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ALDO MORO DOVE SEI - 30 luglio 2022

by Aleth Sunday, Jul. 31, 2022 at 9:32 AM

This work is copyrighted by its author, Aleth. No one else may use it in any way, without prior written permission from the author.

ALDO MORO DOVE SEI



Caso Moro : assenzialismo, tiri dall´alto, vere prigioni eccetera



di

ALETH



16 luglio 2018 - 30 luglio 2022





INDICE :

CAPITOLO 1 : MORO IN VIA FANI ? p.2

CAPITOLO 2 : IL QUARTO D´ORA p.25

CAPITOLO 3 : 4 COSTOLE ROTTE p.35

CAPITOLO 4 : LA VERITÀ NEL 1979-81 p.39

CAPITOLO 5 : CECCHINI DALL´ALTO p.49

CAPITOLO 6 : CARO FRANCO, NON TI GIUDICO p.104

CAPITOLO 7 : TESTIMONI OCULARI ? p.100

CAPITOLO 8 : "PARTIGIANI" : LANFRANCO BONANNI E BRUNO BARBARO p.156

CAPITOLO 9 : S.O.S. IN CODICE p.181

CAPITOLO 10 : LA VILLA TRISTE IN ZONA GROTTAROSSA p.220

CAPITOLO 11 : PERCHÉ LA STRAGE E I 55 GIORNI ? p.252

CAPITOLO 12 : LE BR NON SONO MAI ESISTITE p.253

CAPITOLO 13 : RED BRIGADES CALL CENTER p.261

CAPITOLO 14 : GRANDEZZA DI ALDO MORO p.266

CAPITOLO 15 : SCHLEYER E MORO p.267

CAPITOLO 16 : EPILOGO : TESSUTI SONNINO p.287







SINOSSI



Questo saggio apporta diverse novità sul caso Moro, sia nuove scoperte, sia prove e sviluppi di teorie abbozzate in precedenza. Ecco i principali punti innovativi :



1. le prove schiaccianti che a via Fani si sparò anche e soprattutto dall´alto, ad opera di cecchini militari che spararono quasi tutti i tiri mortali con micidiale efficacia ;



2. i pesanti indizi che Moro fu prelevato e separato dalla scorta abituale non distante da casa sua, o addirittura sotto casa sua, col pretesto di una situazione di imminente pericolo che imponeva tale drammatico cambiamento, oppure in base ad un piano concordato la sera prima a via Savoia: con tutta probabilità, Moro non era in via Fani al momento della strage ;



3. i pesanti indizi per l´ipotesi che la prima e principale prigione di Moro, dal 16 marzo a inizio maggio, fu a Grottarossa nella cantina-bunker del piduista eversore carmelo spagnuolo, con la decifrazione degli SOS cifrati che Moro provò disperatamente a inviare attraverso le lettere ;

le prove definitive, che in ogni caso la sua prima e principale prigione fu a pochi minuti di macchina da casa sua, e che pertanto, a via Montalcini non mise mai piede ;

4. i pesanti indizi che la seconda prigione di Moro fu la caserma rud/gladio/sismi di Cerenova.



[Avvertenza : ogni link "fontitaliarepubblicana" degli atti della commissione Moro1 nel testo, vi porterà ad un sito il cui formato è cambiato in questi quasi 4 anni da che scrissi la prima versione del libro : ma è facile seguendo le indicazioni mie e loro, pervenire alle pagine citate. Altri link da me trovati negli anni scorsi, potranno risultare inattivi, disattivati o non diretti, me ne scuso ma dipende dai loro gestori non da me.]



" Su cinque brigatisti due sono veri e tre sono falsi "

( Questore De Longis citato da Arrigo Molinari alla Commissione Stragi nel 2000)





CAPITOLO 1 : MORO IN VIA FANI ?



L´idea che Moro non fosse in via Fani fu menzionata esplicitamente e pubblicamente da rita di giovacchino per prima che io sappia, in un suo libro uscito in prima edizione nel 2003, Il libro nero della prima repubblica - peraltro, solo per stroncarla come paradosso attribuito ad un sibillino suggeritore anonimo di qualche anno prima. Ma certamente altri avevano pensato a questa possibilità in precedenza, a cominciare da Alfredo Carlo Moro già nel 1979, perché è illogico supporre che kissinger e compagni di merende (i veri mandanti del sequestro e della strage), se davvero volevano come volevano, catturare Moro vivo, avrebbero rischiato di esporlo ad un fuoco incrociato di almeno 93 proiettili stando alla vulgata. Le prove documentali che il golpe di via Fani fu ordito dagli establishment americano, inglese, francese e tedesco furono pubblicate nel 2008 dal ricercatore Mario José Cereghino :

https://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/documenti-foreign-office-1/documenti-foreign-office-1/documenti-foreign-office-1.html

https://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/documenti-foreign-office-1/documenti-foreign-office-2/documenti-foreign-office-2.html

https://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/documenti-foreign-office-1/documenti-foreign-office-3/documenti-foreign-office-3.html

E ritengo plausibile che kissinger&co., cioè il bilderberg, volessero Moro vivo in un primo tempo per poter inscenare lo psicodramma dei 54 o 55 giorni, che restasse ben impresso nella memoria collettiva come opera esclusiva delle "br", e distruggesse la reputazione di Moro facendolo passare per cinico e codardo e privo di senso dello Stato. Una stringente logica deduttiva, unita a molte prove documentali, testimoniali e logiche, vuole che Moro non fosse in via Fani.

Se non vi era, allora era stato rapito prima. maria fida Moro figlia maggiore di Aldo, nella sua audizione alla Moro 2 cita finto sequestro come teoria proposta dalla madre :

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html

p.5 : " Me lo sono chiesto anch'io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà."

Moro non poteva essere in via Fani : almeno 3 o 4 pallottole volarono nella parte posteriore dell´abitacolo della 130 dove Moro sarebbe stato seduto: una bucò la tappezzeria dello sportello destro sotto al finestrino, un´altra quella del tetto sopra, e le altre 2, o almeno una, atterrarono addirittura sul pianale dove Moro avrebbe poggiato i piedi, e furono ritrovate una integra e dell´altra, la blindatura. Inoltre sia il tamponamento dell´alfetta da dietro, sia il brusco arresto della 130, avrebbero catapultato Moro senza cintura in avanti, a impattare contro Ricci e contro le pallottole a lui dirette. Dunque è fondamentale focalizzare la ricerca su ciò che accadde o non accadde tra quando Moro uscì di casa quella mattina fatale, e la strage di via Fani.

A tale scopo aiutano molto i primi dispacci d´agenzia e notiziari radio e tv, che tra le 9:25 e le 10 del mattino, sono concordi nell´ignorare completamente via Fani, e nel porre il rapimento di Moro davanti alla sua abitazione, nei pressi della sua abitazione. Dunque, prima che il velinaro di regime frajese dopo le 10 introducesse per la prima volta nella vulgata massmediatica, il nesso Fani/rapimento, strage/rapimento, nessuno lo aveva fatto: né selva né vespa né alcun altro. Et pour cause - Moro era stato davvero prelevato non lontano da, o sotto, casa sua in via del Forte Trionfale 79, ma non in chiesa: il viceparroco di San Francesco (la parrocchia di Moro) all´epoca, don Luigi Capozzi, 30enne allora, ancora energico e lucidissimo, mi ha detto personalmente in due occasioni nel 2018 e nel 2020 con decisione, che Moro quella mattina non vi andò. Lui non celebrava la messa delle 8.30 quella mattina, non era di turno (si alternavano diversi frati, San Francesco è un convento/parrocchia/scuola retto dagli scolopi)), ma ovviamente dopo i tragici fatti del 16 marzo se ne parlò molto tra i confratelli : Moro quella mattina non si era fatto vedere. Don Capozzi mi ha anche aggiunto di sapere che si è scritto spesso che Moro fu a San Francesco il 16 marzo, " MA NON È VERO" - parole sue. Ho cercato riscontri incrociati intervistando, nel 2019 e nel 2020, altri due scolopi, che durante i 55 non erano ancora a San Francesco, ma che giungendovi in seguito ebbero modo di parlare coi confratelli presenti quella mattina : anche questi altre due (il secondo si chiama Claudio Mariucci e nel 2020 era parroco a Milano) mi hanno confermato che Moro non mise piede a San Francesco il 16.3.1978.

Santa Chiara a piazza dei Giuochi Delfici era un´altra di queste chiese frequentate da Moro, ma il 16 marzo non gioca alcun ruolo, stando al parroco dell´epoca don Todescato che ha negato in ben tre interviste che Moro vi si recò quella mattina - e se vi si fosse recato, sarebbe stato assurdo tornare indietro a via Fani invece di proseguire per il centro. Peraltro a S.Chiara la messa del mattino iniziava alle 9 - l´ora della strage, quindi v´è incompatibilità oraria.

Naturalmente quelli che lo prelevarono prima di Fani non gli dissero certo che di lì a poco la scorta sarebbe stata massacrata comunque, per chiudere fin dall´inizio ogni sbocco alla trattativa - finta - con le finte brigate rosse, come presto capirono Eleonora e maria fida. Presero Moro in consegna e lo separarono dalla scorta con la scusa di pericolo imminente di attentato che avrebbe imposto tale diversivo precauzionale, o per un piano preconcordato la sera prima nello studio di Moro a via Savoia con il capo della digos romana domenico spinella ed il capo della polizia nazionale giuseppe parlato.

Se ciò avvenne tramite radiomessaggio sull´autoradio della scorta, allora il diretto reponsabile fu esposito antonio, piduista dirigente della centrale operativa della questura - il cui numero di telefono guarda caso, fu trovato nell´agenda di morucci al suo arresto in casa della conforto. Il brogliaccio, cioè il registro delle comunicazioni tra sala operativa e autoradio della polizia, per quella mattina e quella fascia oraria è sparito. E forse fu sempre esposito poi, a indirizzare la scorta senza Moro a via Fani :

http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_18823_13

Fu esposito il "modesto funzionario" a cui era stata affidata la protezione di Moro quella mattina, come lamentato in un passaggio delle lettere dalla prigionia (Lettera a Misasi, scritta il 30 aprile:

" Possibile che questa strategia dipendesse da un modesto funzionario ? " ) ? È una possibilità.

Ma come ha notato il poster Agora sul forum La Ricostruzione del sito vuotoaperdere.org, l´arresto di morucci e faranda a viale Giulio Cesare 47 nel 1979, pare altrettanto inscenato dell´irruzione in via Gradoli del 18.4.1978. Si volle far trovare dunque, da parte dell´infiltrato del terrore di regime morucci, quell´agenda ? Per depistare, voglio dire ?

domenico spinella, il capo della digos romana, il 16.3.78 si avviò dalla questura nei pressi di via Nazionale alle 8,30/8,45, diretto in un primo tempo ad una non meglio specificata "via Trionfale" : fu forse allora lui, se si avviò alle 8,30 circa, a intercettare Moro sotto casa, per consegnarlo poi, fingendo di cader vittima di un finto agguato (ma non a via Fani), alle "brigate rosse" di regime ?

Il "finto sequestro", cioè il prelevamento/separazione dalla scorta abituale nei pressi di casa Moro, è plausibilmente quel che accadde. Ripeto quel che disse fida alla Moro2 :

" Me lo sono chiesto anch´io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà. Questa è una delle versioni, alla quale personalmente non credo molto."

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

È a p. 5, alla fine del primo intervento di fida.

Ecco un primo buon link per introdursi alla finestra temporale e spaziale casa Moro/via Fani :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

Anche la seconda puntata di questa inchiesta del 2010 è interessante, richiedetela alla segreteria di redazione di Oggi per motivi di studio, e ve la invieranno per email in allegato.

Quella mattina fatale e tragica per la nostra storia, il 16 marzo 1978, tra le 8.47 e le 9.02 del mattino, non lontano da casa sua o sotto casa sua, a Moro successe qualcosa. Qualcuno di cui si fidava, quindi un "modesto funzionario" conosciuto, separò Moro dalla sua scorta fidata.

Se fu separato dalla scorta tra le 8.47 e le 9.02, nel gap di un quarto d´ora che quasi nessuno ha mai indagato, dove e quando esattamente lo fu ? Da chi ? Come ? O forse, come ipotizzava la Carlizzi, fu Leonardi stesso ad accompagnarlo al luogo della concordata "consegna" o "prelevamento" per il finto sequestro ?

Che poi Moro si sarebbe recato a San Francesco, a pochi minuti di macchina da casa sua, si legge in diversi dispacci e articoli di stampa delle primissime ore e dei primi 2 giorni, giovedì 16 marzo e il giorno dopo - e si continua imperterriti a ripetere fino ad oggi, ma è stato smentito a me personalmente dal viceparroco di allora, don Luigi Capozzi, nel 2018 e nel 2020, e da altri due scolopi. Santa Chiara a piazza Giuochi Delfici allora ? Ma ripeto che il parroco di quest´ultima, Gianni Todescato, ha fatto chiaramente intendere, nell´inchiesta di Oggi del 2010 citata supra, e in un´altra intervista al quotidiano La stampa, ed un´altra al giornalista Marcello Altamura nel libro di quest´ultimo La borsa di Moro del 2016, che Moro vi andò per l´ultima volta il 15 non il 16, prendendo la comunione in privato ed informandolo che il giorno dopo non avrebbe avuto tempo di passare.

Eleonora nel 1978 al giudice istruttore gallucci, e nel 1982 al primo processo Moro, dichiara di essere uscita alle 8,45/8,50 circa, prima del marito.

Dove andò Moro e cosa gli accadde tra le 8.47 (quando esce di casa, come proverò) e le 9.02 del mattino del 16.3.1978 (orario ufficiale d´inizio della sparatoria stando alla teste evadini eufemia) ?

Quella mattina l´ordine di servizio per la scorta di Moro cambiò all´improvviso ? Generalmente erano Moro e Leonardi a decidere l´itinerario del giorno all´ultimo momento – ma quel giorno qualcuno intervenne e fece loro cambiare programma. Oppure il cambiamento era stato concordato fin dalla sera prima. Il fatto che la sera prima, 15 marzo, 2 terroristi si recarono sotto casa del fioraio Spiriticchio, solito parcheggiare il suo furgone per la vendita stradale a Fani/Stresa nel punto dove bonanni patrizio mise la austin, e gli bucarono le 4 gomme, induce a pensare con Flamigni, che i "br" avessero certezza preventiva che il convoglio sarebbe passato proprio da Fani/Stresa la mattina dopo. E che vi sarebbe passato verso le 9, minuto più minuto meno. E dunque i terroristi di regime che avevano programmato percorsi e orari con Moro e Leonardi e Rana assistente di Moro la sera prima in via Savoia, ne informarono le "brigate rosse" di regime, le quali procedettero quella sera a bucare le gomme del furgone del fioraio Spiriticchio che spesso parcheggiava a Fani/Stresa, onde evitare che intralciasse l´agguato della mattina dopo, del cui sito avevano ormai acquisito certezza preventiva altrimenti inspiegabile - perché Moro come attestato da Eleonora e altri familiari, non faceva affatto via Fani tutte le mattine.

Ma all´assenzialismo si pone un problema : se Moro fu separato dalla scorta abituale sotto casa o nelle immediate vicinanze di casa, alle 9 meno 10 circa del 16 marzo come da accordo preventivo della sera prima, perché la borsa dei documenti riservati, che a detta di Eleonora sua moglie, Moro portava sempre con sé e non affidava nemmeno agli agenti, stava nella 130 ? Moro infatti nelle lettere chiede per ben 2 volte di recuperare le 5 borse che erano in macchina - e 5 erano in tutto stando sempre ad Eleonora la moglie, compresa quella dei documenti riservati che poi il terrorista di regime infelisi, sostituto procuratore incaricato delle indagini, sottrasse dopo l´agguato chiedendo all´agente della scientifica Lorenzo Castri di consegnarla a un giovane capitano sconosciuto (Altamura, Borsa di Moro, 2016). Castri rivelò questo crimine ennesimo di infelisi ad Altamura e poi alla stampa, aggiungendo che diversi suoi colleghi erano morti investiti in strani incidenti stradali :

https://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=2829

Castri è morto il 22.5.2018 :

https://archivio.ilcaffe.tv/archivio/roma449.pdf

La presenza della borsa riservata in macchina, è la maggior crux dell´assenzialismo. Ma la risolverei così : la sera prima nello studio di Moro in via Savoia 88, spinella rana e forse parlato (il capo della digos romana, l´assistente personale di Moro e il capo della polizia nazionale), stabiliscono che il convoglio passi per Fani/Stresa e che spinella ed altri passino la mattina alle 9 meno 10 sotto casa Moro per rafforzare il convoglio. La mattina seguente, Moro mette la borsa dei documenti in macchina comme d´habitude, ma quando arriva spinella, induce lo statista a venire invece con lui concitatamente col pretesto dell´annuncio di rossellini che vedremo, promettendo ricongiunzione con Leonardi subito dopo Monte Mario e stesse tranquillo per le borse. Nel "drammatico prelevamento", Moro dimentica o non insiste più di tanto sulla borsa, visto il pericolo immediato a cui crede.

Già da giorni il vicebrigadiere della celere gentiluomo, espertissimo membro della scorta di Moro, era stato messo in ferie, come lui stesso testimoniò nel 2010 a giornalista di Oggi: " Ero un agente molto preparato a rispondere con decisione alle situazioni d’emergenza, con anni di militanza nella Celere. Eppure poco prima dei fatti di via Fani fui messo d’autorità in licenza." L´agente scelto di PS Adelmo Saba (1952+2018) del commissariato Monte Mario testimonierà nel 2015 alla Moro2, che Gentiluomo gli aveva confidato che qualcuno lo aveva voluto salvare. Lo stesso Adelmo Saba fu messo prima a riposo per il 16 marzo, con la scusa del suo compleanno, poi alle sue rimostranze, fu assegnato al compito di portare una macchina dal meccanico a riparare, per impedirgli di svolgere il suo abituale servizio di bonifica di Monte Mario, cioè di perlustrazione dei paraggi e percorsi dei politici. Insomma, la zona di Moro fu deliberatamente sguarnita dei soliti presidi : Saba testimonierà altresì che le volanti che di solito sostavano fisse sotto casa di Flaminio Piccoli e di un altro politico a via Massimi, quella mattina stranamente non c´erano. Saba morì poi a soli 66 anni, non ho ancora appurato come, e il suo cadavere fu stranamente (per la nostra cultura cattolica e il suo retroterra popolare sardo) cremato e le ceneri sparse in natura, mi comunica un valentissimo ricercatore che ha consultato l´AMA servizio cimiteri. La vedova di Saba, schiavone giovanna, ha rifiutato aggressivamente di rispondere alle mie domande nel 2020. Forse perché ha paura di finire come il marito ? Forse è stata minacciata dal terrore di regime, con ordine di tacere ? Saba è stato ucciso dal terrore di regime per aver sputtanato l´operato della polizia, ed in particolare del suo commissario marinelli, il 16.3.78 ? Il cadavere di Saba è stato cremato per cancellare le tracce del suo assassinio, con le ceneri addirittura sparse in natura per sicurezza aggiuntiva ? Chi ha deciso per la cremazione e spargimento ? Ricordo ancora, come questa morte sospettissima vada associata a quelle di colleghi di Lorenzo Castri viste poco supra.

rocco gentiluomo era stato sostituito con il bravo ma inesperto Zizzi, al suo primo giorno con la scorta di Moro :

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/03/16/aldo-moro-la-scorta-trucidata-dai-brigatisti-in-via-fani-chi-erano_372d4924-87e7-4941-a6ee-a31f6f0ee199.html

Forse almeno il cognome del traditore che, informato dalla ´ndrangheta o da colleghi deviati,

ebbe preavviso della strage e "salvò" gentiluomo, lo abbiamo : maresciallo falchi :

108. volume CVIII

(è il volume 108 degli atti della prima commissione Moro, che operò tra fine anni ´70 e inizio anni ´80) : p. 157 cartaceo originale.

Vedi anche :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf?fbclid=IwAR02g0kgOTte1v2AZYCJk98gvhQXeVBJody_jT697qHS-hHuegq0SZrIEQY

p.11 cartaceo ;

https://www.camera.it/leg17/1058?tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=06&giorno=09&idCommissione=68&numero=0090&file=indice_stenografico

(audizione Adelmo Saba alla Moro2) ; e :

http://www.iskrae.eu/il-pentito-cosi-la-ndrangheta-avverti-e-salvo-lagente-di-moro/

Più in dettaglio su Saba, un agente esperto che “bonificava” il percorso: cioè, partiva qualche minuto prima e si accertava che non vi fossero stranezze lungo l´itinerario che di lì a poco Moro e la scorta avrebbero seguito. Il 15 marzo 1978 il suo superiore dottor enrico marinelli, dirigente del commissariato di Monte Mario esentò dal servizio del giorno dopo senza preavviso l´agente Saba. E non lo sostituì, narra Saba alla Moro2 nel 2016 : il 16 marzo la bonifica venne abrogata. Questo marinelli era già notorio per aver, nel 1968, intralciato le indagini del giudice Ottorino Pesce sul "suicidio" del colonnello Rocca stando al libro Coup d´état in via Fani di D´Adamo/Hepburn Jr, pendragon Bologna 2018 - un must per chiunque voglia davvero comprendere il caso Moro. Adelmo Saba fu audito per la prima volta dopo 38 anni, dall´ultima commissione Moro, e rilasciò dichiarazioni sconvolgenti: egli appunto svolgeva la sua ”bonifica” quotidiana, precedendo di qualche minuto, in borghese, la scorta di Moro a bordo di un´auto civetta, insieme ad un collega Antonio Pugliese, o altri. Per la mattina del 16 marzo fu sollevato da questo incarico e messo in ufficio dal marinelli. Saba fu poi richiamato in servizio solo poco prima della, o poco dopo la strage. Saba aveva anche il compito di controllare i paraggi dell´abitazione di Moro, ma quella mattina marinelli gli impedì di farlo.

Raccomando ancora in proposito, e in generale sul caso Moro, l´ottimo libro Coup d´état in via Fani, pendragon 2018. I libri che giudico indispensabili sul caso Moro al 2022, oltre questo, sono :

- Storia di un delitto annunciato di Alfredo Carlo Moro fratello dello statista, del 1998 ;

- Il delitto infinito di Bonfigli/Sce, kaos 2002

- La sfinge delle brigate rosse di Sergio Flamigni, kaos 2004

- a cura di manuel gotor, Aldo Moro, Lettere dalla prigionia, einaudi terza edizione 2018

- Fasanella/Franceschini, Che cosa sono le br, BUR 2004

- AA.VV., Il memoriale di Aldo Moro 1978, direzione generale archivi e de luca editori, Roma 2019.

Altri libri con informazioni utili citerò via via nel corso di questo saggio.

Insisto : specialmente quando si tratta di atti terroristici false flag, come nel caso di Moro e della sua scorta, a volte è proprio nei primissimi dispacci che si può trovare un barlume di verità, prima che il regime stringa la rete informativa eliminando tutto quel che non è velina dai massmedia:

ore 9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia Cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani. Nessuno collega il rapimento di Moro a via Fani. Secondo altri, la voce non era quella di selva, ma di palandri, ma poco importa :

http://www.teche.rai.it/2016/09/il-rapimento-di-aldo-moro/

(gr2 flash delle 9.25 del 16.3.78, audio)

Molto porta a pensare che Moro fu rapito prima di via Fani, e che questo primo accadimento sia in qualche modo, per quanto distorto, riflesso nei primissimi dispacci di selva e vespa e orefice tra le 9 e le 10 del mattino – pochi minuti dopo, il celebre servizio di frajese introdurrà nella narrativa di massa per la prima volta la versione ufficiale, che Moro era stato rapito in via Fani DOPO e non PRIMA della strage. E da quel punto in poi, per 44 anni e passa, pochi hanno messo in dubbio con solidi argomenti la vulgata.

Nonostante l´assurdità totale, sul piano logico, che Moro possa essere uscito illeso da un inferno di fuoco incrociato di almeno 100 pallottole (3 o 4 delle quali sono attestate esser volate nella parte posteriore dell´abitacolo dove Moro sarebbe stato seduto) senza nemmeno un frammento di vetro di finestrino in corpo, come attesta l´autopsia, senza avere un infarto per lo shock improvviso, niente. Chi lo voleva catturare vivo, cioè in primis bildinger (il bilderberg attraverso il suo boia in capo kissinger), il vero mandante del sequestro Moro e della strage di via Fani, per inscenare tutto lo psicodramma dei 55 giorni e imprimere bene nella memoria collettiva che le cattive "br" eran le sole responsabili e che a questo porta il malvagio compromesso storico coi malvagi comunisti assassini, non poteva rischiare che Moro fosse ucciso da un errore di tiro, che può capitare anche ai supercecchini nato utilizzati, o da un rimbalzo di pallottola, o da una traiettoria trafossa. Per non parlare, ripeto, della proiezione in avanti che Moro avrebbe subito a causa dell´urto dell´alfetta di scorta da dietro, e del brusco arresto della 130 : spinte inerziali che lo avrebbero esposto a quasi tutte le stesse traiettorie e schegge che trafissero Ricci.

renzo rossellini, radiogiornalista, confidente del capo dell´ufficio politico della questura di Roma umberto improta (+2002) e del capo della digos romana domenico spinella, da radio città futura annuncia il rapimento di Moro alle 8,15 del mattino del 16 marzo :

" Ero personalmente alla radio la mattina del 16 marzo. Spiegavo che le brigate rosse avrebbero in tempi molto ravvicinati, poteva anche essere quel giorno stesso, compiuto un´azione spettacolare. E, tra le altre ipotesi, annunciavo la possibilità di un attentato contro Aldo Moro. Quarantacinque minuti più tardi, Moro veniva rapito " (intervista del quotidiano svizzero-francese Le matin a renzo rossellini, 10 ottobre 1978, citata in scarano/de luca, Il mandarino è marcio, editori riuniti, 1985, p.104). Come faceva a saperlo ? Perché era, come vedremo, una talpa del terrore di regime. E vedremo anche PERCHÉ fece quella clamorosa anticipazione pubblica.

domenico spinella capo della digos parte dalla questura poco dopo le 8,30 alla volta PRIMA DI VIA TRIONFALE, poi di via Fani :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/sequestro-moro-il-capo-della-digos-che-arrivo-troppo-presto-in-via-fani-la-commissione-vuole-sentire-lautista/2472466/la mattina del 16 marzo

Soltanto quando si sono già avviati, spinella e il suo autista Emidio Biancone, più forse il segretario di spinella correale e un certo dottor giancristofaro, verso via Trionfale, sentono alla radio comunicazioni su via Fani, e allora Spinella ordina a Biancone di cambiare meta e andare a Fani e non più a Trionfale. Ma quando si avviano per andare a Trionfale, lo fanno ben prima delle 9 : escono dalla Questura in via Genova tra le 8,30 e le 8,45 :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/04/06/indice_stenografico.0080.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

PRESIDENTE. L'8 giugno 2015 ha dichiarato che, mentre stavate per immettervi in via Nazionale ed eravate all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova, si sentivano alla radio di servizio comunicazioni relative a via Fani. Conferma questa sua dichiarazione ?

Le pongo questa domanda perché, uscendo dalla Questura, il tratto fino alla caserma dei Vigili del fuoco è breve. A noi risulta che le prime comunicazioni di una sparatoria in via Fani siano delle 9.03. Partendo dopo le 8.30...  

EMIDIO BIANCONE. Ho detto 8.30-8.45, ma l'orario preciso non posso ricordarlo. Un quarto d'ora...

PRESIDENTE. Comunque, conferma che sentì le comunicazioni...

EMIDIO BIANCONE. ...in via Nazionale. Per via Fani, perché sentivo la sala operativa che forniva indicazioni.

PRESIDENTE. Questa cosa si ricorda di averla ascoltata su via Nazionale all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova.

EMIDIO BIANCONE. Sì, prima della galleria, del traforo di via Nazionale.

PRESIDENTE. Appena uscito dalla Questura.

EMIDIO BIANCONE. Ricordo che il dottor Spinella, appena entrato in macchina, mi ha detto di dirigermi verso via Trionfale.

PRESIDENTE. Questa è una domanda a cui stavo per arrivare; lei l'ha anticipata. Quindi, quando esce, il dottor Spinella...

EMIDIO BIANCONE. ...entra in macchina e mi dice...

PRESIDENTE. Perché via Trionfale ?

EMIDIO BIANCONE. Questo non lo so. Ha detto: «Dirigiamoci verso via Trionfale». Pag. 7 Sono andato verso via Trionfale e ho imboccato via Nazionale in direzione...

PRESIDENTE. Però, ha fatto poca strada. Quindi, il dottor Spinella sale e le dice di andare verso via Trionfale.

EMIDIO BIANCONE. Appena sale, in Questura, nel cortile...

PRESIDENTE. ...entra in macchina e dice: «Andiamo verso via Trionfale».

EMIDIO BIANCONE. Sì, verso via Trionfale.

PRESIDENTE. Poi lei fa un po’ di strada dalla Questura fino a lì, sente parlare di via Fani e Spinella le dice: «Allora, vada a via Fani» ?

EMIDIO BIANCONE. Sì, mi dice «via Fani», perché ho sentito le... "

[...]

FEDERICO FORNARO. Qui c’è un punto. Facciamo il percorso all'inverso: testimoni dicono di aver visto arrivare la sua auto nell'immediatezza, pochi minuti dopo, se non addirittura – dicono alcuni – con l'ultima auto dei brigatisti che va via. Diciamo che questo può non essere possibile, ma stiamo parlando al più tardi di un orario compreso tra le 9.10 e le 9.15. Per arrivare alle 9.10 in via Fani, facendo il giro che ha fatto lei, deve essere sicuramente partito prima delle 9.

Su questo siamo d'accordo ?  

EMIDIO BIANCONE. Sì, senz'altro.

FEDERICO FORNARO. Diciamo che, quindi, è possibile ipotizzare una sua partenza tra le 8.30 e le 8.45.

EMIDIO BIANCONE. Sì, può darsi " :

Come faceva spinella a sapere del sequestro e della strage prima delle 9 ?

E come poté ascoltare via radio della strage di Fani prima che iniziasse ?

Va versato qui che spinella, stando alla testimonianza del br enrico triaca, quello che gestì la tipografia di via Foà, era un torturatore e bugiardo di regime :

https://baruda.net/2012/01/20/enrico-triaca-ecco-come-mi-ha-torturato-de-tormentis/

esattamente come improta capo dell´ucigos, branca della polizia politica di allora - entrambi confidenti della talpa del terrore di regime rossellini renzo figlio del celebre regista roberto.

Guarda caso, le torture più sadiche ed efferate furono usate da improta spinella e compagni di merende solo sui pesci piccoli, giovani ingenui come triaca, padula ed altri : mai sugli infiltrati di regime che dirigevano il gioco : mai su moretti, morucci, simioni, senzani : MAI !!!...

Anche mario fabbri, funzionario digos e collaboratore di spinella, si avvia per conto suo verso via Fani ben prima delle 9 parrebbe :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/06/29/indice_stenografico.0093.html#stenograficoCommissione.tit00010.int00010PRESIDENTE. Quando giunse a via Fani che ora era circa?

MARIO FABBRI. Potevano essere le nove. Io arrivavo a orario d'ufficio. Quindi, quando sono arrivato in Questura, saranno state le otto e mezzo. Il tempo di salire sopra per capire che era successo e riprendere subito la macchina e ripartire e arrivare lì. Certamente, quando arrivai lì, c'era già un sacco di gente. Saranno state le nove, le nove e un quarto. Sono passati tanti anni. Purtroppo, l'orario...

GERO GRASSI. Chiedo scusa, a quale orario si riferisce?

PRESIDENTE. Il dottor Fabbri dice: «Io sono entrato alle otto e mezza e sono ripartito dalla Questura. Sono arrivato alle nove-nove e un quarto». Non ricorda l'ora.

GERO GRASSI. Ho capito, presidente, ma, se dice di essere arrivato in via Fani alle nove e un quarto, torniamo al problema originale.

PRESIDENTE. Ripeta, per favore, dottor Fabbri. A che ora arriva in Questura?

MARIO FABBRI. Credo che fossero le otto e mezzo. A volte potevo arrivare anche prima e a volte anche dopo. Si tratta di una giornata particolare, ma non posso essere così preciso nell'orario. Io sono arrivato comunque non tra i primi.

FEDERICO FORNARO. No, scusi, abbia pazienza e faccia questo sforzo, per favore. Lei ricorda di essere arrivato, come abitualmente arrivava, attorno alle otto e mezza.

MARIO FABBRI. Esatto.

FEDERICO FORNARO. E riparte dalla Questura all'arrivo delle prime notizie di via Fani?

MARIO FABBRI. No. Le notizie le apprendo in macchina, ma sono notizie sommarie, quindi scendo, salgo, vado sopra e mi informo.

PRESIDENTE. Il dottor Fabbri viene informato dalla centrale operativa. Quindi parliamo delle 9.03.

FEDERICO FORNARO. No, è questo che voglio capire. Scusi, faccia rispondere lui, presidente, abbia pazienza. È un passaggio delicato.

Lei ha appena finito di dire – così ho interpretato; non voglio forzare, è solo per capire – che lei arrivava abitualmente alle otto e mezza, otto e trentacinque...  

MARIO FABBRI. Quella mattina, se sono arrivato alle otto e mezza precise, non lo so. Alle volte potevo arrivare anche alle otto e alle volte potevo arrivare anche alle nove.

FEDERICO FORNARO. Faccia uno sforzo, per favore.

MARIO FABBRI. Faccio uno sforzo... ma sono passati tanti anni.

FEDERICO FORNARO. Le chiedo uno sforzo perché son passati tanti anni ed è lecito che anche lei dica «Non ricordo», quando non ricorda; ma, visto che mi sembra che in altri passaggi lei abbia il ricordo... Il ricordo, giustamente, di una giornata così drammatica...

MARIO FABBRI. Dovrei essere arrivato alle otto e mezzo, a quell'ora. Io sentii per radio: «Non ci sono più... la scorta, li hanno ammazzati tutti».

FEDERICO FORNARO. Alle otto e mezza?

MARIO FABBRI. All'ora che arrivavo. Poi io non so dirle se erano le otto e mezzo.

FEDERICO FORNARO. È questo il problema.

PRESIDENTE. Non se lo ricorda.

MARIO FABBRI. Su questo la prego... Non lo posso ricordare. Sono passati molti anni.

PRESIDENTE. Non è che riscriviamo la storia. Se gli uomini della scorta erano morti, non potevano essere le otto e mezzo. Non perdiamo tempo con le cose inutili. Ha sbagliato ora, ma, se ha ascoltato la comunicazione della centrale operativa che diceva «Sono morti tutti», non è che potevano risorgere. Quindi, non incominciamo a fare un interrogatorio inutile, perché oltre misura non si può... Lo dico per tutti.

FEDERICO FORNARO. Non sto facendo oltre misura. Abbia pazienza.

PRESIDENTE. Se il messaggio della centrale operativa è delle 9.03 e lei addirittura sente, mentre è ancora a via Nazionale, che sono morti tutti e la scorta non c'è più, non può essere alle otto e mezzo.

MARIO FABBRI. E certo, la soluzione è semplice. Dovevano essere le 9.03, sì. "

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=02&giorno=16&idCommissione=68&numero=0071&file=indice_stenografico

Possiamo dunque formulare la seguente ipotesi probabilissima :

- ore 8,15 del 16 marzo 1978 : rossellini, agente della cia e talpa della questura, preannuncia il rapimento Moro da radio città futura ;

- ore 8,30 circa : con questa scusa preconcordata, spinella correale giancristofaro e biancone si avviano a razzo verso casa Moro, seguiti da fabbri e altri, dove arrivano alle 8,47 proprio quando Moro esce (Google mi dà 21-24 minuti come durata percorso auto da via di San Vitale dove sta la Questura a via del Forte Trionfale 79 casa Moro, ma a paletta fuori e sirena accesa ci misero di meno sicuramente) ; è possibile che la strategia fosse stata concordata con Moro stesso e Leonardi la sera prima a via Savoia/studio di Moro, dove si erano recati il 15 sera sia spinella sia forse anche parlato ; Moro il 16 mattina viene prelevato da spinella (l´alfasud aveva 5 posti), e Leonardi mandato in civetta a Fani ; spinella porta Moro per un´altra strada, dove poi finge di cadere in un finto agguato di finte "br". Vedi le due lettere a Misasi di Moro, la seconda mutilata proprio dove Moro sta per fare il nome del "modesto funzionario" cui era stata affidata la fallimentare strategia di sua protezione quella mattina.

https://www.google.it/search?source=hp&ei=pw41X9_2AcGoa_War-gN&q=durata+percorso+auto+da+via+di+san+vitale+roma+a+via+del+forte+trionfale+79+roma&oq=durata+percorso+auto+da+via+di+san+vitale+roma+a+via+del+forte+trionfale+79+roma&gs_lcp=CgZwc3ktYWIQAzoFCAAQsQM6CAguELEDEIMBOgIIADoICAAQsQMQgwE6CAguELEDEJMCOgUILhCxAzoCCC46BggAEBYQHjoFCCEQoAE6CAghEBYQHRAeOgQIIRAVUMsGWOuoAWCisgFoAHAAeACAAdYBiAGYLpIBBjc3LjIuMZgBAKABAaoBB2d3cy13aXo&sclient=psy-ab&ved=0ahUKEwif5tC29ZfrAhVB1BoKHXXNC90Q4dUDCAw&uact=5#spf=1597312690413

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/476-volume-03-ocr.html

(p.345 cartaceo originale : parlato dice di aver parlato con rana assistente di Moro a via Savoia il 14 o il 15 su "rafforzamento vigilanza via Savoia")

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=02&giorno=16&idCommissione=68&numero=0071&file=indice_stenografico

(audizione rana alla Moro2, in cui l´assistente di Moro prima nega che spinella e parlato andarono in via Savoia il 15 sera, poi quando fioroni presidente di commissione gli legge 2 documenti che lo smentiscono, di cui uno è una lettera di spinella a de francesco in cui spinella racconta di esser stato a via savoia il 15, rana farfuglia mezze ammissioni e se la cava coi non-so-non-ricordo. Vedi in particolare p.8 per la lettera di spinella).

Altra attestazione, sia pur indiretta ma chiarissima, dell´arrivo di spinella a Fani troppo presto, e quindi del suo essersi avviato dalla questura ben prima dell´agguato, è nell´audizione di bruno barbaro a collaboratori della Moro2, marzo 2015. Costui si trovò sulla scena del crimine pochi secondi dopo la fine della sparatoria, guarda caso - ne riparleremo. Quel che interessa qui, è che ad un certo punto, il barbaro raccontò ai magistrati e poliziotti collaboratori della Moro2 che pochissimi minuti dopo il suo arrivo sulla scena, come si evince dal racconto, giunse sul posto un´alfa vecchio tipo, dalla quale esce un tizio la cui descrizione combacia grosso modo con spinella, che allontana il barbaro in malo modo. E spinella era arrivato a Fani a bordo di alfasud, guidata da emidio biancone autista, e con i colleghi giancristofaro (deceduto) e correale. Dunque poiché la strage durò pochissimi minuti con inizio alle 9,02, e barbaro sopravviene alle 9,05 circa, e fa alcune cose che durano pochissimi minuti, spinella non può esser piombato lì dopo le 9,10-9,15 circa. Il percorso auto dalla questura di Roma in via di San Vitale dov´era la digos con l´ufficio di spinella, a via Mario Fani angolo via Stresa, richiede tra i 21 ed i 23 minuti stando a google. Diciamo minimo 15-18 minuti a tutta manetta, con la sirena accesa e paletta fuori. Il primo allarme ufficiale registrato dalla questura su spari a via Fani è delle 9,03. spinella dunque non avrebbe potuto giungere sulla scena prima delle 9,20 nemmeno volando. Invece accadde - perché s´era avviato ben prima dell´agguato, di cui aveva preavviso.

Altri schiaccianti elementi probatori che inchiodano spinella alla sua partenza dalla questura prima della strage non dopo, si leggono in questa ottima relazione del magistrato Gianfranco Donadio alla Moro2 del 5.4.2016 :

https://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0574_001.pdf

Qui si ricapitola tutta la quaestio spinella a Fani con dettagli aggiuntivi importanti :

l´alfasud a bordo della quale spin giunge a Fani è targata S88162 ;

era a disposizione del funzionario digos marcello giancristoforo (che la Moro2 non ha audito, suppongo perché deceduto o troppo malato, ma non lo dicono) ;

a pag.1 apprendiamo che il giancristoforo lascia la digos il 24.9.1978 - quasi a toglierlo dall´imbarazzo di dover testimoniare nelle indagini, perché sull´alfasud con spin c´era anche lui ;

su quell´alfasud c´erano almeno : l´autista emidio biancone, marcello giancristoforo, domenico spinella. E forse anche enrico correale segretario di spin ;

lasciano la digos poco dopo la strage di via Fani anche altri ben 3 funzionari : i dottori Francesco Paolo Capello, Fabrizio Gallotti e Vittorio Fabrizio : i primi due mai convocati a testimoniare :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0186_001.pdf

p.2 scan ;

biancone giunge sulla scena da via Trionfale, dunque da Fani alta, cioè dai pressi di casa Moro sita in via del Forte Trionfale 79 ;

nelle sue prime dichiarazioni a collaboratori della Moro2 il 24.4.2015, l´autista biancone aveva detto che quando arrivarono sulla scena, sul posto c´era solo una volante - non può che trattarsi della prima volante accorsa, quella degli agenti di polizia Berardino e Sapuppo richiamati dalla vicina via Bitossi : dunque se il primo allarme della sala operativa verbalizzato è delle 9.03 ; e se Berardino/Sapuppo lo ricevono subito, diciamo alle 9,04 ; e dato che il percorso auto da via Bitossi a via Fani angolo Stresa è di 4 minuti, anche meno per auto polizia a sirene spiegate e paletta fuori ;

allora Berardino e Sapuppo arrivano sulla scena non oltre le 9,08 ; e se biancone è il secondo autista delle forze dell´ordine a sopraggiungere, non può averlo fatto che pochissimi minuti dopo le 9,08 ; e dato che dalla questura a Fani/Stresa, pur a sirene spiegate e paletta fuori, non può averci impiegato meno di 15 minuti; se ne conclude che spin è partito dalla questura senz´altro prima della strage non dopo ; peraltro a p.7 Donadio afferma che la prima richiesta di ambulanze via radio da Fani, dunque da parte di agenti delle forze dell´ordine, è registrata alle 9,05, quindi l´arrivo della prima volante deve essere ancora anticipato e deve esser stato fulmineo ;

p.7 : gherardo nucci carrozziere che abitava nell´attico di via Fani 109 scatta fotografie della scena pochi minuti se non pochi istanti dopo la strage : il rullino finisce in mano ai terroristi di regime infelisi e spinella che lo fanno sparire assieme alle foto sviluppate - evidentemente, per distruggere la prova che l´alfasud di spin s´era avviata prima della strage ed era giunta a Fani pochissimo dopo ;

p.12 : il funzionario digos riccardo infelisi (cugino del sostituto procuratore infelisi luciano incaricato delle prime indagini sul caso Moro) dichiara che in questura quella mattina, appena ricevute le prime notizie dalla centrale operativa (la cui sede era nello stesso edificio), si precipita nell´ufficio di spin ma non lo trova : spinella dunque, alle 9,03 del 16 marzo era già uscito.

Vedi anche :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0186_001.pdf

A questo punto giova moltissimo riflettere sui passaggi fondamentali dei due scritti a Misasi pervenuti, tra le lettere dalla prigionia di Moro : Aldo Moro, Lettere dalla prigionia, edizione gotor, einaudi 2018, pp.157 sq., passim :

" Vi fu un fatto di rilevante gravità. La circostanza che il Governo fosse appena formato [...] autorizza a passare sopra al discorso dei fatti accaduti e delle conseguenti responsabilità ? Il servizio di scorta era di gran lunga al di sotto delle sue esigenze operative. [...] Possibile che per questo personaggio il metodo tradizionale di scorta palesemente insufficiente, non sia stato almeno ritoccato data la particolarità delle circostanze ? POSSIBILE CHE QUESTA STRATEGIA DIPENDESSE DA UN MODESTO FUNZIONARIO ?" [mio è il corsivo e le maiuscole per l´ultima frase].

Se qui, nel primo scritto a Misasi che si ritiene recapitato ma non divulgato, non appaiono esserci tagli, è perché Moro non fa il nome del "modesto funzionario". Ma nella seconda versione del medesimo scritto, non recapitata si badi bene, Moro quel nome lo faceva - ed il testo è pervenuto

mutilo proprio in quel punto : ibidem pp. 161 sq. Il che fa pensare che la versione originale fosse questa, e che Moro fu costretto a riscriverla senza quel nome :

" Ed il discorso deve cominciare in sede politica, benché la cosa sia spiacevole, dalle responsabilità per quel che è avvenuto [...] visto che talune cose gravi e preoccupanti sono avvenute. SIA BEN CHIARO CHE IO NON INTENDO INFIERIRE CONTRO LA PERSONA, " :

e proprio qui, proprio dopo la virgola, il testo si interrompe, con l´ultima parola con virgola che occupa l´angolo in fondo del foglio - dunque il foglio seguente è stato occultato o distrutto.

E Moro non sta certo parlando qui della strage di Fani : a cosa gli avrebbe giovato il mostruoso cinismo di criticare l´insufficienza della scorta in termini freddi e sprezzanti, o minimizzare un bagno di sangue come quello come "talune cose gravi e preoccupanti" ? Questo anche se lo scritto a Misasi era nelle intenzioni, confidenziale e non destinato alla pubblicazione, ma a far da promemoria per una perorazione in suo favore da parte di Misasi, alto esponente DC, che Moro nomina suo portavoce, perorazione da effettuarsi in sede di consiglio nazionale o direzione del partito : a cosa avrebbe giovato mai a Moro, politicamente e per la sua salvezza, argomentare senza nemmeno un cenno di cordoglio per le vittime di Fani di fronte a colleghi e delegati di partito ?

Proverò in maniera conclusiva dopo, nei capitoli sulle lettere, che Moro ignorava la strage di Fani - perché non vi era mai arrivato.

All´agente di PS Adelmo Saba viene ordinato, almeno un po´ prima delle 9 parrebbe, quindi prima dell´agguato, di andare a casa Moro perché Moro vi era stato rapito :

" Il 16 Marzo 1978 era il giorno del mio compleanno. Io non chiesi, nonostante ciò, il giorno di riposo. Io chiamai la sera prima per chiedere il turno e mi dissero che ero stato messo di riposo. Io dissi che non ero interessato al riposo. Mi dissero che potevo venire più tardi per consentirmi di

portare a riparare una delle autovetture del Commissariato che aveva problemi ai freni. Quando arrivai appresi in Commissariato che in Via Trionfale casa di Moro questi era stato rapito. Strada facendo, la sala operativa della Questura ci comunicò di dirigerci verso Via Mario Fani per una sparatoria" :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p.22 di 123.

Mi pare importante sottolineare che Saba in commissariato riceve la notizia di Moro come rapito presso casa, non della sparatoria di Fani. Solo mentre sta andando a casa Moro in macchina, riceve per autoradio il dirottamento a Fani per la sparatoria. Esattamente come accade a spinella e biancone e fabbri, anche se i ricordi di biancone sono confusionari e contraddittori nella determinazione degli orari, a differenza di quelli di Saba che, nella sua audizione alla Moro 2, richiesto dell´ora dell´allarme disse che potevano essere le 9 "O ANCHE UN PO´ PRIMA" quando uscì dal commissariato Monte Mario. Insomma non ricordava bene, ma poi prosegue dicendo che quando arrivò a Fani, in 3 o 5 minuti, c´era già la gente e le forze dell´ordine, quindi se è vero, allora la sua testimonianza su questo punto è meno probante e indicativa di quella di biancone e fabbri, che invece sono assolutamente decisive.

Resta interessante però che anche al commissariato Monte Mario, come a via Nazionale, il primo allarme è per Moro rapito presso casa sua.

Se collego i puntini, allora la notizia del rapimento di Moro si diffonde PRIMA di quella della strage e PRIMA che la strage avvenga. E Moro esce di casa alle 8.47 - stando a Chiavarelli Eleonora sua moglie al giudice istruttore gallucci nel 1978 ed al primo processo Moro nel 1982, dove disse di essere uscita alle 8,45 circa e prima del marito. Le ragioni del mio fissare l´orario di uscita di casa di Moro il 16.3.1978, alle 8,47 del mattino, le fornirò tra breve. Anticipo sin d´ora che detto orario è fondamentale per capire il caso Moro, in quanto da casa sua a via Fani/angolo via Stresa dove accadde la strage, ci vogliono circa due minuti di macchina : cosa fece Moro il resto del tempo, visto che la strage iniziò alle 9,02 come vedremo, e comunque non prima delle 9 ?

I primi dispacci d´agenzia e i primi gr flash tra le 9,25 e le 10 non collegano affatto Fani al rapimento, ignorano completamente Fani, e vogliono Moro rapito nei pressi o addirittura davanti a casa sua. Solo frajese che arriva a Fani alle 9,50, e poi va in onda dopo le 10 con vespa, inizia la vulgata che fonde rapimento e Fani. Ho la netta sensazione che la notizia (vera) del rapimento/prelevamento di Moro nei pressi di casa sua alle 8,47 circa, minuto più minuto meno, qualcuno collegato al, e per conto del, terrore di regime, la anticipò a partire dalle 8,15 (rossellini da radio città futura) ; altri terroristi di regime con prior knowledge la diffusero poco dopo in tempo reale o poco prima del tutto indipendentemente sia dalla strage (non ancora avvenuta) che da Fani: Fani e rapimento e strage vengono fusi solo dopo le 10 da frajese che tesse la vulgata per primo. spinella della digos esce alle 8,30/8.45 non perché ha saputo di Fani che doveva ancora accadere, ma perché ha saputo del rapimento di Moro nei pressi di casa sua tant´è che si avviano e lui dice al suo autista biancone di dirigersi a via Trionfale, che Adelmo Saba specificherà come casa di Moro quindi è in realtà via del Forte Trionfale.

Il figlio del celebre regista (regista che era stato il protetto di andreotti e del frate della CIA felix andrew morlion) si chiama renzo e quella mattina sta ai microfoni di radio città futura.

Una donna dopo la strage telefona a teleroma 56 AFFERMANDO DI AVER ASCOLTATO ALLE ORE 8.30 CIRCA rcf preannunciare l´attentato a Moro (Sergio Flamigni, Tela del ragno, terza ed. ott. 1993, p. 33). Forse è una soffiata del terrore di regime: rossellini era una talpa del terrorista di stato improta umberto, capo dell´ufficio politico della questura di Roma, notorio torturatore di manovalanza brigatista ma non dei leader "br" collusi con lui, e rossellini si riuniva spesso, per sua stessa ammissione alla commissione Moro1, con improta e spinella : è la notizia del rapimento di Moro che sta per avvenire, alle 8.47 circa nei pressi di casa sua in via del Forte Trionfale 79 ; l´annuncio di rossellini fu fatto alle 8,15 come attestato da altri e come più probabile. E rossellini l´ha saputo prima appunto dal vicequestore improta di cui era confidente. Questa è una prima ipotesi plausibilissima. A meno di credere alla sfera di cristallo.

" Anche Rosa Zanoletti, a Milano, dichiara alla polizia che TRA LE 8,10 E LE 8,30 UNA RADIO PRIVATA HA TRASMESSO LA NOTIZIA DEL RAPIMENTO DEL PRESIDENTE DELLA

DC "

(Flamigni ibidem p.33, che cita in nota come fonte : Atti processo Moro (ApM) vol. 12, fasc.1, foglio 60).

Non era una boutade, non era un allarme generico, una voce: ERA LA VERITÀ ; ERA UNA NOTIZIA VERA CHE GLI AMICHETTI DI ROSSELLINI ALLA QUESTURA GLI AVEVANO ANTICIPATO CALDA CALDA, POCO PRIMA CHE AVVENISSE IL FATTO, MEZZORA PRIMA DEL PRELEVAMENTO DI MORO E 45 MINUTI PRIMA DELLA STRAGE ! ROSSELLINI DIFFUSE IL PREANNUNCIO ALLE 8,15, CIOÈ PRIMA E NON DOPO IL PRELEVAMENTO DI MORO : IL PREANNUNCIO FORNISCE AI TERRORISTI DI REGIME CHE VANNO A PRELEVARE MORO E SEPARARLO DALLA SCORTA FISSA, LA SCUSA PER CONVINCERLO A SEGUIRLI : " ONOREVOLE, UNA RADIO DI ESTREMA SINISTRA E CONTIGUA ALLE BR HA PREANNUNCIATO IL SUO RAPIMENTO PER OGGI, VENGA CON NOI CHE È PIÙ SICURO ".

Oppure, se il prelevamento da parte di spinella nei pressi di casa Moro era stato concordato la sera prima in via Savoia studio di Moro, allora rossellini fornisce a spinella il pretesto ufficiale in caso qualcuno avesse scoperto che s´era avviato dalla questura mezzora prima della strage almeno.

Clara Giannettino, domestica del senatore Vittorio Cervone, ALLE 8,15 SENTE ANNUNCIARE IL RAPIMENTO DI MORO DA UNA RADIO PRIVATA.

(Flamigni ibidem).

Se l´ora fu questa, e fu rossellini stesso a dirlo nell´intervista a le matin citata supra, l´annuncio servì allo scopo appena detto, che rossellini ne fosse consapevole e complice o no. Ripeto che il capo dell´ufficio politico della questura improta con cui rossellini aveva un rapporto privilegiato stando al collega di improta Fabrizio, era un torturatore e violentatore di manovalanza brigatista - dunque un terrorista di stato notorio, mentre ai vertici delle "br", collusi coi servizi, non toccò mai un capello. Quindi improta aveva certamente preavviso del rapimento di Moro - era tra i congiurati.

Lo stesso rossellini a settembre/ottobre ´78 prima confermerà la cosa al quotidiano svizzero di lingua francese le matin, anche se in termini sciacquatelli e asserendo di aver parlato, a differenza di quel che avevano sentito le ascoltatrici, di un imminente attentato a Moro - il che era la verità.

E la prova del 9 è, al solito, che nonostante rcf fosse monitorata e registrata dalle autorità, le registrazioni di quella mattina mancano proprio tra le 8 e le 9 circa. Eppure erano ancora disponibili negli anni ´80, come attestato dal giornalista Diego Cimara.

giovanni altamura, autore del libro La borsa di Moro del 2016, a p.122 :

" E Corrado Guerzoni, il suo portavoce, in Corte d’Assise ricorderà di aver chiamato a casa Moro «tra le 8.55 e le 9 e una delle figlie mi disse che era appena uscito».

Se Moro esce come esce, alle 8,47 minuto più o meno, allora il blitz dell´ufficio politico, del modesto funzionario che lo separa da Leonardi deve esser stato davvero veloce e concitato. Oppure, veloce perché preconcordato la sera prima. Solo un preconcordato a via Savoia spiega il taglio delle gomme al fioraio Spiriticchio quella sera del 15, come se le br avessero saputo per certo che la scorta sarebbe passata per Fani/Stresa la mattina dopo. E le "br" avevano anche la certezza preventiva che la scorta vi sarebbe giunta verso le 9.

È per nascondere questo accordo, che avrebbe implicato una talpa digos che avverte le "br" di tagliar le gomme quella sera stessa, e di presentarsi in zona agguato verso le 9 del mattino dopo, che si era programmato rossellini.

Ma se c´era già accordo e appuntamento, che bisogno c´era del pretesto rossellini per andare da Moro ? Perché, ripeto l´accordo andava tenuto segreto o depistato, e se qualcuno avesse scoperto che spinella s´era avviato dall questura prima dell´agguato, ci voleva un alibi.

Borsa di Moro cit., p. 125 :

" Nell’auto su cui viaggia il Presidente, c’è un radiotelefono che è in contatto diretto col Viminale. Il maresciallo Leonardi lo usa ogni mattina per comunicare, come da prassi, il percorso che il convoglio seguirà e per dare aggiornamenti sugli spostamenti, a cominciare dalla partenza. In realtà può adoperarne anche un altro, che è nella portineria di casa Moro. Ed è da quello che Leonardi chiama la moglie Ileana per l’ultima volta " :

dunque, dopo l´annuncio monitorato in tempo reale di rossellini alle 8,15, sia la sala operativa della questura, sia spinella stesso e gli operatori degli altri centri di ascolto delle varie autorità, non avevano nessuna scusa per non avvertire subito Leonardi e Moro e Zizzi.

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/277/121%20volume%20CXXI?keyword=commissione%20moro%20CXXI

p. 446 scan : intervista rossellini a le matin, 4.10.1978.

Torno sulla criminale, depistante intervista della talpa di improta rossellini a le matin, quotidiano di lingua francese ma svizzero, con sede a Losanna, a quanto leggo rapidamente su google, da non confondere con un altro Le Matin, francese, che cessò le pubblicazioni nel 1944.

Già non è molto chiaro perché rossellini, avendo deciso di vuotare il sacco a modo suo dopo la scoperta di Montenevoso il primo ottobre 1978, lo faccia all´estero e non in Italia. Poi evidentemente Dalla Chiesa con Montenevoso gli aveva messo timore, cioè lui temeva che la storiella sarebbe comunque venuta fuori, anzi grazie al senatore moroteo Cervone era già venuta fuori a settembre, dunque rossellini sente il bisogno di excusatio non petita per la sua profezia, temendo di finire arrestato come i br di Montenevoso.

Ricordo che l´ex funzionario dell´ufficio politico della questura vittorio fabrizio disse alla Moro2 che rossellini era confidente di improta, capo dell´ucigos, e suo, ma soprattutto di improta. Ma vediamo in dettaglio questa allucinante intervista a le matin del 4.10.1978 : è nel vol. CCXI della Moro1, online, p.446 dello scan digitale.

Dunque, le matin esordisce col ricordare che il senatore Cervone aveva spifferato al corriere della sera, notizia poi ripresa dall´europeo, a fine settembre, che la sua domestica Giannettino aveva sentito il preannuncio del rapimento di Moro alla radio alle 8,15 del 16.3.78. Non capisco perché cervone abbia aspettato 6 mesi per raccontare questa notizia-bomba. Ma quel che capisco molto meno, è perché rossellini non abbia subito telefonato lui stesso a Moro, oppure a craxi o altri vip socialisti di cui pure era confidente, alle 8,15 stesse o magari anche prima, visto che la notizia non può averla appresa alle 8,15 ! Poteva dunque chiamare craxi o signorile o affini, e dir loro di avvertire subito Moro di stare in guardia come non mai, altro che mitra nel portabagagli ! C´era tutto il tempo. rossellini infatti, continua dicendo che questa voce sull´imminente rapimento di Moro circolava negli ambienti dell´estrema sinistra già da MOLTI GIORNI : ci sarebbe stato dunque tutto il tempo di far avvisare Moro, o dal suo amichetto improta, o da fabrizio, o da qualche alto papavero del PSI, o da qualche altro vip dato che rossellini era figlio di chi era figlio e conosceva tutta l´élite che contava.

È pur vero che Moro sapeva già da tempo di essere nel mirino, e le reiterate richieste sue e di Leonardi di rafforzamento della tutela erano state ignorate, tranne qualche agente sparuto per i figli.

Quindi se anche rossellini avesse dato la massima pubblicità alla cosa, non sarebbe cambiato nulla ? Non si può dire. Questo preannuncio, anche se ipotetico come lo definisce, doveva martellarlo alla radio da molti giorni prima del 16, visto che circolava da molti giorni, non ridursi alle 8,15 del mattino del rapimento !

Ovvio che alle 8,15, i diversi centri d´ascolto che monitoravano rcf, non solo San Vitale ma anche Monterotondo (PS) ed anche Ladispoli (RUD-gladio), più uno dei cc cui accenna la Moro2 senza localizzarlo, tutti questi hanno appreso l´annuncio in tempo reale alle 8,15 - e non hanno telefonato a Moro, o almeno a Ricci/Leonardi che avevano un radiotelefono nella 130, o a Zizzi che ne aveva un altro nell´alfetta ! E se non avevano linea diretta, passavano attraverso la sala operativa della questura di Rona a San Vitale che l´aveva ! Ma lì imperava il piduista esposito amichetto di morucci.

Invece spinella fabbri e compagni di merende che fanno ? Si mettono in macchina sapendo perfettamente di arrivare tardi per fermare la strage, e in tempo per separare Moro dalla scorta e poi fingere di cader vittima di agguato "br" altrove da Fani.

Questo non è senno di poi : visto che alle 9,03 ad esempio, hanno distolto la volante con sapuppo/di berardino da via Bitossi dove era stazionata a sorveglianza dell´abitazione del giudice Celentano, potevano invece farlo alle 8,15, ordinando loro di correre a rafforzare Moro sotto casa sua !

Ma noi sappiamo che fecero il contrario : sguarnirono Monte Mario da Saba/Pugliese, dalla volante sotto casa Piccoli, chissà da quante altre, per lasciar campo libero a gladio.

...Affidando la "strategia" di protezione di Moro quel giorno così delicato, al "modesto funzionario" dello scritto a Misasi : ovviamente Moro usa strategia con amaro sarcasmo, ma chi era il modesto funzionario censurato nello scritto tagliato, seconda versione ?

Chi aveva fatto finta di accogliere l´appello di Moro al rafforzamento della tutela nei giorni precedenti ? parlato e spinella a via Savoia, lo sappiamo, e de francesco questore di Roma che era il superiore di spinella e lo invia a Savoia il 15. Di questi 3 terroristi di regime, modesto funzionario non era certo parlato, capo della polizia italiana ; né de francesco, questore di Roma. Resta solo spinella, di grado vicequestore, di funzione capo della digos romana. Fu spinella ad avviarsi dalla questura subito dopo rossellini 8,15. Fu spinella a "prelevare" Moro sotto casa sua o in prossimità, alle nove meno dieci circa.

L´intervista prosegue delirando vieppiù, con rossellini che risponde alla domanda sul perché si decise a lanciar la notizia, asserendo che "occorreva rimarcare il nostro disaccordo" dalla violenza !!

E non potevi rimarcare il tuo disaccordo recandoti a via Savoia molti giorni prima, quando la notizia aveva cominciato a circolare ? Nemmeno han rapito ancora Moro, che rossellini preinformatissimo già prende le distanze invece di farci qualcosa !

A questo punto il giornalista pone a rr la prima domanda sensata : perché la radio ? perché non rivolgersi alle autorità ? io avrei aggiunto : perché non informare Moro ?

E cosa risponde lo spudorato rr talpa di improta, talpa di fabrizio, talpa dell´ucigos, talpa di spinella, talpa di de francesco ? Che scelse la radio perché non si fidava della polizia italiana, delle leggi italiane e dei partiti politici italiani !!! Ma si può esser più bugiardi e criminali di così ??

Che differenza fa poi, ammesso e non concesso, scegliere la radio, quando non puoi non sapere che è monitorata ? E perché aspettare l´ultimo momento, quando la notizia non solo circolava da molti giorni, quando rr afferma lui stesso che la data del 16 era da loro considerata la più probabile ed ovvia per il rapimento ?

Né rr poteva illudersi, se avesse avuto tale intenzione che non aveva, che Moro ascoltasse rcf alle 8,15, dato che rcf era una radio di estrema sinistra e di nicchia, non era come fare l´annungio al tg1 o tg2 o radio rai1 !

rr prosegue contraddicendosi, dicendo che nonostante la sua diffidenza per i partiti, tuttavia prima del 16 aveva dato la notizia a un alto papavero socialista innominato. Per l´esattezza 15 giorni prima del dramma, dunque il primo marzo par di capire, rr va a parlare dice, con un membro della direzione socialista, il quale non prestò attenzione alle sue parole. Già che c´era, poteva passare pure per via Savoia, dove sicuramente c´era uno anzi due che avrebbero drizzato le orecchie alle sue parole : Aldo Moro ed Oreste Leonardi !!

se dunque davvero rr avvertì craxi del prossimo rapimento di Moro il 1 marzo, che bell´ipocrita fu craxi a fingere la linea umanitaria...Avrebbe dovuto tuonare fin dal 1 marzo che si proteggesse Moro con un intero battaglione dell´esercito !

Ma ripeto, rr da rcf avrebbe potuto far lo stesso fin da 15 giorni prima, e allora sì che lo avrebbero udito tutti, a cominciare dalla famiglia Moro e da Leonardi.

Torno a bomba sulla complicità di spinella, senz´altro da identificare col modesto funzionario dello scritto a Misasi, prima versione. spinella si difese asserendo che lui era bensì andato a Savoia il 15 su ordine di de francesco, ma gli fu chiesto solo di rafforzare Savoia e non la persona di Moro ovunque.

Ma Moro stesso lo sbugiarda nello scritto citato, p.158 gotor :

" Possibile che per questo personaggio il metodo tradizionale di scorta palesemente insufficiente, non sia stato almeno ritoccato DATA LA PARTICOLARITÀ DELLE CIRCOSTANZE ? POSSIBILE CHE QUESTA STRATEGIA DIPENDESSE DA UN MODESTO

FUNZIONARIO ? " :

qui Moro parla del 16 marzo, e di sé stesso, non di Savoia !

Dunque spinella il 15 a savoia trattò del 16, della particolarità delle circostanze del giorno più teso del dopoguerra dal 18 aprile 1948 ! E tutto quel che seppe proporre fu il tradizionale metodo - Moro in una macchina, seguito dalla scorta.

Attenzione però : questo non coimplica affatto Moro nella 130 con Ricci e Leonardi, e Zizzi etc. dietro !

Ecco perché, nella seconda fondamentale versione censurata dello scritto a Misasi, 87 gotor p.162, Moro allo stesso punto, parlando delle responsabilità per il 16, per il rapimento, per la sua persona non per Savoia, dice :

" SIA BEN CHIARO CHE IO NON INTENDO INFIERIRE CONTRO LA PERSONA," :

e qui il testo fu mutilato. Seguiva certamente il nome di spinella.

Solo a lui si attaglia l´espressione modesto funzionario della versione precedente. Non è kossiga, come commenta gotor, perché k non era certo un modesto funzionario, e questo passaggio non è che un´altra versione di quello del modesto funzionario della stesura prima. E Moro non vuole infierire contro spinella, perché sa che spinella ha solo obbedito ad ordini superiori - criminale sì, ma esecutore non mandante.

Perché quella seconda versione fu mutilata ? Perché proseguiva non solo col nome di spinella, ma anche verosimilmente, col racconto della separazione dalla scorta per seguire una nuova scorta capeggiata da spinella, ma sempre col vieto sistema 1+1 assolutamente insufficiente.

Se si fosse trattato di kossiga, come fantastica il normalizzatore gotor, non vi sarebbe stata alcuna censura, perché i "br" kissingerianamente perseguivano il divide et impera interno alla DC e lo fomentavano.

Questa seconda versione così rivelatrice dello scritto a Misasi subì forbici pesanti : mancano i fogli 1 e 2, inizia col 3, e si interrompe come visto, alla fine del 4, quindi vi era almeno un quinto foglio se non di più. È qui che Moro ci raccontava come davvero erano andate le cose il 16 marzo alle nove meno dieci, ci rivelava perché non sapeva né il modo né quanto accaduto dopo il suo "prelevamento" etc.

Da questo punto in poi, dal vano scaricabarile su craxi, rr si rivela senza pudori come depistatore kissingeriano della peggior specie, incolpando il kgb e gli inesistenti legami delle inesistenti br con l´urss - esattamente sulla falsariga del terrorista di regime infelisi luciano, che fin dalla prima ora dei 55, farneticava su tutti i giornali di fantomatiche pallottole a Fani made in urss, di Moro all´ambasciata cecoslovacca etc. Quanto tutto ciò fosse menzogna made in CIA, lo sappiam bene. E Franceschini intervistato da fasanella sottolinea che con l´est non avevano nulla a che spartire.

Invito a leggere antony cyril sutton, in particolare National suicide e Wall street and the bolshevik revolution, che trovate online gratis, per le prove provate che il kgb non è MAI esistito se non come sottosezione della CIA, e l´urss non è MAI esistita, se non come sottosezione di wall street in salsa rossa.

E lo stesso vale oggi (2022) per putin come per zelensky.

Su questo sì che potremmo e dovremmo "storicizzare", perché i fatti sono stati accertati da decenni - a differenza di quelli dei 55.

E continua il lurido infame depistatore, con la parte del copione CIA già recitata da infelisi & co., sui campi dell´est dove terroristi italiani si allenerebbero alla guerriglia...tutto smentito da Franceschini, prove zero, pure menzogne.

Dobbiamo ora incrociare Le Matin con intervista rilasciata dal nostro nel 2017 :

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/renzo-rossellini-moro-br/

Qui il depistaggio rosselliniano continua, opportunamente sanificato di precedenti imbarazzanti ammissioni. rr ci rivela che conosceva personalmente Aldo Moro, che era amico dell´inclito padre. Si sa che Moro era cinefilo :

" In quegli anni hai conosciuto Aldo Moro, a casa di tuo padre...

"Ho conosciuto Aldo Moro a casa di mio padre. Erano amici. Quando mio padre morì il 3 giugno 1977 Aldo Moro venne al suo funerale e per farmi le condoglianze si volle appartare con me e parlarmi di mio padre e del suo lavoro, riconoscendogli il merito di avere, con "Roma Città aperta", contribuito a dare nel mondo un'immagine diversa dell'Italia. E che con due martiri antifascisti, un partigiano comunista ed un parroco prefigurava il compromesso storico" " :

ora a maggior ragione :

visto che lo conoscevi di persona, non potevi andare da lui direttamente il primo marzo 1978 quando "sapesti" del progettato imminente rapimento, invece di imbarazzare inutilmente craxi ?

Ancora nel 2017, 39 anni dopo le matin, rr insiste ancora a sbrodolare la storiella dei campi cecoslovacchi, sputtanatissima da franceschini a fasanella anni prima, senza uno straccio di prova da parte di rr.

Mentre franceschini testimonia direttamente di approcci mossad alle br - cosa che rr ignora o meglio finge di ignorare.

Alla fine dell´intervista, rr arriva perfino a negare di aver mai nominato Moro alle 8,15 del

16.3.78 !!!

Che renzo rossellini sia un agente della CIA è provato non solo dal suo rapporto privilegiato con improta nei ´70, dal non aver avvisato personalmente Moro amico di famiglia il primo marzo 1978, dai depistaggi cecoslovacchi e sovietici : ma anche, e decisivamente, dal fatto che negli ´80, andò in Afghanistan a metter su una rete radio di appoggio agli islamisti di masud - cosa che in quel contesto sarebbe stata impossibile e mortale, senza l´appoggio e la protezione della CIA che notoriamente armava e finanziava gli islamisti :

https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Rossellini_(produttore)

In conclusione: l´annuncio profetico di rr del 16.3.78 alle 8,15 a radio città futura, che forse rapiscono Moro, fu preconcordato con la CIA ed i suoi rappresentanti italiani cossiga improta de francesco e spinella, per dare ai funzionari la scusa per uscire dalla questura ben prima dell´agguato, e in particolare, nel caso di spinella, per arrivare prima delle 9 nei paraggi di casa Moro a separare lo statista da Leonardi come preconcordato la sera prima a Savoia.

Un rapporto digos del 6.10.1978, agli atti della Moro1, vol.117, p.504 cartaceo, 516 scan :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/search?query=117.+volume+CXVII

riporta le generalità di rr, che risulta residente a Ladispoli, viale Duca degli Abruzzi 198 (googlemaps la chiama via non viale, ma quello è) :

cioè a 6 km e 10 minuti di macchina dal RUD di Cerveteri, all´epoca base di gladio e seconda prigione di Aldo Moro come vedremo.

Ed a 12 km e 14 minuti di macchina da Marina di Palidoro, limite nord della provenienza della sabbia sotto le suole di Moro, che fu imbarcato su gommone tra qui e Focene Nord per il ghetto l´8 maggio.

Ibidem, la digos aggiunge che oltre alla residenza a Ladispoli, rr ha recapito in Roma, via in Selci 88 : orbene all´88c, googlemaps mi dà una sede del...reparto operativo carabinieri di Roma !

Il civico 88 è in palazzotto adiacente, attaccato alla caserma dei carabinieri.

Se vicini di casa di rr a Roma sono i carabinieri, di fronte a lui c´è un enorme palazzotto che fa angolo, con ingresso principale lato via Giovanni Lanza 194 : si tratta di un misterioso ufficione del ministero dell´interno e nel 1978, anche se ufficialmente solo da maggio, quel palazzottone di via Giovanni Lanza 194 di fronte al quale abitava rr a Roma, era la sede del...sisde !! - il neonato servizio segreto interno istituito nel novembre 1977 insieme col sismi proprio per far fuori Moro tanto per cominciare. Direttore primo del sisde fu il piduista grassini della loggia di cristo in paradiso, nominato dal duo del terrore andreotti/kossiga a gennaio ´78.

Immaginate se un vero estremista di sinistra come presuntamente era rr, andrebbe mai ad abitare a fianco dei cc e di fronte alla P2/sezione servizi segreti quando sta a Roma, ed a due passi in auto dal RUD/gladio quando è a Ladispoli...

Eccolo il vero volto dei radical-chic di pseudoestremasinistra.

Altro che improta e spinella e fabrizio, questo se la faceva direttamente con kossiga e grassini, e fu con essi che nacque la bella idea delle 8,15...

rr a Roma è vicino di casa dei cc, ma non di una qualsiasi stazioncina dei carabinieri : abbiamo, come si legge su elenchi telefonici online come paginebianche.it ed inelenco.com, il comando della legione Roma e quello della legione Loria, oltre al reparto operativo nucleo investigativo Roma.

E rr a Roma è dirimpettataio del sisde, con ingresso principale dal lato opposto in via Giovanni Lanza 194, ma non solo ; su inelenco.com risulta che allo stesso indirizzo vi è una filiale della bnl. Ora io non so se anche nel 1978, ma lo direi plausibile e probabile perché la bnl attualmente ha filiali presso tutte le sedi di autorità a Roma, dal comando generale dei cc a viale Romania al ministero dell´interno centrale Viminale. Dunque se la bnl era condomina del sisde nel 1978, il cerchio si stringe vieppiù alla loggia di cristo, perché nel 1978 il direttore della bnl, in carica ancorché dimissionario, era alberto ferrari piduista.

Memento il buon D´Adamo, e prima di lui Flamigni e prima ancora Bonfigli/Sce, quando informavano che moretti fin dai tempi di Milano era vicino di casa del commissario di PS e cpo dell´ufficio politico della questura di Milano antonino allegra...e quando lo cercarono già allora inquirenti onesti, come al solito sfuggì per un pelo alla cattura comme d´habitude.

rr si configura sempre più come l´alter moretti settore radicalchic. Che bella coppia di radioamatori del terrore di regime capitalfascista.

A integrazione del recapito romano di rr in via in Selci 88, cito :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

p.74, sia scan sia cartaceo :

" Roma. Via in Selci. Abitazione di Giovanna Francesca Chantal Personé. Non si tratta di una base brigatista, ma di una casa dove, in più occasioni, elementi dell'eversione armata - tra i quali

Giovannantonio Zanetti - trovarono aiuto e ricetto " :

ricordo appena che la chantal era la donna di rr all´epoca, quindi parliamo della stessa abitazione di via in Selci 88, a fianco di due comandi di legione cc, di reparto operativo cc e di fronte al sisde !!

Ottima scelta per una fiancheggiatrice del presunto terrorismo rosso !!!

Pare che questi cosiddetti brigatisti rossi e affini, gradissero molto esporsi a rischi mortali scegliendo spesso di avere per vicini di casa i più agguerriti terroristi di stato immaginabili :

- a Cerenova Costantica=Marina di Cerveteri, vicinissimo al RUD, in via Ariccia 10, dunque a 5km e 8 minuti di macchina dalla residenza ufficiale di rr in via duca degli abruzzi 198 a Ladispoli, c´era una base "br" ! anche se, presuntamente, solo dal 1979 :

" - Cerenova Costantica (Roma). Via Ariccia 10. Villa scelta da Ave Maria Petricola e Anna Laura Braghetti e presa in affitto dalla prima su incarico di Piccioni nell´ ottobre/novembre 1979. Vi si

tenevano le riunioni di fine settimana dei componenti della direzione della colonna romana. Fu frequentata da Braghetti, Piccioni, Ricciardi, Seghetti, Balzerani e altri " :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

p.78.

Immaginate dei veri br, tra cui diversi ricercati, braccati almeno in teoria per la strage di via Fani, l´assassinio di Moro etc., che vadano a cacciarsi a due passi due da gladio che operava a Ladispoli nella caserma RUD !!!

E via Ariccia 10 c/o gladio non era l´unica "base br" da quelle parti : abbiamo anche via Napoli 16 a Ladispoli, ad appena 2 km e 7 minuti di auto da casa rossellini in via duca degli abruzzi 198...

anche se via Napoli asseritamente fu presa in affitto solo dal 1980.

E poi anche altre :

" Ladispoli (Roma) :

Via La Spezia 9/a. Appartamento.

Via Genova 8. Appartamento.

Gli immobili furono presi in locazione nel 1980 da Maurizio Iannelli e utilizzati dall'

organizzazione " :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

p.78.

Via La Spezia 9a è vicina a via Napoli e rossellini, e così pure via Genova 8.

Sempre a ladispoli, ibidem si cita un appartamento preso in affitto dalla br cecilia massara, ma senza indirizzo né data.

Ma torniamo a chantal personè.

http://www.chantalina.net/curric.htm

chantal personè, cv.

https://www.google.com/search?q=%22chantal%22+person%C3%A9+via+in+selci+88&client=firefox-b-d&biw=1760&bih=850&ei=hdR2YrXLKv2Hxc8Pm5OI6Ag&ved=0ahUKEwj1odSim873AhX9Q_EDHZsJAo0Q4dUDCA0&oq=%22chantal%22+person%C3%A9+via+in+selci+88&gs_lcp=Cgdnd3Mtd2l6EAxKBAhBGAFKBAhGGABQlAZYsQ5gi2loAXAAeACAAVaIAaMBkgEBMpgBAKABAcABAQ&sclient=gws-wiz

https://www.csm.it/documents/21768/5108582/MoroUnoeBis_SENTENZA_compressed.pdf/180d9e1f-539f-2324-1b06-d0b63d611fe4

p.18 generalità chantal e indirizzo via in Selci 88.

p.51 assolta per insufficienza di prove.

https://www.misteriditalia.it/cn/wp-content/uploads/2013/12/22.-ROSSO-E-LO-SVILUPPO-DELLILLEGALITA-DI-MASSA.pdf

p. 20 :

" Intanto Marco Barbone, «per una sorta di senso di colpa», aveva ripreso i contatti con il «vecchio»

sodalizio e, in particolare, con Zanetti e Serafini. Quest'ultimo gli aveva allora proposto di

trasferirsi a Roma «per curare la costruzione della rete locale» e, inoltre, per concorrere alla

elaborazione e alla realizzazione del piano per assassinare un dirigente della Fiat di Cassino, in

precedenza «individuato da alcuni compagni del posto». Accettata «l'offerta», Barbone era giunto

nella capitale con la Belleré e alla stazione si era incontrato con Giannantonio Zanetti. A Roma,

Barbone era stato per alcuni giorni alloggiato in un appartamento, poi identificato per l´abitazione

di Giovanna Francesca Chantal Personé, sito in Via in Selci n. 88. Qui Fabio Brasa, Roberta Micocci Sebregondi e altre due o tre persone avevano discusso la bozza del volantino con cui si sarebbe rivendicato l'agguato.

Il disegno omicida prevedeva «l'esecuzione contemporanea» di una guardia giurata o di un

sorvegliante nel varesotto.

Ancora dunque, l´appartamento di via in Selci 88 a Roma, che tra 1978 e 1979 è domicilio e recapito romano di rr e della sua donna du jour chantal personè. Ricordo che detto appartamento sta in un palazzetto adiacente ai comandi di ben 2 legioni dei cc e di un reparto operativo cc, e di fronte c´era la sede del sisde. Questo dovrebbe essere l´ultimo dei posti per sedicenti estremisti di

sinistra !!!

Ecco dunque la doppia vita del duo radicalchic dei fondatori di rcf, che poi prendevano le distanze dalla violenza e familiarizzavano col torturatore fascista di regime improta e i suoi sgherri.

Figuriamoci se tutti questi pericolosissimi latitanti e terroristi assassini che sfilavano sotto il naso di cc e sisde e delle loro numerose telecamere stradali, non erano sorvegliati - e lasciati agire !!

Ma i figli di papà in galera ci stan poco : barbone ad esempio, fu scarcerato dopo la sentenza perché collaborava, e la personè dopo pochi mesi per libertà provvisoria ; si rese contumace e fu assolta nel 1983 da santiapichi per insufficienza di prove...e prontamente assunta dalla rai tv.

Con la sentenza dei processi Moro1 e 1bis del gennaio 1983, la personè, contumace, fu assolta per insufficienza, non so esattamente per quali reati, ma fu giudicata assieme a moretti morucci etc., quindi suppongo sian reati attinenti al caso Moro e non per aver ospitato barbone & co. :

https://www.csm.it/documents/21768/5108582/MoroUnoeBis_SENTENZA_compressed.pdf/180d9e1f-539f-2324-1b06-d0b63d611fe4

A p.18 della sentenza, le generalità dell´imputata chantal personé giovanna, nata a Roma l´1.9.1949, "con domicilio dichiarato in Roma via in Selci n.88 " arrestata il 2.12.1980, scarcerata per libertà provvisoria il 16.4.1981 - 4 mesi di carcere in tutto per aver ospitato efferati pluriomicidi e forse altri reati relativi a Moro che non ho ancora appurato. A p.51 del link relativo c´è l´assoluzione ma non ci sono i reati.

Mi piacerebbe sapere chi era il proprietario dell´appartamento di via in Selci, se lei o rr, e da chi l´avevano acquistato o avuto, o se era in affitto, da chi.

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=chantal%20person%C3%A9

https://www.famiglienobilinapolitane.it/Genealogie/Person%C3%A8.htm

https://www.vanityfair.it/show/cinema/2020/10/16/destini-incrociati

Oggi (2022) la chantal vive felice e contenta ai parioli, quartiere fascistissimo e costosissimo.

Siccome Personé o Personè non è cognome diffuso, e siccome l´altolocato rr non se la faceva certo con le cameriere, mi domando se la chantal non appartenga alla seguente feccia aristocratica inquadrata nel sovrano militare ordine dei cavalieri di malta così presente al gran finale dei 55...:

" Originaria del Bergamasco e propriamente di Albino, questa famiglia si portò in Lecce, in Alessano ed in Nardò, per ragioni di commercio, circa il 1550. Ascritta al primo ordine civico di tali città, possedette feudali possedimenti e fu ricevuta, per giustizia, nel S.M.O. di Malta dal 1728 in persona del cavaliere Giambattista. Si trova ascritta all'Elenco del priorato di Barletta ed al Registro delle famiglie feudatarie da oltre duecento anni in persona di Michele Personè. Nel 1844 fu ammessa nelle RR. Guardie del Corpo. La famiglia è iscritta nell´Elenco Ufficiale Nobile Italiano col titolo di nobile (maschi e femmine) in persona di Clementina, di Michele, di Diego, vedova Tafuri. Sorelle: Raffaella vedova Bozzi Colonna ed Elena in Personè. Maria Teresa, di Luca Antonio, di Giacomo Maria. Luigi Maria, di Giuseppe Maria, di Michele, nato in Nardò 3 gennaio 1830, sposato Teresa de Michele. Coi figliuoli: Maria Saveria, nata in ..."

Purtroppo il resto della genealogia è a pagamento.

https://www.heraldrysinstitute.com/lang/it/cognomi/Persone/idc/3023/

La nostra chantal appartiene effettivamente come intuivo, all´antica nobile famiglia Personè :

https://www.famiglienobilinapolitane.it/Genealogie/Person%C3%A8.htm

La trovate quasi in fondo :

" Nobile Chantal, Roma 11.IX.1949 " :

luogo e data di nascita coincidono con le generalità della sentenza di santiapichi eccetto il giorno che lì è l´1 e qui l´11, ma insomma non ci sono dubbi : è lei.

E qui il cerchio si chiude davvero anche per la chantal : sovrano militare ordine di malta - i cavalieri di Malta...

Eccoli i "brigatisti rossi", anzi rossellini.

Le brigate rossellini.

Don Luigi Capozzi disse il vero: Moro non andò mai a S.Francesco quella mattina.

Don Todescato disse il vero al giornalista di Oggi raugei e poi a La Stampa: Moro non andò mai a S.Chiara quella mattina.

Maria fida non disse il vero sul nipotino (nel suo mediocre libercolo strappalacrime La casa dei 100 natali, 1982 ): che Moro volesse portarlo con sé a messa e poi riportarlo, perché era sua intenzione andare alla messa delle 8.30 a San Francesco in piazzetta di Monte Gaudio, come spesso faceva, è invenzione romanzata di fida: Moro come proveremo infra, uscì alle 8,47 circa quando la messa a S.Francesco era bella che finita. Ma qualcuno molto autorevole lo bloccò appena uscito di casa o nelle immediate vicinanze e lo prelevò con una scusa credibile o in base ad un accordo della sera prima, separandolo dalla scorta a cui fu ordinato di attendere disposizioni e poi di fare Fani.

rossellini era solo una talpa del terrore di regime, imbeccato dai suoi amichetti terroristi di regime, il responsabile dell´ucigos (sorta di polizia politica di allora) al viminale, torturatore di manovalanza brigatista improta umberto (1932+2002) ed il collega di menzogna e tortura capo della digos romana spinella domenico :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/485-volume-10-ocr.html

p. 20 cartaceo originale, 26 scan ;

e se l´orario dell´ annuncio di rossellini fu le 8,15 piuttosto che le 8,30, come ricordava la giannettino, e come rossellini stesso disse a le matin, allora il preannuncio era stato programmato per dare a kossiga e compagni di merende la scusa per persuadere Moro che è in pericolo imminente e deve seguire un´altra scorta che lo metterà in sicurezza in un luogo segreto ; oppure, ripeto ancora, per dare a spinella alibi di fronte alla parte onesta della questura e dell´opinione pubblica, se fosse uscito fuori che s´era avviato da san vitale prima e non dopo la strage di via Fani.

Riassumo:

1. lo stakanovista agente di PS Adelmo Saba nonostante sia stato messo in ferie contro la sua volontà, prega marinelli, il suo superiore al commissariato Monte Mario, di fargli fare qualcosa quella mattina : marinelli lo fa venire in commissariato per portare una macchina a riparare, ma quando Saba arriva, tra le 8 e le 9 e comunque PRIMA della strage, marinelli gli dice che hanno rapito Moro sotto casa, e lo manda lì ; ma poco dopo essersi messo in macchina, per autoradio Saba riceve la notizia della strage e l´ordine di cambiare destinazione e recarsi in via Fani ;

2. la medesima cosa occorre ad emidio biancone, autista del capo della digos romana domenico spinella : si mettono in macchina poco dopo le 8.30 dalla questura di via di San Vitale, con destinazione NON via Fani dove ancora non è successo nulla, ma via Trionfale - e la ragione la sappiamo da Adelmo Saba e non può essere diversa : hanno rapito, anzi no, STANNO PER RAPIRE Moro nei pressi di casa del Presidente in via del Forte Trionfale 79 - e spinella lo sa beinissimo perché FU LUI A PRELEVARE MORO SOTTO CASA DI QUEST´ ULTIMO (e questa notizia - vera - del rapimento sotto casa, resisterà nei massmedia per circa 90´, per poi sparire sepolta dal falso nesso Fani/rapimento della vulgata che inizia con frajese) ;

3. alle 8.15, dai microfoni di rcf renzo rossellini il figlio del regista, preannuncia il rapimento di Moro. La registrazione che di routine veniva fatta dalle autorità che monitoravano le radio private di sinistra, è "sparita"...

Aldo Moro esce di casa pochissimo dopo le 8.45 del 16.3.78 : ma sotto casa o nelle immediate vicinanze, lo attendono autorità conosciute che lo prelevano per false "ragioni di sicurezza", separandolo dal fido Leonardi e dalla sua scorta abituale.

Ecco perché massacrarono la scorta: non solo perché era stata testimone della separazione; e per poter giustificare la preprogrammata linea della fermezza fasulla; ma anche perché la scorta, se lasciata vivere, sarebbe stata potenzialmente la sola testimone onesta del FATTO ORMAI PROVATO E STRAPROVATO CHE ALDO MORO NON ERA STATO RAPITO DALLE PRESUNTISSIME "BRIGATE ROSSE", MA DAL TERRORE DI REGIME CHE OCCUPA ABUSIVAMENTE LO STATO PER CONTO DEL BILDERBERG.

Il settore de propaganda fide tra le 8,15 circa (rossellini rcf) e le 10 circa (frajese) diffonde non una ma tre storie parallele, in concorrenza o meglio alternativa tra loro:

1. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua

2. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua, e gli agenti massacrati

3. Moro è rapito a Fani e la scorta massacrata a Fani.

Il problema era che finché non si fosse sicuri che gli agenti fossero tutti morti, non si poteva diffondere solo la vulgata definitiva - perché se qualche agente fosse sopravvissuto, addio sciarada.

Soltanto dopo le 9.43, quando Zizzi ormai dissanguato arriva al gemelli e viene messo in mano al terrorista di regime professor castiglioni (quello che 3 anni dopo fingerà di operare l´attore wojtyla dopo il finto attentato al papa del 13.5.81) - soltanto allora, frajese riceve l´ok per arrivare a Fani e cominciare a strombazzare la vulgata. Da cui scompare il Moro rapito presso casa sua di cui non si parlerà quasi più per 44 anni. Si doveva dunque esser sicuri che tutto andasse liscio a Fani, prima di ordinare ai velinari di regime di andare avanti a tutta pompa solo con la vulgata che oggi conosciamo.

9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani.

Il primo dispaccio dell´AGI:

https://www.agi.it/cronaca/moro_rapito_16_marzo_1978_documento_lanci_agi-3623648/news/2018-03-15/

“Alle 9:28 le telescriventi dell’Agi battono il primo, asciutto, lancio: “L’on. Aldo Moro è stato rapito. La notizia è stata confermata all’Agenzia Italia dal ministro degli Interni. Il fatto sarebbe avvenuto una ventina di minuti fa NEI PRESSI DELL´ABITAZIONE DELL´ONOREVOLE MORO . Il capo della Polizia Parlato e il ministro degli Interni Cossiga si sono immediatamente recati sul posto”.”

Anche i primi telegiornali straordinari dicono la stessa cosa: Moro rapito sotto casa sua.

Un passaggio dai diari di andreotti 1976-79 :

" 16 marzo 1978 Rapito Moro VICINO A CASA SUA e uccisi cinque uomini della sua scorta.

AZIONE TECNICAMENTE CONDOTTA DA SUPERSPECIALIZZATI che crea una impressione profonda. "

Ma alle 9.43 Zizzi ormai esangue arriva al gemelli e cade in "buone mani" : l´inspiegabile ritardo dell´ambulanza (il policlinico Gemelli è a pochi minuti di auto da Fani, e la strage inizia alle 9,02 e dura 3 o 4 minuti al massimo ; l´ambulanza che prenderà Zizzi arriva ufficialmente a Fani alle 9,30 - quais mezzora dopo l´agguato !) per le vittime di Fani era preprogrammato - piano B, fu quello il vero colpo di grazia, perché era già stata messa in cantiere la possibile sopravvivenza di qualcuno dei 5.

Pochi minuti dopo le 9,43, frajese inizia il suo servizio da Fani e introduce quella che da quel momento in poi diventa la vulgata indiscussa: Moro rapito a Fani dopo la strage della sua scorta.

Per colmo di prudenza, il furbo andreotti aspetterà fino alle 12.43 prima di iniziare il suo discorso alla camera: è allora infatti che viene ufficializzata la morte di Zizzi: che andreotti farà finta di ignorare parlando di 4 agenti morti. "Il più è fatto", dirà il capo della p2 gelli quella mattina all´ hotel excelsior, a detta della sua segretaria/amante nadia lazzerini : la vulgata non ha più ostacoli.

Nessun testimone credibile ha visto Moro trascinato in via Fani, e quei pochissimi che lo hanno affermato sono dei bugiardi di regime, o presero lucciole per lanterne : lo prova un caso concreto per ora, ma molti altri ne faremo infra: il gioielliere Bruno Marocchini di via Fani 8 è portato ad esempio di uno che vide Moro passare quella mattina nella 130, poco prima dell´agguato: ma se uno si va a leggere bene l´inchiesta di Oggi del 2010 dove la sua testimonianza è pubblicata, egli dichiara solo di averlo visto passare varie volte PRIMA del 16 marzo, e non IL 16 Marzo:

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

pag. 62.

Idem dicasi per gli altri presunti testimoni citati nell´articolo : NESSUNO DI ESSI DICHIARA DI AVER VISTO MORO PASSARE IN VIA FANI IL 16 MARZO 1978 – essi narrano di averlo visto varie volte, ma PRIMA del 16 marzo. Ci sono 6 o 7 presunti testimoni noti che asserirono di aver visto Moro, o un vecchio, trascinato via in via Fani: ma 6 o 7 su 34 testimoni ufficiali e molti di più non ufficiali, è davvero pochino e odora di menzogna predigerita - il che proveremo infra, tra breve.

I brogliacci delle comunicazioni radio tra la scorta di Moro e le centrali operative di polizia e carabinieri di quella mattina sono "spariti" o incompleti.

Bisogna ancora una volta riconoscere che rita di giovacchino fu anche la prima, che io sappia, a pubblicare l´11.5.2018 l´intuizione che l´annuncio di rossellini poteva aver fornito a chi separò Moro dalla scorta prima di Fani la scusa per farlo :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/11/aldo-moro-fu-davvero-rapito-in-via-fani/4348946/

Io sono arrivato indipendentemente alla stessa conclusione e l´ho argomentata molto di più, ma ho iniziato a occuparmi del caso Moro solo a metà luglio 2018, quindi per onestà intellettuale devo riconoscere la priorità della di giovacchino in questo.

grassi, membro della commissione d´inchiesta Moro2, ha ragione nell´elencare tutti gli stranissimi "casi" e "coincidenze" di Fani : moscardi tullio (1920+1997), ex decima mas, poi servizi segreti, che riceve in uso appartamento a via Fani 109 poco prima della strage e lo lascia poco dopo, e con la sua mini cooper presidia la scena dell´agguato, bonanni patrizio collegato ai servizi, con la sua austin morris (cancelletto o messinscena, ma comunque intralcio per Leonardi in uscita), guglielmi colonnello di gladio autoinvitato a pranzo alle 9 del mattino, spinella che parte dalla questura da mezzora a un quarto d´ora prima della strage, il bar olivetti gestito da un criminale trafficante d´armi, olivetti tullio, il terrorista fascista pino rauti che abita lì vicino, gladio e ordinovisti a go-go, pastore stocchi istruttore di gladio lì a 2 passi, suo cognato barbaro bruno con ufficio al 109, tra i primissimi ad accorrere nel post-agguato per inquinare la scena, il velinaro numero uno del terrore di stato italiano vespa bruno che abita in zona, una mini cooper bianca nella striscia dell´agguato intestata alla moglie di ezio zefferi noto giornalista rai e collaboratore della prima ora dei servizi americani fin da prima della fine della guerra... :

http://www.iskrae.eu/caso-moro-prima-parte/

http://www.iskrae.eu/caso-moro-seconda-parte/



CAPITOLO 2 : IL QUARTO D´ORA



Fondamentale dunque scoprire cosa accadde a Moro tra le 8.47 e le 9.02 del mattino del 16 marzo. Perché questo è il gap temporale che nessuno ha riempito sinora. Le 8.45 circa è l´ora a cui uscì la moglie Eleonora (come questa dichiarò nel 1978 al giudice istruttore gallucci e nel 1982 a santiapichi) - prima del marito. L´altra figlia agnese ha detto a giovanni Ricci, figlio di Domenico l´autista di Moro assassinato a Fani, che lei uscì di casa verso le 8,45, e vide il padre pronto ma ancora in bagno a darsi gli ultimi ritocchi. Che Eleonora uscì prima del marito è confermato anche dalla figlia maria fida nel libro La casa dei 100 natali, dove però fida sbaglia l´ora di uscita del padre ponendola alle 8,30 circa. Le 9.02 è l´ora vulgata dell´agguato a Fani. Giovanni Moro il figlio maschio, dichiarò di essere uscito di casa salutando il padre che si sbarbava, verso le 7.45/8 :

http://www.repubblica.it/online/dossier/moro/moro/moro.html

La figlia Anna non abitava con i suoi. Dunque se Moro si stava ancora sbarbando a quell´ora, questo è compatibile con le 8.47 circa come orario di uscita, che si ricava dalla deposizione della vedova. La vedova disse che alle 8.30 Leonardi interruppe una telefonata alla moglie, dicendo che il presidente arrivava. Ma questo non coimplica che Moro uscì alle 8,30, si tratta di errore come proveremo matematicamente infra, o di confusione. Dunque, SE Moro uscì come pare, alle 8.47 circa, che fece in quel quarto d´ora che lo separò dalla strage ? Per arrivare a Fani/Stresa da casa Moro, ci vogliono 2 minuti di macchina stando a google, anche meno per una scorta che viaggia a tutta velocità, come ha confermato a me personalmente per la mattina del 16.3.78 il teste oculare Paolo Pistolesi. Un quarto d´ora è troppo, cosa accadde in quel quarto d´ora ?

Ripeto: stando al verbale della sua testimonianza al giudice gallucci del 23.9.78, Eleonora dichiara di essere uscita di casa la mattina del 16.3.78 "intorno alle 8,45" :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/517-volume-42-ocr.html

p.55.

In Corte d´Assise al primo processo Moro, nella sua seconda audizione del luglio 1982 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/565-volume-77-ocr.html

p.102 cartaceo originale, 108 scan, Eleonora conferma di essere uscita a quell´ora, e prima del marito :

" PRESIDENTE. Signora, prima che si intromettano altri, con le loro domande : lei quella mattina a che ora lasciò suo marito ? Lei era a messa, ha detto. "

[Il presidente si confonde, Eleonora non aveva mai detto di essere a messa, ma ora arriva la risposta che rettifica] :

" MORO. DUNQUE, IO SONO USCITA DI CASA MIA ALLE NOVE MENO UN QUARTO, PERCHÉ AVEVO LEZIONE ALLE NOVE; QUINDI, SARÒ USCITA UN QUARTO D´ORA PRIMA, O DIECI MINUTI " :

" PRESIDENTE. Era già vestito suo marito ?

MORO. MIO MARITO ERA GIÀ VESTITO E STAVA PARLANDO CON IL NIPOTINO, CHE ERA LÌ, E STAVA GIOCANDO CON LEONARDI A COSTRUIRE UNA MACCHINA DEI POMPIERI CON IL LEGO " :

maria fida, prima figlia di Aldo Moro, e madre di questo nipotino luca, oltre ad anticipare l´orario di uscita della madre a pochissimo prima delle 8,30, prima del marito, lascia intendere che al momento dell´uscita del padre Leonardi non c´era affatto più in casa, e Moro si stava portando luca a messa a San Francesco, e lei glielo strappa di mano sul pianerottolo per un presentimento e poi litigano ! Chi sbaglia qui, la madre o la figlia ? Vedremo con certezza che sbaglia la figlia e che quel litigio se l´è inventato di sana pianta per melodrammatizzare un suo mediocre libercolo (La casa dei 100 natali) e fare cassetta. Ripeto che l´altra figlia agnese ha confermato a giovanni Ricci quel che dice la madre, cioè che alle 8,45 Moro era ancora in casa anche se già pronto. La messa a San Francesco iniziava alle 8,30, a quell´ora era quasi finita. E ripeto che il viceparroco di S.Francesco di allora, Don Luigi Capozzi, mi ha confermato con la massima sicurezza che Moro NON andò a S.Francesco quella mattina.

Nel 2006 a Fasanella/Grippo (Il silenzio degli innocenti, bur, pp. 148 sqq.) la solita fida conferma l´aneddoto fasullo per l´ennesima volta, aggiungendo però un dettaglio interessante : la menzione di suo marito. Lei abitava col marito e con luca, in una palazzina dello steso comprensorio del padre, a 50 netri da lui. Dunque il 16.3 mattina v´erano a via del Forte Trionfale 79 almeno 4 potenziali testimoni oculari degli orari di uscita e della composizione del convoglio ed eventuali altre anomalie : Demetrio Bonini marito allora di fida, che anche se uscito già prima della moglie poteva aver osservato anomalie in strada ; o aver recepito info di prima mano tornato a casa dopo la strage ; della gatta e Traficante, gli agenti di vigilanza all´abitazione di Moro di turno quella mattina ; Domenico Gheller (o Di Girolamo o Di Pietro che si alternavano con Gheller come autisti dei familiari di Moro) l´autista appuntato (cc ?) di Eleonora, deceduto ; a questi da aggiungere X agenti di scorta a luca/fida ; Y vicini di casa e passanti. In 44 anni e passa, nessun indagatore ufficiale ha mai sentito nemmeno uno di questi personaggi-chiave. Ce ne sarebbe stato abbastanza per un confronto incrociato immediato allora, tra fida eleonora il portiere Teofani della gatta Traficante e bonini e tutti i vicini etc. - nulla di nulla, per oltre 44 anni.

Nella 130 Moro era entrato forse, perché nelle lettere dalla prigionia menziona due volte le 5 borse in macchina di cui almeno quella dei documenti doveva averla portata lui personalmente perché non se ne separava mai e non la dava da portare nemmeno agli agenti che si offrivano, stando a Eleonora, e poi menziona "il libro del buon Mancini che avevo con me in macchina da qualche parte". Ma : o una diversa scorta traditrice lo fece scendere subito o quasi con la scusa di pericolo imminente annunciato da rcf, nei pressi di casa, o addirittura non lo fece salire proprio con Ricci, intercettandolo sotto casa. Questo è quel che penso accadde, da provare ovviamente. Oppure la sera prima 15 marzo, in via Savoia studio di Moro, il suo assistente rana con i traditori parlato capo della polizia e spinella dirigente della digos romana, avevano preso accordi fraudolenti per dare a Moro una nuova scorta la mattina dopo e mandare Leonardi e gli altri della scorta abituale a Fani come diversivo - una trappola. Ricordo che il 16 marzo 1978 si doveva inaugurare il famoso governo del compromesso storico con il sostegno del PCI, fumo negli occhi per gli americani e la nato. Era il giorno più teso e delicato nella storia d´Italia dalle elezioni del 18 aprile 1948. Da qui la scusa per separare Moro da Leonardi : ingannare eventuali terroristi.

Se Moro si era premurato di prendere la comunione a S.Chiara il giorno precedente come attestato da don Todescato parroco allora, potrebbe voler dire che aveva previsto di saltare messa e comunione il 16, sapendo di avere troppi impegni (discorso andreotti alle 10 alla Camera, tesi alle 11 alla Sapienza come attestato dal suo assistente nicola rana, deceduto - Moro era professore universitario) - tant´è che il 16 mattina prima di uscire telefona a rana e gli dice che salteranno il previsto appuntamento dall´orologiaio a via del Corso per stringere un cinturino, e si vedranno direttamente alla Camera. Questo lo attesta rana in un´intervista con la giornalista valle di famiglia cristiana nel 2018. E Moro sicuramente teneva a stare alla Camera ben prima delle 10 e del voto sulla fiducia, perché c´erano ancora molti riottosi da tranquillizzare, sia nella DC sia nel PCI.

Le fonti di queste nuove scoperte o aggiornamenti o precisazioni:

quelle per don Capozzi allora viceparroco di San Francesco, ripeto, sono due mie personali interviste del 2018 e 2020, che potete verificare telefonando a San Francesco e chiedendo di lui voi stessi.

Per don Todescato, abbiamo l´inchiesta di Oggi, condotta dal giornalista raugei nel 2010.

E anche il seguente articolo su La stampa:

https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2015/02/23/news/moro-don-todescato-i-miei-ricordi-custoditi-a-sant-agnese-in-agone-1.35297593

Altra ottima linkografia sul tema:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/11/aldo-moro-fu-davvero-rapito-in-via-fani/4348946/

Andate anche alla sezione commenti, saltando i troll di regime che la infestano, o meglio il troll multinick, e seguite soprattutto Fausto Di Biase e Atomic.

https://telegra.ph/via-Fani-prima-o-dopo-04-04

Riassumo lo status quaestionis al 15.8.2020 :

- è molto importante, o almeno potrebbe esserlo, trovare della gatta e Traficante, i due agenti di vigilanza all´abitazione di Moro che eran lì quella mattina, di turno dalle 7 alle 13, come attestato dall´ordine di servizio agli atti della Moro1 : sia perché stazionando lì sotto (Capozziello, un loro collega di polizia non di turno quella mattina mi ha detto che il servizio di vigilanza si svolgeva in strada ; alla commissione Moro 1, il responsabile scorte del viminale Guido Zecca disse che gli agenti di vigilanza all´abitazione erano 3 : uno in guardiola, uno in giardino e l´altro davanti al garage; il vicino di casa di Moro del piano terra professor Cataudella mi ha detto invece che due agenti di vigilanza si mettevano in guardiola) dovrebbero aver visto Moro uscire e magari ricordano l´ora ; sia perché potrebbero aver visto la 128 CD sia nei giorni precedenti sia il 16, e di quante macchine era composto il convoglio di Moro quella mattina e soprattutto, se Moro salì sulla 130 con Ricci o no, e dove prese posto, se a sinistra o a destra.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/608-volume-108-ocr.html

da p. 97 in poi, e passim prima.

Anche Eleonora attestò di aver visto e notato con Leonardi una macchina bianca sospetta stazionare nei pressi di casa negli ultimi tempi prima del 16 - ma questo sarebbe un argomento contro l´ipotesi che la 128 CD facesse parte del convoglio come terza scorta traditrice. Se invece della gatta e Traficante, che eran di turno quella mattina, avessero visto il convoglio partire con la vettura bianca in testa, e magari pure la targa CD, allora quell´ipotesi ne sarebbe provata. D´altra parte, si deve includere nel novero delle possibilità che della gatta e Traficante, o anche agenti di scorta a luca/maria fida/Eleonora quella mattina, fossero complici del terrore di regime infiltrati per spiare Moro e avvertire quando usciva ;

- bisogna poi cercare gli altri agenti di turno quella mattina a casa Moro per la scorta a moglie e

figli : non ho potuto sinora appurare chi fossero, a parte la guardia di PS della gatta e l´appuntato (non so di che corpo) Traficante ; ma alla sorveglianza e scorta di Moro, familiari e abitazione si alternavano 30/40 agenti di vari corpi : tra i vari nomi, l´appuntato dei cc autista Domenico Gheller, purtroppo deceduto (e la congiunta con cui ho parlato nel 2020 non ha voluto dirmi altro) : gli autisti carabinieri Di Pietro Giuseppe e Di Girolamo, di cui non so il nome ; un certo Alfonso Calabrese, cc ; Rocco Vincenzo Geracitano detto Enzo, carabinere della scorta di luca, con cui ho parlato ma che non era di turno quella mattina ; Renato Marcelli, cc, collega di geracitano, che non ho trovato. Poi ancora : i cc Crisci Antonio, Nigro Corrado, Armillei Maurizio :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/262/106%20%20volume%20CVI?keyword=

p.223 sqq. cart., 221 sqq. scan, vol. 106 della Moro1.

224 cart. : Di Pietro e Gheller il 16.3 al momento dei fatti non erano in servizio. Geracitano non era di turno. Quindi per i familiari restano al momento dei fatti : Crisci, Marcelli, Nigro, Calabrese, Armillei. Dove sono ? Perché nessuno li ha mai ascoltati su quella mattina ?

Qualcuno mi aiuti a trovare questi non trovati e tutti gli altri, e specialmente quelli di turno quella mattina : chi di loro accompagnò Eleonora in chiesa per la sua lezione di catechismo delle 9 a San Francesco, e poi a Fani dopo la strage ? Chi accompagnò il figlio giovanni e la figlia Agnese, chi era di scorta a luca e maria fida (che abitava in una palazzina a 50 m da quella del padre) ?

- i brogliacci delle comunicazioni tra sala operativa della questura e scorta di Moro sono spariti e una ragione ci sarà : o forse 2 : non solo occultare chi indirizzò Leonardi a Fani, ma pure chi separò Moro da Leonardi tra le 8,47 e le 9.

Moro sotto casa sua, salì bensì sulla 130 con Ricci e Leonardi, ma poco dopo forse, o addirittura ancor prima di salirci fu prelevato da agenti di gladio o da spinella stesso, con la scusa del pericolo imminente - e poco dopo la partenza di Leonardi, fu rapito dalle "br" all´improvviso, senza che la nuova scorta reagisse in alcun modo ("benché non sappia nulla né del modo, né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento" - prima lettera dalla prigionia a kossiga).

Ancora sulla terza lettera dalla prigionia di Moro nell´edizione gotor, la prima a kossiga, quella con la famosa frase che Alfredo Carlo fratello di Moro capì esser la prova che Moro nulla sapesse della scorta massacrata, e dunque aggiungiamo noi in chiaro, non fosse a Fani :

" Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione - mi è stato detto con tutta chiarezza - che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità " :

basta questo a provare che Moro non era a Fani - eppure la lettera fu recapitata : una svista dei censori ? Può darsi - ma una svista madornale, grossa come una casa ! Svista che però, da allora in poi e per tutto il resto della prigionia, i censori/carcerieri non commetteranno più, non recapitando tutte le lettere dove Moro disperatamente provava a inviare segnali in codice sulla sua ubicazione.

Qualcosa però lo statista riuscì a far passare, come vedremo.

Se la 3 gotor fu scritta alla stessa data della prima a Noretta, cioè la domenica di Pasqua 26.3, come è probabile, allora i censori la recapitarono solo il 29, 3 giorni dopo, dunque ebbero tutto il tempo di vagliarla e censurarla: eppure, lasciano questo passaggio che smentisce completamente la vulgata fin da subito. Erano proprio stolti, ´sti gladiatori ? Parrebbe doversi dedurre di sì. Ma si badi : all´epoca che io sappia, almeno pubblicamente, di questa frase come prova assenzialista si accorse solo Alfredo Carlo Moro, fratello di Aldo, fin da subito o quasi : gli altri, tutti fino alla di giovacchino 2003, non hanno visto nulla. " Genius is the ability to see the obvious before anyone else " : Alfredo era un genio. Comunque bravi anche, in questo, martinelli/padellaro che per primi nel 1979 - e per ultimi per decenni, che io sappia - pubblicarono in forma anonima le osservazioni di Alfredo. E bravo Raniero La Valle della Moro1 che almeno pone a giovanni Moro figlio di Aldo la questione posta da Alfredo, come vedremo nel capitolo dedicato. Due gocce nel deserto, poi il buio per 23 anni fino alla di giovacchino 2003 che riprende l´assenzialismo - ma solo per stroncarlo come paradosso. Vi ritornerà soltanto nel 2018, come vedemmo supra, ben più seriamente stavolta.

Una sola cosa è certa : quella frase, pur col suo margine ancora misterioso, prova inequivocabilmente che Moro non era a Fani e non sa nulla della strage della scorta.

Quel che sta cercando di dire è forse, che non sa chi siano i suoi rapitori : questo è l´unico senso che spiega il benché : cioè, benché io non sappia nulla di chi ha organizzato e effettuato il mio rapimento, di chi sono i miei sequestratori davvero, io però so almeno che sono considerato prigioniero politico, perché almeno questo me l´han detto con assoluta chiarezza.

Nelle prime lettere, non c´è infatti alcuna menzione di brigate rosse.

L´unico dato sicuro qui, è che Moro non era a Fani, altrimenti il modo lo conoscerebbe e come.

Se anche lo avessero narcotizzato, avrebbero potuto farlo solo DOPO la strage che Moro avrebbe visto, non prima. Cosa esattamente gli sia successo nel famoso quarto d´ora tra le 8,47 quando esce e la strage, da indurlo a scrivere di ignorare il modo del prelevamento e quanto successo dopo, non lo so ancora : ma è plausibile che questo prelevamento dalle modalità misteriose sia avvenuto PRIMA di Fani.

Stessa lettera, altra chiave fondamentalissima :

" E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo O POTUTO impedire il rapimento di un´alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato " :

gotor nota che in quel potuto v´è il sospetto di Moro che un lucido superpotere, per dirla con Pecorelli, superiore a quello del governo italiano, sia il vero responsabile del suo rapimento.

Moro dunque afferma di non saper nulla di come è stato organizzato il suo rapimento - ma sa che la probabilità di regia straniera è altissima. Che il governo italiano è impotente a salvarlo.

Quel che non sa nella sua ingenuità è che kossiga è complice di quel superpotere, e andreotti succube almeno. Chiede coraggio a dei vermi del genere - che ingenuità !

Se dunque il governo italiano non ha POTUTO impedire il suo rapimento - in realtà non ha VOLUTO, ma anche se avesse voluto non avrebbe comunque potuto - allora ne consegue che il suo rapimento non è opera del governo italiano, almeno come regia.

Il che è la verità. Perché gladio è nato e nato è kissinger e kissinger è bilderberg.

Proseguiamo con la 4 a Noretta, importantissima : anche perché è la prima tra quella pervenute, non recapitata. Se non l´hanno recapitata, una ragione ci sarà. Dobbiamo cercarla. Fu ritrovata solo nel ´90. Ci colpisce la prima chiave : il primo QUI :

" Io sono QUI in discreta salute " :

il qui è pleonastico, poteva benissimo dire :

" Io sono in discreta salute ".

Perciò qui = a Roma, cosa che diverrà lampante nella famosa lettera a Manzari che vedremo.

Il riferimento al matrimonio campestre a Montemarciano potrebbe essere allusione a Grottarossa (zona campestre e probabile sede della prima e principale prigione di Moro, come vedremo nel capitolo dedicato), ma non è certo - tuttavia v´è qui un riscontro che vedremo dopo.

" INTUISCO che altri siano nel DOLORE. INTUISCO, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione " :

uno che ha visto la strage della sua amata scorta appena 11 giorni prima (la lettera è datata : 27-3-1978) non dice intuisco, dice SO. Perché allora dice intuisco ? Perché della strage non sa nulla. Ma pensa, immagina, forse per aver chiesto qualcosa in merito ai carcerieri e averne ottenuto solo reticente imbarazzo, che la scorta sia stata presa prigioniera come lui - ma non CON lui. O forse si riferisce alla seconda scorta, quella che lo preleva sotto casa o nei pressi, e che lui non sa traditrice e immagina catturata dopo che lui era stato portato via separatamente dalle "br".

