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ALDO MORO DOVE SEI - 12.1.2020

by Aleth Monday, Jan. 13, 2020 at 12:16 AM

This work is copyrighted by Aleth. Noone may use it in any way without Aleth´s prior consensus and written permission. Violators shall be prosecuted according to the law.

ALDO MORO DOVE SEI



Caso Moro : tiri dall´alto, vere prigioni eccetera



di

ALETH



luglio 2018 - gennaio 2020



INDICE :

CAPITOLO 1 : MORO NON ERA IN VIA FANI p.2

CAPITOLO 2 : LA MEZZORA p.14

CAPITOLO 3 : COME CONOSCEVANO IL PERCORSO DELLA SCORTA ? p.24

CAPITOLO 4 : 4 COSTOLE ROTTE p.26

CAPITOLO 5 : I TESTIMONI OCULARI DI FANI, VERI O PRESUNTI p.29

CAPITOLO 6 : LA VERITÀ NEL 1979 p.51

CAPITOLO 7 : LA VERITÀ NEL 1981 p.52

CAPITOLO 8 : CECCHINI DALL´ALTO p.54

CAPITOLO 9 : I 5 AGENTI COLPITI DALL´ALTO p.98

CAPITOLO 10 : S.O.S. IN CODICE p.107

CAPITOLO 11 : LA VILLA TRISTE IN ZONA GROTTAROSSA p.150

CAPITOLO 12 : PERCHÉ LA STRAGE E I 55 GIORNI ? p.176

CAPITOLO 13 : LE BR NON SONO MAI ESISTITE p.177

CAPITOLO 14 : RED BRIGADES CALL CENTER p.181

CAPITOLO 15 : GRANDEZZA DI ALDO MORO p.184

CAPITOLO 16 : MORETTI E MORUCCI INFILTRATI FASCISTI p.185

CAPITOLO 17 : SCHLEYER E MORO p.187

CAPITOLO 18 : SCHLEYER/MORO : SCRITTI PARALLELI p.203





" Su cinque brigatisti due sono veri e tre sono falsi "

( Questore De Longis citato da Arrigo Molinari alla Commissione Stragi nel 2000)



CAPITOLO 1 : MORO NON ERA IN VIA FANI



L´idea che Moro non fosse in via Fani, fu discusso per prima che io sappia, esplicitamente e pubblicamente, da Rita Di Giovacchino in un suo libro uscito in prima edizione nel 2003, Il libro nero della prima repubblica - peraltro, solo per stroncarla come paradosso attribuito a un sibillino suggeritore anonimo di qualche anno prima. Ma certamente altri avevano pensato a questa possibilità in precedenza, a cominciare da Alfredo Carlo Moro già nel 1979, perché è illogico supporre che kissinger e compagni di merende, se davvero volevano catturare Moro vivo, avrebbero rischiato di esporlo a un fuoco incrociato di almeno 93 proiettili stando alla vulgata. E ritengo plausibile che kissinger&co., cioè il bilderberg, volessero Moro vivo in un primo tempo, sia per estorcergli tutti i segreti di Stato che potevano, sia soprattutto per inscenare lo psicodramma dei 54 o 55 giorni, che restasse ben impresso nella memoria collettiva come opera esclusiva delle " br ", e distruggesse la reputazione di Moro facendolo passare per cinico e codardo. Una stringente logica deduttiva, unita a tutte le prove materiali che ho raccolto, vuole che Moro non fosse in via Fani.

Se non vi era, allora era stato prelevato prima. Uso prelevato non rapito, perché è il termine che si trova nelle prime lettere dalla prigionia pubblicate attribuite a Moro. Maria fida Moro nella sua audizione alla Moro 2 cita finto sequestro come teoria proposta dalla madre :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html

p.5 : " Me lo sono chiesto anch'io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà."

Certamente però, tale finto sequestro - che poi si svelò vero - non era stato organizzato con la complicità di Moro stesso, intenzionato quella mattina, a recarsi a S.Francesco per la messa delle otto e mezza col nipotino : e invece scomparve sulla via, a messa non giunse mai, e non avrebbe certo litigato con la figlia sulla soglia dell´ascensore per il nipotino, se avesse saputo che stava per essere rapito sulla via per la chiesa.

Moro non poteva essere in via Fani, perché altrimenti il rischio di finire ucciso o ferito gravemente nel tremendo fuoco incrociato sarebbe stato altissimo - e invece bildinger (il bilderberg attraverso il suo boia kissinger, il vero mandante di via Fani e dell´assassinio di Moro) lo voleva vivo. Almeno 3 o 4 pallottole volarono nella parte posteriore dell´abitacolo della 130 dove Moro sarebbe stato seduto: una bucò la tappezzeria dello sportello destro, un´altra quella del tetto, e le altre 2, o almeno una, atterrarono addirittura sul pianale dove Moro avrebbe poggiato i piedi, e furono ritrovate una integra e dell´altra, la blindatura. Inoltre sia il tamponamento dell´alfetta da dietro, sia il brusco arresto della 130, avrebbero catapultato Moro senza cintura in avanti, a impattare contro Ricci e contro le pallottole a lui dirette. Dunque è fondamentale focalizzare la ricerca su ciò che accadde o non accadde tra quando Moro uscì di casa quella mattina fatale, e la strage di via Fani.

A tale scopo aiutano molto i primi dispacci d´agenzia e notiziari radio e tv, che tra le 9:25 e le 10 del mattino, sono concordi nell´ignorare completamente via Fani, e nel porre il rapimento di Moro davanti alla sua abitazione, nei pressi della sua abitazione. Dunque, prima che il velinaro di regime frajese dopo le 10 introducesse per la prima volta nella vulgata massmediatica , il nesso Fani/rapimento, strage/rapimento, nessuno lo aveva fatto: né selva, né vespa, né alcun altro. Et pour cause - Moro era stato davvero prelevato non lontano da casa sua in via del Forte Trionfale 79, ma non in chiesa: il viceparroco di San Francesco di allora, don Luigi Capozzi, mi ha detto personalmente che Moro quella mattina non vi andò.

Santa chiara a piazza dei Giuochi Delfici era un´altra di queste chiese frequentate da Moro, ma il 16 marzo non gioca alcun ruolo, stando al parroco dell´epoca don Todescato che ha negato in due interviste che Moro vi si recò quella mattina - e se vi si fosse recato, sarebbe stato assurdo tornare indietro a via Fani invece di proseguire per il centro.

Naturalmente quelli che lo prelevarono non gli dissero certo che di lì a poco la scorta sarebbe stata massacrata comunque, per chiudere fin dall´inizio ogni sbocco alla trattativa - finta - con le finte brigate rosse, come presto capirono Eleonora e maria fida. Presero Moro in consegna e lo separarono dalla scorta con la scusa di pericolo imminente di attentato che avrebbe imposto tale diversivo precauzionale.

Maria fida Moro ebbe a dichiarare che vide il padre per l´ultima volta nel palazzo di via del Forte Trionfale 79 prima che uscisse, e che Moro insistette per portare con sé il nipotino luca a messa a S.Francesco, e poi riportarlo a casa prima di recarsi in Parlamento: dunque, se fida disse il vero, e il suo ricordo era accurato - né v´è motivo di pensare che abbia mentito, dato che la sua testimonianza fa a pezzi la vulgata come vedremo - l´intenzione di Moro era quella solita di quasi ogni mattina : andare prima in chiesa : ma l´intenzione rimase tale, perché qualcuno lungo il percorso, lo contattò per fargli cambiare programma. Se ciò avvenne tramite radiomessaggio sull´autoradio della scorta, allora il diretto reponsabile fu esposito antonio, piduista dirigente della centrale operativa della questura - il cui numero di telefono guarda caso, fu trovato nell´agenda di morucci al suo arresto in casa della conforto. E fu sempre esposito poi, a indirizzare la scorta senza Moro a via Fani :

http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_18823_13

Fu esposito il "modesto funzionario" a cui era stata affidata la "protezione" di Moro quella mattina, come lamentato in un passaggio delle lettere dalla prigionia (Lettera a Misasi, scritta il 30 aprile:

" Possibile che questa strategia dipendesse da un modesto funzionario ? " ) ?

Il "finto sequestro", cioè il prelevamento/separazione dalla scorta abituale, nei pressi di casa Moro, è quel che accadde. Ripeto quel che disse fida alla Moro2 :

" Me lo sono chiesto anch'io, ed era una delle teorie di mia madre, se per caso Leonardi fosse stato invitato a fare finta di non vedere, perché forse era stato organizzato un finto sequestro per mettere in salvo papà. Questa è una delle versioni, alla quale personalmente non credo molto."

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

È a p. 5, alla fine del primo intervento di fida. Poi fida continua il discorso - ma chiede di passare in seduta segreta !! Grrrr...

" Leonardi era effettivamente preoccupato, certamente più di Ricci. Era tornato indietro a casa a prendersi un altro caricatore. Tuttavia, c’è un episodio, che chiedo di secretare, perché non voglio dare dolore alla sua famiglia.

PRESIDENTE. Passiamo in seduta segreta. Dispongo la disattivazione dell'impianto audiovisivo.

(I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica)."

E quando riprendono, il discorso è cambiato...

Ecco un primo buon link per introdursi alla finestra temporale e spaziale casa Moro/via Fani :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

Anche la seconda puntata di questa inchiesta del 2010 è interessante, richiedetela alla segreteria di redazione di Oggi per motivi di studio, e ve la invieranno per email in allegato.

Quella mattina fatale e tragica per la nostra storia, il 16 marzo 1978, tra le 8.30 e le 9 del mattino, non lontano da casa sua, a Moro successe qualcosa. Qualcuno di cui si fidava, quindi un "modesto funzionario" conosciuto, separò Moro dalla sua scorta fidata. Eleonora Moro testimoniò che il marito era pronto per uscire alle 8.30, e che il maresciallo Leonardi interruppe per questo una telefonata alla moglie che stava facendo (dalla portineria del palazzo di Moro, come vedremo) in via del Forte Trionfale 79. Dunque possiamo essere ragionevolmente certi che Moro uscì di casa alle 8.30 circa. Maria fida Moro ha detto a gero grassi che Moro si congedò da lei quella mattina sul pianerottolo di casa in via del Forte Trionfale 79, alle 8.25 del mattino. E già in un racconto su Gente del dicembre 1980, aveva indicato nelle " 8.30 circa " l´orario di uscita di casa di Moro, di poco preceduto dalla moglie che era andata a S.Francesco a fare catechismo agli adulti :

" LA PORTA DELL´ASCENSORE SI CHIUDE. SONO CIRCA LE 8.30 " :

DUNQUE MARIA FIDA CONFERMAVA GIÀ NEL 1980 QUEL CHE POI DISSE A GRASSI E GRASSI MI RIFERÌ: MORO USCÌ ALLE 8.30 CIRCA DEL 16 MARZO 1978.

E LO RIPETEVA IN UN ARTICOLO PER IL QUOTIDIANO LA STAMPA DEL 18 MARZO 1982 :

" LA PORTA DELL´ASCENSORE SI CHIUDE E SENTO LA CABINA SCENDERE. SONO CIRCA LE 8.30 : LA MAMMA SE N´È ANDATA, PAPÀ SE N´È ANDATO [...] È IL 16 MARZO 1978. " (Si trattava di un brano del suo libro La casa dei 100 Natali, rizzoli 1982).

Il 30.9.1980 alla Moro 1, Ileana Leonardi moglie del maresciallo Leonardi conferma quel che aveva già dichiarato Eleonora Moro, cioè la telefonata di Leonardi alla moglie il 16.3.78, che Eleonora pone alle 8.30. Nessuna delle due dice da dove Leonardi chiamò. Ileana aggiunse che Leonardi come ultima cosa le disse " Ti richiamo tra 5 minuti " - cosa che, è da desumersi, non avvenne. Invece Eleonora riporta la frase di Leonardi alla moglie come " Ti telefono più tardi ". Ma se il presidente era arrivato e pronto per uscire, che senso aveva dire alla moglie ti telefono tra 5 minuti ? A parte questo, il sito seguente :

http://win.storiain.net/arret/num201/artic1.asp

asserisce senza fonti che Leonardi fece detta telefonata dalla portineria, non da casa Moro: che ne

sa? Né Eleonora né Ileana dicono alla Moro1 da dove Leonardi chiamò. La vedova del portiere di allora Teodoro Teofani mi ha detto che quella mattina, il 16 marzo del ´78, lei non vide uscire Moro perché stava pulendo una rampa di scale (questo è confermato da maria fida: Moro era a un piano superiore, il terzo e ultimo della palazzina, e prendeva l´ascensore), però sentì Leonardi e Ricci, che erano giù nell´androne e con cui lei e la sua famiglia avevano grande familiarità e affetto, intrattenersi con il professor Cataudella Antonino della Sapienza, che abita ancora là ed è quello che mi disse il nome del portiere, e che in quel momento stava uscendo. Questo se accurato, coimplica che la famosa telefonata di Leonardi delle 8.30 circa alla moglie, bruscamente interrotta per l´arrivo di Moro pronto, avvenne dalla guardiola del portiere. Inoltre la vedova Teofani ricordava bensì che uno della scorta aveva telefonato dalla guardiola, anche se lo confondeva con Zizzi.

