raggiungere i tessuti molli pericostali a livello della VIII costola sinistra“ ".

In sintesi : Leonardi viene colpito dai cecchini dall´alto almeno 5 volte, con traiettorie impossibili dal piano strada, a meno di immaginare sue assurde torsioni in auto : Leonardi provò a uscire dalla macchina, forse ferito, e nel farlo, sporse il cranio e e spalle, offrendoli ai cecchini dall´alto del 106 che non aspettavano altro per centrarlo.

Delle traiettorie che attinsero Rivera, Zizzi e Iozzino abbiamo citato qualcosa supra e diremo ancora, ma per ora vi basti guardare la grafica per capire con immediata evidenza come tutti e 3 furono attinti dall´alto, oltre che dal piano strada : mi limito per ora a indicare le traiettorie dall´alto che li attinsero :

Rivera : almeno il proiettile al cranio ;

Zizzi : tutti e 3 i proiettili che lo attinsero, non ritenuti, che la scientifica seguendo i medici legali del `78, inverte come basso-alto, il che costringerebbe a immaginare Zizzi come lo vuole la vulgata, un vigliacco che si acquatta sotto al cruscotto in macchina : invece uscì, sparò con l´ M12, arma che fu poi fatta sparire, e fu rimesso in macchina creduto morto, o forse lui stesso riuscì a rientrare in macchina ; ricordiamo l´ottima osservazione di Agora e del suo amico supra : i fori di entrata e di uscita in caso di tiri dalla lunga distanza, sono indistinguibili ;

Iozzino : come vedete dalla figura 28, sono diverse le traiettorie dall´alto che lo attingono, e di cui al solito i legali invertono le direzioni...

Dunque, Leonardi parzialmente, Zizzi e Iozzino uscirono dalle macchine e i loro cadaveri furono poi rimessi in macchina per occultare i tiri dall´alto, da inquinatori come barbaro bruno dopo la sparatoria, eccetto quello di Iozzino che era troppo lontano, ma che fu probabilmente anch´esso spostato, come già notò un commentatore sul web, di cui mi scuso di non ritrovare più il link : le gambe incrociate sono innaturali per uno che cada morto o moribondo, perché incrociarle è atto volitivo richiedente attivo sforzo muscolare. La stria di sangue dal suo cranio alla pistola potrebbe essere prodotto di trascinamento anch´essa. Cioè : Iozzino ormai cadavere fu preso per i piedi e trascinato per alcuni metri, con la testa che strusciava sull´asfalto lasciando la stria di sangue. Scopo dello spostamento : far sembrare che guardava agli sparatori a sinistra e non a destra (106). Anche le braccia aperte sono troppo regolari e sulla stessa linea, la figura del cristo crocifisso coi piedi giunti e le braccia aperte sembra essere voluta. Se, come appare probabilissimo, anche il cadavere di Iozzino fu spostato, questo spiegherebbe anche perché la sua pistola è relativamente lontana dal corpo.

http://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-205969/995387.htm

http://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-205969/538785.htm

Iozzino fu spostato, e se come pare sparò 2 volte, sparò al 106, a destra, come gli altri, oppure verso la mini cooper. Iozzino fu spostato e rivolto verso l´olivetti, per dar l´impressione che i colpi provenissero solo dal piano strada e da sinistra, come da copione preparato. Tutto ciò si vede ancor meglio dall´alto qui :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

57´43´´.



Importante a supporto, è lo studio delle autopsie sugli agenti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Due sono i proiettili che attingono Iozzino al collo con andamento obliquo dall´alto verso il basso. Uno dei due nel collo, non è di cecchino dall´alto ma è il colpo di grazia perché presenta tatuaggio, dunque gli spararono alto-basso da sopra a lui quando era già in terra crivellato. Un secondo proiettile di cecchino lo prende all´avambraccio sinistro, sempre alto-basso. Un terzo proiettile di cecchino lo prende a un gomito, sempre dall´alto in basso.

La concusione dei legali su Iozzino, che tutti i 17 colpi furono esplosi da distanze brevi, è assolutamente da respingere come depistaggio in quanto di tatuaggi ce n´è uno solo.

Andiamo ora a p.742. Ragiono sulla base dei referti, quindi STANDO ai referti.

Leonardi : leggete per favore anche voi il testo dei referti, altrimenti non potrete valutare criticamente le mie conclusioni : Leonardi come mostrano le traiettorie descritte dal collegio medico-legale, è colpito quasi esclusivamente dall´alto, 9 volte. E esclusivamente o quasi, da destra - ridicole giravolte della boffi a parte.

Che significa ? Significa che i cecchini fanno TUTTO o quasi tutto il lavoro sporco su Leonardi. Ripeto : Leonardi è colpito SOLO o quasi da cecchini dall´alto, e da nessuno dal piano strada, ed è colpito SOLO da destra. Come faccio a dirlo ? Per un dettaglio fondamentale dei referti medico-legali : i colpi NON provengono da breve distanza. Dunque : sono spari da distanze medio-lunghe ; sono spari alto-basso. Sono spari di cecchini appostati o sul famigerato 106 di cui prima Agora e poi io ; o su elicottero.

Vorrei chiudere ora il discorso Leonardi, penso definitivamente : il maresciallo fu colpito dall´ alto del 106 mentre, appena aperto lo sportello, si catapultava fuori dopo che erano iniziati i colpi su Ricci.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

p. 743 dello scan, 750 del cartaceo, 4 della relazione medico-legale.

Seguitemi passo passo sulla fonte primaria per cortesia, con la massima concentrazione.

Il primo foro d´ingresso esaminato e riscontrato, è sul cranio, bozza parietale destra : sta sulla volta cranica, poco sotto a destra rispetto alla sommità del capo. Ci sono anche le foto terribili di questo buco in fondo alla relazione. Ma il punto dirimente non è qui : la boffi dice : ok, si girò a sinistra per torcersi verso Moro, offrendo la sommità del cranio quasi in orizzontale ai br che sparavano dall´olivetti. Consiglio vivamente a boffi di leggersi le autopsie prima di sparare cose del genere.

Il foro di uscita è in sede nucale sinistra, poco sotto l´attaccatura dei capelli. Che significa ? Significa che la traiettoria è obliqua, gli attraversa il cranio a un angolo di circa 45 gradi.

Spiegatemi voi, anche con Leonardi che si gira verso Moro o verso Ricci, come è possibile coglierlo per traverso, a 45 gradi, da sinistra piano strada. Non ci vuole troppa fantasia geometrica per capire che ciò è assurdo.

La reazione tipica e logica di Leonardi in caso di pericolo era la seguente :

" nel corso dell'udienza del 20.07.1982 (Processi Moro e Moro-bis), una figlia del presidente dichiarò quanto segue (atti CM1 - Vol 77 pag. 121 e segg):

Agnese Moro: [...] ricordo due episodi che sono a mia diretta conoscenza, uno del dicembre 1977. Leonardi mi pregò di segnalargli qualsiasi cosa che mi sembrasse strana, che mi mettesse a disagio, mi creasse qualche forma di preoccupazione o di ansietà. E un altro episodio mi colpì molto perché abituata ad una immagine familiare del Maresciallo Leonardi che stava con noi fin da quando eravamo piccoli, quindi abituata a vederlo con il suo carattere allegro e scherzoso. Una volta tamponammo una macchina (io ero in macchina con mio padre, per l’appunto) e non era ancora finita la dinamica del tamponamento, la macchina non era ancora del tutto ferma, che il Maresciallo Leonardi già era sceso con la pistola in pugno. "

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

Concludo ripetendo che la apparente mancanza di sangue di Leonardi sull´asfalto a destra, se reale (il tappeto di cristalli è tale che non ci si può giurare) è spiegabile facilmente per 2 ragioni :

1. Leonardi viene attinto in zone nude solo 2 volte, al cranio, con 4 fori craniali tra entrata e uscita : ma 3 sono coperti da capelli che potrebbero aver trattenuto eventuali schizzi, schizzi che tra l´altro non occorrono sempre in dipendenza da vari fattori ;

2. attinto mortalmente mentre usciva, Leonardi potrebbe essere ricaduto col busto all´indietro sul sedile, oppure a terra tra sportello e macchina, ma senza necessariamente lasciare macchie perché i 3 o 4 strati di abiti che aveva addosso, a cominciare dalla canottiera attestata dai forensi, hanno certamente assorbito molto sangue inizialmente prima di inzupparsi al punto da cominciare a

colare ;

3. l´agguato è stato un blitz di pochissimi minuti, quindi Leonardi è stato rovesciato interamente in macchina in breve giro di minuti : ed è solo lì dentro infine, come attestano le tremende foto e video, che i suoi abiti e le sue maniche ormai zuppi di sangue, hanno cominciato a colarlo fino a formare le agghiaccianti pozze sui pianali perfino posteriori.

Che vuol dire questo per la dinamica di Fani ? Implica che la sparatoria inizia tirando simultaneamente o quasi da destra E da sinistra, su Ricci e Leonardi : e questo era possibile solo dall´alto sennò i killer si sarebbero ammazzati tra loro, o in combinazione incrociata di fuoco dal piano strada a sinistra e dall´alto da sinistra e da destra.

Simmetricamente, quando la 130 in rallentamento arriva all´altezza della minicooper cum 127 amaranto, cecchini appostati in alto sul 106 e sul 109 - le scilla e cariddi dell´agguato - aprono il fuoco con precisione micidiale su Ricci, che infatti riceve quasi solo colpi da sinistra, di cui uno alto-basso da cecchino in alto, e il resto da tiratore sul piano strada o massimo rialzato (a parte discuterò ancora infra il foro nel parabrezza) ; a Leonardi si spara invece SOLO o quasi dall´alto, dal 106 e/o da elicottero. I tiri su Ricci sono per lo più da breve ma non brevissima distanza (piano strada e primi piani del 109); i tiri dall´alto su Leonardi sono appunto, da distanze medio-lunghe : quindi piani alti o tetto del civico 106.

Ricci non ha scampo : 7 o 8 proiettili lo raggiungono e incapacitano subito - morirà in pochi minuti.

Leonardi invece abbozza una reazione, è solo ferito forse, ma dall´alto non lo han preso ancora al cranio e al cuore perché sono a destra, sono in alto e non lo vedono. Ma Leonardi non ha scelta - deve uscire, e ci prova. Ma nel momento stesso in cui apre lo sportello e caccia la testa fuori, è trafitto sulla sommità del capo dall´alto, probabilmente da più di un cecchino. Cade fuori o parzialmente fuori, non penso proprio abbia avuto il tempo di sparare : inquinatori lo rimetteranno poi in macchina, come ha osservato anche qualcuno del 16 marzo a partire dalla giacca troppo

spiegazzata :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

E lo gireranno verso sinistra per far credere appunto alla vulgata che vuole tiri solo da sinistra e solo dal piano strada.

Non c´è dubbio : i referti autoptici parlano chiaro : i colpi mortali su Leonardi sono quelli al cranio, che sono talmente verticali o quasi, da colpire poi anche il cuore : sono sparati da destra. Sono colpi dall´alto. Sono colpi ricevuti fuori dalla macchina o almeno con la testa e il busto fuori, protesi a uscire. A p.761 i forensi sottolineano che i colpi che uccidono Leonardi sono sparati in rapida successione : dunque, più di un cecchino dall´alto, o un cecchino dotato di fucile automatico a ripetizione.

Uno studio attento delle autopsie mi porta alle seguenti conclusioni che vi propongo :

la dinamica di Fani è mista : si spara contemporaneamente a Leonardi solo da destra in alto dal 106 da distanze non brevi e a Ricci da sinistra piano strada e dall´alto del 109 da distanze relativamente brevi : è possibile questo, senza che i killer si uccidano tra loro. Ricci va in coma subito e non può reagire. Leonardi ferito prova a uscire ma più cecchini lo centrano simultaneamente al capo e al cuore con traiettorie quasi verticali, quasi certamente dal 106 a varie altezze.

Un altro cecchino da davanti in alto, con leggera obliquità evidente dall´asse orizzontale del foro più lungo di quello verticale, tenta il colpo magico dal parabrezza ma fallisce - oppure falliscono i medici legali a individuare quel tramite, vedi infra. Leonardi muore all´istante. Ricci in pochi minuti, ma va in coma subito e perde il controllo della vettura subito.

Va da sé che nemmeno uno di questi tiri micidialmente professionali è attribuibile ai presuntissimi "brigatisti rossi".

Autopsia Ricci, p. 813 dello scan (820 del cartaceo originale) qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Due dei 7 colpi che trafiggono Ricci al collo e alla mandibola sinistra sono sparati dall´alto (punti b e c). E da sinistra a destra : dunque provengono dall´alto del 109, verosimilmente primo o secondo piano, da cui era possibile inquadrare bene Ricci nel mirino.

Tutti gli altri colpi mortali dei 7 vengono descritti come più o meno orizzontali e da sinistra a destra, dunque sparati dal piano strada. Le distanze di sparo dei 7 proiettili sono definite genericamente come brevi, ma i legali non se la sentono di sbilanciarsi con precisione.

Peraltro il cosiddetto tatuaggio, cioè una rosa di piccole escoriazioni attorno a un foro di ingresso, che denota sparo da brevissima distanza, si riscontra sulla faccia di Ricci solo in corrispondenza di uno dei numerosi fori craniali, né si capisce se sia coprodotto da altri fori data la vicinanza di essi tra loro. Comunque quello potrebbe essere il tatuaggio del colpo di grazia, ma sicuramente altri fori provengono da distanze molto meno brevi.

Non si può escludere tuttavia, sulla base del referto autoptico, che il proiettile di cecchino che attraversa il parabrezza della 130 abbia preso Ricci almeno di striscio, perché ci sono 2 ferite di striscio al braccio sinistro e all´emitorace sinistro su cui i legali non si pronunciano quanto a traiettoria ma dicono solo che potrebbero essere effetto di un unico proiettile (p. 826). Né si può escludere che i forensi abbiano sbagliato qualche tramite, vedi infra.

Quei bastardi di avieri, solo a fare teatro. E le divise da aviere servirono a 2 scopi : uno depistare il popolo. Due : non farsi sparare addosso dai veri killer, che sapevano benissimo che gli agenti erano invece in borghese.

Giulio Rivera : un primo colpo individuabile come da cecchino dall´alto è quello al cranio, zona parietale sinistra, alto-basso. È trasversale, quindi potrebbe averlo ricevuto in macchina, anche perché Rivera era bassino (1,65) e quindi un cecchino appostato a sinistra in alto, per esempio al primo piano del 109, avrebbe potuto inquadrare bene la sinistra del suo cranio dove affonda il proiettile. La conclusione dei legali sul proiettile al cranio di Rivera, pp. 859 sq. (866 sq. del cartaceo originale) della perizia, inchioda definitivamente la responsabilità di questo tiro a un cecchino dall´alto - non solo per la traiettoria alto-basso , ma anche per il seguente motivo, e stavolta cito, e spero davvero che il mito della sparatoria dal solo piano strada si chiuda per sempre qui :

" lesione...a carico della regione parietale sinistra alla cui periferia non sono stati messi in evidenza segni riferibili a fenomeni secondari di esplosione di carica di lancio. DOVREMMO ESSERE QUINDI INDOTTI A RITENERE CHE IL COLPO IN QUESTIONE SIA STATO ESPLOSO AL DI LÀ DELL´AMBITO DELLE BREVI DISTANZE OVVEROSIA DELLE DISTANZE ENTRO LE QUALI DETTI FENOMENI SECONDARI POSSONO ESSERE RILEVATI " :

niente tatuaggio, ustione, affumicamento etc. : Rivera fu centrato al cranio da cecchino dall´alto.

Ripeto la fonte completa di questo fondamentale passaggio appena citato :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

pp. 859 sq. dello scan digitale, 866 sq. del cartaceo originale.

I tiri dall´alto, tiri virtuosistici di specialisti militari, da distanze medio-lunghe, dai civici 109 e 106 devono ormai essere considerati un dato acquisito e incontrovertibile, un´evidenza nel più puro senso chiaro e distinto cartesiano : una certezza assoluta e un punto fermissimo della dinamica di Fani. Si agì dall´alto, in combinazione con abilissimi artiglieri dal piano strada. I presunti brigatisti rossi, anche se presenti a Fani, non possono avere NULLA a che vedere con tali tiri. E non sto certo scagionando morucci faranda moretti e compagni che abbagliano : sto dicendo che essi sono un branco di infiltrati fascisti assassini del terrore di regime - ma nel settore de propaganda fide.

L´autopsia di Zizzi alle pagine 873 sqq. è controversa : primo perché non è un´autopsia - i legali fecero solo esame necroscopico, ma non tagliarono perché, scrissero, non avrebbe avuto senso date le suture chirurgiche e le alterazioni somatiche causate dalla chirurgia. Comunque la conclusione dei legali contraddice nettamente l´idea di Agora di invertire i vettori delle traiettorie : per i legali, non vi è dubbio che Zizzi fu colpito basso-alto e obliquo.

Vediamo se è vero.

La mia prima osservazione è che, in assenza di autopsia, e con massicci interventi chirurgici, sicurezza sui tramiti non si può dare.

La perizia conferma poi che le ferite, pur gravissime, non erano mortali in sé : Zizzi morì di emorragie multiple - dunque a soccorrerlo per tempo e a praticare su di lui un primo soccorso sensato, si sarebbe potuto salvare.

Il punto centrale dunque sono i fori dei 3 proiettili : secondo i legali quelli sul dorso sono di ingresso, perché ne presenterebbero le caratteristiche, e quelli sul torace di uscita, per lo stesso motivo. Dunque per i legali il decorso è postero-anteriore e dal basso in alto e obliquo, con ingresso dei proiettili obliquo. I legali non si pronunciano sulla distanza di sparo, perché le zone colpite erano coperte da indumenti, e dunque tatuaggi etc. non sono riscontrabili - bisognava analizzare gli indumenti, ma i verbali del link non contengono siffatta analisi.

Comincio col notare, in sede critica, che per gli altri cadaveri il metodo di individuazione dei tramiti intrasomatici usato dai legali furono gli arcaici specilli - cioè asticelle di metallo che ficchi in un foro e cerchi di far uscire da un altro : questo metodo è rozzo e soggetto a errore, in quanto lo specillo scavandosi la strada nel soma, può creare per errore falsi tramiti.

Per esempio, i fori in faccia a Ricci, e in particolare quello sullo zigomo sinistro, furono specillati come provenienti da sinistra : chi ha detto invece che il foro di ingresso sullo zigomo non fosse stato prodotto dal tiro attraverso il parabrezza, e che il tramite lo avesse realmente fatto uscire dai fori nucali ? Scusate la noia tecnica, ma qua o siamo cartesiani fino in fondo o non ne usciamo : " de iis omnibus dubitare, in quibus vel minimam incertitudinis suspicionem reperiemus."

Specillate quanto vi pare, non basta uno specillo a fare un tramite certo.

Torniamo al povero Zizzi.

Perché dunque i nostri arcaici legali ci spacciano la falsa certezza che i 3 fori sul dorso son di ingresso, e i 3 sul torace più in alto, di uscita ? Per lo strabiliante motivo che i fori dorsali sono tondeggianti, escoriati e contusi, e invece quelli sul torace hanno maggior diametro, sono meno tondeggianti, e pur essendo escoriati non sono contusi. Son dirimenti queste differenze, davvero ?

Ecco l´abc di una medicina legale scientifica e critica :

" Caratteri del foro di uscita

Rispetto al foro di entrata, il foro di uscita può presentare caratteri differenti, risultando piuttosto difficile una fine distinzione tra i due sulla base dei soli caratteri morfologici "

https://www.medicinapertutti.it/argomento/lesioni-da-armi-da-fuoco-a-carica-singola/

" Certamente più indicativa, invece, è l’assenza di un orletto di escoriazione, dell’affumicatura o degli effetti dei componenti del ciclo dello sparo. Anche in questi casi, tuttavia, seppur rare esistono delle eccezioni " : ibidem. E qui tutte queste caratteristiche non potevano comunque apparire per l´interposizione degli indumenti di Zizzi.

In altre parole : la conclusione dei periti medico-legali sulle traiettorie che attinsero Zizzi è precostituita, forzata e ingannevole, perché avrebbe quanto meno dovuto essere espressa in forma dubitativa e non recisa com´è. Scusate ma devo insistere : quella dei periti su Zizzi è pseudoscienza, e siccome erano dei luminari e non degli imbecilli, vuol dire che hanno obbedito all´ordine di depistaggio - perché se Zizzi appariva colpito acquattato sotto al cruscotto come un vigliacco, la mitologia su Fani era salva ; ma se Zizzi fosse apparso colpito dall´alto, in piedi, in petto, adversis vulneribus, dopo aver eroicamente sparato una raffica di M12 al 106 dei cecchini, allora addio propaganda fide.

Secondo principio della dinamica medico-legale :

" The majority of gunshot wound misinterpretations result from the fallacious assumption that the exit wound is always larger than the entrance wound. " :

il fallace preconcetto che il foro di uscita è sempre più largo di quello di ingresso:

https://what-when-how.com/forensic-sciences/evaluation-of-gunshot-wounds/

" If the velocity of the exiting projectile is low, the wound it leaves behind may be equal to or smaller than its corresponding entrance wound." : ibidem.

Dunque, variabili molteplici possono portare a un foro di uscita identico per dimensione o più piccolo del foro di ingresso.

Dunque, il diametro dei fori toracici di Zizzi addotto dai legali per classificarli come di uscita, non è dirimente : Agora è salvo, e anche l´onore del povero Zizzi. A meno che, al primo e secondo piano del 106 con l´M12 sparito, non abbia sparato mago merlino...Le conclusioni peritali del caso Moro furono precostituite e quindi destituite in parte di valore scientifico.





CAPITOLO 3 : MORO NON ERA IN VIA FANI



Il nostro secondo punto, che Moro non era in via Fani, fu discusso per prima che io sappia, esplicitamente e pubblicamente, da Rita Di Giovacchino in un suo libro uscito in prima edizione nel 2003, Il libro nero della prima repubblica, Fazi editore. Ma certamente altri avevano pensato a questa possibilità prima, a cominciare da Alfredo Carlo Moro già nel 1980, perché è illogico supporre che kissinger e compagni di merende, se davvero volevano catturare Moro vivo, avrebbero rischiato di esporlo a un fuoco incrociato di almeno 93 proiettili stando alla vulgata. E ritengo plausibile come ho già detto e non mi stanco di ripetere, che kissinger&co., cioè il bilderberg, volessero Moro vivo in un primo tempo, sia per estorcergli tutti i segreti di Stato che potevano, sia soprattutto per inscenare lo psicodramma dei 54 o 55 giorni, che restasse ben impresso nella memoria collettiva come opera esclusiva delle "br". Una stringente logica deduttiva vuole che Moro non fosse in via Fani.

Se non vi era, allora era stato prelevato prima. Uso prelevato non rapito, perché è il termine che si trova nelle prime lettere dalla prigionia pubblicate attribuite a Moro. Su questo punto avremo altro e altro da aggiungere. Maria fida Moro nella sua audizione alla Moro 2 cita finto sequestro come teoria proposta dalla madre :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html

p.5 : " Me lo sono chiesto anch'io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà."

Moro non poteva essere in via Fani, perché altrimenti il rischio di finire ucciso o ferito gravemente nel tremendo fuoco incrociato sarebbe stato altissimo - e invece bildinger (il bilderberg attraverso il suo boia kissinger, il vero mandante di via Fani e dell´assassinio di Moro) lo voleva vivo. Dunque è fondamentale focalizzare la ricerca su ciò che accadde o non accadde tra quando Moro uscì di casa quella mattina fatale, e la strage di via Fani.

A tale scopo aiutano molto i primi dispacci d´agenzia e notiziari radio e tv, che tra le 9:25 e le 10 del mattino, sono concordi nell´ignorare completamente via Fani, e nel porre il rapimento di Moro davanti alla sua abitazione, nei pressi della sua abitazione. Infra vi fornirò al solito, tutte le fonti precise coi link. Dunque, prima che il velinaro di regime frajese dopo le 10 introducesse per la prima volta nella vulgata massmediatica , il nesso Fani/rapimento, strage/rapimento, nessuno lo aveva fatto : né selva, né vespa, né alcun altro. Et pour cause - Moro era stato davvero prelevato non lontano da casa sua in via del Forte Trionfale 79, ma non in chiesa : il viceparroco di San Francesco di allora, don Luigi Capozzi, mi ha detto personalmente che Moro quella mattina non vi andò.

Santa chiara a piazza dei Giuochi Delfici era un´altra di queste chiese, ma il 16 marzo non gioca alcun ruolo, stando al parroco dell´epoca don Todescato che ha negato in due interviste che Moro vi si recò quella mattina - e se vi si fosse recato, sarebbe stato assurdo tornare indietro a via Fani invece di proseguire per il centro.

Naturalmente quelli che lo prelevarono non gli dissero certo che di lì a poco la scorta sarebbe stata massacrata comunque, per chiudere fin dall´inizio ogni sbocco alla trattativa - finta - con le finte brigate rosse, come presto capirono eleonora e maria fida. Presero Moro in consegna e lo separarono dalla scorta con la scusa di pericolo imminente di attentato che avrebbe imposto tale diversivo precauzionale.

Maria fida Moro ebbe a dichiarare che vide il padre per l´ultima volta nel palazzo di via del Forte Trionfale 79 prima che uscisse, e che Moro insistette per portare con sé il nipotino luca a messa, e poi riportarlo a casa prima di recarsi in parlamento : dunque, se fida disse il vero, e il suo ricordo era accurato, l´intenzione di Moro era quella solita di quasi ogni mattina : andare prima in chiesa : ma l´intenzione rimase tale, perché qualcuno lungo il percorso, lo contattò per fargli cambiare programma.

Il "finto sequestro", cioè il prelevamento/separazione dalla scorta abituale, nei pressi di casa Moro, è ciò che accadde. Ripeto quel che disse fida alla Moro2 :

" Me lo sono chiesto anch'io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà. Questa è una delle versioni, alla quale personalmente non credo molto."

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

È a p. 5, alla fine del primo intervento di fida.

Poi fida continua il discorso - ma chiede di passare in seduta segreta !!! grrrr...

" Leonardi era effettivamente preoccupato, certamente più di Ricci. Era tornato indietro a casa a prendersi un altro caricatore. Tuttavia, c’è un episodio, che chiedo di secretare, perché non voglio dare dolore alla sua famiglia.

PRESIDENTE. Passiamo in seduta segreta. Dispongo la disattivazione dell'impianto audiovisivo.

(I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica)."

E quando riprendono, il discorso è cambiato...

Ecco un primo buon link per introdursi alla finestra temporale e spaziale casa Moro/via Fani :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

Anche la seconda puntata di questa inchiesta del 2010 è interessante, ma non la ritrovo più, richiedetela alla segreteria di redazione di Oggi per motivi di studio, e ve la invieranno per email in allegato.

Quella mattina fatale e tragica per la nostra storia, il 16 marzo 1978, tra le 8.30 e le 9 del mattino, non lontano da casa sua, successe qualcosa. Qualcuno di cui si fidava, quindi un funzionario conosciuto, separò Moro dalla sua scorta fidata. Eleonora Moro testimoniò che il marito era pronto per uscire alle 8.30, e che il maresciallo Leonardi interruppe per questo una telefonata alla moglie che stava facendo (dalla portineria del palazzo di Moro, come vedremo infra) in via del Forte Trionfale 79. Dunque possiamo essere ragionevolmente certi che Moro uscì di casa alle 8.30 circa. Maria fida Moro ha detto a gero grassi che Moro si congedò da lei quella mattina sul pianerottolo di casa in via del Forte Trionfale 79, alle 8.25 del mattino. E già in un racconto su Gente del dicembre 1980, aveva indicato nelle " 8.30 circa " l´orario di uscita di casa di Moro, di poco preceduto dalla moglie che era andata a S.Francesco a fare catechismo agli adulti :

" LA PORTA DELL´ASCENSORE SI CHIUDE. SONO CIRCA LE 8.30 " :

DUNQUE MARIA FIDA CONFERMAVA GIÀ NEL 1980 QUEL CHE POI DISSE A GRASSI E GRASSI MI RIFERÌ SU MIA DOMANDA : MORO USCÌ ALLE 8.30 CIRCA DEL 16 MARZO 1978.

Il 30.9.80 alla Moro 1, Ileana Leonardi moglie del maresciallo Leonardi conferma quel che aveva già dichiarato Eleonora Moro, cioè la telefonata di Leonardi alla moglie il 16.3.78, che Eleonora pone alle 8.30. Nessuna delle due dice da dove Leonardi chiamò. Ileana aggiunse che Leonardi come ultima cosa le disse " Ti richiamo tra 5 minuti " - cosa che, è da desumersi, non avvenne. Invece Eleonora riporta la frase di Leonardi alla moglie come " Ti telefono più tardi ". Ma se il presidente era arrivato e pronto per uscire, che senso aveva dire alla moglie ti telefono tra 5 minuti ? A parte questo, il sito seguente :

http://win.storiain.net/arret/num201/artic1.asp

asserisce senza fonti che Leonardi fece detta telefonata dalla portineria, non da casa Moro : che ne sa ? Né Eleonora né Ileana dicono alla Moro 1 da dove Leonardi chiamava. La vedova del portiere di allora Teodoro Teofani mi ha detto che quella mattina, il 16 marzo del ´78, lei non vide uscire Moro perché stava pulendo una rampa di scale ( questo è confermato da maria fida: Moro era a un piano superiore, e prendeva l´ascensore), però sentì Leonardi e Ricci, che erano giù nell´androne e con cui lei e la sua famiglia avevano grande familiarità e affetto, intrattenersi con il professor Cataudella Antonino della Sapienza, che abita ancora là ed è quello che mi rivelò il nome del portiere, e che in quel momento stava uscendo. Questo se accurato, coimplica che la famosa telefonata di Leonardi delle 8.30 circa alla moglie, bruscamente interrotta per l´arrivo di Moro pronto, avvenne dalla guardiola del portiere. Inoltre la vedova Teofani ricordava bensì che uno della scorta aveva telefonato dalla guardiola, anche se lo confondeva con Zizzi.

In ogni caso, il minimo comun denominatore di tutto questo insieme di ricordi pare proprio essere che Moro uscì con Leonardi alle 8.25 circa o pochissimo dopo da via del Forte Trionfale 79. Se fu separato dalla scorta tra le 8.25 e le 9.02, nel famoso gap di mezzora abbondante che quasi nessuno ha mai indagato e riempito, dove e quando esattamente lo fu ? Da chi ? Come? O forse, come ipotizzava la Carlizzi (vedi infra), fu Leonardi stesso ad accompagnarlo al luogo della concordata "consegna" o "prelevamento" per il finto sequestro ? Solo così si potrebbe forse spiegare la testimonianza di Ileana, che il marito le promise di richiamarla in 5 minuti : cioè, dopo l´avvenuta consegna concordata di Moro ad altra scorta nelle vicinanze di casa.

Che poi Moro si sia recato a san francesco, a pochi minuti di macchina da casa sua, si legge in diversi dispacci e articoli di stampa delle primissime ore e dei primi 2 giorni, giovedì 16 marzo e il giorno dopo - ma è stato smentito a me personalmente dal viceparroco di san francesco di allora. Santa chiara a piazza Giuochi Delfici allora ? Ma il parroco di quest´ultima ha fatto chiaramente intendere, nell´inchiesta di Oggi del 2010 citata supra, e in un´altra intervista al quotidiano La stampa, che Moro vi andò per l´ultima volta il 15 non il 16.

Dove andò Moro e cosa gli accadde tra le 8.25 e le 9.02 del mattino del 16.3.1978 ?

Quella mattina l´ordine di servizio per la scorta di Moro cambiò all´improvviso. Generalmente erano Moro e Leonardi a decidere l´itinerario del giorno all´ultimo momento – ma quel giorno qualcuno intervenne e fece loro cambiare programma.

Già da giorni il brigadiere della celere Gentiluomo, espertissimo membro della scorta di Moro, era stato messo in ferie, come lui stesso testimoniò nel 2010 al giornalista di Oggi:

” Ero un agente molto preparato a rispondere con decisione alle situazioni d’emergenza, con anni di militanza nella Celere. Eppure poco prima dei fatti di via Fani fui messo d’autorità in licenza.”

Era stato sostituito con il bravo Zizzi, al suo primo giorno con la scorta di Moro :

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/03/16/aldo-moro-la-scorta-trucidata-dai-brigatisti-in-via-fani-chi-erano_372d4924-87e7-4941-a6ee-a31f6f0ee199.html

Ma c´è di più. Come emerso nei lavori della Moro2, e sottolineato in un libro di conoscitori, oltre alla scorta che lo accompagnava, il convoglio di Moro era solitamente preceduto da un agente esperto che ne “bonificava” il percorso : cioè, partiva qualche minuto prima e si accertava che non vi fossero stranezze lungo l´itinerario che di lì a poco Moro e la scorta avrebbero seguito. Questo agente si chiamava Adelmo Saba. Quel 16 marzo 1978, di mattina presto, il suo superiore dottor enrico marinelli , dirigente del commissariato di Monte Mario, sospende di colpo la consueta operazione di bonifica quotidiana, esentando dal servizio senza preavviso l´agente Adelmo Saba. Questo marinelli era già notorio per aver, nel 1968, intralciato le indagini del giudice Ottorino Pesce sul "suicidio" del colonnello Rocca. Adelmo Saba fu audito per la prima volta, dopo 38 anni, dall´ultima commissione Moro, e rilasciò dichiarazioni sconvolgenti : egli appunto svolgeva la sua

” bonifica ” quotidiana, precedendo di qualche minuto, in borghese, la scorta di Moro a bordo di un´auto civetta, insieme ad un collega. La mattina del 16 marzo, senza alcun preavviso, fu sollevato da questo incarico e messo in ufficio dal marinelli. QUINDI IL 16 MARZO LA BONIFICA NON VENNE EFFETTUATA. Saba fu poi richiamato in servizio solo a strage avvenuta. Saba aveva anche il compito di controllare i paraggi dell´abitazione di Moro, ma quella mattina marinelli gli impedì di farlo.

Specialmente quando si tratta di atti terroristici false flag, come nel caso di Moro e della sua scorta, a volte è proprio nei primissimi dispacci che si può trovare un barlume di verità, prima che il regime stringa la rete informativa eliminando tutto quel che non è velina dai massmedia : ore 9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani e del massacro della scorta. Nessuno collega il rapimento di Moro al massacro della scorta. Secondo altri, la voce non era quella di selva, ma poco importa.

Quel che voglio dire è che non si può escludere matematicamente che Moro fu rapito prima di via Fani, e che questo primo accadimento sia in qualche modo, per quanto distorto, riflesso nei primissimi dispacci di selva e vespa e orefice tra le 9 e le 10 del mattino – pochi minuti dopo, il celebre servizio di quell´altro velinaro di regime, frajese, introdurrà nella narrativa di massa per la prima volta la versione ufficiale, che Moro era stato rapito in via Fani DOPO e non PRIMA della strage. E da quel punto in poi, per 40 anni, pochissimi hanno messo in dubbio con solidi argomenti la vulgata. Nonostante l´assurdità totale, sul piano logico, che Moro possa essere uscito illeso da un inferno di fuoco incrociato di almeno 100 pallottole, senza nemmeno un frammento di vetro di finestrino in corpo, come attesta l´autopsia, senza prendersi un infarto per lo shock improvviso, niente. Chi lo voleva catturare vivo, cioè in primis bildinger (il vero mandante del sequestro Moro e della strage di via Fani) , per inscenare tutto lo psicodramma dei 55 giorni e imprimere bene nella memoria collettiva che le cattive br eran le sole responsabili e che a questo porta il malvagio compromesso storico coi malvagi comunisti assassini, e per estorcergli sotto tortura tutti i segreti di stato che poteva prima di ucciderlo, non poteva rischiare che Moro fosse ucciso da un errore di tiro, che può capitare anche ai supercecchini nato utilizzati, o da un rimbalzo di pallottola, o da una traiettoria trafossa.

Rossellini, radiogiornalista, confidente del vicequestore umberto improta, da radio città futura annuncia il rapimento di Moro tra le 8,15 e le 8,30 circa.

Domenico Spinella capo della digos parte dalla questura poco dopo le 8,30 alla volta PRIMA DI VIA TRIONFALE, poi di via Fani :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/sequestro-moro-il-capo-della-digos-che-arrivo-troppo-presto-in-via-fani-la-commissione-vuole-sentire-lautista/2472466/

Soltanto quando si sono già avviati, Spinella e il suo autista Emidio Biancone, verso via Trionfale, sentono alla radio comunicazioni su via Fani, e allora Spinella ordina a Biancone di cambiare meta e andare a Fani e non più a Trionfale. Ma quando si avviano per andare a Trionfale, lo fanno ben prima delle 9 : escono dalla Questura in via Genova tra le 8,30 e le 8,45 :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/04/06/indice_stenografico.0080.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

PRESIDENTE. L'8 giugno 2015 ha dichiarato che, mentre stavate per immettervi in via Nazionale ed eravate all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova, si sentivano alla radio di servizio comunicazioni relative a via Fani. Conferma questa sua dichiarazione ?

Le pongo questa domanda perché, uscendo dalla Questura, il tratto fino alla caserma dei Vigili del fuoco è breve. A noi risulta che le prime comunicazioni di una sparatoria in via Fani siano delle 9.03. Partendo dopo le 8.30...  

  EMIDIO BIANCONE. Ho detto 8.30-8.45, ma l'orario preciso non posso ricordarlo. Un quarto d'ora...

  PRESIDENTE. Comunque, conferma che sentì le comunicazioni...

  EMIDIO BIANCONE. ...in via Nazionale. Per via Fani, perché sentivo la sala operativa che forniva indicazioni.

  PRESIDENTE. Questa cosa si ricorda di averla ascoltata su via Nazionale all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova.

  EMIDIO BIANCONE. Sì, prima della galleria, del traforo di via Nazionale.

  PRESIDENTE. Appena uscito dalla Questura.

  EMIDIO BIANCONE. Ricordo che il dottor Spinella, appena entrato in macchina, mi ha detto di dirigermi verso via Trionfale.

  PRESIDENTE. Questa è una domanda a cui stavo per arrivare; lei l'ha anticipata. Quindi, quando esce, il dottor Spinella...

  EMIDIO BIANCONE. ...entra in macchina e mi dice...

  PRESIDENTE. Perché via Trionfale ?

  EMIDIO BIANCONE. Questo non lo so. Ha detto: «Dirigiamoci verso via Trionfale». Pag. 7 Sono andato verso via Trionfale e ho imboccato via Nazionale in direzione...

  PRESIDENTE. Però, ha fatto poca strada. Quindi, il dottor Spinella sale e le dice di andare verso via Trionfale.

  EMIDIO BIANCONE. Appena sale, in Questura, nel cortile...

  PRESIDENTE. ...entra in macchina e dice: «Andiamo verso via Trionfale».

  EMIDIO BIANCONE. Sì, verso via Trionfale.

  PRESIDENTE. Poi lei fa un po’ di strada dalla Questura fino a lì, sente parlare di via Fani e Spinella le dice: «Allora, vada a via Fani» ?

  EMIDIO BIANCONE. Sì, mi dice «via Fani», perché ho sentito le... "

All´agente di PS Adelmo Saba viene ordinato, almeno un po´ prima delle 9 quindi prima dell´agguato, di andare a casa Moro perché Moro vi era stato rapito :

" Il 16 Marzo 1978 era il giorno del mio compleanno. Io non chiesi, nonostante ciò, il giorno di riposo. Io chiamai la sera prima per chiedere il turno e mi dissero che ero stato messo di riposo. Io dissi che non ero interessato al riposo. Mi dissero che potevo venire più tardi per consentirmi di

portare a riparare una delle autovetture del Commissariato che aveva problemi ai freni. Quando arrivai appresi in Commissariato che in Via Trionfale casa di Moro questi era stato rapito. Strada facendo, la sala operativa della Questura ci comunicò di dirigerci verso Via Mario Fani per una sparatoria" :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p.22 di 123.

Mi pare importante sottolineare che Saba in commissariato riceve la notizia di Moro rapito presso casa sua, non della sparatoria di Fani. Solo mentre sta andando a casa Moro in macchina, riceve per autoradio il dirottamento a Fani per la sparatoria. Esattamente come accade a Spinella e Biancone.

Se collego i puntini, allora la notizia del rapimento di Moro si diffonde PRIMA di quella della strage e PRIMA che la strage avvenga. E Moro esce di casa alle 8.30 circa.

I primi dispacci si agenzia e i primi gr flash tra le 9,25 e le 9,50 non collegano affatto Fani al rapimento, ignorano completamente Fani, e vogliono Moro rapito nei pressi o addirittura davanti a casa sua. Solo Frajese che arriva a Fani alle 9,50, e poi va in onda dopo le 10 con vespa, inizia la vulgata che fonde rapimento e Fani. Forse chissà, magari Spinella non era, almeno inizialmente, un congiurato : alla Moro1 fu l´unico a lamentarsi con veemenza della mancanza di collaborazione della sip... Cioè : ho la netta sensazione che la notizia (vera) del rapimento/prelevamento di Moro nei pressi di casa sua alle 8,30 circa, qualcuno la diffuse a partire dalle 8,30 al più tardi, del tutto indipendentemente sia dalla strage (non ancora avvenuta) e da Fani : Fani e rapimento e strage vengono fusi solo dopo le 10 da frajese che tesse la vulgata per primo.

Spinella della digos esce alle 8,30/8.45 non ovviamente perché ha saputo di Fani che doveva ancora accadere, ma perché ha saputo del rapimento di Moro nei pressi di casa sua tant´è che si avviano e lui dice al suo autista Biancone di dirigersi a via Trionfale, che Adelmo Saba specificherà come casa di Moro quindi è in realtà via del Forte Trionfale.

A Saba e a Biancone dobbiano aggiungere Rossellini che chiude il cerchio davvero : il figlio del celebre regista si chiama renzo e quella mattina è ai microfoni di radio città futura.

Una donna dopo la strage telefona a teleroma 56 AFFERMANDO DI AVER ASCOLTATO ALLE ORE 8.30 CIRCA rcf preannunciare l´attentato a Moro (Flamigni Tela del ragno terza ed. ott. 1993 p. 33). Forse è una soffiata del terrore di regime : rossellini era una talpa del terrorista di stato improta umberto, capo dell´ ufficio politoco della questura di Roma, notorio torturatore di manovalanza brigatista ma non dei leader br collusi con lui : è la notizia del rapimento di Moro che è GIÀ AVVENUTO, alle 8.30 circa appunto, nei pressi di casa sua in via del Forte Trionfale 79. E Rossellini l´ha saputo appunto dal vicequestore improta di cui era confidente. Questa è una prima ipotesi plausibilissima. Ma ne vedremo una seconda ancor più plausibile.

" Anche Rosa Zanoletti, a Milano, dichiara alla polizia che TRA LE 8,10 E LE 8,30 UNA RADIO PRIVATA HA TRASMESSO LA NOTIZIA DEL RAPIMENTO DEL PRESIDENTE DELLA

DC "

(Flamigni ibidem p.33, che cita in nota come fonte Atti processo Moro (ApM) vol. 12, fasc.1, foglio 60).

Non era una boutade, non era un allarme generico, una voce : ERA LA VERITÀ; ERA UNA NOTIZIA VERA CHE GLI AMICHETTI DI ROSSELLINI ALLA QUESTURA GLI AVEVANO PASSATO CALDA CALDA; PRATICAMENTE IN DIRETTA O POCO PRIMA CHE AVVENISSE IL FATTO, PER REGALARGLI UNO SCOOP - MEZZORA PRIMA DELLA STRAGE ! O ANCHE, NEL CASO ROSSELLINI DIFFUSE LA NOTIZIA O IL SUO PRENNUNCIO ALLE 8,15 E NON ALLE 8,30, CIOÈ PRIMA E NON DOPO IL PRELEVAMENTO DI MORO, DETTO ANNUNCIO O PREANNUNCIO FORNISCE AI TERRORISTI DI REGIME CHE VANNO A PRELEVARE MORO E A SEPARARLO DALLA SCORTA, LA SCUSA PER CONVINCERLO A SEGUIRLI E SEPARARLO DALLA SCORTA ABITUALE : " ONOREVOLE, UNA RADIO DI SINISTRA E CONTIGUA ALLE BR HA PREANNUNCIATO IL SUO RAPIMENTO PER OGGI, VENGA CON NOI CHE È PIÙ

SICURO "...

Clara Giannettino, domestica del senatore Vittorio Cervone, ALLE 8,15 SENTE ANNUNCIARE IL RAPIMENTO DI MORO DA UNA RADIO PRIVATA.

(Flamigni ibidem).

Se l´ora fu questa, l´annuncio servì allo scopo appena detto, che rossellini ne fosse consapevole e complice o no. Ripeto che il capo dell´ufficio polico della questura improta con cui rossellini aveva un rapporto privilegiato stando al collega di improta Fabrizio, era un torturatore e violentatore di manovalanza brigatista - dunque un terrorista di stato notorio, mentre ai vertici delle br, collusi coi servizi, non toccò mai un capello. Quindi improta aveva certamente preavviso del rapimento di Moro - era tra i congiurati.

Lo stesso rossellini a settembre/ottobre 78 prima confermerà la cosa al quotidiano svizzero di lingua francese Le matin, anche se in termini sciacquatelli e asserendo di aver parlato, a differenza di quel che avevano sentito le ascoltatrici, di un imminente attentato a Moro - il che era la verità.

E la prova del 9 è, al solito, che nonostante rcf fosse monitorata e registrata dalle autorità, le registrazioni di quella mattina mancano proprio tra le 8 e le 9 circa...

Don Luigi Capozzi disse il vero : Moro non arrivò mai a s.francesco quella mattina.

Don Todescato disse il vero a raugei e poi a La Stampa: Moro non arrivò mai a s.chiara quella mattina.

Maria fida disse il vero sul nipotino : Moro voleva portarlo con sé a messa e poi riportarlo, perché era sua intenzione andare alla messa delle 8.30 come spesso faceva : ma qualcuno molto autorevole lo bloccò appena uscito di casa o nelle immediate vicinanze e lo prelevò con una scusa credibile, separandolo dalla scorta a cui fu ordinato di attendere disposizioni e poi di fare Fani.

Moro alle 9 era già a Grottarossa nel bunker di spagnuolo (vedi sotto).

Forse ripeto, rossellini era solo una talpa del terrore di regime, imbeccato dal suo amichetto terrorista di regime questore di Roma improta umberto, e se l´orario del suo annuncio fu le 8,15 piuttosto che le 8,30, come ricordava la giannettino, allora il preannuncio era stato programmato per dare a kossiga e compagni di merende la scusa per persuadere Moro che è in pericolo imminente e deve seguire un´altra scorta che lo metterà in sicurezza in un luogo segreto.

Riassumo e concludo :

1. l´agente di PS Adelmo Saba nonostante sia stato messo in ferie contro la sua volontà, prega marinelli, il suo superiore al commissariato monte mario, di fargli fare qualcosa quella mattina : marinelli lo fa venire in commissariato per portare una macchina a riparare, ma quando saba arriva, tra le 8 e le 9 e comunque PRIMA della strage, marinelli gli dice che hanno rapito Moro sotto casa , e lo manda lì ; ma poco dopo essersi messo in macchina, per autoradio Saba riceve la notizia della strage e l´ordine di cambiare destinazione e recarsi in via Fani ;

2. la medesima cosa occorre a Emidio Biancone, autista del capo della digos romana Domenico Spinella : si mettono in macchina poco dopo le 8.30 dalla questura di via Genova, con destinazione NON via Fani dove ancora non è successo nulla, ma via Trionfale - e la ragione la sappiamo da Adelmo Saba e non può essere diversa : hanno rapito Moro nei pressi di casa del Presidente in via del Forte Trionfale 79 ;

3. alla stessa ora o poco prima, tra le 8.15 e le 8.30, dai microfoni di rcf renzo rossellini il figlio del regista, annuncia o preannuncia il rapimento di Moro.

La registrazione che di routine veniva fatta dalle autorità che monitoravano le radio private di sinistra, sparisce.