E : uno che ha visto la scorta massacrata non dice intuisco che siano nel DOLORE : dice SO che sono nella tomba ! Il dolore è chiave altrettanto dell´intuisco : altri (oltre me) sono (come me) nel dolore (della prigionia). E se anche volessimo riferire l´altri ai familiari della scorta, non direbbe certo INTUISCO, direbbe so che sono in lutto ! Ma nel contesto sta parlando di sé, del suo dolore, del suo fidare in Dio. Dunque se altri (oltre lui) sono nello stesso suo dolore, non può che intendere altri prigionieri : la scorta.

In teoria potrebbe anche darsi che gli scheinbr gli avessero fatto credere di aver rapito che so, pirelli o altri in cantiere; ma allora perché dire intuisco ? Direbbe so, se fosse notizia datagli dagli scheinbr. Il pensiero non può che essere alla scorta, di cui ignorava la sorte : ancora una volta, Moro non era a Fani. Chiunque Moro intendesse con quell´ "altri", una cosa è certa : ignorava il massacro della scorta e il riferimento NON è, non può essere alla scorta massacrata perché intuisco sarebbe del tutto fuori luogo.

È proprio per questo passaggio così lampante che stavolta i censori non si fanno ingannare, e non recapitano: perché qui Moro inconsapevole, rismentisce la vulgata in modo ancor più chiaro.

Questa seconda chiave è ancor più schiacciante del benché io non sappia nulla del modo: è chiara, inequivoca, cristallina : Moro non era a Fani, non sa nulla del massacro della scorta e la crede prigioniera come lui.

Tornando all´orario di uscita di casa di Moro, il libro Topografia del caso Moro di Roberto Fagiolo, nutrimenti 2018, pp.12 sq., riporta la deposizione di rinaldo pampana, uno degli agenti di scorta di Moro fuori servizio quella mattina, al primo processo Moro :

" L´onorevole usciva costantemente, salvo rare eccezioni, intorno alle ore nove. Era precisissimo nell´orario, nel senso che poteva anticipare o posticipare l´ora di uno o due minuti" :

una menzogna spudorata, dettata da superiori depistatori come la storiella che Moro faceva sempre via Fani : entrambi i depistaggi degli agenti sopravvissuti perché non di turno quella mattina, furono subito demoliti da Eleonora e Agnese, secondo cui orari e percorsi erano invece irregolari.

https://www.nutrimenti.net/wp-content/uploads/2018/02/ES_TopografiaMoro.pdf

Cito il depistaggio solo per osservare che, se si depistò su Fani come percorso unico, lo si fece per tappare la bocca a chi si chiedesse, con Eleonora dalla prima ora, come facessero i "br" a sapere che la scorta di Moro sarebbe passata proprio di lì e proprio a quell´ora quella mattina. Perché invece era stato un traditore alto in grado a ordinare a Leonardi di fare Fani quella mattina.

E se si depistò costringendo pampana e colleghi a mentire che Moro usciva sempre alle 9, lo si fece per occultare il quarto d´ora. Oppure, o anche, per giustificare come facessero i "brigatisti" a sapere a che ora dovevano appostarsi per l´agguato. E se si volle occultare, cancellare il quarto d´ora, lo si fece perché nel quarto d´ora tra le 8,47 e le 9,02 era successo qualcosa che smentiva del tutto la vulgata : e questa unica cosa non può esser altro che il cambio scorta vicino casa, con successivo ordine a Leonardi di far da specchietto per allodole giù per Fani. Si minaccia pampana e colleghi per fargli mentire che Moro usciva sempre alle 9, perché i congiurati sapevan benissimo che Moro non era uscito alle 9 e NON usciva tutti i giorni alle 9. Perché lo avevano rapito loro con la scusa della messa in sicurezza da imminente pericolo di rapimento annunciato da rossellini alle 8.15, o per accordo traditore della sera prima a via Savoia. E lo avevano rapito poco dopo l´uscita di casa, pochissimo dopo. Poco dopo le 8.47. Uno degli agenti che mentì alla Moro1 su Moro sempre per Fani, ebbe almeno il coraggio umano di andare da Eleonora a scusarsi di averlo fatto, a confessare di essere stato costretto a mentire e minacciato, e di aver mentito perché teneva famiglia. Chi fu a passarvi la velina da recitare ? Ce lo volete finalmente dire chiaro e tondo dopo 44 anni ?

Basta col Moro a Fani . Moro fu rapito PRIMA della strage e non dopo - e da gladio, non dalle

" brigate rosse ".

" Il 23 settembre 1978 la signora Eleonora Moro, interrogata dal giudice istruttore Achille Gallucci, smentisce le deposizioni dei primi tre agenti Gentiluomo, Pallante e Riccioni ascoltati il 16 settembre. “Non posso affermare”, disse la signora Eleonora, “che mio marito sia stato un abitudinario. Per quanto attiene all’orario di uscita del mattino, non è esatto quanto affermato dai superstiti della scorta. Essi, come la signoria vostra mi precisa, sostengono che l’onorevole Moro era solito uscire di casa verso le ore 9. Invece, particolarmente negli ultimi tempi, a causa della crisi di governo, egli non aveva mai un orario fisso di uscita poiché bastava una telefonata per fargli cambiare il programma della giornata. Era solito andare a messa tutti i giorni, anche nel pomeriggio, a seconda dei suoi impegni. Egli, fra l’altro, cambiava spesso le chiese, frequentando quella di Santa Chiara, a Piazza dei Giuochi Delfici, ma anche quella di San Francesco, sulla via Trionfale, oppure quella del Gesù, in viale Regina Margherita ed altre ancora. Faccio altresì presente che mio marito non faceva la stessa strada e ciò per motivi di sicurezza. Ritengo di dover affermare che il percorso veniva deciso al momento da mio marito e dal maresciallo Leonardi, il caposcorta. La sua auto percorreva alle volte via Cortina d’Ampezzo, alle volte via Fani, alle volte via Trionfale” " :

http://www.pangea.news/chi-ha-ucciso-davvero-aldo-moro-la-p2-le-brigate-rosse-i-servizi-segreti-israeliani-gli-americani-francesco-cossiga-indagine-sullomicidio-che-ha-cambiato-litalia-seconda-punta/

Logica vuole che, se il percorso lo decidevano Moro e Leonardi, e se lo cambiavano spesso, chiunque abbia pianificato e attuato Fani, non poteva essere certo che quella mattina a quell´ora il convoglio sarebbe passato da Fani/Stresa. E siccome è assurdo accettare la morucciata che se Moro non passava quel giorno, avrebbero riprovato i giorni dopo finché non passava, perché non puoi star lì con cecchini militari, decine di killer, operativi logistici, macchine, elicotteri, tutti i giorni senza farti notare alla grande; e non è che tu terrore di regime possa ordinare a Adelmo Saba di non bonificare per più giorni; e non è che tu possa tagliare 4 gomme al fioraio Spiriticchio che era solito vendere sul luogo dell´agguato, tutte le notti ; ne consegue matematicamente che quel giorno, il 16.3.78, non furono Moro e Leonardi a decidere il percorso come loro solito. Oppure che qualcuno, un superiore conosciuto, ordinò la separazione di Moro dalla sua scorta abituale prima di Fani, e poi ordinò a Leonardi di fare Fani. Chiunque li aspettava, o meglio aspettava il convoglio a Fani/Stresa, era assolutamente certo di poter mettere in moto la complessa operazione militare, almeno fin dalla notte prima, quando furono tagliate le gomme a Spiriticchio. Ecco perché, ripeto, l´unica spiegazione logica di tale certezza preventiva come ebbe a definirla Sergio Flamigni, è che i congiurati traditori terroristi di regime parlato e spinella, che si recarono allo studio di Moro in via Savoia almeno il 15 sera, se non anche il 14, avevano concordato con Moro e Leonardi l´accorgimento della doppia scorta per il 16 - la giornata politicamente più tesa in Italia dal 18 aprile 1948. Giustamente ripeto, il grande Sergio Flamigni (Convergenze parallele, Kaos 1998, pp.126 sq.) parla di "inspiegabile certezza preventiva del passaggio di Moro in via Fani ", pur non contemplando la tesi assenzialista.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/608-volume-108-ocr.html

p.97 cartaceo originale, 101 scan :

- tra le 7 e le 9 del 16.3.78, alla vigilanza di casa Moro ci sono con certezza la guardia di PS della gatta e l´appuntato (cc ? ps? gdf ? guardia carceraria?) Traficante: il primo penso con riserva di averlo individuato ma si fa negare :

Della Gatta Antonio

Telefono 0831664149

Indirizzo Via Mesagne, 49

Località 72026 San Pancrazio Salentino (BR)

Il secondo non lo trovo; ce ne sono migliaia in Italia, e senza il nome, è l´ago nel pagliaio.

Secondo le disposizioni di guido zecca ispettore scorte del viminale però, agli atti della Commissione Moro1, a casa Moro erano assegnati in vigilanza non 2 ma 3 agenti : uno in guardiola, uno in giardino, uno al garage : dov´è il terzo ?

Ha detto bene il poster Agora su vuotoaperdere.org, forum La ricostruzione, commentando queste mie ricerche : " certo che ci siano stati dai 5 ai 7 agenti presenti in varia veste la mattina del 16 davanti casa Moro oltre i cinque della scorta, e nessuno di loro sia mai stato sentito o abbia mai avuto l´animo di farsi avanti...potrà non essere una prova a tenuta dibattimentale ma a me studioso fa pensare...se è tutto ok...uscita alle...senza terza auto.., ditemi quale sarebbe il problema a venirlo a dire ".

Qualcuno del palazzo di Moro mi ha detto che la 130 a volte aspettava entrando in giardino, per privilegio di Moro, quindi può darsi che il 16 stesse dentro e non fuori, il che rende ancor più inspiegabile il presunto prender posto di Moro a sinistra dietro l´autista invece che a destra dietro il caposcorta Leonardi come da prassi abituale e logica.

fida sparò balle con le 8,30, avevano ragione Eleonora ´78 e ´82 ed agnese a ricci con le 8,45/8,50 : il che vuol dire che se Moro fu separato da Leonardi, magari il famoso "modesto funzionario" a cui fu affidata la strategia di protezione di Moro quella mattina era sotto casa con la terza e quarta macchina di scorta attestate dagli agenti Pugliese e Geracitano e da un testimone di gero grassi come possibili, e che furono queste ultime due a prelevare Moro (separandolo da Leonardi a cui viene ordinato perentoriamente di fare Fani) e poi a far finta di arrendersi a un agguato delle "br" lungo la via, magari tra le fratte e le curve di quella strada che scende da Monte Mario citata in un opuscolo fascistoide del cabaret bagaglino anni prima (via Edmondo de Amicis) come adatta agli agguati. Oppure come detto, fu spinella stesso a prelevare Moro come da accordo della sera prima, o col pretesto del drammatico annuncio delle 8,15 di rossellini a radio città futura.

Questo collimerebbe col "metodo tradizionale di scorta" citato da Moro come non sufficiente nella particolarità delle circostanze, e giustificherebbe l´assenzialismo. Pugliese ex poliziotto del commissariato Monte Mario e collega di Adelmo Saba, sostenne alla Moro2 che sempre una terza o anche una quarta macchina del suo commissariato, si aggiungevano alla 130 e all´alfetta per scortare Moro fino ai confini di Monte Mario, dove poi lo lasciavano. Dunque fa meraviglia, a Pugliese per primo, che proprio quella mattina così tesa e particolare, non vi fossero le due macchine aggiuntive, o almeno una di esse. Se un teste di grassi dice il vero, cioè che fu fermato il 15 dalla terza macchina, allora questa terza macchina a maggior ragione avrebbe dovuto esserci il 16.

Che Moro citi le 5 borse in due lettere dalla prigionia, vuol dire che sapeva che Leonardi e lui stesso le avevan messe in macchina nella 130, ma non necessariamente che ci fosse salito pure lui. O che, salitoci, vi fosse restato fino a Fani/Stresa. Che Moro citi in una lettera dalla prigionia al figlio giovanni, il libro del buon Mancini che aveva con sé in macchina, non vuol dire che lui fosse nella 130 necessariamente, ma potrebbe essere espressione generica, cioè lo teneva in macchina per leggerlo in viaggio. Certo è problematica la questione della borsa dei documenti ed effetti personali, perché secondo Eleonora, quella Moro la portava personalmente e non la dava nemmeno agli agenti che si offrivano di portargliela :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/481-volume-05-ocr.html

p.38 cartaceo, 44 scan. Ma se l´intervento del "modesto funzionario" con le macchine di scorta aggiuntiva avvenne sotto casa Moro o nei pressi, con comunicazione diretta o via radio, comunque concitata anche se concordata la sera prima, allora Moro poté ben dimenticare la borsa dei documenti nella 130 di Ricci o lasciarvela per la fretta, contando sul fido Leonardi per custodirla, e salire in altra macchina con la scorta traditrice. Dunque sarebbe importantissimo sapere se quella mattina c´erano terza e quarta macchina - e chi c´era dentro. Forse appunto la separazione di Moro dalla scorta abituale era preconcordata, ma poi l´annuncio di rossellini la drammatizzò rendendola concitata e frettolosa al punto da indurre Moro a dimenticare la borsa dei documenti nella 130.

Dunque postulerei 2 possibili varianti del medesimo scenario di separazione di Moro dalla scorta abituale sotto casa sua o immediati paraggi :

1. separazione concordata la sera prima con spinella e parlato traditori e congiurati, con appuntamento alle 9 meno 10 del 16 marzo sotto casa moro o nelle vicinanze : in tal caso, il preannuncio di rossellini delle 8,15 sarebbe servito a dare alibi a spinella & c., se qualcuno avesse mai scoperto e pubblicato che si erano avviati alle 8,30 ; ed a confermare la fabula che autori esclusivi di rapimento e strage eran le "br" ; ma anche a dare a spinella etc., quella finta urgenza in più, una volta giunti da Moro, da indurlo a dimenticare o lasciare nella 130 di Ricci anche la borsa dei documenti da cui non si separava mai ;

2. separazione non concordata ma improvvisa : allora rossellini avrebbe fornito la scusa, però in tal caso : come poteva spinella sapere che Moro non sarebbe uscito prima delle 8,30, o addirittura delle 8,15 ?

Ecco perché la variante 1 è da preferire : essa fornisce ai congiurati quella certezza preventiva non solo sull´orario di uscita di casa di Moro, evidentemente preprogrammato per appuntamento (le nove meno dieci) ; ma anche il passaggio di Leonardi e colleghi per Fani (e quindi si vanno a bucare la sera del 15 le gomme a Spiriticchio il fioraio, si piazzano la sera prima almeno, le macchine di moscardi bonanni zefferi e la 127 amaranto dei servizi, se non anche la 850 fiat e la lancia fulvia, nella zona dell´agguato ai posti programmati, insomma si fa tutto con la tempistica giusta, altrimenti impossibile).

Anche il dato che, stando a Eleonora in corte d´assise nel 1982, il mitra dell´alfetta era nel portabagagli, potrebbe essere indizio che Moro non c´era, come già osservò anni fa mi pare solange manfredi : perché quando la personalità è assente, o in generale quando una pattuglia non è in emergenza attiva, allora forse per protocollo, i mitra vanno chiusi nel portabagagli, come se ricordo bene avevano fatto quei 2 carabinieri di Firenze che tempo fa stuprarono 2 turiste americane.

Insisto tanto su questa ipotesi assenzialista perché è impensabile Moro a Fani : troppo alta l´alea di colpirlo e mandare a monte l´indispensabile operazione psicologica dei 55 giorni intesa a criminalizzare il comunismo come terrorista ed assassinare il carattere di Moro facendolo passare per cinico e vile.

E siamo giunti finalmente, al anzi ai riscontri incrociati dirimenti e conclusivi circa l´orario di uscita di casa di Moro : si tratta delle diverse testimonianze verbalizzate dalle forze dell´ordine all´epoca, di testi che videro gli avieri o parte di essi, scendere a piedi di fretta verso via Fani, da Stresa alta c/o piazzetta Monte Gaudio verso le ore 8,50 circa : cioè se gli avieri, o almeno 4 di essi come vedremo, ricevono la comunicazione (via radiotelefono o walkie talkie suppongo) che devono mettersi in marcia verso via Fani perché Moro è uscito e la scorta sta per partire, verso le 8,45/8,50, allora Moro esce alle 8,45/8,50 e non alle 8,30 : ha ragione Eleonora con agnese e torto maria fida, e il discorso si chiude qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 36 sia cartaceo sia scan :

è un rapporto digos sui fatti di Fani del 17.3.78, il giorno dopo :

- verso le 8,50 il teste Destito Carmelo incrocia due avieri a via Sangemini, a qualche centinaio di metri da Fani&Stresa ; poi giunto allo slargo di via Stresa, cioè par di capire, all´incrocio Sangemini&Stresa, ne vede altri due, sempre appiedati

- anche la moglie, Valentini Maria Lia, che seguiva il marito a breve distanza in altra autovettura e quindi alla stessa ora cioè verso le 8,50, dichiara di aver visto 2 avieri che camminavano frettolosamente verso Stresa

- e che non fossero veri avieri ma terroristi, lo conferma il riscontro incrociato col teste Ponzani Umberto, che li vede tutti e 4 qualche minuto più tardi procedere verso Fani&Stresa, appaiati in due coppie a 15 metri l´una dall´altra, ad un centinaio di metri ormai dall´incrocio

- e coi testi Serrao Feliciano, Vecchione Lorenzo e Moschini Luca, che li vedono ormai appostati davanti all´ olivetti, a coppie brevemente distanziate tra loro

- e con la teste Alliney Maria Teresa, che interrogata dai cc il giorno stesso (p.25 ibidem, sono atti della Moro1) dichiara di essere passata in auto per Fani&Stresa poco dopo le 8,50, ora alla quale aveva guardato l´orologio in piazza dei Giuochi Delfici distante qualche minuto di macchina, e di aver visto 2 avieri di fronte all´olivetti - l´olivetti era il bar di Fani 109/angolo via Stresa davanti a cui si appostarono gli scheinbr. Era gestito da un ennesimo terrorista neofascista, olivetti tullio.

Che vuol dire questo coerentissimo plesso testimoniale ? Vuol dire che il segnale di portarsi all´olivetti viene dato, per radio, walkie talkie o simili, ai 4 avieri almeno, poco prima delle 8,50 : e la ragione può essere una sola : Moro è uscito o sta per uscire a quell´ora e la scorta sta per mettersi in moto - donde la fretta degli avieri di guadagnare la posizione assegnata per il teatrino "br".

Vuol dire altresì, che i 4 avieri che scendono da Monte Gaudio più o meno, sono stati informati con esattezza che la scorta di Moro passerà per Fani/Stresa dove scatterà l´agguato : o meglio, ne hanno ricevuto conferma, perché questo era sicuro per loro fin dalla sera prima almeno, quando 2 terroristi bucano le gomme a Spiriticchio il fioraio (sotto casa di questo presso piazza del Popolo), che sostava a Fani/Stresa spesso col suo furgone.

E questa conferma non può che esser loro pervenuta via radio dal terrorista di regime piduista esposito antonio capo della centrale operativa della Questura (il cui telefono sarà ritrovato nell´agenda di morucci a viale Giulio Cesare) o dal suo subordinato frattasio - e il brogliaccio delle comunicazioni sala operativa/alfetta di scorta sparì convenientemente.

Ora che ci facevano i 4 avieri a Stresa alta paraggi san Francesco ? Forse controllavano anche se Moro facesse capatina in chiesa prima di avviarsi - cosa che non fece -, ma soprattutto eran pronti al défilé : a farsi vedere cioè, facendo il giro largo per Stresa, da più passanti e abitanti possibile, in modo che restasse ben impressa al popolo bue la carnevalata degli avieri-br-unici-responsabili-della-strage. Ricordo che i 4 "br" presunti autori della strage eran travestiti da avieri.

Almeno 3 dei terroristi scheinbr erano a piazzetta di Monte Gaudio dove sorge la chiesa di San Francesco, in attesa del segnale di muoversi verso Fani/Stresa : 2 erano a piedi, 1 in automobile :

stando alla mia intervista del 2018 con la vedova di Antoniazzi Giusto, residente d´antan di piazzetta di Monte Gaudio. La macchina era parcheggiata proprio davanti alla chiesa il 16.3.78, e gli altri due a piedi stavano davanti all´edicola presso la scuola Nazario Sauro. 1 dei 2 appiedati aveva berretto da pilota. I 2 partirono a piedi dopo essere stati avvertiti dal terzo uomo che poi parte a sua volta in macchina. In quel momento, i 2 eran già pronti a imboccare via Stresa, stavano all´angolo tra Stresa e Monte Gaudio. Interessante anche il dettaglio che la macchina era una 132 blu, sporca di fango. I 2 appiedati la signora li aveva visti già da diversi giorni stazionare vicino all´edicola. Mentre il terzo uomo fuori della macchina compare solo il 16 marzo e nell´attesa fa finta di leggere il giornale. Ecco dunque una testimonianza ulteriore, di prima mano, perfettamente combaciante con le altre : quello in macchina evidentemente aveva radio ricetrasmittente portatile o walkie talkie o simili, e viene avvisato per tempo dal terrore di regime dell´imminente uscita di casa di Moro e partenza della scorta. E l´ora alla quale i terroristi lasciano Monte Gaudio deve essere, non può che essere pochissimi minuti prima delle 8,50, ora in cui è attestato coerentemente il loro successivo avvistamento da parte di Destito e consorte a via Sangemini vicino Monte Gaudio : dunque, Moro esce alle 8,47, minuto più minuto meno. Ovvio che fu separato da Leonardi e che quest´ultimo non mise in moto subito o almeno non andò subito a Fani/Stresa, perché da casa Moro all´agguato son solo dai 2 ai 4 minuti di macchina. Dopo la separazione, tra le 8,55 e le 9 al più tardi, a Leonardi viene finalmente ordinato di fare Fani. Intanto i 2 avieri di Monte Gaudio + altri due sopraggiunti, sono arrivati all´incrocio fatale e han preso posizione davanti all´olivetti - pronti per la tragica messinscena.

Il percorso da via Sangemini c/o San Francesco all´incrocio dell´agguato è di 600 metri in discesa, che giovani fanno di fretta appunto in 10 minuti circa :

https://www.google.it/maps/dir/Via+Stresa+%26+Via+Mario+Fani,+00135+Roma+RM/Via+Stresa+%26+Via+Trionfale,+00135+Roma+RM/@41.9368327,12.4366769,17z/data=!3m1!4b1!4m14!4m13!1m5!1m1!1s0x132f60a6dc45a855:0x450a7cb2a56850a2!2m2!1d12.4414229!2d41.9379998!1m5!1m1!1s0x132f5e1e416b035b:0x26c6a30fa02f96fc!2m2!1d12.4363082!2d41.9360533!3e0

Insomma : il 16.3.1978 Aldo Moro uscì di casa alle 8,47 circa, letteralmente minuto più minuto meno e non ci piove più : se fosse uscito alle 8,30 come da fida, allora gli avieri muovendosi alle 8,50 da Sangemini avrebbero perso l´appuntamento con la Storia.

CAPITOLO 3 : QUATTRO COSTOLE ROTTE

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Nel referto autoptico di Moro, si parla della rottura di 4 costole (escluse le altre fratture provocate dai proiettili del 9 maggio) : i forensi datano le fratture fra i 30 e i 60 giorni circa prima del 9 maggio, perché erano già in stato di avanzata guarigione al momento della morte. Qualcuno ha ipotizzato :

" nel trasferimento alla prigione qualcuno gli ha incrinato quattro costole...fa pensare...alle tecniche usate dai parà per immobilizzare un avversario. Anche il giudice Mario Sossi era stato immobilizzato con un calcio allo sterno, forse del gladiatore francesco marra, il parà infiltrato che partecipa al sequestro e alla esfiltrazione del rapito. "

Osservo che non possiamo essere sicuri se quelle costole gliele ruppero o se le ruppe lui cadendo o simili, accidentalmente. Né v´è sicurezza sulla data delle fratture. Certo, verrebbe naturale pensare che se le sia rotte nel trambusto dell´attentato, se Moro fosse stato nella 130, fra il tamponamento da dietro dell´alfetta di scorta, la perdita di controllo da parte di Ricci colpito, e il buttarsi di Moro a destra dietro gli schienali per ripararsi come asserisce fiore, uno dei 4 avieri-br che avrebbero compiuto la strage. Inoltre, non sono pervenute lettere di Moro dei primi 10 giorni del sequestro, il che potrebbe far pensare che non scrisse in quel lasso di tempo per il dolore acuto delle fratture. Ma non ci è pervenuto tutto ciò che scrisse nei 54 giorni. Inoltre stiamo per vedere come il comunicato numero due delle "br" affermasse che l´interrogatorio di Moro era in corso al 25 marzo, e il cosiddetto Memoriale pervenutoci, consiste proprio in risposte scritte alle domande dei terroristi.

A pag. 48 della relazione medico-legale su Moro, basata sugli esami necroscopici effettuati il 9 e il 10 maggio 1978, si parla di frattura e non di incrinatura :

" SI OSSERVA INOLTRE, A CARICO DELLA IV,V,VI E VIII COSTA DI SINISTRA, IMMAGINI LINEARI DI FRATTURA CON SEGNI PERIFOCALI DI UN NETTO ADDENSAMENTO RIPARATIVO, SOPRATTUTTO A CARICO DELLA V E VIII COSTA, OVE È BEN APPREZZABILE L´APPOSIZIONE DI CALLO OSSEO IN AVANZATA FASE DI CALCIFICAZIONE.

DETTI ULTIMI ASPETTI ORIENTANO PER POSTUMI RELATIVAMENTE RECENTI DI FRATTURE LA CUI EPOCA DI PRODUZIONE PUÒ ESSERE FATTA RISALIRE FRA I TRENTA ED I SESSANTA GIORNI. "

Dunque, le 4 costole di Moro si ruppero tra il 9 marzo e il 9 aprile circa. Ma non mi risulta da nessuna fonte che si fosse rotto 4 costole prima del 16 marzo, dunque possiamo dire: tra il 16 marzo e il 9 aprile circa. È da escludere che se le fosse rotte prima del 16 marzo, perché altrimenti il dolore acuto non gli avrebbe consentito di svolgere la sua vita normale : il 15 per esempio, era in studio a via Savoia. E i suoi familiari avrebbero ben testimoniato di tali fratture pre-sequestro, che non potevano passare inosservate.

La relazione medico-legale non riporta il punto esatto di frattura di quelle costole: cioè, cosa intendono per costa a sinistra ? Ogni costola gira attorno al torace, dunque siamo ad esempio sul petto o sulla schiena ? O sul fianco ? Se siamo sulla schiena, o sul fianco, allora ipotesi come quella che Moro sentitosi male dopo Fani abbia necessitato massaggio cardiaco causante le fratture è meno valida. Sarebbe ipoteticamente ammissibile, come frattura dovuta a massaggio cardiaco, quella della IV e della V. Molto più difficile postulare tale causa per la VI e l´VIII, che sono alquanto più in basso :

http://www.abcsalute.it/atlante-anatomico/apparato-scheletrico/uomo/coste-o-costole.html?refresh_cens

Per suffragare ipotesi come quella del calcio in petto del parà marra, stile rapimento Sossi, occorrerebbe sapere esattamente dove sono queste linee di frattura, se in petto o altrove. Che fine hanno fatto le lastre fatte al cadavere di Moro ?

Nel novembre 1979, il sisde avrebbe intercettato due br non identificati che discutono del sequestro Moro per sentito dire da altri br : essi menzionano i testamenti di Moro, che verranno scoperti solo nel 1990 a via di Monte Nevoso, dunque parrebbe che siano attendibili. Dicono che Moro non fu torturato fisicamente (gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p.186).

Il referto autoptico completo del 10.5.78 e le relazioni medico-legali del 9 e successive :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908826.pdf

pp. 649 sqq.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Il cuore è a posto, niente ischemie o problemi coronarici o altre anomalie cardiache a p.660 del primo link. Dunque parrebbe di dover escludere cardiopatie recenti o pregresse tali da necessitare massaggio cardiaco. E quindi un massaggio come causa delle fratture costali verrebbe a cadere.

Aggiungo che nel referto autoptico breve del 10.5, le ferite cicatrizzate in zona pube e glutei sono definite "vecchie", dunque si deve desumere che esse siano molto anteriori a Fani. Le cicatrici sono 2 : a parte ovviamente i fori dei proiettili del 9 maggio. La prima è una vecchia cicatrice da sutura chirurgica nella zona pubica, non datata precisamente ma appare chiaro che sia di tempi andati e ben anteriore a Fani altrimenti l´avrebbero detto perché rilevante ai fini dell´indagine omicidiaria. La seconda è una vecchia cicatrice sul gluteo destro.

Pare dunque doversi escludere del tutto, sulla base delle perizie sul cadavere, che Moro fosse stato ferito a Fani. Oltretutto non v´è alcuna macchia di sangue nella 130 sulla zona dove Moro, SE presente, avrebbe poggiato glutei e pube.

E il cuore è a posto, dunque il 16 marzo e gli eventi successivi non gli causarono alcuna seria cardiopatia o danno cardiaco - il che non supporta la teoria che vedremo, espressa dal pentito peci (che l´avrebbe appresa da fiore, uno dei brigatisti di via Fani), e ripresa da giovanni Moro nella sua audizione alla Moro1 : che cioè Moro avrebbe subito uno shock tale in via Fani, da impedirgli addirittura di rendersi conto del massacro della scorta attorno a lui.

A Moro dunque, su questa base, l´unico trauma fisico che potrebbe essere occorso il 16 marzo, è la possibile frattura delle 4 costole. Ma quello è solo il terminus a quo.

In altre parole, SE Moro era a Fani, o dovunque fu rapito, ne uscì del tutto illeso, tranne la possibile ma non certa rottura di 4 costole, e senza problemi cardiaci di sorta. E siccome la 4 fratture non sono esposte, Moro NON sanguinò in via Fani - ammesso e non concesso che fosse presente - né ovunque fosse, dal 16 marzo al momento in cui gli spararono il 9 maggio per ucciderlo.

Alle pagine 680 sqq. del cursore, nel link supra, abbiamo la relazione medico-legale completa, che a p. 48 del cartaceo, 728 del cursore, evidenzia le 4 fratture costali, tutte a sinistra. Come da trauma inferto o procuratosi accidentalmente solo alla parte sinistra del busto.

Conclusioni provvisorie : sulla base delle perizie medico-legali, SE non depistanti o errate pure loro, pare doversi desumere che :

1. Moro non fu ferito il 16 marzo, che fosse a Fani o no

2. il sangue che par di vedere nel corpus foto/video sul sedile posteriore a sinistra della 130, lato verticale in basso, non può pertanto essere il suo; né possono esser di suo sangue, le macchie sulle 3 macchine usate per la fuga

3. Moro non riportò alcuna disfunzione cardiaca né il 16 marzo né durante i 55 o 54 giorni.

Un indizio evidente della possibilità che Moro non riportò quelle 4 fratture il 16 marzo, bensì dopo, mi pare siano le due famose fotografie di Moro prigioniero pubblicate sui giornali rispettivamente il 19.3 e il 19.4.1978 : ecco la prima :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Aldo_Moro_br.jpg

Non so quando fu scattata, immagino il giorno prima o un paio di giorni prima, ma quel che conta è che Moro appare, relativamente parlando, di buon aspetto, curato, non sofferente fisicamente, e con l´espressione del volto persino leggermente ironica.

La differenza con la seconda foto, pubblicata il 19.4, quindi 1 mese dopo, è drastica :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Moro_seconda_foto.jpg

Qui Moro appare sofferente fisicamente, il viso incolto, abbattuto - potrebbe molto più plausibilmente essere l´espressione di chi, oltre al terribile stress psicofisico della prigionia, ha 4 costole rotte, riportate forse per trauma da inferta violenza ? In ogni caso, il confronto tra le due foto mi parrebbe portare ad escludere le fratture prima della foto pubblicata il 19.3.

Un altro argomento in favore di una datazione tarda delle fratture, più verso il 9 aprile che il 16 marzo, è la mera quantità dell´ouput scrittorio di Moro, tra Memoriale e lettere : centinaia di fogli, il grosso dei quali deve aver riempito prima di rompersi o incrinarsi le costole, altrimenti il dolore non gli avrebbe consentito di scrivere tanto. Il "processo a Moro" da parte delle scheinbr si svolge a marzo/aprile appunto: il comunicato 2 delle scheinbr del 25 marzo informa che l´interrogatorio è in corso, e il 3 del 29 marzo, che esso prosegue con la completa collaborazione del prigioniero; il 4 del 4 aprile, vede ancora Moro sottoposto a processo; il 5 del 10 aprile dice che l´interrogatorio prosegue; ma finalmente, il comunicato 6 del 15 aprile (scritto ovviamente come tutti, prima del suo ritrovamento) annuncia che l´interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato con la sentenza di colpevolezza e la condanna a morte:

http://www.robertobartali.it/cap08.htm

Tra il 5 e il 10 aprile, Moro redige i suoi testamenti e addii, già evidentemente edotto della sentenza. Il Memoriale è costituito in gran parte, dalle risposte di Moro all´interrogatorio. Ne abbiamo 229 fotocopie di manoscritto su 420 in tutto trovate nell´ex covo br di via Monte Nevoso a Milano nel 1990 (le restanti pagine contengono le lettere): alle 229 vanno sottratte qualche decina di pagine del Memoriale scritte dopo il 10 aprile, ma aggiunte un´altra cinquantina almeno per le prime 36 lettere pervenute, scritte anch´esse entro il 10 aprile circa: il totale è di circa 260 fogli (+ x non pervenuti + le minute perdute: Moro copiava spesso in bella, come provano gotor in Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, e Twardzik nell´edizione critica del Memoriale del 2019), la gran parte dei 420 pervenuti: dunque Moro scrive tantissimo nei primi 30 giorni di prigionia, una produzione difficilmente concepibile con 4 costole appena rotte e dolore acuto. A conferma di ciò, abbiamo uno iato quasi totale di scritti dalla prigionia pervenuti, proprio tra il 10 e il 20 aprile circa: fase in cui pertanto, Moro doveva essere impossibilitato a scrivere, essendosi appena rotto le costole. Per le datazioni degli scritti dalla prigionia, ottimo gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018 citato.

Ho tra le mani questa nuova, costosa ma utile edizione del Memoriale (Il memoriale di Aldo Moro 1978, edizione critica, archivio di Stato/de luca editori, Roma 2019), in cui Padova Antonella grafologa, distingue 4 fasi della scrittura di Moro : la prima energetica,volitiva, tra fine marzo e il 13 aprile ; la seconda stentata, disuguale, intorno al 23 aprile. Sono queste prime due fasi che mi interessano particolarmente. Perché se la Padova ha ragione, allora stupisce che non colleghi tali differenze di energia grafomotoria alla frattura delle 4 costole di Moro attestata dai medici legali come prodottasi tra 60 e 30 giorni circa prima dell´obitus. Cioè tra il 16 marzo e il 9 aprile circa, dato che prima del 16 stava benissimo e la sera del 15 lavorò fino a tardi a ricucire i dissensi sul nuovo governo. Dunque, poiché tra metà aprile circa e il 22, c´è una settimana circa di iato quasi totale nella produzione grafica di Moro, si evince che la frattura avvenne verso il 9 aprile e non verso il 16 marzo, e che la settimana di iato sino al 22 aprile, e poi la scrittura debole attorno al 23, siano dovute al dolore acuto della recente frattura delle 4 costole che gli impediva, prima di scrivere tout court, poi di imprimere energia al tratto.

Invece dalla terza fase descritta dalla padova a p.100 (Il memoriale di Aldo Moro cit.), attorno al 30 aprile, la grafia di Moro inizia a riacquistare omogeneità e regolarità : a quasi 3 settimane dalle fratture, il dolore acuto è evidentemente passato. Che poi la scrittura ridiventi stentata a maggio, come dice la padova, se vero, questo sì potrebbe dipendere dal cambio prigione e dalla disperazione del fallimento di ogni via di salvezza.

Usare le costole rotte (tipico effetto di incidenti stradali) per argomentare la presenza di Moro a Fani, per via del tamponamento della 130 da parte dell´alfetta di scorta, e del brusco arresto della 130 stessa, non è plausibile. Ancor più perché il tamponamento da dietro e il brusco arresto della 130, avrebbero proiettato Moro privo di cintura in avanti, a impattare con violenza non solo contro il povero Ricci - ma anche contro le pallottole a Ricci destinate. Inoltre Moro all´autopsia non presenta alcuna lesione tipica di tali infortuni stradali, come il colpo di frusta :

http://gabrieleuberti.altervista.org/wp-content/uploads/2017/04/Vandecum-Perizia-Biomeccanica.pdf

p.17 di 32 in particolare.

Ancora una volta, la presenza di Moro a Fani si dimostra del tutto impossibile.

Insisto sulle 4 costole rotte, o incrinate, perché è importante datare queste fratture, nel senso almeno di stringere la finestra temporale. Abbiamo già visto come i medici legali le datino a 30-60 giorni prima del decesso, dunque alla finestra 9 marzo - 9 aprile circa. Abbiamo già visto come non risulti e sia da escludere che Moro abbia subito fratture prima del 16 marzo. Quindi la finestra si stringe al periodo 16 marzo - 9 aprile circa. Abbiam visto altresì, e dopo lo ripeterò in dettaglio, come cogenti ragioni induttive e filogiche ci spingano verso il 9 aprile non verso il 16 marzo. Ora mi soffermo su una famosa intercettazione telefonica. Il testo lo traggo dallo splendido libro di perizie foniche Le telefonate, di John Trumper, Cleup editore, Padova 2018, p.284 : se non vi spaventano glottologia, fonologia, fisica acustica e matematica superiore, leggetelo : son le migliori perizie sul caso Moro sul piano scientifico, accanto a quella geoforense del grande Lombardi che analizzeremo infra.

Trattasi della telefonata del 24 aprile 1978 a don mennini, sacerdote amico di Moro usato dai "br" come tramite di alcune lettere, da parte di anonimo terrorista o intermediario misterioso :

Mennini : Pronto

Anonimo : Buona sera. C´è Don Antonello Mennini ?

Mennini : Sono io.

Anonimo : Don Mennini, buona sera.

Mennini : BUONA SERA. COME STA?

Anonimo : EH, BENE, SEMBRA....MEGLIO. NON SI SA ANCORA.

Ora : è chiaro che il come sta di mennini non è rivolto all´anonimo, altrimenti costui non avrebbe risposto SEMBRA...NON SI SA ANCORA. Tale espressione fa più plausibilmente riferimento a una terza persona, che difficilmente, date le circostanze, può esser altri che Moro. Dunque, il 24 aprile Moro sta meglio, sembra, ma non si sa ancora: e siccome l´unico accidente capitatogli durante i 55 furono le 4 costole, chiaro che si parla di quello. Se il 24 aprile la situazione costole è in via di miglioramento, ma ancora incerta, è più logico pensare a una data di frattura

tarda, verso il 9 aprile, che ad una precoce verso il 16 marzo.

È veramente scandaloso ancora, come quei vigliacchi e complici di magistrati e agenti per 44 anni, non abbiano mai chiesto a moretti e compagni di merende COME Moro si sarebbe rotto quelle 4 costole...silenzio assoluto, insabbiamento totale come al solito.

CAPITOLO 4 : LA VERITÀ NEL 1979-81 ?

In realtà l´idea implicita che Moro non fosse a Fani era già stata espressa nel 1979, nel libro di martinelli/padellaro Il delitto Moro, rizzoli milano, pp. 161 sq., attribuita anonimamente a "chi lo conosceva bene" - suppongo si tratti sempre di Alfredo Carlo Moro fratello dello statista, perché gli argomenti sono identici a quelli dello splendido libro di Alfredo Storia di un delitto annunciato, editori riuniti 1998.

Cito qui queste due importantissime pagine da martinelli/padellaro :

" Sul significato delle lettere di Aldo Moro dalla prigione delle BR, ecco la testimonianza di una persona vicinissima al presidente della DC.

1. ' Dalle lettere risulta chiaro che Moro nulla sapeva della uccisione della sua scorta. Ciò non solo

o non tanto perché nessun accenno è fatto nelle varie lettere a questa tragedia (l´omissione, incomprensibile dati i rapporti di sincero affetto che vi erano tra Moro e Ricci e Leonardi a seguito dei lunghi anni di vita in comune, potrebbe spiegarsi con un veto dato dalle BR a ogni accenno al fatto di sangue, accenno che non sarebbe stato per loro producente data la reazione popolare) quanto perché nelle lettere si rinvengono alcune significative indicazioni che Moro era completamente all´oscuro di quanto era avvenuto. Nella lettera a Cossiga si legge : *Benché non sappia nulla né del modo né di quanto avvenuto dopo il mio prelevamento* il che implica una non conoscenza delle modalità dell´azione che ha portato al rapimento e quindi della uccisione della scorta ; ancora più significativamente nella lettera ad Andreotti si legge : *Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica se comincia con un bagno di sangue...non è apportatrice di bene* ; perché usare il condizionale, riferendosi così a un bagno di sangue futuro ed eventuale, se si sapeva che un eccidio, quello di via Fani, era già avvenuto ?

2. Ma dalle lettere di Moro risulta qualche cosa di più e cioè che il presidente della DC riteneva di non essere l´unico prigioniero in mano alle BR e che pertanto anche la sua scorta fosse caduta in mano dei suoi rapitori. [...] Nella lettera a Cossiga si parla di *sacrificio degli innocenti mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli* (il che implica, di necessità, la convinzione che nelle mani delle BR vi fosse non un solo innocente ma più persone) ;

[nota mia : questo singolo punto è debole, e giustamente criticato come generico e non necessariamente riferibile alla scorta prigioniera da Raniero La Valle durante i lavori della Moro1 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/485-volume-10-ocr.html

p.435 cartaceo originale, 441 scan. Perché gli scheinbr potrebbero aver detto a Moro prigioniero dei loro progetti di rapire altri personaggi quali Pirelli. Fine nota mia, riprende citazione di Alfredo Carlo Moro]

nella lettera a Dell´Andro e in quella a Piccoli si parla non di soluzione del *mio caso* ma di soluzione del *nostro caso* (e non è pensabile che in una situazione così drammatica si usasse il plurale maiestatico).

[nota mia : la diversa interpretazione di gotor del passaggio nella lettera a piccoli scritta a partire dal 23 aprile e recapitata il 29, 58 gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, p.106 nota 12, che cioè il nostro sarebbe riferito all´interesse di tutta la dc, è altrettanto valida; gotor però tace colpevolmente sul passaggio analogo della lettera a Dell´Andro, contemporanea, 60 gotor p.111 - ed è questo secondo "caso nostro" ( "il caso è analogo al nostro", riferito alla liberazione di prigionieri palestinesi per stornare rappresaglie) che mi fa propendere per l´interpretazione di Carlo Alfredo anche nella lettera a piccoli. Fine nota mia, riprende citazione di Alfredo].

Ancora più significativo appare quel che si trova scritto nella lettera al partito della DC; si legge infatti : *su questa posizione che condanna a morte tutti i prigionieri delle BR (ed è pensabile che ce ne siano) è arroccato il governo* : perché parlare di una pluralità di prigionieri in mano alle BR se sapeva di essere l´unico rapito ? E perché parlare di un possibile *bagno di sangue* (lettera ad Andreotti), di *strage di stato* (lettera alla moglie), di essere *al momento dell´eccidio* (terza lettera a Zaccagnini), usando così termini che implicano la strage di più persone quando si doveva ritenere che si preparasse l´assassinio di una sola persona ? "

Si potrebbe obiettare che anche qui, Moro si riferisce ad altri come Pirelli etc., che i brigatisti gli avessero mentito di voler sequestrare o aver sequestrato. Ma non è così come vedremo, perché in una lettera del 30 aprile, Moro avendo letto che il prigioniero era uno solo e cioè lui in un brano di giornale del giorno prima, riferito alla scorta, non parlerà più di prigionieri al plurale negli ultimi scritti degli ultimi giorni. Quindi se prima del 30 aprile ne aveva parlato e spesso, si era riferito alla scorta e non a Pirelli etc.

Alle geniali osservazioni di Alfredo Carlo posso aggiungere un passaggio del Memoriale (Moro prigioniero oltre alle lettere scrisse un Memoriale rispondendo a domande dei suoi aguzzini), che nel 1979 Alfredo non mostra di conoscere (era stato ritrovato dattiloscritto a via di Monte Nevoso nell´ottobre 1978, ma senza manoscritto si dubitava dell´autenticità, forse per questo Carlo non lo cita, o forse perché non era stato ancora pubblicato) :

" In precedenti messaggi, non coartato, ma facendo anzi riferimento ad idee precedentemente espresse, ho accennato all´eventualità di scambio di PRIGIONIERI POLITICI. Non l´ho fatto solo perché anch´io mi trovavo TRA ESSI, ostaggio come quelli cui alle Fosse Ardeatine non fu concesso di salvare la vita. L´ho fatto, certo, anche pensando a me, ma sinceramente a prescindere da me, per ragioni generali di umanità, perché così si pratica in molti Paesi civili, perché vale ben poco affermare un astratto principio di legalità e poi sacrificare VITE UMANE INNOCENTI " :

da Il Memoriale di Aldo Moro 1978, edizione critica, archivio di Stato/de luca editori, Roma 2019, p.222; il passaggio fu scritto il 4-5 aprile, p.217).

Già Raniero La Valle, commissario della Moro 1, durante l´audizione di Giovanni Moro figlio di Aldo del 13.1.1981, ebbe a sfiorare la verità, che Giovanni nella risposta non ritiene implausibile :

" LA VALLE. Una delle questioni che sono state poste a proposito delle lettere di suo padre è la mancanza di riferimenti all´uccisione della scorta. Qualcuno ha interpretato questa omissione con il fatto che probabilmente non tutte le lettere sono arrivate o non tutte le parti di queste lettere sono arrivate, quindi potrebbe darsi che il riferimento fosse contenuto in lettere o parti di lettere non pervenute. Poco fa il fratello dell´onorevole Moro, Carlo Moro, ci ha dato una memoria in cui si fanno alcune riflessioni sulle lettere dell´onorevole Moro. Tra l´altro si avanza l´ipotesi secondo cui il riferimento - sempre al plurale - ai prigionieri delle brigate rosse, alla morte di innocenti, a un eccidio, a un bagno di sangue eccetera, che è sempre ricorrente nelle lettere di Moro, possa far ritenere che, insieme alla circostanza che Moro aveva scritto nelle lettere a Cossiga di non conoscere nulla del modo del prelevamento e di quanto era successo dopo, LUI IN REALTA´ NON SAPESSE DELL´UCCISIONE DELLA SCORTA O PERLOMENO DI TUTTI I MEMBRI DELLA SCORTA E CHE RITENESSE CHE ANCHE I MEMBRI DELLA SCORTA FOSSERO IN QUEL MOMENTO PRIGIONIERI DELLE BRIGATE ROSSE E CHE QUINDI LA SUA BATTAGLIA PER LA SOLUZIONE DELLA VICENDA IN SENSO POSITIVO RIGUARDASSE NON SOLAMENTE SE STESSO MA ANCHE QUESTI ALTRI MEMBRI DELLA SCORTA.

Lei ha avuto occasione di dare qualche riscontro, di fare qualche riflessione su questo fatto ? Perché anche per noi questa interpretazione è risultata nuova.

GIOVANNI MORO. Anch´io è la prima volta che l´apprendo. COSÌ, A NASO, DIREI CHE POTREBBE ESSERE, come potrebbero essere anche vere altre cose. Mi pare che qualcuno abbia detto che, siccome prima c´era stato un tamponamento, ci poteva essere uno shock in seguito a questo. E poi la cosa si doveva essere svolta in pochissimi secondi. DIREI COMUNQUE CHE È UN´ IPOTESI VEROSIMILE, ma non ho fatto particolari riflessioni su questo punto. "

Atti commissione Moro 1, volume VII, pp. 93 sq. dell´originale, 99 sq. della versione digitale :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/482-volume-07-ocr.html

Giovanni Moro cita una controipotesi: che il padre non si rese ben conto di ciò che succedeva attorno a lui perché sotto shock in seguito al tamponamento della 130 da parte dell´alfetta di scorta. Ma a parte il fatto, ripeto, che il tamponamento unito al brusco arresto della 130 avrebbero proiettato Moro senza cintura violentemente in avanti, a sbattere contro Ricci e contro le pallottole a Ricci destinate; aggiungo poi che almeno 3 pallottole volarono nell´abitacolo posteriore della 130 di Moro, per cui, shock o non shock, è impossibile a meno di un miracolo che uscisse illeso (come dimostrato dall´esame medico/legale) da via Fani.

La controipotesi citata da giovanni Moro è fatta propria anche dal pentito "br" patrizio peci, nella sua audizione alla Moro1 del 10.2.1981 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/482-volume-07-ocr.html

p. 307 cartaceo originale, 313 scan :

" BENEDETTI. Date le modalità della strage di via Fani, per quanto Lei possa valutare, possa giudicare, per le notizie che pervennero a Lei, come è possibile ritenere che l´onorevole Moro non conoscesse l´uccisione dei suoi uomini di scorta ?

PECI. È possibile per il fatto che, quando ci fu la sparatoria, immediatamente Moro si buttò tra i sedili, diciamo, nello spazio che c´è tra i due sedili ; sopra la testa gli caddero i giornali, addirittura. Poi è stato preso e portato via. Quindi, probabilmente era in stato di shock, tanto è vero che non riusciva a capire se era ferito o meno. Gli dissero : " sei ferito ? " e lui rispose " sì ". Di fatto invece non era ferito, di fatto era proprio sotto shock. In questo senso, probabilmente non lo sapeva, se è vero che ha scritto questo " :

peccato che peci a Fani non ci fosse, e tutto quel che riferisce alla Moro1 su Fani, per sua stessa ammissione, lo seppe da fiore o da micaletto - ma l´unico presente secondo la vulgata era fiore.

Parola di un criminale. L´unica cosa vera qui è che Moro non fu ferito a Fani come vedemmo.

Il brusco stallo della 130 dopo che Ricci era stato incapacitato, e il tamponamento dell´alfetta da dietro, avrebbero proiettato Moro violentemente in avanti, senza dargli il tempo di buttarsi a destra.

E a quel punto, nemmeno un miracolo lo avrebbe sottratto alle pallottole destinate a Ricci. Inoltre anche ammesso che si fosse buttato a tempo a destra nello spazio tra i due sedili anteriori, come avrebbe evitato le pallottole che trafissero lo sportello posteriore destro, provenienti da sinistra obliquamente ?

https://nazionalpopolare70.wordpress.com/2013/03/17/16-marzo-1978-la-strage-di-via-fani/

Ma l´argomento principale che esclude la teoria dello shock, ripeto, è che Moro lo si voleva dapprima vivo e illeso, per inscenare la tragica farsa dei 55 giorni, la finta trattativa etc., le foto col bandierone "br" che imprimessero nella memoria collettiva la malvagità del "comunismo", etc. : e garantire Moro illeso a Fani era impossibile in quelle date condizioni per chiunque in sede pianificatrice, anche per i migliori cecchini n.a.t.o. al mondo.

L´audizione di peci segue però di 1 mese circa quella di giovanni Moro, ma allora quest´ultimo da chi aveva sentito la teoria dello shock ? Comunque : il testimone marini alessandro supra, SE almeno questa parte della sua testimonianza è veridica, mi disse che a Fani era come in coma, paralizzato dal terrore - sotto shock al punto da urinarsi addosso : eppure ricordava un sacco di cose (a prescindere ora, da quali di esse sian false e quali vere). Sotto shock non vuol dire che non vedi quel che ti accade sotto gli occhi : vuol dire anzi proprio il contrario : che l´orrore visto ti ha causato malessere psicologico perché impresso indelebilmente nella memoria, non cancellato da essa.

Una cosa molto importante è nella lettera a Misasi, 86 gotor (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018,, pp. 156 sqq.) quella sulla scorta : il 29 aprile Moro dovette apprendere del massacro della scorta ? In questa lettera Moro commenta con favore una dichiarazione stampa che aveva letto il giorno prima, 29 aprile, sui giornali che evidentemente i sequestratori gli passavano : il socialista Riccardo Lombardi aveva affermato che se il 16 marzo la scorta fosse stata sequestrata invece che uccisa, nessuno si sarebbe opposto a una trattativa. A p.160, nota 13 di Lettere dalla prigionia a cura di gotor, troviamo la citazione :

" Se il 16 marzo i brigatisti anziché assassinare i cinque uomini della scorta di Moro li avessero catturati, nessuno, suppongo, avrebbe osato condannare una trattativa per liberarli ".

Se dunque la citazione è esatta ; se questo è quel che fu dato da leggere a Moro, senza tagli, allora Moro il 29 aprile al più tardi seppe quel che non mostra mai di sapere prima della lettera a Misasi del 30 aprile : del massacro della scorta.

Ciò non coimplicherebbe che Moro fosse a Fani - anzi, pare coimplicare che non ci fosse, perché è solo dal 30 aprile, da questa lettera del 30 aprile a Misasi, che egli, prendendo spunto da Lombardi, parla di trattativa per lo scambio di sé solo contro prigionieri politici detenuti ( " Che cosa cambia in linea di principio se il prigioniero è uno ? "). Fino a quel momento aveva espresso la credenza di non essere l´unico prigioniero delle br. Nella terza versione della lettera alla dc, scritta il 27 aprile, dunque appena 2 o 3 giorni prima, Moro parlava ancora di "bagno di sangue" prossimo venturo - espressione che, come già notava Alfredo Carlo, non si adatta all´assassinio di una sola persona.

Nella seconda versione della lettera alla dc (84 gotor) Moro parlava ancora di condanna a morte per "i prigionieri delle brigate rosse (e potrebbero esservene)" - dunque al plurale, sicché Carlo Alfredo ne desumeva che il fratello credesse che la scorta fosse stata presa prigioniera - il che ovviamente coimplica che Moro non fosse a Fani. Nella prima versione della lettera alla dc, recapitata il 28 aprile, 82 gotor, Moro ripete il "bagno di sangue". Nella lettera ad andreotti, 51 gotor p. 90 cit., recapitata il 29 aprile ma scritta intorno al 22 aprile, Moro paventa ancora un possibile "bagno di sangue". In una lettera a Cossiga (gotor 3), Moro parla di "sacrificio degli innocenti" al plurale. Da un´altra parte, di "eccidio" (" Siamo al momento dell´eccidio", 57 gotor a zac, scritta tra il 22 e il 23 aprile). Tutto questo era già stato notato, ripeto, da Alfredo Carlo Moro nel 1979/81, e poi ripreso nel suo splendido libro del 1998, Storia di un delitto annunciato. Ma Alfredo stesso non si era accorto della lettera a Misasi che cita Lombardi - e dunque il 29 aprile, Moro deve aver letto e appreso a quella data, al più tardi, del massacro della scorta ? Dimostreremo tra poco impossibile un´altra possibilità, cioè che il paventato eccidio di prigionieri plurali non fosse quello di lui e della scorta, ma che le "br" avessero fatto credere a Moro di aver rapito altre personalità quali pirelli e carli (progetti che avevano ma abbandonarono).

Certo, ora si porrebbe il problema dell´apparente cinismo di Moro nel parlare sì della scorta in questa lettera a Misasi, ma solo in termini burocratici, senza una parola di cordoglio.

Il solito kossiga, e anche sofri (dio li fa poi li accoppia), ne deducevano che Moro glissasse sul massacro in tutto l´epistolario perché il menzionarlo avrebbe portato acqua al mulino della fermezza. Ma abbiamo già visto come, fino al 30 aprile, Moro non mostri alcuna contezza certa del massacro, anzi parli di prigionieri al plurale. Però il problema si pone per la lettera a Misasi del 30 : è cinico qui Moro? Se ne infischia della scorta tanto amata, pensa solo a salvarsi le penne ? Non credo proprio. Ha appreso davvero del massacro della scorta ?

Le "br" non avrebbero avuto alcun interesse a far passare emozioni che suscitassero odio nei loro confronti.

E Moro era stato torturato già dai carcerieri : o fisicamente, se furono loro a rompergli le 4 costole di cui supra ; o psicofisicamente, come da una presunta intercettazione del sisde di 2 terroristi detenuti nel 1979, che avrebbero detto per sentito dire da altri terroristi, che Moro era stato costretto a non dormire e rimanere in piedi una notte intera per farlo crollare psicologicamente. Dunque Moro doveva di necessità, star bene attento a non eccitare vieppiù gli animi di quelle carogne fanatiche e assassine. Ed anche quando intuiva che altri eran nel dolore, come dice in un´altra lettera, a Eleonora, del 27 marzo secondo gotor, non voleva spingersi oltre sulla via della disperazione - cosa umanamente comprensibile in quelle condizioni. Ma se fosse stato a Fani, non avrebbe certo detto "intuisco".

Anche se la dichiarazione stampa di Lombardi che Moro dice di aver letto il 29 aprile, menziona l´assassinio dei 5 agenti il 16 marzo, non è detto che Moro l´abbia letta in quella forma - nel senso che i "br" le notizie gliele passavano filtrate, come Moro stesso dice nel celebre incipit dello scritto su taviani (" Filtra sin qui la notizia") : dunque, nella lettera a Misasi quando Moro scrive "Leggevo ieri una cosa ben chiara e netta dell´on. Riccardo Lombardi", non è affatto detto che abbia letto la dichiarazione completa così come stava sui quotidiani. Le " br" potrebbero avergli passato un loro riassunto dattiloscritto, oppure una fotocopia epurata del riferimento al massacro degli agenti, che Moro ignora completamente nel riassumere la presa di posizione di Lombardi. Ancora nella seguente, lettera 52 gotor p. 91 cit., a Craxi, Moro dice " pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono" - e siamo anche qui a fine aprile. Spie di ciò potrebbero essere, nella frase : " In sostanza, così all´incirca ragiona l´anziano e saggio parlamentare socialista ", le espressioni che ho corsivizzato.

Quel che Moro sicuramente apprende il 29 aprile dalla dichiarazione Lombardi, è che la scorta non è stata catturata, e dunque l´unico prigioniero delle "br" in quel momento è lui. Infatti nelle ultime 11 lettere pervenute, dopo quella a Misasi nell´edizione gotor, non si parlerà più di imminenti bagni di sangue e di prigionieri al plurale. Il che prova che quando prima del 30 aprile, Moro paventava nelle lettere bagni di sangue ed eccidi e prigionieri delle br al plurale, non si riferiva certo a pirelli o carli, ma alla sua scorta abituale. Se infatti si fosse riferito invece a pirelli carli etc., avrebbe continuato a parlare di prigionieri al plurale anche dopo aver letto il 29 aprile, che la scorta non era prigioniera.

Né si vede perché le "br" avrebbero voluto tener nascosto il massacro della scorta a Moro fino al 29 aprile, per poi improvvisamente spiattellarglielo sotto il naso dopo un mese e mezzo di sequestro.

Si rifletta bene sul contesto dello scritto a Misasi : esso doveva costituire canovaccio per una perorazione pro-trattativa da parte di Misasi in sede direzione nazionale DC : Moro cioè, presenta argomenti politici per cercare consenso politico presso i capi del partito : e come potrebbe, come fa, invocare il "riconoscimento di ragioni umanitarie", il "rispetto della vita" se avesse disumanamente liquidato la strage con la gelida accusa che "il servizio di scorta era di gran lunga al di sotto delle sue esigenze operative", e definito la strage stessa come in fondo nient´altro che un "atto illecito" su cui soprassedere tranquillamente ? Come potrebbe sostenere lo scambio di prigionieri, quando tutta la linea della fermezza era basata sulla strage di via Fani che impediva di scendere a patti con simili mostri assassini ? Come potrebbe come fa, definire la fermezza "un partito preso" senza timore di passare egli stesso per mostro insensibile ?

Altra prova che Moro fino al 29 aprile almeno, ignorasse del tutto il massacro della scorta, ergo non fosse stato a Fani, è nella 4 Gotor a Eleonora, Lettere cit. p.10, datata da Moro stesso 27-3-78:

"Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione" :

quegli "altri" non sono né gli agenti morti a Fani, né le loro famiglie: perché uno che avesse visto coi suoi occhi la strage, non direbbe intuisco, direbbe so. E non direbbe che altri sono nel dolore, direbbe sono 3 metri sottoterra! E se parlasse dei congiunti dei morti, non direbbe intuisco, direbbe so che sono nel lutto per i loro cari trucidati. Invece dal contesto del brano, è indubbio che Moro parli bensì dei 5 agenti - ma li crede prigionieri, non morti: infatti "altri" vuol dire, oltre me : cioè, come sono io nel dolore (della prigionia), così intuisco lo siano Leonardi e colleghi. Fino a quel punto, Moro aveva descritto nella lettera le ragioni della sua sofferenza di recluso: la forzata separazione dai suoi cari.

E proprio il riscontro incrociato con la lettera del 30 aprile a Misasi, in cui Moro afferma di aver letto la dichiarazione di Lombardi ( " Se il 16 marzo i brigatisti anziché assassinare i cinque uomini della scorta di Moro li avessero catturati, nessuno, suppongo, avrebbe osato condannare una trattativa per liberarli " ), è, ripeto, la riprova finale e conclusiva che l´intuisco del 27 marzo non poteva che riferirsi alla scorta creduta prigioniera come lui : perché se invece si fosse riferito a pirelli carli etc., creduti sequestrati come lui, allora anche dopo Lombardi, Moro avrebbe continuato a parlare di eccidio imminente, prigionieri al plurale etc. : invece dopo il 30 aprile, il plurale scompare e il prigioniero è uno solo : lui.

E Moro non è cinico nel non mostrare cordoglio per la scorta nemmeno dal 30 aprile : perché le notizie gli pervenivano frammentarie come lui stesso dice, ed ai "br" che gliele filtravano, in questo caso sarebbe bastato espungere o cancellare col pennarello nero le due parole "anziché

assassinare" : " Se il 16 marzo i brigatisti i cinque uomini della scorta di Moro li avessero catturati,

nessuno, suppongo, avrebbe osato condannare una trattativa per liberarli " - e il gioco era fatto.



I diversi e opposti modi con cui Moro (SE è lui non coatto) descrive il rapimento tra Lettere e Memoriale, sembrano fatti apposta per depistare e confondere le idee. Ripeto che nel Memoriale (Il memoriale di Aldo Moro a cura di biscione, coletti 1993, p.99) si dice :

" Certo non posso dimenticare di essere qui a causa di un´azione di guerra, da venti giorni " :

ovvio che tale espressione par rimandare dritto al Moro a Fani, altrimenti perché parlare di guerra ? Forse perché questo gli consentiva di dichiararsi prigioniero di guerra e quindi ricadere sotto la protezione della croce rossa internazionale, una degli intermediari che invoca per sé, per lo scambio. A p. 100 fa capire che guerra è il suo modo di descrivere la violenza politica versus la delinquenza comune - dunque non necessariamente intende a p.99, per atto di guerra, la strage di Fani, può star intendendo benissimo solo il suo sequestro manu militari - oppure può star dicendo in codice che è prigioniero di una forza militare eversiva - gladio.

Ma nella stessa pagina 99 poi dice :

" In precedenti messaggi, non coartato, ma facendo anzi riferimento ad idee precedentemente espresse, ho accennato all´eventualità di scambio di prigionieri politici, Non l´ho fatto solo perché ANCH´IO MI TROVAVO TRA ESSI, ostaggio come quelli cui alle Fosse Ardeatine non fu concesso di salvare la vita. L´HO FATTO, CERTO, ANCHE PENSANDO A ME, MA SINCERAMENTE A PRESCINDERE DA ME, PER RAGIONI GENERALI DI UMANITÀ, [...]

PERCHÉ VALE BEN POCO AFFERMARE UN ASTRATTO PRINCIPIO DI LEGALITÀ E POI SACRIFICARE VITE UMANE INNOCENTI ".

Un´obiezione intelligente mossa a questa teoria, è la domanda perché mai Moro, se fosse stato separato dalla scorta abituale prima di Fani quella mattina, doveva pensare che essa era stata presa prigioniera anche se lui non c´era : rispondo che Moro prigioniero potrebbe aver, anzi sicuramente deve aver chiesto notizie dei suoi carissimi Leonardi Ricci etc., ai carcerieri : e forse intuì dalle loro risposte e volti vaghi e imbarazzati, la verità che non gli dissero. Inoltre poteva anche intuire, immaginare (" intuisco che altri sono nel dolore") che le "br" avessero pianificato e attuato anche la cattura della scorta per rafforzare il loro potere di ricatto su Moro e sul governo. E ripeto che il riferimento dell´intuisco potrebbe invece riguardare la scorta traditrice che lo separò da Leonardi sotto casa o nei pressi, fingendo poi di cadere in un agguato - con Moro che la crede o immagina o intuisce prigioniera anch´essa.

La prova conclusiva e definitiva che Moro non arrivò mai in via Fani quella mattina, la troviamo nella lettera dalla prigionia 17 gotor, p. 31, a Eleonora, recapitata l´8.4, scritta il 7 o l´8 :

" Quello che è STUPEFACENTE è che in pochi minuti il governo abbia creduto di valutare il significato e le implicazioni di un fatto di tanto rilievo ed abbia elaborato in gran fretta e con SUPERFICIALITÀ una linea dura che non ha più scalfito : si trattava in fondo di uno scambio di prigionieri [...] E POI QUESTO RIGORE PROPRIO IN UN PAESE SCOMBINATO COME L´ITALIA. [...] ma domani gli onesti piangeranno per il crimine compiuto " :

- come può un politico come Moro considerare la linea dura stupefacente, dopo un massacro come Fani ? Evidentemente, può solo perché non era a Fani ed ignora il massacro ;

- come può un politico come Moro dire che il governo ha elaborato la linea dura con superficialità dopo una Fani ? Evidentemente, può solo perché non era a Fani ed ignora il massacro ;

- come può un politico come Moro meravigliarsi del rigore dopo Fani ? Evidentemente, può solo perché non era a Fani ed ignora il massacro ;

- come può un politico come Moro mostrarsi così mostruosamente cinico da considerare la linea dura ingiustificata con assassini che hanno appena massacrato 5 servitori dello Stato e figli del popolo ? Evidentemente, può solo perché non era a Fani ed ignora il massacro.

Tutto ciò appare ancor più inverosimile da parte di un Moro, nel contesto della 17 gotor, scritta il 7 o 8 aprile, recapitata l´8, in cui lo statista per la prima volta annuncia un cambio di strategia : dalla oramai fallita trattativa segreta con kossiga, arenatasi di fronte alla freddezza impersonale e laconica di quel criminale (freddezza che Moro lamenta nella seconda lettera a kossiga), alla perorazione pubblica pro linea umanitaria, che Moro in questa lettera affida ad Eleonora sua moglie e Guerzoni suo assistente, suggerendo loro una dichiarazione televisiva, dunque un appello diretto alle masse : cf gotor nota 2 p.33. "Occorre del pubblico oltre che del privato ", raccomanda Moro alla moglie ed a Guerzoni.

Come considerare plausibile che Moro fosse a conoscenza del massacro della scorta, eppure voglia mandare la moglie in tv a perorare la trattativa e lo scambio di prigionieri con tali belve

assassine ? Un politico come lui manderebbe forse la moglie a dire implicitamente al popolo italiano : " Cosa me ne importa, cosa ve ne importa della strage di quei 5 ? Datemi ugualmente il vostro consenso alla trattativa con le belve che han dato agli agenti pure il colpo di grazia a bruciapelo ! In fondo è guerra, quindi è normale no ? Inconvenienti del mestiere ! Ma l´importante è che salviate me, perché tengo famiglia e ci tengo alla pelle, e dunque premete sul governo affinché rinunci alla linea dura stupefacente e superficiale e immotivata ! E sui quei 5 non spendo nemmeno una parola di cordoglio perché non ne val la pena !! " :

una siffatta provocatio ad populum avrebbe sortito l´effetto contrario : Moro sarebbe passato per un mostro di viltà e freddezza sprezzante verso le vittime agli occhi di un popolo che lo credeva rapito a Fani. Solo che lui a Fani non c´era, ma non sa che il popolo non lo sa. E dunque vorrebbe la moglie in tv a perorare la trattativa non solo per sé, ma per tutti i prigionieri delle "br" di cui così spesso nelle lettere parla al plurale.

E pensare che quei mostri di cossiga e sofri ebbero l´ardire di affermare che Moro nelle lettere non cita mai il massacro della scorta perché sa che minerebbe la sua linea della trattativa ! Mentre il proporre alla moglie di perorarla in tv prova l´esatto contrario : che siccome Moro nella sua intelligenza politica aveva capito che il governo lo voleva morto e non avrebbe cambiato la linea dura, l´unica speranza era l´appello al popolo in pubblico, con dura critica della linea dura che sorprendeva Moro inducendolo a giudicarla superficiale e stupefacente per nessun altro logico motivo, se non che lui ne ignorava il pretesto: la strage di via Fani.

A integrazione e conferma di tale prova definitiva dell´assenzialismo, v´è passaggio simile nella 40 gotor, a zac, p.72 :

" Con profonda amarezza E STUPORE ho visto in pochi minuti, SENZA NESSUNA SERIA VALUTAZIONE UMANA E POLITICA, assumere un atteggiamento di rigida chiusura " ;

e poco prima, aveva accusato i dirigenti della DC di "cinismo". Non lo avrebbe mai fatto se a conoscenza della strage - nemmeno se fosse stato, come non era, egli stesso un mostro di cinismo ipocrita : perché politicamente, avrebbe solo danneggiato la sua posizione.

Moro non arrivò mai a Fani/Stresa il 16.3.78 : non può esservi più il minimo dubbio.



Lo conferma anche la balistica dell´agguato : i segni di proiettili o loro frammenti sullo sportello posteriore destro interno della 130, son prove che Moro non era in via Fani : se infatti vi fosse stato, iniziata la sparatoria lui istintivamente avrebbe potuto rannicchiarsi disteso a destra, abbassarsi verso destra (come ripeteva peci alla Moro1 sulla scorta delle falsità raccontategli da fiore), e quei proiettili o frammenti, da qualunque parte venissero, avrebbe potuto colpirlo : non era dunque programmabile una simile strage, col sequestrando da lasciare illeso, a pochi cm dai massacrandi. La seconda lacerazione da proiettile, sul tetto interno dell´abitacolo posteriore sempre, all´altezza della maniglia di sostegno della portiera posteriore destra, era stata descritta dalla scientifica già all´epoca e pubblicata qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/630-volume-123-ocr-abbyy.html

p. 11 del cartaceo, 15 al cursore :

ripeto che anche se Moro fosse davvero stato presente e seduto a sinistra, la traiettoria di questi proiettili o frammenti che impattarono la tappezzeria interna dello sportello posteriore destro con provenienza da sinistra, e delle schegge dei finestrini, avrebbe potuto attingerlo sia che fosse fermo sia che si fosse piegato istintivamente verso destra, sia, come sarebbe stato molto più logico, che fosse stato sbalzato in avanti dal brusco arresto della 130 (che va in stallo pochissimo dopo che Ricci colpito a morte perde il controllo) con spinta ulteriore dal tamponamento dell´alfetta di scorta. Allora le cinture di sicurezza non erano obbligatorie, e la 130 di Moro ne è priva, come si vede qui :

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/16-marzo-1978-l-attentato-di-via-Fani-3ef475d5-b428-46b1-b53d-3449b7934754.html#foto-4

foto 4 di 12.

Dunque Moro non avrebbe avuto cintura se fosse stato presente. Le cinture servono anche "ad evitare l'impatto di eventuali passeggeri posteriori verso chi occupa la parte anteriore del veicolo" :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinture_di_sicurezza#Storia

Se dunque Moro fosse davvero stato seduto dietro Ricci, il brusco arresto della 130 avrebbe sbalzato il politico in avanti, portandolo a impattare Ricci ed esponendolo vieppiù agli stessi proiettili e schegge che attinsero quest´ultimo.

Consideriamo poi ancora che l´alfetta di scorta urta la 130 - anche per questo, Moro se presente sarebbe stato scosso o sbalzato in avanti dalla sua posizione: non era possibile pianificare un tale agguato con la certezza di lasciare Moro illeso :

https://books.google.it/books?id=1advsX0QBTAC&pg=PA15&lpg=PA15&dq=dinamica+occupanti+senza+cintura+di+vettura+tamponata&source=bl&ots=baAUOANWtu&sig=ACfU3U3lLL0hl93RgJSKwgX9DrflASZCzA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiJ49SztdTmAhWGPOwKHQfhCloQ6AEwBnoECAgQAQ#v=onepage&q=dinamica%20occupanti%20senza%20cintura%20di%20vettura%20tamponata&f=false

(AA.VV., Infortunistica stradale, p.13.)

Ripeto che Moro all´autopsia svelerà 4 costole incrinate o rotte tra il 16 marzo e il 9 aprile circa :

ma è da escludere che se le sia rotte a Fani, perché, a parte tutto il resto, egli nelle prime lettere, di fine marzo, dice di stare discretamente, in discreta salute; e nella prima polaroid pubblicata il 19.3, non appare fisicamente sofferente, a differenza della seconda, tragica, di un mese dopo; ancora, Moro prima del 9 aprile scrive buona parte del lungo Memoriale, e almeno 25 lettere (+ le minute perdute di entrambi, minute la cui esistenza è stata provata da gotor e Twardzik nelle edizioni critiche delle Lettere e del Memoriale cit.) : un output scrittorio difficilmente concepibile con 4 costole doloranti. Dopo il 9 aprile, scriverà ancora una settantina di lettere e parti finali del Memoriale, testi per lo più brevi e comunque dal volume totale assai inferiore al primo periodo. È assai più probabile dunque, che le fratture o incrinature siano avvenute ad aprile, per caduta o tortura in prigionia - cosa confermata dallo iato quasi totale di scritti dalla prigionia tra il 15 e il 22 aprile circa, vide infra.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

p. 36, basata sulla benedetti/salza, accettata dalla scientifica per la Moro 2 :

" BLINDATURE

1 sul pianale retrostante il sedile guida Fiat 130 ".

La blindatura è il rivestimento esterno, solitamente di rame e zinco in lega, del nucleo di piombo di un proiettile :

https://www.grurifrasca.net/oldsite/Sito/balistica/BalisticaTerminale/profili.html

Vi rendete conto che, se Moro fosse davvero stato seduto lì dietro, questa blindatura è arrivata al suo posto ? Dunque: impossibilità assoluta di garantire l´incolumità di Moro in circostanze del genere, anche per supersniper blue light della nato o comsubin o sas.

Addirittura, la perizia tecnico-balistico-medico-legale sull´eccidio della scorta dell´On. Moro, redatta dai periti Merli, Ronchetti e Ugolini per il processo Moro quater, citata in AA.VV., Il sequestro di verità, 2008, p. 73, cita un

" PROIETTILE INTEGRO...SUL PIANALE POSTERIORE, DOV´ERA L´ON: MORO " !

Ed anche, ripeto ancora, i fori di proiettile sullo sportello interno posteriore destro della 130, quali che siano state le loro traiettorie, attestano pericolo prossimo per Moro, se presente e se per esempio si fosse sdraiato sul sedile per evitare i colpi, o in quel momento stesse allungando un braccio a prendere giornali, o come detto, se fosse stato, come sarebbe stato, sbalzato in avanti dalla doppia inerzia del tamponamento e del brusco arresto della 130.

Ancora sottolineo :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908824.pdf

p. 767 : lacerazione rilevata dalla scientifica a Fani nella tappezzeria del lato destro del tetto della 130, all´altezza della maniglia di sostegno dello sportello posteriore destro (è la relazione originale della scientifica sulla strage di Fani).

Basta col Moro a Fani. Quel che dovrebbe davvero sorprendere e scandalizzare, non è il negare la presenza di Moro a Fani - è l´averla affermata per 44 anni, e continuare a farlo.

Torno a insistere sul punto principale dal quale mai non torcer gli occhi: che non solo quella blindatura, qualunque fu la sua provenienza, ma tutti i proiettili sparati alla 130 avrebbero potuto uccidere o ferire Moro se fosse stato presente, non foss´altro che per rimbalzo o deviazione post-primo impatto in abitacolo stretto e chuso anche se non mirate a lui, o al minimo, procurandogli un infarto per shock, visto che era un uomo di oltre 60 anni. Invece i referti necroscopici mostrano il cuore di Moro in perfetta efficienza al 9.5.78.

E QUESTO È ASSURDO NELL´OTTICA DI UN RAPIMENTO, UNA SPARATORIA DEL GENERE HA SENSO SOLO QUANDO SI VUOLE UCCIDERE E NON RAPIRE !

Ancora una volta: basta col Moro a Fani.

Sui proiettili della 130 :

- Ricci viene attinto da 7 colpi stando a quel che ufficialmente si è scritto

- Leonardi da 9 e fanno 16 : io tendo a pensare che Leonardi sia stato colpito anche fuori o parzialmente fuori della 130, mentre apriva lo sportello e si sporgeva per uscire, comunque certo in sua prossimità

- tenete conto delle incertezze balistiche ammesse da tutti i periti: della concretissima possibilità cioè, che molti proiettili, bossoli e frammenti di entrambi siano andati perduti per caso o per inquinamento deliberato

- 4 blindature ritrovate nella 130 e non sicuramente attribuibili, e fanno comunque 20, perché anche se esse appartenessero ai proiettili che trafissero i poveri Leonardi e Ricci, proiettili o frammenti di essi non ritenuti possono uccidere altre persone che si trovino in prossimità, sia su traiettoria sia no, per rimbalzo/deviazione in abitacolo chiuso e stretto o frammentazione

- 6 pallottole integre ritrovate nella fiat 130, per le quali vale il discorso fatto al punto precedente, quindi fanno 26

- dei 7 proiettili che uccidono il povero Ricci, nessuno è ritenuto: altissima la possibilità che attingano Moro dopo aver attinto Ricci, ripeto o per traiettoria o per rimbalzo in abitacolo stretto e chiuso

- dei 9 colpi che attingono Leonardi, 5 non furono ritenuti.

Se sommiamo anche approssimativamente tutta questa girandola di colpi, ripeto considerando che i non ritenuti possono essere mortali sia su traiettoria sia per rimbalzo o deviazione post-impatto sia per frammentazione, allora le possibilità per un eventuale Moro a Fani, di essere colpito da una pallottola o un frammento di pallottola sono decine - questo anche ammettendo che alcuni dei proiettili che colpirono Leonardi possano esser gli stessi che avevano prima trafitto Ricci - eventualità difficile perché Leonardi è attinto da destra e Ricci da sinistra e da davanti.

Consiglio quest´ottima sintesi sul quadro ufficiale, per quanto pedissequa e superata dalle osservazioni di Agora supra e mie :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

In tali condizioni, cioè con 2 massacrandi a pochi centimetri da un sequestrando, è impossibile anche per terroristi di regime n.a.t.o. presenti a Fani e vicinanze il 16.3.78, guglielmi o pastore stocchi o moscardi, pianificare militarmente un agguato, da cominciare si badi bene, ad auto ancora in movimento, che lasci sicuramente incolume l´ostaggio. E questo sarebbe vero anche se le possibilità matematico-fisiche che Moro fosse attinto da una di quelle pallottole o un suo frammento, invece che decine come sono, fossero state solo 3 o 4.

La pianificazione militare dell´agguato è comprensibile, da angolazione militare e logica, solo ed esclusivamente senza Moro a Fani: con Moro nella 130, tutto diventa talmente aleatorio da non avere alcun senso per nessuno, e non garantire affatto il successo del golpe: strage degli agenti e sequestro di Moro illeso per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni sul modello della riuscita operazione Schleyer.

Mi pare fin troppo evidente che immaginare Moro ad esempio come si è fatto, accucciato dietro lo schienale di Ricci in compagnia di una blindatura proprio lì sul pianale dove sarebbe stato accucciato, cioè del durissimo involucro esterno di una calibro 9 sparata da arma automatica che raggiunge velocità all´impatto di centinaia di metri al secondo al minimo anche dopo trafittura di altro corpo non durissimo come un corpo umano o vetro di parabrezza o telaio di macchina non blindata: e moltiplicando per decine di proiettili (e loro possibili deviazioni, rimbalzi, trafitture multiple) che interessano la 130: immaginare uno scenario del genere, è poco realistico. Nessuna chirurgia o geometrica potenza strombazzatata dai pappagalli del mossad, possono garantire l´incolumità di uno lì dietro, accucciato o no.

Nessun cecchino da nessuna direzione e posizionamento può garantire dove va a fermarsi il suo proiettile, o l´esatta cinetica dei suoi eventuali rimbalzi e sue eventuali deviazioni e trafitture multiple in abitacolo stretto e chiuso. Per non parlare della possibilità di errore di tiro.

Il punto logico non è che Moro sarebbe uscito illeso come prova la sua autopsia ; il punto è l´impossibiltà di garantire la sua incolumità in partenza, nella pianificazione tattica di un agguato del genere, con il sequestrando a pochi centimetri dai massacrandi.

Dunque se davvero Moro fosse stato nella 130, può logicamente significare solo che a kissinger e compagni di merende non importava assolutamente nulla se ne uscisse vivo morto o ferito: il che è assurdo, perché a quel punto lo avrebbero fatto saltare in aria subito con gli altri o senza e buonanotte. Se Moro fosse morto a Fani, sarebbe assurto a santo subito, a martire per la gente - l´esatto opposto dello scopo dei 55 programmati dal bilderberg : quello di linciarlo moralmente, lui e il suo splendido progetto politico del compromesso storico.

A proposito sempre di pianificazione militare, il cui scopo data l´importanza globale e strategica della posta in gioco in questo caso, non può che essere ridurre l´alea a tendente a zero, ripeto: si tenga conto che Moro, pur essendo un uomo eccezionalmente coraggioso, aveva pur sempre 61 anni quel 16 marzo del 1978 : il trovarsi in mezzo a un´ improvvisa, anche se messa in conto da tempo, sparatoria di tale entità, era cosa da far possibilmente cedere il cuore anche a un veterano del Vietnam. Invece lo si voleva vivo. E il suo cuore, stando alle perizie necroscopiche di cui infra, era in perfette condizioni al 9.5.78.

Togli Moro dalla 130, e tutta la strutturazione dell´agguato in ogni sua fase ridiventa d´incanto logica e coerente, e relativamente facile la mattanza, perché tale fu: quel tiro al bersaglio tanto paventato dal povero Leonardi.

Aveva dunque ragione Mino Pecorelli: l´agguato di via Fani è un atto di guerra, preparato e attuato con tattica militare da professionisti addestrati in scuole di guerra di altissimo livello - i tiratori scelti dall´alto - e da manovalanza reclutata su piazza, ma comunque preparata militarmente, per il piano strada - più gli scheinbr a recitare il teatrino "brigatista" ad usum delphini. Il tutto è coordinato via radio da guglielmi camillo e altri agenti di gladio.



CAPITOLO 5 : CECCHINI DALL´ALTO

Quand´ero piccolo, mio nonno mi raccontò 1000 volte che doveva la vita a un cecchino austriaco. Perché mentre pattugliava le Alpi, quello gli massacrò tutti i commilitoni attorno, ma lui lo prese solo ad un piede. Si finse morto : al calar delle tenebre, si trascinò fino alla base, donde lo rispedirono a casa. Grande Guerra finita.

Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino non furono così fortunati.

Il primo punto centrale per quella "intelligenza degli eventi" a cui ci esortava il sommo statista, è che tiratori scelti militari spararono dall´alto in via Fani, e che furono essi a sparare i colpi mortali della strage - almeno quelli che uccisero Leonardi, Ricci e Rivera.

La prima menzione pubblicata a me nota di cecchini a via Fani, anche se non esplicitamente dall´alto, è un articolo dell´ Unione sarda del 17.1.2005 :

http://www.italoeuropeo.com/2008/03/05/caso-moro-cap-4/

https://www.riflessioni.it/forum/storia/9554-gladio-cosa-se-ne-sa.html

http://cloroalclero.blogspot.com/2007/06/laffaire-moro-esclusivo-i-parte.html

Però il primo a me noto a pubblicare esplicitamente di tiri DALL´ALTO fu il poster che si firma Agora qui :

http://www.vuotoaperdere.org/casomoro/topic.asp?TOPIC_ID=135&whichpage=31

Ascoltiamo la sua brillante intuizione datata 24.04.2018, ore 7:10:41, dalla sua viva voce, passim :

" Ricordiamo che in verità a via Fani si hanno altri tiri con direzione alto verso il basso che hanno impegnato la Scientifica che ha trovato una soluzione per me non convincente per esempio rispetto a tre tiri di tale caratteristica sul Caposcorta [Leonardi, ndr] che i periti finiscono per concepire quasi sdraiato in auto - si ritorna alla fattispecie di uomini di scorta preparati che si vuole far comportare da inesperti - come nella mossa di girarsi verso il Presidente ma in una posizione che deve essere quasi orizzontale al finestrino sinistro della Fiat 130 per ottenere quelle direzioni che appariranno ai periti percorrere longitudinalmente il corpo del Caposcorta da alto verso il basso; questi stessi tiri se ipotizzati provenienti da tiratore posizionato su un luogo sopraelevato al piano stradale di via Fani sarebbero compatibili... e avrebbero quella caratteristica di imprevedibilità che anche una scorta professionale non potrebbe parare stante una contemporanea presenza sul piano stradale di situazioni equivoche che attirino l´attenzione degli agenti. Ricordiamo che in verità anche Rivera l´autista dell'alfetta di scorta presenta una ferita da tiro da alto verso il basso che nessuno è riuscito a spiegare. "

Preciseremo meglio la brillantissima, articolata e completa intuizione di Agora infra. Va detto che egli, con onestà intellettuale, postò tempo fa ibidem sul forum La ricostruzione, che l´idea dei tiri dall´alto basata sui tramiti di Leonardi e Rivera, era sorta da comuni discussioni con i membri del "collettivo sedicidimarzo" - suppongo ad aprile 2018. Io cominciai ad interessarmi del caso Moro il 16 luglio 2018, arrivando subito indipendentemente, a 2 idee-guida che i miei studi hanno confermato e sviluppato fino ad ora : assenzialismo e tiri dall´alto. Ma cercando sul web, vidi che si trattava di intuizioni già di altri, anche se nessuno le aveva coltivate o sviluppate più di tanto.

Il via è dato da cecchini militari dall´alto, da sinistra del senso di marcia del convoglio, quindi lato bar olivetti, che centrano l´autista di Moro, Domenico Ricci, e l´autista dell´alfetta Giulio Rivera ad auto ancora in movimento, anche se rallentante per via del prossimo stop - come attestano vetri infranti dietro l´alfetta di scorta. Gli agenti di destra Leonardi e Iozzino, escono istantaneamente dalle auto con le armi in pugno - pistola per Iozzino, pistola per Leonardi. La vulgata dice, nella relazione della scientifica del 1978, che il borsello chiuso con la pistola di Leonardi dentro fu ritrovato dentro la 130 : ma filippo boni nel libro Gli eroi di via Fani, attesta sulla base di interviste con la famiglia, che Leonardi negli ultimi tempi, preoccupatissimo, aveva preso ad andare in giro con due pistole : una nel borsello ed una alla cintola pronta per l´uso. Anche un brigatista nel corso di un processo, attestò che il Maresciallo portava una pistola infilata nella cintura dei pantaloni, sulla schiena - lui se n´era accorto venendoci a contatto da dietro nella calca di studenti mentre pedinava Moro un giorno all´università. Leonardi muore all´istante trafitto nel cranio e nel cuore da cecchini appostati lateralmente in alto sul tetto del civico 109 o prossimi verso Fani alta, oppure del 106 B come diremo. Iozzino riesce a fare fuoco due volte, colpendo uno o più killer sul piano strada, come attestano Pecorelli e il pentito patrizio peci qualche anno dopo, stavolta plausibilmente.

Via Fani 106, a destra dell´agguato guardando da Fani alta, quindi dal lato di Leonardi, Zizzi e Iozzino, constava allora come oggi di 2 edifici - in mezzo vi era uno spiazzo in cemento, sotto un garage condominiale, poi appunto palazzina A e palazzina B, dette anche scala A e scala B. Ciascuna di queste palazzine era poi suddivisa in due ali, destra e sinistra : per ogni piano vi erano due appartamenti, tranne il piano terra della A dove c´era solo de chiara e la portineria (non però l´abitazione del portiere massarelli alvaro, che era ed è alla B), e l´attico al quarto piano di entrambe le palazzine che era abitato tutto intero da due sole famiglie : quella dell´ingegner Elmi Giancarlo alla A, e quella del costruttore Giannelli alla B. Il primo aveva uso esclusivo del tetto come terrazza, e per analogia diremo anche il secondo - Giannelli era il costruttore del complesso residenziale : i palazzinari erano ostili a Moro : non voglio lanciare accuse non provate, ma fondatissimi sospetti : il tetto/terrazza sopra l´attico di Giannelli alla palazzina B del 106 è un sospetto posizionamento di cecchini dall´alto.

Questo Giannelli era figlio del noto ingegnere e professore di ingegneria strutturale fascistissimo Aristide Giannelli (1888+1970). Costui era stato anche tra i costruttori dell´EUR, curando l´ingegneria dell´orrenda chiesa di san pietro e san paolo :

http://www.artefascista.it/roma__e.u.r._fascismo_architett.htm

ed il progetto dell´orrendo ponte flaminio :

https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/architettura-fascista-solidita-ponti-che-non-crollano-estetica-strutture-magnifiche-91540/

https://www.romatoday.it/zone/romanord/fleming/ponte-flaminio-da-consolidare-ferri-corrosi-e-degrado-notevole.html

nonché l´ingegneria strutturale dell´atroce stele mussolini al foro italico :

https://archidiap.com/opera/piazzale-del-monolite/

Insomma, un gran bel campione della propaganda clericofascista del ventennio e dell´oscena cementificazione che ha deturpato l´Italia, tant`è che fin dal 1944 fu deferito, ahimé invano, per epurarlo dalla cattedra universitaria :

https://matematica.unibocconi.it/sites/default/files/urbino2011/Nastasi_9aprile11.pdf

p.23.

A sua volta, il costruttore Giannelli di via Fani 106B (figlio di aristide), la cui moglie si chiamava Fiordeponti Maria Teresa (+2006, probabilmente figlia dell´ex vicepodestà fascista di Rieti filippo fiordeponti, avvocato e commendatore fascistissimo), aveva 3 figli : Massimo Aristide (Roma 15.10.1954 : il secondo nome prova la discendenza dal nonno fascista)), anche lui ingegnere, Pier Giorgio (Roma 15.5.1959), architetto e presidente dell´ordine degli architetti di Bologna, e Cecilia (Roma 24.2.1956) : dov´erano queste 5 persone il 16.3.1978 alle 9 ? Perché non sono state mai sentite dalle autorità nemmeno come testimoni, in 44 anni ? I primi due, da me contattati rispettivamente nel 2022 e nel 2020, non si sono degnati di rispondere. Non esattamente il miglior modo di fugare eventuali sospetti. Inoltre potevano essere in casa al momento della strage, che so donna di servizio, amici o parenti : nessuno sentito mai.

Tendo a pensare che i cecchini fossero appostati (anche) sul tetto del 106B, sia perché l´angolazione da cui viene colpito da destra Leonardi è molto accentuata, quasi verticale, sia perché i balconi e le finestre del piano rialzato e del secondo piano del 106, scala A, son troppo visibili e vicini alla strada per garantire sicurezza ed invisibilità ed effetto sorpresa ai cecchini.

Un conoscente su via Fani 106 :

" Ho tutte le visure; molti rogiti sono del notaio fenoaltea, uno dei servizi , parente dell'ambasciatore fascista e piduista fenoaltea; molte unità locali sono sempre, dal 1962 in poi, intestate alla Cooperativa Fani-Stresa; ho anche le mappe e i nomi (ferrari b. ecc. ecc.) che abbiamo già trovato " :

cercando riscontri alle notizie del mio informatore, ho trovato sinora un solo ambasciatore fenoaltea, tal sergio, che però non risulta nell´elenco della p2 e nemmeno come fascista - Flamigni lo dice però uno dei capi del partito filoamericano in Italia, il che è lo stesso.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Fenoaltea

Il notaio fenoaltea invece collabora coi servizi anche a via Gradoli, come narra Flamigni :

" La immobiliare Gradoli spa era strettamente legata a un’altra immobiliare, la Caseroma srl

proprietaria di un’altra serie di appartamenti di via Gradoli 96.– La immobiliare Caseroma srl venne costituita il 28 novembre 1975 (un mese prima che il capo brigatista Moretti prendesse

possesso dell’appartamento-covo di via Gradoli 96) presso lo studio del notaio Francesco Fenoaltea."

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2018/11/Estratto-Covo-e-prigione.pdf

p.15 di 29 al cursore.

Il notaio è sicuramente coinvolto con la peggior feccia dei servizi deviati, e dunque la sua connessione sia con Gradoli 96 sia con Fani 106 è assai indicativa: lascio riassumere il tutto al grande Flamigni, ibidem :

" Lo studio notarile Fenoaltea curò buona parte delle operazioni immobiliari e societarie di via Gradoli 96. Curò anche gli atti di compravendita di un appartamento della brigatista Adriana Faranda (per questo il giudice istruttore Rosario Priore, il 27 ottobre 1978, interrogò Enrico

Fenoaltea, figlio di Francesco). Francesco Fenoaltea, anni dopo, risulterà membro del consiglio di amministrazione della finanziaria Raggio di Sole spa 14, maggiore azionista di quella Raggio di Sole Immobiliare spa proprietaria dell’intero capitale sociale della Palestrina III srl, altra società di copertura del Sisde. I notai Fenoaltea erano cugini dell’ambasciatore Sergio Fenoaltea, ritenuto uno dei capi del “partito americano” in Italia. " (P. 17 al cursore)

Sono passaggi dello splendido libro di Sergio Flamigni La sfinge delle brigate rosse, kaos edizioni 2004, lettura indispensabile.

Non sto accusando nessuno con certezza probatoria. Sto dicendo che vi sono pesanti indizi che dal 106B, dal 109 e altrove, dai tetti dei due lati opposti di via Fani, provennero tiri dall´alto, e dunque sto invitando la magistratura a svolgere tutti gli accertamenti necessari sul costruttore Giannelli e familiari di via Fani 106B, attico : è sui tetti che si piazzano i cecchini. Idem per gli occupanti di allora dell´attico del 109. La precisa ubicazione e nomi dei proprietari dell´appartamento di Giannelli mi è stata fornita da persona che vuole riservatezza. No : non sto affatto sollecitando la magistratura, che da 44 anni non fa che insabbiare e depistare, o per vigliaccheria o complicità.

Sto sollecitando me stesso ad accertare, e tutti i citizen-journalists degni di questo nome.

de chiara del piano rialzato del 106A e la sua au pair guglielmo sono stati auditi, o meglio schein-auditi, anche se per interposta persona, dalla Moro2 che ha acquisito loro dichiarazioni; e Ravenni Mariangela in Fiani del terzo piano al 106A fu audita nel 1978, interrogata come teste dal commissariato Monte Mario e dai cc. Grieco Adele moglie di de chiara pare fosse già uscita perché lavorava. Elmi dell´attico del 106A fu sentito rapidamente, e così la sua balia capoverdiana Giacinta Ramos, la quale vide qualcosina ma solo sul piano strada. Comunque se c´era davvero la balia con la bambina in casa in quel momento, difficile siano stati gli Elmi ad aprire il terrazzo a eventuali cecchini. Gli Elmi non sono sospetti per me. Anche altra famiglia del 106A fu audita, insomma quasi tutti gli inquilini di allora della palazzina A - della B invece, curiosamente nessuno tranne il portiere...

Vi è poi agli atti (volume 30 della Moro1, p.60 scane cart.) una Lattari Chiara di via Fani 106, senza specificazione di A o B, la quale non dice quasi nulla :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

Il costruttore giannelli, mai sentito dalle autorità, è invece nel novero dei sospetti, anche perché i costruttori erano categoria ostile a Moro, che negli anni ´60 aveva provato invano a contrastarli coi piani regolatori. Ora giannelli è morto da tempo, e sua moglie pure, ma ripeto che quando ho provato a contattare i figli pier giorgio (nel 2020), e massimo (nel 2022), non si sono degnati di rispondermi. Non il modo migliore di fugare sospetti. Ripeto che quasi certamente, simmetricamente agli Elmi nella palazzina A, anche il costruttore giannelli, che aveva edificato lui stesso il 106, doveva avere accesso privilegiato ed esclusivo al tetto della B, sotto cui abitava. Inoltre aveva sicuramente rapporti stretti con la mafiosa cooperativa edilizia "via mario fani angolo via stresa", essendo stato lui a costruire il 106.

SPERO SIA ORMAI CHIARO QUEL CHE AGORA PUBBLICO´ IL 24.4.2018, (BASATO SU DISCUSSIONI DA LUI TENUTE COL COLLETTIVO SEDICIDIMARZO), E CHE IO HO ARGOMENTATO ULTERIORMENTE A IOSA A PARTIRE DA LUGLIO 2018 : CECCHINI MILITARI SPARARONO DALL´ALTO ALLA SCORTA IN VIA FANI COME IN OGNI AGGUATO CHE ABBIA UN SENSO E IN CUI SAREBBE DEMENZIALE E SUICIDA AFFRONTARE 5 ARMATI DA POCHI METRI SOLO SUL PIANO STRADA.

QUEL CHE STO CERCANDO ORA DI SCOPRIRE È LA POSIZIONE ESATTA DEI CECCHINI, IL LORO NUMERO E IL LORO NOME, E CHI FORNÌ LORO LA LOGISTICA: QUALCUNO DOVETTE PUR APRIRGLI IL 109 E FORSE IL 106B ETC. PER FARLI ENTRARE, QUALCUNO DOVETTE PUR METTERE A LORO DISPOSIZIONE BALCONI E FINESTRE O TETTI - A MENO CHE NON VI SI CALARONO DALL´ALTO DAL FAMOSO ELICOTTERO BIANCO SENZA SCRITTE, MA QUESTO È IMPLAUSIBILE PERCHÉ LA DISCESA COSÌ IN BASSO DEL VELIVOLO SAREBBE STATA TROPPO VISIBILE E RUMOROSA : E QUESTO SIGNIFICA A SUA VOLTA, CHE LA ZONA ERA PRESIDIATA DALLA TRIMURTI GLADIO/CIA/MOSSAD ALMENO DA ENTRAMBI I LATI DELL´ INCROCIO : DAL 109 DEI COLLABORATORI DEI SERVIZI DEVIATI BONANNI MOSCARDI BARBARO OLIVETTI E COMPAGNI DI MERENDE, E DAL 106 DI PECULIARI INQUILINI COME IL PALAZZINARO GIANNELLI E BONITA FERRARI.

I tiri dei cecchini sicuramente cominciano con l´autista della 130 in testa al convoglio e quello dell´alfetta come bersagli, perché nella logica militare di un simile agguato, devi per prima cosa bloccare gli autisti affinché non riescano a fuggire facendo fallire l´agguato. Da qui i tiri dall´alto che attingono Ricci da sinistra. Però per centrarli, li devi vedere, specialmente Ricci che è in testa: fermato lui, si fermano tutti. E per vederlo, per inquadrarlo bene nel mirino, soprattutto la parte vitale più esposta che è la testa, non puoi stare troppo in alto. Quindi van bene, se i cecchini che tirano su Ricci stavano al 109, primo piano, secondo, al limite terzo, dipende anche dall´altezza dei piani. Ma dal quarto in su, il cranio di Ricci non lo vedi più, questo è molto probabile - anche se, per acquisirne certezza, bisognerebbe simulare l´evento verificando cosa si inquadra dal quarto piano e dal tetto del 109, cui non ho avuto accesso, che dunque non posso per ora, e finché avverrà una tale verifica, escludere matematicamente . Inoltre Ricci, che era lato 1,79, fu colpito alla parte bassa del cranio, che forse un cecchino da tetto avrebbe potuto inquadrare. Ci poté forse essere un´altra squadra di cecchini sui tetti del 106B o altrove da destra, o meno probabilmente su elicottero, incaricata di sparare agli agenti se fossero riusciti a uscire dalle vetture e dunque a diventare ben visibili anche da altezze notevoli.

Stando alla visura storica catastale per soggetto, Ravenni Mariangela, nata a Siena il 14.6.1920, deceduta, era proprietaria dal 1980 al 1984 di un appartamento in via Luigi Arbib Pascucci 64, Roma, in comunione dei beni col marito Fiani, comandante di marina, e in seguito fino al 2005, pare continuare ad abitare lì. Dunque, dato che non risulta intestataria di Fani 106 dal 1988 in poi, potrebbe aver usufruito di Fani 106 solo a cavallo della strage, ma devo ancora accertare da quando a quando vi abitò. Ho provato a contattare il figlio, ma non s`è degnato di rispondere. Tuttavia come vedremo, la signora è tra i testimoni della strage, è nota ai verbali, non la considero tra i più probabili sospetti di aver ospitato cecchini. Anche perché, nella sua testimonianza resa al commissariato Monte Mario il 25.3.1978 :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

p.441 scan, 443 cartaceo originale,

la ravenni, dopo aver dichiarato di abitare al terzo piano del 106A, attesta che agli spari, si affacciò ai vetri del balcone che dava sulla scena dell´agguato, notando uomo in uniforme con berretto davanti al bar olivetti, che impugnava arma e sparava verso la sua palazzina, al che la ravenni impaurita si ritira dal vetro e si nasconde dietro una poltrona. Non dice esplicitamente che il tizio col mitra sparava verso l´alto, ma lo implica parrebbe, perché se lo avesse visto tenere il mitra orizzontale, avrebbe continuato a guardare. Questa mia deduzione è corroborata da due inquiline di allora del 109 dal lato opposto della ravenni, baliva marta e altra che mi chiede riservatezza, le quali da me intervistate mi raccontarono, che i terroristi sparavano in aria per spaventare gli affacciati, al che loro due si ritrassero spaventate esattamente come la ravenni. Evidentemente questi avieri avevano il compito assegnato di tirare non agli agenti, ma ai testimoni potenziali che via via comparivano alle finestre prospicienti - tant´è che colpirono il piano rialzato del 106A (appartamento di de chiara/grieco/guglielmo, vide infra capitolo testimoni) e il secondo piano sempre del 106A dove abitavano il pilota civile Cucco Fabrizio e sua moglie Cuniolo Maria Grazia coi bambini. Evidentemente questi avieri, inesperti e/o drogati che fossero, rischiarono strage di innocenti senza alcuno scrupolo. Ergo :

1. agli agenti sparò qualcun altro con ben altra precisione e professionalità, sia dall´alto sia dal piano strada

2. i cecchini dall´alto non stavano sul 106A né sul 109, altrimenti avrebbero rischiato di finire impallinati dal maldestro fuoco amico degli avieri br e scheinbr.

Penso perciò che i cecchini stessero appostati altrove, sul tetto del 106B oltre che su quelli di Fani alta dopo il 109.

C´è una ferrari bonita a via Mario Fani 106 nello stradario 1977-1978, che da me contattata attraverso una scuola americana sulla via Cassia (la american overseas school of Rome, via Cassia 811 a due passi da via Gradoli, fondata nel 1947, dove la bonita di linkedin [vide infra] dice di aver insegnato negli anni 2000), per averne testimonianza sulla strage, non si è degnata di rispondere. Dal che ho dedotto che la bonita ferrari di linkedin sia quella di Fani 106 nei ´70, altrimenti mi avrebbe fatto sapere almeno, che non era lei. Questa ferrari bonita è una specie di fantasma per l´anagrafe: mentre nell´elenco del telefono del 1978 risulta abitare a via Mario Fani 106, o almeno avervi un´utenza telefonica a suo nome, per la banca dati digitale del catasto che parte dal 1988, non risulta essere intestataria di unità immobiliari colà dal 1988 appunto. Per l´anagrafe di tutta Italia poi, è un fantasma: non risulta esistere né mai essere esistita !

Un conoscente :

" FERRARI B. TEL. 340275 . SI TROVA NELLO STRADARIO 1977-78 IN VIA FANI 106 ".

Il telefono è intestato ad una Bonita. Bonita Ferrari.

" INDIRIZZO NOMINATIVO TELEFONO STRADARIO ELENCO ALF.

Via Mario Fani 106

FERRARI Bonita

34 02 75

1972, 1973-74 ".

E poi ancora come detto, si trova nello stradario 1977/78.

Dunque anche lei pare aver avuto disponibilità di un appartamento a via Fani 106 almeno dal 1972. Fece forse da prestanome a qualcun altro ?

Ecco di seguito la sola ferrari bonita che ho trovato su google in Italia :

https://it.linkedin.com/in/bonita-ferrari-1665b433

Sta a Roma, dal 1981 ha studio d´arte in via Giuseppe Cuboni 4b nel cuore dei Parioli, il quartiere più esclusivo costoso e fascista di Roma ; s´è diplomata nel 1966, quindi è nata nel 1947 o giù di lì ; il liceo del suo diploma era l´esclusivo Liceo Chateaubriand nel 1965-66 ; poi le Belle Arti.

Mi sono ricordato del discorso di un conoscente, di come i nomi dei terroristi di regime a volte vengano deliberatamente registrati dai pubblici uffici con varianti depistanti, tipo ranti per rauti; perciò questa bonita potrebbe non chiamarsi anagraficamente bonita.

Tenendo conto che bonita ferrari nel 1972 aveva 25 anni, se davvero aveva un appartamento tutto per sé nella medioborghese via Fani 106, allora era figlia di vip. E la bonita s´era diplomata al liceo francese chateubriand di Roma, liceo per figli di papà che costa una tombola.

Ora : inserendo via Cuboni a Roma, in paginebianche.it, si scopre la vera identità anagrafica di costei :

FERRARI MARIA BONARIA

VIA CUBONI GIUSEPPE 4/B

00197 ROMA

06 80 82 444

Ed ecco perché all´anagrafe non risultava alcuna bonita ferrari in Italia. Dunque la signorina o chi per lei, mentì all´azienda telefonica, intestando la sua utenza a via Mario Fani 106 negli anni ´70, ad una bonita ferrari invece che al suo nome ufficiale maria bonaria ferrari. Sempre SE la bonita ferrari degli stradari degli anni ´70 in via Fani 106 è la stessa di quella di linkedin - cosa che non sono riuscito sinora ad accertare. Il problema è che bonita ferrari potrebbe anche essere nome anagrafico ispanico.

Ora se inseriamo maria bonaria ferrari in elenchi del telefono in rete come inelenco.com e paginebianche.it, sul primo ne escono solo 2 : la nostra di via Cuboni 4b a Roma, ed un´altra a Cagliari in via Nino Bixio 16 ; sul secondo, solo quella di Roma. Direi che possiamo essere ragionevolmente certi dell´identità di quella di Roma con la bonita ferrari degli stradari degli anni ´70 a via Mario Fani 106, sempre se costei era italiana : perché come vedremo, i suoi genitori si sposarono a Cagliari, dunque è probabile che la maria bonaria ferrari di Roma e quella di Cagliari coincidano. Questa maria bonaria ferrari di linkedin ha origini sarde per parte di madre, e Cagliari potrebbe essere un altro domicilio suo. Su linkedin, si fa chiamare bonita, come sugli stradari dei ´70, quella di via Mario Fani 106 a Roma. Quindi abbiamo una bonita ferrari attestata sugli elenchi telefonici a Fani 106, Roma tra il 1972 ed il 1978 ; una bonita ferrari a Roma che si fa chiamare così sul suo profilo linkedin ma si chiama all´anagrafe, maria bonaria ferrari ; e come vedremo, una maria bonaria ferrari nella troupe teatrale di Giuliano Vasilicò a Roma nel 1976-77, che i suoi colleghi chiamavano bonita. Altre bonite ferrari italiane non risultano su google, né all´anagrafe ve ne è alcuna. Dunque difficile che non sia la stessa persona - ripeto, SE è italiana, dato che bonita ferrari può anche essere nome anagrafico ispanico.

Da visura storica del catasto, risulta che maria bonaria ferrari acquistò l´appartamento di via Giuseppe Cuboni 4b a Roma, il 9.3.1978 (una settimana prima della strage), e questo combacia col fatto che dopo il 1977-78, non ho più attestazioni della sua presenza a Fani 106.

Col suo vero nome di maria bonaria, la ferrari collaborò, si legge in rete, allo spettacolo teatrale Proust del regista Giuliano Vasilicò nel 1976, immagino come scenografa o costumista, data la formazione a Belle Arti della ferrari. Un attore del Proust, Enrico Frattaroli, mi ha testimoniato gentilmente che all´epoca loro la chiamavano bonita, e che aveva sui 30 anni.

Insomma, a meno che la bonita ferrari di via Fani 106 non sia una sudamericana o spagnola, direi che essa coincide con la maria bonaria di via Giuseppe Cuboni.

La visura camerale di questa bonaria la pone nata a La Maddalena il 24.1.1947. Visura catastale informa ripeto, che il suo appartamento di via Giuseppe Cuboni 4b ai Parioli, fu acquistato il 9.3.1978 - una settimana prima della strage di via Fani.

E che la ferrari è maritata Casero, e suo figlio si chiama Alessandro Casero, nato il 23.11.1976.

Ora questo cognome Casero, riferito a milieu come questo, di borghesia medio-alta, fa pensare al generale golpista dell´aeronautica giuseppe casero (1903+1984) che nell´abortito golpe borghese del 1970, aveva il compito di occupare il ministero della Difesa. E la nostra maria bonaria ferrari è la nuora di costui, avendone sposato in prime nozze, nel 1970, il figlio Riccardo Casero (1941+1987). Lo si evince dal fatto che la maria bonaria ferrari risulta consigliera della ditta Farmaka, basata a Milano ma fondata da 2 fratelli nati a Roma, Riccardo appunto, ed Alessandro Casero (classe 1939), figli del generale golpista. Questa consorteria familiare è provata dal fatto che il generale è sepolto al Cimitero degli Inglesi a Roma, lotto 250, insieme alla prima moglie liliana dixon casero (1900+1946), di Londra, ed al figlio Riccardo appunto (1941+1987). Il sito web di Farmaka informa che l´attuale proprietario della ditta è Alessandro jr, figlio di Riccardo.

Quindi la bonita ferrari intestataria di utenza telefonica a via Mario Fani 106 tra il 1972 ed il 1978, è molto probabilmente, la nuora di uno dei caporioni del golpe borghese, processato per questo. Costui era stato anche membro della commissione d´inchiesta che insabbiò l´omicidio di Enrico Mattei come incidente. giuseppe casero aveva esordito da asso dell´aviazione mussoliniana nel 1935-36 in Etiopia, da capitano e pilota di quelli che sganciarono gas velenosi - un criminale di guerra fascistissimo. Nel 1937 fu maggiore dell´aviazione legionaria a fianco di franco in Spagna - cumulando così crimini di guerra fascisti su crimini di guerra fascisti. Nel 1940 era colonnello, nel 1948 invece di esser fucilato come meritava, fu addirittura promosso generale dell´aeronautica.

Ora : la cosa strana è che le visure dei due fratelli casero, riccardo ed alessandro, figli del generale, danno per gli anni ´70 due appartamenti molto grandi siti in via Cesare Ferrero di Cambiano 6, vicino Corso Francia a Roma - ma non via Mario Fani 106. Dunque l´appartamento di Fani 106 doveva effettivamente essere della moglie di Riccardo, della nostra bonita/bonaria.

A meno che, ripeto, la bonita ferrari di Fani 106, attestata dagli stradari tra il ´72 ed il ´78, non sia una straniera ispanofona con tale nome anagrafico. Resta dunque un margine di incertezza.

Ripeto e riassumo :

- una bonita ferrari è attestata in via Fani 106 dagli stradari negli anni ´70 ;

- una bonita ferrari ha un profilo linkedin dove si afferma che si maturò allo chateaubriand nel 1966 e poi fece le Belle Arti, il tutto a Roma ; e che dal 1981 ha uno studio d´arte in via Cuboni, Roma ;

- una maria bonaria ferrari è attestata fra i collaboratori dello spettacolo teatrale Proust a Roma nel 1976, e dai suoi colleghi era chiamata Bonita ed aveva circa 30 anni ;

- inserendo via Cuboni a Roma, o ferrari a via Cuboni a Roma, negli elenchi telefonici online esce una sola ferrari, maria bonaria, in via Cuboni 4b ;

- controllando inserendo maria bonaria ferrari in Italia sugli elenchi, ne escono solo 2 di cui l´altra a Cagliari, che potrebbe essere la stessa con 2 case, dato che la maria bonaria ferrari di Roma ha origini sarde e sua madre era sarda e si era sposata a Cagliari ;

- la visura camerale di questa maria bonaria ferrari di via Cuboni dà :

Cognome

FERRARI

Nome

MARIA BONARIA

Luogo di nascita

LA MADDALENA

Data di nascita

24/01/1947 ;

- questa bonaria risulta da ricerca google, esser consigliera della ditta farmaceutica Farmaka di Milano, fondata da 2 fratelli romani, Alessandro e Riccardo Casero, nel 1969 ;

- la visura catastale informa che la bonaria è maritata casero ; e che suo figlio si chiama Alessandro Casero, nato nel 1976 ;

- una ricerca in rete prova senza ombra di dubbio che i due fratelli fondatori di Farmaka, Alessandro (1939) e Riccardo (1941+1987), sono figli di prime nozze del generale piduista e golpista giuseppe casero (1903+1984), complice del golpe borghese e processato per questo, insabbiatore del caso Mattei, criminale di guerra in Etiopia nel 1935-36 ed in Spagna nel 1937, e dell´inglese liliana dixon casero (1900+1946);

- dunque maria bonaria ferrari, nata a La Maddalena in Sardegna il 24.1.1947, è la nuora del generale eversore e fascista, avendone sposato il figlio Riccardo ;

- se dunque, come appare assai probabile, costei è la bonita ferrari di via Fani 106 negli anni´70, avremmo una presenza piduista e fascista e golpista, anche se indiretta, anche a via Mario Fani 106, probabilmente palazzina B, da cui forse spararono dall´alto i cecchini che uccisero Oreste Leonardi.