In ogni caso, il minimo comun denominatore di tutto questo insieme di ricordi pare proprio essere che Moro uscì con Leonardi alle 8.25 circa o pochissimo dopo da via del Forte Trionfale 79. Se fu separato dalla scorta tra le 8.25 e le 9.02, nel famoso gap di mezzora abbondante che quasi nessuno ha mai indagato e nessuno ha riempito, dove e quando esattamente lo fu? Da chi? Come? O forse, come ipotizzava la Carlizzi, fu Leonardi stesso ad accompagnarlo al luogo della concordata "consegna" o "prelevamento" per il finto sequestro ? Solo così si potrebbe forse spiegare la testimonianza di Ileana, che il marito le promise di richiamarla dopo 5 minuti: cioè, dopo l´avvenuta consegna concordata di Moro ad altra scorta nelle vicinanze di casa. Ma abbiamo visto che, se Moro voleva portarsi a messa il nipotino, il finto sequestro non poteva esser stato concordato, perché avvenne tra casa sua e S.Francesco, e non vi avrebbe voluto certo far assistere luca. Dunque Ileana ricorda male dei 5 minuti, Eleonora invece ricordava meglio : "Ti telefono più tardi" è quello che Leonardi deve aver davvero detto alla moglie prima di riattaccare.

Che poi Moro si sia recato a San Francesco, a pochi minuti di macchina da casa sua, si legge in diversi dispacci e articoli di stampa delle primissime ore e dei primi 2 giorni, giovedì 16 marzo e il giorno dopo - ma è stato smentito a me personalmente dal viceparroco di allora. Santa Chiara a piazza Giuochi Delfici allora ? Ma il parroco di quest´ultima ha fatto chiaramente intendere, nell´inchiesta di Oggi del 2010 citata supra, e in un´altra intervista al quotidiano La stampa, che Moro vi andò per l´ultima volta il 15 non il 16, informandolo che il giorno dopo non avrebbe avuto tempo di passare.

Dove andò Moro e cosa gli accadde tra le 8.25/8.30 e le 9.02 del mattino del 16.3.1978 ?

Quella mattina l´ordine di servizio per la scorta di Moro cambiò all´improvviso. Generalmente erano Moro e Leonardi a decidere l´itinerario del giorno all´ultimo momento – ma quel giorno qualcuno intervenne e fece loro cambiare programma.

Già da giorni il brigadiere della celere Gentiluomo, espertissimo membro della scorta di Moro, era stato messo in ferie, come lui stesso testimoniò nel 2010 al giornalista di Oggi: ” Ero un agente molto preparato a rispondere con decisione alle situazioni d’emergenza, con anni di militanza nella Celere. Eppure poco prima dei fatti di via Fani fui messo d’autorità in licenza.”

Era stato sostituito con il bravo Zizzi, al suo primo giorno con la scorta di Moro :

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/03/16/aldo-moro-la-scorta-trucidata-dai-brigatisti-in-via-fani-chi-erano_372d4924-87e7-4941-a6ee-a31f6f0ee199.html

Ma c´è di più. Come emerso nei lavori della Moro2, e sottolineato in un libro di conoscitori, oltre alla scorta che lo accompagnava, il convoglio di Moro era solitamente preceduto da un agente esperto che ne “bonificava” il percorso: cioè, partiva qualche minuto prima e si accertava che non vi fossero stranezze lungo l´itinerario che di lì a poco Moro e la scorta avrebbero seguito. Questo agente si chiamava Adelmo Saba. Quel 16 marzo 1978, di mattina presto, il suo superiore dottor enrico marinelli, dirigente del commissariato di Monte Mario, sospende di colpo la consueta operazione di bonifica quotidiana, esentando dal servizio senza preavviso l´agente Saba. Questo marinelli era già notorio per aver, nel 1968, intralciato le indagini del giudice Ottorino Pesce sul "suicidio" del colonnello Rocca. Adelmo Saba fu audito per la prima volta, dopo 38 anni, dall´ultima commissione Moro, e rilasciò dichiarazioni sconvolgenti: egli appunto svolgeva la sua

”bonifica” quotidiana, precedendo di qualche minuto, in borghese, la scorta di Moro a bordo di un´auto civetta, insieme ad un collega. La mattina del 16 marzo, senza alcun preavviso, fu sollevato da questo incarico e messo in ufficio dal marinelli. QUINDI IL 16 MARZO LA BONIFICA NON VENNE EFFETTUATA. Saba fu poi richiamato in servizio solo poco prima della strage. Saba aveva anche il compito di controllare i paraggi dell´abitazione di Moro, ma quella mattina marinelli gli impedì di farlo.

Specialmente quando si tratta di atti terroristici false flag, come nel caso di Moro e della sua scorta, a volte è proprio nei primissimi dispacci che si può trovare un barlume di verità, prima che il regime stringa la rete informativa eliminando tutto quel che non è velina dai massmedia: ore 9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani. Nessuno collega il rapimento di Moro a via Fani. Secondo altri, la voce non era quella di selva, ma di palandri, ma poco importa :

http://www.teche.rai.it/2016/09/il-rapimento-di-aldo-moro/

(gr2 flash delle 9.25 del 16.3.78, audio)

Tutto porta a pensare che Moro fu rapito prima di via Fani, e che questo primo accadimento sia in qualche modo, per quanto distorto, riflesso nei primissimi dispacci di selva e vespa e orefice tra le 9 e le 10 del mattino – pochi minuti dopo, il celebre servizio di quell´altro velinaro di regime, frajese, introdurrà nella narrativa di massa per la prima volta la versione ufficiale, che Moro era stato rapito in via Fani DOPO e non PRIMA della strage. E da quel punto in poi, per 41 anni, pochissimi hanno messo in dubbio con solidi argomenti la vulgata. Nonostante l´assurdità totale, sul piano logico, che Moro possa essere uscito illeso da un inferno di fuoco incrociato di almeno 100 pallottole (3 o 4 almeno delle quali sono attestate esser volate nella parte posteriore dell´abitacolo dove Moro sarebbe stato seduto) senza nemmeno un frammento di vetro di finestrino in corpo, come attesta l´autopsia, senza prendersi un infarto per lo shock improvviso, niente. Chi lo voleva catturare vivo, cioè in primis bildinger (il vero mandante del sequestro Moro e della strage di via Fani), per inscenare tutto lo psicodramma dei 55 giorni e imprimere bene nella memoria collettiva che le cattive "br" eran le sole responsabili e che a questo porta il malvagio compromesso storico coi malvagi comunisti assassini, e per estorcergli sotto tortura tutti i segreti di stato che poteva prima di ucciderlo, non poteva rischiare che Moro fosse ucciso da un errore di tiro, che può capitare anche ai supercecchini nato utilizzati, o da un rimbalzo di pallottola, o da una traiettoria trafossa.

Rossellini, radiogiornalista, confidente del capo dell´ufficio politico della questura di Roma umberto improta, da radio città futura annuncia il rapimento di Moro alle 8,15 del mattino del 16 marzo :

" Ero personalmente alla radio la mattina del 16 marzo. Spiegavo che le brigate rosse avrebbero in tempi molto ravvicinati, poteva anche essere quel giorno stesso, compiuto un´azione spettacolare. E, tra le altre ipotesi, annunciavo la possibilità di un attentato contro Aldo Moro. Quarantacinque minuti più tardi, Moro veniva rapito " (intervista del quotidiano svizzero-francese Le matin a renzo rossellini, 10 ottobre 1978, citata in scarano/de luca, Il mandarino è marcio, editori riuniti, 1985, p.104).

Domenico Spinella capo della digos parte dalla questura poco dopo le 8,30 alla volta PRIMA DI VIA TRIONFALE, poi di via Fani :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/sequestro-moro-il-capo-della-digos-che-arrivo-troppo-presto-in-via-fani-la-commissione-vuole-sentire-lautista/2472466/la mattina del 16 marzo

Soltanto quando si sono già avviati, Spinella e il suo autista Emidio Biancone, verso via Trionfale, sentono alla radio comunicazioni su via Fani, e allora Spinella ordina a Biancone di cambiare meta e andare a Fani e non più a Trionfale. Ma quando si avviano per andare a Trionfale, lo fanno ben prima delle 9 : escono dalla Questura in via Genova tra le 8,30 e le 8,45 :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/04/06/indice_stenografico.0080.html#stenograficoCommissione.tit00030.int00020

PRESIDENTE. L'8 giugno 2015 ha dichiarato che, mentre stavate per immettervi in via Nazionale ed eravate all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova, si sentivano alla radio di servizio comunicazioni relative a via Fani. Conferma questa sua dichiarazione ?

Le pongo questa domanda perché, uscendo dalla Questura, il tratto fino alla caserma dei Vigili del fuoco è breve. A noi risulta che le prime comunicazioni di una sparatoria in via Fani siano delle 9.03. Partendo dopo le 8.30...  

  EMIDIO BIANCONE. Ho detto 8.30-8.45, ma l'orario preciso non posso ricordarlo. Un quarto d'ora...

  PRESIDENTE. Comunque, conferma che sentì le comunicazioni...

  EMIDIO BIANCONE. ...in via Nazionale. Per via Fani, perché sentivo la sala operativa che forniva indicazioni.

  PRESIDENTE. Questa cosa si ricorda di averla ascoltata su via Nazionale all'altezza della caserma dei Vigili del fuoco di via Genova.

  EMIDIO BIANCONE. Sì, prima della galleria, del traforo di via Nazionale.

  PRESIDENTE. Appena uscito dalla Questura.

  EMIDIO BIANCONE. Ricordo che il dottor Spinella, appena entrato in macchina, mi ha detto di dirigermi verso via Trionfale.

  PRESIDENTE. Questa è una domanda a cui stavo per arrivare; lei l'ha anticipata. Quindi, quando esce, il dottor Spinella...

  EMIDIO BIANCONE. ...entra in macchina e mi dice...

  PRESIDENTE. Perché via Trionfale ?

  EMIDIO BIANCONE. Questo non lo so. Ha detto: «Dirigiamoci verso via Trionfale». Pag. 7 Sono andato verso via Trionfale e ho imboccato via Nazionale in direzione...

  PRESIDENTE. Però, ha fatto poca strada. Quindi, il dottor Spinella sale e le dice di andare verso via Trionfale.

  EMIDIO BIANCONE. Appena sale, in Questura, nel cortile...

  PRESIDENTE. ...entra in macchina e dice: «Andiamo verso via Trionfale».

  EMIDIO BIANCONE. Sì, verso via Trionfale.

  PRESIDENTE. Poi lei fa un po’ di strada dalla Questura fino a lì, sente parlare di via Fani e Spinella le dice: «Allora, vada a via Fani» ?

  EMIDIO BIANCONE. Sì, mi dice «via Fani», perché ho sentito le... "

All´agente di PS Adelmo Saba viene ordinato, almeno un po´ prima delle 9 quindi prima dell´agguato, di andare a casa Moro perché Moro vi era stato rapito :

" Il 16 Marzo 1978 era il giorno del mio compleanno. Io non chiesi, nonostante ciò, il giorno di riposo. Io chiamai la sera prima per chiedere il turno e mi dissero che ero stato messo di riposo. Io dissi che non ero interessato al riposo. Mi dissero che potevo venire più tardi per consentirmi di

portare a riparare una delle autovetture del Commissariato che aveva problemi ai freni. Quando arrivai appresi in Commissariato che in Via Trionfale casa di Moro questi era stato rapito. Strada facendo, la sala operativa della Questura ci comunicò di dirigerci verso Via Mario Fani per una sparatoria" :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p.22 di 123.

Mi pare importante sottolineare che Saba in commissariato riceve la notizia di Moro rapito presso casa di quest´ultimo, non della sparatoria di Fani. Solo mentre sta andando a casa Moro in macchina, riceve per autoradio il dirottamento a Fani per la sparatoria. Esattamente come accade a Spinella e Biancone, anche se i ricordi di Biancone sono confusionari e contraddittori, a differenza di quelli di Saba.

Se collego i puntini, allora la notizia del rapimento di Moro si diffonde PRIMA di quella della strage e PRIMA che la strage avvenga. E Moro esce di casa alle 8.30 circa.

I primi dispacci d´agenzia e i primi gr flash tra le 9,25 e le 10 non collegano affatto Fani al rapimento, ignorano completamente Fani, e vogliono Moro rapito nei pressi o addirittura davanti a casa sua. Solo frajese che arriva a Fani alle 9,50, e poi va in onda dopo le 10 con vespa, inizia la vulgata che fonde rapimento e Fani. Forse chissà, magari Spinella non era, almeno inizialmente, un congiurato: alla Moro1 fu l´unico a lamentarsi con veemenza della mancanza di collaborazione della sip. Cioè: ho la netta sensazione che la notizia (vera) del rapimento/prelevamento di Moro nei pressi di casa sua alle 8,30 circa, qualcuno la diffuse a partire dalle 8,30 al più tardi, del tutto indipendentemente sia dalla strage (non ancora avvenuta) che da Fani: Fani e rapimento e strage vengono fusi solo dopo le 10 da frajese che tesse la vulgata per primo.