Aldo Moro esce di casa alle 8.30 circa del 16.3.78 : ma sotto casa o nelle immediate vicinanze, lo attendono autorità conosciute che lo prelevano per ragioni di sicurezza e lo portano a Grottarossa dove lo chiudono nel bunker del paranoico eversore fascista e piduista spagnuolo carmelo;

subito dopo la partenza di Moro coi traditori, questi avvisano Spinella il capo della digos di Roma e marinelli, commissario di PS di Monte Mario, che Moro è stato rapito, e che devono dirigersi/inviare agenti a casa Moro ; alla scorta di Moro di lì a poco, con perfetta sincronia, dicono di fare Fani ; inizia la strage e a Saba e Spinella viene ordinato via autoradio di cambiare destinazione e dirigersi a via Fani angolo Stresa.

Ecco perché massacrarono la scorta : non solo perché era stata testimone della separazione ; e per poter giustificare la preprogrammata linea della fermezza fasulla ; ma anche perché la scorta, se lasciata vivere, sarebbe stata potenzialmente la sola testimone onesta del FATTO ORMAI PROVATO E STRAPROVATO CHE ALDO MORO NON ERA STATO RAPITO DALLE PRESUNTISSIME "BRIGATE ROSSE", MA DAL TERRORE DI REGIME CHE FINGE DI ESSERE LO STATO.

Un lettore intelligente, Stefano99 del forum vuotoaperdere.org, La ricostruzione, mi chiede :

" Forse non ho capito io, ma perché i protagonisti stessi del rapimento "parallelo" di Aldo Moro, definiamolo così, si attivano a fornire informazioni di un fatto che dovrebbe essere top secret visto che di lì a poco ci sarà l'agguato di via Fani e si dovrà credere che Moro sarà rapito in quell'occasione ? " :

per rispondere alla legittima domanda, osservo anzitutto che alcuni di questi personaggi coinvolti nella vicenda erano congiurati, altri no. Dunque può darsi che qualcuno dei servizi buoni sia venuto a sapere le cose, e abbia sparso la voce : ricordiamo che anche Pecorelli il giorno prima aveva alluso alle imminenti idi di marzo.

Qualcuno dei personaggi che ho nominato, come enrico marinelli il commissario di monte mario, questo era sicuramente un servo ligio al terrore di stato fin dagli anni 60 : fu lui a far sospendere la bonifica il 16, mettendo a riposo Saba nolente. Dunque poi quando lo manda a caccia dei rapitori di Moro, lo fa per precostituirsi un alibi, ma lo fa troppo tardi, poco prima delle 9, quando il rapimento parallelo come lo ha ben definito il mio attento lettore, è già fatto compiuto - lo stesso vale per chiunque fu ad avvertire Spinella.

Spinella secondo me, forse non era un eroe ma era in buona fede : testimonianze di colleghi ce lo dicono ligio alla Costituzione e contrario ai metodi gestapo di improta :

https://leorugens.wordpress.com/2016/02/17/si-ritiene-che-domenico-spinella-informato-last-minute-abbia-tentato-di-sventare-da-solo-il-rapimento-moro/

E Saba era dei nostri, questo è sicuro : ma Marinelli lo manda a casa Moro con la macchina che si doveva portare a riparare e che ha i freni rotti, e dopo pochi minuti lo dirotta a Fani per autoradio.

Ovvio che anche marinelli era un pesce piccolo, anche se importante perché gestiva Monte Mario - stava ricevendo pure lui ordini in tempo reale da qualcun altro più in alto - qualcuno che rispondeva direttamente alla loggia di cristo in paradiso. I telefoni bollivano quella mattina.

Nel terrore di regime funziona la stessa identica compartimentazione dei suoi sottogruppi falsa-bandiera tipo "br" : cioè, marinelli sa qualcosa, ma non tutto ; improta sa molto di più, ma nemmeno lui tutto. Kossiga dirà che erano solo in 10 in Italia a sapere come erano andate veramente le cose - e almeno in questo, era sicuramente veritiero.

Bisogna dunque premunirsi per ogni evenienza : se il rapimento parallelo fosse andato in malora per un qualsiasi glitch imprevisto ; o se gli agenti fossero tutti o in parte sopravvissuti alla strage, marinelli e improta potevano sempre dire che loro avevano agito subito ai primissimi sentori, mandando loro uomini a casa Moro e in zona.

Cioè , con più chiarezza : il settore de propaganda fide tra le 8,15 circa (rossellini rcf) e le 10 circa (frajese) diffonde non una ma tre storie parallele, in concorrenza o meglio alternativa tra loro :

1. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua

2. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua, e gli agenti massacrati

3. Moro è rapito a Fani e la scorta massacrata a Fani.

Il problema era che finché non si fosse sicuri che gli agenti fossero tutti morti, non si poteva diffondere solo la vulgata - perché se qualche agente fosse sopravvissuto, addio sciarada.

Soltanto dopo le 9.43, quando Zizzi ormai dissanguato arriva al gemelli e viene messo in mano al terrorista di regime professor castiglioni - soltanto allora, frajese riceve l´ok per arrivare a Fani e cominciare a strombazzare la vulgata.

Da cui scompare il Moro rapito sotto casa sua di cui non si parlerà più per 41 anni.

I 55 giorni furono anche una guerra civile all´interno dei servizi e dell´apparato statale onesti e quelli deviati e traditori : tra i primi, c´era gente dannatamente in gamba che fece di tutto e di più per salvare Moro : Dalla Chiesa, Bachelet, Pecorelli, Saba, Varisco, solo per citare i più celebri.

Si doveva dunque esser sicuri che tutto andasse liscio a Fani, prima di ordinare ai velinari di regime di andare avanti a tutta pompa solo con la vulgata che oggi conosciamo.

Riassumo il tutto in cronistoria :

Tra le 8,15 e le 8,30 : renzo rossellini dai microfoni di rcf annuncia o preannuncia il rapimento di Moro - nulla sulla strage ovviamente, nulla sugli agenti, nulla sui luoghi;

stessa ora, in tempo reale : a via Genova sede della questura di Roma e della digos, Domenico Spinella, alto funzionario digos, si allarma enormemente, o per aver sentito la trasmissione, o per una soffiata. Dalla finestra urla a Emidio Biancone il suo autista di mettere in moto, e corre giù con il suo collega Correale e forse un quarto uomo. A Bianconi ordina di andare a via Trionfale - dunque a casa Moro, come meglio specificherà Adelmo Saba che riceverà lo stesso ordine negli stessi minuti. Partono alle 8,45 circa, forse un po´ dopo, nulla sanno di Fani - partono perché è già successo qualcosa a Moro vicino casa sua. Ma pochissimi minuti dopo, ricevono per autoradio notizie di Fani, e Spinella dirotta l´autista su Fani.

Intanto, alle 8,30 circa, Moro è uscito di casa, ma nei pressi qualche funzionario lo separa dalla scorta abituale, portandolo o direttamente a Grottarossa o forse prima nel garage compiacente dove verrà caricato su furgone bianco e poi forse su elicottero e portato a Grottarossa .

Alla scorta in attesa, poco prima delle 9 viene tassativamente imposto di fare Fani.

Nel medesimo tempo, l´agente di PS Adelmo Saba è andato al commissariato Monte Mario a prelevare una macchina da portare in officina perché ha i freni rotti ; ma lì gli dicono che Moro è stato rapito sotto casa sua e lui deve corrervi; Saba con altri prende la macchina con tutti i freni rotti e si scapicolla a casa Moro, ma per autoradio viene dirottato a Fani da cui intanto è arrivata comunicazione della strage.

9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani e del massacro della scorta.

Il primo dispaccio dell´AGI:

https://www.agi.it/cronaca/moro_rapito_16_marzo_1978_documento_lanci_agi-3623648/news/2018-03-15/

“Alle 9:28 le telescriventi dell’Agi battono il primo, asciutto, lancio: “L’on. Aldo Moro è stato rapito. La notizia è stata confermata all’Agenzia Italia dal ministro degli Interni. Il fatto sarebbe avvenuto una ventina di minuti fa NEI PRESSI DELL´ABITAZIONE DELL´ONOREVOLE MORO . Il capo della Polizia Parlato e il ministro degli Interni Cossiga si sono immediatamente recati sul posto”.”

Va da sé che cossiga e parlato erano in zona già da un pezzo...

Anche i primi telegiornali straordinari dicono la stessa cosa : Moro rapito sotto casa sua.

Ma alle 9.43 Zizzi ormai esangue arriva al gemelli e cade in "buone mani" : pochi minuti dopo, frajese inizia il suo servizio da Fani e introduce quella che da quel momento in poi diventa la vulgata indiscussa : Moro rapito a Fani dopo la strage della sua scorta.

Per colmo di prudenza, il furbo andreotti aspetterà fino alle 12.43 prima di iniziare il suo discorso alla camera : è allora infatti che viene ufficializzata la morte di Zizzi : che andreotti farà finta di ignorare parlando di 4 agenti morti. "Il più è fatto", dirà gelli, la vulgata non ha più ostacoli.

In altri termini, tra le 8 e le 10 si mettono le mani avanti, nel senso che se Fani andava storta, non solo nel senso di sopravvivenza di uno o più agenti, ma anche di errori nella scenografia :

se ad esempio, un errore di tiro avesse infranto il finestrino "di Moro", nessuno avrebbe creduto più che Moro era uscito vivo di lì - e allora era pronta la vulgata di riserva, Moro rapito altrove sotto casa sua etc. Oppure se il tutto a Fani andava male, con sopravvivenze, uccisioni killer etc., allora essendoci ormai testimoni che Moro non c´era, si sarebbe subito liberato Moro dicendo che era stato messo in sicurezza per qualche ora, prelevandolo sotto casa sua (come in effetti avvenne) o inviando tempestivamente agenti alla sua ricerca presso casa sua (Spinella, Saba) proprio perché c´era stato sentore di attentato fin da prima, etc.

E certamente la finzione della messa in sicurezza fu mantenuta anche con Moro nelle prime ore, al garage compiacente o direttamente a Grottarossa, in attesa della lieta novella del decesso del povero Zizzi - l´ultimo dei testimoni buoni.



Nessun testimone credibile ha visto Moro trascinato in via Fani, e quei pochissimi che lo hanno affermato sono dei bugiardi di regime : lo prova un caso concreto per ora, ma molti altri ne faremo infra : il gioielliere Bruno Marocchini di via Fani 8 è portato ad esempio di uno che vide Moro passare quella mattina nella 130, poco prima dell´agguato : ma se uno si va a leggere bene l´inchiesta di Oggi del 2010 dove la sua testimonianza è pubblicata, egli dichiara solo di averlo visto passare varie volte PRIMA del 16 marzo, e non IL 16 Marzo:

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

pag. 62.

Idem dicasi per gli altri presunti testimoni citati nell´articolo : NESSUNO DI ESSI DICHIARA DI AVER VISTO MORO PASSARE IN VIA FANI IL 16 MARZO 1978 – essi narrano di averlo visto varie volte, ma PRIMA del 16 marzo. Certo che ci sono 6 o 7 presunti testimoni noti che asserirono di aver visto Moro, o un vecchio, trascinato via in via Fani : ma 6 o 7 su 34 testimoni ufficiali e molti di più non ufficiali, è davvero pochino e puzza di menzogna predigerita.

Ricordo i 2 punti centrali attorno a cui ruota ogni serio tentativo di ricostruire la Verità :

1. Moro non era in via Fani

2. In via Fani, il grosso del massacro fu opera di tiratori scelti militari dall´alto.



Moro in via Fani non poteva assolutamente esserci – a meno che lo volessero prendere morto e non vivo. Se dunque, logicamente, Moro fu rapito prima, tra casa sua e via Fani, nei pressi di casa sua, allora era stato separato dalla scorta con una scusa che gli deve essere apparsa plausibile, perché comunicata da qualcuno che conosceva e di cui si fidava : un improvviso cambio nell´ordine di servizio della scorta non sarebbe stato altrimenti accettabile. Forse tale cambio, consistente nel mandar via la scorta da sola lungo via Fani, con Moro affidato a un´altra ( falsa e traditrice) scorta, era stato addirittura comunicato segretamente a Moro la sera prima o ancor prima. Altrimenti non si spiegherebbe come tutto fosse pronto per l´agguato in via Fani, i cui esecutori erano certi che la scorta sarebbe passata di là. La falsa scorta poi probabilmente, consegnò Moro rapito direttamente alla cia o al mossad o a gladio/p2, che se lo portarono a via di Grottarossa a casa del piduista spagnuolo.

L´altra ragione, già vista dal sibillino suggeritore di rita di giovacchino 2003 (e certamente da altri prima) per la quale la scorta andava eliminata senza lasciar la loro sorte al caso, è che eran testimoni del Moro assente da via Fani, e prelevato prima dal terrore di regime.

L´inspiegabile ritardo dell´ambulanza per le vittime di Fani era preprogrammato - piano B, fu quello il vero colpo di grazia, perché era già stata messa in cantiere la possibile sopravvivenza di qualcuno dei 5.

Grassi ha ragione nell´elencare tutti gli stranissimi "casi" e "coincidenze" di Fani : moscardi con la sua mini, bonanni con la sua austin (cancelletto o messinscena), guglielmi autoinvitato a pranzo alle 9 del mattino, Spinella che parte dalla questura mezzora prima, il bar olivetti gestito dalla banda della magliana, pino rauti che abita lì vicino, gladio e ordinovisti a go-go, pastore stocchi lì a 2 passi, moscardi che riceve in uso via Fani 109 poco prima della strage e lo lascia poco dopo, il velinaro numero uno del terrore di stato italiano vespa bruno che abita in via Fani ma ne trasloca poco prima del ´78...



CAPITOLO 4 : 8.25 - 9.02



Fondamentale dunque aver scoperto cosa accadde a Moro tra le 8.25 e le 9.02 del mattino del 16 marzo. Perché questo è il gap temporale che nessuno ha riempito sinora. Le 8.30 circa è l´ora a cui sarebbe uscito di casa in via del Forte Trionfale 79, stando all´audizione della vedova nel 1980 alla Moro 1. Le 9.02 è l´ora vulgata dell´agguato a Fani. Giovanni Moro dichiarò di essere uscito di casa salutando il padre che si sbarbava, verso le 7.45/8 :

http://www.repubblica.it/online/dossier/moro/moro/moro.html



Dunque se si stava ancora sbarbando a quell´ora, le 8.30 circa come orario di uscita, che si ricava dalla deposizione della vedova, ne viene corroborato. La vedova disse che alle 8.30 Leonardi interruppe una telefonata alla moglie, dicendo che il presidente era pronto. Dunque, SE Moro uscì come pare, alle 8.30, che fece in quella mezzora ? Per arrivare a Fani ci vogliono pochi minuti di macchina. Mezzora è troppo, cosa accadde in quella mezzora ? Maria Fida Moro ha detto a gero grassi che la mattina del 16.3.78 Moro si congedò da lei sul pianerottolo di casa alle 8.25 del mattino.

Ileana la moglie di Leonardi alla Moro 1 , settembre 1980 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD132137/05%20DOC%20XXIII%20n.%205%20Vol.%2005%20-%20V.pdf

p. 222 digitale, 216 dell´originale :

" NOI ABBIAMO DUE TELEFONI IN CASA ED IO RISPOSI DA QUELLO CHE È NEL CORRIDOIO. LUI MI CHIESE DOVE MI TROVASSI, GLIELO DISSI E ALLORA LUI DISSE : VAI...POI PERÒ PROSEGUÌ : SCAPPO VIA, TI RICHIAMO TRA CINQUE MINUTI. FORSE AVEVA DIMENTICATO QUALCHE COSA DEGLI APPUNTI. PERCHÉ QUELLA MATTINA C´ERANO LE TESI ALL´UNIVERSITÀ ED ERA LUI CHE TENEVA I DOCUMENTI DI QUESTI RAGAZZI. IN SEGUITO HO CERCATO, MA NON HO TROVATO QUELLO CHE POTEVA AVER DIMENTICATO. "

Il dettaglio dei 5 minuti che Ileana aggiunge, rispetto alla versione della stessa telefonata data da Eleonora alla Moro 1, potrebbero significare che Leonardi intendeva richiamare la moglie dopo aver consegnato Moro alla nuova scorta per il finto sequestro/prelevamento non lontano da via del Forte Trionfale 79.

Ecco il verbale della dichiarazione di Eleonora Moro alla Moro 1, 1 agosto 1980, che qui interessa :

" QUELLO CHE SO CON SICUREZZA È CHE LEONARDI PRIMA DI ANDARE VIA CHIAMO´ LA MOGLIE AL TELEFONO PERCHE´ SI ERA DIMENTICATO QUALCHE COSA E VOLEVA CHE LA SIGNORA...SO CHE HA TELEFONATO ALLE 8 E MEZZA E DISSE:

- DOVE SEI ? SONO NEL CORRIDOIO: VAI NELLA NOSTRA STANZA, SCUSA ARRIVA IL PRESIDENTE : TI TELEFONO PIU´ TARDI - ; QUESTO E´ TUTTO. "

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/481-volume-05-ocr.html

Pag. 9 dell´originale, 15 della versione digitale.

Verbali della commissione Moro 1, vol. V.

Eleonora comunque dovette apprendere della telefonata da Ileana, in quanto Leonardi non era salito su, o era salito a prendere le borse e poi ridisceso, ma aspettava Moro in fondo alle scale, stando alla testimonianza a me resa dalla vedova del portiere Teodoro Teofani, e dunque la telefonata dovette farla dalla guardiola. Maria fida ha testimoniato che talora anche i figli di Moro telefonavano dalla guardiola, perché sapevano che casa loro era piena di microspie e il loro telefono sotto controllo.

41 anni e passa di disinfo di regime, depistaggi vari per addizione, o semplici leggende urbane e sciatteria schein-giornalistica, han fatto credere che Moro andò prima in chiesa, a santa chiara o a san francesco, a pregare o simili. Ma stando al parroco di allora a santa chiara, e al viceparroco di allora a san francesco, Moro quella mattina, tra le 8.30 e le 9 o a qualsiasi ora, NON andò né a santa chiara in piazza dei giuochi delfici, né a san francesco in piazzetta di monte gaudio - le 2 chiese che abitualmente frequentava, anche se occasionalmente andava ad altre ancora. Qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD4178/41-%20XLI.pdf

p.396, Alfredo Carlo Moro dice che Aldo era solito recarsi alla messa delle 8,30 a s.francesco o a quella delle 9 a s. chiara.

In due dichiarazioni rese al quotidiano La Stampa e al settimanale Oggi, il parroco di santa chiara di allora, don todescato, ha detto che Moro NON andò a santa chiara il 16.3, e che anzi vi era passato il giorno prima a prendere la comunione, prevedendo che il giorno dopo non avrebbe avuto tempo. Il viceparroco di san francesco di allora, don luigi capozzi, 30enne allora, oggi padre superiore sempre a san francesco, da me personalmente sentito nel 2018, ha detto che Moro il 16.3 NON andò a san francesco.

Confermando invece che vi giunse la moglie verso le 9, per fare catechismo con adulti , e che verso le 9.30 o poco prima, agenti in borghese si fecero accompagnare da lui nella sala del catechismo per informare la vedova di Fani, al che lei scese immediatamente a Fani col parroco don quirino de santis, deceduto nel 2009. Come facessero questi agenti in borghese, a sapere esattamente dove stesse la signora, e a raggiungerla pochi minuti dopo la strage, is anybody´s guess. Per rigore di metodo cartesiano, de omnibus dubitandum, dunque riformulo:

STANDO alle dichiarazioni rese da don todescato alla stampa, Moro non andò a santa chiara il

16.3;

STANDO alla dichiarazione resa a me personalmente da don luigi capozzi, allora viceparroco di san francesco, Moro il 16.3 NON andò a san francesco.

Torniamo al punto di partenza : che cosa fece Moro, che cosa gli accadde tra le 8.25 e le 9.02 del mattino ? STANDO a quel che si ricava dalle testimonianze della vedova e del figlio Giovanni e della figlia maria fida incrociate, che si confermano tra loro, Moro uscì di casa alle 8.25/8.30. Fani accade alle 9 circa. Da casa Moro a Fani son 4 o 5 minuti di macchina, 2 secondo google. Dunque restano scoperti almeno 25 minuti, che nessuno ha mai riempito sinora. E che sono fondamentali, perché proprio in quei 25 minuti, Moro potrebbe essere stato separato dalla sua scorta abituale.

Le fonti di queste nuove scoperte o aggiornamenti o precisazioni:

quella per don capozzi ripeto, è una mia personale intervista, che potete verificare telefonando a san francesco e chiedendo di lui voi stessi.

Per don todescato, abbiamo l´inchiesta di oggi, condotta dal giornalista raugei nel 2010.

E anche il seguente articolo su La stampa:

lastampa.it/2015/02/23/vaticaninsider/moro-don-todescato-i-miei-ricordi-custoditi-a-santagnese-in-agone-T7nPy9oR2UVDncDLDQKALM/pagina.html

Altra ottima linkografia sul tema:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/11/aldo-moro-fu-davvero-rapito-in-via-fani/4348946/

andate anche alla sezione commenti, saltando i troll di regime che la infestano, o meglio il troll multinick, e seguite soprattutto fausto di biase e atomic.

https://telegra.ph/via-Fani-prima-o-dopo-04-04

Maria Fida asserisce di essere sopraggiunta quella mattina quando il padre era già sulla soglia dell´ascensore - verso le 8.15, stando a una dichiarazione di maria fida a gero grassi. E di aver strappato luca, il figlio di 2 anni, dalle braccia del nonno, agitata da una premonizione notturna, noncurante della proposta di compromesso (Moro è sempre Moro...) del padre di portar con sé luca solo fino in chiesa, e poi riportarlo a casa. Dunque Moro aveva in programma, SE maria fida dice il vero con accuratezza, di andare prima a messa o in chiesa come al solito quella mattina.

L´episodio del nipotino se vero, non può riempire la famosa mezzora, perché fida era afflitta da una terribile ernia del disco e non era in grado di reggersi in piedi tanto a lungo ancora. Maria fida ha dichiarato a gero grassi che il litigio col padre per via di luca si svolse tra le 8.15 e le 8.25 - cioè, Moro uscì di casa alle 8.25, ben 37 minuti prima dell´agguato - troppi, inspiegati se Moro in chiesa NON andò. Dunque se voleva andarci, come sua abitudine alla quale solo eccezionalmente rinunciava, e poi non lo fece, cosa o CHI e PERCHÉ e DOVE e COME gli impedì di farlo in quei 37 minuti tra le 8.25 e le 9.02, orario ufficiale d´inizio della strage ?

Dall´audizione di maria fida Moro alla Moro 2, giovedì 11 febbraio 2016:

" Il 16 marzo mattina Luca era dai nonni e io, che non potevo camminare – erano già mesi che avevo l'ernia del disco e non potevo più camminare – ho attraversato il cortile tra queste due case in un modo proprio anomalo. Ci ho messo venti minuti a fare forse 50 metri, con il terrore che papà uscisse insieme a Luca. Avevo proprio un imperativo categorico kantiano che diceva « no, assolutamente no non può uscire con papà oggi, assolutamente no». Luca usciva sempre col nonno, erano contenti entrambi. Sono arrivata mentre papà stava uscendo con luca e l'ultima cosa che ho fatto per mio padre è stata strappargli questo bambino in modo molto scortese, come sono io, quando sono spaventata. Papà insisteva e diceva: « Ma vedi che non puoi camminare neanche se ti appoggi a qualcosa ? Te lo riporto dopo la Messa». E io: «No, no, assolutamente no. Non puoi, non puoi». Poi tutti e due abbiamo smesso questa discussione. Mi ha guardato, ci siamo guardati. Papà ha capito che cosa pensavo io e io ho capito che lui aveva capito. Allora non ha più insistito e se n’è andato con quel suo solito sorriso mesto. "

Detto litigio, secondo una dichiarazione di maria fida Moro a gero grassi, riferitami da grassi, avvenne tra le 8.15 e le 8.25 del mattino sul pianerottolo dell´appartamento di Aldo Moro in via del Forte Trionfale 79. Dunque Moro uscì alle 8.25: e poi ?

Link per la deposizione supra :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html

Moro dunque, voleva andare a messa - ma NON lo fece ? Se non lo fece, perché ?

Ricordo che da via del Forte Trionfale 79 a via Mario Fani/angolo via Stresa ci vogliono 2 minuti di macchina :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=KXynW4DGKcO5sQGoka2ACQ&q=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+a+via+mario+fani+angolo+via+stresa&oq=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+a+via+mario+fani+angolo+via+stresa&gs_l=psy-ab.12...1122.26563.0.29610.85.78.0.7.7.0.170.4791.67j7.74.0....0...1c.1.64.psy-ab..4.41.2132...0j0i131k1j0i3k1j0i22i30k1j33i22i29i30k1j33i160k1j33i21k1.0.WyiJlQHgtPA

E che l´orario di inizio dell´agguato, stando alla vulgata, è ore 9.02.

Ecco ancora il passaggio del verbale della dichiarazione di Eleonora Moro alla Moro 1, 1 agosto 1980, che qui interessa :

" QUELLO CHE SO CON SICUREZZA È CHE LEONARDI PRIMA DI ANDARE VIA CHIAMO´ LA MOGLIE AL TELEFONO PERCHE´ SI ERA DIMENTICATO QUALCHE COSA E VOLEVA CHE LA SIGNORA...SO CHE HA TELEFONATO ALLE 8 E MEZZA E DISSE:

- DOVE SEI ? SONO NEL CORRIDOIO: VAI NELLA NOSTRA STANZA, SCUSA ARRIVA IL PRESIDENTE : TI TELEFONO PIU´ TARDI - ; QUESTO E´ TUTTO. "

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/481-volume-05-ocr.html

Pag. 9 dell´originale, 15 della versione digitale.

Verbali della commissione Moro 1, vol. V.

Se quel che racconta Eleonora è vero, allora se ne evince che Moro potrebbe essere uscito pochissimo dopo le 8.30 ; se ci mettiamo su anche l´episodio di Maria Fida che gli toglie Luca prima dell´ascensore, sul pianerottolo dell´appartamento, anticipiamo l´uscita di casa di Moro alle 8.25. Se anche se la presero comoda a mettersi in moto con le macchine, arriviamo alle 8.30 per la partenza, al più tardi - troppo presto per arrivare a Fani/Stresa alle 9.02. Il gap misterioso c´è , non si può negare.

Non solo : Moro aveva PROGRAMMATO di uscire alle 8.20, e aveva dato appuntamento a maria fida a quell´ora, dicendole di non tardare a venirsi a riprendere luca perché lui doveva andare alla camera e aveva una mattinata densa di impegni :

https://www.msn.com/en-au/video/w/intervista-a-maria-fida-moro/vp-AAwMjQ0?fbclid=IwAR1aAkZ_Q3Uln4ibm47RC2crzJtNcU-uoIg4ylvdnbVwuTinh4nTTAtWKFI

La messa mattutina a s.francesco iniziava alle 8.30, come attesta Alfredo Moro supra, dunque pare proprio che Moro dette appuntamento a maria fida alle 8,20 per poter arrivare puntuale alla messa.

Insomma se la vedova del portiere e Eleonora e Ileana e maria fida etc. hanno detto il vero con accuratezza, allora possiamo cominciare a ricostruire i primissimi minuti del gap misterioso :

8.30 circa : Aldo Moro si infila in ascensore, da solo, dopo che maria fida gli ha tolto il nipotino e l´ha mandato a farsi benedire. L´intenzione di Moro è quella di recarsi in chiesa (non specificata), come suo solito, stando a maria fida, che ci litiga perché non voleva che Moro si portasse luca in chiesa e poi lo riportasse dopo la messa. Dunque se ciò è vero, Moro non solo voleva andare in chiesa, ma voleva pure sentir messa. Pare che la messa mattutina a s.francesco iniziasse alle 8.30, questo collimerebbe con l´appuntamento che Moro aveva dato a maria fida a casa di lui per le 8.20 raccomandandole di essere puntuale stando al video con chiambretti che intervista maria fida linkato supra.

Ore 8.30 circa : Leonardi che aspettava nell´androne con Ricci, sta telefonando alla moglie dalla guardiola, vede Moro che esce dall´ascensore e taglia corto con la moglie perché arriva il presidente.

Ore 8.31 circa : Moro saluta rapido il portiere Teodoro Teofani, che non nota nulla di insolito stando alla vedova, si infila in macchina con Leonardi e Ricci, e supponiamo, l´alfetta che lo segue con dentro Rivera, Iozzino e Zizzi. Altre volte chiacchierava un po´ col portiere, quella mattina no stando all´intervista al portiere su youtube.

Dove siano diretti, non lo sappiamo ancora : da questo momento, e fino alle 9.02, buio completo : è su questo che dobbiamo accendere i riflettori.

Ho sentito anche un secondo scolopio di s.francesco, che all´epoca non c´era, ma mi ha confermato di aver sentito da capozzi e altri che Moro quella mattina non andò a s.francesco, e che difficilmente, se ci fosse andato anche solo per una breve preghiera come a volte era solito fare, don capozzi non se ne sarebbe accorto, perché le visite di Moro non erano semplici toccate e fughe, bensì prima doveva entrare la scorta o parte di essa e controllare che non ci fosse niente e nessuno di strano, e poi entrava Moro, dunque si creava trambusto, la cosa non poteva passare inosservata.

Ma allora dove è andato Moro in quella famosa mezzora ? Chi o cosa e come lo distolse dall´andare a messa, se non ci andò ?

La mia attuale ipotesi di lavoro è questa, basata sulla mia elaborazione critica di ricerche di altri sulla topografia del 16 marzo ; e di rita di giovacchino (Il libro nero della prima repubblica, prima ed. 2003, fazi editore, sezione Moro) :

Moro esce di casa con la scorta alle 8.30 circa; poi deviato con l´inganno da una comunicazione via autoradio da parte di cossiga parlato ferrara o simili circa un pericolo imminente che richiedeva cambio scorta e percorso (vedi sparizione del consueto brogliaccio di comunicazioni tra autoradio e centrale...) si reca a via Massimi 91, stabile lì vicino di proprietà dello ior e covo della cia, dove nel garage sotterraneo avviene il cambio scorta per presunte ragioni di immediato pericolo come il preannuncio di rapimento di rcf ; la durata del percorso auto da via del Forte Trionfale 79 a via Massimi 91 è di 5 minuti :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=9OqfXLP6B42VsAfa8YXwDQ&q=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+roma+a+via+massimi+91+roma&btnK=Cerca+con+Google&oq=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+roma+a+via+massimi+91+roma&gs_l=psy-ab.3...2588.21281..23638...1.0..0.100.5086.77j1......0....1..gws-wiz.....0..0i131j0j0i131i70i251j0i3j0i22i30j33i160j33i22i29i30j33i21.NMjKpCv1tAc



Poi a Leonardi viene ordinato di fare Fani dove sarà massacrato con la scorta per eliminare i testimoni che Moro non è stato rapito dalle br, e per costringere il governo alla linea della fermezza preprogrammata ; Moro viene caricato su un furgone o simili, invisibile ai passanti, o scortato dalla 132 blu o dalla 128 bianca che poi si riaffaccerà a Fani dopo l´agguato per far scena, fino a un posto lì vicino boscoso, lontano da occhi indiscreti, con radura che funge da eliporto : il parco bisignani, affarista piduista, nei pressi di via marcello casale de bustis, dove infiorescenze spinose si impigliano nelle ruote della 132 e vi restano fino al suo ritrovamento a via licinio calvo poco dopo ; Moro viene caricato su elicottero come rivelava Pecorelli per sua solita preterizione ( "ESCLUSO l´elicottero..."), oppure su furgone, e portato...alla sua prima prigione, in quel di Grottarossa.



CAPITOLO 5 : 4 COSTOLE ROTTE

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Nel referto autoptico di Moro, si parla della rottura di 4 costole ( escluse le altre fratture provocate dai proiettili del 9 maggio) : i forensi datano le fratture tra i 30 e i 60 giorni circa prima del 9 maggio, perché erano già in stato di avanzata guarigione al momento della morte. Qualcuno ha ipotizzato :

" nel trasferimento alla prigione qualcuno gli ha incrinato quattro costole...fa pensare...alle tecniche usate dai parà per immobilizzare un avversario. Anche il giudice Mario Sossi era stato immobilizzato con un calcio allo sterno, forse del gladiatore francesco marra, il parà infiltrato che partecipa al sequestro e alla esfiltrazione del rapito. "

Osservo solo che non possiamo essere sicuri se quelle costole gliele ruppero o se le ruppe lui cadendo o simili, accidentalmente.

A pag. 48 della relazione medico-legale su Moro, basata sugli esami necroscopici effettuati il 9 e il 10 maggio 1978, si parla di frattura e non di incrinatura :

" SI OSSERVA INOLTRE, A CARICO DELLA IV,V,VI E VIII COSTA DI SINISTRA, IMMAGINI LINEARI DI FRATTURA CON SEGNI PERIFOCALI DI UN NETTO ADDENSAMENTO RIPARATIVO, SOPRATTUTTO A CARICO DELLA V E VIII COSTA, OVE È BEN APPREZZABILE L´APPOSIZIONE DI CALLO OSSEO IN AVANZATA FASE DI CALCIFICAZIONE.

DETTI ULTIMI ASPETTI ORIENTANO PER POSTUMI RELATIVAMENTE RECENTI DI FRATTURE LA CUI EPOCA DI PRODUZIONE PUÒ ESSERE FATTA RISALIRE FRA I TRENTA ED I SESSANTA GIORNI. "

Dunque, le 4 costole di Moro si ruppero tra il 9 marzo e il 9 aprile circa. Ma non mi risulta da nessuna fonte che si fosse rotto 4 costole prima del 16 marzo, dunque possiamo penso dire : tra il 16 marzo e il 9 aprile circa. È anzi da escludere che se le fosse rotte prima del 16 marzo, perché altrimenti il dolore acuto non gli avrebbe consentito di svolgere la sua vita normale : il 15 per esempio, era in studio a via Savoia.

Ovvio che non possiamo ancora dire con certezza se magari se le ruppe cadendo accidentalmente durante il sequestro, o se fu torturato, o se fu il parà marra o simili a rompergliele con un calcio allo sterno per farlo piegare in due dal dolore e ficcarlo più agevolmente nella cesta come per Sossi, etc.

La relazione medico-legale non riporta il punto esatto di frattura di quelle costole : cioè, cosa intendono per costa a sinistra ? Ogni costola gira attorno al torace, dunque siamo ad esempio sul petto o sulla schiena ? O sul fianco ?

Se siamo sulla schiena, o sul fianco, allora ipotesi come quella che Moro sentitosi male dopo Fani abbia necessitato massaggio cardiaco causante le fratture è meno valida. Sarebbe ipoteticamente ammissibile, come frattura dovuta a massaggio cardiaco, quella della IV e della V. Molto più difficile postulare tale causa per la VI e l´VIII, che sono alquanto più in basso :

http://www.abcsalute.it/atlante-anatomico/apparato-scheletrico/uomo/coste-o-costole.html?refresh_cens

Per suffragare ipotesi come quella del calcio in petto del parà marra, stile rapimento Sossi, occorrerebbe sapere esattamente dove sono queste linee di frattura, se in petto o altrove.

Nel novembre 1979, il sisde intercetta due br non identificati che discutono del sequestro Moro per sentito dire da altri br : essi menzionano i testamenti di Moro, che verranno scoperti solo nel 1990 a via di Monte Nevoso, dunque parrebbe che siano attendibili. Dicono che Moro non fu torturato fisicamente (gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p. 186).

Il referto autoptico completo del 10.5.78 e le relazioni medico-legali del 9 e successive :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908826.pdf

pp. 649 sqq

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Il cuore è a posto, niente ischemie o problemi coronarici o altre anomalie cardiache a p.660 del primo link.

Dunque parrebbe di dover escludere cardiopatie recenti o pregresse tali da necessitare massaggio cardiaco. E quindi un massaggio come causa delle fratture costali verrebbe a cadere.

Aggiungo che nel referto autoptico breve del 10.5, le ferite cicatrizzate in zona pube e glutei sono definite "vecchie", dunque parrebbe doversi desumere che esse siano molto anteriori a Fani.

Le cicatrici sono 2 : a parte ovviamente i fori dei proiettili del 9 maggio. La prima è una vecchia cicatrice da sutura chirurgica nella zona pubica, non datata precisamente ma appare chiaro che sia di tempi andati e ben anteriore a Fani altrimenti l´avrebbero detto perché rilevante ai fini dell´indagine omicidiaria. La seconda è una vecchia cicatrice sul gluteo destro.

Pare dunque doversi escludere del tutto, sulla base delle perizie sul cadavere, che Moro fosse stato ferito a Fani. Oltretutto non v´è alcuna macchia di sangue nella 130 sulla zona dove Moro, SE presente, avrebbe poggiato glutei e pube.

E il cuore è a posto, dunque il 16 marzo e gli eventi successivi non gli causarono alcuna seria cardiopatia o danno cardiaco.

A Moro dunque, su questa base, l´unico trauma fisico che potrebbe essere occorso il 16 marzo, è la possibile frattura delle 4 costole. Ma quello è solo il terminus a quo.

In altre parole, SE Moro era a Fani, ne uscì del tutto illeso, tranne la possibile ma non certa rottura di 4 costole, e senza problemi cardiaci di sorta.

Alle pagine 680 sqq. del cursore, nel link supra, abbiamo la relazione medico-legale completa, che a p. 48 del cartaceo, 728 del cursore, evidenzia le 4 fratture costali, tutte a sinistra.

Conclusioni :

sulla base delle perizie medico-legali, SE non depistanti o errate pure loro, pare doversi desumere che :

1. Moro non fu ferito il 16 marzo, che fosse a Fani o no

2. il sangue sul sedile posteriore della 130 non può pertanto essere il suo

3. Moro non riportò alcuna disfunzione cardiaca né il 16 marzo né durante i 55

4. Moro si fratturò, o gli ruppero, 4 costole tra il 16.3 e il 9 aprile circa.

Un indizio evidente della possibilità che Moro non riportò quelle 4 fratture il 16 marzo, bensì dopo, mi pare siano le due famose fotografie di Moro prigioniero pubblicate sui giornali rispettivamente il 19.3 e il 19.4.1978 : ecco la prima :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Aldo_Moro_br.jpg

Non so quando fu scattata, immagino il giorno prima o un paio di giorni prima, ma quel che conta è che Moro appare, relativamente parlando, di buon aspetto, curato, non sofferente fisicamente, e con l´espressione del volto persino leggermente ironica...

La differenza con la seconda foto, pubblicata il 19.4, quindi 1 mese dopo, è drastica :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Moro_seconda_foto.jpg

Qui Moro appare sofferente fisicamente, il viso incolto, abbattuto - potrebbe molto più plausibilmente essere l´espressione di chi ha 4 costole rotte, riportate forse per trauma da inferta violenza - al momento del passaggio imprevisto, improvviso e traumatico dalla fase del finto sequestro a quella del sequestro vero ?

In ogni caso, il confronto tra le due foto mi parrebbe portare a escludere le fratture prima della foto pubblicata il 19.3.







CAPITOLO 6 : S.O.S. IN CODICE



https://www.lastampa.it/2012/07/15/vaticaninsider/moro-anni-tra-enigma-e-tragedia-1Qx9ZKJ2tZzzuDg7ApSeWI/pagina.html

Il teologo e giornalista Gianni Gennari racconta questo :

" Primo fatto. Gli “amici” di Moro e gli anagrammi delle lettere.

Qualche tempo dopo la morte di Moro venni a sapere che un gruppo di persone, tra gli amici di Moro, si erano dati da fare immediatamente, ancora nei giorni della sua prigionia, per capire qualcosa di più sulle sue lettere e su possibili "messaggi" contenuti in esse. Sapevano, loro, e così mi hanno riferito, che Moro, soffrendo di insonnia frequente, durante le sue notti si dilettava con grande competenza di enigmistica, di rebus, di anagrammi, e pensarono di leggere con quel particolare "filtro" i testi delle lettere che arrivavano dalla prigione delle Br.

Del gruppo facevano parte parecchie persone. Tra esse per esempio il prof. Giorgio Bachelet, fratello del più noto Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il prof. Filippo Sacconi e il Dr. Alberto Malavolti. Con loro “lavorarono” anche altri noti professionisti, e alcuni degli incontri di esame dei testi avvennero in casa di E. e G. L., miei amici, che mi informarono del fatto.

Durante gli incontri, dunque, l'attenzione era stata posta sui testi delle lettere in prospettiva di possibili anagrammi nascosti. Era un'idea bislacca per chi non avesse saputo che Moro aveva quell'abilità singolare. Per loro non lo fu. Avrebbe potuto utilizzare quelle lettere, Moro, per far sapere qualcosa al di fuori, ad eventuali anagrammisti esperti come lui? C'era, in quei testi, qualche messaggio cifrato? Con un lunghissimo e minuzioso lavorio, con le lettere dell'alfabeto separate scritte su pezzettini di carta disposti via via sul tavolo, che poi venivano conservati in un pacchetto di sigarette vuoto, il gruppo arrivò ad isolare prima una frase della lettera a Zaccagnini del 4 aprile, e poi un'altra della lettera alla Dc fatta arrivare al "Messaggero" il 29 aprile.

In ambedue i casi la frasi segnano, nel contesto, un brusco passaggio logico, ed in ambedue i casi si parla della "famiglia", interrompendo lunghi ragionamenti politici pubblici, per parlare improvvisamente del privato.

Eccole:

Dalla Lettera a Zaccagnini: "Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po' diverso".

Dalla Lettera alla Dc: "E' noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte".

Dopo tantissimi tentativi quel gruppo di amici di Moro giunse ai seguenti anagrammi, sorprendentemente convergenti:

Il primo testo: "Son fuori Roma, dove la Cassia in basso forma un'esse, vedo pini e bimbi".

Il secondo: "Le Br mi tengono prigioniero nel cottage a mattoni a sommo della valle di Formello tra Flaminia e Cassia: Aldo M."

Per precisione nel primo anagramma restava fuori una g, e nel secondo tre lettere: h, i, u.

I due anagrammi indicavano, se presi sul serio, un luogo abbastanza preciso: zona di Formello, tra Flaminia e Cassia. Quella zona è raggiungibile in meno di un quarto d'ora da via Fani, ed è ancora più vicina alla nota - adesso - via Gradoli, di cui si continua a parlare fino ad oggi.

[Aggiungo io per amor di precisione che, verificando gli anagrammi, il secondo :

È NOTO CHE I GRAVISSIMI PROBLEMI DELLA MIA FAMIGLIA SONO LA RAGIONE FONDAMENTALE DELLA MIA LOTTA CONTRO LA MORTE

effettivamente mi dà :

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M

A Gennari restan fuori 3 lettere : h, i, u ; a me restan fuori h, i, a. Ma insomma al 99% ci siamo. Sul testo originale ci siamo, corrisponde a quello pubblicato qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

come lettera 71, alla DC, recapitata il 28 aprile anche se Gennari dice il 29, comunque è questa.

Sul primo anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=198

" SE NON AVESSI UNA FAMIGLIA COSÌ BISOGNOSA DI ME, SAREBBE UN PO´ DIVERSO."

Il match qui è molto meno perfetto, a me avanzano ben 8 lettere non corrisposte, G;G;S;N;F;R;M;

E ; mentre a Gennari avanza non so come solo una G, comunque insomma l´anagramma potrebbe esserci, anche se incompleto :

F (seconda effe occorrente per la frase anagrammata), R , M : queste lettere della frase anagrammata non trovano corrispondenza nella frase originale, sono state supplite dagli anagrammisti penso ;

G,G,N,S,E : queste lettere della frase originale non trovano corrispondenza nella frase anagrammata :

"SON FUORI ROMA, DOVE LA CASSIA IN BASSO FORMA UN´ ESSE, VEDO PINI E BIMBI ".

Ma tenendo conto che Moro lavorava molto a memoria suppongo, essendo sorvegliato e non potendo fare agevolmente prove scritte, è un miracolo. Tuttavia rivedremo questo aspetto tra poco. Il problema critico qui, è la lunghezza della frase e il numero delle parole, che francamente lasciano perplessissimi di primo acchito, quanto all´umana possibilità anche di intelligenza superiore e virtuoso dell´enigmistica quale Moro, di combinare a memoria anagrammi lunghissimi, anche se impuri con più lettere avanzanti o da integrare. A questa obiezione risposero già specialisti riconosciuti come Peres e Riva, adducendo esempi di ciechi che composero anagrammi complessi a mente ovviamente, e di virtuosi che lo fecero sempre a memoria. Tuttavia si tratta pur sempre di eccezioni, di casi eccezionali - Moro potrebbe esserne stato uno - ricordiamo che la sua generazione alla maturità portava tutte le materie e doveva mandare a memoria mezza divina commedia oltre al resto. Questa potenza mnemonica oggi si è persa.

Ovviamente se fai prove scritte, se cioè ti vedi scritta PRIMA la frase SOS, e poi da quella con calma tiri fuori la frase cifrata, il discorso per uno esperto diventa non dico agevole ma possibilissimo e immensamente più rapido e efficace. Se ci caliamo concretamente nella sua situazione, nella cantina bunker di spagnuolo, allora non riesco a immaginare che avesse sempre carcerieri appollaiati sulle sue spalle - la notte specialmente, ma anche molte ore del giorno.

E aveva il suo bagno privato a disposizione lì sotto, come vedremo : l´autopsia lo trova pulito e docciato regolarmente. E lo lasciavano scrivere, aveva carta e penna ad libitum. Quando i carcerieri uscivano e richiudevano la porta blindata dietro sé, anche se lo spiavano dall´occhio magico/telecamera etc., non potevano certo leggere quel che scribacchiava giorno e notte. Dunque lui avrebbe potuto fare prove scritte dei suoi messaggi cifrati, e poi che so, inghiottire le palline di carta o ancor meglio buttarle nel water e tirare la catena, o renderle illeggibili sotto al lavandino per poi buttarle nel cestino. Oppure fare le prove scritte chiuso in bagno, non credo lo spiassero pure mentre faceva i suoi bisogni. Stando a un´intercettazione del 1979 di conversazione tra due brigatisti in carcere, che parlavano per sentito dire pur non avendo partecipato al sequestro Moro, questi si faceva la doccia, si lavava anche quattro volte al giorno, "scriveva un casino" ; moretti nel 1994 conferma che Moro scriveva frenenticamente, tutto il giorno (gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018, pp.186 sq.). E possiamo ora esser ragionevolmente certi che parte notevole di quel tempo di scrittura e di quelle quattro volte al giorno nel bagno fosse dedicato a escogitare, provare e riprovare crittografie come anagrammi e altre che vedremo.

Teniamo anche conto che Moro non stava partecipando a un concorso enigmistico, poteva pure permettersi anagrammi imperfetti, impuri, cioè con lettere avanzanti come sempre accade nelle soluzioni Bachelet e anche mie, purché passasse l´SOS , grazie anche al resto della segnaletica, quale spaziature innaturali, incongruità nel contesto, riferimenti inesistenti, mots-thème come famiglia/flaminia etc., vedi infra. Ecco perché preferirei parlare qui di endogrammi - frasi criptate in altre frasi, quasi-anagrammi, para-anagrammi. Bambole russe verbali. Fine nota mia, ricomincia la citazione di Gennari. ]

Va aggiunto, avendo di fronte i testi autografi di Moro, che i due testi sono scritti in modo del tutto singolare, soprattutto il secondo. Moro interrompe la pagina 8 della lettera ben prima della fine del foglio, lascia un ampio spazio vuoto e comincia la pagina 9 ex abrupto con quella frase fuori contesto…[ Nota mia : quest´ultimo argomento non è scientificamente accettabile, devo dirlo per obiettività : della lettera alla DC con la frase in esame :

" È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamenteale della mia lotta contro la morte "

esistono diverse versioni, con manoscritto originale conservato per la prima. È la lettera 82 dell´edizione gotor lettere dalla prigionia, einaudi 2018,pp.140 sqq. L´originale della prima versione è qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

pp. 79 sq. Se è vero che nel foglio 8r, Moro lascia un poco di spazio in più del solito in fondo al foglio, ciò può essere dovuto al fatto che l´originale è un collage di diverse versioni scritte con inchiostri di diverso colore in momenti diversi, e poi mescolate, per cui il foglio 8 fu probabilmente riscritto, come ritiene Michele Di Sivo a p. 32(33 digitale) dell´introduzione, e poi aggiunto al foglio 9 della prima bozza che inizia con la nostra frase.