Il padre di maria bonaria alias "bonita" ferrari si chiama Ferrari Francesco, capitano di corvetta quando nasce la figlia, nato a Sesto Fiorentino il 23.4.1911.

La madre è la moglie del predetto, Marchegiano Liliana, casalinga, di anni 29 al momento della nascita della figlia, dunque, nata nel 1918 o 1917.

Ferrari Francesco risulta emigrato da La Maddalena a Roma il 15.6.1962.

Il nome sull´atto di nascita è Maria Bonaria Palmira Ferrari. Ibidem si attesta che :

- sposa Casero Riccardo il 18.7.1970. Matrimonio annullato il 26.1.1984.

Questo alto ufficiale di marina militare, francesco ferrari, la notte tra il 28 e il 29 marzo 1941 è tenente di vascello e secondo direttore del tiro (= viceresponsabile delle artiglierie) sull´incrociatore Zara presso Capo Matapan nel Mediterraneo orientale (estremo sud del Peloponneso). Viene sorpreso da attacco britannico e si salva per miracolo, finendo prigioniero. Potrebbe essere importante la sua specializzazione, perché se Fani 106 era per lui e la figlia era solo prestanome, come parrebbe visto che era sposata dal 1970 ed in teoria almeno, si supporrebbe vivesse col marito a via Ferrero di Cambiano, allora Fani 106 potrebbe esser servito al padre specialista in balistica, come base per studiare e mettere a punto posizionamento e trigonometria per i cecchini dall´alto, magari in combutta col generale casero. Avrebbe avuto 66 anni il 16.3.78, quindi è da escludere come cecchino - ma non come pianificatore dell´agguato.

La prigionia di francesco ferrari non dovette durare a lungo, perché il 3 agosto 1942, lo troviamo, e questo è ancor più potenzialmente indiziario, a comandare un MAS con la quarta flottiglia MAS della regia marina, sottogruppo speciale della X MAS (ancora quella della regia marina non quella della RSI ovviamente dato l´anno, ma gli effettivi erano quelli e il corpo fascistissimo era quello). Questa IV flottiglia va a dar man forte ai nazisti contro i Russi nel Mar Nero e Mar d´Azov.

Il tenente di vascello Ferrari comanda il MAS 569.

Dunque se la X MAS e affini corpi fascisti sono ben rappresentati al 109 da moscardi ed a via Fani 71 angolo via Madesimo proprio lì dietro da aurelio languasco, ex ufficiale superiore della guardia nazionale repubblicana (milizia poliziesca fascista della RSI, vedi il citato Coup p.336) non mancano nemmeno dall´altro lato, al 106...

A questo punto, ipotizzare che francesco ferrari conoscesse moscardi non è affatto peregrino.

Alla nascita della figlia il 24.1.1947, ferrari è capitano di corvetta. Proseguirà la sua brillante carriera di ufficiale arrivando a capitano di vascello e comandante della base navale de La Maddalena. Ho attestazione del 1961, che, al più tardi il 25.6.61, il ferrari conobbe cossiga e randolfo pacciardi :

" Ha avuto luogo ieri (25 giugno 1961 n.d.r.) a Caprera un pellegrinaggio nazionale organizzato dall’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. Il pellegrinaggio si è svolto sotto l’egida di ´´Italia ’61´´.

La motonave Arborea sulla quale erano imbarcate le settecento camicie rosse è stata rilevata all’altezza del faro di Capo Ferro dalla torpediniera Libra e scortata fino al porto di La Maddalena. Nel porto hanno dato assistenza alla bella nave della Tirrenia due rimorchiatori di alto mare della Marina Militare, il Panaria e l’Albenga. Sulla banchina del porto numerosa gente malgrado il sole cocente. Un picchetto di marinai in armi prestava sul molo il servizio d’onore.

Subito dopo l’attracco della nave alla banchina sono salite a bordo le autorità locali tra le quali l’on. Francesco Cossiga che rappresentava la Camera, il dottor Cossu Rocca vice prefetto di Sassari in rappresentanza del prefetto, il Comandante la base navale Capitano di Vascello Francesco Ferrari, il vice Sindaco di La Maddalena rag. Giuseppe Sforazzini. "

" A bordo erano numerose autorità e tra queste l’on. Giulio Zannini in rappresentanza del Senato, l’on. Achille Marazza vice presidente di ´´Italia ’61´´, l’on. Randolfo Pacciardi oratore ufficiale della cerimonia, l’on. Aldo Spallicci, l’on. Giorgio Bardanzellu membro di ´´Italia ’61´´, l’assessore del Comune di Roma Umberto De Leoni in rappresentanza del Sindaco."

Poiché dunque il ferrari risulta emigrato nel 1962 da La Maddalena a Roma, verosimilmente proprio grazie a queste sue conoscenze altolocate di estrema destrao comunque anglofile ; e poiché la figlia sposa riccardo casero il 18.7.1970 (4 mesi e mezzo prima del golpe borghese), allora è ovvio che il capitano di vascello francesco ferrari e il generale dell´aeronautica giuseppe casero si erano conosciuti, e da un pezzo, ed erano parenti acquisiti al momento del fallito golpe del ´70...e di quello riuscito del 16.3.78 :

https://www.aidmen.it/forums/topic/206-i-sette-dello-zara-di-enrico-cernuschi/

https://www.wecanjob.it/archivio21_gerarchia-marina-militare-gradi-distintivi_0_722.html

https://www.flyingdeck.com/uragano/index_htm_files/zara/files/basic-html/page42.html

(p.13 di 25)

https://www.marenostrumrapallo.it/emilio-legnani/

https://it.wikipedia.org/wiki/4%C2%AA_Flottiglia_MAS

https://lamaddalena.info/monumento-alleroico-maggior-leggero-inaugurato-la-maddalena/

https://it.wikipedia.org/wiki/Randolfo_Pacciardi

Sulle attività eversive di pacciardi negli anni´60 e ´70, sul suo coinvolgimento nel primo progetto di assassinio di Aldo Moro etc. vedi Coup d´état in via Fani di Carlo D´Adamo e James Hepburn Jr, pendragon bologna 2018, passim (le pagine esatte nell´indice dei nomi p. 430) ; e qui infra a p.120.

Dico 106B perché gli inquilini d´allora di Fani 106A li ho passati al setaccio uno per uno in 4 ore di interviste con residenti dell´epoca e di oggi, e la scala o palazzina A è pulita e non sospetta tranne 1 solo appartamento di cui non ho accertato chi vi abitasse. Inoltre i tramiti dei 2 proiettili al cranio che uccidono Leonardi all´istante rimandano geometricamente più al 106B, oltre che possibilmente ai civici dal 109 in su a Fani alta direzione via Trionfale, vedi capitolo sulle autopsie.

Ovviamente non sto affatto accusando la ferrari o la sua famiglia di complicità nella strage ; ma certo i fatti che lei, se di lei tratta, dette un nomignolo non anagrafico per l´utenza telefonica, quasi a celare il suo vero nome ; e che comprò un nuovo appartamento una settimana prima della strage, quasi qualcuno l´avesse preavvertita di andarsene per tempo ; e che si tratterebbe, se è lei l´inquilina di Fani, della nuora di un terrorista capitalfascista golpista e della figlia di un alto ufficiale di marina fascistissimo che aveva conosciuto cossiga e pacciardi ; e che la bonita non fu mai sentita dagli inquirenti in 44 anni, nemmeno come potenziale testimone della strage ; questi fatti provati portano a sospettare fortemente della reale funzione di quell´appartamento prossimo alla zona dell´agguato.

Anche perché dai dati visurali del marito riccardo casero, si evince che costui aveva casa vicino Corso Francia negli anni ´70, dunque perché la ferrari non abitava lì col marito sposato nel 1970 ?

Quale fu la reale funzione dell´appartamento intestato a bonita ferrari a via Fani 106, tra il 1972 ed il 1978 ? Dov´era ubicato esattamente l´appartamento a lei intestato in via Mario Fani 106 a Roma ? Scala/palazzina A o B ? Piano ? Interno ? Affacci ? Dov´era maria bonaria ferrari alias bonita, il 16.3.1978 alle 9 del mattino ? E suo marito riccardo ? E suo cognato alessandro ? E soprattutto, suo suocero giuseppe casero e suo padre francesco ferrari ? Ci può dire i nomi degli altri inquilini del 106B a quella data ?

Scorrendo numerose pagine di google, facebook, youtube e linkedin, di bonita ferrari ne escono solo 2, la nostra maria bonaria e un´ Indonesiana che dalla foto appare troppo giovane per esser stata vivente nel 1978, e poi ha altri nomi ufficiali indonesiani oltre a bonita ferrari.

Dunque parrebbe proprio che a Roma, di bonita ferrari ci sia solo la nostra bonaria. A meno che non si trattasse di una differente bonita ferrari a Fani 106 nei ´70, magari deceduta nel frattempo, ma insomma tutto considerato, il margine di incertezza è ridottissimo.

Che il giuseppe casero, padre di riccardo e quindi suocero della maria bonaria ferrari, sia il generale golpista dell´aeronautica, è provato dal combaciare delle date in queste fonti :

file:///C:/Users/yyy/Downloads/manzocchi+libro+2.pdf

Luigi G. De Anna :Diego Manzocchi, un aviatore italiano nella Guerra di Finlandia,

Quaderni di Settentrione, n. 7, Pubblicazioni di lingua e cultura italiana, n.26, Università di Turku

ISBN: Painosalama Oy- Turku 2017, p.43 scan e cartaceo originale :

" dobbiamo ricordare anche il tenente colonnello Giuseppe Casero (n. 18.3.1903)"

combaciante con la data di nascita del giuseppe casero del cimitero degli inglesi a Roma :

https://it.findagrave.com/memorial/161158924/giuseppe-casero

Giuseppe Casero

Nascita 18 Mar 1903

Morte 18 Mar 1984 (81 anni)

Sepoltura Campo Cestio

Rome, Città Metropolitana di Roma Capitale, Lazio, Italy

Lotto 250

Place of Birth: SAN VITTORE OLONA-MILANO.

Dunque il cursus honorum di giuseppe casero fu :

capitano dell´aviazione in Etiopia 1935-36 ;

maggiore dell´aviazione legionaria in Spagna 1937 ;

tenente colonnello in Finlandia 1940 ;

generale dell´aeronautica dal 1948.

https://www.inelenco.com/?dir=cerca&cerca=%20via%20giuseppe%20cuboni%20roma&da=20

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=maria%20bonaria%20ferrari

https://it.linkedin.com/in/bonita-ferrari-1665b433?original_referer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F

https://archivio.teatrostabiletorino.it/archivi/media/collectiveaccess/images/3/8/0/93281_ca_object_representations_media_38037_original.pdf

109scan : tra i "complessi professionali di sperimentazione" si cita la cooperativa gruppo teatrale Vasilicò, nella cui lista di elementi impiegati per l´opera "Proust" troviamo una maria bonaria ferrari ed un goffredo bonanni che da altro link risulta aiuto scenografo. Siamo nel 1976-77, a

Roma.

https://www.dnb.com/business-directory/company-profiles.farmaka_srl.2f83e3f3427ca7e5e27fc18c74dfc9b4.html

Nel cda una maria bonaria ferrari.

https://www.farmaka.com/company/history-track-record

casero riccardo roma 23.3.1941.

" Nel 2015 l’azienda è stata acquisita da Alessandro Casero jr., figlio di Riccardo." :

la prova che la maria bonaria ferrari è vedova di riccardo.

Laurea alla sapienza di riccardo casero : 15.7.1964.

https://it.findagrave.com/memorial/search?firstname=riccardo&middlename=&lastname=casero&birthyear=1941&birthyearfilter=&deathyear=&deathyearfilter=&location=&locationId=&memorialid=&mcid=&linkedToName=&datefilter=&orderby=r&plot=

Riccardo casero muore il 5.7.1987.

Quindi poiché alessandro junior nasce nel novembre 1976, e riccardo e maria bonaria erano sposati dal 1970, cosa faceva la bonaria a Fani 106, visto che riccardo risulta anche lui dalle visure, a via Ferrero di Cambiano 6, dove al fratello alessandro erano intestati negli anni ´70 due megaappartamenti da 150-170 mq ? In una palazzina, via e ambiente migliori di Fani 106 ?

https://it.findagrave.com/memorial/search?firstname=giuseppe&middlename=&lastname=casero&birthyear=&birthyearfilter=&deathyear=&deathyearfilter=&location=&locationId=&memorialid=&mcid=&linkedToName=&datefilter=&orderby=r&plot=

https://it.findagrave.com/memorial/161158924/giuseppe-casero

https://it.findagrave.com/memorial/search?firstname=riccardo&middlename=&lastname=casero&birthyear=&birthyearfilter=&deathyear=&deathyearfilter=&location=&locationId=&memorialid=&mcid=&linkedToName=&datefilter=&orderby=r&plot=

https://it.findagrave.com/memorial/161158925/riccardo-casero

https://it.findagrave.com/memorial/search?firstname=liliana&middlename=&lastname=+casero&birthyear=&birthyearfilter=&deathyear=&deathyearfilter=&location=&locationId=&memorialid=&mcid=&linkedToName=&datefilter=&orderby=r&plot=

https://it.findagrave.com/memorial/161158926/liliana-casero

https://it.findagrave.com/cemetery/1642834/memorial-search?firstName=&lastName=Casero&includeMaidenName=true

https://it.wikipedia.org/wiki/XVI_Gruppo

https://it.wikipedia.org/wiki/Aviazione_Legionaria

https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Fran%C3%A7ois

Ultima coincidenza interessante potenzialmente : i due fratelli fondatori di Farmaka, alessandro e riccardo casero figli del generale, negli anni ´80, a partire da fine 1984, risultano da visure catastali aver posseduto appartamenti in via Stefano Jacini 46 e 48 a Roma : quasi dirimpetto al 41 del clan bonanni del famigerato patrizio della austin morris di via Fani e di suo padre lanfranco de quo infra cap.7. E siccome il generale muore il 18.3.1984, si tratta verosimilmente di eredità, il che se vero, vorrebbe dire che il generale golpista aveva abitato di fronte al golpista patrizio bonanni.

Ultimissima : tra i collaboratori al Proust di Vasilicò del 1976-77 c´è anche un Bonanni, Goffredo, che parrebbe architetto di professione da una ricerca google : forse parente del costruttore e terrorista di via Fani Patrizio ?

Sono i piani dal primo/secondo al terzo del 109, da cui si colpisce al cranio Rivera e Ricci, e i tetti del 106B, da cui plausibilmente si uccisero Leonardi e Iozzino, quelli dove logicamente dovremmo cominciare a cercare il o i cecchini dall´alto. Perché, ripeto, il tiro al bersaglio comincia con gli agenti in macchina ancora in movimento, in abitacolo chiuso, dunque invisibili da altezze eccessive. Leonardi fa eccezione perché tenta di uscire come vedremo, esponendo il cranio. E per primi occorreva fermare i due autisti. Prevedibile era che i 3 agenti di destra si sarebbero immediatamente catapultati fuori ai primi spari sugli autisti, esponendosi al tiro dei cecchini dall´alto da destra appostati sui tetti del 106B e del 109 come dirò. Ma Zizzi non uscì, su questo infra. Dunque abbiamo almeno 2 lati di provenienza dei tiri dall´alto: dal lato destro rispetto alla direzione di marcia del convoglio, dal 106B possibilmente, con obbiettivi Leonardi, Zizzi e Iozzino; e dal 109, con obbiettivi Ricci e Rivera. Fanno 2 cecchini dall´alto almeno. Certe traiettorie quasi verticali che attinsero Leonardi ne sono la prova più schiacciante.

Non sto asserendo con certezza che inquilini del 106, 109 etc. si macchiarono di favoreggiamento di strage ospitando i cecchini. Sto solo dicendo che ciò non è da escludere, che pesantissimi indizi e logica deduttiva portano a ipotizzarlo, e che una magistratura degna di questo nome dovrebbe verificare, di tutte queste persone, di tutti gli inquilini effettivi e degli intestatari di tutti gli appartamenti con affaccio su Fani al 16.3.78, cosa esattamente facevano nella vita oltre l´ufficialità, e dov´erano il 16.3.78 tra le 8.45 e le 9.15 del mattino - a cominciare dal costruttore del 106 giannelli, proprietario del tetto/terrazza del 106B - i cui abitanti non furono MAI sentiti dalle autorità.

Ho contattato il portiere di allora del 106 massarelli alvaro e sua moglie, che abitavano ancora là nel 2018 : mi hanno detto, il primo gentilmente, la seconda scorbuticamente, di non sapere nulla - eppure diverse persone di via Fani mi avevano indicato il massarelli come uno dei testimoni più importanti. Qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

a p.385 del cartaceo, i carabinieri verbalizzano una brevissima dichiarazione resa il 16.3.78 da Massarelli Avlaro [sic] nato a Sangemini (TR) il 23.6.1937: quel giorno egli si trovava nell´atrio della scala A, dov´era appunto la guardiola del portiere, o meglio un tavolo dove sedeva - proprio la palazzina di Cucco, Ravenni, de chiara, quella dove piovono i proiettili -; udendo raffiche, si porta verso il cancello, ma poi si spaventa e torna indietro.

Non mi basta: io voglio sapere se notò estranei entrare nel palazzo, in particolare alla B, soli o accompagnati a inquilini, quel giorno, prima della strage, e nei precedenti; dov´era sua moglie al momento della strage; se la loro fedina è pulita; se hanno mai avuto rapporti con le autorità prima e dopo la strage; cosa hanno visto e sentito subito dopo la strage.

E: se sanno dirci qualcosa sul proprietario del 106, e in particolare, del loro appartamento e di quello di ferrari bonita e giannelli. Se può aiutarci a ricostruire i nomi e le ubicazioni degli inquilini degli appartamenti del 106 con affaccio su Fani, e il nome del o dei proprietari dei loro appartamenti. Se lui o la moglie notarono chi e con quali macchine lasciò i parcheggi antistanti al 106 prima delle 9 del 16.3.1978.

Il simmetrico di massarelli a via Fani 109, dal lato opposto, dichiara ai carabinieri medesimi lo stesso giorno, le stesse cose: nulla vidi, nulla sacciu. Si chiama Fuso Indo, da Manciano (Grosseto), nato il 4.5.1930. Sua moglie Rossi Augusta pure lei non ha visto nulla (ibidem pp. 385 sq.). Pare sian morti nel frattempo, ma il figlio Rossano Fuso pare sia vivo e ancora a Roma.

Come abbiano fatto queste 4 o 5 persone presenti a livello strada a 20 o 30 metri dalla strage, a non vedere nulla e non saper nulla, è una cosa che nessuna autorità inquirente ha mai cercato di appurare seriamente in 44 anni. Rossano Fuso: mai audito se non appunto in queste dichiarazioni flash ai cc, p.386 - sente spari e torna a casa, amen. Troppo poco. Ma Rossano Fuso in quel momento stava uscendo dall´autorimessa, dichiara. Dunque il 109 aveva garage condominiale. Allora perché tullio moscardi, ex istruttore di sabotatori della X mas nel 1944/45, come scoprì Carlo D´Adamo, aveva parcheggiato la sua mini cooper su via Fani e non nel garage ? Se lo era già chiesto anni fa l´ottimo ricercatore citato. Forse che gli amici che avevano gentilmente messo a disposizione di tal terrorista fascista l´appartamento a via Mario Fani 109, scala/palazzina B, int.18, terzo piano, non avevano anche posto macchina in garage ? Moscardi è morto nel 1997, ma la sua convivente iannaccone era ancora viva di recente, si può girare la domanda a lei ? La Moro2 lo fece tramite suoi collaboratori, e la iannaccone mentì dicendo "non ricordo". La domanda l´ho girata io al solito, a marta baliva inquilina d´antan di Fani 109, la quale l´ha rigirata alla nuova portiera : il 109B int.18 ha suo posto macchina in garage. Dunque il moscardi, la sera o notte del 15 marzo 1978, lasciò la sua mini cooper verde col tettuccio nero davanti all´olivetti a bella posta - in una città come Roma, dove si rubano macchine a go go, se hai il garage non la lasci per strada. E la mattina dopo alle 9, tra quella macchina e una 127 rossa dei servizi deviati messa lì a bella posta dai complici terroristi di regime del moscardi, si appostò il o i due mitraglieri militari che sforacchiarono l´alfetta della scorta e contribuirono ad uccidere l´autista Rivera già centrato mortalmente da cecchino dall´alto, e Iozzino che era uscito e aveva fatto a tempo a sparare 2 volte - centrando quasi certamente, proprio uno di questi due artiglieri di reparti speciali eversivi, al gomito come volle Pecorelli fin da allora.

È accertato che il famoso amico che mise a disposizione del moscardi, l´appartamento di via Mario Fani 109, scala B, int. 18, piano terzo, dal settembre 1977, si chiamasse mario amodei, compagno all´epoca, di tal vali perlman, ebrea romena, la conduttrice ufficiale dell´appartamento presso l´enpaf, che aveva un figlio ebreo da una precedente relazione, di nome andrea billau, che oggi (2020 circa) fa il giornalista radical chic con radio radicale e compagni di merende capitalfascisti e sionazisti. Il problema è che le generalità di questo amodei, sugli atti desecretati della Moro2 che si trovano su internet, sono annunciate come allegato, ma non si trovano. Parrebbe doversi dedurre che fosse già morto nel 2015, altrimenti la tintisona, agente incaricato di tali verifiche dalla Moro2, lo avrebbe escusso, se non altro per formalità, con la perlman e la iannaccone.

PERLMAN VALI NATA A BUCAREST IL 20.3.1933.

BILLAU ANDREA NATO A ROMA IL 17.2.1961.

AMODEI MARIO È PROBABILMENTE DA IDENTIFICARE CON QUELLO NATO A ROMA IL 13.12.1928, MORTO A ROMA IL 26.5.2007.

LA MADRE DEL MARIO AMODEI COMPAGNO DELLA PERLMAN SI CHIAMAVA CONCETTA BELPASSI AMODEI, MORTA NEL 1977.

Questa madre aveva abitato all´int.18 fino al ´77.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0154_001.pdf

Passiamo ora a bonanni patrizio, palazzinaro figlio d´arte, proprietario della poggio delle rose (collegata alla fidrev cioè ai servizi), società cui era intestata la austin morris parcheggiata sul lato opposto, quella contro cui sbatte lo sportello destro della 130 di Moro nello spazio ristretto quando Leonardi tenta disperatamente di uscire. Perché anche il bonanni parcheggia fuori dall´autorimessa, visto che ha a disposizione un appartamento dove risiede saltuariamente al 109 - stabile dotato di garage ? E parcheggia a 80 cm dal ciglio del marciapiede maldestramente, o apposta ? moscardi e bonanni sono approfonditi da Carlo D´Adamo/James Hepburn Jr nel citato supra Coup d´état in via Fani, pendragon 2018 - un must per chiunque voglia davvero capire il caso Moro.

Vado ora ad analizzare un interessante documento fornitomi da uno dei valentissimi tra gli studiosi del caso Moro. È la farsa detta audizione di bonanni patrizio alla Moro2 per il tramite della solita poliziotta (finta)tonta-sono. Il 22.2.2018 il ministero dell' inferno o la Moro2 o entrambi assieme tanto uno sono, declassifica ma con omissis, l'audizione del bonanni. Purtroppo non ho il link diretto perché detto documento fu scaricato dal sito di grassi che ha cambiato formato e incasinato la ricerca.

È il 30.1.2015, innanzi a(gl)i (anti)terroristi (finta)tonta-sono, spina e codispoti. La prima cosa che mi scandalizza, è che la Moro2 non abbia sentito il bonanni direttamente invece che per interposta persona. Mi scandalizza altresì che detta audizione sia stata secretata per più di 3 anni senza alcun motivo tranne l´insabbiarla il più a lungo possibile.

Adducendo presunta difficoltà a trovare parcheggio, il bonanni dice che parcheggiò la sua austin morris nella ben nota posizione. Di quale difficoltà vada cianciando visto che la parcheggiò sotto casa comodamente, questo non turba la trimurti che lo interroga.

Né a ben 3 esperti funzionari viene in mente di fargli la domanda più importante : se aveva o no posto auto nel garage condominiale di Fani 109.

Io intervistai ripeto, baliva marta, residente di allora e di oggi di Fani 109, e lei mi disse il contrario, che a Fani non aveva MAI avuto difficoltà di parcheggio per la sua 500, tranne che la sera del 15 marzo, quando trovò tutti i soliti posti sotto casa occupati.

Mi disse anche dei posti auto : non tutti gli inquilini ne avevano diritto, ma la nuova portiera su mia richiesta, le disse che l' appartamento di moscardi aveva posto auto - quindi salta qualsiasi altro movente del parcheggio in strada di moscardi se non quello di favorire la strage.

Purtroppo non potei chiedere alla baliva-cum-portiera se anche bonanni aveva posto auto, perché non ho l´interno del bonanni, so solo il piano e della "scala a destra".

Ma sono certo che lo avesse, perché il bonanni era figlio di bonanni lanfranco costruttore del 109, che pur avendo ceduto la palazzina all´enpaf, avendola costruita per conto dell´enpaf, si era premurato evidentemente di riservare non 1 ma ben 3 appartamenti a congiunti : due ai figli e uno ad un nipote. E mi pare impossibile che non abbia fatto in modo di far assegnare loro anche posti auto nel garage condominiale. In ogni caso questo dettaglio fondamentale e decisivo andava accertato dalla trimurti - che invece lo ignora, mostrando di star soltanto depistando come al solito e come da copione.

Noto altresì in proposito, che i contratti d' affitto sono registrati e conservati in un ufficio di Roma dell´agenzia entrate che sta vicino al catasto storico, ma sono accessibili solo con ordine del magistrato - infatti a me ne fu negata la consultazione. Dico ciò perché il bonanni asserisce di non ricordare se il contratto d´affitto con l´enpaf fosse intestato a lui oppure al suo amico defunto enzo bartoli. Si poteva controllare all´agenzia entrate. L' enpaf sostenne famosamente che i contratti e le carte dell' epoca erano andati distrutti in un provvidenziale allagamento se ben ricordo - ma questo ufficio del fisco dovrebbe averne copia, ed anche la polizia, dato che all' epoca dei 55 giorni proprio, scattò la legge che obbligava a comunicare tali dati alle forze dell' ordine. Quindi la trimurti poteva verificare se il contratto del bonanni o del bartoli prevedeva o no posto auto, e se non trovava il contratto, poteva chiedere a familiari parenti amici del bartoli. A voler indagare sul serio. O meglio ancora : data la fondamentale importanza dell´accertamento quanto alla validità dell´alibi del bonanni, la trimurti poteva prenderlo di peso, portarlo a Fani 109, farsi aprire dalla portiera e indicare dal bonanni l´interno del suo ex appartamento, e poi chiedere alla portiera se quell´appartamento ha posto auto o no. Se sì, allora dovevano scattare le manette per bonanni per falsa testimonianza e favoreggiamento di strage.

Il bonanni dice solo che abitava al primo piano scala a destra del palazzo dell´olivetti. Niente interno, niente ubicazione precisa, niente affaccio. Al primo piano di via Mario Fani 109 aveva come vicino barbaro bruno - di cui la trimurti nulla gli chiede come al solito, come non gli chiede se conoscesse il moscardi.

Il bonanni afferma di aver avuto disponibilità di quell´appartamento da due anni prima della strage, correggendo una sua asserzione dell´epoca alla digos in cui gli anni erano 7. La differenza è importante per noi, perché se invece gli anni eran 2, allora anche lui stette là solo a cavallo della strage come il moscardi, perché poi dice che dal '79 all´ 81 andò in Brasile - forse per sfuggire a eventuali audizioni della Moro1 che proprio in quegli anni sentiva i testimoni e i sospetti ?

Il bonanni continua raccontando che nella stessa palazzina avevano appartamenti come accennavo, anche la sorella anna maria e il cugino maurizio bonanni- anche qui, niente ubicazione. A me tiroaltista invece, l´ubicazione di questi 3 appartamenti del 109 interesserebbe moltissimo, per capire se da uno o più di essi poterono sparare i cecchini dall´alto che colpirono da sinistra Ricci e Rivera alla guida, e forse anche Leonardi che tentava di uscire dalla 130. Né l´anna maria né il maurizio son stati mai sentiti da nessuno in 44 anni a quanto mi consta - nemmeno come testimoni !

Al 109 abitavano dunque all' epoca, saltuariamente o no poco importa, ben 6 sospetti di complicità con la strage : patrizio, anna maria e maurizio bonanni, barbaro bruno e moscardi tullio cum donna o moglie iannaccone. Dimenticavo il settimo : olivetti tullio, che forse non abitava lì ma vi gestiva il famoso bar.

Interessante anche l' aggiunta del bonanni, che al 2015, né lui né la sorella né il cugino abitavano più a Fani 109 - al che la trimurti si guarda bene dal fare un´altra domanda fondamentale : da QUANDO esattamente il terzetto aveva lasciato quei 3 appartamenti, per stabilire se li tennero o no tutti e 3, solo a cavallo della strage come il moscardi. Sospetto che almeno il bonanni lasciò il suo già nel ´79, perché avrebbe avuto poco senso per un uomo d' affari che bada ai soldi, continuare a pagare invano 2 anni d'affitto, condominio etc. visto che appunto per due anni, dal ´79 all´ ´81, si nascose in Brasile. Comunque : se davvero patrizio, anna maria e maurizio hanno lasciato definitivamente via Mario Fani 109, questa chi è :

Bonanni Patrizia

Via Fani Mario 109 - 00135 Roma (RM)

tel. 06 62 93 26 57

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=patrizia%20bonanni&dv=Roma%20(RM)

bonanni dice poi che il suo appartamento non affacciava su via Mario Fani. Ma dove affacciasse non lo dice e nessuno glielo chiede. La domanda non è oziosa per noi tiroaltisti : perché ad esempio, se anche l´appartamento del moscardi non affacciava su Fani, però dal balcone si vedeva casimirri, dunque un tratto almeno di Fani, pertanto cecchini dall´alto ben coordinati avrebbero potuto sparare al volo da lì a Ricci e Rivera mentre passavano, e PRIMA che casimirri vi prendesse posizione ovviamente, anche se tetti e piani ancora più alti del terzo del moscardi offrivano maggiore visuale e probabilità di successo nel tiro. Idem per l´ affaccio del bonanni forse, per non parlare di quelli ignoti di anna maria e maurizio.

Altra importantissima domanda che la trimurti evita, è perché il nostro avesse parcheggiato discosto 80 cm dal ciglio del marciapiede. Certo se glielo avessero chiesto, avrebbe facilmente potuto districarsi asserendo di aver bevuto un poco o simili. Ma fargli la domanda era importante lo stesso, perché puntino da unire al fatto del posto auto, della presenza a Fani 109 solo a cavallo, se conoscesse il suo vicino barbaro bruno e olivetti e moscardi etc. Nulla.

Passiamo all´audizione di barbaro bruno, il noto "uomo dal cappotto di cammello" tra i primissimi se non il primo, a trovarsi puntualissimo sulla scena del post-agguato assieme a marini alessandro. Un ex dipendente di barbaro, tal Giuliano Proto, raccontò al regista Ferrara nel 2003/4 che barbaro, sedicente imprenditore edile, in realtà in ufficio passava molto tempo a ricevere strani giovani estranei al lavoro ufficiale della ditta. Erano gli scheinbr ? Erani i futuri cecchini dall´alto di Fani, che prendevano le misure dei luoghi e appostamenti ?

barbaro viene audito dalla digos di Macerata a marzo 2015. L´audizione viene desecretata solo il 17.5.2016. Ma non intera, bensì con omissis come quella del bonanni. Ad aprile 2022, stiamo ancora aspettando la versione integrale. Ancora un terzetto di (anti)terroristi lo interroga : la notoria insabbiatrice (finta)tonta-sono, il codispoti già di bonanni, e tal siddi magistrato. Tutti per conto della Moro2. Chissà perché a Macerata. barbaro è friulano, all´epoca dei fatti abitava a Roma, bah.

Vedremo infra che a Tolentino (MC) barbaro aveva un figlio Fabrizio, e che si era trasferitò colà nel 2005 circa.

Comunque : il 16.3.78 barbaro dice di avviarsi a piedi alle 9 da casa sua lì vicino in via Madesimo 40, verso via Mario Fani 109 dove aveva l´ufficio e sede della sua impronunciabile ditta impresandtex. Precisa che ne era amministratore non proprietario - ma allora il proprietario ufficiale chi era ? Era la moglie licia pastore stocchi come scoprì Giuliano Proto. Poi barbaro aggiunge che aveva esperienza bellica. Ora siccome è classe 1928, la sua esperienza di combattente non può che riferirsi al 1943-1945, direi più verso il ´45 che il´43, data l´età, comunque all´epoca di salò - e barbaro è friulano, dunque stava nel territorio rsi, per chi combatté ? Fu forse vicino alla x mas come moscardi ? La trimurti che lo interroga non è interessata. Ad essa nel 2015, barbaro narra che era sulla via quando succede la strage. Ma ad Epoca il 16.3.78, aveva detto che era in ufficio e che ne uscì quando sentì le raffiche, anzi addirittura prima di sentirle ! Alla trimurti parla di Fani 109, ad Epoca di Fani 111.

A questo punto barbaro arriva sul luogo dell´eccidio e fa una cosa assurda : siccome il poliziotto a terra, Iozzino, gli appare morto, lo copre con un giornale trovato nell´alfetta di scorta. Per "pietà umana". Ma che razza di gesto è mai questo ? Prima di tutto che ne sai tu se Iozzino è morto o no, fai il medico o l´imprenditore edile ? Non comprendi che se respira ancora anche se impercettibilmente, coprendolo col giornale rischi di soffocarlo a morte ? No, non fu pietà umana - se lo fosse stata, l´avrebbe coperto col suo giaccone di cammello e non con un lurido giornale. Perché invece, visto che di primo soccorso non capiva un k, come sto per provare, non salì in ufficio al primo piano del 109 o 111 di corsa, afferrò il telefono e chiamò soccorsi ? Era lì a due passi il suo telefono !! Vuoi vedere invece, che coprire il cadavere con giornali era un segnale convenuto visibile dall´alto, per i cecchini : ok, tutti morti o in fin di vita, potete eclissarvi, missione

compiuta ? Non contento, barbaro prende Zizzi agonizzante, riverso sul cruscotto con 3 fori nella schiena e 3 di uscita in petto, e lo risolleva sul sedile rozzamente - aggravandone l´emorragia come farà anche l´improvvido poliziotto Di Berardino poco dopo.

A quel punto arriva un poliziotto che quasi certamente è spinella capo della digos romana, e finalmente toglie di torno barbaro, il quale va in ufficio. Direi che sarebbe ora di chiedere a barbaro chi altri c´era in ufficio oltre lui quella mattina, per poter convocare questi altri e verificare il tutto, o almeno sentire anche loro come testimoni - nulla. Ufficio vuoto alle 9 passate ? Niente dipendenti, operai, nessuno ? Eppure nell´audizione si citano alcuni dipendenti e collaboratori già citati da Giuliano Proto nel 2004 : insabato, galizia, perazzi : dov´erano il 16.3.78 alle 9 ? Perché la Moro2 non li ha sentiti ? Per caso, questo ragionier insabato, era parente del terrorista fascista andrea insabato ? Il perazzi pare fosse già morto per infarto prima del 2004. Nel corso della mattinata della strage, arrivano due giornalisti di Epoca a intervistare barbaro, e l´intervista sarà pubblicata il giorno dopo. Acquisirla agli atti ? Macché. Rintracciare i due giornalisti per un controllo

incrociato ? Nisba.

La moglie del barbaro licia pastore stocchi, era sorella dell´istruttore di gladio fernando pastore stocchi, che abitava lì vicino di fronte a casa barbaro. Ma barbaro non cita gladio, dice solo che fernando era un militare dei bersaglieri in servizio a Pordenone, poi a Roma - la prima è la provincia di cui barbaro è originario, e dove stando a lui stesso, combatté partigiano (vide infra, ennesima menzogna). Non solo, ma barbaro continua elencando gli altri contatti in alto loco della moglie : il generale nicola nicolini, amico del noto generale miceli dei servizi segreti dell´epoca, e massone p2. barbaro definisce il nicolini "altro mio cognato" - cognato è anche un coniuge di fratelli o sorelle - allora questo general nicolini era coniugato con un fratello o sorella di barbaro.

Insomma, barbaro era connesso con i più alti comandi dell´esercito e di gladio e dei servizi segreti.

barbaro aggiunge che col cognato pastore stocchi lui non andava d´accordo sul piano umano e filosofico - però ammette che ne condivideva le idee politiche...E che fernando pastore stocchi era impiegato nella segreteria del generale miceli capo dei servizi segreti. Un generale ufficialmente vicino a Moro, ma con un gladiatore in segreteria...Sul curriculum criminale, fascista e golpista di miceli vito, di cui Moro ingenuamente si fidava, vedi ancora una volta, l´ottimo Coup d´état in via Fani, pendragon 2018, citato.

barbaro taccia di "farneticazioni" le accuse rivoltegli da Carlo D´Adamo sulla fede di Proto/Ferrara (pubblicizzata già da castronuovo manlio bel 2009/2009), di ospitare a Fani 109 giovani funzionari dei servizi. Dice che la sua ditta si occupava esclusivamente di restauri e ristrutturazioni. Poi afferma che il suo ufficio del 109 non aveva alcuna visuale di Fani perché stava dalla parte opposta. Poi definisce farneticazioni anche le ulteriori accuse del suo ex dipendente Giuliano Proto che addirittura barbaro avesse ceduto a questi giovani Fani 109 nel periodo (1973-75) in cui aprì altra sede grande e lussuosa in via Alfredo Fusco, dove a volte li riceveva per discussioni di ore.

Via Alfredo Fusco sta a ridosso del parco del Pineto, dalla porta opposta di esso rispetto a forte braschi, sede del sismi comandato da santovito all´epoca del sequestro Moro, e prima, del sid.

Ma : perché mai un ex dipendente avrebbe calunniato così il suo ex datore di lavoro ? E perché la Moro2 non ha sentito Proto per un controllo incrociato ? Mettendo magari anche a confronto Proto e barbaro ? Poi barbaro nega di conoscere moscardi e bonanni. Eppure almeno quest´ultimo, era vicino di porta al 109, stando anche lui al primo piano sopra l´olivetti. E si occupava ufficialmente di edilizia, era nel ramo.

Riprenderemo il discorso sul barbaro infra, provando trattarsi di un infame impostore delinquente.

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2015/06/10/indice_stenografico.0038.html

Fuso Indo, deceduto, il figlio Fuso Rossano, la moglie Rossi Augusta, deceduta, erano i custodi dello stabile di bonanni e barbaro dei servizi deviati, di moscardi sabotatore fascista ex decima mas della mini cooper, e di sua moglie o compagna iannaccone : non ne sapevano nulla ? Nulla dei parcheggi improvvisamente liberati poco prima della strage davanti a casa loro, tranne le 3 o 4 macchine dei servizi deviati (mini cooper di moscardi tullio ex decima mas, poi servizi; austin morris di bonanni patrizio collegato ai servizi; 127 rossa contromano della polizia deviata davanti alla mini cooper - per non parlare della mini bianca poco più su intestata alla moglie del giornalista ezio zefferi, come scoperto ancora una volta dai due valentissimi citati autori di Coup) ? Nessuna presenza estranea notata al 109 quella mattina ?

A p. 390 si verbalizza che Fusi Indo aveva le chiavi del bar olivetti, che fu lui a consentire ai cc di aprire. L´avvocato Paolo Vitale aveva dichiarato di aver visto luce accesa nel bar, pur se chiuso per fallimento da tempo, pochi giorni prima. Possibile che il portiere non abbia notato nulla di strano in quel bar solo ufficialmente chiuso, prima della strage ?

La 128 CD però, a mio avviso non poteva essere arrivata a Fani/Stresa in testa al convoglio, come ipotizzato da D´Adamo/Hepburn Jr : se Leonardi o lo stesso Ricci fossero riusciti ad uscire, avrebbero potuto usare la 128 CD come riparo. Dunque: la 128 CD sta lì a far teatro, messinscena post-agguato, è stata portata in quel punto DOPO. La farsa dei "cancelletti" è appunto il set di un film, esattamente come a Statz per Schleyer (vedi infra): serve a occultare i veri killer principali di Fani: cecchini militari, o comunque con preparazione militare specialistica, dall´alto, più uno o due artiglieri militari sul piano strada, inizialmente nascosti tra mini cooper del moscardi e 127 rossa. La mini di moscardi e l´austin del bonanni, quelle sì che svolsero il ruolo omicida che abbiam detto. Ma la 128 CD fu puro teatro, perché Ricci avrebbe dovuto rallentare e fermarsi comunque allo stop (in quel punto l´incrocio è pericoloso e non c´è visibilità a destra). Ecco perché la 128 CD sporge oltre lo stop: perché ci è arrivata dopo l´agguato, in retromarcia, e più spazio di quello ormai non aveva più, la 130 essendosi arrestata poco prima dello stop. Ed ecco perché non vi fu tamponamento tra la 130 e la 128 CD : perché quest´ultima inizialmente non c´era. Non dimentichiamo Pecorelli, opportunamente citato da di giovacchino (Il libro nero della prima repubblica, fazi editore, prima edizione 2003, p.231) :

" Si limitano a correre dietro alle pistole cecoslovacche, alle borse tedesche, ai berretti dell´Aeronautica, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..."

La 128 CD non ha alcuna funzione di cancelletto, perché la sparatoria inizia ad auto in movimento ben prima dello stop, come attestano i cristalli infranti dietro alla posizione finale del convoglio. Dunque se Ricci non fosse stato colpito, avrebbe tranquillamente potuto svicolare a sinistra, anche se contromano, o anche a destra, perché se anche ci fosse stata già la 128 CD, le foto mostrano spazio sufficiente tra di essa e la austin per lasciar passare la 130. Oppure avrebbe potuto fare inversione.

Ma l´agguato è militare, la sorpresa è in buona parte riuscita, almeno 3 tiratori scelti dai due lati di Fani, dall´alto, colpiscono Ricci e Rivera i due autisti e Leonardi il caposcorta, al cranio ed al cuore con colpi mortali. Inquinatori poi, predisposti in attesa sul piano strada, come ad esempio barbaro bruno agente di gladio, rimetteranno in auto il corpo di Leonardi ma non avranno il tempo di fare lo stesso con Iozzino. Tutto ciò per rendere credibile il copione che gli agenti fossero stati colpiti solo da sinistra e solo dal piano strada.

Zizzi fu colpito in macchina, da 3 proiettili non mortali, ma l´ambulanza viene deliberatamente ritardata fino a fargli perdere troppo sangue per essere salvato. Sarebbe molto interessante sapere i nomi dei componenti l´equipaggio dell´ambulanza che portò Zizzi al gemelli. È da vomito, che in 44 anni nessuno li abbia interrogati. Quel che si conosce è il nome del primario chirurgo che lo operò : il professor gian carlo castiglioni, lo stesso terrorista di regime che 3 anni dopo fece finta di operare l´attore wojtyla karol dopo il finto attentato al papa del maggio ˊ81. Quando si dice essere in buone mani...

https://www.affaritaliani.it/regioni/policlinico-gemelli-al-prof-giancarlo-castiglioni-intitolazione-di-aula-646648.html

https://www.sanitainformazione.it/salute/loperazione-al-papa-fu-un-miracolo-chi-era-gian-carlo-castiglioni-il-medico-dei-primi-trapianti-in-italia/

https://www.youtube.com/watch?v=fLo8dzVLR4Q

https://www.youtube.com/watch?v=6BzsCUQqy2g

http://letsrollforums.com//fatima-hoax-and-staged-t29187.html

Paradossalmente e penso, involontariamente, è stata proprio la ricostruzione 3D della scientifica, commissionata dall´ultima commissione Moro, a fornire ulteriori prove, indicando graficamente come alcune delle traiettorie dei proiettili che raggiunsero l´alfetta di scorta provenivano dall´alto:

https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

Osservate ad esempio il fotogramma a - 4´30´´: la freccia più alta piantata nello sportello anteriore sinistro dell´alfetta, ha una traiettoria estremamente ficcante. Nessuno sparatore dal piano strada avrebbe potuto ottenere una tale traiettoria alto-basso, nemmeno a sollevare assurdamente il mitra per aria, rivolgerlo verso il basso e poi sparare. Quel proiettile fu dunque sparato dall´alto, da finestra o balcone o tetto, direi a occhio e croce come minimo, da un secondo/terzo piano.

La traiettoria di questo proiettile è evidenziata ancor meglio dalla ricostruzione 3D, come si può osservare a - 4´13´´: la linea rossa è troppo angolata alto-basso per poter provenire dal piano strada. Stesso discorso vale anche per la seconda linea rossa sotto di essa, che la incrocia.

Osservate le stesse 2 traiettorie a -1´35´´ e -1´09´´: esse provengono da molto più in alto delle teste dei (presunti) brigatisti, e pertanto non possono fisicamente provenire dal piano strada.

Si vede bene la differente angolazione del foro superiore dall´alto e dei fori inferiori dal piano strada sull´esterno dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-471e9f8b-35d1-4573-ad79-64a7523ea6be-tg3.html#foto-19

e qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 2´42´´

e qui :

https://video.repubblica.it/webseries/aldo-moro-cronache-di-un-sequestro/2-via-fani-tutti-i-dubbi-sull-agguato-perfetto/299582/300208

3´51´´ : il foro più alto su sportello anteriore sx alfetta è dall´alto e si nota la differenza con gli altri, in primo piano ; anche a 4´03´´, sportello posteriore sx alfetta, il foro più alto sull´orlo superiore appare prodotto dall´alto.

L´ascientifica nella sua relazione alla commissione di qualche anno fa, se la cavò ipotizzando che quei 2 proiettili fossero stati sparati da brevissima distanza - ma questo non spiegherebbe l´inclinazione quasi verticale delle traiettorie, perché gli sparatori avrebbero dovuto inclinare l´arma in un modo assurdo, e fare cilecca da pochi centimetri.

I poliziotti dell´ascientifica avrebbero ben potuto ricavare quelle traiettorie anche da filmati d´epoca come questo :

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

TG 1 annuncia il rapimento di Aldo Moro 16 Marzo 1978 Frajese.

Nel celebre servizio, si vede chiaramente, ancora il foro superiore dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta di scorta, prodotto da tiro ficcante, tra 1´55´´ e 2´00´´.

Soltanto cecchini sparanti dall´alto in basso potevano tirare da lati opposti di Fani senza correre rischio di ammazzarsi tra loro.

Chi furono questi cecchini dall´alto? Chi furono i killer dal piano strada, che pure agirono in seconda battuta, o in simultanea, integrando e completando il lavoro dei cecchini e lasciando tutti quei bossoli per terra? In Italia di gente che sparasse così rapidamente e con tale efficacia omicida, c´era il comsubin - un reparto di incursori specialisti, diretto erede della x mas. Quindi i killer reali di Fani, poterono forse essere stranieri - specialisti americani, inglesi o occidentali in genere o israeliani - o forse il comsubin. In ogni caso, chiunque fu, aveva preparazione militare specializzata. Comsubin e stranieri poterono forse agire insieme - i blue light americani o le sas inglesi con gli italiani del comsubin ad esempio, che dalle sas erano addestrati. Questo non coimplica che sapessero a chi sparavano - un soldato obbedisce agli ordini e riceve solo le informazioni strettamente necessarie alla sua specifica parte nell´azione: on a need-to-do basis, in italiano, in rigida compartimentazione. Comsubin e gladio andavano a braccetto in queste azioni sanguinarie della strategia della tensione.

L´ex membro del comsubin tombolini oreste, interrogato dalla Moro2, si mostra molto reticente e imbarazzato. Ma alla fine, grazie ai commissari che per una volta, lo mettono alle strette come si deve anche se brevemente, sputa fuori i nomi dei suoi colleghi e l´uso da parte del comsubin di elicotteri da trasporto bianchi e senza scritte - come quello che un giornalista dell´ansa, Ianni, vide volteggiare sopra Fani poco dopo l´agguato. Poi tombolini si corregge e nega che fossero senza scritte. Mmm...

"Non saranno infatti andati appunto in elicottero a deporre Moro ?", si chiedeva il solito Pecorelli su OP già durante i 55 giorni - il 25 aprile :

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780425-signed.pdf

(p.6 di 68).

A mio parere pertanto, sospetti cecchini dall´alto di Fani potrebbero ben essere i seguenti membri del comsubin a marzo 1978 :

1. tenente di vascello tombolini oreste, che ebbe a dire alla Moro2 parlando del ´77/´78 :

" In quel tempo mi stavo specializzando nell'impiego delle armi lunghe e stavo studiando un po’ di balistica " - cioè, stava studiando da cecchino

2. il suo collega tenente di vascello del comsubin ugolini

3. l´altro collega tenente di vascello vassale

4. l´altro collega tenente di vascello cespi .

Questi sono i nomi che tombolini, incalzato e minacciato di conseguenze giudiziarie dalla Moro2, dopo lungo tergiversare rivela - e soprattutto, dopo aver reiterato che non vuole coinvolgerli, che non vuole metterli in mezzo - espressioni che si confanno ad azioni criminose, non a legali operazioni militari :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/04/11/indice_stenografico.0131.html

p.17 del cartaceo (i numeri di pagina li trovate inframmezzati tra le righe del testo).

A questi 4 bisogna aggiungere stoinich, il maggiore calcagnile e vittorio biasin, indicati quali componenti della squadra K5 del comsubin :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0977_001.pdf

http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=6564

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/eravamo-pronti-a-liberare-moro

Nella rosa dei sospetti cecchini dall´alto e mitraglieri professionali del piano strada, quello o quelli tra la mini cooper di moscardi e la 127 rossa dei servizi deviati attestati e disegnati da marini alessandro nell´unica parte plausibile e ricca di riscontri incrociati delle sue svariate e variegate deposizioni infra.

biasin dovrebbe fare di nome vittorio :

https://www.anaim.it/wordpress/wp-content/uploads/2002.pdf

p.3.

https://diazilla.com/doc/549080/senato-della-repubblica-camera-dei-deputati

p.15 cart.

E stoinich, ivan :

https://www.anaim.it/wordpress/wp-content/uploads/2002.pdf

p.4.

Interessa notare una serie di straordinarie coincidenze orarie che non possono essere casuali :

parlo dell´operazione smeraldo/rubino del comsubin che in teoria doveva avvenire il 21.3 alle 9 (notare la perfetta coincidenza con l´ora della strage di via Fani) per liberare Moro e fu poi annullata :

http://www.stpauls.it/fc03/0312fc/0312fc34.htm

https://www.misteriditalia.it/casomoro/inchieste/MORO(ilcovosullAurelia).pdf

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/68/audiz2/audizione/2017/04/11/leg.17.stencomm.data20170411.U1.com68.audiz2.audizione.0131.pdf

Ora provate a sostituire le ore 9 del 21.3.78 con le ore 9 del 16.3.78, e l´ubicazione data (un fantomatico casolare in zona Boccea/Aurelia) con Fani /Stresa : lo stesso comandante del GOS, gruppo operazioni speciali del comsubin coinvolto nell´operazione, tombolini oreste, farfuglia sulla data nella sua audizione alla Moro2 :

" il giornalista che mi ha intervistato mi ha chiesto: « Che cosa è successo quel 21 marzo ? » Io, sinceramente, non ricordavo nemmeno la data. Se era il 21 marzo non lo so. L’ha detto lui che era il 21 marzo, ma io... Che ci siamo trasferiti in quella zona, più o meno in quella zona, posso anche dirlo, però dire esattamente dove eravamo era complicato, perché a noi arrivavano degli ordini e si

imbarcava sui mezzi terrestri o sugli elicotteri."

Torniamo al racconto dell´operazione smeraldo dal primo link :

" Flamigni racconta che alle 7 del mattino del 21 marzo 1978 la telescrivente del ministero dell’Interno batte un dispaccio urgente diretto allo Stato Maggiore della Marina militare: «Alfa, attuate interno "Smeraldo"»" : traduciamo nella ben più plausibile possibilità :

ore 7 del 16.3 : kossiga ordina a gladio/comsubin di attuare la strage di Fani preparata da tempo: nome in codice : smeraldo/rubino [2 sommergibili fascisti]; pare che smeraldo e rubino fossero i nomi in codice dei 2 comandanti militari dell´operazione, il maggiore dei carabinieri gaetano calcagnile e vittorio biasin : altri 2 sospetti per la strage di Fani.

" Con questo messaggio in codice il Viminale pone in stato d’allarme alcune unità speciali della Marina militare che avrebbero dovuto spostarsi velocemente a bordo di elicotteri. Alle 7.39 il comandante dell’Unità speciale comunica al ministero dell’Interno che il nucleo è pronto a

partire " : traduciamo:

7.39 : il nucleo di cecchini gladio/comsubin parte in elicottero dalla sua base di Varignano in Liguria, oppure da Luni dove c´era base elicotteri marina militare, oppure dalla piazzola per elicotteri della penisola di Santa Maria a Varignano stando al tombolini alla Moro2, diretta a Roma Monte Mario per la strage.

" Alle 8.15, il comandante dei Gos (Gruppi operazioni speciali), il tenente di vascello Oreste Tombolini, utilizzando una rete telefonica protetta invia al comandante dell’unità Vittorio Biasin il seguente messaggio: «Al 50 per cento l’ostaggio è in un casolare abbandonato in zona Forte Boccea-Aurelia vicino al Raccordo Anulare. Alle 9 i carabinieri della Legione di Roma circonderanno la zona. Condurranno loro l’operazione. Il responsabile è il maggiore Calcagnile. Se le Br sono in zona e spareranno, i carabinieri risponderanno al fuoco. L’intendimento del Governo è di portare a trattativa. Per ora, per noi, solo allarme»" :

non è mai esistita questa prigione di Moro, è solo l´ennesimo depistaggio. Lo stesso kossiga parlerà di "informazione errata"...

In traduzione :

8.15 : il tenente di vascello tombolini comunica che la squadra di cecchini gladio/comsubin da lui comandata (il cui elicottero atterrerà probabilmente nel parco bisignani, un vasto terreno a Monte Mario di proprietà della famiglia piduista bisignani, degli americani e del vaticano) è in volo per poi consentire ai cecchini di prendere posizione a Fani/Stresa, posizionandosi in alto sul 109, sul 106B o su tetti di civici prossimi a questi su Fani alta.

Ore 9 : carabinieri deviati della legione di Roma comandati da calcagnile hanno bloccato tutta la zona dell´agguato circondandola e impedendo ad estranei di passare.

Realisticamente ipotizzando, per un elicottero militare dell´epoca, una velocità media di 270/280 km l´ora, la squadra di killer del comsubin percorre i circa 400 km dalla sua base di Varignano a Monte Mario in meno di 90´, dunque partendo alle 7.39, arrivano a Monte Mario in perfetto orario per posizionarsi per la strage.

È anche possibile che l´elicottero, bianco, e senza scritte come disse inizialmente prima di ritrattare tombolini alla Moro 2, fosse già in attesa a Ciampino od a Pratica di Mare, e fosse ripartito da lì alle 7.39.

" Alle 13 un nuovo messaggio del ministero dell’Interno allo Stato Maggiore della Marina revoca l’allerta: «Topazio slang si abroga» " :

falso messaggio depistante per coprire la vera natura dell´operazione non del 21.3 come fu poi postdatata, ma del 16.

" I nomi di Tombolini, Calcagnile e Biasin compaiono già nel documento del 12 febbraio 1978 relativo alla ´esercitazione´ di gladio ´Rescue Imperator´, in cui si legge testualmente:

« Richiedesi impiego vostre squadre per estensione esercitazione in oggetto. Stop. Richiedesi attivazione immediata sezione ´S´ base 2 Luni. Stop. Squadre: K2, K6, K7 operative. Stop. Squadre: K1 (Tombolini), K5 (Stoinich) operative comando. Stop. Imbarco previsto ore 2.45 giorno 12 andante (febbraio 1978, ndr). Stop. Svolgimento esercitazione area Magliano Sabina/Monte Soratte e limitrofe. Stop. Massima allerta Legione carabinieri Lazio/Roma in area. Stop. Calcagnile est ´Smeraldo´, Biasin est ´Rubino´. No telefonica via filo. Stop. Assoluto cifra radio. Stop. Emergenza codice Nato no Civilavia. Stop. Distruzione immediata presente dispaccio ed eventuali successivi. Stop»" :

eccoli, probabilmente, i veri stragisti operativi a via Fani: i militari comsubin/gladio guglielmi camillo, anche lui partecipe di rescue imperator col "gruppo guglielmi" (fonte : audizione tombolini alla Moro2) tombolini oreste (specialista in cecchinaggio come dichiarerà lui stesso alla Moro2), stoinich ivan, calcagnile, biasin vittorio e i colleghi di tombolini da lui citati alla Moro 2 ugolini,vassale e cespi: questi furono assai verosimilmente, gli ufficiali in comando dell´operazione strage di Fani, poi coperta come tentativo abortito di salvare Moro e postdatata al 21.3.

vassale dovrebbe fare di nome roberto : ha fatto carriera, diventando capitano, colonnello e infine ammiraglio come il camerata di comsubin tombolini :

https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=roberto+vassale+capitano

Sulle tendenze fasciste del comsubin erede non solo militare della x mas, basta leggere siti come questo :

https://www.anaim.it/goi/comandanti/

Notate come cliccando su comandanti comsubin, la lista inizi dalla x mas, compreso l´infame junio valerio borghese...

Il comandante del comsubin durante i 55 giorni, e già a partire dalle fasi preparatorie del sequestro Moro, si chiama marcello celio (2.6.77 - 2.8.78) che pare aver rivestito la carica, a giudicare dalle date, solo per partecipare alla strage di via Fani ed al sequestro di Moro. Era ammiraglio, vicecapo di stato maggiore della marina, dunque vice del piduista torrisi, e lui stesso criminale eversore della P2 (tessera P2 1825) e membro del comitato del viminale istituito dal criminale kossiga per gestire il sequestro e l´assassinio di Aldo Moro per conto del bilderberg :

https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/05/16/news/moro_scheda-35116069/

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0873_001.pdf

Se clicchiamo su comandani GOI (gruppo operativo incursori, il gruppo operazioni speciali della marina, suppongo affine al comsubin), troviamo vittorio biasin, anche lui in carica solo parrebbe, in funzione della preparazione ed esecuzione del golpe di via Fani : 1.9.77 - 20.2.79.

Se infine clicchiamo su comandanti GI, che non so cosa sia ma comunque sarà un terzo gruppo di incursori di marina affine a comsubin e GOI, allora peschiamo :

tenente di vascello guido ugolini, che non può esser altri che l´ugolini citato come collega da tombolini alla Moro 2 : anche lui come gli altri, riveste la carica solo in preparazione al golpe di Fani : 16.10.77 - 14.2.78.

Poi prese parte il maggiore dei carabinieri gaetano calcagnile, al comando di carbinieri deviati della legione Roma.

Ma tutti questi furono con tutta probabilità, solo i meri esecutori della strage di via Fani : la responsabilità militare dell´ordine impartito fu del capo di stato maggiore della marina militare, poiché tombolini stesso rivela alla Moro2 che il comsubin come unità speciale non era sottoposto alla linea gerarchica normale ma dipendeva direttamente dallo stato maggiore della marina - il cui capo al 16.3.1978 era il criminale piduista eversore torrisi giovanni (tessera P2 numero 631), già golpista occulto della notte dell´Immacolata e benemerito decorato anche dai criminali eversori del sovrano miltare ordine di malta che incontreremo ancora infra :

https://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/organizzazione/csm/csmm/Pagine/default2.aspx

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Torrisi

https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_pro_merito_melitensi

E torrisi a sua volta, prendeva ordini direttamente da kossiga come attesta lo stesso tombolini alla Moro2, confermato dal presidente di commissione fioroni :

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/68/audiz2/audizione/2017/04/11/leg.17.stencomm.data20170411.U1.com68.audiz2.audizione.0131.pdf

p.10.

Su tutta la vicenda vedi anche le buone intenzioni del collaboratore della Moro2 magistrato Donadio, insabbiate come al solito :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0977_001.pdf

Come avrete notato, di tutti questi farabutti del comsubin etc., ho trovato senza troppe difficoltà il nome e notizie - tranne che del tenente di vascello cespi citato da tombolini alla Moro2 come uno dei suoi pari grado comandanti di team incursori del comsubin all´epoca del sequestro Moro. Vuoi vedere che cespi è stato occultato appositamente sui motori di ricerca proprio perché fu lui il comandante del team che compié il massacro di via Fani ? E forse partecipò anche al sequestro di Moro in elicottero cui alluse pecorelli ?

"«Camillo Guglielmi», sottolinea ancora Sergio Flamigni, «risulta essere un colonnello del Sismi, uno dei migliori addestratori di Gladio, esperto di tecniche di imboscata, che lui stesso insegnava nella base sarda di Capo Marrargiu dove si esercitavano anche gli uomini di Stay Behind " :

imboscate militari come quella di Fani.

Questa stessa masnada di criminali golpisti e traditori della Patria aveva fatto la prova generale a Campo Imperatore o non distante a febbraio 1978, tutti insieme appassionatamente, protetti anche qui dal solito cordone di carabinieri deviati.

" E proprio in quell’area, stando al libro di Sergio Flamigni, Convergenze parallele, era collocato un ponte radio che sarebbe servito a trasmettere messaggi tra le Br del covo di via Gradoli e un loro uomo che stava nella Valle del Salto, a due passi proprio da Campo Imperatore " :

serve farsi le ossa alla sit-siemens come moretti e alunni :

http://www.stpauls.it/fc03/0311fc/0311fc44.htm

Fani fu dunque affidata dal terrore globale e nazionale di regime capitalfascista, a gladio militare, sia come preparazione, sia come esecuzione : moscardi (il proprietario della mini cooper), pastore stocchi, forse languasco, tutta o quasi feccia ex decima mas o affini corpi scelti fascistissimi, coadiuvati da agenti deviati come bonanni e barbaro e terroristi fascisti come rauti. Solo che questi erano sessantenni, troppo vecchi per sparare, o giovani ma non militari come bonanni, e allora a rescue imperator nel febbraio ´78 fanno la prova generale dopo lunga preparazione, insieme con il comsubin, che includeva giovani cecchini allenatissimi come tombolini stesso attesta alla Moro2 di esser stato allora.

Tombolini, calcagnile e biasin, stoinich, ugolini,vassale, cespi: questa è probabilmente la rosa di nomi entro cui trovare i cecchini di via Fani, quelli dall´alto almeno. Più forse altri delle loro squadre K, i cui nomi sono ancora ignoti, per il piano strada. Comandati dai carabinieri gladiatori deviati calcagnile e guglielmi, per ordine del mandante torrisi capo di stato maggiore della marina, eversore piduista, che l´aveva trasmesso al suo collega massone deviato celio marcello capo del comsubin. E torrisi dipendeva da kossiga. E kossiga da kissinger e sua maestà britannica.

Ribadisco che non sto formalizzando accuse contro nessuno, né spacciando false certezze, né è mia intenzione calunniare o diffamare. Sto esprimendo sospetti che spero aver dimostrato fondatissimi: gladio opera a Fani, su questo non v´è dubbio: e di gente che sparasse così, come ebbe a dire il generale Serravalle che se ne intendeva, in Europa ce n´eran pochissimi, e pochi nel mondo potremmo aggiungere. Dunque è logico indagare nel comsubin per trovare i cecchini dall´alto di Fani. Tutto chiese la Moro2 a tombolini, tranne dove fosse il 16.3.78 alle 9, e chi o cosa poteva confermare il suo alibi... Né la Moro2 convocò mai tutti gli altri.

Sospetto è anche un altro soggetto, non comsubin, de vuono giustino, il famoso killer ex legione straniera, forse l´esecutore materiale dell´assassinio di Moro: stando al seguente servizio, anche lui era in via Fani il 16.3.78 :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

Da 56´11´´ in poi, e soprattutto a 56´16´´, lo si vede proprio vicino al 106, sempre SE è davvero lui, anzi dentro il comprensorio del civico 106, vicino al balcone di de chiara giovanni al piano rialzato/primo piano. E chissà chi sono quei due con cui si sta intrattenendo : secondo una mia fonte attendibilissima, giornalisti : " Ugolini (forse all’epoca lavorava già in Rai come cronista di nera) è quello col soprabito scuro. Nelle foto manca quella in cui la mia fonte aveva riconosciuto Marco Sassano (Giorno), enfant prodige, cronista di nera. Paglia è quello con la barba e i Rayban, l’unico che potrebbe dare adito a qualche sospetto...però...abitava da quelle parti e si occupava stabilmente di giudiziaria. Cosa penso dei tre colleghi? Escluderei qualsiasi coinvolgimento. Comunque, già all’epoca Paglia ne aveva combinate parecchie. ". Vedi le foto anche qui :

https://formiche.net/2017/05/aldo-moro-foto/foto-inedite-via-fani_5/

Ma se quello è davvero de vuono, che ci facevano detti giornalisti in sua compagnia ? Ancora una terza foto a 56´21´´ parrebbe ritrarlo in compagnia del trio che appare anche nella foto precedente: e paiono avere un palco privilegiato, perché ci sono solo loro lì. Come hanno fatto quei 4 a entrare nel giardino privato del 106 ? Alcuni quella mattina vi entrarono scavalcando per vedere meglio e fotografare. il de chiara, possessore esclusivo del giardino, ebbe ad affermare che i giornalisti colleghi li aveva fatti entrare lui. Ma SE quello è de vuono, che ci fa un killer con preparazione militare, tiratore scelto, la mattina della strage? Queste foto sono del fotografo Gennaro Gualerzi, che aveva negozio di fotografia lì vicino in via Stresa con la figlia Elisabetta (Studio Ottica GR2, oggi di Elisabetta Gualerzi, via Stresa 37/A).

L´identificazione del de vuono però non è affatto certa. Anti la direi molto dubbia, obbiettivamente.

" Guido Paglia, amico di Merlino, militante di Avanguardia Nazionale e giornalista amato dai Servizi (che anni dopo vedrà premiata la sua carriera di eversore e di diffusore di veline con la nomina a vicepresidente della Rai) " era fin dai primi ´70 almeno, esperto nel creare false piste rosse per le stragi nere (Coup d´état in via Fani, pendragon editore 2018, p.116).

Ci tengo a sottolineare qui, che la pista calabrese/´ndrangheta a via Fani è un depistaggio comprovato :

http://www.sedicidimarzo.org/2020/12/inedito-nuove-immagini-del-presunto.html

antonio nirta non era affatto in via Fani come invece depistò anche la Moro2 ; e con tutta probabilità l´altro sulla ringhiera non è de vuono.

de vuono peraltro, più che ´ndrangheta fu legione straniera e infiltrato nelle br dai servizi deviati, e stando a pecorelli, fu l´assassino di Moro assieme a moretti - ma questo a Caetani non a Fani.

A 56´55´´ nello stesso servizio, si vedono i 2 fori da traiettorie dall´alto sul fianco sinistro dell´alfetta: v´erano dunque cecchini anche sul 109, infestato da terroristi di regime come bonanni patrizio e moscardi tullio e barbaro bruno. Ma anche da uno ´ndranghetista: nirta antonio il giovane, detto due nasi ? :

https://www.lavocedinewyork.com/news/2016/02/01/il-caso-moro-e-la-pista-forte-della-ndrangheta/

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/03/14/news/cosa-ci-faceva-il-boss-in-via-fani-una-foto-puo-riaprire-il-caso-1.319559

Ripeto che la pista ´ndrangheta a Fani è stata provata falsa, e direi ennesimo depistaggio, qui :

http://www.sedicidimarzo.org/2020/12/inedito-nuove-immagini-del-presunto.html

Uno o più killer completarono l´opera dal piano strada, forse sempre membri del comsubin, perché è più facile operare in team in queste cose, che con sconosciuti: o forse, membri deviati del comsubin ed ex repubblichini come moscardi etc., sas inglesi, blue light americani e simili, s´erano allenati insieme in prove generali tipo l´esercitazione rescue imperator coordinata da guglielmi camillo a inizio 1978:

http://www.stpauls.it/fc03/0312fc/0312fc34.htm

il de vuono peraltro, era un ex legione straniera, esperto d´armi. Non si sa neppure se sia vivo o morto :

https://formiche.net/2017/06/aldo-moro-via-fani-de-vuono/

https://formiche.net/2017/05/aldo-moro-foto/

Moro si sedette effettivamente sulla 130 quella mattina, accanto ai giornali che Ricci gli comprava la mattina presto a Piazzale della Radio, dove c´era l´autorimessa che custodiva la 130 (stando a filippo boni, gli Eroi di via Fani, 2018) ed alle borse (che Leonardi era salito a prendere e poi aveva messo in macchina prima che Moro scendesse, tranne quella dei documenti riservati, che a detta della moglie Eleonora, Moro portava sempre con sé e non affidava a nessuno nemmeno agli agenti di scorta) col cappotto e i cappelli sul davanzale dietro etc. - ma ne scese sotto o non lontano da casa sua, per non più risalirvi.

Moro in macchina usava sedere dietro Leonardi, perché in 2 immagini è seduto a destra, non a sinistra :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

55´40´´.

Anche qui sta dentro, e ancora a destra:

http://www.firenzetoday.it/cronaca/brigate-rosse-moro-libro-balzerani-cpa.html

Anche qui pare uscente da destra :

https://www.ilpost.it/2014/04/30/i-falsi-misteri-sul-caso-moro/

Cioè : in quasi tutte le immagini che ho trovato in cui è seduto in macchina, sta a destra - il che è più logico, dato che così il caposcorta quando la macchina si ferma può più rapidamente scendere, aprirgli lo sportello e fargli scudo, cominciando la protezione fuori, senza dover perdere tempo a girare attorno alla macchina per aprirgli se stesse a sinistra, come si vede bene in questo video :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 3´14´´ : Leonardi fa scendere Moro da dietro a destra.

Non sono sicuro però che fosse sempre così: quel che posso dire, è che in tutte o quasi le immagini che ho trovato sinora sul web di Moro seduto in macchina, sta a destra. Da un altro paio di immagini invece, in cui non è seduto ma appare in procinto di sedersi o appena uscito, parrebbe essersi collocato o star per collocarsi a sinistra. Questo è l´unico video in cui appare seduto a sinistra, ma Leonardi è assente e anche l´autista, quindi non si capisce il contesto del breve spezzone :

https://www.youtube.com/watch?v=b6s9plUPaeM

Da 14´06´´ in poi; ma a a 14´14´´ al posto di Leonardi sale un vecchio con l´aria del politico !

La scorta no: e Moro appare giovane, dunque siamo in un contesto storico ben diverso dal 1978.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p.132 al cursore : Pistolesi dichiara che Moro solitamente viaggiava nella parte destra dell´auto.

Quindi è altamente probabile, direi ragionevolmente certo, che Ricci quella mattina a Piazzale della Radio avesse posto il mazzo dei giornali a sinistra come al solito, e che esso fu spostato a destra da inquinatori di regime dopo la strage per far credere che c´era Moro, che era seduto a sinistra e da lì fu estratto come da copione.

Osservate questa foto dell´ingresso di via del Forte Trionfale 79, dove Moro abitava : vi era ampio spazio per la 130 sia sulla piazzola antistante il cancello, sia dentro il carrabile giardinetto interno, ed un´inquilina di allora mi ha detto che alla 130 di Moro era concesso il privilegio di entrare in giardino : dunque, nessun motivo al mondo aveva Moro di sedersi a sx quella mattina, né Ricci di mettere la mazzetta a dx :

https://www.google.com/maps/place/Via+del+Forte+Trionfale,+79,+00135+Roma+RM/@41.9394255,12.4334006,3a,37.5y,312.92h,84.12t/data=!3m6!1e1!3m4!1sghM2iyrCGTHiRIrnmReK1A!2e0!7i16384!8i8192!4m5!3m4!1s0x132f5e1c6f697b31:0x2ba20dcb9299651f!8m2!3d41.9396568!4d12.4333564

Concretamente: se guardo e riguardo i dati, il corpus dei dati a mia disposizione finora, le foto e i servizi d´epoca, il corpus delle commissioni etc., allora ne evinco che nulla fu lasciato al caso in via Fani. Verso qui che ovviamente, in poco più di 4 anni di studio non posso esser riuscito a leggere tutti i milioni di pagine di atti ufficiali disponibili sul caso Moro.

Ma in base al moltissimo che ho studiato, se provo a calarmi nei panni di kissinger, delle due l´una: aut io voglio Moro vivo, e illeso per non creare complicazioni assistenziali in prigionia, ed allora lo devo prelevare prima di Fani. Aut io voglio Moro morto, od è irrilevante per me se muore subito od in prigionia, ed allora lo mando a Fani con la scorta. E sicuramente il bilderberg lo voleva inizialmente vivo, sia per estorcergli tutti i segreti di Stato che poteva, sia soprattutto per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni, che imprimesse bene e per sempre nella memoria delle masse la malvagità del comunismo e le conseguenze a cui porta ogni apertura a sinistra. Sia infine per strombazzare le foto del prigioniero coi bandieroni "br" sullo sfondo, i volantini "br" e tutto il resto dell´armamentario visual-teatrale atto a spazzar via ogni possibile dubbio collettivo sulla responsabilità di Fani e infine di Caetani. Dubbio che sarebbe sorto e rimasto, se Moro fosse stato ucciso a Fani con gli altri. E Moro morto a Fani sarebbe assurto a santo subito, a martire - addio linciaggio morale dei 55 giorni.

Dicat quis a questo punto : ma se c´erano i migliori cecchini dall´alto, che uccisero Ricci e Leonardi e Rivera con estrema precisione ; e se i "br" avieri tirarono in aria e in alto solo per spaventare gli affacciati ; e se i due killer in borghese tirarono solo ad alfetta e Iozzino uscito ; e se i certi colpi di grazia a Ricci (e forse quelli a Leonardi) furono esplosi a bruciapelo, senza rischio di cogliere

Moro ; perché escludere che Moro fosse in macchina, e che fosse possibile in un agguato così concepito, avere la certezza preventiva che non sarebbe stato ucciso o ferito ?

Respondetur : ci sono frammenti di proiettile e forse un proiettile integro sul pianale dove Moro avrebbe poggiato i piedi se presente e seduto a sx dietro Ricci come da vulgata ; ci sono impatti di proiettili sia sotto sia sopra il finestrino posteriore dx della 130, lato interno, dunque più proiettili a bruciapelo o no andarono a vuoto o proseguirono la loro corsa dopo aver trafitto Ricci - se Moro si fosse buttato a dx per ripararsi, avrebbero potuto prenderlo ; anche i migliori cecchini del mondo possono sbagliare, specie sparando ad auto in movimento anche se rallentato ; se Leonardi tentando di uscire, invece di essere colpito a morte all´istante, fosse riuscito a rispondere al fuoco, Moro se presente si sarebbe trovato tra due fuochi ; e non mi si dica che la pistola di Leonardi fu trovata nel borsello chiusa, primo perché come inquinatori post-agguato rimisero dentro il cadavere del Maresciallo, così avrebbero potuto togliere la pistola di mano al suo cadavere e rimetterla chiusa nel borsello ; inoltre perché Leonardi negli ultimi tempi, stando al boni ma anche a un brigatista che pedinava Moro all´università, portava una pistola, probabilmente una seconda pistola, alla cintola sulla schiena ; non dimentichiamo che, teste la moglie Ileana, Leonardi quella mattina aveva preso altre munizioni. Era dunque in massima allerta, e lo era da mesi, altro che pistola nel borsello. Verso qui che la pistola dell´autista Rivera dell´alfetta viene trovata fuori borsello al suo fianco e col colpo in canna, e così doveva esser pronta anche la beretta di Iozzino che infatti riuscì a usarla.

Solo Ricci aveva la pistola nel borsello per una sua dolente realistica filosofia generale attestata dal figlio Giovanni - che tanto impacciato dalla guida, in caso di agguato non sarebbe riuscito ad usarla.

Inoltre Moro senza cintura, se presente ribadisco, avrebbe potuto essere proiettato in avanti dal brusco stallo a strappi della 130 e dal tamponamento da dietro dell´alfetta, ferendosi. O morire d´infarto per il terrore dell´inferno improvviso attorno a sé - non dimentichiamo che aveva 61 anni nel 1978, e che non aveva alcuna esperienza di combattimento, pur essendo stato chiamato alle armi per breve tempo in guerra, ma credo solo con funzioni amministrative.

Ecco perché l´assenzialismo ha infinite chances in più della presenza - e come il marini mentì su parte delle sue testimonianze, così avrebbe potuto mentire sul Moro a Fani, che peraltro affermò di CREDERE di riconoscere non di esserne certo.

La austin morris di bonanni (servizi deviati) non sta lì a far da cancelletto, a intralciare Ricci, bensì ad intralciare la prevista uscita di Leonardi. Ricci arriva a quel punto dove si ferma la sua auto, già moribondo per il colpo alla testa del cecchino dall´alto. La sparatoria inizia ad auto in movimento diversi metri prima della posizione finale, questo è provato dai cristalli a terra dietro l´alfetta di

scorta. E se Ricci non fosse ancora stato colpito quando fosse arrivato in prossimità dell´incrocio, e avesse voluto svicolare quando son cominciati a piovere i colpi, avrebbe potuto farlo a sinistra dove non c´era nessuno, non è che uno in mezzo a una sparatoria stia a rispettare i sensi di marcia. Ma avrebbe potuto farlo benissimo anche a destra, perché lo spazio tra la 128 CD, anche ammesso che si fosse bloccata lì a far da cancelletto fin dall´inizio dell´agguato, e l´austin morris parcheggiata a destra da bonanni è abbastanza grande per consentire alla 130 di infilarvisi :

http://www.archivioriccardi.it/archivio/archivio-storico/varie/rapimento-di-aldo-moro-1978/rapimento-aldo-moro-16-marzo-1978-via-fani-004-10265.html#joomimg

(foto 4 e 19 della gallery).

Si vede ancora meglio qui :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

(foto 9, cliccateci sopra per ingrandire).

E perfettamente qui :

https://www.youtube.com/watch?v=CSKYNrUzGNs

a 3´08´´.

A 3´10´´ poi si vede bene come le ruote anteriori della CD siano girate, rivolte verso destra, come di chi sia arrivato a marcia indietro provenendo da Stresa a destra: se infatti la CD fosse stata in testa al convoglio, e avesse frenato di botto o no, come vuole la vulgata, quelle ruote anteriori sarebbero più o meno dritte come le posteriori.

https://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/15_marzo_16/aldo-moro-rapimento-sequestro-via-fani-anniversario-16-marzo-1978-38047122-c98a-11e4-84dd-480351105d62.shtml

Nella 5 di 25, si vede benissimo come la 128 cd è arrivata lì dopo la strage, in retromarcia provenendo da Stresa da destra rispetto al senso di marcia del convoglio.

Per non parlare, ripeto, dell´amplissima possibilità di rapida inversione di marcia a sinistra da parte di Ricci. E dell´assenza di tamponamento tra 130 e CD.

Il presunto cancelletto inferiore dunque, non serve assolutamente a niente (se non a mascherare la stranezza che il tratto di strada della strage sia l´unico sgombro di macchine) specialmente se ricordiamo che l´agguato inizia decine di metri prima dello stop. La 130 si ferma da sola, va in stallo dopo che Ricci colpito al cranio da cecchini dall´alto, ha perso quasi coscienza e rilasciato i pedali. L´austin è parte del depistaggio, del set di cinecittà, bonanni è un criminale fascista che si è fatto usare a pagamento come moscardi e compagni di merende. Dietro alla austin non si nasconde nessun killer, è troppo vicina alla scorta, sarebbe stato un suicidio sparare da lì dietro.

LA AUSTIN STA LÌ A FAR MESSINSCENA, FILM SET, PER OCCULTARE I CECCHINI DALL´ALTO CHE SONO I VERI KILLER PRIMARI DELL´AZIONE MILITARE, E INTRALCIARE L´USCITA DI LEONARDI.

LA 128 CD VIENE POSIZIONATA DOPO LA STRAGE, NON SERVE ASSOLUTAMENTE A NULLA COME CANCELLETTO, ALLO STOP IL CONVOGLIO AVREBBE DOVUTO RALLENTARE E FERMARSI COMUNQUE, DATA LA PERICOLOSITÀ DI QUELL´INCROCIO, DANDO MODO AI CECCHINI DALL´ALTO E POI DAL PIANO STRADA A SINISTRA DI SPARARE A BOTTA SICURA O QUASI.

In Zupo/Recchia, Operazione Moro, Franco Angeli Milano 1984, p.15, mi imbatto nella notizia agli atti del primo processo Moro, che la 128 CD era stata notata, oltre che da altri su via del Forte Trionfale (Iorio, personale della clinica), anche dalla sempre vigile Eleonora moglie di Aldo :

" Eleonora Moro ha protestato per quella macchina ferma da giorni e giorni quasi sotto casa; ha chiesto 'che si vigilasse, che si vedesse chi c´era dentro, quali erano i motivi per cui stazionavano lì regolarmente, con due persone all´interno'; che il numero di targa 'è stato annotato, è stato riferito, sia al commissariato di zona che al Ministero degli interni'. Ma, a quanto pare, nessuno si è mosso. " La fonte che Zupo/Recchia danno è la deposizione di Eleonora davanti alla corte d´assise, udienze 12 e 19 luglio 1982 (nota 2 p.20). La corte chiede le segnalazioni alla polizia, che fa la gnorri. Agnese Moro seconda figlia di Aldo, il 20.7.82 aggiunge di credere che l´interlocutore su queste cose fosse Parlato, capo della polizia. Alle pp.39 sqq., Zupo/Recchia citano interi brani del processo. Eleonora non dice che era una 128, né nomina esplicitamente la targa CD, però attesta che era una macchina piccola, chiara. E che Leonardi aveva preso la targa, e la macchina era stata segnalata più volte alle autorità sia da Moro, sia da Eleonora sia da Leonardi. Della 128 CD ferma in via del Forte Trionfale da diversi giorni prima del sequestro, ricordano gli autori, parla anche l´infermiera Martini della clinica Villa Maria Pia e l´ambulanziere Mario D´Achille che per un soffio evita di sbatterci contro quando la 128 CD fa un´improvvisa inversione.

Sono dati importantissimi. La CD fa di tutto per farsi notare, per fare teatro, per restare impressa al maggior numero di testimoni possibile, nella più assoluta impunità. Ciò coimplica che la teoria che la 128 CD facesse parte del convoglio di scorta a Moro è del tutto errata. Non si mette davanti a un convoglio una macchina segnalata dalla scorta stessa alle autorità da giorni come sospetta, con targa rubata e abusiva, rubata essa stessa. La 128 CD sta lì a fare teatro, imprimersi nella mens collettiva come cancelletto "br" che non fu mai. Scordatevela, fu solo depistaggio, né ebbe altra funzione a Fani (dove fu piazzata davanti alla 130 DOPO la strage), se non appunto coreografica. E scordatevi il depistaggio dei servizi sul presuntissimo sorpasso a Fani alta e Ricci che si affretta a riagganciare la CD : tutte menzogne di regime, messe in giro dalla premiata ditta casimirri/sisde negli anni ´90. Bravissimi Zupo/Recchia a trarre la giusta conclusione a p.45 già nel 1984. Conclusione che io ho solo ampliato e corroborato.

Ma v´è chi sostiene, sulla base della seconda testimonianza del marini alessandro, che la 128 CD facesse parte del convoglio e che da essa scesero due carabinieri traditori conosciuti da Leonardi e Ricci, si avvicinarono alla 130 senza destare sospetti e uccisero i due agenti in macchina :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

p. 401 cartaceo.

Una tale dinamica è implausibile, perché per errore di tiro o se Leonardi o Ricci fossero riusciti a deviarne un braccio, i due killer si sarebbero uccisi tra loro, stando ai due lati opposti. Inoltre come avrebbero potuto colpire Leonardi sulla sommità del capo ? Poi, sparare a bruciapelo attraverso finestrini chiusi senza almeno occhiali da saldatore, vuol dire rischio altissimo di scheggia nell´occhio e addio - è assurdo. Bisognerebbe allora presupporre che i due traditori siano riusciti prima con l´inganno a far abbassare i finestrini a Leonardi e Ricci, che vedendoli scendere dalla CD a quel punto, si sarebbero già precipitati fuori anche loro per chiedere cosa succedesse : ma Ricci almeno, è stato ucciso al posto di guida. E i finestrini appaiono infranti nelle foto e video, dunque non furono abbassati ma infranti. Su tutto questo, ritorneremo a proposito delle varie deposizioni di alessandro marini infra. In sintesi : quando imprecisati membri del commando terroristico spaccano i vetri della 130 (tranne ovviamente quello "di Moro"), Leonardi è già morto, Ricci moribondo, entrambi incapacitati a reagire. I vetri vengono spaccati sia per cancellare i fori singoli dei tiri dall´alto, sia per poter dare i colpi di grazia almeno a Ricci che presenta tatuaggi sul volto martoriato, e spaccati con il calcio del mitra come vedremo attestato da marini, conti e caliò infra, con poco rischio di frammentini di vetro nell´occhio o nella pelle del viso : se infatti si spara ad un vetro, la fisica del gesto manda bensì il grosso delle schegge all´interno, ma le microforze caotiche sprigionate dall´impatto dei proiettili potrebbero anche propellerne parte minima verso l´esterno, mettendo a rischio occhi non protetti.

Questa teoria dei due killer conosciuti che escono dalla CD, si basa anche su un documento allegato agli atti della Moro2, val la pena di discuterlo in dettaglio, mi è stato segnalato da un conoscitore :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0661_002.pdf

Un collega di allora di Adelmo Saba, agente di PS incaricato della sorveglianza di Monte Mario dove abitavano diversi politici di alto rango oltre Moro, tal Antonio Pugliese, racconta che sempre, la scorta regolare di Moro veniva rafforzata da una o due macchine del commissariato Monte Mario, le quali però si posizionavano a 50 metri dall´alfetta che seguiva la 130 di Moro : come dunque si sarebbe potuto trattare della 128 CD, che viene ritrovata davanti alla scorta ? Comunque è interessante apprendere che solitamente vi era effettivamente (sempre se Pugliese dice il vero) una scorta aggiuntiva di una o due volanti che partivano con la scorta abituale sotto casa Moro e lo seguivano fin quasi ai confini di Monte Mario per poi lasciarlo. È interessante perché, dato che gli ordini di servizio del commissariato Monte Mario per quella mattina sono "spariti" come al solito, forse furono proprio questa o queste volanti aggiuntive di zona e/o della Questura, affidate a traditori, a separare Moro dalla scorta abituale nei pressi di casa sua con la scusa di attentato annunciato, e poi a consegnarlo alle "br", magari fingendo di essere colte di sorpresa da un agguato. Leonardi e Ricci si fidarono dunque dei colleghi, che conoscevano, e lasciarono loro Moro quella mattina - ma nei pressi di casa Moro, non a Fani/Stresa dove poi un proditorio ordine via autoradio, anch´esso fatto sparire, oppure un piano concordato la sera prima, li attirò nella trappola dei cecchini dall´alto. Pugliese narra che il 16 marzo smontò alle 7 del mattino e ricevette il cambio - cambio che avrebbe dovuto dunque svolgere l´abituale servizio di scorta aggiuntiva a Moro. Ma non dice i nomi di coloro che rilevarono lui e colleghi smontanti: quei nomi sono importantissimi, ma la Moro2 non glieli chiede. Quei nomi potrebbero essere quelli dei traditori che rapirono Moro.

Altra ipotesi plausibilissima, già discussa al cap.2, è che fu spinella, il dirigente della digos di Roma, a prelevare Moro - essendosi avviato dalla Questura presso via Nazionale alle 8,30 circa per un allarme riferito inizialmente a casa Moro quella mattina, o perché la "strategia" di protezione con separazione era stata concordata con Moro e Leonardi la sera prima in via Savoia. Erano in 4 nell´alfasud : spinella, l´autista Emidio Biancone, il segretario di spinella enrico correale, e un certo dottor giancristofaro : la capienza passeggeri dell´alfasud era di 5 posti. Ricordo che anche mario fabbri, della digos e poi del sisde, e compagno di merende brigadiere vittorio faranda, ed un certo nervalli della digos, si avviarono a ruota seguendo spinella, dunque son sospetti anche loro.

mario fabbri era stato neofascista del gruppo caravella col terrorista nero stefano delle chiaie negli anni ´60 :

https://www.adnkronos.com/sicurezza-e-morto-mario-fabbri-poliziotto-dellantiterrorismo-ai-tempi-delle-br_5dTkpJyITA3HLdCoBX9LuW

il 16.3.78 era commissario capo di PS alla digos :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/12/squalo-4-la-volante-dimenticata-che.html

CM-1 Vol. 30 pag. 106 - Relazione di servizio di Digos 4 del 16 marzo 1978

quindi se non fu spinella, vicequestore aggiunto di grado all´epoca, fu fabbri il "modesto funzionario" cui era affidata la protezione di Moro quella mattina, citato dallo statista in una lettera mutila dalla prigionia che discuteremo a fondo. Peraltro si dice funzionario di polizia, mai funzionario dei cc, che sono esercito.

Allora anche la PS era militarizzata, ma non era esercito che io sappia.

http://www.fascinazione.info/2020/11/5-novembre-1982-muore-pierluigi-pagliai.html

Mario Fabbri, un ex iscritto alla Caravella poi arruolatosi in polizia. Fabbri, grazie alla sua precedente militanza, era in grado di riconoscermi (delle chiaie)

https://it.frwiki.wiki/wiki/Stefano_Delle_Chiaie

Il primo marzo 1968, mentre iniziano le manifestazioni studentesche a Roma, Delle Chiaie partecipa con il suo gruppo al corteo dei manifestanti, che comprende anche il FUAN- Caravella

( Fronte universitario di azione nazionale )

https://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/1998/02/06/LA225.html

fabbri e faranda depistarono pure sull´omicidio pecorelli

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/15/in-carcere-le-spie-del-sisde.html

http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_08614_12

https://www.linkiesta.it/2012/11/uno-bianca-e-evasioni-eccellenti-i-misteri-del-rapitore-di-spinelli/

rapporti di fabbri e faranda con la banda della magliana :

https://books.google.it/books?id=IINLgy0iBEYC&pg=PT14&lpg=PT14&dq=mario+fabbri+vittorio+faranda&source=bl&ots=Ll2syTNFjO&sig=ACfU3U2QEF6_LggAfVLx9auBrroQO4DhhQ&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjquIn0yoL5AhULm_0HHSEkAlsQ6AF6BAgMEAM#v=onepage&q=mario%20fabbri%20vittorio%20faranda&f=false

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0755_001.pdf

Un collega di pugliese all´epoca, Salvatore Tinu del Commissariato Monte Mario, mi ha personalmente smentito nel 2020 che loro volanti facessero da scorta aggiuntiva a Moro; quello che facevano eran controlli diurni e notturni sotto casa dei vari politici della zona, del tutto indipendentemente dal servizio di scorta a Moro. Anche Adelmo Saba, altro collega di pugliese al Monte Mario, parla nelle sue dichiarazioni per la Moro2 di servizio di bonifica, cioè di controllo preventivo dei paraggi di Monte Mario fraquentati dai politici, ma non di scorta aggiuntiva.

Quando pugliese nomina colleghi particolari dell´epoca che ricorda, fa il nome di Ciogli Maurizio , legato al capitano mauro ciavardini, fratello di un noto terrorista fascista latitante, che finirà condannato per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (p.5 di 13) :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0661_002.pdf

Anche il maresciallo Saverio Abbondandolo del commissariato Monte Mario, collega di Saba, Tinu e pugliese, afferma alla Moro2 di non ricordare scorta aggiuntiva a Moro da parte del suo commissariato, pur non escludendolo, ma solo vigilanza e bonifica :

" D.: Si ricorda se per un certo periodo il Commissario Marinelli prese l´iniziativa di

far seguire l'autovettura dell'On. Moro da una autoradio del vostro Commissariato

con tre uomini a bordo, mitra e GAP [giubbotto antiproiettile, nota mia]?

R.: Guardi la Balduina era un quartiere pieno di soggetti importanti e, quindi, da

tutelare, non ricordo un servizio così specifico come lei mi ha detto, non lo escludo,

ma non lo ricordo."

" D.: Chi organizzava le bonifiche sul territorio?

R.: C'erano i servizi sotto casa delle personalità, poi una autovettura che girava da

obiettivo ad obiettivo, in borghese, con due persone a bordo, che agiva in modo

riservato" :

pp. 121 sq. al cursore di :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

Molto importante e contraria in parte, è però la testimonianza di uno dei carabinieri di scorta a luca nipotino di Moro, e maria fida madre di luca e prima figlia dello statista, nel marzo ´78: con questo agente ho parlato personalmente nel 2020, è Rocco Vincenzo Geracitano detto Enzo. Il 16.3.78 mattina dormiva non essendo di turno, avendo smontato alle 3 di notte. Poi alle 10 dopo la strage fu richiamato in servizio. Ha detto che ci poteva essere scorta aggiuntiva di terza macchina, questo lo decideva Leonardi a seconda dei movimenti della giornata, la terza macchina la forniva la ps o i cc a seconda della disponibilità. Non era però un rafforzamento fisso, regolare e quotidiano come invece sostenne pugliese. Gestiva Leonardi.

Moro, mi ha detto questo cc, usciva di norma alle 8,35-8,45 circa - ovvio che per quella mattina il carabiniere non sa niente non essendo stato di turno. Non ricorda chi fosse di turno alla scorta di luca quella mattina, ricorda i nomi di Renato Marcelli che faceva coppia con lui, che era di Roma e poi diventò vigile urbano, e di un certo Calabrese di cognome di cui gli sfugge il nome (si chiamava Alfonso, sta agli atti della Moro1), ma non è più in contatto con nessuno eccetto maria fida con cui si scambia auguri di Natale e simili.

Maria fida, da me fatta contattare sull´argomento, non si è degnata di rispondermi. Renato Marcelli non lo trovo, Alfonso Calabrese è nome troppo diffuso per trovarlo - ammesso che sian viventi.

Non è la prova del 9 che quella mattina la CD si spacciò come terza scorta, però pugliese, il carabiniere e un anonimo abitante di via del Forte Trionfale conosciuto da gero grassi attestano la terza macchina di scorta a Moro, contro Saba e Tinu. Abbondandolo non ricorda il servizio di scorta aggiuntiva ma solo vigilanza e bonifica, però non lo esclude. Occorre notare che sia pugliese sia l´anonimo testimone citato da gero grassi in un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 27.11.2018, segnalatomi da un conoscitore, attestano terza macchina DIETRO le altre, non davanti come a Fani. Tuttavia l´anonimo citato da grassi, con cui grassi ha rifiutato di mettermi in contatto per mia verifica, avrebbe detto che mentre andava a scuola in moto fu fermato presso lo stadio dei marmi da agenti scesi da 128 bianca giardinetta di scorta che seguiva l´auto di Moro. Ma non era l´alfetta che seguiva Moro ? Dov´era l´alfetta, davanti ? Eppure noi sappiamo che quel giorno, 15.3.78, ore 11.45, l´alfetta della scorta tamponò la 130 di Moro, dunque era quella a seguirlo da dietro almeno al momento del tamponamento :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/10/lalfetta-di-scorta-e-l-incredibile.html

La mattina presto a Monte Mario, stando a Pugliese, la vettura aggiuntiva di rinforzo, se proveniente dal commissariato Monte Mario, scortava Moro solo fino ai confini di competenza territoriale.

Io continuo a pensare che la CD non fosse scorta aggiuntiva, anche perché sostengo che Moro fu preso prima di Fani dunque non vedo il motivo dell´aggiuntiva, però la testimonianza del carabiniere di scorta a luca/maria fida/Eleonora è molto importante perché vicinissimo a Leonardi quasi tutti i giorni dalla Pasqua del ´77 (quando iniziò il servizio di scorta a luca e maria fida) alla strage di via Fani, a differenza di Saba e Abbondandolo non direttamente impegnati a casa Moro.

Poi: se la CD era finta terza scorta traditrice quella mattina, che ci faceva a 200 metri da casa Moro alle 6,25, quando la notò la guardia privata Iorio ? Voglio dire, se era terza scorta poteva pure parcheggiare direttamente sotto casa Moro già che c´era.

L´idea degli sparatori che escono dalla CD urta molto contro i tiri dall´alto, con i quali (colpi singoli) a mio parere deve esser cominciata la strage, ad auto ancora in movimento anche se rallentanti in vista dello stop. E Leonardi stando ai medici legali non fu ucciso da brevi distanze. Infine, se la sparatoria iniziò ad auto ancora in movimento, come paiono attestare le schegge dietro l´alfetta, allora l´effetto sorpresa dei due della CD che si fermano allo stop, escono e si avvicinano a Leonardi e Ricci senza destar sospetto perché conosciuti, diventa inconcepibile. Potrebbero casomai, questi ipotetici killer della CD, esser scesi alla fine della sparatoria, per dare i colpi di grazia almeno a Ricci che ne ricevette sicuramente - e per cancellare i fori singoli prodotti dai cecchini dall´alto infrangendo i finestrini della 130 col calcio del mitra. Leonardi invece non pare aver ricevuto colpi di grazia, ma non è certo perché i medici legali non esaminarono, chissà perché i suoi vestiti, né si sa che fine abbiano fatto detti abiti. Perché i segni del colpo di grazia a bruciapelo si possono osservar eanche sugli abiti.

Concludo provvisoriamente notando che, se è vero come osserva un conoscitore, che la prima deposizione di marini senza CD fu fatta il 16 marzo stesso alla digos a tal carlo de stefano che poi fece carriera nell´antiterrorismo e quindi è sospetto di depistaggio per sottrazione :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 45 sq.,

è vero tuttavia pure, che la seconda deposizione di marini, quella in cui appare la CD e i due killer che ne scendono e uccidono Leonardi e Ricci o almeno sparano loro, fu fatta al giudice istruttore infelisi - un depistatore conclamato del caso Moro, quello che disse di non aver controllato gli intestatari di tutte le targhe in zona agguato perché "col traffico che c´è a Roma", quello della falsa pista cecoslovacca etc. - un terrorista di regime come nessun altro, che potrebbe dunque aver depistato per addizione, inventandosi i due killer della CD e inducendo il marini, che quando l´ho intervistato m´è parso ansioso e di fragile psiche, a firmare un verbale falso. Ammetto però che il verbale de stefano, del 16 marzo stesso alla digos, è dattiloscritto, mentre nel verbale infelisi del 5 aprile, manoscritto (dallo stesso marini?) il teste dice " Confermo il particolare che dalla 128 CD uscivano l´autista e la persona che gli sedeva accanto e avvicinandosi alla macchina dell´On. Moro, scaricarono le loro pistole, lunghe, sull´autista e sul Carabiniere accanto" : conferma ? Ma questa parte nel primo verbale manca ! Chiaro che si sospetti censura/tagli da parte di de stefano. Solo che nella prima versione del 16.3 a de stefano, non si ravvisa propriamente taglio, bensì una versione alternativa e inconciliabile con quella ad infelisi del 5.4 come vedemmo supra : cioè che a spaccare i vetri della 130 o almeno quello di Ricci è uno dei 4 avieri distaccatosi dagli

altri !

Sospendo il giudizio sulla CD come parte del convoglio e i suoi due ipotetici killer. Stando ai forensi, Leonardi non fu colpito da brevi distanze. Dunque non possono avergli sparato come afferma marini2 a infelisi tre settimane dopo i fatti. Quando si spaccano i vetri, Leonardi è morto, Ricci moribondo : per i precedenti tiri dall´alto, ripeto ancora e vide infra per le prove.

I vetri si spaccano dopo, chiunque sia stato, per fare teatro, per depistare e nascondere i tiri dall´alto, per la maramalderia dei colpi di grazia.

E : come si fa a colpire un uomo seduto in macchina alla sommità del cranio come si fece con Leonardi, sparandogli da fuori attraverso il finestrino, aperto o chiuso, integro o spaccato che sia ? Poi anche nel secondo verbale marini soggiunge che gli avieri aprono il fuoco contemporaneamente ai due killer della CD - il che è semplicemente assurdo, perché avrebbero ucciso i colleghi, o rischiato di ucciderli anche se avessero mirato solo all´alfetta, per errore di tiro o imperizia, scarto dell´arma etc. Mi dispiace ma il marini1 e 2 non è plausibile. Quando parlai con lui nel 2020, anche tenendo conto dei suoi 77 anni, mi parve ansioso e fragile psicologicamente - insomma il tipo manipolabile. Forse non un agente del terrore di regime, ma uno condizionabile. O forse lo era, e firmò verbali parzialmente falsi a pagamento, vide infra.

Nella seconda deposizione, marini afferma che gli spararono dalla honda colpendo il parabrezza del suo motorino : a me ha detto nel 2020 che non è vero ! Le foto del 16 marzo al motorino smentiscono che fu colpito.

Insomma se spara balle, perché poi dovremmo credere alla storia dei killer della CD ? Ripeto : non dirimo ma dubito fortemente di marini alessandro.

Ripeto ancora che l´unico modo per conciliare la teoria dei tiri dall´alto con killer nelle immediate vicinanze dell´auto di Moro è se appunto, dopo che gli agenti di scorta erano stati tutti uccisi o mortalmente feriti dall´alto, qualche scheinbr o killer professionista nonbr, si sia avvicinato per dare i colpi di grazia a parte dei morti e moribondi, o a far scena per farsi vedere. Il teste samperi, quello che gestiva la pompa di benzina mobil su Fani bassa, a 180 m dall´agguato stando a google, dove lavorava Pietro Lalli, quando sentì gli spari accorse verso i rumori, stando al verbale del 16.3. Samperi (deceduto qualche anno fa) "Notò un´auto blu che procedeva ´a strappi´. Credendo che si trattasse di un´avaria, si avvicinò all´auto, ma un uomo e una donna gli gridarono" di andar via. Questa forse potrebbe essere una parte attendibile della testimonianza peraltro dubbia del samperi, nel senso che se Ricci era stato colpito dall´alto, attraverso il finestrino sinistro, decine di metri prima dell´incrocio, ad auto ancora in movimento, allora incapacitato perse il controllo e la 130 procedette a strappi per un poco prima di arrestarsi in istallo. A quel punto, maramaldi vigliacchi sul piano strada, scheinbr o no, avrebbero avuto relativo agio di avvicinarsi alle macchine della scorta o per i colpi di grazia o per far scena o entrambe le cose.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p.54 : il problema è che la parola strappi è cancellata quasi interamente (da una gelida manina direi...) da quel che sembra bianchetto, tuttavia dopo si parla di avaria, insomma strappi è plausibilissima. Solo che samperi, o meglio il verbale, dice che quando vide la 130 procedere a strappi, lui stava ancora alla pompa, dunque a 180 m, perciò non so come a quella distanza poté dirsi certo che l´auto blu andasse a strappi, ma insomma era un benzinaio e meccanico, aveva occhio professionale, non è da escludere.

Il fatto è che, siccome il resto della testimonianza del samperi su estrazione e borse è chiaramente falso come vedremo, è difficile giustificare il prenderne solo quel che appoggia le proprie idee. Ma Pietro Lalli mi ha detto che i verbali testimoniali suo e di samperi furono in parte interpolati dai cc, che li costrinsero a firmare anche le parti false che non avevano mai visto, ricattandoli perché entrambi avevan precedenti penali - nel caso di samperi, pesanti. Questi verbali possono dunque ben essere un misto di vero e falso.

Certo, se vide davvero la 130 procedere a strappi, da 180 m, allora verrebbe fatto di pensare che la CD davanti non c´era, sennò gli avrebbe chiuso la visuale da così lontano su Fani bassa. Riassumo dunque la sequenza stando a samperi :

- prima egli ode spari, che come preciserà il suo lavorante Pietro Lalli, sono spari singoli inizialmente (Lalli li prende erroneamente per colpi di pistola, comunque singoli e "secchi, molto secchi") ;

- poi si rivolge verso l´incrocio e vede l´auto di Moro camminare a strappi :

dunque : spari singoli di cecchini dall´alto attingono Ricci autista della 130, incapacitandolo : i suoi piedi ormai inerti lasciano i pedali, e la macchina sobbalza sino a fermarsi per stallo.

Per obiettività, verso ancora nella discussione questa fonte segnalatami da un valentissimo conoscitore e sostenitore della teoria della CD come parte del convoglio e dei due killer che ne escono :

Volume 108 della Moro1, p.684 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/608-volume-108-ocr.html

" La scorta, per particolari motivi di sicurezza, può esser raddoppiata ed, in tal caso, l’auto della Personalità è preceduta e seguita da un’auto della scorta ".



I pitosfori del bar olivetti erano bassi e spelacchiati dal lato Fani :

http://www.farodiroma.it/strage-via-fani-quel-colpo-inferto-allo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Agguato_di_via_Fani#/media/File:Via_Fani_Roma,_16_marzo_1978.jpg

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/quarantanni-dalla-strage-di-via-fani/40189/default.aspx

ergo non ci si poteva nascondere lì dietro. Se gli avieri lo avessero fatto, imbracciando le armi una volta resi edotti dell´imminente arrivo del convoglio come avrebbero dovuto fare per esser pronti al tiro, avrebbero attirato l´attenzione della scorta da lontano, rischiando di mandare tutto a monte e di essere uccisi dalla pronta reazione della scorta allertata. Ergo gli avieri eran lì solo a far teatro, e sono "entrati in azione" imbracciando le armi da museo [tranne l´eventuale M12 attribuito a fiore] che avevano, solo DOPO che i cecchini dall´alto e l´artigliere dal piano strada avevano incapacitato la scorta. Questa è la prova del 9 che gli avieri non erano soli a sparare e che la loro funzione fu quasi esclusivamente teatrale. Le divise servirono solo come specchietto per le allodole che si imprimesse nella memoria collettiva una volta additati gli avieri al popolo dalla canea massmediatica come i soli killer.

Fani/Stresa è un incrocio pericoloso per chi venga da Fani alta: a destra Stresa non si vede, quindi bisogna per forza rallentare e fermarsi o quasi a quello stop, cancelletto o no, e poi guadagnare pian piano il centro dell´incrocio assicurandosi che sia libero, prima di proseguire lungo Fani o svoltare.

Ancora Pecorelli, OP del 12 settembre 1978, p. 13 :

" PER NON CORRERE DIETRO ALLE PISTOLE CECOSLOVACCHE, ALLE BORSE TEDESCHE, AI BERRETTI DELL´AERONAUTICA, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..." .

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780912-signed.pdf

p.15 di 68 al cursore, 13 del cartaceo originale riprodotto.

Ricordo che per aver pubblicato simili verità per primo sul caso Moro ed altro, Mino Pecorelli sarebbe stato ucciso 7 mesi dopo...

Gladio era in via Fani, la austin morris blu a destra apparteneva a patrizio bonanni della società poggio delle rose legata ai servizi, con appartamento in via Fani 109 ; e la mini minor verde a sinistra a tullio moscardi (1920+1997), ex decima mas, membro dei servizi deviati, che aveva in uso un appartamento al terzo piano di via Fani 109, scala B int.18. Il B18 aveva diritto al posto macchina in garage condominiale - non tutti gli appartamenti ne avevano, stando all´inquilina Marta Balivo da me intervistata nel 2020, che ha chiesto alla portiera la quale ha detto che il B18 appunto ha posto macchina nel garage. Non ho ragione di ritenere che non fosse così anche nel 1978. La Balivo per esempio non ne aveva, ed era solita parcheggiare la sua 500 davanti all´olivetti, dove usualmente non v´era difficoltà a trovar posto : ma la sera del 15 marzo, non lo trovò : a sua detta, la striscia dell´agguato era tutta occupata da macchine dei terroristi quella sera, poi rimosse al momento opportuno la mattina dopo prima dell´agguato. Tutte, tranne guarda caso la mini di moscardi, l´austin di bonanni, la misteriosa 127 amaranto dei servizi deviati e una mini cooper bianca sullo stesso lato, a qualche metro più oltre su Fani alta, appartenente alla moglie di ezio zefferi - giornalista di regime notoriamente colluso coi servizi angloamericani settore propaganda fin dal 1944. Perché dunque il moscardi, che aveva posto macchina in garage, aveva lasciato la sua mini cooper in istrada proprio alla vigilia del 16.3.1978 ? Perché nessuna autorità ha fatto mai la semplice verifica che ho fatto io, e inchiodato la vedova di moscardi, iannaccone anna maria, alle sue menzogne, quando disse a collaboratori della Moro2 di non ricordare se avessero posto macchina in garage o no ?

La mini ripeto, assolve ad una funzione militare, occultando, assieme alla misteriosa 127 amaranto (dei servizi deviati) parcheggiata contromano accanto a essa, almeno uno dei killer militari del piano strada che completeranno l´opera omicida dei cecchini militari dall´alto. Molti bossoli furono trovati lì in mezzo, e il fotografo Gualerzi li catturò in una delle sue immagini citate supra. La testimone damiani vide una canna di mitra spuntare da dietro la 127 rossa - lei era su Fani alta. E la nuvola di bossoli sta davanti alla mini cooper, guardando da Fani alta, non dietro. Quindi se la damiani vide come vide, una canna di mitra spuntare da dietro una macchina, questa non poté che esser la 127 rossa dei servizi deviati, che dunque fu messa lì da terroristi di regime prima della strage non dopo. marini vide due artiglieri sbucare dal mezzo di mini e 127 - è una delle pochissime cose plausibili dette dal marini.

moscardi deteneva un fucile in casa, a detta della vedova maria iannaccone. Un conoscitore :

" Moscardi potrebbe forse aver sparato anche lui, ma non dal suo balcone, che rimaneva all'interno del profondo cortile tra le due ali (anche qui, scala A e scala B) e aveva una visuale troppo ristretta di via Fani [Moscardi non vedeva da lì nemmeno la sua Mini]. Il compito di Moscardi era forse quello di assicurare la logistica e di controllare che tutto fosse predisposto - così credo si possa interpretare il foglio con dei numeri che si trovava dietro il lunotto posteriore della sua auto. Del resto, anche se faceva sport e andava a caccia, la sua specializzazione era quella di arruolatore e organizzatore. C´era comunque un grande terrazzo con piante di ogni tipo al di sopra del bar - e nelle foto dall´alto è possibile vederlo. " :

raccomando ancora ed ancora, lo splendido libro Coup d´état in via Fani, Pendragon 2018, per tutto ciò. E :

http://www.sedicidimarzo.org/2019/12/lanomalo-caso-di-una-127-rossa-in-via_11.html

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/ANALISI

per la 127 amaranto.

Altra inquietante presenza di terrorista fascista presso il luogo dell´agguato: barbaro bruno, cognato di fernando pastore stocchi istruttore di gladio, al 16.3.78 abita lì vicino, in via Madesimo 40, e pure lui ha il suo ufficio di copertura dei servizi deviati a via Fani 109. Sarà tra i primissimi se non il primo a giungere, o meglio trovarsi, sul posto dopo la strage, e inquinare la scena del crimine. Un ex impiegato di barbaro, Giuliano Proto, testimoniò nel 2003 al regista Ferrara che aveva fatto un film su Moro negli anni ´80, che nell´ufficio di barbaro non si faceva nulla o quasi, che il boss riceveva continuamente strani giovani...

Guglielmi, moscardi, bonanni, barbaro, pastore stocchi, rauti,tullio olivetti, e chi più ne ha... Dice quasi bene grassi che a via Fani c´erano ANCHE le "brigate rosse ". Ma non dimenticate che nel 1978, br = gladio, di cui erano agenti moretti morucci casimirri e lojacono almeno. Senza dimenticare i vari senzani simioni berio a livello più alto di connessione diretta con la nato.

La zona dell´agguato era stata liberata nottetempo o la mattina poco prima dell´agguato, in qualche modo, inclusa la foratura delle ruote del furgone del fioraio Spiriticchio, da TUTTE dico TUTTE le macchine parcheggiate : mai visti tanti parcheggi liberi a Roma. Come già aveva notato anche Marcello Altamura anni fa, nel suo buon libro La borsa di Moro, tullio pironti editore, 2016. Questo per non avere eventuali automobilisti in partenza tra i piedi la mattina del 16, ma anche liberare la visuale ai cecchini dall´alto una volta che, prevedibilmente, gli agenti fossero usciti dalle macchine dopo i colpi agli autisti :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

(Sedicesima foto dell´articolo e della gallery, cliccateci sopra per ingrandirla).

Restano solo l´austin morris dell´agente deviato bonanni patrizio a fare scena imitando il (finto: vedi ultimo capitolo) cancelletto della raf a Colonia l´anno prima - ma anche ad intralciare l´uscita disperata di Leonardi dalla 130, che non riesce ad aprire tutto il suo sportello perché bloccato appunto dalla austin parcheggiata a bella posta a 80 cm dal ciglio del marciapiede !; e la mini di moscardi, ex decima mas poi servizi deviati, che con la 127 amaranto dei servizi, offre riparo a uno se non due dei killer del piano strada :

http://www.sedicidimarzo.org/2019/12/lanomalo-caso-di-una-127-rossa-in-via_11.html#more

Permangono dubbi anche sul ruolo effettivo della presenza sulla scena di una mini cooper bianca con fazzoletti bianchi sotto il lunotto, intestata alla moglie di ezio zefferi ; e di una 850 fiat intestata a tal ascenzi cesare di via Molveno 20. Entrambe le vetture paiono delimitare la striscia dell´agguato su Fani alta :

http://www.iskrae.eu/caso-moro-prima-parte/

Scordatevi i cancelletti, sono solo o quasi una messinscena: quello inferiore non serve a niente - senza negare con questo ovviamente, che su Fani alta e bassa vi fossero armati a impedire il transito durante l´agguato.