Spinella della digos esce alle 8,30/8.45 non perché ha saputo di Fani che doveva ancora accadere, ma perché ha saputo del rapimento di Moro nei pressi di casa sua tant´è che si avviano e lui dice al suo autista Biancone di dirigersi a via Trionfale, che Adelmo Saba specificherà come casa di Moro quindi è in realtà via del Forte Trionfale.

A Saba e a Biancone dobbiano aggiungere rossellini che chiude il cerchio davvero: il figlio del celebre regista si chiama renzo e quella mattina è ai microfoni di radio città futura.

Una donna dopo la strage telefona a teleroma 56 AFFERMANDO DI AVER ASCOLTATO ALLE ORE 8.30 CIRCA rcf preannunciare l´attentato a Moro (Flamigni Tela del ragno terza ed. ott. 1993 p. 33). Forse è una soffiata del terrore di regime: rossellini era una talpa del terrorista di stato improta umberto, capo dell´ufficio politico della questura di Roma, notorio torturatore di manovalanza brigatista ma non dei leader "br" collusi con lui: è la notizia del rapimento di Moro che è GIÀ AVVENUTO, alle 8.30 circa appunto, o STA PER AVVENIRE, (se l´annuncio di rossellini fu fatto alle 8,15 come attestato da altri e come più probabile), nei pressi di casa sua in via del Forte Trionfale 79. E Rossellini l´ha saputo prima appunto dal vicequestore improta di cui era confidente. Questa è una prima ipotesi plausibilissima. Ma ne vedremo una seconda ancor più plausibile.

" Anche Rosa Zanoletti, a Milano, dichiara alla polizia che TRA LE 8,10 E LE 8,30 UNA RADIO PRIVATA HA TRASMESSO LA NOTIZIA DEL RAPIMENTO DEL PRESIDENTE DELLA

DC "

(Flamigni ibidem p.33, che cita in nota come fonte : Atti processo Moro (ApM) vol. 12, fasc.1, foglio 60).

Non era una boutade, non era un allarme generico, una voce: ERA LA VERITÀ; ERA UNA NOTIZIA VERA CHE GLI AMICHETTI DI ROSSELLINI ALLA QUESTURA GLI AVEVANO PASSATO CALDA CALDA, PRATICAMENTE IN DIRETTA O POCO PRIMA CHE AVVENISSE IL FATTO, PER REGALARGLI UNO SCOOP - MEZZORA PRIMA DELLA STRAGE ! O ANCHE, NEL CASO ROSSELLINI DIFFUSE LA NOTIZIA O IL SUO PREANNUNCIO ALLE 8,15 E NON ALLE 8,30, CIOÈ PRIMA E NON DOPO IL PRELEVAMENTO DI MORO, DETTO ANNUNCIO O PREANNUNCIO FORNISCE AI TERRORISTI DI REGIME CHE VANNO A PRELEVARE MORO E A SEPARARLO DALLA SCORTA, LA SCUSA PER CONVINCERLO A SEGUIRLI E SEPARARLO DALLA SCORTA ABITUALE : " ONOREVOLE, UNA RADIO DI ESTREMA SINISTRA E CONTIGUA ALLE BR HA PREANNUNCIATO IL SUO RAPIMENTO PER OGGI, VENGA CON NOI CHE È PIÙ

SICURO "...

Clara Giannettino, domestica del senatore Vittorio Cervone, ALLE 8,15 SENTE ANNUNCIARE IL RAPIMENTO DI MORO DA UNA RADIO PRIVATA.

(Flamigni ibidem).

Se l´ora fu questa, e fu rossellini stesso a dirlo nell´intervista a le matin citata supra, l´annuncio servì allo scopo appena detto, che rossellini ne fosse consapevole e complice o no. Ripeto che il capo dell´ufficio politico della questura improta con cui rossellini aveva un rapporto privilegiato stando al collega di improta Fabrizio, era un torturatore e violentatore di manovalanza brigatista - dunque un terrorista di stato notorio, mentre ai vertici delle "br", collusi coi servizi, non toccò mai un capello. Quindi improta aveva certamente preavviso del rapimento di Moro - era tra i congiurati.

Lo stesso rossellini a settembre/ottobre 78 prima confermerà la cosa al quotidiano svizzero di lingua francese le matin, anche se in termini sciacquatelli e asserendo di aver parlato, a differenza di quel che avevano sentito le ascoltatrici, di un imminente attentato a Moro - il che era la verità.

E la prova del 9 è, al solito, che nonostante rcf fosse monitorata e registrata dalle autorità, le registrazioni di quella mattina mancano proprio tra le 8 e le 9 circa.

Don Luigi Capozzi disse il vero: Moro non arrivò mai a S.Francesco quella mattina.

Don Todescato disse il vero a raugei e poi a La Stampa: Moro non arrivò mai a S.Chiara quella mattina.

Maria fida disse il vero sul nipotino: Moro voleva portarlo con sé a messa e poi riportarlo, perché era sua intenzione andare alla messa delle 8.30 a San Francesco in piazzetta di Monte Gaudio, come spesso faceva: ma qualcuno molto autorevole lo bloccò appena uscito di casa o nelle immediate vicinanze e lo prelevò con una scusa credibile, separandolo dalla scorta a cui fu ordinato di attendere disposizioni e poi di fare Fani.

Moro alle 9 era già a Grottarossa nel bunker di spagnuolo (vedi cap.11).

Forse ripeto, rossellini era solo una talpa del terrore di regime, imbeccato dal suo amichetto terrorista di regime, il responsabile dell´ufficio politico della questura di Roma improta umberto, e se l´orario del suo annuncio fu le 8,15 piuttosto che le 8,30, come ricordava la giannettino, e come rossellini stesso disse a le matin, allora il preannuncio era stato programmato per dare a kossiga e compagni di merende la scusa per persuadere Moro che è in pericolo imminente e deve seguire un´altra scorta che lo metterà in sicurezza in un luogo segreto.

Riassumo e concludo :

1. l´agente di PS Adelmo Saba nonostante sia stato messo in ferie contro la sua volontà, prega marinelli, il suo superiore al commissariato monte mario, di fargli fare qualcosa quella mattina: marinelli lo fa venire in commissariato per portare una macchina a riparare, ma quando saba arriva, tra le 8 e le 9 e comunque PRIMA della strage, marinelli gli dice che hanno rapito Moro sotto casa, e lo manda lì ; ma poco dopo essersi messo in macchina, per autoradio Saba riceve la notizia della strage e l´ordine di cambiare destinazione e recarsi in via Fani ;

2. la medesima cosa occorre a Emidio Biancone, autista del capo della digos romana Domenico Spinella : si mettono in macchina poco dopo le 8.30 dalla questura di via Genova, con destinazione NON via Fani dove ancora non è successo nulla, ma via Trionfale - e la ragione la sappiamo da Adelmo Saba e non può essere diversa : hanno rapito Moro nei pressi di casa del Presidente in via del Forte Trionfale 79 ; (e questa notizia - vera - resisterà nei massmedia per circa 90´, per poi sparire sepolta dal falso nesso Fani/rapimento della vulgata che inizia con frajese);

3. alla stessa ora o poco prima, tra le 8.15 e le 8.30, dai microfoni di rcf renzo rossellini il figlio del regista, annuncia o preannuncia il rapimento di Moro.

La registrazione che di routine veniva fatta dalle autorità che monitoravano le radio private di sinistra, sparisce.

Aldo Moro esce di casa alle 8.30 circa del 16.3.78 : ma sotto casa o nelle immediate vicinanze, lo attendono autorità conosciute che lo prelevano per ragioni di sicurezza e lo portano probabilmente a Grottarossa dove lo chiudono nel bunker del paranoico eversore fascista e piduista spagnuolo carmelo; subito dopo la partenza di Moro coi traditori, questi avvisano Spinella il capo della digos di Roma e marinelli, commissario di PS di Monte Mario e terrorista di regime, che Moro è stato rapito, e che devono dirigersi/inviare agenti a casa Moro; alla scorta di Moro di lì a poco, con perfetta sincronia, dicono di fare Fani ; inizia la strage e a Saba e Spinella viene ordinato via autoradio di cambiare destinazione e dirigersi a via Fani angolo Stresa.

Ecco perché massacrarono la scorta: non solo perché era stata testimone della separazione; e per poter giustificare la preprogrammata linea della fermezza fasulla; ma anche perché la scorta, se lasciata vivere, sarebbe stata potenzialmente la sola testimone onesta del FATTO ORMAI PROVATO E STRAPROVATO CHE ALDO MORO NON ERA STATO RAPITO DALLE PRESUNTISSIME "BRIGATE ROSSE", MA DAL TERRORE DI REGIME CHE FINGE DI ESSERE LO STATO.

Un lettore intelligente, Stefano99 del forum vuotoaperdere.org, La ricostruzione, mi chiede :

" Forse non ho capito io, ma perché i protagonisti stessi del rapimento "parallelo" di Aldo Moro, definiamolo così, si attivano a fornire informazioni di un fatto che dovrebbe essere top secret visto che di lì a poco ci sarà l'agguato di via Fani e si dovrà credere che Moro sarà rapito in quell'occasione ? " :

per rispondere alla legittima domanda, osservo anzitutto che alcuni di questi personaggi coinvolti nella vicenda erano congiurati, altri no. Dunque può darsi che qualcuno dei servizi buoni sia venuto a sapere le cose, e abbia sparso la voce: ricordiamo che anche Pecorelli il giorno prima aveva alluso alle imminenti idi di marzo.

Qualcuno dei personaggi che ho nominato, come enrico marinelli il commissario di monte mario, era sicuramente un servo ligio al terrore di stato fin dagli anni 60: fu marinelli a far sospendere la bonifica il 16, mettendo a riposo Saba nolente. Dunque poi quando lo manda a caccia dei rapitori di Moro, lo fa per precostituirsi un alibi, ma lo fa troppo tardi, poco prima delle 9, quando il rapimento parallelo come lo ha ben definito il mio attento lettore, è già fatto compiuto - lo stesso vale per chiunque fu ad avvertire Spinella.

Spinella secondo me, forse non era un eroe ma era in buona fede: testimonianze di colleghi ce lo dicono ligio alla Costituzione e contrario ai metodi gestapo di improta :

https://leorugens.wordpress.com/2016/02/17/si-ritiene-che-domenico-spinella-informato-last-minute-abbia-tentato-di-sventare-da-solo-il-rapimento-moro/

E Saba era dei nostri, questo è sicuro: marinelli lo manda a casa Moro con la macchina che si doveva portare a riparare e che ha i freni rotti, e dopo pochi minuti lo dirotta a Fani per autoradio.

Ovvio che anche marinelli era un pesce piccolo, anche se importante perché gestiva Monte Mario - stava ricevendo pure lui ordini in tempo reale da qualcun altro più in alto - qualcuno che rispondeva direttamente alla loggia di cristo in paradiso. I telefoni bollivano quella mattina.

Nel terrore di regime funziona la stessa identica compartimentazione dei suoi sottogruppi falsa-bandiera tipo "br" : cioè, marinelli sa qualcosa, ma non tutto; improta sa molto di più, ma nemmeno lui tutto. Kossiga dirà che erano solo in 10 in Italia a sapere come erano andate veramente le cose - e almeno in questo, era sicuramente sincero.

Bisogna dunque premunirsi per ogni evenienza: se il rapimento parallelo fosse andato in malora per un qualsiasi glitch imprevisto; o se gli agenti fossero tutti o in parte sopravvissuti alla strage, marinelli e improta potevano sempre dire che loro avevano agito subito ai primissimi sentori, mandando loro uomini a casa Moro e in zona.

Cioè , con più chiarezza: il settore de propaganda fide tra le 8,15 circa (rossellini rcf) e le 10 circa (frajese) diffonde non una ma tre storie parallele, in concorrenza o meglio alternativa tra loro:

1. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua

2. Moro è rapito/prelevato sotto casa sua, e gli agenti massacrati

3. Moro è rapito a Fani e la scorta massacrata a Fani.

Il problema era che finché non si fosse sicuri che gli agenti fossero tutti morti, non si poteva diffondere solo la vulgata - perché se qualche agente fosse sopravvissuto, addio sciarada.

Soltanto dopo le 9.43, quando Zizzi ormai dissanguato arriva al gemelli e viene messo in mano al terrorista di regime professor castiglioni - soltanto allora, frajese riceve l´ok per arrivare a Fani e cominciare a strombazzare la vulgata.

Da cui scompare il Moro rapito presso casa sua di cui non si parlerà più per 41 anni.

I 55 giorni furono anche una guerra civile all´interno dei servizi, dell´apparato statale e dei media onesti e quelli deviati e traditori : tra i primi, c´era gente dannatamente in gamba che fece di tutto e di più per salvare Moro : Dalla Chiesa, Pecorelli, Saba, Varisco, solo per citare i più celebri.