Tuttavia ciò non esclude anagramma, anche se non segnalato da spaziatura innaturale.]

[Riprende la citazione di gennari] :

Secondo fatto. Vittorio Bachelet informò gli inquirenti.

Quel gruppo di amici di Moro, all'inizio del maggio '78, quando le ricerche ufficiali si erano impantanate, segnalò gli anagrammi alle autorità di Polizia. In particolare fu Giorgio Bachelet che ne informò suo fratello, Vittorio, che gli assicurò di averne dato comunicazione agli inquirenti. La cosa non ebbe seguito, allora, perché arrivò il 9 maggio. Resta il fatto che proprio Vittorio Bachelet fu ucciso, il 12 febbraio 1980, da un commando Br di cui faceva parte anche Anna Laura Braghetti, una che risulta tra i "carcerieri" di Moro."

Continua Gennari :

" Questa storia degli anagrammi rimase sepolta nella mia memoria, dopo il racconto che me ne avevano fatto i protagonisti - che mi avevano anche regalato il pacchetto vuoto di sigarette con i pezzettini di carta serviti a cercare gli anagrammi - fino al dicembre 1986. Ero giornalista a "Paese Sera", allora, e ne parlai con il Direttore, Claudio Fracassi, che volle consultare in merito, quasi per gioco, un suo amico notissimo esperto di enigmistica, Ennio Peres, che allora come oggi si occupava professionalmente di anagrammi su varie riviste, p. es. allora sul settimanale "L'Europeo" e poi su “La Stampa”.

Ebbene, Peres all'inizio fu molto scettico, affermando che da una frase si può tirare fuori tutto ed il suo contrario, ma dopo aver studiato i testi restò davvero colpito dalla singolarità degli anagrammi, e perplesso, e allora acconsentì a parlarne sul giornale. Il 2 dicembre '86, dunque, "Paese Sera" uscì con una prima pagina ed un mio ampio servizio, non firmato, e con un pezzo dell'anagrammista Peres che raccontava della sua ricerca professionale su quei testi e del loro possibile significato indicativo del luogo della prigione. C'erano, sul fatto, l'apertura di prima pagina e dentro altre due pagine intere, ed il giorno dopo, 3 dicembre, un'altra pagina intera, con il racconto di un collega, Enrico Fontana, che era andato nella zona di Formello, a cercare l'ipotetico posto cui rimandavano i testi di Moro: descrizione dello scenario di ville, prati, pini, costruzioni ricche e modeste immerse nel silenzio e nel verde."

" In realtà quasi immediatamente quella pubblicazione su "Paese Sera" un riscontro lo ebbe. Qualche settimana dopo - fine '86/inizio '87 - arrivò in redazione a Roma, a via del Tritone, un anziano distinto signore, chiedendo degli autori di quegli articoli sugli anagrammi. Mi telefonò il leggendario “portiere” del giornale, che si era informato sull’autore del pezzo, e gli dissi di inviarlo da me. Si chiamava Viktor Aurel Spachtholz, e si presentò con biglietto da visita, che conservo ancora, come pittore e grafico di fama internazionale, membro dell'Accademia Goncourt di Parigi e Senatore dell'Accademia Burckhardt di Zurigo, residente da decenni in Italia, a Vettica di Amalfi. Raccontava di aver combattuto nella resistenza antinazista, poi era rimasto in Italia. Di fronte al Direttore di “Paese Sera”, Claudio Fracassi, al collega ed ex direttore Piero Pratesi, che avevo subito chiamato e a me, egli disse che sulla base di quello che avevamo pubblicato era in grado di indicare la prigione di cui gli anagrammi parlavano. Secondo lui essa era nel sotterraneo della villa di un ex magistrato, importantissimo, il cui nome era comparso nelle liste della P2. Raccontò, Spachtholz, davanti a noi tre, che verso il 1976 aveva dato lezioni di pittura a questo ex magistrato nella sua villa in zona Formello, e che una volta era sceso con lui, per brindare alla fine delle lezioni, nella cantina della villa, un vero e proprio bunker fortificato. Sorpreso dallo scenario inatteso egli aveva esclamato così, "Ma questa è una prigione!", ed il padrone di casa gli aveva replicato pressappoco così: "Noi da qui incendieremo l'Italia, e la salveremo"… [ Gennari da me contattato nel 2019, mi ha detto di non ricordare se Spachtholz parlò espressamente di Formello, più che altro indicò vagamente la zona, per poi focalizzarsi sul magistrato della villa, nota mia ].

" Era noto che proprio Moro, presidente del Consiglio, aveva avuto forti contrasti, ufficiali, con questo magistrato, che aveva dovuto dimettersi da ogni carica in relazione alla vicenda Sindona…Il racconto di Spachtholz aveva risvolti notevoli: se il discorso cadeva su quella persona, ovvio che entrasse in gioco anche tutto lo scenario della P2, dei Servizi Segreti deviati, della infiltrazione di piduisti nel comitato incaricato proprio in quei mesi di coordinare tutto quello che riguardava la gestione delle ricerche di Moro, della sua prigione, dei suoi sequestratori, dei mandanti e degli esecutori della strage di via Fani e del rapimento…Lo Spachtholz si offrì, subito, di accompagnarci a vedere la villa, ma era tardo pomeriggio, si doveva "chiudere" il giornale del giorno dopo, e con decisione immediata l'offerta fu per il momento declinata. Ci lasciammo con l'intesa che ci saremmo risentiti…

Va aggiunto, per la cronaca, che egli poche settimane dopo morì: fu trovato morto dai vicini nella sua casa di Vettica di Amalfi. Era anziano, sicuramente, ma era anche un personaggio singolare. Ho letto anche di recente su “Storia in Rete”, una rivista che va in edicola ma soprattutto su Internet, parecchie pagine interessanti e cariche di stranezze e misteri…"

" Tornando a quel magistrato indicato da Spachtholz come padrone della “prigione”, tutti mi dicevano, allora, che era già morto. E invece ne parlai con un notissimo avvocato romano, il Dr. Zupo, cui mi indirizzò un conoscente comune, il Dr. Pietro Mascioli, il quale mi fece avere le fotocopie delle lettere di Moro e mi assicurò che allora, nel 1986, il soggetto era ancora vivo, rinchiuso nella sua casa presso Genova, e rifiutava di incontrare e vedere chiunque. Anche mons. Cesare Curioni, di cui ho già parlato, che per ragioni professionali lo aveva conosciuto ai tempi in cui era in carica come Ispettore generale presso il Ministero, e che aveva conoscenza di quella sua casa in zona Flaminia-Cassia, mi confermò che allora era vivo…" :

Gennari non fa quel nome : perché l´avvocato li sconsigliò, credo per evitare le solite denunce per calunnia o diffamazione che stoppano il libero pensiero ovunque.

Ma è ragionevolmente certo che quel magistrato, patrocinatore di sindona, piduista, eversore come vedremo e compare di eversori, fosse spagnuolo carmelo, poi radiato dall magistratura nel 1979. Gennari stesso fornirà il nome alla Moro2 nel 2017.

" Ma alla pubblicazione su "Paese Sera" ci fu anche qualche altro riscontro. Ennio Peres, l'anagrammista che aveva firmato il suo pezzo da esperto di enigmistica, cominciò a trovare sulla sua segreteria telefonica messaggi singolari con ripetute minacce anonime, che si ripeterono per un po'. Di più: un notissimo personaggio presente nelle cronache dei tempi del terrorismo italiano degli anni '70, Mario Merlino, che lo conosceva da anni, incontrandolo lo prese ripetutamente in giro chiamandolo "Aldo"…

Ultimo fatto: alcuni mesi dopo il direttore di "Paese Sera" di allora, Fracassi, fu senza grandi spiegazioni pubbliche, dimesso dal suo incarico.

Settimo fatto: 1988. La pubblicazione su "Giochi Magazine" e la fine "improvvisa" della rivista.

La faccenda parve finita lì, con un buco nell'acqua, per la verità un po' torbida, ma niente altro. Fino alla primavera del 1988. In vista del decimo anniversario della morte di Moro, Ennio Peres, l'anagrammista, mi chiamò una sera al telefono e mi chiese di tornare sulla faccenda per una bellissima rivista tutta dedicata ai giochi enigmistici. Mi disse che voleva fare un servizio specifico proprio su quei testi, come per un "gioco" logico, e che era già d'accordo con la direzione della rivista, ma che aveva bisogno di un pezzo che raccontasse la vicenda degli amici di Moro, della scoperta degli anagrammi, di Sciascia, di Paese Sera e di Viktor Aurel Spachtholz con la sua indicazione della villa nella valle di Formello. Lui avrebbe provveduto a raccontare la sua ricerca professionale sugli anagrammi e la storia delle minacce alla sua segreteria telefonica, ma appunto come per un gioco: di questo si occupava la rivista.

Scrissi il mio pezzo, e per prudenza lo firmai Ersilio Quarelli. Peres scrisse il suo, ed il bel servizio, quattro pagine e foto, uscì nel numero di marzo 1988 della rivista, che aveva in copertina un bel ritratto di Gianni Agnelli, un servizio sul "Nome della Rosa" di Eco ed un annuncio: "Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere". La rivista era al n. 3 del secondo anno di vita, ed il Direttore, Giuseppe Meroni, nella presentazione del numero cominciava parlando dell' "enigma nelle lettere di Moro", e proseguiva annunciando i prossimi numeri pieni di sorprese, di giochi, di regali per i lettori.

Nel testo pubblicato, all'ultimo momento, su consiglio dell'avvocato della Direzione, che in seguito mi dissero si chiamava Corso Bovio, Meroni aveva omesso il nome del padrone della villa indicata da Spachtholz, indicandolo soltanto come un potente ex magistrato, ma il resto era rimasto esattamente come io ed Ennio Peres avevamo scritto.

La sorpresa, per me fulminante, fu che appena il numero di "Giochi Magazine" arrivò nelle edicole, venni a sapere che non solo il giornalista Giuseppe Meroni non era più direttore del giornale dell'editore Monti, ma anche e soprattutto che la rivista era stata chiusa. Quello del marzo 1988 è stato, per quanto ne so, l'ultimo numero di "Giochi Magazine", rivista fino allora brillante e di grande successo, arrivata appena al terzo numero del suo secondo anno. Nessuno mi ha mai saputo dire perché, e se quella pubblicazione ha avuto qualche parte nella fine della rivista e nel licenziamento del Direttore. Il dubbio, tuttavia, ha del curioso. Se poi uno pensa che è noto che il nome dell'editore Monti era stato tra quelli dell'elenco famoso di Villa Wanda, della P2 di Licio Gelli, allora la curiosità aumenta…E' anche singolare, mi pare, che dopo aver pubblicato su "Paese Sera" il racconto, nel 1986, dopo averlo ripetuto su "Giochi Magazine", e infine ancora su "Paese Sera" nel 1988 nessuno mi abbia mai chiesto per anni qualche chiarimento. E' davvero così improponibile, e campata in aria, tutta questa vicenda?

Per completezza aggiungo che su "Paese Sera" io scrissi un servizio, lo stesso giorno dell'uscita in edicola della rivista, che annunciava la sua pubblicazione. Nessuna eco. Sulla rivista “Storia in Rete”, poi, il giornalista Andrea Biscàro ha scritto un articolo interessante proprio sulla vicenda di “Giochi Magazine”, ma il “busillis”, a mio parere, rimane intatto. "

Gianni gennari tornò poi sulla vicenda nella sua audizione alla Moro2, nel 2017, stavolta facendo il nome del magistrato della villa di "Formello" (vedremo presto che Formello era solo indicazione di zona, non di precisa ubicazione) :

http://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2017&mese=10&giorno=04&idCommissione=68&numero=0152&file=indice_stenografico#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

(audizione di gianni gennari alla Moro2, 2017) :

" GIANNI GENNARI . La cosa più importante, però, è che... Nella mia vita c'è stata una successione di fatti, ecco perché la memoria scritta che vi consegno è importante, e l'ultimo fatto è il più sconcertante. L'anno dopo, nel 1979, [non capisco perché qui gennari parli del 79 quando nell´articolo citato supra parlave dei 55 giorni, ndr] una famiglia di amici, qui a Roma – se volete, faccio pure il nome: Enrico Longo, che era funzionario della Presidenza del Consiglio, e Gioia Longo Di Cristofaro, che è ancora oggi docente all'Università di Roma come antropologa, discepola di Tullio Tentori – durante la vicenda Moro, in un incontro con altre cinque o sei persone, tra cui Giorgio Bachelet, fratello di Vittorio Bachelet, si misero in testa di tentare di studiare gli anagrammi su alcune frasi incomprensibili delle lettere di Moro e isolarono due testi. Il primo era: «Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso»; l'altro era: «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Dicevano – io non so se è vero, ma tra loro c'era gente che conosceva Moro da quarant'anni – che Moro si dilettava di giochi di anagrammi eccetera. Isolarono due frasi e me le sottoposero. Io lavoravo anche a «L'Europeo», in quel momento – era già il 1979-80 – e conoscevo un anagrammista speciale, Ennio Peres, che è ancora vivo. Gli diedi il pacchetto di sigarette dentro cui avevano messo le lettere dell'alfabeto per vedere che cosa... Peres in un primo momento fu scettico: «Qualsiasi cosa si può trovare con tutte queste frasi». Però, poi, a ragion veduta, fu sorpreso, perché rimanevano fuori una sola lettera nel primo anagramma e due sole lettere nel secondo anagramma [qui gennari è impreciso, vedi supra, ndr]; erano due frasi che, anagrammate, parlavano di una casa tra la via Flaminia e la via Cassia, una specie di sotterraneo dalle cui finestre si vedevano...

  PRESIDENTE . Bimbi.

  GIANNI GENNARI . Pini e bimbi.

La cosa rimaneva così. Ero allora praticante a «Paese Sera» e incaricammo – eravamo nel 1986 – un collega, Enrico Fontana, di andare a vedere da quelle parti. Fontana individuò un caseggiato con un sotterraneo di mattoni rossi eccetera e la cosa uscì sul giornale.  

Questa cosa non ebbe alcun riscontro. Ci fu soltanto l’«Avanti!» che allora dette un trafilettino di quattro righe. Però, io qui ho gli originali della prima pagina di «Paese Sera», che parlava di «mistero Moro» eccetera. Questa cosa non suscitò alcun interesse da parte della stampa, salvo un trafiletto de l’«Avanti!».   Pag. 5

Successe, però, che quindici giorni dopo si presentò a «Paese Sera» un anziano signore, Viktor Aurel Spachtholz – io qui ho il suo biglietto da visita, che ci ha rilasciato – il quale disse di sapere quale poteva essere la casa e ci raccontò che in quella casa aveva fatto lezioni di pittura a un importante magistrato italiano, di cui fece il nome (nei miei scritti io non l'ho fatto, neppure nell'ultimo): Carmelo Spagnuolo, il magistrato che fu deposto, forse anche per intervento di Moro, in conseguenza, se non vado errato, della vicenda Sindona. Spachtholz aveva fatto lezioni di pittura a questo ex magistrato e un giorno, quando festeggiarono un evento, la vendita di un quadro o la fine delle lezioni, lo portò in un sotterraneo. Al racconto di Spachtholz erano presenti Claudio Fracassi e Piero Pratesi, quindi non ero solo. Erano presenti perché quando il portiere di Paese Sera – che, giustamente, era molto proletario – mi aveva detto: «C'è un signore strano, coi calzoni alla zuava, che vuole parlare con te», io mi premurai che ci fossero pure il direttore e l'ex direttore, appunto Claudio Fracassi e Piero Pratesi. Piero è morto. È stata una persona straordinaria. Fracassi credo che sia vivo, per fortuna quindi potrebbe confermare il racconto. Quel signore venne su e disse che sapeva che in quella casa c'era... La casa era di Carmelo Spagnuolo e...

  PRESIDENTE . Eravamo rimasti al punto in cui Spagnuolo era sceso nel sotterraneo.

  GIANNI GENNARI . Per festeggiare scesero giù nello scantinato, dove c'era una serie di botti di vino. Spachtholz disse: «Ma questa non è una cantina, questa è una prigione», e Spagnuolo gli avrebbe risposto: «Da questa prigione cambieremo la vita dell'Italia». Ovviamente...

  PRESIDENTE . Però era il 1979 quando Spagnuolo gliel'ha detto? O prima?

  GIANNI GENNARI . No, prima, prima. Prima ancora della vicenda Moro. La cosa risaliva all'inizio o a metà degli anni Settanta.

La cosa interessante è che lui voleva andare subito. Noi, ovviamente, siccome era pomeriggio e dovevamo chiudere il giornale eccetera... Però, poi, su «Paese Sera» – era il 1986 – uscirono queste pagine di Enrico Fontana.  

Una cosa che sorprende, però, è che in mezzo a queste cose uscì il libro di Leonardo Sciascia,   L'affaire Moro. Io avevo avuto conoscenza di Leonardo Sciascia quando aveva scritto Todo modo. Il mio primo ingresso a «Paese Sera» fu per una presentazione di quello strano film sul romanzo di Sciascia. Sciascia, esaminando la vicenda Moro, analizza esattamente le stesse due frasi e dice: «Qui dentro ci deve essere un messaggio». Sono tutte e due le frasi che avevano isolato i miei amici Gioia Longo e Giorgio Bachelet. Tra l'altro, Giorgio Bachelet aveva avvertito di questa decifrazione il fratello, che è stato ucciso nel 1980.

La cosa sorprendente è che noi non andammo immediatamente, però quindici giorni dopo venimmo a sapere che Viktor Aurel Spachtholz era stato trovato morto in casa sua a Vettica di Amalfi. Arrivò il 1988. Ennio Peres mi telefonò e mi disse: «Guarda, sta per uscire una nuova rivista magnifica, straordinaria, tutta basata sui giochi di anagrammi eccetera. Perché non tiriamo nuovamente fuori la vicenda di cui abbiamo parlato due anni fa?» Io dissi: «Va bene, ritiriamola fuori». Feci parecchia resistenza. Poi – io qui ho anche la fattura – mi dettero un milione e accettai. Non ho scritto assolutamente niente di nuovo. Ho scritto quelle cose che avevo già detto. Uscì il numero della rivista, «Giochi Magazine», con in primo piano Agnelli e con: «Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere». C'erano quattro pagine, due mie, firmate Ersilio Quarelli (ho usato uno pseudonimo) e le altre due, invece, di Ennio Peres, l'anagrammista che analizza la cosa. Nell'anticipazione del giornale il direttore Giuseppe Meroni parla dello scoop e annuncia: «I prossimi numeri saranno ancora più magnifici» eccetera. Esce «Giochi Magazine», e lo stesso giorno, o il giorno dopo, il direttore è licenziato e la rivista viene chiusa, soppressa. Questo numero è l'unico numero della rivista che è uscito. Pag. 6 L'editore era di Bologna e so che era un petroliere. Credo che qui qualcuno si ricordi il cognome. Adesso non me lo ricordo.

  ENRICO BUEMI . Ci sarà scritto nella rivista qual era la società editrice.

  GIANNI GENNARI . Nel memoriale che vi lascio c'è. È un memoriale che racconta tutta questa storia e in cui si parla di Curioni, di Macchi, di Paolo VI...

  PRESIDENTE . Su Curioni le dobbiamo fare due o tre domande.

  GIANNI GENNARI . Va bene.

Quello che mi sorprende – posso dirlo con molta tranquillità? – è che le cose mi vengano chieste trentanove anni dopo. Siccome queste cose non è che sono state nascoste – le ho pubblicate, le ho scritte su «Paese Sera», le ho ripetute altre volte – per fortuna, trentanove anni dopo qualcuno mi chiede conto.  

Per quanto riguarda le trattative, ho difeso – e qui ho un biglietto della moglie di Zaccagnini, che mi ringrazia – con forza la memoria sia di Paolo VI sia di Zaccagnini, e anche, in qualche modo, quella di Berlinguer. Io ero a contatto con Berlinguer attraverso Tonino Tatò...  

  PRESIDENTE . L'editore di «Giochi Magazine» era il gruppo Monti-Riffeser. "

" MASSIMO CERVELLINI . La casa dell'ex magistrato, la potenziale casa prigione, rispondeva alle verifiche che faceste, soprattutto Pag. 12 anche sugli aspetti esterni, quelli che venivano richiamati?

  GIANNI GENNARI . I mattoni rossi, sì, eccetera...

  MASSIMO CERVELLINI . E anche pini e bambini, per capirci?

  GIANNI GENNARI . A prima vista sì. Io sentii pure parlare di un asilo infantile che era nelle vicinanze. Tra l'altro, da quella casa in 6-7 minuti si arriva a via Fani.

  MASSIMO CERVELLINI . Seconda domanda: gli esperti di anagrammi hanno trovato anche altre frasi che permettevano l'esclusione di poche...?

  GIANNI GENNARI . No. La cosa veramente singolare, è il modo con cui Moro presenta queste frasi. Per esempio in una delle due frasi, poco prima parla dell'onorevole Misasi, quindi lascia un terzo di pagina bianca (qui tra le cose che lascio c'è la fotocopia, ma voi l'avete sicuramente) e poi comincia con «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Ex abrupto una frase assolutamente incomprensibile per chi conosceva Moro... Quali erano i gravissimi problemi della famiglia di Moro? Non c'erano.

  GERO GRASSI . C'erano. C'erano, e lui li sapeva bene. C'erano ed erano inimmaginabili a chi stava fuori.

  GIANNI GENNARI . Lei sa cose più di me, quindi...

  PRESIDENTE . Al di là di questo, la domanda del senatore Cervellini è: queste cose la Polizia e i Carabinieri le hanno verificate? O vi hanno ritenuto un po’...?

Per esempio, nel caso di una seduta spiritica, che era afferente quanto l'anagramma, sono andati in un paesino della mia provincia che si chiama Gradoli alle cinque della mattina. Invece, qui, nel caso degli anagrammi, non sono andati a vedere.  

  GIANNI GENNARI . L'unico effetto di quella cosa degli anagrammi...

  PRESIDENTE . Fu la chiusura di questa rivista.

  GIANNI GENNARI . Fu la soppressione della rivista «Giochi Magazine»."

Ma ci sono altri anagrammi criptati nelle lettere di Moro, li ho scoperti io, ve li propongo :

nell´ottimo libro di Marcello Altamura, Il professore dei misteri, Ponte alle grazie 2019, p. 160, siamo nel lungo contesto in cui l´autore argomenta l´esistenza, almeno in passato, di una o più videocassette con registrazioni video e audio degli interrogatori di Moro o comunque di Moro in prigionia, fatte poi sparire. La particolare videocassetta in oggetto a pp. 160 sqq., risulterebbe da un verbale della digos, di cui però Altamura non cita fonte, quindi non so dove sia e dove l´abbia trovato per ora, comunque : si tratta di un videotape sequestrato nel covo br di via delle nespole 55 a Roma il 9 gennaio 1982, giorno dell´arresto di senzani in un altro covo di Roma collegato. Tutte queste presunte o vere videocassette sono sparite. Ma questa videocassetta pare fu visionata il 30.5.87 dal consigliere istruttore di Roma ernesto cudillo nell´ufficio della digos. Essa è priva di immagini, ma recherebbe, stando a un appunto della digos desecretato, un frammento audio brevissimo in cui conversano una donna e un uomo che dicono :

" Le catene ci stanno ?"

"È incatenato. È tutto chiuso".

In sottofondo, si sentono VOCI CHE SEMBRANO APPARTENERE A BAMBINI.

C´è un piccolo problema tecnico : le videocassette pare entrarono in commercio in Italia solo nel 1981. Dunque i sequestratori non potevano acquistarne in Italia nel 1978. Se capisco bene il discorso non chiarissimo di Altamura su questo punto però, la registrazione di Moro potrebbe esser stata fatta originariamente su impianto a circuito chiuso, e poi 3 anni dopo, riversata in qualche modo su cassetta, oppure nel ´78 registarono in super8, e poi riversarono su videotape nell´81.

Devo a Stefano99 del forum vuotoaperdere.org/ricostruzione, la notizia che le videocassette entrarono in commercio all´estero prima che da noi, dunque senzani & compagni che abbagliano potrebbero aver fatto shopping elettronico a parigi via hyperion o negli usa via fondazione ford sponsor delle donne di piperno etc. :

" VHS (short for Video Home System) is a standard for consumer-level analog video recording on tape cassettes. Developed by Victor Company of Japan (JVC) in the early 1970s, it was released in Japan on September 9, 1976 and in the United States on August 23, 1977. "

https://en.wikipedia.org/wiki/VHS

Quello che mi intriga del frammento audio è il riferimento ai bambini, ovviamente associabile al VEDO PINI E BIMBI di uno degli anagrammi di Moro dalla prigionia.

Ma la cosa ancor più straordinaria, e ve la propongo qui per la prima volta, per quanto io ne sappia, è che sia il possibile Moro incatenato, sia le voci dei bimbi sono codificati in anagramma in un altro incongruo passaggio delle lettere:

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=200

Si tratta della lettera 7, datata 7 aprile, ma recapitata il 6, e la frase è :

SONO INTATTO E IN PERFETTA 7-4-1978 LUCIDITÀ. NON È GIUSTO DIRE CHE NON SO PIÙ CAPACE.

Ora già Flamigni Tela ott. 1993, p. 162, nota l´assurdità di una frase in cui Moro vuol convincere di essere in pieno possesso di sé, ma scrive SO invece di SONO. E anche l´intercalazione della data è strana.

Orbene, sciogliendo in lettere i numeri della data e anagrammando, si scopre che la frase contiene un messaggio in codice perfettamente coerente con gli altri due dalle lettere, e col frammento audio della videocassetta sequestrata al gruppo di senzani :

SONO QUI A FORMELLO DENTRO PINETA IN CATENE IN CANTINA SENTO VOCI PUPI COSTOLE ROTTE .

E ricordiamo che per i medici legali Moro si ruppe (o gli ruppero) 4 costole entro il 9 aprile circa.

Vedremo infra come Moro non fosse a Formello, ma a 20 km circa da Formello, ma può darsi che credesse o gli avessero fatto credere per depistarlo, che fosse presso Formello.

Sempre il bravo e tenacissimo Altamura a p.186 sta parlando del famoso fumetto di metropolis, e dice che il suo elemento più rilevante è l´ambientazione della prigione di Moro, IL RETRO DI UN GARAGE in cui si vedono i brigatisti lavorare come inservienti.

Ora, tornando alla frase della lettera, osservo che intatto in lingua italiana, nel 99% dei casi si dice di cose e non di persone. Dunque sospetto inserzione leggermente forzata per far tornare eventuale anagramma. E Moro attira l´attenzione sottilmente sul messaggio criptato, anche datando al 7 aprile una lettera recapitata il 6 e quindi scritta sicuramente prima del 7 ! Dunque : per lavorarci con chiarezza e colpo d´occhio, dispongo il testo su un foglio a colonne verticali, una lettera sotto l´altra. Perfezioniamo dunque l´anagramma. Ed ecco quel che salta fuori :

SONO QUI SOTTO A FORMELLO IN CATENE IN CANTINA DIETRO GARAGE COSTOLE ROTTE SENTO VOCI PUPI C`È PINETA.



C´è ancora una frase famosa che mi ha sempre colpito come priva di senso, nella lettera 76 a Zaccagnini, non datata e non recapitata :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=269

" Ma le cose sono così poco nelle nostre mani, specie se esse sono troppo deboli o troppo forti. "

Che significa se le nostre mani sono troppo deboli o troppo forti ? Invano gli interpreti si sono affannati sinora su questa frase : le mani deboli quelle di Moro, le mani forti quelle degli

americani ? No : dice nostre, nostre tutt´e due. La frase non ha senso e basta. Tant´è che deve aver insospettito pure i carcerieri, che non recapitarono la lettera, benché non sospettassero minimamente che Moro anagrammasse, altrimenti non ne avrebbero recapitata nessuna.

Ed ecco la soluzione :

MA LE COSE SONO COSÌ POCO NELLE NOSTRE MANI, SPECIE SE ESSE SONO TROPPO DEBOLI O TROPPO FORTI.

S.O.S, PRESSO FORMELLO, MATTONI, PINI, IN CATENE, PROCESSO, COLPO COSTOLE, RONDE, SPIE.

Questo è coerente con gli altri anagrammi rivelatori delle 4 costole rotte. E questo parallelismo ci consente anche di datare la lettera 76 al 5 aprile circa.



Quinta lettera con messaggio criptato in anagramma, quinto disperato SOS : altra lettera a Noretta, ancora 7 aprile secondo flamigni :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=199

(È la lettera numero 6 in questo sito, che la dice però recapitata, forse, il 6 aprile) :

LA GIOVINEZZA HA IL DONO DELLA FERMEZZA E DI UN PO´ DI ALTERNATIVA.

Questa frase, al solito, nel suo contesto è priva di senso, o quanto meno incongrua. Già Flamigni, La tela del ragno, terza ed. ott. 1993, p.164 aveva sospettato che questa frase fosse da decifrare.

Dunque proviamo ad anagrammare - ed eccovi il risultato, perfettamente coerente coi precedenti :

FORMELLO UN DUE GIRA ALTEZZA VEIO PINI LA TANA OLEZZA DI VIN.

Cioè, prima di uno o due km da Formello paese, gira altezza parco archeologico di Veio...

Ovviamente la villa di spagnuolo non era in centro a Formello, ma un po´ fuori. Anzi parecchio : era a 20 km circa, come vedremo infra. Ripeto che Formello negli anagrammi è indicazione di massima, di zona, percorso o direzione, come Veio, Cassia, Flaminia etc. : Moro non poteva avere le coordinate esatte di dove si trovasse, perché ce lo avevan portato in furgone chiuso o bendato, e comunque si trattava di una villa isolata nel verde come vedremo : però aveva potuto rendersi conto che scendeva in basso, da Monte Mario alla Cassia, che aveva passato la esse della Cassia poco distante in direzione fuori Roma, e che il percorso essendo stato breve, doveva trovarsi tra Cassia e Flaminia nell´Agro Veientano.

Possiamo ora provare a sintetizzare i dati che i 5 primi anagrammi disperati ma lucidi di Moro dalla zona di Formello (che preciseremo infra) ci rivelano, e che sono davvero molti e straordinari. Prima li ripropongo mettendoli di seguito, sinotticamente, ricordando che i primi due furono ricavati dal coraggioso, eroico gruppo degli amici di Moro guidati dal padre gesuita Guido Bachelet fratello di Vittorio nei 55, e gli altri 3 mi pare di averli decifrati io, correggetemi se invece qualcun altro lo ha fatto prima di me :

Primo anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=198

Lettera 5, a Zaccagnini, recapitata il 4 aprile :

SE NON AVESSI UNA FAMIGLIA COSÌ BISOGNOSA DI ME, SAREBBE UN PO´ DIVERSO.

SON FUORI ROMA, DOVE LA CASSIA IN BASSO FORMA UN´ ESSE, VEDO PINI E BIMBI.

(vedremo infra come la esse della cassia sia un dettaglio decisivo per capire la precisa ubicazione della villa/prigione).

Secondo anagramma :

Lettera alla DC, Lettera 38, recapitata il 28 aprile :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=231

È NOTO CHE I GRAVISSIMI PROBLEMI DELLA MIA FAMIGLIA SONO LA RAGIONE

FONDAMENTALE DELLA MIA LOTTA CONTRO LA MORTE.

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M.

Terzo anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=200

Si tratta della lettera 7, datata 7 aprile, ma recapitata il 6, a Eleonora, e la frase è :

SONO INTATTO E IN PERFETTA 7-4-1978 LUCIDITÀ. NON È GIUSTO DIRE CHE NON SO PIÙ CAPACE.

SONO FORMELLO IN CATENE IN CANTINA SOTTO GARAGE QUATTRO COSTOLE ROTTE SENTO VOCI PUPI C´È PINETA.

Quarto anagramma :

Lettera 76 a Zaccagnini, non recapitata :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=269

MA LE COSE SONO COSÌ POCO NELLE NOSTRE MANI, SPECIE SE ESSE SONO TROPPO DEBOLI O TROPPO FORTI.

S.O.S, PRESSO FORMELLO, MATTONI, PINI, IN CATENE, PROCESSO, COLPO COSTOLE, RONDE, SPIE.

Quinto anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=199

(È la lettera a Eleonora, numero 6 in questo sito, che la dice recapitata, forse, il 6 aprile) :

LA GIOVINEZZA HA IL DONO DELLA FERMEZZA E DI UN PO´ DI ALTERNATIVA.

FORMELLO UN DUE GIRA ALTEZZA VEIO PINI LA TANA OLEZZA DI VIN.

Dove un due sta per uno o due km di Cassia in direzione Formello, dunque fuori Roma : la distanza tra via Cassia angolo viale Corina d´Ampezzo e via Cassia angolo via di Grottarossa, dove il furgone con Moro svoltò come vedremo, è di 3,5 km: Moro aveva sbagliato di poco. E via di Grottarossa è il confine meridionale dell´attuale parco archeologico di Veio, dentro il quale si trova la villa di spagnuolo. Nel 1978 il parco non era stato ancora istituito come tale (lo sarà nel 1997) ma gli scavi nella zona erano iniziati fin dal XIX secolo.

Dunque, dagli SOS in codice di Moro possiamo dedurre con evidenza che :

1. già a inizio aprile, se anche mai lo fosse stato all´inizio, non poteva esser più un finto sequestro concordato, né una finta "messa in sicurezza" da parte del terrore di regime, perché Moro aveva capito benissimo di esser prigioniero e mandava istruzioni criptate per i suoi eventuali, sperati liberatori ; inizialmente devono avergli detto che lo portavano in sicurezza per via del pericolo imminente di golpe etc., ma prestissimo capì la trappola in cui era caduto ;

2. la data della rottura delle costole è da porre tra il 3 aprile (data approssimativa in cui verosimilmente scrisse la lettera del primo anagramma, recapitata il 4, in cui non parla di costole rotte) e il 5 aprile (data approssimativa di composizione della lettera del terzo anagramma, recapitata il 6, in cui menziona in codice, per la prima volta, le 4 costole rotte) ; questa datazione è perfettamente compatibile con il referto medico legale, che pone la rottura delle costole tra il 16 marzo e il 9 aprile, e ci consente di stringere di molto la finestra e trarne importanti conseguenze.

Se le costole gliele ruppero (o in alternativa, se se le ruppe cadendo, magari per via delle catene ai piedi) tra il 3 e il 5 aprile circa, allora ciò conferma che il prelevamento di Moro del 16 marzo avvenne in modo sì concitato (il mio drammatico prelevamento) e improvviso, ma senza violenza su di lui : con una scusa, funzionari da lui conosciuti lo prelevarono mentendo di doverlo portare in sicurezza perché una radio vicina alle br aveva preannunciato il suo sequestro alle 8.15. E ancora una volta ciò sarebbe compatibile col referto medico-legale, che vuole Moro uscito illeso dal 16 marzo : e ora possiamo affermare con ragionevole fondatezza che Moro non si ruppe nemmeno le costole il 16 marzo . Inoltre, conoscendo l´efferata crudeltà di senzani, che Altamura vuole con ampia e articolata argomentazione, coinvolto nel sequestro e interrogatore di Moro, allora direi che è plausibile che Moro fu torturato, magari col famoso calcio alla Sossi nelle costole da parte del parà infiltrato marra o simili bestie di satana.Oppure cadde a causa delle catene ai piedi in quella cantina e si ruppe le costole accidentalmente. Ricordo che nel novembre 1979, il sisde intercetta due br non identificati che discutono del sequestro Moro per sentito dire da altri br : essi menzionano i testamenti di Moro, che verranno scoperti solo nel 1990 a via di Monte Nevoso, dunque parrebbe che siano attendibili. Dicono che Moro non fu torturato fisicamente (gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p. 186).

E tutto questo ci conferma la drastica differenza di spirito trapelante dall´espressione del volto di Moro nella prima polaroid, pubblicata il 19 marzo e verosimilmente scattata all´indomani del sequestro, espressione che non è affatto quella di un uomo abbattuto e sofferente per fratture multiple, e che quasi irride i suoi sequestratori ; e la tragica demoralizzazione senza più speranza della seconda polaroid, pubblicata il 19 aprile, con le costole rotte e un trattamento che è chiaramente divenuto inumano e brutale.

3. Se ancora nell´ultimo anagramma in ordine di tempo, quello della lettera a Zac recapitata il 28 aprile, Moro fa sapere che sta ancora nella valle (che non esiste, vedi infra, ma insomma si intende in zona cassia/flaminia roma nord) di Formello, allora vuol dire che nel bunker di spagnuolo egli trascorse non tutta, ma la maggior parte della sua prigionia, dal 16 marzo al 28 aprile almeno. Perché dunque, e quando fu spostato alla seconda prigione sul litorale ? Penso di essere ormai in grado di dare una risposta con buona approssimazione : Moro fu spostato da Formello a un luogo X sul litorale laziale, tra Focene e Marina di Palidoro, a inizio maggio. Fu allora infatti che il terrore di regime fu preso dal panico - perché qualcuno che non avrebbe dovuto mai sapere, non solo aveva scoperto studiando gli anagrammi che Moro stava in zona Formello, ma lo aveva anche spifferato alla polizia : torniamo al racconto di Gennari :

" Quel gruppo di amici di Moro, all'inizio del maggio '78, quando le ricerche ufficiali si erano impantanate, segnalò gli anagrammi alle autorità di Polizia. In particolare fu Giorgio Bachelet che ne informò suo fratello, Vittorio, che gli assicurò di averne dato comunicazione agli inquirenti. La cosa non ebbe seguito, allora, perché arrivò il 9 maggio " :

dunque, ALL´INIZIO DI MAGGIO, il terrore di regime venne a sapere dall´ingenuo Bachelet che amici di Moro avevano scoperto di Formello, almeno come zona e direzione, e temendo che arrivassero fino a spagnuolo, spostarono Moro in fretta e furia sul litorale laziale. E la cosa non ebbe seguito non certo perché arrivò il 9 maggio, ma perché il terrore di regime, gelli e kossiga in testa, era il mandante nazionale del sequestro Moro su ordini di washington.

Tutto questo è corroborato dalla perizia geologico-botanica del Prof. Lombardi e del suo eccellente botanico: essi datarono la formazione dei frammenti di infiorescenze vegetali miste al terriccio litorale sotto le suole di Moro, a non più di una o due settimane dal decesso, il che chiude il cerchio:

" Le tracce raccontano. Eppure i sedimenti e le tracce vegetali, a rileggerle oggi, svelano tutta la loro importanza. "Nel risvolto sinistro del pantalone dell'On.Moro - si legge nella perizia - è stato ritrovato un elemento vegetale spinoso del diametro di circa 15 mm. e di lunghezza di 13-14 mm. comprese le spine. È classificabile come capolino immaturo di Centaurea Aspera, che nello stato in cui è stato repertato si presentava ancora non sbocciato". "La formazione del capolino - proseguono - doveva essere avvenuta non più di 10-15 giorni prima che venisse raccolta dal pantalone dell'On. Moro". Ma c'è di più: "Sembrerebbe - dicono i periti - che il capolino di Centaurea sia stato raccolto nella stessa area e, presumibilmente, nello stesso periodo in cui la sabbia è stata raccolta nel risvolto

dei pantaloni dell' On. Moro". E la sabbia, è stato detto e si vedrà ancora più avanti, non è quella di Ostia, per tacer delle dichiarazioni "ufficiali" " :

Si tratta dell´articolo di Torsello sull´ Espresso online, che sintetizza la perizia di Lombardi, che poi quest´ultimo riscriverà per una rivista americana molto dopo il 1978. Trovate il tutto qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0162_004.pdf

Quindi siamo a non più di 2 settimane prima del 9 maggio - cioè benissimo a inizio maggio, quando Vittorio Bachelet va ingenuamente a riferire alla polizia che il gruppo di amici enigmisti ha individuato nell´area di Formello, anche se vagamente/imprecisamente intesa, la prigione di Moro. A quel punto, Moro viene traferito in fretta e furia sul litorale laziale, tra Focene e Marina di Palidoro appunto. Il 28 aprile invece era ancora in zona Formello, e lo fa sapere in codice nella lettera di quella data.

Formello sta sui Monti Sabatini...cioè in collina, alle loro pendici. E comunque, tutta la geozona a nord di roma, tra Cassia e Flaminia, è vulcanica :

https://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano_Sabatino

Vedremo infra come la prigione di Moro era bensì in questa zona, ma 20 km circa a sud di Formello, a Grottarossa, che prende il nome dai tufi rossi vulcanici che la caratterizzano :

http://www.provincia.rm.it/dipartimentoV/SitoGeologico/editore/documentiUpload/02_IDROG_CAP.%201.PDF

p.14 di 37, B) 1.3.5

Prendete la di giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, prima ed. 2003, p.259 : cita la perizia sul terriccio sulle suole di Moro morto :

" UNA PARTE DEL MATERIALE RINVENUTO SOTTO LA SUOLA DELLE SCARPE INDICA CHE LA VITTIMA, IN EPOCA ANTERIORE A QUELLA IN CUI È TRANSITATA SULLA SABBIA DEL LITORALE, HA CAMMINATO SU UN TERRENO VULCANICO TIPICO DELLE ZONE INTERNE E PERITIRRENICHE DEL LAZIO :

" L´AREA DI PROVENIENZA DI PARTE DEL MATERIALE COMPONENTE QUESTE INCROSTAZIONI È LA REGIONE OCCUPATA DAI PRODOTTI DEI VULCANI SABATINI,COMPRESA TRA ROMA E L´AREA DEL LAGO DI BRACCIANO O, IN VIA SUBORDINATA, IL TERRITORIO DEI COLLI ALBANI " :

La verità era sotto gli occhi di tutti, e nessuno se n´era accorto. Bastava collegare i puntini.

Peres e Bachelet e Gennari e gli altri avevano ragione, Moro aveva cifrato la villa...

http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/11/+++30-35-caso-moro-spachtholz-5-puntata.pdf

http://www.progettoalternativo.com/2016/10/la-massoneria-quel-grumo-di-potere-che.html

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2010/12/caso-moro-spachtholz-linchiesta.html



Continuiamo allora ad analizzare le lettere di Moro, alla ricerca di altri indizi criptati.

Penso di poter dire che in generale salvo eccezioni, dove si applica criterio incongruità, si cela anagramma. Ma anche là dove senso pare esserci, ma l´italiano è sottilmente improprio, si celano a volte anagrammi. Utile è il suggerimento di Stefano99 del forum Ricostruzione di manlio castronovo su vuotoaperdere.org, di cercare anagrammi che diano altri tipi di indicazioni utili alla liberazione, come circostanze. Utile è anche il richiamo di Storico, sempre dello stesso forum, a Saussure, coi suoi mots-thème, mono- e difonemi da tener compresenti. Vediamo che ne esce fuori...

Lettera 3 a Cossiga, recapitata il 29 marzo :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=196

IO MI TROVO SOTTO UN DOMINIO PIENO ED INCONTROLLATO

Questa frase non appare del tutto incongrua nel contesto, ma pieno con dominio mi dava un che di artificioso, e incontrollato un che di superfluo, giacché un dominio non è tale se è controllato -

Dunque ho sospettato anagramma anche in assenza di incongruità, giusto per esperimento, e anche perché ci sentivo assonanze saussuriane... ed ecco il risultato :

IO MI TROVO SOTTO UN DOMINIO PIENO ED INCONTROLLATO

OTTO UOMINI MI CONTROLLANO, RONDE SOTTO I PINI.



Vi sono poi dei riferimenti inesistenti nelle lettere, che potrebbero veicolare messaggi in codice magari anche extraanagrammatici. Un esempio è quello dei pompieri spagnoli, di cui parla questo poster nel 2008 :

" … il secondo magistrato [che indagò sul Ghetto ebraico…] fu il Pm Luigi De Ficchy. Questi era rimasto colpito dal passaggio di una lettera di Moro al nipotino: ‘… ricordi quando ti ho regalato i pompieri spagnoli?…’. Ai famigliari non risultava avesse mai fatto un simile dono al bambino e la frase fu quindi interpretata come un messaggio. De Ficchy individuò uno stabile in via dei Pompieri, proprio alle spalle di via Caetani, che era stata la vecchia sede dell’ambasciata di Spagna. Alla fine le indagini si interruppero senza arrivare a nulla di concreto…

Il passaggio in questione è contenuto nella lettera a Luca Bonini, il nipotino di Aldo Moro, una lettera non recapitata che sarà rintracciata alcuni mesi dopo nel covo di via Monte Nevoso a Milano…

Mio carissimo Luca,

non so chi e quando ti leggerà, spiegando qualche cosa, la lettera che ti manda quello che tu chiamavi il tuo nonnetto. L’immagine sarà certo impallidita, allora. Il nonno del casco, il nonno degli scacchi, il nonno dei pompieri della Spagna, del vestito di torero, dei tamburelli…

La lettera risulta scritta quasi certamente nella prima metà del mese di aprile, allorchè erano passate circa tre-quattro settimane da via Fani e mancava altrettanto all’epilogo di via Caetani. "

http://old.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2474&com_mode=thread&com_order=1&com_id=112914&com_rootid=112732

Il poster è in errore nel pensare a via dei Pompieri come collegata in qualche modo a una lunga prigionia di Moro nel ghetto : sappiamo con certezza dall´analisi dei terricci e dei frammenti vegetali sulle suole e sui vestiti si Moro, che nel ghetto ci fu portato solo a maggio. Fino a fine aprile era a Roma nord, tra Cassia e Flaminia. Poi passò al litorale laziale, e solo negli ultimissimi giorni se non addirittura l´ultima notte finì nel ghetto. Se quella lettera dei pompieri spagnoli è davvero di metà aprile circa, non viene dal ghetto ( peraltro via dei Pompieri è ben FUORI del ghetto) e non ha nulla a che vedere con ex sedi di ambasciate spagnole.

Ma allora, cosa stava cercando di comunicare il povero Moro? Era un messaggio in codice, questo è chiaro : c´era la bandierina di segnalazione : i familiari escludevano che Moro avesse mai regalato al nipotino pompieri spagnoli.

La lettera in esame è la 17 a luca, qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

ma il sito non riporta alcuna datazione nemmeno ipotetica. Né la breve lettera contiene a prima vista elementi che consentano di datarla. Non so dunque come fece il poster 2008 a datarla nella prima metà di aprile. Anche quest´altro sito non offre alcuna proposta di datazione :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=210

La 17 fa parte di un gruppo di lettere che paiono scritte nello stesso giorno, sono come dei testamenti a familiari e amici, dice addio a Guerzoni in una etc., il tono è quello di chi sa che l´esecuzione è vicina. Potrebbe collocarsi attorno al 5 maggio, quando Moro scrive altre lettere testamentarie a Eleonora, e allora è sul litorale laziale, come lascerebbero pensare i riferimenti al mare nel resto della lettera.

Stando a flamigni Tela ott. ´93, p.192, il 15 aprile le br diffondono il comunicato n.6 che annuncia la condanna a morte di Moro.Quindi la lettera a luca e le altre di quel gruppo di testamentarie potrebbero esser datate anche alla metà di aprile, dunque da Roma nord .

Proviamo la strada anagrammatica, supponendo che la lettera sia di metà aprile e venga da Roma nord :

IL NONNO DEL CASCO, IL NONNO DEGLI SCACCHI, IL NONNO DEI POMPIERI DELLA SPAGNA, DEL VESTITO DI TORERO, DEI TAMBURELLI.

VILLA MATTONI ROSSI DI CARMELO SPAGNUOLO DENTRO CELLE IN CANTINA, CON PINI, RONDE, ODO DIECI SPIE.

Tutta la frase è fortemente, marcatamente segnalata come anagramma :

l´anafora de il nonno, espediente letterario poco adatto a un nipotino di 2 anni ; adattissimo invece a creare difonemi saussuriani come NN ; l´instradare con la Spagna, riferimento inesistente/incongruo e quindi segnaletico ; le allitterazioni insistite di T,L,D ; il fatto che la lettera, ritrovata in fotocopia di manoscritto nel 1990 a Milano, sia scritta molto con caratteri molto grandi [comunque illeggibili da luca il quale aveva solo 2 o 3 anni], sono tutte spie di codice, forse anagramma forse no, le più forti tra tutti quelli individuati sinora.