Ebbero però probabilmente un´altra funzione operativo/militare le macchine fasciste posizionate per l´agguato: austin morris, mini verde e 127 rossa delimitano, paiono proprio star lì a delimitare la zona dell´agguato. È come se le 3 macchine stiano lì a orientare i cecchini su dove, a che punto, a che altezza della strada debbano iniziare a sparare al convoglio. L´esperto di sabotaggio ex decima mas, moscardi tullio, insieme con l´agente deviato bonanni patrizio, e con lo sconosciuto terrorista di regime che porta lì la 127 amaranto forse la notte prima o la mattina presto, è come se avessero definito la zona dell´agguato ad uso dei cecchini. È di fronte a mini cooper verde e 127, che parte la sparatoria, come attestano i cristalli infranti dietro il convoglio, che stanno appunto in corrispondenza esatta con mini e 127, al centro del segmento delimitato da esse e dalla austin morris azzurra di bonanni patrizio. Altre due vetture su Fani alta chiudono la zona dell´agguato e potrebbero aver giocato ruolo simile : la mini cooper bianca intestata alla moglie di ezio zefferi, notorio giornalista radio-tv e propagandista filoamericano sin dal 1944 ; ed una 850 fiat color caffellatte dal lato opposto, intestata a tal ascenzi cesare :

https://www.iskrae.eu/caso-moro-prima-parte/

Altra prova provata che buona parte della strage fu compiuta da cecchini militari dall´alto, è nelle traiettorie di alcuni dei proiettili che uccisero i 5 agenti: prendiamo come base di partenza del nostro discorso la relazione boffi, cioè la relazione della polizia scientifica alla commissione Moro2 del 2015 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

Da p. 28 in poi, abbiamo l´analisi delle traiettorie suddette :

- Ricci viene colpito da 7 proiettili, nessuno dei quali ritenuto: questo risulterebbe dall´autopsia.

Sia i patologi forensi del 1978, sia la boffi concordano sul dogma che Ricci fu attinto solo dal piano strada.

A p. 28 della boffi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

i forensi parlano, per il terzo proiettile, di " DIREZIONE DA SINISTRA VERSO DESTRA CON OBLIQUITÀ DALL´ALTO VERSO IL BASSO " : dunque non leggera obliquità, obliquità e basta. Alto-basso. E la traiettoria è bensì sinistra-destra - ma dal punto di vista del cecchino dall´alto, non del piano strada.

Se quel foro mascellare fosse stato prodotto da sinistra del piano strada, lo sparatore avrebbe dovuto alzare l´arma e inclinarla poi assurdamente, per ottenere la traiettoria alto-basso. L´unica possibilità per quel tiro, è sì provenienza laterale da sinistra - ma sempre da cecchino dall´alto.

A p.801 qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

trovate la relazione medico-legale del 1978.

In sede di programmazione militare, non si poteva certo affidare a un singolo tiro di cecchino, per quanto superspecialista, la neutralizzazione della scorta. E un fuoco incrociato non lo puoi ovviamente programmare sul piano strada, sennò i killer si ammazzerebbero tra loro. Ma la combinazione piani alti/piano strada è invece esente da tale rischio.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Nessuna perizia balistica in 44 anni, ha mai identificato i 7 proiettili che trafissero Ricci fuoriuscendo dal suo corpo. Nessuna perizia ci ha mai detto con certezza da che arma furono sparati. È apertissima dunque la possibilità che almeno alcuni di essi furono sparati da fucile di cecchino/i e dall´alto.

- Leonardi: da p. 739 dello scan, 746 del cartaceo in poi: è talmente evidente che fu attinto da più colpi dall´alto, quindi fuori dalla macchina o mentre cercava di uscire dalla macchina, che medici e periti di regime dovettero immaginare sue strane torsioni all´indietro per proteggere chissà come Moro, che nemmeno c´era. Invece ecco:

" un proiettile entrante “in corrispondenza della bozza parietale destra…che risulterà emergere

in sede nucale sinistra… situata immediatamente al di sotto dell’attaccatura dei capelli;“ " ;

" un secondo proiettile è penetrato “in regione temporale destra, cm 5 superiormente e cm 2 anteriormente al trago…si diparte un tramite che risulterà raggiungere con lieve decorso dall’alto verso il basso la branca orizzontale destra della mandibola ; …predetto tramite avendo assunto un decorso dall’alto verso il basso e leggermente da destra verso sinistra l’apice [sic, citazione anacolutica] del polmone destro attraverso il cuore sempre da destra verso sinistra fino ad affondare nei tessuti molli paravertebrali a livello del VI spazio ove si rinviene un proiettile“ " . Per VI spazio si intende il sesto spazio intercostale, tra la sesta e la settima costola destra : chiare le figure qui :

https://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/gabbia-toracica.html

Ora poniamo di star guardando ai raggi X lo scheletro di Leonardi visto da dietro, quindi dalla sua visuale mentre tente di uscire o esce dall 130 :

https://it.wikipedia.org/wiki/Scheletro_(anatomia_umana)#/media/File:Human_skeleton_back_it.svg

Ovvio che il Maresciallo non era diritto come nella figura : era verosimilmente piegato, col busto proteso e la testa piegante verso la sua destra : basta poca immaginazione per capire che anche questo proiettile entrante poco sopra l´orecchio destro (il trago è quel lembo di tessuto che protegge l´ingresso del canale auricolare), alto-basso, dx-sx non può che esser venuto dall´alto - e non dalle brevi distanze, come diranno i periti, perché non ci sono tatuaggi sulla ferita di ingresso.

Cioè: questo proiettile ha avuto traiettoria quasi verticale, impensabile dal piano strada; per seguire meglio, osservate l´ultimo manichino rappresentante Leonardi nella grafica, siamo a p. 33 di 122:

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

un terzo proiettile dalla traiettoria quasi verticale lo prende alla spalla destra; ancora altri due dei proiettili descritti nell´autopsia han traiettoria alto-basso :

" un sesto proiettile sempre sulla sommità della spalla a 6 cm dalla precedente lesione foro d’entrata da cui si diparte un tramite che penetra con netta obliquità dall’alto verso il basso della cavità

toracica.“ " ;

" un nono entra all’ “epitorace destro, a livello del V spazio sulla linea ascellare e si approfonda

nella cavità toracica. Ha assunto un decorso obliquo dall’alto verso il basso interessando la cupola

disframmatica [sic] per raggiungere i tessuti molli pericostali a livello della VIII costola sinistra“ ".

In sintesi : Leonardi viene colpito dai cecchini dall´alto almeno 5 volte, con traiettorie impossibili dal piano strada, a meno di immaginare sue assurde torsioni in auto: Leonardi provò a uscire dalla macchina, forse ferito, e nel farlo, sporse il cranio e le spalle, offrendoli ai cecchini dall´alto del 106B e/o del 109 che non aspettavano altro per centrarlo. È possibile che i cecchini, o altri cecchini, fossero posizionati anche su palazzine più in su verso Fani alta.

Nessuna perizia balistica in 44 anni, ha mai identificato tutti e 9 i proiettili che attinsero Leonardi. Nessuna perizia ci ha mai detto con certezza assoluta da che arma/i furono sparati. È apertissima dunque la possibilità che almeno alcuni di essi furono sparati da fucile di cecchino/i e dall´alto.

Delle traiettorie che attinsero Rivera e Iozzino abbiamo citato qualcosa supra e diremo ancora, ma per ora vi basti guardare la grafica per capire con immediata evidenza come tutti e 3 furono attinti dall´alto, oltre che dal piano strada: mi limito per ora a indicare le traiettorie dall´alto che li attinsero:

- Rivera: almeno il proiettile al cranio;

- Iozzino: come vedete dalla figura 28, sono diverse le traiettorie dall´alto che lo attingono, e di cui al solito i legali invertono le direzioni. Tuttavia su Iozzino il giudizio va sospeso, perché gli spararono anche quando era già a terra.

Dunque, Leonardi parzialmente, e Iozzino uscirono dalle macchine e il cadavere di Leonardi fu poi rimesso in macchina per occultare i tiri dall´alto, da inquinatori come barbaro bruno dopo la sparatoria, ma non quello di Iozzino che era troppo lontano. Non è detto però che Iozzino morto non sia stato almeno spostato, dato che presenta piedi accavallati (osservazione di Aldo Villagrossi Cotti ed altri).

Importante a supporto ripeto, è lo studio delle autopsie del 1978 sugli agenti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

In ogni caso, al di là della direzione dei due colpi che egli riuscì a sparare (uno dei quali potrebbe aver colpito la targa della mini cooper, l´altro il braccio/gomito di uno di quei bastardi eversori di killer del piano strada), quel che mi preme rilevare qui con certezza, è che anche Iozzino fu attinto dall´alto, anche se ripeto, la balistica su Iozzino è incerta.

Due sono i proiettili che attingono Iozzino al collo con andamento obliquo dall´alto verso il basso. Uno dei due nel collo, non è di cecchino dall´alto ma è il colpo di grazia perché presenta tatuaggio, tipico dei colpi da breve distanza, dunque gli spararono alto-basso da sopra quando era già in terra

crivellato. Un secondo proiettile di cecchino lo prende all´avambraccio sinistro, sempre alto-basso. Un terzo proiettile di cecchino lo prende a un gomito, sempre dall´alto in basso.

La conclusione dei legali su Iozzino, che tutti i 17 colpi furono esplosi da distanze brevi, è assolutamente da respingere come depistaggio in quanto di tatuaggi ce n´è uno solo.

Nessuna perizia balistica in 44 anni ha mai identificato tutti gli 8 proiettili che colpirono Rivera e i 17 di Iozzino. Nessuna perizia ci ha mai detto da che arma/i furono sparati. È apertissima dunque la possibilità che almeno alcuni di essi furono sparati da fucile di cecchino/i e dall´alto.

Andiamo ora a p.742. Ragiono sulla base dei referti, quindi STANDO ai referti.

Torno su Leonardi: come mostrano le traiettorie descritte dal collegio medico-legale, è colpito quasi esclusivamente dall´alto, 9 volte. Ed esclusivamente o quasi, da destra - ridicole giravolte della boffi a parte. Anche perché, se Leonardi fosse stato colpito mentre si torceva a sinistra "verso Moro", sarebbe caduto in grembo a Ricci o sul freno a mano, e non certo sul suo sedile.

Che significa ? Significa che i cecchini dall´alto fanno TUTTO o quasi tutto il lavoro sporco su Leonardi. Ripeto : Leonardi è colpito SOLO o quasi da cecchini dall´alto, e da nessuno dal piano strada, ed è colpito SOLO da destra. Come faccio a dirlo ? Per un dettaglio fondamentale dei referti medico-legali: i colpi NON provengono da breve distanza. Dunque: sono spari da distanze medio-lunghe; sono spari alto-basso. Sono spari di cecchini appostati o sul famigerato 106B, o sul 109 o palazzine ancora più lontane su Fani alta ; o su elicottero, ma questo sarebbe stato troppo visibile e rumoroso. Il 106A ed i civici immediatamente sopra il bar olivetti sono con tutta evidenza da escludere perché gli avieri sparavano in aria in quelle direzioni a distogliere gli affacciati, come vedemmo supra.

Vorrei chiudere ora il discorso Leonardi, penso definitivamente: il maresciallo fu colpito dall´ alto del civico 109 o prossimi su Fani alta, o 106B di via Mario Fani, o civici adiacenti o prossimi, mentre, appena aperto lo sportello, si catapultava fuori dopo che erano iniziati i colpi su Ricci.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

p. 743 dello scan, 750 del cartaceo, 4 della relazione medico-legale.

Il primo foro d´ingresso esaminato e riscontrato, è sul cranio, bozza parietale destra: sta sulla volta cranica, poco sotto a destra (dx per Leonardi, sx per chi osserva) rispetto alla sommità del capo. Ci sono anche le foto terribili di questo buco in fondo alla relazione. Ma il punto dirimente non è qui: la boffi dice: ok, si girò a sinistra per torcersi verso Moro, offrendo la sommità del cranio quasi in orizzontale ai br che sparavano dall´olivetti. Ma Leonardi non avrebbe potuto essere orizzontale rispetto al finestrino sinistro a meno che non levitasse ! Consiglio vivamente a boffi di leggersi le autopsie prima di sparare patetiche idiozie depistanti del genere. Il foro di uscita è in sede nucale sinistra, poco sotto l´attaccatura dei capelli. Che significa ? Significa che la traiettoria è obliqua, gli attraversa il cranio a un angolo di 30/45 gradi. Anche a Leonardi che si gira verso Moro o verso Ricci, come è possibile coglierlo per traverso, a 45 gradi, da sinistra piano strada ? Non ci vuole troppa fantasia geometrica per capire che ciò è assurdo. Anche se la sparatoria inizia a 130 in moto prima dell´olivetti, ci si aspetterebbe un altro foro almeno nel parabrezza, più in basso. Che non c´è.

La reazione tipica e logica di Leonardi in caso di pericolo era invece la seguente :

" nel corso dell'udienza del 20.07.1982 (Processi Moro e Moro-bis), una figlia del presidente dichiarò quanto segue (atti Commissione Moro1 - Vol 77 pag. 121 e segg):

Agnese Moro: [...] ricordo due episodi che sono a mia diretta conoscenza, uno del dicembre 1977. Leonardi mi pregò di segnalargli qualsiasi cosa che mi sembrasse strana, che mi mettesse a disagio, mi creasse qualche forma di preoccupazione o di ansietà. E un altro episodio mi colpì molto perché abituata ad una immagine familiare del Maresciallo Leonardi che stava con noi fin da quando eravamo piccoli, quindi abituata a vederlo con il suo carattere allegro e scherzoso. Una volta tamponammo una macchina (io ero in macchina con mio padre, per l’appunto) e non era ancora finita la dinamica del tamponamento, la macchina non era ancora del tutto ferma, che il Maresciallo Leonardi già era sceso con la pistola in pugno. "

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

Concludo osservando che l´apparente mancanza di sangue di Leonardi sull´asfalto a destra, se reale (il tappeto di cristalli è tale che non ci si può giurare) è spiegabile facilmente per 2 ragioni:

1. Leonardi viene attinto in zone nude solo 2 volte, al cranio, con 4 fori craniali tra entrata e uscita: ma 3 sono coperti da capelli che potrebbero aver trattenuto eventuali schizzi, schizzi che tra l´altro non occorrono sempre, in dipendenza da vari fattori; in generale poi, in caso di trafitture da proiettili, il foro di uscita sanguina di più di quello di entrata, per il fattore

compressione/espansione ;

2. attinto mortalmente mentre usciva, Leonardi potrebbe essere ricaduto col busto all´indietro sul sedile, oppure a terra tra sportello e macchina, ma senza necessariamente lasciare macchie perché i 3 o 4 strati di abiti che aveva addosso, a cominciare dalla canottiera attestata dai forensi, hanno certamente assorbito molto sangue inizialmente prima di inzupparsi al punto da cominciare a

colare;

3. l´agguato è stato un blitz di pochissimi minuti, quindi Leonardi è stato rovesciato da inquinatori post-agguato interamente in macchina in breve giro di minuti se non di maciate di secondi : ed è solo lì dentro infine, come attestano le tremende foto e video, che i suoi abiti e le sue maniche ormai zuppi di sangue, hanno cominciato a colarlo fino a formare le agghiaccianti pozze sui pianali perfino posteriori.

Che vuol dire questo per la dinamica di Fani ? Implica che la sparatoria inizia tirando dall´alto, a colpi singoli di fucile in rapidissima successione, dall´alto (tetto probabilmente) del civico 109 o adiacenti o prossimi, e 106B e/o altre palazzine da quel lato su Fani alta, su Ricci e Rivera e su Leonardi ; o in combinazione incrociata di fuoco dal piano strada a sinistra (mitragliere militare posizionato tra mini cooper del moscardi e 127 rossa dei servizi deviati) e dall´alto da sinistra e forse anche da destra - sempre rispetto al senso di marcia del convoglio di Moro.

Simmetricamente, quando la 130 in rallentamento arriva all´altezza della minicooper cum 127 amaranto, cecchini appostati in alto sul 109 o prossimi su Fani alta e sul 106B o prossimi su Fani alta - le scilla e cariddi dell´agguato - aprono il fuoco con precisione micidiale su Ricci, che infatti riceve quasi solo colpi da sinistra, di cui uno almeno, se non due, alto-basso da cecchino in alto, e il resto da tiratore sul piano strada ; a Leonardi si spara invece SOLO o quasi dall´alto, dal tetto del 109 o prossimi su Fani alta, e forse anche da quello del 106B o prossimi su Fani alta sul lato opposto.

Ricci non ha scampo : 7 proiettili (compresi colpi di grazia a bruciapelo o quasi) lo raggiungono e incapacitano - morirà in pochi minuti.

Leonardi invece abbozza una reazione, è solo ferito forse, ma dall´alto non lo han preso ancora al cranio e al cuore. Il maresciallo non ha scelta - deve uscire, e ci prova, forse ferito. Ma nel momento stesso in cui apre lo sportello e caccia la testa fuori, verso Fani alta ovviamente, è trafitto sulla sommità del capo dall´alto, probabilmente da più di un cecchino. Cade fuori o parzialmente fuori, non penso proprio abbia avuto il tempo di sparare: inquinatori lo rimetteranno poi in macchina, come ha ben osservato anche qualcuno del "collettivo 16 di marzo" a partire dalla giacca troppo spiegazzata :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

E lo gireranno verso sinistra per dar credito appunto alla vulgata che vuole tiri solo da sinistra e solo dal piano strada.

Non c´è dubbio: i referti autoptici parlano chiaro: i colpi mortali su Leonardi sono quelli al cranio, che sono talmente verticali o quasi, da colpire poi anche il cuore in un caso: sono sparati da destra. Sono colpi dall´alto. Sono colpi ricevuti fuori dalla macchina o almeno con la testa e il busto fuori, protesi a uscire. A p.761 i forensi sottolineano che i colpi che uccidono Leonardi sono sparati in rapida successione : dunque, più di un cecchino dall´alto, o un cecchino dotato di fucile automatico a ripetizione.

Leonardi muore all´istante. Ricci in pochi minuti, ma va in semiincoscienza subito e perde il controllo della vettura subito.

Va da sé che nemmeno uno di questi tiri micidialmente professionali è attribuibile ai presuntissimi "brigatisti rossi". Non sto dicendo che gli avieri non c´erano. C´erano - a fare teatro - questa la parte loro assegnata dal terrore di regime per cui lavoravano - e lavorano, almeno moretti morucci e casimirri e lojacono. A fare teatro ed a spaventare fli affacciati sparando in alto.

Autopsia Ricci, p. 813 dello scan (819-820 del cartaceo originale) qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Due dei 7 colpi che trafiggono Ricci al collo e alla mandibola sinistra sono sparati dall´alto (punti b e c, + figure 3 p.799, 16 e 17 p.821). E da sinistra a destra: dunque provengono dall´alto del 109, verosimilmente primo o secondo piano, da cui era possibile inquadrare bene Ricci nel mirino. O forse da più in alto - questo andrebbe verificato con simulazioni in loco, se solo avessimo magistratura e forze dell´ordine degne di questo nome. I due fori di entrata di cui sto parlando si vedono bene nella figura 3 di p.799 del cartaceo originale, 792 dello scan digitale : quello sotto l´orecchio sinistro e quello vicino all´angolo mandibolare sinistro.

Ricci era alquanto alto per l´epoca, 1,79 : quindi il cecchino dall´alto non riuscì a prenderlo al cervello perché non ne vedeva la sommità del capo : ne inquadrò la parte bassa, e tirò alla regione latero-cervicale e mandibolare sinistra appunto, senza sbagliare, trafiggendo il collo del povero appuntato due volte : furono questi i primi colpi ricevuti da Ricci, che lo incapacitarono e gli fecero perdere il controllo della 130, pur senza ucciderlo immediatamente.

Tutti gli altri colpi dei 7 vengono descritti come più o meno orizzontali e da sinistra a destra, dunque sparati dal piano strada. Le distanze di sparo dei 7 proiettili sono definite genericamente come brevi, ma i legali non se la sentono di sbilanciarsi con precisione.

Peraltro il cosiddetto tatuaggio, cioè una rosa di piccole escoriazioni attorno a un foro di ingresso, che denota sparo da brevissima distanza, si riscontra sul volto di Ricci solo in corrispondenza di uno dei numerosi fori craniali, né si capisce se sia coprodotto da altri fori data la vicinanza di essi tra loro. Comunque quello potrebbe essere il tatuaggio del colpo di grazia, ma sicuramente altri fori provengono da distanze molto meno brevi.

Quei bastardi di avieri, solo a fare teatro. E le divise da aviere servirono a 2 scopi: uno depistare il popolo. Due: non farsi sparare addosso dai veri killer. Con questo non voglio dire che tutti gli avieri fossero agenti del terrore di stato spacciantisi per br. Certamente lo era morucci. Quanto a fiore bonisoli e gallinari, non lo so ma non credo. Secondo me non sapevano nemmeno loro di essere usati come falsa bandiera. A Fani, ci furono 2 livelli di tiro : i falsabandiera delle scheinbr in basso, guidate dall´infiltrato morucci e coadiuvate dagli infiltrati moretti e casimirri, e probabilmente anche lojacono e braghetti ; e tiratori scelti, probabilmente del comsubin erede della x mas, in alto e su strada nascosti tra mini di moscardi e 127 rossa della polizia deviata.

Passiamo a Giulio Rivera, autista dell´alfetta di scorta: un primo colpo individuabile come da cecchino dall´alto è quello al cranio, zona parietale sinistra, alto-basso. È trasversale, quindi potrebbe averlo ricevuto in macchina, anche perché Rivera era bassino (1,65) e quindi un cecchino appostato a sinistra in alto, per esempio al primo piano del 109, ma anche più in alto, avrebbe potuto inquadrare bene la sinistra del suo cranio dove affonda il proiettile. La conclusione dei legali sul proiettile al cranio di Rivera, pp. 859 sq. (866 sq. del cartaceo originale) della perizia, inchioda definitivamente la responsabilità di questo tiro a un cecchino dall´alto - non solo per la traiettoria alto-basso , ma anche per il seguente motivo :

" lesione...a carico della regione parietale sinistra alla cui periferia non sono stati messi in evidenza segni riferibili a fenomeni secondari di esplosione di carica di lancio. DOVREMMO ESSERE QUINDI INDOTTI A RITENERE CHE IL COLPO IN QUESTIONE SIA STATO ESPLOSO AL DI LÀ DELL´AMBITO DELLE BREVI DISTANZE OVVEROSIA DELLE DISTANZE ENTRO LE QUALI DETTI FENOMENI SECONDARI POSSONO ESSERE RILEVATI " :

niente tatuaggio, ustione, affumicamento etc. : Rivera dunque fu colpito da distanza ignota il che deve includere cecchino dall´alto appostato da qualche parte nel civico 109 di via Mario Fani, prospiciente la zona dell´agguato, o civici prossimi su Fani alta dallo stesso lato.

Ripeto la fonte completa di questo fondamentale passaggio appena citato :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

pp. 859 sq. dello scan digitale, 866 sq. del cartaceo originale.

I tiri dall´alto, tiri virtuosistici di specialisti militari, da distanze medio-lunghe, dai civici 109 e forse anche 106B (ma non posso escludere palazzine da entrambi i lati un po´più su a Fani alta) devono ormai essere considerati un dato acquisito e incontrovertibile: una certezza assoluta e un punto fermissimo della dinamica di Fani. Si agì dall´alto, in combinazione con almeno 1 abilissimo artigliere dal piano strada. I presunti brigatisti rossi, pur se presenti a Fani, non possono avere NULLA a che vedere con tali tiri. E non sto certo scagionando morucci moretti casimirri & "compagni" che abbagliano: sto dicendo che essi erano in parte, infiltrati fascisti assassini del terrore di regime - ma nel settore de propaganda fide, in questo caso; ed in parte (fiore gallinari bonisoli) giovani idioti invasati manipolati senza saperlo.

A questo punto, non apparirà più sconcertante l´apprendere che

" Nella ´Relazione di perizia tecnico-balistico-legale sull´eccidio della scorta dell´on. Moro´ i periti affermano di non aver potuto esaminare i proiettili estratti dai cadaveri:

' Non fu possibile...eseguire affatto l´esame microcomparativo (venne eseguito in obitorio solo quello grossolano metrologico, man mano che i proiettili venivano estratti dai cadaveri) delle impronte sui proiettili estratti dai cadaveri in tandem con quelli repertati sui luoghi e sulle autovetture, in quanto tali reperti NON CI FURONO MAI MESSI A DISPOSIZIONE, ANCHE SE RICHIESTI, DA CHI LI PRESE IN CONSEGNA. Rimane così aperto un dubbio potenziale che alcuni proiettili, improntati con identiche caratteristiche di classe e non di identità individuale, ERRONEAMENTE POSSANO ESSERE STATI ATTRIBUITI A UNA SOLA INVECE CHE A DUE O PIÙ ARMI, O CHE ADDIRITTURA ALCUNI PROIETTILI PROVENGANO DA ARMI CHE NON HANNO DATO ESITO, PER UN QUALSIASI MOTIVO, A REPERTAZIONE DI BOSSOLI ' ".

" Nella loro relazione i periti spiegano CHE 'I PROIETTILI RIMASERO SEMPRE IN POSSESSO DEL PROF. MARRACINO CHE ALLORA COORDINAVA IL COLLEGIO PERITALE MEDICO LEGALE. TALI PROIETTILI, SEPPUR DIVERSE VOLTE SOLLECITATI ALLA CONSEGNA PER REDIGERE PERIZIA BALISTICA E COMPARATIVA, NON VENNERO MAI ACQUISITI A CORPO DI REATO. L´immatura morte del prof. Marracino in seguito complicò ancor più la ricerca di tali reperti, E NON CI È NOTO SE VENNERO IN SEGUITO RECUPERATI E CONFEZIONATI A REGOLARE CORPO DI REATO COME GLI ALTRI E REGOLARMENTE ESAMINATI MICROCOMPARATIVAMENTE E DA CHI ' .

[ da : AA.VV. Il sequestro di verità, 2008, p.81.]

Insomma : i proiettili estratti dai cadaveri della scorta (che peraltro sono una frazione di quelli che colpirono gli agenti, dato che molti non furono ritenuti e non sono mai stati ritrovati) sono di incerta attribuzione ad arma, né si sa di che tipo siano i proiettili non ritenuti che li trafissero fuoriuscendo: altrimenti i balistici si sarebbero accorti che provenivano da fucili di precisione a mira telescopica dei cecchini dall´alto: non vi può essere altra spiegazione. E sarebbe interessante sapere di che è morto il professor marracino. Vi è chi sospetta che sia stato "aiutato a morire" per così dire, nel corso di un´operazione chirurgica a cui si era sottoposto.

Sulla disperata confusione circa l´attribuzione ad arma nelle perizie balistiche su via Fani, vedi anche :

https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-cXpIdUtBVDJ5VTQ/view?fbclid=IwAR2Knj53SADqSGz--JOKFn45xICl-nlHRdhKQ77Gbdl5gn9Au7XcZpqyoW0

Nessuna perizia balistica in 44 anni, che io sappia, ha mai identificato tutti i 44 proiettili che uccisero gli agenti, e i relativi bossoli. Nessuna perizia ci ha mai detto con assoluta certezza da che arma/i ciascuno di essi fu sparato. È apertissima dunque la possibilità che almeno alcuni di essi furono esplosi da fucile di cecchino/i e dall´alto. È infondata dunque la possibile obiezione, che pallottole e/o bossoli di fucile non furono trovate a Fani : la maggior parte, la stragrande maggioranza dei reperti balistici esaminati dai vari periti succedutisi negli anni e decenni NON SONO STATI MAI ATTRIBUITI AD ARMA PRECISA CON CERTEZZA ASSOLUTA. E neppure mi risultano mai identificati tutti i proiettili che fuoriuscirono dai corpi degli agenti. Inoltre i cecchini dall´alto stavano appunto in alto, su tetti o balconi/finestre di piani alti : quindi i bossoli se li sono rimessi in tasca, e aggiungo che spesso i cecchini usano una retina cattura-bossoli applicata al fucile, proprio per non lasciare tracce.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

Nel vol.45 degli atti della commissione d´inchiesta Moro1, pp.73 sqq (perizia balistica ugolini) c´è elenco proiettili repertati dai cadaveri :

- Ricci : 1 frammento solo su 8 proiettili

- Leonardi : 4 proiettili estratti su 9 (ma non quelli del cranio, pp 73sq.)

- Rivera : 2 proiettili e 2 frammenti su 8 (non quello nel cranio,p.74)

- Zizzi : nessuno su 3

- Iozzino : 7 proiettili e 2 frammenti su 17 !

- Totale : 13 proiettili e 5 frammenti su 44 proiettili che colpirono gli agenti !

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p.933 :

Tra gli oggetti sequestrati in via Gradoli il 18.4.78 :

- cannocchiale di precisione per fucile marca Milo

- fucile a pompa made in usa senza calcio matr.371590562 (cf. p.647: calibro 12 marca Ithaca mod.37; per esso si appunta l´acquisto di 12.000 lire di cartucce calibro 12 a p.647)cf.:

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/507-volume-31-ocr.html

p.1093 sq.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/507-volume-31-ocr.html

Sempre su oggetti sequestrati a via Gradoli 96 il 18.4.78 :

p.586 :

- un bossolo per carabina calibro 30 carbine

p.636 : riviste d´armi con inserzioni mancanti, che pubblicizzavano vendita, tra l´altro, di :

- caricatore per carabina Vetterli 22

- carabina BRNO calibro 458 W. magnum

- carabina Armalite calibro 223 (arma utilizzante munizionamento da guerra):

p.640 sq. :

- appunti sulle seguenti armi, tra l´altro :

- elencazione di fucili d´assalto.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

548 del cartaceo originale : Jadevito e Ugolini analizzano reperti balistici trovati a via Gradoli : tra essi : " in una borsa di similpelle marrone, del tipo sportivo per portare racchette da tennis, erano allocati...un bossolo, anch´esso esploso di calibro .30M1 Winchester (carabina M1 Winchester in dotazione anche ai CC) "

https://it.wikipedia.org/wiki/M1_Carbine

" La gittata utile dell´arma si attesta sui 200 metri " : esattamente rientrano in quest´arco, i tetti di Fani 106/B e 109/B in su - rispetto ai crani dei poveri Leonardi, Ricci e Rivera : i 3 agenti sicuramente colpiti dall´alto - cioè da un piano sopraelevato rispetto al piano strada.

Che questo fucile sia stato usato nella strage di via Fani e possibilmente dall´alto, è corroborato non solo dal bossolo esploso, che non trova corrispondenza con quelli trovati per terra a Fani, ma anche dal fatto che la stessa borsa contiene un altro bossolo, stavolta di pistola MAB P15, che coincide perfettamente con altri trovati in terra a Fani, e sul lato destro dell´auto di Moro.

https://en.wikipedia.org/wiki/MAB_PA-15_pistol

A p. 580 si dà l´anno di fabbricazione del bossolo di carabina : 1943. Dunque durante la 2GM, quando la carabina M1 era in dotazione solo alle forze USA. Vi risparmio la pletora ulteriore di sacchi e sacchetti e scatole di altra denominazione tra i reperti di Gradoli, ma contenenti cartucce Winchester.

https://en.wikipedia.org/wiki/MAB_PA-15_pistol

Con questo non voglio assolutamente dire che detta carabina M1 sia stata usata sul piano strada - può benissimo esser stata usata da un cecchino dall´alto, e poi affidata agli scheinbr di Gradoli come specchietto per allodole.

E puntualmente arriva la conferma sperimentale a pagina 558 del nostro link del volume 45 della Moro1, un´altra bomba di dettaglio direi decisivo : alla lettera N troviamo un "MIRINO TELESCOPICO (CANNOCCHIALE PER CARABINA)" ! Dettagli tecnici di esso a p. 569.

A questo punto chiunque continui a blaterare catechisticamente che non ci sono prove di fucili, bossoli per fucile etc. a Fani e che pertanto la teoria tiroaltistica è da buttare, si dimostrano per quel che sono : ciechi (?) vulgatari e de facto (spero ancora non de jure, ma ne dubito sempre di più) troll, shill e scheindebunker di regime. Certo che nemmeno io ho potuto finora trovare questi cecchini, inchiodarli con prove decisive, posizionarli tutti con sicurezza etc. : ma una teoria scientifica non decade se non provata, decade se sperimentalmente provata falsa : fino a quel momento, su di essa va sospeso il giudizio quanto meno.

Ancora a p.559, numero k7, sempre nell´elenco dei reperti balistici di Gradoli, troviamo "numero 9 cartucce metalliche per arma lunga" ! (dettagli a 575) ; ancora e ancora, a p.560, una scatola recante la stampigliatura Winchester alle voci K10 e K14, e ancora K27 a p.561. A 577, contenitore di apparecchi di innesco per fucile...

La relazione peritale balistica affidata a ugolini/jadevito su Gradoli, menziona anche un secondo fucile : " ITHACA calibro 12 matricola 371590562", che se ben ricordo era stato acquistato dal morucci in armeria romana. Questo però è un fucile da caccia modificato e mi pare poco adatto a tiri da distanze lunghe : è descritto in dettaglio a 561 sqq.

Riporto ora l´osservazione attenta di Francesco Spinazzola :

" Si è probabile che le cose siano andate così. Potrebbero obiettare però : come mai i tiratori scelti non hanno eliminato quelle armi e le hanno lasciate in custodia a via Gradoli ? Forse non sappiamo le modalità e il tipo delle relazioni all'interno del complotto? "

È un´obiezione da prendere senz´altro in considerazione, caro Francesco : risponderei che, dato che a Gradoli furono trovati 2 fucili, di cui uno solo avrebbe potuto servire ai cecchini dall´alto (la carabina con cannocchiale), mentre l´altro è un fucile da caccia rozzamente modificato ; e dato che i cecchini dall´alto, e quindi i fucili, furono sicuramente almeno 2 ma probabilmente almeno 3 (uno per Leonardi, uno per Ricci e uno per Rivera), direi che a Gradoli 96, dove il ritrovamento fu accuratamente sceneggiato allestito scenografato dal terrore di regime, quella carabina e quel bossolo son rimasti perché, se fosse sfuggita alla macchina censoria la storia dei tiratori scelti ; se cioè essa fosse divenuta di dominio pubblico, per una qualche fuga di notizie incontrollata alla Pecorelli ; allora era importante lasciarne testimonianza a Gradoli, per dar da bere all´opinione pubblica che anche i tiratori scelti eran "br", solo che le "br" lo avevano taciuto, etc. Molto importante, altrimenti sarebbe potuto nascere il sospetto nella gente, in caso di fuga di notizie sui cecchini, che appunto questi ultimi fossero terroristi di regime - come furono.

Da un´audizione curata dalla poliziotta tintisona alla Moro2 del 2015, risulta questo :

https://happylibnet.com/doc/207229/10-gi%C3%B9.-2015---gero-grassi

" è stato escusso il perito BENEDETTI che ha riferito:

- secondo la sua esperienza le cartucce calibro 9 mm parabellum recanti sul fondello "G.F.L. 9 M38" (come quelle repertate in via Mario Fani) e, talvolta, anche l'anno di fabbricazione, erano allestite specificamente per l'impiego nei moschetti automatici Beretta modello 38 ed armi

derivate ".

Ancora fucili in possesso delle "br" :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/511-volume-36-ocr.html

pp.37-39 cartaceo originale.

Fucile e munizioni per fucili sequestrati a morucci e faranda al loro arresto a viale Giulio Cesare nel 1979 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/515-volume-39-ocr.html

p. 660 : tra le armi sequestrate a Giulio Cesare : "fucile semiautomatico marca winchester matricola n. 1260818 con calciolo in metallo ; n.2 caricatori bifilari per fucile winchester completi di cartucce...un caricatore bifilare senza indicazione di marca per arma da guerra automatica ; un caricatore per fucile winchester contenente 3 cartucce...un proiettile di marca fiocchi per carabina recante sul fondello la scritta g.f.l. ed i numeri 962 ".

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/517-volume-42-ocr.html

817 : morucci acquistava cannocchiali da tiro all´armeria Bonvicini, teste Bonvicini Massimiliano dell´armeria Bonvicini di via Oslavia, Roma.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/519-volume-43-ocr.html

p.74 del cartaceo originale : offerte di vendita di fucili ad avancarica trovate a viale Giulio Cesare 47 tra gli effetti di Morucci dopo il suo arresto.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Nella relazione della scientifica su via Gradoli del 18.4.78, mancante di una dozzina di pagine (mmm...), si citano tra le altre cose le seguenti armi :

- p.154 cartaceo originale : n.84 della lista : "fucile a ripetizione a pompa" ; n.116 : "particolare del binocolo di precisione per fucile" : sottolineo appena che i binocoli di precisione per fucile non servono a inquadrare il bersaglio da vicino...

Con tutto questo non intendo affatto dire che furono "br" ad usare fucili a via Fani : ma scheinbr come morucci e moretti potrebbero esser stati incaricati dai loro datori di lavoro di acquistare e/o custodire fucili e munizioni e parti per fucile (usate a via Fani), a via Gradoli e poi a viale Giulio Cesare, sia prima sia dopo l´attentato.

Due abitanti di via Mario Fani 109 al 16.3.78, marta baliva e un´altra che mi ha chiesto riservatezza, da me intervistate nel 2020 mi han detto che i terroristi sparavano in aria per spaventare i testimoni, ragion per cui entrambe dopo essersi affacciate ai primi spari, si ritrassero immediatamente. Questa fu quasi certamente l´unica funzione "militare" degli scheinbr a Fani - funzione svolta assai maldestramente, tant´è che rischiarono strage di innocenti allargata colpendo gli appartamenti di de chiara e Cucco/Cuniolo al 106/A. Abbaim visto supra la testimonianza della ravenni del 106A, terzo piano, sul terrorista che dall´olivetti sparava verso la palazzina della signora.

Se gli scheinbr sparavano in aria, non sparavano alla scorta. Alla scorta sparava qualcun altro, con ben altra perizia militare, sia dal piano strada sia dai tetti. Quali tetti ? Certo non quelli del 106/A e del 109/A, dove i cecchini dall´alto avrebbero rischiato il fuoco amico degli scheinbr dalla strada. No - da più lontano, ma forse non troppo. Ad esempio dal tetto del 106/B, che fungeva quasi certamente, stando a una mia testimone, da terrazza esclusiva del costruttore giorgio giannelli, edificatore del 106 - i palazzinari erano mortali nemici di Moro che aveva provato invano a introdurre piani regolatori nei ´60. giannelli : mai sentito dalle autorità guarda caso, neppure come testimone, come quasi nessun altro abitante del 106/B. Proprio come accadde agli inquilini di palazzo caetani (vedi ultimo capitolo). La cosa ha una sola spiegazione, dato che centinaia di porte furono sfondate a chi nulla c´entrava a via Fani e dintorni e ovunque a Roma : il tetto del 106/B poté essere postazione di uno o più cecchini dall´alto. Due dei 3 figli di giannelli, pier giorgio, architetto, e massimo aristide ingegnere, da me contattati hanno rifiutato di rispondermi.

Sintetizzo il tutto, sui tiri dall´alto, citando la seguente interessante disamina, anche se diverge in alcuni dettagli dalla mia :

" Come si può vedere c’è più di una traccia che porta alla GLADIO il cui ruolo nella vicenda , che appare inquietante, deve essere chiarito…

Un paio di anni fa un presunto e sedicente “gladiatore” (nome in codice Fantasmino) fece nuove rivelazioni che non furono prese molto sul serio, ma che, alla luce di quanto già visto e analizzato, assumono maggiore importanza. Al giornale Unione sarda disse che faceva parte di una GLADIO militare con compiti di soppressione fisica di personaggi della sinistra italiana e con posizioni di contrasto con la NATO. Ma vediamo la parte delle rivelazioni che ci interessa :

“In caso di attacco sovietico, l’intera nomenclatura, con in testa Berlinguer e Lama dovevano saltare. Un lungo elenco di personalità da spegnere era nelle mani delle BLUE LIGHT, un nucleo di 150 militari statunitensi, super addestrati e assolutamente privi di qualsiasi scrupolo. Vede, questi signori studiavano e si preparavano con noi, nelle basi logistiche di Milano, vicino Napoli e Verona. Da loro avevamo appreso le tecniche per sopprimere, infiltrare e quant’altro. Erano, come dire, dei dormienti. Seguivano passo per passo i vertici comunisti, stando bene attenti a restare lontani dalle forze dell’ordine. Il loro fine era la destabilizzazione del paese per ricondurlo a posizioni più filoamericane magari spostando l’elettorato con una serie di operazioni sporche da addebitare alle Brigate Rosse. In realtà si muovevano parallelamente alle BR ma erano molti più letali. Il caso Moro, giusto per citarne uno. Nessuno di noi ha mai creduto alle Brigate Rosse. Non erano all’altezza di mettere in atto un’operazione militare di tale livello. Più verosimile che alcuni snipers BLUE LIGHT (cecchini) abbiano ucciso gli autisti e i carabinieri seduti a fianco nelle due auto sparando con armi ad altissima precisione da almeno quattrocento metri di distanza. Erano

capaci, come noi d’altronde, di colpire il bersaglio anche a ottocento metri. Quindi, hanno lasciato il campo al commando brigatista. [...] Le BLUE LIGHT dovevano continuare ad agire nell’ombra e l’Italia non poteva mettere in discussione nulla con la NATO. Far credere che le Brigate Rosse avessero progettato, organizzato e messo in atto il sequestro e l’omicidio del leader politico, era più semplice e conveniente. Per tutti.”

[...] Pecorelli , ad esempio , scrive di un nucleo di 50 militari , mentre Fantasmino parla di 150 componenti. Naturalmente è possibile che dopo il gennaio del 1976 siano arrivati gli altri 100 , oppure che si stia trattando di cose fondamentalmente diverse e cioè da una parte dei militari con reali funzioni di antiterrorismo (di cui tratta Pecorelli) e dall’altra cecchini che sfruttano le BR come copertura per le loro operazioni (di cui parla Fantasmino). Sembra paradossale ! Certo Fantasmino fornisce alcune spiegazioni interessanti su domande che ci siamo posti : ad esempio com’è possibile che l’arrivo degli esperti americani di guerriglia e antiterrorismo abbia poi coinciso con una fase di escalation del terrorismo brigatista e di minima repressione da parte dello Stato ? Perché, secondo il sedicente “gladiatore”, i componenti di queste forze speciali americane dovevano servirsi delle BR come copertura e perché lo Stato non poteva mettere in discussione l’Alleanza Atlantica lasciando , di conseguenza , agire le fantomatiche BLUE LIGHT. Infatti reprimendo il terrorismo brigatista si sarebbe dovuto reprimere anche quello degli americani delle BLUE LIGHT. La questione della partecipazione di due diversi commandos nell’agguato di via Fani non è una novità. Anche il giornalista Viglione , un personaggio simile a Pecorelli , coinvolto nel citato depistaggio ai danni del magistrato Beria D’Argentine , aveva cercato di accreditare questa versione e cioè che la soppressione della scorta di Moro fosse stata opera di un differente commando “brigatista” e in quell’occasione Viglione parlò di carabinieri e poliziotti probabilmente con fini depistanti. E’ certo che l’operazione Fritz non ebbe uguali nella storia del terrorismo in un paese dell’Europa occidentale e che vi partecipò un cecchino di grandissima precisione e professionalità mai individuato. Secondo il generale Serravalle , già capo della GLADIO dal 1970 al 1974 , esistevano pochissimi individui con quelle capacità. Forse è più logico pensare alla partecipazione di due o tre elementi estranei alle BR , individui con un addestramento superiore e che potrebbero far pensare a Berretti Verdi e marines come Hauser o il misterioso David , piuttosto che ad un commando. D’altronde lo stesso Fantasmino ammette che gli americani della BLUE LIGHT erano esperti nelle tecniche di soppressione ed infiltrazione. Abbiamo già ricordato più volte la falsa identità di Hauser. Per il resto quanto scritto da Flamigni, il documento del libro di Willan, l’articolo di Pecorelli, la dichiarazione di Galloni e, ora, le rivelazioni del “gladiatore” Fantasmino si inseguono e si incastrano perfettamente. Quindi riassumiamo i punti fondamentali che andrebbero verificati.

1) A partire dagli inizi del 1976 arriva un nutrito gruppo di membri delle forze speciali americane apparentemente con funzioni di antiguerriglia e antiterrorismo. Questi “esperti” coopererebbero con le forze di sicurezza e con i servizi segreti italiani.

2) Parte di questi militari si sarebbe infiltrato nelle BR, magari sfruttando false identità di terroristi della RAF, ma costoro non avrebbero fornito gli elementi per scoprire i covi brigatisti.

3) Per contro l’attività degli infiltrati sarebbe stata, piuttosto, quella di lasciar fare o, peggio, di fornire alle BR le capacità militari necessarie sia a fini generalmente destabilizzanti per impedire l’avvicinamento fra DC e PCI, sia per eliminare Moro il maggiore artefice di tale linea politica.

4) I servizi segreti italiani e le forze di sicurezza che, ricordiamolo, in quel periodo erano egemonizzate dalla P2, sarebbero state a conoscenza dell’attività dei “marines” ma avrebbero taciuto ai vertici politici per la loro fedeltà all’atlantismo, dettata dagli accordi segreti degli anni Cinquanta, e perché l’eliminazione di Moro coincideva con gli obiettivi piduisti.

Peraltro dobbiamo ancora trattare del Field Manual 30 – 31 B “manuale di campo” delle forze speciali americane e della P2 di Licio Gelli , il suo ruolo nella vicenda.

Un ultima curiosità : da quanto emerso sia gli americani delle BLUE LIGHT, che gli appartenenti alla GLADIO militare, alla Rosa dei Venti e alla rete di agenti italiani del servizio segreto militare americano inseriti nell’organizzazione terrorista e neofascista Ordine Nuovo fanno capo alla base militare americana di Verona. Inoltre gli americani delle BLUE LIGHT frequentavano anche la base di Napoli che, ricordiamolo, secondo Cossiga, aveva tenuto a battesimo la loggia coperta P2 dedita all’oltranzismo atlantico e filoamericano e a cui, a quanto pare faceva riferimento la misteriosa struttura dei servizi segreti italiani ANELLO di cui ben poco si sa, ma che sembra coinvolta nelle trattative dei sequestri brigatisti Moro e Cirillo. Se queste informazioni fossero confermate dovremmo ammettere che tutti questi gruppi facevano capo ad una stessa struttura NATO pesantemente implicata nella strategia della tensione in Italia : pensiamo infatti alle infiltrazioni delle fantomatiche BLUE LIGHT nelle BR prima del sequestro Moro, all’attività dei “gruppi paralleli” legati alla Rosa dei Venti e al terrorismo stragista di Ordine Nuovo emerso nelle inchieste su Piazza Fontana, la Questura di Milano e Piazza della Loggia. Aggiungiamoci poi la P2…

Prima di proseguire, allora, formuliamo alcune domande sul caso Moro.

1) E’vero che agenti americani, con buona probabilità appartenenti alle forze speciali o al servizio segreto militare, si infiltrarono nelle BR alla vigilia dell’operazione Moro ?

2) E’ vero che, lungi dalla volontà di arrestare l’attività brigatista, essi fornirono la preparazione militare e, forse parteciparono essi stessi all’agguato in via Fani ?

3) E’ vero che essi contattarono le BR utilizzando false identità di terroristi tedeschi tenuti in gran considerazione per le capacità militari ?

4) E’ vero che furono gli uomini della scuola di lingue Hyperion, centro di coordinamento del terrorismo internazionale, a mediare fra i brigatisti rossi e i falsi terroristi tedeschi ?

5) E’ vero che tale mediazione avvenne con la collaborazione di uomini dei Comitati di Resistenza Democratica legati a Sogno, uomini con un passato comunista come Cavallo ?

6) E’ vero che, in qualche modo, l’organizzazione atlantica GLADIO collaborò alla riuscita del sequestro ?

7) E’ vero che i membri della P2 inseriti nei Comitati di Crisi agirono in modo tale da portare il sequestro a determinate soluzioni e da depistare le indagini ?

8) Infine è vero che, nella circostanza la criminalità organizzata giocò un ruolo ambiguo fra i servizi segreti italiani e le BR ?

Da ultimo a proposito delle presenze della criminalità organizzata e comune nell’affaire Moro ricordiamo, oltre alla banda della Magliana, il coinvolgimento nelle “trattative”, poi abortite, della mafia italoamericana, della mafia siciliana legata a Pippo Calò, della camorra di Cutolo, della ’ndrangheta e degli uomini del gangster Turatello. Inoltre per rilanciare l’offensiva brigatista a metà degli anni Settanta Moretti, oltre a prendere in affitto il famoso appartamento in via Gradoli

96, compì due viaggi in Sicilia ed in Calabria e, precisamente, a Catania e a Reggio Calabria senza avvertire gli altri membri dell’organizzazione. Presumibilmente si incontrò con esponenti della mafia siciliana e della ’ndrangheta calabrese e ciò alla vigilia dell’omicidio del giudice Coco e anche prima dell’operazione Moro. A lungo si è parlato della partecipazione di uno o due esponenti della ’ndrangheta al sequestro. C’è poi da dire che l’ala “trattativista” delle BR, quella di Morucci, era in rapporti con gli Autonomi calabresi raccolti intorno alla rivista Metropoli, finanziata da esponenti del PSI come Mancini, e questo gruppo non avrebbe disdegnato di avere contatti con la ’ndrangheta…"

http://cloroalclero.blogspot.com/2007/06/laffaire-moro-esclusivo-i-parte.html

https://www.riflessioni.it/forum/storia/9554-gladio-cosa-se-ne-sa.html

Ancora un ottimo articolo, dall´Europeo 1993 :

piano Solo rivelato da Pecorelli nel ´67 per la parte che concerneva l´assassinio programmato di Moro nel ´64 :

https://www.misteriditalia.it/casomoro/inchieste/MORO(1964Morodovevamorire).pdf

" «Egli [Podestà, ndr] sarebbe stato prescelto in base alla sua particolare personalità militare, dopo un colloquio con un ex ministro della Difesa, che agiva d'accordo con altre personalità politiche. Quale parte avrebbe dovuto avere l'ufficiale nel complotto del '64? Eliminare il presidente del Consiglio Aldo Moro».

Scriveva ancora Pecorelli: «Podestà avrebbe comandato un reparto di ranger e dopo aver messo fuori combattimento la guardia del corpo del Presidente, lo avrebbe fatto prigioniero, trasferendolo in una località sconosciuta. I ranger sarebbero stati prescelti all'ultimo momento. Il colonnello era stato istruttore dei ranger italiani durante un corso da lui stesso istituito intorno al ´61. "

Stiamo parlando di gladio. E il piano è identico a quello messo in atto il 16 marzo di 14 anni dopo - tranne che Moro viene forse rapito prima della strage e non dopo.

" Truppe speciali. Quale struttura militare poteva organizzare lecitamente una simile operazione? Podestà, secondo quanto risulta all’Europeo, all'epoca dei fatti operava in una caserma del Friuli-Venezia Giulia. Cioè l´area di maggior concentramento degli uomini di Gladio, la struttura militare clandestina rivelata da Andreotti (provocando l'irritazione di Francesco Cossiga, allora

presidente della Repubblica) nell'agosto del 1990 e gestita dal Sismi."

Noi sappiamo che gladio ha gestito la strage (moscardi, bonanni, barbaro, guglielmi, pastore stocchi, più i tiri dall´alto); e ha gestito il sequestro (esfiltrazione di inzerilli/garau/mura di cui

infra) : dunque per logica, gladio dovrebbe aver gestito anche la prigione.

"Il piano, secondo Podestà, prevedeva di eliminare l'onorevole Moro, già d´allora presidente del

Consiglio, e di fare in modo che la colpa ricadesse su elementi di sinistra " :

lo stesso identico falsabandiera di 14 anni dopo.

"Una volta impadronitisi del presidente del Consiglio, Podestà e i suoi uomini lo avrebbero condotto, come s'è detto, in una località segreta. L'ufficiale dei paracadutisti ha aggiunto, per colorire il dramma del racconto, che durante la prigionia Moro avrebbe potuto essere ucciso: questa eventualità veniva lasciata alla discrezione di chi avrebbe dato ordini per lo svolgersi

delle varie fasi del colpo militare "

continua Pecorelli nel ´67. Se avesse detto le stesse cose nel ´78, ci avrebbe azzeccato in pieno lo stesso.

Maggiori dettagli su questo piano del 1964, che verrà applicato nel 1978 senza cambiare granché, si trovano nel libro Coup d´etat in via Fani, di carlo d´adamo e James Hepburn Jr, pendragon editore, Bologna 2018, pp.39-41 :

" Il tenente colonnello Roberto Podestà, ufficiale dei paracadutisti e istruttore di reparti speciali di pronto intervento, viene avvicinato da emissari di Pacciardi e incaricato di un´azione ´dolorosa ma necessaria per riportare l´ordine in Italia´. Avrebbe dovuto mettere fuori combattimento la scorta di Aldo Moro, sequestrare l´uomo politico e trasferirlo in una località segreta. Il piano prevedeva poi di uccidere Moro e di far ricadere la colpa su elementi di sinistra" :

sounds familiar ?

In questa foto :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/11/la-strana-relazione-dellagente-di-leva.html#comment-form

rimpicciolendo al minimo il testo sovrapposto in mezzo, possiamo ben vedere molte cose :

- come la austin morris del terrorista di regime bonanni patrizio sia troppo discosto dal marciapiede per un errore di parcheggio casuale ;

- come Leonardi, sporti testa e busto fuori dalla macchina nel disperato tentativo di uscire e reagire, a seconda dell´esatta posizione del cranio nel dato istante in cui viene colpito, possa esserlo stato da cecchini dai tetti di praticamente tutti i palazzi che si vedono, da entrambi i lati di via Fani.



CAPITOLO 6 : CARO FRANCO, NON TI GIUDICO

Eleonora Moro moglie di Aldo, al primo processo Moro dichiarò nel 1982 che, giunta a via Fani poco dopo la strage, vide con i suoi occhi che il mitra in dotazione all´alfetta di scorta era nel bagagliaio :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/565-volume-77-ocr.html

pp. 21 e 101 cartaceo originale :

" MORO. IL MITRA STAVA NEL PORTABAGAGLI, AL MOMENTO DELLA STRAGE DI VIA FANI."

" PUBBLICO MINISTERO. Lei ha anche detto di aver saputo dal maresciallo Leonardi,che la scorta teneva il mitra dentro il cofano della macchina.

MORO. NO, NO. QUESTO L´HO CONSTATATO IO, IN VIA FANI, QUANDO CI SONO ARRIVATA."

PUBBLICO MINISTERO. L´HA CONSTATATO LEI PERSONALMENTE ?

MORO. SÌ. "

" PUBBLICO MINISTERO. Ma di questa circostanza, del mitra tenuto dentro il cofano...

MORO. L´HO VISTO IO ! "

Se Eleonora disse il vero con accuratezza - e penso che lo disse, perché questa dichiarazione distrugge la vulgata che vuole il mitra di Zizzi sottratto dagli assalitori - allora perché il caposcorta dell´alfetta vicebrigadiere Francesco Zizzi non aveva il mitra in mano come da protocollo al momento dell´agguato ? Già Solange Manfredi anni fa aveva ipotizzato che in assenza della personalità, il protocollo volesse il mitra nel portabagagli: se così fosse, la dichiarazione di Eleonora sarebbe implicito ulteriore indizio assenzialista. Ricordo ancora che anni fa, leggendo in cronaca che due carabinieri a Firenze avevano stuprato due americane, notai il dettaglio che il mitra lo tenevan chiuso nel portabagagli.

giovanni Ricci figlio dell´autista di Moro Domenico, mi ha riferito un giudizio del padre che giovanni apprese dalla madre: cioè che quel mitra "faceva schifo" - nel senso che non veniva mai manutenuto né pulito, perché questo compito sarebbe spettato all´armiere: ma quando l´alfetta rientrava la sera tardi alla fine del turno, l´armiere aveva già staccato. L´alfetta ripartiva poi la mattina presto prima che l´armiere riprendesse servizio. Dunque l´M12 in dotazione al caposcorta di P.S. era inaffidabile e de facto inservibile perché a rischio inceppamento. Leonardi sempre stando a Eleonora, si lamentava spesso che la scorta lasciasse il mitra nel portabagagli: era dunque un vizio abituale derivante forse appunto dalla consapevolezza della pericolosità dell´arma.

Certo pensare che Zizzi, al suo primo giorno di lavoro al più alto livello non prendesse alla lettera il protocollo è difficile: ma se Moro fu separato sotto casa o nelle immediate vicinanze dalla scorta traditrice, allora ciò avvenne in modo frettoloso e concitato, per cui Zizzi poté nel trambusto inatteso dimenticare il mitra nel portabagagli - o appunto, seguire il protocollo prescrivente che, assente la personalità, il mitra andava chiuso nel portabagagli.

Il poliziotto Di Berardino, tra i primissimi a giungere sul luogo dell´agguato, scrive nella sua relazione di aver trovato Zizzi ferito piegato in avanti con la testa sotto il cruscotto. Anche tal barbaro bruno, ambiguo impresario con ufficio a Fani 109, che "casualmente" è tra i primissimi se non il primo ad accorrere sulla scena del post-agguato, afferma alla Moro2 di aver trovato Zizzi seduto a destra di Rivera e riverso sul cruscotto. I medici legali relazioneranno nel referto necroscopico che Zizzi aveva tre fori di proiettile in entrata sulla schiena, con tre fori corrispondenti di uscita sul petto. Dirimente per la distinzione, è il fatto che i tre fori sulla schiena erano contusi, come tipico dei fori di entrata; mentre quelli sul petto erano escoriati e non contusi come tipico dei fori di uscita. Se dunque incrociamo i riscontri della dichiarazione di Eleonora che trova il mitra nel portabagagli dopo l´agguato; del poliziotto Di Berardino che trova Zizzi acquattato sotto il cruscotto; e dei medici legali che certificano tre fori di entrata sulla schiena di Zizzi, allora la conclusione è inequivocabile: nei primi spari Zizzi cercò protezione sfruttando la sua piccola statura piegandosi con la testa sotto il cruscotto. Riuscì a restare illeso fino alla fine dell´agguato quando il killer che fece l´ultimo giro ravvicinato lo vide, introdusse la mano armata attraverso lo sportello posteriore destro (che era stato aperto da Iozzino uscito a rispondere al fuoco) e da sopra lo schienale del sedile anteriore destro fece fuoco colpendo Zizzi tre volte alla schiena.

Né vale obiettare che i proiettili e bossoli relativi non furono mai identificati: i periti non furono mai in grado di ritrovare tutti i reperti balistici di via Fani. E se non c´erano segni di impatto o fori nel tappetino e nel pianale anteriore destro, ciò poté essere dovuto alla perdita di cinetica o frammentazione dei tre proiettili nell´attraversare il busto vestito del povero agente. Qualcuno sottrasse quei 3 proiettili e relativi bossoli, come anche la maggior parte dei proiettili che colpirono gli altri agenti come vedemmo supra.

I rapporti ufficiali del ministero dell´interno pubblicati tra gli atti della Moro1, mentono che il mitra in dotazione a Zizzi fu sottratto dagli assalitori ! :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908815.pdf

pp. 1023 sq.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/510-volume-35-ocr.html

pp. 1021sqq. : asportazione mitra Zizzi. Da p.1023, si evince che il corpo delle guardie di PS cui apparteneva Zizzi, si chiamava ufficialmente corpo delle guardie di ps, reparto autonomo ministero interno, e il suo comandante al 9.11.1978 era il colonnello francesco magistri. Il quale mente che i terroristi asportarono 2 caricatori da 20 colpi appartenenti al mitra, mentre uno era invece sul sedile posteriore quando lo reperta Pandiscia della scientifica - e il mitra stesso era nel portabagagli quando lo vede Eleonora ! Dunque mitra e caricatori furono bensì asportati, ma dal terrore di regime !! :

Il rapporto della scientifica :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/630-volume-123-ocr-abbyy.html

p 18 scan, 14 cartaceo, 6 del dattiloscritto originale,

cita "un caricatore da 20 contenente cartucce calibro 9", rinvenuto sul lato sinistro del sedile posteriore : non può che appartenere al mitra M12 in dotazione a Zizzi, perché le pistole degli agenti erano invece beretta92 con caricatore da 15 colpi.

Relazione del poliziotto Di Berardino agli atti della Moro1:

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 40 sia cartaceo sia scan.



CAPITOLO 7 : TESTIMONI OCULARI ?

Le testimonianze o presunte tali che analizzeremo qui, relative alla strage di via Fani, prima facie riescono spesso assurde, inconcludenti - a meno che non le inseriamo nel contesto dei tiri dall´alto che precedono le raffiche di mitra, dividendo l´agguato in almeno due fasi : la prima dall´alto appunto, con colpi singoli di fucili di precisione che uccidono all´istante Rivera al volante, Leonardi che tenta di uscire, ed incapacitano Ricci colpito al cranio. Questa prima fase inizia ad auto ancora in movimento anche se rallentante per via del prossimo stop. La seconda fase è quella delle raffiche ad auto ormai ferme o in procinto di fermarsi dopo alcuni strappi, avendo i due autisti colpiti perso il controllo delle vetture. Diversi testi parlano di colpi singoli prima delle raffiche : Pietro Lalli afferma che furono 4 o 5 (che lui scambiò per colpi di pistola) ; evadini parla di 2 spari singoli, poi raffiche ; idem per Paolo Pistolesi : prima colpi singoli, di cui non precisa il numero, poi raffiche ; Skerl Eleonora di via Stresa 96, riferisce che verso le 9 dal suo terrazzo, sente tre colpi singoli seguiti a breve distanza da alcune raffiche :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

634 scan, 645 cartaceo originale.

Il teste Calia Domenico, che asserisce di essersi trovato nell´edicola con Paolo Pistolesi al momento della strage, parla di 3 o 4 colpi singoli, seguiti da una raffica : ibidem 449 scan, 461 cart. - volume 30 degli atti della Moro1.

La teste damiani cristina sente 1 colpo isolato prima delle raffiche : ibidem 407 scan, 419 cart.

La ragazza (16 anni) stava camminando su Fani alta direzione via Trionfale (opposta all´incrocio della strage) all´altezza del civico 94 dove abitava, e dice di sentire il colpo isolato alle sue spalle : quindi possiamo delimitare la zona di possibile appostamento dei cecchini dall´alto con limite alto al civico 94, quindi nell´ambito di tetti nei circa 90 metri tra l´incrocio ed il 94.

Nella prima parte di questo esame critico delle testimonianze, mi focalizzo sulla quaestio della presenza di Moro a Fani ; nella seconda, su come certe testimonianze prossime alla scena, quelle di marini, caliò e conti, risultino assurde prima facie, ed acquistino senso solo ed esclusivamente se inquadrate nel contesto dei tiri dall´alto che precedettero le raffiche.

Risulterà chiaro spero, che i cosiddetti brigatisti ebbero poco o nulla a che vedere con la strage : Leonardi e Rivera furono uccisi da colpi istantaneamente mortali dei cecchini dall´alto, e Ricci da essi incapacitato (morirà dopo breve agonia). Zizzi fu ucciso in macchina alla fine della strage, durante il giro dei colpi di grazia (che possiamo definire la terza ed ultima fase dell´agguato), da killer professionista ignoto ; Iozzino da una combinazione di tiri dei due artiglieri militari descritti dal marini, tiri dall´alto, e FORSE colpi di pistola di bonisoli e casimirri : ma su 17 proiettili che lo massacrarono, quelli dei due "br" furono un paio al massimo.

Con questo non intendo ovviamente scagionare i "brigatisti" di Fani - essi parteciparono all´eccidio come teatranti, comparse, figuranti, in parte consapevolmente(gli infiltrati morucci moretti e casimirri almeno, se non lojacono) in parte no, almeno non lì per lì (gallinari bonisoli balzerani fiore seghetti).Ma il 99% della strage fu eseguito da militari del terrore capitalista di regime, gente specializzata come il comsubin/gladio etc.

La vulgata di Moro rapito a Fani, introdotta nella conversazione pubblica, o meglio nella narrativa di regime, e ammannita alle masse poco dopo le 10 del 16.3.78 da frajese, il nesso cardinale Fani/sequestro, strage cum sequestro, prima strage e poi sequestro, che tutti i dispacci di agenzia e notiziari fino a quel punto avevano ignorato e implicitamente contraddetto, parlando invece di un Moro rapito davanti o nei pressi di casa sua; tale vulgata appunto, è basata su nulla : perché nulla sono, in proporzione, rispetto a un centinaio di testimoni da me censiti finora, i 2 o 3 che citano Moro estratto dalla 130, e gli altri 4 o 5 che citano un vecchio o persona non riconosciuta come Moro. Passiamoli in rassegna questi (veri o presunti) testi oculari di Fani. Iniziamo in rapida sintesi (infra approfondiremo) da uno che mi pare attendibile, Pistolesi Paolo.

http://www.anniaffollati.it/01%20CONTENUTI/25%20Caso%20Moro/Cronaca%20di%20un%20rapimento/03%20I%20testimoni%20oculari.html

Il Pistolesi asserisce di aver visto l´auto di Moro - non Moro: la differenza è totale. A me ha detto personalmente nel 2020, che quando il convoglio passò davanti alla sua edicola su Fani alta, andavano troppo veloce e non poté quindi far caso se Moro fosse dentro o no.

Il famoso Marini Alessandro, vivente a febbraio 2020, che in 42 anni ha detto tutto e il contrario di tutto, asserisce di CREDERE di riconoscere Moro estratto: non di riconoscerlo, ma di CREDERE di riconoscerlo : "Credo di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l’onorevole Aldo Moro" : la differenza è abissale. Comunque Marini è il primo ad asserire di aver visto un estratto dalla 130 di Moro.

Giuseppe Samperi, deceduto (ammetto e non concedo, per rigore di metodo, che costoro siano realmente quel che dissero d´essere, e che i verbali delle loro audizioni siano autentici e accurati - vedremo infra che i verbali non lo sono affatto), asserì :

" Nello stesso istante ho visto i due che sparavano trarre con forza un uomo dalla macchina. Mentre l’uomo che mi ha invitato due volte ad andare via gridava “Dai forza prendete la macchina”. A questo punto un’autovettura Fiat 128 di colore bianco ivi parcheggiata, ha girato verso Via Stresa e hanno caricato a bordo l’uomo che poco prima avevano preso..."

Qui non solo non è riconosciuto Moro - qui salta pure il "vecchio", e resta un uomo non identificato. Aggiungiamo dunque questa asserita seconda estrazione di un uomo. Ma dico subito quel che riprenderemo dopo, cioè che il teste Lalli, da me intervistato nel 2020, mi ha detto ch a lui stesso, come a Samperi, i cc misero in bocca dichiarazioni mai fatte e che loro non contestarono perché avevano precedenti penali ed erano ricattabili. I loro verbali sono dunque un misto di vero e di falso, di verità e di menzogna - e questo dovremo tenerlo a mente per molti, se non tutti, i verbali testimoniali.

Pietro Lalli, sempre stando alle dichiarazioni non so quanto complete sul link supra, ma poi farò verifica incrociata sui verbali agli atti ufficiali, non menziona estrazioni. Né vede Moro in alcuna fase dell´agguato.

Bruno Marocchini, titolare dell´oreficeria di via Fani 8, vivente (2018), e intervistato da raugei per Oggi nel 2010, asserisce di aver visto Moro passare PRIMA DEL, non IL 16 marzo; raugei mi disse privatamente che il Marocchini gli raccontò che suo figlio o il figlio del fruttivendolo lì vicino, raugei non ricordava bene, corsero verso Fani bassa agli spari, ma furono fermati dal solito tizio o tizia col mitra - nessuna menzione di estrazione nemmeno qui.

fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

(link purtroppo disattivato al 24.1.2022)

Pag. 37 di 157 : altra teste di Fani, Lina Cinzia de Andreis:

" una persona, che non si reggeva in piedi, fu prelevata dall´auto che aveva tamponato il 128 bianco e spinta a bordo di una delle due macchine bleu, proprio la 131" : dunque anche lei, una dei testi più problematici del caso Moro, comunque anche lei non riconosce Moro, non parla di vecchio. Notiamo altresì che la commissione Moro2 ha concluso che la 130 di Moro NON tamponò la 128 CD, come si vede bene dal corpus foto/video. Notiamo altresì che la macchina su cui verrebbe caricato Moro o il presunto Moro, per Samperi è bianca (e lo sarà anche per la Evadini e per Caliò infra), per de andreis ed altri è blu.

Ripeto ancora : quando critico certi testimoni o testimonianze, non intendo dire che tutto quel che di essi fu verbalizzato sia falso : i verbali testimoniali appaiono essere un misto di cose plausibili, altre non plausibili, errori, contraddizioni, manipolazioni. Io cerco di filtrare da questo coacervo testimoniale o scheintestimoniale, quel che mi appare vero o almeno plausibile in base a riscontri incrociati etero- ed extra-testimoniali.

Tiriamo le somme finora : su 6 presunti testi di Fani finora esaminati, solo 3 menzionano estrazione.

Di questi 3, solo Marini Alessandro CREDE di aver riconosciuto Moro nell´estratto.

Il "collettivo 16 marzo", pur così meritorio per molte ricerche originali, qui non mi trova del tutto d´accordo :

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/VARIElink:

Il primo teste della lista è il Samperi, che NON PARLA AFFATTO DI MORO :

Samperi cita solo estrazione di un uomo, non dice che è Moro, non dice che è un vecchio.

Stesso dicasi per Lina Cinzia de Andreis : lei parlò solo di estrazione, senza Moro e senza vecchio.

Ma già il primo sample dei 6 di supra, e in generale l´illogicità del credere a testimoni senza riscontri oggettivi incrociati, ci dovrebbe indurre ad estrema cautela prima di convincerci che testi oculari hanno visto e riconosciuto Moro estratto a Fani.

Con un esempio concreto, invito a riflettere senza pregiudizi sul dato evidente che il valore conoscitivo di una testimonianza, in mancanza di riscontri oggettivi extratestimoniali, è zero.

Ho avuto modo di parlare personalmente nel 2018 con sergio vincenzi, residente in via Stresa allora ed oggi. È emerso alla notorietà solo da poco, assieme a pannofino ed altri, in un documentario. Cosa mi ha detto il vincenzi ? Cerco di riferirlo il più esattamente possibile, ho preso appunti, potete verificare con lui stesso se volete, è sull´elenco, e parla fin troppo volentieri.

A suo dire dunque - tenete conto che nel 2018 era un anziano - il 16 marzo ´78 era all´edicola - l´edicola di Pistolesi, a Fani alta, all´altezza del civico 93. Aveva parcheggiato la macchina dall´altro lato di Fani, aveva comprato la gazzetta dello sport, e proprio in quel momento vide passare il convoglio di Moro e poco dopo, udì gli spari. Naturalmente a questo punto gli ho chiesto se avesse visto e riconosciuto Moro dentro la 130 mentre passava, ha risposto di no, nel senso, mi è parso di capire, che non ci fece caso.

A suo dire, il suo punto di vista distava circa 50 metri dall´agguato. In realtà stando a google erano 100.

Con la gazzetta in mano, vincenzi fa per riattraversare via Fani per riprendere la sua auto, quando inizia la sparatoria. Una cosa che non pensai di chiedergli, è cosa mai ci facesse all´edicola alle 9 di mattina di un giorno feriale - non lavorava costui nel 1978 ? Campava di rendita ? Per lavoro, leggeva la gazzetta dello sport ?

Egli vede uno degli sparatori e gli rimangono impressi i baffi. Ai carabinieri che gli faranno vedere foto segnaletiche e prenderanno la sua deposizione, egli dirà di riconoscere in gallinari il baffuto che aveva visto. A quel punto si nasconde dietro la macchina e non vede ovviamente più nulla. Alla fine della sparatoria - continuo a riferire quel che mi ha detto il più esattamente possibile, sulla base dei miei appunti scritti - vincenzi si risolleva, e vede Moro sorretto da 2 uomini, ciascuno dei quali gli tiene un braccio; poi li vede cacciare Moro nella 132, abbassandogli la testa.

A questo punto, se io credessi ciecamente ai testimoni - se io credessi - dovrei buttare a mare tutta la mia sudata argomentazione del Moro-non-a-Fani, riconoscere di essere smentito dai "fatti", e convertirmi alla vulgata. E invece posso provare matematicamente che vincenzi non vide affatto Moro. Crede di averlo visto per suggestione retrospettiva. Cominciamo dunque a cercare riscontri oggettivi, extratestimoniali ed eterotestimoniali, a quanto afferma vincenzi dopo 40 e passa anni (il mio colloquio con lui è del 2018).

Primo, la distanza del suo punto di osservazione dall´agguato. Lui parla di 50 metri. Manlio castronuovo nel suo libro su 34 testi di Fani, di cui trovate stralci su googlebooks, parla invece di circa cento metri per l´edicola di Pistolesi. Ed ha ragione, stando a google. Pistolesi stesso, nell´audizione alla Moro 2, parla di 150 metri circa.

È importante notare che Pistolesi non dice MAI di aver visto e riconosciuto Moro, pur vedendo il convoglio passare davanti alla sua edicola. Né dice di averlo visto alla fine della sparatoria : eppure la sua testimonianza è quasi una fotocopia di quella del Vincenzi, e viceversa. Ovviamente se Pistolesi non l´ha visto, non vuol dire necessariamente che non c´era : ma nemmeno che c´era. Inoltre è strano che, da un punto di osservazione quasi identico, Vincenzi veda Moro caricato sulla 132, Pistolesi no.

Ma la cosa ancor più importante è che, sia la distanza 50, 100 o 150, a tali distanze non è, ripeto NON è possibile riconoscere con certezza qualcuno a occhio nudo. Ergo, quando vincenzi mi dice di aver visto Moro sorretto e caricato (senza violenza, aggiunge : un dettaglio su cui torneremo), SE anche dice il vero e ricorda perfettamente, NON PUÒ ESSERE CERTO CHE FOSSE MORO PERCHÉ NON PUÒ AVERLO VISTO BENE IN FACCIA. Né da 50 metri, né tantomeno da 100 o addirittura 150.

C´è un altro e decisivo argomento contro l´identificazione di Moro da parte del vincenzi : egli era a Fani alta ; Moro, stando alla vulgata, viene estratto e portato alla 132 che attende all´angolo di Stresa, in mezzo a 2 uomini : dunque, nella migliore delle ipotesi, Vincenzi può aver intravisto il profilo o le spalle di Moro : e questo, a decine e decine di metri di distanza, e in uno stato di tremendo turbamento emotivo e scarsa lucidità !

È DUNQUE DA ESCLUDERE CHE VINCENZI POSSA AVER RICONOSCIUTO MORO.

Anche l´autrice del documentario che qualche anno fa rese in un certo modo "celebre" il vincenzi, mary mirka milo mi ha confermato ciò :

" Le confermo che il testimone Sergio Vincenzi vide il Presidente Aldo Moro solo di spalle mentre veniva condotto nell´autovettura durante il trasbordo. Solo successivamente capì che la persona in questione era l' On. Aldo Moro. "

Testimonianze da me lette, direi 3 o 4 al massimo, parlano di un estratto non identificato, a volte specificato come vecchio, altre genericamente definito persona; vincenzi stesso non vede la presunta estrazione, ma solo la parte finale della conduzione alla macchina e del caricamento nella 132. Io non so se questo asserito estratto/sorretto/caricato sia reale o no ; devo sospendere il giudizio per ora, tornerò su questo ; ma se anche esistette, poté benissimo essere uno dei killer ferito nell´azione, di cui parlava già il ben informato Pecorelli a marzo ´78; ecco perché lo sorreggono in 2, e non lo trascinano con violenza. Oppure si fece confusione con qualche depistatore che stava rimettendo il cadavere di Leonardi dentro la macchina. Ripeto: SE la storia dell´estratto/sorretto/caricato è vera almeno in parte, cosa su cui al momento, non posso che alzare Epoché.

vincenzi stesso mi ha detto, come altri, che l´unica cosa che gli è rimasta veramente impressa a vita, fu il vedere da vicino i cadaveri insanguinati DOPO la strage. Questa è la parte che ricordava vividamente, oltre al presunto gallinari baffuto. Il fatto del sorretto me lo ha detto quasi en passant, e dietro mia specifica domanda se avesse visto e riconosciuto Moro durante l´agguato/rapimento.

Tenete conto non solo dei 40 anni passati, della senilità incipiente della persona, ma anche e soprattutto della labilità della memoria umana anche recente; della tendenza di noi tutti a infiorettare retrospettivamente, a compiacere i nostri interlocutori, a darci importanza. Ricordate ancora, che Pistolesi dagli stessi o quasi punto di osservazione e distanza, non vede nulla di tutto ciò. Come nulla di tutto ciò vedranno altri due testimoni oculari nella stessa posizione : cristina damiani e lo studente Calia.

Notate come molti residenti, di cui io ho letto o ascoltato personalmente i ricordi, compreso lo stesso vincenzi, dicono di aver visto Moro passare in macchina spesso, ma PRIMA del 16 marzo ; invece quando chiedo loro se lo videro il 16 marzo, non ricordano ; eppure ad esempio il vincenzi vide passare la 130 a 2 o 3 metri da sé, via Fani è stretta ; idem dicasi per Pistolesi, o Marocchini : entrambi dicono di aver visto passare la 130 quella mattina, EPPURE PROPRIO QUELLA MATTINA NON NOTANO MORO IN MACCHINA. Invece prima, ci avevano fatto caso spesso, lo vedevano in macchina intento a leggere. MA PROPRIO QUELLA MATTINA TUTTA QUESTA GENTE CHE USAVA VEDERLO SPESSO, NON LO NOTA.

Ultime cose interessanti da appuntarsi, dettemi dal vincenzi :

- il bar/pasticceria olivetti era aperto nei giorni precedenti, lui ci andava spesso a comprare le paste o per il caffè ;

- dopo le raffiche, sentì colpi singoli, secchi, che interpretò come colpi di grazia.

In generale, vincenzi mi ha dato l´impressione, e sottolineo l´impressione, di persona in buona fede, non intelligente né colta, sicuramente aderente in toto alla vulgata di regime. Torno a spirale sulla premessa iniziale : ogni presunta testimonianza va esaminata criticamente, con verifiche incrociate fatte di riscontri oggettivi, logici, etero- ed extra-testimoniali. In sé e per sé , il valore gnoseologico di ogni singola testimonianza è zero.

Molto molto interessante anche :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1147.htm

(atti parziali del primo processo Moro) 820 sq., dove compare il teste vincenzi sergio, che la documentarista da strapazzo milo mary mirka sbandierò anni fa come sua nuova inedita scoperta, quando egli aveva già testimoniato al primo processo Moro. A me vincenzi aveva detto di aver visto Moro caricato nella 132 abbassandogli la testa, da due terroristi: orbene qui al primo processo Moro, vincenzi non fa la benché minima menzione di Moro :

" Vincenzi Sergio, a sua volta, sorpreso nei pressi dell'edicola del Pistolesi, avendo percepito delle esplosioni ed essendosi reso conto che "all'altezza del bar Olivetti tre o quattro individui in divisa con berretto di foggia militare sparavano contro delle macchine ferme sul lato destro di Via Fani", si gettò per terra dietro un'auto, "nel timore di essere colpito da qualche pallottola" e non ebbe, quindi, la possibilità di osservare ulteriori particolari. Ma, "quando la sparatoria finì" ed egli si alzò, scorse "due individui in divisa, uno con cappello tipo militare e l'altro senza, dirigersi verso Via Stresa. Quello con il cappello reggeva in mano un´arma automatica corta e seguiva a circa due metri il compagno che aveva in mano una borsa tipo valigia". "A circa 20 metri dai due e oltre l'incrocio di Via Fani", distinse "una vettura di media cilindrata di colore bleu con le portiere aperte, sulla quale salirono quattro individui". "Detta macchina imboccò velocemente sulla destra Via Stresa in direzione di Via Trionfale". "

Non solo : vincenzi aveva già reso dichiarazione ai carabinieri il 16 marzo stesso, senza fare la benché minima menzione di Aldo Moro ! - come risulta dagli atti della prima commissione d´inchiesta sul caso Moro :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 377 sq., sommario di dichiarazione del 16.3.78. Verbale completo di audizione ai cc del 23.3.78 alle pp. 404 sqq. del cartaceo : racconto lunghetto e dettagliato ma...non una parola su Aldo Moro da parte di sergio vincenzi il 23.3.1978.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

pp. 476 sqq. cartaceo : esame testimoniale di vincenzi sergio del 18.5.78 davanti al giudice istruttore catenacci : non una parola su Aldo Moro !

Ecco su chi e cosa si basa da 44 anni il dogma della presenza di Moro a Fani.

Noterella sulla psicologia del testimone, vero o falso che sia, e su quella del suo auditore :

io ho lasciato parlare il vincenzi dapprima, senza fargli domande seccamente specifiche per non metterlo a disagio o spaventarlo: e lui mi ha rovesciato addosso un profluvio di racconto, spontaneamente, con tanta voglia di parlare. Bene. A me non interessava altro, se non sapere

se avesse o no visto Moro a Fani, o mentre passava in macchina, o durante eventuale estrazione etc. E in tutto questo racconto senza fine, tutto mi ha detto tranne di aver visto Moro. Solo quando gli ho fatto la domanda specifica, solo allora mi ha detto del sorretto/caricato nella 132, più quel dettaglio dell´abbassargli la testa per farlo entrare in macchina, che pare preso di peso da un poliziesco americano. Se davvero lui ricordava di aver visto il sorretto/caricato, me l´avrebbe detto come uno dei ricordi più importanti già nel racconto spontaneo - e invece Moro dalla parte spontanea, era completamente assente.

Ripeto poi: SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito a un gomito o braccio dalla scorta, di cui già parlò Pecorelli. In tal caso, assai plausibile, il vincenzi avrebbe correttamente parlato di uno sostenuto senza violenza, dell´abbassamento della testa etc. : perché era un complice sorretto da complici, in quanto, ferito, non si reggeva più in piedi da solo. Non era certo Aldo Moro.

Un´ultima cosa circa il vincenzi : egli mi ha detto che la macchina in cui fu caricato Moro era una 132: ora, che egli fosse a 50, 100 o 150 metri, ditemi voi se a tali distanze è possibile distinguere con certezza una 132 da, che so, una 130 o altre simili. È evidente dunque che questo spontaneo dettaglio della 132 riferito con tanta sicurezza come per scontato, 40 e passa anni dopo, non può che essere retrospettivo e non frutto di accurata osservazione sul momento. Lo stesso si deve applicare al sorretto/caricato.

Passiamo a Lalli.

gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p. 4 di 18.

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

p.23 sia scan sia cartaceo originale. È il volume 30 degli atti della commissione Moro1.

Questo verbale dei carabinieri porta la data del 16.3.78, ore 11 del mattino - 2 ore dopo i "fatti". Parla un benzinaio 24enne, Pietro Lalli, nato ad Accumoli il 30.7.1953. Egli afferma che il suo punto di osservazione è distante 100-130 metri dall´agguato - in realtà sono 180 stando a google, dalla parte opposta dell´incrocio rispetto a vincenzi, dunque su Fani bassa. È interessante notare en passant, che Lalli afferma di vedere un solo sparatore, senza alcun indumento da aviere, anzi con un loden. Quel che mi interessa maggiormente, è questo passaggio del verbale :

" IO DAL POSTO DOVE MI TROVAVO OLTRE ALLO SPARATORE ED ALLA DONNA NON HO POTUTO NOTARE ALTRE PERSONE, NÉ TANTOMENO HO NOTATO SE QUALCHE PERSONA SIA STATA CARICATA A FORZA SU QUALCHE MACCHINA MA SE CIÒ FOSSE AVVENUTO IO NON AVREI POTUTO VEDERE IN QUANTO FUORI DALL´ANGOLO DELLA MIA VISUALE ".

Dunque : Lalli non vide Moro. Ciò di per sé non coimplica che non ci fosse. Ma nemmeno che ci fosse. Il distributore mobil è lo stesso di quello di samperi, in via Fani 170, dunque la distanza da Fani/Stresa stando a google è di 180 m, dunque molto più dei 100 m dell´edicola di Pistolesi, vincenzi e Calia a Fani alta. Questo parrebbe spiegare in parte, perché gli sfuggì Moro, ma non lo fa. Sottolineo che Lalli espressamente dice solo di non aver visto caricamento : perché, spiega, le macchine della fuga eran parcheggiate su Stresa, e comunque fuori della sua visuale. Però la 130 di Moro era dentro la sua visuale : eppure non menziona estrazione né sorreggimento/trascinamento né di aver visto Moro per nulla.

Lalli afferma di aver visto quasi TUTTO l´agguato, e di non essersi nascosto, a differenza di Pistolesi, vincenzi e Calia. Eppure non vede nessuna estrazione dalla 130, nessun sorretto, nessun caricato. E anche se la 132 era fuori dalla sua visuale, come pare implicare, LA 130 DI MORO NON LO ERA E LUI HA VISTO TUTTO L´AGGUATO, HA VISTO IL PRESUNTO KILLER COL LODEN E COL MITRA SPARARE ALLA 130, DUNQUE LA 130 ERA DI CERTO NELLA SUA VISUALE; DUNQUE SE CI FOSSE STATA ESTRAZIONE L´AVREBBE VISTA.

POSSIAMO DUNQUE SENZ´ALTRO CONCLUDERE CHE IL VERBALE DELLA DICHIARAZIONE DI LALLI RESA APPENA 2 ORE DOPO LA STRAGE, È UNA PROVA SCHIACCIANTE, SE E SOTTOLINEO SE VERITIERO, DELL´ASSENZA DI MORO DA FANI. E TRA POCO VEDREMO, PER BOCCA DELLO STESSO LALLI, CHE NEMMENO IL FAMOSO SUPERKILLER COL LODEN È MAI ESISTITO.

E CHE VINCENZI HA AGGIUNTO IL SORRETTO/CARICATO SOLO RETROSPETTIVAMENTE, COME IL DETTAGLIO DELLA 132, LOBOTOMIZZATO DA 40 ANNI E PASSA DI PROPAGANDA DI REGIME.

Continuiamo con Lalli : la prima cosa che afferma di aver udito furono " 4 o 5 colpi di

pistola " : il ragazzo si vanta di essere esperto d´armi, ma a parte la vanteria di un 24enne, giustificata o meno, è impossibile per chiunque dire con certezza se era pistola o fucile. Il Lalli stesso attenuò la sua sicurezza in una seconda deposizione di fronte al giudice gargani il 24.5.78, parlando di "quattro o cinque spari secchi che io ATTRIBUII a colpi di pistola. " Diversi testi concordano nell´aver sentito prima colpi singoli:

FURONO I COLPI SINGOLI SPARATI DA CECCHINI DALL´ALTO CON FUCILI DI PRECISIONE, E FURONO 4 o 5 PROPRIO COME DICE LALLI: UNO FERÌ MORTALMENTE AL CRANIO RICCI; GLI ALTRI 3 FURONO QUELLI, SEMPRE DALL´ALTO, CHE UCCISERO ALL´ISTANTE LEONARDI E RIVERA, COME PRESTO PROVERÒ: OVVIO CHE NECESSITÀ TATTICA IMPONESSE DI ARRESTARE L´AUTISTA DELLA MACCHINA IN TESTA AL CONVOGLIO, CIOÈ RICCI, PER PRIMA COSA.

A p. 494 di questo secondo esame testimoniale, Lalli fornisce inconsapevolmente altro plausibilissimo indizio indiretto della presenza di cecchini dall´alto o almeno, terroristi invisibili partecipanti all´agguato :

" la mia attenzione fu attratta da una sagoma di donna che trovavasi al centro dell´incrocio...Detta donna con il viso rivolto alla mia direzione fece un gesto con le braccia portando le mani ravvicinate l´una all´altra e poi allargandole, gesto chiaramente indicante che tutto era stato fatto, cioè tutto okay. Non sono mai riuscito a capire, e me lo chiedo ancora adesso, A CHI POTESSE ESSERE STATO DIRETTO QUEL GESTO, PERCHÉ SUL TRATTO DI VIA FANI SU CUI MI TROVAVO IO, NON VI ERA NESSUNO " :

vi era invece qualcuno - ma in alto, invisibile a Lalli : o cecchino o ufficiale coordinatore come camillo guglielmi. Noto ancora che, se questo dettaglio è vero e accurato - e Lalli me lo ha confermato personalmente, smentendo invece il resto, come vedremo - allora non c´erano né alessandro marini né intrevado, i quali secondo la vulgata stavano all stop su Fani bassa : altrimenti Lalli avrebbe visto motorino di marini e 500 di intrevado.

Preciso che il Lalli dice esplicitamente di aver visto la 130 blu di Moro - è nel verbale. Dunque ripeto: la 130 era nella sua visuale; egli ha visto tutto l´agguato senza nascondersi; ne consegue logicamente che, se non ha visto estrazione, è perché non ci fu. Eventuale caricato sarebbe stato fuori dalla sua visuale, egli dice; ma l´estratto/trascinato/sorretto, no.

Lalli Pietro fu dunque teste di una strage ; ma non, ripeto NON, del presunto rapimento di Moro a Fani; anzi, ex silentio sull´estrazione, si può ben dire che egli, SE dice il vero con accuratezza almeno su questa parte, TESTIMONIO´ IMPLICITAMENTE, SENZA AVVEDERSENE, CHE MORO NON ERA A FANI, NON ERA NELLA 130, ALTRIMENTI DALLA SUA VISUALE NON GLI SAREBBE SFUGGITA L´ESTRAZIONE NÉ IL SORREGGIMENTO / TRASCINAMENTO - PERCHÉ LA 130 LA VEDEVA BENISSIMO, COLORE BLU COMPRESO.

Soltanto più di due mesi dopo la strage, il 24.5.78, il Lalli in un nuovo esame testimoniale, aggiunge di aver visto non Moro, ma lo sportello posteriore sinistro della 130 aperto :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

p. 495 cartaceo. A p.496, Lalli precisa che vide un gruppo di persone allontanarsi dallo sportello posteriore sinistro della 130, ma non parla affatto di estratto/sorretto/caricato : dunque è ben possibile che gli scheinbr, dopo che professionisti militari non-br avevano concluso la strage, fecero scena avvicinandosi allo sportello posteriore sinistro della 130 di Moro, aprendolo e lasciandolo aperto, e poi andando via da lì. Questo stesso dettaglio di un gruppo di terroristi che si affaccenda attorno alla 130 prima di fuggire, fu attestato da cristina damiani come vedremo. Ma ritengo più probabile che il Lalli, due mesi e passa dopo i fatti e la sua prima deposizione, sia stato in qualche modo indotto a infarcire la sua testimonianza originale col gruppetto di 4 o 5 terroristi attorno allo sportello posteriore sinistro dell´auto di Moro - dei quali due ore dopo i fatti, non aveva detto parola, negando esplicitamente di aver visto altre persone al di fuori dello sparatore col mitra e della donna all´incrocio.

Aggiungo di aver personalmente intervistato Lalli nel 2020, e riporto le sue risposte :

- Moro non l´ha visto, peraltro mi ha sottolineato che era distante (stando a google, era a 180 m), né ha conosciuto alcuno che abbia visto Moro

- al momento di udire gli spari, era sotto una macchina perché al distributore facevano anche i meccanici in nero, sia lui sia Samperi il gestore; dunque ci mise 2 o 3 minuti a poter uscire da sotto la macchina che stava aggiustando, e affacciarsi in strada, e a quel punto era già quasi tutto finito quando vide la scena (noto però che non necessariamente ci vogliono minuti a un 24enne per uscire da sotto una macchina e portarsi al centro della strada, se l´ha fatto subito); mi limito a notare che ai cc della compgnia Trionfale il 16.3.78 alle ore 11, avrebbe dichiarato a verbale che al momento dei primi "4 o 5 colpi di pistola" era intento a rifornire di benzina una fiat 124 - ma forse disse così per non confessare di star lavorando in nero come meccanico

- l´unica persona che vide era quella al centro dell´incrocio che faceva quel gesto con le braccia come a dire ok, tutto bene, ma non saprebbe dire se era uomo o donna perché era troppo distante, né saprebbe dire se era rivolta verso Fani bassa o alta

- non vide nessun altro partecipante all´azione, che fu fulminea e durò al massimo 5 minuti, e appunto quando lui si affacciò, era già finita

- le cose scritte nei verbali delle sue deposizioni, sullo sparatore professionale col mitra etc., sono tutte invenzioni dei cc, lui non dichiarò né vide mai nulla del genere, ma firmò quei verbali perché aveva piccoli precedenti e non voleva o poteva contestare, tant´è che durante l´esame testimoniale, i cc lo provocavano dicendogli : "Avevi già questo e quel precedente, ora anche Moro..." : minacciandolo cioè velatamente, di coinvolgerlo nella strage se non firmava quelle falsità prefabbricate

- anche il gestore della pompa di benzina cum officina in nero, Samperi, gli disse che gli avevano fatto firmare cose non vere, e che Samperi non aveva potuto contestare perché aveva precedenti ancor più seri del ragazzo

- i precedenti di Lalli riguardavano modificazione armi, cose tipo alzare il calibro di una pistola (mi ha confermato che si intendeva di armi, avendo fatto il militare nei parà), e attività di meccanici in nero, più altri del gestore che non mi ha detto

- secondo lui, i cc che lo interrogarono quella mattina stessa, erano dei servizi, perché altrimenti come avrebbero fatto a individuarlo e portarlo con loro

- lui conosceva tutti in zona, anche il titolare dell´Olivetti (associo io qui col fatto che tullio olivetti fu coinvolto in traffico d´armi, e associato alla strage di Bologna - è solo un´associazione possibile, nessuna accusa formale a Lalli di aver partecipato ai traffici e crimini dell´olivetti, tuttavia non feci a tempo a chiedergli per chi modificava le armi, dato che la telefonata fu molto disturbata)

- aveva fatto il militare nei parà incursori, come specialista del plastico, ed ha confermato che all´epoca era già esperto d´armi, aggiungendo che dopo il servizio militare la passione venne meno, e che la strage lo lasciò profondamente turbato.

In generale, la mia impressione di Lalli è di persona del popolo, molto alla mano, disponibile, a suo modo gentile, ma come faccio a dire se veridico ?

Posso dire però che il mitragliere col loden che i cc deviati gli misero in bocca, è davvero un ridicolo depistaggio, non confermato da alcun altro dato etero- od extra-testimoniale, un ápax legómenon da strapazzo.

Aggiungo, in base al colloquio e alle pagine facebook di Lalli, che certamente si tratta di persona con orientamento ideologico di estrema destra. Ciononostante ripeto, è stato assai disponibile e gentile con me. Mi è apparso molto energico e lucidissimo. Aveva 66 anni nel 2020, al momento del nostro colloquio.

"Il titolare del bar, Tullio Olivetti, era un personaggio molto noto agli ambienti investigativi per essere stato coinvolto in una complessa vicenda relativa a un traffico internazionale di armi, ma sempre uscito 'pulito' da tutte le indagini, contrariamente ai suoi presunti complici, tanto da far ipotizzare, scrivono i commissari, "che la sua posizione sembrerebbe essere stata 'preservata' dagli inquirenti e che egli possa avere agito per conto di apparati istituzionali ovvero avere prestato collaborazione". Il nome di Olivetti, tra l'altro, figura negli elenchi predisposti dalla Questura di Bologna delle persone presenti in città nei giorni antecedenti la strage alla stazione del 2 agosto 1980."

https://www.repubblica.it/politica/2015/12/10/news/moro_commissione_parlamentare_inchiesta_fioroni_misteri_servizi_segreti_palestinesi_via_fani-129174237/?refresh_ce

http://www.iskrae.eu/caso-moro-strage-bologna-fascisti-nazisti-gelli-servizi/

http://www.iskrae.eu/commissione-moro-tragedia-farsa-e-polverone-scientifico-ventitreesima-puntata-linquilino-del-piano-terra/

Altra linkografia su tullio olivetti :

- sue collaborazione in affari edilizi in Germania negli anni ´90 con la peggior feccia palazzinara italiana :

https://www.companyhouse.de/Tullio-Olivetti-Rom

https://www.companyhouse.de/p/Tullio-Olivetti-mPM-bWO88nWOJYJPB8CRZkgUSmw

https://www.companyhouse.de/Compagnia-Costruzioni-Internazionali-Deutschland-GmbH-Berlin

https://www.companyhouse.de/Grandi-Lavori-Fincosit-Bau-GmbH-Berlin

https://www.companyhouse.de/p/Pietro-Clemente-Zerbi-gc8jdLiSrYO6M3myylFL6UgUSmw

https://www.companyhouse.de/Giorgio-Mazzi-Berlin

https://www.lanotiziagiornale.it/mose-danno-erariale-mazzacurati/

(alessandro mazzi tangentaro)

http://www.glf.it/ita/files/schede_amazzi.pdf

https://www.ilgazzettino.it/pay/nazionale_pay/e_casa_mazzi_spuntano_canaletto-446605.html

(residenza romana di viale Cortina d'Ampezzo del veronese alessandro mazzi, finito in manette nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti in laguna all'ombra del Mose.)

https://www.ilsole24ore.com/art/salini-impregilo-acquista-glf-concordato-controllate-seli-e-glf-usa--AEBa0nTG?refresh_ce=1

http://web.tiscali.it/glfdom-wolit/curricula/mazzi.htm

https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/17-febbraio-2010/cricca-ministero-richieste-all-imprenditore-alessandro-mazzi-1602479669565.shtml

giorgio mazzi è il fratello di alessandro :

https://poterealpopolo.org/livorno-controllo-popolare-sulla-darsena-europa/

https://www.linkedin.com/in/corrado-di-fabio-850a6710?trk=public_profile_samename-profile&challengeId=AQF8t81bAk-97QAAAYHF613aUBwHNck5wxxfmwYgI-CgAEZtE7WeVufGw4k9f0TW01252PgFAre7rhtZiz7sAEcghSGtOA8V3g&submissionId=824d1898-426e-fe16-ca8d-1122b8c5c23f&challengeSource=AgEt0WkXNtizYQAAAYHF67CDBgsRpNmjy_tpA-SIw2ypRako31ZhIgc5aHRiVlE&challegeType=AgGx6DNHALsIZgAAAYHF67CFs2hcDGmYcc_vwvoPnsNNNDcglF0zHhs&memberId=AgHLUAfngV5axQAAAYHF67CJs9v3q1fYdbFyPxuZrOJRV4E&recognizeDevice=AgE1FHNnAxBpdAAAAYHF67CM6JvlTkWLI0Tyq5tRWZ2QqiyCYGiE

https://www.corporationwiki.com/Florida/Miami/corrado-di-fabio-P2672517.aspx

https://e2e82bcf9d8e153faf8dce10a542cae9b291ddbd.files.eu-south-1.portaleargo.it/SS16503/AMT/db1b7092ec73710c957256be4d4e9e333c8a39d8ce6e247f057e9b647519167f?response-content-disposition=attachment;filename%3D%22Minciotti%20Daniela%20-%20Curriculum%20Vitae.pdf%22&response-content-type=application%2Fpdf&Expires=1656883434&Signature=FTkDjNqgz02~ImnSOe5E2b3fOD6~nd6xZZarzR97OE6i1dZiMRvLotMMGS6REfe7TKj7yeDSVKZ9xLJqm96bQ25Szmq9R1x-J7ZYiJkLnaObR1DN6pzC9nxcDbLemjdvgVTKNmXHMhEx86ldh4ihW28kDahmf4KGcr-hq0mMtZlueKMkqKHrs2h7M9SyeXPGP-vxpi~GpL0qSuTLXrVLLMcD82mUUnYkqU3F3oym0BTId6NJLCykeiLr0u-tjtNxFtgcLXuoljmcm2O61gyjy33mEvSx6wJzYuGbgozs9lAhLt9KCbS1EQ7~GG7JStmeDL2kkwy2RL45ycId~HQSIw__&Key-Pair-Id=K1PQKQF691RH4D

daniela minciotti

https://www.companyhouse.de/p/Giancarlo-Saviotti-lxb3LchV8nSDQmrOLKmZNkgUSmw

https://www.google.com/search?q=%22giancarlo+saviotti%22&client=firefox-b-d&biw=1120&bih=541&ei=UwnCYqWmOqu_xc8PpuOa4Ao&ved=0ahUKEwjlm9WW1N34AhWrX_EDHaaxBqw4ChDh1QMIDQ&uact=5&oq=%22giancarlo+saviotti%22&

giancarlo saviotti, geometra e inventore, deceduto

http://www.trasparenzaealbo.comune.ra.it/web/trasparenza/pab-i?p_p_id=jcitygovalbobenefici_WAR_jcitygovalbiportlet&p_p_lifecycle=2&p_p_state=pop_up&p_p_mode=view&p_p_resource_id=downloadAllegato&p_p_cacheability=cacheLevelPage&_jcitygovalbobenefici_WAR_jcitygovalbiportlet_downloadSigned=true&_jcitygovalbobenefici_WAR_jcitygovalbiportlet_id=29756&_jcitygovalbobenefici_WAR_jcitygovalbiportlet_action=mostraDettaglio&_jcitygovalbobenefici_WAR_jcitygovalbiportlet_fromAction=recuperaDettaglio

ing. adriano antolini cv

https://www.ilsussidiario.net/news/caso-moro-in-via-fani-la-firma-dei-terroristi-deschi-e-uno-strano-bar-olivetti/2146396/

https://www.youtube.com/watch?v=An37s6zp_JM&t=4s

Annibale Olivetti zio di tullio morì prematuramente nel 1984 :

https://www.vignaclarablog.it/200908056950/bar-euclide-ancora-disoccupati-i-50-dipendenti/

" il merito di ciò è certo di Annibale Olivetti che nel 1950 venne nella capitale da Monteleone di Spoleto per seguire il sogno di aprire un locale che sapesse innovare il gusto di mangiare e bere ".

tullio era il nipote di annibale, non il fratello :

https://leorugens.wordpress.com/2017/12/13/a-giorni-si-sciogliera-la-commissione-moro-peccato/

andrea olivetti fotografo è figlio di annibale e cugino primo di tullio.

"Che tipo fosse il nipote dell’onesto Annibale Olivetti (il fondatore del BAR Euclide dell’omonima piazza) era notorio... Basterebbe chiederlo, con serietà, ad Andrea (il fotografo), se è ancora vivo, figlio di Annibale, cugino primo di Tullio Olivetti... Tullio era un mascalzone e questo si diceva in famiglia (la mia fonte era un cugino primo ma per conto della moglie di Annibale). Era un tipo che “usava il cassetto del bar” (di quello e di un’altro a via Salaria a fianco del cinema Rouge e Noir, mi sembra si chiamasse) e basta: un tipo mi diceva il cugino in combutta con gli ambienti che tramite alcuni ragazzotti di Piazza Euclide (potrebbe essere stato Beppe Scimone, ad esempio, fratello di Carlo, alto dirigente della Farnesina e amico intimo di Giacomo Mondello, fratello, a sua volta, di Andrea) erano realmente, a loro volta, in contatto con la Banda della Magliana e con i servizi."

https://leorugens.wordpress.com/2020/10/09/due-fratelli-con-due-destini-opposti/

https://nazionalpopolare70.wordpress.com/tag/tullio-olivetti/

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/09/28/indice_stenografico.0103.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00010

https://www.iltirreno.it/pisa/2021/10/19/news/la-figlia-dell-ex-capo-dello-stato-emerito-che-bello-stare-alla-villa-del-gombo-mio-padre-diceva-che-li-si-ritemprava-1.40827576

https://www.ilgiornale.it/news/politica/cecilia-gronchi-mio-padre-uomo-onesto-e-dc-anomalo-1991916.html

La suocera di gronchi era ebrea, dunque la madre di maria cecilia gronchi, socia di tullio olivetti nella ditta del bar di Fani/Stresa, era ebrea, dunque maria cecilia gronchi era ebrea : ebreo anche tullio olivetti ? (cf camillio olivetti).

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/08/15/morta-roma-la-vedova-di-gronchi.html

maria cecilia abitava a monte mario nel 1993.

https://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/00000008.pdf

pp3 sqq bar olivetti.

tullio olivetti deceduto.

Samperi dice che l´uomo estratto fu caricato su una 128 bianca. Evadini dice anche lei che "Moro" viene caricato su una macchina bianca, e così Caliò infra. Tutti gli altri presunti testi del caricamento dicono invece che la macchina era scura o blu.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Enter Evadini Eufemia in Riposati, anni 46, interrogata dalla digos, p.12 di 18.

L´interrogatorio è del 22 marzo, quindi 6 giorni dopo i "fatti".

Cosa narra la Evadini - o meglio : cosa narra il verbale che la Evadini avrebbe narrato ?

Che subito dopo aver guardato l´orologio alle 9.02, mentre scendeva per Fani, a piedi par di capire, a una decina di metri da lei, due macchine si tamponano. Contemporaneamente, 2 spari singoli, poi raffiche. Ripete di essere a una decina di metri dall´alfetta della scorta. Dunque è la, cioè, sarebbe la, più vicina ai "fatti" tra tutti i testi analizzati sinora, a parte marini. Vede sparare solo dal lato sinistro. Proprio come vuole la vulgata. Si rifugia impaurita in un giardino o garage, non ricorda bene per il terrore. Poi sente Pistolesi gridare "portano via Moro ". Ma Pistolesi, a differenza sua, dichiara alla Moro2 di aver visto 2 terroristi a sinistra e 3 a destra. Questa differenza potrebbe anche non essere discrepanza, nel senso che potrebbe riferirsi a due momenti diversi dell´azione sul piano temporale. Pistolesi conferma alla Moro 2 di aver gridato che avevano rapito Moro, ma non dice mai di averlo visto. Ed a me personalmente, Pistolesi ha confermato di non aver visto Moro quella mattina.

Invece la Evadini, finiti gli spari, si riaffaccia sulla strada e, asserisce, vede l´onorevole Moro trascinato via dalla macchina da 2 o 3 persone, 2 che lo tenevano ai lati e, forse, uno che lo spingeva da dietro, tutti in divisa. Noto che l´espressione "trascinato via" del verbale è ambigua : non è sinonimo di "estratto" dalla macchina. In italiano, trascinare può bensì avere il senso di "tirarsi dietro a forza", ma non quello di "estrarre a forza da un luogo chiuso a uno aperto" :

http://www.treccani.it/vocabolario/trascinare/

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD4178/42%20-XLII.pdf

p. 589 : evadini eufemia nata a Roma il 9.9.1932 qui residente in via Pietro Maffi 161, davanti al giudice istruttore Francesco Amato il 9.2.1979 : " D.R. Ho visto l´on. Moro mentre veniva PORTATO VIA, sicuramente da due uomini e forse una terza persona accanto a lui. Ebbi l´impressione che l´on. Moro si rese conto dell´eccidio in quanto notai che mentre veniva PORTATO VIA girò la testa verso le macchine ferme e comunque fece un movimento con il corpo come se volesse vedere quello che era accaduto " : qui scompare anche, 11 mesi dopo i "fatti", il trascinato via, che non equivale a tratto a forza fuori da, e resta un portato via che ancor meno significa o implica estrazione dalla 130.

Lo cacciano dentro una macchina bianca. Per gli altri presunti avvistatori di Moro, la macchina è blu (tranne Samperi e Caliò, che parlano anch´essi di una bianca, una 128). Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca. Ricordo che gli agenti Saba e Pinna, quando quella notte ritroveranno la 128 bianca a via Licinio Calvo, vi noteranno parecchio sangue : Moro uscì illeso dal 16 marzo. Ma quello sanguinante sulla 128 bianca poté ben essere uno dei killer, ferito da Iozzino come già riportavano Pecorelli ed altri durante i 55 giorni.

Infatti ancora poco infra, Evadini dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui. E questo ripeto ad nauseam, potrebbe essere uno dei pochissimi elementi plausibili della testimonianza di evadini : SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito dalla scorta.

SE quel verbale della digos è veridico e accurato : come mai lei ha visto il rapimento di Moro, come anche vincenzi che in realtà come vedemmo supra non lo vide affatto, e invece Pistolesi no ? E Lalli no ? Come mai la evadini si avvicina indisturbata a 10 metri dalla sparatoria, e non nota nessun cancelletto superiore, cioè la 128 bianca con casimirri e lojacono ? Dobbiamo capire che il cancelletto viene iniziato solo quando lei è già a 10 metri ? Come mai un tizio con passamontagna e mitra, a detta di Pistolesi, blocca Pistolesi, ma non la evadini ? Anzi, la evadini non lo nota proprio. Ha un bel coraggio la signora, a riaffacciarsi subito dopo la fine della sparatoria. Dopo aver dichiarato che era così terrorizzata da non ricordare neppure se s´era nascosta in un giardino o in un garage. Oggi avrebbe 87 anni [nel 2019; il verbale digos la dà nata a Roma il 9.9.1932, e residente ibidem in via Pietro Maffi 161, dove non risulta più oggi almeno sull´elenco]. Ho appurato a febbraio 2020 tramite terzi che la evadini era vivente, ma in casa di riposo, affetta da Alzheimer e non più lucida. Ho lasciato messaggio per la figlia, ma questa non mi ha contattato.

Quello di evadini fu un interrogatorio della digos, non una dichiarazione spontanea. Ma al dottor nicola simone, vicequestore aggiunto che la interroga, non viene in mente di chiederle dove va al lavoro, dopo che la evadini ha dichiarato che era a Fani per recarsi al lavoro come tutte le mattine. E non gli viene in mente di fare una verifica incrociata, per sapere se davvero questa signora lavorasse dove dicesse. Sempre SE alcunché di questo verbale corrisponde a verità. Come ha fatto la digos a rintracciare questa signora ? L´ha identificata sul posto, dopo l´agguato ? Ma allora perché non l´ha interrogata subito, bensì 6 giorni dopo ? Ripeto che questo si presenta come un interrogatorio, non come una dichiarazione spontanea. Dunque la signora evadini fu convocata : come la trovarono, visto che non si era presentata spontaneamente ?

Secondo la evadini, gli spari iniziano in contemporanea col tamponamento : invece la scientifica alla Moro2, dichiara che la sparatoria è iniziata prima, ad auto ancora in movimento, come attestano i cristalli per terra metri prima delle auto. Comunque, l´intervallo tra inizio sparatoria e tamponamento fu brevissimo, quindi la confusione è spiegabile qui.

In conclusione provvisoria, direi che la evadini è stata indotta in qualche modo a firmare un verbale/copione almeno in parte prefabbricato o confuso in alcuni dettagli. La sua testimonianza fa acqua da tutte le parti, eccetto, ancora una volta, forse da questa :

" Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca.

Ancora poco infra, dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui " :

SE davvero la evadini vide almeno questo, allora non poté certo riconoscere Moro perché lei era su Fani alta e quindi al massimo poté vedere il sorretto/trascinato di profilo o di spalle : ma forse quel sangue è vero: era il ferito del comsubin/gladio, coperto del suo sangue, che veniva trascinato via dal team. E Samperi supra dice che l´uomo estratto viene caricato su una 128 bianca. E l´agente di P.S. Adelmo Saba (1952+2018), che assieme ad un collega ritrovò la 128 bianca della fuga quella notte a via Licinio Calvo, testimoniò che vi era una chiazza di sangue sulla seduta del posto anteriore destro. La scientifica vi troverà schizzi sullo sportello :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/208/052%20%20volume%20LII?keyword=

È il volume 52 degli atti della commissione Moro1, pp. 803 sq. cartaceo originale, 759 sq. scan.

Il 25.3.78, 9 giorni dopo i fatti, il commissariato PS di Monte Mario interroga la teste Ravenni Mariangela in Fiani, 57 anni, abitante in via Mario Fani 106 palazzina A interno 6 piano terzo, la quale dichiara cose strabilianti per chi non conosce la psicologia del testimone. Ella dice che il balcone del suo salone dà proprio sul punto dell´agguato. Sentiti il rumore del tamponamento e gli spari, la signora si affaccia ai vetri del balcone, senza aprire, vede uno sparatore davanti all´olivetti di fronte a lei, si impaurisce e si nasconde dietro una poltrona. Quando gli spari finiscono, torna ad affacciarsi dietro i vetri e...

" notai due uomini in divisa che sostenevano un terzo uomo, anziano e come se lo trascinassero lo condussero verso via Stresa verso l´angolo opposto sempre di via Fani ".

" NON RICORDO SE CONOBBI [sic] L´ ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

È un passaggio capitale, che non ha bisogno di commento per chi sa la psiche di massa.

La psiche di massa è gregaria, tende al conformismo, a introiettare il belato del gregge, a farlo proprio: se lo urla la folla, sarà vero, se lo dicono tutti, sarà così, se lo dice la tv...

E allora lo faccio mio, lo incorporo nel mio racconto, perché tanto deve essere vero quindi devo averlo visto anch´io, anche se in realtà non ho visto nulla. La glossa penetra nel testo, vi scivola, vi viene interpolata alla copiatura successiva, diventa vulgata perché guai a dubitare, il dubbio è pericoloso, apage ! Se uno mi chiede se ho visto Moro a Fani, certo che io, vincenzi sergio, gli dico di sì, perché lo dicono tutti da 40 anni che c´era, quindi l´ho visto !

Ma la signora Ravenni non ci sta a belare col gregge, ha un sussulto meraviglioso di intelligenza e cultura, cioè di self-doubt :

" NON RICORDO SE CONOBBI L´ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

Ovvio che può ben anche darsi che la signora Ravenni stia depistando, deviando su copione l´attenzione dal chiedersi se il sorretto è reale o no, a se l´abbia riconosciuto lei come Moro o lo abbia appreso dalla folla. Noto che la Ravenni era moglie di un comandante della marina militare in pensione, tal fiani, stando a mie fonti che mi chiedono riservatezza. Una cosa è certa : Ravenni NON è teste certa di Moro a Fani. E non vede estrazione. Suo marito, fiani, e lei stessa sono deceduti da tempo. Un figlio, da me contattato, non si è degnato di rispondere.

Di più : ai carabinieri il 16 marzo, dunque poco dopo l´agguato, e 9 giorni prima della sua dichiarazione alla PS supra, la ravenni non parla affatto di "anziano" :

" notava due uomini in divisa scura che trascinavano UN ALTRO a braccia in direzione di via Stresa " :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 385 del cartaceo :

9 giorni dopo, al commissariato PS Monte Mario, spunta invece l´ "anziano"...

Vuoi vedere che, se c´è alcunché di vero in quel che disse, il trascinato era il killer ferito da

Iozzino a un braccio o un gomito, di cui già Pecorelli su OP a marzo ´78 ? Il quale non poteva ovviamente essere anziano ma solo giovane ?

Moro o non Moro, le attestazioni di una persona/vecchio estratto/sorretto/trascinato/caricato ci sono e non si possono eliminare con un colpo di spugna. Fu allucinazione collettiva ? Copione del terrore di regime, sezione de propaganda fide, affidato a finti testi ? C´era o non c´era questo estratto/sorretto/sospinto/caricato ? E se c´era, chi era ? Se non era Moro, chi fu ? Un manichino ? Sosia, controfigura ? Noschese ? Un terrorista ferito da Iozzino o altro membro della scorta ? Vedo quest´ultima opzione come la più plausibile.