Si doveva dunque esser sicuri che tutto andasse liscio a Fani, prima di ordinare ai velinari di regime di andare avanti a tutta pompa solo con la vulgata che oggi conosciamo.

Riassumo il tutto in cronistoria :

Ore 8,15 : renzo rossellini dai microfoni di rcf annuncia o preannuncia il rapimento di Moro - nulla sulla strage ovviamente, nulla sugli agenti, nulla sui luoghi;

stessa ora, in tempo reale, o poco dopo: a via Genova sede della questura di Roma e della digos, Domenico Spinella, alto funzionario digos, si allarma enormemente, o per aver sentito la trasmissione, o per una soffiata. Dalla finestra poco dopo, urla a Emidio Biancone il suo autista di mettere in moto, e corre giù con il collega Correale e forse un quarto uomo. A Bianconi ordina di andare a via Trionfale - dunque a casa Moro, come meglio specificherà Adelmo Saba che riceverà lo stesso ordine negli stessi minuti. Partono alle 8,45 circa, nulla sanno di Fani - partono perché è già successo qualcosa a Moro vicino casa sua. Ma pochissimi minuti dopo, ricevono per autoradio notizie di Fani, e Spinella dirotta l´autista su Fani.

Intanto, alle 8,30 circa, Moro è uscito di casa, ma nei pressi qualche "modesto funzionario" lo separa dalla scorta abituale, probabilmente con la scusa dell´incombente pericolo di rapimento preannunciato da rcf vicina agli extraparlamentari, portandolo o direttamente a Grottarossa o forse prima nel garage compiacente di via Massimi 91 dove verrà caricato su furgone bianco e portato forse a Grottarossa.

Alla scorta in attesa, poco prima delle 9 viene tassativamente imposto di fare Fani.

Nel medesimo tempo, l´agente di PS Adelmo Saba è andato al commissariato Monte Mario a prelevare una macchina da portare in officina perché ha i freni rotti; ma lì gli dicono che Moro è stato rapito sotto casa sua e lui deve corrervi; Saba con altri prende la macchina con tutti i freni rotti e si scapicolla a casa Moro, ma per autoradio viene dirottato a Fani da cui intanto è arrivata comunicazione della strage.

9:25 : ” Il primo organo d’informazione a dare la notizia fu l’edizione straordinaria del Gr di Radio 2 con l’inconfondibile voce di gustavo selva che alle 9.25 disse con un tono emozionato: “Abbiamo ricevuto ora una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha trovato finora una conferma ufficiale, purtroppo sembra vera: il presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto davanti all’abitazione del parlamentare nella zona della Camilluccia” :

qui siamo addirittura DAVANTI ALL´ABITAZIONE DEL PARLAMENTARE ! Nessuno ancora parla di via Fani.

Il primo dispaccio dell´AGI:

https://www.agi.it/cronaca/moro_rapito_16_marzo_1978_documento_lanci_agi-3623648/news/2018-03-15/

“Alle 9:28 le telescriventi dell’Agi battono il primo, asciutto, lancio: “L’on. Aldo Moro è stato rapito. La notizia è stata confermata all’Agenzia Italia dal ministro degli Interni. Il fatto sarebbe avvenuto una ventina di minuti fa NEI PRESSI DELL´ABITAZIONE DELL´ONOREVOLE MORO . Il capo della Polizia Parlato e il ministro degli Interni Cossiga si sono immediatamente recati sul posto”.”

Va da sé che cossiga e parlato erano in zona già da un pezzo...

Anche i primi telegiornali straordinari dicono la stessa cosa: Moro rapito sotto casa sua.

Un passaggio dai diari di andreotti 1976-79 :

" 16 marzo 1978 Rapito Moro VICINO A CASA SUA E uccisi cinque uomini della sua scorta.

AZIONE TECNICAMENTE CONDOTTA DA SUPERSPECIALIZZATI che crea una impressione profonda. "

Ma alle 9.43 Zizzi ormai esangue arriva al gemelli e cade in "buone mani" : pochi minuti dopo, frajese inizia il suo servizio da Fani e introduce quella che da quel momento in poi diventa la vulgata indiscussa: Moro rapito a Fani dopo la strage della sua scorta.

Per colmo di prudenza, il furbo andreotti aspetterà fino alle 12.43 prima di iniziare il suo discorso alla camera: è allora infatti che viene ufficializzata la morte di Zizzi: che andreotti farà finta di ignorare parlando di 4 agenti morti. "Il più è fatto", dirà gelli quella mattina, la vulgata non ha più ostacoli.

In altri termini, tra le 8 e le 10 si mettono le mani avanti, nel senso che se Fani andava storta, non solo nel senso di sopravvivenza di uno o più agenti, ma anche di errori nella scenografia:

se ad esempio, un errore di tiro avesse infranto il finestrino "di Moro", nessuno avrebbe creduto più che Moro era uscito vivo di lì - e allora era pronta la vulgata di riserva, Moro rapito altrove sotto casa sua etc. Oppure se il tutto a Fani andava male, con sopravvivenze, uccisioni killer etc., allora essendoci ormai testimoni che Moro non c´era, si sarebbe subito liberato Moro dicendo che era stato messo in sicurezza per qualche ora, prelevandolo sotto casa sua (come in effetti avvenne) o inviando tempestivamente agenti alla sua ricerca presso casa sua (Spinella, Saba) proprio perché c´era stato sentore di attentato fin da prima, etc.

E certamente la finzione della messa in sicurezza fu mantenuta anche con Moro nelle prime ore, al garage compiacente o direttamente a Grottarossa, in attesa della lieta novella del decesso del povero Zizzi - l´ultimo dei testimoni buoni.

Nessun testimone credibile ha visto Moro trascinato in via Fani, e quei pochissimi che lo hanno affermato sono dei bugiardi di regime: lo prova un caso concreto per ora, ma molti altri ne faremo infra: il gioielliere Bruno Marocchini di via Fani 8 è portato ad esempio di uno che vide Moro passare quella mattina nella 130, poco prima dell´agguato: ma se uno si va a leggere bene l´inchiesta di Oggi del 2010 dove la sua testimonianza è pubblicata, egli dichiara solo di averlo visto passare varie volte PRIMA del 16 marzo, e non IL 16 Marzo:

http://www.gerograssi.it/cms2/file/Moro19-2010.pdf

pag. 62.

Idem dicasi per gli altri presunti testimoni citati nell´articolo : NESSUNO DI ESSI DICHIARA DI AVER VISTO MORO PASSARE IN VIA FANI IL 16 MARZO 1978 – essi narrano di averlo visto varie volte, ma PRIMA del 16 marzo. Certo che ci sono 6 o 7 presunti testimoni noti che asserirono di aver visto Moro, o un vecchio, trascinato via in via Fani: ma 6 o 7 su 34 testimoni ufficiali e molti di più non ufficiali, è davvero pochino e odora di menzogna predigerita.

Moro in via Fani non poteva assolutamente esserci – a meno che lo volessero prendere morto e non vivo. Se dunque, logicamente, Moro fu rapito prima, tra casa sua e via Fani, nei pressi di casa sua, allora era stato separato dalla scorta con una scusa che gli deve essere apparsa plausibile, perché comunicata da qualcuno che conosceva e di cui si fidava: un improvviso cambio nell´ordine di servizio della scorta non sarebbe stato altrimenti accettabile. Forse tale cambio, consistente nel mandar via la scorta da sola lungo via Fani, con Moro affidato a un´altra (falsa e traditrice) scorta, era stato addirittura comunicato segretamente a Moro la sera prima o ancor prima. Altrimenti non si spiegherebbe come tutto fosse pronto per l´agguato in via Fani, i cui esecutori erano certi che la scorta sarebbe passata di là - oppure l´ordine di fare Fani fu dato a Leonardi da un superiore, direttamente o per autoradio, dopo il prelevamento di Moro. La falsa scorta poi probabilmente, consegnò Moro rapito direttamente a gladio/p2, che se lo portarono forse a Grottarossa a casa del piduista spagnuolo.

L´altra ragione, già vista dal sibillino suggeritore di rita di giovacchino 2003 (e certamente da altri prima) per la quale la scorta andava eliminata senza lasciar la loro sorte al caso, è che eran testimoni del Moro assente da via Fani, e prelevato prima dal terrore di regime.

L´inspiegabile ritardo dell´ambulanza per le vittime di Fani era preprogrammato - piano B, fu quello il vero colpo di grazia, perché era già stata messa in cantiere la possibile sopravvivenza di qualcuno dei 5.

Grassi ha ragione nell´elencare tutti gli stranissimi "casi" e "coincidenze" di Fani : moscardi con la sua mini, bonanni con la sua austin (cancelletto o messinscena), guglielmi autoinvitato a pranzo alle 9 del mattino, Spinella che parte dalla questura mezzora prima, il bar olivetti gestito da un criminale trafficante d´armi, pino rauti che abita lì vicino, gladio e ordinovisti a go-go, pastore stocchi lì a 2 passi, moscardi che riceve in uso via Fani 109 poco prima della strage e lo lascia poco dopo, il velinaro numero uno del terrore di stato italiano vespa bruno che abita vicino via Fani...



CAPITOLO 2 : LA MEZZORA

Fondamentale dunque scoprire cosa accadde a Moro tra le 8.25 e le 9.02 del mattino del 16 marzo. Perché questo è il gap temporale che nessuno ha riempito sinora. Le 8.30 circa è l´ora a cui sarebbe uscito di casa in via del Forte Trionfale 79, stando all´audizione della vedova Eleonora nel 1980 alla Moro1, e alla figlia maria fida nel libro La casa dei 100 Natali del 1982. Le 9.02 è l´ora vulgata dell´agguato a Fani. Giovanni Moro dichiarò di essere uscito di casa salutando il padre che si sbarbava, verso le 7.45/8 :

http://www.repubblica.it/online/dossier/moro/moro/moro.html



Dunque se Moro si stava ancora sbarbando a quell´ora, le 8.30 circa come orario di uscita, che si ricava dalla deposizione della vedova e dalle dichiarazioni della figlia, ne viene corroborato. La vedova disse che alle 8.30 Leonardi interruppe una telefonata alla moglie, dicendo che il presidente era pronto. Dunque, SE Moro uscì come pare, alle 8.30, che fece in quella mezzora ? Per arrivare a Fani da casa Moro, ci vogliono pochi minuti di macchina - 2 stando a google. Mezzora è troppo, cosa accadde in quella mezzora ? Maria Fida Moro ha detto a gero grassi che la mattina del 16.3.78 Moro si congedò da lei sul pianerottolo di casa alle 8.25 del mattino.

Ileana la moglie di Leonardi alla Moro 1 , settembre 1980 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD132137/05%20DOC%20XXIII%20n.%205%20Vol.%2005%20-%20V.pdf

p. 222 digitale, 216 dell´originale :

" NOI ABBIAMO DUE TELEFONI IN CASA ED IO RISPOSI DA QUELLO CHE È NEL CORRIDOIO. LUI MI CHIESE DOVE MI TROVASSI, GLIELO DISSI E ALLORA LUI DISSE : VAI...POI PERÒ PROSEGUÌ : SCAPPO VIA, TI RICHIAMO TRA CINQUE MINUTI. FORSE AVEVA DIMENTICATO QUALCHE COSA DEGLI APPUNTI. PERCHÉ QUELLA MATTINA C´ERANO LE TESI ALL´UNIVERSITÀ ED ERA LUI CHE TENEVA I DOCUMENTI DI QUESTI RAGAZZI. IN SEGUITO HO CERCATO, MA NON HO TROVATO QUELLO CHE POTEVA AVER DIMENTICATO. "

Il dettaglio dei 5 minuti che Ileana aggiunge, rispetto alla versione della stessa telefonata data da Eleonora alla Moro1, potrebbero significare che Leonardi intendeva richiamare la moglie dopo aver consegnato Moro alla nuova scorta per il finto sequestro/prelevamento non lontano da via del Forte Trionfale 79.

Ecco il verbale della dichiarazione di Eleonora Moro alla Moro 1, 1 agosto 1980, che qui interessa :

" QUELLO CHE SO CON SICUREZZA È CHE LEONARDI PRIMA DI ANDARE VIA CHIAMO´ LA MOGLIE AL TELEFONO PERCHE´ SI ERA DIMENTICATO QUALCHE COSA E VOLEVA CHE LA SIGNORA...SO CHE HA TELEFONATO ALLE 8 E MEZZA E DISSE:

- DOVE SEI ? SONO NEL CORRIDOIO: VAI NELLA NOSTRA STANZA, SCUSA ARRIVA IL PRESIDENTE : TI TELEFONO PIU´ TARDI - ; QUESTO E´ TUTTO. "

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/481-volume-05-ocr.html

Pag. 9 dell´originale, 15 della versione digitale.

Verbali della commissione Moro1, vol. V.

Eleonora comunque dovette apprendere della telefonata da Ileana, in quanto Leonardi non era salito su, o era salito a prendere le borse e poi ridisceso, ma aspettava Moro in fondo alle scale, stando alla testimonianza a me resa dalla vedova del portiere Teodoro Teofani, e dunque la telefonata dovette farla dalla guardiola. Oppure, Eleonora uscendo vide e sentì lei stessa Leonardi che telefonava dalla guardiola, perché era uscita pochissimo prima del marito stando sempre a maria fida nelle interviste. Maria fida ha testimoniato che talora anche i figli di Moro telefonavano dalla guardiola, perché sapevano che casa loro era piena di microspie e il loro telefono sotto controllo.