Dall´audizione del magistrato luigi de ficchy alla Moro2 , seduta n. 28 di martedì 24 marzo 2015 :

" [parla de ficchy] Cazora aveva ricevuto una telefonata anonima da un calabrese residente a Roma, che lo aveva invitato a un incontro al fine di incontrare una persona che poteva fornire un contributo per il ritrovamento della prigione di Aldo Moro.

Si incontrarono varie volte, se non ricordo male, e una volta fecero alcuni giri per Roma. Uno di quei giri fu fatto sulla Cassia. Sulla Cassia Varone disse all'onorevole Cazora: «Questo è un luogo caldo» o «Questa è una zona calda», facendo intendere che in quella zona c'era probabilmente la prigione di Moro. "

Questa è dunque la mia prima interpretazione dei pompieri spagnoli. Infra ve ne offrirò un´altra, alternativa alla prima. Per ragioni di completezza e obbiettività però, vi cito ora tutta la parte dell´audizione a de ficchy della Moro2, dove si solleva un polverone inconcludente come al solito, però è interessante la menzione dell´intervista a gallinari sulla lettera al nipotino (ammesso che sia la stessa ) :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2015/03/24/indice_stenografico.0028.html#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

" [parla de ficchy] L'ultimo discorso che ricordo sulla prigione di Moro riguarda una delle lettere scritte da Moro alla famiglia, nella quale si fa riferimento a un giocattolo che aveva regalato a un nipotino, un giocattolo cui si riferisce come «i pompieri spagnoli». Poiché sembrava che non ci fosse alcun giocattolo che potesse essere riferibile a dei pompieri, tantomeno spagnoli, venne Pag. 15 l'idea – non ricordo se a me oppure alle forze dell'ordine che con me indagavano – di trovare un riferimento a un'altra prigione, ossia che Moro avesse voluto far passare una qualche notizia sulla prigione in cui era ristretto.

Guarda caso, andammo a fare degli accertamenti su via dei Pompieri, che è vicino a Largo Argentina e via Caetani, dove poi viene ritrovato il corpo di Moro. In via dei Pompieri viene individuata la sede di una vecchia ambasciata spagnola. Mi ricordo che io acquisii, o dal catasto o in altro modo, le piantine di quell'edificio, ma anche questo fu un riferimento che non portò a niente.  

Tra l'altro, in relazione al discorso che facevamo prima su Fiumicino, c’è il discorso...  

  PRESIDENTE. Non portò a niente, ma stiamo parlando del 1991. Non ebbe prove a sostegno, ma non ebbe neanche motivi per poterlo escludere.

  LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. No, assolutamente. Esattamente. Non ho avuto prove a sostegno.

  PRESIDENTE. La prova a sostegno era che esisteva una via dei Pompieri e che c'era un'ambasciata spagnola. Tutto sommato, in sette minuti, lo potevano portare in via Caetani, se è la via che ho in testa io. Mi sembra un indizio sufficiente per dire che poteva essere...

  LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Esattamente, presidente.

  PRESIDENTE. Mi sono permesso di dirlo perché non è una cosa di poco conto.

  LUIGI DE FICCHY, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli. Io avevo maturato l'idea che Moro non potesse essere stato per 55 giorni fermo a via Montalcini.

  PRESIDENTE. Questa l'abbiamo maturata anche noi.

Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.  

  MIGUEL GOTOR. Scusate la poca ritualità, ma vorrei interloquire proprio su questi punti.

La lettera di Moro cui lei sta facendo riferimento è una lettera al nipotino Luca. In quella lettera c’è il seguente passaggio: «Il nonno del casco, il nonno degli scacchi, il nonno dei pompieri della Spagna, del vestito di torero, dei tamburelli». E poi continua. È una lettera, tra l'altro, scritta molto in grosso da Moro, proprio perché immaginava che il nipotino, che allora non sapeva ancora leggere, un giorno avrebbe potuto leggerla. Colpisce la lettera perché graficamente è attenta alla lettura del destinatario.  

  PRESIDENTE. Forse ha colpito anche i familiari perché c'erano tanti giochi, meno i pompieri della Spagna e tantomeno il torero, magari.

  MIGUEL GOTOR. A mettere gli occhi su questa lettera si arriva perché c’è un'intervista che esce sull’Espresso dopo gli anni Novanta e, quindi, dopo il ritrovamento delle fotocopie in manoscritto delle lettere di Moro.

  PRESIDENTE. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991.

  MIGUEL GOTOR. Quando dico «mettere gli occhi», non intendo la magistratura. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991. Dopo gli anni Novanta Gallinari risponde all'intervistatore e gli dice: «Noi non censurammo nulla di Moro. Ah, ora ricordo, forse sì: una lettera al nipotino dalla quale si poteva dedurre il luogo dove fosse tenuto».

Quella lettera colpisce. Effettivamente nel 1991 – sono elementi agli atti, che sono già consultabili – in via dei Pompieri censiscono tutti gli abitanti del posto. C’è Pag. 16 l'idea che a via dei Pompieri, dove c'era una sede di case dell'opera spagnola, o una cosa del genere, potesse...

La lettera effettivamente, se noi la leggiamo sulle indicazioni che ci fornisce Gallinari, fa un po’ impressione, perché ci sono tre luoghi in cui Moro chiaramente spiega di essere a Roma, ma un po’ fuori. Lo dice in questo modo: «Ora il nonno è un po’ lontano, ma non tanto che non si stringa idealmente a te». Poco dopo scrive: «Io sono qui, ma un po’ fuori». Qual è il punto ? La lettera finisce con tutta un'ambientazione marina. Ci sono quattro o cinque righe in cui, all'improvviso, Moro dice: «Fai compagnia, oltre che a papà e a mamma, alla tua cara nonna, che ha più che mai bisogno di te e, quando sarà la stagione, una bella trottata con i piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone al tuo gommoncino».

  PRESIDENTE. Di che data è la lettera ?

  MIGUEL GOTOR. Su questo non ero pronto. Questa lettera è stata ritrovata soltanto nel 1990 e la data... Questo conferma l'indicazione di Gallinari.

  PRESIDENTE. Se la data è prossima al 9 maggio, allora... Se non è prossima al 9 maggio, delle due l'una: o è vera via dei Pompieri, o è vero il mare, perché, a meno che non abbia il dono della preveggenza, è difficile che possa comunicare dove l'avrebbero portato da morto.

  MIGUEL GOTOR. «Luca dolcissimo, insieme col nonno, che ora è un po’ fuori, ci sono tanti che ti vogliono bene». Effettivamente, se io sono il rapitore di una persona che scrive questa lettera...

  PRESIDENTE. Non la consegni. Infatti, non l'hanno consegnata. Non mi sta dicendo, però, la data.

  MIGUEL GOTOR. Non sono datate le lettere di Moro. Non è di facile...

  PRESIDENTE. A meno che non l'abbia scritta il 7 o l'8 maggio, o comunque dopo il 5, l'idea che sapesse dove l'avrebbero ammazzato è una cosa complicata. O il mare è la lontananza, come il vento, nel qual caso si trattava di un riferimento dell'animo...

  MIGUEL GOTOR. No, Gallinari dice: «Noi una lettera a Luca non l'abbiamo distribuita perché si capiva dove stava tenuto». Uno va a vedere le lettere a Luca, che sono tre o quattro, e trova questa lettera.

  PRESIDENTE. Sto solo dicendo che le ambientazioni sono due: o quella a trecento metri, in via dei Pompieri, il che renderebbe plausibile che l'abbiano preso e portato lì da morto, oppure quella marina, nel qual caso i pompieri...

  MIGUEL GOTOR. Sto dicendo che mi sembra molto più plausibile – se vogliamo, poi approfondiremo la questione di Fiumicino e Fregene – che il problema sia che da questa lettera ci potesse essere un'indicazione, ed è Gallinari stesso a dircelo, di dove Moro fosse tenuto. Ciò è in contraddizione con tutte le versioni ufficiali della vicenda Moro.

  PRESIDENTE. Non ho capito se lei propende per via dei Pompieri o per Fiumicino.

  MIGUEL GOTOR. Via dei Pompieri equivale al tamburello, a via del Tamburello, e si va avanti a giocare così. Invece in questa lettera ci sono tre passaggi dove Moro dice: «Sono qui, ma un po’ fuori. Sono qui, ma un po’ lontano» e finisce in un'ambientazione marina. Tutto qui.

  GERO GRASSI. È già molto quello che dice in questa lettera.

  MIGUEL GOTOR. Infatti non viene recapitata.

  GERO GRASSI. Quella lettera ci dice una cosa importantissima, ossia che via Pag. 17 Montalcini scientificamente non è stata l'unica prigione di Moro e che la seconda...

  PRESIDENTE. C’è anche una signora sullo scenario di via Fani, dalla quale la Commissione ha assunto sommarie informazioni in questi giorni, che sostanzialmente dice di aver visto la Renault al mare.

  MIGUEL GOTOR. Scusate...

  PRESIDENTE. Ha trovato la data che non c'era ?

  GERO GRASSI. Non c’è la data.

  MIGUEL GOTOR. Gallinari dice queste cose in un'intervista a Mario Scialoja il 19 ottobre del 1990 all’Espresso, esattamente all'indomani, pochi giorni dopo il secondo ritrovamento di via Monte Nevoso.

Vi leggo cosa dice Gallinari, che io prima ricordavo a memoria: «Furono rarissime le occasioni in cui venne posto un veto alla spedizione dei messaggi e una delle lettere non consegnate è stata proprio quella al nipotino Luca, pubblicata nei giorni scorsi, perché conteneva vari elementi che avrebbero potuto favorire le indagini».  

  GERO GRASSI. Si evince una cosa molto chiara, ossia che in questa lettera non c’è alcun riferimento a via Montalcini. Comunque la si giri e la si volti, questa lettera non porta in via Montalcini. Punto. Non è poco, soprattutto perché questa dichiarazione la fa Gallinari, che noi sappiamo essere stato uno di quelli... Tutto questo contraddice tutti coloro che parlano di via Montalcini.

  PRESIDENTE. Gallinari è uno di quelli che hanno parlato sempre di via Montalcini.

  GERO GRASSI. Sì, ma attenzione. Di via Montalcini non parla solo una persona tra i brigatisti: Moretti. Tutti gli altri parlano di via Montalcini. Moretti non ammette mai e non parla mai di via Montalcini. Questo ad adiuvandum, per la storia. "



Cerchiamo di fare chiarezza : via dei Pompieri non ci può entrare nulla di nulla con la prigione di Moro e con le indagini paventate da gallinari, perché sta FUORI, BEN FUORI del ghetto, oltre via arenula :

https://www.tuttocitta.it/mappa/roma/via-dei-pompieri-28

Mentre gli ultimissimi giorni e notti, se non soltanto l´ultima notte, Moro la trascorse DENTRO il ghetto, a non più di 50 metri da via Caetani come stabilito dai periti in base ai fili di un deposito di tessuti attaccati alle ruote, che sarebbero volati via se la macchina avesse percorso distanze superiori. La distanza minima in auto da Pompieri a Caetani è invece di 550 metri stando a Google.

Dunque gallinari non poteva aver censurato la lettera a luca, ammesso che stesse parlando di quella dei pompieri, per via di via dei Pompieri che non ha mai avuto a che fare col sequestro Moro e quindi come riferimento, oltretutto aperto e non criptato, non poteva aiutare le indagini ma solo depistarle - come in effetti è avvenuto.

Dunque resta in piedi o la datazione di metà aprile, dopo la condanna a morte : quando Moro era ancora a Roma nord tra Cassia e Flaminia, e doveva aver capito che il bunker dove lo tenevano era quello della villa di spagnuolo, forse origliando conversazioni, perché noi sappiamo che non era in isolamento acustico, dato che anagramma più volte le voci dei bambini. Può anche darsi che Moro conoscesse la voce di spagnuolo per averlo incontrato in qualche passata occasione. O forse spagnuolo aveva avuto persino l´ardire, da invasato fascista qual era, di presentarsi al prigioniero a viso scoperto - o da giudice piduista, di presenziare all´interrogatorio assieme a senzani e forse markevitch.

Ecco perché Moro cercherebbe di velare l´anagramma (anche se stavolta non ci riesce bene) dicendo pompieri della spagna e non pompieri spagnoli, e dissimulando anche la spagna dentro improbabili toreri e tamburelli per renderla più credibile. Ma spagna-spagnuolo era troppo chiaro, forse i carcerieri non pensavano o immaginavano neppure che Moro stesse anagrammando, semplicemente non volevano che i destinatari avessero alcun appiglio per fare collegamenti. O forse, ancor più probabilmente, i censori notarono quelle espression troppo scoperte e imprudenti :

" Ora il nonno è un po' lontano, ma non tanto " ; " insieme col nonno che ora è un po' fuori " ; " i tuoi biondi capelli che accarezzo da lontano " : ricordiamo che Formello, come zona in senso lato, dista da casa Moro e dalla vicinissima casa di fida, dove era luca, solo circa 20/25 km e 20 minuti circa di macchina.

E la lettera non fu recapitata.

Oppure, quel che Moro potrebbe aver tentato alla disperata in quella lettera, è far sapere che era stato trasferito dalla villa di spagnuolo a Roma nord tra Cassia e Flaminia, al litorale o addirittura su una barca : perché la lettera parte coi pompieri spagnoli e poi aggiunge la sabbia e il mare :

" E quando sarà la stagione, una bella trottata coi piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone per il tuo gommoncino. ".

Poteva altresì star dicendo: guardate che il 16.3, giorno del rapimento, quando fida voleva portar luca dai pompieri (come da racconto di fida su Gente dicembre 1980), mi hanno chiuso nella villa di spagnuolo ; invece ora che vi scrivo questa lettera, sono sul litorale laziale, o su una barca presso il litorale laziale.

Ma ancor più precisamente - ed è questa mia interpretazione, la più plausibile penso - : a Ostia antica vi è la Caserma dei vigili, gli antichi pompieri, e l´edificio fu completamente ricostruito da Adriano (132-137) il quale era "spagnolo", perché secondo una parte delle fonti antiche egli nacque a Italica, antica città romana in Spagna, presso Siviglia. Secondo altre fonti nacque invece a Roma, ma la sua famiglia si era insediata a Italica abitandovi per più di tre secoli, fin dai tempi di Scipione l´Africano che l´aveva fondata nel 206 a.C. Il padre di Adriano proveniva anch´egli dalla Spagna ed era imparentato con Traiano, anch´egli "spagnolo" .

Un uomo di cultura umanistica come Moro, appassionato turista d´Italia come attesta fida, non poteva non sapere queste cose, e allora forse con quel riferimento inesistente ai pompieri della Spagna voleva cifrare il suo esser stato trasferito sul litorale laziale : Ostia antica dista appena 14 km da Focene, dove secondo il perito Lombardi iniziava il tratto di litorale laziale da cui solo poteva provenire la sabbia trovata nei risvolti dei pantaloni di Moro e sulle suole delle sue scarpe.

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=210

Questa interpretazione collimerebbe alla perfezione col successivo riferimento marittimo della lettera : " E quando sarà la stagione, una bella trottata coi piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone per il tuo gommoncino. "

Riassumo : il nonno dei pompieri della Spagna = sono a Ostia antica o vicinanze, litorale laziale non lontano da Roma ;

spiaggia e gommoncino = prigione sul lido (magari in caserma, anche se non necessariamente dei vigili del fuoco) o su barca/nave.

Saremmo dunque con questa lettera ai primi di maggio, quando stando alla relazione Lombardi, Moro arriva al litorale laziale, tratto compreso tra Focene e Marina di Palidoro.

Il dotto riferimento a Ostia antica e ai suoi edifici adrianei = "spagnoli", poteva forse almeno nella speranza ormai disperata di Moro esser compreso dai familiari con cui magari aveva visitato gli scavi. Non giurandoci però giustamente, Moro aggiunge anche spiaggia e gommoncino - ma a quel punto, mangia la foglia anche gallinari e la lettera non viene recapitata,perché contenente riferimenti all´ubicazione come dichiarò lo stesso gallinari nel 1991, seppellendo così le ultime speranze di Moro.

Anche qui, se ho colto nel segno, il riferimento ostiense è alla zona, lato sensu, non al posto preciso che magari Moro non aveva identificato al millimetro - esattamente come i riferimenti a Formello nel cifrario di marzo/aprile indicavano zona, da cui Grottarossa dista pochi km come Focene dista da Ostia altrettanto.

L´altra lettera a luca non recapitata contiene ulteriori riferimenti al mare :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=255

Lettera 62 a luca bonini, non recapitata :

" Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [... ] nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore."

Costretto ad allontanarsi un poco potrebbe riferirsi al cambio prigione da Roma nord al litorale, fine aprile/inizio maggio stando sempre alla perizia Lombardi che datò le infiorescenze nella sabbia addosso a Moro.

Quella strana cosa monca, corsa al [...] richiama il kursaal di Ostia/Castelfusano. Solo che il prof. Lombardi escluse che la sabbia su Moro venisse da Ostia, e la collocò geologicamente tra Focene nord e Marina di Palidoro. Focene è a pochissimi km da Ostia però. Ma forse Moro con il suo corsa al richiama kursaal come termine generico, come dire sono in uno stabilimento balneare sul litorale laziale non lontano da Roma - qualcuno ha parlato di un lido della guardia di finanza come possibile prigione litoranea. La guardia di finanza era allora in mano al criminale piduista raffaele giudice, che rispondeva solo a gelli proprio come spagnuolo.

Il kursaal village di Ostia è ed era un po´ il simbolo del litorale romano :

" Il Kursaal Village è lo stabilimento balneare più cool di Ostia, uno dei più storici di tutto il litorale romano. La struttura è stata creata nel 1950 " :

http://www.kursaalvillage.com/

Da notare anche il riferimento al tirare la cordicella del motore : un bimbo di 2 anni non può farcela, perché ci vuole troppa forza, a meno che non sia solo un gioco - d´altra parte non mi risulta che Moro avesse barca a motore, se ne stava sulla spiaggia d´estate a passeggiare o parlare.

Quindi SE questo è un altro riferimento inesistente, allora porta acqua al mulino del Moro in barca dal trasferimento a fine aprile/inizio maggio in poi - cosa che giustificherebbe anche l´abbronzatura del cadavere rilevata oralmente dai medici legali all´atto della necroscopia, e fa il paio col gommoncino dell´altra lettera a luca analizzata supra. Interessante questo :

http://storiedanondimenticare.blogspot.com/2016/12/strage-di-via-fanidubbi-e.html

La parte in fondo sul ritrovamento di targhette per motori marini a via gradoli pare da collegare col tirare la cordicella della lettera a luca.



Continuo ora con la mia analisi sistematica delle lettere di Moro, alla ricerca di messaggi criptati.

Indubbiamente, come già aveva notato il gruppo di estimatori di Moro riunito attorno a Giorgio Bachelet durante i 55, la parola famiglia è un mot-thème, ossessivamente/disperatamente ripetuto proprio a celare 3 lettere di Formello oppure ancor meglio, quasi tutte le lettere di Flaminia nel giusto ordine o quasi.

Quando leggiamo famiglia dunque, come ci insegnarono quei grandi, dobbiamo allertarci, anche perché questo continuo riferimento, a proposito e a sproposito da parte di Moro, dei gravi problemi della famiglia che aveva tanto bisogno di lui, è falso a parte il piano affettivo, perché la famiglia stava benone, le figlie accasate o comunque con lavoro, appartamenti di proprietà, insomma non era certo in ristrettezze materiali !

Lettera 10 a don virgilio levi, non recapitata :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=203

" e dalle gravi preoccupazioni per la famiglia "

E DALLE GRAVI PREOCCUPAZIONI PER LA FAMIGLIA

VILLA DACIA FORMELLO PINI PUPI GARAGE

Qui la dacia ovviamente e coerentemente, fa il paio con il "cottage" ricavato dalla lettera alla dc dal gruppo degli amici durante i 55 :

È NOTO CHE I GRAVISSIMI PROBLEMI DELLA MIA FAMIGLIA SONO LA RAGIONE FONDAMENTALE DELLA MIA LOTTA CONTRO LA MORTE

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M

(Lettera alla DC, Lettera 38, recapitata il 28 aprile) :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=231



Ancora e ancora : altro anagramma coerentissimo nella lettera a Rana, 2, qui :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=195

" La ringrazio tanto per quel che ha fatto e fa a sostegno della mia famiglia e mio. "

Questa frase contiene 2 segnali, due marker di anagramma o comunque codice :

1. il mot-thème famiglia che ben conosciamo grazie a Bachelet e ai suoi amici ;

2. l´incongruità di dire quel che fa : che ne sa Moro dalla prigione, di quel che Rana sta facendo ORA ? Quel che ha fatto lo sa; ma quel che fa come lo sa ? Anche perché subito dopo dice di non saper nulla dei suoi, quindi che ne sa di quel che Rana sta facendo per i suoi ?

LA RINGRAZIO TANTO PER QUEL CHE HA FATTO E FA A SOSTEGNO DELLA MIA FAMIGLIA E MIO.

IO QUI MALE, ZONA FORMELLO, COTTAGE A MATTONI ROSSI, HA GARAGE E TELE.

Dove tele sta ovviamente per impianto di sorveglianza a circuito chiuso, vedi Altamura Il professore. Moretti stesso avrebbe parlato di telecamere a circuito chiuso per la sorveglianza di Moro a un altro terrorista, come riportato da Flamigni in La sfinge delle brigate rosse, 2004.



Lettera 12 a Eleonora Moro, non recapitata :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=205

" Mia dolcissima Noretta, bacioni al pupo

temo che tu abbia troppo da affaticarti nell'improba impresa ."

Questo incipit suona strano perché i baci si mettono alla fine e non all´inizio. Inoltre bacioni al pupo è espressione tipicamente romanesca che suona un po´artificiosa e quasi ironica in bocca al pugliese Moro.

MIA DOLCISSIMA NORETTA BACIONI AL PUPO

TEMO CHE TU ABBIA TROPPO DA AFFATICARTI NELL´IMPROBA IMPRESA

FORMELLO CASSIA FLAMINIA MATTONI PINI BIMBI TORTURA, COSTOLE ROTTE PREMI PAPA DC CEDA.

Se sono nel giusto, la tortura potrebbe o riferirsi alle costole rotte perché lo picchiarono, o, se i due br intercettati nel 79 dissero il vero e Moro non fu torturato fisicamente, non fu picchiato, e si trattò di tortura psicologica, le costole se le ruppe cadendo, magari per via delle catene ai piedi mentre andava in bagno o passeggiava per l´ampia camera che aveva a disposizione e che non era certo il bugigattolo di via Montalcini (vedi infra la vera prigione). I due br intercettati dissero che Moro non fu fatto dormire per una notte costringendolo a restare in piedi (gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p.186), e che questo gli procurò un crollo psicologico - dunque di tortura psicologica si parlerebbe, certo con risvolti fisici, ma non di battiture - nel qual caso, se vero, le costole se le ruppe cadendo.



Ricapitolo tutti gli anagrammi decifrati sinora dal gruppo di Bachelet nei 55, e da me sinora in questo maggio 2019 :

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M

SON FUORI ROMA, DOVE LA CASSIA IN BASSO FORMA UN´ ESSE, VEDO PINI E BIMBI

SONO FORMELLO IN CATENE IN CANTINA SOTTO GARAGE QUATTRO COSTOLE ROTTE SENTO VOCI PUPI C´È PINETA

S.O.S, PRESSO FORMELLO, MATTONI, PINI, IN CATENE, PROCESSO, COLPO COSTOLE, RONDE, SPIE

FORMELLO UN DUE GIRA ALTEZZA VEIO PINI LA TANA OLEZZA DI VIN

OTTO UOMINI MI CONTROLLANO, RONDE SOTTO I PINI

VILLA MATTONI ROSSI DI CARMELO SPAGNUOLO DENTRO CELLE IN CANTINA, CON PINI, RONDE, ODO DIECI SPIE.

VILLA DACIA FORMELLO PINI PUPI GARAGE

IO QUI MALE, ZONA FORMELLO, COTTAGE A MATTONI ROSSI, HA GARAGE E TELE

FORMELLO CASSIA FLAMINIA MATTONI PINI BIMBI TORTURA, COSTOLE ROTTE PREMI PAPA DC CEDA

Per quanto riguarda il garage, anticipo che la vera prigione di Moro, cioè la villa di spagnuolo a Grottarossa, aveva al piano interrato, quello stesso in cui era tenuto prigioniero Moro, anche un garage, come attestato da documenti dell´epoca in mio possesso che presenterò tra breve.

Il legittimo dubbio di come Moro potesse a mente comporre anagrammi così complessi e lunghi, senza poter fare, si immagina (ma non è detto, vedi sotto) prove su carta, fu posto anni fa dal bravo giornalista Andrea Biscàro a G.Riva della biblioteca enigmistica italiana : la risposta potete leggerla qui :

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2008/04/il-caso-moro-inchiesta-di-storia-in.html

(Cliccate sulla quarta e ultima pagina del servizio)

Un´altra prova indiretta che Moro poteva forse star lavorando a mente, con tutte le imperfezioni del caso, è che per ciascuno di questi 11 anagrammi decifrati sinora, avanza sempre qualche lettera, anche in quelli del gruppo di Bachelet : è proprio questa umana imperfezione a rendere più credibile il disperato sforzo di Moro di comunicare in codice la sua posizione e le sue tattiche di speranza.

Più che di anagrammi perfetti, parlerei di endogrammi, cioè di messaggi, di frasi contenute come anagrammi parziali nell´ambito di altre e diverse frasi recanti molteplici "segnalazioni" del crittogramma di cui sono latrici.

Tuttavia, probabilmente Moro in catene aveva la possibilità di scrivere senza esser sorvegliato a vista da vicino per parte della giornata, e quindi non è del tutto da escludere che potesse far anche prove su carta, che poi magari poteva strappare nel bagno e far scomparire nel wc tirando la catena, o passare sotto il rubinetto fino a cancellarne la leggibilità e poi buttarle nel cestino o nel water.

Mi convince la eclatante incongruità di frase intera e staccata, come la giovinezza che ha il dono della fermezza etc. - ecco un altro esempio :

lettera 21 a Sereno Freato :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=214

" Quanto costa lo spettacolo di una apparente grandezza."

Questa frase è quanto meno ambigua nel suo contesto, anche se con sforzo si potrebbe interpretare col concetto tipico delle lettere, che la presidenza della dc lo faceva apparire decisivo quando non lo era più, e che questo gli era costato il rapimento - ma è davvero artificioso messo così.

QUANTO COSTA LO SPETTACOLO DI UNA APPARENTE GRANDEZZA.

CANTINA SPAGNUOLO RUDEZZA COSTOLE ROTTE CAPPA TENDA.

La cappa può essere il mantello con cappuccio dei massoni, o la volta della cantina coperta da tenda - oppure la tenda separava il suo spazio - oppure era il bandierone br dietro di lui come nelle foto.

Anche questo è anagramma quasi puro, avanza una sola lettera, la Q.

È particolarmente lineare come costruzione : i gruppi SP, OLO, ANT, EZZA saltano all´occhio, instradano.

Concludo per ora ripetendo come il gruppo di Bachelet avesse ragione a sospettare la costante iterazione nelle lettere del mot-thème famiglia, congruo o no nel contesto : FAMIGLIA = FLAMI(N)IA , e contiene anche 3 delle lettere chiave di Formello (ripeto che proprio Formello non era, preciseremo infra).



" Così Luca lontano fa scendere la mia canizie con dolore nel soggiorno dei morti. " :

lettera a Eleonora, non recapitata, qui :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=216

Questa lettera, non datata ma databile, fa parte delle testamentarie. Dunque è stata scritta o attorno al 15 aprile, data del comunicato br che annuncia la condanna a morte, o poco prima del 9 maggio.

Vedremo che il codice è chiaro : siamo alla prima data, ancora a Roma Nord (detta sempre, per imprecisione spontanea o indotta, Formello).

Quel che mi fa soffermare qui è la citazione biblica in apertura : con tutto il rispetto per la profonda fede di Moro, e ammesso che i carcerieri su sua richiesta gli abbiano dato una bibbia, francamente il parallelo non è calzantissimo : perché nella bibbia è beniamino a diventare ostaggio di giuseppe per una colpa non commessa - il figlio giovinetto di giacobbe, non il vecchio giacobbe - mentre nella situazione di Moro/giacobbe, l´ostaggio è lui, non il piccolo luca. Insomma il tutto, per uno conscio di star per essere giustiziato, mi pare un po´ troppo artificioso e letterario, anche senza voler cercare il pelo nell´uovo - che giacobbe cioè, dice giuda, morirà di dolore SE non rivede beniamino, mentre Moro giacobbizzato morirà in ogni caso, solo con maggior dolore perché non rivedrà Luca - quasi come se , rivisto Luca, sarebbe stato contento poi di essere giustiziato comunque. Ho come la netta sensazione perciò, ripeto senza nulla voler togliere alla profonda fede di Moro, che lui usi questo espediente del citare un passo biblico in qualche modo simile alla sua situazione, anche se alla lontana, per poi poter piazzare il codice nella frase che segue di apparente commento esegetico :

" Così Luca lontano fa scendere la mia canizie con dolore nel soggiorno dei morti."

Il mio sospetto mi fornisce una delle soluzioni anagrammatiche meno impure sinora, con sole 3 lettere avanzanti nonostante la relativa lunghezza della frase :

COSÌ LUCA LONTANO FA SCENDERE LA MIA CANIZIE CON DOLORE NEL SOGGIORNO DEI MORTI.

FORMELLO CASSIA RONDE L´ODORE CANTINA IN CATENE MI UCCIDERANNO OGGI LO SO.

Dove quell´oggi non può che essere il 15 o 16 aprile, subito dopo il comunicato br che annunciava la condanna a morte. Dove l´odore è quanto dire : sono in cantina, seguite l´odore di vino - che ha già ricordato in altre soluzioni anagrammatiche viste supra. Chiaro che, acquisita notizia della condanna e della fine prossima, Moro dia fondo a tutte le sue risorse crittografiche per lanciare ultimi disperati SOS in zona cesarini. Già questo di per sé è motivo si sospettare codici in tutte le sue testamentarie.

Non riesco a staccarmi dalla 23 a Eleonora, perché le testamentarie per loro natura lo avrebbero spinto a dar fondo a tutte le sue (invero eccezionali) risorse crittografiche, a tentare il tutto per tutto sperando che qualcuno capisse - ma forse in questo caso gli unici non dico a capire (altrimenti non avrebbero consegnato alcuna lettera) ma a sospettare crittogrammi furono i carcerieri che non recapitarono tutto questo gruppo di lettere, anche perché nel frattempo l´esecuzione di Moro era stata differita sine die.

C´è dunque un´altra frase che mi colpisce come incongrua :

" Ma non ho, purtroppo, tutto quello che dovrei dare. Così fosse possibile " :

girala come vuoi, nel suo contesto non ha senso : che altro dovrebbe lasciare Moro a una famiglia benestante che non ha alcun vero bisogno materiale di lui ? Che altro dovrebbe dare ?

È talmente artificiosa e stramba questa frase che non può non farmi sospettare codice.

MA NON HO PURTROPPO TUTTO QUELLO CHE DOVREI DARE. COSÌ FOSSE POSSIBILE.

QUI FORMELLO ESSE CASSIA VEDO PINO ODO PUPI COSTOLE ROTTE BRUTO.

Ormai i difonemi saussuriani come le due doppie S, i FO e ELLO che instradano facilmente su Formello, sono davvero pattern linearmente e direi quasi a colpo d´occhio visivamente riconoscibili, di lettera in lettera, nello stile crittografico di quest´uomo grandissimo e tragico della nostra storia.

Un ultimo anagramma quasi puro che mi pare di aver individuato è nella 37 gotor (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, p.68) , Messaggio alla famiglia Moro : qui abbiamo coppie di parole identiche o molto simili, che paiono segnalare deliberato sforzo di crittare :

" prego la cortesia della stampa di voler telefonare questo messaggio a casa mia (3379308)

Famiglia Moro

Stringendomi con tanto affetto a voi vi prego darmi cortese tramite stampa urgenti notizie famiglia et familiari, dettagliando se ricevute mie notizie[...]"

PREGO - PREGO

CORTESIA - CORTESE

STAMPA - STAMPA

FAMIGLIA - FAMILIARI

che mi dà un anagramma quasi puro, a esclusione di una sola F :

STO CASSIA/FORMELLO, GIRATE GARAGE, PREMI PAPA AMICI (o AMICI PAPA), PRESTO !

Il codice qui è segnalato, oltre che dalle coppie di cui almeno quella famiglia/familiari è del tutto pleonastica (bastava dire notizie famiglia, è superfluo aggiungere et familiari), anche dal fatto che, data la cortese disponibilità dei "br" a fargli quotidianamente da postini e telefonatori, compreso alla famiglia, non si vede per qual motivo debba rivolgersi alla stampa per comunicare il messaggio a casa sua. Il biglietto non fu recapitato - si vede che insospettì anche i "br" - e risale al 16 aprile data ricavabile dalla notizia del deragliamento - siamo poco dopo la prima condanna a morte.

Va da sé, come sempre, che Formello anche qui è indicazione di massima, di direzione/percorso/zona, non coordinate precise della specifica sua ubicazione che non poteva avere.



Un articolo di Repubblica del 29.1.1992, segnalatomi da Stefano99 del forum vuotoaperdere.org/ricostruzione :

"Il 26 settembre ' 91 Gualtieri chiede a Scotti e Rognoni "ogni elemento di informazione" circa un' operazione per la liberazione di Moro di cui Cossiga aveva riferito qualche tempo prima (a giugno il presidente della Repubblica parlò di un´allerta di un giorno e mezzo degli incursori della Marina militare, pronti ad intervenire dopo la segnalazione di un casolare nei pressi di Formello come possibile prigione di Moro."

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/01/29/scotti-sono-scomparse-le-carte-del-caso.html

Qualcuno aveva individuato la prigione di Moro nella zona di di Formello durante i 55. Si trattò del solito Dalla Chiesa o qualche altro patriota vero. Era la villa a mattoni rossi, anzi a massoni "rossi", altro che casolari... A quel punto kossiga deve far finta di fare qualcosa x non sputtanarsi troppo coi servizi buoni, e allora allerta il comsubin e lo fa stare in allarme partenza per giorni a grattarsi come racconta tombolini alla Moro2 - per poi annullare tutto. Tutto ciò è raccontato benone da due autori che non vogliono che li citi :

" La Spezia, 9.6.1991 : ...Cossiga parla per la prima volta dell´intervento del comsubin : " Posso oggi raccontare di quella notte in cui eravamo convinti di aver individuato la prigione di Moro", e rivela che un ufficiale medico in quell´occasione si era offerto volontario per soccorrere Moro e fargli scudo con il proprio corpo ".

Vari altri piduisti e cavalieri di malta assortiti parleranno poi di varie allerte comsubin e ricognizioni per tutti i 55 giorni, e perfino di un´esercitazione di esfiltrazione ostaggio in una cassa in furgone da Roma a Cerveteri. I due autori concludono che fu tutto un depistaggio per celare la partecipazione di gladio/comsubin alla strage e al sequestro, e hanno ragione nella sostanza. Ma vi dissi già che le vulgate sono referenziali : distorcono la realtà, ma non inventano di sana pianta nulla.

Moro era davvero a Roma Nord, tra Cassia e Flaminia, in direzione/zona Formello, anche se in una villa di massoni e non in un casolare boccea/aurelia. E Moro fu davvero esfiltrato da lì a Palo Laziale o lì vicino, tra Focene e Marina di Palidoro stando alle perizie sulla sabbia e sui vegetali delle suole di Moro (non Cerveteri, peraltro vicina) a fine aprile/inizio maggio - in cassa e furgone chiuso, come probabilmente era stato portato da Forte Trionfale alla prima prigione il 16 marzo.

Vedete come le vulgate sian sempre referenziali, usino sempre la tattica depistante delle mezze verità - non inventano mai di sana pianta :

https://archivio.quirinale.it/discorsi-bookreader//discorsi/Cossiga.html#page/1618/mode/2up

E nel discorso di La Spezia, la scusa infame che kossiga addusse per aver annullato l´intervento del comsubin per liberare Moro, fu che l´informazione non era esatta...

https://lab.gedidigital.it/repubblica/2018/cronaca/aldo-moro/la-polemica-con-la-dc



http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

" Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui. "

( Lettera 6 gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018, Al segretario della Dc Benigno Zaccagnini, p.13, p. 53 di 122 del link, fogli 1r s.f. e 2r s.i.).

Ma non scrive la scorta, scrive la storta !

Prendete l´originale riprodotto linkato supra : guardate bene e riguardate meglio la parola scorta : NON È AFFATTO SCORTA : QUELLA NON È UNA C, È UNA T !! Moro sta camuffando quel che vuole realmente far sapere : che sta nella zona di LA STORTA, sulla Cassia !!!

Osservate per confronto tutte le altre c minuscole del foglio : sono piccoline, non hanno nulla a che vedere con la lettera di scorta,quella è t non c : fate la controprova osservando tutte le altre t minuscole del foglio !

Pertanto il senso di quella famosa frase, tanto accusata di cinismo, è in realtà solo un camuffamento della sua ubicazione : Moro non sapeva nulla della sorte della sua scorta abituale e non può parlarne, sta invece con una frase generica, crittando la zona dove ha capito di trovarsi :

quella de La Storta sulla via Cassia !!!

Questa lettera a zac, recapitata il 4 aprile, Moro dice di averla scritta dopo 15 giorni di prigionia, dunque siamo attorno al 31 marzo : egli ha capito, pur essendo stato portato alla prigione in furgone chiuso, ha capito di essere tra Cassia e Flaminia, perché erano strade della sua zona che conosceva bene, dunque aveva percepito di essere sceso in basso da casa sua alla Cassia, probabilmente lungo viale Cortina d'Ampezzo, e poi siccome da lì in poi il viaggio era stato breve, e lui si era reso conto della famosa doppia curva della esse della Cassia in basso dell´anagramma di Bachelet, sapeva di essere in quella zona, anche se non poteva dire dove esattamente perché la villa era isolata nel verde e lui stava sotto in cantina nella camera blindata di spagnuolo che vedremo infra.

Dunque La Storta e non la scorta, è "del tutto al disotto" perché la Cassia, e l´Agro Veientano tra Cassia e Flaminia, sono in basso rispetto a casa Moro che sta in cima a Monte Mario. È la situazione in cui si trova che è al disotto, perché sta sulla pianura in basso e perché sta in cantina.

Ripeto che si tratta di indicazioni di zona, di tentativi approssimativi di indicare la sua ubicazione di cui non poteva esser certo al millimetro, perché sicuramente lo avevan portato lì in furgone chiuso o comunque bendato : perciò a volta indica Formello, altre Veio, qui La Storta, ma è sempre la stessa zona, come una rapida occhiata a googlemaps vi farà capire immediatamente anche se non siete pratici di Roma Nord.

La distanza tra La Storta, frazione del comune di Roma sulla Cassia, e via di Quarto Annunziata 47 (prima prigione, vedi prossimo capitolo) è di appena 12 km.

Altezza sul livello del mare di casa Moro : circa 139 metri. A.l.m. della Cassia : massimo 81 metri, ma in genere molto meno. Poi La Storta di per sé, come borgo stricto sensu, si trova a 160 metri, ma ripeto qui l´indicazione è generica, di percorso, direzione e di zona : quello che deve aver colpito Moro e gli fa dire, nell´anagramma e qui in altro modo, che sta al di sotto, che la sua situazione è in basso, è la sensazione di forte discesa che si prova scendendo da casa sua sulla cima di Monte Mario alla Cassia in basso, lungo viale Cortina d'Ampezzo ad esempio - quasi certamente il percorso del furgone chiuso che lo portò da spagnuolo.

Questo ci porta ovviamente, anche a preferire il furgone chiuso come mezzo di trasporto di Moro, versus l´elicottero di Pecorelli.

L´ORIGINALE DI QUESTA LETTERA È LA PROVA PROVATA CHE GLI SOS IN CODICE CI SONO E COME, E CHE ESSI PRENDONO VARIE FORME PERCHÉ MORO CON L´ECCEZIONALE CREATIVITÀ E INTELLIGENZA CHE LO CONTRADDISTINGUE, LE PROVA VERAMENTE TUTTE PER FAR CAPIRE DOVE STA E FACILITARE UN BLITZ LIBERATORIO :

LETTERE CAMUFFATE COME QUI, ESPEDIENTI GRAFICI ;

ANAGRAMMI SEGNALATI DA FRASI INCONGRUE, SPAZIATURE INNATURALI, RIFERIMENTI INESISTENTI ;

CODICI A INDOVINELLO TIPO I POMPIERI DELLA SPAGNA ;

RIFERIMENTI DISPERATI IN CHIARO AL MARE SPIAGGIA ETC., VISTO CHE I DESTINATARI NON REAGIVANO ALLA CRITTOGRAFIA.

QUESTA FAMOSA FRASE SULLA SCORTA/STORTA È LA PROVA PROVATA VISUALE E IMMEDIATA E INDISCUTIBILE CHE MORO STAVA TRA CASSIA E FLAMINIA E LO AVEVA CAPITO BENISSIMO.

Solo che non poteva esser sicuro della precisa ubicazione perché stava nella cantina di una villa isolata,dove era stato portato in furgone chiuso o comunque bendato. E allora ci dà indicazioni di massima sufficienti a inquadrare la zona, la direzione, il percorso : Formello, La Storta, Cassia e Flaminia, Veio : una zona che i 1000/2000 militari di leva dell´anagramma sarebbero bastati a pettinare e rastrellare fino a trovarlo costringendo i sequestratori ad arrendersi.



C´è un articolo vecchio da Gente del 5.12.80 sul sito di grassi, in cui maria fida ricorda i viaggi col padre :

http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=8181&Itemid=149

" la mamma guidava e papà divagava lodando il paesaggio o facendo delle considerazioni di ordine culturale - abbiamo visitato buona parte dell´ Italia paesino per paesino " :

e sono certo che tali visite inclusero Formello e Veio...e Saxa Rubra e La Storta.

Ibidem si dice anche che Moro era valente scacchista. Fida nell´articolo di Gente menziona anche la straordinaria memoria fotografica del padre, fin nei minimi dettagli dei vestiti indossati dalle persone in una determinata occasione, anche a distanza di 10 anni...

Poi Moro, a inizio maggio, è trasferito; forse, come ipotizza la di giovacchino 2003, a villa odescalchi presso il Tirreno, a Palo Laziale tra Focene e Marina di Palidoro, di proprietà del miliardario del petrolio americano paul getty senior, membro del bilderberg, villa con eliporto :

https://www.residenzedepoca.it/meeting/s/location/la_posta_vecchia_x/

Il problema però con questa villa particolare, è che la sua costa è rocciosa, a scogli, e dunque non giustifica la sabbia trovata addosso a Moro.

I periti troveranno sabbia di quella esclusiva provenienza litoranea, tra Focene e Marina di Palidoro appunto sotto le scarpe (strato superiore più recente, fine prigionia) e nei risvolti dei pantaloni di Moro.

Moro il 16 marzo, con la nuova scorta traditrice potrebbe aver raggiunto la prigione tra Cassia e Flaminia anche in furgone - da Roma Nord ci vuole meno di mezzora. Alle 9 - 9.15 del 16.3.78, quando si svolge l´agguato a Fani, Moro è già "al sicuro" fuori Roma, sorvegliato da p2, cia, mossad, gladio e forse la mafia loro alleata. Tanto i posti di blocco attorno a Roma saranno istituiti solo ore dopo : il dottor Ernesto Focà che abita in zona racconterà al giudice Imposimato il 21.11.78 che verso le 9.05-9.10 del 16.3.78 passeggiava col cane in via Casale de Bustis, e che pochi minuti dopo vide passare un furgone bianco seguito da un´auto bianca. Forse era il furgone che tornava da Grottarossa dopo avervi deposto Moro, o dal punto nei pressi di casa Moro, come il parco bisignani a via De Bustis, da cui decollò l´elicottero che lo portò alla prima prigione. Alcuni minuti dopo ancora, il dottore sente rumore di elicotteri - quelli che riportavano i killer di gladio alle loro basi dopo il massacro di via Fani, mentre il furgone tornava in direzione via Massimi - da dove probabilmente era partito. Non potevano essere elicotteri della polizia : questa assicurerà al fotografo dell´ansa Ianni che nessun loro elicottero quella mattina s´era levato in volo prima delle 9.30 da Pratica di Mare. Focà non vede altre auto transitare a via de Bustis : solo quel furgone bianco seguito dalla macchina bianca... :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908823.pdf

pp. 289 sq.

Riassumendo : è ragionevolmente certo che la prima prigione di Moro fu la villa/cottage con bunker/prigione di spagnuolo carmelo, alto magistrato piduista eversore, compare di sindona, odiatore di Moro, a Roma Nord tra Cassia e Flaminia per le seguenti ragioni :

1. i famosi anagrammi e altri crittogrammi e codici nelle lettere

2. il terriccio dei Monti Sabatini sotto le suole delle scarpe di Moro (strato meno recente, quindi inizio prigionia)

3. la singolare "coincidenza" che Vittorio Bachelet, che indicò Formello agli inquirenti a inizio maggio 1978, fu ucciso dalle "br" meno di 2 anni dopo

4. la singolare "coincidenza" che, pochi giorni dopo aver segnalato a Paese Sera la villa di spagnuolo, Aurel Victor Spachtholz fu trovato morto in casa sua : con un grosso ematoma sulla parte destra del volto...[Ovviamente al sua morte fu subito archiviata come morte naturale, con la scusa dell´età - aveva poco più di 70 anni - e di qualche problema cardiaco, ma nella sua ristretta cerchia non vi si crede]

5. la singolare "coincidenza" che, non molto dopo aver pubblicato la vicenda degli anagrammi, il direttore di Paese Sera fu licenziato

6. la singolare "coincidenza" che l´enigmista Ennio Peres, poco dopo aver pubblicato su Paese Sera il suo qualificato avallo alla teoria degli anagrammi, ricevette minacce sulla segreteria telefonica, e in strada da parte del terrorista fascista merlino, non delle sedicenti "brigate rosse" mai esistite...

7. la singolare "coincidenza" che, immediatamente dopo aver pubblicato la storia degli anagrammi, la rivista Giochi Magazine fu chiusa e il suo direttore licenziato dall´editore piduista monti...

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2008/04/il-caso-moro-inchiesta-di-storia-in_3647.html

Ovvio che nessuna di tali singolari "coincidenze" si sarebbe verificata se la teoria degli anagrammi e degli altri codici SOS delle lettere non avesse colto nel segno : la prima prigione di Moro fu la villa-bunker del fascista eversore spagnuolo carmelo a Grottarossa...



CAPITOLO 7 : VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47



Un mio informatore mi comunica :

" 06 6913661 - numero di telefono di Carmelo Spagnuolo negli indirizzari di Gelli sequestrati al notaio Lollo, con l'annotazione "VIA DI GROTTAROSSA" ".

Grottarossa, Roma Nord, tra Cassia e Flaminia, una ventina di km da Formello. Eccola :

https://www.google.com/maps/@41.9748507,12.4677233,494a,35y,332.83h,44.77t/data=!3m1!1e3



https://www.google.com/maps/@41.9777905,12.4656936,123a,35y,332.83h,45t/data=!3m1!1e3

(foto del 2019)

1979, dicembre : qualcuno denuncia carmelo spagnuolo per frode e simulazione, in relazione a un terreno con villa sito presso via di Grottarossa, a metà strada circa tra Cassia e Flaminia.

Da questa citazione in giudizio, conservata agli atti, impariamo diverse cosette.

Carmelo spagnuolo, nato a Sommatino (CL) il 5.5.1909, dichiara come suo domicilio via madonnette 2 o 11 [sic] int.8, Santa Margherita Ligure (Genova). Questa dev' essere la casa presso Genova in cui viveva da recluso nel 1986, come racconta gennari.

Spagnuolo viene citato in giudizio assieme a una società, la criba agricola s.r.l., il cui amministratore unico è tal bizzarri pietro, domiciliato come tale in via di Quarto Annunziata 47, Roma - è una traversa semirurale di via di Grottarossa, tra Cassia e Flaminia, Roma Nord, a dieci km da casa Moro.