Torniamo ora ai verbali dei presunti testi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Il 28.3.78 viene interrogato dalla polizia il teste Domenico Calia, 27 anni, studente (p.15 di 18 al cursore). Stava, dice, all´edicola con Pistolesi, anche se Pistolesi alla Moro 2 decenni dopo, dichiarerà di conoscerlo ma di non ricordare che stesse all´edicola con lui in quel frangente. Non parla né di Moro, né di estratto/sorretto/sospinto/caricato qualsivoglia. Proprio come Pistolesi.

Alla stessa altezza di Fani alta, presso l´edicola, stanno 4 testimoni : Calia, Pistolesi, vincenzi, damiani : solo vincenzi dichiara di aver visto Moro sorretto e caricato - e lo dichiara a me 40 anni dopo, solo su mia specifica domanda, mentre nella prima parte del colloquio, o meglio del monologo, di tutto aveva parlato tranne che di Moro. Idem quando fu audito al primo processo Moro, e ancor prima, a caldo, quando fu sentito dai cc il 16 marzo stesso e ancora una settimana dopo.

Il 25.3.78, è interrogata Birgitte Christine Ohlsson, svedese, abitante in via Stresa 166. Non ha visuale diretta e completa sull´agguato, ma vede l´incrocio Stresa/Fani. Vede una 128 blu scuro parcheggiata all´incrocio, un terrorista in attesa vicino, 2 giovani terroristi con mitra che arrivano di corsa dopo la sparatoria ; salgono in macchina tutti e 3 e partono. La signora tutto vede tranne Moro o un qualsivoglia sorretto/sospinto/caricato.

Ricapitolando sui verbali sin qui esaminati, più altre note testimonianze :

- i testi Ohlsson, Calia, Lalli, Pistolesi nulla dicono di Moro o qualsivoglia estratto/sorretto/sospinto/caricato ;

- i testi ravenni, evadini e vincenzi, marini, caliò, conti, samperi e de andreis, su cui torneremo, asseriscono di aver visto 1, 2 o 3 persone trascinare/sostenere una persona, che evadini e vincenzi e caliò identificano tout court con Moro, mentre ravenni asserisce di non ricordare se fu lei a riconoscere Moro, o se apprese l´identità del trascinato dalla folla urlante.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Ultimo contributo riepilogativo generale qui, sulla gnoseologia, epistemologia e psicologia del teste e della testimonianza : il tasso di certezza fornito da una testimonianza priva di riscontri incrociati extratestimoniali, è zero. Una logica rigorosa deve portarci a sospendere il giudizio su :

- veridicità del teste

- accuratezza della memoria del teste, anche se veridico

- buona fede del teste

- esistenza stessa del teste, finché non la accertiamo

- identità del teste, casomai si appuri che esista.

Va tenuto conto, ripeto, pure nel caso di testi che riscontri oggettivi extratestimoniali confermino esistenti e veridici, della diffusa tendenza umana a belare nel gregge, a introiettare le urla della

folla, la lobotomia costante dei massmedia di regime - per cui si può finire col credere di vedere anche ciò che non si è mai visto, basta che tutti dicano che così andò.

Come posso non sospendere il giudizio su ogni singola testimonianza ? Su ogni singolo teste ? Un teste, preso di per sé, non prova nulla. Con questo non voglio dire che non bisogni leggere e ascoltare i testi. Voglio solo dire che non bastano a raggiungere certezza. Occorrono per questo, riscontri incrociati empirici, documentali, eterotestimoniali e logici.

Ecco il verbale dell´audizione originale di Paolo Pistolesi presso la digos, p. 47 di :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

È il 16 marzo 1978, ore 10,15, poco più di un´ora dopo l´agguato. Pistolesi, 19 anni, figlio dell´edicolante all´altezza di via Fani 93, dunque Fani alta verso via Trionfale, ascoltato a caldo, dichiara testualmente rispondendo a precisa e, per una volta, intelligente domanda del vicequestore Nicola Simone :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO "

(p. 49) .

Non so se ora vi basta, quanto meno a nutrire serissimi, fondatissimi dubbi sulla presenza di Moro a Fani. A smetterla una buona volta di tacciare di follia, complottismo o boutade chi non crede in Moro a Fani. Ripeto: il giudizio va ancora sospeso su tutti, Pistolesi compreso. Ma sospendere il giudizio vuol dire includere, fondatamente includere, nel novero delle possibilità, ANCHE quella dell´assenza. SE Pistolesi dice il vero ; SE lo dice accuratamente ; allora non è possibile che non abbia visto Moro - a meno che Moro non ci fosse. Come poté vincenzi, che stava alla stessa altezza di Pistolesi, asserire di aver visto Moro, e Pistolesi no ? Chi è che allucina retrospettivamente tra i due ? Oltretutto abbiamo provato supra che vincenzi, nelle sue prime dichiarazioni a caldo, non menzionava affatto Moro, né lo fece per anni.

Paolo Pistolesi è il figlio e collaboratore dell´edicolante sito all´altezza di via Fani alta 93 - questo è il civico che pare a Pistolesi di ricordare mentre depone alla digos. La distanza da via Fani 93 all´incrocio con Stresa è di 100 m esatti stando a google . Leggete il verbale : verso le 9, Paolo vede transitare ad elevata velocità la 130 di Moro e l´alfetta della scorta, che ben conosceva entrambe per averle viste spesso: ma non vede Moro, nonostante gli passi davanti al naso, a pochissimi metri. Riconosce le vetture, ma non vede Moro. I vetri della 130 non sono oscurati. Sono le 9 di mattina e c´è piena luce. Via Mario Fani è molto stretta. Ma Pistolesi non vede Moro. Chissà quante volte lo avrà visto prima del 16 marzo. Ma quella mattina, no. Eppure fa caso alle macchine, le vede. Ma non vede Moro. Gli passa quasi letteralmente sotto al naso, ma non lo vede.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p.132 al cursore: Pistolesi dichiara che Moro solitamente viaggiava nella parte destra dell´auto.

Pistolesi ha la porta dell´edicola a destra verso via Trionfale, quindi sta sul lato sinistro di Fani per chi scende da via Trionfale, quindi se Moro fosse stato in macchina a sinistra come vuole la vulgata, se lo sarebbe visto proprio davanti. E per conoscere la parte dove solitamente viaggiava Moro, lo doveva aver visto chissà quante volte - ma proprio quella mattina, non ci fa caso. A me personalmente Pistolesi ha detto nel 2019 che le macchine andavano troppo veloci e per questo non lo vide.

Pochissimo dopo, Paolo sente i soliti colpi singoli che sentono diversi testimoni, la cui vera provenienza ormai ben conosciamo, poi le solite raffiche di tutti. Esce fuori dall´edicola. È a 100 metri, poco meno tenuto conto che le 2 macchine della scorta si fermano diversi metri prima dell´incrocio: diciamo con buona approssimazione, che in questo momento, Paolo Pistolesi è a 90 metri dal golpe che sta cambiando la storia d´Italia. Troppi per riconoscere in volto chicchessia. Ma non troppi per vedere le macchine e figure umane, anche se indistinte.

"Sono uscito fuori dall´edicola ed ho visto la macchina di Moro e quella della scorta ferme."

Paolo è a 90 metri. Vede le macchine. È plausibile, è realistico. "La macchina della scorta aveva le due portiere di destra aperte" : forse era uscito anche Zizzi ? No, come vedremo. Quella portiera anteriore destra dell´alfetta di scorta lato Zizzi, era stata aperta subito dopo la fuga dei terroristi, da tal bruno barbaro, per sua stessa dichiarazione alla commissione Moro2 nel 2015, allo scopo asserito di soccorrere Zizzi ferito ma vivo.

Un tizio col passamontagna e col mitra, con tutta probabilità il terrorista di regime vatican-sismi casimirri alessio, infiltrato nelle "br", fa cenno a Pistolesi di allontanarsi. Paolo si butta dietro una macchina. Ancora una raffica. Poi si rialza. Vede la 128 bianca che fugge, vede i morti, il ferito, vede tutto ma :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO " .

Invece vincenzi, che asserisce di esser stato alla stessa altezza di Pistolesi, vicino alla sua edicola, fa a tempo a vedere Moro sorretto e caricato sulla 132... Quale dei due vi pare più plausibile ? Alla stessa altezza, quasi allo stesso punto di via Fani stanno ben 4 testimoni oculari : vincenzi, calia, Pistolesi e damiani : nessuno dei 4 vede Moro - vincenzi è l´unico ad asserire di averlo visto, ma la sua sicurezza è del tutto infondata come provammo supra.

Passiamo ora ad altri due singolarissimi testimoni della strage : giovanni de chiara e la sua au pair eleonora guglielmo.

La perizia balistica benedetti/salza a p. 27 di 81 descrive un secondo proiettile e un frammento del primo ritrovati nell´appartamento del " dottor Chiara" e nel suo cortile rispettivamente :

anche la seconda pallottola, estratta dal muro, è calibro 9 parabellum.

Ho trovato qui :

https://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/00000007.pdf

(relazione finale della scientifica alla commissione Moro 2, p.12 di 16 al cursore)

il seguente brano :

" Sono state acquisite, infatti, le dichiarazioni di Giovanni De Chiara, che abitava in via Fani 106, al piano terra, e di Eleonora Guglielmo, allora « ragazza alla pari » presso l’abitazione di De Chiara.

Non risulta che tali due testimoni oculari siano mai stati ascoltati in precedenza, o almeno non che siano state verbalizzate le loro dichiarazioni " :

la guglielmo sente gridare achtung achtung...o almeno così dice.

"La signora Guglielmo quindi scorse alcune persone che spingevano un uomo dentro un’auto, che partì immediatamente, e vide partire anche una motocicletta di grossa cilindrata; l’auto andò nella stessa direzione della motocicletta che l’aveva accompagnata, dirigendosi da via Fani in direzione opposta verso via Stresa. La motocicletta aveva a bordo due persone; il passeggero aveva capelli di colore scuro, con una pettinatura a chignon e un boccolo che scendeva e pertanto la signora Guglielmo ritiene che fosse una donna [anche marini narrerà di una moto honda blu con due passeggeri, di cui uno somigliante a eduardo de filippo, l´altro mascherato, ndr ; de chiara confermerà, compresa la storiella del marini che il passeggero di dietro gli aveva sparato col mitra].

La teste ha, altresì, riferito di aver ritrovato nel giardino dell’abitazione, due o tre ore dopo la strage, una fotografia Polaroid raffigurante due persone su una motocicletta e di averla consegnata

ad una persona in abiti civili, di cui non ricorda altri dettagli. Ha specificato che le persone ritratte nella fotografia erano due giovani, un uomo e una donna, dei quali si vedevano chiaramente i volti sebbene indossassero il casco" .

Vedi anche :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0119_001.pdf

De Chiara non parla di proiettili né qualcuno gliene chiede ! Perché de chiara va lui ad accompagnare i bambini a scuola, che ce l´ha a fare la ragazza alla pari ? Perché ci deve andare in macchina e la ragazza non guida, stando a padellaro/martinelli infra. Perché la nanny sta poco bene, stando a de chiara infra. E poi alle 9 di mattina di un giovedì feriale che fa, torna a casa ? Non faceva nulla nella vita il de chiara ? Non era dottore ? O aveva lo studio in casa ? No, era giornalista, vedi infra. E nell´ultimo link citato, p.3 di 22 al cursore, de chiara dichiara che andò al lavoro verso le 10-10.30 quella mattina - i giornalisti finiscono tardi e iniziano tardi suppongo.

Notate come non c´è nessun dettaglio specifico che consenta di posizionare de chiara e capire se davvero potesse vedere la fantomatica motocicletta. Idem per quel che segue della guglielmo.

de chiara fu audito in commissione per la prima volta ufficialmente, il 10.4.2015 da collaboratori poliziotti e magistrati della Moro2. Ma come vedremo, i cc lo avevano già verbalizzato il 16.3.78.

Egli abitava a via Mario Fani 106A, con uso esclusivo del giardinetto del salice (oggi il salice non c´è più), al piano rialzato. Vista privilegiata sulla strage dunque, proprio sull´incrocio e lo stop : ma de chiara alle 9 non c´era. Aveva accopagnato a scuola come detto, i figli suoi e quelli di mario segni - il figlio del presidente golpista del piano solo antonio, che Moro e Saragat quasi strangolarono negli anni ´60 ; mario segni pupillo di kissinger, acerrimo nemico del compromesso storico, irriso da Moro nel Memoriale...dimmi con chi vai...Ma a che ora iniziava la scuola a Monte Mario ? La mia nel quartiere Trieste, alle 8,30.

Poi de chiara asserisce che stava tornando alle 9,10 circa (impossibile, se l´ora è giusta, che abbia visto la moto in fuga perché la strage inizia tra le 9 e le 9,02 e dura 3 minuti sì e no) scendendo da Fani alta par di capire, non si sa se a piedi in macchina o come, ai collaboratori della commissione pare non interessare alcun dettaglio, alcun approfondimento, alcuna verifica. Asserisce di vedere l´edicolante a terra, dunque Paolo Pistolesi stava ancora a terra dietro la macchina dove s´era buttato minacciato dal casimirri col mitra. de chiara sente colpi d´arma da fuoco, dice, vede una moto di grossa cilindrata allontanarsi, dice. Dunque era all´altezza dell´edicola di Pistolesi, a 100 metri dall´agguato, come lui stesso precisa.

Quanto alla guglielmo che recita il copione di regime sulla persona anziana che grida lasciatemi lasciatemi , è talmente pietosamente attrice da non meritare che dubbio metodico.

Gli achtung achtung servono ovviamente a sancire la presuntissima presenza della raf a Fani. Mentre l´unica presenza complice accertata a Fani è quella di gladio (guglielmi) e X mas (moscardi)

e come vedremo, figli di padri con cv nei servizi segreti militari inglesi (patrizio bonanni).

Ma dov´era la guglielmo? In strada è difficile, perché si sarebbe trovata in mezzo al fuoco incrociato. Era in casa ? E dopo che diversi proiettili avevano colpito l´appartamento, lei invece di nascondersi sotto al letto si mette ad osservare la scena alla finestra e scorge il caricato, la moto

etc. ? In effetti, martinelli/padellaro ( Il delitto Moro, rizzoli milano 1979, p. 45) asseriscono senza fonte che l´au pair "ha sentito i colpi che la sfioravano e si è buttata a terra" : come fece, se ciò è vero, da quella posizione, a scorgere caricato, moto e motociclisti ?

E nonostante i presunti 2 in presunta motocicletta indossassero il casco, almeno se la moto della presunta polaroid è la stessa che avrebbe visto lei, riesce pure a vedere il colore dei capelli e lo chignon ? Ma secondo la guglielmo non avevano casco, dunque la polaroid non è di quelli che avrebbe visto lei.

La moto potrebbe esser solo un altro assurdo depistaggio, non esser mai esistita, de chiara e la guglielmo potrebbero essere 2 terroristi di regime, oppure esser stati costretti a, o pagati per, firmare un verbale falso - come Lalli e Samperi supra.

Idem per la foto polaroid che potrebbe non esser mai esistita ma servire a persuadere la gente che siccome c´era la foto, c´era la moto. Foto>moto. Ma la foto non c´è, non si sa che fine abbia fatto, e forse nemmeno la moto.

Io non lo so se la moto c´era o no: sospendo il giudizio. I testimoni o presunti tali che la attestano, sono 4, tra i più controversi del caso Moro (marini, guglielmo, de chiara, intrevado) e non posso nemmeno negarne la veridicità in toto. Ma quel che è certo, è che tutto il polverone di 44 anni e passa sulla moto, è servito a cancellare del tutto qualsiasi possibile considerazione su tiri dall´alto.

NOTATE COME LA GUGLIELMO SOSTITUISCA, DEPISTANDO INVOLONTARIAMENTE O DELIBERATAMENTE , IL FRAMMENTO DI PROIETTILE TROVATO NEL CORTILE CON UNA FANTOMATICA FOTO POLAROID.

ANCHE LA FANTOMATICA MOTO, REALE O MENO, SERVE ALLO STESSO SCOPO : DEPISTARE DAI PIANI ALTI AL PIANO STRADA, INSABBIARE LA REAZIONE DELLA SCORTA E IL FATTO PALESISSIMO CHE MEMBRI DELLA SCORTA FURONO COLPITI ANCHE DA TIRI DALL´ALTO - E LEONARDI E IOZZINO, FUORI DALLE MACCHINE NON DENTRO. I 2 AUTISTI NON HANNO IL TEMPO DI REAGIRE E USCIRE PERCHÉ IMPACCIATI DAL VOLANTE E FERITI MORTALMENTE ALLA GUIDA.

Il marini però, oltre ad attestare la moto honda, dice che i due in sella potevano forse essere i due killer in borghese da lui visti uccidere Iozzino : e questi hanno conferme incrociate indipendenti e inoppugnabili come vedremo.

roberto martinelli e antonio padellaro parlano a p. 34 di tal gianni de chiara, che pare essere loro assai familiare: non può essere che il giovanni de chiara della Moro2 e il dott. chiara della benedetti. Autore che vai, nome e cognome che trovi. Il pezzetto su de chiara in martinelli/padellaro è privo di fonte, chissà forse lo conoscevan davvero perché dicono che come loro, de chiara era giornalista - quindi quel dottor della benedetti non starebbe per medico. Ed era corrispondente della gazzetta del popolo di Torino settore spettacoli. Un napoletano verace che vive a Roma ma lavora per Torino. Il che trova conferma qui :

https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_De_Chiara

Un controllo incrociato con l´anagrafe mi dà Giovanni De Chiara, nato a Napoli l´ 1.6.1941 : è lui.

Ma, in martinelli/padellaro, a parte l´apprendere che i suoi bambini che accompagna a scuola giusto a tempo per evitargli i proiettili che bucherelleranno casa sua si chiamerebbero fabio e cristina, è l´au pair che mi colpisce. Perché stando alla Moro2, questa famosa au pair si chiamava eleonora guglielmo - nome e cognome italianissimi. Invece stando a martinelli/padellaro, costei si chiama "ANNETTE, LA RAGAZZA ALLA PARI APPENA ARRIVATA DALLA FRANCIA " !

I carabinieri il 16 marzo 1978, verbalizzano dichiarazione in cui de chiara parla di GUGLIELMI eleonora (terza variante del nome dopo guglielmO eleonora e annette; se fosse guglielmi, sarebbe la seconda guglielmi a via Fani dopo il noto colonnello di gladio), definendola "VENTITREENNE da Catania " !!! :

https://drive.google.com/file/d/1Xzqq4wix4HWadqV12aUKlfjjL4BXImFT/view

p.12. Se non funziona google drive, arrivateci così :

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/CONTRIBUTI

contributo di venerdì 26 aprile 2019.

Dunque non è affatto vero quel che dice la Moro2, che il de chiara fu ascoltato per la prima volta nel 2015. Solo che nel 1978 ai carabinieri, de chiara nulla aveva detto, almeno i cc nulla avevan verbalizzato, circa moto gapponese con due passeggeri. Benissimo qui, il collettivo 16dimarzo che cito passim, p.12 di 12 :

" Se partiamo allora dall'assunto che il signor De Chiara abbia detto il vero nel 2015 ...rimane completamente oscuro che cosa egli effettivamente disse ai carabinieri, nel marzo 1978, ovvero, il che è lo stesso, che cosa costoro verbalizzarono, o comunque recepirono, delle sue parole.

Solo il signor De Chiara, ovviamente, potrebbe ancora fornire uno spiraglio di luce in più sulla

vicenda anche di questa “tormentata” testimonianza, che si pone purtroppo, al momento, a pieno

titolo nella falsariga della altre che abbiamo analizzato, in questo come nel precedente documento.

Si sarebbe potuto chiedere, e forse lo si potrebbe ancora fare, ad esempio, al signor De Chiara dove

fosse la scuola dei figli; quanto distasse dalla propria abitazione; che percorso seguì per recarvisi,

e quale fu il percorso seguito per tornare in Via Fani; a che ora era prescritto l'ingresso a scuola

degli allievi; e che cosa egli disse effettivamente ai carabinieri nel marzo 1978, ovvero le eventuali

ragioni che per ipotesi rendano fondata la brevità di quel rapporto del 1978, nonostante la ben

maggiore portata di quanto emerso dalle sue dichiarazioni del 2015; ecc.".

eleonora guglielmo o annette ? Sarebbe dunque quale la certissima identità della testimone del vecchio che urla lasciatemi lasciatemi e del o dei terroristi tedeschi che urlano achtung achtung ? Si vede che era portata per le lingue e aveva orecchie da pipistrello. Anche ammesso che il guglielmo venga da successivo marito italiano, la annette di martinelli/padellaro è un po´ troppo distante dalla eleonora della Moro2 per essere credibile. Come abbia fatto poi costei a parte tutto, annette o eleonora che sia, a sentire e distinguere in quel trambusto, tra gli spari, il rombo e le sgommate di diverse macchine, i lasciatemi e gli achtung a 20 metri (tale è la distanza dell´appartamento del de chiara dall´incrocio, e non i sette/otto metri del poco geometrico martinelli/padellaro), e a finestre chiuse dato che i proiettili entreranno dal vetro chiuso del bagno e che faceva freddo quella mattina, vattelapesca come tutto il resto. E : come abbia fatto eleonora/annette a restare illesa dopo che 5 proiettili almeno avevano sforacchiato l´appartamento, nessuno glielo ha mai chiesto tuttavia sarà lei stessa a dire in un´intervista, che era a letto e non in bagno e questo l´ ha salvata - dunque i proiettili non l´hanno sfiorata affatto, come romanzano martinelli/padellaro.

Agli atti risulta anche questo :

" Si trasmettono i seguenti altri atti :

- relazione di servizio del brig. di PS D´Annunzio e del commissariato di PS Monte Mario, concernente il rinvenimento di un frammento di proiettile da parte di Grieco Adele nella sua abitazione, sita in via Mario Fani 106 , prospiciente il luogo dell´attentato (alla relazione è allegato detto frammento che viene sequestrato) (all.9) - 21.3.78 "

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p. 68 di 123 al cursore, 251 del cartaceo.

Questa Grieco Adele dovrebbe essere la moglie di de chiara, se coincide con questa su pagine bianche :

GRIECO DE CHIARA ADELE

VIA RUPE MAGGIORE 15

01030 CALCATA (VT)

0761 58 77 00

La compagnia telefonica però mi dà "numero inesistente", quindi non ho potuto verificare.

Una mia fonte mi dice che il de chiara è fratello di un potente magistrato napoletano, vivente (2019).

Qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0117_003.pdf

il verbale delle audizioni del 2015 di de chiara e guglielmo.

La prima nota è che guglielmo eleonora sarebbe nata a Catania il 16.2.1947 - dunque all´epoca della strage avrebbe avuto 31 anni - e non 23 come dichiara de chiara ai carabinieri il 16.3.78

supra. Oddio non è che una a 31 anni non possa fare la ragazza alla pari, solo che in genere è un mestiere per ventenni.

Fonte che vai, versione che trovi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0119_001.pdf

Vi si riporta un articolo de Il tempo del 18.3.78, con intervista alla guglielmo, dove a pag. 12 di 22 al cursore essa è definita nipote del de chiara !!!

" E.G., (non vuole dire di più) si sporge dall'inferriata del giardino dello zio vogliosa di parlare."

A p. 10 di 23 tre notizie utili :

1. Cucco Fabrizio pilota civile, lo ritroveremo tra poco

2. guglielmo eleonora sarebbe stata signorina all´epoca

3. al momento della strage, la guglielmo sarebbe stata sola in casa. "eleonora guglielmo si è svegliata di soprassalto: ha sentito la voce di un uomo anziano che gridava lasciatemi, lasciatemi, uno sbattere di sportelli e uno stridio di gomme seguito dal rombo di una moto» :

a cui si aggiungeranno pure gli achtung achtung.

Dunque costei alle 9 dormiva ancora: secondo lei stessa, perché la notte prima era stata a ballare (ma che au pair è mai questa che di mercoledì notte va in discoteca a 31 anni? Tuttavia mi par di ricordare che, almeno all´epoca a Roma, le donne di servizio riposavano il giovedì - se il mio ricordo è accurato, allora la versione della guglielmo diventa plausibile); secondo de chiara invece, perché stava male.

Notiamo che la eleonora/annette si sveglia di soprassalto con proiettili che le spaccano vetri etc. e invece di ficcarsi sotto al letto si muove per casa e per il giardino esponendosi a rischio mortale - e inoltre, in mezzo a sbattimenti, stridii e rombi e urla e spari, sente distintamente i lasciatemi, li attribuisce distintamente a un vecchio che non vede, e poi distingue sopra a tutto questo infernale frastuono pure gli achtung achtung.

Noto altresì che sia de chiara sia la guglielmo sono interrogati dai carabinieri per conto della Moro 2, e non mi capacito che la Moro2 non abbia audito di persona questi due presunti testi fondamentali della strage. La "testimonianza" della guglielmo è quasi altrettanto assurda del fatto che i suoi auditori non le contestino le panzane che racconta:

"dopo aver sentito degli spari mi sono alzata e sono andata nel giardino dell'abitazione dove prestavo servizio. Quando ero fuori ho visto una persona con in mano un oggetto che poteva essere un'arma" :

la nostra eroina impavida non solo non si spaventa, ma esce, in camicia e pantaloni stando alla dichiarazione a Il tempo linkata supra - e va in giardino a godersi lo show, nonostante i proiettili le fischino attorno e miracolosamente la lascino illesa. Vede pure un armato, ma non batte ciglio !

Il vero miracolo di Fani non è il presunto Moro illeso: è eleonora illesa !!

Ma questo è niente :

"Non ho visto Moro, però ho sentito la voce di una persona anziana che diceva "Lasciatemi, lasciatemi" " :

cioè: tu stai in giardino, a pochi passi dalla strage, e non vedi Moro? E non lo vedi, però lo senti ??

Poi si corregge, resasi conto dell´enormità di quel che sta sparando :

"Ha visto questa persona che chiedeva di essere liberata?

RISPOSTA: Non l´ho vista perché stavo arrivando sul posto quando ho sentito le voci e non avevo ancora a vista il luogo dove è successo il rapimento. Poi arrivata sul posto ho visto delle persone che spingevano un uomo dentro una macchina" :

peccato che poche righe prima aveva detto che era già sul posto tant`è che aveva visto un armato !!

Stessa storia con gli achtung achtung: li sente, ma non vede chi li grida, e poi presume fossero quelli della presunta moto.

Poche righe sotto, si rimangia pure di aver visto il sospinto dentro la macchina !! :

" DOMANDA: Lei ha assistito al prelevamento del'Onorevole Moro?

RISPOSTA: No, non ho visto il momento in cui prelevavano Moro, ma ho visto solo una moto e una macchina che partivano ".

" DOMANDA: Quando è rientrato in casa il sig. De Chiara?

RISPOSTA: Dopo un po', quando la situazione si era calmata, il sig. De Chiara è rientrato e

mi ha detto che avevano rapito l'On. Moro e da lì ho ricondotto di chi poteva essere la voce anziana che avevo sentito dire "lasciatemi, lasciatemi" " :

p.19 di 23 : dunque, alla fine dell´audizione, la guglielmo conferma di NON aver visto Moro : come abbia fatto a non vederlo da pochi passi, questo sì che sarebbe uno dei grandi misteri del caso Moro - se tutto ciò non fosse che depistaggio privo di senso.

Su Il tempo del 18.3.78 linkato supra, la eleonora/annette/au pair/nipotina siculo-francese asserisce di aver visto Moro portato via "a spintoni" - questo dopo aver asserito che era scappata subito per paura...37 anni dopo dirà alla Moro2 come vedemmo supra, di non aver visto Moro.

Ripeto che i carabinieri il 16 marzo 1978, verbalizzano dichiarazione in cui de chiara parla di GUGLIELMI eleonora (terza variante del nome dopo guglielmO eleonora e annette), definendola "VENTITREENNE da Catania " !!!

Se andiamo al verbale originale dei carabinieri riprodotto qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

notiamo che manca la pagina 384 contenente la dichiarazione di De Chiara.

Meno male che il sito del collettivo 16 marzo l´ha parzialmente riprodotta da altra fonte.

Interessante che il de chiara vi dichiara altresì che la guglielmI era sua collaboratrice domestica da soli 15 giorni. Altrove dirà che eleonora stette poco da lui - praticamente, solo a cavallo della strage.

Passiamo a "DE CHIARA Giovanni, nato a Napoli il 01.06.1941, coniugato, giornalista, identificato mediante carta d´identità " - peccato che gli estremi sian cancellati:

p. 20 di 23 al cursore.

De Chiara inizia alla grande col confermare che dalla moto giapponese sparano all´ingegner marini di cui parleremo: peccato che poco prima abbia dichiarato che in quel momento era su Fani alta a 100 metri da casa, all´altezza dell´edicola di Pistolesi (come vincenzi Pistolesi Calia e damiani, che non videro nessuna moto giapponese o no, e nessun ingegner marini) né si comprende se fosse a piedi o in macchina, comunque si porta più avanti, impavido sebbene la mattanza non sia del tutto terminata.

Come abbia fatto il de chiara a riconoscere marini a 100 metri di distanza (marini sta presuntamente dalla parte opposta dell´incrocio), e a vedere che gli sparano dalla moto specificando di non vedere le armi, è un altro dei misteri gloriosi di via Fani - unitamente a come facesse a conoscere l´ingegner marini di cognome e di professione al punto da riconoscerlo in mezzo a un tale trambusto.

Guarda caso quella mattina la moglie di de chiara, Grieco Adele, non c´era - chissà dov´era, a nessuno viene in mente di chiederglielo o di convocarla - doveva forse essere al lavoro, era segretaria all´ordine dei giornalisti stando a mia fonte attendibilissima.

Certo è che la presunta stanchezza da discoteca o malessere della guglielmo fornisce al de chiara comodo pretesto per non essere in casa al momento dell´agguato.

Poi de chiara dichiara, ripeto, che la guglielmo stette poco tempo da loro - dunque a cavallo della strage, proprio come il terrorista fascista di regime moscardi di cui infra, il che la rende, se possibile, ancor più sospetta.

Ma è a pag. 22 di 23 che de chiara tocca e supera il colmo :

"DOMANDA: Chi potrebbe fornire altre informazioni utili su quanto accaduto quel giorno?

RISPOSTA: Sicuramente gli scrittori PADELLARO Antonio e MARTINELLI Roberto" :

dunque de chiara deve aver parlato con loro all´epoca, e in effetti nel libro essi lo citano con familiarità e dovizia di dettagli personali confermati nell´audizione 36 anni dopo, ECCETTO

DUE :

CHE SECONDO MARTINELLI/PADELLARO PAG. 34, L´AU PAIR NON SI CHIAMAVA AFFATTO GUGLIELMO O GUGLIELMI ELEONORA E NON ERA AFFATTO CATANESE BENSÌ ERA UNA ANNETTE APPENA GIUNTA DALLA FRANCIA !!!

...e la ragione addotta da martinelli/padellaro ibidem, per la quale de chiara va lui ad accompagnare i figli a scuola in macchina e non la sua au pair, non è affatto che la guglielmo stava male o che dormiva ancora perché aveva passato la notte in discoteca - BENSÌ CHE ANNETTE LA FRANCESINA NON SAPEVA GUIDARE ! Tuttavia martinelli/padellaro potrebbero aver voluto proteggere l´identità della guglielmo, ma certo è che non lo han detto esplicitamente nel libro, incasinando vieppiù una matassa già abbastanza ingarbugliata per conto suo.

Un´ultima chicca dai verbali guglielmo e de chiara, senza commento :

guglielmo, p.19 di 23 al cursore :

" Tra l'altro ricordo che subito dopo l'agguato avevo tentato di telefonare a mia madre ma non ci sono riuscita perché i telefoni erano fuori servizio e tale disservizio è durato circa due ore " ;

de chiara, p.21 di 23 al cursore :

" Riuscii a contattare telefonicamente il vicedirettore del giornale presso cui lavoravo "la gazzetta del popolo" per dare la notizia. Questi chiuse la conversazione perché non credeva a quanto da me

comunicato, per cui lo richiamai e gli diedi la notizia ".

Stesso telefono, stesso appartamento: per la guglielmo non funziona, per de chiara sì e ben due volte. Eppure la vedova Nicolosi della zona, mi testimoniò che il black out durò due ore, circa dalle 9 alle 11.

https://www.youtube.com/watch?v=b6s9plUPaeM

" E' la prima parte della Notte della Repubblica dedicata al caso Moro: dal minuto 12´39´´ al minuto 14´02´´ è inserito un estratto del servizio di Marrazzo di cui ti parlai tempo fa. Riesci a identificare le due donne intervistate che asseriscono di aver visto un prigioniero (solo la prima parla esplicitamente di Moro) essere estratto dalla 130 ? E quei fori di proiettili ? " (Stefano99 del forum ricostruzione su vuotoaperdere.org) :

la prima no, la seconda sì: è la guglielmo eleonora alias annette la francesina (che qui si confermerebbe piuttosto per la prima, anche visto l´accento), presunta au pair di de chiara, e i fori sono quelli del bagno dell´appartamento di de chiara al piano rialzato del 106 di via Fani, scala A.

La prima donna, non so come abbia fatto a vedere quel che ha detto di vedere, da quella finestra non si vede quasi nulla tranne l´insegna del bar olivetti, il cameraman mette a semifuoco qualcosa solo zoomando al massimo. Come abbia fatto poi a vedere il caricamento presunto su presunta "128 blu" e la direzione verso via Trionfale presa da quest´ultima, lo sa solo lei e il copione che recita malamente.

Notare poi come la guglielmo/annette sia scioltissima di fronte all´intervistatore, come se tutta la vita non avesse fatto altro che quello. Né ha paura di mostrarsi in tv - eventuali vendette delle "brigate rosse" non la impensieriscono punto.

Vedi anche :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0119_001.pdf

GUGLIELMO ELEONORA VIVENTE NATA A CATANIA IL 16.2.1947 ALL´ANAGRAFE AL 10.2.2020 risulta domiciliata fiscalmente in VIA MODESTA VALENTI 1A , ROMA. NON RISULTA ATTUALMENTE PROPRIETARIA CATASTALE IN ITALIA, NÉ COME VISURA STORICA SULLE PROVINCE ROMA E CATANIA. Triste appare la sua vera storia : è finita in mezzo a una strada, via Modesta Valenti era un indirizzo virtuale non fisico utilizzato dal comune di Roma fino al 2017 per dare documenti ai barboni e consentir loro, con una residenza legale anche se virtuale, di usufruire di assistenza sanitaria ed economica. Nel 2017 via Modesta Valenti è stata abolita per via dei continui abusi di frodatori fiscali, e i barboni veri ripartiti tra 15 centri assistenziali diversi, chissà la guglielmo dov`è finita. È una storia disperata, ma la giovane era forse già allora psicolabile, ecco perché inventava una storia diversa a ogni intervistatore, e forse qualcuno l´ha imbeccata e pagata per depistare. La sua testimonianza è del tutto priva di valore.

Marrazzo ci cascò. La prima testimone gli fu indicata da un tizio azzimato che si vede in un altro spezzone, che stava vicinissimo alla 130 di Moro, e non si sa come teneva quella posizione quando già erano sul posto polizia carabinieri etc. Un impostore di regime, autorizzato a star lì a depistare i giornalisti verso la falsa testimone, la prima donna.

Un vero giornalista avrebbe cercato da solo ben altri testimoni, quelli vicini con affaccio sull´incrocio tanto per cominciare. Per me è la conferma più eclatante che entrambe le donne erano false testimoni piantate dal terrore di regime. È incredibile per esempio, come nessun marrazzo frajese e simili, sia andato a intervistare il portiere del 106 Massarelli Alvaro e la moglie - che con me non parlano. E il suo simmetrico del 109, Fusi Indo, con la moglie Rossi Augusta e il figlio Fusi Rossano.

Qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

trovate numerose presunte testimonianze della prima ora, tra cui quella arcinota di marini alessandro, che asserisce di aver visto l´estrazione, il trasbordo e di aver riconosciuto nel vecchio rapito l´onorevole Moro. Anzi :

" CREDO di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l´onorevole Moro " : non è la stessa cosa.

Ma a parte questo, tutta la dichiarazione di marini è altamente sospetta :

- asserisce di esser stato proprio lì all´incrocio, a pochi metri dal "fatto " - eppure non è fuggito né si è nascosto come tutti gli altri tranne Lalli che però era molto più lontano, e Samperi la cui testimonianza fu in parte estorta come vedemmo; a me personalmente marini ha detto nel 2020, che era paralizzato dal terrore, "in coma profondo", e perciò non fuggì ;

- non fugge nemmeno quando a suo dire, gli sparano addosso una raffica che miracolosamente non lo prende ! Che sangue freddo !! Già questo è talmente grottescamente assurdo, da screditare tutta la presunta testimonianza. Come potevano lasciare che qualcuno vedesse tutto, li vedesse tutti in faccia da pochi metri ? Nel 2020, ho intervistato marini : sulla raffica prima ha detto a me che non era vero - smentendo i precedenti 42 anni di sue dichiarazioni - poi che non era mirata a lui, che non volevano ucciderlo sennò lo avrebbero fatto facilmente essendo professionisti !

Inoltre di questo arcinoto marini, principe dei presunti testi di Fani, nessuno ha mai che io sappia, verificato nulla: si dice fosse ingegnere, ma dove lavorava ? Non aveva parenti famiglia amici colleghi con cui controllare la sua identità e professione ?

Ma è la narrazione del presunto svolgimento dei "fatti" a screditare del tutto marini come falso testimone : siamo a p.45 del verbale: marini asserisce di essere fermo in motorino allo stop di Fani /Stresa, dalla parte opposta alla scena del crimine: sta a pochi metri. Vede 4 in divisa. Uno dei 4, da solo, si avvicina alla macchina di Moro e spacca il vetro del guidatore! Stento a credere che per 44 anni l´opinione pubblica si sia bevuta una cosa così ridicolmente assurda: mettetevi nei panni di un terrorista: vuoi ammazzare 5 agenti, presumibilmente tra i più in gamba d´Italia perché son la scorta del politico più importante del paese. T´avvicini alla macchina di Moro - già questo ti avrebbe guadagnato una scarica di pallottole da parte di un Leonardi o di uno Iozzino, pure lui stando a mie fonti, tiratore scelto come ha eroicamente dimostrato. E invece (ammesso e non concesso che tu sia ancora vivo quando arrivi al finestrino) di sparare subito, perdi tempo a spaccare il vetro pur sapendo benissimo dopo mesi di pedinamenti/appostamenti e infiltrati negli apparati dello stato etc., che la macchina di Moro non è blindata!! Come dire : sono un cretino congenito, sparatemi

addosso . Ci vuole coraggio a dar fede a tali panzane. Ma goebbels per quanto criminale, su questo almeno ebbe ragione: più la spari grossa, più il popolo se la beve - a patto che tu abbia il monopolio dei massmedia e le tue menzogne non trovino contraddittorio in par condicio nelle ore di massimo ascolto. Paradossalmente, è proprio la totale demenzialità di quel che va cianciando, a costituire un ennesimo, fortissimo argumentum e contrario, ex absurdo a noi assenzialisti. Anche ammesso e non concesso che, come favoleggiano molti, quello che s´avvicina al finestrino della 130 lo fa perché conosciuto dagli agenti, spaccando il vetro prima di sparare perderebbe l´effetto sorpresa dando loro, e ancor più ai 3 poliziotti dell´alfetta, il tempo di reagire. Oltretutto non v´era alcun bisogno di spaccare il vetro prima di sparare perché la macchina non era blindata e gli attentatori lo sapevano benissimo, terroristi di regime informati dai loro superiori ed esploratori com´erano. Posso dire con assoluta certezza che marini firma un copione fasullo del terrore di regime.

D´altro canto, se noi correttamente capiamo che la prima fase dell´agguato iniziò ad auto ancora in movimento, benché rallentato per la prossimità dello stop ad un incrocio pericoloso ; e che iniziò con spari singoli, come attestano diversi testimoni plausibili ; spari singoli di fucili di precisione di cecchini dall´alto, che uccidono all´istante Rivera, incapacitano Ricci ; e che dunque la 130 procede a strappi per qualche metro, dato che Ricci agonizzante ne ha perso il controllo, e poi si ferma in stallo e l´alfetta la tampona perché il suo autista è morto ; e che a questo punto o qualche istante prima che la 130 si fermi, Leonardi prova ad uscire e viene ucciso all´istante da proiettili al cranio di cecchini dall´alto ; allora diventa possibile e plausibile la narrazione del marini : un terrorista va a spaccare il vetro di Ricci (e poi gli altri finestrini della 130 tranne quello di "Moro"), ragionevolmente sicuro di non incontrare reazione ; Iozzino sorprende scattando fuori dall´alfetta ma viene ucciso con 17 proiettili sia dall´alto sia dal piano strada. I vetri vengono spaccati per scenografia depistante : 1.per occultare i fori singoli prodotti dai cecchini dall´alto ; 2.per dare la falsa impressione che Ricci e Leonardi siano stati uccisi dalle raffiche di mitra dei 4 avieri dell´olivetti. marini asserisce infatti (SE dice il vero) di essere sopraggiunto ad auto già ferme.

A questo punto del verbale del 16.3.78 di marini alla digos, penseresti di aver toccato il fondo, ma sbaglieresti - non c´è limite al peggio, alla farsa più scadente, ma com´ è possibile che marini non sia stato subito arrestato per depistaggio e falsa testimonianza ? Eppure da 44 anni, cose simili passano per vere :

" A questo punto [cioè dopo la spaccata del vetro] è iniziata una furiosa sparatoria da parte dei [sic] quei quattro individui sopradetti ", con tanto di mitra ! Cioè a dire: uno dei terroristi se ne sta lì a pochi centimetri da Ricci e Leonardi, senza suscitare una benché minima reazione da parte loro, nonostante abbia spaccato il finestrino; non solo, ma se ne resta lì tranquillo benché gli altri 3 abbiano iniziato a sparare furiosamente nella sua direzione !!!

Il 5 aprile 1978, circa 3 settimane dopo, marini verrà sentito dal sostituto procuratore infelisi luciano (noto depistatore che non indagò mai sulla macchine in zona strage perché "col traffico di Roma, come poteva indagare su tutte quelle macchine" !!!), al quale aggiungerà che dalla 128 CD scendono due che si accostano ai finestrini anteriori della 130 di Moro e sparano a Ricci e Leonardi - senza il minimo timore di ammazzarsi tra loro !!! Ecco un ennesimo esempio di quel che ho detto e ripetuto : le testimonianze su via Fani sono un misto di vero, falso, confuso, involontario o deliberato. Scompare il 5 aprile, quello dei 4 avieri che spaccava...Le due versioni sono inconciliabili, ma il depistatore infelisi si guarda bene dal farglielo notare e chiedergliene conto.

Ho parlato con marini, ripeto, nel 2020, in due diverse occasioni :

- l´impressione generale è che, a 77 anni, fosse molto affaticato, un po´senile, insomma bene non stava, comunque era abbastanza lucido da tenere un minimo di conversazione

- mi ha ripetuto 800 volte di non prendere per oro colato quel che diceva, perché 42 anni passati, etc., ma di basarmi sui verbali numerosi delle sue dichiarazioni - peccato che anch´essi dicano tutto e il suo contrario - mi sa un po´ di excusatio non petita

- mi ha confermato di aver visto l´estrazione e di aver riconosciuto Moro in faccia, questo però su mia specifica domanda, ma prima ha detto "se nei verbali ho detto così" - viene il sospetto che quei verbali fossero copioni da cui ha paura di allontanarsi ed essere colto in contraddizione; gli ho chiesto perché a verbale disse "credo" di aver riconosciuto Moro, ha risposto che nel trambusto un margine di dubbio resta sempre

- 2 banditi presero Moro e lo caricarono, senza sua reazione, vivo ma come un peso morto

- l´uomo dal cappotto di cammello di cui aveva narrato in intervista tv del 1993, gli sembrò grassoccio come prima impressione, ma quando gli ho detto che l´intervistatore Sassoli lo identificò con tal bruno barbaro ossuto, ha detto che può darsi che fosse il cappotto a farlo sembrare grassoccio

- l´olivetti era chiuso quella mattina, invece prima lui ci andava tutte le mattine a far colazione

- la famosa raffica che gli avrebbero sparato : prima ha farfugliato che non è vero, poi ha detto che dovette essere una raffica non mirata a lui, poi ha farfugliato che partì dalla moto, poi invece da quelli al bar, gli avieri che lui definisce "quelli vestiti da poliziotti": su questo punto ha fatto una confusione totale mostrando solo imbarazzo. Alla fine ha detto che se avessero voluto ucciderlo, professionisti quali erano, i killer lo avrebbero fatto senza problemi, dunque non vollero : ma come poterono lasciar vivo un testimone da pochi metri, in grado di vederli tutti bene in faccia e riferire alle autorità l´intera scena ??

- mi ha confermato su mia specifica domanda dei due che scendono dalla 128 CD e sparano a Ricci e Leonardi, ma non ha saputo spiegarmi perché nel primo verbale, a firma di carlo de stefano che poi farà carriera, questo dettaglio manca e nel secondo verbale, al giudice infelisi, c´è : mi è parso imbarazzato e inconcludente e vaghissimo su questo

- gli ho chiesto come mai non fosse scappato a gambe levate al vedere quella guerra, come lui l´ha definita : mi ha detto che era paralizzato dal terrore, sotto shock, tant´è che si urinò addosso, e fu poi portato in Questura centrale ancora bagnato di urina

- mi ha detto che fu portato 2 anni all´estero perché minacciato dalle br che sembravano conoscere tutti i suoi movimenti.

Dice tutto e il suo contrario, faceva così da 42 anni, adattandosi all´interlocutore proprio come intrevado che intervistai a dicembre 2020, vide infra.

https://www.youtube.com/watch?v=ZrOum4G9IzY

sassoli intervista marini e barbaro, 1993.

Senza riscontri incrociati etero- ed extratestimoniali dirimere è impossibile. Io sulla base di tutto il contesto della dinamica di Fani così come la interpreto dopo 4 anni di studi, non credo a gran parte di quel che dice. Come minimo, se davvero era lì, le sue dichiarazioni sono state manipolate aggiustate arricchite editate in vario modo nel corso del tempo. Sono un misto di vero e di falso, si accurato e di confuso, involontariamente o deliberatamente non so.

Ma c´è un dettaglio importantissimo da lui narrato, che certamente è vero : che oltre ai 4 avieri, davanti all´olivetti c´erano due killer in borghese col mitra che uccisero Iozzino. I quali sbucarono dal loro nascondiglio tra due macchine parcheggiate sul lato olivetti, e noi sappiamo quali erano : la mini cooper verde con tettuccio nero del terrorista fascista ex X mas moscardi tullio, e la 127 rossa di poliziotti deviati. Non vi erano altre macchine davanti all´olivetti. Potete vederle qui :

https://creasud.it/2021/03/16/quarantatre-anni-fa-la-strage-di-via-fani/

http://www.sedicidimarzo.org/2019/12/lanomalo-caso-di-una-127-rossa-in-via_11.html

(L´alfasud giallina parcheggiata sul marciapiede è giunta dopo la strage, è quella di spinella).

Questo è un aspetto delle dichiarazioni del marini che va approfondito e verificato e incrociato con tutti i dati a disposizione. Nella sua prima dichiarazione testimoniale, il 16 marzo stesso poco più di un´ora dopo la strage alla digos :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

(vol. 30 degli atti della Moro1, pp.45 sqq.),

marini afferma che quando l´agente dell´alfetta (Iozzino) esce, viene " freddato dai colpi di mitra esplosi da altri due individui che sono sbucati fra due autovetture parcheggiate circa 10-15 metri oltre i quattro individui (gli avieri), dal lato opposto a quello dove si trovavavno le tre autovetture (la 128 CD e le due auto del convoglio di Moro) " : in seguito, al giudice imposimato, marini darà questo schizzo della scena del crimine :

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/04/01/moro-honda-con-due-persone-anche-in-schizzo-testimone_1e2d7de6-f946-4772-8752-263e0c56ab82.html

Non v´è alcun dubbio che le due macchine che fecero da nascondiglio ai due killer in borghese coi mitra erano la mini cooper a la 127 rossa - non c´erano altre macchine da quel lato, e nessun testimone ha visto ripartire una delle macchine della fuga dei terroristi dal punto dove è parcheggiata la 127 rossa. Peraltro secondo il marini quei due in borghese potrebbero esser ripartiti in moto : p. 46 scan e cartaceo :

" Non escludo che i due individui a bordo della moto fossero gli stessi sbucati fra le due macchine parcheggiate in via Mario Fani ; infatti uno dei due aveva il viso travisato da passamontagna ".

Il 5 aprile 1978, tre settimane dopo la strage, marini al giudice infelisi ripete che a Iozzino spararono due individui in borghese distinti dai 4 avieri ; che probabilmente i due sulla moto honda in fuga erano quei killer, che avevano sparato a Iozzino da dietro le due macchine :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

vol. 41 della Moro1, pp. 401 sqq.

È dunque ovvio che la 127 rossa, che questi autori han dimostrato appartenere alla polizia :

http://www.sedicidimarzo.org/2020/08/ancora-sulla-targa-della-127-rossa-di.html

fu parcheggiata da terroristi di regime in quel punto prima della strage e non dopo, per servire da nascondiglio a due killer militari professionisti al soldo della n.a.t.o.

La testimone damiani cristina come vedremo (atti Moro1 vol.30, p.370 scan e vol.41, pp.468 sqq.),all´altezza dell´edicola di Pistolesi su Fani alta, vide una canna di mitra spuntare da dietro una macchina e fare fuoco : e siccome c´è una nuvola di bossoli tra mini cooper e 127, ovvio che quella canna era dietro la 127, altrimenti in quel punto, se avessero sparato solo i 4 avieri appostati più in basso, non vi sarebbe stata nessuna nuvola:

https://formiche.net/2017/05/aldo-moro-foto/

(foto 5 della gallery, la penultima) ;

http://www.sedicidimarzo.org/2019/12/lanomalo-caso-di-una-127-rossa-in-via_11.html

(ultima foto di via Fani verso fine articolo).

Anche la teste evadini parlerà di 7 o 8 terroristi che sparano da sinistra, vide infra : i 4 avieri, i due killer in borghese di marini, e forse casimirri e lojacono.

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/198/042%20%20volume%20XLII?keyword=

Moro1 vol 42, 97-100 cart e scan : marini 26.9.1978 a imposimato : precisa di essere arrivato ad auto ferme compresa CD in posizione finale, e che "a questo punto è iniziata l´azione dei

terroristi" : questo è plausibile perché ad auto ferme, Rivera e Leonardi erano già stati uccisi e Ricci mandato in coma dai cecchini dall´alto ; Zizzi è acquattato in macchina e Iozzino esce in quel momento e viene abbattuto dai 2 in borghese. Però come mai marini non sentì i colpi singoli ? per il rumore del suo motorino ?

a p. 100 il famoso schizzo.

Val la pena di mettere a confronto le 5 dichiarazioni testimoniali del marini, 4 del 1978 e 1 del luglio 1979, che ho reperito finora agli atti della Moro1 anche per sottolinearne le contraddizioni, non solo i punti in comune che vedemmo supra. Proviamo a separare il grano dal loglio.

Nella prima del 16 marzo alla digos, ore 10,15, al commissario carlo de stefano, marini afferma che stava percorrendo via Fani per recarsi al lavoro - il de stef non gli chiede che lavoro fa e dove, e non verbalizza nemmeno un documento di identità. Giunge in motorino all´incrocio Fani/Stresa "alle 9 precise" : di fronte a quell´orrore, il marini s´è premurato pure di guardare l´orologio e prendere nota dell´ora esatta, come se non avesse ben altre preoccupazioni in quei frangenti. Poi descrive le 3 macchine coinvolte (che sappiamo essere la 128 CD, la 130 di Moro e l´alfetta di scorta) come ferme. E noi sappiamo che se erano già ferme quando arriva marini, vuol dire, ripeto ancora, che Rivera e Leonardi erano già morti e Ricci in agonia semicosciente, colpiti dai cecchini dall´alto (vedi supra cap. "Cecchini dall´alto") - la sparatoria infatti inizia alcuni metri prima della posizione finale delle 3 vetture, come attestano vetri infranti per terra dietro l´alfetta. Però mentre diversi testimoni a questo punto hanno già sentito i colpi singoli dei cecchini, marini non ne parla : gli furono forse coperti dal rumore del motorino ? Sempre SE il marini era davvero lì durante la strage - cosa che asserisce solo lui, ma è del tutto priva di conferme indipendenti : la prima attestazione indipendente della presenza del marini sulla scena del crimine è in relazione dell´agente Di Berardino, quindi dopo le 9,05 a strage finita.

A questo punto, marini afferma di vedere 4 individui in divisa di fronte all´olivetti (lui sta allo stop su Fani bassa, quindi lato avieri/bar olivetti), di cui uno si stacca dal gruppo, si accosta alla 130 di Moro che marini scambia per una 132, e spacca il vetro del guidatore. Anche questo è possibile, perché Ricci in coma non può reagire, Leonardi e Rivera sono morti, Zizzi s´è rannicchiato per paura, Iozzino sta per uscire dall´alfetta ma sarà subito ucciso.

Ma qui vi sono due grosse criticità nel racconto del marini : 1. afferma che a questo punto, spaccato il vetro, i 4 avieri iniziano a sparare ; ammettiamo pure che quello di loro che ha spaccato il vetro sia tornato i fila con gli altri 3 di fronte al bar, altrimenti rischiava il fuoco amico ; ma il vero problema è, a chi o cosa sparano i 4 ? Due testimoni che abitavano al civico 109, baliva marta e un´altra che mi chiede riservatezza, mi han detto che i terroristi sparavano in aria per spaventare gli inquilini che s´erano affacciati come loro due, che infatti si ritrassero subito. Certo i 4 avieri (morucci, bonisoli, fiore e gallinari secondo la vulgata) non spararono alla 130, primo perché era inutile ormai, secondo perché inesperti di armi e sparando dalla distanza col mitra che scarta molto, avrebbero rischiato grosso di infrangere il finestrino di "Moro" e addio sceneggiata del rapimento a Fani. Tant´è vero che mirassero in alto, che il civico 106A fu colpito da diversi proiettili sia al piano rialzato sia al secondo piano.

2. Nella seconda e terza deposizione, ad aprile e settembre 1978, marini cambia radicalmente versione circa la spaccata del vetro di Ricci, che rimane : ma stavolta ne cambia il responsabile !

Ad infelisi ad aprile, marini dice di "confermare" che dalla 128 CD "uscivano l´autista e la persona che gli sedeva accanto e avvicinandosi alla macchina dell´On. Moro scaricarono le loro pistole lunghe, sull´autista e sul carabiniere accanto " ! Ma come può dire di confermare il precedente verbale, che pure gli era stato appena letto e diceva che ad avvicinarsi al solo Ricci era stato uno dei 4 avieri di fronte al bar e non qualcuno sceso dalla CD, di cui non aveva fatto alcuna menzione ??

Scompare qui, nella seconda deposizione del 5 aprile, pure la spaccatura del vetro di Ricci che aveva preceduto la sparatoria nelle sue affermazioni del 16 marzo !! Inoltre il 5 aprile, marini continua del tutto assurdamente affermando che a quel punto (cioè dopo che i due scesi dalla CD avevano sparato a bruciapelo a Ricci e Leonardi), iniziano a sparare pure i 4 avieri dall´olivetti - rischiando di impallinare per errore i loro due colleghi della CD !!

Perché il marini cambiò drasticamente versione ad infelisi il 5 aprile, e perché infelisi non gli fece notare la lampantissima contraddizione e assurdità di questa sua seconda versione ? Fu infelisi, depistatore e terrorista di regime quant´altri mai, a suggerire a marini la nuova fabula ? Se sì,

perché ?

Il 26 settembre ad imposimato, nella sua quarta deposizione (nella terza al giudice catenacci del 15.6.1978, nulla dice di spaccate e pistole lunghe, si limita a "confermare" il verbale di polizia del 16.3, né catenacci gli chiede ragione delle contraddizioni, come non gliele aveva chieste infelisi e non gliele chiederanno imposimato e priore), marini "conferma" quel che non aveva detto né a di stefano né ad infelisi : che i due scesi dalla CD ruppero "i vetri dell´auto di Moro" !! Qui però scompare lo scaricare le pistole lunghe su Ricci e Leonardi...

Insomma : il 16 marzo marini asserisce che a spaccare il vetro del finestrino di Ricci fu uno dei 4 avieri dell´olivetti ; il 5 aprile scompare lo spaccamento e compaiono due scesi dalla CD che sparano a bruciapelo a Ricci e Leonardi ; il 26 settembre ricompare lo spaccamento, stavolta dei vetri della 130 in generale, sempre a cura dei due della CD e non dell´aviere dell´olivetti.

Alla fine non ci si capisce più nulla e forse è proprio questo lo scopo del depistaggio attuato con versioni contrastanti : confondere irrimediabilmente e scoraggiare i cercatori di verità. Lo direi depistaggio per mutazioni successive, depistaggio per varianti.

Tutte e 3 le versioni sono insostenibili : siccome marini non sapeva che Ricci e Leonardi erano già incapacitati, come fa a non chiedersi perché non abbiano reagito ? Reagito alla spaccatura del vetro o dei vetri almeno, ammesso e non concesso come si è favoleggiato, che conoscessero i due della CD che si accostano loro ? Ma tra le due versioni principali (spacca il quarto aviere o spaccano i due della CD), prevale la seconda nella memoria collettiva. La prima fabula era troppo più assurda : il quarto aviere che spacca il finestrino di Ricci, nessuna reazione dei due cc e dei 3 poliziotti dell´alfetta, nemmeno mentre il quarto si suppone torni nei ranghi con gli altri 3 di fronte al bar prima che inizino a sparare tutti e 4... Allora infelisi suggerisce forse, che i due della CD uccisero loro i due cc della 130 (senza alcun timore di ammazzarsi tra loro per errore nel fuoco incrociato !!) di sorpresa, a bruciapelo, quindi ecco spiegato perché Ricci e Leonardi non hanno il tempo di reagire.

Ma entrambe le versioni non sono la verità : la verità, ripeto quel che ho argomentato supra nel capitolo cecchini dall´alto, è che Ricci era già moribondo quando inizia il carosello dei 4 avieri e dei due della CD, e Leonardi già morto per opera di cecchini dall´alto : e questo è certissimo perché i colpi singoli attestati da diversi testimoni iniziano prima che le auto di Moro si fermino, lo sappiamo dai vetri infranti dietro l´alfetta di scorta e dal fatto che i colpi singoli nel racconto incrociato di testimoni, precedono le raffiche di mitra. E marini asserisce di essere sopraggiunto ad auto già ferme. Inoltre come detto, Leonardi è ucciso mentre cerca di uscire e reagire, altro che nessuna reazione, e il suo cadavere viene ributtato in macchina alla fine della carneficina come attestato dalla de andreis e provato dal sedicidimarzo supra.

Poi chiaro, qualcuno dei terroristi, chiunque sia stato, ha spaccato i vetri per far credere a Ricci e Leonardi uccisi dai mitra dei 4 avieri, cancellando i fori singoli dei colpi singoli dall´alto, di cui rimane una sola testimonianza video (che sarà distrutta da inquinatori durante la mattinata anch´essa).Ed ha sparato a bruciapelo almeno a Ricci, il cui povero volto martoriato presenta uno o più tatuaggi (=i segni di ustione/affumicamento attorno ad un foro d´entrata che rivelano la corttissima distanza di tiro).

Altri pesanti dubbi sul Marini, anche se vengono da parte assai parziale e pro-brigatista o pro-vulgata (il che è lo stesso) :

https://campagnadiprimavera.wordpress.com/tag/alessandro-marini/

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2015/11/04/indice_stenografico.0058.html

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

Aggiungo una successiva deposizione del marini, del 9.7.1979 davanti al giudice istruttore rosario priore :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/199/043%20%20volume%20XLIII?keyword=

vol. 43 della Moro1, 95 scan e 94 cartaceo :

qui marini fa un´altra stupefacente dichiarazione : di non aver visto donne tra i componenti il commando di via Fani. Questo lo aveva già detto a catenacci il 15.6.1978. Eppure, almeno secondo la vulgata, in mezzo all´incrocio, a pochi metri da lui, ci doveva essere la balzerani barbara col mitra a impedire a chiunque di interferire con la strage transitando nell´area della sparatoria ! La balzerani stessa ha dichiarato di non aver visto nessun tizio col motorino fermo allo stop su Fani bassa. Peraltro se lo avesse visto, gli avrebbe intimato di andarsene. Invece marini asserisce di essersi goduto l´intero spettacolo senza interferenze. Ma come è possibile che non abbia visto la balzerani quasi di fronte a sé, e che lei non abbia visto lui ?

O mente lui o mente lei. È impossibile che non ci fosse un terrorista almeno a presidiare l´incrocio, impedendo il transito ad estranei che avrebbe potuto mandare a monte l´agguato. Balzerani o no, è impensabile che abbiano lasciato un testimone vicinissimo osservare tutta la strage e la fuga senza cacciarlo via minacciandolo col mitra, come fece casimirri con pistolesi su Fani alta. E venendo su da Fani bassa, il primo terrorista che il marini avrebbe dovuto vedere e poi descrivere bene, perché il più vicino a lui, era proprio quello che presidiava l´incrocio : invece dei 12 o 13 (a seconda delle versioni successive) terroristi contati dal marini, nessuno sta all´incrocio, in nessuna delle ben 5 dichiarazioni testimoniali appena viste.

Noto ancora appunto, che nel famoso schizzo della scena che il marini fa ad imposimato il 26.9.78,

i terroristi sono 13 : 4 avieri + 2 della CD + i 2 che sbucano in borghese tra mini e 127 e uccidono Iozzino + 2 della 132 blu che prendono Moro + 1 nella macchina bianca che segue la 132 su Fani alta + i 2 della moto honda = 13.

Il bello è che ad infelisi il 5.4.78 aveva detto che nella macchina 128 bianca che tallona la 132 con Moro, gli invidui erano 2 : il totale diventa 14, ma nessuno se ne accorge.

Sia alla digos sia ad infelisi, marini aveva precisato che i due sulla honda forse erano gli stessi che avevano ucciso Iozzino, quindi i totali diventerebbero rispettivamente 11 a imposimato e 12 a infelisi.

Il 16.3.78 nella sua prima deposizione alla digos poco più di un´ora dopo i "fatti", marini aveva menzionato solo 10 terroristi in tutto, non aveva parlato di alcun terrorista della CD, aveva aggiunto anche qui che i due della moto forse erano gli stessi dei killer di Iozzino, quindi il totale diventerebbe 8 ma è incerto comunque perché i terroristi che prendono Moro qui sono "almeno 2", non sicuramente due come nelle successive deposizioni !

Al di là di questa confusione enorme, quel che davvero colpisce è la mancata menzione del o dei terroristi che presidiavano l´incrocio, proprio di fronte a marini SE lui ci fosse stato davvero.

A questo punto, è lecito persino dubitare della presenza effettiva di marini allo stop durante l´agguato. Come vedremo anche di intrevado, che asseritamente con la 500 stava pure lui allo stop su Fani bassa, quindi a fianco del marini, eppure nessuno dei due ha mai menzionato di aver visto l´altro. La prima attestazione plausibile della presenza di marini sulla scena arriva dopo la strage, dopo le 9,05 circa, quando arriva la prima volante con gli agenti Di Berardino e Sapuppo, il primo dei quali annoterà spontanea testimonianza del marini sulla moto. Che senso civico questo marini...

Con le braghe fradice di urina, invece di andare a cambiarsi va a fare la sua prima dichiarazione testimoniale al poliziotto, poi lo portano alla digos in quello stato - ma nessuno sente un certo odore. Odore di falso testimone piantato lì a pagamento dai servizi deviati per cui lavora.

In questa foto di googlemaps :

https://www.google.com/maps/place/Via+Stresa+%26+Via+Mario+Fani,+00135+Roma+RM/@41.9379749,12.4414189,3a,90y,34.2h,65.02t/data=!3m7!1e1!3m5!1sZxYMi3L5s-ikGGPw4ZtJmQ!2e0!6shttps:%2F%2Fstreetviewpixels-pa.googleapis.com%2Fv1%2Fthumbnail%3Fpanoid%3DZxYMi3L5s-ikGGPw4ZtJmQ%26cb_client%3Dsearch.gws-prod.gps%26w%3D86%26h%3D86%26yaw%3D15.969284%26pitch%3D0%26thumbfov%3D100!7i16384!8i8192!4m5!3m4!1s0x132f60a6dc45a855:0x450a7cb2a56850a2!8m2!3d41.9379998!4d12.4414229

potete vedere Fani bassa con lo stop all´incrocio con via Stresa : c´è anche un tizio che risale da Fani bassa col motorino, quindi immaginate sia il marini : come vedete, ci sono almeno un centinaio di metri di visibilità dell´incrocio, su Fani bassa prima della curva : cioè, il marini avrebbe avuto visibilità della tizia col mitra che presidiava l´incrocio, da almeno 50-100 metri prima, e questa visione normalmente, gli avrebbe dato tutto il tempo di girare le terga e scappare. Invece asserisce di aver continuato impavido fino allo stop che vedete, e di essersi ivi fermato non perché avesse visto la balzerani col mitra (la quale ripeto, ha dichiarato di non averlo mai visto), che marini non menziona affatto nelle ben 4 deposizioni supra ; ma perché avrebbe visto i 4 avieri e i due della CD e i due in borghese spaccare e sparare. Tutto ciò è francamente inverosimile.

Tanto più che, in quest´altra foto :

https://www.google.com/maps/place/Via+Mario+Fani,+125,+00135+Roma+RM/@41.9382863,12.4415065,3a,75y,210.54h,85.65t/data=!3m7!1e1!3m5!1sflvvBu0gFs_-zJTXVM4-xw!2e0!6shttps:%2F%2Fstreetviewpixels-pa.googleapis.com%2Fv1%2Fthumbnail%3Fpanoid%3DflvvBu0gFs_-zJTXVM4-xw%26cb_client%3Dsearch.gws-prod.gps%26w%3D86%26h%3D86%26yaw%3D300.3588%26pitch%3D0%26thumbfov%3D100!7i16384!8i8192!4m5!3m4!1s0x132f60a6e7223f41:0x69d8e5e48c49cd8d!8m2!3d41.9383352!4d12.4413651

vediamo un tizio in motorino fermo a quello stop dove si sarebbe fermato il marini : ruotate la vista su googlemaps e confermerete quel che ho detto : il marini dovrebbe aver visto la tizia col mitra da almeno 50-100 metri : tutto il tempo di fare inversione e scappare a tutto gas. Inoltre ripeto ancora che intrevado sarebbe stato fermo in 500 a quello stesso stop, minacciato da uno o due terroristi col mitra - ma di marini non fa alcuna menzione, e viceversa - vuoi vedere che nessuno dei due era davvero presente ?

Anche il presunto senso civico del marini, che dopo l´agguato accosta sua sponte, fradicio di urina, l´agente Di Berardino per dirgli della moto, è francamente sospetto, sia perché il 99,9% periodico degli italiani ne son del tutto privi, sia perché tutti gli altri testimoni di via Fani le autorità se li dovettero cercare e convocare, sia perché allora si era assassinati per molto meno e tutti temevano ritorsioni delle "br". Ricordo che il marini dirà al giudice imposimato il 26.9.1978, di essere perseguitato telefonicamente da minacce di morte che lui attribuisce alle "br" e chiede la scorta - ma nei vari link dubitativi supra, leggerete che in realtà, pare che fu minacciato per telefono una sola volta attestata da intercettazioni predisposte a casa sua - ed era una storia di femmine che nulla c´entrava con via Fani !

E qui si apre una questione di primaria importanza a mio avviso : come fu trovato dalle autorità che lo audirono per prime, il (presunto) teste marini alessandro ?

La prima attestazione indipendente della presenza del marini sulla scena del crimine risale non a prima o durante, ma a dopo l´agguato. Che marini fosse lì durante l´agguato lo asserisce solo lui.

La prima conferma indipendente sta nella relazione di servizio dell´agente di P.S. Di Berardino del commissariato Monte Mario, giunto sulla scena con la prima volante, col collega Sapuppo, verso le 9.05 :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

È il volume 30 degli atti della Moro1, p.40 sia scan sia cartaceo originale.

Quando Di Berardino arriva, trova un gruppo di circa 20 curiosi attorno alle 3 auto.

Tra le altre cose, l´agente prende notizie dai presenti. Però poco sotto, dice che invece le notizie le ha apprese da uno solo dei presenti - dal nostro marini alessandro, nato a Zara l´1.7.1942, residente in via Filippo Nicolai 60. Via radio, Di Berardino riferisce le notizie del marini alla sala operativa.

E cosa gli ha detto il marini ? Evidentemente, il marini s´era accostato sua sponte all´agente, col senso civico e la probità che vedremo a proposito di una certa guiderise limited...Eppure stava andando al lavoro il marini, ma pare che a questo punto, il lavoro se l´era bello che scordato.

Ed era fradicio di urina - ma Di Berardino non annota odori particolari che ne promanassero.

Di Berardino scrive che marini gli ha detto che 4 malviventi vestiti da aviere, dopo aver fatto fuoco hanno rapito Moro. Niente spaccature di vetri, niente due della CD, niente 2 killer in borghese.

I 4 sarebbero poi saliti a bordo di una 128 blu - si suppone, con Moro - : niente 132, niente macchina bianca. Il marini nonostante fosse talmente scioccato dalla scena da urinarsi addosso, riesce pure a memorizzare la targa e ritenerla a memoria fino all´arrivo di Sapuppo e Di Berardino a cui la comunica : Roma M53595. Eppure, la 128 blu e la sua targa spariranno dai verbali di audizione del marini a de stefano, infelisi, catenacci, imposimato e priore. Ci sarà invece la honda blu, che poi fugge su per via Stresa direzione via Trionfale.

Già un´ora dopo, alle 10,15 negli uffici della digos a San Vitale, Questura di Roma, marini fa sparire la 128 blu col suo numero di targa, e resta solo una fiat che gli è sembrata scura, sulla quale almeno due individui trasbordano Moro - o meglio, quello che lui "crede di aver riconosciuto" come tale. La magia continua quando asserisce, che la fiat del trasbordo è comparsa "quasi per incanto" !

3 settimane dopo al sostituto procuratore infelisi, marini dichiara senz´ombra di pudore, che la macchina del trasbordo che arriva "quasi comparendo dal nulla" è una fiat 132 blu ! More solito, infelisi non gli chiede conto della discrepanza con quel che aveva detto a Di Berardino ed a de stefano. E compare pure una 128 chiara con due individui a bordo per la prima volta - assente nelle sue esternazioni del 16 marzo sia a Di Berardino sia a de stefano.

Il 17 marzo 1978, compare un articolo sul Messaggero, evidentemente scritto il giorno prima, che definisce alessandro marini "un uomo sui 50 anni" quando ne aveva 35 ! Ergo il marini ubiquito, s´era fatto pure intervistare dal Messaggero il 16 marzo, e chissà da chi altro, oltre a fare le sue dichiarazioni a Di Berardino sulla scena e alla digos un´ora dopo - si direbbe un presenzialista...Uno che fa di tutto per piantare la sua versione dei "fatti" nei media e presso le autorità.

Il presunto fetore di urina non lo nota però nessuno, nemmeno il cronista del Messaggero. Qui il marini aggiunge un dettaglio in esclusiva, visto che non lo ripeterà più a nessun altro : che quelli in divisa "gridavano come matti" ma lui non ha capito cosa dicessero perché "parlavano una lingua straniera, ma non saprei dire quale" !! Immaginate un po´ i "quattro operaiacci" vestiti da avieri (morucci, bonisoli, fiore e gallinari) che gridassero in lingue estere come gli apostoli alla

pentecoste !!! Questo è puro depistaggio, pura menzogna, e fa il paio con gli achtung achtung della guglielmo e la lingua straniera non identificata ma che non era francese né inglese della de andreis. Notare poi come la macchina del trasbordo per il marini al Messaggero, è già diventata una 132 non più la 128 blu con tanto di targa dichiarata a Di Berardino supra !!!

Un´ultima nota : marini abitava coi genitori (a 35 anni, "ingegnere"...) a via Filippo Nicolai 60 alla Balduina. Si suppone che se alle 9 stava andando al lavoro, si fosse avviato da casa. Ora guardate la mappa della zona qui su googlemaps :

https://www.google.com/maps/place/Via+Filippo+Nicolai,+60,+00136+Roma+RM/@41.9312171,12.4338291,14z/data=!4m5!3m4!1s0x132f60810895c4a9:0xc2631f5a04c3d2b3!8m2!3d41.9156829!4d12.4411891

marini dichiara al Messaggero etc. che quando arriva a Fani/Stresa, proviene da Fani bassa, da piazza del Pordoi (propriamente piazza del Passo del Pordoi) : ora dovunque dovesse andare a lavorare (ammesso e non concesso), che senso ha arrivare a Pordoi per poi risalire via Fani verso via Trionfale ?? Uno da Nicolai prende via Trionfale, arriva a Fani la imbocca e scende. Che senso ha il giro di Peppe descritto dal marini ?...Nessuno glielo ha mai chiesto in 44 anni. Nemmeno io quando gli telefonai 2 volte nel 2020, devo ammettere che non ci pensai allora. Ma ci penso ora (22.7.2022) e giro a tutti voi lettori la domanda.

Fu vera testimonianza quella del marini, o firmò a pagamento un copione del terrore di regime fornitogli da de stefano il 16 marzo e poi da infelisi con varianti, il 5 aprile ? Un copione misto di elementi reali come vedemmo supra, ma inquinati e confusi da fandonie depistanti ?

Ripeto che un paio di elementi di quel che asserì nelle 4 deposizioni viste supra, sono senz´altro

veri : i 4 avieri c´eran davvero - a fare teatro -, i due killer in borghese tra mini cooper e 127 rossa pure, o almeno uno, vedi la nuvola di bossoli e la conferma della damiani ; e qualcuno alla fine della strage, sicuramente spaccò 3 finestrini della 130 per occultare i fori singoli prodotti dai cecchini dall´alto - i veri autori della strage assieme ai due in borghese - e sparò colpi di grazia a bruciapelo almeno a Ricci se non anche a Leonardi, come attestano i verbali di esame necroscopico ed autopsia dei medici legali che analizzeremo infra in dettaglio.

Ma al di là di questo, il resto del plesso testimoniale del marini è un coacervo di assurde contraddizioni e di palesi menzogne - come i colpi sparatigli al parabrezza da uno dei due in moto, mentre decenni dopo ammetterà che quel parabrezza s´era rotto da solo giorni prima per una caduta del motorino dal cavalletto.

Ricordo che a verbale non c´è, in tutte e 5 le deposizioni del marini viste supra, sua identificazione con documento. E nessuno, né de stefano né infelisi né catenacci né imposimato né priore, gli chiedono dove andasse quella mattina, dove lavorasse, per verificare l´attendibilità del suo percorso e della sua persona in generale - nulla. E forse dopo 44 anni, è arrivato il momento di chiedersi chi è davvero questo marini alessandro, che ruolo ha davvero giocato a via Fani, chi sono i suoi familiari...

marini alessandro nasce a Zara l´1.7.1942. I suoi non erano di Zara, dunque se stavano lì in piena seconda guerra mondiale, non era per turismo : forse il padre era un militare colà stazionato, o forse un colono mussoliniano in Dalmazia. Fatto sta che dopo le note atrocità belliche da entrambe le parti, più i massacri dei bombardamenti alleati, quasi tutti gli italiani furono espulsi da Zara, peraltro già abbandonata nel ´44 a causa principalmente, dei devastanti bombardamenti angloamericani. Fatto sta che i profughi giuliano-dalmati nel dopoguerra, furono sistemati soprattutto grazie all´ombrello politico dell´msi. Quindi, per tutta questa somma di ragioni storiche, è probabile che la famiglia marini fosse orientata all´estrema destra. È per ora, un´ ipotesi di lavoro, non ne ho prove.

La madre del marini, Barbante Paola, era di Penna in Teverina in provincia di Terni ; il padre, Marini Mario, era nato ad Ancona il 14.5.1917 (dati visurali accessibili al pubblico). Infine abbiamo un fratello di 15 anni più giovane, Marini Riccardo Maria, nato a Roma il 26.1.1957. E le stranezze di questa famiglia iniziano proprio da quest´ultimo.

La sua visura camerale mostra la bellezza di 16 società e 10 diversi indirizzi di residenza, tutti a Roma tranne una società in Lombardia. Quasi tutti questi indirizzi residenziali e societari si trovano nelle migliori e più costose zone di Roma - dove ha preso tutti questi milioni a palate in capitale iniziale la famiglia Marini ? Inoltre si tratta per lo più, di aziende di breve o brevissima durata, dalle più disparate attività ufficiali, oppure inattive da lungo tempo : l´odore di mere società di copertura dei servizi segreti o altre attività criminali è fortissimo. I sospetti sono fondatissimi.

La prima ditta dell´elenco ad esempio, è un non meglio definito "consorzio Sintesi", dal ridicolo capitale di soli 7746 euro, che al 2022 risulta inattivo, pur esistendo dal 1991. Ha sede in via del Babuino 51 a Roma, palazzo antico e meraviglioso sulla splendida via che da Piazza di Spagna conduce a Piazza del Popolo - tra i posti più incantevoli e costosi della capitale. È sede reale o fittizia ? Come ha potuto questo riccardo maria marini permettersi di stare lì per 31 anni - contemporaneamente pagando altri 15 o più affitti societari o privati in zone della capitale quasi tutte altrettanto esclusive ? Che cosa fa o faceva realmente il "consorzio Sintesi", di cui la visura camerale tace l´attività ?

Questo ad esempio, si occupa ufficialmente di inserimento disabili, ma esiste solo dal 2001. E non è inattivo e non sta a via del Babuino :

https://www.consorziosintesi.it/contattaci/

Vedremo ancora ed ancora, come molte delle 23 società in tutto da me finora scovate della famiglia marini, scopiazzino i nomi di aziende reali ma diverse, per suonare vere quando non lo sono.

Quest´altro dovrebbe essere quello di cui risulta consigliere il riccardo :

https://www.visura.pro/imprese/1333777631-consorzio-sintesi.html

L´indirizzo è quello. Il capitale sociale al 2021 risulta di euro zero, i dipendenti ammontano a zero.

È appunto, inattivo, ma allora cosa esiste a fare e cosa ha fatto per 31 anni ?

Una vaga risposta qui :

https://atoka.io/public/it/azienda/consorzio-sintesi/798097827469

" Descrizione

Promozione, acquisizione e realizzazione di studi, ricerche ed opere riguardanti territorio, ambiente, infrastrutture ed edilizia in genere e le attività ausiliarie di informazione, consulenza ed assistenza in Italia ed all´estero relative ad opere di architettura civile; ecc." :

aria fritta. Di tutto e di niente.

La seconda delle 16 società che vedono partecipe riccardo maria marini fratello minore di alessandro, porta il nome del primo, ha un capitale investito ridicolo di euro 1000, e fa un non meglio definito "sostegno alle imprese" - con 1000 euro ?? Questa seconda ditta esiste ufficialmente dal 2018. La sede, in via di Tor di Quinto 35, tra ponte Milvio e ponte Flaminio, niente male anche qui, pur senza il glam del Babuino. Come sostiene le imprese costui da qui, con 1000 euro ? Come paga l´affitto, se tale sede è reale non fittizia, contemporaneamente ai costi stratosferici del

Babuino ? È solo un prestanome per qualcun altro il riccardo ? Magari per elusione fiscale semplice, come nel caso del pensionato intestatario della Immobiliare Savellia notoria nel caso Moro ; o anche per celare attività illecite e deviate ? Alla visura del 2022, questa seconda ditta risulta attiva - attiva in che precisamente ? Che cosa fa questa fantomatica ditta con 1000 euro, da 4 anni a questa parte sul Lungotevere ? Il riccardo maria marini ne è stavolta titolare, mentre della prima ditta, il consorzio sintesi, era consigliere.

Passiamo alla terza società, techemark, di cui figura amministratore unico. Questa è la più recente delle 16, risulta attiva dal 2021 e starebbe a via Cassia 711 a Tomba di Nerone (zona che ben conosciamo...). Si occupa ufficialmente stavolta, di consulenze informatiche non meglio definite : questo riccardo dev´essere onnisciente, per saltare così di palo in frasca nei settori di attività. Ma la cosa davvero strana è che, a fronte del solito miserrimo capitale sociale di appena 2500 euro, alla fine del 2021 risultano ricavi per la bellezza di 648.000 euro in appena 6 mesi dall´apertura !! Oltre ad essere onnisciente, il riccardo sarà pure genio della finanza e dell´informatica - gli dai 2500, e in 6 mesi te li porta a 648.000 ! Manco berlusconi...Ancora più strano è che in soli 12 o 13 mesi dalla sua registrazione a giugno 2021, detta ditta ha già cambiato indirizzo 2 volte : prima "stava" a via Cassia civico non specificato, e prima ancora a via Bacchiglione 2/C, sempre a Roma...riccardo maria è la vivente incarnazione del moto perpetuo. Bacchiglione si trova al solito, in zona strafiga tra piazza Verbano e parco Nemorense nel borghese quartiere Trieste. Addirittura secondo questo sito :

https://www.informazione-aziende.it/Azienda_TECHEMARK-SRL

" L’ultimo bilancio depositato da Techemark S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2021 e riporta un range di fatturato di 'Tra 600.000 e 1.500.000 Euro' " - i 2500 hanno fruttato e come !

Anche la ditta numero 4 dalla visura camerale del riccardo incuriosisce : si tratta di una fantomatica " dabliu - associazione sportiva di volontariato...Attività : altri impianti sportivi " con sede in via Emilio de´Cavalieri 7 ai Parioli : se qualcuno mi spiega cos´è mai un´associazione sportiva di volontariato, e che vuol dire mai altri impianti sportivi, gliene sarò grato. Dalle infrastrutture, al sostegno alle imprese, all´informatica, allo sport : la versatilità del marini riccardo non ha confini. Solo che la prima attività risulta inattiva da 31 anni, la seconda appare improbabile sulla base di 1000 euro, la terza fa lievitare magicamente 2500 euro a una milionata e passa non si sa come in 6 mesi. E la quarta, la nostra dabliu, di cui riccardo risulta segretario del consiglio di amministrazione, resiste solo 14 anni dal 1996 al 2008, poi cessa - di fare cosa, non si sa.

Interessante è pure l´indirizzo : altra location di "classe", stavolta ai Parioli. Ricordate mario amodei, l´amichetto di tullio moscardi che "presta" a quest´ultimo l´appartamento di Fani 109 da cui il moscardi organizzerà la strage ? Ebbene, dalla visura camerale di colui che con tutta probabilità è da identificare col mario amodei in questione (1928+2007), via Emilio de´ Cavalieri 7 esce ben 8 volte tra le sue svariate società e indirizzi di residenza. Mi limito a notare per ora, la straordinaria, per una città grandicella come Roma, coincidenza.

Curioso è pure che questa dabliu, che la visura camerale del riccardo dà cessata dal 2.12.2008, dev´essere risorta : eccola qua, a strombazzare fitness e culturismo :

https://www.dabliu.com/

A dire il vero, leggendo il sito, pare in continuata attività dal 1996. Almeno sembra esistere davvero fisicamente, a differenza delle prime 3 aziende. Ma si tratta con tutta probabilità di un plagio, vide supra.

Già dopo queste prime 4 disparatissime attività con sedi prestigiosissime a Roma, ci si chiede se il fratello maggiore alessandro ne sappia qualcosa.

La quinta società che esce dalla visura camerale di marini riccardo maria, è ancor più interessante, perché esisteva dal 1983, ed è intestata al padre marini mario principalmente :

" So.co.fin. consulenze commerciali e finanziarie di Mario Marini e C.". Non dura nemmeno 3 anni, risulta cessata nel 1986. La sede è all´indirizzo di alessandro marini nel verbale digos e nella relazione di Di Berardino : via Filippo Nicolai 60 alla Balduina. Abitava forse ancora coi suoi alessandro, al 16.3.1978 ? A 35 anni suonati, e con reddito da ingegnere ? Parrebbe proprio di sì, e parrebbe che alessandro non si sia mai sposato né abbia avuto figli, se quando gli telefonai nel 2020, abitava a via di Vallombrosa a Monte Mario, dove da visura catastale risulta che anche la madre e il fratello e prima ancora il padre erano stati cointestatari. Un vero cocco di mamma. Non che le femmine gli dispiacessero, se è vera la storia che le minacce di morte del 1978 eran per storie di donne. Ma viverci evidentemente, non era per lui - o per le donne.

Via Nicolai 60 se la sbirciate su googlemaps, è posto borghesuccio come tutta la Balduina (zona fascista quant´altre mai da sempre), ma insomma niente di che. Male certo non stavano i marini nemmeno nel 1978.

Il capitale sociale della so.co.fin. ammontava alla mirabolante cifrona, dopo conversione, di 516 euro ! Con i quali in teoria, si finanziava un´attività consistente in ricerche di mercato e sondaggi di opinione ! Ma la storia della so.co.fin. non finisce nel 1986. riccardo maria ne era socio fin dal 1983. Ma nel 1992, la gazzetta ufficiale attesta che in qualche modo, la socofin è rinata dalle sue ceneri come l´araba fenice e si chiama socofina, e nel ´92 appunto, viene incorporata in ennesima società dei marini di nome insser :

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1992/02/21/S-1116/p2

Insomma, papà mario e figlio minore riccardo, assieme alla mater familias barbante paola che era stata socia della socofin come della socofina, giocano a scatole cinesi o bambole russe - tutto in famiglia. Curiosamente, alessandro non compare, ma di questo infra.

Andiamo per ordine :

la prima incarnazione di questa ennesima misteriosa società finanziaria dei marini, la so.co.fin., apre nel 1983 e chiude nel 1986. Di essa risultano soci padre, madre e riccardo. Ma in data non precisata a inizio anni ´90, la socofin rinasce dalle sue ceneri come socofina, con capitale sociale più corposo ma sempre ridicolo per una società finanziaria : 15.000 euro, 30 milioni di allora.

E quel che impressiona vieppiù è la nuova sede : dalla borghesuccia ma squallida Nicolai 60, si passa a via Ludovisi 36, a due passi da via Veneto/hotel excelsior/ambasciata americana : zona esclusiva quant´altre mai, impensabile che un´aziendina da 30 milioni di lirette potesse permettersi una sede siffatta.

Anche la nuova mutazione della socofina in insser non si sposta : stessa sede a Ludovisi 36.

Insomma l´ombrello socofina viene usato solo un paio d´anni, proprio come il socofin precedente, per poi mutare ancora in insser : ma che razza di sporco gioco è mai questo ? Ricorda quello del clan bonanni, che mutava di ragione sociale, ed a volte di sede ufficiale, praticamente ad ogni progetto. Un´azienda vera, un imprenditore sano di mente e onesto, lavora per anni per affermare un nome, una ragione sociale, in mezzo alla concorrenza, per conquistarsi una clientela che rispetti e sia fedele a quel brand name : cambiarlo spesso è suicidio commerciale, è buttare al mare pesanti investimenti pubblicitari e di pubbliche relazioni, è assurdo. Ma le finte società di copertura dei servizi e attività illecite varie seguono tutt´altra logica...

Il gioco di specchi continua qui :

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1992/05/15/S-7067/p2

dove apprendiamo che, contrariamente ai dati delle visura camerale che volevano la socofin cessata nel 1986, essa esisteva ancora nel 1992, accanto alla socofina, quando entrambe si fondono nella insser s.r.l. ! Impariamo qui pure, che mario e riccardo son dottori - in cosa, non si sa. Nel gioco delle 3 carte sicuramente. La storia delle (almeno) 16 ditte del riccardo è più fumogena dei verbali testimoniali del fratello alessandro...

Questa ditta insser dei marini esce al decimo posto nella visura camerale di riccardo, ma l´indirizzo al solito, è cambiato : non più via Ludovisi 36, ma via Flaminia 856...una stranissima palazzina che potete ammirare qui :

https://www.google.com/maps/place/Via+Flaminia,+856,+00189+Roma+RM/@41.9541854,12.4847522,3a,90y,152.05h,105.82t/data=!3m7!1e1!3m5!1sChCTWA_um6jPJA2XMxR2jQ!2e0!6shttps:%2F%2Fstreetviewpixels-pa.googleapis.com%2Fv1%2Fthumbnail%3Fpanoid%3DChCTWA_um6jPJA2XMxR2jQ%26cb_client%3Dsearch.gws-prod.gps%26w%3D86%26h%3D86%26yaw%3D135.49246%26pitch%3D0%26thumbfov%3D100!7i16384!8i8192!4m5!3m4!1s0x132f66d6343d86ef:0x26e8e456ef95b19c!8m2!3d41.9538895!4d12.4851308

con tanto di telecamera e cellula fotoelettrica...La foto è però del 2022, mentre la visura camerale ci informa che la insser fu cancellata nel 2011 - il che ne fa la più longeva tra le imprese del riccardo, perché era stata aperta nel 1987 al più tardi. Ma che diavolo faceva la insser per quei 24 anni ?

A giudicare da questo link :

https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=Insser+S.r.l.&nirf=Insert+S.r.l.&sa=X&ved=2ahUKEwiV7PiCyeH4AhXV8LsIHZNsCEUQ8BYoAXoECAEQOA&biw=1760&bih=850&dpr=1.09

https://www.google.com/search?client=firefox-b-

insser si occupava di ambiente e agricoltura - altro settore dell´onniscienza di riccardo e papà mario...Ma anche di costruzione ospedali in Brasile !:

http://www.pablobritos.com/biografia.html

(Strano poi che uno come ric, con fratello "ingegnere", dia incarichi di progettazione ad estranei - anche perché come vedremo, alessandro stesso almeno ufficialmente, ha studio non solo di ingegneria ma anche di progettazione, pur se attestato solo per tempi recenti - ma nel 1978 risulta già ai verbali come ingegnere)

...E di impianti idroelettrici !! :

http://ww2.gazzettaamministrativa.it/opencms/export/sites/default/_gazzetta_amministrativa/amministrazione_trasparente/_lazio/_colonna/030_con_col/2018/Documenti_1520933190985/1520933196463_cv_calvario.pdf

p.22 di 26.

Procedamus : nell´elenco di società del riccardo da visura camerale, si continua con la "2 Floor srl", prima di ben 5 ditte del ric allo stesso indirizzo, al solito esclusivo : viale Parioli 2, Roma.

Dove noto che vi è anche sede della polizia municipale. Questa 2 Floor si sarebbe occupata di elettronica e fotografia - sappiamo ormai che ric sa tutto e si occupa di tutto. Peccato che anche la floor duri poco : 4 o 5 anni : viene cancellata nel 2013.

Segue la F.H.T. Ltd, in via Francesco Siacci 38 a Roma, ennesima location esclusiva ai Parioli, vicino a viale Parioli supra - questa fantomatica società immobiliare dura solo 2 anni tanto per cambiare, dal 2008 al 2010. Poi ric la liquida come la 2 floor.

Segue ennesima società fantasma, la H.D.S., stavolta eccezionalmente non a Roma ma a Desio, almeno sulla carta : "logistica merci", aperta e chiusa in pochi mesi nel 2014-15...

Ma che senso hanno tutti questi infiniti sporchi giochetti ? Come non sentire puzza di riciclaggio, di coperture criminali, di elusione fiscale, in queste continue aperture e chiusure in luoghi sempre diversi, con attività presunte ridicolmente disparate ? Come non pensare a mascherate di mera facciata, a società di comodo coprenti illeciti d´ogni sorta, a bancarotte fraudolente ?

E si continua, stavolta con un ritorno all´ambiente : "L´ambiente srl", ancora all´esclusiva viale Parioli ma al 91, attività raccolta rifiuti ! (Uno dei settori più esposti alla criminalità organizzata come noto). Questa sua ennesima creatura pare aver vita più lunga, 25 anni dal 1996 al 2021. Di questa ennesima ditta fantasma non si trova nulla su google. Notare come quasi nessuna delle 16 aziende del ric abbia uno straccio di sito web, di pagina ufficiale, nulla : come se la promozione delle sue imprese non gli interessi minimamente...Anzi, più occulte sono e meglio è, parrebbe. E figurarsi se uno potrebbe davvero fare raccolta rifiuti con un capitale sociale di appena 10.000

euro !!

Visure camerali palesemente, eclatantemente criminali come questa servono solo a provare tragicamente, che in Italia la guardia di finanza non fa la guardia di finanza, gli ispettori commerciali non fanno gli ispettori commerciali, la magistratura non fa la magistratura. Nihil novi sub sole.

Ditta numero 12 : il proteiforme ric si dedica stavolta a organizzare convegni e fiere con la sua

" P.D.P. Place srl " - ma pure qui, più di 5 anni non regge (2005-10), poi va in liquidazione. Siamo al borghese quartiere Prati, vicino piazzale Clodio a Roma - sempre SE tutti questi mirabolanti e mutanti indirizzi siano reali e non fittizi. Su google, nulla per p.d.p. place srl - decisamente, ric non ama la pubblicità. Ma non era quest´ultima, l´anima del commercio ?

La società numero 13 ritorna ai fasti della dolce vita in via Ludovisi 36, come socofin, socofina e insser supra : la " Tecnowaste srl " si sarebbe occupata di impianti elettrici, idraulici e costruzioni, attività comuni in parte alla insser. Solo che la tecnowaste è in liquidazione dal 1993, viene cancellata nel 2005, né la visura dice quando era stata aperta...Il mistero si infittisce perché questa è l´unica delle 16 aziende di ric a denunciare un capitale sociale degno di questo nome e ben più che proporzionato all´attività teoricamente svolta : 27 milioni di euro. Da dove li aveva presi e dove sono finiti, is anybody´s guess. Né il ric vi appare come amministratore, consigliere o simili - ma solo come liquidatore.

Siamo al rush finale, ancora 3 aziende, che raggruppiamo perché han la stessa ragione sociale : "Terra", 1, 2 e 3. Sede a viale Parioli 2, e con queste fanno 4 società allo stesso indirizzo. terra1 al solito, dura solo 3 anni, fa o farebbe una non meglio specificata consulenza tecnica e viene liquidata al solito, nel 2012. Stando a questo sito :

https://www.costruzione.cc/azienda-terra1-roma-61015

terra1 si occupava di "operai edili" invece...

Di terra2 non ci son nemmeno le date o attività, ma risulta in liquidazione pur´essa - l´hobby primario del ric pare proprio sia aprire e chiudere società per liquidarle. Per lo stesso sito supra, anche terra2 si sarebbe occupata di operai edili, non so in che senso :

https://www.costruzione.cc/azienda-terra2-roma-61014

Infine abbiamo terra3, che batte le consorelle durando la bellezza di 5 anni fino al 2015, poi come avrete indovinato, la si liquida e cancella. Stavolta la visura indica l´attività che sarebbe stata "ricerche di mercato e sondaggi di opinione"...come la socofin supra.

Fin qui la visura camerale di riccardo maria marini fratellino di alessandro. Ma su google salta fuori una società che non sta in visura :

https://www.gerenteitalia.com/azienda-tharros-solar-roma-56310

Non se ne sa nulla al solito, svolge non meglio specificati servizi tecnici a viale Parioli 2 - e fanno 5 aziende di ric allo stesso indirizzo. E come tutte le altre o quasi, non ha verificabilità alcuna in rete - niente sito web, blog, pubblicità, promozione, nulla. Il regno dell´occulto. Ditemi voi se tutto ciò può aver avuto onesto senso commerciale alcuno. Ditemi voi se scorrendo una tale risibile visura camerale, non sospettereste mere società di copertura di tutt´altre attività ben poco lecite.

E la prova la troviamo infine, nella visura camerale di marini alessandro stesso, nato a Zara l´1.7.1942.

Anzitutto notiamo che ne escono 3 - è sempre lui, ma con 3 codici fiscali diversi ! Il che potrebbe sulla carta, giustificarsi con la protezione accordata al marini all´epoca, protezione che lui stesso chiese al giudice imposimato il 26.9.1978, perché avrebbe ricevuto minacce di morte telefoniche.

Ma dette minacce, come risultò decenni dopo, nulla avevano a che vedere con le "br", bensì con storie di femmine. A parte questo, a che sarebbe servito triplicare i marini alessandro nati a Zara l´1.7.1942 in visura camerale per proteggerlo - quando la visura camerale del terzo riporta il suo indirizzo ? E poi è curioso che, 44 anni dopo via Fani, e con le "br" uscite di scena da tempo, costui abbia ancora bisogno di 3 codici fiscali per confondere chi lo cercasse con cattive intenzioni.

Anche perché, se qui c´è un malintenzionato delinquente, questo è proprio alessandro marini, come stiamo per vedere.

Sui primi due marini alessandro dell´1.7.42 non c´è quasi nulla. Del terzo, compaiono con numerazione disordinata, 6 società.

La prima si chiama I.A.T. service legal srl - questi nomi, pseudoinglese d´accatto a parte, i marini non li inventano a caso o fantasia spesso - bensì copiano nomi frequenti di società reali, così da far suonare reali anche le loro fittizie aziende. Se googlate I.A.T., vi uscirà un certo numero di ditte diverse. La I.A.T. del marini risulta attiva dal 2010. La sua sede è in Romania, in un paesino sperduto della Moldavia romena...Farebbe servizi pubblicitari - con un ridicolo capitale sociale di soli 200 euro ! Naturalmente, in 12 anni ha già cambiato indirizzo - prima stava a via Savoia 78 a Roma (curiosamente, a due passi dall´ex studio di Aldo Moro, che credo ospiti tuttora la fondazione Moro in mano al figlio giovanni).

Ma avrete capito ormai, l´inutilità di correre a verificare gli indirizzi dei marini : essi sono fittizi, scelti a casaccio ma realmente esistenti di per sé, come i nomi delle loro aziende che copiano da aziende reali. Si scelgono indirizzi prestigiosi per apparire, ma poi non risultano mai avere utenze telefoniche fisse colà, come nel caso della I.A.T. che non risulta a elenchi telefonici online come inelenco.com. E ovviamente, per la specifica I.A.T. del marini, su google non esce nulla. Niente siti web, niente promozione o pubblicità di sorta, nulla. Ma stiamo per arrivare alla verità su queste ben 23 società di comodo dei fratelli marini, e prima di papà e mamma oggi defunti.

La seconda impresa finta dell´alessandro, si chiama Tecno sviluppo srl, presunta immobiliare aperta e chiusa in appena 11 mesi - more solito, vizio di famiglia. Danno a bere di aver fatto compravendita di beni immobili con capitale sociale di...10.000 euro !

La terza è la Beesmart, altro nome rubato ad imprese anche di apicoltura realmente esistenti - quella fittizia del marini risulta inattiva e lui comunque ne fu unico socio ed amministratore solo per 1 anno e mezzo al solito, nel 2008-10. Non risulta alcuna attività, meno male che almeno qui ci risparmiano l´ennesima balla di copertura - su siti web aziendali se ne trova qualche vago accenno a opere elettriche/elettronica/telecomunicazioni/informatica e chi più ne ha più ne metta...forget about that. Anche perché alessandro, SE davvero ingegnere, è edile non elettronico come vedremo.

https://www.informazione-aziende.it/Azienda_BEESMART-GROUP-SRL

https://atoka.io/public/it/azienda/beesmart-group-srl/2870dabf91b7

https://www.elettricista.cc/azienda-beesmart-group-roma-74455?amp

Ripeto che le vaghe notizie sulle società dei marini (e nemmeno tutte) sul web non sono di siti loro propri, ma generiche pagine web come quelle linkate che razzolano dati camerali da fonti varie e li riportano come sulla carta, senza alcuna informazione specifica o personale.

Ma è alla quarta società che dobbiamo prestare la massima attenzione, perché ci svela l´arcano dei giochi infami dei marini : si chiama co.pr.all. srl, solita splendida sede fittizia in piazza Sant´Andrea della Valle 3 Roma. Si occuperebbe di pubblicità col solito ridicolo capitale minimo sociale di euro 10.000. Anche la coprall dura solo 11 mesi, almeno come partecipazione del marini tra il 2007 ed il 2008 come suo amministratore unico. Risulta ancora attiva, ma forse ha semplicemente dimenticato di cancellarla. O forse non gli conviene esserne ancora parte ufficiale.

Perché la coprall, ci informa la visura camerale, fa parte del gruppo Guiderise Limited con sede a Londra. La guiderise è ditta fittizia, aperta nel 2003 e chiusa nel 2014, ora vedremo perché. In teoria fa "other business support service activities" - una descrizione insulsa che ricorre in italiano ("altre attività") varie volte nelle 17 società di riccardo supra.

https://find-and-update.company-information.service.gov.uk/company/04646838

https://uk.globaldatabase.com/company/guiderise-limited-20529064

Eccoci giunti a scoprire quel che sospettavamo : si tratta di copertura fittizia a nascondere riciclaggio di denaro sporco :

https://giornalesm.com/san-marino-140-000-euro-della-lavanderia-sammarinese-nelle-casse-dellinglese-guiderise-ltd-rinviati-giudizio-appropriazione-indebita-lamministratore-giancarlo-belluzzi-marcello-belluzzi/?cn-reloaded=1

https://www.libertas.sm/san-marino-riciclaggio-da-140mila-euro-attraverso-societa-londinese-antonio-fabbri/

https://www.libertas.sm/san-marino-aperto-il-processo-per-appropriazione-e-riciclaggio-di-140mila-euro/

https://www.sanmarinortv.sm/news/cronaca-c3/tribunale-iniziato-processo-ai-soci-lavanderia-sammarinese-russo-grigoryev-a111778

Funzionava così : la guiderise rilasciava false fatture ad azienda di San Marino per la fornitura di servizi inesistenti. I proprietari dell´azienda sanmarinese distoglievano fondi societari per pagare quelle fatture ad un delinquente russo amministratore ufficiale della guiderise, che riciclava quei soldi a Londra girandoli su conti privati dei soci sanmarinesi e figli.

Lasciamo stare che la storia risalga al 2012-13, e che il marini non risulti più amministratore unico della coprall del gruppo guiderise dal 2008. Primo perché la coprall risulta ancora attiva, e non è detto che il marini non vi sia rimasto invischiato in altro modo. Secondo perché quel che preme evidenziare qui è la natura criminale di queste 23 società dei marini chiaramente fittizie, assurdamente dedite ad ogni tipo immaginabile di umana intrapresa con capitali sociali quasi tutti ridicolmente bassi - il minimo necessario in genere, per l´iscrizione alla camera di commercio. Società la maggior parte delle quali aprono e chiudono in pochi mesi o anni. Società che non si fanno alcuna pubblicità in rete - ora sappiamo perché.

Poi magari ogni tanto, come con la insser a inizio anni ´90, questi delinquenti facevano qualche reale progetto di facciata come l´atroce ospedaletto supereconomico in Brasile supra. Ma in generale, le 23 società del clan marini si occupavano di riciclaggio ed altri reati finanziari. E dubito solo finanziari. Che questa famiglia di mafiosetti abbia potuto agire indisturbata ed impunita per almeno 40 anni, non può non implicare solide protezioni in alto loco, e probabili agganci a servizi deviati ed affini.

Anche la terza ditta in visura, Cave srl, di alessandro dura meno di due anni.

https://vat-search.ie/PGQf_Cave+S.R.L.+|Cave+S.R.L.

La quarta ed ultima è l´unica coerente con la presunta professione di ingegnere del marini, trattandosi di studio di progettazione con sede a casa sua a Monte Mario. Ma supra vedemmo che quando il fratello riccardo a inizio ´90 fa l´unica attività reale e concreta che ho trovato finora per loro, il progetto dell´ospedale in Brasile, lo affida ad estraneo architetto...Pur avendo teoricamente, progettista in famiglia. Ancora una volta, sul web non si trova nulla o quasi sullo studio di ingegneria edile ed architettura di alessandro - non gli interessa evidentemente pubblicizzarlo...:

https://www.webvisure.it/azienda/ingegneria-e-progettazione-societa-a-responsabilita-limitata

Come possiamo ritenere attendibile, a parte i dubbi tecnici sollevati supra in quantità da altri e da me, la testimonianza su via Fani di un delinquente del genere ? O anche la sua effettiva presenza allo stop durante l´agguato ? O il suo vedere e credere di riconoscere nell´estratto, l´On. Moro ?

Vuoi vedere che il copione misto verosimiglianza/fandonia firmato dal marini in varie salse nel 1978, servì ad insabbiare i tiri dall´alto e l´assenza di Moro da Fani ? Vuoi vedere che la disonesta famiglia marini se la faceva e se la fa coi servizi segreti deviati, oltre che con delinquenza finanziaria comune di tutta Europa ?

Di fronte a deposizioni testimoniali che dicono tutto e il suo contrario, di fronte a tutti i dubbi che suscitano, l´unico approccio scientifico e costruttivo è prenderle come narrazioni, indipendentemente dal fatto se siano parto suo o delle autorità deviate che lo audirono, e sospendere il giudizio sulla loro veridicità ed accuratezza : leggerne i verbali, sezionarli dettaglio per dettaglio, metterli a confronto tra loro e con tutti gli altri dati etero- ed extra-testimoniali, e verificarli uno per uno quanto alla loro certezza o meno.



Prossimo ambiguo testimone nei verbali qui:

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

p. 50, si chiama caliò marincola antonio, anni 37 al tempo, ingegnere pure lui o sedicente tale, chimico stavolta, residente in via Mario Fani ma il civico è cancellato. Si ricava però da un successivo esame testimoniale di caliò davanti al giudice istruttore catenacci, il 20.5.78 : via Mario Fani 123 :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

p. 485 cartaceo. Stesso civico di conti giovanna su cui infra.

Caliò esordisce affermando che alle 9 di mattina di quel giovedì feriale stava in camera da letto : ma che razza di ingegnere è mai questo, che alle 9 dorme ancora ? Sentendo i colpi, impavido apre la finestra e si affaccia sul balcone - che fegato.

Notare come caliò prenda i colpi che sente per raffica di mitra, senza alcuna menzione di colpi singoli precedenti le raffiche. Anche marini ignora i colpi singoli...

Costui nella prima deposizione del primo link, ripete con variazioni le apparenti assurdità di marini: stavolta i tizi vicino alla macchina di Moro diventano 2, uno dei quali sfonda il finestrino. Resosi conto della eccessiva inverosimiglianza dell´enormità che sta sparando, mr caliò soggiunge :

" mi pare che abbia fatto ciò dopo aver esploso alcuni colpi "...

Com´era lecito attendersi, anche il caliò riconosce Moro - senza la minima esitazione, nemmeno il credo di marini - nonostante stia sul balcone lato via Stresa, nemmeno lato Fani! A catenacci, caliò precisa di aver osservato la scena a una distanza di circa 30 m, e pertanto di non essere in grado di riconoscere i 3 terroristi che vide in tutto - ma allora come fu in grado di riconoscere Moro ? Provate a mettere vostra zia a trenta metri da voi, a tre quarti e non di fronte, e ditemi francamente se la riconoscereste in volto, senza sapere che è vostra zia !

" L´altro individuo ha aperto la portiera posteriore sinistra della stessa autovettura ed ha fatto scendere un uomo, che io ho subito riconosciuto per l´onorevole Aldo Moro " :

bravo caliò, sei l´unico su 100 a dir ciò con tanta sicumera...

" Questo secondo sconosciuto ha accompagnato l´onorevole Moro, sostenendolo per un braccio, verso il lato di via Stresa su cui affaccia la finestra in [sic!] cui io mi trovavo. " :

per un ingegnere, mi pari un po´ troppo analfabeta, caliò. Ma forse era il verbalizzatore ad esserlo.

Ehi, aspetta, non avevi detto poche righe sopra che stavi affacciato al balcone ?

Posso solo ripetere quanto detto per marini: non sussiste il benché minimo dubbio che marini e caliò recitino copione de propaganda fide, prima facie. Parte di quel che asseriscono diventa sensato e plausibile solo nel contesto dei tiri dall´alto precedenti le raffiche.

Ho contattato caliò tramite terzi nel 2020, pregandolo di chiamarmi, e non lo ha fatto - non esattamente il miglior modo di fugare sospetti.

Nella dichiarazione del 20 maggio 1978 a catenacci, caliò come samperi ed evadini, dice che la macchina su cui fu caricato "Moro" era una 128 bianca, che diventa "forse grigia" per la conti - per altri e per la vulgata, era invece una 132 blu !!!

Ripeto : la scena della spaccata del vetro di Ricci attestata sia da marini sia da caliò sia come stiam per vedere, dalla conti, se prima facie è del tutto assurda perché non dà conto della mancata reazione di 5 agenti - o meglio di 4, perché Iozzino reagisce -, e perché i terroristi sapevano che la macchina non era blindata ergo perché rischiare spaccando ; detta scena diventa perfettamente plausibile se noi capiamo che i tiri dall´alto l´avevano preceduta, uccidendo o incapacitando Ricci, Leonardi e Rivera.

Eccoci a conti giovanna, p.52 della nostra amena collezione di verbali qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Anche lei come caliò, di cui la sua dichiarazione è quasi fotocopia con varianti, si affaccia dalla finestra su via Stresa, dal suo appartamento sito in via Fani 123, piano terzo, int.6, e si gode impavida lo show. Anche qui l´assurda spaccata del vetro anteriore sinistro della 130 col calcio del mitra, PRIMA di sparare, e senza che ciò susciti la benché minima reazione in 4 su 5 agenti di scorta che si lasciano ammazzare senza muovere un dito. Ripeto : noi sappiamo che ciò è plausibile perché a macchine ferme, Leonardi e Rivera sono già morti e Ricci moribondo : ma la conti non lo sa, come fa a non chiedersi ragione dell´assenza di reazione da parte di 4 agenti alla spaccatura del vetro ?

Vede l´onorevole senza ombra di dubbio, solo che i sorreggitori diventano 2. Come sia mai possibile, che da finestre dello stesso civico, con affaccio su via Stresa, caliò veda 1 solo sorreggitore di Moro e la conti due, is anybody´s guess. Notare comunque, che la conti afferma di aver visto Moro sorretto e caricato - ma NON ESTRATTO - da due in divisa. Possiamo aggiungere conti giovanna a marini e caliò : 3 ambigui testimoni manipolati in qualche modo dal terrore di regime. Intendiamoci, ripeto ancora ed ancora : anche la storia dello spaccamento del finestrino di Ricci potrebbe esser vera, solo se avvenuta dopo che Ricci è stato incapacitato dai cecchini dall´alto, e se i 4 avieri e i due killer in borghese di marini non sparavano in quei momenti, nella direzione dello spaccatore.

Devo aggiungere per obiettività, di aver parlato con la conti nel 2020 : su mia specifica domanda se avesse visto anche estrazione, ha risposto di sì. Questo nel verbale di allora, dichiarazione alla digos resa 3 ore dopo i fatti, non c´era : lì parla di "Moro" sorretto nelle adiacenze della sua macchina, ma non di aver visto estrazione. A mia specifica domanda, se avesse visto in faccia e riconosciuto Moro, ha risposto di sì. Ha anche aggiunto che mentre assisteva all´estrazione, pensò che invece di starlo rapendo, lo volessero salvare. E che caricarono Moro nella macchina per la fuga proprio sotto la sua finestra, cioè oltre l´incrocio su Fani bassa, il che urta contro altre testimonianze o presunte tali che vogliono Moro caricato dopo che la 132 della fuga aveva affiancato la 130 di Moro quindi su Fani alta. E che la ragazza col mitra che aveva sorvegliato l´incrocio salì sulla macchina assieme a Moro, il che urta contro la vulgata.

Se poi versiamo che la conti è la vedova di ernesto viglione, giornalista che finì condannato per truffa per aver inventato una storia inverosimile, almeno stando ai giudici, sul caso Moro, allora i miei dubbi sulla "testimonianza" della conti si rafforzano vieppiù :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=102

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908904.pdf

p.508 sqq. passim

http://e-cronaca.blogspot.com/2016/10/ernesto-viglione-cronista-di-razza-o.html

https://archivio.unita.news/assets/main/1979/02/21/page_005.pdf

http://antonella.beccaria.org/2009/05/09/de-vuono-lanello-il-caso-moro-e-il-sequestro-saronio/

Non posso che sospendere il giudizio. Un´ex abitante di via Fani mi disse che era stata amica dei viglione, e che lui era stato giornalista a Il Settimanale, rivista-concentrato di golpisti della strategia della tensione : il fondatore, edilio rusconi durante la Resistenza fece parte del gruppo di edgardo sogno; la pagina economica era cura di giano accame, ex repubblichino, relatore nel 1965 al convegno eversivo dell´hotel parco dei principi (dove nacque la strategia della tensione), dirigente del msi, collaboratore di pacciardi, redattore de il borghese e direttore del secolo d´Italia; la pagina culturale - si fa per dire - era curata da alfredo cattabiani, anche lui relatore al convegno del parco dei principi organizzato dall´istituto di studi militari alberto pollio a Roma. Mai visti tanti terroristi fascisti tutti assieme. Dimmi con chi vai.

Insomma si va profilando e delineando un ulteriore anello concentrico attorno a Fani /Stresa, dopo quello di gladio+servizi (moscardi, bonanni, barbaro, guglielmi, pastore stocchi, rauti, olivetti sui quali supra ed infra) e quello scheinbr : il cerchio dei giornalisti di regime legati ai servizi deviati, cioè al terrore di regime capitalfascsta italo-usa : vespa in zona, viglione lì di di fronte, zefferi a occupare striscia agguato con mini cooper bianca intestata alla moglie fiscalmente domiciliata in via Brunate 6 a 400 m. E dubbi su de chiara del piano terra di Fani 106A.

Nota bene in questi verbali : i testi realmente esistenti e che dicono cose almeno in parte verosimili, vengono identificati dalla polizia nei verbali col numero e gli estremi di documento personale :

CONTI GIOVANNA STRANAMENTE NO.

CALIO´ MARINCOLA ANTONIO STRANAMENTE NEPPURE.

MARINI ALESSANDRO STRANAMENTE NEMMENO.