41 anni e passa di disinfo di regime, depistaggi vari per addizione, o semplici leggende urbane e sciatteria schein-giornalistica, han fatto credere che Moro andò prima in chiesa, a Santa Chiara o a San Francesco, a pregare o simili. Ma stando al parroco di allora a Santa Chiara, e al viceparroco di allora a San Francesco, Moro quella mattina, tra le 8.30 e le 9 o a qualsiasi ora, NON andò né a Santa Chiara in piazza dei Giuochi Delfici, né a San Francesco in piazzetta di Monte Gaudio - le 2 chiese che abitualmente frequentava, anche se occasionalmente andava ad altre ancora. Qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD4178/41-%20XLI.pdf

p.396, Alfredo Carlo Moro, suo fratello, dice che Aldo era solito recarsi alla messa delle 8,30 a S.Francesco o a quella delle 9 a S. Chiara.

In due dichiarazioni rese al quotidiano La Stampa e al settimanale Oggi, il parroco di Santa Chiara di allora, don Todescato, ha detto che Moro NON vi andò il 16.3.78, e che anzi vi era passato il giorno prima a prendere la comunione, prevedendo che il giorno dopo non avrebbe avuto tempo. Il viceparroco di San Francesco nel 1978, don Luigi Capozzi, 30enne allora, oggi padre superiore (San Francesco è una parrocchia/convento degli Scolopi), da me personalmente sentito nel 2018, ha detto che Moro il 16.3 NON andò a San Francesco.

Confermando invece che vi giunse la moglie verso le 9, per fare catechismo con adulti, e che verso le 9.30 o poco prima, agenti in borghese si fecero accompagnare da lui nella sala del catechismo per informare la vedova di Fani, al che lei scese immediatamente a Fani col parroco don Quirino de Santis, deceduto nel 2009. Come facessero questi agenti in borghese, a sapere esattamente dove stesse la signora, e a raggiungerla pochi minuti dopo la strage, non lo so. Per rigore di metodo cartesiano, de omnibus dubitandum, dunque riformulo:

STANDO alle dichiarazioni rese da don Todescato alla stampa, Moro non andò a Santa Chiara il

16.3;

STANDO alla dichiarazione resa a me personalmente da don Luigi Capozzi, allora viceparroco di San Francesco, Moro il 16.3 NON andò a San Francesco.

Ma una cosa è certa : non mentirono su copione - si mente per confermare la vulgata, non per distruggerla. E queste 2 testimonianze incrociate, fanno a pezzi la versione ufficiale del 16 marzo, una delle cui varianti vuole appunto Moro a S.Francesco (o a Santa Chiara) per riempire falsamente la mezzora - la variante prinicipale essendo addirittura, che Moro sarebbe uscito di casa pochi minuti prima delle 9 !!! Cancellando così del tutto con la frode, la nostra importantissima mezzora.

Torniamo al punto di partenza: che cosa fece Moro, che cosa gli accadde tra le 8.25 e le 9.02 del mattino ? STANDO a quel che si ricava dalle testimonianze della vedova e del figlio Giovanni e della figlia maria fida incrociate, che si confermano tra loro, Moro uscì di casa alle 8.25/8.30. Fani accade alle 9 circa. Da casa Moro a Fani son 4 o 5 minuti di macchina al massimo, 2 secondo google. Dunque restano scoperti almeno 30 minuti, che nessuno ha mai riempito sinora. E che sono fondamentali, perché proprio in quei 30 minuti, Moro potrebbe essere stato separato dalla sua scorta abituale.

Le fonti di queste nuove scoperte o aggiornamenti o precisazioni:

quella per don Capozzi ripeto, è una mia personale intervista, che potete verificare telefonando a San Francesco e chiedendo di lui voi stessi.

Per don Todescato, abbiamo l´inchiesta di Oggi, condotta dal giornalista raugei nel 2010.

E anche il seguente articolo su La stampa:

lastampa.it/2015/02/23/vaticaninsider/moro-don-todescato-i-miei-ricordi-custoditi-a-santagnese-in-agone-T7nPy9oR2UVDncDLDQKALM/pagina.html

Altra ottima linkografia sul tema:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/11/aldo-moro-fu-davvero-rapito-in-via-fani/4348946/

Andate anche alla sezione commenti, saltando i troll di regime che la infestano, o meglio il troll multinick, e seguite soprattutto Fausto Di Biase e Atomic.

https://telegra.ph/via-Fani-prima-o-dopo-04-04

Maria fida asserisce di essere sopraggiunta quella mattina quando il padre era già sulla soglia dell´ascensore - verso le 8.15, stando a una dichiarazione di maria fida a gero grassi. E di aver strappato luca, il figlio di 2 anni, dalle braccia del nonno, agitata da una premonizione notturna, noncurante della proposta di compromesso (Moro è sempre Moro...) del padre di portar con sé luca solo fino in chiesa, e poi riportarlo a casa. Dunque Moro aveva in programma, SE maria fida dice il vero con accuratezza, di andare prima a messa o in chiesa come al solito quella mattina. A S. Francesco.

Maria fida ha dichiarato a gero grassi che il litigio col padre per via di luca si svolse tra le 8.15 e le 8.25 - cioè, Moro uscì di casa alle 8.25, ben 37 minuti prima dell´agguato - troppi, inspiegati se Moro in chiesa NON andò. Dunque se voleva andarci, come sua abitudine alla quale solo eccezionalmente rinunciava, e poi non lo fece, cosa o CHI e PERCHÉ e DOVE e COME gli impedì di farlo in quei 37 minuti tra le 8.25 e le 9.02, orario ufficiale d´inizio della strage ?

Dall´audizione di maria fida Moro alla Moro 2, giovedì 11 febbraio 2016:

" Il 16 marzo mattina Luca era dai nonni e io, che non potevo camminare – erano già mesi che avevo l'ernia del disco e non potevo più camminare – ho attraversato il cortile tra queste due case in un modo proprio anomalo. Ci ho messo venti minuti a fare forse 50 metri, con il terrore che papà uscisse insieme a Luca. Avevo proprio un imperativo categorico kantiano che diceva « no, assolutamente no non può uscire con papà oggi, assolutamente no». Luca usciva sempre col nonno, erano contenti entrambi. Sono arrivata mentre papà stava uscendo con luca e l'ultima cosa che ho fatto per mio padre è stata strappargli questo bambino in modo molto scortese, come sono io, quando sono spaventata. Papà insisteva e diceva: « Ma vedi che non puoi camminare neanche se ti appoggi a qualcosa ? Te lo riporto dopo la Messa». E io: «No, no, assolutamente no. Non puoi, non puoi». Poi tutti e due abbiamo smesso questa discussione. Mi ha guardato, ci siamo guardati. Papà ha capito che cosa pensavo io e io ho capito che lui aveva capito. Allora non ha più insistito e se n’è andato con quel suo solito sorriso mesto. "

Detto litigio, secondo una dichiarazione di maria fida Moro a gero grassi, riferitami da grassi, avvenne tra le 8.15 e le 8.25 del mattino sul pianerottolo dell´appartamento di Aldo Moro in via del Forte Trionfale 79. Dunque Moro uscì alle 8.25: e poi ?

Link per la deposizione supra :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2016/02/11/indice_stenografico.0070.html

Moro dunque, voleva andare a messa - ma NON lo fece. Perché ?

Ricordo che da via del Forte Trionfale 79 a via Mario Fani/angolo via Stresa ci vogliono 2 minuti di macchina :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=KXynW4DGKcO5sQGoka2ACQ&q=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+a+via+mario+fani+angolo+via+stresa&oq=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+a+via+mario+fani+angolo+via+stresa&gs_l=psy-ab.12...1122.26563.0.29610.85.78.0.7.7.0.170.4791.67j7.74.0....0...1c.1.64.psy-ab..4.41.2132...0j0i131k1j0i3k1j0i22i30k1j33i22i29i30k1j33i160k1j33i21k1.0.WyiJlQHgtPA

E che l´orario di inizio dell´agguato, stando alla vulgata, è ore 9.02.

Se quel che racconta Eleonora è vero, allora se ne evince che Moro uscì pochissimo dopo le 8.30 ; se ci mettiamo su anche l´episodio di Maria Fida che gli toglie Luca prima dell´ascensore, sul pianerottolo dell´appartamento, anticipiamo l´uscita di casa di Moro alle 8.25. Se la presero comoda a mettersi in moto con le macchine? Arriviamo alle 8.30 per la partenza, al più tardi - troppo presto per arrivare a Fani/Stresa alle 9.02. Il gap misterioso c´è , non si può negare.

Non solo : Moro aveva PROGRAMMATO di uscire alle 8.20, e aveva dato appuntamento a maria fida a quell´ora, dicendole di non tardare a venirsi a riprendere luca perché lui doveva andare alla camera e aveva una mattinata densa di impegni :

https://www.msn.com/en-au/video/w/intervista-a-maria-fida-moro/vp-AAwMjQ0?fbclid=IwAR1aAkZ_Q3Uln4ibm47RC2crzJtNcU-uoIg4ylvdnbVwuTinh4nTTAtWKFI

La messa mattutina a S.Francesco iniziava alle 8.30, come attesta Alfredo Moro supra, dunque pare proprio che Moro dette appuntamento a maria fida alle 8,20 per poter arrivare puntuale alla messa.

Già nel suo libro La casa dei cento Natali, rizzoli Milano 1982, pp.77 sqq., maria fida Moro attestava che intenzione di Moro quella mattina era andare a messa a S.Francesco in piazza di Monte Gaudio :

La casa dei cento natali, rizzoli milano 1982, p.77 :

" Luca è già pronto ed impaziente di andare dai pompieri. Papà, accarezzandogli di sfuggita i capelli, mi domanda ancora una volta se voglio mandarlo fino a S.Francesco con lui. Dice anche che me lo riporterebbe dopo la messa."

p. 78 : " La porta dell´ascensore si chiude e sento la cabina scendere. SONO CIRCA LE 8.30 : LA MAMMA SE N´È ANDATA, PAPÀ SE N´È ANDATO. È UN GIORNO COME GLI ALTRI, UN GIOVEDÌ [...] : È IL 16 MARZO 1978 . "

Eleonora, par di capire, era uscita qualche istante prima del marito, per andare a fare catechismo agli adulti a S.Francesco. Uscendo aveva potuto notare e sentire Leonardi che telefonava dalla guardiola.

Il corretto orario di uscita di casa di Aldo Moro il 16.3.1978 alle 8.30 era già stato indicato, oltre che dalle fonti citate, da Sergio Flamigni nella sua Relazione alla commissione Moro2, e da questo autore nel 2018, sempre sulla base di maria fida :

https://www.nutrimenti.net/wp-content/uploads/2018/02/ES_TopografiaMoro.pdf

p. 12 del cartaceo, 6 di 8 al cursore.

Maria fida non si interessa minimamente di cosa accadde al padre tra le 8.30 e le 9.02.

Insomma se la vedova del portiere e Eleonora e Ileana e maria fida etc. hanno detto il vero con accuratezza, allora possiamo cominciare a ricostruire i primissimi minuti del gap misterioso :

8.30 circa : Aldo Moro si infila in ascensore, da solo, dopo che maria fida gli ha tolto il nipotino. L´intenzione di Moro è quella di recarsi in chiesa, a S.Francesco dove la messa del mattino iniziava alle 8,30, come suo solito, stando a maria fida, che ci litiga perché non voleva che Moro si portasse luca in chiesa e poi lo riportasse dopo la messa. Dunque se ciò è vero, Moro non solo voleva andare in chiesa, ma voleva pure sentir messa. Questo collimerebbe con l´appuntamento che Moro aveva dato a maria fida a casa di lui per le 8.20 raccomandandole di essere puntuale a venirsi a riprendere luca che aveva pernottato dai nonni, stando al video con chiambretti che intervista maria fida linkato supra.

Ore 8.30 circa : Leonardi che aspettava nell´androne con Ricci, sta telefonando alla moglie dalla guardiola, vede Moro che esce dall´ascensore e taglia corto perché arriva il presidente.

Ore 8.31 circa : Moro saluta rapido il portiere Teodoro Teofani, che non nota nulla di insolito stando alla vedova, si infila in macchina con Leonardi e Ricci, e supponiamo, l´alfetta che lo segue con dentro Rivera, Iozzino e Zizzi. Altre volte chiacchierava un po´ col portiere, quella mattina no stando all´intervista al portiere su youtube :

https://www.youtube.com/watch?v=rTeTswFIhXI&list=PLJ3Ktlwn6wm4sdqobJkOboURuthBw9S1I&index=2

Dove siano diretti, non lo sappiamo ancora : da questo momento, e fino alle 9.02, buio completo : è su questo che dobbiamo accendere i riflettori.