Non si capisce dall' atto giudiziario quale sia la relazione tra spagnuolo e la criba di bizzarri, ma una relazione ben precisa e stretta deve pur sussistere, se qualcuno fa causa a entrambi insieme per lo stesso motivo : simulazione di documenti e frode.

Via di Quarto Annunziata, ripeto, era allora ed è ancora adesso, una via di campagna con ville e fattorie, una strada privata, traversa di via di Grottarossa, a metà strada tra Cassia e Flaminia.

Via di Grottarossa ancor oggi è divisibile in due parti grosso modo : tra via Flaminia Nuova e via di Quarto Annunziata, campagne e splendide ville ; tra Quarto Annunziata e Cassia, quartiere urbano piccolo-medio borghese, diciamo di livello molto inferiore a dove abiterebbe un procuratore generale della Repubblica, poi giudice di Cassazione, come spagnuolo.

Sandra bonsanti mi ha detto che quando lei andò a casa di spagnuolo a Roma a intervistarlo, non si trattava di una villa di campagna, ma un grande appartamento di città con ascensore che immetteva direttamente dentro il suo appartamento. Questo nel 1975 : può darsi che fosse il centro di cui parla Flamigni, fondato da spagnuolo col collega piduista siggia e il futuro depistatore di via Fani luciano infelisi a via ettore vajna ai parioli - o altro ancora. Ma non via di Grottarossa. Lì spagnuolo arriverà solo nel 1976.

Quel che interessa della causa intentata a spagnuolo e alla criba, è l' oggetto del contendere : una tenuta rustica con villa in via di Quarto Annunziata 47. Il 6.12.1979 spagnuolo e criba vengono citati per simulazione e frode con riferimento a un terreno di mq 20112 in località Tenuta Inviolatella, confinante con via di Quarto Annunziata, catasto rustico foglio 158, particelle 132 e 155.

A via di Quarto Annunziata 47, presso via di Grottarossa, abbiamo una megavilla senza dubbio collegata a spagnuolo, anche se essa appare nell' atto come domicilio dell' amministratore della criba s.r.l., bizzarri pietro, che tuttavia è probabilmente un prestanome del vero proprietario di criba, mario la via (vedi sotto) ; la criba mette questa villa, edificata sulla tenuta nel 1976, a disposizione di spagnuolo che vi abiterà 2 o 3 anni dietro lo schermo della criba srl, che fino al 1979 si chiamava diamante srl. Al di là di chi fosse il proprietario effettivo di quella tenuta con villa, fu spagnuolo ad abitarvi tra il 1976 e il 1979 circa.

La citazione del dicembre 79 descrive un fabbricato di recente costruzione di mq 330, che par di capire sia di spagnuolo, della criba o di entrambi. Segue l' interessantissima descrizione di questa villa di 330 mq : consta di un piano interrato, che a sua volta consta di un garage, un appartamento per la servitù di due camere più cucina e bagno, un disimpegno alla scala di accesso alla cucina superiore, altro disimpegno per la biblioteca, la biblioteca, un bagno, e una interessantissima

" CAMERA BLINDATA DI 60 MQ ".

Per darvi un´idea di cosa sia, di quali caratteristiche abbia una camera blimdata, di come essa sia adattissima a un sequestro di persona, leggete qui :

https://www.magnumporteblindate.com/panic-room/

Abbiamo poi il piano giardino, cioè il piano terra, suddiviso in ingresso, salone di mq 150, biblioteca comunicante con quella al piano interrato, camera da pranzo, camera di prima colazione, camera donna con bagno e armadi, cucina, disimpegno, lavanderia, stanza degli armadi, ingresso con scala in legno per il primo piano.

Segue il primo piano, 8 camere con bagno e spogliatoio e corridoio.

In breve : la dimora di un pascià. La zona è molto fuori mano, appartata e discreta. Ci sono altre case sulla via, ma molto diradate. Quando riusciamo su via di Grottarossa, e imbocchiamo a destra direzione Cassia, dopo non molto, tra i civici 207 e 209, c´è un parco con attrezzature per bimbi come una giostra dall´aria molto vintage, e altri giochi. Ovviamente tutta la zona è piena di splendidi pini mediterranei. Giungiamo alla Cassia, e subito incontriamo la famosa esse, all' altezza più o meno del civico 395, vicino all' incrocio con viale Cortina d' Ampezzo - la via che scende da casa Moro sita all´epoca del sequestro in via del Forte Trionfale 79. Dunque è proprio esattamente sulla Cassia IN BASSO dell´anagramma Bachelet - vista da casa Moro - che si trova la esse - che poi è una doppia curva pericolosa.

La villa era nominalmente della criba agricola srl, ma de facto era carmelo che vi abitava - e carmelo è associato da altra ottima fonte( l´agenda di gelli) a Grottarossa - allora che senso avrebbe avuto avere una villona rustica a Grottarossa, e un' altra poi a Formello a poca distanza : comunque la zona è quella, quindi ripeto che Formello negli anagrammi va benissimo come indicazione di massima della zona, magari solo imprecisa perché Moro portato nella villa di spagnuolo in furgone chiuso credette di essere nei pressi di Formello o gli fu detto così dai traditori che ve lo accompagnarono per depistarlo. Via di Quarto Annunziata dista da Formello paese facendo la Cassia, poco più di 20 km.

Via di Quarto Annunziata è la prima a destra, da via di Grottarossa per chi viene da via Flaminia Nuova, dopo l´ospedale S.Andrea (che allora non esisteva) :

https://www.google.com/maps/@41.9730076,12.475316,1057a,35y,332.83h,44.64t/data=!3m1!1e3

in questa foto dall´alto, si vede ancora la villa, oggi molto modificata : quando prendi la via, svoltando a destra da via Grottarossa provenendo dalla Flaminia, ti rimane sulla sinistra :

https://www.google.com/maps/@41.9758825,12.4689286,521a,35y,332.83h,44.81t/data=!3m1!1e3

è quel villone in mezzo a quel folto gruppo di alberi, la seconda casa a sinistra della via venendo da Grottarossa :

https://www.google.com/maps/@41.9767806,12.4663908,250a,35y,332.83h,44.92t/data=!3m1!1e3

Un ingrandimento, con la villa in primo piano :

https://www.google.com/maps/@41.9777905,12.4656936,123a,35y,332.83h,45t/data=!3m1!1e3

Si trova a Roma, nel comune di Roma, però ne è l´estrema periferia nord, praticamente è già campagna. Da via di Quarto Annunziata a Formello sono solo 22,3 km e 25 minuti di macchina stando a google. Gennari dice che Spachtholz gli disse che la villa era presso Formello - ora 22,3 km sono un po´più di presso, ma non troppo - ma Spacht era milanese, e a quanto mi consta non ha mai vissuto a Roma - nel ´76 quando andava a far lezione di pittura a spagnuolo, viveva a Santa Marinella, da tutt´altra parte. Inoltre quando interpellai direttamente gennari sul colloquio con Spachtholz, egli mi disse che quest´ultimo si era focalizzato sul magistrato, non su Formello. Anzi gennari non era nemmeno sicuro se Spachtholz avesse nominato Formello espressamente opuure no.

Tendo a pensare che Formello possa esser stato errore di Spachtholz, che era milanese, o di gennari nel riferire Spachtholz, e SE è così, allora la variante anagrammatica Formello sarebbe dovuta alla possibilità che a Moro sia stato detto dai terroristi che era a Formello per depistarlo, oppure è errore di Moro che in fondo era pugliese e non romano. Ma ripeto : il territorio di Formello e via di Quarto Annunziata a Grottarossa distano poco, praticamente confinano, e poi gennari da me interpellato nel 2019, non ricordava se Spachtoholz avesse espressamente parlato di Formello, ma ricordava che il suo discorso s´era focalizzato sul magistrato, di cui aveva fatto il nome, e sui mattoni rossi della villa - Saxa Rubra appunto, i tufi rossi che danno il nome storico alla zona.

Catastalmente, non risulta assolutamente nessun immobile intestato a carmelo spagnuolo a Formello dal 1957. È dunque ragionevolmente certo che Moro fu tenuto per la maggior parte dei 55 nel sotterraneo della villa di carmelo a via di Quarto Annunziata 47. Gli anagrammi ci danno indizi sulla zona tra Cassia e Flaminia con discreta approssimazione, l´assassinio di Vittorio Bachelet e la morte sospettissima di Spachtholz altri, comprovanti la sosatnziale giustezza della teoria degli anagrammi, il licenziamento di Fracassi e la chiusura di Giochi Magazine altri ancora, assieme alle minacce telefoniche e de visu ricevute da Ennio Peres. Tutta questa persecuzione criminale non sarebbe avvenuta, anzi le sue vittime sarebbero state incoraggiate a strombazzare la loro teoria, se questa non avesse colto nel segno - perché avrebbe fornito al terrore di regime ulteriore strato spontaneo nella geologia dei depistaggi che hanno seppellito sinora la verità sul caso Moro. Questi indizi pesantissimi presi assieme, ci dicono, e possiamo esserne ragionevolmente certi, che Moro fu prigioniero da spagnuolo. Aggiungeremo infra la prova del nove, empirica e incontrovertibile, che Moro nelle lettere è perfettamente consapevole di stare a Roma Nord non lontano da casa sua.

Il catasto mi dice che dal 1957 alla morte, a Formello non risulta assolutamente alcun atto immobiliare riferibile a carmelo. Spachtholz era milanese, e quindi siccome la zona è quella, Cassia/Flaminia/Roma Nord, magari avendo letto Formello negli anagrammi di Bachelet, identificò le due cose visto che sono non lontane ma in realtà non poté che intendere via di Quarto Annunziata 47 - dove carmelo aveva questa villa di campagna, e che senso avrebbe avuto averne un´altra a Formello, a soli 20 km ?

La famosa esse della Cassia in basso nell´anagramma Bachelet, quando esci da via di Grottarossa sulla Cassia direzione Roma, dopo pochissimo arriva: è una doppia curva pericolosissima.

Invece dove sta la esse della cassia a Formello ? Inoltre ripeto che quella esse che dico io sta proprio in basso come nella soluzione anagrammatica Bachelet : in basso cioè, dal punto di vista di chi scende da casa Moro, da via del Forte Trionfale, prendendo viale Cortina d'Ampezzo che è tutta in discesa e sbocca a valle sulla Cassia lì vicino.

Spagnuolo : fu lui l´anfitrione, e non è detto che non c´entri anche con gli interrogatori, visto che erano il suo mestiere, col processo del "tribunale del popolo" etc.

La bonsanti vide un appartamento con ascensore e non villa rustica - ma era nel 1975, poi carmelo si trasferì, anche perché come vedremo, l´acquisto di Annunziata avvenne solo nel ´76 - proprio l´anno "verso il quale" Spachtholz gli va a dare lezioni di pittura in villa.

Spachtholz fu ucciso non perché avesse confermato Formello, ma perché aveva svelato di spagnuolo - cioè della p2. Aveva collegato una villa piduista con la prigione di Moro - e giustamente, altrimenti non lo avrebbero eliminato immediatamente.

Forse allora anche Vittorio Bachelet fu ucciso non perché il fratello con gli amici avesse indicato Formello come tale - ma perché avevano svelato la zona Cassia/Flaminia, la esse, i pini e i bimbi - costringendo a fine aprile/inizio maggio 1978, quando l´ingenuo Vittorio comunicò agli inquirenti degli anagrammi, il terrore di regime a trasferire Moro di fretta e di furia sul litorale laziale.

6913661 - numero di telefono di Carmelo Spagnuolo negli indirizzari di Gelli sequestrati al notaio Lollo, con l'annotazione "VIA DI GROTTAROSSA"

Gennari mi ha detto ripeto, che Spachtholz più che altro si focalizzò sul magistrato, non su Formello. Sulla zona, ma in modo vago. E poi gennari non è certissimo di ricordare ogni esatta parola di Spachtholz dopo 33 anni.

Durata del percorso auto da casa Moro a via di Quarto Annunziata 47 è di 22 minuti, la distanza di 9,6 km stando a google scendendo appunto per viale Cortina d'Ampezzo. Ovviamente dipende dal traffico, ma alle 8,30-9 di mattina un simile percorso è controtraffico perché non si dirige verso il centro.

L´unico atto immobiliare che risulta al catasto su carmelo a Roma è quello del 12.12.1979, registro particolare 53299, registro generale 71499, che è appunto la causa per frode - non ha fatto altro costui in vita sua che frodare e uccidere il prossimo - in questo caso in combutta con la diamante srl, poi criba agricola, che già allora apparteneva quasi certamente al palazzinaro, armatore e soprattutto bancarottiere fraudolento la via mario, vicino alla peggior feccia vatican-massonico-bancaria che appesta l´Italia oggi come nel 1978 - la peggior nemica nazionale di Aldo Moro.

Abbiamo altro su criba, che sappiamo legata a carmelo.

Il 7.6.1979 il notaio politi in roma attesta che la criba agricola srl, già diamante srl, con sede in roma, via di Quarto Annunziata 47, è proprietaria di un terreno sito nel comune di Roma località Tenuta Inviolatella della superficie di 20000mq circa, catasto foglio 198 particelle 132 e 133, acquistato con rogito del notaio antonelli di Civitavecchia il 14.5.1976.

Interessante notare che è proprio "verso il 1976" che Spachtholz andrà a far lezione di pittura al 67enne carmelo nella villa di quest´ultimo in zona Cassia/Flaminia.

Il notaio politi attesta anche che la criba ha presentato in data 10.5.79 progetto di ristrutturazione di un edificio sul terreno stesso. Edificio che era stato costruito dalla dimante srl poi criba stessa a partire dal 1976, mentre prima non vi erano fabbricati sulla tenuta, a detta di un testimone del luogo.

Ovvio che anche questo per noi potrebbe essere interessantissimo, perché la ristrutturazione potrebbe appunto, se la villa era de facto anche se non de iure nella disponibilità di carmelo, e se vi fu tenuto Moro, indicare cancellazione di tracce da parte di carmelo stesso e del suo prestanome bizzarri. per conto della criba/mario la via.

Nel 1976, il 14 maggio, la criba legata in qualche modo a carmelo acquista 20000 mq di terreno a via di Quarto Annunziata 47, e vi costruisce una villa - che sicuramente non è il magavillone che si vede oggi su googlemaps in una foto del 2019, perché quello è il risultato almeno di una se non di più ristrutturazioni in questi 40 anni dal 1979.

Ma è interessante che la prima ristrutturazione venga richiesta come permesso legale al comune, dalla criba legata a carmelo, proprio il 10 maggio 1979 - 1 anno esatto dopo l´assassinio di Moro.

Potrebbe ben essere che la tenuta, estremamente discreta e appartata sia stata acquistata nel 1976 proprio in previsione del golpe cum sequestro di Moro : perché è "verso il 1976" che Spachtholz, proprio in quella villa, scende in cantina e si sente dire da carmelo che da lì incendieranno l´Italia e la salveranno.

E perché, al 10.5.79, 1 anno dopo il golpe, la criba presenta al comune di roma progetto di ristrutturazione dell´edificio il cui fine poteva essere anche quello di cancellare le tracce della detenzione di Moro.

Altro atto notarile da me visionato certifica che la criba agricola srl, sita in Roma via Quarto Annunziata 47, fino al 27.4.1979 si chiamava diamante srl, e il 28.4.1979 cambia ragione sociale in criba agricola srl, società proprietaria di beni immobili siti nel comune di Roma. Interessante notare che poco dopo il sequestro Moro, non solo si ristruttura la villa, ma si cambia anche il nome della società. Il comune di Roma approva il progetto di ristrutturazione il 5.6.1979.

Altresì interessante notare che le criminali imprese immobiliari della criba agricola ex diamante finiscono in tribunale, cioè in ipoteche giudiziali derivanti da decreto ingiuntivo del tribunale di Arezzo nel 2015/16, e addirittura in decreto di sequestro preventivo dei suoi immobili siti in Roma nel 2016 a cura del tribunale di Civitavecchia - tutto ciò deve aver riguardato altri delinquenti perché carmelo era morto da 22 anni, ma è per farvi capire il dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Meno male che abbiamo al catasto conservata la citazione in giudizio per simulazione e frode notificata a carmelo e a bizzarri il 6.12.79, da parte di tal Vincenzo Ciriello, e riguardante appunto i 20000 mq di via di Quarto Annunziata 47 acquistati nel ´76 dalla diamante poi criba, venduti dai coniugi Strada Fausto e Colli Vera Lidia, oggi deceduti.

Nel 1979 stando all´atto la tenuta ormai includeva un fabbricato sito su quei 20000 mq, cioè appunto una villa di recente costruzione di mq 330 con : piano interrato, garage, appartamento per servitù e tutto quel che vi descrissi supra, con la famosa camera blindata seminterrata di mq 60 che potrebbe benissimo esser poi la cantina cha Spachtholz prese per prigione.

Insisto sulla presenza nel seminterrato di quella camera blindata da 60 mq :

https://www.magnumporteblindate.com/panic-room/

Si tratta anzitutto di ambiente blindato che poteva consentire di resistere efficacemente a eventuale blitz delle forze dell´ordine - quelle buone di un Dalla Chiesa ad esempio. È una stanza "a prova di fuoco, proiettili o addirittura di esplosioni". Altra caratteristica è la presenza di monitor - moretti disse che per il sequestro Moro, avevano un impianto di videosorveglianza a circuito chiuso nella prigione (Flamigni Sfinge). Altra caratteristica è l´insonorizzazione, che i "br" curavano sempre nei sequestri, anche se in modo più artigianale in genere (Flamigni Sfinge) sia per isolare il prigioniero sia per impedirgli di richiamare l´attenzione urlando. Sicuramente vi era poi sistema di aerazione.

Dal sito linkato :

" Una PANIC ROOM non è semplicemente una stanza segreta, un rifugio anti-proiettile. Si tratta di uno spazio che offre più livelli di sicurezza, progettata per affrontare le minacce che arrivano dall'esterno. In condizioni di “sequestro” entro le proprie mura, la PANIC ROOM può essere utilizzata per un periodo anche prolungato."

Insomma, una specie di caveau di banca o fort knox - e difatti abitanti di allora di Quarto Annunziata attestano che, al vedere le enormi e profonde fondazioni scavate per la villa nel 1976, ribattezzarono quella fossa "il caveau".

Questo piano interrato aveva suo bagno, e ricordiamo che Moro cadavere ai forensi appare pulito e docciato di recente, come di chi si sia fatto docce regolari durante il sequestro. E questo agio è confermato da due terroristi detenuti in una intercettazione sisde del 1979, in cui Moro è detto essersi lavato anche quattro volte al giorno. Vi erano poi piano terra e primo piano.

Il mio testimone del luogo mi ha detto che quando la tenuta fu acquistata, quindi nel 1976 come risulta agli atti, non vi era alcun edificio, e che la villa fu costruita da spagnuolo - ma anche in questo caso, ne avrebbe avuto tutto il tempo in 2 anni, dato che aveva soldi a palate, e Spachtholz potrebbe aver confuso il 76 col 77 ad esempio, così come identificò forse erroneamente Quarto con Formello nel 1986 a Paese Sera. E comunque stando a gennari, Spachtholz disse "verso il 1976". Coi soldoni di carmelo altissimo magistrato e della p2, ci sarebbero voluti pochi mesi a tirar su la villa, e alla fine del ´76/inizio ´77 sicuramente era già pronta per accogliere le lezioni di pittura di Spachtholz - e a marzo 1978 per "accogliere" Aldo Moro.

Ciriello firma la sua denuncia contro spagnuolo e criba per frode e simulazione il 12.12.79, ma viene aggiunta in calce una postilla a mano, in cui lo stesso Ciriello par di capire accetta di cancellare carmelo spagnuolo dalla citazione e la lascia valida solo contro bizzarri e la criba. Qualche pressioncina da villa wanda forse, o qualche proiettile in busta nella cassetta delle poste...

Criba poi nel 1984 si espanderà acquistando anche proprietà e case confinanti a prezzi ridicoli, ecco perché oggi la villa comprende ben 3 civici - il 47 originale del 76, e poi 45 e 49 acquistati evidentemente nell´84 come risulta da atti da me visionati, che erano stati una tenuta di proprietà della nobile famiglia agosti.

Tornando agli anagrammi e in generale ai tentativi crittografici di Moro, qualcosa di interessante è nel libro, peraltro pessimo, di forlani alessandro, La zona franca, castelvecchi 2013, pp. 173 sqq.

Anzitutto l´autore precisa a p. 175, che il primo articolo di Paese Sera sugli anagrammi, a cura di gennari e Peres, esce il 2.12.1986, firmato da gennari con uno pseudonimo e da Peres col suo nome vero.

Poi a p.177, riferisce che gennari gli disse che le lezioni di pittura di Spachtoholz a spagnuolo sono del 1977, e non "verso il 1976" come gennari riportò in altra sede citata supra.

Questo è importante, perché la tenuta di Quarto Annunziata fu acquistata dalla criba nel maggio del 76, e la villa fu costruita ex novo allora, dunque è molto più logico che fossa pronta nel 77 e che fu allora che spagnuolo vi andò ad abitare.

Si precisa poi la data alla quale Spachtholz viene trovato morto : 9.1.1987 - dunque, poco più di 2 settimane dopo che, poco prima di Natale, egli aveva fatto visita a Paese Sera e messo in mezzo spagnuolo con gennari, Fracassi e Pratesi.

Si ricorda poi che anche il deputato della sinistra DC Benito Cazora aveva fatto sopralluoghi tra Cassia e Flaminia alla ricerca della prigione di Moro, sulla scorta di indicazioni di ´ndranghetisti.

E che era stato Moro, tra gli altri, dopo un´intervista di spagnuolo duramente critica del governo nel 74, a premere sul csm per far trasferire spagnuolo dalla procura di Roma alla cassazione.

Per cui spagnuolo si sentiva perseguitato da Moro.

A questo punto forlani, per togliere risalto alla frase di spagnuolo a Spachtholz in cantina, afferma che sarebbe stato assurdo vantarsi col primo venuto di qualcosa che sarebbe dovuto restare segreto.

Ma erra : primo perché spagnuolo e compagni di merende piduisti si sentivano - ed erano - sicuri della vittoria del golpe del futuro 16 marzo, e non sarebbe certo stato il primo venuto a fermarli.

Secondo, perché nel 1977, Spachtholz non poteva fare nessun collegamento tra una frase sibillina del genere, priva di riferimenti concreti, e un golpe di là da venire di cui Spacht. era all´oscuro.

E terzo, perché i potenti possono dire ai primi venuti quel che vogliono - tanto sanno che se i primi venuti si azzardano a cantare, fanno la fine che appunto fece Spachtholz il 9.1.1987.

Più seria come obiezione è che agnese Moro avrebbe dichiarato all´autore, il 28.10.2008, di non aver mai visto il padre con in mano un cruciverba o un giornale di enigmistica.

Questo contrasta frontalmente con quel che riporta gennari del circolo di Giorgio Bachelet, dove si sosteneva che Moro, insonne, si dedicasse all´enigmistica di notte - magari quando agnese dormiva.

Ma a parte questo, chiunque abbia una formazione classica, a base linguistico-letteraria, può senza troppa difficoltà risolvere o comporre anagrammi - essi hanno una storia antichissima, attestata dalla poesia ellenistica a Trilussa, anagramma del suo vero cognome Salustri.

Io stesso non avevo mai fatto anagrammi prima d´ora in vita mia - eppure è un gioco aver trovato una decina di essi nelle lettere, purché ci sia ragione per sospettare di certe frasi : incongruità, riferimenti inesistenti, spaziature innaturali etc.

Ripeto poi quel che ai forlani sfugge del tutto : qui non si tratta solo di anagrammi, ma di giochetti grafici come la scorta/La Storta, di indovinelli come i pompieri della Spagna etc. - codici di vario tipo - l´unica speranza di salvezza di Moro.

Che peraltro aveva amici nei servizi, come Miceli, Giovannone e Martini, e non si può nemmeno escludere che gli abbiano insegnato crittografie in uso ai servizi che noi nemmeno ancora sospettiamo.



CARMELO SPAGNUOLO ABITÒ A VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47 DAL 1976/77 ALLA FINE DEGLI ANNI ´70, CIOÈ DA POCO PRIMA A POCO DOPO IL SEQUESTRO MORO.

LA PRIGIONE DI MORO ERA, CON RAGIONEVOLE CERTEZZA, IN VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47.

UN ABITANTE D´ANTAN DELLA VIA MI HA DETTO CHE SPAGNUOLO ABITAVA LÌ, CHE VI ABITÒ 2 o 3 ANNI ALLA FINE DEGLI ANNI 70 E POI SPARÌ - IN PERFETTA CONSONANZA CON GLI ATTI DA ME VISIONATI.

VI ABITÒ DA POCO PRIMA DEL SEQUESTRO MORO E POI SPARÌ POCO DOPO IL SEQUESTRO, DUNQUE VI ABITÒ SOLO DUE O TRE ANNI PROPRIO COME MI HA TESTIMONIATO L´ABITANTE.

LA VILLA E TENUTA SPAGNUOLO LE USÒ SOLO A CAVALLO DEL SEQUESTRO, DUE O TRE ANNI QUINDI FINO AL ´79 CIRCA, E POI SPARÌ.

PROPRIO COME I GLADIATORI REPUBBLICHINI MOSCARDI/IANNACCONE A FANI TENNERO FANI 109 SOLO A CAVALLO DELLA STRAGE.

I PUNTINI SI COLLEGANO MERAVIGLIOSAMENTE E IN PERFETTA ARMONIA - FU A VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47 CHE SPACHTHOLZ ANDAVA A DARE LEZIONI DI PITTURA A SPAGNUOLO IN VILLA DI CAMPAGNA VERSO IL1976 APPUNTO, L´ANNO DELL´ACQUISTO DELLA TENUTA E DELLA COSTRUZIONE DELLA VILLA.

NEL 1979, DOPO IL SEQUESTRO, LA CRIBA, DOPO AVER CAMBIATO NELLO STESSO ANNO ANCHE LA SUA RAGIONE SOCIALE DA DIAMANTE A CRIBA, CHIEDE AL COMUNE DI ROMA LA RISTRUTTURAZIONE DEL FABBRICATO ORIGINALE IN CUI AVEVA TENUTO MORO PER CANCELLARE LE TRACCE DEL CRIMINE.

POI, PER SFUGGIRE ANCOR MEGLIO AI RIFLETTORI DI FUTURI MAGISTRATI ONESTI, E DOPO LA SUA RADIAZIONE DALLA MAGISTRATURA, CARMELO SPAGNUOLO COMPLETA L´OPERA SPARENDO PER SEMPRE DA QUARTO ANNUNZIATA E DA ROMA, E RINCHIUDENDOSI NELLA SUA CASA DI SANTA MARGHERITA LIGURE.

ECCO PERCHÉ GELLI SCRISSE NELLA SUA AGENDA VIA DI GROTTAROSSA ACCANTO AL TELEFONO DEL SUO CONFRATELLO PIDUISTA SPAGNUOLO : ERA UNA TRAVERSA, DISTANTE SOLO POCHE CENTINAIA DI METRI.

ECCOVI DUNQUE L´ INDIRIZZO COMPLETO DI QUEL MAIALE DURANTE IL SEQUESTRO MORO - CHE COINCIDE CON QUELLO DELLA PRIMA PRIGIONE DI ALDO MORO :

VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47, 00189 ROMA.



E la teoria degli anagrammi che fine fa ?

Nessuna fine : è confermatissima, non è indispensabile trovare nuove soluzioni anagrammatiche al posto di Formello, perché Moro forse aveva scambiato quel posto per Formello perché lo avevan portato lì bendato o in furgone chiuso, cassa o non cassa - o forse i carcerieri gli avevan suggerito che fosse a Formello per depistarlo, ma in effetti la zona è quella. Negli anagrammi, Formello come Veio, Cassia/Flaminia etc., sono indicazioni di massima, non coordinate esatte che Moro non poteva conoscere.

Tutto il resto delle soluzioni anagrammatiche di padre Bachelet e mie è confermatissimo :

i pini, i bimbi della giostra, la ESSE famosa della Cassia in basso, la Flaminia, tutto - compreso il terriccio vulcanico, perché siamo già in geoterritorio a nord di Roma, dunque sabatino/braccianese/vulcanico. L´unico dubbio, almeno per la prima parte del sequestro nella villa di spagnuolo, giù nel sotterraneo blindato, è come potesse Moro, se vi era stato portato in furgone chiuso o bendato, ed era stato fatto entrare nella camera blindata direttamente dal garage sotterraneo ad essa adiacente, vedere pini e vedere o udire bimbi da lì sotto, dato che una stanza blindata per definizione è diffcile abbia finestre o non sia insonorizzata. Ma confronta per questo, le mie critiche all´anagramma Bachelet - proprio quello dei pini e dei bimbi. Tutte le altre soluzioni anagrammatiche sostanziali però, la esse, la zona Cassia/Flaminia etc., sono attendibili perché Moro anche chiuso in furgone o cassa o bendato, poteva benissimo percepire di star scendendo giù per viale Cortina d´Ampezzo - la discesa alla Cassia è ripida - e poi la esse della Cassia, e poi avendo fatto poca strada, gli dovette essere chiaro fin da subito che era in zona Agro Veientano.

Inoltre ricordiamo che i forensi trovarono il cadavere colorito e in buon tono muscolare, dunque a parte gli ultimi 10 giorni circa al mare, anche a Quarto Moro, oltre a poter camminare per i 60 mq della camera blindata, forse fu fatto passeggiare ogni tanto per la discreta e appartata tenuta di 20000 mq su cui sorgeva la villa di spagnuolo - e in tal modo potremmo recuperare anche i pini e i bimbi delle soluzioni anagrammatiche sia Bachelet sia mie, dato che allora so che abitavano sulla via diversi ragazzini giovanissimi - magari non li vedeva ma ne udiva gli strepiti da lungi.

" La butto lì, sarà probabilmente un caso, ma quel 7-4 che Moro riporta in quella famosa lettera dove scrive appunto 7-4-1978 può essere indicativa. Che numero esce fuori dal 7-4 letto all'incontrario?! " (Stefano99)

Ora : chi è il vero proprietario di criba agricola srl, ex diamante srl ?

La criba agricola srl, intestataria della villa di via Quarto Annunziata 47 fin dal 1979 ma quasi certamente fin dalla sua costruzione nel 1976, legatissima a spagnuolo che abitò nella villa dalla costruzione a fine anni 70/inizio 80, è di proprietà di mario la via, il quale l´ha intestata a una società anonima la santa clara (nel paradiso fiscale di vaduz) che fa capo ai figli di la via :

" In realtà, l’immobile era intestato a Criba Agricola, che a sua volta l’aveva concesso in comodato gratuito alla famiglia La Via. La sigla del resto era controllata da un trust con sede in un paradiso fiscale che faceva capo ai figli dell’ad di Privilege." :

https://www.lanazione.it/arezzo/economia/la-via-mega-villa-coi-soldi-bpel-domiciliari-su-4-piani-cinema-e-piscina-1.2388350

Negli anni ´80, dopo la sparizione di spagnuolo, la villa di via Quarto Annunziata 47 fu domicilio del criminale trafficante d´armi internazionale adnan kashoggi, amico di la via. Penso che la via stesso vi andò ad abitare, dopo l´arresto di khashoggi nel 1989, quindi dagli anni 90 in poi.

È dunque assai probabile che già negli anni ´70, al tempo di spagnuolo, mario la via fosse il vero titolare di diamante/criba, e che fu lui a mettere la tenuta e la villa che vi fece costruire nel 1976, a disposizione di spagnuolo.

Interessante notare che questo la via mario, nato nel 1940 pare, nel 1978 era già un palazzinaro afferamato e un faccendiere impegnato nella costruzione di megayacht per supervip come appunto khashoggi - impresa che terminerà in anni recenti con un processo in corso per bancarotta fraudolenta, dopo che la via aveva sperperato decine di milioni di euro concessigli da banca etruria di boschi padre e compagni di merende, con la benedizione mazzettata di alti papaveri vaticani alla ruini e bertone tarcisio. La feccia vatican-massonica e del jet set internazionale era dunque il fango in cui mario la via ha sempre sguazzato, contando anche sull´amicizia di giancarlo elia valori altro ex massone piduista come spagnuolo.

A questo punto è impossibile non sospettare un ruolo nel sequestro Moro anche per la via. Per ora mi appunto che la via trattava yacht e cantieri navali - il tipo di ambiente associato alla seconda prigione di Moro sul litorale laziale.

https://www.finanzaonline.com/forum/mercato-italiano/1724354-truffa-etruria-10.html

http://www.privilegeyard.com/index-originale.html

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/via-etruria-arrestato-mario-via-ad-privilege-societa-129646.htm

https://www.nautipedia.it/index.php/MARIO_LA_VIA

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/24/news/bertone_e_il_costruttore_degli_yacht_fantasma_s_indaga_sulle_donazioni_da_700_mila_euro-142697244/?ref=search

https://www.nautipedia.it/index.php/MARIO_LA_VIA_STORY

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/29/news/privilege_yard-145000225/



Concludo citando :

" Ma nonché decifrare non si è voluto nemmeno essere attenti all'evidenza: come in quel «qui» -sfuggito forse all'autocensura che Moro non poteva non imporsi e certamente alla censura delle Brigate Rosse - che inequivocabilmente è da leggere «a Roma» (si dovrebbe essere in condizioni di chiamare qui l'ambasciatore Cottafavi»). E non era indicazione da poco, considerando con quanto, spreco lo si cercava fuori Roma. Non si è fatto alcun credito, insomma, all'intelligenza di Moro: da valutarla quanto meno superiore a quella dei suoi carcerieri. " :

https://avanti.senato.it/avanti/files/Avanti%201896-1993%20PDF_OUT/16.%20Avanti%20Ed.%20Nazionale%201977-1989%20OCR/Ocr%20-O-/Ocr%20-O-%20dal%201986%20-04%20Luglio%20pag.%2001%20al%201989%20-%2007%20Aprile%20pag%2020/CFI0422392_19861203.90-284_0003_o.txt





CAPITOLO 8 : LA VERITÀ NEL 1980



Segnalo che già Raniero La Valle, commissario della Moro 1, durante l´audizione di Giovanni Moro ebbe a sfiorare la probabile verità, che Giovanni nella risposta non ritiene implausibile : riflettete bene su questo passaggio fondamentale del verbale :

" LA VALLE. Una delle questioni che sono state poste a proposito delle lettere di suo padre è la mancanza di riferimenti all´uccisione della scorta. Qualcuno ha interpretato questa omissione con il fatto che probabilmente non tutte le lettere sono arrivate o non tutte le parti di queste lettere sono arrivate, quindi potrebbe darsi che il riferimento fosse contenuto in lettere o parti di lettere non pervenute. Poco fa il fratello dell´onorevole Moro, Carlo Moro, ci ha dato una memoria in cui si fanno alcune riflessioni sulle lettere dell´onorevole Moro. Tra l´altro si avanza l´ipotesi secondo cui il riferimento - sempre al plurale - ai prigionieri delle brigate rosse, alla morte di innocenti, a un eccidio, a un bagno di sangue eccetera, che è sempre ricorrente nelle lettere di Moro, possa far ritenere che, insieme alla circostanza che Moro aveva scritto nelle lettere a Cossiga di non conoscere nulla del modo del prelevamento e di quanto era successo dopo, LUI IN REALTA´ NON SAPESSE DELL´UCCISIONE DELLA SCORTA O PERLOMENO DI TUTTI I MEMBRI DELLA SCORTA E CHE RITENESSE CHE ANCHE I MEMBRI DELLA SCORTA FOSSERO IN QUEL MOMENTO PRIGIONIERI DELLE BRIGATE ROSSE E CHE QUINDI LA SUA BATTAGLIA PER LA SOLUZIONE DELLA VICENDA IN SENSO POSITIVO RIGUARDASSE NON SOLAMENTE SE STESSO MA ANCHE QUESTI ALTRI MEMBRI DELLA SCORTA.

Lei ha avuto occasione di dare qualche riscontro, di fare qualche riflessione su questo fatto ? Perché anche per noi questa interpretazione è risultata nuova.

GIOVANNI MORO. Anch´io è la prima volta che l´apprendo. COSI´, A NASO, DIREI CHE POTREBBE ESSERE, come potrebbero essere anche vere altre cose. Mi pare che qualcuno abbia detto che, siccome prima c´era stato un tamponamento, ci poteva essere uno shock in seguito a questo. E poi la cosa si doveva essere svolta in pochissimi secondi. DIREI COMUNQUE CHE È UN´ IPOTESI VEROSIMILE, ma non ho fatto particolari riflessioni su questo punto. "

Atti commissione Moro 1, volume VII, pp. 93sq. dell´originale, 99sq. della versione digitale :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/482-volume-07-ocr.html

Oggi noi sappiamo che quel tamponamento non ci fu, ma solo un leggero urto, dovuto al fatto che Ricci colpito al cranio dalle pallottole del cecchino dall´alto attraverso il parabrezza, del cecchino da sinistra dall´alto attraverso il finestrino, e di almeno un altro sparatore dal piano strada a sinistra, perse il controllo del volante. Dunque cade l´ipotesi shock o svenimento dovuto a tamponamento. E resta in piedi solo l´altra : CHE MORO NON ERA A FANI .

Una cosa molto importante è nella lettera a Misasi, 86 gotor (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018,, pp. 156 sqq.) quella sulla scorta : se gotor dice il vero, il 29 aprile Moro dovette apprendere del massacro della scorta. In questa lettera Moro commenta con favore una dichiarazione stampa che aveva letto il giorno prima, 29 aprile, sui giornali che evidentemente i sequestratori gli passavano : Riccardo Lombardi aveva affermato, stando a gotor, che se il 16 marzo la scorta fosse stata sequestrata invece che uccisa, nessuno si sarebbe opposto a una trattativa.

Ci vorrebbe la fonte primaria della dichiarazione di Lombardi per sapere se gotor è accurato nel riferirla, bisognerebbe trovare questi quotidiani del 29.4.78, che gotor non specifica, in emeroteca.

A p.160 di Lettere dalla prigionia troviamo la citazione :

" Se il 16 marzo i brigatisti anziché assassinare i cinque uomini della scorta di Moro li avessero catturati, nessuno, suppongo, avrebbe osato condannare una trattativa per liberarli ".

Se dunque la citazione è esatta ; se questo è quel che fu dato da leggere a Moro, senza tagli, allora Moro il 29 aprile al più tardi seppe quel che non mostra mai di sapere prima della lettera a Misasi del 30 aprile : del massacro della scorta ?

Ciò non coimplicherebbe che Moro fosse a Fani - anzi, pare coimplicare che non ci fosse, perché è solo dal 30 aprile, da questa lettera del 30 aprile a Misasi, che egli, prendendo spunto da Lombardi, parla di trattativa per lo scambio di sé solo contro prigionieri politici detenuti.

Fino a quel momento aveva espresso la credenza di non essere l´unico prigioniero delle br.

Nella terza versione della lettera alla dc, scritta il 27 aprile, dunque pochi giorni prima, Moro parlava ancora di "bagno di sangue" prossimo venturo - espressione che, come già notava Alfredo Carlo, non si adatta all´assassinio di una sola persona.

Nella seconda versione della lettera alla dc (84 gotor) Moro parlava ancora di condanna a morte per "i prigionieri delle brigate rosse (e potrebbero esservene)" - dunque al plurale, sicché Carlo Alfredo ne desumeva che il fratello credesse che la scorta fosse stata presa prigioniera - il che ovviamente coimplica che Moro non era a Fani.

Nella prima versione della lettera alla dc, recapitata il 28 aprile, 82 gotor, Moro ripete il "bagno di sangue".

Nella lettera ad andreotti, 51 gotor p. 90 cit., recapitata il 29 aprile ma scritta intorno al 22 aprile, Moro paventa ancora un possibile "bagno di sangue".

In una lettera a Cossiga, Moro parla di "sacrificio degli innocenti" al plurale.

Da un´altra parte, di "eccidio" (" Siamo al momento dell´eccidio", 57 gotor a zac, scritta tra il 22 e il 23 aprile).

Tutto questo era già stato notato, ripeto, da Alfredo nel 1980, e poi ripreso nel suo splendido libro del 1998, Cronaca di un delitto annunciato. Ma Alfredo stesso non si era accorto della lettera a Misasi che cita Lombardi - e dunque il 29 aprile, Moro deve aver letto e appreso a questa data, al più tardi, del massacro della scorta ?

Certo, ora si pone il problema dell´apparente cinismo di Moro nel parlare sì della scorta in questa lettera a Misasi, ma solo in termini burocratici, senza una parola di cordoglio.

Il solito cossiga, e mi pare anche sofri, ne deducevano che Moro glissasse sul massacro in tutto l´epistolario perché il menzionarlo avrebbe portato acqua al mulino della fermezza.

Ma abbiamo già visto come, fino al 30 aprile, Moro non mostri alcuna contezza certa del massacro, anzi parli di prigionieri al plurale.

Però il problema si pone per la lettera a Misasi del 30 : è cinico qui Moro? Se ne sbatte della scorta tanto amata, pensa solo a salvarsi le penne ? Non penso proprio. Ha appreso davvero del massacro della scorta ?

Le "br" non avrebbero avuto alcun interesse a far passare emozioni che suscitassero odio nei loro confronti.

E Moro era stato torturato già dai carcerieri : o fisicamente, se furono loro a rompergli le 4 costole ; o psicofisicamente, come da un´intercettazione del sisde di 2 terroristi detenuti nel 1979, che dicevano per sentito dire da altri terroristi, che Moro era stato costretto a non dormire e rimanere in piedi una notte intera per farlo crollare psicologicamente.

Dunque Moro doveva di necessità, star ben attento a non eccitare vieppiù gli animi di quelle carogne fanatiche e assassine.

E anche quando intuiva che altri eran nel dolore, come dice in un´altra lettera, non voleva spingersi oltre sulla via della disperazione - cosa umanamente comprensibile in quelle condizioni.

Anche se la dichiarazione stampa di Lombardi che Moro dice di aver letto il 29, menziona l´assassinio dei 5 agenti il 16 marzo, non è detto che Moro l´abbia letta in quella forma - nel senso che i "br" le notizie gliele passavano filtrate, come Moro stesso dice nel celebre incipit della lettera su taviani (" Filtra sin qui la notizia") : dunque, nella lettera a Misasi quando Moro scrive "Leggevo ieri una cosa ben chiara e netta dell´on. Riccardo Lombardi", non è affatto detto che abbia letto la dichiarazione completa così come stava sui quotidiani. Le " br" potrebbero avergli passato un loro riassunto dattiloscritto, oppure una fotocopia epurata del riferimento al massacro degli agenti, che Moro ignora completamente nel riassumere la presa di posizione di Lombardi. Ancora nella seguente, lettera 52 gotor p. 91 cit.,a Craxi, Moro dice " pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono" - e siamo anche qui a fine aprile.

Né si vede perché le "br" avrebbero voluto tener nascosto il massacro della scorta a Moro fino al 29 aprile, per poi improvvisamente spiattellarglielo sotto il naso dopo un mese e mezzo di sequestro.





CAPITOLO 9 : PERCHÉ LA STRAGE E I 55 GIORNI ?



Cerchiamo ora di rispondere alla domanda che fin da Fani si posero Eleonora Chiavarelli e maria fida Moro : perché il massacro della scorta ? Moro, testimoniò maria alla Moro2, negli ultimi tempi, consapevole della moira imminente su lui, perfettamente consapevole fin dal piano solo del ´64 di esser nel mirino di angloamericani e francesi e tedeschi e israeliani (e i loro servi fascisti italiani), aveva abbassato la guardia - l´aveva abbassata consapevolmente, per affrontare il martirio da solo e salvare famiglia e scorta : usciva da solo, col solo Leonardi o addirittura senza nemmeno quest´ultimo, e andava a passeggiare allo stadio dei marmi, o al cinema, o a comprar fiori con la moglie. Fin da anni prima, aveva invitato la scorta a salvarsi, a lasciarlo - ma Leonardi e altri gli avevano risposto che non lo avrebbero lasciato morire solo - era questa la tempra di quei Grandi - perché non c´è amore più grande che dar la vita per i propri amici. Nel libro di Boni Gli eroi di via Fani è scritto però, a parziale attenuazione forse di quanto appena detto, che Leonardi aveva chiesto il pensionamento, ma non gli era stato ancora concesso.

E allora perché non impallinarono Moro allo stadio dei marmi, nel bagno del cinema, davanti al

fioraio ? Perché l´agonia dei 55 giorni ? Perché lo psicodramma collettivo, perché il bagno di sangue di Fani ?

2 ragioni del massacro di Fani le dissi e dette già furono : tacitare per sempre i testimoni del prelevamento anteriore, del Moro non a Fani, del rapimento non opera delle (finte) " br ".

E metter le mani avanti cementando il preprogrammato partito della fermezza - come si può trattare, come può lo Stato trattare con chi uccide i suoi figli e custodi?

Resta da chiarire la seconda domanda : perché non uccidere Moro subito, perché i 55 giorni ?

La risposta a mio avviso, aggiunge anche un altro argomento a favore del rapimento pre- e non post-strage : il 16 marzo 1978, Moro era di gran lunga il politico più carismatico d´Italia assieme a Berlinguer. Kissinger non poteva ucciderlo subito, perché la reazione popolare italiana e extraitaliana avrebbe rischiato d´esser violentissima e rinfocolare il già fortissimo antiamericanismo dell´epoca, sia a destra sia a sinistra sia al centro. Perché a differenza di oggi, moltissimi italiani di allora erano coscienti che c´era la cia dietro la strategia della tensione. I 55 giorni servirono anche a stemperare tale rabbia, a dirottarla contro una falsa bandiera rossa, a preparare la psiche collettiva alla morte di Moro con espedienti di psy-op tipo falso comunicato della duchessa, con lo stillicidio dei falsi volantini attribuiti alle false br, etc. pieczenik docet.

La vulgata di Moro rapito introdotta nella conversazione pubblica, o meglio nella narrativa di regime, e ammannita alle masse poco dopo le 10 del 16.3.78 da un frajese che segue un copione, e fa finta di ansimare, dato che normalmente lui non stava, non aveva nessuna ragione di stare in rai alle 9 del mattino, e invece guarda il solito caso quel giorno sta lì pronto a scattare a Fani con tanto di operatore, mentre di solito frajese curava tg serali e programmi di intrattenimento pomeridiano - detto questo, tale vulgata appunto, cioè il famoso nesso cardinale Fani/sequestro, strage cum sequestro, prima strage e poi sequestro, che tutti i dispacci di agenzia e notiziari fino a quel punto avevano ignorato e implicitamente contraddetto, parlando invece di un Moro rapito davanti o nei pressi di casa sua ; tale vulgata appunto, è basata su nulla : perché nulla sono, in proporzione, rispetto a un centinaio di testimoni da me censiti finora, i 2 o 3 che citano Moro estratto dalla 130, e gli altri 2 o 3 che citano un vecchio o persona non riconosciuta come Moro.





CAPITOLO 10 : I TESTIMONI OCULARI DI FANI, VERI O PRESUNTI



Passiamoli in rassegna questi (veri o presunti) testi oculari di Fani. Iniziamo da uno che mi pare attendibile, Pistolesi Paolo, e non dimentichiamo Cartesio : de omnibus dubitandum fino a evidenza certa, chiara distinta e incontrovertibile.

http://www.anniaffollati.it/01%20CONTENUTI/25%20Caso%20Moro/Cronaca%20di%20un%20rapimento/03%20I%20testimoni%20oculari.html

Il Pistolesi asserisce di aver visto l´auto di Moro - non Moro : la differenza è totale.

Il famoso fu (ut legitur) Marini Alessandro, che in 35 anni disse tutto e il contrario di tutto, asserisce di CREDERE di riconoscere Moro estratto : non di riconoscerlo, ma di CREDERE di riconoscerlo :

" Credo di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l’onorevole Aldo Moro.":

la differenza è abissale. Comunque Marini è il primo ad asserire di vedere un vecchio estratto.

Giuseppe Samperi (ammetto e non concedo, per rigore di metodo, che costoro si chiamino realmente così e siano realmente quel che dissero d´essere, e che siano realmente esistiti, e che i verbali delle loro audizioni siano autentici e accurati) , il terzo star witness di Fani, asserì :

" Nello stesso istante ho visto i due che sparavano trarre con forza un uomo dalla macchina. Mentre l’uomo che mi ha invitato due volte ad andare via gridava “Dai forza prendete la macchina”. A questo punto un’autovettura Fiat 128 di colore bianco ivi parcheggiata, ha girato verso Via Stresa e hanno caricato a bordo l’uomo che poco prima avevano preso..."