Questi 3 testimonianze della strage, limitatamente al loro insieme unione sulla spaccata del vetro di Ricci, sono accettabili e plausibili e direi certe, solo nel contesto della teoria dei tiri dall´alto a colpi singoli precedenti le raffiche, ad auto ancora in movimento. Per cui gli spaccatori/sparatori a bruciapelo su Ricci e Leonardi sparano sui morti e moribondi. Senza i tiri dall´alto che precedono,, diventa assurdo immaginare che uno o due terroristi si accostino ai finestrini opposti di Ricci e Leonardi, spacchino e sparino senza reazione alcuna di 4 agenti su 5, ed incuranti del rischio di ammazzarsi tra loro nel fuoco incrociato. Paradossalmente, le 3 attestazioni combacianti o quasi su spaccata/sparata sono pertanto la prova provata della teoria dei tiri dall´alto, perché senza di essa diventano completamente assurde.

Samperi Giuseppe, gestore del distributore mobil cum officina in nero a Fani bassa e datore di lavoro di Lalli, vede l´estrazione ma non riconosce Moro. I sorreggitori e caricatori sono 2.

Ma benché sia identificato con documento, anche samperi dice cose inverosimili a iosa :

- sente gli spari, unico tra tanti, alle 8.45 circa

- invece di spaventarsi e mettersi al riparo, corre impavido verso la macchina di Moro - macchina che lui ha visto, compreso il colore blu, dalla bella distanza dei 180 metri che separano il suo distributore dall´incrocio dell´agguato, e nonostante la discreta curva che via Fani fa in basso rispetto alla zona dell´agguato. E tutto ciò con vista acutissima di 40enne :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 54.

samperi fu pagato o minacciato per mentire, per firmare un falso (almeno in parte) verbale prefabbricato su copione - oppure il suo verbale originale fu alterato con la frode, e ora ve lo provo : egli asserisce che l´estratto aveva 2 borse sottobraccio : Moro invece per ben 2 volte nelle lettere dal carcere menziona le 5 borse che erano in macchina, e che vorrebbe fossero recuperate tutte e 5 : dunque Moro, se pure fosse stato a Fani e fosse stato estratto a forza dalla 130, non poteva avere con sé quelle 2 borse. samperi s´è inventato tutto : borse ed estratto. E la riprova è in quel che mi ha detto Lalli, dipendente del samperi, nel 2020 : sia lui stesso sia samperi furono in qualche modo costretti a firmare verbali in gran parte falsi, contenenti cose che non avevano mai visto, perché avevano precedenti penali, nel caso del Lalli non gravissimi, in quello di samperi più pesanti. Non ho potuto intervistare samperi perché deceduto.

Vorrei sottolineare a questo punto i passaggi che fa una testimonianza, vera o falsa, prima di giungere a noi : ad esempio i verbali di cui sin qui, chi li ha redatti ? Da che fonte ? C´era uno stenografo in questura, che scriveva live in steno mentre i testi parlavano ? O un registratore acceso, da cui si è trascritto verbatim ? Ogni testimonianza giunge a noi mediata da una o più trascrizioni. Anche nel caso di sergio vincenzi, io vi ho riportato la sua testimonianza per averla udita con le mie orecchie da lui, però sono io che ve la riferisco, sulla base di appunti scritti presi subito dopo il colloquio, dunque già soggetti ad errore da parte mia che faccio da tramite fra voi e vincenzi. Ecco perché vi ho invitato a contattarlo voi stessi e verificare, è sull´elenco. E tornando ai verbali di polizia: chi ci dice che non siano falsi ? O molto erranti nella trascrizione ? O interpolati ? Alterati ?

Ancora una volta : il tasso di attendibilità/certezza/veridicità, e persino autenticità, di una testimonianza qualsiasi, anche se in buona fede, è zero in mancanza di riscontri oggettivi etero- ed extratestimoniali. Zero. Nel senso preciso che non abbiamo alcun modo di accertare, in mancanza di riscontri etero- ed extratestimoniali, se un teste qualsiasi dica il vero con accuratezza o no. Come mai le autorità andarono a pescare, tra centinaia di potenziali testimoni oculari, proprio e soprattutto gente strana e ricattabile come i pregiudicati Lalli (un estremista fascista a giudicare dalle sue pagine facebook e da quel che mi disse quando lo intervistai) e samperi ; come lo psicolabile marini, dedito a trame finanziarie illecite, e la povera disgraziata psicolabile guglielmo eleonora ; come l´ambigua moglie, conti giovanna, di un giornalista, viglione ernesto, collega della peggior feccia terroristica fascista della stampa ?

Vorrei completare questa rassegna sintetica dei verbali delle testimonianze su Fani, qui contenuti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

più tutti gli altri testi di cui sono venuto a conoscenza da altre fonti, con presunte testimonianze di :

- Moro a Fani

- un estratto/sorretto/caricato a Fani non identificato come Moro

- Moro non visto a Fani

- nessun rapito visto a Fani .

L´ingegner giorgo pellegrini (terzo ingegnere della serie dopo caliò e marini), condirettore generale di italstat, abitante a 100 m circa da Stresa/Fani (i 100 metri li fornisce lui stesso, parola di ingegnere : " la distanza che intercorre tra le citate auto ed il terrazzo della mia abitazione potrà essere, in linea d’aria, di circa cento metri. Certo è che tale mia asserzione è del tutto approsimativa [sic] "), con vista sull´incrocio stando a lui (cosa che gli inquirenti si guardano bene dall´andare a verificare : da googlemaps ad esempio, sorgono dubbi che dal quarto piano di Molveno 87 si potessero vedere le 3 auto del convoglio di Moro, o almeno la CD e la 130 e l´inizio dell´alfetta di scorta, come asserisce pellegrini), che vede tutto con vista acuta di 47enne, stando al verbale pag. 76 del cartaceo originale =scan, dichiara:

- di aver visto 2 persone, gli pare in divisa, "che tenevano, sorreggendolo, un uomo, portandolo, sempre sorreggendolo, presso altra autovettura, di colore scuro, grande che era ferma all´inizio di via Stresa, in salita." Poi entrano in macchina e partono.

- Il 47enne occhio di lince riesce pure a vedere, quando la macchina col sorretto dentro fa la curva di via Stresa, le tendine interne abbassate del lunotto. E meno male che non pretese di aver riconosciuto Moro. Tuttavia ripeto ancora : la storia del sorretto/caricato, ma NON dell´estratto, è plausibile in quanto almeno uno dei terroristi dovette esser ferito da Iozzino, che eroicamente riuscì a sparare 2 colpi con la sua beretta prima di cadere nobilmente.

Sono arrivato, selettivamente, a p. 117 dei verbali testimoniali del marzo 1978 su Fani, e mi pare che siano finite le testimonianze oculari dirette più rilevanti sulla strage e presunto rapimento. Dunque riassumiamo. Cominciamo con l´elencare tutti i testi o presunti tali che asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani il 16.3.78 :

1. conti giovanna, p.52, 41 anni, nata a Messina il 29.9.1936, di via Mario Fani 123, terzo piano, 31 metri dall´agguato. Oggi (2020) ha 83 anni, è vivente e lucida. Ripeto che la digos non verbalizza sua identificazione con documento. Vede un tizio spaccare il finestrino anteriore sinistro della 130 e spararci dentro con mitra. Gesto assurdo e suicida, perché darebbe il tempo alla scorta (almeno quella dell´alfetta) di reagire. Anche ammesso che questo killer fosse conosciuto da Ricci e Leonardi, e che pertanto abbia potuto sorprenderli, il gesto resta suicida perché avrebbe allarmato i 3 agenti nell´alfetta di scorta - e almeno quelli avrebbero avuto il tempo di reagire. Ora a prescindere dalla reale circostanza che Iozzino sparò davvero, come si fa a programmare un attentato di questa magnitudine, in modo cosò rozzamente rischioso ? Ammettendo che intanto gli altri avieri avessero aperto il fuoco sull´alfetta, bastava uno scarto di mitra in mani non professionali, e addio spaccatore del vetro. La macchina di Moro non è blindata, dunque perché non sparare subito. Inoltre il rischio di accecare o ferire Moro o sé stesso con una scheggia di cristallo o con proiettile di rimbalzo in abitacolo chiuso sarebbe stato altissimo, a pochi cm, con Moro seduto lì dietro. Poi questo presunto killer spara ripetute raffiche all´autista. Il tutto in tutta tranquillità, senza subire la benché minima reazione da parte di ben 5 agenti di scorta. I colpi che attingono Ricci, stando alla scientifica, sono 7 : di questi almeno 2 han traiettoria troppo alto-basso per provenire dal piano strada ; ne restano massimo 5 :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

p. 26 di 157.

Troppo pochi per "ripetute raffiche di mitra" da pochi centimetri. Inoltre il rischio di colpire Moro, o di colpirsi da solo, sparando a raffica col mitra da pochi cm, è altissimo sia perché il mitra trema e scarta pur se in mano a esperti e non è strumento di precisione ma di massacro indiscriminato; sia, come già detto, per l´altissima probabilità di rimbalzo proiettili e schegge in abitacolo chiuso e il pericolo delle schegge dei finestrini.

Poi la "conti giovanna" vede e riconosce Moro senza ombra di dubbio - ad almeno 31 metri di distanza, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa che va all´altezza della sua finestra. Notare anche: mentre quasi tutti gli altri testi si nascondono immediatamente per paura ai primi spari, la conti è l´unica tra i molto vicini, con marini caliò e samperi, a godersi lo spettacolo, dalla finestra lei come caliò, senza il minimo timore. Eppure a 30 o 40 metri, il rischio di essere colpita da una pallottola vagante fuori bersaglio è elevatissimo, per non parlare della intuitiva possibilità di essere notata e uccisa come testimone scomoda dai killer. Ma tant´è, la nostra eroina non si muove. E la cosa ancora più strana è che la nostra voyeuse non vede estrazione - stando ai suoi verbali di allora, mentre a me nel 2020 disse di averla vista. Vede tutto di tutto, sta a 30/40 metri, ma non vede estrazione. Quando vede Moro, questi è già sorretto da 2 terroristi, e poi sale su macchina al centro dell´incrocio. Questa presunta testimonianza è completamente inverosimile, prima facie. Pura disinformazione di regime. Non so se deliberata o no, non ho prove che la conti e il suo defunto marito fossero entrambi terroristi di regime. Ma ancora ed ancora : questo famoso sorretto/caricato, SE reale, poté benissimo essere il terrorista ferito da Iozzino di cui già l´informatissimo Pecorelli durante i 55.

PS Sulla "conti " : via Fani 123, suo indirizzo, è su Fani bassa : come può averlo visto in volto, e così nitidamente da 31 metri e passa (tolta la 128 CD, diciamo 35 metri, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa visuale che porta alla sua finestra) a occhio nudo di 41enne, da riconoscerlo senza ombra di dubbio, seminascosto in mezzo ai due sconosciuti che lo avrebbero sorretto ? Fate la prova e ditemi se già a 20 metri riconoscete un volto con assoluta certezza di fronte...figurarsi a 35 + x ! Sempre SE la storia del sorretto in sé non è del tutto falsa e inventata - a meno che non si trattasse di uno dei killer ferito da Iozzino.

Ho parlato con la conti come ho detto, nel 2020. Ecco una foto presa, con buona approssimazione, dal punto visuale della conti, se non proprio dal suo balcone :

http://www.iskrae.eu/commissione-moro-tragedia-farsa-e-polverone-scientifico-ventitreesima-puntata-linquilino-del-piano-terra/

Ditemi voi se dal terzo piano, sareste in grado di vedere bene in volto chiunque tra coloro che si affaccendano attorno al convoglio !

Dopo la "conti ", il numero 2 a vedere/riconoscere Moro a Fani è, ci torno ancora, tal caliò marincola antonio, anni 36 all´epoca, nato a Catanzaro il 12.4.1941, il cui civico di Fani a pag. 50 del verbale è opportunamente cancellato, ma si legge in quest´altra deposizione del 19.4.78 : via Mario Fani 123, lo stesso della conti :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

p.433 cartaceo.

Né viene identificato con estremi di documento personale. Il verbale p. 50 lo dice ingegnere chimico, ma dove lavori è un mistero inverificabile come per l´ingegner marini. E SE lavori, visto che alle 9 del mattino di giorno feriale se la dorme ancora. Si ricomincia col demenziale (fuori contesto dei tiri dall´alto) sfondamento finestrino Ricci con calcio mitra. Questo gli pare avvenga esplosi alcuni colpi: dunque che sfonda a fare se lo ha già sfondato sparando ? Anche lo sparatore di marincola spara una lunga raffica : doveva essere mezzo cecato, perché solo 5 proiettili possibili dal piano strada raggiungono Ricci, da pochi cm di distanza.

Intendiamoci ancora, repetita iuvant : esiste una ed una sola possibilità che almeno parte di quanto asserito da conti e caliò e marini, cioè lo spaccare, sia almeno in parte vero : se cioè Ricci era già immobile, morto o moribondo per i tiri dei cecchini dall´alto, e se lo sparatore che si avvicina (correndo però il rischio di essere ammazzato se Ricci e Leonardi e gli altri s´erano finti morti) lo fa per dare i colpi di grazia - tuttavia anche in questo caso perché perder tempo a sfondar finestrini col calcio del mitra visto che sono già sfondati da 93+x proiettili sparati contro la scorta ? Perché contro la 130 non ha ancora sparato nessuno col mitra dalla distanza, per non rischiare a causa dello scarto di tale arma, di rovinare la scenografia infrangendo il finestrino di "Moro". E poi perché altrimenti, a finestrini rimasti integri, si sarebbero visti i fori singoli prodotti dai cecchini dall´alto :

https://storiedanondimenticare.blogspot.com/2016/10/strage-di-via-fanidubbi-e.html

Riflettiamo ancora su questo punto capitale : è la sequenza dei tempi che conta qui, la successione temporale delle azioni : il killer che sfonda prima che inizi la sparatoria di cui diventerebbe bersaglio tipo figlia di Guglielmo Tell, è assurdo ; ma un killer che sfondi il finestrino anteriore di Ricci - e quello di Leonardi, seduto a fianco del guidatore - dopo che i due poveri agenti sono stati colpiti mortalmente dall´alto, ad auto ancora in movimento, pochi metri prima della posizione finale, questo è plausibile : perché per occultare i cecchini dai tetti, armati di fucili di precisione che non sfondano finestrini ma vi lasciano fori, bisognava inquinare la scena sfondando e facendo così credere ad azione tutta dal piano strada. E sfondare da pochi passi, da vicinissimo : perché da più lontano si sarebbe corso il rischio, dato appunto il facile scarto del mitra, di sfondare pure il finestrino del presunto Moro presuntamente seduto dietro a Ricci, e addio sceneggiata e "geometrica potenza" delle "brigate rosse".

A questo punto, sempre dal vangelo secondo caliò, un altro terrorista apre la portiera posteriore sinistra e fa scendere Moro, sostenendolo per un braccio, e lo porta verso via Stresa dove affaccia la finestra (balcone?) da cui caliò si sta godendo impavidamente lo show. Dunque se caliò abita a Fani ma affaccia su Stresa, vuol dire che il suo palazzo fa angolo. Dunque lui affacciato impavido, rischia ancor più di conti che almeno sta a 31 metri e rotti, di prendersi una pallottola vagante visto che affaccia quasi proprio sull´incrocio, o di essere avvistato e ucciso dai killer come testimone scomodo. Eppur non si muove. Sta sul balcone addirittura, in piena vista dei terroristi, ma non si nasconde. Che eroe. Che fegato. Pare clint in Per un pugno di dollari, che trova sempre il modo di spiare tutte le stragi senza farsi notare. Dunque caliò a differenza di conti, vede pure l´estrazione. Sempre a differenza di conti, il sorreggitore di Moro è uno solo e non due. Come avrà fatto la conti a vederne 2. Forse era brilla, chissà.

O forse è questa la trita tecnica standard nella disinfo del terrore di regime: ripetere la stessa menzogna con dettagli secondari discordanti, così la gente è depistata verso il chiedersi se i sorreggitori fossero 1 o 2 invece di mettere in dubbio la sostanza stessa del racconto che si vuol far passare per certa e da cui si vuol sviare l´attenzione ed ogni possibile dubbio: che Moro fosse a Fani.

Intanto il tizio che spara si diverte a bucherellare i morti e moribondi con un´altra raffica dentro la macchina di Moro - ma i proiettili che possibilmente attingono Ricci dal piano strada restano 5, e se anche la seconda raffica era per lui, vuol dir proprio che lo sparatore era negato.

Ricapitolando : se la conti aveva visto niente estrazione, 2 sorreggitori, e caricamento in macchina, caliò vede estrazione, 1 sorreggitore, e niente caricamento.

Ci si domanda infine legittimamente, come abbia potuto mai caliò vedere alcunché, dato che lui stesso afferma alla fine della dichiarazione :

" DA TALE FINESTRA [quella che dà su Stresa a cui si era affacciato, e che all´inizio era un balcone] NON È POSSIBILE LA VISUALE DELLA PARTE DELL´ INCROCIO ADIACENTE AL MIO STABILE " !!

Comunque, siamo arrivati a 2 presunti testi che attestano Moro a Fani.

Esiste una e una sola remota possibilità che qualcuno non certo Moro, sia stato estratto dal sedile posteriore della 130 dietro Ricci l´autista : se cioè il copione affidato ai teatranti scheinbrigatisti, prevedeva che finita la strage (compiuta da ben altri), essi si raggruppassero attorno alla 130 impedendo la visuale ad eventuali testimoni, ed uno di essi appositamente istruito, prendesse posto dietro Ricci e ne fosse poi estratto per far credere che fosse Moro. Ma la plausibilissima testimonianza della damiani nega implicitamente questo come stiam per vedere, facendomi propendere per nessuna estrazione di nessuno.

Il terzo attestatore presenzialista è marini alessandro, nato a Zara l´1.7.42, che una fonte web mi dice deceduto, altre no. È vivo e vegeto, ci ho parlato nel 2020. All´anagrafe, non risulta deceduto a febbraio 2020. Una persona che si presenta come tale è comparsa in servizi tv, ma la sua identità nessuno che io sappia l´ha mai verificata, a partire da p.45 del verbale che non riporta estremi documento :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Di costui e delle parziali balle che racconta ho detto ampiamente supra.

Siamo arrivati a 3 (parzialmente falsi) testimoni di Moro a Fani : conti, caliò , marini.

Ricordo solo che marini asserisce di aver visto estrazione e che "crede" di aver riconosciuto nell´estratto, Moro. Vede caricamento su vettura affiancata, dunque su Fani e non su Stresa come ciancia il collega depistatore caliò. Disinfo pattern: stessa balla, ma con varianti depistanti da eventuali dubbi sulla sostanza: se Moro fosse o no a Fani.

La quarta presenzialista è evadini eufemia in riposati, nata a Roma il 9.9.1932, anni 45 all´epoca, qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p.12 di 18.

Per la discussione dell´inattendibilità almeno parziale di costei, rimando a supra. Notiamo qui ancora una volta, che il verbale della digos non la identifica con estremi documento - proprio come con conti, marini e caliò. Questa è la tizia che misteriosamente è lasciata arrivare fino a 10 metri dall´agguato alle 9.02, senza essere bloccata dal cancelletto superiore, dal terrorista col passamontagna e mitra, come invece vincenzi e Pistolesi. Mah, forse il cancellettista era cavaliere con le donne, e le concede un posto in prima fila. La evadini asserisce di essere arrivata a 10 metri dall´alfetta di scorta, con 7 o 8 terroristi a sinistra (lei viene giù da Fani alta, dall´edicola di Pistolesi) che sparano, sicché si nasconde. Poi asserisce di aver sentito Pistolesi gridare portano via Moro - ma Pistolesi ripeto ad nauseam, dirà bensì di aver gridato hanno rapito Moro, ma solo per aver riconosciuto la macchina di Moro che conosceva bene : Pistolesi non dice MAI di aver visto Moro, ANZI SU DOMANDA SPECIFICA SIA DELLA POLIZIA ALLORA, SIA MIA QUANDO LO INTERVISTAI, NEGA ESPLICITAMENTE DI AVERLO VISTO.

Finiti gli spari, evadini si affaccia giusto in tempo per vedere Moro trascinato da 2 o 3 : estrazione e caricamento, con altra variante : la macchina del trasbordo è bianca non scura, come per samperi e caliò supra. L´agente scelto di PS Adelmo Saba attesterà alla Moro2 di aver ritrovato la 128 bianca usata per la fuga dai terroristi, a notte fonda in via Licinio Calvo, e che essa presentava copiose chiazze di sangue fresco : siccome Moro uscì illeso dal 16 marzo, che fosse a Fani o no, allora quel sangue può solo appartenere a uno dei killer ferito da Iozzino : il killer sorretto e caricato che la evadini dovette prendere retrospettivamente per Moro, di cui disse che aveva macchie di sangue sugli abiti.

Prima evadini dice che quella mattina come tutte le mattine stava percorrendo via Fani per recarsi al lavoro. Poi alla fine dice che dopo l´agguato è tornata a casa. Né si sa quale fosse il suo misterioso lavoro. Nel 2020 ho appurato che la evadini non è più lucida, ho fatto contattare la figlia da terzi, pregandola di chiamarmi, ma non lo ha fatto. Anche qui, non il miglior modo di fugare sospetti.

Ricap fin qui : 4 presenzialisti asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani :

conti ; caliò ; marini ; evadini. Continuiamo a contare - ma non manca molto. Faccio presente che i testi auditi dalle autorità nel marzo ´78 sono circa 80. Più quelli sentiti personalmente da me finora, fanno almeno 100.

Tocca ora a lina cinzia de andreis. Ecco cosa ne pensa gero grassi (politico e membro della commissione parlamentare d´inchiesta Moro2 detta anche commissione fioroni dal nome dell´agente della cia che la presiedette annacquandola a dovere) che segue la falsariga dell´ottimo libro Coup d´état in via Fani, di Carlo D´Adamo e James Hepburn Jr, pendragon 2018, pp. 310 - 313 :

" De Andreis Lina Cinzia.

All'epoca dei fatti aveva 22 anni. E' una dei principali testimoni di Via Mario Fani.

Praticamente è presente casualmente ed ininterrottamente nel luogo della strage dalle 8.40 al momento dell'agguato 9.02. Ha quindi modo di vedere e raccontare i preparativi e l´intero l'episodio terroristico. Tutti i principali testimoni presenti sul luogo vengono sentiti quasi subito dalle Forze dell'Ordine, molti nella stessa giornata del 16.3.1978, altri si presentano o sono chiamati nella

giornata successiva. Lina Cinzia De Andreis si presenta invece ai Carabinieri di Roma ben 8 giorni dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì 24 marzo. Viene poi risentita dalle autorità inquirenti il 25 e 30 marzo, il 5 aprile, il 18 maggio ed il 25 settembre dello stesso anno (1978). Secondo quanto dichiarato nei verbali a suo tempo redatti (C.M. volume 30 pagg. 370-374 e 431-433, volume 41 pag. 422-423 e 472-475, volume 42 pagg. 86-87) racconta che la mattina del 16 marzo stava andando al lavoro diretta all´ufficio in viale Cortina d'Ampezzo. Verso le 8.40, dopo essere scesa dall'autobus in via della Camilluccia, percorrendo a piedi via Stresa, si fermò all'altezza dell'incrocio di via Fani per accendersi una sigaretta. Pur essendo una persona che sta andando al lavoro, stranamente staziona oltre 20 minuti nei pressi dei luoghi dove poi avverrà la strage ed ha così modo di descrivere le tre auto dei terroristi e di fornire con dovizia tutta una serie di particolari sugli attentatori. Leggendo i vari verbali a suo tempo redatti la testimonianza appare sin troppo dettagliata. Descrive praticamente le tre auto, i preparativi, i terroristi, dichiara di aver vissuto l'intera dinamica dell'agguato e fornisce indicazioni anche sulle vie di fuga. "

www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B160/0880_001.pdf

pp. 3 di 5 e sqq.

" La sig.ra De Andreis infine dichiara che alla fine dell'agguato per lo shock le sono mancate le forze, di essere caduta e di essere stata soccorsa da uno sconosciuto che l´ha fatta salire su

un´auto. Nulla dice sul soccorritore e su dove sia stata curata o portata quella mattina. E nessuno glielo chiede. Nessun altro testimone racconta di questa signora, del suo malore e del suo soccorso.

Tutta la testimonianza appare incoerente al limite del depistaggio.

Nessuno chiede alla sig.ra De Andreis Cinzia, come mai dalla sua abitazione (via Carlo Francesco Bellingeri 12) per andare in ufficio in viale Cortina d'Ampezzo, passa per via Stresa angolo via Mario Fani, allungando così notevolmente il tragitto (con google maps si verifica un aumento del percorso da 2,9 a 7 chilometri). Chi è veramente De Andreis Lina Cinzia? Sono mai state svolte indagini in merito ? Perché nessuna contestazione le è mai stata mossa? Quali sono i suoi legami personali/familiari? E' per caso parente di quel De Andreis, giornalista romano, iscritto nelle liste della P2 ? [Penso qui grassi intenda de andreis stefano di Roma, piduista nella lista di Castiglion Fibocchi, Flamigni Trame Atlantiche 1996, p.430] ".

Andiamo dunque a leggere i verbali originali e vediamo se grassi ha ragione :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 370 sqq.

Effettivamente la de andreis risulta avere 22 anni, coniugata non si sa con chi, impiegata non si sa dove, niente estremi documento identificativo come da copione. Notate come il verbale sia di pessima qualità riproduttiva, sì da rendere malagevole e incompleta la lettura di quello che si presenta come il più dettagliato rendiconto oculare di Fani accanto a quello del marini.

Comunque ai nostri fini per ora, la de andreis è irrilevante, asserisce di aver visto trasportare rapidamente un uomo ma non riconosce Moro né fa alcun altro cenno a Moro.

Dunque, 4 presenzialisti, che diventano 5 se aggiungiamo vincenzi sergio da me audito supra, la cui parte di testimonianza su Moro è del tutto inverosimile, vedi discussione dettagliata supra. Diciamo 6 con la ravenni, che però non riconobbe Moro, dice, ma lo identificò dopo per via della folla che urlava. Comunque : 6 presenzialisti e basta finora - su 80 auditi dalle forze dell´ordine, più quelli che ho contattato io, faranno almeno 100 persone a Fani, che non hanno visto né riconosciuto Moro come tale. 6 soli testi presenzialisti, uno più inattendibile dell´altro.

Lina cinzia de andreis (che nel frattempo è deceduta, stando mia fonte attendibile) a maggio ´78 ha questo da aggiungere al giudice istruttore :

" debbo puntualizzare di aver visto una sola persona, che non si reggeva in piedi, prelevata dall´uato [sic] che aveva tamponato al 128 bianca [sic ] e spinta a bordo di una delle due macchine blu non ricordo quale anzi credo proprio fosse la 131 blu ".

Ma la cosa incredibile è quel che dice dopo: che cioè il rapimento avviene a Leonardi ancora vivo e a sparatoria in corso, perché vede Leonardi uscire dalla macchina DOPO il rapimento e essere ucciso !!

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/516-volume-41-ocr.html

pp. 473 sq. dell´originale, 472 sq. dello scan digitale.

Devo dire qui ancora, che la de andreis può aver mescolato il falso al vero come tutti gli altri, perché Leonardi certamente provò a uscire, fu ucciso dall´alto mentre usciva e poi rozzamente rimesso in macchina da inquinatori di regime - e pure questo attesterà, stavolta plausibilmente, la de andreis :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

Sorvolo sul terrorista fascista eversore rauti giuseppe detto pino, all´epoca abitante in via Stresa 133 (secondo altri 121; secondo il libro Coup d´état in via Fani, pendragon 2018, p.332, il civico di rauti era inizialmente via Stresa 121, poi fu cambiato in 133), che stando a castronuovo manlio (vuoto a perdere, titolo adattissimo al suo libro, pp. 30 sqq.) dichiara nel 2003 di aver assistito all´ultima parte dell´agguato dal balcone di casa, godendosi estrazione di Moro che però scambia per caltagirone, dunque in ogni caso non lo avrebbe riconosciuto - SE avesse potuto vedere alcunché dal suo balcone, dato che né dal 133 né dal 121 di via Stresa si vede la scena dell´

agguato :

https://www.google.com/maps/dir/Via+Stresa+%26+Via+Mario+Fani,+00135+Roma+RM/Via+Stresa,+133,+00100+Roma+RM/@41.9381004,12.4405691,82m/data=!3m1!1e3!4m14!4m13!1m5!1m1!1s0x132f60a6dc45a855:0x450a7cb2a56850a2!2m2!1d12.4414229!2d41.9379998!1m5!1m1!1s0x132f60a723a628d5:0x8604eaec147daa20!2m2!1d12.4402625!2d41.9381439!3e0

https://www.google.com/maps/place/Via+Stresa,+121,+00135+Roma+RM/@41.9383064,12.43881,328m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x132f60a73df3107d:0xc7bfd63814b18c8b!8m2!3d41.938302: 4!4d12.4399097

E comunque, se anche, dato che via Stresa da quel lato sale, rauti fosse stato al balcone all´ultimo piano o appollaiato sul tetto e avesse avuto una qualche visuale dell´agguato, siamo pur sempre rispettivamente a 100 e 200 metri circa in via Stresa 133 e 121 - troppi per l´acuta vista di un 51enne.

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/via-stresa-16-marzo-invito-pranzo-con.html

Inoltre il brogliaccio della centrale operativa del 113 che registra la telefonata di rauti alle 9,15 del 16.3.78 (strano, tutti i telefoni della zona erano bloccati, tranne il suo) non fa alcun cenno della presunta visione dell´estrazione e delle borse, ma solo che rauti aveva udito raffiche e visto la 132 allontanarsi.

Rauti soggiunge nel 2003 che Moro reggeva una borsa mentre veniva rapito - quando Moro in ben 2 lettere chiede che fine abbian fatto le 5 borse (erano 5 in tutto, come attestò Eleonora) che erano in macchina, e se si possono recuperare.

Solo per oggettività di cronaca, aggiungo il settimo e ultimo presenzialista su 100 e passa abitanti negozianti e passanti sentiti dalle forze dell´ordine ed in parte da me personalmente (e la maggior parte dichiara di non aver visto nulla) : costui è anche il quarto e ultimo dopo evadini, conti e caliò a dirsi certo di aver visto Moro : si tratta della guardia di PS intrevado giovanni, che merita cenno a parte perché il suo depistaggio ha dell´incredibile.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 798 sq. del cartaceo :

il capitano di ps truzzi gaudenzio riferisce al comandante che il 5.4.78, dunque 20 giorni dopo il 16 marzo, lo raggiunge in ufficio la guardia di PS intrevado giovanni, 22 anni, e gli racconta che il mattino del 16 marzo, libero dal servizio, andava in 500 a trovare la sua fidanzata a piazza Igea, oggi piazza Walter Rossi. Giunto, da Fani bassa, all´incrocio con Stresa o quasi, si accorge che sta succedendo qualcosa di grave e tira fuori la pistola, ma non riesce a mettere il colpo in canna come si deve. Dopo di che, nota tutta una serie strabiliante di dettagli, sì da far pensare che stia proprio lì a due passi - il che non spiega perché l´uomo e la donna armati di mitra che vede presidiare l´incrocio, non vedano lui armeggiare con la pistola e non gli sparino addosso immediatamente ; ma lasciamo stare. Nota che la giovane donna è armata di M12 - se riconosce pure la marca, le deve star proprio sotto, ma quella è molto cool e benché non possa non vederlo armeggiare con la pistola, lascia correre ; idem per l´uomo che vede armato di arma lunga di cui stavolta non sa dire la marca. Poi vede pure Moro, nonostante l´interposizione dei due armati, trascinato da due individui dalla 130 alla 131 (in realtà 132 per la vulgata) : la sua visuale è ostruita da 4 persone : i due armati all´incrocio più i due in mezzo ai quali sta Moro, eppure lo riconosce a botta sicura. Riesce pure a vedere la marca dell´alfetta della scorta, nonostante questa sia quasi tutta nascosta alla sua visuale dal basso, da 128 cd, 130 di Moro e almeno 4 terroristi davanti a lui. E tutto questo, se lo ricorda e lo narra ben 20 giorni dopo la strage, nonostante sia un poliziotto, e sia o appaia essere, il testimone oculare più vicino e più importante della strage di via Fani accanto al marini - che mai lo menzionò, e viceversa.

Flash forward al 2016 : 38 anni dopo, truzzi viene audito dalle autorità per conto della Moro2 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0635_002.pdf

e narra il contrario esatto di quel che aveva scritto 38 anni prima :

" [intrevado] fu bloccato a bordo, non ricordo se del suo motorino o della sua automobile da alcune persone che gli puntarono contro un'arma.

Non disse nemmeno di che arma si trattasse e quante persone gli avevano intimato di fermarsi " !

" Non avendo il mio Reparto funzioni investigative, non approfondii con Intrevado i particolari di quel giorno " !!

" Non mi disse neppure quale fosse stata la sua reazione e che cosa vide con

precisione " !!!

" Non ho mai sentito di qualcuno che lo vide lì quel giorno " :

è perché non c´era ?

Che fine ha fatto intrevado giovanni, classe 1955, da Grumo Nevano (NA) ? E la sua fidanzata magari, per vedere se la storiella è confermata ? Oggi (2019) lui avrebbe solo 64 anni, ma su paginebianche.it in Italia non esce nessuno con tal nome.

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=04&giorno=13&idCommissione=68&numero=0081&file=indice_stenografico

È l´audizione di intrevado alla Moro2 del 13.4.2016.

Il passaggio capitale è questo :

" FEDERICO FORNARO. Scusi, presidente, non voglio abusare dei colleghi, ma proviamo a ricostruire diversamente. Lei vede Moro che viene estratto dalla 130.

GIOVANNI INTREVADO. No, già stava per strada.

FEDERICO FORNARO. Era per strada. Non lo vede, quindi, estrarre, ma lo vede sorreggere da due persone.

GIOVANNI INTREVADO. Sì, però dietro alla 132. Io avevo la macchina davanti, quindi già dietro... non l'ho visto estrarre dalla macchina. "

Intrevado dà per scontato che quello fosse Moro, ma non ha visto estrazione. Dunque come può riconoscere Moro, esser sicuro che era Moro - e non il killer ferito nell´azione a un braccio o gomito di cui già accennò il solito informatissimo Pecorelli a marzo ´78 ? Ricordo che sulla 132, ritovata poco dopo, furono repertate macchie di sangue - e Moro uscì illeso da Fani.

L´argomento si riassume in sillogismo :

A. Moro esce illeso dal 16 marzo, Fani o non Fani

B. Su macchine della fuga c´è sangue

C. Dunque non può essere sangue di Moro, ma solo di uno o più terroristi impallinati dalla scorta, e/o di altri di loro macchiatisi di sangue schizzato dagli agenti al momento del colpo di grazia a bruciapelo sparato ad alcuni di essi.

Certo che si potrebbe anche supporre, con la evadini supra, che addosso a Moro seduto dietro a Ricci, fosse schizzato sangue di quest´ultimo o di Leonardi - ma sono passaggi capitali delle lettere di Moro dalla prigionia, che ignorano totalmente la strage, a escludere questo : se sangue degli agenti fosse schizzato addosso a Moro, egli ne avrebbe avuto e mostrato contezza nelle lettere. Questo lo approfondiremo a dovere infra.

P. 24 dell´audizione di intrevado alla Moro2 nel 2016 :

" FABIO LAVAGNO. Un´altra domanda: lei ha riconosciuto Moro o l'ha saputo dopo che era lui?  

GIOVANNI INTREVADO. L´ho riconosciuto, perché da sopra il tettino si vedeva la testa, anche se era a penzoloni. Secondo me, l´avevano narcotizzato.

PRESIDENTE. Era a braccetto tra due, che lo portavano. Quindi, anche se era penzolante perché lo tenevano di qua e di là, ritiene che fosse narcotizzato.

GIOVANNI INTREVADO. Perché aveva la testa piegata " :

ma : se aveva la testa piegata, immaginiamo in avanti, o anche lateralmente, come può intrevado averlo visto bene in volto, al punto da esser sicuro che era Moro - sempre SE alcunché di quel che racconta è vero, dato che mai nessuno ha confermato la sua di intrevado presenza quel giorno ? "Moro" gli deve essere apparso, nella posizione di intrevado su Fani bassa, di profilo, mentre lo caricavano : di profilo e con la testa piegata, in mezzo a due scagnozzi : come fa a dirsi certo del riconoscimento?

Ricordo che la prima lettera a kossiga, quella col benché non sappia nulla del modo del mio prelevamento, viene pubblicata dalla stampa il 30 marzo : evidentemente qualcuno già allora dovette osservare che era impossibile che Moro ignorasse il modo se era a Fani : e allora forse la propaganda di regime corse ai ripari 5 o 6 giorni dopo, corrompendo intrevado perché raccontasse di aver visto Moro narcotizzato a Fani - il che spiegherebbe in teoria, il non conoscere il modo. Solo che per narcotizzare un uomo ci vuole mano esperta, altrimenti si rischia di mandare l´ostaggio al creatore (e nessuno ne era consapevole più delle br, che in tal modo avevano ucciso il sequestrato Carlo Saronio) e in un blitz fulmineo mettersi pure a narcotizzare ancor prima di caricare non pare economico.

Fabio Lavagno della Moro2 mette alle strette intrevado citandogli un documento per noi segreto :

" Credo che sia poco verosimile il fatto che dal 16 marzo al 5 aprile lei non ne faccia cenno con nessuno. Glielo dico onestamente. Posso accettare la risposta che ha fornito in questa e in altra sede, ma la trovo poco verosimile. Trovo, invece, molto più verosimile che lei con qualcuno abbia parlato di questa cosa. Le chiedo in questa sede di dire con chi ha parlato e chi le ha consigliato il 5 aprile di far venire fuori questa sua testimonianza, che all´epoca mi sembrava anche abbastanza coerente.

Non è il caso di andare in segreta, presidente, ma il senatore Fornaro prima ha citato un documento. In base a quel documento, se un anno dopo quei signori parlavano del signor Intrevado, credo che forse sia verosimile e plausibile la domanda. Le chiedo se tra il 16 marzo e il 5 aprile qualcuno le ha consigliato di fare...  

FEDERICO FORNARO. In quel documento il nome di Intrevado non c´era. Era un profilo che corrisponde perfettamente.

FABIO LAVAGNO. Ha ragione, scusi. È un profilo che corrisponde. Quindi, la domanda è se qualcuno le ha parlato e le ha consigliato di dare testimonianza rispetto alla sua presenza a via Fani.

GIOVANNI INTREVADO. No " :

lascio a voi le conclusioni.

Aggiungo che ho parlato con lui nel 2019. Gli ho chiesto come avesse potuto vedere Moro in faccia, da dentro la 500 dall´altra parte dell´incrocio, e con Moro dunque di profilo rispetto a lui, mentre lo caricavano sulla 132, e con la testa piegata, ed in mezzo a 2 terroristi che lo sorreggevano :

MI HA RISPOSTO CHE NON LO HA VISTO IN FACCIA, MA CHE HA DEDOTTO FOSSE MORO PERCHÉ AVEVA RICONOSCIUTO IL CONVOGLIO CHE AVEVA VISTO ALTRE VOLTE CONOSCENDO E FREQUENTANDO LA ZONA.

DUNQUE SE PURE LA STORIA CHE HA RACCONTATO È VERA, INTREVADO NON È RIPETO NON È TESTIMONE OCULARE DI MORO A FANI PERCHÉ NON LO HA VISTO IN FACCIA. SE QUEL CARICATO CHE LUI HA VISTO È REALE, POTEVA BENISSIMO ESSERE UNO DEI TERRORISTI FERITO DA IOZZINO, IL CHE SPIEGHEREBBE LE MACCHIE DI SANGUE SULLA 132 QUANDO VERRÀ RITROVATA POCO DOPO NON LONTANO.

LA TESTIMONIANZA DI INTREVADO, SE VERA E ACCURATA, NON PUÒ ESSERE ADDOTTA A PROVA CHE MORO FOSSE A FANI.

ALLA MORO2 INTREVADO AVEVA BENSÌ DETTO DI AVERE VISTO E RICONOSCIUTO MORO ; AL GIUDICE INFELISI IL 5.4.78 AVEVA DETTO DI AVER VISTO DUE UOMINI TRASCINARE UNA PERSONA RASSOMIGLIANTE A MORO : http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

p.414 cartaceo;

A ME HA DETTO IL CONTRARIO : CHE NON LO VIDE IN FACCIA, MA DEDUSSE SOLO CHE NON POTEVA ESSER ALTRI CHE MORO NELLE DATE CIRCOSTANZE.

E intrevado non vide estrazione. L´estrazione di Moro dalla 130 è, sarebbe, l´unica prova che Moro fosse a Fani - se incontrovertibilmente attestata : ma non lo è. I presunti testimoni oculari della presunta estrazione sono in tutto 6, ricontiamoli : 1. evadini, le cui asserzioni vedemmo far acqua da tutte le parti ; 2. rauti, criminale fascista che nulla poteva vedere dal 133 o 121 di via Stresa ; 3. de andreis, che al primo esame nulla ne dice, e aggiunge l´estrazione solo al secondo, 2 mesi dopo via Fani ; 4. marini, le cui dichiarazioni sono assurde se fuori contesto dei tiri dall´alto, e spesso menzognere ; 5. caliò, che nulla poteva vedere dalla sua presunta finestra o balcone ; 6. samperi, su cui gravano dubbi pesantissimi. Ditemi voi se può essere dirimente una presunta estrazione attestata da 6 personaggi del genere. 6 su almeno 100 sentiti sui fatti. 6 personaggi in cerca d´autore...di regime ?

La testimone oculare appena scesa in strada cristina damiani, 16enne al tempo, nata a Roma il 21.6.1961, abitante allora in via Fani 94, piano quarto, altezza edicola Pistolesi, dunque a 97 m dall´incrocio stando a google, il 17.5.78 racconta al giudice istruttore paolo cemmi :

" NON HO VISTO PORTAR VIA UNA PERSONA O UN CORPO " :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908822.pdf

pp. 468-471 cartaceo e cursore.

E non vede né sente una moto.

La scena l´aveva osservata attraverso i vetri di una macchina dietro cui s´era nascosta :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p.380 cartaceo. È in un rapporto dei cc del 29.3.78.

Da me contattata attraverso la sorella due volte nel 2020, la damiani non s´è degnata di rispondermi.

Grazie della gentilezza e per il senso del dovere della memoria. Avrei voluto chiederle se ricordava di che colore fosse la macchina dietro cui aveva visto spuntare la canna di mitra. Perché se era rossa, allora difficile non fosse una 127 dei servizi deviati messa lì la notte prima per nascondere tra essa e la mini cooper di moscardi un artigliere professionista...:

http://www.sedicidimarzo.org/2019/12/lanomalo-caso-di-una-127-rossa-in-via_11.html#more

http://www.sedicidimarzo.org/2020/08/ancora-sulla-targa-della-127-rossa-di.html

Altro depistaggio, esulando dal tema assenzialista, è quello di renato di leva poliziotto, che asserì nel 1978 di essersi trovato per caso in via Fani angolo via Stresa subito dopo l´agguato, alla guida di una Lancia Fulvia poi sparita anch´essa ma presente in un video dell´epoca sicché un fotoreporter amico del collettivo sedicidimarzo ne lesse la targa :

http://www.sedicidimarzo.org/2018/09/svelata-da-noi-la-targa-della-fulvia-di.html

Grazie a valentissimo e generoso, ecco i dati della targa : il tipo è Lancia Fulvia C Rally. Immatricolazione e carta di circolazione paiono risalire al 1967-68. Dopo 2 o 3 proprietari, passa a Parisi Rino nel 1973. Costui nasce a Cenadi (CZ), l´8.6.1942. Il suo indirizzo è Roma via degli Scipioni 191. E qui la storia si fa interessante : il 17.12.1977, 3 mesi prima di Fani, parisi rino vende la macchina a Parisi Giovanni, nato a Cenadi pure lui, l´8.3.47. La sua residenza è a Cenadi, Corso Umberto I 121. Parrebbe dunque, parente o fratello minore del Rino.

Dunque, un curioso passaggio di proprietà tra fratelli o parenti stretti. Cenadi ha oggi (2022) 516 abitanti circa. Mi appunto solamente, che è paese di ´ndrangheta dove fino a pochi anni fa dominava il clan Anello.

Giovanni Parisi tiene la proprietà della fulvia solo a cavallo della strage, meno di 2 anni, perché il 23.11.79 la rivende - non a Rino, ma a tal Carrubbino Giovanni.

Questi dati poteva trovarli facilmente, molto più facilmente infelisi - ma si sa, col traffico che c´è a Roma...E poteva trovarli la Moro1, la stragi, la Moro2, 5 processi...e invece nessuno per 44 anni. Qui non quaerit, non invenit.

E la Moro2 si era ripromessa per bocca di grassi di scovare giovanni parisi per un confronto incrociato, invece nisba comme d´habitude.

Ora il problema della fulvia è più complesso di quello della austin e della mini cooper, perché negli ultimi due casi, la colpevolezza di bonanni e moscardi è resa ovvia dalla funzione militare dei due veicoli e dal fatto che entrambi disponessero di posto macchina nel garage condominiale. Ma la fulvia, che funzione ebbe a Fani ? Quando vi arrivò, e con chi ? di leva s´è inventato tutto a pagamento, o meglio ha firmato l´ennesima invenzione a due voci del torturatore spinella, ha imparato il copione e intascato le 50.000 lire, ma non è lui lo sceneggiatore.

Si tratta di "semplice" depistaggio ? Oppure la fulvia portò a Fani qualche complice prima non dopo l´agguato ?

Per cominciare, analizzo la demenziale audizione del di leva alla Moro2 :

https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/04/21/indice_stenografico.0082.html

Seduta n. 82 di Giovedì 21 aprile 2016.

Già nel 2015 il di leva aveva reso dichiarazioni a collaboratori della Moro2 :

https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD37/067_16/Doc.%20Declassificati%20a%20Liberi/Declassifica%2021_04_2016/0255_004.pdf

Da qui ricaviamo avere il di leva all´epoca della strage, 22 anni.

Poi nel 2016, l´audizione di fronte alla commissione.

Qui il di leva inizia col dichiarare che la zona di via Fani gli era completamente sconosciuta, e che si trovò lì per caso perché doveva riportare la fulvia all´amico di un suo amico. Tanto amici, che di leva non ricorda nemmeno il nome del primo amico, mentre il secondo uscirà fuori, anzi era già uscito fuori nel 1978 in relazione di servizio, ed era Giovanni Parisi, l´intestatario della fulvia.

di leva continua affabulando che doveva riportare la fulvia (prestata da questo parisi non si capisce bene se a lui o al primo amico, ma parrebbe al primo amico). Ma come poté il primo amico, anonimo, incaricare il di leva di raggiungere un posto al di leva sconosciuto in zona al di leva sconosciuta, come dichiara il di leva stesso ? Questi era di Napoli, in servizio da pochi mesi dice, quindi non conosceva Roma se non via Botteghe Oscure dove faceva il piantone, e via Statilia dove dormiva, par di capire in caserma. Che senso ha il chiedere a persona ignara della città, di riportare una macchina in zona a lui sconosciuta ? Già da questo si rileva la falsità dell´intero discorso.

Dunque il di leva prosegue che doveva riportare questa fulvia non a casa del parisi, ma "in una strada, sotto un palazzo" : non ricorda ovviamente, il nome della strada, né il civico del palazzo che peraltro nessuno gli chiede.

Non si capisce se avesse appuntamento col parisi, o se doveva riportare la fulvia nel posto indicato, parcheggiarla e andarsene - a piedi ? In autobus ? Più sotto dirà che doveva riaccompagnarlo il parisi, dunque c´era appuntamento. Un appuntamento prima delle 8 di mattina, come vedremo.

Un appuntamento alla napoletana, ce verimm´vers´...

Il bello è che nel 2015 ai collaboratori della commissione, aveva parlato della "lancia a me in uso", come se l´avessero prestata a lui non al primo amico.

Noto qui che al 1977, quando compra la fulvia dal fratello o parente rino, il parisi giovanni risiede ufficialmente a Cenadi. Rino invece al 1973, risiedeva a Roma in via degli Scipioni 191 a Prati/Vaticano : se dunque la macchina doveva essere riportata sotto casa del fratello, non aveva alcun senso passare per Monte Mario, partendo da via Statilia.

S´era perso il di leva ? Non aveva mappa con sé ? Come sperava di raggiungere la via designata, senza conoscere affatto la zona ? Il di leva dice del luogo dell´appuntamento, solo che era "una sede là vicino", presumibilmente vicino a via Fani - zona che gli era del tutto sconosciuta per sua ammissione. Non c´era googlemaps o navigatore allora. Che senso ha affidare la macchina di un amico a persona non pratica di Roma ?

Nelle relazione alla digos del 16.3.1978 :

https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/185/029%20%20volume%20XXIX?keyword=

p.1031 scan, 1043 cartaceo originale,

il di leva asserisce che il parisi giovanni era suo amico. Nessuna menzione del collega poliziotto anonimo che gli avrebbe chiesto di riportare la lancia al parisi.

Ora al di leva dalla Moro2, viene mostrata foto della fulvia, ma lui dice di non ricordarla perché l´aveva tenuta solo per due ore. E siccome dopo Fani non ci salirà più per sua ammissione, e siccome il primo amico gliel´aveva affidata alle 7 di mattina per sua ammissione, noi dovremmo credere che costui avrebbe impiegato 2 intere ore per coprire il percorso via Statilia- Fani/Stresa : quando google ci dà una durata massimo del percorso auto di 25 minuti ! Ricordo che a Roma all´epoca (io vi abitavo) l´ora di punta al mattino presto andava dalle 7,30 alle 8,30, quindi nemmeno il traffico può giustificare il metterci due ore. Se poi ci mise due ore perché girò a lungo per trovare la zona non conoscendola - e se dopo due ore non era nemmeno arrivato sotto il palazzo dell´appuntamento col parisi, allora non si capisce proprio che razza di appuntamento fosse - il parisi era disposto ad aspettarlo tutto il giorno ? È veramente allucinante che la Moro2 non abbia convocato il parisi per un confronto incrociato, specie dopo che il fotoreporter amico del 16dimarzo aveva svelato la targa nel 2017.

È in corso istruzione del Moro sexies : ma se vi aspettate dalla procura che convochi il parisi, chi visse sperando...

Il di leva continua sparandone una più grossa dell´altra : che giunto a Fani, lascia la fulvia non chiusa a chiave e con le chiavi dentro ! La macchina prestata nemmeno a lui, ma all´amico di un amico dell´amico ! Bersi tali assurdità vuol dire francamente, omissione d´inchiesta.

Poi viene rilevato che mentre nel 2015, cioè appena 10 mesi prima, di leva aveva dichiarato di essere andato in questura con la fulvia dopo Fani e dopo il Gemelli, ora invece sosteneva di non aver più saputo nulla della fulvia dopo Fani : lui risponde coi soliti non so non ricordo. Si glissa e si procede.

Eppure bastava chiedere a giovanni parisi che fine avesse fatto la fulvia quel giorno.

Nessun altro presente a Fani quella mattina ha confermato la presenza del di leva. Il quale dice di esser rimasto tutto il tempo accanto a Zizzi agonizzante e di averlo poi accompagnato al Gemelli con l´ambulanza e una volante. In nessuna foto di Zizzi ancora in macchina si vede un 22enne in borghese accanto a lui. Si poteva chiedere conferma a tanti agenti, ambulanzieri, personale del Gemelli. Nulla.

di leva ha firmato una storia falsa, un depistaggio inventato di sana pianta da spinella. di leva non ha mai messo piede a Fani/Stresa quella mattina. Però la fulvia sì, e giovanni parisi esiste davvero e ne era davvero intestatario. Quale fu lo scopo di questo ennesimo depistaggio da parte delle autorità ?

A questo punto l´audizione diventa Ionesco, Kafka : grassi chiede al di leva a che ora avesse smontato il 16, di leva risponde alle 7 di mattina perché il 15 aveva svolto sia turno di mattina sia di di notte : ora immaginate se qualcuno che deve riconsegnare la macchina ad un amico, chiederebbe il favore ad un collega stravolto e morto di sonno dopo il turno di notte !! E che oltretutto non conosce nemmeno la zona dove dovrebbe riconsegnare !!!

Ripeto : questa fabula del di leva è un´invenzione di sana pianta messagli in bocca da spinella e compagni di merende del terrore di regime, complici della strage e del rapimento di Moro.

Ripeto : il di leva poco dopo, asserisce di aver preso la fulvia "poco dopo le 7 di mattina " : e nessuno gli chiede che diavolo abbia fatto in giro per Roma con quella macchina per 2 intere ore fino a poco dopo le 9 quando sarebbe arrivato a Fani !

Ripeto : il punto di partenza asserito è via Statilia dove c´era la caserma del poliziotto di leva e dove lui abitava pure. Google ci dà, per un percorso auto via Statilia-Fani/Stresa, da un minimo di 15 ad un massimo di 25 minuti : anche titubando e chiedendo a più riprese a passanti, metterci 2 ore è impossibile, alle 7 di mattina senza grosso traffico, e con l´ultima parte del percorso a forte velocità accodato a volante che si precipitava a Fani stando sempre al di leva. Uno non parte in macchina senza la benché minima idea di dove andare e che percorso seguire, gli avrà pur dato indicazioni il misterioso (e mai esistito) anonimo amico del parisi ! Oltretutto a quell´ora, il traffico era verso il centro, quindi il di leva si sarebbe pure trovato controtraffico e relativamente libero da ingorghi.

L´ennesima menzogna che inchioda il di leva al reato di falsa testimonianza aggravato, è quando dice poi, che mentre era accanto a Zizzi subito dopo l´agguato, gli si accostano due agenti in borghese e gli intimano di seguirli in questura "dal dottor spinella" : peccato che il dottor spinella in quel momento, subito dopo l´agguato, o stava già a Fani pure lui come sappiamo, oppure era sulla via.

L´unica cosa che il di leva dice e ribadisce con sicurezza è che giovanni parisi non era un poliziotto. Come faccia a saperlo visto che prima aveva asserito o di non conoscerlo o di non ricordarlo, non si sa. Non era amico suo il parisi, ma di un amico poliziotto del di leva. Anonimo, così amico che il di leva ricorda il nome del parisi che non conosceva ma non quello del suo amico poliziotto !!! Che era un suo collega che vedeva ogni tanto in via Statilia per sua ammissione. Questo alla Moro2nel 2015. Ma ripeto che alla digos il 16.3.78, di leva non aveva menzionato per nulla questo amico o collega poliziotto amico del parisi, ma solo il parisi giovanni come amico suo del di leva !!

Per ora, posso dire solo quel che ho detto, più questo, da fonte che tiene alla riservatezza :

Giovanni Battista Parisi nasce a Cenadi (CZ) l´8.3.1947 come detto supra :

non risultano suoi indirizzi o imprese, ma doveva avere immobili perché nel 2019 l´Agenzia delle entrate ha ipotecato suoi beni nel comune di Zagarolo.

Dovrebbe essere fratello o parente stretto di Parisi Rino, nato a Cenadi (CZ) l´ 08/06/1942. Costui risiedeva al 1973 in via degli Scipioni 191 a Roma come detto, e risulta si sia occupato di abbigliamento, e fino a tempi recenti o tuttora, avere un atelier per abiti da sposa sempre in via degli Scipioni, al 142 :

http://web.tiscali.it/rinoparisi/

Vi è però nelle fonti, un dato curioso : il Rino risulta consigliere di una ditta di pellicceria di Milano, la Miama srl, dal 16.6.92 : dalla medesima data, l´impresa risulta ufficialmente cessata...

Poi risulta titolare di un´impresa di confezione di biancheria a Roma in via Duilio 12, di cui è titolare dal 1981 al 1986 quando l´impresa cessa, dunque meno di 5 anni.

Infine, risulta titolare di altra impresa di sartoria con sede a casa sua in via degli Scipioni 191 Roma, dal 1996 al 2011 per 15 anni, poi la ditta è cancellata.

Supra abbiam visto come risulti in rete titolare di un atelier da sposa, che però ufficialmente non risulta.

Non pare un po´ il clan bonanni o marini (vide infra), che cambiano ragione sociale ad ogni progetto ? Mmm...

Mi limito per ora a prendere appunti, non ho elementi probanti per accusare rino e giovanni parisi e renato di leva di attività illecite, assolutamente.

Ho però fornito le prove che il di leva ha commesso falsa testimonianza aggravata sulla strage di via Fani e la sua probabilmente mai avvenuta presenza lì - o se fu davvero lì, lo fu per ragioni poco chiare.

A questo punto potrei fermarmi soddisfatto e scaricare anch´io il barile sulla procura che istruisce il sexies : forza ragazzi, audite giovanni parisi e rino parisi se viventi, metteteli a confronto col di leva, e con l´amico fantasma poliziotto etc. - ma contare ancora sulle autorità preposte, dopo 44 anni di depistaggi e insabbiamenti, e progressi e prove usciti a fatica solo a grazie a citizen-journalists, a citizen-investigators come Alfredo Carlo Moro, Carlo D´Adamo e tanti altri, sarebbe ingenuo o troppo facile. Sono i citizen-journalists che devono continuare l´indagine, senza nulla attendersi da una procura inetta e vile quando non complice.

CAPITOLO 7 : "PARTIGIANI" :

LANFRANCO BONANNI E BRUNO BARBARO

Dunque : lanfranco bonanni nasce a Roma il 5.2.1923 ed è ufficiale nella seconda guerra mondiale. Due documenti dell´epoca, una relazione dei carabinieri del 1944, ed una relazione dello stesso bonanni sulla asserita Brigata partigiana Primo Ciabatti di cui asserisce di esser stato comandante, lo danno tenente, inviato della G.S.I. dell´Ottava Armata britannica - quella che invade l´Italia a partire dal luglio 1943 assieme alla Quinta Armata americana e alleati vari.

Ora : che costui sia da identificare col padre di patrizio della austin morris, lo si evince dal confronto incrociato tra la scheda di "partigiano" di cui infra, del lanfranco bonanni della guerra, che lo dà nato a Roma il 5.2.1923 appunto, e dati visurali del padre di patrizio, che pure lui nasce a Roma il 5.2.1923. E dal fatto comunicatomi dall´archivio di stato di Roma, che esiste un solo foglio matricolare di un Bonanni Lanfranco nato a Roma il 5.2.1923 - se per incredibile coincidenza, quel giorno a Roma fosse nato un altro Lanfranco Bonanni, i matricolari sarebbero stati due.

Moltissimo infra. Contestualizzando in via introduttiva, è questo un tassello ulteriore a conferma della presenza di operativi criminali di provenienza militare bellica anticomunista e vetero- o post-fascista, riciclati dai servizi segreti militari angloamericani fin dal 1943-45, tutto attorno alla striscia dell´agguato di Fani : moscardi, barbaro, pastore stocchi, guglielmi, ed altri su cui le ricerche sono in corso. Ora occorre inquadrare il bonanni nel contesto della riorganizzazione dei servizi segreti militari in Italia dopo il 25 luglio.

A tal fine soccorre un competente studio, di cui purtroppo ho solo il link ma non gli estremi bibliografici perché è un volume successivo senza intestazione appartenente a serie precedente :

https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2014/12/pasqualini-vol2-parte3.pdf

La data di stampa è 2007. L´autrice dovrebbe essere una certa Maria Gabriella Pasqualini, ma la tipografia è del notorio R.U.D. - chi più informato di loro sulla storia dei servizi segreti ?

Si tratta della parte terza dell´opera, parte terza che va dall´Armistizio al 1949, cioè alla nascita del famigerato SIFAR.

A p.2 scan, apprendiamo che al momento della ricostituzione dei servizi segreti militari italiani a Brindisi dopo la fuga del re, dirigente di essi divenne un tal colonnello Agrifoglio, riciclato dagli americani di cui era prigioniero, liberato e rispedito in Italia come primo esempio di tutta una serie di ex criminali di guerra fascisti che arriverà presto a comprendere i nostri moscardi e appunto, lanfranco bonanni a livelli più bassi ma non infimi.

Vediamo qui subito esemplificata in Agrifoglio la politica angloamericana, di riutilizzare criminali fascisti militari di fede soprattutto monarchica, in funzione, come vedremo, non solo di ausiliari nella guerra antitedesca ed antirepubblichina, ma anche e soprattutto in funzione anticomunista - nel fare argine con tutti i mezzi necessari, compresa la violenza, contro la preponderanza comunista nella Resistenza italiana :

" Era stato catturato l '8 maggio 1943 a Tunisi, mentre era Capo dell'intelligence italiana in quella sede. Rilasciato dal campo di prigionia americano, per via aerea fu trasferito ad Algeri e poi a Brindisi, al Comando Supremo. Avrebbe tenuto l' incarico fino al dicembre 1945, a guerra ultimata."

Alle pp.2 e 3 scan, si sottolinea l´importanza della radio per le comunicazioni tra Brindisi e Roma, cioè tra i militari badoglian-monarchici rimasti a Roma in clandestinità dopo l´armistizio, e la monarchia-cum-badoglio. Questo punto va rimarcato e tenuto a mente, perché vedremo come anche il bonanni lanfranco verrà associato da testimonianze a comunicazioni radio, capacità operativa così importante e attestata anche per la strage di via Fani.

A questo punto, sempre da p.3 scan, la nostra autrice introduce il Fronte Militare Clandestino, che gli angloamericani chiameranno Centro militare, al quale come vedremo, apparterrà il bonanni. Si tratta appunto dei militari rimasti fedeli alla monarchia dopo il 25 luglio, capeggiati dall´eroico Giuseppe Cordero di Montezemolo, che sarà arrestato dai tedeschi a gennaio 1944, e dopo il suo arresto, dal generale Quirino Armellini fino a marzo ´44, e poi dal generale Roberto Bencivenga. Con l´avvento di Armellini, il fronte militare clandestino divenne sostanzialmente un centro di intelligence e di schedatura non solo militare ma anche politico, e funzionò come tale fino alla Liberazione di Roma il 4 giugno 1944. È in un contesto come questo che si inserirà l´attività spionistica, di agente segreto al servizio della monarchia e poi degli inglesi, di bonanni lanfranco.

" Dopo questo evento fu nominato capo del Fronte il generale Quirino Armellini , Fronte che in tale occasione fu ufficialmente denominato 'Centro Informativo R', ente incaricato del servizio informazioni in Roma. Al Centro vennero assegnati i seguenti compiti: organizzare una buona

rete di informatori interni ed esterni: gli interni per la città di Roma dovevano raccogliere notizie in campo militare (movimenti di truppe, apprestamenti difensivi, depositi vari); in campo politico dovevano monitorare l'azione della polizia tedesca e italiana e l'attività dei partiti nel

campo della organizzazione e della preparazione militare; dovevano anche osservare e riportare l'umore e l'atteggiamento della popolazione. Gli informatori esterni dovevano agire secondo le necessità e le richieste che venivano di volta in volta avanzate. Il Centro doveva organizzare un servizio di controspionaggio allo scopo di 'garantire le spalle' all'organizzazione e di controllare l'azione degli informatori " (P. 3 scan).

" doveva tenere al corrente uno schedario delle persone sospette o che non si erano comportate in modo adeguato e sicuro nei confronti del Centro e del Fronte Clandestino Militare." p. 4.

" La struttura comprendeva poi il cosiddetto Gruppo 'Margaritondo' : che raccoglieva e vagliava, controllandole, le informazioni di carattere politico-militare o che interessavano il controspionaggio, a mezzo di numerosi elementi che operavano in modo continuativo nell'I-

talia centrale e a volte si spingevano anche in quella settentrionale. " ( p.4) :

come vedremo, il tenente lanfranco bonanni opererà nel quadro di una struttura come questa, se non esattamente questa, ma alle dirette dipendenze del servizio segreto militare inglese.

È tuttavia difficile che il ruolo del bonanni nel controspionaggio badoglian-angloamericano sia iniziato già nel 1943, perché notizie di fonte storiografica purtroppo non ancora riscontrate ma serie, lo danno riparato a Tavernelle dai suoceri dopo l´8 settembre, mentre agrifoglio nel 1943 operava ancora da Bari. En passant : Tavernelle è frazione del comune di Panicale in provincia di Perugia, a sud del Trasimeno. A Panicale era nata marchesi leda, il 12.1.1924. A Panicale ancora, nascerà il figlio di leda e lanfranco, patrizio della austin morris, il 2.6.1946. Tradizione orale della zona da me raccolta, vuole che il bonanni (ma direi, più probabilmente i suoceri) avesse negozio di stoffe a Tavernelle. E ancor oggi, un clan marchesi è ben attestato da fonte locale a Tavernelle.

Apprendiamo scorrendo le pp. 4 e 5, come tra i principali scopi di questo centro militare/badogliano di resistenza monarchica clandestina, operante a Roma ma inizialmente incentrato a Bari tra il 1943 e il ´44, vi fosse quello non solo del controllo e schedatura dei partigiani politicizzati, ma anche della loro discriminazione rispetto al rifornimento di materiali : lo stesso faranno presto gli angloamericani. Questo taglierà spesso fuori le brigate partigiane comuniste dal ricevere vitali aiuti e intelligence dagli alleati e dall´esercito badogliano.

Nel link c´è un cognome, Pasqualini, forse è l´autrice come detto.

Siamo a p.5 scan, ed ora arriva un passaggio capitale per capire la humus storica, il brodo di coltura in cui nascono mostri capitalfascisti in salsa angloamericana come bonanni lanfranco e progenie : a fine ottobre 1943 emerge la sezione "Bonsignore" del centro militare, la quale tra i vari scopi informativi dell´organizzazione, sottolinea in modo particolare questo :

" Per il governo italiano e per tutti era molto importante sapere cosa pensava il militare, per poter in tempo provvedere alle eventuali deficienze di comando o per stroncare gli eventuali focolai antimonarchici che si venissero formando in seno alle truppe; era molto temuta la posizione antimonarchica, che veniva vista come una reazione favorevole al radicarsi del comunismo, contro una istituzione che indubbiamente aveva favorito il fascismo. Doveva essere attentamente seguita la situazione politica locale. E in modo periodico doveva essere inviata alla Centrale una relazione per

ciascuna provincia, della quale dovevano essere messi in rilievo i partiti che godevano di maggiore credito verso la popolazione, le loro attività e gli esponenti principali " :

par dunque di capire che questa sezione Bonsignore del Centro militare, eminentemente politica, agisse da Roma, e fosse ben più preoccupata dei comunisti che dei tedeschi o repubblichini. E noi sappiamo da documenti vari che illustrerò infra, che bonanni lanfranco apparteneva a questo Centro militare, e che la sua attività nell´Italia centrale fu eminentemente spionistica e di sabotaggio anticomunista, prima al servizio di badoglio e del re, poi a quello degli inglesi.

A p.6 l´autrice inizia a delineare i rapporti tra il controspionaggio italiano del centro badogliano e gli angloamericani : a novembre 1943, il centro militare apre 4 uffici presso la quinta armata (USA) e l´ottava (GB).Sarà proprio per l´ottava armata inglese che l´agente segreto bonanni lanfranco, tenente del Centro militare, lavorerà ad agosto 1944 almeno, e forse anche prima e dopo. Si torna qui a sottolineare l´importanza delle ricetrasmittenti per missioni speciali in territorio nemico - una di queste radio sarà in mano al bonanni ad agosto 1944 a Buti in provincia di Pisa secondo una testimonianza orale, peraltro non certa dell´identificazione, raccolta dagli storici bernardini e Puccini. Inizia anche la collaborazione del centro militare con i servizi alleati antesignani dell´Mi5 e della Cia, cioè il N.1 Special Force e l´OSS.

A pag. 7 arriva un passaggio capitale per comprendere la figura ed il ruolo storico del bonanni : vedremo infatti che costui, quando arriva a Buti in provincia di Pisa ad agosto 1944, si presenta al parroco ed al locale CLN e Banda partigiana del Carlino, come " tenente della G.S.I. 511 Military Authority della 8a Armata (Commonwealth) " : ora a p.7, nel descrivere le sezioni di intelligence delle armate americane, l´autore scioglie G.S.I. come General Staff Intelligence, Controspionaggio dello stato maggiore, presente anche nella ottava armata inglese. Il tenente lanfranco bonanni era dunque in missione per i servizi segreti militari britannici ad agosto 1944. Torneremo su questo punto capitale, ma è verosimile fin d´ora, che i rapporti intessuti nel ´44 con l´intelligence britannica saranno dal bonanni coltivati segretamente tutta la vita - fino a sfociare nella sua ultima missione militare : il bagno di sangue di via Fani.

Quando a novembre 1943 si apre sezione del controspionaggio italiano presso l´ottava armata britannica, gli agenti italiani prendono ordini dagli inglesi per il loro impiego, mentre le direttive tecniche sono impartite dalla sezione Bonsignore del centro militare, cioè dei servizi militari italiani, che selezionano il personale : possiamo dunque dedurre qui con ragionevole certezza, che il bonanni era ad agosto 1944 almeno, al servizio del GSI dell´ottava armata da una parte, e inquadrato nella sezione Bonsignore del centro militare dall´altra. C´è da giurarci che lo stesso schema gerarchico, mutatis mutandis, fu operativo a Fani 34 anni dopo : mandanti inglesi (e americani etc.), esecutori i servizi deviati italiani.

La dicitura ufficiale completa di questa sezione del controspionaggio militare italiano badoglian-monarchico anticomunista al servizio del GSI inglese era :

" Comando Supremo, Ufficio ´I´, Sezione 'Bonsignore ".

Il golpista eversore edgardo sogno, fanatico anticomunista e monarchico anglofilo, lavorava durante la guerra per questa sezione, come lui stesso attestò :

" Quanto al lavoro informativo, esso continuò regolarmente, tanto che è difficile isolarlo dal resto dell’attività. Ai miei collaboratori dicevo: “Tutto quello che serve all’informazione me lo date, e lo mandiamo con il canale più rapido”. Così, a un certo momento, il nostro lavoro di intelligence praticamente si fuse con quello del “Servizio I” del Comando generale Cvl» " :

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2021/05/Esecuzione-capitale-invito-lettura-X.pdf

A p.8 della Pasqualini, si specifica che questa sezione "inglese" della Bonsignore era denominata ulteriormente, 808o battaglione controspionaggio, parte integrante della Special Force inglese, e che esso partì il 23 luglio 1944 da Roma alla volta di Firenze al seguito delle truppe alleate. Fu verosimilmente questo il momento in cui il tenente bonanni, dopo alcune settimane a creare scompiglio in Umbria a giugno come vedremo, fu aggregato alla spedizione e poi assegnato a Buti.

A p. 10 un altro passaggio da sottolineare :

" Con la graduale liberazione dell'Italia l' 808° Btg. C. S. continuò a fornire un prezioso contributo agli organi di controspionaggio alleati, tanto che nel settembre 1944 esso era stato integrato nell'organico di guerra inglese con 69 ufficiali e 931 sottufficiali e truppa " :

e possiamo affermare con buona probabilità, che il bonanni era uno di quei 69 ufficiali italiani che dal settembre ´44 diventano addirittura, de facto se non de jure, ufficiali inglesi !

Posso dunque ora anticipare, che nella carriera di spia del tenente bonanni lanfranco, sono distinguibili 3 fasi : la prima, attestata per aprile-giugno 1944, in cui in qualche modo assai sospetto come vedremo, egli partecipa alla Resistenza militare in Umbria come rappresentante del centro miltare di Roma, cioè del fronte militare clandestino al servizio dei badoglian-monarchici anticomunisti e fascisti riciclati ; una seconda fase, attestata dall´agosto 1944, in cui il bonanni agisce in Toscana alle dirette dipendenze del controspionaggio militare inglese ; ed infine una terza fase che vedremo, postbellica, tra il 1945 e il ´47, in cui egli siede quale membro della commissione umbra per il riconoscimento della qualifica di partigiano, stavolta alle dipendenze di un organismo differente ma sempre angloamericano : la Allied Commission Patriots Branch.

Ripeto il link che ci sta aiutando a contestualizzare storicamente l´operato ambiguo del bonanni :

https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2014/12/pasqualini-vol2-parte3.pdf

Possiamo dunque sintetizzare finora : con ragionevole certezza, il tenente bonanni lanfranco, nato a Roma il 5.2.1923, futuro padre di bonanni patrizio, era durante la guerra, un agente segreto al servizio prima (1943/44) del Centro Militare o fronte militare clandestino di Roma, cioè dei badogliani monarchici ed ex fascisti non repubblichini ; poi (1944/45) del GSI (General Staff Intelligence), cioè del controspionaggio britannico dell´ottava armata che occupava l´italia assieme alla quinta armata americana. Probabilmente bonanni era uno degli ufficiali dell´808o battaglione di controspionaggio della sezione bonsignore dei servizi segreti militari badogliani, inquadrati nell´ottava armata britannica.

Né deve meravigliare la giovane età : oggi l´età minima per diventare tenenti è 24 anni, ma allora, data la penuria di quadri nell´esercito italiano già da prima dell´armistizio, penuria accentuatasi anche dopo, vennero arruolati e presto promossi anche giovanissimi.

Notare a p.10, come l´808o battaglione continuerà la sua esistenza anche dopo la guerra, rientrando alle dipendenze dell´esercito italiano nel 1946, ma sempre in collaborazione con gli angloamericani. Era dunque un servizio di intelligence di punta, di élite, molto apprezzato dagli alleati per la professionalità - un po´, se si vuole, la X MAS del controspionaggio.

A pag. 11 si dice che l´808o battaglione era composto in maggioranza di carabinieri reali (che poi diventeranno carabinieri e basta dopo la caduta della monarchia) : e qui si pone un problema : a che arma apparteneva originariamente il tenente bonanni ? Era carabiniere ? Voci da me raccolte lo danno invece aviere o aviatore. Torneremo su questo infra.

Occorre notare a questo punto, che a marzo 1945 i carabinieri ed il servizio segreto militare italiano, come abbiam visto composto soprattutto da essi, finirono al centro di roventi polemiche soprattutto di parte comunista per aver favorito la fuga del criminale di guerra in Iugoslavia roatta mario, il cui vice all´epoca delle atrocità balcaniche era stato proprio quel taddeo orlando, che a marzo ' 45 era comandante generale dei cc, e che tornerà nella storia di bonanni.

Va da sé che tali accuse ai cc implicavano gli angloamericani, perché era ovvio a tutti che i servizi segreti militari italiani agivano alle dipendenze di quelli alleati.

Interessa ancora citare un passaggio a p.12, per sottolineare le competenze specifiche di questi agenti segreti italiani al servizio degli angloamericani, che li inviavano in missione anche oltre le linee nemiche :

" Ogni missione poteva disporre di uno o due apparati radio ricetrasmittenti, con relativi piani di collegamento; una o più batterie di accumulatori; uno o più cifrari; alcuni dispositivi particolari per il caricamento delle batterie e altro materiale di interesse. Il personale aveva ricevuto un addestramento molto particolare e vi erano paracadutisti, sabotatori, organizzatori e istruttori di sabotaggio, esperti nel perfezionamento degli agenti, radiotelegrafìsti e altre specifiche competenze richieste a seconda del caso" :

a questo quadro operativo e tecnico vanno ascritte le missioni di questo tipo attribuite al bonanni, o meglio autoattribuitesi dal bonanni stesso come vedremo, non senza una certa plausibilità. Ricordo come alcune fonti diano il bonanni aviere o aviatore, quindi possibilmente anche parà. E ricordo come specializzazioni e tecniche quali sabotaggio, ricetrasmittenti e cifrari, torneranno di prepotenza nel corpus documentale sulla strage di via Fani. Vedi come esempio la specialità del moscardi come istruttore di sabotatori al tempo della X mas.

Importante ancora una volta, come queste missioni avessero anche risvolto politico anticomunista, non solo antifascista : p.13 :

" gli organi alleati decisero di avvalersi della Special Force, costituendo missioni speciali ad assetto variabile con il compito di prendere contatti con i locali Comitati di Liberazione, di inquadrare se necessario le formazioni militari dei patrioti; di provvedere alla raccolta delle armi, controllan-

do anche l'attività di patrioti e partigiani affinché non fossero commessi atti contro le leggi

vigenti " :

vedremo il bonanni impegnato proprio anche in almeno una di queste missioni, ad agosto 1944 a Buti in provincia di Pisa. Ricordo che Special Force era il nome del servizio segreto militare britannico durante la guerra, di cui il GSI era una branca, e che il bonanni da esso dipendeva ed era inviato in missione.

Ancora una citazione, da p.13, che attesta altre competenze del servizio segreto militare italiano al servizio degli angloamericani in tempo di guerra, competenze che torneranno una per una nella preparazione dell´agguato di Fani e sequestro di Moro :

" Fu organizzato un gabinetto fotografico e un settore per la riproduzione dei documenti, operazione assai delicata: furono riprodotte carte di identità, tessere del Partito Nazionale Fascista, del Partito Fascista Repubblicano, tessere postali, fogli di congedo, patenti, documenti italo-tedeschi:

il necessario per la parte logistica, forse la più difficile, delle missioni. Oltre a tutto questo, fu naturalmente organizzato un magazzino che provvedeva a rifornire di abiti adatti coloro che erano inviati in missione, e basi logistiche di approvvigionamento sul cosiddetto 'libero merca-

to', cioè a 'borsa nera', e d'altra parte non sarebbe stato possibile agire con tessere annonarie o attendere che sul mercato comparissero i generi di cui si aveva urgente bisogno " :

il tenente bonanni non moriva certo di fame durante la guerra, a differenza della gran parte dei suoi connazionali...

Ci avviamo alla fine di questo indispensabile inquadramento storico della figura criminale di lanfranco bonanni. A p.22 scan, nell´elenco delle abbreviazioni, si ribadisce che G.S.I., sigla chiave nella documentazione sul bonanni che stiamo per esaminare, significa General Staff Intelligence - Controspionaggio dello stato maggiore. Quello, ripeto e concludo, dell´ottava armata britannica nel caso del tenente lanfranco bonanni.

A p.24 nella bibliografia, è citata una Pasqualini Maria Gabriella, il cui cognome ricorre anche nel link, quindi dovrebbe essere lei l´autrice del libro.

Fondamentale versare a questo punto, stralci di un ottimo libro su edgardo sogno, il monarchico golpista ex "partigiano" della famigerata brigata franchi :

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2021/05/Esecuzione-capitale-invito-lettura-X.pdf

" Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il tenente Sogno lasciò Torino e raggiunse l’esercito monarchico e il governo italiano a Brindisi, dove erano riparati il re Vittorio Emanuele III, il governo Badoglio e i vertici militari. Coinvolto nella riorganizzazione del Sim (il Servizio informazioni militari partecipe dei crimini fascisti culminati nell’uccisione dei fra-

telli Carlo e Nello Rosselli), Sogno venne inserito nella rete spionistica Nemo, collegata alla Number one Special force della britannica Soe- Special operations executive. L’operato della rete spionistica del “nuovo Sim” preposta allo spionaggio nel Nord Italia aveva lo scopo strategico

di contribuire alla stabilizzazione politico-sociale del primo dopoguerra. Gli Alleati volevano per l’Italia postbellica un assetto istituzionale moderato e liberaldemocratico, mentre le componenti maggioritarie del movimento partigiano – comunisti, socialisti e azionisti – si proponevano una radicale trasformazione (per i comunisti “rivoluzionaria”) dell’assetto istituzionale del Paese. Così gli angloamericani intendevano circoscrivere la portata della Resistenza partigiana, limitando la

forza socio-politica delle componenti di sinistra, attraverso l’azione dei Servizi alleati: l’Oss-Office of strategic services statunitense, e soprattutto il Sis-Secret intelligence service britannico.

Gli inglesi, che dirigevano la politica alleata nel Mediterraneo, appoggiavano la monarchia sabauda, mentre diffidavano del movimento partigiano perché in prevalenza non solo di sinistra, ma soprattutto comunista."

Possiamo dunque affermare con tutta probabilità, che lanfranco bonanni conobbe sogno durante la guerra, e che i due furono colleghi nell´opera di infiltrazione e sabotaggio della Resistenza comunista. E chissà, forse il bonanni fu anche uno dei 20 ufficiali (era stato tenente come sogno nel 1943-45) che sottoscrisse nel 1971 il giuramento di uccidere...i Moro.



Contestualizzata dunque la figura del tenente bonanni nel quadro dell´evoluzione dei servizi segreti militari badogliani e angloamericani post-armistizio, passo ora ad analizzare i documenti pervenutici sul bonanni in quanto tale, e letteratura secondaria rilevante. La prima emersione storica attestata su di lui, è connessa alla strage di Montebuono (comune di Magione, provincia di Perugia) del 7-10 giugno 1944 (la data esatta è controversa, ma per lo più posta all´8 giugno). Memoria collettiva locale, con annuale celebrazione, tramanda di una dozzina di contadini comunisti, associati alla Brigata partigiana Ciabatti o presunta tale, operante nella zona del Trasimeno meridionale e sudorientale, contadini esasperati dall´ennesima razzia di animali da parte dei tedeschi. Aizzati dal tenente bonanni, asserito comandante dell´asserita brigata, i contadini andarono allo sbaraglio armati di forconi e pistole antiquate, contro panzer e mitragliatrici. Muoiono o vengono feriti tutti, ma del bonanni nessuna traccia. Ripeto che siamo non lontani da Panicale, dove nasce marchesi leda la moglie del lanfranco di Fani, e patrizio della austin morris loro figlio. Tradizione raccolta dallo storico Tommaso Rosso, che però purtroppo non ne ricordava le fonti, vuole che il bonanni, all´indomani dell´8 settembre, fosse riparato a Tavernelle (frazione di Panicale) dai suoceri. Che a Tavernelle vi sia tuttora un clan marchesi mi è stato confermato da fonte della zona. Altra fonte locale vuole che il bonanni (ma più probabilmente i suoceri) avessero negozio di stoffe a Tavernelle.

Fonte per luogo e data di nascita di marchesi leda :

https://www.costaselvaggia.com/file/convenzione.pdf

p.2 marchesi leda nata a Panicale (Perugia) il 12.1.1924, casalinga, via Stefano Jacini 41, Roma, compare in atto notarile del 20.7.1979.

Via Stefano Jacini 41 è l´indirizzo romano storico del clan bonanni, vedi Carlo D´Adamo e James Hepburn Jr, Coup d´etat in via Fani, pendragon Bologna 2018.

Per luogo e data di nascita del figlio patrizio (Panicale 2.6.1946) vedi atti Moro2.

La identità tra il bonanni lanfranco di Fani, nato a Roma il 5.2.1923 (dati visurali) e il tenente bonanni che opera in zona Trasimeno a giugno 1944, è comprovata dalla scheda di "partigiano" (si fa per dire) del tenente, che si trova nel fondo Ricompart dell´archivio di stato, ed è consultabile gratuitamente online previa registrazione gratuita : il tenente (nel frattempo divenuto capitano stando alla scheda) bonanni lanfranco è nato a Roma il 5.2.1923. Versiamo qui che il nesso nome-cognome lanfranco+bonanni è rarissimo in Italia, ad inserirlo in paginebianche.it escono risultati zero. Vi è poi la connessione con Panicale/Trasimeno per entrambi. Acribia matematico-epistemologica vuole che in teoria, a Roma il 5.2.1923 potrebbero esser nati più di un Lanfranco Bonanni, ma la coincidenza di luogo, giorno, mese ed anno di nascita da una parte, e la frequentazione della medesima ristretta zona del perugino per entrambi, e la notizia dei suoceri a Tavernelle per entrambi, e l´esistenza presso l´archivio di stato di Roma di un solo foglio matricolare per un solo Lanfranco Bonanni nato a Roma il 5.2.1932 - se davvero tutto questo è coincidenza, penso che il calcolo delle infinitesime probabilità di tali e tante omologie metterebbe a dura prova le abilità matematiche di un Fermat o di un Eulero.

https://www.trasimenonline.it/2021/06/11/caduti-di-montebuono-sabato-la-cerimonia-di-commemorazione/

https://ebin.pub/dizionario-della-resistenza-luoghi-formazioni-protagonisti-vol-2-8806158554-9788806158552.html

https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/MONTE%20MELINO%20E%20DIRINDELLO%20MAGIONE%2008.06.1944.pdf

https://www.partigianiditalia.beniculturali.it/persona/?id=5bf69882153c89309043350d

Alla scheda di partigiano del bonanni si accede da quest´ultimo link, previa semplice e gratuita registrazione.

Ora : se da una parte, memoria collettiva e anche storiografica, associa il bonanni alla strage di Montebuono ed al comando della "Brigata Ciabatti" : come accertare la verità dei fatti qui, e delle loro motivazioni ? Andiamo dunque ad una singolare relazione sulla brigata attribuita al bonanni stesso, priva di data, da L’Umbria nella Resistenza, 2 voll., a cura di Sergio Bovini, Roma, Editori Riuniti, 1972, vol. II, pp. 170-172. Questa relazione è riprodotta a stampa nel libro, e mi è pervenuta in scansione da parte, per gentilezza, di lanfranco e marta binni, figlio e nipote di walter, che però ad una mia successiva richiesta di fonte primaria e altro dettaglio, hanno men che gentilmente risposto con il silenzio. Il titolo è : "Relazione sulla brigata ´Primo Ciabatti` alla Commissione riconoscimento qualifiche partigiani". Dunque : il nostro bonanni, che alla fine si firma addirittura Tenente colonnello, scrive alla commissione, istituita come anche nelle altre regioni, dagli angloamericani nell' immediatezza della Liberazione, per filtrare almeno in teoria, i partigiani veri dagli impostori e profittatori e voltagabbana alla ricerca di rifarsi una verginità antifascista.

Il bonanni stesso era membro giudicante in tale commissione , che aveva sede a Perugia, liberata il 20.6.1944. Questo è il terminus post quem per la relazione, che va datata verosimilmente o all' autunno di quell' anno, o al 1945 come vedremo.

Queste commissioni avevano anche il fine di curare il disarmo dei partigiani, e dar loro un contentino importante perché l' attestato di partigianità che rilasciavano dava diritto a privilegi lavorativi ed alimentari ambitissimi in un' Italia alla fame : siamo nel 1944-47 circa. Vi era poi il fine politico di controllare e schedare e ridimensionare la componente comunista, preponderante nella lotta di Liberazione e malvista dagli americani e dai loro servitori nazionali alla bonanni.

Dunque il bonanni, che si spaccia per tenente colonnello mentre la sua stessa scheda di partigiano della commissione umbra lo dà capitano, e già da questo si mostra per quel che è : un truffatore imbroglione per cominciare, stende relazione sulla presunta brigata partigiana Primo Ciabatti, della cui esistenza stessa è lecito dubitare. Il bonanni si dice comandante della componente militare, non comunista, della Ciabatti, intendendo chiaramente sottolineare agli occhi dei suoi padroni angloamericani, destinatari utimi della relazione, il suo netto anticomunismo. E aggiunge che detta compagnia militare iniziò le operazioni a febbraio 1944. Questa è una menzogna spudorata : siamo certi infatti che a febbraio 1944 non poteva esistere nessuna brigata Ciabatti, per il semplice fatto che Primo Ciabatti, eroico partigiano comunista della brigata F.Innamorati, fu ucciso dai tedeschi solo il 7 maggio ' 44 - e non poteva dunque esistere a febbraio una brigata partigiana intitolata ad un vivente che operava in una brigata di diverso nome. Il bonanni dunque, inventa la brigata Ciabatti per febbraio '44 di sana pianta, sempre allo scopo di attestare falsamente primazia cronologica e morale rispetto alla componente comunista.

Fin dall' incipit dunque, il tenente-capitano-tenente colonnello bonanni che si promuove da solo, compie una doppia frode politica : primo, divide la presunta brigata Ciabatti in due compagnie, una comunista ed una militare, cosa di cui non esiste il minimo riscontro ; secondo, assegna alla sola compagnia comunista la zona di Montebuono, esimendosi in tal modo implicitamente e preventivamente, da ogni responsabilità per la strage, che invece la memoria collettiva locale imputa a lui. Il bonanni nella relazione ripeto, si scarica da Montebuono del tutto assegnando quel teatro operativo alla compagnia comunista dell´asserita brigata Ciabatti, di cui lui invece avrebbe comandato quella militare noncomunista. Continua poi scusandosi del ritardo della relazione, dovuto dice alla sua missione per conto del "comando alleato (GSI) C/L 511o Autorità Militare da Campo 8a Armata" "oltre le linee di combattimento della Linea Gotica prima, e dell´Italia settentrionale in un secondo tempo".

Come visto nell´introduzione storica supra, questa parte è plausibile e verosimile : il bonanni era al servizio degli inglesi come agente segreto del controspionaggio alleato, e dunque apparteneva al corpo ufficiali del centro militare di Roma in collegamento con badoglio a Brindisi, dalle cui fila provenivano detti agenti. Le o la missione del bonanni in Italia settentrionale va ascritta con tutta probabilità al luglio/agosto 1944, sia perché dette missioni di infiltrazione si svolgevano solo d´estate, come attesta la Pasqualini supra ; sia per attestazione incrociata di detta missione che vedremo infra. E siccome spesso questi infiltrandi oltre le linee vi venivano paracadutati, si potrebbe qui vedere una conferma della tradizione riferita dallo storico Tommaso Rosso, che però non ne ricordava la fonte, secondo cui il bonanni sarebbe stato aviere o aviatore. D´altra parte, non necessariamente il suo eventuale status di aviere o aviatore è incompatibile con sua eventuale appartenenza ai carabinieri reali, che come visto supra nella Pasqualini, costituivano il nerbo del Centro militare e quindi dei servizi segreti italiani 1943-45 al servizio di e dipendenza dagli angloamericani.

A questo punto della relazione, il bonanni comincia a descrivere tutta una serie di mirabolanti imprese belliche della asserita compagnia militare della asserita Ciabatti, da lui asseritamente comandata fin dal febbraio 1944. Si tratta di atti di sabotaggio antitedesco che, se veri, gli farebbero onore, ma che probabilmente il bonanni si inventa da miles gloriosus quale è, per acquistarsi benemerenze resistenziali agli occhi della commissione umbra e degli angloamericani che la manovravano ; così come inventa il tenente colonnello e l´esistenza della Ciabatti a febbraio ´44. Molto meno onore gli fanno le stragi di soldati tedeschi e fascisti che si attribuisce, a cominciare da "tredici sentinelle tedesche e fasciste" ad aprile ´44 tra Piegaro e Castiglion del Lago (PG) - si noti ancora, che la zona è quella di Panicale dove il lanfranco di Fani trova moglie e dove nascerà patrizio nel primo dopoguerra. Queste uccisioni sono menzogna e vanto, perché se davvero fossero avvenute, i tedeschi avrebbero effettuato le solite sanguinose rappresaglie nella zona, invece l´unica strage a mia conoscenza a Castiglione o Piegaro è quella di Muffa - del 14 giugno.

Con questo non intendo dire che il bonanni non abbia svolto alcuna attività resistenziale, o anche ucciso fascisti, cosa di cui ho due riscontri : già alla giovane età di 21 anni, il bonanni era un uomo fatto, probabilmente sposato ed esperto della vita, un voltagabbana che aveva subito fiutato il vento americano, ben più potente di quello tedesco o mussoliniano, e quindi aveva scelto il carro del vincitore. Ed era un killer vile, freddo e spietato come vedremo. Insomma, il futuro palazzinaro di successo, a 21 anni era già un capitalista, un businessman - se uccideva, lo faceva per il più forte e ai danni del più debole du jour, indipendentemente dalle ideologie che ai capitalisti non interessano affatto se non come instrumentum regni mutabile a piacimento a seconda della necessità. L´unica cosa che conta per questa feccia assassina, è l´accrescimento del proprio potere e ricchezza, by all means necessary.

Per il 2 maggio 1944 ( Primo Ciabatti cade il 7 - secondo altra fonte, fu invece ucciso il 9; dunque ancora, il 2 maggio una brigata Primo Ciabatti non poteva esistere in quanto tale, in quanto ripeto, il Ciabatti stesso operava nella brigata F.Innamorati), il bonanni si vanta di aver commesso quello che, se vero (ma probabilmente non lo è), fu squallido e vile crimine di guerra : la sua asserita compagnia militare uccide 11 nazifascisti, ne cattura 7 feriti e in seguito li fucila. Che eroi. Ma ripeto : sono quasi certamente balle. Si continua così fino al 3 giugno 1944, vantando uccisioni di centinaia di tedeschi e fascisti, altre criminali fucilazioni di prigionieri, e simile solfa del tutto inverosimile perché, ripeto, avrebbe comportato massacri per rappresaglia tedesca, di migliaia di italiani, massacri inesistenti.

Verso la fine della relazione, il bonanni tiene a inventarsi un´altra panzana malevola : che la sua compagnia, quella militare, se ne va in vacanza dal 4 giugno, perché "era il turno" della compagnia comunista !! Questo dopo che all´inizio aveva detto che le due compagnie operavano in zone diverse, non in turni diversi !!! Anche qui, excusatio non petita : questa ennesima menzogna spudorata serve ad esimersi da ogni possibile accusa per la strage di Montebuono. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Ricordo che la strage avviene tra il 7 e il 10 giugno, e che generalmente la si pone all´8. Guarda caso, durante la meritata pausa di riposo della presunta compagnia militare comandata dal bonanni...

Infatti il bonanni aggiunge subito dopo, cha la sua compagnia riprende le operazioni al giungere degli alleati - i quali arrivarono alla linea Trasimeno il 21 giugno secondo alcune fonti, a metà mese circa secodno altre : la "vacanza" del bonanni andrebbe dunque dal 4 giugno al 15-20 - guarda caso, coprendo la strage di Montebuono...

https://www.combattentiereduci.it/notizie/lo-sfondamento-della-linea-albert-2-luglio-1944

Infine, il bonanni malignamente riferisce il fattoide che la sua eroica compagnia militare avrebbe subito qualche perdita nella battaglia del Trasimeno, la compagnia comunista invece nessuna - come dire che i comunisti eran dei vigliacchi e non si esposero al fuoco più di tanto.

Come ricompensa, oltre agli elogi, il comandante bonanni è inviato dai comandanti alleati in missione oltre la line Gotica "per contatti con la Resistenza al nord". Torneremo su questa missione. Firmato : il comandante la formazione tenente colonnello (!!!) bonanni lanfranco.

Questo documento, se davvero di pugno del bonanni, mostra, oltre allo sviscerato anticomunismo del 21enne tenente, oltre alla sua mendace vanagloria, oltre al suo totale disprezzo per la vita umana (quella non sua ovviamente), anche un buon grado di istruzione : l´italiano è buono, quindi il tenente era diplomato, assai probabilmente al liceo, dal che si dedurrebbe per i tempi, che veniva da famiglia borghesuccia.

Devo ringraziare infinitamente Carlo Sacco, nipote del partigiano comunista Solismo Sacco, commissario politico della brigata Risorgimento umbra, per le preziosissime informazioni che mi ha fornito, ereditate dallo zio, uomo integerrimo, oppositore del, e perseguitato dal, fascismo fin dal ventennio. Solismo fu il primo a dubitare del bonanni, a sottolinearne l´ambiguità, a dubitare fondatamente dell´esistenza della presunta "Brigata Ciabatti", della veridicità delle relazioni su di essa da parte del bonanni alla commissione umbra.

Carlo Sacco mi comunica dunque, che suo zio aveva stilato un ruolino della Brigata Risorgimento, nel quale tra i partigiani 35 e 36, aveva inserito con il lapis la seguente nota :

" 'Bonanni Lanfranco : posizione ambigua....ma partigiano in azione col capo ''Serse'' ". Dunque se Solismo include nel ruolino della brigata Risorgimento il bonanni, vuol dire che il bonanni per lui stava lì, non nella presunta, e per Solismo inesistente, "brigata Ciabatti". Ho anche ricevuto graziosamente da Carlo Sacco copia del ruolino originale, per la parte che continene il bonanni, quindi è tutto documentato e verificato.

Questa brigata Risorgimento in effetti è l´unica operante nella zona sud e sud-est del Trasimeno, incentrata sul Monte Pausillo, che testimoni locali da me interpellati ricordino - quasi nessuno, anche tra gli storici della Resistenza in Italia centrale, ha mai sentito di una "brigata Ciabatti".

Il capo Serse, nome di battaglia di Mario Taini, era, mi dice Carlo Sacco sempre, il capo della sottosezione Panicale della brigata Risorgimento - il che collima con la notizia dello storico Tommaso Rosso, che dopo l´armistizio il bonanni era riparato a Tavernelle frazione di Panicale dai suoceri. Ricordo ancora che il Lanfranco di Fani sposa marchesi leda di Panicale. Dunque tra le varie bande partigiane che componevano la Risorgimento, la banda Panicale era comandata da Serse, e bonanni non era che un sottoposto di Serse, stando a Solismo. Pare anche che questo Serse alias Mario Taini ebbe guai giudiziari dopo la guerra, perché, stando a colloqui tra Solismo e lui, durante la Resistenza aveva affidato due prigionieri fascisti al bonanni e ad un altro, e quando questi due prigionieri tentarono di fuggire, furono uccisi, non si sa bene se dal bonanni o dall´altro o da entrambi. Un episodio oscuro, ma che dimostra almeno questo : per Solismo e per Serse, il bonanni non era affatto comandante ma sottoposto, e non era in nessuna inesistente brigata Ciabatti, bensì nella Risorgimento, sottosezione banda Panicale. Ed era un volgare e vile assassino di inermi prigionieri. Questa è l´unica fonte indipendente che ho trovato sinora sulla presunta attività partigiana del bonanni, e smentisce il 99% di quel che il bonanni stesso dice, come abbiamo visto supra implausibilmente, nella sua relazione.

Non solo : ma per Solismo Sacco, che scrisse un libro di memorie del periodo, l´impostura del bonanni, considerato indegno di esser chiamato partigiano, riguardava anche la cronologia : perché il lanfranco si era bensì infiltrato in qualche modo nella banda Panicale, ma solo dall´aprile 1944, quindi, opportunisticamente, per le ultimissime settimane del conflitto. Se, come dimostra anche la mia analisi critica della relazione del bonanni supra, lanfranco era un impostore, come era, allora probabilmente, nella prima fase della sua sedicente attività partigiana (aprile-giugno ´44) egli non fu affatto comandante di nulla, ma solo uno di quei tanti soldati sbandati che si camuffarono in extremis con i partigiani veri per rifarsi una verginità antifascista e ottenere privilegi postbellici. La relazione del bonanni anticipa dunque l´inizio della sua (fasulla) attività partigiana e la magnifica perché nelle commissioni post-liberazione non eri riconosciuto partigiano se non avevi un numero minimo di mesi alla macchia e non avevi partecipato a combattimenti.

Dunque ripeto in sintesi : Solismo Sacco, nel ruolino della Brigata partigiana Risorgimento operante in zona Trasimeno, inserisce il nome di Lanfranco Bonanni con data dell´assunzione in forze aprile 1944 : il bonanni dunque inventò di sana pianta la mai esistita brigata Ciabatti di cui lui avrebbe comandato la compagnia militare fin dal febbraio 1944.

A questo punto cito un passaggio capitale dal libro di memorie resistenziali di Solismo Sacco, commissario politico della Brigata Risorgimento, comunista :

" Ma un nome si può fare, il mestatore Bonanni che nelle ultime settimane comparve a Panicale e trovò il modo di ingerirsi, anche attraverso il farmacista che a noi più o meno risultava e si affiancò al capo "Serse" ; ma dopo la Liberazione, si intrufolò e rimestò quasi a suo piacimento con travisazioni menzognere...".

Solismo Sacco aveva pienamente ragione sul bonanni, tanto è vero che a inizio 1947 quast´ultimo fu denunciato per irregolarità amministrative commesse quale membro della commissione umbra per il riconoscimento della qualifica di partigiano, e dovette dimettersi a maggio di quell´anno. Lanfranco bonanni fu davvero un mestatore, per poi diventare speculatore edilizio della peggior specie, e infine coronare la sua carriera criminale come complice assieme al figlio patrizio della strage di via Fani.

Ma il bello deve ancora venire, lo leggiamo sul sito di Carlo Sacco nipote di Solismo che ha pubblicato diversi documenti dello zio :

https://www.thefaceofasia.org/nuovo/galleries.php?lang=it&nav=2&view=brigatarisorgimento

Sfogliando la gallery approdiamo ad una relazione del bonanni sulla brigata Ciabatti che è del tutto diversa da quella di cui ho parlato supra !! Dunque il mestatore bonanni fece due relazioni, due versioni diverse della stessa menzogna, provando così oltre ogni dubbio di aver inventato tutto di sana pianta. Solismo annota giustamente sulla pagina a stampa della relazione : "Bugiardi ! Indegni di essere chiamati partigiani !". E poi sottolinea e commenta a margine del testo, episodi mai avvenuti inventati dal bonanni, come l´aver fatto saltare il ponte sul Pescia e quello sul Tresa.

Qui il bonanni non parla affatto di due compagnie della Ciabatti, una comunista l´altra militare, ma di una sola ! E dice che ebbe origine nel maggio 1944, non a febbraio come supra ! E qui si prende la responsabilità della strage di Montebuono dell´8 giugno 1944, "con la collaborazione di contadini del posto". Questa è l´unica parte veritiera di tutta la relazione : bonanni mandò una dozzina di contadini male armati allo sbaraglio. Questa è l´unica sciagurata azione del bonanni di cui esistano conferme indipendenti e tragiche nella memoria locale dei sopravvissuti e figli delle vittime.

Alla fine di questa seconda relazione, che contraddice nettamente la prima, la firma è " Per la formazione comandante L. Bonanni " - meno male che qui ci risparmia almeno il tenente colonnello dell´altra, o qualsiasi altro grado militare, che dunque erano forse anch´essi inventati di sana pianta, come tutto o quasi il resto. Resta il comandante, che ripeto, per Solismo Sacco testimone dei fatti, il bonanni non fu mai. Vi è poi la firma di un certo M.Angelucci :

https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Angelucci

Di primo acchito, questo Angelucci parrebbe persona degna. Come abbia potuto firmare un´impostura del genere, non lo so. In effetti, nel testo a stampa, le firme non ci sono. Dunque potrebbe o trattarsi di ennesima mistificazione del bonanni, oppure, per Solismo Sacco che annota il testo, erano entrambi ingannatori : " I due mistificatori che inventarono la brig. Ciabatti molti mesi dopo la Liberazione " : penso sia questa ultima, la verità. D´altra parte, la voce Angelucci su wiki mostra chiaramente che costui non fu mai in Umbria durante la Resistenza, bensì in Piemonte e Valle d´Aosta...

Direi che possiamo concludere provvisoriamente, con ragionevole certezza, che lanfranco bonanni era uno sbandato dell´8 settembre, soldato o no, ufficiale o no, che dapprima fuggì da Roma a Tavernelle dai suoceri, poi dall´aprile 1944 fiutò il vento e si infiltrò nella brigata partigiana Risorgimento operante in zona Panicale, dopo essersi ingraziato il capo della sottosezione Panicale Serse, attraverso i buoni uffici del farmacista iginio modestini tili.

In seguito alla Liberazione fece poi carte false ascrivendosi il ruolo inventato di comandante di una inesistente brigata Ciabatti. Fu denunciato per questo.

Possiamo dunque individuare una prima fase, per quanto ambigua, dell´attività del bonanni dopo l´8 settembre : quella di militare, ufficiale, probabilmente tenente, forse dell´aeronautica, forse dei cc o di entrambe, inviato in Umbria dal Centro militare o fronte militare clandestino di Roma, a svolgere presunte operazioni resistenziali che paiono in realtà, avere più a che fare col sabotaggio e l´infiltrazione della componente comunista dei partigiani veri. Senza dimenticare la voce comunicatami dallo storico Tommaso Rosso, che vuole il bonanni inizialmente riparato a Tavernelle frazione di Panicale dai suoceri all´indomani dell´armistizio. Le attività "resistenziali" del bonanni probabilmente, riguardano solo le ultime settimane degli scontri in Umbria prima della Liberazione della zona, quindi aprile-giugno 1944.

In tale prima fase, il bonanni lavora per i badoglian-monarchici, e forse solo indirettamente per gli alleati. Ma dal 21 giugno ´44 circa, cioè dall´arrivo degli angloamericani sulla linea del Trasimeno, sfondata il 2 luglio, inizia una seconda fase operativa del bonanni, stavolta cooptato dagli alleati, in particolare dagli inglesi dell´ottava armata, i quali in qualche modo lo avrebbero selezionato per missioni di infiltrazione oltre la linea Gotica e nel CLN più a nord, nel luglio 1944.

E questa missione o missioni sono attestate anche da due documenti e una testimonianza orale rivelati da Daniela Bernardini e Luigi Puccini, storici : il primo è una relazione dei carabinieri reali firmata dal comandante generale Taddeo Orlando (il criminale di guerra in Iugoslavia al servizio di roatta mario, che fece evadere a marzo 1945, ragion per cui dovette dimettersi dopo aver tenuto la carica tra ´44 e ´45) sulla presenza e attività di bonanni a Buti in provincia di Pisa (ACS, M.I. busta 48, foglio 3648,datato 23 settembre 1944) ; il secondo è la "Relazione sull´attività svolta dalla banda del Carlino", ISRT A8/77. Poi c´è la testimonianza orale di Dario Batisti, raccolta sempre da Pucci/Bernardini nel loro volume del 2012 "Sacerdote nell´abito, bersagliere nell´anima", ETS editore, pp.161-165.

È sempre il bonanni a raccontare al sottotenente Carlo Pelosini, partigiano, ad agosto ´44, di essere stato inviato in precedenza, in missione dagli inglesi oltre la linea Gotica : non vi sono dunque, che io sappia, conferme indipendenti di questo fattoide, che tuttavia è plausibile e verosimile come notano anche Puccini/Bernardini, data la storicità di tali missioni in generale, che vedemmo attestate anche dalla Pasqualini supra. Missioni che si svolgevano d´estate e che spesso erano paracadutate, il che porta, ripeto ancora, acqua al mulino dell´appartenenza all´aeronautica del bonanni come aviere o aviatore attestatami da Tommaso Rosso, che però non era in grado di rintracciarmi le fonti di tale notizia. Bonanni dichiara dunque al Pelosini di essere stato paracadutato sull´Appennino modenese (si dedurrebbe, a luglio 1944), quindi catturato dalle SS e successivamente fuggito...E sarebbe pure riuscito a trafugare ai suoi carcerieri i piani relativi al tracciato ed alle fortificazioni della linea Gotica ! Nemmeno james bond...

Non ho elementi dirimenti per escludere che almeno in parte, la fabula sia vera. La missione in sé, ripeto, è plausibile nel contesto storico generale.

Aggiungo qui di non aver potuto inizialmente consultare i due documenti nell´originale, perché l´ACS, il cui sovrintendente non a caso è l´uomo di mario aghi de pasquale, voleva vendermelo e non lo dava gratis ed io non ho soldi. I meno abbienti non han diritto a fare cultura nell´italietta di mario aghi e compagni di merende. Idem per l´egregia bonsanti maria dell´ISTR - i partigiani, specie quelli comunisti che dettero la vita per sconfiggere il capitalfascismo, si rivoltano nella tomba ! Voleva 5 euro a pagina la vampira !!!

Dunque riporto per ora, il contenuto dei documenti e della testimonianza orale in base al resoconto che ne fanno Puccini/Bernardini cit., ma successivamente, aggiungerò dati dai documenti originali, copia dei quali mi ha fornito graziosamente Luigi Puccini che ringrazio vivamente.

Tutto questo immane lavoro di ricerca lo condivido gratis anche io - gratis perché sono comunista e fiero di esserlo !!!

Indubbiamente in questo periodo - luglio/agosto 1944 - il bonanni acquisisce benemerenze agli occhi degli inglesi con cui stringe rapporti che dureranno tutta la vita - almeno fino al 16.3.1978.

Certo se era davvero tenente, e tenente dell´aeronautica, non poteva essere aviere, grado che corrisponde al soldato semplice, ma doveva essere aviatore e quindi ufficiale e magari anche pilota - niente male per un 21enne.

Per dirimere sull´originale appartenenza di corpo militare del bonanni, ci servirebbe il foglio matricolare - l´ho richiesto all´archivio di stato di Roma - nessuna risposta sinora. Temo che finirà come con gli altri documenti, o con un diniego perché non sono parente. Se qualcuno ha agganci e può procurare foglio matricolare e magari anche stato di servizio del bonanni, mi faccia sapere per cortesia.

Quando il bonanni arriva a Buti ad agosto ´44, prima di tutto va in canonica e si presenta al parroco don Pietro Cascioni, benemerito collaboratore della Resistenza della zona. Siamo a pochi giorni dalla Liberazione del pisano, avvenuta il 2 settembre. Questa autopresentazione del bonanni al prete ha del comico.

https://www.thefaceofasia.org/nuovo/galleries.php?lang=it&nav=2&view=brigatarisorgimento

https://alfiomarchini.it/chi-sono/

In qualche modo l´intrigante bonanni doveva essersi ingraziato anche gli inglesi, giunti sulla linea del Trasimeno il 21 giugno 1944, linea che sfondarono il 2 luglio. Infatti a Buti, ad agosto, il bonanni si presenterà al locale CLN come " Lanfranco Bonanni, conte di Serramartina, tenente della G.S.I. 511 Military Authority della 8a Armata (Commonwealth) " !!

Ora se c´è un minimo di verità in questa panzana mirabolante ennesima, è quel che vedemmo : il bonanni aveva preso a lavorare per il controspionaggio inglese, infiltrando la Resistenza più a nord. In altro dei documenti citati supra che attesterebbero bonanni a Buti, appare la variante "Serra Martino" : ho consultato il conte Pierfrancesco Guelfi Camaiani di Firenze, esperto di araldica, che mi ha riferito gentilmente che il titolo conte di Serramartina non gli pare esistente ; mentre esistono conti e altri nobili di "Serra Martino" - ma nessun Bonanni tra essi. Ed esistono nobili Bonanni in Italia, ma nessun Lanfranco tra essi.

Il bonanni continua dunque la sua felice carriera di impostore e spia, da ora in poi al servizio degli inglesi, e il CLN di Buti incredibilmente se la beve tant´è che il capo partigiano della banda Carlino, tal Carlo Pelosini, avrebbe addirittura ospitato il "tenente" a casa dei suoi a Buti, nonostante la perdurante presenza di tedeschi a Buti ad agosto 1944.

Si deve essere fidato perché il bonanni, stando sempre al racconto di Bernardini e Pucci supra, era stato presentato al CLN dal parroco Don Pietro Cascioni, benemerito aiutante della Resistenza, al quale inizialmente il bonanni si era rivolto arrivando a Buti, introducendosi con una balla ancora più grossa : di essere il figlio dell´ambasciatore USA presso il Vaticano !!! Carica allora inesistente, per l´opposizione delle lobby protestanti americane, e che sarà creata solo nel 1951 per breve tempo, e stabilizzata solo da Nixon !!!

Come poté il prete, e poi il capo partigiano, bersi fole consimili ? Forse erano due sempliciotti, oppure il bonanni s´era procurato tramite il controspionaggio inglese, documenti e uniforme falsi a riprova delle sue assurde parole. Come poté il parroco prendere costui per americano ?

Sembra una scena alla Totò truffa, ma tant´è : il 90% e passa degli italiani adulti s´è bevuto la balla delle "brigate rosse", dei "kamikaze dell´11 settembre", del "covid", quindi perché meravigliarsi della demenziale credulità umana di cui i bonanni si approfittano secondo il noto principio napoletano : " Si ttu si´ accussì fesso, pecché nun t´aggia fottere ? "

Dicevamo già che il sedicente tenente bonanni conte etc., narrò al CLN di Buti, sempre stando a Bernardini/Puccini, di essere stato in precedenza paracadutato dagli inglesi sull´appennino modenese, quindi catturato dalle SS e successivamente fuggito non senza averne trafugato le mappe della linea Gotica. Ormai sappiamo che del bonanni è plausibile solo l´1% - l´1% essendo verosimilmente in questo caso, che davvero era stato arruolato dal controspionaggio militare inglese, ma per infiltrare il CLN non per fare james bond oltre le linee.

Ho ricevuto graziosamente da Luigi Puccini e Daniela Bernardini copia dei due documenti originali che attestano il bonanni a Buti ad agosto ´44. Il primo, si ricorderà, è un rapporto che il comandante generale dei cc, taddeo orlando, invia al governo italiano e allo stato maggiore su certi fatti di Buti. La data è 23 settembre 1944. Ricordo che Buti fu liberata il 2.

L´oggetto è "Buti (Pisa) - tenente Lanfranco Bonanni" : a parte quel che abbiamo già detto supra sulle mirabolanti credenziali propalate dal bonanni, si racconta un episodio criminale che aggiunge macchia ulteriore alla carriera spregiudicata di questo delinquente assassino : la notte tra il primo e il 2 settembre, ritiratisi i tedeschi ma non ancora giunti gli alleati, il CLN locale arrestò alcuni fascisti tra cui il 52enne Pasquale Bacci, cestaio, definito apolitico e quindi preso per sbaglio o per chissà quale vendetta personale, accusato di aver agevolato i tedeschi nella requisizione del bestiame. Alle 5 di mattina il tenente bonanni arriva al luogo dove stavano rinchiusi i prigionieri, accompagnato da alcuni ex internati greci e slavi, e all´insaputa del CLN, chiede ai partigiani carcerieri la consegna di 4 fascisti, un tedesco e del Bacci. Condotti i 6 prigionieri in località Riaccio di Buti, il bonanni ordina a uno dei greci di fucilarli !!! Il greco si rifiuta - a suo onore - di ammazzare prigionieri a sangue freddo in perfetto stile nazista. Ma al suo posto subentra uno slavo, disertore dell´esercito tedesco, tal martin mertschmit, che apre il fuoco col mitra ma uccide il solo Bacci e poi gli si inceppa. Gli altri prigionieri riescono a fuggire. Come anche il bonanni, il greco e lo slavo. E qui sparisce il bonanni da Buti.

È la seconda volta che il bonanni uccide o fa uccidere prigionieri a sangue freddo, la seconda volta attestata almeno : ricorderete supra, come il bonanni tra aprile e giugno 1944, testimone Solismo Sacco, fosse infiltrato nella Brigata Risorgimento sottosezione Panicale in Umbria, e come il suo capo Serse gli avesse affidato insieme ad altri, due fascisti prigionieri che furono uccisi.