Ho sentito anche un secondo scolopio di S.Francesco, che all´epoca non c´era, ma ha confermato di aver sentito da Capozzi e altri che Moro quella mattina non andò a S.Francesco, e che difficilmente, se ci fosse andato anche solo per una breve preghiera come a volte era solito fare, don Capozzi non se ne sarebbe accorto, perché le visite di Moro non erano semplici toccate e fughe, bensì prima doveva entrare la scorta o parte di essa e controllare che non ci fosse niente e nessuno di strano, e poi entrava Moro, dunque si creava trambusto, la cosa non poteva passare inosservata.

Ma allora dove è andato Moro in quella famosa mezzora ? Chi o cosa e come lo distolse dall´andare a messa, se non ci andò ?

La mia attuale ipotesi di lavoro è questa, basata sulla mia elaborazione critica di ricerche di altri sulla topografia del 16 marzo; e su rita di giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, prima ed. 2003, sezione Moro :

Moro esce di casa con la scorta alle 8.30 circa; poi deviato con l´inganno da una comunicazione via autoradio da parte di kossiga parlato o simili o loro scagnozzi tipo antonio esposito, (piduista e responsabile delle autoradio, il cui numero sarà trovato nell´agenda di morucci), circa un pericolo imminente che richiedeva cambio scorta e percorso (vedi sparizione del consueto brogliaccio di comunicazioni tra autoradio e centrale) si reca forse a via Massimi 91, stabile lì vicino di proprietà dello ior e covo della cia, dove nel garage sotterraneo avviene il cambio scorta per presunte ragioni di immediato pericolo come il preannuncio di rapimento di rcf ; la durata del percorso auto da via del Forte Trionfale 79 a via Massimi 91 è di 5 minuti :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=9OqfXLP6B42VsAfa8YXwDQ&q=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+roma+a+via+massimi+91+roma&btnK=Cerca+con+Google&oq=durata+percorso+auto+da+via+del+forte+trionfale+79+roma+a+via+massimi+91+roma&gs_l=psy-ab.3...2588.21281..23638...1.0..0.100.5086.77j1......0....1..gws-wiz.....0..0i131j0j0i131i70i251j0i3j0i22i30j33i160j33i22i29i30j33i21.NMjKpCv1tAc



Poi a Leonardi viene ordinato di fare Fani dove sarà massacrato con la scorta per eliminare i testimoni che Moro non è stato rapito dalle "br", e per costringere il governo alla linea della fermezza preprogrammata ; Moro viene caricato su un furgone o simili, invisibile ai passanti, o scortato dalla 132 blu o dalla 128 bianca che poi si riaffaccerà a Fani dopo l´agguato per far scena, fino a un posto lì vicino boscoso, lontano da occhi indiscreti, con radura che funge da eliporto : il parco bisignani, affarista piduista, nei pressi di via Marcello Casale de Bustis, dove infiorescenze spinose si impigliano nelle ruote della 132 e vi restano fino al suo ritrovamento a via Licinio Calvo poco dopo ; Moro viene caricato su elicottero come rivelava Pecorelli per sua solita preterizione

( "ESCLUSO l´elicottero..."), oppure su furgone chiuso, e portato...alla sua prima prigione, forse in quel di Grottarossa.

Moro sotto casa sua, salì bensì sulla 130 con Ricci e Leonardi, ma poco dopo fu "drammaticamente prelevato" da agenti di gladio con la scusa del pericolo imminente e portato alla prima prigione - dove d´improvviso si trovò prigioniero delle scheinbr senza sapere come ("benché non sappia nulla né del modo, né di quanto accaduto dopo il mio drammatico prelevamento") : prova che Moro salì sulla 130 quella mattina : un passaggio della lettera dalla prigionia 29 gotor a giovanni, p. 55 (manuel gotor, Lettere dalla prigionia, Einaudi 2018) , dove parla del libro del buon Mancini che aveva CON SÉ IN MACCHINA DA QUALCHE PARTE.

Ancora sulla 3 gotor, la prima a kossiga, quella con la famosa frase che Alfredo capì esser la prova che Moro nulla sapesse della scorta massacrata, e dunque aggiungiamo noi in chiaro, non fosse a Fani :

" Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione - mi è stato detto con tutta chiarezza - che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità " :

basta questo a provare che Moro non era a Fani - eppure la lettera fu recapitata : una svista dei censori ? Può darsi - ma una svista madornale, grossa come una casa !!!

Se la 3 gotor fu scritta alla stessa data della prima a Noretta, cioè la domenica di Pasqua 26.3, come è probabile, allora i censori la recapitarono solo il 29, 3 giorni dopo, e dunque ebbero tutto il tempo di vagliarla e censurarla: eppure, lasciano questo passaggio che smentisce completamente la vulgata fin da subito. Erano proprio stolti, ´sti gladiatori ? Parrebbe doversi dedurre di sì. Ma si badi : in 41 anni, almeno pubblicamente, di questa frase come prova assenzialista se ne accorse solo Alfredo fin da subito o quasi : gli altri, tutti fino alla di giovacchino 2003, non hanno visto nulla. " Genius is the ability to see the obvious before anyone else " : Alfredo era un genio.

Comunque bravi anche, in questo, martinelli/padellaro che per primi nel 1979 - e per ultimi per decenni - pubblicarono in forma anonima le osservazioni di Alfredo. E bravo Raniero La Valle della Moro1 che almeno pone a giovanni Moro la questione posta da Alfredo. Due gocce nel deserto, poi il buio per 23 anni fino alla di giovacchino 2003 che riprende l´assenzialismo.

Resta poi il grosso dubbio, anche ammesso che, oltre a non essere a Fani cosa ormai certa, Moro sia stato preso com´è probabile da una scorta di gladio con la scusa dell´attentato annunciato da rossellini e simili : come fa a ignorare il modo del prelevamento ? Lo narcotizzarono, dopo che Leonardi era stato avviato al massacro via radio ?

Mi concentro ora sulla seconda parte della frase : gli è stato detto con tutta chiarezza che è considerato prigioniero politico. Rovescio l´ordine: mi è stato detto con tutta chiarezza che sono considerato prigioniero politico, benché non sappia nulla del modo del mio prelevamento :

questa frase maledetta può significare in lingua italiana solo una cosa, presa nel suo insieme : non mi hanno detto nulla né sul modo del mio prelevamento né su quanto successo dopo, però mi hanno detto che sono prigioniero politico.

Quindi vuol dire che lui da solo non era in grado di sapere come era stato prelevato : ergo o l´hanno narcotizzato ; oppure gladio l´ha portato prima in sicurezza con la scusa di rossellini etc., l´ha chiuso da qualche parte e poi sono cambiati gli attori : sono arrivati gli scheinbr e, senza dirmi come hanno fatto, m´hanno informato che sono prigioniero politico.

Oppure mi hanno prelevato da dove è avvenuto il cambio scorta, spariti non si sa come quelli della nuova scorta, e mi hanno portato alla prigione dove mi hanno dichiarato prigioniero politico.

Una sola cosa è certa : questa frase, pur col suo margine ancora misterioso, prova inequivocabilmente - grazie al genio di Alfredo - che Moro non era a Fani e non sa nulla della strage della scorta.

Tra le sue varie aporie, cruces del corpus epistolare, ve n´è poi un´altra : è fuori discussione che sono considerato un prigioniero politico, benché non sappia nulla né del modo, né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento : che c´entra la concessiva ? Che c´entra il modo del prelevamento e quanto accaduto dopo, con l´essere considerato prigioniero politico ? Perché, se invece conosceva il modo e quanto accaduto dopo, sarebbe stato logico e naturale esser considerato prigioniero politico ? Forse che l´esser o non esser considerato prigioniero politico dipendeva dal modo del prelevamento e da quanto accaduto dopo ?

Questo è il vertice di bizantinismo toccato dalla sintassi di Moro - certe volte ha ragione perfino quel giudeonazi di kissinger ! Mi viene in mente un solo modo di tagliar questo nodo gordiano che da 41 anni fa impazzire i morologi : la torsione sintattica, il bizantinismo è voluto : sta cercando di dire altro.

Quel che sta cercando di dire è forse, che non sa chi siano i suoi rapitori : questo è l´unico senso che spiega il benché : cioè, benché io non sappia nulla di chi ha organizzato e effettuato il mio rapimento, di chi sono i miei sequestratori davvero, io però so almeno che sono considerato prigioniero politico, perché almeno questo me l´han detto con assoluta chiarezza.

Nelle prime lettere, non c´è infatti alcuna menzione di brigate rosse.

L´unico dato sicuro qui, è che Moro non era a Fani, altrimenti il modo lo conoscerebbe e come.

Cosa esattamente gli sia successo nella mezzora, da indurlo a scrivere di ignorare il modo del prelevamento e quanto successo dopo, non lo so ancora : ma è certo che questo prelevamento dalle modalità misteriose avviene PRIMA di Fani, durante la mezzora.

Ricapitolando su questo punto spinosissimo, prima di passare oltre, lo intenderei grosso modo così : benché io non sappia nulla delle modalità del mio prelevamento e di quanto accaduto dopo di esso, tuttavia almeno una cosa la so con chiarezza perché me l´hanno detto ed è fuori discussione : sono considerato prigioniero politico. Come faccia uno a ignorare come è stato rapito, mi sfugge : anche se è stato narcotizzato, sarebbe allora il narcotizzamento la modalità, dunque non la ignorerebbe.

L´unico scenario che mi risolve è questo, lo ripeto :

Moro nella mezzora è prelevato da una nuova scorta, composta di gladiatori (garau, mura etc. probabilmente, vide infra) che con la scusa dell´attentato annunciato lo portano in sicurezza chissà dove, Grottarossa o dovunque fu ; lo chiudono da qualche parte e a quel punto cambia la scena ed entrano gli scheinbr senza dirgli come hanno fatto, senza dirgli il modo di quello che da quel momento in poi diventa rapimento, senza dirgli cosa è accaduto alle due scorte - di cui una è stata massacrata e l´altra è complice a sua insaputa. Gli dicono solo, sia che lo lascino nello stesso posto, sia che lo portino altrove alla prima prigione definitiva, con chiarezza che è prigioniero politico e sotto processo "popolare".

Sul piano dei dettagli concreti, la cosa può essere avvenuta anche così : per portarlo in sicurezza gli dicono che deve seguire la nuova scorta, chiuso in furgone senza finestre o dentro cassa :

lungo il tragitto il furgone si ferma e mentre lui non vede nulla, la scorta di gladio si dà il cambio concordato con scheinbrigatisti.

Per cui si prosegue fino alla prigione, ma quando esce dal furgone non ci capisce più nulla e d´improvviso si ritrova prigioniero politico - l´unica cosa che gli dicono in tutta chiarezza, dato che non gli andavano certo a spiegare i magheggi che avevano fatto - cioè il "modo" del prelevamento che lui ignora e non saprà mai.

Stessa lettera, altra chiave fondamentalissima :

" E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo O POTUTO impedire il rapimento di un´alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato " :

gotor nota che in quel potuto v´è il sospetto di Moro che un lucido superpotere, per dirla con Pecorelli, superiore a quello del governo italiano, sia il vero responsabile del suo rapimento.

Moro dunque afferma di non saper nulla di come è stato organizzato il suo rapimento - ma sa che la probabilità di regia straniera è altissima. Che il governo italiano è impotente a salvarlo.

Quel che non sa nella sua ingenuità è che kossiga è complice di quel superpotere, e andreotti succube almeno. Chiede coraggio a dei vermi del genere - che ingenuità !!

Se dunque il governo italiano non ha POTUTO impedire il suo rapimento - in realtà non ha VOLUTO, ma anche se avesse voluto non avrebbe comunque potuto - allora ne consegue che il suo rapimento non è opera del governo italiano, almeno come regia.

Il che è la verità. Perché gladio è nato e nato è kissinger e kissinger è bilderberg.

Proseguiamo con la 4 a Noretta, importantissima : anche perché è la prima tra quella pervenute, non recapitata. Se non l´hanno recapitata, una ragione ci sarà. Dobbiamo cercarla. Fu ritrovata solo nel ´90.

Ci colpisce la prima chiave : il primo QUI :

" Io sono QUI in discreta salute " :

il qui è pleonastico, poteva benissimo dire :

" Io sono in discreta salute ".

Perciò qui = a Roma, cosa che diverrà lampante nella famosa lettera a Manzari che rivedremo.

Il riferimento al matrimonio campestre a Montemarciano potrebbe essere allusione a Grottarossa, ma non è certo - tuttavia v´è qui un riscontro-bomba che vedremo dopo.

" INTUISCO che altri siano nel DOLORE. INTUISCO, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione " :

uno che ha visto la strage della sua amata scorta appena 11 giorni prima (la lettera è datata : 27-3-1978) non dice intuisco, dice SO.

Perché allora dice intuisco ? Perché della strage non sa nulla.

Ma pensa, come aveva intuito il sommo Alfredo, che la scorta sia stata presa prigioniera come lui - ma non CON lui.

E uno che ha visto la scorta massacrata non dice intuisco che siano nel DOLORE : dice SO che sono nella tomba !!!