Qui non solo non è riconosciuto Moro - qui salta pure il "vecchio ", e resta un uomo non identificato. Aggiungiamo dunque questa asserita seconda estrazione di un uomo.

Giorgio Lalli, sempre stando alle dichiarazioni non so quanto complete sul link supra, ma poi farò verifica incrociata sul sito del collettivo 16 marzo, e soprattutto sui verbali, non menziona estrazioni.

Bruno Marocchini, titolare dell´oreficeria di via Fani 8, vivente (2018), e intervistato da Raugei per Oggi nel 2010, asserisce di aver visto Moro passare PRIMA DEL, non IL 16 marzo ; Raugei mi disse privatamente che il Marocchini gli raccontò che suo figlio o il figlio del fruttivendolo lì vicino, Raugei non ricordava bene, corsero verso Fani bassa agli spari, ma furono fermati dal solito tizio o tizia col mitra - nessuna menzione di estrazione nemmeno qui.

fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

Pag. 37 di 157 : altra star witness di Fani, tal sedicente Lina Cinzia de Andreis:

" una persona, che non si reggeva in piedi, fu prelevata dall´auto che aveva tamponato il 128 bianco e spinta a bordo di una delle due macchine bleu, proprio la 131" : dunque anche lei, una dei testi più sbugiardati del caso Moro, comunque anche lei non riconosce Moro, non parla di vecchio. Notiamo altresì che la commissione Moro 2 ha concluso che la 130 di Moro NON tamponò la 128, come si vede bene dal corpus foto/video.

Tiriamo le somme finora : su 6 presunti testi di Fani finora esaminati, solo 3 menzionano estrazione.

Di questi 3, solo Marini Alessandro CREDE di aver riconosciuto Moro nell´estratto.

Il collettivo 16 marzo qui ancora una volta, dopo il foro del parabrezza, spara false certezze:

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/VARIElink:

Il primo teste della lista è il Samperi, che NON PARLA AFFATTO DI MORO STANDO ALLA DICHIARAZIONE RIPORTATA DAL MIO PRIMO LINK SUPRA DI ANNIAFFOLLATI:

Samperi cita solo estrazione di un uomo, non dice che è Moro, non dice che è un vecchio.

Il 16 marzo travisa le sue parole in riconoscimento implicito di Moro.

Stesso dicasi per Lina Cinzia de Andreis : il 16 marzo le attribuisce falsamente riconoscimento di Moro, quando lei parlò solo di estrazione, senza Moro e senza vecchio.

Ma già il primo sample dei 6 di supra, e in generale l´illogicità del credere a testimoni senza riscontri oggettivi incrociati, ci dovrebbe indurre io penso a estrema cautela prima di convincerci che testi oculari hanno visto e riconosciuto Moro estratto a Fani.

Con un esempio concreto, invito a riflettere senza pregiudizi sul dato evidente che il valore conoscitivo di una testimonianza, in mancanza di riscontri oggettivi extratestimoniali, è zero.

Ho avuto modo di parlare personalmente col dr Sergio Vincenzi, residente in via Stresa allora e oggi. È emerso pubblicamente solo da poco, assieme a pannofino e altri, in un documentario.

Cosa mi ha detto il Vincenzi ? Cerco di riferirlo il più esattamente possibile, ho preso appunti, potete verificare con lui stesso se volete, è sull´elenco, e parla fin troppo volentieri.

A suo dire dunque - tenete conto che è un anziano - il 16 marzo ´78 era all´edicola - l´edicola di Pistolesi, a Fani alta. Aveva parcheggiato la macchina dall´altro lato di Fani, aveva comprato la gazzetta dello sport, e proprio in quel momento vide passare il convoglio di Moro e poco dopo, udì gli spari. Naturalmente a questo punto gli ho chiesto se aveva visto e riconosciuto Moro dentro la 130 mentre passava, ha risposto di no, nel senso, mi è parso di capire, che non ci fece caso.

A suo dire, il suo punto di vista distava circa 50 metri dall´agguato. In realtà stando a google erano 100.

Con la gazzetta in mano, Vincenzi fa per riattraversare via Fani per riprendere la sua auto, quando inizia la sparatoria. Egli vede uno degli sparatori e gli rimangono impressi i baffi. Ai carabinieri che gli faranno vedere foto segnaletiche e prenderanno la sua deposizione, egli dirà di riconoscere in gallinari quello baffuto che aveva visto. A quel punto si nasconde dietro la macchina e non vede ovviamente più nulla. Alla fine della sparatoria - continuo a riferire quel che mi ha detto il più esattamente possibile, sulla base dei miei appunti scritti - Vincenzi si risolleva, e vede Moro sorretto da 2 uomini, ciascuno dei quali gli tiene un braccio ; poi li vede cacciare Moro nella 132, abbassandogli la testa.

A questo punto, se io credessi ciecamente ai testimoni, dovrei buttare a mare tutta la mia sudata argomentazione del Moro-non-a-Fani, riconoscere di essere smentito dai "fatti", e convertirmi alla vulgata. E invece posso provare matematicamente che Vincenzi non vide affatto Moro. Crede di averlo visto per suggestione retrospettiva. Cominciamo dunque a cercare riscontri oggettivi, extratestimoniali e eterotestimoniali, a quanto afferma Vincenzi dopo 40 e passa anni (il mio colloquio con lui è del 2018). Primo, la distanza del suo punto di osservazione dall´agguato. Lui parla di 50 metri. Manlio castronuovo nel suo libro su 34 testi di Fani, di cui ho trovato stralci su googlebooks, parla invece di circa cento metri per l´edicola di Pistolesi. E ha ragione, stando a google. Pistolesi stesso, nell´audizione alla Moro 2, parla di 150 metri circa.

È importante notare che Pistolesi non dice MAI di aver visto e riconosciuto Moro, pur vedendo il convoglio passare davanti alla sua edicola. Né dice di averlo visto alla fine della sparatoria : eppure la sua testimonianza è quasi una fotocopia di quella del Vincenzi, e viceversa. Ovviamente se Pistolesi non l´ha visto, non vuol dire necessariamente che non c´era : ma nemmeno che c´era. Inoltre è strano che, da un punto di osservazione quasi identico, Vincenzi veda Moro caricato sulla 132, Pistolesi no.

Ma la cosa ancor più importante è che, sia la distanza 50, 100 o 150, a tali distanze non è, ripeto NON è possibile riconoscere con certezza qualcuno a occhio nudo. Ergo, quando Vincenzi mi dice di aver visto Moro sorretto e caricato (senza violenza, aggiunge : un dettaglio su cui torneremo ), SE anche dice il vero e ricorda perfettamente, NON PUÒ ESSERE CERTO CHE FOSSE MORO PERCHÉ NON PUÒ AVERLO VISTO BENE IN FACCIA. Né da 50 metri, né tantomeno da 100 o addirittura 150.

C´è un altro e decisivo argomento contro l´identificazione di Moro asserita dal Vincenzi :

egli era a Fani alta ; Moro, stando alla vulgata, viene estratto e portato alla 132 che attende all´angolo di Stresa, in mezzo a 2 uomini : dunque, nella migliore delle ipotesi, Vincenzi può aver intravisto il profilo o le spalle di Moro : e questo, a decine e decine di metri di distanza, e in uno stato di tremendo turbamento emotivo e scarsa lucidità !

È DUNQUE DA ESCLUDERE CHE VINCENZI POSSA AVER RICONOSCIUTO MORO.

Anche l´autrice del documentario mary mirka milo mi ha confermato ciò :

" Le confermo che il testimone Sergio Vincenzi vide il Presidente Aldo Moro solo di spalle mentre veniva condotto nell'autovettura durante il trasbordo. Solo successivamente capì che la persona in questione era l' On. Aldo Moro. "

Testimonianze da me lette, direi 3 o 4 al massimo , parlano di un estratto non identificato, a volte specificato come vecchio, altre genericamente definito persona; Vincenzi stesso non vede l´estrazione, ma solo la parte finale della conduzione alla macchina e del caricamento nella 132.

Io non so se questo asserito estratto/sorretto/caricato sia reale o no ; devo sospendere il giudizio ; ma se anche esistette, poté benissimo essere uno dei killer ferito nell´azione ; ecco perché lo sorreggono in 2, e non lo trascinano con violenza. Oppure si fece confusione con qualche depistatore che stava rimettendo i cadaveri di Zizzi e Leonardi dentro le macchine (vedi supra). Ripeto : SE la storia dell´estratto è vera almeno in parte, cosa su cui al momento, non posso che alzare Epoché.

Vincenzi stesso mi ha detto, come altri, che l´unica cosa che gli è rimasta veramente impressa a vita, fu il vedere da vicino i cadaveri insanguinati DOPO la strage. Questa è la parte che ricordava vividamente, oltre al presunto gallinari baffuto. Il fatto del sorretto me lo ha detto quasi en passant, e dietro mia specifica domanda se avesse visto e riconosciuto Moro durante l´agguato/rapimento.

Tenete conto non solo dei 40 anni passati, della senilità incipiente della persona, ma anche e soprattutto della labilità della memoria umana anche recente ; della tendenza di noi tutti a infiorettare retrospettivamente, a compiacere i nostri interlocutori, a darci importanza. Ricordate ancora, che Pistolesi dallo stesso o quasi punto di osservazione e distanza, non vede nulla di tutto ciò.

Notate come molti residenti, di cui io ho letto o ascoltato personalmente i ricordi, compreso lo stesso Vincenzi, dicono di aver visto Moro passare in macchina spesso, ma PRIMA del 16 marzo ; invece quando chiedo loro se lo videro IL 16 marzo, non ricordano ; eppure ad esempio il vincenzi vide passare la 130 a 2 o 3 metri da sé, via Fani è stretta ; idem dicasi per Pistolesi : entrambi dicono di aver visto passare la 130 quella mattina, EPPURE PROPRIO QUELLA MATTINA NON NOTANO MORO IN MACCHINA. Invece prima, ci avevano fatto caso spesso, lo vedevano in macchina intento a leggere.

MA PROPRIO QUELLA MATTINA TUTTA QUESTA GENTE CHE USAVA VEDERLO SPESSO, NON LO NOTA.

Ultime cose interessanti da appuntarsi, dettemi dal vincenzi :

- il bar/pasticceria olivetti era aperto nei giorni precedenti, lui ci andava spesso a comprare le paste o per il caffè ;

- dopo le raffiche, sentì colpi singoli, secchi, che interpretò come colpi di grazia.

In generale, vincenzi mi ha dato l´impressione, e sottolineo l´impressione, di persona in buona fede, non molto intelligente né colta, sicuramente aderente in toto alla vulgata di regime.

Torno a spirale sulla premessa iniziale : ogni presunta testimonianza va esaminata criticamente, con verifiche incrociate fatte di riscontri oggettivi, logici , etero- e extra-testimoniali. In sé e per sé , il valore gnoseologico di ogni singola testimonianza è zero.

Sono finalmente riuscito a trovare quel che è detto essere il verbale originale della deposizione resa da Pietro Lalli nel 1978. Prima di passare a discuterla, vorrei aggiungere un´ultima cosa circa il vincenzi : egli mi ha detto che la macchina in cui fu caricato Moro era una 132 : ora, che egli fosse a 50, 100 o 150 metri, ditemi voi se a tali distanze è possibile distinguere con certezza una 132 da , che so, una 130 o altre simili. È evidente dunque che questo spontaneo dettaglio della 132 riferito con tanta sicurezza come per scontato, 40 e passa anni dopo, non può che essere retrospettivo e non frutto di accurata osservazione sul momento. Lo stesso si potrebbe applicare al sorretto/caricato...

Passiamo a Lalli.

gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p. 4 di 18.

Questo verbale dei carabinieri porta la data del 16.3.78, le ore 11 del mattino - 2 ore dopo i "fatti". Parla un benzinaio 24enne, Pietro Lalli. Egli afferma che il suo punto di osservazione è distante 100-130 metri dall´agguato. Dunque più o meno la stessa distanza del vincenzi, Pistolesi e calia, ma a Fani bassa, dalla parte opposta dell´incrocio. È interessante notare en passant, che Lalli afferma di vedere un solo sparatore, senza alcun indumento da aviere, anzi con un loden. Quel che mi interessa maggiormente, è questo passaggio del verbale :

" IO DAL POSTO DOVE MI TROVAVO OLTRE ALLO SPARATORE ED ALLA DONNA NON HO POTUTO NOTARE ALTRE PERSONE, NÉ TANTOMENO HO NOTATO SE QUALCHE PERSONA SIA STATA CARICATA A FORZA SU QUALCHE MACCHINA MA SE CIÒ FOSSE AVVENUTO IO NON AVREI POTUTO VEDERE IN QUANTO FUORI DALL´ANGOLO DELLA MIA VISUALE ".

Dunque : Lalli non vide Moro. Ciò non coimplica, di primo acchito, che non ci fosse. Ma nemmeno che ci fosse. E se compariamo il teste Lalli col teste vincenzi, che si trovavano alla stessa distanza dall´agguato più o meno, allora vorrei chiedere a chi ne sa più di me su Lalli e su dove era ubicato il distributore mobil dove lavorava esattamente, come mai dal suo punto di vista Lalli non vede Moro e vincenzi invece afferma di averlo visto. Se il distributore mobil è lo stesso di quello di samperi, in via Fani 170, allora la distanza da Fani/Stresa stando a google è di 180 m, dunque molto più dei 100 m dell´edicola di Pistolesi, vincenzi e calia a Fani alta.

Notiamo altresì, che Lalli afferma di aver visto TUTTO l´agguato, e di non essersi nascosto, a differenza di Pistolesi, vincenzi e calia. Eppure non vede nessuna estrazione dalla 130, nessun sorretto, nessun caricato. E anche se la 132 era fuori dalla sua visuale, come pare implicare, LA 130 DI MORO NON LO ERA E LUI HA VISTO TUTTO L´AGGUATO, HA VISTO IL KILLER COL LODEN E COL MITRA SPARARE ALLA 130, DUNQUE LA 130 ERA DI CERTO NELLA SUA VISUALE; DUNQUE SE CI FOSSE STATA ESTRAZIONE L´AVREBBE VISTA.

POSSIAMO DUNQUE SENZ´ALTRO CONCLUDERE CHE IL VERBALE DELLA DICHIARAZIONE DI LALLI RESA APPENA 2 ORE DOPO LA STRAGE, E´ UNA PROVA SCHIACCIANTE, SE E SOTTOLINEO SE VERITIERO, DELL´ASSENZA DI MORO DA FANI.

E CHE VINCENZI HA AGGIUNTO IL SORRETTO/CARICATO SOLO RETROSPETTIVAMENTE, COME IL DETTAGLIO DELLA 132, LOBOTOMIZZATO DA 40 ANNI E PASSA DI PROPAGANDA DI REGIME.

Continuiamo con Lalli : la prima cosa che afferma di aver udito furono " 4 o 5 colpi di

pistola " : il ragazzo si vanta di essere esperto d´armi, ma a parte la vanteria di un 24enne, giustificata o meno, è impossibile per chiunque dire con certezza se era pistola o fucile . Molti testi però, concordano nell´aver sentito prima colpi singoli : e noi sappiamo perché e quali furono questi colpi :

FURONO I COLPI SINGOLI SPARATI DAI CECCHINI DALL´ALTO CON FUCILI DI PRECISIONE, E FURONO 4 PROPRIO COME DICE LALLI : UNO FORÒ IL PARABREZZA ANTERIORE DELLA 130 FERENDO MORTALMENTE AL CRANIO RICCI ; GLI ALTRI 3 QUELLI , SEMPRE DALL´ALTO, CHE FORARONO IL LUNOTTO DELL´ALFETTA, DIRETTI A IOZZINO E ZIZZI : OVVIO CHE NECESSITÀ TATTICA IMPONESSE DI ARRESTARE L´AUTISTA DELLA MACCHINA IN TESTA AL CONVOGLIO, CIOÈ RICCI, PER PRIMA COSA.

Preciso che il Lalli dice esplicitamente di aver visto la 130 blu di Moro - è nel verbale, verificate voi stessi. Dunque ripeto : la 130 era nella sua visuale ; egli ha visto tutto l´agguato senza nascondersi ; ne consegue logicamente che, se non ha visto estrazione, è perché non ve ne furono. Eventuale sorretto/caricato sarebbe stato fuori dalla sua visuale, egli dice; ma l´estrazione, no.

Lalli Pietro fu dunque teste di una strage ; ma non, ripeto NON, del presunto rapimento di Moro a Fani ; anzi, ex silentio sull´estrazione, si può ben dire che egli, SE dice il vero con accuratezza, TESTIMONIO´ IMPLICITAMENTE, SENZA AVVEDERSENE, CHE MORO NON ERA A FANI, NON ERA NELLA 130, ALTRIMENTI DALLA SUA VISUALE NON GLI SAREBBE SFUGGITA L´ESTRAZIONE - PERCHÉ LA 130 LA VEDEVA BENISSIMO, COLORE BLU COMPRESO.

Noterella sulla psicologia del testimone, vero o falso che sia, e su quella del suo auditore :

io ho lasciato parlare il vincenzi dapprima, senza fargli domande seccamente specifiche per non metterlo a disagio o spaventarlo : e lui mi ha rovesciato addosso un profluvio di racconto, spontaneamente, con tanta voglia di parlare. Bene. A me non interessava nient´altro, se non sapere

se avesse o no visto Moro a Fani, o mentre passava in macchina, o durante eventuale estrazione etc. E in tutto questo racconto senza fine, tutto mi ha detto tranne di aver visto Moro. Solo quando gli ho fatto la domanda specifica, solo allora mi ha detto del sorretto/caricato nella 132, più quel dettaglio dell´abbassargli la testa per farlo entrare in macchina, che pare preso di peso da un poliziesco americano... Se davvero lui ricordava di aver visto il sorretto/caricato, me l´avrebbe detto come uno dei ricordi più importanti già nel racconto spontaneo - e invece Moro dalla parte spontanea, era completamente assente.

Ripeto poi : SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito dalla scorta. In tal caso, assai plausibile, il Vincenzi avrebbe correttamente parlato di uno sostenuto senza violenza, dell´abbassamento della testa etc. : perché era un complice sorretto da complici, in quanto, ferito, non si reggeva più in piedi da solo. Non era certo Aldo Moro. Samperi dice che l´uomo estratto fu caricato su una 128 bianca. Evadini dice anche lei che "Moro" viene caricato su una macchina bianca.

Ripeto il link del verbale qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Arriva Evadini Eufemia in Riposati, anni 55, interrogata dalla digos.

Questa è una prima differenza importante da tenere a mente rispetto alle dichiarazioni rese spontaneamente da Lalli ai carabinieri : questa è la digos, l´anti(?)terrorismo, e la signora è interrogata come teste. Preciso che sto cercando verifiche incrociate per la reale esistenza di questi presunti testi : per Evadini non ho trovato niente finora : Epoché. Dunque, SE la Evadini è reale, e veridica, e accurata, notiamo ancora che l´interrogatorio è del 22 marzo, quindi 6 giorni dopo i

"fatti".

Cosa narra la Evadini - o meglio : cosa narra il verbale che la Evadini avrebbe narrato ?

Che alle 9.02, mentre scendeva per Fani, a piedi par di capire, a una decina di metri da lei, 2 macchine si tamponano. Contemporaneamente, 2 spari singoli, poi raffiche. Ripete di essere a una decina di metri dall´alfetta della scorta. Dunque è la, cioè, sarebbe la, più vicina ai "fatti" tra tutti i testi analizzati sinora. Vede sparare solo dal lato sinistro. Proprio come vuole la vulgata... Si rifugia impaurita in un giardino o garage, non ricorda bene per il terrore. Poi sente Pistolesi gridare

"portano via Moro ". Ma Pistolesi, a differenza sua, dichiara alla Moro 2 di aver visto 2 terroristi a sinistra e 3 a destra. Pistolesi conferma alla Moro 2 di aver gridato che avevano rapito Moro, ma non dice mai di averlo visto.

Invece la Evadini, finiti gli spari, si riaffaccia sulla strada e, asserisce, vede l´onorevole Moro trascinato via dalla macchina da 2 o 3 persone, 2 che lo tenevano ai lati e, forse, uno che lo spingeva da dietro, tutti in divisa. Lo cacciano dentro una macchina bianca. Per gli altri presunti avvistatori di Moro, la macchina è blu (tranne Samperi, che parla anche lui di una bianca, una 128) ma chissene, l´importante è confermare la vulgata di Moro a Fani. Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca, stesso colore attestato dal Samperi.

Ancora poco infra, dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui. E questo ripeto ad nauseam, potrebbe essere uno dei pochissimi elementi plausibili della testimonianza di evadini : SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito dalla scorta.

SE evadini eufemia esiste davvero o è esistita, SE quel verbale della digos è veridico e accurato : come mai lei ha visto il rapimento di Moro, come anche vincenzi, e invece Pistolesi no ? E Lalli

no ? Come mai la evadini si avvicina indisturbata a 10 metri dalla sparatoria, e non nota nessun cancelletto superiore, cioè la 128 bianca con casimirri e lojacono ? Come mai un tizio con passamontagna e mitra, a detta di Pistolesi, blocca Pistolesi, ma non la Evadini ? Anzi, la Evadini non lo nota proprio. Ha un bel coraggio la signora, a riaffacciarsi subito dopo la fine della sparatoria...dopo aver dichiarato che era così terrorizzata da non ricordare neppure se s´era nascosta in un giardino o in un garage... Oggi avrebbe 95 anni. Sull´elenco non risulta. Mi piacerebbe essere aiutato a contattarla, se è ancora viva.

Questo è un interrogatorio della digos, non una dichiarazione spontanea. Ma al dottor nicola simone, vicequestore aggiunto che la interroga, non viene in mente di chiederle dove va al lavoro, dopo che la evadini ha dichiarato che era a Fani per recarsi al lavoro come tutte le mattine. E non gli viene in mente di fare una verifica incrociata, per sapere se davvero questa signora lavorasse dove dicesse. Sempre SE alcunché di questo verbale corrisponde a verità.

Come ha fatto la digos a rintracciare questa signora ? L´ha identificata sul posto, dopo l´agguato ? Ma allora perché non l´ha interrogata subito ? Ripeto che questo si presenta come un interrogatorio, non come una dichiarazione di uno presentatosi spontaneamente come Lalli. Dunque la signora evadini fu convocata : come la trovarono, visto che non si era presentata spontaneamente ?

Secondo la evadini, gli spari iniziano in contemporanea col tamponamento : invece la scientifica alla Moro 2, dichiara che la sparatoria è iniziata prima, ad auto ancora in movimento, come attestano i cristalli per terra metri prima delle auto.

In conclusione provvisoria, direi che la evadini, se reale, è stata indotta in qualche modo a firmare un verbale/copione prefabbricato. A meno che non sia una terrorista di regime pure lei. Il contrasto con quanto dichiarato dal Pistolesi, che pure sarebbe stato a pochi metri da lei, e dal Lalli, è insanabile.

La sua testimonianza fa acqua da tutte le parti, eccetto, ancora una volta, forse da questa :

" Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca.

Ancora poco infra, dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui " :

SE davvero la evadini esistette, e vide almeno questo, allora non poté certo riconoscere Moro perché era su Fani alta e quindi al massimo poté vedere il sorretto di profilo o di spalle : ma forse quel sangue è vero : era il ferito del comsubin/gladio, coperto del suo sangue, che veniva trascinato via dal team. E Samperi supra dice che l´uomo estratto viene caricato su una 128 bianca.



Il 25.3.78 il commissariato ps di monte mario interroga la teste Ravenni Mariangela in Fiani, 57 anni, abitante in via Mario Fani 106 palazzina A interno 6 piano terzo, la quale dichiara cose strabilianti per chi non conosce la psicologia del testimone... Ella dice che il balcone del suo salone dà proprio sul punto dell´agguato. Sentiti il rumore del tamponamento e gli spari, la signora si affaccia ai vetri del balcone, senza aprire, vede uno sparatore dall´olivetti di fronte a lei, si impaurisce e si nasconde dietro una poltrona. Quando gli spari finiscono, torna ad affacciarsi dietro i vetri e...

" notai due uomini in divisa che sostenevano un terzo uomo, anziano e come se lo trascinassero lo condussero verso via Stresa verso l´angolo opposto sempre di via Fani ".

" NON RICORDO SE CONOBBI [sic] L´ ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

È un passaggio capitale, che non ha bisogno di commento per chi sa la psiche di massa.

La psiche di massa è gregaria, tende al conformismo, a introiettare il belato del gregge, a farlo proprio: se lo urla la folla, sarà vero, se lo dicono tutti, sarà così , se lo dice la tv...

E allora lo faccio mio, lo incorporo nel mio racconto, perché tanto deve essere vero quindi devo averlo visto anch´io, anche se in realtà non ho visto nulla. La glossa penetra nel testo, vi scivola, vi viene interpolata alla copiatura successiva, diventa vulgata perché guai a dubitare, il dubbio è pericoloso, apage ! Se uno mi chiede se ho visto Moro a Fani, certo che io, vincenzi sergio, gli dico di sì, perché lo dicono tutti da 40 anni che c´era, quindi l´ho visto !

Ma la signora Ravenni non ci sta a belare col gregge, ha un sussulto meraviglioso di intelligenza e cultura, cioè di self-doubt :

" NON RICORDO SE CONOBBI L´ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

Ovvio che può ben anche darsi che la signora ravenni stia depistando, deviando su copione l´attenzione dal chiedersi se il sorretto è reale o no, a se l´abbia riconosciuto lei come Moro o lo abbia appreso dalla folla. Una cosa è certa : ravenni NON è teste certa di Moro a Fani. E non vede estrazione. Inoltre il suo abitare a Fani 106, terzo piano con affaccio sulla strage, la rende ipso facto sospetta, vedi supra su Fani 106 come covo del terrore di regime e postazione di uno o più cecchini dall´alto : Fani 109 e 106 : scilla e cariddi per la scorta.

Moro o non Moro, le attestazioni di una persona/vecchio estratto/sorretto/caricato ci sono e non si possono eliminare con un colpo di spugna. Poi infra le catalogherò per bene. Fu allucinazione collettiva ? Copione del terrore di regime, sezione de propaganda fide, affidato a finti testi ? C´era o non c´era questo estratto/sorretto/sospinto/caricato ? E se c´era, chi era ? Se non era Moro, chi fu ? Un manichino ? Sosia, controfigura ? Noschese ? Un terrorista ferito da Iozzino o altro membro della scorta ?

Torniamo ora ai verbali dei presunti testi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Il 28.3.78 viene interrogato dalla polizia il teste Domenico Calia, 27 anni , studente (p.15 di 18 al cursore). Stava, dice, all´edicola con Pistolesi, anche se Pistolesi alla Moro 2 decenni dopo, dichiarerà di conoscerlo ma di non ricordare che stesse all´edicola con lui in quel frangente. Non parla né di Moro, né di estratto/sorretto/sospinto/caricato qualsivoglia. Proprio come Pistolesi.

Alla stessa altezza di Fani alta, presso l´edicola, stanno 3 testimoni : Calia, Pistolesi, vincenzi : solo quest´ultimo dichiara di aver visto Moro sorretto e caricato - e lo dichiara a me 40 anni dopo, solo su mia specifica domanda, mentre nella prima parte del colloquio, o meglio del monologo, di tutto aveva parlato tranne che di Moro.

Il 25.3.78, è interrogata Birgitte Christine Ohlsson, svedese, abitante in via Stresa 166. Non ha visuale diretta e completa sull´agguato, ma vede l´incrocio Stresa/Fani.

Vede una 128 blu scuro parcheggiata all´incrocio, un terrorista in attesa vicino, 2 giovani terroristi con mitra che arrivano di corsa dopo la sparatoria ; salgono in macchina tutti e 3 e partono. La signora tutto vede tranne Moro o un qualsivoglia sorretto/sospinto/caricato.

Ricapitolando sui verbali sin qui esaminati, più altre note testimonianze :

- i testi Ohlsson, Calia, Lalli, Pistolesi nulla dicono di Moro o qualsivoglia estratto/sorretto/sospinto/caricato ;

- i testi ravenni, evadini e vincenzi asseriscono di aver visto 2 o 3 persone trascinare/sostenere un anziano, che evadini e vincenzi identificano tout court con Moro, mentre ravenni asserisce di non ricordare se fu lei a riconoscere Moro, o se apprese l´identità del trascinato dalla folla urlante. La evadini però è l´unica che asserisce di aver visto anche l´estrazione.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Ultimo contributo riepilogativo generale qui, sulla gnoseologia, epistemologia e psicologia del teste e della testimonianza : il tasso di certezza fornito da una testimonianza priva di riscontri incrociati extratestimoniali, è zero. Una rigorosa logica matematica deve portarci a sospendere il giudizio su :

- veridicità del teste

- accuratezza della memoria del teste, anche se veridico

- buona fede del teste

- esistenza stessa del teste

- identità del teste, casomai si appuri che esista.

Va tenuto conto, pure nel caso di testi che riscontri oggettivi extratestimoniali confermino esistenti e veridici, della diffusa tendenza umana a belare nel gregge, a introiettare le urla della folla , la lobotomia costante dei massmedia di regime - per cui si può finire col credere di vedere anche ciò che non si è mai visto, basta che tutti dicano che così andò. Esempio concreto : non voglio assolutamente diffamare vincenzi, ma chi lo conosce ? Che ne so io, come faccio a sapere se è veridico e in buona fede o un troll di regime pagato per mentire ? O semplicemente, un vecchio rincitrullito ? Come posso ritenere plausibile che abbia riconosciuto Moro a 100 metri e di spalle ? Come posso ritenere plausibile che a quella distanza, possa dire con certezza di aver visto che la macchina in cui veniva caricato Moro era una 132 ? Come posso non almeno sospettare fortemente, che tali dettagli e tutta l´asserita visione di Moro, sia scivolata nel suo ricordo a causa dell´influsso imperante di 40 anni di vulgata di regime ? Specialmente quando poi mi aggiunge spontaneamente che quel che gli è rimasto davvero impresso fu il vedere i cadaveri da vicino, e non certo il rapimento di Moro, a cui nella parte spontanea del suo racconto non aveva fatto il benché minimo cenno, e che ha tirato fuori solo dietro mia specifica domanda. Come posso non sospendere

il giudizio su ogni singola testimonianza ? Su ogni singolo teste ?

Un teste, preso di per sé, non prova nulla. Con questo non voglio dire che non bisogni leggere e ascoltare i testi. Voglio solo dire che non bastano a raggiungere certezza.

Nel frattempo, ho trovato anche il verbale dell´ audizione originale di Pistolesi presso la digos, p. 47 di :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

È il 16 marzo 1978, ore 10,15, poco più di un´ora dopo l´agguato. Pistolesi, 19 anni, ascoltato a caldo, dichiara testualmente, rispondendo a precisa e, per una volta, intelligente domanda del vicequestore Nicola Simone :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO "

(p. 49 ) .

Non so se ora vi basta, quanto meno a nutrire serissimi, fondatissimi dubbi sulla presenza di Moro a Fani. A smetterla una buona volta di tacciare di follia, complottismo o boutade chi non crede Moro a Fani. Ripeto : il giudizio va ancora sospeso su tutti, Pistolesi compreso. Ma sospendere il giudizio vuol dire includere, fondatamente includere, nel novero delle possibilità, ANCHE quella dell´assenza. SE Pistolesi dice il vero ; SE lo dice accuratamente ; allora non è possibile che non abbia visto Moro - a meno che Moro non ci fosse. Come poté vincenzi, che stava alla stessa altezza di Pistolesi, asserire di aver visto Moro, e Pistolesi no ? Chi è che allucina tra i due ?

Paolo Pistolesi è il figlio e collaboratore dell´edicolante sito all´altezza di via Fani alta 93 - questo è il civico che pare a Pistolesi di ricordare mentre depone alla digos. La distanza da via Fani 93 all´incrocio con Stresa è di 100 m. esatti stando a google . Leggete il verbale : verso le 9, Paolo vede transitare ad elevata velocità la 130 di Moro e l´alfetta della scorta, che ben conosceva entrambe per averle viste spesso : ma non vede Moro, nonostante gli passi davanti al naso, a pochissimi metri. Riconosce le vetture, ma non vede Moro davanti al naso. I vetri della 130 non sono oscurati. Sono le 9 di mattina e c´è piena luce. Ma Pistolesi non vede Moro. Chissà quante volte lo avrà visto prima del 16 marzo. Ma quella mattina, no. Eppure fa caso alle macchine, le vede. Ma non vede Moro. Gli passa quasi letteralmente sotto al naso, ma non lo vede.

Pochissimo dopo, Paolo sente i soliti colpi singoli che sentono tutti, la cui vera provenienza ormai ben conosciamo, poi le solite raffiche di tutti. Esce fuori dall´edicola. È a 100 metri, poco meno tenuto conto che le 2 macchine della scorta si fermano diversi metri prima dell´incrocio :

diciamo con buona approssimazione, che in questo momento, Paolo è a 90 metri dal golpe che sta cambiando per sempre la storia d´Italia. Troppi per riconoscere in volto chicchessia. Ma non troppi per vedere le macchine e figure umane, anche se indistinte.

Leggiamo insieme : " Sono uscito fuori dall´edicola ed ho visto la macchina di Moro e quella della scorta ferme. " Paolo è a 90 metri. Vede le macchine. È plausibile, è realistico. " La macchina della scorta aveva le due portiere di destra aperte " : ve lo dicevo che era uscito anche Zizzi. Plausibile. Realistico. Un tizio col passamontagna e col mitra gli fa cenno di allontanarsi. Paolo si butta dietro una macchina. Ancora una raffica. Poi si rialza. Vede la 128 bianca che fugge, vede i morti, il ferito, vede tutto ma :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO " ...

Invece vincenzi, che asserisce di esser stato alla stessa altezza di Pistolesi, vicino alla sua edicola, fa a tempo a vedere Moro sorretto e caricato sulla 132... Quale dei due vi pare più plausibile ?

Allo stesso link, che ripeto :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Trovate numerose presunte testimonianze della prima ora, tra cui quella arcinota di marini alessandro, che asserisce di aver visto l´estrazione, il trasbordo e di aver riconosciuto nel vecchio rapito l´onorevole Moro. Anzi :

" Credo di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l´onorevole Moro " : non è la stessa cosa.

Ma a parte questo, tutta la dichiarazione di marini è altamente sospetta :

- asserisce di esser stato proprio lì all´incrocio, a pochi metri dal "fatto " - eppure non è fuggito né si è nascosto come tutti gli altri tranne Lalli che però era molto più lontano ;

- non fugge nemmeno quando a suo dire, gli sparano addosso una raffica che miracolosamente non lo prende ! Che sangue freddo ´sto marini !! Già questo è talmente grottescamente assurdo, da screditare tutta la presunta testimonianza.

Inoltre di questo arcinoto marini, principe dei presunti testi di Fani, nessuno ha mai che io sappia, verificato nulla : si dice fosse ingegnere, ma dove lavorava ? Non aveva parenti famiglia amici con cui controllare la sua identità e professione ?

Ma è la narrazione del presunto svolgimento dei "fatti" a screditare del tutto marini come falso testimone e troll del terrore di regime : leggiamo insieme, siamo a p.45 del verbale : marini asserisce di essere fermo in motorino allo stop di Fani /Stresa, dalla parte opposta alla scena del crimine : sta a pochi metri. Vede 4 in divisa. Uno dei 4, da solo, si avvicina alla macchina di Moro e spacca il vetro del guidatore ! Stento a credere che per 41 anni l´opinione pubblica si sia bevuta una cosa così ridicolmente assurda : mettetevi nei panni di un terrorista : vuoi ammazzare 5 agenti, presumibilmente tra i più in gamba d´Italia perché son la scorta del politico più importante del paese. T´avvicini alla macchina di Moro - già questo ti avrebbe guadagnato una scarica di pallottole da parte di un Leonardi o di uno Iozzino, che pure lui stando a mie fonti, era un tiratore scelto e lo ha eroicamente dimostrato. E invece (ammesso e non concesso che tu sia ancora vivo quando arrivi al finestrino) di sparare subito, perdi tempo a spaccare il vetro !! Come dire : sono un cretino congenito, sparatemi addosso . Ci vuole coraggio a dar fede a tali panzane. Ma goebbels pur essendo un criminale, su questo almeno ebbe ragione : più la spari grossa, più il popolo se la beve - a patto che tu abbia il monopolio dei massmedia e le tue menzogne non trovino contraddittorio in par condicio nelle ore di massimo ascolto... Paradossalmente, è proprio la totale demenzialità di quel che va cianciando, a costituire un ennesimo, fortissimo argumentum e contrario, ex absurdo a noi assenzialisti. Anche ammesso e non concesso che, come favoleggiano molti, quello che s´avvicina al finestrino della 130 lo fa perché conosciuto dagli agenti, spaccando il vetro prima di sparare perderebbe l´effetto sorpresa dando loro il tempo di reagire...Oltretutto non v´era alcun bisogno di spaccare il vetro prima di sparare perché la macchina non era blindata e gli attentatori lo sapevano benissimo, terroristi di regime informati dai loro superiori com´erano.

Posso dire con assoluta certezza che marini è un impostore che firma un copione fasullo del terrore di regime.

A questo punto del verbale penseresti di aver toccato il fondo, ma sbaglieresti - non c´è limite al peggio, alla farsa più scadente, ma come è possibile che un idiota del genere non sia stato subito arrestato per depistaggio e falsa testimonianza ? Eppure da 41 anni, cose simili passano per vere :

" A questo punto [cioè dopo la spaccata del vetro ] è iniziata una furiosa sparatoria da parte dei [sic] quei quattro individui sopradetti [sic] ", con tanto di mitra...! Cioè a dire : uno dei terroristi se ne sta lì a pochi centimetri da Ricci e Leonardi , senza suscitare una benché minima reazione da parte loro, nonostante abbia spaccato il finestrino ; non solo, ma se ne resta lì tranquillo a sparare benché gli altri 3 abbiano iniziato a sparare furiosamente nella sua direzione !!!

Prossimo falso testimone nei verbali qui:

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 50, si chiama caliò marincola antonio, anni 36, ingegnere pure lui o sedicente tale, residente in via Mario Fani ma il civico è cancellato... Costui - ammesso e non concesso che sia mai esistito, e che la sua identità sia vera - ripete con variazioni le assurdità di marini : stavolta i tizi vicino alla macchina di Moro diventano 2, uno dei quali sfonda il finestrino... Resosi conto della eccessiva inverosimiglianza dell´enormità che sta sparando, mr "caliò" soggiunge :

" mi pare che abbia fatto ciò dopo aver esploso alcuni colpi "...

Com´era lecito attendersi, anche il caliò riconosce Moro - senza la minima esitazione, nemmeno il credo di marini - nonostante stia sul balcone lato via Stresa, nemmeno lato Fani ! E non ha nessuna fifa a godersi lo spettacolo, proprio come l´impavido marini...

" L´altro individuo ha aperto la portiera posteriore sinistra della stessa autovettura ed ha fatto scendere un uomo, che io ho subito riconosciuto per l´onorevole Aldo Moro. " :

bravo caliò, sei l´unico su 100 a dir ciò con tanta sicumera...

" Questo secondo sconosciuto ha accompagnato l´onorevole Moro, sostenendolo per un braccio, verso il lato di via Stresa su cui affaccia la finestra in [sic!] cui io mi trovavo. " :

per un ingegnere, mi pari un po´ troppo analfabeta caliò...

Ma, aspetta, non avevi detto poche righe sopra che stavi affacciato al balcone ?

Posso solo ripetere quanto detto per marini : non sussiste il benché minimo dubbio che marini e caliò siano 2 impostori al servizio del terrore di regime, di cui recitano copione de propaganda fide. Se pure sono mai esistiti con tali identità.

Idem dicasi per conti giovanna, p.52 della nostra amena collezione di verbali qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Anche lei come caliò, di cui la sua dichiarazione è quasi fotocopia con varianti, si affaccia dalla finestra su via Stresa e si gode impavida lo show. Anche qui l´assurda spaccata del vetro anteriore sinistro col calcio del mitra, PRIMA di sparare, e senza che ciò susciti la benché minima reazione in 5 agenti di scorta che si lasciano ammazzare senza muovere un dito...Vede l´onorevole senza ombra di dubbio, solo che i sorreggitori ridiventano 2. Possiamo aggiungere conti giovanna, o meglio la presunta tale, a marini e caliò come 3 impostori e falsi testimoni al servizio del terrore di regime.

Nota bene in questi verbali : i testi realmente esistenti e che dicono cose almeno in parte verosimili, vengono identificati dalla polizia nei verbali col numero e gli estremi di documento personale :

"CONTI GIOVANNA " STRANAMENTE NO.

" CALIO´ MARINCOLA ANTONIO " STRANAMENTE NEPPURE.

" MARINI ALESSANDRO " STRANAMENTE NEMMENO.

Samperi Giuseppe vede l´estrazione ma non riconosce Moro. I sorreggitori e caricatori sono 2.

Ma benché sia identificato con documento, anche samperi dice cose inverosimili a iosa :

- sente gli spari, unico tra tanti, alle 8.45 circa

- invece di spaventarsi e mettersi al riparo, corre impavido verso la macchina di Moro :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 54.

Vorrei osservare a questo punto i passaggi che fa una testimonianza, vera o falsa, prima di giungere a noi : ad esempio i verbali di cui sin qui, chi li ha redatti ? Da che fonte ? C´era uno stenografo in questura, che scriveva live in steno mentre i testi parlavano ? O un registratore acceso, da cui si è trascritto verbatim ? Ogni testimonianza giunge a noi mediata da una o più trascrizioni. Anche nel caso di sergio vincenzi, io vi ho riportato la sua testimonianza per averla udita con le mie orecchie da lui, però sono io che ve la riferisco, sulla base di appunti scritti presi subito dopo il colloquio, dunque già soggetti a errore da parte mia che faccio da tramite fra voi e vincenzi. Ecco perché vi ho invitato a contattarlo voi stessi e verificare, è sull´elenco. E tornando ai verbali di polizia : chi ci dice che non siano falsi ? O molto erranti nella trascrizione ? O interpolati ? Alterati ? Dunque vedete ancora una volta come il tasso di attendibilità/certezza/veridicità, e persino autenticità, di una testimonianza qualsiasi, anche se in buona fede, è zero in mancanza di riscontri oggettivi extratestimoniali. Zero. Nel senso preciso che non abbiamo alcun modo di accertare, in mancanza di riscontri etero- ed extratestimoniali, se un teste qualsiasi dica il vero con accuratezza o no.

Vorrei completare questa rassegna sintetica dei verbali delle testimonianze su Fani, qui contenuti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

più tutti gli altri testi di cui sono venuto a conoscenza da altre fonti, per poi proporre una tabella riepilogativo/comparativa con il numero esatto di testimonianze di :

- Moro a Fani

- un estratto/sorretto/caricato a Fani non identificato come Moro

- Moro non visto a Fani

- nessun rapito visto a Fani .

L´ingegner giorgo pellegrini ( terzo ingegnere della serie ), condirettore generale di italstat, abitante a 100 m. circa da Stresa/Fani, che vede tutto con la vista acuta di un 47enne, con vista sull´incrocio, il tutto stando al verbale pag. 76, dichiara : di aver visto 2 persone, gli pare in divisa, "che tenevano, sorreggendolo, un uomo, portandolo, sempre sorreggendolo, presso altra autovettura, di colore scuro, grande che era ferma all´inizio di via Stresa, in salita." Poi entrano in macchina e partono. A 100m di distanza, il 47enne occhio di lince riesce pure a vedere le tendine abbassate del lunotto !

Sono arrivato, selettivamente, a p. 117 dei verbali testimoniali del marzo 1978 su Fani, e mi pare che siano finite le testimonianze oculari dirette sulla strage e presunto rapimento. Dunque riassumiamo. Cominciamo con l´elencare tutti i testi o presunti tali che asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani il 16.3.78 :

1. conti giovanna, p.52, 41 anni, di via Mario Fani 123, 31 metri dall´agguato. Oggi avrebbe 82 anni, potrebbe dunque ben essere ancora viva. Ma su paginebianche Roma se la cercate a via Fani 123 non esce. Se la cercate per nome a Roma, ne escono 4 e nessuna a via Fani 123. Ovvio che dopo 40 anni potrebbe aver traslocato. Indagherò. Tuttavia finora non ho trovato alcun riscontro incrociato che provi che sia mai esistita o che la sua identità sia tale. Ripeto che la digos non verbalizza sua identificazione con documento. Vede un tizio spaccare il finestrino anteriore sinistro della 130 e spararci dentro con mitra. Gesto assurdo e suicida, perché darebbe il tempo alla scorta di reagire. Anche ammesso che questo killer fosse conosciuto da Ricci e Leonardi, e che pertanto abbia potuto sorprenderli, il gesto resta suicida perché avrebbe allarmato i 3 agenti nell´alfetta di scorta - e almeno quelli avrebbero avuto il tempo di reagire. La macchina non è blindata, dunque perché non sparare subito. Inoltre il rischio di accecare o ferire Moro o sé stesso con una scheggia di cristallo o con proiettile di rimbalzo in abitacolo chiuso sarebbe stato altissimo, a pochi cm, con Moro seduto lì dietro. Poi questo presunto killer spara ripetute raffiche all´autista. Il tutto in tutta tranquillità, senza subire la benché minima reazione da parte di ben 5 agenti di scorta. I colpi che attingono Ricci, stando alla scientifica, sono 7 : di questi almeno 2 han traiettoria troppo alto-basso per provenire dal piano strada ; ne restano massimo 5 :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

p. 26 di 157.

Troppo pochi per " ripetute raffiche di mitra " da pochi centimetri. Inoltre il rischio di colpire Moro, o di colpirsi da solo, sparando a raffica col mitra da pochi cm, è altissimo sia perché il mitra trema e scarta pur se in mano a esperti e non è strumento di precisione ma di massacro indiscriminato ; sia, come già detto, per l´altissima probabilità di rimbalzo proiettili in abitacolo chiuso e il pericolo delle schegge dei finestrini.

Poi la "conti giovanna" vede e riconosce Moro senza ombra di dubbio - ad almeno 31 metri di distanza, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa che va all´altezza della sua finestra, ma la "conti" si guarda bene dallo specificare il piano. Notare anche : mentre quasi tutti gli altri testi si nascondono immediatamente per paura ai primi spari, la conti è l´unica tra i molto vicini, con marini caliò e samperi, a godersi lo spettacolo, dalla finestra lei come caliò, senza il minimo timore. Eppure a 30 metri, il rischio di essere beccata da una pallottola vagante fuori bersaglio è elevatissimo, per non parlare della intuitiva possibilità di essere notata e uccisa come testimone scomoda dai killer. Ma tant´è, la nostra eroina non si muove. Ma la cosa ancora più strana è che la nostra voyeuse non vede estrazione. Vede tutto di tutto, sta a 30 metri, ma non vede estrazione. Quando vede Moro, questi è già sorretto da 2 terroristi, e poi sale su macchina al centro dell´incrocio. Questa presunta testimonianza è completamente inverosimile e falsa. Pura disinformazione di regime.

PS Sulla "conti " : via Fani 123, suo presunto indirizzo, è su Fani bassa : come può averlo visto in volto, e così nitidamente da 31 metri e passa (tolta la 128 CD, diciamo 35 metri, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa visuale che porta alla sua finestra) a occhio nudo di 41enne, da riconoscerlo senza ombra di dubbio, seminascosto in mezzo ai due sconosciuti che lo avrebbero sorretto ? Fate la prova e ditemi se già a 20 metri riconoscete un volto con assoluta certezza di fronte...figurarsi a 35 + x ! Sempre SE la storia del sorretto in sé non è del tutto falsa e inventata - a meno che non si trattasse di uno dei killer ferito da Iozzino o altro agente di scorta.

Stiamo quantificando e criticando i testi veri o falsi che asseriscono di aver visto Moro a Fani il 16.3.78.