Perché fece questo ripetutamente, questo psicopatico assassino di appena 21 anni ? Siccome non era comunista di certo, ma apparteneva al centro militare badoglian-monarchico-postfascista-ex-fascista, e quindi anticomunista, ovvio che tali azioni non possono che essere interpretate come quelle di un agent provocateur (al servizio del controspionaggio inglese come sappiamo) che vuole gettare discredito sul CLN facendolo figurare come una banda di vigliacchi assassini che sparano su prigionieri inermi alla stregua di nazisti. E siccome sia la Brigata Risorgimento, sia in generale il CLN era formato prevalentemente da comunisti, ecco raggiunta in tal modo la character assassination dei partigiani comunisti ma anche della Resistenza in generale. Non vi ricorda i Simioni, i Moretti, i Morucci e compagni di merende ? Di cui fu complice a Fani, facendo passare una strage capitalfascista di regime per un´azione di comunisti combattenti, screditando in tal modo agli occhi delle masse credulone anche il P.C.I.

Ricordo che nel dopoguerra fu il comunista Serse a passare guai con la giustizia per quelle due uccisioni di cui non aveva colpa.

Ricordo che passare per le armi prigionieri inermi, oltre che moralmente mostruoso e vile, è un crimine di guerra. E che, se il comandante dei cc si allarma al punto da inviare il rapporto al governo, è perché gli angloamericani perseguivano la politica di evitare in tutti i modi vendette indiscriminate contro i fascisti, non certo per motivi umani ma politici : essi non volevano che epurazioni ed eliminazioni fisiche di fascisti lasciassero troppo campo libero all´ascesa comunista nel potere politico locale e nazionale ; spesso riciclavano le autorità fasciste (vedi taddeo orlando stesso) piuttosto che sostituirle con quelli che erano i membri più numerosi e più forti della Resistenza antifascista : i comunisti.

D´altro canto, azioni sicuramente preordinate dagli inglesi come quelle omicide di bonanni, ogni tanto si effettuavano purché servissero come detto, a sporcare l´immagine del CLN e magari avere il pretesto per farne arrestare dei membri specie se comunisti.

Un´ultima cosa ricavabile per implicazione, dal documento a firma taddeo orlando, è che il bonanni era forse davvero tenente - ma non dei carabinieri : perché il documento, se autentico e veridico, mostra totale nonconoscenza sul bonanni da parte dei cc e del loro comandante generale.

E se era vera almeno per questa parte, la storia raccontata dal bonanni al CLN di Buti, che cioè tempo prima dell´agosto ´44, egli si era lanciato col paracadute fra i partigiani dell´Appennino modenese, in missione per conto dell´ottava armata britannica, sezione intelligence, allora questo rafforzerebbe le notizia comunicatami dallo storico Tommaso Rosso, che però non ne ricordava la fonte, per cui il bonanni sarebbe stato aviere o aviatore. E se davvero era tenente, più aviatore che aviere, in quanto aviere in aeronautica corrisponde al soldato semplice dell´esercito.

Ho tra le mani un prezioso volume di memorie resistenziali, "Storia della Resistenza nella zona sud-ovest del Trasimeno", di Solismo Sacco, commissario politico della Brigata partigiana Risorgimento, edito in Quaderni regione dell´Umbria - numero speciale, 1991. Mi è stato donato da un nipote del Solismo, Carlo Sacco già citato supra, che ringrazio vivamente.

Detto volume contiene, oltre a quanto già visto supra, una testimonianza di Mario Taini detto Serse, capo della banda Panicale, che illumina ancor meglio la vera storia del bonanni in Umbria tra l´8 settembre ed il giugno/luglio 1944. Siamo alle pp.177 sqq. Fin dall´inizio della sua sincera testimonianza, il Taini definisce la sua banda "un gruppo locale di giovani sbandati come me". Egli aggiunge che nel giugno 1944, la sua banda Panicale doveva raggiungere la brigata Risorgimento incentrata sul Monte Pausillo, per ordine del farmacista di Panicale dott. tili, che fungeva da collegamento. Ma non vi riuscì come vedremo. Quindi in effetti questa banda Panicale, formalmente aggregata all´ombrello della Risorgimento, agì per lo più autonomamente - ed il bonanni era parte di essa. Ancora una volta si conferma come la brigata Ciabatti non sia mai esistita ed il bonanni non ne sia mai stato il comandante, bensì l´abbia inventata di sana pianta per magnificare agli occhi degli angloamericani, il proprio modestissimo ed ambiguo ruolo negli ultimi mesi prima della Liberazione dell´Umbria.

Interessante che il Taini fosse un aviere del regio esercito prima dell´8 settembre. Ricorderete come anche del bonanni corre voce fosse aviere o aviatore. Aggiunge poi che la brigata Risorgimento, e quindi almeno teoricamente, anche la banda Panicale, fosse guidata da "Luca" - nome di battaglia di Alfio Marchini, di Roma ma originario di Città della Pieve, che poi riprenderà con enorme fortuna il suo business di palazzinaro nella capitale col fratello Alvaro - due strane figure di capitalisti legati al PCI, ma in realtà molto trasversali. Qualcuno associò il Marchini anche alla controversa strage di via Rasella a Roma, che provocò per rappresaglia il massacro delle Fosse Ardeatine.

Il Taini definisce "Luca" "ufficiale romano sbandato". Pare che Luca avesse il grado di tenente. I paralleli con il bonanni sono diversi : il grado di tenente, lo sbandamento dopo l´8 settembre, il buio sul loro servizio militare prima dell´armistizio, la successiva carriera di palazzinaro di entrambi. Ma non ho elementi per dire che i due fossero in rapporto personale o professionale.

La prima menzione da parte del Taini, del bonanni lanfranco è a p.179 :

" il Bonanni Lanfranco che negli ultimi mesi era stato partigiano con noi di Panicale, creò una certa confusione nei suoi contatti col CLN di Perugia, specie dopo la Liberazione, e a me certe cose non piacevano" :

ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, del ruolo di "mestatore" attribuito giustamente dal Solismo Sacco al bonanni.

Successivamente il Taini spiega che lo sbandamento di tanti giovani soldati come lui era ovviamente dovuto alla fuga del re dopo la caduta di mussolini, per cui l´esercito dopo l´armistizio era come sciolto e senza guida. Quindi anche lui, come il bonanni che riparò a Tavernelle frazione di Panicale dai suoceri, fuggì (da Milano dove lo aveva colto l´armistizio), alla natia Panicale. Da cosa fuggivano militi sbandati come bonanni e Taini dopo l´8 settembre ? Dal rastrellamento da parte di fascisti e tedeschi, con gli uni che volevano arruolare i giovani tra le file repubblichine, e gli altri che li deportavano nei lager. Oppure fascisti e tedeschi avviavano i giovani sbandati al "servizio obbligatorio del lavoro" per le armate naziste e di Salò. Il Taini ed altri non volendo assoggettarsi a combattere o lavorare coi nazifascisti, fuggirono allora verso la montagna e furono accolti da mezzadri in cambio di aiuto nei campi.

Quindi inizialmente, nei primi mesi dopo l´armistizio, l´essere alla macchia da parte di tanti giovani era un fuggire, ma non ancora Resistenza partigiana attiva, organizzata, politica e militare.

A dicembre 1943 par di capire, Taini matura la decisione di organizzare lotta partigiana, riallacciandosi a tradizione antifascista della sua famiglia. Le armi le rubarono da un deposito tedesco della zona. Si passa così dalla macchia per fuga, alla macchia per sabotaggio. In qualche modo la banda Panicale riceve direttive dalla Risorgimento. Mi piace sottolineare che il Taini a differenza del bonanni, sceglie il sabotaggio e non le uccisioni di tedeschi o fascisti, per evitare rappresaglie. Ma le azioni di sabotaggio partono sistematicamente, solo nel maggio ´44, quando cioè gli alleati sfondano finalmente la Gustav a Cassino e si comprende che ormai la Liberazione dell´ Umbria è prossima.

A p.187 il Taini conferma quel che bonanni dice nella seconda relazione, cioè che minarono il ponte sul torrente Pescia, che però non crollò perché una delle mine usate non esplose. Arriva la notizia della Liberazione di Roma (4 giugno ´44) e la banda Panicale decide di catturare due fascisti che stavano portando da Panicale a Perugia al comando repubblichino, l´elenco dei "disertori" per farli arrestare e deportare con le loro famiglie.

In aperta campagna, scatta l´agguato alla macchina, i due fascisti e una donna con loro vengono presi e spostati in un boschetto vicino sotto la guardia di 15 partigiani compreso bonanni. Il bonanni andò a chiedere al CLN, forse quello di Perugia, cosa fare coi prigionieri. Il CLN ordina tramite il bonanni di ritorno, di portarli vicino a Magione, cosa che il Taini affida al bonanni con un gruppetto di partigiani, nell´attesa di consegnarli agli alleati il cui arrivo era ormai imminente.

A questo punto accade il dramma cui accennai supra : i due fascisti prigionieri tentano la fuga nella zona di Agello e i partigiani di guardia "erano stati costretti sparare [sic] colpendoli a morte". Il Taini non dice che a sparare fu il bonanni, né fa il nome dei partigiani che spararono. Certo il gruppetto a guardia dei due era comandato dal bonanni, ma l´episodio resta oscuro. La notizia colpisce e addolora il Taini e lo fa arrabbiare, anche perché uno dei due (Pagni) era suo parente. Dopo la guerra, Taini ebbe fastidi con la giustizia per quelle due morti, ma ne uscì indenne anche se provato. Bonanni invece, nessun problema come al solito...

Questo episodio, come precisato qui dal Taini che pure mostra una certa qual reticenza, prova due cose : 1. che il bonanni aveva nell´occasione almeno, fatto esperienza di agguati stradali a macchine (cfr 16.3.78...) ; 2. che nella banda Panicale, era il bonanni non il Taini a tenere i contatti col CLN, tant´è che Taini non sa neppure dove esattamente andò bonanni in quell´occasione a chiedere al CLN cosa fare dei due fascisti prigionieri. L´abilità di tessere rapporti col potente du jour è indubbiamente caratteristica di lanfranco bonanni ; 3. che se per catturare 2 fascisti e una donna in macchina, occorsero 15 partigiani, noi dovremmo berci la fola del terrorista fascista infiltrato murucci valerio, che per massacrare 5 agenti armati tra cui almeno 2 tiratori scelti (Leonardi e Iozzino) a via Fani, bastò una dozzina scarsa di persone !!

Finalmente attorno al 19 giugno ´44, arrivano gli inglesi e liberano Panicale, al che Taini resta ospite del comando inglese così riesce a mangiare. Verso fine giugno si incontra con bonanni e il farmacista tili nel frattempo nominato sindaco di Panicale, i quali gli propongono l´assunzione in Comune. Vediamo qui come il bonanni in combutta col suo conoscente o amico farmacista, aveva già molto potere localmente, al punto di poter decidere chi far assumere dal Comune ; molto più potere di Serse, che pure era stato il suo capo nella banda Panicale.

Il rapporto stretto del bonanni coi servizi segreti inglesi inizia dunque a giugno/luglio 1944 sulla linea del Trasimeno all´arrivo degli alleati, e continua ad agosto in missione a Buti - da cui sparirà alla Liberazione, il 2 settembre. Finisce invece qui per noi, la fase "militante" e bellica del bonanni, che riaffiorerà nella documentazione da me sinora reperita, a partire da aprile 1945 in una veste alquanto diversa, postbellica e civile, ma sempre truffaldina e fraudolenta.

Lo ritroviamo dunque il 5 aprile 1945, in documento trascritto da originale conservato a Washington, nella veste di funzionario della Allied commission patriots branch, l´ufficio angloamericano che si occupava dei partigiani italiani, con sedi in ogni regione. In Umbria la sede era a Perugia, via Danzetta 2. Il bonanni scrive ad un capitano Falk del comando alleato di Perugia un dipaccio, rispondendo evidentemente a richiesta alleata, dispaccio contenente il numero dei partigiani all´epoca disoccupati in vari comuni del Perugino. bonanni si firma : "il rappresentante militare A.C. patriots branch, tenente bonanni lanfranco". Egli è dunque divenuto a questo punto dipendente stipendiato del comando alleato, sezione partigiani umbri. Lo resterà come stiamo per vedere, fino al maggio 1947 : più di due anni, anzi a calcolare dai suoi primi contatti con gli inglesi del giugno ´44, il bonanni sarà in rapporto fiduciario e professionale coi serviti segreti inglesi e col comando alleato in Umbria, per quasi 3 anni di fila : un periodo lungo, più che bastante all´intrigante maneggione bonanni, per stringere rapporti duraturi con i servizi militari britannici.

Difficile identificare questo capitano Falk, destinatario del dispaccio. Forse è questo capitano medico :

https://www.britishmilitaryhistory.co.uk/wp-content/uploads/sites/124/2017/10/4_-Machine-Gun-Battalion-1944-1945.pdf

" Medical Officer – Captain S. FALK, R.A.M.C." (= Royal Army Medical Corps), stazionato presso il quartier generale del reggimento di artiglieria inglese Middlesex, attestato in Italia a giugno 1944. Noto che il capo del servizio segreto inglese MI5 nel 1978 era tal Michael Hanley, che durante la seconda guerra mondiale aveva servito in artiglieria, anche se pare solo in patria.

Il 16 luglio 1945 ritroviamo lanfranco bonanni in un documento di suo pugno attestante la partigianità del prof. Bruno Enei, partigiano italo-brasiliano. Di questo documento ho copia dell´originale grazie a lanfranco e marta binni, quindi vi possiamo ravvisare una serie di elementi importantissimi ai fini della ricostruzione dell´avanzamento di carriera del bonanni nell´ambito delle istituzioni post-Liberazione messe in piedi dagli angloamericani. Grazie alle sue false benemerenze partigiane e alla sua attività di spione infiltrato inviato dagli inglesi, il bonanni è ora diventato membro della Commissione umbra per il riconoscimento della qualifica di partigiano, organo della Allied Commission Patriots Branch, a sua volta emanazione della Allied Control Commission - il governo alleato dei territori italiani liberati. La carta è intestata ACPB, con sede a Perugia in via Danzetta 2 : il 22enne bonanni ha dunque preso dimora a Perugia, oppure fa la spola con essa da Tavernelle dove abitano moglie e suoceri.

È in questa nuova veste che il tenente diventa "mestatore di documenti" secondo l´appropriata definizione di Solismo Sacco, e falsifica le due versioni della relazione sull´inventata "brigata Ciabatti" che avrebbe comandato. Bruno Enei pare fosse un partigiano vero, ma bonanni sicuramente no, almeno non nel modo e nella misura da lui stesso vantati, e molti altri da lui attestati come tali, neppure come vedremo. Stavolta si firma ancora "rappresentante militare A.C. patriots branch tenente lanfranco bonanni" - ruolo che potrebbe essere vero o vicino al vero, certo meno falso del tenente colonnello supra o comandante della Ciabatti o figlio dell´ambasciatore o conte di Serra Martino che non fu mai.

Ci occorre ora capire cosa fosse questa ACPB e quale fosse il suo vero o principale scopo. Ci soccorrono molti documenti archivistici angloamericani dell´epoca per fortuna, che non lasciano spazio a dubbi : il fine principale della ACPB era quello di tenere a bada e ridimensionare il ruolo dei comunisti partigiani nell´italia del dopoguerra : un ruolo dunque, eminentemente di interferenza politica, che durerà immutato fino a via Fani ed oltre.

http://freeterritorytrieste.com/DOCUMENTS/governmentAMG.pdf

p.25 scan :

La Allied Control Commission con sede in Roma si occupa anche dei partigiani, aiutandoli materialmente e finanziariamente e consegnando loro diplomi al valore. Non si trattava dunque solo di riconoscimenti formali, ma di sostanziali benefici privilegiati in un´italia distrutta e ridotta alla fame. E siccome gli angloamericani affidavano ai comandanti partigiani (o presunti tali come bonanni) questi riconoscimenti in commissioni regionali apposite come appunto quella umbra, lo spazio per la corruzione era grande. Ai partigiani con certificato veniva dato cibo gratis e alloggio gratis per un mese, abiti, facilitazioni lavorative. Chi dunque come bonanni sedeva nelle commissioni aveva grande potere e possiamo star certi che si riempiva le tasche, se corrotto come lui, di grasse mazzette.

https://books.google.it/books?id=O8TpAmQS_NcC&pg=PA531&lpg=PA531&dq=allied+commission+patriots+branch&source=bl&ots=NE5XQuw1IO&sig=ACfU3U1BH90-fbZKLryMqorfLDUArx8lfg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiKi-Wp0af4AhViS_EDHb6RCtMQ6AF6BAghEAM#v=onepage&q=allied%20commission%20patriots%20branch&f=false

Questo link contiene documenti specificamente della allied commission patriots branch che aveva assunto il bonanni almeno dal luglio 1945.

Col C. D. McCarthy , Dir , Patriots Branch

An allied official also believes patriots need a lead from the government.

[Col. C. D. McCarthy,Dir, Patriots Branch, ACC, Min of remarks at conference of regional cmsrs, 22 Aug 1944, ACC files, 10000/105/564]

p.531 of google book :

qui si evince come già ad agosto ´44, gli angloamericani mettevano le mani avanti sul controllo politico dei partigiani da parte del governo (si intende qui non solo e non tanto il governo italiano, ma l´amministrazione militare americana dell´italia occupata). E siccome tutte le altre componenti del CLN erano anticomuniste e non ponevano quasi nessun problema politico a washington e londra, è chiaro che la direttiva del colonnello McCarthy va letta primariamente in chiave anticomunista.

Possiamo ora tornare al dopoguerra, 1945-47, quando il bonanni, sempre impunito e mai processato per i suoi crimini (l´indagine dei cc sull´omicidio di Bacci sarà stata sicuramente insabbiata per volontà del G.S.I.), indossa giacca e cravatta e si erge, sempre sotto l´egida angloamericana, a giudice di partigianità ! Un monumento all´ipocrisia più disgustosa e criminale.

https://dev.informaticaumanistica.com/wp-partigiani/commissione/commissione-8/

Questa interessante scheda, a cura di insolvibile isabella, ci conferma che il bonanni era membro della commissione umbra per il riconoscimento della qualifica di partigiano, che sappiamo istituita e diretta dalla allied commission patriots branch. Intanto gli angloamericani avevano creato anche l´ANPI, che riuniva le varie componenti della Resistenza, una delle quali era il Centro militare che a Perugia ebbe 4 rappresentanti tra cui bonanni fino al maggio 1947. Da sottolineare questo passaggio capitale :

" I primi problemi, a quanto emerge dalla documentazione, si verificarono a inizio 1947, quando tre commissari – Bonanni, Cantarelli e Monacelli – furono deferiti all’autorità giudiziaria per «accertamenti di irregolarità amministrativa» (Comunicazione di A. Filipponi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Assistenza Partigiani, 26 febbraio 1947)" :

il bonanni dunque continuava imperterrito a corrompere, mestare, tramare.

Per fortuna finalmente, a maggio ´47 si dimise o fu costretto a dimettersi e qui finiscono le sue attestazioni umbre da me reperite finora.

Negli anni ´50, tornato stabilmente a Roma, il bonanni farà fortuna non si sa come nel boom della speculazione edilizia che sfigurò per sempre la città più bella del mondo. È del 1963 un incontro con l´architetto ruberti che per il bonanni progetterà via Fani 109, incontro svoltosi al circolo del tennis di Saxa Rubra : considerate che sulla scheda di "partigiano" di bonanni è scritto invalido !! Un invalido che a 40 anni gioca tranquillamente a tennis...

https://books.google.it/books?id=D6lTxn26ArUC&pg=PA163&lpg=PA163&dq=%22lanfranco+bonanni%22&source=bl&ots=iRwSQcdTXY&sig=ACfU3U1CqZLg3Pz9IDzeO3WZTYCWbzZ0oA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwj7ke_k4JT4AhW5i_0HHblEDc8Q6AF6BAgPEAM#v=onepage&q=%22lanfranco%20bonanni%22&f=false

p. 163 sq. del cartaceo originale.

Qui avete la scheda di partigiano del bonanni, accessibile con semplice registrazione, gratis :

https://www.partigianiditalia.beniculturali.it/persona/?id=5bf69882153c89309043350d

Siamo alla fine provvisoria di questa lunga maratona alle radici dell´odio : un ultimo

divertissement : nel 1961 una rivista tedesca anticlericale pubblica uno spassoso articoletto su un certo industriale romano lanfranco bonanni che, in combutta col frate guido zanella, fotte l´enorme per l´epoca, somma di 240 milioni di lire all´ordine dei custodi del santo sepolcro vendendo loro acqua del Tevere imbottigliata spacciata per pura acqua del Giordano a scopo battesimale...il lupo perde il pelo ma non il vizio, vero conte di Serramartina ? Denunciato e processato, come al solito il conte ne uscirà senza danni. Il resto è via Fani angolo via Stresa, 16 marzo 1978.

https://www.e-periodica.ch/cntmng?pid=fde-006%3A1961%3A44%3A%3A70

p.2 scan.

Un altro sedicente partigiano la cui partigianità è sospetta, è il fu barbaro bruno, l´uomo dal giaccone di cammello, tra i primissimi se non addirittura il primo a trovarsi sulla scena del crimine subito dopo l´agguato.

Costui stando alle sue deposizioni a collaboratori della Moro2, era nato a Maniago in provincia di Pordenone il 28.9.1928. Sarebbe dunque stato partigiano a 15-16 anni, il che non si può escludere in teoria ma appare un pochino precoce. Lo stesso peraltro si narra di Pecorelli, che avrebbe addirittura combattuto a Cassino nell´armata polacca a 16 anni, cosa che nessuno ha mai verificato. Altre voci lo danno nella X mas...

Per barbaro ho cercato di verificare.

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/bruno-barbaro-morto-1.3658987

bb morì il 10.1.2018 a Tolentino, dove abitava e forse abita ancora il figlio Fabrizio, che avrebbe tante cose da raccontare sul padre :

https://www.terracoeli.com/barbaro-bruno/

Già alla Moro2 nel 2015, bb aveva accennato alla sua presunta esperienza bellica, che gli avrebbe consentito di riconoscere a distanza gli spari di Fani come di mitra. Addirittura poi, in intervista dell´agosto 2016 al resto del carlino, bb asserisce di essere stato di sinistra a differenza del notorio cognato fernando pastore stocchi, e di esser stato partigiano :

" sono stato partigiano, ho combattuto, militato nell’Anpi di Udine. Ho preso legnate dai tedeschi e dai fascisti, ma non racconto mai di quei tempi ".

Invece alla Moro2 aveva asserito, che non si intendeva col cognato non tanto per motivi politici, quanto umani non meglio specificati.

Allora ho scritto all´ANPI di Tolentino, dove bb pur avendo un figlio in città, Fabrizio, era finito in casa di riposo dopo esservisi trasferito poco dopo il 2003, quando fu sfrattato da via Fani 109 e da via Madesimo 40. Insomma costui sarebbe finito in miseria o quasi. Dovremmo forse dedurne che fu innocente di Fani, altrimenti il regime lo avrebbe aiutato come continua ad aiutare e finanziare moretti e compagni che abbagliano ? È vera la notizia degli sfratti e della casa di riposo ?

Verso qui, che nel 2003 succede un altro fatto che riaccende i riflettori su bb : il suo ex dipendente Giuliano Proto racconta al regista Ferrara che bb in ufficio a Fani 109 passava la maggior parte del suo tempo non a occuparsi di ristrutturazioni e restauri come asserito da bb alla Moro2, bensì a ricevere giovani ed altri collaboratori che non c´entravano nulla con la ditta.

Ora questo divenne di pubblico dominio che io sappia, solo nel 2008 quando manlio castronuovo pubblicò la testimonianza del Proto. Io non so esattamente quando bb lasciò Roma per Tolentino, ma non posso escludere che il trasferimento possa avere avuto a che vedere con le accuse del Proto.

Nel 2009, castronuovo inviò al bb 28 domande per email, senza mai riceverne risposta.

Comunque : l´ANPI di Tolentino mi risponde che sì, furono loro a dare a bb il certificato di partigianità, perché il suo nome era stato loro segnalato dalla sezione ANPI friulana. E che il bb non aveva combattuto a Tolentino.

Tutto ciò già di primo acchito non quadra : perché un partigiano vero avrebbe aspettato più di 60 anni per farsi certificare, quando subito dopo la Liberazione, come narrato supraa proposito del bonanni, ci fu l´assalto alle commissioni regionali per il riconoscimento della qualifica di partigiano da parte di porci e cani, partigiani veri e fasulli, sia per consentire ai fasulli di rifarsi una verginità antifascista, sia per mangiare in un´Italia ridotta alla fame perché il cerificato dava diritto ad un mese di vitto e alloggio gratis e corsie preferenziali per il lavoro.

Allora chiesi all´anonimo ANPI di Tolentino, di dirmi chi dal Friuli avesse loro segnalato il nome di bb. Al che non ho più ricevuto risposte da Tolentino. Mmm...

Ma come si fa a dare certi riconoscimenti a fiducia ? L´ANPI di Tolentino dovrebbe vergognarsi.

Ora siccome nell´intervista dal link supra, bb aveva asserito di aver militato nell´ANPI di Udine, ho scritto a quest´ultima, ricevendo stavolta risposta dignitosa da Stefano Perulli, Responsabile Archivio Storico dell´ANPI Provinciale di Udine. Cioè che nel loro archivio non c´è assolutamente nulla su tal Bruno Barbaro, nato a Maniago il 28.9.1928.

Per scrupolo epistemologico, ho poi scritto pure alle ANPI di Pordenone e Maniago - senza ricevere alcuna risposta.

Mi appunto qui, senza per carità implicare nessuna conclusione certa, che il bonanni patrizio ebbe interessi edilizi in provincia di Macerata, a Recanati e Porto Recanati, come scoperto da Carlo D´Adamo che pubblicò tali cose fin dal 2014/15. E che Tolentino è provincia di Macerata.

Ricordo che il bonanni patrizio aveva appartamento in uso, al primo piano di via Fani 109 sopra l´Olivetti proprio come bb : erano dunque vicini di casa, entrambi settore edile, eppure bb asserisce alla Moro2 di non sapere chi fosse il pb.

Se dunque bb fu un impostore che si spacciava per partigiano ; come non propendere per l´idea, che mentì anche nel definire farneticazioni alla Moro2, le insinuazioni del Proto ? Era vivente il Proto, al tempo della Moro2 ? Confronti incrociati nulla - la commissione glissa e insabbia come al solito.

http://www.vuotoaperdere.org/Libro/DocumentoInedito.htm

Al solito, la vicenda di bb a Fani è piuttosto confusa e contraddittoria. Proverò a ripercorrerla cronologicamente : il 22.3.1978 esce edizione straordinaria del settimanale Epoca dedicata alla strage. bb dirà che lui non si era presentato spontaneamente agli inquirenti fino al 1993, perché riteneva di aver detto tutto a giornalisti di Epoca. Ma non è vero, questa è la sua prima menzogna. Son pochissime righe quelle dedicate a bb nel servizio di Epoca a p.16 : bb asserisce di essere uscito quella mattina, non da casa (in via Madesimo 40, vedi D´Adamo/Hepburn jr, Coup, pendragon 2018), ma dal suo ufficio. E che il suo ufficio non era al 109, ma al 111. Quindi bb depista fin dalla mattina del 16 marzo, né viene detto, dove lo abbiano scovato i giornalisti di Epoca, Marzio Bellacci e Raffaello Uboldi (deceduto), che firmano il servizio.

Poi bb parla solo della 130, depistando ancora su un presunto "sedile posteriore imbrattato di sangue, come se il presidente fosse rimasto colpito" - quando le foto mostrano charamente che sul sedile posteriore, dalla parte dove sarebbe stato seduto Moro cioè dietro Ricci, l´unica macchia di quel che sembra sangue è sulla parete verticale inferiore del sedile, mentre sulla seduta stessa e sullo schienale non vi è la benché minima traccia di sangue. Né bb può riferirsi alle pozze di sangue sui pianali, perché quelle non potevano ancora essersi formate nell´immediatezza del post-agguato quando bb raggiunge la scena tra i primissimi se non per primo. Definire dunque, il sedile posteriore "imbrattato di sangue", è un´esagerazione menzognera e depistante.

Questo è tutto quel che Epoca riporta di bb, altro che "aver detto tutto a due giornalisti di Epoca" come mentirà bb alla Moro2.

A questo punto, con salto di ben 15 anni, si arriva al 1993, quando il giornalista sassoli intervista prima il marini, che attesta un uomo dal cappotto di cammello a Fani nell´immediatezza del post-agguato, di corporatura robusta e con paletta in mano :

" MARINI: “Un signore, non meglio identificato, che non conoscevo. Un signore distinto, di grossa corporatura, con un cappotto color cammello… Un flash che mi è rimasto nella mente, è di averlo visto in possesso di una paletta” :

http://www.vuotoaperdere.org/Libro/DocumentoInedito.htm

Ora questa descrizione, a parte il cappotto di cammello confermato poi da bb come giaccone, non calza per bb, che non era affatto di grossa corporatura, come potete vedere nel video al link supra. E non aveva paletta in mano, come lui stesso dirà a sassoli, sempre se almeno in questo, disse il vero. La descrizione si adatta più a spinella, che in effetti piombò sulla scena pochissimi minuti dopo verosimilmente con paletta in mano, e pare avesse soprabito chiaro, non so se anche cappotto ma è probabile dato il freddo che faceva quella mattina.

" SASSOLI: “Quindi lei ha pensato, questo è un poliziotto!”

MARINI : “Sì, qualcheduno che ci dava una mano, perché in quel momento, a differenza di me, era lucido, era più presente alla situazione, quindi poteva dare un contributo maggiore, al soccorso dei fatti” " :

bb attesterà, sempre se almeno qui veridicamente, che qualcuno con paletta in mano sopraggiunse da Fani alta a bordo di alfa vecchio tipo (probabilmente la famosa alfasud di biancone, spinella, giancristofaro e correale che s´era avviata dalla digos mezzora prima della strage), e gridando lo cacciò via in malo modo. È anche possibile che il marini, a 15 anni di distanza dai fatti, abbia sovrapposto elementi di bb (giaccone di cammello) ad altri di spinella (paletta in mano, fare da poliziotto).

La definizione alfa vecchio tipo a onor del vero, poco si addice all´alfasud, che era entrata in commercio solo nel 1972, ma si sa che i primi modelli erano difettosissimi e si arrugginivano e scassavano presto, quindi al 1978, un´alfasud del 1972 poteva benissimo dar l´impressione di vecchio arnese, specie una della polizia usata molto di più di un´auto civile ordinaria.

Dunque bb guarda in tv l´intervista a marini nel 1993, si riconosce nell´uomo dal cappotto di cammello, contatta sassoli non si sa come, e costui lo intervista il giorno dopo, 22.10.1993, come vedete nel video.

La prima discrepanza che notiamo rispetto ad Epoca supra, è che bb esordisce asserendo che al momento della strage stava uscendo di casa e non dall´ufficio. Notate come nessuno, né giornalisti né magistrati poliziotti e commissari della Moro2, si faccia venire lo scrupolo di verificare la fabula del bb, chiedendo ad esempio, se c´erano colleghi suoi o dipendenti o chiunque altro in ufficio e a casa quella mattina, per una verifica incrociata, o perché ad Epoca avesse parlato di ufficio, a sassoli ed alla Moro2 di casa. Nulla.

bb continua a sassoli, dicendo che mentre usciva di casa, sente sparare e si ferma, riprendendo il cammino solo quando finisce la sparatoria. Poi asserisce che lungo la strada vede passare macchina blu seguita a una certa distanza da moto, supponiamo su via Stresa.

Da tener presente per obiettività, che bb, nato il 28.9.1928, al 16 marzo aveva 49 anni, nel 1993 65, e nel 2015 con la Moro2, 86. Dunque una certa progressiva perdita di lucidità e memoria dovuta alla distanza temporale ed alla senilità non si può escludere. Ma non lo direi fattore decisivo che lo esima dal sospetto di depistaggio e complicità nella strage, perché come visto supra, depistava già il 16 marzo mattina.

A questo punto arriva un nuovo elemento : la copertura del cadavere di Iozzino con un giornale, che alla Moro2 bb specificherà di aver preso dall´alfetta di scorta. Questa cosa è davvero sconcertante : siamo nei primissimi istanti post-agguato, bb non è medico ma geometra o comunque piccolo imprenditore edile, avrà pure avuto un qualche tipo di esperienza bellica a 15 anni ma cmq medico non è, che ne sa lui che Iozzino è morto ? Ma anche se lo fosse stato, non stava a bb giudicare e coprire, bensì correre su in ufficio a chiamare ambulanza, o afferrare la radio di Zizzi e chiamare la polizia !! O rientrare in casa se di casa stava davvero uscendo, cosa di cui dubito, al sentire gli spari, e chiamare subito la polizia. Egli invece finita la sparatoria si avvia come se niente fosse verso la scena che non può ancora vedere, disarmato e senza paura...

Rendetevi conto che se Iozzino fosse stato ancora vivo respirando flebilmente, impercettibilmente, quei giornali in faccia avrebbero finito di soffocarlo. Come esimersi dal sospetto che proprio questo aveva il compito di fare bb ? A parte l´indecenza assurda anche sul piano umano, di coprire un morto, ammesso si sia mossi da autentica pietà umana, con dei giornali invece che ad esempio, togliendosi il fottuto giaccone di cammello e usando quello. Se poi pensiamo che fogli, bianchi pare o comunque carte o bandierine visibili, erano anche nella mini cooper di moscardi ed in quella di zefferi, e che grassi, sulla scorta di D´Adamo 2015 (Chi ha ammazzato l´agente Iozzino, pendragon Bologna) asserirà che quei fogli o bandierine nel linguaggio dei servizi significano servizi in azione, allora viene anche il sospetto che quei giornali su Iozzino siano un segnale di tutto OK per i cecchini sui tetti o cmq supervisori di gladio che osservavano dall´alto o da elicottero, come dire tutto ok ragazzi, potete andare. Questo implicherebbe come ruolo di eventuale bb gladiatore, che lui fosse davvero esperto di morti ammazzati o gente in fin di vita, e che il suo compito fosse il damage assessment, cioè l´assicurarsi che fossero tutti morti davvero o in fin di vita prima che arrivassero poliziotti onesti e soccorsi. Quel che fa bb sembra un giro d´ispezione e controllo che i risultati della sparatoria siano quelli auspicati da gladio.

Si noti che nell´intervista con sassoli, bb non fa alcun cenno né all´aver ispezionato la 130 come aveva asserito ad Epoca, né all´aver tentato di soccorrere Zizzi come asserirà alla Moro2. Fama crescit eundo ?

Dopo l´intervista tv del 22.10.1993, bb asserisce alla Moro2 di essere stato convocato sia dalla digos sia dal giudice marini, suppongo dunque, fra 1993 e 1994. Dove sono i verbali di questi interrogatori ?

A questo punto, direi all´incirca dal 1994/95, ricala il silenzio su bb, pare tutto ok, nessun sospetto. Fino a quando, nel 2003, scoppia la bomba Giuliano Proto.

La vicenda Proto è nota, non starò a ripeterla :

http://www.vuotoaperdere.org/Libro/DocumentoInedito.htm

Fu manlio castronuovo a diffonderla, ma non capisco dal suo sito, precisamente da quando. Egli racconta che Proto si presentò al regista Ferrara dopo l´uscita di un libro del 2003. Parla ad un certo punto di 3 incontri, par di capire tra il regista e Proto, il terzo del 31.3.2004, in cui Proto fa le sue dettagliate rivelazioni con nomi e cognomi. Mi soffermo solo su questo dettaglio :

" C’era anche un ragioniere, dipendente del Ministero dell’Agricoltura, che, come me, frequentava l’ufficio di Barbaro come secondo lavoro. Si chiamava INSABATO " :

ora siccome Insabato, a giudicare da elenchi telefonici online come inelenco.com e paginebianche.it, è cognome rarissimo a Roma almeno, e raro in Italia, ritengo altissima la probabilità che questo ragionier Insabato fosse o parente del terrorista fascista andrea insabato, nato il 14.5.1959 a Palombara Sabina (Rieti), o addirittura il terrorista stesso, che tuttavia era troppo giovane alla metà dei ´70 epoca cui si riferisce Proto, per essere già ragioniere. Qui una testimonianza del tipo di hobby di andrea insabato :

" Il ferito è stato identificato come Andrea Insabato, nato il 14 maggio 1959, noto attivista della destra extraparlamentare, già militante del movimento «terza posizione», con numerosi precedenti per attività di carattere eversivo, imputato dei reati di partecipazione ad associazione sovversiva e banda armata dai quali era stato assolto per insufficienza di prove nel 1985. Nel 1992 è stato denunciato e in stato di arresto per aver incendiato sugli spalti dello stadio Olimpico di Roma una bandiera raffigurante la stella di David e per aver incitato i presenti a manifestazioni di tipo antisemita.

Nell'occasione Insabato, che è stato trasportato e ricoverato all'ospedale San Giacomo, ha riportato gravissime ferite alle gambe, con rischio di amputazione di uno dei due arti. Dai primi accertamenti è risultato che l'esplosione, particolarmente violenta, è avvenuta sul pianerottolo del terzo piano, proprio in corrispondenza delle porte di ingresso al quotidiano il manifesto, che a causa della deflagrazione sono state divelte con danni al soffitto dell´ingresso. Il ferito, secondo le prime acquisizioni testimoniali del portiere e dei dipendenti de il manifesto, non era conosciuto né era frequentatore dello stabile" :

attentato del 22.12.2000 alla sede del Manifesto in Roma, via Tomacelli

146 :

https://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed832/s245.htm

https://www.repubblica.it/online/politica/manifesto/web/web.html

Dal sito di castronuovo mi par di capire, che egli iniziò a diffondere in pubblicazioni la storia di Ferrara/Proto a partire dal 2008, ma non ne sono sicuro. Sarebbe importante accertare la data, come accenavo supra, perché attorno al 2005 bb si trasferisce a Tolentino, e vorrei appurare se è lecita almeno l´ipotesi che il trasloco sia stato dovuto a timore per le rivelazioni.

Anche se la scusa ufficiale di bb stesso avrebbe potuto essere, che era stato sfrattato sia da Fani 109 sia da Madesimo 40 per morosità.

E siamo giunti al marzo 2015, pare di leggere il 5, audizione di bb di fronte a collaboratori della Moro2 a Macerata, presso la digos in questura. Lo audiscono un magistrato, siddi, la tintisona, il vicequestore aggiunto codispoti dell´antiterrorismo.

Accennavamo già supra come il bb menta che l´intervista a Epoca, che non era affatto un´intervista di un intero pezzo dedicato a lui come lascia intendere, ma solo pochissime righe in un servizio su Fani, contenesse suo dettagliato resoconto.

Poi bb dice di essere uscito di casa alle 9 circa quella mattina. Ad Epoca aveva dichiarato come visto, che uscì dall´ufficio, ma il terzetto che lo audisce glissa e non confronta. A sassoli aveva detto di aver sentito gli spari mentre usciva di casa, non per strada, e di essersi perciò fermato, e di esser sceso giù solo a spari finiti. Invece ora dice alla Moro2 che era in strada quando sente gli spari, e di non essersi fermato ma di aver proseguito verso Fani anche se a passo lento. Ripete di aver visto macchina scura passare a Stresa ma scompare la moto.

Non mi soffermo su tutto, solo che qui aggiunge di aver tentato, evidentemente senza alcuna competenza e peggiorandone la situazione, di soccorrere Zizzi ferito. Poi arriva il probabile spinella etc.

Ricordo solo per i neofiti, che bb ammette alla Moro2 di essere il marito della sorella di fernando pastore stocchi istruttore di gladio e segretario del notorio vito miceli (di cui ingenuamente Moro si fidava), come aveva rivelato Proto che lo aveva appreso da altro collega, tal Ignazio Galizia. bb aggiunge qui, che un altro suo cognato tal nicola nicolini eragenerale dell´esercito. Insomma costui era parente stretto o cmq collegatissimo ai vertici di gladio e dei servizi. Ricordo ancora, che mentre qui alla Moro2 bb prende le distanze da fernando pastore stocchi adducendo differenze umane e filosofiche, al resto del carlino nel 2016 invece le differenze diventano politiche perché bb sarebbe stato addirittura di sinistra e partigiano !!!

Definisce poi farneticazioni i sospetti di Proto, castronuovo e D' Adamo - ma non si comprende perché il Proto avrebbe dovuto calunniarlo a partire dal 2003, oltretutto rischiando la pelle per nulla.

Ricordo che per molto meno sono morti misteriosamente Adelmo Saba e una serie di agenti della scientifica accennati da Lorenzo Castri.

A questo punto ti saresti aspettato immediata convocazione da parte della Moro2 per confronti e verifiche incrociate, di Giuliano Proto, di Ignazio Galizia, del ragionier Insabato, di tutti gli altri collaboratori senza nome del bb cui accenna Proto - nulla di nulla, tutto ok, finisce qui.

Altri dubbi intelligenti sul percorso di bb e sulle sue costanti contraddizioni negli anni qui :

https://www.iskrae.eu/commissione-moro-tragedia-farsa-e-spettacolo-scientifico-quindicesima-puntata-il-giornale-di-bruno-barbaro/

(L´autore è anonimo, ma direi senz' altro Carlo D´Adamo).

Su paginebianche.it risulta un solo bruno barbaro a Tolentino :

https://www.paginebianche.it/b/tolentino/bruno-barbaro.html

Barbaro Bruno

Via Nenni Pietro 6 - 62029 Tolentino (MC)

tel. 0733 97 42 30

Anche se lui è morto, chiamare per vedere se è la casa del figlio Fabrizio o altro parente, e chiedere del passato "partigiano" di bb e altre cosette - ad esempio, quando esattamente si trasferì a Tolentino e perché, sarebbe opportuno, o no signor procuratore ?

Torno al necrologio di bb supra :

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/bruno-barbaro-morto-1.3658987

" Viveva in città da oltre dieci anni ed era nella struttura dal dicembre

2015 " : dunque se Barbaro, al 12.1.2018 data dell´articolo, viveva a Tolentino da oltre 10 anni, vuol dire che vi era arrivato attorno al 2007.

Cioè dopo le rivelazioni di Proto a Ferrara, che sono del 2003/2004.

Non so però quando le rivelazioni divennero di pubblico dominio. Parrebbe dal sito di manlio, ripeto ancora, di dover collocare il suo coming out con Proto/Ferrara/bb al 2008-2009, il che delinkerebbe Tolentino da ipotesi di fuga da Roma del bb legata a Proto. Ma è da accertare se bb non possa aver saputo delle accuse di Proto prima di Tolentino.

In quest´altro articolo :

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/omicidio-aldo-moro-misteri-1.2395632

del 2.8.2016, si ripete che bb viveva in città da oltre 10 anni - ma allora vi sarebbe giunto attorno al 2005.

Di Ignazio Galizia, amico e collaboratore di bb per Proto, sugli elenchi telefonici inelenco.com e paginebianche.it, a Roma ne esce uno solo :

Galizia Ignazio

Telefono 064872457

Indirizzo Largo Brancaccio, 63

Localita 00184 Roma (RM)

Di chiamarlo e chiedere, se Proto avesse ragione o no che giovani estranei all´azienda si riunissero con bb a via Fusco, e addirittura che nel periodo di via Fusco (1973-1975 per bb alla Moro2) bb avesse lasciato loro Fani 109, che ne dice signor procuratore ? E di chiedergli se vi fossero davvero, come volle Proto, all´interno della ditta di bb, collaboratori il cui rendimento aziendale era nullo, e che davano l´impressione di venir pagati per altre prestazioni ?

Nella prima relazione della Moro2 (dicembre 2015), si dice che il dipendente di bb che fece le rivelazioni fu ascoltato dalla procura di Roma - dov´è il verbale ? Il suo nome alla nota 26 di p.117 è dato come Eugenio Proto e non Giuliano.

Si dice anche che la commissione ha acquisito l´articolo di Epoca - peccato che non s´è accorta che bb aveva dichiarato ad Epoca di trovarsi in ufficio al momento degli spari e non a casa o per strada come a sassoli ed alla Moro2, e che l´indirizzo dell´ufficio dato ad Epoca era Fani 111 e non 109.

È questa relazione p.117 la fonte degli sfratti per morosità di bb da Fani 109 e da Madesimo 40, da parte dell´ente locatore ENPAF. Da Fani 109 fu sfrattato il 30.4.2003 per morosità. Dunque parrebbe di dover delinkare il trasferimento a Tolentino dal Proto, se gli accertamenti della commissione sono degni di fede almeno stavolta. A meno che Ferrara e Proto non avessero fatto circolare i sospetti prima ancora di quella data. Inoltre manca nella relazione, la data di quando fu sfrattato da Madesimo 40 dove abitava, mentre a Fani 109 aveva ufficio.

La relazione della Moro2 sanifica la quaestio bb per partito preso : è una proposta di relazione redatta dal presidente fioroni, notorio depistatore, ex andreottiano, ex dirigente della fondazione italia-usa, essere ributtante. La data è 10.12.2015, e vi si dice che erano in corso ulteriori accertamenti : dove sono ? Insabbiati comme d´habitude.

Dulcis in fundo, mi ha finalmente risposto cortesemente il presidente dell´ANPI di Maniago, signor Fabio Passador, informandomi che al tempo della Resistenza Maniago era provincia di Udine e non di Pordenone, e che l´archivio storico dei loro partigiani sta a Udine, la cui ANPI ricorderete, mi aveva già risposto di non conoscere nessun partigiano Bruno Barbaro.

Peraltro il signo Passador non conosceva nessuna famiglia Barbaro a Maniago, ma questo potrebbe dipendere dal fatto che bruno la lasciò molti decenni fa con la famiglia, o che so io. Il figlio Fabrizio Barbaro, che pare abiti ancora a Tolentino, dovrebbe sapere molte cose - compreso forse, a che ora uscì di casa il padre il 16.3.1978 e per andare dove...

barbaro bruno non è mai stato partigiano, né tantomeno di sinistra. S´è inventato un passato partigiano di sana pianta per rifarsi una verginità antifascista dopo le rivelazioni di Proto sulla curiosa natura delle sue attività imprenditoriali e sul cognato gladiatore, e per mostrare di prendere le distanze dal pastore stocchi.

E se ha mentito spudoratamente sulla sua presunta partigianità, perché dovrebbe aver detto il vero sulla sua reale funzione a via Fani il 16 marzo a ridosso della strage ?

Il riconoscimento fasullo della fasulla partigianità di barbaro bruno, sa di ennesima operazione sporca di regime : da Tolentino l´anpi risponde che gli dettero il certificato su segnalazione anpi friulana ; da Udine e da Maniago l´anpi risponde che non ha mai sentito nominare un barbaro bruno partigiano, nato a Maniago il 26.9.1928.

Dunque parrebbe, che nessuno dall´anpi friulana abbia segnalato questo nome, quindi o anpi Tolentino è stata ingannata da impostore di regime spacciantesi per anpi friulana, o la stessa anpi Tolentino è infiltrata da talpe di regime.

È vergognoso che si rilascino tali certificati senza verifica a tale feccia dell´umanità.

Più esattamente, si trattò addiritture di una "medaglia della Liberazione" conferita a barbaro il 25 aprile 2016 a Macerata, e ritirata per lui da tal minnozzi lanfranco, allora presidente dell´anpi di Tolentino :

cronachemaceratesi.it/2016/04/25/il-messaggio-di-stella-rossa-cavarischia-i-miei-compagni-non-sono-morti-per-questa-italia-corrotta/799346/

E dulcis in fundo, per colmo di sfregio ai partigiani veri ed ai martiri di via Fani, l´anpi di Macerata ha inserito bruno barbaro nel suo comitato d´onore, dove quell´impostore delinquente campeggia anche da morto sulla home page :

https://www.anpimacerata.it/?page_id=9

Ho scritto, per chiedere spiegazioni di questo schifo, anche al presidente dell´ANPI di Macerata al 2016 (quando fu conferita la medaglia al barbaro), lorenzo marconi, il quale, se vivente nel 2022, non si è degnato di rispondermi.

Come vedete, fin dal dopoguerra con i bonanni, giù giù al 2016, dalla corruzione più sporca non si salva nessuno o quasi in questo paese - nemmeno l´ANPI. Partigiani veri ed onesti come Solismo Sacco si rivoltano nella tomba - insieme ai martiri di via Fani.

Giova citare a questo punto, ancora stralci del libro molto pertinente supra :

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2021/05/Esecuzione-capitale-invito-lettura-X.pdf

" Il 23 marzo 1971, a Milano, il conte Edgardo Sogno Rata del Vallino di Ponzone (durante la Resistenza capo dell’organizzazione Franchi quale fiduciario dei Servizi alleati, ex ambasciatore, politico del Partito liberale e da decenni referente italiano dell’anticomunismo atlantico)

deposita presso il notaio milanese Alessandro Guasti il più assurdo dei documenti: un giuramento anticomunista comprensivo di impegno omicidiario («esecuzione capitale»).

Il testo del documento top secret, sottoscritto anche da una ventina di ufficiali dell’esercito la cui identità non verrà mai rivelata, testimonia l’allarme atlantico per la crescente forza elettorale del Partito comunista italiano, ed è un vero compendio del fanatismo anticomunista, di

antica data, del conte Sogno:

´3) mi impegno, in seguito a designazione personale che mi venisse comunicata, a compiere personalmente e singolarmente, nei modi e tempi che mi verranno indicati, l’esecuzione capitale degli esponenti politici di partiti democratici responsabili di collaborazionismo coi nemici della democrazia e di tradimento verso le libere istituzioni´.

In pratica Sogno e i 20 ufficiali dell’esercito sottoscrittori del documento segreto, «tutti ex partigiani combattenti» – come preciserà il biografo-agiografo dell’ex ambasciatore, Luciano Garibaldi – «avrebbero sparato contro i responsabili dei partiti-fantoccio che si fossero

prestati a dar vita a una maggioranza [governativa] egemonizzata dal Pci. " :

7 anni dopo, detto fatto...

" Il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo testimonierà che secondo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (capo del Nucleo speciale antiterrorismo di cui Bozzo aveva fatto parte), le radici dell’enigmatico delitto Moro andavano cercate nella Resistenza partigiana ai tempi della guerra di liberazione, con particolare riferimento all’organizzazione Franchi di Edgardo Sogno. Infatti Dalla Chiesa, a detta del generale Bozzo, sospettava che nel sequestro e nell’uccisione del leader Dc fosse

implicata una struttura che «poteva aver avuto origine sin dal periodo della Resistenza, attraverso infiltrazioni nelle organizzazioni di sinistra e attraverso il controllo di alcune organizzazioni di altra tendenza. In particolare il generale mi segnalò l’organizzazione Franchi»."



CAPITOLO 9 : S.O.S. IN CODICE



https://www.lastampa.it/2012/07/15/vaticaninsider/moro-anni-tra-enigma-e-tragedia-1Qx9ZKJ2tZzzuDg7ApSeWI/pagina.html

Il teologo e giornalista gianni gennari racconta questo :

" Primo fatto. Gli “amici” di Moro e gli anagrammi delle lettere.

Qualche tempo dopo la morte di Moro venni a sapere che un gruppo di persone, tra gli amici di Moro, si erano dati da fare immediatamente, ancora nei giorni della sua prigionia, per capire qualcosa di più sulle sue lettere e su possibili 'messaggi' contenuti in esse. Sapevano, loro, e così mi hanno riferito, che Moro, soffrendo di insonnia frequente, durante le sue notti si dilettava con grande competenza di enigmistica, di rebus, di anagrammi, e pensarono di leggere con quel particolare "filtro" i testi delle lettere che arrivavano dalla prigione delle Br

[nota mia : questo, a detta di tre congiunti di Moro, il fratello Alfredo e i figli agnese e giovanni, è falso: essi non avevano mai visto Moro con la settimana enigmistica ; Moro la notte leggeva libri impegnati di teologia o romanzi seri, a quanto attestato dal figlio giovanni; in questi 44 anni, la vicenda degli anagrammi è stata riferita dal solo gennari : non mi risulta che nessuno dei protagonisti presunti, da Giorgio Bachelet a Sacconi a Malavolti ad altri che vedremo, abbia mai confermato la storia. Inoltre Moro e la sua famiglia erano estremamente riservati, non avevano amici intimi che frequentassero casa al punto da sapere che Moro soffrisse di insonnia e facesse anagrammi e rebus per ingannare la notte. Fine nota mia, riprende citazione di gennari].

Del gruppo facevano parte parecchie persone. Tra esse per esempio il prof. Giorgio Bachelet, fratello del più noto Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il prof. Filippo Sacconi e il Dr. Alberto Malavolti. Con loro “lavorarono” anche altri noti professionisti, e alcuni degli incontri di esame dei testi avvennero in casa di E. e G. L., miei amici, che mi informarono del fatto.

Durante gli incontri, dunque, l'attenzione era stata posta sui testi delle lettere in prospettiva di possibili anagrammi nascosti. Era un'idea bislacca per chi non avesse saputo che Moro aveva quell'abilità singolare. Per loro non lo fu. Avrebbe potuto utilizzare quelle lettere, Moro, per far sapere qualcosa al di fuori, ad eventuali anagrammisti esperti come lui? C'era, in quei testi, qualche messaggio cifrato? Con un lunghissimo e minuzioso lavorio, con le lettere dell´alfabeto separate scritte su pezzettini di carta disposti via via sul tavolo, che poi venivano conservati in un pacchetto di sigarette vuoto, il gruppo arrivò ad isolare prima una frase della lettera a Zaccagnini del 4 aprile, e poi un'altra della lettera alla Dc fatta arrivare al "Messaggero" il 29 aprile.

In ambedue i casi la frasi segnano, nel contesto, un brusco passaggio logico, ed in ambedue i casi si parla della "famiglia", interrompendo lunghi ragionamenti politici pubblici, per parlare improvvisamente del privato.

Eccole:

Dalla Lettera a Zaccagnini: "Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po' diverso"

[nota mia : questa frase non segna affatto un brusco passaggio logico nel suo contesto: Moro ha già terminato la parte politica, è andato a capo ed ha iniziato il congedo della lettera con la frase di passaggio : "Fatto il mio dovere d´informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso", a cui segue la frase anagrammata: dunque non si passa affatto improvvisamente al privato. È la lettera 6 dell´edizione gotor, Lettere dalla prigionia, 2018, p.14, scritta intorno al 31 marzo e recapitata il 4 aprile per gotor. Riproduzione dell´originale qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

p.55 di 122. Fine nota mia, riprende citazione gennari].

Dalla Lettera alla Dc: "E' noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte"

[ nota mia : questa lettera alla dc, la 82 gotor p.143, scritta il 27 aprile e recapitata il 28, è pervenuta in originale che trovate qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

(p. 79 di 122) : è lampante che la frase anagrammata, con cui inizia il foglio che Moro numera 9, è stata scritta in una versione diversa da quella del foglio 8 , e poi giustapposta a quel che precede a mo´ di collage : infatti gli inchiostri son di colore diverso, si tratta di parti scritte in tempi diversi e poi arbitrariamente giustapposte o da Moro o dai censori : dunque non ha senso anche qui, parlare di brusco passaggio logico e di improvviso salto di palo in frasca dal politico al personale. Fine nota mia, riprende citazione gennari].

Dopo tantissimi tentativi quel gruppo di amici di Moro giunse ai seguenti anagrammi, sorprendentemente convergenti:

Il primo testo: "Son fuori Roma, dove la Cassia in basso forma un´esse, vedo pini e bimbi".

Il secondo: "Le Br mi tengono prigioniero nel cottage a mattoni a sommo della valle di Formello tra Flaminia e Cassia: Aldo M."

Per precisione nel primo anagramma restava fuori una g, e nel secondo tre lettere: h, i, u.

I due anagrammi indicavano, se presi sul serio, un luogo abbastanza preciso: zona di Formello, tra Flaminia e Cassia. Quella zona è raggiungibile in meno di un quarto d'ora da via Fani, ed è ancora più vicina alla nota - adesso - via Gradoli, di cui si continua a parlare fino ad oggi.

[Aggiungo io per amor di precisione che, verificando gli anagrammi, il secondo :

È NOTO CHE I GRAVISSIMI PROBLEMI DELLA MIA FAMIGLIA SONO LA RAGIONE FONDAMENTALE DELLA MIA LOTTA CONTRO LA MORTE

effettivamente mi dà :

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M

A gennari restan fuori 3 lettere : h, i, u ; a me restan fuori h, i, a. Ma insomma al 99% ci siamo. Sul testo originale ci siamo, corrisponde a quello pubblicato qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

come lettera 71, alla DC, recapitata il 28 aprile anche se Gennari dice il 29, comunque è questa.

Va osservato però che è improprio parlare di anagramma, dove restano fuori ben 3 lettere.

Sul primo anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=198

" SE NON AVESSI UNA FAMIGLIA COSÌ BISOGNOSA DI ME, SAREBBE UN PO´ DIVERSO " :

il match qui è molto meno perfetto, a me avanzano ben 4 lettere non corrisposte, cioè presenti nell´anagramma ma assenti nella frase originale : F, R, O, M ; mentre a Gennari avanza non so come solo una G ; inoltre dalla frase originale, avanzano altre 5 lettere che non trovano corrispondenza nell´anagramma : E, N, G, S, G !! :

"SON FUORI ROMA, DOVE LA CASSIA IN BASSO FORMA UN´ ESSE, VEDO PINI E BIMBI ".

Vedere nella frase originale un tale anagramma qui, è dunque ridicolmente assurdo. Il problema critico poi in generale, è la lunghezza della frase e il numero delle parole, che francamente lasciano perplessissimi di primo acchito, quanto all´umana possibilità anche di intelligenza superiore, e virtuoso dell´enigmistica quale FORSE Moro ( però si legge che i figli agnese e giovanni, e il fratello Alfredo Carlo, abbiano smentito che Moro fosse enigmista) di combinare a memoria o anche per iscritto anagrammi lunghissimi. A questa obiezione risposero specialisti riconosciuti come peres e riva, adducendo esempi di ciechi che composero anagrammi complessi a mente ovviamente, e di virtuosi che lo fecero sempre a memoria. Tuttavia si tratta pur sempre di eccezioni, di casi eccezionali - Moro potrebbe esserne stato uno: ricordiamo che la sua generazione alla maturità portava tutte le materie e doveva mandare a memoria mezza divina commedia oltre al resto. Questa potenza mnemonica oggi si è persa. Ma ripeto: si tratta di casi eccezionali, vedere intenzione anagrammatica in queste frasi lunghe è implausibile, ha una probabilità scarsissima. Con questo pseudoanagramma, siamo ai limiti del depistaggio: perché sappiamo con certezza matematica dalla lettera a Manzari, dove Moro scrive un QUI che non può che significare a Roma (vedi infra), che lui era detenuto DENTRO e non fuori Roma : non certo a via Montalcini 8, dove non mise mai piede, e nemmeno nella favoleggiata Formello, ma altrove come delineerò nei prossimi capitoli.

Ovviamente se fai prove scritte, se cioè ti vedi scritta PRIMA la frase S.O.S., e poi da quella con calma tiri fuori la frase-contenitore, il discorso per un esperto diventa non dico agevole ma possibilissimo e immensamente più rapido ed efficace. Se ci caliamo concretamente nella sua situazione, nella cantina bunker di spagnuolo forse come vedremo, allora non riesco a immaginare che avesse sempre carcerieri appollaiati sulle spalle - la notte specialmente, ma anche molte ore del giorno.

E aveva il suo bagno privato a disposizione lì sotto, come vedremo : l´autopsia lo trova pulito e docciato regolarmente. E lo lasciavano scrivere, aveva carta e penna ad libitum. Quando i carcerieri uscivano e richiudevano la porta blindata dietro sé, anche se lo spiavano dall´occhio magico/telecamera etc., non potevano certo leggere quel che scribacchiava giorno e notte. Dunque lui avrebbe potuto fare prove scritte dei suoi messaggi cifrati, e poi che so, inghiottire le palline di carta o ancor meglio buttarle nel water e tirare la catena, o renderle illeggibili sotto al lavandino per poi buttarle nel cestino. Oppure fare le prove scritte chiuso in bagno, non credo lo spiassero pure mentre faceva i suoi bisogni. Stando a una presunta intercettazione del 1979 di conversazione tra due brigatisti in carcere, che parlavano per sentito dire pur non avendo partecipato al sequestro Moro, questi si faceva la doccia, si lavava anche quattro volte al giorno, "scriveva un casino" ; moretti nel 1994 conferma che Moro scriveva freneticamente, tutto il giorno (gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, pp.186 sq.). E possiamo non escludere del tutto che parte notevole di quel tempo di scrittura e di quelle quattro volte al giorno nel bagno fosse dedicato a escogitare, provare e riprovare crittografie come anagrammi e altre che vedremo. Ma per gli anagrammi, e anagrammi così lunghi imperfetti e problematici, la probabilità di intenzione anagrammatica da parte di Moro tende a zero.

Teniamo anche conto che Moro non stava partecipando a un concorso enigmistico, poteva pure permettersi anagrammi imperfetti, impuri, cioè con lettere avanzanti come accade nelle soluzioni Bachelet, purché passasse l´S.O.S., grazie anche al resto della segnaletica, quale spaziature innaturali, incongruità nel contesto, riferimenti inesistenti, mots-thème come famiglia/flaminia etc., vedi infra. Ecco perché preferirei al limite parlare qui di endogrammi - frasi criptate in altre frasi, quasi-anagrammi, para-anagrammi. Bambole russe verbali. Ma l´eventuale supporre da parte di Moro, che la famiglia o altri lettori suoi amici, decifrassero codici di tale complicazione e aleatorietà multicombinatoria, e ne acquisissero non si sa come certezza sull´ubicazione della sua prigione, è francamente quasi da escludere. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

Va aggiunto, avendo di fronte i testi autografi di Moro, che i due testi sono scritti in modo del tutto singolare, soprattutto il secondo. Moro interrompe la pagina 8 della lettera ben prima della fine del foglio, lascia un ampio spazio vuoto e comincia la pagina 9 ex abrupto con quella frase fuori contesto…

[ Nota mia : ripeto che quest´ultimo argomento non è scientificamente accettabile : della lettera alla DC con la frase in esame :

" È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte "

esistono diverse versioni, con manoscritto originale conservato per la prima. È la lettera 82 dell´edizione gotor Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, pp.140 sqq. L´originale della prima versione è qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

pp. 79 sq. Se è vero che nel foglio 8r, Moro lascia un poco di spazio in più del solito in fondo al foglio, ciò può essere dovuto al fatto che l´originale è un collage di diverse versioni scritte con inchiostri di diverso colore in momenti diversi, e poi mescolate, per cui il foglio 8 fu probabilmente riscritto, come ritiene lo specialista Michele Di Sivo a p. 32 (33 digitale) dell´introduzione, e poi aggiunto al foglio 9 della prima bozza che inizia con la nostra frase.

Tuttavia ciò non esclude anagramma, anche se non segnalato da spaziatura innaturale, ma abbiam già visto altre pesanti ragioni che portano a farci escludere quasi del tutto intenzione anagrammatica qui.Riprende la citazione di gennari] :

Secondo fatto. Vittorio Bachelet informò gli inquirenti.

Quel gruppo di amici di Moro, all'inizio del maggio '78, quando le ricerche ufficiali si erano impantanate, segnalò gli anagrammi alle autorità di Polizia. In particolare fu Giorgio Bachelet che ne informò suo fratello, Vittorio, che gli assicurò di averne dato comunicazione agli inquirenti. La cosa non ebbe seguito, allora, perché arrivò il 9 maggio. Resta il fatto che proprio Vittorio Bachelet fu ucciso, il 12 febbraio 1980, da un commando Br di cui faceva parte anche Anna Laura Braghetti, una che risulta tra i "carcerieri" di Moro"

[nota mia : ripeto che né Giorgio Bachelet né gli altri presunti anagrammisti citati, hanno mai confermato pubblicamente la storia, a quanto mi risulta: e nessuno glielo ha mai chiesto. L´unico a parlare di tutto ciò in questi 44 anni è stato gennari. Il figlio stesso di Vittorio Bachelet mi ha detto di aver appreso della storia degli anagrammi leggendo gennari, e non da suo zio o in famiglia. Riprende citazione.]

" Questa storia degli anagrammi rimase sepolta nella mia memoria, dopo il racconto che me ne avevano fatto i protagonisti - che mi avevano anche regalato il pacchetto vuoto di sigarette con i pezzettini di carta serviti a cercare gli anagrammi - fino al dicembre 1986. Ero giornalista a "Paese Sera", allora, e ne parlai con il Direttore, Claudio Fracassi, che volle consultare in merito, quasi per gioco, un suo amico notissimo esperto di enigmistica, Ennio Peres, che allora come oggi si occupava professionalmente di anagrammi su varie riviste, p.es. allora sul settimanale "L'Europeo" e poi su “La Stampa”.

Ebbene, Peres all'inizio fu molto scettico, affermando che da una frase si può tirare fuori tutto ed il suo contrario, ma dopo aver studiato i testi restò davvero colpito dalla singolarità degli anagrammi, e perplesso, e allora acconsentì a parlarne sul giornale.

[Nota mia : se questo peres era davvero un esperto, allora ha dato credito a tali pseudoanagrammi o per ragioni commerciali, cioè per vendere ai gonzi una storia curiosa, o perché fu complice di gennari nell´ennesimo depistaggio del caso Moro: gennari ha detto a me personalmente di essere amico di infelisi (il giudice depistatore dei 55 giorni, quello che non indagò sui proprietari delle targhe delle 3 o 4 o 5 macchine di gladio sul luogo della strage (bonanni, moscardi, servizi, ascenzi, zefferi) col pretesto assurdo che non poteva indagare su tutte le macchine di Roma; quello che dette immediato credito al depistaggio su Moro all´ambasciata cecoslovacca e su armi cecoslovacche mai usate a Fani ; quello che a inizio anni ´70 come riporta Flamigni, aveva collaborato coi piduisti spagnuolo e siggia : questo terrorista di regime, per gennari è un uomo probo !!!) ; e peres in gioventù negli anni ´60, era stato un militante fascista con avanguardia nazionale e amico del terrorista merlino mario. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

Il 2 dicembre '86, dunque, "Paese Sera" uscì con una prima pagina ed un mio ampio servizio, non firmato, e con un pezzo dell'anagrammista Peres che raccontava della sua ricerca professionale su quei testi e del loro possibile significato indicativo del luogo della prigione. C'erano, sul fatto, l'apertura di prima pagina e dentro altre due pagine intere, ed il giorno dopo, 3 dicembre, un'altra pagina intera, con il racconto di un collega, Enrico Fontana, che era andato nella zona di Formello, a cercare l'ipotetico posto cui rimandavano i testi di Moro: descrizione dello scenario di ville, prati, pini, costruzioni ricche e modeste immerse nel silenzio e nel verde".

[Nota mia : ho parlato con Fontana e mi ha detto di aver seguito a naso le suggestioni degli anagrammi, senza alcuna seria ricerca catastale o altrimenti documentale : tanto per rimpolpare la fake news insomma. Ma ecco un effetto indesiderato del probabile depistaggio: l´unica parte davvero plausibile e interessante di tutta questa storia: ricomincia citazione] :

" In realtà quasi immediatamente quella pubblicazione su "Paese Sera" un riscontro lo ebbe. Qualche settimana dopo - fine '86/inizio '87 - arrivò in redazione a Roma, a via del Tritone, un anziano distinto signore, chiedendo degli autori di quegli articoli sugli anagrammi. Mi telefonò il leggendario “portiere” del giornale, che si era informato sull’autore del pezzo, e gli dissi di inviarlo da me. Si chiamava Viktor Aurel Spachtholz, e si presentò con biglietto da visita, che conservo ancora, come pittore e grafico di fama internazionale, membro dell'Accademia Goncourt di Parigi e Senatore dell'Accademia Burckhardt di Zurigo, residente da decenni in Italia, a Vettica di Amalfi

[in realtà, Spachtholz abitava a Vettica minore soltanto dal 1978. Prima aveva abitato a Santa Marinella, ma era originario di Milano, nota mia. Il cognome lo aveva preso dalla madre tedesca immigrata a Milano, perché il padre li aveva abbandonati. Ricomincia citazione gennari].

Raccontava di aver combattuto nella resistenza antinazista, poi era rimasto in Italia. Di fronte al Direttore di “Paese Sera”, Claudio Fracassi, al collega ed ex direttore Piero Pratesi, che avevo subito chiamato e a me, egli disse che sulla base di quello che avevamo pubblicato era in grado di indicare la prigione di cui gli anagrammi parlavano. Secondo lui essa era nel sotterraneo della villa di un ex magistrato, importantissimo, il cui nome era comparso nelle liste della P2. Raccontò, Spachtholz, davanti a noi tre, che verso il 1976 aveva dato lezioni di pittura a questo ex magistrato nella sua villa in zona Formello

[la villa esisteva davvero ma non era affatto in zona Formello come vedremo, nota mia, ricomincia citazione]

e che una volta era sceso con lui, per brindare alla fine delle lezioni, nella cantina della villa, un vero e proprio bunker fortificato. Sorpreso dallo scenario inatteso egli aveva esclamato così, "Ma questa è una prigione!", ed il padrone di casa gli aveva replicato pressappoco così: "Noi da qui incendieremo l'Italia, e la salveremo"…

[ gennari da me contattato nel 2019, mi ha detto di non ricordare se Spachtholz parlò espressamente di Formello, più che altro indicò vagamente la zona, per poi focalizzarsi sul magistrato della villa, nota mia ].

" Era noto che proprio Moro, presidente del Consiglio, aveva avuto forti contrasti, ufficiali, con questo magistrato, che aveva dovuto dimettersi da ogni carica in relazione alla vicenda Sindona…Il racconto di Spachtholz aveva risvolti notevoli: se il discorso cadeva su quella persona, ovvio che entrasse in gioco anche tutto lo scenario della P2, dei Servizi Segreti deviati, della infiltrazione di piduisti nel comitato incaricato proprio in quei mesi di coordinare tutto quello che riguardava la gestione delle ricerche di Moro, della sua prigione, dei suoi sequestratori, dei mandanti e degli esecutori della strage di via Fani e del rapimento…Lo Spachtholz si offrì, subito, di accompagnarci a vedere la villa, ma era tardo pomeriggio, si doveva "chiudere" il giornale del giorno dopo, e con decisione immediata l'offerta fu per il momento declinata. Ci lasciammo con l´intesa che ci saremmo risentiti…

Va aggiunto, per la cronaca, che egli poche settimane dopo morì: fu trovato morto dai vicini nella sua casa di Vettica di Amalfi

[in realtà, a detta della padrona di casa di Spachtholz all´epoca, fu trovato morto da una contadina che curava il giardino, e che si era insospettita vedendo la luce accesa di giorno, nota mia].

Era anziano, sicuramente, ma era anche un personaggio singolare. Ho letto anche di recente su “Storia in Rete”, una rivista che va in edicola ma soprattutto su Internet, parecchie pagine interessanti e cariche di stranezze e misteri…"

[Nota mia : occorre aggiungere per obiettività che Spachtholz, oltre ad avere più di 70 anni, pare soffrisse di cuore, e prendesse regolarmente medicine cardiologiche prescrittegli, che gli portava fin dal 1978 un ragazzo suo amico, Antonio Porpora, oggi musicista classico, il quale ha confermato ciò su internet ed a me personalmente, ma che alla morte di Spachtholz già da tempo non abitava più ad Amalfi e lo vedeva solo molto di rado; certo la morte resta sospetta perché segue quasi immediatamente la rivelazione a Paese Sera della villa di spagnuolo, e perché va inquadrata in altri accadimenti sospetti a chiunque parlasse pubblicamente di quella villa, vedi sotto. E anche perché al momento della morte, Spachtholz era solo - viveva solo in una casetta isolata da tutte le altre abitazioni del circondario. La padrona di casa che lo ospitava gratis, signora Mariella Capuzzo, mi ha escluso che egli possa essere stato ucciso, sostenendo che il medico certificò la causa di morte come arresto cardiaco, e che il cadavere non presentava segni visibili di violenza inferta. Ma la signora al momento della morte di Spachtholz era a Roma. Quando la contadina scoprì il cadavere, erano già passate diverse ore dalla morte. Inoltre è strano quel che mi ha detto la padrona, cioè che la contadina, scoperto il corpo, invece di chiamare subito ambulanza e carabinieri, chiamò la signora a Roma, la quale si precipitò a Vettica ma contattò il medico solo dopo esser giunta, quindi dopo ulteriori ore. La signora Capuzzo mi ha detto che ciò fu dovuto alla mentalità "quasi araba" dei contadini amalfitani. Fatto sta che la signora non ricordava nemmeno se lei stessa avesse subito chiamato il medico da Roma o lo avesse fatto solo ore dopo, arrivata a Vettica. Inoltre la contadina aveva prima avvertito una vicina, e fu quest´ultima a telefonare alla signora a Roma: insomma nessuno, arabo o no, pensò di fare la cosa più naturale, cioè chiamare prima il medico e i carabinieri. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari.]

" Tornando a quel magistrato indicato da Spachtholz come padrone della “prigione”, tutti mi dicevano, allora, che era già morto. E invece ne parlai con un notissimo avvocato romano, il Dr. Zupo, cui mi indirizzò un conoscente comune, il Dr. Pietro Mascioli, il quale mi fece avere le fotocopie delle lettere di Moro e mi assicurò che allora, nel 1986, il soggetto era ancora vivo, rinchiuso nella sua casa presso Genova, e rifiutava di incontrare e vedere chiunque. Anche mons. Cesare Curioni, di cui ho già parlato, che per ragioni professionali lo aveva conosciuto ai tempi in cui era in carica come Ispettore generale presso il Ministero, e che aveva conoscenza di quella sua casa in zona Flaminia-Cassia, mi confermò che allora era vivo…"

[nota mia : si parla di carmelo spagnuolo, magistrato piduista, la cui villa era a Grottarossa come vedremo, ma al 1986 si era trasferito a Santa Margherita Ligure già da anni, quasi certamente fin dal 1979 - "coincidentalmente", da subito dopo sequestro e assassinio di Moro. gennari non fa quel nome : perché l´avvocato lo sconsigliò, credo per evitare le solite denunce per calunnia o diffamazione che stoppano il libero pensiero ovunque.

Ma è ragionevolmente certo che quel magistrato, patrocinatore di sindona, piduista, eversore come vedremo e compare di eversori, fosse spagnuolo carmelo, poi radiato dalla magistratura nel 1979. gennari stesso fornirà il nome, ma solo alla Moro2 nel 2017, 25 anni circa dopo la morte di spagnuolo e quasi due anni dopo la morte di gelli. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

" Ma alla pubblicazione su "Paese Sera" ci fu anche qualche altro riscontro. Ennio Peres, l'anagrammista che aveva firmato il suo pezzo da esperto di enigmistica, cominciò a trovare sulla sua segreteria telefonica messaggi singolari con ripetute minacce anonime, che si ripeterono per un po'. Di più: un notissimo personaggio presente nelle cronache dei tempi del terrorismo italiano degli anni '70, Mario Merlino, che lo conosceva da anni, incontrandolo lo prese ripetutamente in giro chiamandolo "Aldo"…

Ultimo fatto: alcuni mesi dopo il direttore di "Paese Sera" di allora, Fracassi, fu senza grandi spiegazioni pubbliche, dimesso dal suo incarico

[nota mia : gennari stesso mi ha detto che quest´ultimo fatto avvenne un sei mesi dopo l´articolo sugli anagrammi, dunque vedere causa-effetto tra i due eventi è dubbio. Ricomincia citazione].

Settimo fatto: 1988. La pubblicazione su "Giochi Magazine" e la fine "improvvisa" della rivista.

La faccenda parve finita lì, con un buco nell'acqua, per la verità un po' torbida, ma niente altro. Fino alla primavera del 1988. In vista del decimo anniversario della morte di Moro, Ennio Peres, l'anagrammista, mi chiamò una sera al telefono e mi chiese di tornare sulla faccenda per una bellissima rivista tutta dedicata ai giochi enigmistici. Mi disse che voleva fare un servizio specifico proprio su quei testi, come per un "gioco" logico, e che era già d'accordo con la direzione della rivista, ma che aveva bisogno di un pezzo che raccontasse la vicenda degli amici di Moro, della scoperta degli anagrammi, di Sciascia, di Paese Sera e di Viktor Aurel Spachtholz con la sua indicazione della villa nella valle di Formello

[nota mia : ripeto che Spachtholz non indicò affatto Formello come vedremo].

Lui avrebbe provveduto a raccontare la sua ricerca professionale sugli anagrammi e la storia delle minacce alla sua segreteria telefonica, ma appunto come per un gioco: di questo si occupava la rivista.

Scrissi il mio pezzo, e per prudenza lo firmai Ersilio Quarelli. Peres scrisse il suo, ed il bel servizio, quattro pagine e foto, uscì nel numero di marzo 1988 della rivista, che aveva in copertina un bel ritratto di Gianni Agnelli, un servizio sul "Nome della Rosa" di Eco ed un annuncio: "Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere". La rivista era al n. 3 del secondo anno di vita, ed il Direttore, Giuseppe Meroni, nella presentazione del numero cominciava parlando dell' "enigma nelle lettere di Moro", e proseguiva annunciando i prossimi numeri pieni di sorprese, di giochi, di regali per i lettori.

Nel testo pubblicato, all'ultimo momento, su consiglio dell'avvocato della Direzione, che in seguito mi dissero si chiamava Corso Bovio, Meroni aveva omesso il nome del padrone della villa indicata da Spachtholz, indicandolo soltanto come un potente ex magistrato, ma il resto era rimasto esattamente come io ed Ennio Peres avevamo scritto.

La sorpresa, per me fulminante, fu che appena il numero di "Giochi Magazine" arrivò nelle edicole, venni a sapere che non solo il giornalista Giuseppe Meroni non era più direttore del giornale dell'editore Monti, ma anche e soprattutto che la rivista era stata chiusa. Quello del marzo 1988 è stato, per quanto ne so, l'ultimo numero di "Giochi Magazine", rivista fino allora brillante e di grande successo, arrivata appena al terzo numero del suo secondo anno. Nessuno mi ha mai saputo dire perché, e se quella pubblicazione ha avuto qualche parte nella fine della rivista e nel licenziamento del Direttore. Il dubbio, tuttavia, ha del curioso. Se poi uno pensa che è noto che il nome dell'editore Monti era stato tra quelli dell'elenco famoso di Villa Wanda, della P2 di Licio Gelli, allora la curiosità aumenta…E' anche singolare, mi pare, che dopo aver pubblicato su "Paese Sera" il racconto, nel 1986, dopo averlo ripetuto su "Giochi Magazine", e infine ancora su "Paese Sera" nel 1988 nessuno mi abbia mai chiesto per anni qualche chiarimento. E' davvero così improponibile, e campata in aria, tutta questa vicenda?

Per completezza aggiungo che su "Paese Sera" io scrissi un servizio, lo stesso giorno dell´uscita in edicola della rivista, che annunciava la sua pubblicazione. Nessuna eco. Sulla rivista “Storia in Rete”, poi, il giornalista Andrea Biscàro ha scritto un articolo interessante proprio sulla vicenda di “Giochi Magazine”, ma il “busillis”, a mio parere, rimane intatto. "

Quest´ultima storia di giochi magazine è l´unica parte plausibile, e che fa davvero sospettare che furono non gli anagrammi, ma il mettere in mezzo il piduista spagnuolo da parte di Spachtholz, a far chiudere la rivista : è per questo che la villa di spagnuolo, dentro Roma e non fuori, si candida come possibile prigione di Moro come vedremo nei prossimi capitoli. Possibile, non certa, ma molto probabile.

gianni gennari tornò poi sulla vicenda nella sua audizione alla Moro2, nel 2017, stavolta facendo il nome del magistrato della villa di "Formello" (ricordo che Formello era solo indicazione di zona, non di precisa ubicazione) :

http://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2017&mese=10&giorno=04&idCommissione=68&numero=0152&file=indice_stenografico#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

(audizione di gianni gennari alla Moro2, 2017) :

" GIANNI GENNARI . La cosa più importante, però, è che... Nella mia vita c'è stata una successione di fatti, ecco perché la memoria scritta che vi consegno è importante, e l'ultimo fatto è il più sconcertante. L'anno dopo, nel 1979,

[non capisco perché qui gennari parli del ´79 quando nell´articolo citato supra parlava dei 55 giorni, ndr]

una famiglia di amici, qui a Roma – se volete, faccio pure il nome: Enrico Longo, che era funzionario della Presidenza del Consiglio, e Gioia Longo Di Cristofaro, che è ancora oggi docente all'Università di Roma come antropologa, discepola di Tullio Tentori – durante la vicenda Moro, in un incontro con altre cinque o sei persone, tra cui Giorgio Bachelet, fratello di Vittorio Bachelet, si misero in testa di tentare di studiare gli anagrammi su alcune frasi incomprensibili delle lettere di Moro e isolarono due testi. Il primo era: «Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso»; l'altro era: «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Dicevano – io non so se è vero, ma tra loro c'era gente che conosceva Moro da quarant´anni – che Moro si dilettava di giochi di anagrammi eccetera. Isolarono due frasi e me le sottoposero. Io lavoravo anche a «L'Europeo», in quel momento – era già il 1979-80 – e conoscevo un anagrammista speciale, Ennio Peres, che è ancora vivo. Gli diedi il pacchetto di sigarette dentro cui avevano messo le lettere dell'alfabeto per vedere che cosa... Peres in un primo momento fu scettico: «Qualsiasi cosa si può trovare con tutte queste frasi». Però, poi, a ragion veduta, fu sorpreso, perché rimanevano fuori una sola lettera nel primo anagramma e due sole lettere nel secondo anagramma [qui gennari è impreciso, vedi supra, nota mia]; erano due frasi che, anagrammate, parlavano di una casa tra la via Flaminia e la via Cassia, una specie di sotterraneo dalle cui finestre si vedevano...

PRESIDENTE . Bimbi.

GIANNI GENNARI . Pini e bimbi.

La cosa rimaneva così. Ero allora praticante a «Paese Sera» e incaricammo – eravamo nel 1986 – un collega, Enrico Fontana, di andare a vedere da quelle parti. Fontana individuò un caseggiato con un sotterraneo di mattoni rossi eccetera e la cosa uscì sul giornale.

[Nota mia : ripeto che ho parlato con Fontana nel 2018, mi ha detto di aver seguito le suggestioni degli anagrammi, ma senza fare riscontri catastali su chi fosse il proprietario del caseggiato da lui individuato, né ricordava dove fosse.]

Questa cosa non ebbe alcun riscontro. Ci fu soltanto l’«Avanti!» che allora dette un trafilettino di quattro righe. Però, io qui ho gli originali della prima pagina di «Paese Sera», che parlava di «mistero Moro» eccetera. Questa cosa non suscitò alcun interesse da parte della stampa, salvo un trafiletto de l’«Avanti!».  

Pag. 5. Successe, però, che quindici giorni dopo si presentò a «Paese Sera» un anziano signore, Viktor Aurel Spachtholz – io qui ho il suo biglietto da visita, che ci ha rilasciato – il quale disse di sapere quale poteva essere la casa e ci raccontò che in quella casa aveva fatto lezioni di pittura a un importante magistrato italiano, di cui fece il nome (nei miei scritti io non l'ho fatto, neppure nell'ultimo): Carmelo Spagnuolo, il magistrato che fu deposto, forse anche per intervento di Moro, in conseguenza, se non vado errato, della vicenda Sindona. Spachtholz aveva fatto lezioni di pittura a questo ex magistrato e un giorno, quando festeggiarono un evento, la vendita di un quadro o la fine delle lezioni, lo portò in un sotterraneo. Al racconto di Spachtholz erano presenti Claudio Fracassi e Piero Pratesi, quindi non ero solo. Erano presenti perché quando il portiere di Paese Sera – che, giustamente, era molto proletario – mi aveva detto: «C'è un signore strano, coi calzoni alla zuava, che vuole parlare con te», io mi premurai che ci fossero pure il direttore e l'ex direttore, appunto Claudio Fracassi e Piero Pratesi. Piero è morto. È stata una persona straordinaria. Fracassi credo che sia vivo, per fortuna quindi potrebbe confermare il racconto. Quel signore venne su e disse che sapeva che in quella casa c'era... La casa era di Carmelo Spagnuolo e...

PRESIDENTE . Eravamo rimasti al punto in cui Spagnuolo era sceso nel sotterraneo.

GIANNI GENNARI . Per festeggiare scesero giù nello scantinato, dove c'era una serie di botti di vino. Spachtholz disse: «Ma questa non è una cantina, questa è una prigione», e Spagnuolo gli avrebbe risposto: «Da questa prigione cambieremo la vita dell'Italia». Ovviamente...

PRESIDENTE . Però era il 1979 quando Spagnuolo gliel'ha detto? O prima?

GIANNI GENNARI . No, prima, prima. Prima ancora della vicenda Moro. La cosa risaliva all'inizio o a metà degli anni Settanta

[in realtà, risaliva al 1977, vedi infra, nota mia, e questo rende la testimonianza di Spachtholz ancor più rilevante per il sequestro Moro per la vicinanza temporale.]

La cosa interessante è che lui voleva andare subito. Noi, ovviamente, siccome era pomeriggio e dovevamo chiudere il giornale eccetera... Però, poi, su «Paese Sera» – era il 1986 – uscirono queste pagine di Enrico Fontana. 

Una cosa che sorprende, però, è che in mezzo a queste cose uscì il libro di Leonardo Sciascia,   L'affaire Moro. Io avevo avuto conoscenza di Leonardo Sciascia quando aveva scritto Todo modo. Il mio primo ingresso a «Paese Sera» fu per una presentazione di quello strano film sul romanzo di Sciascia. Sciascia, esaminando la vicenda Moro, analizza esattamente le stesse due frasi e dice: «Qui dentro ci deve essere un messaggio». Sono tutte e due le frasi che avevano isolato i miei amici Gioia Longo e Giorgio Bachelet. Tra l'altro, Giorgio Bachelet aveva avvertito di questa decifrazione il fratello, che è stato ucciso nel 1980.

La cosa sorprendente è che noi non andammo immediatamente, però quindici giorni dopo venimmo a sapere che Viktor Aurel Spachtholz era stato trovato morto in casa sua a Vettica di Amalfi. Arrivò il 1988. Ennio Peres mi telefonò e mi disse: «Guarda, sta per uscire una nuova rivista magnifica, straordinaria, tutta basata sui giochi di anagrammi eccetera. Perché non tiriamo nuovamente fuori la vicenda di cui abbiamo parlato due anni fa?» Io dissi: «Va bene, ritiriamola fuori». Feci parecchia resistenza. Poi – io qui ho anche la fattura – mi dettero un milione e accettai. Non ho scritto assolutamente niente di nuovo. Ho scritto quelle cose che avevo già detto. Uscì il numero della rivista, «Giochi Magazine», con in primo piano Agnelli e con: «Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere». C'erano quattro pagine, due mie, firmate Ersilio Quarelli (ho usato uno pseudonimo) e le altre due, invece, di Ennio Peres, l'anagrammista che analizza la cosa. Nell'anticipazione del giornale il direttore Giuseppe Meroni parla dello scoop e annuncia: «I prossimi numeri saranno ancora più magnifici» eccetera. Esce «Giochi Magazine», e lo stesso giorno, o il giorno dopo, il direttore è licenziato e la rivista viene chiusa, soppressa. Questo numero è l'unico numero della rivista che è uscito. Pag. 6 L'editore era di Bologna e so che era un petroliere. Credo che qui qualcuno si ricordi il cognome. Adesso non me lo ricordo.

ENRICO BUEMI . Ci sarà scritto nella rivista qual era la società editrice.

GIANNI GENNARI . Nel memoriale che vi lascio c'è. È un memoriale che racconta tutta questa storia e in cui si parla di Curioni, di Macchi, di Paolo VI...

PRESIDENTE . Su Curioni le dobbiamo fare due o tre domande.

GIANNI GENNARI . Va bene.

Quello che mi sorprende – posso dirlo con molta tranquillità? – è che le cose mi vengano chieste trentanove anni dopo. Siccome queste cose non è che sono state nascoste – le ho pubblicate, le ho scritte su «Paese Sera», le ho ripetute altre volte – per fortuna, trentanove anni dopo qualcuno mi chiede conto.  

Per quanto riguarda le trattative, ho difeso – e qui ho un biglietto della moglie di Zaccagnini, che mi ringrazia – con forza la memoria sia di Paolo VI sia di Zaccagnini, e anche, in qualche modo, quella di Berlinguer. Io ero a contatto con Berlinguer attraverso Tonino Tatò...  

PRESIDENTE . L'editore di «Giochi Magazine» era il gruppo Monti-Riffeser.

MASSIMO CERVELLINI . La casa dell'ex magistrato, la potenziale casa prigione, rispondeva alle verifiche che faceste, soprattutto Pag. 12 anche sugli aspetti esterni, quelli che venivano richiamati ?

GIANNI GENNARI . I mattoni rossi, sì, eccetera...

MASSIMO CERVELLINI . E anche pini e bambini, per capirci?

GIANNI GENNARI . A prima vista sì. Io sentii pure parlare di un asilo infantile che era nelle vicinanze. Tra l'altro, da quella casa in 6-7 minuti si arriva a via Fani.

[ Qui gennari confonde assurdamente la casa individuata da Fontana sulla base di pure suggestioni tratte dagli anagrammi nel 1986, con la villa di spagnuolo che invece stava a Grottarossa, nota mia]

MASSIMO CERVELLINI . Seconda domanda: gli esperti di anagrammi hanno trovato anche altre frasi che permettevano l'esclusione di poche...?

GIANNI GENNARI . No. La cosa veramente singolare, è il modo con cui Moro presenta queste frasi. Per esempio in una delle due frasi, poco prima parla dell'onorevole Misasi, quindi lascia un terzo di pagina bianca (qui tra le cose che lascio c'è la fotocopia, ma voi l'avete sicuramente) e poi comincia con «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Ex abrupto una frase assolutamente incomprensibile per chi conosceva Moro... Quali erano i gravissimi problemi della famiglia di Moro? Non c'erano.

  GERO GRASSI . C'erano. C'erano, e lui li sapeva bene. C'erano ed erano inimmaginabili a chi stava fuori.

  GIANNI GENNARI . Lei sa cose più di me, quindi...

[Nota mia : grassi ha ragione : erano problemi legati al fragile equilibrio mentale e alla salute di maria fida, cui accenna Moro in una lettera; alla situazione economica di anna, anch´essa citata nelle lettere ; ma anche alla ribellione nevrotica e violenta dei figli nei confronti del padre, soprattutto di anna stessa, al cui matrimonio Moro e la moglie non erano neppure andati si legge; e anche di giovanni, il quale con la sua associazione febbraio 74, aveva addirittura fatto campagna contro la dc poco tempo prima, e col padre a stento si parlava più : dunque pensare che se Moro scrive dei gravissimi problemi della sua famiglia per segnalare anagramma con un riferimento inesistente qui, è sbagliato. Riprende citazione.]

PRESIDENTE . Al di là di questo, la domanda del senatore Cervellini è : queste cose la Polizia e i Carabinieri le hanno verificate? O vi hanno ritenuto un po’...?

Per esempio, nel caso di una seduta spiritica, che era afferente quanto l'anagramma, sono andati in un paesino della mia provincia che si chiama Gradoli alle cinque della mattina. Invece, qui, nel caso degli anagrammi, non sono andati a vedere.  

GIANNI GENNARI . L'unico effetto di quella cosa degli anagrammi...

PRESIDENTE . Fu la chiusura di questa rivista.

GIANNI GENNARI . Fu la soppressione della rivista «Giochi Magazine»."

Riassumendo : Moro non fece alcun anagramma ; se la storia del circolo di Giorgio Bachelet è vera, almeno in parte, allora furono i suoi partecipanti a voler vedere in quelle frasi la conferma di quel che fosse già pensavano dopo la "scoperta" del covo di via Gradoli 96 il 18 aprile : cioè che la prigione di Moro doveva essere in zona, non lontana da lì. E paradossalmente, vedremo che ciò è vero. O forse la storia delle sedute anagrammistiche servì a celare una soffiata, come la storia della seduta spiritica servì a celarne un´altra. Ecco perché è utilissimo soffermarsi su queste vicende di per sé assurde, di primo acchito.

Vedremo nel capitolo seguente che la villa descritta da Spachtholz esisteva davvero, era davvero a Roma Nord anche se a circa 22 km da Formello, a Grottarossa, e vi aveva davvero abitato carmelo spagnuolo, magistrato piduista della ristretta cerchia di gelli, eversore e mafioso e acerrimo nemico personale di Aldo Moro.

Tutta la geozona a nord di Roma, tra Cassia e Flaminia, è vulcanica : https://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano_Sabatino

La prima prigione di Moro era probabilmente bensì in questa zona, ma 22 km circa a sud di Formello, a Grottarossa, che prende il nome dai tufi rossi vulcanici che la caratterizzano: http://www.provincia.rm.it/dipartimentoV/SitoGeologico/editore/documentiUpload/02_IDROG_CAP.%201.PDF

p.14 di 37, B) 1.3.5.

di giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, prima ed. 2003, p.259, cita la perizia Lombardi sul terriccio sulle suole di Moro morto :

" UNA PARTE DEL MATERIALE RINVENUTO SOTTO LA SUOLA DELLE SCARPE INDICA CHE LA VITTIMA, IN EPOCA ANTERIORE A QUELLA IN CUI È TRANSITATA SULLA SABBIA DEL LITORALE, HA CAMMINATO SU UN TERRENO VULCANICO TIPICO DELLE ZONE INTERNE E PERITIRRENICHE DEL LAZIO :

L´AREA DI PROVENIENZA DI PARTE DEL MATERIALE COMPONENTE QUESTE INCROSTAZIONI È LA REGIONE OCCUPATA DAI PRODOTTI DEI VULCANI SABATINI,COMPRESA TRA ROMA E L´AREA DEL LAGO DI BRACCIANO O, IN VIA SUBORDINATA, IL TERRITORIO DEI COLLI ALBANI " :

http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/11/+++30-35-caso-moro-spachtholz-5-puntata.pdf

http://www.progettoalternativo.com/2016/10/la-massoneria-quel-grumo-di-potere-che.html

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2010/12/caso-moro-spachtholz-linchiesta.html

Vi sono poi dei riferimenti inesistenti nelle lettere, che potrebbero veicolare messaggi in codice extraanagrammatici. Un esempio è quello dei pompieri della Spagna, di cui parla questo poster nel 2008 :

" … il secondo magistrato [che indagò sul Ghetto ebraico…] fu il Pm Luigi De Ficchy. Questi era rimasto colpito dal passaggio di una lettera di Moro al nipotino: ‘… ricordi quando ti ho regalato i pompieri spagnoli?…’. Ai famigliari non risultava avesse mai fatto un simile dono al bambino e la frase fu quindi interpretata come un messaggio. De Ficchy individuò uno stabile in via dei Pompieri, proprio alle spalle di via Caetani, che era stata la vecchia sede dell’ambasciata di Spagna. Alla fine le indagini si interruppero senza arrivare a nulla di concreto…

Il passaggio in questione è contenuto nella lettera a Luca Bonini, il nipotino di Aldo Moro, una lettera non recapitata che sarà rintracciata alcuni mesi dopo nel covo di via Monte Nevoso a Milano…

Mio carissimo Luca,

non so chi e quando ti leggerà, spiegando qualche cosa, la lettera che ti manda quello che tu chiamavi il tuo nonnetto. L’immagine sarà certo impallidita, allora. Il nonno del casco, il nonno degli scacchi, il nonno dei pompieri della Spagna, del vestito di torero, dei tamburelli…" :

http://old.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2474&com_mode=thread&com_order=1&com_id=112914&com_rootid=112732

È errato pensare a via dei Pompieri come collegata in qualche modo a una lunga prigionia di Moro nel ghetto : sappiamo con certezza dall´analisi dei terricci e dei frammenti vegetali sulle suole e sui vestiti di Moro, che nel ghetto ci fu portato solo a maggio. Fino a fine aprile almeno, era a Roma nord, tra Cassia e Flaminia se l´ipotesi Grottarossa sarà provata. Poi passò al litorale laziale, e solo negli ultimissimi giorni se non addirittura l´ultima notte finì nel ghetto. Quella lettera dei pompieri spagnoli non viene dal ghetto (peraltro via dei Pompieri è ben FUORI del ghetto) e non ha nulla a che vedere con ex sedi di ambasciate spagnole.

Ma allora, cosa stava cercando di comunicare il povero Moro? Era un messaggio in codice, questo è chiaro : c´era la bandierina di segnalazione : i familiari escludevano che Moro avesse mai regalato al nipotino pompieri spagnoli.

La lettera in esame è la 17 a luca, qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

ma il sito non riporta alcuna datazione nemmeno ipotetica. Né la breve lettera contiene a prima vista elementi che consentano di datarla. Anche quest´altro sito non offre alcuna proposta di datazione :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=210

La 17 fa parte di un gruppo di lettere che paiono scritte nello stesso giorno, sono come dei testamenti a familiari e amici, dice addio a guerzoni in una etc., il tono è quello di chi sa che l´esecuzione è vicina. Potrebbe collocarsi attorno al 5 maggio o poco prima, quando Moro scrive altre lettere di addio a Eleonora, e allora è sul litorale laziale, come lascerebbero pensare i riferimenti al mare nel resto della lettera.

Per ragioni di completezza e obiettività, vi cito ora tutta la parte dell´audizione de Ficchy della Moro2, dove si solleva un polverone inconcludente come al solito, però è interessante la menzione dell´intervista a gallinari sulla lettera al nipotino (ammesso che sia la stessa ) :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2015/03/24/indice_stenografico.0028.html#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

" [parla de Ficchy] L'ultimo discorso che ricordo sulla prigione di Moro riguarda una delle lettere scritte da Moro alla famiglia, nella quale si fa riferimento a un giocattolo che aveva regalato a un nipotino, un giocattolo cui si riferisce come «i pompieri spagnoli». Poiché sembrava che non ci fosse alcun giocattolo che potesse essere riferibile a dei pompieri, tantomeno spagnoli, venne Pag. 15 l'idea – non ricordo se a me oppure alle forze dell'ordine che con me indagavano – di trovare un riferimento a un' altra prigione, ossia che Moro avesse voluto far passare una qualche notizia sulla prigione in cui era ristretto.

Guarda caso, andammo a fare degli accertamenti su via dei Pompieri, che è vicino a Largo Argentina e via Caetani, dove poi viene ritrovato il corpo di Moro. In via dei Pompieri viene individuata la sede di una vecchia ambasciata spagnola. Mi ricordo che io acquisii, o dal catasto o in altro modo, le piantine di quell'edificio, ma anche questo fu un riferimento che non portò a niente.  

Tra l'altro, in relazione al discorso che facevamo prima su Fiumicino, c’è il discorso [...]  MIGUEL GOTOR. A mettere gli occhi su questa lettera si arriva perché c’è un'intervista che esce sull’Espresso dopo gli anni Novanta e, quindi, dopo il ritrovamento delle fotocopie in manoscritto delle lettere di Moro.

PRESIDENTE. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991.

MIGUEL GOTOR. Quando dico «mettere gli occhi», non intendo la magistratura. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991. Dopo gli anni Novanta Gallinari risponde all'intervistatore e gli dice: «Noi non censurammo nulla di Moro. Ah, ora ricordo, forse sì: una lettera al nipotino dalla quale si poteva dedurre il luogo dove fosse tenuto».

Quella lettera colpisce. Effettivamente nel 1991 – sono elementi agli atti, che sono già consultabili – in via dei Pompieri censiscono tutti gli abitanti del posto. C’è Pag. 16 l'idea che a via dei Pompieri, dove c'era una sede di case dell'opera spagnola, o una cosa del genere, potesse...

La lettera effettivamente, se noi la leggiamo sulle indicazioni che ci fornisce Gallinari, fa un po’ impressione, perché ci sono tre luoghi in cui Moro chiaramente spiega di essere a Roma, ma un po’ fuori. Lo dice in questo modo: «Ora il nonno è un po’ lontano, ma non tanto che non si stringa idealmente a te». Poco dopo scrive: «Io sono qui, ma un po’ fuori». Qual è il punto ? La lettera finisce con tutta un'ambientazione marina. Ci sono quattro o cinque righe in cui, all'improvviso, Moro dice: «Fai compagnia, oltre che a papà e a mamma, alla tua cara nonna, che ha più che mai bisogno di te e, quando sarà la stagione, una bella trottata con i piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone al tuo gommoncino».

PRESIDENTE. Di che data è la lettera ?

MIGUEL GOTOR. Su questo non ero pronto. Questa lettera è stata ritrovata soltanto nel 1990 e la data... Questo conferma l'indicazione di Gallinari.

PRESIDENTE. Se la data è prossima al 9 maggio, allora... Se non è prossima al 9 maggio, delle due l'una: o è vera via dei Pompieri, o è vero il mare, perché, a meno che non abbia il dono della preveggenza, è difficile che possa comunicare dove l'avrebbero portato da morto.

MIGUEL GOTOR. «Luca dolcissimo, insieme col nonno, che ora è un po’ fuori, ci sono tanti che ti vogliono bene». Effettivamente, se io sono il rapitore di una persona che scrive questa lettera...

PRESIDENTE. Non la consegni. Infatti, non l'hanno consegnata. Non mi sta dicendo, però, la data.

MIGUEL GOTOR. Non sono datate le lettere di Moro. Non è di facile...

PRESIDENTE. A meno che non l'abbia scritta il 7 o l'8 maggio, o comunque dopo il 5, l'idea che sapesse dove l'avrebbero ammazzato è una cosa complicata. O il mare è la lontananza, come il vento, nel qual caso si trattava di un riferimento dell'animo...

MIGUEL GOTOR. No, Gallinari dice: «Noi una lettera a Luca non l'abbiamo distribuita perché si capiva dove stava tenuto». Uno va a vedere le lettere a Luca, che sono tre o quattro, e trova questa lettera.

PRESIDENTE. Sto solo dicendo che le ambientazioni sono due: o quella a trecento metri, in via dei Pompieri, il che renderebbe plausibile che l'abbiano preso e portato lì da morto, oppure quella marina, nel qual caso i pompieri...

MIGUEL GOTOR. Sto dicendo che mi sembra molto più plausibile – se vogliamo, poi approfondiremo la questione di Fiumicino e Fregene – che il problema sia che da questa lettera ci potesse essere un'indicazione, ed è Gallinari stesso a dircelo, di dove Moro fosse tenuto. Ciò è in contraddizione con tutte le versioni ufficiali della vicenda Moro.

PRESIDENTE. Non ho capito se lei propende per via dei Pompieri o per Fiumicino.

MIGUEL GOTOR. Via dei Pompieri equivale al tamburello, a via del Tamburello, e si va avanti a giocare così. Invece in questa lettera ci sono tre passaggi dove Moro dice: «Sono qui, ma un po’ fuori. Sono qui, ma un po’ lontano» e finisce in un'ambientazione marina. Tutto qui.

GERO GRASSI. È già molto quello che dice in questa lettera.

MIGUEL GOTOR. Infatti non viene recapitata.

GERO GRASSI. Quella lettera ci dice una cosa importantissima, ossia che via Pag. 17 Montalcini scientificamente non è stata l'unica prigione di Moro e che la seconda...

PRESIDENTE. C’è anche una signora sullo scenario di via Fani, dalla quale la Commissione ha assunto sommarie informazioni in questi giorni, che sostanzialmente dice di aver visto la Renault al mare.

MIGUEL GOTOR. Scusate...

PRESIDENTE. Ha trovato la data che non c'era ?

GERO GRASSI. Non c’è la data.

MIGUEL GOTOR. Gallinari dice queste cose in un'intervista a Mario Scialoja il 19 ottobre del 1990 all’Espresso, esattamente all'indomani, pochi giorni dopo il secondo ritrovamento di via Monte Nevoso.

Vi leggo cosa dice Gallinari, che io prima ricordavo a memoria: «Furono rarissime le occasioni in cui venne posto un veto alla spedizione dei messaggi e una delle lettere non consegnate è stata proprio quella al nipotino Luca, pubblicata nei giorni scorsi, perché conteneva vari elementi che avrebbero potuto favorire le indagini».  

GERO GRASSI. Si evince una cosa molto chiara, ossia che in questa lettera non c’è alcun riferimento a via Montalcini. Comunque la si giri e la si volti, questa lettera non porta in via Montalcini. Punto. Non è poco, soprattutto perché questa dichiarazione la fa Gallinari, che noi sappiamo essere stato uno di quelli... Tutto questo contraddice tutti coloro che parlano di via Montalcini.

PRESIDENTE. Gallinari è uno di quelli che hanno parlato sempre di via Montalcini.

GERO GRASSI. Sì, ma attenzione. Di via Montalcini non parla solo una persona tra i brigatisti: Moretti. Tutti gli altri parlano di via Montalcini. Moretti non ammette mai e non parla mai di via Montalcini. Questo ad adiuvandum, per la storia. "

Cerchiamo di fare chiarezza : via dei Pompieri non ci può entrare nulla di nulla con la prigione di Moro e con le indagini paventate da gallinari, perché sta FUORI, BEN FUORI del ghetto, oltre via arenula :

https://www.tuttocitta.it/mappa/roma/via-dei-pompieri-28

Mentre gli ultimissimi giorni e notti, se non soltanto l´ultima notte, Moro li trascorse DENTRO il ghetto, e il luogo dell´assassinio era a non più di 50 metri da via Caetani come stabilito dai periti in base ai fili di un deposito di tessuti attaccati alle ruote, che sarebbero volati via se la macchina avesse percorso distanze superiori. La distanza minima in auto da Pompieri a Caetani è invece di 550 metri stando a google.

Dunque gallinari non poteva aver censurato la lettera a luca, ammesso che stesse parlando di quella dei pompieri, per via di via dei Pompieri che non ha mai avuto a che fare col sequestro Moro e quindi come riferimento, oltretutto aperto e non criptato, non poteva aiutare le indagini ma solo depistarle - come in effetti è avvenuto.

Saremmo dunque con questa lettera a fine aprile/primi di maggio, quando stando alla relazione Lombardi, Moro calpesta la sabbia del litorale laziale, tratto compreso tra Focene e Marina di Palidoro. Ci stiamo avvicinando ai veri pompieri della lettera...Li sveleremo a breve.

L´altra lettera a luca non recapitata contiene ulteriori riferimenti al mare :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=255

Lettera 62 a luca bonini, non recapitata :

" Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua cor{sa} al cuscinone nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore."

Il {sa} è integrazione editoriale, perché il margine destro della fotocopia del manoscritto, ritrovata a ottobre 1990 in via Monte Nevoso, è tagliato. L´originale non è pervenuto, la lettera non fu recapitata (gotor Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, p.134, note 1 e 3).

La fotocopia è riprodotta qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD2/X%20LEG%20DOC%20XXIII%20N%2026.PD

p. 76.

Costretto ad allontanarsi un poco potrebbe riferirsi al primo cambio prigione da Roma nord al litorale, a fine aprile/inizio maggio quando stando sempre alla perizia Lombardi che datò le infiorescenze nella sabbia addosso a Moro ed analizzò chimicamente quella sabbia, questi calpesta una spiaggia X tra Focene e Marina di Palidoro. Oppure al secondo, da quella spiaggia al ghetto, in gommone risalendo il Tevere come stiamo per vedere.

Quella strana cosa monca, cor{sa} al richiama il kursaal di Ostia/Castelfusano. Solo che il prof. Lombardi escluse che la sabbia su Moro venisse da Ostia, e la collocò geologicamente tra Focene nord e Marina di Palidoro. Ma forse Moro con il suo corsa al richiama kursaal come termine generico, come dire sono in uno stabilimento balneare sul litorale laziale non lontano da Roma - qualcuno ha parlato di un lido della guardia di finanza come possibile prigione litoranea. La guardia di finanza era allora in mano al criminale piduista raffaele giudice, che rispondeva solo a gelli proprio come spagnuolo. Quel lido potrebbe esser stato, più che la prigione, il punto tra Focene nord e Marina di Palidoro, da cui partì il gommone che probabillmente portò Moro al ghetto negli ultimissimi giorni o l´ultimo giorno.

Il kursaal village di Ostia è ed era un po´ il simbolo del litorale romano :

" Il Kursaal Village è lo stabilimento balneare più cool di Ostia, uno dei più storici di tutto il litorale romano. La struttura è stata creata nel 1950 " :

http://www.kursaalvillage.com/

Dunque Moro potrebbe aver criptato kursaal con corsa al.

Da notare anche il riferimento al tirare la cordicella del motore : un bimbo di 2 anni non può farcela, perché ci vuole troppa forza, a meno che non sia solo un gioco - d´altra parte non mi risulta che Moro avesse barca a motore, se ne stava sulla spiaggia d´estate a passeggiare o parlare. (Però stando al libro La casa dei 100 natali di maria fida, sperando non si sia inventata pure questo, l´amico Cervone invitava a volte i Moro sul suo yacht.)

Quindi SE questo è un altro riferimento inesistente, allora porta acqua al mulino del Moro trasferito in gommone al ghetto, e fa il paio col gommoncino dell´altra lettera a luca analizzata supra. Interessante questo :

http://storiedanondimenticare.blogspot.com/2016/12/strage-di-via-fanidubbi-e.html

La parte in fondo sul ritrovamento di targhette per motori marini a via Gradoli pare da collegare col tirare la cordicella della lettera a luca. Vedremo poi sotto, come mario la via, proprietario della villa di spagnuolo che fu assai probabilmente, la prima e principale prigione di Moro, si occupava anche di yacht e cantieri navali.

E la seconda prigione, quella sul litorale, dov´era esattamente ?

Nella perizia geologico-botanica del Prof. Lombardi e del suo eccellente collega botanico Prof. Giacomini, essi datarono la formazione dei frammenti di infiorescenze vegetali miste al terriccio litorale sotto le suole di Moro, a non più di una o due settimane dal decesso:

" Le tracce raccontano. Eppure i sedimenti e le tracce vegetali, a rileggerle oggi, svelano tutta la loro importanza. "Nel risvolto sinistro del pantalone dell´On.Moro - si legge nella perizia - è stato ritrovato un elemento vegetale spinoso del diametro di circa 15 mm. e di lunghezza di 13-14 mm. comprese le spine. È classificabile come capolino immaturo di Centaurea Aspera, che nello stato in cui è stato repertato si presentava ancora non sbocciato". "La formazione del capolino - proseguono - doveva essere avvenuta non più di 10-15 giorni prima che venisse raccolta dal pantalone dell'On. Moro". Ma c'è di più: "Sembrerebbe - dicono i periti - che il capolino di Centaurea sia stato raccolto nella stessa area e, presumibilmente, nello stesso periodo in cui la sabbia è stata raccolta nel risvolto

dei pantaloni dell' On. Moro". E la sabbia, è stato detto e si vedrà ancora più avanti, non è quella di Ostia, per tacer delle dichiarazioni "ufficiali" " :

si tratta dell´articolo di Torsello sull´ Espresso online, che sintetizza la perizia di Lombardi, che poi quest´ultimo riscriverà per una rivista americana molto dopo il 1978. Trovate il tutto qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0162_004.pdf

La perizia originale dei Professori Lombardi e Giacomini qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/526-volume-46-ocr.html

È il vol. 46 degli atti della commissione Moro1. Parto dalla fine, dalle conclusioni :

p.152 del cartaceo, 104 della relazione, 142 dello scan.

Dunque la famosa conclusione del grande luminare geologo e del suo collega botanico Giacomini :

sabbia e vegetali addosso a Moro provengono dal litorale tra Focene Nord e Marina di Palidoro. Amen. Non si scappa.

Escluso Palo, esclusa Ladispoli, esclusa Santa Severa, esclusa che so...Cerveteri ?

No : dobbiamo impostare correttamente il problema : sabbia e vegetali non necessariamente coimplicano che la prigione fosse sulla spiaggia. Coimplicano solo che Moro camminò sulla spiaggia, basta. Può darsi che lo fece di passaggio, una volta sola, mentre lo portavano da prigione non sulla spiaggia al gommone per il ghetto etc. Dunque la provenienza di sabbia e vegetali NON coimplica necessariamente che la prigione seconda fosse sulla spiaggia - quindi Palo/Ladispoli villa di getty etc., o Cerveteri meglio ancora come vedremo, non sono affatto da escludere ad esempio.

L´altra famosa conclusione dei due luminari :

sabbia e vegetali addosso a Moro furono asportati tra fine aprile e inizio maggio 1978.

Lo sanno per lo stadio evolutivo dei capolini di Centaurea Aspera.

Attenzione : anche questa seconda conclusione importantissima non coimplica che Moro arrivò sul litorale a fine aprile/inizio maggio : coimplica solo che camminò su quella spiaggia X in un momento imprecisabile tra fine aprile e maggio. Più maggio che aprile, vedi sotto.

Può dunque darsi che inizialmente non stesse sulla spiaggia, ma in un posto non sabbioso da quelle parti ad esempio - come la villa di getty che cade a strapiombo su costa rocciosa - o meglio ancora, come una certa caserma di gladio...(vide infra).

La prima prigione di Moro fu a Roma nord, e la perizia Lombardi ce ne fornisce uno degli indizi più pesanti : è la famosa terza conclusione per me rilevante : Moro sotto le suole mostra di aver camminato prima su terreno vulcanico tipico delle zone peritirreniche del Lazio : dunque, da Roma Nord a Bolsena e Tolfa. Grottarossa è zona vulcanica anch´essa ovviamente.

È appunto in questa zona la prima prigione di Moro.

Da escludere dunque Torri in Sabina/Pian di Vescovio, di cui si parlò come possibile prigione di Moro perché vi fu scoperto un covo di terroristi atto a prigione, perché non zona vulcanica :

http://www.sabina.it/itinerari/mappa.htm

http://www.sabina.it/itinerari/mappgeo1.htm

e perché la prima e principale prigione di Moro, dal 16 marzo al 3 maggio almeno, fu DENTRO Roma come vedremo, mentre Pian di Vescovio sta a circa 70 km da casa Moro, fuori Roma.