Il dolore è chiave altrettanto dell´intuisco : altri (oltre me) sono (come me) nel dolore (della prigionia).

E se anche volessimo riferire l´altri ai familiari della scorta, non direbbe certo INTUISCO, direbbe so che sono in lutto !!!

Ma nel contesto sta parlando di sé, del suo dolore, del suo fidare in Dio. Dunque se altri (oltre lui) sono nello stesso suo dolore, non può che intendere altri prigionieri : la scorta.

In teoria potrebbe anche darsi che gli scheinbr gli avessero fatto credere di aver rapito che so, pirelli o altri in cantiere; ma allora perché dire intuisco ? Direbbe so, se fosse notizia datagli dagli scheinbr.

Il pensiero non può che essere alla scorta, di cui ignorava la sorte : ancora una volta, Moro non era a Fani.

È proprio per questo passaggio così lampante che stavolta i censori non si fanno ingannare, e non recapitano: perché qui Moro inconsapevole, rismentisce la vulgata in modo ancor più chiaro.

Questa seconda chiave è ancor più schiacciante del benché io non sappia nulla del modo: è chiara, inequivoca, cristallina :

Moro non era a Fani, non sa nulla della scorta e la crede prigioniera come lui.

Altra prova regina : tornando all´orario di uscita di casa di Moro, ormai accertato alle 8.30, il libro Topografia del caso Moro di roberto fagiolo, nutrimenti 2018,pp.12 sq., riporta la deposizione di rinaldo pampana, uno degli agenti di scorta di Moro fuori servizio quella mattina, al primo processo Moro :

" L´onorevole usciva costantemente, salvo rare eccezioni, intorno alle ore nove. Era precisissimo nell´orario, nel senso che poteva anticipare o posticipare l´ora di uno o due minuti."

Una menzogna spudorata, dettata da superiori depistatori come la storiella che Moro faceva sempre via Fani : entrambi i depistaggi degli agenti sopravvissuti perché non di turno quella mattina, furono subito demoliti da Eleonora e Agnese, secondo cui gli orari erano invece irregolari.

Cito il depistaggio solo per osservare che, se si depistò su Fani come percorso unico, lo si fece per tappare la bocca a chi si chiedesse, con Eleonora dalla prima ora, come facessero i "br" a sapere che Moro sarebbe passato proprio di lì quella mattina.

Perché invece era stato un traditore alto in grado a ordinare a Leonardi di fare Fani quella mattina.

E se si depistò costringendo pampana e colleghi a mentire che Moro usciva sempre alle 9, lo si fece per occultare la mezzora.

E se si volle occultare, cancellare la mezzora, lo si fece perché nella mezzora era successo qualcosa che smentiva del tutto la vulgata : e questa unica cosa non può esser altro che il cambio scorta vicino casa, con successivo ordine a Leonardi di far da civetta giù per Fani.

Ecco perché il depistaggio di pampana e colleghi di viltà al primo processo Moro sulle ore 9, è la prova provata, non indiretta ma direttissima, che Moro non era a Fani - perché se vi fosse andato con la scorta e fosse stato rapito là, il depistaggio delle 9 non sarebbe stato necessario.

Uscita alle 8.30, messa a san francesco, poi Fani : tutto chiaro no ?

E invece no: si minaccia pampana per fargli mentire che Moro usciva sempre alle 9, perché i congiurati sapevan benissimo che Moro in chiesa non aveva mai messo piede. Perché lo avevano rapito loro con la scusa della messa in sicurezza da imminente pericolo di rapimento annunciato da rossellini alle 8.15.

E lo avevano fatto poco dopo l´uscita di casa, pochissimo dopo. Poco dopo le 8.30.

E non mi si dica,ripeto, che don Capozzi e don Todescato potrebbero aver mentito : uno mente su copione del terrore di regime per confermare la vulgata, non per smentirla !! E la vulgata ci è stata propinata per 41 anni e passa in 2 varianti principali : 1. Moro esce da casa poco prima delle 9 e va direttamente a Fani, la versione più frequente ; 2. Moro esce bensì parecchio prima delle 9, ma per andare a San Francesco o a Santa Chiara a pregare o sentir messa e poi a Fani : entrambe varianti menzognere e depistanti.

Vedete dunque, come siano importanti i depistaggi, come sia importante il seguirli e come facciano boomerang contri i bastardi che li sceneggiarono : parlo ora di chi scrisse quel copione a pampana gentiluomo etc. : chi fu ? Nessun giudice glielo ha mai chiesto - anche perché era stato quasi certamente un altro giudice, infelisi.

Uno degli agenti che mentì alla Moro1 su Moro sempre per Fani, ebbe almeno il coraggio umano di andare da Eleonora a scusarsi di averlo fatto, a confessare di essere stato costretto a mentire e minacciato, e di aver mentito perché teneva famiglia.

Chi fu a passarvi la velina da recitare ? Ce lo vuoi dire chiaro e tondo dopo 41 anni ?

Basta col Moro a Fani . Carta canta, è chiaro evidente e CERTO che Moro fu rapito PRIMA della strage e non dopo - e da gladio, non dalle " brigate rosse ".

Moro non fu rapito in via Fani, ma prima durante la mezzora. La vexata quaestio è finita : Alfredo aveva ragione.



CAPITOLO 3 : COME CONOSCEVANO IL PERCORSO DELLA SCORTA ?



" Il 23 settembre 1978 la signora Eleonora Moro, interrogata dal giudice istruttore Achille Gallucci, smentisce le deposizioni dei primi tre agenti Gentiluomo, Pallante e Riccioni ascoltati il 16 settembre. “Non posso affermare”, disse la signora Eleonora, “che mio marito sia stato un abitudinario. Per quanto attiene all’orario di uscita del mattino, non è esatto quanto affermato dai superstiti della scorta. Essi, come la signoria vostra mi precisa, sostengono che l’onorevole Moro era solito uscire di casa verso le ore 9. Invece, particolarmente negli ultimi tempi, a causa della crisi di governo, egli non aveva mai un orario fisso di uscita poiché bastava una telefonata per fargli cambiare il programma della giornata. Era solito andare a messa tutti i giorni, anche nel pomeriggio, a seconda dei suoi impegni. Egli, fra l’altro, cambiava spesso le chiese, frequentando quella di Santa Chiara, a Piazza dei Giuochi Delfici, ma anche quella di San Francesco, sulla via Trionfale, oppure quella del Gesù, in viale Regina Margherita ed altre ancora. Faccio altresì presente che mio marito non faceva la stessa strada e ciò per motivi di sicurezza. Ritengo di dover affermare che il percorso veniva deciso al momento da mio marito e dal maresciallo Leonardi, il caposcorta. La sua auto percorreva alle volte via Cortina d’Ampezzo, alle volte via Fani, alle volte via Trionfale”. " :

http://www.pangea.news/chi-ha-ucciso-davvero-aldo-moro-la-p2-le-brigate-rosse-i-servizi-segreti-israeliani-gli-americani-francesco-cossiga-indagine-sullomicidio-che-ha-cambiato-litalia-seconda-punta/

Logica vuole che, se il percorso lo decidevano Moro e Leonardi, e se lo cambiavano spesso, chiunque abbia pianificato e attuato Fani, non poteva essere certo che quella mattina a quell´ora il convoglio sarebbe passato da Fani/Stresa. E siccome è assurdo accettare la morucciata che se Moro non passava quel giorno, avrebbero riprovato i giorni dopo finché non passava, perché non puoi star lì con cecchini militari, decine di killer, operativi logistici, macchine, elicotteri, tutti i giorni senza farti notare alla grande; e non è che tu terrore di regime possa ordinare a Adelmo Saba di non bonificare per più giorni; e non è che tu possa tagliare 4 gomme a Spiriticchio tutte le notti ;

ne consegue matematicamente che quel giorno, il 16.3.78, non furono Moro e Leonardi a decidere il percorso come loro solito . Oppure che qualcuno, un pezzo grosso conosciuto, ordinò la separazione di Moro dalla sua scorta abituale prima di Fani, e poi suggerì a Leonardi di fare Fani. Chiunque li aspettava, o meglio aspettava il convoglio a Fani/Stresa, era assolutamente certo di poter mettere in moto la complessa operazione militare, almeno fin dalla notte prima.

Qualcuno molto in alto e ben conosciuto dunque, ordinò a Leonardi di fare Fani e non altro percorso. E siccome, a meno che non importasse al terrore di regime se Moro viveva o moriva a Fani, volevano Moro vivo almeno all´inizio, per inscenare la psy-op dei 55 giorni come da prova generale del sequestro Schleyer; ne consegue logicamente che Moro fu separato da Leonardi prima di Fani, con una scusa credibile, da qualcuno credibile: e, se inizialmente si trattò di un tranello con la scusa di portare Moro al sicuro da un preannunciato attentato, poté essere Moro stesso, naturalmente ignaro che la scorta sarebbe stata massacrata di lì a poco, a dire a Leonardi che si separavano, o magari eran già d´accordo su questo da prima. E poi ferrara o parlato o kossiga ordinarono a Leonardi di fare Fani. Oppure kossiga o parlato o ferrara indussero Moro a cambiare scorta con la scusa della sicurezza per quel giorno così particolarmente teso, e poi ordinarono a Leonardi di fare Fani (vedi a indizio pesante di questa ipotesi, la sparizione del brogliaccio di comunicazioni tra autoradio e centrale che era routine quotidiana da osservare prima di seguire un certo percorso stabilito; e il numero di telefono di esposito antonio piduista, responsabile delle autoradio al viminale, verrà trovato nell´agenda del "rosso" morucci al suo arresto).

Giustamente il grande Sergio Flamigni (Convergenze parallele, Kaos 1998, pp.126 sq.) parla di "inspiegabile certezza preventiva del passaggio di Moro in via Fani ", pur non contemplando la tesi assenzialista. E ci fornisce i nomi di coloro che, a suo dire, eseguirono l´ordine del viminale piduista di convogliare la scorta a Fani :

" tra i reperti che verranno poi sequestrati al brigatista Morucci verrà trovato un appunto (estraneo ai materiali raccolti dai brigatisti nelle loro inchieste sulle forze di polizia) recante l´indirizzo e il numero telefonico del commissario capo Antonio Esposito, in servizio presso la Centrale operativa della questura di Roma la mattina del 16 marzo 1978 ; e il commissario capo Antonio Esposito era affiliato alla P2 " :

quindi, il primo criminale eversore deviato responsabile della sala operativa telecomunicazioni della questura e quindi, dell´aver indirizzato la scorta a Fani, fu esposito antonio.

E il responsabile del servizio di sicurezza di Aldo Moro era il commissario di ps frattasio antonio, anche lui di servizio nella sala operativa della questura di Roma. Nel 1991 frattasio negò di essere

stato di turno il 16.3.78, ma addusse come testimone proprio esposito, che mentì per entrambi, come sostiene Flamigni a p. 127.

E se esposito era un criminale piduista, frattasio era un criminale dei servizi deviati ? Nel 1991 fu coinvolto in un presunto traffico d´armi legato ai servizi.

Per obbiettività, riporto l´autodifesa di frattasio di fronte alla commissione stragi, 15.7.1998 :

http://www.parlamento.it/parlam/bicam/terror/stenografici/steno38b.htm

In essa, frattasio dice che il suo turno il 16.3.78 iniziò solo alle 14. Ma sia lui sia i commissari fanno a gara a evadere la domanda su chi potrebbe aver ordinato a Leonardi di fare Fani quella mattina. Un polverone di audizione, alla fine di cui non si capisce più niente di nulla.

Una sola cosa posso dire: il tono arrogante, nevrotico e violento di frattasio per tutta l´audizione non depone a suo favore; egli poi adduce a prova che il dirigente di turno alla sala operativa della questura quella mattina non era lui ma un certo capitano tagliente, un brogliaccio delle ore 10,10 che potete vedere qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/505-volume-29-ocr.html

p. 1003 del cartaceo, 991 dello scan: la firma è illeggibile: senza riscontri comparativi, come si fa a sapere se è quella di tagliente, frattasio, sucato o altro ? La firma per i brogliacci di quella mattina è identica, ma illeggibile.

Inoltre, a un certo punto dell´audizione davanti alla commissione stragi, frattasio asserisce che il 16.3.78 fu di turno alla sala operativa della questura dalle 14 alle 19 : ma se continuiamo a scorrere i brogliacci del pomeriggio, dalle 14 in poi, da p. 1008 (996) in poi, notiamo che la firma, o meglio lo scarabocchio, resta identico a quello della mattina : dunque o lo stesso funzionario ha fatto entrambi i turni (mattina e pomeriggio) del 16.3.78 (cosa plausibile data la gravità eccezionale degli avvenimenti di quel giorno) - e allora era frattasio. Oppure se quella sigla è di tagliente, allora frattasio non c´era nemmeno il pomeriggio. In entrambi i casi, frattasio avrebbe mentito alla comissione stragi.