Dopo la "conti ", il numero 2 a vedere/riconoscere Moro a Fani è tal caliò marincola antonio, anni 36, il cui civico di Fani a pag. 50 del verbale è opportunamente cancellato...Né viene identificato con estremi di documento personale. Credere dunque che sia davvero esistito o che tale sia la sua identità, è atto di pura fede... Sugli elenchi di Roma non risulta. Eppure a 77 anni, dovrebbe essere ancora vivo. Il verbale p. 50 lo dice ingegnere chimico, ma dove lavori è un mistero inverificabile come per l´ingegner marini. Si ricomincia col demenziale sfondamento finestrino Ricci con calcio mitra. Questo gli pare avvenga esplosi alcuni colpi : dunque che sfonda a fare se lo ha già sfondato sparando ? Anche lo sparatore di marincola spara una lunga raffica : doveva essere mezzo cecato, perché solo 5 proiettili possibili dal piano strada raggiungono Ricci, da pochi cm di distanza...

Intendiamoci : esiste una sola, per quanto remota, possibilità che almeno una parte di quanto asserito da conti e caliò sia almeno in parte vero : se cioè Ricci era già immobile, morto o moribondo per i tiri dei cecchini dall´alto, e se lo sparatore che si avvicina (correndo però il rischio di essere ammazzato se Ricci e Leonardi e gli altri s´erano finti morti...) lo fa per dare i colpi di grazia - tuttavia anche in questo caso perché perder tempo a sfondar finestrini col calcio del mitra visto che sono già sfondati da 93+x proiettili sparati contro la scorta ?

A questo punto, sempre dal vangelo secondo caliò, un altro terrorista apre la portiera posteriore sinistra e fa scendere Moro, sostenendolo per un braccio, e lo porta verso via Stresa dove affaccia la finestra (balcone?) da cui caliò si sta godendo impavidamente lo show. Dunque se caliò abita a Fani ma affaccia su Stresa, vuol dire che il suo palazzo fa angolo. Dunque lui affacciato impavido, rischia ancor più di conti che almeno sta a 31 metri e rotti, di beccarsi una pallottola vagante visto che affaccia quasi proprio sull´incrocio, o di essere avvistato e ucciso dai killer come testimone scomodo. Eppur non si muove. Sta sul balcone addirittura, in piena vista dei terroristi, ma non si nasconde. Che eroe. Che fegato. Pare clint in Per un pugno di dollari, che trova sempre il modo di spiare tutte le stragi senza farsi notare. Dunque caliò a differenza di conti, vede pure l´estrazione. Sempre a differenza di conti, il sorreggitore di Moro è uno solo e non due. Come avrà fatto la conti a vederne 2...forse era brilla, chissà...

O forse è questa la trita tecnica standard nella disinfo del terrore di regime : ripetere la stessa menzogna con dettagli secondari discordanti, così la gente è depistata verso il chiedersi se i sorreggitori fossero 1 o 2 invece di mettere in dubbio la sostanza stessa del racconto che si vuol far passare per certa e da cui si vuol sviare l´attenzione e ogni possibile dubbio : che Moro era a Fani.

Intanto il tizio che spara si diverte a bucherellare i morti e moribondi con un´altra raffica dentro la macchina di Moro - ma i proiettili che possibilmente attingono Ricci dal piano strada restano 5, e se anche la seconda raffica era per lui, vuol dir proprio che lo sparatore era negato...

Ricapitolando : se la conti aveva visto niente estrazione, 2 sorreggitori, e caricamento in macchina, caliò vede estrazione, 1 sorreggitore, e niente caricamento.

Ci si domanda infine legittimamente, come abbia potuto mai caliò vedere alcunché, dato che lui stesso afferma alla fine della dichiarazione :

" DA TALE FINESTRA [quella che dà su Stresa a cui si era affacciato, e che all´inizio era un balcone] NON È POSSIBILE LA VISUALE DELLA PARTE DELL´INCROCIO ADIACENTE AL MIO STABILE " !!!

Caliò è un impostore di regime, se pure è mai esistito e aveva tale identità. Idem per conti.

Comunque, siamo arrivati a 2 presunti testi che attestano Moro a Fani.

Il terzo attestatore presenzialista è il presunto marini alessandro, detto nato a Zara l´1.7.42, che una fonte web mi dice deceduto, altre no. Una persona che si presenta come tale è comparsa in servizi tv, ma la sua identità nessuno che io sappia l´ha mai verificata, a partire da p.45 del verbale che non riporta estremi documento :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Di questo impostore del terrore di regime e delle balle che racconta ho detto ampiamente supra.

Siamo arrivati a 3 (falsi) testimoni di Moro a Fani : conti, caliò , marini.

Ricordo solo che marini asserisce di aver visto estrazione e che "crede" di aver riconosciuto nell´estratto, Moro. Vede caricamento su vettura affiancata, dunque su Fani e non su Stresa come ciancia il collega depistatore caliò. Disinfo pattern : stessa balla, ma con variazioni depistanti da eventuali dubbi sulla sostanza : se Moro fosse o no a Fani.

La quarta presenzialista è evadini eufemia in riposati, anni 44, qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p.12 di 18.

Per la discussione dell´inattendibilità di costei, rimando a supra. Notiamo qui ancora una volta, che il verbale della digos non la identifica con estremi documento - proprio come con conti, marini e caliò... Questa è la tizia che misteriosamente è lasciata arrivare fino a 10 metri dall´agguato alle 9.02, senza essere bloccata dal cancelletto superiore, dal terrorista col passamontagna e mitra, come invece vincenzi e Pistolesi...mah, forse ´sto cancellettista era cavaliere con le donne, e le concede un posto in prima fila. La evadini asserisce di essere arrivata a 10 metri dall´alfetta di scorta, con 7 o 8 terroristi a sinistra ( lei viene giù da Fani alta, dall´edicola di Pistolesi ) che sparano, sicché si nasconde.

Poi asserisce di aver sentito Pistolesi gridare portano via Moro - ma Pistolesi dirà bensì di aver gridato hanno rapito Moro, ma solo per aver riconosciuto la macchina coi giornali etc.: Pistolesi non dice MAI di aver visto Moro, ANZI SU DOMANDA SPECIFICA NEGA ESPLICITAMENTE DI AVERLO VISTO. Finiti gli spari, evadini si affaccia giusto in tempo per vedere Moro trascinato da 2 o 3 : estrazione e caricamento, con altra variante : la macchina del trasbordo è bianca non scura, come per samperi supra. Prima evadini dice che quella mattina come tutte le mattine stava percorrendo via Fani per recarsi al lavoro. Poi alla fine dice che dopo l´agguato è tornata a casa. Né si sa quale fosse il suo misterioso lavoro...

O meglio si sa : la falsa testimone di regime. Ammesso e non concesso che sia mai esistita.

Ricap fin qui : 4 presenzialisti asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani :

conti ; caliò ; marini ; evadini. Continuiamo a contare - ma non manca molto. Faccio presente che i testi auditi dalle autorità nel marzo 78 sono circa 80...più quelli sentiti personalmente da me finora, fanno almeno 100.

Tocca ora alla famigerata lina cinzia de andreis. Ecco cosa ne pensa gero grassi , che segue la falsariga del libro Coup d´état in via Fani, pp. 310 - 313 :

" De Andreis Lina Cinzia.

All'epoca dei fatti aveva 22 anni. E' una dei principali testimoni di Via Mario Fani.

Praticamente è presente casualmente ed ininterrottamente nel luogo della strage dalle 8.40 al momento dell'agguato 9.02. Ha quindi modo di vedere e raccontare i preparativi e l'intero l'episodio terroristico. Tutti i principali testimoni presenti sul luogo vengono sentiti quasi subito delle Forze dell'Ordine, molti nella stessa giornata del 16.3.1978, altri si presentano o sono chiamati nella

giornata successiva. Lina Cinzia De Andreis si presenta invece ai Carabinieri di Roma ben 8 giorni dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì 24 marzo. Viene poi risentita dalle autorità inquirenti il 25 e 30 marzo, il 5 aprile, il 18 maggio ed il 25 settembre dello stesso anno (1978). Secondo quanto dichiarato nei verbali a suo tempo redatti (C.M. volume 30 pagg. 370-374 e 431-433, volume 41 pag. 422-423 e 472-475, volume 42 pagg. 86-87) racconta che la mattina del 16 marzo stava andando a lavoro diretta all' ufficio in via Cortina d'Ampezzo. Verso le 8.40, dopo essere scesa dall'autobus in via della Camilluccia, percorrendo a piedi via Stresa, si fermò all'altezza dell'incrocio di via Fani per accendersi una sigaretta. Pur essendo una persona che sta andando al lavoro, stranamente staziona oltre 20 minuti nei pressi dei luoghi dove poi avverrà la strage ed ha così modo di descrivere le tre auto dei terroristi e di fornire con dovizia tutta una serie di particolari sugli attentatori. Leggendo i vari verbali a suo tempo redatti la testimonianza appare sin troppo dettagliata. Descrive praticamente le tre auto, i preparativi, i terroristi, dichiara di aver vissuto l'intera dinamica dell'agguato e fornisce indicazioni anche sulle vie di fuga. "

www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B160/0880_001.pdf

pp. 3 di 5 e sqq.

" La sig.ra De Andreis infine dichiara che alla fine dell'agguato per lo shock le sono mancate le forze, di essere caduta e di essere stata soccorsa da uno sconosciuto che l'ha fatta salire su

un'auto. Nulla dice sul soccorritore e su dove sia stata curata o portata quella mattina. E nessuno glielo chiede. Nessun altro testimone racconta di questa signora, del suo malore e del suo soccorso.

Tutta la testimonianza appare incoerente al limite del depistaggio.

Nessuno chiede alla sig.ra De Andreis Cinzia, come mai dalla sua abitazione (via Carlo Francesco Bellingeri 12) per andare in ufficio in viale Cortina d'Ampezzo, passa per via Stresa angolo via Mario Fani, allungando così notevolmente il tragitto (con google maps si verifica un aumento del percorso da 2,9 a 7 chilometri). Chi è veramente De Andreis Lina Cinzia? Sono mai state svolte indagini in merito ? Perché nessuna contestazione le è mai stata mossa? Quali sono i suoi legami personali/familiari? E' per caso parente con quel De Andreis, giornalista romano, iscritto nelle liste della P2 ? "

Andiamo dunque a leggere i verbali originali e vediamo se Grassi ha ragione :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 370 sqq.

Effettivamente la de andreis risulta avere 22 anni, coniugata non si sa con chi, impiegata non si sa dove, niente estremi documento identificativo come da copione. Notate come il verbale sia di pessima qualità riproduttiva, sì da render malagevole e incompleta la lettura di quello che si presenta come il più dettagliato rendiconto oculare di Fani accanto a quello del marini.

Comunque ai nostri fini la de andreis è irrilevante, asserisce di aver visto trasportare rapidamente un uomo ma non riconosce Moro né fa alcun altro cenno a Moro.

Dunque, 4 presenzialisti, che diventano 5 se aggiungiamo vincenzi sergio da me audito supra, la cui parte di testimonianza su Moro è del tutto inverosimile, vedi discussione dettagliata supra.

Comunque : 5 presenzialisti e basta - su 80 auditi dalle forze dell´ordine, più quelli che ho contattato io, faranno almeno 100 persone a Fani, che non hanno visto né riconosciuto Moro come tale. Se sapete di qualcun altro che ha mai asserito di aver visto e riconosciuto con certezza Moro a Fani, mi corregga per favore. 5 soli testi presenzialisti, uno più inattendibile dell´altro.

La notoria lina cinzia de andreis a maggio 78 ha questo da aggiungere al giudice istruttore :

" debbo puntualizzare di aver visto una sola persona, che non si reggeva in piedi, prelevata dall´uato [sic] che aveva tamponato al 128 bianca [sic ] e spinta a bordo di una delle due macchine blu non ricordo quale anzi credo proprio fosse la 131 blu ".

Ma la cosa incredibile è quel che dice dopo : che cioè il rapimento avviene a Leonardi ancora vivo e a sparatoria in corso, perché vede Leonardi uscire dalla macchina DOPO il rapimento e essere ucciso !! Verbalizzare queste assurdità senza obiezioni vuol dire essere terroristi di regime come la falsa testimone lina cinzia de andreis.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/516-volume-41-ocr.html

pp. 473 sq. dell´originale, 472 sq. dello scan digitale.



CAPITOLO 11 : LE BR NON SONO MAI ESISTITE



Siamo noi Cittadini a doverci fare investigatori; in attesa di riuscire a rompere il muro di omertà che ancor oggi aleggia sinistro su Fani e su via del Forte Trionfale, e la cui stessa palpabile presenza è prova che la Verità è altra dalla vulgata; in attesa di sfondare sul piano poliziesco dunque, dobbiamo contestualizzare il 1978 sul piano storico, e capire anzitutto una cosa : che nel 1978, le brigate rosse non esistevano più. O ancora meglio : non erano mai esistite. Nel senso che, ai loro livelli direttivi e subdirettivi, esse erano solo un front della trimurti cia/gladio/mossad, a cominciare da moretti morucci casimirri e lojacono. E dai loro referenti parigini, simioni berio mulinaris e compagni di merende. E dai loro fiancheggiatori radical-chic, comunisti da salotto che si atteggiavano e si atteggiano a che guevara al caviale (senza mai dire che a pagarli era la feccia capitalfascista) - personaggi da vomito alla toni negri piperno o senzani per intenderci. Passiamo dunque a spersichettizzare le giovani generazioni , a snegrizzarle, a desattizarle, a far capire loro di che lacrime grondi e di che sangue, e soprattutto di che soldi, quel front del terrore di regime (che tale fu fin dalla sua fondazione a opera del deus ex machina simioni e compagnia bella mossadiana) chiamato impropriamente brigate rosse... Follow the money !

Un primo passaggio fondamentale in questo senso, è nell´audizione di Dalla Chiesa alla Moro 1 nel 1980. Parlando dei fiancheggiatori del terrorismo "rosso", il generale cita senza nominarla una donna di cui era stata trovata un´agenda, in cui alla data 19.3.78, vi era annotazione in cui è attestata la reperibilità, o almeno la disponibilità di tale reperibilità, del o per il negri negli usa al tempo . Questa fiancheggiatrice continua Dalla Chiesa, era un´insegnante, che stando alle sue indagini, si era recata anch´essa di recente negli usa, " USUFRUENDO DI UNA BORSA DI STUDIO ASSEGNATALE DALLA FONDAZIONE FORD . È NOTORIO CHE QUESTA [l´insegnante] È LEGATA DA TEMPO A PIPERNO " : ecco dunque l´ennesima riprova di chi finanziava davvero gli opposti estremismi, per destabilizzare e indebolire l´Italia : conservatori nazistoidi capitalfascisti, membri dell´élite globalista, la fondazione ford !!! Gli eredi di un fondatore antisemita e finanziatore di hitler dalla prima ora... Nella stessa agenda di questa insegnante, erano annotati i nomi e indirizzi di morucci e faranda...E qui il cerchio si chiude davvero.

Smettetela di parlare di brigate rosse. Esse nel ´78 ( con l´eccezione di qualche idiota manipolato che si illudeva di fare il che guevara di provincia ) non esistevano più. Non esistevano più nel senso che erano molto più infiltrati che illusi genuini. Ma fin dall´inizio, come vedremo, chi tirava davvero le fila del denaro e delle armi nelle br era corrado simioni - un agente della trimurti cia/gladio/mossad conclamato dai fatti... Le scheinbrigaterosse che avrebbero finto di rapire Moro, erano solo prestanome, prestafaccia e prestavoce, crisis actors al soldo del terrore del bilderberg.

fontitaliarepubblicana.it/documents/480-volume-04-ocr.html

pag. 273 del verbale originale, 279 dell´edizione digitale.

E le br non esistevano nel ´78 perché non erano mai esistite - se non come l´ennesimo schermo per la trimurti gladio/cia/mossad. Rimando alle prime dimostrazioni supra, e ne aggiungo altre ora, tratte da questo splendido sito :

http://www.luogocomune.net/site/modules/mydownloads/library/acrobat/Hyperion.pdf

Cito, è Franceschini che parla :

" Vanni Mulinaris, figlio di un imprenditore; Duccio Berio, figlio di un medico milanese; la sua fidanzata, Silvia Malagugini, figlia di un importante dirigente nazionale del Pci, Alberto, che dirigeva la delicatissima sezione «problemi dello Stato» del partito prima di Ugo Pecchioli. Poi c’era Italo Sugo, che noi chiamavamo «il nonno»: personaggio strano, uno che stava sempre con i piedi in sette scarpe." :

bel pedigree proletario...per i più importanti dirigenti delle prime incarnazioni delle " brigate rosse " tra 1969 e 1970...

" C’erano alcuni ingegneri dell’Ibm, tutti sotto l’ala di Simioni, erano il suo fiore all’occhiello. Capii dopo la loro importanza e perché Corrado ne fosse così orgoglioso: erano gli unici ad avere accesso ai computer - i calcolatori, come si chiamavano, allora infatti non esistevano ancora i pc -, e considerava la loro presenza nell’organizzazione come un fatto di grande «modernità rivoluzionaria». C’era poi la componente cattolica di Franco Troiano, che proveniva dallo stesso ambiente da cui sarebbe nata Comunione e Liberazione. Questo era un giro particolarmente interessante, anche loro cattolici del dissenso, molto sensibili alle tematiche terzomondiste. Erano due gruppi, Giovani studenti e Giovani lavoratori, in cui militava gente come Maurizio Ferrari e Arialdo Lintrami, Giorgio Semeria. Poi, Giulia Archer, un’inglese, e l’allora suo fidanzato, Sandro D’Alessandro […]. E infine il gruppo dei tecnici della Sit-Siemens, di cui faceva parte Mario Moretti. "

Immaginate un po´ se un ingegnere o tecnico dell´IBM o della SIT-SIEMENS può avere il benché minimo interesse a una rivoluzione armata comunista...

" Simioni, invece, operava sempre dietro le quinte. Lui doveva rimanere coperto perché stava preparando il passaggio alla lotta armata, stava organizzando la rete logistica, le strutture clandestine. Si sapeva che c’era chi stava facendo questo lavoro, e che questo era Simioni ".

" Come accennato qualche riga sopra, all’interno delle nascenti BR andava costituendosi (sotto l’egida di Corrado Simioni) un gruppo semiclandestino formatosi all’interno del Collettivo politico metropolitano. “Simioni”, racconta ancora Alberto Franceschini, “aveva organizzato una specie di servizio d’ordine con il compito di eseguire azioni durante le manifestazioni: gruppi di compagni si staccavano dal corteo, colpivano determinati obiettivi e poi rientravano mimetizzandosi in mezzo agli altri. La funzione di questo gruppo era quella di alzare il livello dello scontro”." :

Simioni, l´agent provocateur della destabilizzazione per conto della trimurti, sub specie communismi .

" Spiega sempre Franceschini: “Il problema è che la struttura clandestina formalmente era dell’organizzazione; ma in realtà era gestita esclusivamente da lui, per cui quella era la sua rete, legata indissolubilmente a lui. E noi dovevamo accettare che lui fosse il deus ex machina”.

Questo uso personalistico della struttura interna a Sinistra Proletaria sarà il motivo principale del rapido deterioramento dei rapporti tra Simioni e Curcio. "

“[Alberto Franceschini] Nel settembre 1970, tenemmo una riunione del collettivo di direzione, in Liguria. Era un fine settimana ed eravamo ospiti di Savina Longhi. L’avevo vista a Pecorile, ma non sapevo ancora chi fosse. Simioni ce la presentò come l’ex segretaria di Manlio Brosio alla Nato.

"[Giovanni Fasanella] Ed era vero? [Alberto Franeschini] Era vero.

[Giovanni Fasanella] Una riunione clandestina di guerriglieri comunisti in casa dell’ex assistente del segretario generale della Nato: è un dettaglio che avrebbe dovuto farvi riflettere, non crede?

[Alberto Franceschini] Anche a noi sembrò un po’ strano, in effetti. Però Simioni ci fece capire che Savina era una specie di agente che lui aveva infiltrato nell’ufficio di Brosio.

[Giovanni Fasanella] E che super agente doveva essere, se Simioni diceva il vero!

[Alberto Franceschini] L’altro particolare strano della storia, infatti, era che Corrado ci presentò Savina come sua segretaria personale. Davvero inquietante..."

Spero che leggerete e studierete da soli il resto dello splendido link : il cerchio si chiude : le br non sono mai esistite : fin dalle origini, nonostante la presenza di giovani ingenui manipolati, esse erano gestite e dirette dall´agente della trimurti corrado simioni, col fine di destabilizzare l´Italia per conto di usa, israele, germania francia e inghilterra, nostre rivali sullo scacchiere mediterraneo.

I giovani ingenui furono presto arrestati o giustiziati grazie alla spia fascista moretti mario, diretto sottoposto di simioni, cioè della trimurti (vedi lo splendido libro di Sergio Flamigni, La sfinge delle brigate rosse, Kaos 2004, su moretti fascista e terrorista di regime). Le br non sono mai esistite : nel ´78, i suoi membri direttivi parteciparono al megashow del sequestro Moro come crisis actors, prestanome prestafaccia e prestavoce-al-telefono del terrore di regime del bilderberg.

E oggi son tutti liberi e ricchi.

Se applichiamo metodi statistico/quantitativi alla misurazione effettiva della consistenza del cosiddetto terrorismo rosso alla fine degli anni ´70 - se cioè facciamo storiografia non idealistica, ma reale e materialistica, concreta e metodologicamente sensata, allora possiamo affermare con Dalla Chiesa, che alla Moro 1 nel 1980 riferisce di aver arrestato circa 200 persone in un anno e quattro mesi, che, su 22,1 milioni di lavoratori stimati in Italia nel 1979, e tenendo conto che il colpo inferto da Dalla Chiesa al cosiddetto terrore rosso in Italia fu decisivo, la percentuale di lavoratori coinvolti a vario titolo in attività terroristiche era praticamente inesistente rispetto al totale. Non solo : ma dei detti 200 circa arrestati nel 1979/80, Dalla Chiesa offre alla Moro 1 un preciso breakdown statistico per categorie sociali : gli operai sono solo 33 ! Gli altri essendo piccoloborghesi tipo insegnanti o impiegati. A questo punto spero vivamente che il discorso sulla presunta esistenza del terrorismo rosso in Italia e sue presunte radici operaie si possa chiudere per ragioni matematiche incontrovertibili. Che se poi passiamo al direttorio delle presunte br, vedi

supra : erano tutti borghesi agenti della trimurti, a cominciare da simioni, il grande vecchio. E quei pochi di provenienza operaia , ingenui illusi come Franceschini, furono arrestati quasi subito grazie alla spia fascista al soldo della trimurti moretti mario pupillo dei casati stampa...

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/480-volume-04-ocr.html

pp.271 (277 digitale) sq.

Ora basta col mito/menzogna fondativa delle "brigate rosse" - please !



CAPITOLO 12 : RED BRIGADES CALL CENTER



Sulle telefonate delle scheinbr durante i 55 :

v´è un passaggio, nell´ audizione di Guerzoni alla Moro 1, che sa veramente di kafka e ionesco insieme : Guerzoni narra di una sera che accompagnò Eleonora alla caritas, perché la caritas aveva ricevuto una telefonata delle br annunciante un appuntamento per le 20 alla signora Moro per darle occasione di parlare col marito. Ora, già arrivati sin qui, se guardiamo ai Realien con lucidità, non si capisce perché le autorità non abbiano saputo almeno individuare ex post, in breve tempo, la provenienza fisica di questa prima telefonata - se anche fosse stata una cabina, avrebbero ben potuto rilevare impronte digitali, qualche oggetto sfuggito, e simili. Procedamus : Eleonora arriva puntuale, e anche la telefonata delle 20 alla caritas. La polizia è presente ovviamente, e registra il tutto. Moro non arriva al telefono, la telefonata si interrompe bruscamente.

A NESSUN COMMISSARIO DELLA MORO 1 VIENE IN MENTE DI CHIEDERE ALLE AUTORITÀ PERCHÉ MAI NON ABBIANO INTERCETTATO IMMEDIATAMENTE, IN DIRETTA, LA PROVENIENZA DI QUESTA TELEFONATA, E PERCHÉ NON ABBIANO SUBITO PROCEDUTO AD ARRESTARE O ANCOR MEGLIO PEDINARE I TELEFONATORI FINO AL COVO !

Leggete il verbale perché basta questo passaggio a provare che la Moro 1, come la Moro 2 in gran parte, furono farsa e polvere negli occhi :

" La telefonata ebbe questo svolgimento : la voce che sentii - PERCHE´ AMPLIFICATA ALL´INTERNO DELL´IMPIANTO DI REGISTRAZIONE - sembrava etc. " :

la polizia è lì, registra ma non intercetta e non si premura di identificare l´ubicazione fisica dei telefonatori! Anche ammesso che la telefonata sia stata troppo breve per ubicarla in diretta, con i mezzi tecnici di allora, CI VOLETE DIRE ALMENO OGGI, DOPO 41 ANNI, DA DOVE ESATTAMENTE PROVENNE QUELLA TELEFONATA ?

Il terrorista di regime de francesco emanuele, questore di roma, conferma alla Moro 1 nel dicembre 1980 che aveva messo il telefono del professor Tritto sotto controllo fin dal 7 o 8 aprile 1978.

Ora, questo è il Tritto a cui morucci telefona il 9 maggio per annunciargli Moro morto a caetani :

IL TELEFONO DI TRITTO È INTERCETTATO DA UN MESE ; DE FRANCESCO È IN ASCOLTO ; LA TELEFONATA È LUNGHETTA ; EPPURE DE FRANCESCO NON INDIVIDUA LA PROVENIENZA FISICA DELLA CHIAMATA, L´UBICAZIONE DI MORUCCI, E NON LO ARRESTA ! E NESSUNO SCHEINCOMMISSARIO GLI CHIEDE RAGIONE DI TALE ASSURDA E CRIMINALE OMISSIONE !

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/479-volume-06-ocr.html

P.3 (9 in digitale )

Notate anche come il terrorista di regime, depistator schietroma, cambi subito discorso proprio a questo punto...

Qui avete la prima parte della telefonata, registrata dalla polizia :

https://www.youtube.com/watch?v=3ZLUuuNUTvM

Già solo questa prima parte dura 1 minuto e 32 secondi : più che sufficienti per individuare l´ubicazione del telefono da cui chiamava morucci, visto che oltretutto il telefono di Tritto era già intercettato da tempo e pronto per questa analisi tecnica.

Qui avete la stessa telefonata, quasi completa :

https://www.youtube.com/watch?v=qr3PbhhF9Pk

dura quasi 2 minuti ! In realtà di più, perché l´inizio è edited out. Ma niente, morucci la fa franca come al solito. A pag. 4 (11) schietroma ci informa che la telefonata di morucci era stata intercettata alle 12.13 - ma si guarda bene dal chiedere a de francesco perché non era stato subito tracciato e arrestato il morucci. Se questa è una commissione d´inchiesta, io sono napoleone. Ma il massimo della farsa si tocca a pag. 6 (12) : per favore leggete bene questo passaggio e rileggetelo più volte, perché, come dicono a Roma, nun ce se crede : accortosi che il suo depistaggio e evasività rispetto alla questione centrale sul perché de francesco non abbia tracciato e arrestato i chiamanti per 55 giorni, e trovato così facilissimamente Moro, era diventato imbarazzante, schietroma ha un sussulto di finta dignità, e pone finalmente per un attimo solo, la domanda giusta :

" [schietroma] SI ERA STABILITO UN SERVIZIO PER CERCARE DI RISALIRE, SIA PURE IN ALCUNI CASI, AI CHIAMANTI ? "

Finalmente ! (La ragione per cui schietroma dice in alcuni casi almeno, è tecnica : allora ci voleva un minimo di durata per risalire ai chiamanti). Orbene : de francesco non, ripeto NON risponde ! E che fa schietroma, che fanno tutti gli altri commissari ? NIENTE ! TACCIONO !!!

Siamo finalmente arrivati al punto centrale : inchiodare de francesco alla sua lampante continuata e aggravata omissione di atti d´ufficio nel non aver tracciato i chiamanti, e disposto così il loro pedinamento, arresto e liberazione di Moro - omissione che costituisce ipso facto favoreggiamento di atto terroristico - EPPURE NESSUN COMMISSARIO INSISTE AFFINCHÉ DE FRANCESCO RISPONDA ALL´UNICA DOMANDA SENSATA CHE GLI VENGA TIMIDAMENTE POSTA, QUASI EN PASSANT, QUASI COME DETTAGLIO TRASCURABILE !!!

Devo insistere ancora e ancora su tutto questo assurdo viavai di chiamanti non localizzati MAI, perché è un pattern standard del terrore di regime capitalfascista, che viene utilizzato ancor oggi, quando arrivano le finte rivendicazioni della finta isis, della finta al qaeda etc., e nessuno che chieda pubblicamente : ma come mai una rivendicazione sul web non porta le autorità a risalire immediatamente all´ IP di provenienza ? Come mai non si parla mai di questo ? Le scheinbr per 55 giorni non fecero che telefonare a destra e a manca, a mezza Italia : mai che si risalisse ai

chiamanti : MAI !!!

Dovrei ora rivalutare parzialmente schietroma : a pag. 10 (16) sq., egli torna finalmente a battere sul chiodo giusto : ma quel che risponde il de francesco è kafkiano, e non trova alcuna obiezione, alcun contraddittorio. Leggiamo insieme :

" [schietroma ] Risulta agli atti, controllando le utenze telefoniche di giornali e agenzie, oltre che di componenti e di amici della famiglia Moro, che è stato possibile, in qualche caso attraverso il cosiddetto blocco, risalire alla cabina telefonica da cui provenivano i messaggi delle brigate rosse. È POSSIBILE IPOTIZZARE CHE, ATTRAVERSO UN EFFICIENTE SISTEMA DI COMUNICAZIONE FRA CENTRO DI ASCOLTO E AUTOVETTURE DI SERVIZIO, DISLOCATE IN PARTICOLARI ZONE DELLA CITTÀ, SI POTESSE SORPRENDERE IL TELEFONISTA DELLE BRIGATE ROSSE ? VA NOTATO AL RIGUARDO, CHE NUMEROSE TELEFONATE DELLE BRIGATE ROSSE SONO PERVENUTE DA CABINE DELLA STESSA ZONA O DELLA STESSA VIA (AD ESEMPIO, VIA VOLTURNO ). CON QUALI CRITERI DUNQUE, È STATO ORGANIZZATO IL SERVIZIO DI ASCOLTO E QUALI SONO STATI I COLLEGAMENTI FRA CENTRALE DI INTERCETTAZIONE E AUTORADIO DELLA PUBBLICA SICUREZZA E DEI CARABINIERI ? "

A questo punto dovrei applaudire schietroma, e ridargli l´iniziale maiuscola, se non fosse per la sua non-reazione alla demenziale farsesca assurda contraddittoria risposta di de francesco, che sto per riportare...

" [ de francesco ] In una città come Roma, che ha migliaia di scambi di telefonate, soprattutto in certe ore - ed erano poi quelle scelte dai brigatisti, alcuni dei quali erano periti industriali e conoscevano bene il mestiere - non si riesce quasi mai ad arrivare alla fonte delle telefonate.

In effetti non fu possibile, anche se la localizzazione si individuava in qualche modo. "

Non so se vi rendete conto della ridicolaggine di questa nonrisposta :

" IN EFFETTI NON FU POSSIBILE ; ANCHE SE FU POSSIBILE " !!!

Id est : schietroma gli ha appena letto gli atti, redatti da de francesco stesso si suppone, che attestano incontrovertibilmente che la provenienza delle telefonate al clan Moro, ai giornali etc. FU IINDIVIDUATA E COME !!! Per lo più, da cabine di via volturno a roma, a 2 passi dalla stazione, zona sotto assedio con dozzine e dozzine di volanti e commissariati vari di cui brulicava : EPPURE MAI DE FRANCESCO SORPRESE I CHIAMANTI !!! E si legge spesso, nella letteratura sul caso Moro, che l´ultima telefonata di morucci a Tritto proveniva dalla stazione Termini stessa ! (Anche se questo è strano, perché non si sentono rumori di fondo : io tendo a pensare che morucci moretti etc. telefonassero piuttosto da sedi dei servizi, su linee criptate).

Ma quel che è più grave, è che schietroma se la beve, o meglio fa finta di bersela, e non reagisce - né lui, né nessuno : ecco perché dobbiamo condannarli tutti come depistatori di regime, come favoreggiatori dell´assassinio di Moro e dei suoi agenti.

IN EFFETTI NON FU POSSIBILE; PERÒ FU POSSIBILE !!!!

Una porta contemporaneamente chiusa e aperta...

Qualche riga sotto, il buon commissario caruso interviene a trarre d´impaccio schietroma e de francesco, deviando pietosamente il discorso su autonomia operaia. Amen.

Il riferimento di de francesco ai br periti industriali, è ovviamente a moretti ex sit-siemens : ma proprio perché lui e altri eran periti industriali, mai e poi mai si sarebbero azzardati a fare quelle continue telefonate, oltretutto quasi sempre dalla stessa via, come a dire prendetemi prendetemi, sapendo benissimo di essere sotto controllo e che si poteva risalire al chiamante in tempo quasi reale. A meno che non avessero potuto farlo, come lo fecero loro o chi per loro, o loro per chi, perché essendo quel che davvero erano, cioè crisis actors della trimurti, sapevano di star lavoranodo CON e non CONTRO de francesco e compagni di merende. Queste non sono commissioni d´inchiesta - sono omissioni d´inchiesta. Guardate ai Realien ; siate materialisti storici - parlo del metodo, non dell´ideologia ; e ricordate, parafrasando mies van der rohe, che non solo Dio, ma anche il diavolo è nei dettagli.



CAPITOLO 13 : GRANDEZZA DI ALDO MORO



Nella lettera 13 del corpus pubblicato :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

Moro ( SE è lui, e lui non coatto ) lancia un durissimo attacco a Taviani, che divenne subito pubblico perché questa lettera fu allegata al comunicato 5 delle " br " : lo chiama " smemorato " ; lo accusa nemmeno troppo velatamente di "far riferimento a esempi stranieri " ; di "aver avuto suggerimenti " ( scil. dall´estero ) ; chiama la smentita di Taviani che questi avrebbe udito da Moro l´opinione che è meglio la trattativa della fermezza, "inopinata ; incomprensibile ; irrispettosa e provocatoria ; espressione di un malcostume democristiano". Lo accusa di "virate così brusche e immotivate da lasciare stupefatti " ; di essere "andato in giro per tutte le correnti " ; di "un´intesa col movimento sociale " ; di una "quotidiana lotta all´uomo [ scil. Moro ] [...] tale da far sospettare eventuali interferenze di ambienti americani " . Lo accusa infine di " tener duro contro di lui " per

" indicazione americana e tedesca ".

SE furono Moro e taviani a coordinare l´allestimento di gladio per l´Italia, gladio ufficialmente doveva servire a respingere un´eventuale invasione, non certo a fare strategia della tensione, e di questo non si può certo accusare Aldo Moro, che di tale strategia fu l´obiettivo principale e infine vittima. Se Moro poi, non voleva farsi processare nelle piazze, era perché lui col caso lockheed non c´entrava nulla, come han dimostrato i relativi processi postumi, nonostante i titoloni dei servi della trimurti di repubblica, che dettero il via alla character assassination di Moro proprio il 16.3.78...

Limitare Moro infine, alla sua pur grande se utopica, politica estera, vuol dire non capire la grandezza di Carlo Manzi in tv che alfabetizza milioni di contadini ;

la grandezza, se utopica, della sua e dei morotei come Cazora, lotta nobile e perdente contro i palazzinari, per i piani regolatori ;

la grandezza, se nobile e utopica, del suo imitare l´esempio kennediano e far battere moneta al tesoro senza signoraggio agli usurai angloamericani che controllano la banca d´Italia e il nostro imposto debito pubblico.

Per non parlare del suo altissimo magistero universitario, del suo esser stato uno dei Padri Costituenti, del suo esser stato uno dei soli due politici italiani a mandare telegramma di cordoglio alla morte di Pasolini, etc.

E scusate se è poco.



CAPITOLO 14 : COME FACEVANO A SAPERE CHE LA SCORTA SAREBBE PASSATA PER FANI ?



Si rifletta su questo brano :

" Il 23 settembre 1978 la signora Eleonora Moro, interrogata dal giudice istruttore Achille Gallucci, smentisce le deposizioni dei primi tre agenti Gentiluomo, Pallante e Riccioni ascoltati il 16 settembre. “Non posso affermare”, disse la signora Eleonora, “che mio marito sia stato un abitudinario. Per quanto attiene all’orario di uscita del mattino, non è esatto quanto affermato dai superstiti della scorta. Essi, come la signoria vostra mi precisa, sostengono che l’onorevole Moro era solito uscire di casa verso le ore 9. Invece, particolarmente negli ultimi tempi, a causa della crisi di governo, egli non aveva mai un orario fisso di uscita poiché bastava una telefonata per fargli cambiare il programma della giornata. Era solito andare a messa tutti i giorni, anche nel pomeriggio, a seconda dei suoi impegni. Egli, fra l’altro, cambiava spesso le chiese, frequentando quella di Santa Chiara, a Piazza dei Giuochi Delfici, ma anche quella di San Francesco, sulla via Trionfale, oppure quella del Gesù, in viale Regina Margherita ed altre ancora. Faccio altresì presente che mio marito non faceva la stessa strada e ciò per motivi di sicurezza. Ritengo di dover affermare che il percorso veniva deciso al momento da mio marito e dal maresciallo Leonardi, il caposcorta. La sua auto percorreva alle volte via Cortina d’Ampezzo, alle volte via Fani, alle volte via Trionfale”. " :

http://www.pangea.news/chi-ha-ucciso-davvero-aldo-moro-la-p2-le-brigate-rosse-i-servizi-segreti-israeliani-gli-americani-francesco-cossiga-indagine-sullomicidio-che-ha-cambiato-litalia-seconda-punta/

Logica vuole che, se il percorso lo decidevano Moro e Leonardi, e se lo cambiavano spesso, chiunque abbia pianificato e attuato Fani, non poteva essere certo che quella mattina a quell´ora il convoglio sarebbe passato da Fani/Stresa. E siccome è assurdo accettare la morucciata che se Moro non passava quel giorno, avrebbero riprovato i giorni dopo finché non passava, perché non puoi star lì con cecchini militari, decine di killer, operativi logistici , macchine , elicotteri, tutti i giorni senza farti notare alla grande ; e non è che tu terrore di regime possa ordinare a Adelmo Saba di non bonificare per più giorni; e non è che tu possa tagliare 4 gomme a Spiriticchio tutte le notti ;

ne consegue matematicamente che quel giorno, il 16.3.78, non furono Moro e Leonardi a decidere il percorso come loro solito . Oppure che qualcuno, un pezzo grosso conosciuto, ordinò la separazione di Moro dalla sua scorta abituale prima di Fani, e poi suggerì a Leonardi di fare Fani. Chiunque li aspettava, o meglio aspettava il convoglio a Fani/Stresa, era assolutamente certo di poter mettere in moto la complessa operazione militare, almeno fin dalla notte prima.

Qualcuno molto in alto e ben conosciuto dunque, ordinò a Leonardi di fare Fani e non altro percorso. E siccome, a meno che non importasse al terrore di regime se Moro viveva o moriva a Fani, volevano Moro vivo almeno all´inizio, per inscenare la psy-op dei 55 giorni come da prova generale del sequestro Schleyer ; ne consegue logicamente che Moro fu separato da Leonardi prima di Fani, con una scusa credibile, da qualcuno credibile : e, se inizialmente si trattò di un tranello con la scusa di portare Moro al sicuro da un preannunciato attentato, poté essere Moro stesso, naturalmente ignaro che la scorta sarebbe stata massacrata di lì a poco, a dire a Leonardi che si separavano, o magari eran già d´accordo su questo da prima. E poi ferrara o parlato o cossiga ordinarono a Leonardi di fare Fani. Oppure cossiga o parlato o ferrara indussero Moro a cambiare scorta con la scusa della sicurezza per quel giorno così particolarmente teso, e poi ordinarono a Leonardi di fare Fani (vedi a indizio pesante di questa ipotesi, la sparizione del brogliaccio di comunicazioni tra autoradio e centrale che era routine quotidiana da osservare prima di seguire un certo percorso stabilito).

CAPITOLO 15 : ANCORA MORUCCI INFILTRATO FASCISTA DEL TERRORE DI REGIME



Ottimo passaggio sulla complicità delle autorità con l´infiltrato fascista morucci, e viceversa :

" C’è poi da tener presente la durata eccessiva e il tono della chiamata con cui le Br comunicarono,

il 9 maggio intorno alle 12.30, l’avvenuta uccisione di Moro e il luogo dove reperire il cadavere. Infatti, la durata della telefonata del brigatista all’amico di Moro, Francesco Tritto, fu tale che, secondo alcuni esperti di intercettazioni, avrebbe potuto anche esserne rintracciato l’autore: tra lo smarrimento di Tritto, il suo pianto, il passaggio della cornetta del telefono al padre e le esitazioni del brigatista, passarono non meno di tre minuti. Inoltre, il brigatista, che chiamava dalla stazione Termini, da un luogo nelle cui vicinanze c’era un posto di polizia dotato di collegamenti radio con la questura, sapeva che il telefono di casa Tritto era sotto controllo e sapeva che il suo attardarsi

sarebbe potuto essergli fatale: eppure indugiò, perché evidentemente sapeva anche che la polizia, come era successo durante tutte le fasi del sequestro, si sarebbe mossa in ritardo. " :

http://www.giambattistascire.it/255_itcontscirenotamoro.pdf

p.31 di 34.

Altro bel passaggio sull´attendibilità degli scheinbrigatisti :

" Inoltre, dai risultati dell’autopsia compiuta sul corpo di Moro il pomeriggio del 9 maggio, disponibili dal 2001, è emerso un altro dato che contrasta con quanto sinora è stato affermato: alle 16.30 il cadavere era ancora caldo (32,5° C), praticamente senza segni di rigor mortis. Il decesso, secondo i periti, è avvenuto, dunque, tra le 9 e le 10 del mattino, e non di primo mattino, intorno alle 6, come hanno finora sostenuto i terroristi. Se è dunque ormai accertato che molte delle

notizie fornite dai brigatisti durante i processi risultano del tutto false, non si capisce per quale

motivo si dovrebbe credere alla loro versione integrale dei fatti. Per questo e per mille altri

motivi occorre continuare a cercare di far chiarezza, dal punto di vista storico-politico oltre

che giudiziario, sulla più complessa e intricata vicenda della storia dell’Italia repubblicana.

Giambattista Scirè "

Che moretti mario poi, fosse in realtà un terrorista fascista agente del terrore di regime, è stato arcidimostrato da Sergio Flamigni nel suo splendido libro La sfinge delle Brigate rosse, Kaos edizioni, prima edizione maggio 2004 - lettura indispensabile per chiunque voglia davvero capire la storia d´Italia dal 1945 ad oggi.



CAPITOLO 16 : SCHLEYER E MORO



Molto istruttivo comparare caso Schleyer e caso Moro.

Sulle differenze : la prima che mi salta all´occhio è la paucità delle immagini del sequestro Schleyer, versus l´estrema abbondanza di immagini di Fani, sia video sia foto. E dunque mi chiedo : perché i tedeschi non vollero farci vedere quasi nulla ? Mentre gli italiani, quasi tutto ?

Stesso discorso per il cadavere nel bagagliaio : quello di Moro fu fotografato, quello di Schleyer non lo trovo da nessuna parte.

Anche le poche immagini che ho trovato sul web del sequestro Schleyer, sono davvero sospette e mi inducono a forti dubbi su quanto vedo : nelle immagini di Fani, i cadaveri sono imbrattati di sangue, pozze di sangue si formano sul fondo della 130 di Moro, e dal cadavere di Iozzino in strada, un rivo di sangue si allunga per metri. Invece, come potete vedere nel link infra, sulla scena di köln-braunsfeld si vedono 3 presunti cadaveri per strada, da cui non esce non dico un rivolo o una pozza, ma nemmeno una goccia di sangue:

https://www.focus.de/regional/koeln...

foto 1.

Il quarto presunto cadavere non si vede proprio. Con questo non sto negando controdogmaticamente che siano morti/stati uccisi. Sto metodicamente dubitando del presunto andamento dei fatti. Sospendendo il giudizio per ora.

Sto ponendo domande - domande a cui occorre rispondere. Domande che non ho trovato sinora poste sul web. Domande che non ho mai sentito porre. I 3 cadaveri in strada a braunsfeld, stando alla vulgata di regime, furono colpiti da più di 100 proiettili in tutto : uno di essi, addirittura da 60 proiettili da solo, secondo una delle varianti della vulgata. Eppure, là dove si dovrebbe vedere un lago di sangue, schizzi di sangue dappertutto, fiumi di sangue, non se ne vede nemmeno una goccia attorno a tutti e 3 i presunti cadaveri : vuoi vedere che sono manichini ? E perché non ci fan vedere il quarto presunto cadavere ? Ripeto : non sto asserendo che sian manichini non cadaveri. Sto ragionando e metodicamente dubitando. Il reale svolgimento non pare proprio essere quello che ci strombazzano da 41 anni e passa. Tendo al momento a pensare che quei 4 poveri agenti sian realmente esistiti e realmente stati uccisi - idem per Schleyer. Ma non come ci disse la vulgata.

Perché, nelle pochissime foto che si trovano sul web, i 3 cadaveri visibili son quasi sempre coperti da teli di plastica nera ? Perché non ce li fecero vedere scoperti e in primissimo piano, come a

Fani ? Perché non trovo nessuna immagine del cadavere dell´autista di Schleyer, che se ho ben capito, sarebbe stato ucciso al volante e lì sarebbe rimasto, proprio come Ricci ? Osservate le gambe del presunto cadavere a destra della foto : la loro posizione è del tutto innaturale per un cadavere : infatti sono piegate e hanno le ginocchia sollevate e alte, cosa impossibile per un vero morto, perché anche se fosse caduto con le gambe piegate, cosa in sé già strana, le ginocchia sarebbero cadute sui lati, divaricandosi, invece sono unite in alto, come tenute unite in alto da attivo sforzo muscolare, il che è assurdo. Anche ipotizzando rigor mortis ( purtroppo la foto è priva di didascalia oraria ), esso colpisce in genere gli arti inferiori molto tardi e per ultimi, anche se dipende da vari fattori concomitanti :

https://www.unipa.it/dipartimenti/stebicef/master/applicazioniinscienzeforensi/.content/documenti_attachments_programmi/TANATOLOGIA.pdf

pp. 76 sq. di 137. Non è pensabile che abbian tenuto quei cadaveri in strada per decine di ore : quelli di Fani li portarono via dopo una o due ore. Considerate, come da link a p. 79, che di sera quel giorno a köln faceva freddo , e che le basse temperature ritardano ulteriormente l´insorgere del rigor.

Si tratta dunque di 3 manichini, o attori che si fingono morti ? Si tratta forse di una finta, di una messinscena, buona solo come prova generale di Fani ? Di cadaveri di uccisi altrove e trasportati poi a Statz ? Ripeto: sto ragionando, e impostando la ricerca e il confronto. Tendo a pensare per ragioni che dirò infra, che quei poveri 4 agenti e Schleyer furono uccisi davvero. Ma non nel modo tràdito.

Un´altra cosa, un´altra differenza Fani/Braunsfeld che sorprende, è la paucità di mezzi di soccorso come ambulanze, medici, infermieri nelle pochissime foto a disposizione. Video poi, manco a parlarne o quasi, almeno Fani ebbe frajese, che qualcosa ci fece pur vedere, per quanto pappagallo di regime. Anche i poliziotti o astanti che si vedono nel post-agguato, son pochi per un evento di tale magnitudo :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Il tutto poi avviene di sera, quindi si vede ancor meno quel poco che c´è da vedere.

www.welt.de/geschichte/raf/...

Qui vedete una foto, per quanto deliberatamente non nitida, dove pare che i 3 cadaveri visibili siano ancora scoperti, ma appunto, più di tanto non si vede, né si possono vedere in volto per confrontarli con le loro foto da vivi pubblicate. Notate ancora, la presenza visibile di sole 2 persone sulla scena. E nessun soccorritore.

Qui un ingrandimento della stessa foto :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Altra interessante foto ingrandita, presa più da vicino, ma a cadavere coperto :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Notate come in prossimità del cadavere non si veda una sola goccia di sangue.