Al deputato dc Benito Cazora, che durante i 55 contattò criminali calabresi per scoprire la prigione di Moro, questi ultimi dissero che Moro fu tenuto a Vescovio fin dal 18 aprile - ciò fu riferito da Cazora al pm De Ficchy a inizio anni ´90, 13 anni dopo i fatti. Ma dagli appunti originali di Cazora durante i 55, di cui parleremo, si evince che tutta una serie di opzioni di prigione fu offerta a lui dai calabresi, a Roma nord e nord-est, a indicare che nemmeno i calabresi stessi erano sicurissimi dell´ubicazione, oppure che non volevano scoprirsi in attesa di favori da parte di Cazora.

La perizia geoforense del grande luminare Lombardi, scritta nel 1978 e poi rielaborata per una rivista americana 20 anni dopo, fu fraintesa completamente da cucchiarelli e sulla sua scia, da zecchi, che pretesero di sostanziare Vescovio come prigione perché Lombardi avrebbe parlato di micrite, roccia tipica della Sabina, sotto le suole delle scarpe di Moro : ma il grande luminare parla di frammenti di micrite solo come COMPONENTE DELLA SABBIA TIRRENICA repertata, componente portata sulla costa da sedimentazioni alluvionali.

Invece i terricci trovati su scarpe e vestiti di Moro cadavere sono solo di due tipi : 1. sabbia litoranea proveniente dalla fascia Focene nord-Marina di Palidoro; 2. terriccio vulcanico dello strato inferiore delle scarpe, quindi calpestato da Moro prima della sabbia. Basta. Spero che la leggenda urbana della prigione di Pian di Vescovio finisca qui per sempre, comunque dopo la seppelliremo ancor più in profondità grazie a potenti riscontri incrociati con la filologia delle lettere di Moro dalla prigionia.

Per quanto concerne la hauyna (propriamente haüyne), minerale tipico dei vulcani Sabatini, quindi perfettamente coerente con Grottarossa ad esempio, ma non con la Sabina, essa è menzionata da Lombardi solo come componente delle incrostazioni sui parafanghi della Renault 4, ma non dei terricci addosso a Moro :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/526-volume-46-ocr.html

pp. 124 e 126.

Inoltre (139) le analisi polliniche dimostrano che le incrostazioni hanno aderito in inverno, e quindi prima del sequestro Moro : dunque, la hauyna nulla può dire sull´ubicazione della prigione di Moro.

Ed è assente dagli pneumatici della renault (144, sempre del cartaceo originale).

Non è da escludere che i calabresi abbian fatto confusione, involontaramente o no, tra Pian di Vescovio che nulla c´entra, e via di Valle Vescovo - a pochi minuti di macchina dalla solita Quarto Annunziata/Grottarossa di cui tra breve, e da via dei Due Ponti idem.

Quindi : Moro transita prima su terreni vulcanici del Lazio interno, poi sulla sabbia tra Focene nord e Marina di Palidoro (p.154) : basta con la Sabina.

Poi magari appunto, durante il trasbordo alla seconda prigione a cura di gladio, Moro fece soste in altre zone vulcaniche tipo Bracciano o Tolfa. La famosa esfiltrazione di cui parleremo, durò tre o quattro giorni stando a garau. Potremmo teoricamente supporre che la prima prigione non fosse a Roma Nord in zona vulcanica e che il terriccio vulcanico sotto le suole sia stato calpestato durante l´esfiltrazione : ma che la prima prigione fosse proprio e indubbiamente a Roma Nord è provato da riscontro incrociato con la filologia delle lettere, come vedremo.

Dunque, la geostratigrafia delle suole di Moro brillantemente analizzata dal grande geologo Lombardi ci dice con assoluta chiarezza che Moro prima ha camminato nel Lazio interno vulcanico, e poi sulla spiaggia : appunto, da Grottarossa probabilmente, o comunque da Roma Nord non lontano da casa Moro, alla costa passando per zone tutte vulcaniche .

Ghetto finale a parte. Certo, vulcanici sono anche i Colli Albani a sud : ma non sussiste il minimo altro indizio che Moro possa esser stato prigioniero colà.

Importantissime le foto del capolino di Centaurea Aspera p. 164 del cartaceo : la didascalia del professor Giacomini dice che non può risalire a più di 10-15 giorni prima del 9 maggio: Moro lo calpestò non prima del 25 aprile. E lo calpestò sulla spiaggia, perché contiene sabbia, come mostra la foto successiva : quindi la camminata sulla spiaggia non avvenne prima del 25 aprile. Avvenne pochi giorni prima del 9 maggio come vedremo infra.

Importantissime anche le foto successive dei materiali vulcanici sulle suole : essi subirono scarso trasporto, cioè Moro calpestò terriccio vulcanico direttamente nelle aree in cui esso è originario, non dunque in posti estranei che ne contenevano.

Ora una lettura approfondita di tutta la relazione Lombardi che inizia a p.42 del cartaceo.

A p. 62, i frammenti di rocce carbonatiche presenti nella sabbia sono attribuiti a un´area di rilievi prospicienti il litorale tirrenico laziale, da Focene grosso modo, fino a Tarquinia. Solo che Tarquinia e il suo lido stanno ben più a nord di Marina di Palidoro : ma allora perché Lombardi pose il limite nord a Marina di Palidoro nelle sue conclusioni, in modo così reciso ? Il limite sud lo capisco, perché sotto Focene vi è la foce del Tevere e quella altera profondamente la provenienza/composizione chimica delle sabbie. Ma a nord se le rocce carbonatiche di quel tipo sono attestate fino a Tarquinia, perché Lombardi poi si ferma a Marina di Palidoro ? Anche la Centaurea Aspera a detta di Giacomini in una delle didascalie delle foto, è tipica delle zone tirreniche del Lazio, mica si ferma a Marina di Palidoro e poi scompare a nord di questa. A p.63 del cartaceo Lombardi analizza nelle sabbie, frammenti di arenarie di antichissima origine, anche queste tipiche dei rilievi litoranei a nord della foce del Tevere (limite sud a Focene ancora una volta confermato) "ed in particolare nella fascia Ladispoli-Tarquinia". A p. 69 del cartaceo ripete che l´area di provenienza dei frammenti carbonatici nella sabbia arriva fino a Tarquinia. Tarquinia Lido sta 69 km a nord di Marina di Palidoro. A p.70 del cartaceo ripete che altri frammenti di rocce sono tipici dei rilievi alle spalle di Ladispoli/Tarquinia.

Ma finalmente a p.70 comincia a parlare della campionatura da lui stesso effettuata tra Terracina e Tarquinia Lido per restringere l´area di provenienza.

A p. 72 esclude Ladispoli e Marina di S. Nicola per i caratteri mineralogici troppo diversi dalla sabbia di Moro. Marina di san Nicola è quanto dire la Posta Vecchia, quindi questa esclusione è importante. Ripeto però che ciò non coimplica che non lo abbiano tenuto alla Posta Vecchia, ma solo che non ha calpestato sabbia sulla spiaggia subito a sud di essa (Marina di san Nicola appunto).

Ibidem finalmente al dunque : sono i campioni che prelevò tra Focene e Marina di Palidoro che lo convinsero, perché presentavano analogie molto notevoli, e in qualche caso addirittura coincidenza, con la sabbia di Moro. Inoltre sempre in quella fascia trovò molte Centaurea Aspera in stadio di sviluppo compatibile con quello dei capolini addosso a Moro (Lombardi raccolse i campioni subito dopo il 9 maggio).

Ok Lombardi sei un grande, hai spazzato via tutti i miei dubbi : Moro calpestò la sabbia della spiaggia tra Focene Nord e Marina di Palidoro, e ora davvero non ci piove più.

Però ripeto che ciò non coimplica che la prigione fosse lì, ma solo appunto che calpestò almeno una volta quella sabbia e non altre altrove.

Garau dunque col suo "forse Santa Severa" depistò, come vedremo tra poco, perché quella è una spiaggia che sta fuori della zona Lombardi, punto. Non fu lì che Moro camminò sulla sabbia.

Un altro dato empirico importantissimo è a p.82 del cartaceo originale : il bitume trovato sulle scarpe di Moro era fresco : Lombardi ne deduce che esso ha aderito alle scarpe di Moro " NEI GIORNI IMMEDIATAMENTE PRECEDENTI AL RITROVAMENTO DEL CADAVERE " : ciò significa che possiamo tranquillamente spostare la camminata sulla spiaggia di Moro agli ultimissimi giorni prima del 9 maggio.

Il che coimplica che nel ghetto è stato pochissimo, forse la sola notte dell´uccisione o al massimo 2 o 3 giorni.

A p.83 del cartaceo un´altra chicca importantissima :

" INOLTRE IL SUO ASPETTO FRESCO ED INTATTO E LA SUA SCARSA CONSISTENZA INDICANO CHE, PRESUMIBILMENTE, COLUI CHE INDOSSAVA LA SCARPA IN OGGETTO NON HA CAMMINATO A LUNGO DOPO CHE IL BITUME HA ADERITO ALLA SUOLA DELLE SCARPE " :

questo ci porta, non può che portarci a pensare che Moro fu sulla spiaggia solo di passaggio, e non certo per farsi il bagno vestito : l´unica spiegazione logica è che andò sulla spiaggia per imbarcarsi per Roma, risalendo il Tevere in gommone o motoscafo diretto al ghetto, come già altri pensarono anni fa.

Oppure al limite, che la penultima sua prigione fu una barca, ma insomma una barca dove si può dormire non attracca sulla spiaggia - un gommone sì.

E poi c´è il famoso schizzo di salsedine, di acqua di mare sul colletto, tipico di un viaggio in gommone.

La sabbia di Moro dice Lombardi proviene da fascia vicina al bagnasciuga, quindi magari lo fecero camminare fino al limite del bagnasciuga, dove avevano tirato in secca il gommone.

A tutto questo doveva alludere garau con il suo "forse Santa Severa" depistante che stiamo per discutere, ma con la solita mezza verità - perché a portarlo al ghetto in barca fu lui e compagni di merende - chi meglio di ufficiali di marina come il capitano di fregata garau e il tenente di vascello mura potevano assolvere al glorioso compito ? Scopriremo la seconda prigione a breve.

Qui :

http://www.radioomega.it/main/archives/424

trovo una storia interessantissima :

" Fu una giornata davvero movimentata quel martedì 21 marzo 1978, in quanto venne raggiunto l’apice della mobilitazione militare. Notizie confidenziali ritenute attendibili avevano dato origine a una vasta operazione di rastrellamento effettuata da carabinieri e da agenti di pubblica sicurezza nell’area del comune di Cerveteri, principalmente nelle frazioni di Sasso e di Furbara, alla ricerca della prigione del popolo dove si supponeva venisse segregato Moro, però nonostante il vasto dispiego di forze non si pervenne al risultato auspicato. In quelle ore tre elementi di vertice delle forze dell’ordine italiane fornivano tre diverse indicazioni (sebbene tutte e tre localizzate a nord della capitale) sulla possibile ubicazione di quel covo brigatista: il già citato generale Giuseppe Santovito – direttore del Sismi – riferì che una sua fonte attendibile aveva segnalato il covo in una zona adiacente al 47º chilometro della statale Aurelia in località Palo Laziale, il prefetto Giuseppe Parlato – capo della polizia – affermò di aver ricevuto una segnalazione relativa a “una casa a nord di Roma”, infine, il generale Raffaele Giudice – comandante generale della Guardia di Finanza – dichiarò che la presenza di Moro era stata invece segnalata in città, nella zona Trionfale-Balduina e l’ostaggio nei giorni successivi avrebbe potuto essere trasferito in un’altra località per essere poi processato dal “tribunale del popolo”. "

Ora quei 3 bastardi depistatori usavano al solito la tattica delle mezze verità, ma in controluce leggiamo nelle loro dichiarazioni :

Moro fu prigioniero a Roma nord e poi a nord di Roma e su questo non ci piove più.

Il 21 marzo era forse nella villa di spagnuolo, ma anche la Balduina potrebbe dire qualcosa, perché lì sbocca il garage di Massimi 91 dove forse avvenne il trasbordo del prigioniero.

E Palo Laziale è ok ovviamente, come zona, solo che lì ci finì a inizio maggio e non il 21 marzo, dunque si manda l´esercito lì il 21 marzo a inseguire fantasmi mentre un mese dopo, la zona verrà ignorata quando invece Moro c´era.

" E ancora. Le zone di Furbara e di Sasso distano una trentina di chilometri [in realtà, circa 45 nota mia] da quella comprensiva di Forte Boccea e quella della intersezione tra la statale Aurelia e il Grande raccordo anulare, cioè l’area indicata come luogo del mancato intervento del Comsubin. Tuttavia, l’ufficiale di marina Decimo Garau – al tempo in forza al reparto speciale e anche addestratore del personale transitante dalla base sarda di Capo Marrargiu – ascoltato nel giugno 1991 dal giudice istruttore Carlo Mastelloni dichiarò di aver partecipato all’abortita Operazione Smeraldo e, in quella stessa occasione, di avere ispezionato alcuni casolari nella zona della Tolfa, presso la frazione di Sasso, e di aver fatto base nella caserma del Raggruppamento Unità della Difesa (RUD) che è vicino a Cerveteri. Garau dichiarò anche che, contestualmente alle ricerche della prigione di Moro, con la sua squadra di incursori effettuò anche una esercitazione di esfiltrazione nel corso della quale venne simulato un trasporto del “rapito” chiudendo un militare della sua Sezione in una cassa di legno poi caricata a bordo di un furgone. Ebbene, Garau affermò che accadde che, in un particolare contesto come quello, a un posto di blocco allestito dai carabinieri sull’Aurelia il loro veicolo venne fermato per un controllo, ma la cassa non venne ispezionata. Esattamente lo stesso metodo col quale i brigatisti trasportarono Moro nel covo-prigione, ma questo lo si sarebbe appreso soltanto alcuni anni dopo dalle dichiarazioni rese dal brigatista rosso Valerio Morucci ai magistrati che lo interrogavano."

Decimo garau il gladiatore in controluce : fu lui e la sua squadra di terroristi di regime a esfiltrare Moro nella cassa, probabilmente dalla villa di spagnuolo o da forte boccea sede di gladio, a Palo Laziale, o meglio Cerenova come vedremo, e i posti di blocco non li toccarono perché lui aveva sicuramente lasciapassare dei servizi.

Anche garau usa la tipica tattica delle mezze verità con cui queste carogne depistano ma al tempo stesso si parano il posteriore se in futuro andasse tutto in vacca per loro - in fondo la mezza verità l´avevan detta, e magari nessuno aveva loro detto chi c´era nella cassa davvero etc.

Va da sé che Furbara (zona ancor oggi fortemente militarizzata) e Civitavecchia etc. sono esattamente quelle frazioni attorno al km 44 dell´Aurelia vicino Cerenova e Ladispoli/Palo, dove ha sede la caserma del rud che allora era base di gladio.

E così abbiamo non tanto scoperto quanto sostanziato di argomenti pesanti come macigni la teoria che Moro fu tenuto a Palo o lì vicino, villa di getty o no, magari direttamente nella base gladio vicino Cerveteri cui accenna senza specificarne l´ubicazione esatta garau. Ma stiamo per svelarla.

Già Flamigni con Michele Gambino aveva interpretato nella giusta luce la vicenda garau, anche se rimescola confusamente i dettagli e la sequenza delle prigioni :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-593.htm

" Scriveva Pecorelli nel numero del 17 ottobre 1978, alcuni mesi dopo l’uccisione del presidente della Dc: “Il ministro di polizia (Cossiga, N.d.R.) sapeva tutto, sapeva persino dove era tenuto prigioniero Moro, dalle parti del ghetto… perché un generale dei carabinieri era andato a riferirglielo di persona nella massima segretezza”. Continuava Pecorelli: “Il ministro non poteva decidere nulla su due piedi, doveva sentire più in alto… magari fino alla loggia di Cristo in paradiso (la massoneria, N.d.R.)”.

Ed ecco, sempre secondo Pecorelli, la risposta di Cossiga al generale dei carabinieri: “Abbiamo paura di farvi intervenire perché se per caso ad un carabiniere parte un colpo e uccide Moro, oppure i terroristi lo ammazzano, chi se la prende la responsabilità? ”.

Il fatto che le forze dell’ordine avessero individuato la prigione di Moro durante i giorni del sequestro ha avuto, nel corso di questi anni, diverse conferme: l’ultima, a sorpresa, dallo stesso Cossiga: il 10 giugno scorso 1991, poco dopo la riesumazione delle rivelazioni di Pecorelli fatta da “Avvenimenti”, il presidente rivelò che reparti speciali degli incursori della Marina erano stati sul punto di intervenire “dove si era convinti di aver trovato la prigione di Moro”; Cossiga parlò anche di un ufficiale medico che si era offerto “per fare scudo a Moro col suo corpo durante l’assalto alla prigione Br”.

Cossiga, ascoltato a lungo dalla commissione di indagine sul sequestro Moro nel maggio del 1980, non aveva parlato di questo e di altri episodi. L’“eroico” ufficiale medico citato da Cossiga è Decimo Garau, istruttore di Gladio, che al giudice di Venezia Carlo Mastelloni ha confermato le rivelazioni di Cossiga [non è vero : al contrario, le smentì, vedi infra, nota mia]; Garau ha anche detto che il reparto incaricato di liberare Moro si allenò nei giorni del sequestro all’interno della caserma del Rud (Raggruppamento Unità Difesa) di Cerveteri; che è, come si è poi scoperto, il centro di addestramento degli uomini della specialissima e segreta “sezione K” del Sismi. C’è anche una coincidenza impressionante: Garau e i suoi si addestravano tra i casolari della Tolfa, a nord di Cerveteri; nelle suole delle scarpe di Aldo Moro i periti hanno trovato terra proveniente proprio dalla zona della Tolfa [impreciso : il terriccio vulcanico trovato nello strato inferiore delle suole di Moro potrebbe provenire da tutta la zona peritirrenica a nord di Roma, da Grottarossa a Bolsena, che è tutta vulcanica, vide supra, nota mia]. E ancora: “gli incursori si esercitavano in operazioni di esfiltrazione” immaginando che il sequestrato venisse rinchiuso in una cassa; si tratta proprio del metodo usato dai brigatisti per trasportare Moro nel loro covo subito dopo il sequestro. Si ricorderà che il colonnello Guglielmi, l’uomo che ritroviamo “casualmente” la mattina del 16 marzo 1978 a poche decine di metri dal luogo in cui viene sequestrato il presidente della Dc, apparteneva alla “sezione K”. "

Vedi anche :

http://doczz.it/doc/1127219/senato-della-repubblica-camera-dei-deputati

passim.

Devo al solito splendido archivio di Grassi, che bisogna davvero ringraziare per questo, quella che pare la dichiarazione originale resa da garau a Mastelloni nel ´91, qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD23/0348_001.pdf

pp. 7-8 al cursore :

" Durante il sequestro dell'on. Aldo Moro venne effettuata una esercitazione da personale Sismi della VII divisione [cioè gladio, nota mia] nel territorio della Tolfa, non specificamente mirata alle ricerche del presidente della Democrazia Cristiana, prigioniero delle Brigate Rosse, ma piuttosto a verificare se nella zona d'osservazione vi fossero movimenti sospetti di persone o mezzi (cfr. dichiarazioni rese da Garau Decimo a quest'Ufficio il 22 ottobre 1991). Il teste, tra l'altro, riferisce: 'Durante il sequestro dell'on. Moro ho partecipato a una esercitazione programmata già prima del rapimento e se ben ricordo fin dal dicembre del 1977, consistente nella esfiltrazione di una persona da attuarsi nella zona della Tolfa. Ricordo che l'esercitazione impegnava quattro o cinque elementi della VII divisione (allora V sezione) Sismi e che la persona che fungeva da esfiltrando era il tenente di vascello Sergio Mura.

L'esercitazione consisteva nel portare l'esfìltrando da Roma a Cerveteri e poi di qui passando per la Tolfa fino a una spiaggia, forse quella di Santa Severa.

Ricordo che durante il percorso da Roma a Cerveteri il nostro pulmino fu fermato da un posto di blocco dai Carabinieri, ma il controllo, peraltro generico, non consentì ai Carabinieri di accorgersi della cassa nella quale era posto il tenente Mura. Così proseguimmo fino a Cerveteri senza particolari ostacoli. Da Cerveteri abbiamo proseguito a piedi raggiungendo la spiaggia. Tutta l'esercitazione durò tre/quattro giorni. Durante gli spostamenti avemmo modo anche di osservare dei casolari che potevano nascondere movimenti sospetti. Avevamo avuto direttive infatti di segnalare alla centrale (col. Inzerilli) eventuali fatti sospetti in considerazione del sequestro in

atto ... Ho saputo dai giornali che il Capo dello Stato on. Cossiga in un discorso tenuto nel giugno di quest'anno a Varignano (La Spezia) base operativa di Comsubin, ha fatto riferimento a un ufficiale medico incursore della Marina che avrebbe avuto un ruolo nella vicenda Moro. Al riguardo posso pensare che l'on. Cossiga, che conosco dalla gioventù, abbia potuto fare riferimento a me. Io però ribadisco di non aver avuto alcun ruolo nella vicenda Moro. Posso però dire che mi risulta che

presso Comsubin esisteva e credo esista tuttora un gruppo di operatori addestrati a operazioni speciali tra le quali anche quelle della liberazione di un ostaggio. Tale nucleo ha una denominazione propria pur facendo parte del gruppo degli incursori del Comsubin...Nulla so dire con riferimento a un eventuale allegamento di tale nucleo in ordine alla liberazione di Moro " :

ripeto che tutto ciò è la tipica tattica depistante del terrore di regime della mezza verità : guarda combinazione, un´esercitazione a marzo-maggio 1978, programmata a dicembre 1977, da parte dei servizi segreti per esfiltrare qualcuno da Roma a Cerveteri e poi via Tolfa a Santa Severa sul

mare ! Proprio durante il sequestro Moro...e quella volpe di mastelloni non gli chiede nemmeno le date esatte !!

Ma le integriamo noi : siamo a inizio maggio 1978, l´esfiltrato è Moro, che viene portato, forse dalla villa di spagnuolo, a piazza Pio IX vicino forte boccea dove iniziò ufficialmente l´esfiltrazione stando a inzerilli infra, e poi a Cerveteri, in una cassa perché no, dai servizi deviati/gladio in barba ai posti di blocco dei cc che più di un generico controllo non possono fare quando si vedono un lasciapassare del sismi sventolato sotto al naso.

A dicembre 1977 casomai possono aver fatto le prove generali, come poi fecero anche a rescue imperator a febbraio ´78 in altra zona.

L´itinerario dell´esfiltrazione suggerito da garau, quello è perfettamente plausibile come percorso discreto da via di Quarto Annunziata, che è presso il GRA, al mare zona Ladispoli/Palo : oppure direttamente da forte boccea sede di gladio :

" L'esercitazione consisteva nel portare l'esfìltrando da Roma a Cerveteri e poi di qui passando per la Tolfa fino a una spiaggia, forse quella di Santa Severa " :

è un passaggio capitale, che pur depistando con la solita mezza verità, ci porta dritti dritti alla verità intera, incastrandosi perfettamente con tutti i nostri riscontri sinora : la strada provinciale SP3a porta proprio dal GRA zona Cassia/Quarto Annunziata, passando per Bracciano, a Tolfa tra i monti omonimi e a Cerveteri, da cui son due passi fino al mare - "Santa Severa" è poco a nord di Ladispoli/Palo/Marina di Palidoro - il limite nord della perizia Lombardi per la sabbia e i capolini di flora addosso a Moro. Oppure si passò da forte boccea/Aurelia - la sostanza non cambia.

Quindi sì, magari lungo il percorso avran fatto sgranchire il povero Moro - da qui il terriccio vulcanico sullo strato inferiore delle suole, oppure quello era già di Grottarossa, pure vulcanica - o magari avran fatto tappa intermedia a Manziana dove c´era una villa di parisi e un´altra di baiocchi giulia a disposizione dei "br" i cui delle ville indirizzi saltarono fuori in parte a via Gradoli 96 il 18 aprile, in parte successivamente. O a Trevignano sul lago di Bracciano alla villa di laura di nola, terrorista ebrea del ghetto di Roma, scheinbrigatista di giorno e agente mossad la notte, figlia del commerciante di tessuti girolamo di piazza Paganica.

Questo trova conferma anche nella famosa intercettazione Cazora/Freato del 6.5.78 ore 12.10 , in Zupo/Recchia, Operazione Moro, 1984, p.358 :

" C : riparata ad arte, in una di quelle ville [...] In un raggio...perché alcuni movimenti loro li hanno notati ".

D´altra parte la "esercitazione" di garau e compagni eversori durò stando a garau 3 o 4 giorni, e questo è plausibile, dovendo trasferire Moro tra mille cautele.

Tutto collima. Tutto. Sono le "zone peritirreniche", vulcaniche del Lazio della perizia Lombardi.

L´altra favoletta poi di garau, dei 4 o 5 gladiatori agenti che vanno a piedi con l´uomo nella cassa da Cerveteri a Santa Severa (15 chilometri !!!) - basta questo a far capire che razza di presa per il siano questi depistaggi infiniti - utilissimi però se letti nella giusta...controluce.

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/03/08/indice_stenografico.0127.html

È la seconda audizione del capo di gladio al tempo del sequestro Moro paolo inzerilli alla Moro2.

È un documento eccezionale, che ci conferma ancora una volta e in modo ancor più schiacciante quanto detto per garau : Moro fu trasferito (forse da Grottarossa, forse da forte boccea, comunque da Roma nord) al mare da gladio, in una cassa, superando i posti di blocco con lasciapassare dei servizi come avevo ipotizzato.

Anticipo la conclusione : questa audizione à l´indizio definitivo che la parte operativo-militare dei 55, e non solo la strage di Fani, fu gestita da gladio.

Alla domanda se conferma l´esercitazione descritta da garau a mastelloni nel 91, inzerilli risponde :

" PAOLO INZERILLI. Durante il sequestro Moro noi non abbiamo avuto nessun compito di carattere operativo, né io ho attivato la struttura, nel modo più assoluto. Abbiamo continuato a svolgere l'esercitazione già programmata nonostante la città Pag. 5di Roma in quel periodo, in quei giorni, fosse diventata quasi sottoposta alla legge marziale, nel senso che era piena di Carabinieri, di Guardia di finanza, dell'Esercito, a costituire posti di blocco soprattutto in uscita da Roma su tutte le strade consolari e anche le minori.

Ho deciso, anche contro il parere di uno dei miei collaboratori, di continuare quello che avevamo programmato. Mi serviva, onestamente, per saggiare sia le capacità tecniche – diciamo così – del personale civile che stava finendo il corso, sia per testarne la resistenza allo stress. È ovvio che dover passare, sapendo qual è la situazione, in mezzo a posti di blocco di questo, di quello e di quell'altro nascondendo una persona dentro un furgone pieno di casse di materiale elettrico comportava una certa necessità di avere i nervi saldi.

Avevo predisposto, comunque, per essere tranquillo, che dietro questo furgone ci fosse un altro mezzo, una macchina normale, dove c'era un mio capitano dei Carabinieri, il quale quindi sarebbe intervenuto, se fosse successo qualcosa, per dire: «Fermi tutti: è roba nostra».

Preciso che in tutte le esercitazioni in cui partecipavano i civili ognuno di loro aveva una busta sigillata, dentro la quale c'era una tessera con il numero di telefono di una delle installazioni militari a tutti gli effetti, come poteva essere Cerveteri. Questa tessera diceva: «Il latore della presente sta operando per conto dello Stato maggiore difesa nel quadro dell'esercitazione». Se succedeva qualcosa, il civile doveva consegnare questa busta, che veniva aperta dal carabiniere, dal poliziotto o da chi l'aveva fermato e poteva, quindi, controllare automaticamente, chiamando quel numero, che corrispondeva a un numero della Difesa.

L'esercitazione è andata bene. "

Anzitutto rinoto, come per garau, che nessun volpone di commissario gli chiede le date esatte di questa "esercitazione". Ma ripeto, non può che trattarsi di fine aprile/inizio maggio, come proveremo dopo.

Poi riosservo che la natura dell´ "esercitazione" è completamente assurda : esfiltrare un ostaggio/rapito da Roma a Cerveteri, ma che senso può avere per gladio, nei suoi scopi ufficiali antiinvasione ? Immaginando pure che i sovietici avessero invaso l´Italia e bisognasse che so, portare in salvo esfiltrandolo, il papa o andreotti : se i posti di blocco russi ti fermano e ispezionano e scoprono la cassa - impresa tutt´altro che ardua - tu che fai, gli mostri i salvacondotti del sismi, VII divisione gladio ???

Ma Inzerilli abbozza pietosamente 2 scopi per la sua "esercitazione" :

1. testare le capacità tecniche dei neogladiatori : cioè ? Se avevano o no la patente C e sapevano guidare il furgone da Roma a Cerveteri senza andare a sbattere ??

2.Testarne la resistenza allo stress : quale stress ???

I nervi saldi richiesti per passare posti di blocco con un furgone pieno di casse di cavi elettrici tranne una con un uomo dentro: dove sta lo stress, visto che avevano i lasciapassare del sismi e un capitano dei carabinieri appresso pronto a bloccare qualsiasi eventuale controllo ???

Mai visto viaggetto più tranquillo di questo: come si fa a testare i nervi saldi in una situazione di totale immunità garantita come questa ???

Traduciamo dunque la mezza verità in verità intera : dopo il 18 aprile, gladio decide che Grottarossa o dovunque fosse la prima prigione (la terrorista "Anna" dirà a elfino mortati suo allievo del terrore durante i 55, che la prigione di Moro era in un luogo "di massima sicurezza") scotta e si deve esfiltrare Moro in altra prigione già allestita sul litorale laziale non lontano da Cerveteri dove stay behind ha una base.

Inzerilli manda il veterano capitano di gladio garau e il tenente mura con 4 o 5 scagnozzi eversori che mettono Moro in una cassa e partono per Cerveteri in furgone seguiti da un capitano dei carabinieri con tutti i salvacondotti necessari a passare i posti di blocco senza controlli e ispezioni.

Garau mi risulta deceduto, ma inzerilli vivente, e anche mura : ne chiedo perciò formalmente l´arresto immediato per depistaggio e complicità in sequestro di persona e golpe, e l´interrogatorio immediato con tutti i mezzi legali di pressione per sapere :

1. date esatte dell´ "esercitazione" ;

2. nomi degli altri operativi oltre garau e mura ;

3. esatto itinerario con punto di partenza e meta finale ;

4. ubicazioni esatte dei luoghi di pernottamento durante i "3 o 4 giorni" di "esercitazione".

Sul punto 3, inzerilli ha svelato ai suoi compagni di merende che l´esfiltrazione partì da piazza Pio IX : a due passi da forte boccea, sede romana di gladio :

https://www.stay-behind.it/notizie/caso-morogen-inzerilli-nessuno-della-gladio-si-mosse

" Il generale Inzerilli precisa quindi di aver approfittato in quel periodo di mobilitazione delle Forze Armate "per sperimentare se l'addestramento che facevo con i gladiatori funzionava facendo esfiltrare uno dei miei uomini da piazza Pio IX fino a Cerveteri nascondendolo dentro una cassa in un furgoncino pieno di materiale elettrico".

"Il camioncino partì da piazza Pio IX, che si trova in cima a via Gregorio VII e siamo arrivati a Cerveteri passando attraverso tutti i posti di blocco. Nessuno ci ha fermati. Dietro c'era una macchina con un mio uomo -spiega ancora il generale- un capitano dei carabinieri con la tessera, pronto ad intervenire qualora fosse successo qualcosa. Il capitano è ancora vivo, l'uomo dentro la cassa era un mio ufficiale" "

Inzerilli appare qui negare i 3/4 giorni di garau, e parlare di viaggio diretto da piazza Pio IX a Cerveteri. Ci vogliono 33 minuti di auto :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=RiGdXYPON4X4wQLzl7PABg&q=durata+percorso+auto+da+piazza+pio+IX+roma+a+cerenova&oq=durata+percorso+auto+da+piazza+pio+IX+roma+a+cerenova&gs_l=psy-ab.12..33i160.1092.18177..21556...0.0..0.98.3455.53......0....1..gws-wiz.......0i131j0j0i131i70i251j0i22i30j33i21j33i22i29i30.AOn-23vY5oQ&ved=0ahUKEwiDiZHo7Y3lAhUFfFAKHfPLDGgQ4dUDCAk#spf=1570578780350

Vedi anche :

http://www.iskrae.eu/dens-do%CC%86lens-228-le-porte-girevoli-dei-brigatisti/

Tutto ciò induce a pensare che i veri carcerieri di Moro furono questi stessi gladiatori dell´esfiltrazione : garau, mura e altri per ora senza nome, coordinati da inzerilli e facilitati nei trasbordi da siracusano - il generale dei carabinieri, manco a dirlo piduista, preposto ai posti di blocco.

E che, se pure i vari gallinari braghetti moretti maccari etc. ebbero qualcosa a che fare con le prigioni, o almeno con la prima, questo qualcosa non andò al di là del cucinare e far le pulizie - proprio come furono rappresentati nel fumetto di metropoli: come gli inservienti del carcere.

Il pattern dell´ "esercitazione" che "casualmente" avviene proprio durante un vero evento terroristico o in sua prossimità spaziotemporale, è un tipico aspetto dell´operare disinformativo del terrore di regime du jour, oggi come ieri: l´11 settembre era in svolgimento guarda caso un´esercitazione aerea del norad "programmata da tempo" ovviamente proprio sui cieli degli eventi reali (e simulati) di quel giorno; il giorno 13 novembre 2015, alla vigilia del bataclan, guarda caso si era svolta un´ "esercitazione" antiterrorismo della protezione civile, e via dicendo, quasi sempre un evento o scheinevento terroristico o scheinterroristico ha come pendant "casuale" un´esercitazione contemporanea negli stessi luoghi. Ritroviamo questo modus operandi del terrore di regime (di coprire cioè la sua partecipazione e direzione dell´evento/scheinevento terroristico o scheinterroristico con una vera o presunta esercitazione preprogrammata che "casualmente" coincide o quasi in spazio e tempo con gli eventi reali o scheineventi) anche nel sequestro Moro, grazie alle mezze verità di garau e inzerilli che vedemmo supra. Possiamo dunque essere ragionevolmente certi, proprio studiando l´etologia del de propaganda fide terrorista di regime dal 2001 ad oggi, e comparandola con la storiella dell´esfiltrazione, che quest´ultima è spia di mezza verità, di reale gestione di gladio non solo della strage di Fani ma anche dei trasbordi di Moro, e dunque per ovvi motivi, anche della sua sorveglianza militare durante i 55.

Aveva così ragione il Rostagni nel dire che, come il presente non può esser compreso senza il passato, così il passato non può esser compreso senza il presente: mutua luce, mutua indispensabilità. Varianti e adattamenti di dettaglio ve ne sono ovviamente ad hoc: oggi le esercitazioni servono per filmare finzioni di scene del crimine che poi editate e rimissate divengono i "video" e le "foto" delle scheinstragi scheinislamiste e cineamenità varie. Con il progresso dei deepfake sia fotografici sia video, presto anche le esercitazioni fasulle diventeranno del tutto obsolete e già ad oggi (ottobre 2019) sono spesso sostituite da tempo con false prove video e foto interamente virtuali, generate con algoritmi: false foto e video cioè, di vittime e terroristi mai esistiti - o di finti pazienti recitanti da affetti da fine pandemie.

Nel 1978 si uccideva per davvero e sequestrava Moro per davvero, ma si depista nello stesso

modo: gladio era lì, sì, ormai Cipriani e perfino andreotti e Ravasio etc. han gettato il sasso nello stagno - allora arriva garau e poi inzerilli a spegnere l´incendio davanti al giudice dicendo che l´unico ruolo di gladio nei 55 fu esercitarsi a spostare casse per gioco sotto il naso dei carruba.

Interessantissimo poi è il dettaglio fornito da garau supra sulla meta finale alla spiaggia "forse" di Santa Severa. Il problema è che è ridicolo andare a piedi con una cassa con dentro un uomo, Moro o mura che sia, per 15 km da Cerveteri a Santa Severa, sotto gli occhi di tutti ; è ridicolo dire "forse" Santa Severa perché la deposizione di garau è del ´91, e 13 anni dopo eventi di tal momento garau non poteva non ricordare la spiaggia; però Santa Severa è 30 km a nord del limite posto da Lombardi per la natura geologica di sabbia e capolini trovati addosso a Moro - Marina di Palidoro, appunto 30 km a sud. Per questo il forse Santa Severa di garau è certamente un depistaggio rispetto che so a Palidoro o Fregene - ma prima Moro fu rinchiuso per qualche giorno nella base rud/gladio di Cerenova, tra Cerveteri e Ladispoli, come stiamo per provare oltre ogni dubbio.

Tendo a dire Santa Severa depistaggio, perché garau non avrebbe mai svelato il posto vero - sarebbe stato svelare la vera seconda prigione di Moro, e qualcuno avrebbe mangiato la foglia prima o poi.

E poi ripeto, è ridicolo dire che l´esfiltrazione si concluse a piedi andando da Cerveteri a Santa Severa con la cassa in mano con Moro o mura dentro - sono 15 km !!!

Resta il problema che anche Cerenova sta 16 km a nord di Marina di Palidoro - il limite nord della perizia Lombardi per la sabbia su Moro e i capolini vegetali. Parlavo con un geologo, e mi confermava che il Prof. Lombardi era un luminare, quindi quel che dice nella perizia è affidabile e va preso alla lettera - la sabbia e i capolini addosso a Moro provenivano dunque dal tratto costiero tra Focene nord e Marina di Palidoro, e basta. Quindi il forse Santa Severa di garau era l´ennesimo depistaggio, la spiaggia era altra. E non era nemmeno a Palo Laziale/villa di getty, pur´essa fuori della zona Lombardi. Inoltre ripeto che la posta vecchia (oggi hotel, allora una villa del petroliere getty, sospettata come prigione di Moro da cucchiarelli et all.) cade a strapiombo su costa rocciosa - niente sabbia.

La sabbia a sud di Focene è da escludere, mi spiegava il geologo, perché è portata dal Tevere e quindi è molto varia e particolare. Dunque se anche Ostia Lido e Fiumicino son vicine a Focene, la sabbia è tutt´altra e dobbiamo escludere che Moro si sporcò di sabbia a sud di Focene.

Certo, ripeto che resta possibile che lo portarono alla posta vecchia, e che solo in un secondo tempo si sporcò di sabbia quando salì sul gommone che lo portò al ghetto ad esempio.

Però garau mezze verità ne dice, e parla di spiaggia come meta finale dell´esfiltrazione. Su Santa Severa depista, ma allora dov´era questa spiaggia, o meglio quale esattamente era, e poi dalla spiaggia dove lo misero ? Su una nave ? In un lido abbandonato ? Sul gommone per il ghetto ?

Lombardi era Lombardi. Siamo stretti fra Marina di Palidoro e Focene, non si scappa - ma non necessariamente nel senso che la prigione di Moro fosse là o solo là. Ripeto che potrebbero ad esempio averlo portato prima nella base gladio di Cerveteri, dove magari smise di radersi perché da igienista fissato non gli andava di radersi in caserma, o perché ormai conscio della fine imminente (negli ultimi 2 o 3 giorni rifiutò anche il cibo come svelato dall´autopsia) e poi sulla spiaggia solo per esser caricato sul gommone.

O forse appunto, le prigioni litoranee furono due, con la seconda a Fregene ad esempio, dove testi avevano visto la Renault rossa, direttamente sulla spiaggia.

Moro dicevo, contrariamente al suo costume e fissazione igienista, negli ultimi giorni o 2-3 settimane, non si rase. Forse un gesto disperato di protesta. O forse perché la seconda e/o terza prigione, a differenza ad esempio della villa di spagnuolo, non possedevano servizi igienici privati e puliti - e Moro era nosofobico. Se così fosse, la prigione litoranea andrebbe cercata in luoghi tipo caserme dai servizi essenziali e collettivi.

Ripartiamo dalle mezze verità di garau 1991 a mastelloni :

" l’ufficiale di marina Decimo Garau – al tempo in forza al reparto speciale e anche addestratore del personale transitante dalla base sarda di Capo Marrargiu – ascoltato nel giugno 1991 dal giudice istruttore Carlo Mastelloni dichiarò [...] di aver fatto base nella caserma del Raggruppamento Unità della Difesa (RUD) che è vicino a Cerveteri. "

Ora : dove sta questa base di gladio a Cerveteri ?

https://it.wikipedia.org/wiki/Raggruppamento_unit%C3%A0_difesa

STA A VIA AURELIA KM 42,500 GUARDA COMBINAZIONE, A CERENOVA FRAZIONE DI MARINA DI CERVETERI, ANZI, ALTRA FONTE PIÙ PRECISA DÀ CERENOVA AL KM 44 CIRCA :

" Quali sono le fermate più vicine a Cerenova? Le fermate più vicine a Cerenova sono:

Aurelia, Km 43.500 Bv Per. Cerenova è a 363 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 5 minuti di cammino.

Aurelia, Bv V. Fontana Morella è a 1073 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 14 minuti di cammino.

Aurelia, Km 44.500 è a 1113 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 15 minuti di cammino. " :

https://moovitapp.com/index/it/mezzi_pubblici-cerenova-Roma_e_Lazio-site_22343801-61

https://www.google.com/maps/search/Via+Fontana+Morella,+Ladispoli,+RM/@41.9794325,12.0616578,16z

E GUARDA COMBINAZIONE LA BASE MILITARE STA VICINO ALLA, FA ANGOLO CON, LA CASERMA DEI VIGILI DEL FUOCO A CERENOVA - ECCOLI I VERI " POMPIERI DELLA SPAGNA " !!!! ED ECCO PERCHÉ NELLA MEDESIMA LETTERA CONTINUA CON SPIAGGIA E GOMMONCINO !!!!!

PERCHÉ A FINE APRILE/INIZIO MAGGIO ERA STATO TRASFERITO A CERENOVA PRESSO IL MARE (MA NON ANCORA SULLA SPIAGGIA) - ED ECCO PERCHÉ LA LETTERA NON FU RECAPITATA E LO STESSO GALLINARI AMMISE IN UN´INTERVISTA ALL´ESPRESSO DEI PRIMI ANNI ´90 CHE NON LO FU PERCHÉ CONTENEVA INDICAZIONI ATTE A TROVARLO.

Sa che la famiglia avrebbe capito almeno che pompieri della Spagna era un riferimento inesistente perché lui non aveva mai fatto un simile regalo a luca.

E : scrive della Spagna (Lettera 28 gotor, a luca, p. 54) anche per un altro motivo : per far capire che i pompieri, cioè la caserma dei vigili del fuoco presso la quale è detenuto, stanno sul versante tirrenico - quello che guarda appunto verso la Spagna, coi suoi toreri e tamburelli.

Sicuramente le conosceva quelle zone di Cerveteri, magari era già stato a qualche cerimonia ufficiale in quella caserma o quella vicina dei pompieri, oppure ne sentiva le sirene dalla base gladio prossima :

https://www.google.it/maps/place/Vigili+del+Fuoco-Distaccamento+Provinciale+di+Cerveteri/@41.9784397,12.0645087,15z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x38d40833512268b2!8m2!3d41.9784397!4d12.0645087

Parlo ripeto, della lettera a luca non recapitata, 28 gotor Lettere 2018, p.54, ritrovata solo nel 1990 come fotocopia di manoscritto da cui si vede che i caratteri sono grandi grandi e non certo per facilitare di lì a qualche anno la prima lettura del nipote come fantastica gotor in vena deamicisiana - altrimenti le avrebbe scritte tutte così le lettere a luca.

INVECE USA GRAFIA VOLUTAMENTE LARGA E TONDEGGIANTE PER SEGNALARE ANCOR MEGLIO IL CODICE E LA SUA VITALE IMPORTANZA IN UNO DEI SUOI ULTIMI DISPERATI TENTATIVI IN EXTREMIS DI FARSI TROVARE E LIBERARE.

Sulla base gladio/sismi/ "rud" mascherata da base militare comune :

https://it.wikipedia.org/wiki/Raggruppamento_unit%C3%A0_difesa

" Nel 1963 cambia denominazione in Raggruppamento unità difesa, livello reggimento, organizzato in distaccamenti (battaglioni) e compagnie.

Negli ultimi anni della storia italiana, per la liberazione di Aldo Moro, la squadra delle forze speciali che era incaricata dell'azione, si addestrò alcuni giorni presso la sede odierna del distaccamento di Ladispoli. Questo distaccamento è stato anche il centro di addestramento degli uomini della "Sezione K" del SISMI " :

mezza verità dal link di wiki supra : quel centro di gladio fu usato come base logistico/operativa e come seconda prigione per il sequestro di Aldo Moro.

Come detto, il passaggio di Moro sulla sabbia è unico e avviene pochissimi giorni prima del 9 maggio per imbarcarlo per il ghetto a mezzo gommone via Tevere - lo prova il bitume fresco della perizia Lombardi.

Dunque riassumendo :

- tra fine aprile e inizio maggio, Moro viene esfiltrato da Roma Nord, forse zona Cassia/Flaminia, a Cerveteri nella base gladio mascherata come rud ma svelata pur depistando da garau e dal suo boss di gladio inzerilli per edulcorare la cosa di fronte a giudici e commissioni nei ´90.

- L´esfiltrazione dura forse 3 o 4 giorni come dice garau perché va fatta con cautela e facendo sgranchire il povero Moro ancora convalescente per le 4 costole rotte del 9 aprile circa. https://www.stay-behind.it/notizie/caso-morogen-inzerilli-nessuno-della-gladio-si-mosse

" Il generale Inzerilli precisa quindi di aver approfittato in quel periodo di mobilitazione delle Forze Armate " per sperimentare se l'addestramento che facevo con i gladiatori funzionava facendo esfiltrare uno dei miei uomini da piazza Pio IX fino a Cerveteri nascondendolo dentro una cassa in un furgoncino pieno di materiale elettrico".

"Il camioncino partì da piazza Pio IX, che si trova in cima a via Gregorio VII e siamo arrivati a Cerveteri passando attraverso tutti i posti di blocco. Nessuno ci ha fermati. Dietro c'era una macchina con un mio uomo -spiega ancora il generale- un capitano dei carabinieri con la tessera, pronto ad intervenire qualora fosse successo qualcosa. Il capitano è ancora vivo, l'uomo dentro la cassa era un mio ufficiale" " : chissà perché il giudice non chiede ad inzerilli il nome del capitano e non interroga pure quest´ultimo...

Inzerilli appare qui negare i 3/4 giorni di garau, e parlare di viaggio diretto da piazza Pio IX a Cerveteri : il 4 maggio 1978 probabilmente, come vedremo. (Piazza Pio IX è a due passi da Forte Boccea, allora sede della sezione VII del sismi da cui dipendeva gladio).

Le tappe, se ve ne furono, sono ovviamente nelle zone vulcaniche peritirreniche a nord di Roma dove Moro calpesta quel tipo di terriccio che Lombardi inchioderà geograficamente. Ma quel terriccio può anche provenire da Grottarossa stessa, o da entrambe le zone vulcaniche.

Sia il terrorista fascista di regime garau sia il suo collega inzerilli testimoniano che la meta era Cerveteri e il punto di partenza, Roma - complice aggiungiamo, il generale piduista dei carabinieri siracusano che gestisce i posti di blocco ordinando a quelli lungo l´esfiltrazione di lasciar passare furgone e cassa senza ostacoli - peraltro il furgone è accompagnato da una macchina dei carabinieri con un terrorista capitano per ogni evenienza, e i lasciapassare sono militari. Tutto liscio come l´olio, nessuno stress particolare.

La Posta Vecchia di cucchiarelli e prima di lui della di giovacchino dunque, non c´entra nulla. Lo tennero in caserma, ce lo rivela Moro coi "pompieri della Spagna" della lettera a luca - a Cerenova con la sua caserma rud/gladio confinante con quella dei pompieri. Da quello che oggi è l´hotel La Posta Vecchia a Palo Laziale, ai pompieri di Cerenova, son circa 10 km - troppi per sentirne le sirene.

Non era forse fin dal piano solo del ´64 che Moro era stato messo tra gli esfiltrandi, e il carabiniere podestà roberto incaricato di assassinarlo, e prima non doveva forse sin da allora nei piani, essere esfiltrato con altri "filocomunisti" a Capo Marrargiu cioè in una base gladio ? Bene : tutto avvenne esattamente così, solo 14 anni dopo e con piccole varianti geografico-geologiche...

Insomma sull´ubicazione precisa della seconda prigione di Moro sul litorale non v´è più alcun dubbio - e certo è ora chi ce lo portò: gladio. Dunque, gladio ebbe in appalto dal bilderberg non solo la strage di Fani ; ma anche i trasbordi di Moro; e quindi, anche la sorveglianza armata delle prigioni e la seconda prigione stessa. Proprio come era stato pianificato dal terrore di regime capitalfascista fin dal piano solo del ´64.

Il terrore di regime ispezionerà bensì Cerenova - ma il 30.3.78, 35 giorni prima di trasferirvi Moro :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908815.pdf

p.923 del cartaceo.

Stessa cosa farà con Quarto Annunziata, la prima prigione che vedremo nel prossimo capitolo :

vi manderà l´ispettore Monaco solo il 10.5.78 - diversi giorni dopo aver trasferito Moro da lì a Cerenova !

Il 22.2.1979 il signor Giordano si presenta ai cc a Roma per dire che leggendo della perizia (Lombardi suppongo), gli è venuto in mente un complesso edilizio abbandonato sulla spiaggia di Campo di Mare (Marina di Cerveteri) : ora siamo a due passi dalla caserma gladio di Cerenova :

https://www.google.com/maps/place/Campo+di+Mare,+00052+Marina+di+Cerveteri+RM/@41.9756312,12.0480066,15z/data=!4m5!3m4!1s0x1328ab134313b2e5:0xf88db479a14442d6!8m2!3d41.9739746!4d12.0418398

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908815.pdf

pp. 796 e 922-926 : l´ispezione del marzo 1979 è negativa, ma il signor Giordano c´era andato molto vicino : Moro era stato tenuto a meno di 3 km da lì, nella caserma rud/gladio di Cerenova.

Ecco chi era davvero decimo garau, altro che amenità sul volontario per far scudo a Moro :

https://news-domenico-marigliano.webnode.it/products/gladio-e-i-nuclei-di-difesa-dello-stato-/

" Ecco poi altre forme di indottrinamento del tutto illegittime: il gladiatore Faleschini ha ricordato che “...ad un corso di Alghero il signor Sandro ed anche, dopo, il signor Decimo (Decimo Garau, nda) ci dissero più volte che dovevamo tenere sotto controllo i comunisti dei rispettivi paesi perché nel caso vi fosse stato un conflitto con i Paesi dell'Est, questi li avrebbero appoggiati. Ci fu detto dai predetti responsabili che in caso di conflitto avremmo dovuto neutralizzare i comunisti del paese ritenuti più accesi e pericolosi arrestandoli e deportandoli. Ogni volta che sono stato in Sardegna il signor Sandro e il signor Decimo, dopo, hanno fatto riferimento a quanto io ho testé riferito circa il comportamento da tenere nei confronti dei comunisti italiani. Ricordo anche che il signor Sandro e il signor Decimo come anche il signor Giorgio ed il signor Pino oltre che Paolo Desabata mi dissero diverse volte che se i comunisti fossero arrivati al potere, anche se per via elettorale, per noi dell'organizzazione sarebbero stati tempi duri e che in tal caso avremmo avuto due sole alternative:

1) scappare all'estero;

2) darsi da fare in Italia per continuare una resistenza contro il regime comunista eventualmente instaurato anche di carattere militare. Fu detto che ci saremmo dovuti opporre, con la nostra organizzazione, ad una presa del potere dei comunisti italiani."

Tutto questo è agli atti della Commissione Stragi :

https://www.senato.it/documenti/repository/leggi_e_documenti/raccoltenormative/30%20-%20stragi/Leg.%20XIII/Doc/XXIII%20n.%2064%20Vol%20I%20Tomo%20II.pdf

Dove è perfettamente sintetizzato il vero scopo di gladio :

" Sappiamo, al contrario, dalle numerose ed inequivoche testimonianze, che i gladiatori venivano reclutati da una struttura segreta dei nostri servizi segreti ed adibiti solo eventualmente a compiti di difesa in caso di invasione, poiché venivano addestrati ed indottrinati per impedire che

una forza politica nazionale potesse democraticamente accedere a compiti di governo.

Gli stessi civili venivano reclutati tra elementi di destra, affinché intorno alle Forze Armate crescessero strutture clandestine che tutelassero la conservazione del potere. Per fare questo era necessario disporre di strutture come Gladio, di altre formazioni paramilitari, eversive e terroristiche

che erano state attivate parallelamente a Gladio. Tutte queste forze si rifacevano ad esponenti dei nostri servizi segreti, delle nostre Forze Armate, della CIA o degli altri apparati informativi statunitensi e della P2.

Il fine ultimo era quello di delegittimare una forza politica che aveva piena cittadinanza costituzionale ad opera di altre forze che avevano fatto in modo che l'opposizione di sinistra in Italia venisse ritenuta una forza straniera nel nostro territorio ed anzi ostile ad esso. In pratica considerare

contro ogni verità storica e ogni valutazione politica minimamente corretta il PCI quale diretta emanazione di Mosca e pronto a guidare una insurrezione popolare. Per inseguire questa visione sono state formate strutture segrete con il contributo decisivo di forze neofasciste che la nostra Costituzione poneva fuorilegge. "

P. 146 al cursore.

E decimo garau, capitano di fregata poi colonnello, era uno dei principali addestratori di gladio tra il 1967 e il il 1991, ed era stato a sua volta " formato" in inghilterra dalle sas. Ed era amico d´infanzia e compagno di scuola di kossiga, il giuda nazionale di Aldo Moro. È dunque impossibile credere alla favola dell´ "esercitazione di esfiltrazione" - era solo depistaggio e copertura del trasbordo di Moro, tanto per dare un contentino a mastelloni che se la bevve senza fiatare. Ed è assurdo credere che un assassino fascista e anticomunista sfegatato come garau potesse mai offrirsi volontario per far scudo a Moro in caso di blitz ! Tant´è che garau stesso ebbe almeno il bene di smentire l´ennesima balla di kossiga.

Ed ecco l´altro fascistone, sergio mura :

" Tra gli altri il reduce Angelo Angelini, il sindaco di Civita Castellana Gianluca Angelelli, l’ex-primo cittadino Massimo Giampieri, il consigliere provinciale Alberto Cataldi, il vice presidente dell’associazione decima flottiglia Mas Sergio Pogliani e per l’associazione nazionale arditi incursori della marina il comandante Sergio Mura." :

http://www.tusciaweb.eu/2016/12/oltre-100-persone-alla-strategia-dimpiego-dei-mezzi-dassalto/

D´altra parte, si direbbe che la specialità del clan gladiofascista inzerilli/mura etc., fosse proprio i sequestri di persona :

http://www.strano.net/stragi/stragi/crono/crono94.htm

" [Il 21 aprile 1994] Il generale Inzerilli, ex comandante della settima divisione del SISMI e responsabile per circa sei anni di Gladio, l'avv. Francesco Stoppani e l'ex ufficiale del SISMI Sergio Mura sono rinviati a giudizio da Francesco Monastero per cospirazione politica mediante accordo, attentato contro gli organi costituzionali, tentato sequestro di persona a scopo di terrorismo ed eversione, associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell´ordinamento democratico. Le accuse si riferiscono ad attività compiute dal SISMI in Alto Adige fra il 1979 e il 1981 " .

Da qui :

http://www.carlopalermo.net/wp-content/uploads/2018/11/Documenti-Mandolini-25-novembre-2018.pdf

apprendiamo che sergio mura era addirittura il capo di gladio sezione Ladispoli !!! Altro che neofiti i cui nervi saldi e le cui capacità eran da mettere alla prova !!! Non solo, ma era pure reclutatore gladio:

" istruttori della Gladio a Capo Marrargiu e reclutato da Paolo INZERILLI e Sergio MURA

(colui , cioè, che aveva predisposto il programma di compartimentazione della struttura in tre livelli) per operazioni coperte del Servizio, prevedenti 1' uso della violenza " :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD30/014_16/Liberi/0512_001.pdf

p.4.

Roma nord e nord di Roma, tra Cassia/Grottarossa forse, e Cerveteri : è questa la scena del dramma dei 55. Non vi può essere più ombra di dubbio su questo.

Siamo ora certissimi della precisa ubicazione della seconda prigione, e quasi certi di quella della prima: la zona è quella e non ci piove più.

E dovevano essere luoghi noti a Moro, gran turista dei borghi d´Italia come attesta maria fida in La casa dei 100 natali (sperando che non abbia inventato pure questo), dotato di memoria eccezionale anche visiva; o forse addirittura, da dignitario dello Stato, aveva già visitato i luoghi e perfino la caserma del rud o quella dei pompieri lì vicino in occasione di qualche cerimonia ufficiale. Sono posti turistici, arcinoti, ricchi di memorie storiche - Ladispoli e sue ville odescalchi, il castello di Santa Severa...

Una ulteriore "stranezza" segnaletica di codice sono le famose date sbagliate di nascita di luca :

nella lettera 9, testamento ; nella 10, testamento ; e nella 14, testamento (gotor pp.19 sqq.), Moro "sbaglia" per ben 3 volte la data di nascita del nipotino :

" nato a Roma il 18-9-1976 "

invece di 1975. Ora che Moro sbagli tale data per 3 volte di seguito - la nascita del nipotino tanto amato, pupilla dei suoi occhi - è del tutto da escludere. L´errore è deliberato, ci segnala codice - devono essersene accorte perfino le "br", che non recapitarono, pur non essendo in grado di decifrare (se lo fossero state, non avrebbero recapitato nulla). Maria fida scrive nel libro La nebulosa del caso Moro, selene edizioni 2004, p. 194:

" Nei vari testamenti, che ha scritto dal carcere del popolo, papà sbaglia la data di nascita di Luca il che è semplicemente impossibile, perché aveva una memoria straordinaria e, a distanza di anni, ricordava ogni minimo particolare di un avvenimento. Tutti coloro che lo hanno conosciuto possono testimoniarlo. Che non si ricordasse la data di nascita della persona che amava di più al mondo è semplicemente impossibile. Quindi se ha scritto 1976 invece di 1975 ci deve essere una ragione precisa, anche se io non ho idea di quale possa essere."

Il 18.9.1976 è la data dei funerali di Mao. Non so se Moro vi partecipò, si legge che non vi furono invitate autorità straniere quindi penso di no, ma se comunque l´allusione fosse alla Cina, allora noto che a due passi da casa Moro vi è il consolato cinese, in via Malcesine 39 (non so però se era lì anche nel 1978); e poco distante, in via della Camilluccia 613, l´ufficio commerciale dell´ambasciata cinese (non so se anche allora). Forse fu un modo per far sapere, tentare di far sapere che era in zona - non sto pensando che fosse prigioniero nel consolato cinese. Sto provando tutte le chiavi che trovo per vedere quale apre.

Se invece la data dei funerali di Mao instrada sui funerali e non su Mao, allora forse è associabile col cimitero Flaminio, a Prima Porta, che pur stando a circa 10 km da via di Quarto Annunziata, è comunque confinante con Grottarossa/Labaro e quindi riferimento atto a designare la zona. Inoltre Flaminio ci riporta alla Flaminia/famiglia che potrebbe esser mot-thème anagrammatico. Ripeto che siamo nel campo delle ipotesi.

Se poi vogliamo combinare funerali e Mao, allora Mao fu sepolto nel mausoleo a piazza

Tienanmen : in zona Moro c´è un quartiere il cui nome ricorda la leggenda del luogo di sepoltura di un imperatore : Tomba di Nerone, confinante guarda caso con Grottarossa e attraversato dall´omonima via.

Oppure il 18.9.1976 potrebbe esser riferimento a luogo dove la famiglia aveva trascorso il primo compleanno di luca - questo dovrebbero dircelo i figli di Moro, i quali con me, gentilmente, non parlano o mi liquidano con supponenza senza rispondere. E non è l´unica domanda che farei loro : chiederei anche chi e dove recapitò loro alcune delle lettere, i cui tramiti Eleonora mai volle svelare, portando il segreto con sé nella tomba - lettere come quelle che Eleonora distribuì ai suoi collaboratori la notte tra il 28 e il 29 aprile perché le portassero ai destinatari, intimando loro di non chiedere come le aveva avute.

Un´altra ipotesi, che ci tiene sempre in zona casa Moro : il 18.9 è san Giuseppe da Copertino, certamente caro a Moro sia perché protettore degli studenti, sia perché salentino come lui : ebbene, il santo visse 17 anni in una grotta sotterranea - il che potrebbe alludere alla segreta nello scantinato di spagnuolo, o a Grottarossa o entrambe. Non solo : a pochi minuti di macchina da casa Moro, c´è via San Giuseppe da Copertino, presso via Trionfale/La Giustiniana/Cassia, non lontano da Quarto Annunziata : ancora una volta, Moro potrebbe star indicando con quel 18.9, la zona della sua prigione.

" Il Santuario della Grottella, con l'annesso convento, è situato alla periferia del paese e fu il luogo di molte estasi di San Giuseppe da Copertino.

La storia del santuario ha inizio nel XVI secolo, quando tra i cespugli fu rinvenuta una grotta sotterranea, sulla parete della quale era dipinta un' icona bizantina della Madonna " :

il paese è Copertino, la fonte è wiki Copertino.

" Per 17 anni visse nel Santuario della Madonna della Grottella in Copertino " : wiki s.v. san giuseppe da C.

Ora nelle 4 versioni pervenute, ritrovate solo nel 90 e non recapitate allora, del testamento a luca, Moro insiste su una paranoia apparentemente assurda tanto quanto lo "sbaglio" dell´anno di nascita del nipote pupilla dei suoi occhi : cioè che non ricorda se luca avesse il secondo nome Maria all´anagrafe.

Perfino gotor nota giustamente che ciò era irrilevante ai fini dell´identificazione perché Moro aveva allora 1 solo nipote, anche se per il vero, la figlia Anna era incinta.

Il nome di Maria ricorre nei testamenti una seconda volta come primo nome di fida.

Dunque anche questo altro elemento aggiuntivo di Maria ci potrebbe in via di ipotesi riportare alla madonna della grottella e dunque a Moro che cerca di comunicare la sua ubicazione in un sotterraneo e/o a Grottarossa. Sbizzarrendomi vieppiù sull´ipotetico, allora anche luca potrebbe associarsi al vangelo di luca - l´unico dei canonici a narrare la natività di gesù in una stalla con mangiatoia - la stessa agiografia di sgdc fa nascere anche quest´ultimo in una stalla. E il folklore pagano-cristiano di calco mitraico specifica che "gesù" nacque in una grotta.

Rammento che la paranoia apparente se luca si chiami anche maria o no sta in tutte e 4 le versioni in relazione con Moro che dice di non poterlo accertare perché è prigioniero delle brigate rosse - quasi codice che inviti a riferire la prigione al nome di Maria nel contesto di sgdc, 18.9.

Anche sgdc si chiamava poi maria di secondo nome : al secolo era giuseppe maria desa.

Insomma parrebbe proprio che Moro possa star istradandoci sul santo e la relativa costellazione zona Cassia/grotta di Maria/ Grottarossa/sotterraneo.

Ma c´è anche un ultimo elemento interessante forse, nella leggenda del santo. Cioè che a sgdc è attribuito pure il volo, tant´è che è il protettore degli aviatori cattolici USA. E chissà se anche questo non possa alludere al famoso trasbordo di Moro in elicottero di cui il solito Pecorelli.

A Quarto Annunziata, di cui tra breve, vasta pianura con ville vip sin da allora, atterravano spesso elicotteri stando alle mie gole profonde della zona.

Ricordo infine che se gli scheinbr non recapitarono i testamenti, una ragione ci sarà - e gallinari nella famosa intervista del ´90, dice che le famose lettere a luca coi pompieri il gommoncino etc., non furono recapitate perché rivelatrici di localizzazione - il che mandava all´aria Montalcini sin da allora ovviamente. Né è probabile che gli scheinbr, così ben informati dal terrore di regime di cui eran parte, non sapessero il vero anno di nascita di luca.

Peraltro anche se lo avessero ignorato, i riferimenti nei 4 testamenti alla biblioteca/archivio sarebbero bastati e avanzati a insospettirli tanto da non recapitare - perché il mio prezioso documento che descrive per filo e per segno il piano interrato di spagnuolo, menziona biblioteca sotterranea come stiam per vedere.



Un´ultima ipotesi, tralasciando il 18.9 che è la parte giusta, e concentrandosi sul 76 che è quella "sbagliata", rimanda alla smorfia, che forse Moro conosceva da buon meridionale e fan di Totò.

76 è la fontana, con la quale poté forse alludere in codice, a quella presso il monumento ai caduti di tutte le guerre sulla Cassia, a Tomba di Nerone.

Se poi vogliamo sbizzarrirci a unire il 76 al 18.9, allora emergerebbe un itinerario sulla Cassia che, passando per la fontana supra (parlo della Fontanella dell'emiciclo, su via Cassia. Fontana del XX secolo (1929). 41.964955°N 12.444062°E

Opera dell'architetto Pietro Lombardi. Inizialmente posta nella scomparsa piazza Scossacavalli nel rione Borgo, fu trasferita sulla via Cassia a seguito della demolizione della spina del borgo, ad ornamento del memoriale ai caduti, da wiki s.v. Tomba di Nerone) prosegue in direzione di via sgdc, traversa di via Trionfale vicino alla Cassia e sempre in direzione La Storta, vide infra.

Bene, erano ipotesi da versare nella ricerca, tutte da provare ovviamente. Ma la convergenza di indizi verso via di Quarto Annunziata come prima e principale prigione di Moro è pesantissima anche senza il santo volante.

Una cosa essenziale, la ritengo invece ragionevolmente certa: che la prima prigione, dovunque essa fosse, era vicino a casa di Moro, o comunque in zona Roma Nord. La prova è nella lettera 53 gotor, p. 93, a Maria Luisa Familiari : la sua datazione è certa : domenica 23 aprile. In essa Moro, illudendosi o venendo illuso di un recapito immediato, incarica la sua allieva prediletta, che abitava non lontano da casa Moro, in via Antonio De Viti De Marco 44, di fargli da postina in giornata di 6 lettere a indirizzi che implicano ore e ore potenziali di giri :

- a zac, abitante in via della Camilluccia presso un fratello ; e se non lo avesse trovato lì, le assegna di cercarlo a piazza del Gesù ;

- a piccoli abitante in via Massimi, zona casa Moro ; e se non ci fosse stato, la Familiari doveva cercarlo a Montecitorio o a piazza del Gesù ;

- a Misasi di cui l´allieva avrebbe dovuto cercare anche l´indirizzo, perché Moro non lo sapeva, chiedendo alla Camera o a piazza del Gesù o alla Segreteria di Dell´Andro o al ministero della giustizia che stava e sta in via Arenula 70 ;

- a Tullio Ancora di cui sbaglia l´indirizzo ma non l´indicazione di zona, vicino piazza Fiume ;

- ad andreotti a corso Vittorio ;

- a Craxi al Raphael presso piazza Navona, non il Pantheon come scrive Moro ; oppure a via del corso sede PSI.

Anche se Moro assegna all´allieva di coinvolgere gli amici per farsi aiutare, è chiaro che avrebbero (la lettera non risulta recapitata) dovuto girare per tutta Roma e oltre, anche perché Moro premette che se i destinatari non sono agli indirizzi dati, dato che è domenica e potrebbero esser fuori, la Familiari e gli amici devono scovarli anche fuori casa o fuori Roma perché le lettere vanno recapitate a mano ad personam !

Ovvio che se Moro, ormai disperato e angosciatissimo, ritiene che tutto ciò sia possibile in giornata, vuol dire che lui era vicino a casa della Familiari e sapeva che il recapito a lei del fascio di lettere urgentissime, poteva avvenire in brevissimo tempo - pochi minuti di macchina.

Questo esclude non solo via Montalcini 8 come prigione, ma anche qualsiasi zona di Roma che non fosse Roma nord - e Roma nord non lontano, almeno in macchina se non addirittura a piedi, da via De Viti De Marco 44, casa della Familiari - una traversa della Cassia, a 10 minuti di macchina da casa Moro, a 12 da via di Quarto Annunziata 47 (in realtà meno, perché di domenica a Roma il traffico è relativamente scarso).

Riassumendo : punti fermissimi riguardo alla prima prigione sono :

1. che era a Roma, DENTRO Roma, come prova il "qui" della lettera a Manzari ( "si potrebbe far venire QUI l´ambasciatore Cottafavi" : che abitava a Ginevra, mentre Manzari a Roma, dunque il qui è comune a Moro e Manzari : lettera 46 gotor, All´avvocato Giuseppe Manzari, p.84 + nota 4 p.85) ;

2. che era a Roma Nord non lontano da casa sua, come provano :

- la 53 gotor alla Familiari del 23 aprile

- la 28 gotor al nipotino luca, sicuramente scritta a maggio dalla nuova prigione presso il mare, dove Moro dice : " Ora il nonno è un po´ lontano " : ma se ora è un po´ lontano, significa che prima era vicino - cioè vicino casa sua dove abitava anche luca con la madre in una palazzina dello stesso comprensorio di via del Forte Trionfale 79, a 50 metri da casa di Moro ; ibidem Moro aggiunge :

" insieme al nonno che ora è un po´fuori " - s´intende, fuori Roma, a Cerenova - ma se ora è un po´ fuori, vuol dire che prima era dentro, dentro Roma - e vicino casa come abbiam detto. Ovviamente questa lettera non fu recapitata - ad essa alludeva gallinari nell´intervista citata supra da gotor

- la 26 gotor alla figlia agnese, struggente addio delle stesse ore della precedente, in cui dice : " Ora è probabile che noi siamo lontani o vicini in un altro modo " : ma se ora sono lontani, vuol dire che prima, per la maggior parte del sequestro, erano stati vicini - in zona casa sua appunto. Vicini in un altro modo perché il mare, Cerenova, non distano poi molto (una quarantina di km) da Roma nord dove abitava agnese, ancora a casa dei suoi.

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

p. 53 di 122 :

" Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui. "

(Lettera 6 gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, Al segretario della Dc Benigno Zaccagnini, recapitata il 4 aprile, p.13 ; p. 53 di 122 del link, fogli 1r s.f. e 2r s.i.).

Ma non scrive la scorta, scrive la sTorta !

Prendete l´originale riprodotto linkato supra : guardate bene e riguardate meglio la parola scorta : NON È AFFATTO SCORTA : QUELLA NON È UNA C, È UNA T ! Moro sta camuffando quel che vuole realmente far sapere : che sta nella zona di LA STORTA, sulla Cassia !

Osservate per confronto tutte le altre c minuscole del foglio : sono piccoline, non hanno nulla a che vedere con la lettera di scorta, quella è t non c : fate la controprova osservando tutte le altre t minuscole del foglio !

Pertanto il senso di quella famosa frase, tanto accusata di cinismo, è in realtà solo un camuffamento della sua ubicazione : Moro non sapeva nulla della sorte della sua scorta abituale e non può parlarne, sta invece con una frase generica, crittando la zona dove ha capito di trovarsi :

quella de La Storta sulla via Cassia !!

Questa lettera a zac, recapitata il 4 aprile, Moro dice di averla scritta dopo 15 giorni di prigionia, dunque siamo attorno al 31 marzo : egli ha capito, pur essendo stato portato alla prigione probabilmente in furgone chiuso, ha capito di essere tra Cassia e Flaminia, perché erano strade della sua zona che conosceva bene, dunque aveva percepito di essere sceso in basso da casa sua alla Cassia, probabilmente lungo viale Cortina d'Ampezzo, e poi siccome da lì in poi il viaggio era stato breve, sapeva di essere in quella zona, anche se non poteva dire dove esattamente perché la villa era isolata nel verde e lui stava sotto in cantina, forse nella camera blindata di spagnuolo che vedremo infra.

Dunque La Storta e non la scorta, è "del tutto al disotto" perché la Cassia, e l´Agro Veientano tra Cassia e Flaminia, sono in basso rispetto a casa Moro che sta quasi in cima a Monte Mario a 122 metri sul livello del mare + l´altezza del terzo piano di casa Moro. È la situazione in cui si trova che è al disotto, perché sta sulla pianura in basso e perché sta in cantina.

Ripeto che si tratta di indicazioni di zona, di tentativi approssimativi di indicare la sua ubicazione di cui non poteva esser certo al millimetro, perché sicuramente lo avevan portato lì in furgone chiuso cassa o simili : perciò indica qui La Storta, ma sempre come zona/direzione, come una rapida occhiata a googlemaps vi farà capire immediatamente anche se non siete pratici di Roma nord.

La distanza tra La Storta, frazione del comune di Roma sulla Cassia, e via di Quarto Annunziata 47 (probabile prima prigione, vedi prossimo capitolo) è di appena 12 km.

Altezza sul livello del mare di casa Moro : circa 122 metri + altezza terzo piano casa Moro. A.l.m. della Cassia : massimo 81 metri, ma in genere molto meno. Poi La Storta di per sé, come borgo stricto sensu, si trova a 160 metri, ma ripeto qui l´indicazione è generica, di percorso, direzione e di zona : Moro non era a La Storta, ma in quella zona, verso quella direzione ; quello che deve aver colpito Moro e gli fa dire che sta al di sotto, che la sua situazione è in basso, è la sensazione di forte discesa che si prova scendendo da casa sua sulla cima o quasi di Monte Mario alla Cassia in basso, lungo viale Cortina d'Ampezzo ad esempio - quasi certamente il percorso del furgone chiuso che lo portò da spagnuolo.

Questo ci fa ovviamente preferire il furgone chiuso come mezzo di trasporto di Moro, versus l´elicottero di Pecorelli, che esistette, ma che probabilmente fu un velivolo comsubin per il trasporto e il ritorno dei killer veri di via Fani.

L´ORIGINALE DI QUESTA LETTERA È LA PROVA PROVATA CHE GLI S.O.S. IN CODICE CI SONO E COME, E CHE ESSI PRENDONO VARIE FORME PERCHÉ MORO CON L´ECCEZIONALE CREATIVITÀ E INTELLIGENZA CHE LO CONTRADDISTINGUE, LE PROVA VERAMENTE TUTTE PER FAR CAPIRE DOVE STA E FACILITARE UN BLITZ LIBERATORIO :

LETTERE CAMUFFATE COME QUI, ESPEDIENTI GRAFICI ;

CODICI A INDOVINELLO CON RIFERIMENTI INESISTENTI TIPO I POMPIERI DELLA SPAGNA ;

RIFERIMENTI DISPERATI IN CHIARO AL MARE SPIAGGIA ETC., VISTO CHE I DESTINATARI NON REAGIVANO ALLA CRITTOGRAFIA.

QUESTA FAMOSA FRASE SU LA SCORTA/LA STORTA È LA PROVA PROVATA VISUALE E IMMEDIATA CHE MORO STAVA TRA CASSIA E FLAMINIA E LO AVEVA CAPITO BENISSIMO.

Solo che non poteva esser sicuro della precisa ubicazione perché stava nella cantina di una villa isolata, dove forse era stato portato in furgone chiuso cassa o simili. E allora ci dà indicazioni di massima sufficienti a inquadrare la zona, la direzione, il percorso: La Storta e simili.

Da OP del 25.4.78 :

" Vincenzo Borghi o il sedicente tale, l´uomo cioè che prese in affitto il covo brigatista di via Gradoli, non dovrebbe essere andato lontano. La polizia, ora in possesso di un suo identikit, lo sta cercando nella zona Tomba di Nerone/Grottarossa/La Storta/Ottavia, località in cui si ritiene che le Br continuino a disporre di numerosi covi sicuri " :

fuochino, Mino...

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780425-signed.pdf

p. 58 di 68 al cursore, 56 del cartaceo originale.

A La Storta in via del Cenacolo 56 abitavano casimirri/algranati ; i quali a Grottarossa lavoravano in una montessori a 4 minuti di macchina dalla villa di spagnuolo di cui tra breve; Ottavia è la cosiddetta " Zona L Ottavia ", quartiere di Roma, ad ovest e pochi minuti di macchina da casa Moro - non cambia molto, fuochino Mino !

È noto che il padre di alessio casimirri, luciano, era un alto papavero vaticano, portavoce di papi ; meno noto è che, a detta di Raimondo Etro, luciano casimirri era pappa e ciccia col piduista direttore del sismi santovito giuseppe :

http://www.iskrae.eu/dubbi-sul-sequestro-moro/

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/01/31/indice_stenografico.0121.html

(audizione Etro Moro2, p.22 del cartaceo)

http://www.iskrae.eu/hotel-paliano-la-missione-del-sisde-a-managua-nel-settembre-1993-parte-4/

https://www.lettera43.it/casimirri-brigatista-estradizione-battisti/?refresh_ce

https://forum.termometropolitico.it/279553-il-brigatista-protetto-per-20-anni-dal-sismi.html

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0093_001.pdf

Di grande interesse per me anche il 289 qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1147.htm

dove tra i reperti di viale Giulio Cesare (dove furono "arrestati" morucci e faranda nel 1979), troviamo :

14) la patente esibita agli agenti da Faranda Adriana, con il nome di Lombardo Maria Rosaria: costei, in realtà, non aveva subito alcun furto, ma aveva insegnato presso la scuola "Bruno Buozzi" in località La Storta, dove avevano lavorato Baiocchi Giulia, Bertoli Susanna, Lozzi Claudio e Coviello Angela, le cui generalità erano state registrate sui manoscritti sequestrati in Via Gradoli.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p. 185 al cursore :

un tassinaro racconta alla polizia il 16.3.78, che un giorno d´estate del 1977 aveva accompagnato un giovane in una strada adiacente a via di Grottarossa, a destra (penso provenisse dalla Flaminia perché la sua cooperativa aveva sede vicino allo stadio Flaminio), e che costui era sceso e scappato senza pagare, e che poi il 16.3.78 al telegiornale delle 20.30 era apparsa la sua fotografia in tv in relazione al rapimento di Moro.

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2017&mese=05&giorno=30&idCommissione=68&numero=0137&file=indice_stenografico

" Parolisi : Io andai a parlare con il padre di Mara Nanni, che aveva un negozio di alimentari in via di Grottarossa. Sapevo che il padre di Mara Nanni aveva un atteggiamento molto ostile nei confronti della Polizia e delle autorità in genere. La famiglia di Mara Nanni riteneva che la ragazza fosse vittima di una macchinazione, quindi era molto ostile. Non so per quale motivo il padre accettò di parlare con me. Lo convinsi, adesso non saprei neanche dire come... Gli chiesi quali fossero stati, a sua conoscenza, i passati amori della figlia, e tra questi mi fece il nome di Alessio Casimirri."

(mara nanni era una br arrestata nel 1981 con gallinari).

https://www.periodicodaily.com/sulle-tracce-di-aldo-moro-indagini-sul-luogo-della-prigione/

" Esiste un documento della Digos di Roma, nota n. 050714 del 10 luglio 1980, avente per oggetto “Omicidio dell’on.le Moro e della sua scorta”, che dimostra come in quel periodo le forze investigative brancolavano ancora nel buio rispetto all’individuazione della prigione dove era trattenuto dalle brigate rosse il leader democristiano. Nel suddetto documento, a firma del vice questore aggiunto Andreassi, indirizzato all’ufficio Istruzione presso il Tribunale di Roma, troviamo scritto: “Fonte qualificata aveva segnalato, nei giorni scorsi, che l’on.le Moro sarebbe stato tenuto prigioniero nel retrobottega di un negozio di alimentari gestito dal padre della nota brigatista rossa NANNI Mara, attualmente detenuta. Il negozio in argomento è stato localizzato in questa via di Grottarossa n.122 – 124 e si è appurato essere anche attualmente gestito da Nanni Modesto, padre della Mara, e dal cognato De Angelis Sante. Nella serata del 7 corrente, si è pertanto proceduto ad una accurata ispezione dell’esercizio ".

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD23/0329_003.pdf

p.32 di 89 al cursore : il 23.3.78 la ps perquisisce casa di Ceccarelli Sergio via di Grottarossa 91 (versante Cassia).

Un ceccarelli enrico, Roma, dirigente alitalia, è nell´elenco dei piduisti di Castiglion Fibocchi (Flamigni Trame atlantiche, 1996,p. 428).

39 : il 29.3 si controllano casali e case a cavallo del GRA tra Cassia e Salaria (via di Quarto Annunziata, di cui stiamo per parlare, taglia il GRA partendo da via di Grottarossa, e la villa di spagnuolo è poco oltre il GRA).

C´è un articolo vecchio da Gente del 5.12.80 sul sito di grassi, in cui maria fida ricorda i viaggi col padre :

http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=8181&Itemid=149

" la mamma guidava e papà divagava lodando il paesaggio o facendo delle considerazioni di ordine culturale - abbiamo visitato buona parte dell´ Italia paesino per paesino " :

e sono certo che tali visite inclusero Veio e Saxa Rubra e La Storta e Cerveteri con Ladispoli/Cerenova...

Ibidem si dice anche che Moro era valente scacchista. Fida nell´articolo di Gente menziona anche la straordinaria memoria fotografica del padre, fin nei minimi dettagli dei vestiti indossati dalle persone in una determinata occasione, anche a distanza di 10 anni.

Moro il 16 marzo, con la nuova scorta traditrice potrebbe aver raggiunto la prigione tra Cassia e Flaminia in furgone. Alle 9 - 9.15 del 16.3.78, quando si svolge l´agguato a Fani, Moro è già "al sicuro" a Roma nord, sorvegliato da gladio e p2. Tanto i posti di blocco attorno a Roma saranno istituiti solo dopo, e "coordinati" dal piduista carabiniere siracusano : il dottor Ernesto Focà che abita in zona racconterà al giudice imposimato il 21.11.78 che verso le 9.05-9.10 del 16.3.78 passeggiava col cane in via Casale de Bustis, e che pochi minuti dopo vide passare un furgone bianco seguito da un´auto bianca : ricordiamo l´audizione di inzerilli alla Moro2 supra : "Avevo predisposto, comunque, per essere tranquillo, che dietro questo furgone ci fosse un altro mezzo, una macchina normale, dove c'era un mio capitano dei Carabinieri, il quale quindi sarebbe intervenuto, se fosse successo qualcosa, per dire: «Fermi tutti: è roba nostra».

Forse dunque era il furgone che tornava da Grottarossa dopo avervi deposto Moro, o vi andava a deporlo. Alcuni minuti dopo ancora, il dottore sente rumore di elicotteri - quelli che riportavano i killer di gladio/comsubin alle loro basi dopo il massacro di via Fani. Non potevano essere elicotteri della polizia : questa assicurerà al fotografo dell´ansa Ianni che nessun loro elicottero quella mattina s´era levato in volo prima delle 9.30 da Pratica di Mare. Focà non vede altre auto transitare a via de Bustis : solo quel furgone bianco seguito dalla macchina bianca... :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908823.pdf

pp. 289 sq.

Voglio dire con questo, che la finta scorta che prelevò Moro durante il quarto d´ora, potrebbe anch´essa esser stata composta da garau, mura, inzerilli e anonimi compagni di merende, o forse costoro potrebbero aver impersonato le "br" e prelevato Moro in un finto agguato preconcordato con la nuova scorta traditrice composta da spinella, fabbri etc. Garau era un medico, e Moro ricevette sicuramente assistenza medica durante i 55, se non altro per le costole rotte. E aveva tutte le medicine che gli servivano, come scrive in una lettera.

Riassumendo : è assai probabile che la prima prigione di Moro fu la villa/cottage con bunker/prigione di spagnuolo carmelo, alto magistrato piduista eversore, compare di sindona, odiatore di Moro, a Roma nord tra Cassia e Flaminia per le seguenti ragioni :

1. crittogrammi nelle lettere e anche nel Memoriale come vedremo

2. il terriccio dei Monti Sabatini sotto le suole delle scarpe di Moro (strato meno recente, quindi inizio prigionia), terriccio vulcanico comune a tutta la zona tra Roma Nord e Bolsena

3.FORSE la singolare "coincidenza" che, poche settimane dopo aver segnalato a Paese Sera la villa di spagnuolo, Aurel Victor Spachtholz fu trovato morto in casa sua

[con un grosso ematoma sulla parte destra del volto a detta di andrea biscaro, che però non dà fonte - la padrona di casa di Spachtholz mi ha detto che è falso, che lei vide il cadavere, e che, tempo prima, a Spachtholz anziano e cardiopatico erano scoppiati i capillari di una guancia, cosa che il biscaro deve aver romanzato a scopi sensazionalistici. Tuttavia ripeto che Spachtholz era solo quando è morto, viveva solo in un posto isolato, la padrona era a Roma come mi ha detto lei stessa, e la sua contadina che scoprì il cadavere lo fece solo molte ore dopo la morte. Inoltre la padrona mi ha detto che il medico lo chiamò lei dopo esser giunta da Roma, il che è stranissimo: quando si trova un cadavere o apparente tale, il medico - e i carabinieri - li si chiama subito ! Quindi non ho certezza assoluta sulla causa del suo decesso, ma anche se morì di arresto cardiaco naturale, quel che aveva raccontato a gennari è vero e io ne ho trovato le prove documentali e testimoniali che presenterò nel prossimo capitolo]

4. la singolare "coincidenza" che, immediatamente dopo aver pubblicato la storia degli anagrammi, e soprattutto della villa menzionata da Spachtholz, la rivista Giochi Magazine fu chiusa e il suo direttore licenziato dall´erede dell´editore piduista monti.

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2008/04/il-caso-moro-inchiesta-di-storia-in_3647.html

Quando Paese Sera a dicembre 1986 pubblica per la prima volta la storia degli anagrammi, senza spagnuolo e la sua villa, nessuno chiude il giornale; ma quando giochi magazine nel 1988 ripubblica la storia, con in più la villa di spagnuolo anche se non nominato, la rivista viene chiusa subito dal suo editore piduista (o dai suoi eredi, il che non cambia la sostanza).

La seconda prigione fu invece la caserma del rud (leggi: gladio) a Cerenova Costantica presso Cerveteri.

E come a via Gradoli moretti & co. avevano scelto una via controllatissima dai servizi segreti, così le scheinbr faranno a Cerenova, anche se par di capire, solo dal 1979 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

pp. 10 sq., 14, 15, 17, 64, 78 :

" [la colonna romana] disponeva di moltissime basi tra le quali...quelle DI CERENOVA COSTANTICA...E LADISPOLI "

Quella di Cerenova Costantica era in via Ariccia 10 (p.78) - letteralmente a due passi dalla caserma rud/gladio !!!

A Ladispoli le br disporranno dal 1980 addirittura di 4 appartamenti.

A pp. 20 sq. del link di grassi, cianfanelli parla di una base a Labaro anche se per un periodo posteriore al sequestro Moro - il quartiere prossimo alla villa di spagnuolo di cui al prossimo capitolo.

Da Cerenova, pochissimi giorni se non poche ore prima del 9 maggio, Moro fu portato in segreto su un tratto di spiaggia inquinato e deserto tra Focene nord e Marina di Palidoro, e lì imbarcato su un gommone che risalendo il Tevere lo trasbordò al tragico epilogo del ghetto. Fu su quella spiaggia che gli restò addosso sabbia, Centaurea Aspera e bitume fresco. E la Centaurea fu raccolta addosso a Moro contestualmente alla sabbia di quella zona, perché i capolini ne contenevano, afferma il grande geologo Lombardi col suo botanico Giacomini.

La prima prigione di Moro fu forse la villa-bunker del fascista eversore spagnuolo carmelo a Grottarossa, e i carcerieri/esfiltratori furono terroristi fascisti agenti di gladio (nel novero a buon diritto, almeno moretti e morucci, vedi infra).

E Moro non cambiò prigione dal 16 marzo al 3 maggio almeno : già in un brano del Memoriale, databile al 5 aprile (AA.VV., Il Memoriale di Aldo Moro 1978, archivio di Stato/de luca editori, Roma 2019, p.221) egli scrive :

" Certo non posso dimenticare di essere QUI a causa di un´azione di guerra, da venti giorni " :

dunque, stessa prigione dal 16 marzo al 5 aprile. Ma posso provare che vi restò fino al 3 maggio almeno : il " qui dove sono " di gotor lettera 93 a zac p.170, databile a dopo il 2 o 3 maggio :

" essendoci lasciati in ottima intesa la sera del martedì [14 marzo, nota mia], già pochi giorni dopo, QUI DOVE SONO, avevo la sensazione di avervi in qualche modo liberato "

ci dice che Moro non cambiò prigione fino almeno a fine aprile (perché la lettera mostra coscienza di sé come unico prigioniero, dunque è post-29 aprile / Riccardo Lombardi, vedi infra) ; e poi il viavai di colf postini idraulici nanny, il rischio di una perdita alla Gradoli che attirasse i pompieri etc. - no, la villa isolata è la soluzione più logica per un sequestro di questa magnitudine. Via Massimi 91 è probabilmente un depistaggio dei vari giudice/santovito/lo prete/di donato/vettori etc., tutti clericofasci e/o piduisti.

Gotor a p. 277 (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018) giustamente data la 93 a dopo il 2 o 3 maggio,

sia perché Moro vi definisce la sua prigionia una "lunga e drammatica esperienza" ; sia perché in essa Moro annuncia le sue dimissioni dalla dc, mentre fino all´1-2 maggio "Moro si era impegnato nel far recapitare al suo collaboratore Guerzoni una lettera a Misasi, scritta necessariamente il 30 aprile...[in cui] nominava l´uomo politico a presiedere il Consiglio nazionale del partito in sua vece, un gesto che non avrebbe mai pensato di potere e volere compiere una volta dimessosi dal partito."

Dunque, Moro scrive la 93 a zac fra il 3 e il 4 maggio, e in essa dice il qui dove sono - ergo, non ha cambiato prigione dall´inizio al 3 o 4 maggio.

Resta il fatto inconfutabile che la prima prigione fu vicino casa sua, perché chiede favori come recapiti etc., da assolvere in giornata, e per essi si rivolge o alla famiglia o a gente in zona come don mennini e Maria Luisa Familiari, e per quelle frasi delle lettere di addio a luca ed agnese supra.

Non posso esser ancora sicuro di Quarto Annunziata 47, ma una cosa è certa : la prima prigione fu in zona Cassia/Flaminia, la stessa fino almeno al 3 o 4 maggio. Dunque i 3 o 4 giorni di durata dell´esfiltrazione di Moro narrati da garau a mastelloni, che ci portano in controluce, prima a Cerenova nella caserma rud/gladio e poi sulla spiaggia dove attende il gommone per il ghetto, iniziano il 5 maggio, e arrivano all´8 e 9, ghetto compreso.

Ripeto ancora le prove dalle lettere, che la prima e principale prigione di Moro fu vicino casa sua a Monte Mario (vicino in macchina s´intende) :

- 46 gotor a Manzari, pp.84 sq. :

" Ad un cenno, si dovrebbe essere in condizioni di chiamare QUI l´Amb. Cottafavi." :

Cottafavi abitava a Ginevra. Manzari a Roma (via Livio Andronico alla Balduina, 81 gotor p.139). Quindi come notato da Manzari stesso a suo tempo, quel QUI non può che essere comune ai soli Moro e Manzari : dunque Moro è a Roma, DENTRO Roma. Lettera non recapitata ma scritta intorno al 22-23 aprile, data alla quale Moro è a Roma, DENTRO Roma.

- 53 gotor a Maria Luisa Familiari, pp.93 sq. :

Moro incarica l´allieva prediletta di consegnare con gli amici, a mano ad personam, tutta una serie di ben 6 lettere cercando i destinatari anche fuori Roma se necessario dato che è domenica : domenica 23 aprile. E tutto deve essere fatto in giornata, "entro oggi domenica" :

ciò coimplica con certezza che la prigione di Moro mittente è a Roma nord e non lontana da casa della destinataria in via Antonio De Viti De Marco 44, stradina tra Cassia Nuova e Flaminia Nuova, a 10 minuti di macchina da casa Moro o dalla villa di spagnuolo a Grottarossa ad esempio, anche meno di domenica senza traffico - è chiaro che se Moro voleva tutti quei recapiti in giro per Roma e fuori in giornata, la destinataria del mazzo doveva essere vicina alla prigione.

Se ne evince con certezza che la prigione di Moro era a Roma nord, a pochi minuti di macchina dalla Familiari.

E che domenica mattina, 23 aprile, Moro è ancora a Roma, e a Roma nord, dunque non lontano da casa sua.

- Ciò è ulteriormente corroborato dalla 28 gotor p.54, la famosa lettera dei pompieri della Spagna scritta come vedemmo da Cerenova tra il 5 e l´8 maggio, giorno più giorno meno :

" ORA IL NONNO È UN PO´ LONTANO, MA NON TANTO..."

" INSIEME COL NONNO CHE ORA È UN PO´ FUORI " :

dunque, prima del trasferimento alla seconda prigione, era vicino al nipotino luca - il quale abitava con i genitori maria fida Moro e Demetrio Bonini a via del Forte Trionfale 79 in una palazzina a 50 m da casa Moro.

Era vicino a luca nella prima prigione : non solo perché era a Roma, ma anche perché era in zona casa sua e casa di luca.

- Ulteriore conferma è nella 76 gotor a luca p.133, scritta in procinto di essere trasferito a

Cerenova :

" ED ORA IL NONNO ALDO, CHE È COSTRETTO AD ALLONTANARSI UN POCO...AFFERMA CHE VUOLE RESTARTI VICINO " :

restarti vicino dunque spiritualmente, come fino a ora ti ero stato vicino fisicamente : perché la mia prima prigione era in zona.

Va da sé che queste 2 lettere a luca - gli ultimi disperati SOS in codice di Moro - non furono recapitate, e gallinari stesso in un´intervista del 1990 ne dette la ragione : perché rivelavano molto sull´ubicazione delle prigioni di Moro.

Riassumo : per solidissime ragioni filologiche, dall´epistolario siamo certi che Moro :

- fu nella stessa prigione dall´inizio al 3 maggio almeno

- fu a Roma nord in zona casa sua

- fu trasferito al mare il 5 maggio circa, e poi al ghetto.

E siccome alla morte, il bitume sotto le sue suole era fresco di pochissimi giorni, e non aveva più camminato granché almeno con quelle scarpe, possiamo collocare la spiaggia e il trasferimento al ghetto al 6 o 7 maggio, se non addirittura all´8.

Sono poche certezze, ma importantissime: ci forniscono il quadro di riferimento in cui indagare, sia temporale sia topografico.

Pur ribadendo la mia convinzione che un ostaggio del calibro di Moro non lo avrebbero tenuto in un condominio tra condomìni e condòmini, bensì più plausibilmente in un posto isolato, tuttavia non posso nemmeno escludere con certezza situazioni come via Massimi 91, dove la Moro2 pensò di porre la prigione di Moro (non so a che piano, ma era l´attico). Questo perché l´impunità degli scheinbr durante i 55 fu tale che pur essendo ricercati si incontravano in centro a Roma ripetutamente come se niente fosse in pubblico. E poi per questo :

nei testamenti ad Anna (got. pp.21,22,49) Moro scrive 3 volte che l´appartamento è al terzo piano.

Ma in un servizio del settimanale Gente del 5.12.80, p.39, fida scrive : "sbarco al quarto piano" parlando del suo arrivo a casa del padre il 16.3.78. Che vi sia codice anche in quel "terzo piano" dei testamenti ad Anna ? Cioè che la sua prigione stava al terzo piano ? Inoltre nella lettera a piccoli Moro gli scrive che lui è "l´unico con cui si possa parlare al dovuto livello" - l´attico di Massimi 91, sospettato da gero grassi come prigione di Moro, è pubblicizzato come il punto più alto di

Roma : e piccoli abitava a 200 m, a via Massimi 47 (notare l´ennesimo 47). Non posso ancora dirimere : ma ritengo più plausibile l´ipotesi Grottarossa, che stiamo per esaminare in dettaglio.

perché tenere Moro in un condominio, anche se abitato esclusivamente da terroristi di regime italiani e stranieri come Massimi 91 all´epoca, è, ripeto, rischioso per il continuo viavai di postini, colf, idraulici, probabilmente il custode e la sua famiglia, etc. ; e poi se scoppia un incendio o un allagamento, che fai, esci in fretta e furia in pigiama con Aldo Moro appresso ? E poi ripeto : i sospetti su via Massimi 91 come sede della prigione di Moro furono messi in giro ad arte già durante i 55 giorni da terroristi di regime come i corrotti giudice raffaele capo della guardia di finanza ed altri della sua risma : affidabilità zero.



CAPITOLO 10 : LA VILLA TRISTE IN ZONA GROTTAROSSA



Che Moro non mise mai piede a via Montalcini è ormai assodato da tempo : in un bugigattolo di due metri per uno si sarebbe atrofizzato a 61 anni, e scolorito in 6 settimane (questo secondo dato è meno probante però, perché Moro a detta della moglie manteneva a lungo l´abbronzatura estiva, anche da una stagione all´altra, ed anche fuori stagione si recava spesso a Terracina dove aveva un appartamento al mare) : invece all´esame necroscopico era tonico e colorito. Inoltre vale per Montalcini quel che vale per Massimi : non puoi tenere un ostaggio di tal calibro in un condominio pieno di gente e viavai, è un rischio assurdo. Per non dire dell´abbondante nicotina trovata nelle urine del cadavere, segno che Moro aveva fumato parecchio, o inalato molto fumo passivo, o entrambe le cose durante i 55 : nel bugigattolo di Montalcini sarebbe asfissiato, impianto di ventilazione o meno. Ancora : ne Il memoriale di Aldo Moro, edizione critica, archivio di Stato/de luca editori, Roma 2019, la grafologa Antonella Padova ha dimostrato come negli scritti dalla prigionia, la buona energia grafomotoria e assetto dell´inchiostro di Moro siano prova di supporto scrittorio stabile, cioè di comodità di scrittura su scrivania, almeno fino al 22/23 aprile : dunque non scriveva, come mente moretti, nel bugigattolo poggiando le carte su precari cuscini !!! La, o meglio le, prigioni di Aldo Moro vanno cercate altrove.

Un mio informatore mi comunica :

" 06 6913661 - numero di telefono di Carmelo Spagnuolo negli indirizzari di Gelli sequestrati al notaio Lollo, con l'annotazione "VIA DI GROTTAROSSA" ".

Grottarossa, Roma Nord, tra Cassia e Flaminia, una ventina di km da Formello. Ecco la villa di spagnuolo :

https://www.google.com/maps/place/Via+di+Quarto+Annunziata,+47,+00189+Roma+RM/@41.9850885,12.4527477,332m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x132f6776c7e516c1:0x71cb0c103022ccce!8m2!3d41.9850885!4d12.453844

(foto del 2019: con il caveat che l´aspetto attuale è molto diverso da quello del primo fabbricato del 1976/77, e che oltre al civico 47, oggi comprende anche i civici 45 e 49, per via di una serie di ristrutturazioni e ampliamenti successivi, che vedremo).

Oggi si chiama villa veientana, e viene affittata per party vip che da decenni ormai non fanno più dormire i malcapitati abitanti del circondario.

1979, dicembre : qualcuno denuncia carmelo spagnuolo e la criba agricola srl, per frode e simulazione, in relazione a un terreno con villa sito presso via di Grottarossa, a metà strada circa tra Cassia e Flaminia. Da questa citazione in giudizio, conservata agli atti, impariamo diverse cosette :

carmelo spagnuolo, nato a Sommatino (CL) il 5.5.1909, dichiara come suo domicilio via Madonnette 2 o 11 [sic] int. 8, Santa Margherita Ligure (Genova). Questa dev´essere la casa presso Genova in cui viveva da recluso nel 1986, come racconta gennari.

spagnuolo viene citato in giudizio assieme a una società, la criba agricola s.r.l., il cui amministratore unico è tal bizzarri pietro, domiciliato come tale in via di Quarto Annunziata 47, Roma - è una traversa semirurale di via di Grottarossa, tra Cassia e Flaminia, Roma nord, a poco meno di dieci km da casa Moro - ma a soli 16-18 minuti di macchina, e assai meno di domenica, dato che via di Grottarossa non è trafficatissima. Invece ad esempio, da via Mario Fani angolo Stresa a via Montalcini 8 la distanza in km è maggiore di 2, in macchina ci vogliono circa 35 minuti se tutto va bene perché è percorso trafficato (dati di google).

Non si capisce dall´atto giudiziario quale sia la relazione tra spagnuolo e la criba di bizzarri, ma una relazione ben precisa e stretta deve pur sussistere, se qualcuno fa causa a entrambi insieme per lo stesso motivo : simulazione di documenti e frode.

Via di Quarto Annunziata, ripeto, era allora ed è ancora adesso, una via di campagna con ville e fattorie, una strada privata, traversa di via di Grottarossa, a metà strada tra Cassia e Flaminia.

Via di Grottarossa ancor oggi è divisibile in due parti grosso modo : tra via Flaminia Nuova e via di Quarto Annunziata, belle campagne e splendide ville ; tra Quarto Annunziata e Cassia, quartiere urbano piccolo-medio borghese, diciamo di livello molto inferiore a dove abiterebbe un procuratore generale della Repubblica, poi giudice di Cassazione, come spagnuolo.

Sandra bonsanti mi ha comunicato che quando lei andò a casa di spagnuolo a Roma a intervistarlo, non si trattava di una villa di campagna, ma di un grande appartamento di città con ascensore che immetteva direttamente dentro il suo appartamento. Questo nel 1975 : può darsi che fosse il centro di cui parla Flamigni, fondato da spagnuolo col collega piduista siggia e il futuro depistatore di via Fani luciano infelisi a via Ettore Vajna ai parioli - o altro ancora. Ma non via di Grottarossa. Lì spagnuolo arriverà solo nel 1976/77, tenuto conto che la criba agricola (allora diamante srl) acquista la tenuta senza edifici (come mi hanno attestato abitanti d´antan della zona), a maggio 1976, e che la costruzione della villa avrà richiesto alcuni mesi.

Quel che interessa della causa intentata a spagnuolo e criba, è l´oggetto del contendere : una tenuta rustica con villa in via di Quarto Annunziata 47. Il 6.12.1979 spagnuolo e criba vengono citati per simulazione e frode con riferimento a un terreno di mq 20112 in località Tenuta Inviolatella, confinante con via di Quarto Annunziata, catasto rustico foglio 158, particelle 132 e 155.

A via di Quarto Annunziata 47, presso via di Grottarossa, abbiamo una villa senza dubbio collegata a spagnuolo, anche se essa appare nell´atto come domicilio dell´amministratore della criba s.r.l., bizzarri pietro, che tuttavia è probabilmente un prestanome del vero proprietario di criba, mario la via (vedi sotto) ; la criba mette questa villa, edificata sulla tenuta nel 1976/77, a disposizione di spagnuolo che vi abiterà 2 o 3 anni dietro lo schermo della società immobiliare, che fino al 1979 si chiamava diamante srl. Al di là di chi fosse il proprietario effettivo di quella tenuta con villa, fu spagnuolo ad abitarvi tra il 1976/77 e il 1979 circa - questo mi è stato attestato da abitanti d´antan della zona.

La citazione del dicembre ´79 descrive un fabbricato di recente costruzione di mq 330 : consta di un piano interrato, che a sua volta consta di un garage, un appartamento per la servitù di due camere più cucina e bagno, un disimpegno alla scala di accesso alla cucina superiore, altro disimpegno per la biblioteca, la biblioteca, un bagno, e una interessantissima " CAMERA BLINDATA DI 60

MQ ". Per darvi un´idea di cosa sia, di quali caratteristiche abbia una camera blindata, di come essa sia adattissima a un sequestro di persona, leggete qui :

https://www.magnumporteblindate.com/panic-room/

Abbiamo poi il piano giardino, cioè il piano terra, suddiviso in ingresso, salone di mq 150, biblioteca comunicante con quella al piano interrato, camera da pranzo, camera di prima colazione, camera donna con bagno e armadi, cucina, disimpegno, lavanderia, stanza degli armadi, ingresso con scala in legno per il primo piano.

Segue il primo piano, 8 camere con bagno e spogliatoio e corridoio.

In breve : la dimora di un pascià. Infatti negli anni ´80, vi andrà ad abitare il criminale internazionale adnan khashoggi. La zona è molto fuori mano, appartata e discreta. Ci sono altre case sulla via, ma molto diradate. Quando riusciamo su via di Grottarossa, e imbocchiamo a destra direzione Cassia, dopo non molto, tra i civici 207 e 209, c´è un parco con attrezzature per bimbi con una giostra dall´aria molto vintage, e altri giochi. Dall´altra parte della via, verso la Flaminia, a 4 minuti di macchina in via di Grottarossa 1242, c´è la casa dei bambini montessori, scuola materna, dove insegnavano casimirri e algranati. Ovviamente tutta la zona è piena di splendidi pini mediterranei. Giungiamo alla Cassia nel senso opposto, e subito incontriamo la famosa esse dei presunti anagrammi, all´altezza più o meno del civico 395, vicino al bivio con viale Cortina d´Ampezzo - la via che scende da casa Moro sita all´epoca del sequestro in via del Forte Trionfale 79. Dunque è proprio esattamente sulla Cassia IN BASSO dell´anagramma Bachelet - vista da casa Moro - che si trova la esse - che poi è una doppia curva pericolosa. Con questo non voglio tornare a vedere intenzione anagrammistica di Moro: ma la coincidenza tra le soluzioni anagrammatiche del circolo Bachelet e la realtà riscontrabile su basi più solide, è impressionante: può darsi che gli anagrammisti improvvisati, conoscendo la zona Cassia e influenzati da via Gradoli etc., volessero cercare in quelle lunghe frasi di Moro, con cui si può combinare di tutto, proprio la esse della Cassia etc. - fatto sta, che le corrispondenze sul terreno ci sono. O forse come ho detto supra, gli anagrammi ebbero la stessa funzione della seduta spiritica di Zappolino su Gradoli : occultare soffiata di fonte anonima.

La villa era nominalmente della criba agricola srl, che all´epoca dei 55 giorni si chiamava diamante srl, ma de facto era carmelo che vi abitava, come mi hanno attestato diversi abitanti d´antan - e carmelo è associato da altra ottima fonte (l´agenda di gelli) a Grottarossa. Che senso avrebbe avuto avere una villona rustica a Grottarossa, e un´altra poi a Formello a poca distanza : comunque la zona è quella, Moro forse portato nella villa di spagnuolo in furgone chiuso capì di essere nei pressi di La Storta come vedemmo (sono 20 minuti di macchina, anche meno senza traffico) o gli fu detto così dai traditori che ve lo accompagnarono per depistarlo.

Via di Quarto Annunziata è la prima a destra, da via di Grottarossa per chi viene da via Flaminia Nuova, dopo l´ospedale S.Andrea (che allora non esisteva) :

https://www.google.com/maps/@41.9730076,12.475316,1057a,35y,332.83h,44.64t/data=!3m1!1e3

Ancora un ingrandimento di villa veientana oggi :

https://www.google.com/maps/place/Villa+Veientana/@41.9846995,12.4510425,231m/data=!3m1!1e3!4m8!3m7!1s0x132f6776db2665fb:0x6274c932461015c2!5m2!4m1!1i2!8m2!3d41.9846995!4d12.451811

Si trova a Roma, nel comune di Roma, però ne è l´estrema periferia nord, praticamente è già campagna. Inoltre quando interpellai direttamente gennari sul colloquio con Spachtholz, egli mi disse che quest´ultimo si era focalizzato sul magistrato, non su Formello. Anzi gennari non era nemmeno sicuro se Spachtholz avesse nominato Formello espressamente oppure no.

gennari da me interpellato nel 2019, ricordava che il discorso di Spachtholz s´era focalizzato sul magistrato, di cui aveva fatto il nome, e sui mattoni rossi della villa - Saxa Rubra appunto, i tufi rossi vulcanici che danno il nome storico alla zona.

Catastalmente, non risulta assolutamente nessun immobile intestato a carmelo spagnuolo a Formello dal 1957. È dunque assai più probabile che Moro fu tenuto per la maggior parte dei 55, fino al 3 o 4 maggio circa, nel sotterraneo della villa di carmelo a via di Quarto Annunziata 47. Abbiamo già visto la prova del nove, empirica e incontrovertibile, che Moro nelle lettere è perfettamente consapevole di stare a Roma nord non lontano da casa sua, e che egli tentò con eccezionale creatività di comunicarlo ai suoi destinatari tramite S.O.S. in codice (La Storta e non la scorta, etc.).

Il catasto mi dice, ripeto, che dal 1957 alla morte, a Formello non risulta assolutamente alcun atto immobiliare riferibile a carmelo. Spachtholz era milanese, e quindi siccome la zona è quella, Cassia/Flaminia/Roma nord, magari avendo letto Formello negli anagrammi di Bachelet pubblicati da Paese Sera a inizio dicembre 1986, identificò le due cose visto che sono non lontane ma in realtà non poté che intendere via di Quarto Annunziata 47 - dove carmelo aveva a disposizione questa villa di campagna, e che senso avrebbe avuto averne un´altra a Formello, a soli 22 km ?

La famosa esse della Cassia in basso nell´anagramma Bachelet, quando esci da via di Grottarossa sulla Cassia direzione Roma, dopo pochissimo arriva: è una doppia curva pericolosissima.

Invece dove sta la esse della Cassia a Formello ? Inoltre ripeto che quella esse che dico io sta proprio in basso come nella soluzione anagrammistica Bachelet : in basso cioè, dal punto di vista di chi scende da casa Moro, da via del Forte Trionfale, prendendo viale Cortina d'Ampezzo che è tutta in discesa e sbocca a valle sulla Cassia lì vicino. Ripeto che escludo intenzione anagrammistica da parte di Moro : ma gli anagrammi Bachelet potrebbero esser stati il modo di occultare una soffiata.

La bonsanti vide un appartamento con ascensore e non villa rustica - ma era nel 1975, poi carmelo si trasferì, anche perché l´acquisto del terreno dove sorgerà una prima villa a via di Quarto Annunziata 47 avvenne solo nel ´76 - proprio l´anno "verso il quale" Spachtholz gli va a dare lezioni di pittura in villa, e che altra fonte ancor più plausibile dà come 1977.

Spachtholz potrebbe essere stato ucciso ( SE fu ucciso) non perché avesse confermato Formello, ma perché aveva svelato di spagnuolo - cioè della p2. Aveva collegato una villa piduista con la prigione di Moro. Non ho sinora, mancante autopsia, certezza che Spachtholz fu ucciso - ma la coincidenza temporale della sua morte, avvenuta il 9.1.1987 con la sua rivelazione della villa, fatta a Paese Sera poco prima del natale 1986, è altamente sospetta quanto meno, specie se presa nel contesto di tutti gli altri pesantissimi indizi che abbiam visto e che vedremo. So, ripeto, che Spachtholz era ultrasettantenne e soffriva di cuore. Ma non si può escludere, allo stato attuale delle conoscenze sulle circostanze della sua morte, l´omicidio. Certo, di contro, fa riflettere il fatto che a gennari invece, l´unico a strombazzare questa storia da 31 anni, non è mai stato torto un capello. Ma gennari il nome di spagnuolo, vivente quest´ultimo, non lo fece mai. E soprattutto, non rivelò mai, nemmeno dopo la morte di spagnuolo, l´indirizzo della villa - che pure conosceva, essendo amico di don curioni che lo sapeva. Inoltre gennari si focalizzò pubblicamente su Formello - che come abbiam provato e straprovato, non c´entra nulla di nulla con le prigioni di Moro. gennari mi ha detto in privato ripeto, che Spachtholz più che altro si focalizzò sul magistrato, non su Formello. Sulla zona, ma in modo vago. E poi gennari non era certissimo di ricordare ogni esatta parola di Spachtholz dopo 33 anni.

Durata percorso auto da casa Moro a via di Quarto Annunziata 47 : un quarto d´ora circa, distanza 9,6 km stando a google scendendo appunto per viale Cortina d'Ampezzo. Ovviamente dipende dal traffico, ma alle 8,30-9 di mattina un simile percorso è controtraffico perché non si dirige verso il centro. I tempi di percorrenza a Roma dato il caos da sempre ivi regnante, dipendono dal traffico non dalla distanza.

L´unico atto immobiliare che risulta al catasto su carmelo a Roma è quello del 12.12.1979, registro particolare 53299, registro generale 71499, che è appunto la causa per frode - non ha fatto altro costui in vita sua che frodare e uccidere il prossimo - in questo caso in combutta con la diamante srl, poi criba agricola, che già allora apparteneva quasi certamente al palazzinaro, faccendiere/armatore e bancarottiere fraudolento la via mario, vicino alla peggior feccia vatican-massonico-bancaria che appesta l´Italia oggi come nel 1978 - la peggior nemica nazionale di Aldo Moro.

Abbiamo altro su criba, che sappiamo legata a carmelo.

Il 7.6.1979 il notaio politi in Roma attesta che la criba agricola srl, già diamante srl, con sede in Roma, via di Quarto Annunziata 47, è proprietaria di un terreno sito nel comune di Roma località Tenuta Inviolatella della superficie di 20000 mq circa, catasto foglio 198 particelle 132 e 133, acquistato con rogito del notaio antonelli di Civitavecchia il 14.5.1976.

Interessante è che proprio "verso il 1976", o nel 1977 secondo altra fonte, che Spachtholz andrà a far lezione di pittura al 69enne carmelo nella villa di quest´ultimo in zona Cassia/Flaminia.

Il notaio politi attesta poi che la criba ha presentato in data 10.5.79 progetto di ristrutturazione di un edificio sul terreno stesso. Edificio che era stato costruito dalla diamante srl poi criba a partire dal 1976, mentre prima non vi erano fabbricati sulla tenuta, a detta di testimoni del luogo.

Questo per noi potrebbe essere interessantissimo, perché la ristrutturazione potrebbe appunto, se la villa era de facto anche se non de iure nella disponibilità di carmelo, e se vi fu tenuto Moro, indicare cancellazione di tracce da parte di carmelo stesso - e del suo prestanome bizzarri per conto della criba/mario la via.

Nel 1976, il 14 maggio, la criba legata in qualche modo a carmelo acquista 20000 mq di terreno a via di Quarto Annunziata 47, e vi costruisce una villa - che sicuramente non è il magavillone che si vede oggi su googlemaps nelle foto del 2019 linkate supra, perché quello è il risultato di più ristrutturazioni e ampliamenti faraonici in questi 43 anni dal 1979. Ma è interessante che la prima ristrutturazione venga richiesta come permesso legale al comune, dalla criba legata a carmelo, proprio il 10 maggio 1979 - 1 anno esatto dopo l´assassinio