Notate come, nel gruppetto di 6 schaulustige sullo sfondo, la signora a sinistra se la rida di gusto.

Come e più che a Fani dunque, Statz sembra il set di un film, una messinscena inverosimile.

Ripeto ancora e ancora che con ciò non intendo certo dire che massacro non vi fu - intendo dire che vi fu inquinamento deliberato e programmato, che le cose non avvennero come ci han raccontato in 41 anni di foundational mythmaking di regime. Ma sul piano di un rigore metodico matematico, non posso al momento nemmeno escludere, che quei 4 e Schleyer si siano finti morti, complici di una messinscena di regime. Notate anche come vi siano in primo piano delle mitragliette e caricatori sul cofano, che paiono messi lì a bella posta per i fotografi. Proprio come a via gradoli.

La stessa foto ci dice molto altro :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Il lunotto della macchina di scorta è infranto, e par di capire che i colpi che lo hanno infranto sian venuti da dietro, anche perché qui si vede un foro di ingresso singolo a sinistra del lunotto, che non può che esser venuto da dietro :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Eppure tra tutt´e due le foto, si vede abbastanza bene che né il parabrezza della scorta è infranto, né la macchina di traverso, che ha fatto da cancelletto al convoglio, pare attinta da proiettili : il che significa, se davvero i colpi sono stati sparati in situ, che essi provenivano dall´alto e non dal piano strada, altrimenti avrebbero infranto o trafitto in più punti anche il parabrezza, e la macchina bianca di traverso.

Il che vuol dire, se anche si trattò di vero attentato, che i presunti raf sul piano strada o non c´erano, o non sono gli sparatori, o non furono i soli sparatori. Proprio come a Fani, di cui Statz fu la prova generale.

Quel che invece si vede nel parabrezza della scorta, sempre qui :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

è la raggiera di quel che appare essere un foro singolo di proiettile, in alto a destra nel parabrezza. Ed è proprio questo a farci capire, pur nella opacità della foto, che il parabrezza è intatto, il che sarebbe stato impossibile, se i colpi da dietro che infransero il lunotto, fossero provenuti dal piano strada.

Insomma, cominciamo già da queste primissime osservazioni sul corpus delle immagini e delle notizie in nostro possesso, a capire che la vulgata di regime sul sequestro Schleyer è una menzogna. Esattamente come la vulgata di regime su Fani. Anche lì, dove 5 agenti furono sicuramente trucidati, si sparò almeno anche dall´alto, da parte di cecchini militari superprofessionali - la crème de la crème, che poi fosse comsubin o blue light o sas o altro poco importa. Anche lì abbiamo fori singoli, frutto di colpi da dietro e dall´alto, sul lunotto dell´alfetta di scorta, e un foro singolo nel parabrezza in alto della 130 di Moro - e last but not least, fori nelle portiere laterali dell´alfetta di scorta da traiettorie impossibilmente verticali per il piano strada.

Il sequestro Schleyer fu la vera prova generale del sequestro Moro.

E vedremo presto che, come Moro non poteva assolutamente essere a Fani, perché non sarebbe uscito vivo e illeso dall´inferno di fuoco incrociato, così Schleyer non poteva essere a Braunsfeld, per lo stesso motivo : li si voleva entrambi vivi in un primo tempo, per inscenare lo psicodramma collettivo dei 2 mesi circa in prigionia. E come le scheinbr non c´entrano nulla col sequestro Moro se non come agenti prestanome prestavolto e prestavoce, così la scheinraf non c´entra nulla con Schleyer - se non nella stessa funzione di regime. Si trattò di assassinii politici opera del terrore di regime del bilderberg - sotto falsa bandiera di falso terrorismo rosso, per criminalizzare le sinistre.

Moro fu prelevato prima di Fani. Schleyer, prima di Braunsfeld.

Altro perfetto parallelismo Moro/Schleyer è che gli scheinbr agenti della trimurti gladio/cia/mossad al servizio del bilderberg, oggi sono liberi e ricchi o quanto meno senza affanni materiali - esattamente come i loro colleghi scheinraf : il regime li ha premiati lautamente per aver fatto da prestanome nei 2 falsabandiera.

Peter-jürgen boock fu liberato già 20 anni fa, nel 1998, e vive oggi splendidamente, da libero

autore :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Sieglinde hofmann fu liberata nel 1999, e oggi vive tranquilla da pensionata : cosa abbia fatto per meritare una pensione, lo sa solo il regime che l´ha premiata per i suoi crimini. Bastino questi 2 esempi, cui corrispondono i vari scheinbr morucci, moretti e compagni di merende. Chiedetevi perché il regime li ha premiati così, mentre milioni di anziani onesti e innocenti oggi in Italia fanno la fame - e non hanno voce.

Ma il più perfetto e più disgustoso parallelismo Moro/Schleyer, son le 2 vulgate su come andarono i "fatti" a köln e a roma : per Fani come per Statz, la versione fornita da scheinbr e scheinraf è diventata il vangelo di regime : sono menzogne demenziali, eppure da più di 40 anni tutti ci credono perché lo dice la tv e tutti gli altri massmerdia in coro... Vediamo dunque una per una, tutte le assurdità di tali versioni ufficiali, con Statz che fa da modello, anche propagandistico, per Fani. Ci baseremo su un tipico esempio tra i tanti, di narrativa dogmatica di regime :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

L´autore di questa risibile ricostruzione è tal tim stinauer, pappagallo di regime del kölner stadt-anzeiger. Osservate già la prima grande foto del luogo dell´agguato : non c´è quasi nessuno, se non un singolo tizio che sta smanettando col tergicristallo chissà a quale scopo, e quello che lo fotografa. Eppure è il più spaventoso massacro terroristico in germania occidentale dal 1945, correggetemi se sbaglio - uno si aspetterebbe una folla di periti, medici, fotografi, giornalisti, autorità, curiosi, pellegrini... Non c´è nessuno : l´agguato è avvenuto, o meglio sarebbe avvenuto, da poche ore, i cadaveri o presunti tali sono stati rimossi, e già la scena non interessa più a nessuno. Cosa cavolo sia quella strana macchina edile a sinistra, e cosa ci faccia lì, non interessa minimamente né a stinauer né a nessun altro scheingiornalista.

La seconda foto che ci mostra stinauer, sarebbe il pullmino usato dai presunti terroristi per la fuga. Sarebbe stato parcheggiato poco prima dell´agguato, lì vicino, da hofmann e boock. Si vede tanto di targa, K C3849, ma né a stinauer né ad alcun altro che io sappia, viene in mente di andare al pra di köln a chiedere a chi fosse intestata quella targa il 5.9.77. Se poi la targa è falsa, ci può dire la polizia, dopo 41 anni, qual era la targa vera ? A chi era intestata ? Era rubato il pullmino ? Nulla, stinauer non ha di queste triviali curiosità - non gli interessa sapere chi finanziasse la costosa vita clandestina di boock hofmann e compagnia bella. Non gli interessano pericolosi Realien. Un pullmino non è esattamente il mezzo veloce che uno si aspetterebbe per una fuga di terroristi incalzati da tutte le polizie d´europa, servizi segreti compresi, ma tant´è, questo passava il convento.

A questo punto, continua imperterrito stinauer, senza mai citare le fonti delle sue stolide false certezze, i 2 terroristi scaricano dal pullmino un carrozzino, in cui son nascoste le armi.

Se non ricordo male, questo buffo dettaglio del carrozzino fu ripreso dal sommo Fassbinder nel suo splendido Dritte Generation del 1979, nella scena finale del rapimento, parodia sarcastica e tragica della farsa di regime su Schleyer. Un film che è un must per tutti, ve lo raccomando caldissimamente. Il troppo giovane genio non aveva capito ancora tutto, ma quasi. Si badi bene : stando a stinauer, cioè alla vulgata di regime, siamo poco prima dell´attentato. Le armi stanno nel carrozzino. Dunque i terroristi o presunti tali, sono disarmati fin qui.

Alle 17.28 sieglinde avrebbe gridato : " Si inizia ! " come segnale ai suoi che stava arrivando Schleyer. Figuriamoci se un segnale di tale importanza poteva mai essere affidato a un grido : sarebbe bastato un tuono o un rombo di motore in quel momento a coprire il grido, e addio strage. Nella farsa della vulgata su Fani, il ruolo dell´annunciatrice in vedetta spetterà a rita algranati. Sieglinde spinge il carrozzino in strada, mentre wisniewski e stoll con la mercedes (anche questa di ignota origine e finanziamento) bloccano l´auto di Schleyer con una retromarcia improvvisa da un ingresso laterale privato. L´autista di Schleyer frena di botto, l´auto della scorta lo tampona

(come l´alfetta tampona la 130 a Fani)... e i terroristi aprono il fuoco. Peccato che non si capisca bene con quali armi - visto che le armi stanno nel carrozzino. Tutto ciò non può che essere una demenziale bugia. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto in questo modo.

Naturalmente, per il suo encomiabile ruolo di prestanome al falsabandiera di regime, wisniewski è stato premiato con la libertà condizionata nel 1999, e vive tranquillo a köln, senza sentire nemmeno il bisogno di cambiar la città dove avrebbe compiuto la più efferata strage terroristica nella storia recente della germania ex-ovest. E quando deve difendersi nei processi pendenti che ha, non ha difficoltà veruna a permettersi l´avvocatessa lunnebach edith, una che non penso lavori gratis. E nessuno chiede pubblicamente come faccia wisniewski a permettersi avvocatessa privata e non d´ufficio :

https://www.ksta.de/-von-mir-erfahr...

Anzi stando al link supra, wisniewski oggi è completamente libero, nemmeno più in libertà condizionata. E si lascia intervistare per servizi tv, proprio come i nostri scheinbr...

Chiaro dunque che queste carogne, i vari wisniewski moretti etc., sono sempre state sul libro paga del regime, dato che la clandestinità, le macchine, le armi, la propaganda etc. costano milioni all´anno. Alberto Franceschini ha testimoniato come i soldi veri, all´inizio della carriera criminale delle scheinbr, li tirasse fuori misteriosamente sempre simioni corrado, il grande vecchio del futuro hyperion, la cui segretaria (sì, poteva permettersi pure la segretaria) lavorava per la nato . Basta questo a capire che, a parte pochi poveri illusi presto arrestati o uccisi come curcio cagol o baader, gli altri cosiddetti " terroristi rossi " del livello direttivo e subdirettivo erano solo dei luridi infiltrati della trimurti cia/mossad/gladio - cioè del bilderberg.

Continuiamo a sezionare il demenziale raccontino di stinauer - cioè il copione di regime per la falsa versione ufficiale del sequestro Schleyer. Dopo aver sparato le prime dozzine di colpi, i raf con molto fair play cedono il turno alla scorta :

"Nach einigen Sekunden und Dutzenden Schüssen tritt eine kurze Feuerpause ein. Zwei der drei Personenschützer schießen zurück, treffen aber niemanden. Dann feuern die Terroristen weiter, wie von Sinnen. "

Ho letto da qualche altra parte che gli agenti di scorta avrebbero sparato in tutto 11 colpi - senza colpire nessuno. Forse al buio non ci vedevano bene. O erano fuori esercizio. O forse non c´erano. O forse c´erano, ma non potevano colpire nessuno perché non vedevano nessuno - perché i colpi venivano dall´alto e non dalla strada.

Ripeto il link oggetto di analisi :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

A questo punto della narrativa non si capisce neppure chi dei terroristi avrebbe sparato all´inizio : wisniewski e stoll ? Cioè, sono usciti dalla mercedes dopo aver bloccato il convoglio; poi sono andati al carrozzino a prendere le armi nascoste lì dentro ; poi hanno sparato, e nel frattempo gli agenti della scorta li han lasciati gentilmente fare con comodo ? Oppure boock e hoffmann, che stando vicino al carrozzino, avrebbero avuto più rapido accesso alle presunte armi ? Non si capisce nulla. Ma a stinauer i dettagli logici non interessano - lui sta lì solo a spappagallare la fiction di regime. Nulla di quel che dice è mai accaduto in quel modo - perché è completamente implausibile e assurdo.

La scenetta seguente è penosamente risibile : stoll salta sul cofano della macchina di scorta !! Sta a pochi cm dai 3 agenti, eppure non lo beccano. Spara un intero caricatore - stando a stinauer, le cui fonti sono ignote. Peccato che nessuna foto ci mostri questo cofano - dovrebbe ben essere ammaccato dopo che stoll c´è saltato sopra - a meno che non fosse costui leggero come una piuma.

Inoltre non si capisce dove spara - spara agli agenti, ma dove sono gli agenti ? Già fuori si suppone, perché il parabrezza della scorta pare integro, dunque stoll non può aver vuotato il suo caricatore verso di esso - anche perché così facendo, avrebbe rischiato di beccarsi un cristallo sulla femorale. Ma se gli agenti erano fuori, che k è saltato a fare stoll sul cofano ? Avrebbe potuto costargli la vita una tale diversione. Uno spara a uomini armati e addestrati, da un riparo, non faccia a faccia da pochi cm o metri. A meno che non voglia suicidarsi. Tutte stronzate assurde e inverosimili - nulla di tutto questo è mai avvenuto, è creative writing della peggior specie.

Oddio, si dice che stoll avesse effettivamente tendenze suicide - il 6 settembre 1978 pare che si fece ammazzare dalla polizia in un ristorante. Ma questa è la vulgata ufficiale, sulla quale per ora sospendo il giudizio. Che stoll fosse a Statz, lo dice solo boock. Comunque può ben darsi che stoll fosse uno dei giovani manipolati e rinco che ci credevano - in genere finiti tutti impallinati. Ma a Statz stoll non fece quel che si favoleggia, questo è poco ma sicuro. Se pure c´era, il che è tutto da dimostrare.

A questo punto, nel bel mezzo di tutta questa infernale sparatoria, 2 terroristi, non si dice quali, avrebbero estratto Schleyer, miracolosamente illeso come Moro, dalla macchina, e lo avrebbero caricato sul pullmino volkswagen.

Sono le 17.30 del 5.9.1977 - un lunedì. Sono stati sparati, si legge, più di 100 colpi - ma nessuno vede niente, non ho letto sinora di alcun testimone oculare del presunto agguato, nessuno vede niente nemmeno da qualche finestra. Nessuna macchina si trova a passare di là. È inutile aspettarsi dagli stinauer che si prendano la briga di far davvero il loro mestiere - di far cioè un po´ di fact-checking, anzi di sano factoid-checking, andandosi a cercare eventuali testi. Nessun pedone col cane, deserto completo. Eppure siamo a köln, non in mezzo al sahara. Il casino delle frenate, del tamponamento, delle urla, degli spari, dei motori accesi avrebbe dovuto allertare mezzo quartiere. Niente.

A questo punto del mythmaking, stinauer mostra le foto da vivi degli agenti presuntamente uccisi a Statz - foto che dovrebbero, aristotelicamente, suscitare nella readership del kölner stadtanzeiger, paura, terrore, emozione e infine catarsi da ogni opinione e sentire di sinistra. Il problema di queste foto, come vedemmo supra, è che non sono confrontabili/verificabili con foto in primo piano di cadaveri, che mancano totalmente, a differenza di Fani. Dunque non resta che l´ Epoché, non solo su se questi agenti siano veramente morti o esistiti, ma anche, in caso siano davvero stati uccisi (cosa che ritengo virtualmente certa per ragioni che dirò), su dove e da chi, dato che essi non sono identificabili nelle foto della scena del crimine disponibili.

Ancora e ancora : se davvero volevano suscitare pietà e terrore anticomunista, come volevano i bilderberg nell´ordire tale falsabandiera, perché non hanno mostrato le foto dei cadaveri in primissimo piano o quasi, volti insanguinati e tutto, come a Fani ? Perché non mostrarono e non mostrano il cadavere di Schleyer nel bagagliaio, come quello di Moro ?

Il nostro pappagallo di regime continua con gli articoli di fede, e ci narra dell´autopsia di Brändle autista della scorta, che per noi sin qui non può che esser la presunta autopsia di Brändle, del presunto Brändle ; e dei 60 fori di proiettile accertati presuntamente nel suo cadavere dai forensi. Fonti : zero. Foto : zero.

Perché dovremmo prender per buoni fattoidi inverificabili ?

Non v´è alcuna follia in questo metodo.

Sto parlando di metodo, non sto facendo il cinico che non sono - se davvero questa gente fu barbaramente trucidata come asseriscono - e io sto per dimostrarvi che lo fu, solo NON COSÌ - a essa e ai loro familiari va tutta la mia solidarietà e simpatia. Ma non è certo sulla base di fattoidi senza fonti né foto, del tutto inverificabili, che noi dobbiamo accettare la vulgata di regime.

Ricordo il link che stiam leggendo e discutendo :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

La narrativa, la fabula su Pieler servirà da blueprint per quella sul povero Iozzino : Pieler agente di scorta, è seduto dietro a destra - come Iozzino nell´alfetta ; ha 20 anni - quasi come Iozzino, 24 ; riesce a uscire dall´auto, proprio come Iozzino, e a sparare 3 colpi, proprio come Iozzino o quasi ; poi muore crivellato, proprio come Iozzino. Stando alla vulgata. Però c´è una differenza enorme : il cadavere di Iozzino in strada ce lo mostrano da tutte le angolazioni in centinaia di foto e video ; quello di Pieler non si capisce quale sia, non si vede in volto, e per lo più è coperto da telo nero in quasi tutte le pochissime foto che ho trovato. Dunque perché mai dovremmo accettare la narrativa di regime su Pieler ? Con tutto il rispetto e l´onore a Pieler - solo il trovare e diffondere la Verità gli renderà giustizia.

Stesso dicasi per Ulmer, che pure lui sarebbe riuscito a rispondere al fuoco, prima di cadere crivellato da ben 26 proiettili, di cui solo 2 mortali. Tutti articoli di fede, inverificabili. Dove sono i verbali originali di tali presunte autopsie ? Dove sono le foto dei cadaveri fatte dalla scientifica ? Perché non ci fanno vedere assolutamente nulla di tutto ciò da 41 anni ? Idem per il cadavere di Schleyer - il presunto cadavere di Schleyer nel bagagliaio. Non sto asserendo controdogmaticamente che non furono uccisi - sto sospendendo il giudizio perché non ho dati verificabili per la vulgata di regime. Dunque l´unica opzione logico-matematica sin qui su Statz, è

l´ Epoché. Ma ci accingiamo a superarla.

Ecco una foto interessante :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

Vi si vede chiaramente che il lunotto dell´auto di Schleyer è integro, e non pare presentare nemmeno 1 foro di proiettile. Ora paragonate la suddetta foro a quest´altra che già conosciamo :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Qui c`è anche la macchina della scorta, col lunotto fracassato : come è possibile che nessun proiettile che ha infranto il lunotto della scorta, non ne abbia infranto anche il parabrezza, nonché il lunotto dell´auto di Schleyer lì davanti ? Se davvero questi 119 colpi ufficiali furono sparati tutti dal piano strada ? L´integrità del parabrezza della scorta e del lunotto di Schleyer si spiega bene invece, se i colpi provenivano da cecchini appostati in alto, e dunque avevano traiettoria vertical/obliqua e non orizzontale . Sempre se tali colpi furono davvero sparati a Statz, e se per esempio le macchine non furono portate lì a far scena già in quello stato.

Altro dettaglio interessante di questa foto :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

è il finestrino anteriore sinistro fracassato della macchina di Schleyer, che corrisponderà a quello della macchina di Moro : Schleyer come Moro, sarebbero stati seduti dietro, eppure non una delle mille violentissime schegge di cristallo li colpirono. È anche strano che il vetro anteriore destro appaia integro, e non vi sia traccia apparente, per quanto è dato vedere, di fori nello sportello anteriore destro aperto : i 5 proiettili che avrebbero ucciso l´autista, furono dunque i soli sparati lì dentro, tutti a segno e tutti ritenuti ? Anche questo parrebbe più lavoro di precisione di cecchini dall´alto che di schein- o veri raf privi di preparazione militare.

Sempre a questo link :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

il solito stinauer ci informa, al solito senza fonti, che

" Es ist früh am Morgen des 5.September 1977, als Hanns Martin Schleyer sein Haus in Stuttgart verlässt. Ein Montag. Die Familie schläft noch. Ein Fahrer chauffiert den Arbeitgeberpräsidenten, Vorsitzenden des Bundesverbandes der Deutschen Industrie und Vorstandsmitglied von Daimler Benz, zum Flugplatz. Dort steht der Daimler Firmenjet „Falcon“. Um 7.15 Uhr landet Schleyer in Köln. " :

se ciò è vero, allora Schleyer da casa sua a Stuttgart all´aeroporto, non ha scorta ma solo autista : dunque perché la raf avrebbe dovuto rapirlo a köln, dove aveva 3 agenti di scorta, e non a Stuttgart, dove girava col solo autista ? Evidentemente, se vera fu la strage, qualcuno aveva bisogno di un rapimento con strage : e questo qualcuno non fu certo la raf, che sarebbe stata davvero idiota a rischiare la vita quando poteva prender Schleyer tranquillamente a Stuttgart, dove girava col solo autista, magari pure disarmato come si dice fosse Marcisz a Statz. Proprio come per Moro, che negli ultimi tempi girava solo, a piedi, o col solo Leonardi a distanza...Ma qualcuno aveva bisogno del sangue di Fani.

A questo punto, il racconto di stinauer, sempre qui :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

diventa ancora più assurdo : Schleyer e scorta lasciano l´ufficio alle 17. Da oberländer ufer a Statz son circa 15´ di macchina. L´agguato avverrebbe alle 17.28 - veramente troppo tardi, a meno che l´autista non andasse a 30 all´ora. Comunque : quando Schleyer esce e si avvia, ci sarebbero raf appostati che lo vedono e telefonano subito al caffè in aachener straße dove aspettano i 4 killer - boock, wisniewski, hofmann e stoll. Ora siccome all´epoca non c´erano i cellulari, questo raf che avrebbe telefonato al caffè, deve averlo fatto da una cabina, il che implica una certa perdita di tempo tra l´avvistamento e la telefonata, a meno che ´sto raf non fosse già dentro una cabina col telefono in mano, il gettone o scheda dentro, e con vista sull´uscita dell´ufficio di Schleyer.

Inoltre quando chiama questo anonimo caffè, chi risponde ? Se c´era un telefono pubblico con numero in questo caffè, possiamo immaginare uno dei terroristi che aspetta lì vicino pronto a rispondere - ma rischiando di essere importunato da un altro avventore che deve telefonare, e di essere visto da un sacco di gente. Comunque appena ricevuta chissà come questa presunta telefonata di cui non ci han mai detto da dove fu fatta, i 4 killer schizzano fuori : peccato che sia troppo tardi per arrivare in tempo a Statz, perché da aachener str. a Statz ci vogliono almeno 5 minuti di macchina, e siamo già ben dopo le 17 , e dall´ufficio di Schleyer a Statz ci vuole un quarto d´ora sì e no, e la telefonata deve esser arrivata alquanto dopo le 17, e poi il tempo di arrivare alle macchine, e il traffico, è tutto troppo stretto per posizionarsi ai cancelletti, tirar fuori il carrozzino, preparare le armi... È del tutto inverosimile che 4 veri killer non avrebbero aspettato già a Statz da almeno mezzora prima, e che avrebbero ingannato il tempo in un bar in bella vista di dozzine di avventori gestori etc., che avrebbero rischiato di arrivare troppo tardi per un semaforo rosso o un ingorgo, di trovare i posti programmati occupati da altre auto. Tutto ciò è completamente ridicolo, non è mai avvenuto - o SE è avvenuto, i 4 scheinraf NON POSSONO ESSERE I KILLER.

Perché non ha cercato, stinauer che è di köln o almeno vi lavora, di contattare il gestore di allora, camerieri etc., per farsi confermare che effettivamente c´erano i 4 killer presunti il 5.9.77 attorno alle 17 ? Questo caffè di aachener troverà il suo gemello italiano nel bar/ristorante/pasticceria olivetti a Fani, davanti al quale avrebbero atteso i presunti killer br il 16.3.78. Ancora una volta, si conferma Statz come prova generale di Fani.

A questo punto, continua la vulgata di regime spappagallata da stinauer,

" Den Mercedes parken sie auf der Vincenz-Statz-Straße vor einer Hauseinfahrt. "

Saranno diventate perlomeno le 17.15. Strano che Schleyer non sia ancora arrivato. Tuttavia la cosa più idiota che potevano fare i killer era parcheggiare in un ingresso garage privato - perché era l´ora del rientro, e se proprio in quel momento il proprietario fosse rientrato, o magari fosse riuscito dal garage, avrebbe mandato a monte tutto o almeno complicato enormemente le cose. Tutto ciò è demenzialmente inverosimile. Per non parlare del fatto che la Germania è il paese della Ordnung, e se parcheggi abusivamente sul vialetto a bloccare un garage privato, in men che non si dica rischi di trovarti lì la polizia chiamata da qualche solerte cittadino. A meno che il proprietario del vialetto privato fosse un agente del terrore di regime come gli scheinraf - e come i vari moscardi tullio di via Fani 109, bonanni patrizio e barbaro bruno di Fani 109, e compagni di merende di gladio.

Flashback al momento in cui stando all´infaticabile stinauer

" Die vier Terroristen stürmen aus dem Lokal " :

senza pagare il conto ? Anche quello può prender tempo, specie se il locale è affollatuccio...

Il diavolo è nel dettaglio, ma agli stinauer queste banalità non interessano. Il mythmaking non è fatto di scontrini fiscali e altri umili Realien.

Siamo quasi al momento topico del film :

" Boock und Hofmann sind in einem VW Bulli hinterhergefahren. Sie stellen den Transporter hundert Meter entfernt an der Kreuzung ab. Laden einen blauen Kinderwagen aus, in dem sie Maschinenpistolen versteckt haben. " :

ora - se tu stai per ammazzare qualcuno, e se quel qualcuno comprende 3 armati, certo vuoi che alquanto prima le armi sian pronte a sparare, quindi te ne accerti per tempo e togli la sicura e imbracci. Invece no, questi con Schleyer in arrivo da un momento all´altro a tutta velocità, nascondono le pistole mitragliatrici nel carrozzino - così se, come sarebbe stata l´unica cosa logica da farsi, erano già senza sicura, avrebbero rischiato di sparare da sole al minimo urto del carrozzino o piede in fallo di hofmann o boock, e ammazzarli tutti e due. Per non parlare della decisiva, rischiosissima perdita di tempo a dover percorrere 100 m col carrozzino e tirarle fuori dal carrozzino all´arrivo di Schleyer.

Ma come si fa a non vergognarsi a scrivere simili stronzate per 41 anni.

Trovato finalmente qualche spezzone video di Statz qui :

https://www.youtube.com/watch?v=fMj...

Pare trattarsi di spezzoni di telegiornali. A 0´36´´ si vede parte di un cadavere in strada, ma non il suo volto. Quello che colpisce ancora una volta, è che nonostante gli abiti paiano arrossati di sangue, attorno ad esso non c`è neppure una singola goccia di sangue. Dunque se vero è il cadavere, è stato ucciso altrove e poi portato a Statz per la messinscena.

Ho trovato presunti nome e indirizzo del caffè dove i 4 presunti killer si sarebbero intrattenuti prima della strage :

Eiscafé Stass, Aachener Straße 507 in Lindenthal.

Fonte :

https://www.focus.de/regional/koeln...

Ma neppure questo giornalista ha pensato di fare del sano factoid-checking.

Ecco una street view di googlemaps di aachenerstr. 507 nel 2008 :

https://www.google.it/maps/place/Aa...

Non si vede il civico 507, si vede il 509, dunque dovrebbe essere il locale che si affitta a sinistra del 509, perché a destra i civici vanno a crescere - a meno che tutta la numerazione non sia cambiata tra il ´77 e il 2008. Dunque già nel 2008, l´eiscafé presunto non esisteva più - ammesso che sia mai esistito. C´è cartello affittasi con nome e numero dell´immobiliare : potreste se avete i soldi per telefonare e parlate tedesco o inglese e vi interessa davvero la Verità, telefonare a questa immo e chiedere se erano loro i proprietari del locale anche il 5.9.77 o chi fosse allora, e poi dal proprietario di allora, risalire ai gestori, personale etc., ammesso che siano mai esistiti, dell´eiscafé, ammesso che sia esistito, e chiedere conferma della presenza dei 4 killer attorno alle 17 del giorno fatale :

lig immobilien, 0221 - 94 74 00

www.lig-immobilien.de

Cliccando sul link di lig immo, vi manda a rheinreal, quindi devono aver cambiato nome da allora. Comunque questi sono i telefoni, divertitevi :

http://www.rheinreal.de/kontakt/ans...

Another way around it : secondo la vulgata di regime come abbiam visto , questo presunto eiscafé si chiamava Stass. In genere questi localetti prendono il nome dal gestore, anche considerando che Stass in tedesco non significa niente. Dunque ecco i 4 Stass che escono dall´elenco del telefono di köln che ho trovato sul web :

https://www.dasoertliche.de/?kgs=05...

Telefonategli - qui occorrerà il tedesco, perché se erano gestori di bar gelateria, difficile che sappian l´inglese. Magari sono loro, ancora vivi e lucidi dopo 41 anni, o i figli che allora eran giovani. Telefonate e chiedete se sono loro, se esisteva questo eiscafé, se videro i 4 killer il 5.9.77 attorno alle 17. Se il chiamante chiese di un certo müller, vedi infra. Se sono loro, la polizia li dovette ben interrogare come testimoni allora, dove sono i verbali delle loro dichiarazioni di allora ? Il regime non ci ha detto nulla, nulla di verificabile. Provvedete voi se avete i soldi, magari avran voglia di parlare.

In ogni caso notate sulla street view di googlemaps, come questo locale sia su una strada trafficata, popolare, piena di negozi : vi pare mai verosimile che 4 terroristi che si apprestino a compiere la strage politica più grave da decenni, si faccian vedere da tutti mezzora prima a prender tranquillamente il caffè in un bar ? La stessa cazzata ci fu raccontata poi nella fotocopia di Fani, coi 4 avieri al bar olivetti o lì vicino a passeggiare su e giù per via Stresa etc. Ci sono solo 2 spiegazioni logiche qui : o ´sti scheinraf e scheinbr non sono mai stati al bar , oppure hanno voluto farsi vedere bene apposta, affinché si radicasse nel popolo la certezza falsa che autori del crimine fossero loro - perché appunto furono prestanome e prestavolto del terrore di regime. Mai e poi mai dei veri terroristi avrebbero atteso di partire per la strage in un locale pubblico. Non era neppure necessario per la presunta comunicazione telefonica della partenza di Schleyer dall´ufficio, stare in un locale con telefono pubblico con numero - bastava una cabina con numero - molto più discreto. Inoltre in un locale, correvano il rischio di trovare il telefono occupato da altro cliente - a meno che il proprietario essendo complice, avesse messo loro a disposizione il suo telefono fisso privato. Immaginate che il telefono fosse quello privato del locale - in una delle varianti del mito, si narra che così fu, e che il raf telefonatore chiese di parlare con un certo müller o qc di simile : immaginate se in quel momento il telefono del gestore fosse stato occupato : sarebbe saltata tutta

l´operazione !!!

Ma c´è un altro argomento che schiaccia definitivamente l´assurdità della vulgata di regime.

I walkie talkie. Questi protocellulari esistono dalla seconda guerra mondiale, e nel 1977 eran già molto sviluppati. Con walkie talkie di sufficiente potenza, qualità di antenna etc., si poteva parlar già allora a chilometri di distanza, senza alcun bisogno di stressarsi coi telefoni pubblici. E ´sti scheinraf non avevano certo problemi di soldi, dato che disponevano di milioni di marchi di mai chiarita origine per appartamenti, macchine a go-go, tutte di alta cilindrata o spaziosi e comodi pullmini, vita clandestina, spostamenti internazionali, armi e munizioni ad libitum, etc. - milioni assolutamente non spiegabili con la manciata di rapine loro attribuita. L´ultimo dei loro problemi sarebbe stato permettersi l´ultimo e più potente modello di walkie talkie. Vedete dunque che la vulgata di regime sulle telefonate dalle cabine è totalmente assurda. A köln nel 1977 i walkie talkie erano di uso comune anche tra professionisti civili - il reporter braun della kölner stadtanzeiger lo usava d´abitudine :

" Braun will per Funkgerät einen ersten Bericht an die Redaktion durchgeben, " :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

Da Statz, vuol comunicare con la redazione tramite walkie talkie. Calcolate che, se il kölner stadtanzeiger non ha cambiato indirizzo da allora, da Statz alla redazione son più di 9 km - che dunque i walkie talkie coprivano benissimo nel 1977 - ; dall´ufficio di Schleyer su oberlander ufer al caffè su aachenerstr. la distanza è più o meno quella.

Altro parallelo tra le demenziali vulgate di regime su Statz e Fani, è il rebus di come facessero i presunti terroristi a sapere esattamente che strada avrebbero fatto Schleyer e Moro quei giorni. Moro non faceva assolutamente sempre la stessa strada, non passava sempre per Fani, aveva almeno 3 percorsi alternativi, come attestò sua moglie al giudice gallucci. Dunque lei stessa giustamente si era chiesta come facessero i br a essere così certi che proprio quel giorno sarebbe passato da Fani/Stresa. Idem per Schleyer.

Impossibile che Schleyer con la scorta facesse sempre la stessa strada, perché ciò sarebbe stato assurdo per uno minacciato di attentato imminente, e che per questo aveva ricevuto la scorta. Google ci dice che da oberländer ufer dove pare fosse l´ufficio di Schleyer, a Raschdorffstraße 10 dove Schleyer abitava quando era a köln, ci sono almeno 3 percorsi possibili - e badate che google dà solo i più economici in termini di tempo e distanza, mentre uno che viaggia con la scorta può anche per ragioni di sicurezza, discostarsi alquanto da tali parametri :

www.google.it/search?source...

Dunque ritorna più che legittima la domanda : come facevano i presunti raf, a sapere che quel giorno Schleyer avrebbe fatto proprio il percorso sul quale avevan piazzato le vedette, e sarebbe passato proprio per l´incrocio presso il quale avevano programmato l´agguato ?

Idem per Moro. Evidentemente, terroristi di regime indussero la scorta di Moro e quella di Schleyer a passare proprio di là quel giorno, tra i vari percorsi possibili : qualcuno di alto rango , che aveva il potere di ordinare agli agenti un percorso ed esigerne obbedienza senza discussioni : un alto papavero del terrore di regime, appunto.

Secondo un altro articolo , la sede della confindustria tedesca presieduta da Schleyer allora era a oberländer ufer 72 - siamo comunque nello stesso quartiere di köln :

https://www.focus.de/regional/koeln...

Il discorso non cambia : i 3 percorsi alternativi suggeriti da google sono perfettamente equivalenti in termini di tempi di percorrenza :

https://www.google.it/search?source...

Ergo, impossibile che Schleyer , un uomo ufficialmente nel mirino, facesse ogni giorno la stessa strada - esattamente come non la faceva Aldo Moro.



L´ennesimo parallelo tra Statz e Fani, è l´uso in entrambi i casi di pallottole nato, speciali munizioni americane : come avrebbero mai fatto i raf e le br a procurarsele ?

" Boock und Hofmann feuern mit Waffen, in denen Hochgeschwindigkeitsgeschosse stecken, von Amerikanern für den Vietnam-Krieg entwickelt. Wisniewski verschießt Spezialmunition, die selbst dickes Blech durchschlägt " :

http://www.spiegel.de/spiegel/print...

Stessa cosa accade a Fani, dove vengono repertate munizioni in dotazione solo a gladio e presenti allora solo nei depositi di gladio : come k avrebbero fatto i br a procurarsele ? Dunque delle 2

l´una : o ´sti scheinraf/scheinbr erano agenti di gladio, o gli attentati non li han fatti loro, bensì cecchini nato militari specializzati. Entrambe le cose posson benissimo esser vere insieme. In entrambi i casi, i 2 attentati paralleli furono opera del terrore di regime.

Stando alla vulgata secondo lo stesso articolo citato, il cervello del sequestro Schleyer fu la raf brigitte mohnhaupt : il che è impossibile, perché la mohnhaupt nel 1977 non poteva non essere sotto controllo di polizia e servizi, in quanto :

" Am 9. Juni 1972 wurde sie in Berlin verhaftet und wegen Unterstützung einer kriminellen Vereinigung, Körperverletzung und unerlaubten Waffenbesitzes zu einer Freiheitsstrafe von vier Jahren und sechs Monaten verurteilt. Nach einer Tätlichkeit gegen eine Justizvollzugsbeamtin erhielt sie weitere zwei Monate Haft. " :

https://de.wikipedia.org/wiki/Brigi...

In altre parole, la mohnhaupt era "bruciata" e non avrebbe avuto senso né per lei né per gli altri mettersi a cospirare ancora per un crimine di tal livello, in quanto non poteva non sapere di essere sotto controllo da almeno 5 anni - a meno che non fosse lei stessa, come certamente era, un´agente dei servizi : la moretti tedesca. Oggi , come tutti gli altri scheinraf e scheinbr, la mohnhaupt è libera e felice, premiata dallo stato per i suoi crimini di prestanome e prestavolto del terrore di regime : il 25 marzo 2007 fu rilasciata. Vive legalmente sotto nuovo nome, la privacy le è garantita perché nessuno sa dove vive, prende il generoso assegno di disoccupazione dallo stato con appartamento pagato :

www.focus.de/politik/deutsc...

Come può una criminale appena uscita di galera, di cui polizia e servizi sanno tutto, dopo 5 anni dentro, mettersi subito a organizzare il più eclatante attentato terroristico nella storia della germania ovest ? Eppure proprio questo sarebbe accaduto, stando alla versione della vulgata di regime qui :

https://www.focus.de/regional/koeln...

e qui :

https://de.wikipedia.org/wiki/Brigi...

Arrestata il 9 giugno 1972, la mohnhaupt sarebbe stata rilasciata l´8 febbraio 1977 - giusto in tempo per organizzare il sequestro schleyer di nemmeno 7 mesi dopo, in santa pace e tranquillità.

Chi crede a una tale stronzata è un cretino congenito, o uno che non sa o non vuole liberarsi dalla lobotomia di regime.

L´articolo citato :

https://www.focus.de/regional/koeln...

continua così :

" Das „Spindy“-Team besorgte falsche Pässe, Waffen, Autos. Man kaufte oder stahl folgende Tatfahrzeuge: Einen Alfa Romeo (für Schleyers Observation genutzt), in Porz einen Mercedes 300 D (das Sperrfahrzeug, mit dem die Schleyer-Kolonne gestoppt wurde) und in Forsbach einen Mercedes 230 (der Kofferraum wurde für den Transport Schleyers präpariert). Außerdem einen VW Bus. "

4 macchine costosissime : un´alfa romeo, 2 mercedes, un grosso pullmanino volkswagen : in parte rubate ( dove esattamente ? ) e in parte acquistate : con quali soldi ? Da dove uscivano tutti questi milioni di marchi a go-go ? Dalla manciata di rapine attribuite alla raf ? Come si fa a preparare un attentato servendosi di macchine rubate, che al primo controllo di polizia potrebbero essere tracciate e mandare a monte tutto ? Chi finanziava la scheinraf ? Chi procurava i falsi passaporti ? Chi le armi ? Se almeno un´oncia di tutto ciò fosse almeno in parte vera, that is...

Tali fondamentali domande sono oziose per il nostro pappagallo di regime du jour.

Per noi invece sono fondamentali. Follow the money, ci insegnavano i sommi Falcone e Borsellino ( e prima di loro, Tucidide Marx e Sutton ) e arriverai ai mandanti. Se non salti in aria prima. Ma se Falcone e Borsellino sono saltati in aria, vuol dire che avevano ragione : follow the money, e troverai i mandanti.

" Eine Wohnung im 26. Stock des Unicenters wurde zur Kommandozentrale: Logistische Basis, Versteck, Konferenzraum. " :

ammesso e non concesso che sia vero: chi pagava l´affitto ? Chi pagò la cauzione e il deposito, e gli standard 3 mesi di affitto anticipato, al momento di prenderlo ? Con quali soldi ?

" Aus den Arsenalen besorgten sich die Täter die Waffen, darunter Schnellfeuergewehre. Die RAF verfügte über bis zu elf Erddepots in der BRD, darunter eines mit dem Tarnnamen „57 ende“ bei Köln. " :

armi a go-go, mitragliatrici, 11 depositi d´armi nella germania ovest, munizioni ad libitum : tutta roba che costa fior di soldi e che non si può procurare solo a forza di rapine: chi pagava - ammesso e non concesso che ci sia almeno qualche atomo di verità nella vulgata di regime ? Per non parlare del costo di chi ti addestra a usare le armi, degli spazi per esercitarsi, della vita in clandestinità per almeno una dozzina di terroristi - sono milioni all´anno, da dove venivano ? La manutenzione di armi automatiche, esplosivi etc. poi, è roba da specialisti : non esattamente il tipo di gente che solitamente lavora gratis et amore dei o della rivoluzione comunista : chi li pagava ?



Ma chi era questo Schleyer ? Era davvero quel pezzo grosso che la vulgata ci ha fatto credere ?

Qui apparentemente, la differenza tra caso Moro e caso Schleyer è enorme : perché Moro era di centrosinistra e aveva aperto ai comunisti, dunque le br non avevano nessun motivo logico di rapirlo. Invece Schleyer presidente della confindustria tedesca, appariva come l´epitome del capitale, e inoltre aveva un passato nazista di cui era fiero.

Ebbene sappiate : Schleyer non era nessuno. Nessuno. Relativamente parlando, s´intende.

Il potere, quello unico e vero, in germania come ovunque ce l´hanno solo i grandi finanzieri : Hanns Martin Schleyer era solo il loro servo fedele, un funzionario, per quanto di grado elevato. Non era nessuno, era spendibile e sacrificabile da quello stesso terrore di regime che l´aveva promosso.

Aveva bensì origini borghesi, come figlio del presidente di un TAR regionale. Un suo prozio era stato prelato cattolico e inventore del Volapük, una delle prime lingue artificiali. Gente in gamba, ma non padroni del vapore. Schleyer stesso si laureò in legge e poi cominciò una carriera non eccelsa di funzionario nazista prima, liberalcapitalista poi. Un segretario del capitale e nulla più.

Occorre insistere molto su questo punto : apparentemente, mentre il cristianosociale e aperto al PCI Moro era un obbiettivo assurdo per le br, l´ex nazista Schleyer, capo della confindustria, era un target logico per la raf - questo almeno nella vulgata di regime che lobotomizza il mondo da 41 anni. Ma abbiamo già visto che le cose non stanno così - primo perché Schleyer non era nessuno, in the relative way. Poi perché non era affatto così capitalist pig come lo si dipingeva :

" Er pflegt einen kooperativen Stil, bleibt immer bescheiden – und steigt unauffällig Stufe um Stufe auf. Er ist ein konservativer Paternalist, der jeden Arbeiter ernst nimmt und der in der Sozialpartnerschaft der Bundesrepublik vermutlich so etwas wie die Fortsetzung der Volksgemeinschaft sieht. " :

un bismarckiano fuori tempo, non un globalista assassino e sfruttatore tutto e solo teso alla compressione salariale :

" weil er mit seiner Vorliebe für die bis tief in die Nacht reichenden Verhandlungsrunden, mit seiner Vorliebe für Bier, Genever, Underberg und deutsche Küche nicht mehr ganz in die neue Zeit passte. Als er Chef des Bundes der Deutschen Arbeitgeberverbände (BDA) und neuen Monate vor seiner Ermordung zusätzlich Chef des Bundesverbands der Deutschen Industrie (BDI) wird, ist das kein Aufstieg. Passt aber zu dem Verbandsmenschen Hanns Martin Schleyer. Er kämpfte für ein gemeinsames Unternehmerinteresse, dem allein schon der Wettbewerb, in dem Unternehmer gegeneinander stehen, sehr enge Grenzen setzt. " :

finalmente, parole intelligenti e meditate almeno in parte :

https://www.welt.de/politik/article...

perché dunque, tra tanti veri porci capitalisti in germania, i thyssen i krupp e compagni di merende, rapire un burocrate che " jeden arbeiter ernst nimmt " ?

Cui prodest ?

Schleyer rispettava in buona sostanza, anche i più agguerriti sindacalisti comunisti :

" Sein Gegenspieler am Verhandlungstisch war der legendäre IG Metall-Bezirksleiter Willi Bleicher. Dieser verkörperte das schiere Gegenteil Schleyers: Er war lange Kommunist gewesen, saß mehrere Jahre bis zur Befreiung 1945 im Konzentrationslager Buchenwald, trat nur notgedrungen die SPD über, verstand sich sein Leben lang als Marxist und sah im gewerkschaftlich gebändigten Klassenkampf etwas Messianisches. Die Aussperrung nannte er „totalen Krieg“, und er war auch sonst nicht zimperlich, die Gegenseite in die NS-Tradition zu stellen.

Hanns Martin Schleyer war dieser Mann vollkommen fremd – und doch verstand er sich mit dem gelernten Schlosser auf eine Weise. In den alkoholreichen nächtlichen Verhandlungsrunden wuchs über den Graben hinweg wechselseitiges Vertrauen: Beide Seite wussten, dass sie auf Zusagen der anderen Seite vertrauen konnten. Als Bleicher, mitten in einer Verhandlungsrunde, 60 Jahre alt wurde, überreichte ihm Schleyer zu Mitternacht ein lebendiges Ferkel. Und Bleicher weigerte sich stets, Schleyers NS-Vergangenheit propagandistisch auszuschlachten. " :

e ne era rispettato : ecco perché il terrore di regime lo fece fuori : perché non era affatto il bieco e cinico nazista che si dipinse - Schleyer era un essere umano prima di tutto. Proprio come Aldo Moro - che pur non essendo certo comunista, cercava unione e riconciliazione e solidarietà nazionale. Tutte cose che al capitale internazionale globale ripugnano - esso vuole solo strategie della tensione, criminalizzazione delle sinistre autentiche e pacifiche con attentati falsabandiera, allo scopo di ottenere guerra tra poveri, disoccupazione artificiale e conseguente compressione salariale :

www.welt.de/politik/article...

Ancora e ancora : Schleyer non era affatto Schleyer, nel senso di quell´incarnazione del porco capitalista che la scheinraf cioè il terrore di regime che lo uccise va strombazzando da tutti i massmedia del mondo da 41 anni - egli, relativamente parlando, non aveva nessun reale potere decisionale : lo riconosce anche un giornale capitalfascista come la faz :

" Als Präsident der Bundesvereinigung der Deutschen Arbeitgeberverbände (BDA) und seit Anfang 1977 auch des Bundesverbandes der Deutschen Industrie (BDI) besaß Schleyer zwar keine „echte“ unternehmerische Entscheidungsmacht. " :

http://www.faz.net/aktuell/politik/...

La verità era che Schleyer era rispettato da tutti , anche a sinistra, anche nel sindacato, per la sua umanità e competenza e disponibilità al dialogo - proprio come Moro, con cui aveva in comune la formazione giuridica :

" So vermutete die „Zeit“ zwar, Schleyer genieße heimlich sein Image als „Scharfmacher der Unternehmer“, schrieb aber im gleichen Atemzug, dies sei doch in Wahrheit ein falsches Etikett. Schleyer sei viel liberaler, als viele es vermuteten. Er sei ein „sachlicher, zuverlässiger und intelligenter Gegenspieler, dem auch die Gewerkschaft Anerkennung und Respekt nicht versagt“. Und auch die „Süddeutsche Zeitung“ gab zu bedenken, dass der „gelegentlich aufrichtig liebenswürdige Mensch Hanns Martin Schleyer nicht den Ruf eines Buhmanns verdient “. "

Ciascuno a suo modo, erano 2 alfieri di compromesso storico con le sinistre sindacali - e fu per questo che il terrore di regime globalista capitalfascista uccise entrambi, sotto falsa bandiera di falso terrore rosso, in realtà composto, a livello direttivo e subdirettivo, di prestanome e prestavolto al soldo del capitale.

La "raf" in questo senso sostanziale, e le "br", non sono mai esistite - se non come schermo della trimurti gladio/cia/mossad , braccio secolare del capitale globale del bilderberg.





luglio 2018 - giugno 2019



Aleth



18 giugno 2019

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