CAPITOLO 4 : QUATTRO COSTOLE ROTTE

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Nel referto autoptico di Moro, si parla della rottura di 4 costole (escluse le altre fratture provocate dai proiettili del 9 maggio) : i forensi datano le fratture tra i 30 e i 60 giorni circa prima del 9 maggio, perché erano già in stato di avanzata guarigione al momento della morte. Qualcuno ha ipotizzato :

" nel trasferimento alla prigione qualcuno gli ha incrinato quattro costole...fa pensare...alle tecniche usate dai parà per immobilizzare un avversario. Anche il giudice Mario Sossi era stato immobilizzato con un calcio allo sterno, forse del gladiatore francesco marra, il parà infiltrato che partecipa al sequestro e alla esfiltrazione del rapito. "

Osservo solo che non possiamo essere sicuri se quelle costole gliele ruppero o se se le ruppe lui cadendo o simili, accidentalmente.

A pag. 48 della relazione medico-legale su Moro, basata sugli esami necroscopici effettuati il 9 e il 10 maggio 1978, si parla di frattura e non di incrinatura :

" SI OSSERVA INOLTRE, A CARICO DELLA IV,V,VI E VIII COSTA DI SINISTRA, IMMAGINI LINEARI DI FRATTURA CON SEGNI PERIFOCALI DI UN NETTO ADDENSAMENTO RIPARATIVO, SOPRATTUTTO A CARICO DELLA V E VIII COSTA, OVE È BEN APPREZZABILE L´APPOSIZIONE DI CALLO OSSEO IN AVANZATA FASE DI CALCIFICAZIONE.

DETTI ULTIMI ASPETTI ORIENTANO PER POSTUMI RELATIVAMENTE RECENTI DI FRATTURE LA CUI EPOCA DI PRODUZIONE PUÒ ESSERE FATTA RISALIRE FRA I TRENTA ED I SESSANTA GIORNI. "

Dunque, le 4 costole di Moro si ruppero tra il 9 marzo e il 9 aprile circa. Ma non mi risulta da nessuna fonte che si fosse rotto 4 costole prima del 16 marzo, dunque possiamo penso dire: tra il 16 marzo e il 9 aprile circa. È anzi da escludere che se le fosse rotte prima del 16 marzo, perché altrimenti il dolore acuto non gli avrebbe consentito di svolgere la sua vita normale : il 15 per esempio, era in studio a via Savoia.

La relazione medico-legale non riporta il punto esatto di frattura di quelle costole: cioè, cosa intendono per costa a sinistra ? Ogni costola gira attorno al torace, dunque siamo ad esempio sul petto o sulla schiena ? O sul fianco ?

Se siamo sulla schiena, o sul fianco, allora ipotesi come quella che Moro sentitosi male dopo Fani abbia necessitato massaggio cardiaco causante le fratture è meno valida. Sarebbe ipoteticamente ammissibile, come frattura dovuta a massaggio cardiaco, quella della IV e della V. Molto più difficile postulare tale causa per la VI e l´VIII, che sono alquanto più in basso :

http://www.abcsalute.it/atlante-anatomico/apparato-scheletrico/uomo/coste-o-costole.html?refresh_cens

Per suffragare ipotesi come quella del calcio in petto del parà marra, stile rapimento Sossi, occorrerebbe sapere esattamente dove sono queste linee di frattura, se in petto o altrove.

Nel novembre 1979, il sisde avrebbe intercettato due br non identificati che discutono del sequestro Moro per sentito dire da altri br : essi menzionano i testamenti di Moro, che verranno scoperti solo nel 1990 a via di Monte Nevoso, dunque parrebbe che siano attendibili. Dicono che Moro non fu torturato fisicamente (gotor, lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p. 186).

Il referto autoptico completo del 10.5.78 e le relazioni medico-legali del 9 e successive :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908826.pdf

pp. 649 sqq.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html

p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.

Il cuore è a posto, niente ischemie o problemi coronarici o altre anomalie cardiache a p.660 del primo link. Dunque parrebbe di dover escludere cardiopatie recenti o pregresse tali da necessitare massaggio cardiaco. E quindi un massaggio come causa delle fratture costali verrebbe a cadere.

Aggiungo che nel referto autoptico breve del 10.5, le ferite cicatrizzate in zona pube e glutei sono definite "vecchie", dunque si deve desumere che esse siano molto anteriori a Fani.

Le cicatrici sono 2 : a parte ovviamente i fori dei proiettili del 9 maggio. La prima è una vecchia cicatrice da sutura chirurgica nella zona pubica, non datata precisamente ma appare chiaro che sia di tempi andati e ben anteriore a Fani altrimenti l´avrebbero detto perché rilevante ai fini dell´indagine omicidiaria. La seconda è una vecchia cicatrice sul gluteo destro.

Pare dunque doversi escludere del tutto, sulla base delle perizie sul cadavere, che Moro fosse stato ferito a Fani. Oltretutto non v´è alcuna macchia di sangue nella 130 sulla zona dove Moro, SE presente, avrebbe poggiato glutei e pube.

E il cuore è a posto, dunque il 16 marzo e gli eventi successivi non gli causarono alcuna seria cardiopatia o danno cardiaco.

A Moro dunque, su questa base, l´unico trauma fisico che potrebbe essere occorso il 16 marzo, è la possibile frattura delle 4 costole. Ma quello è solo il terminus a quo.

In altre parole, SE Moro era a Fani, o dovunque fu rapito, ne uscì del tutto illeso, tranne la possibile ma non certa rottura di 4 costole, e senza problemi cardiaci di sorta.

Alle pagine 680 sqq. del cursore, nel link supra, abbiamo la relazione medico-legale completa, che a p. 48 del cartaceo, 728 del cursore, evidenzia le 4 fratture costali, tutte a sinistra.

Conclusioni :

sulla base delle perizie medico-legali, SE non depistanti o errate pure loro, pare doversi desumere

che :

1. Moro non fu ferito il 16 marzo, che fosse a Fani o no

2. il sangue che par di vedere nel corpus foto/video sul sedile posteriore della 130, lato verticale in basso, non può pertanto essere il suo

3. Moro non riportò alcuna disfunzione cardiaca né il 16 marzo né durante i 55

4. Moro si fratturò, o gli ruppero, 4 costole tra il 16.3 e il 9 aprile circa.

Un indizio evidente della possibilità che Moro non riportò quelle 4 fratture il 16 marzo, bensì dopo, mi pare siano le due famose fotografie di Moro prigioniero pubblicate sui giornali rispettivamente il 19.3 e il 19.4.1978 : ecco la prima :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Aldo_Moro_br.jpg

Non so quando fu scattata, immagino il giorno prima o un paio di giorni prima, ma quel che conta è che Moro appare, relativamente parlando, di buon aspetto, curato, non sofferente fisicamente, e con l´espressione del volto persino leggermente ironica...

La differenza con la seconda foto, pubblicata il 19.4, quindi 1 mese dopo, è drastica :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Moro_seconda_foto.jpg

Qui Moro appare sofferente fisicamente, il viso incolto, abbattuto - potrebbe molto più plausibilmente essere l´espressione di chi ha 4 costole rotte, riportate forse per trauma da inferta violenza ?

In ogni caso, il confronto tra le due foto mi parrebbe portare a escludere le fratture prima della foto pubblicata il 19.3.

Un altro argomento in favore di una datazione tarda delle fratture, più verso il 9 aprile che il 16 marzo, è la mera quantità dell´ouput scrittorio di Moro, tra Memoriale e lettere : centinaia di fogli, il grosso dei quali deve aver riempito prima di rompersi o incrinarsi le costole, altrimenti il dolore non gli avrebbe consentito di scrivere tanto. Il "processo a Moro" da parte delle scheinbr si svolge a marzo/aprile appunto: il comunicato 2 delle scheinbr del 25 marzo informa che l´interrogatorio è in corso, e il 3 del 29 marzo, che esso prosegue con la completa collaborazione del prigioniero; il 4 del 4 aprile, vede ancora Moro sottoposto a processo; il 5 del 10 aprile dice che l´interrogatorio prosegue; ma finalmente, il comunicato 6 del 15 aprile (scritto ovviamente come tutti, prima del suo ritrovamento) annuncia che l´interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato con la sentenza di colpevolezza e la condanna a morte:

http://www.robertobartali.it/cap08.htm

Tra il 5 e il 10, Moro redige i suoi testamenti e addii, già evidentemente edotto della sentenza. Il Memoriale è costituito in gran parte, dalle risposte di Moro all´interrogatorio. Ne abbiamo 229 fotocopie di manoscritto su 421 in tutto trovate a Monte Nevoso nel 1990: alle 229 vanno sottratte forse una ventina di pagine del Memoriale scritte dopo il 10 aprile, ma aggiunte un´altra cinquantina almeno per le prime 36 lettere pervenute, scritte anch´esse entro il 10 aprile circa: il totale è di circa 260 fogli, la gran parte dei 421 pervenuti: dunque Moro scrive tantissimo nei primi 30 giorni di prigionia, una produzione difficilmente concepibile con 4 costole appena rotte e dolore acuto. A conferma di ciò, abbiamo uno iato quasi totale di scritti dalla prigionia pervenuti, proprio tra il 10 e il 20 aprile circa: fase in cui pertanto, Moro doveva essere impossibilitato a scrivere, essendosi appena rotto le costole. Per le datazioni degli scritti dalla prigionia, ottimo Gotor, Lettere dalla prigionia, Einaudi 2018.

Usare le costole rotte (tipico effetto di incidenti stradali) per argomentare la presenza di Moro a Fani, per via del tamponamento della 130 da parte dell´alfetta di scorta, e del brusco arresto della 130 stessa, non è plausibile.



CAPITOLO 5 : I TESTIMONI OCULARI DI FANI, VERI O PRESUNTI

La vulgata di Moro rapito a Fani, introdotta nella conversazione pubblica, o meglio nella narrativa di regime, e ammannita alle masse poco dopo le 10 del 16.3.78 da un frajese che segue un copione, e fa finta di ansimare, dato che normalmente lui non stava, non aveva nessuna ragione di stare in rai alle 9 del mattino, e invece guarda il solito caso quel giorno sta lì pronto a scattare a Fani con tanto di operatore, mentre di solito curava tg serali e programmi di intrattenimento pomeridiano - detto questo, tale vulgata appunto, cioè il famoso nesso cardinale Fani/sequestro, strage cum sequestro, prima strage e poi sequestro, che tutti i dispacci di agenzia e notiziari fino a quel punto avevano ignorato e implicitamente contraddetto, parlando invece di un Moro rapito davanti o nei pressi di casa sua; tale vulgata appunto, è basata su nulla : perché nulla sono, in proporzione, rispetto a un centinaio di testimoni da me censiti finora, i 2 o 3 che citano Moro estratto dalla 130, e gli altri 2 o 3 che citano un vecchio o persona non riconosciuta come Moro.

Passiamoli in rassegna questi (veri o presunti) testi oculari di Fani. Iniziamo da uno che mi pare attendibile, Pistolesi Paolo.

http://www.anniaffollati.it/01%20CONTENUTI/25%20Caso%20Moro/Cronaca%20di%20un%20rapimento/03%20I%20testimoni%20oculari.html

Il Pistolesi asserisce di aver visto l´auto di Moro - non Moro: la differenza è totale.

Il famoso fu (ut legitur) Marini Alessandro, che in 35 anni disse tutto e il contrario di tutto, asserisce di CREDERE di riconoscere Moro estratto: non di riconoscerlo, ma di CREDERE di riconoscerlo :

" Credo di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l’onorevole Aldo Moro":

la differenza è abissale. Comunque Marini è il primo ad asserire di aver visto un vecchio estratto.

Giuseppe Samperi (ammetto e non concedo, per rigore di metodo, che costoro si chiamino realmente così e siano realmente quel che dissero d´essere, e che siano realmente esistiti, e che i verbali delle loro audizioni siano autentici e accurati), il terzo star witness di Fani, asserì :

" Nello stesso istante ho visto i due che sparavano trarre con forza un uomo dalla macchina. Mentre l’uomo che mi ha invitato due volte ad andare via gridava “Dai forza prendete la macchina”. A questo punto un’autovettura Fiat 128 di colore bianco ivi parcheggiata, ha girato verso Via Stresa e hanno caricato a bordo l’uomo che poco prima avevano preso..."

Qui non solo non è riconosciuto Moro - qui salta pure il "vecchio", e resta un uomo non identificato. Aggiungiamo dunque questa asserita seconda estrazione di un uomo.

Giorgio Lalli, sempre stando alle dichiarazioni non so quanto complete sul link supra, ma poi farò verifica incrociata sul sito del collettivo 16 marzo, e soprattutto sui verbali, non menziona estrazioni.

Bruno Marocchini, titolare dell´oreficeria di via Fani 8, vivente (2018), e intervistato da Raugei per Oggi nel 2010, asserisce di aver visto Moro passare PRIMA DEL, non IL 16 marzo ; Raugei mi disse privatamente che il Marocchini gli raccontò che suo figlio o il figlio del fruttivendolo lì vicino, Raugei non ricordava bene, corsero verso Fani bassa agli spari, ma furono fermati dal solito tizio o tizia col mitra - nessuna menzione di estrazione nemmeno qui.

fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

Pag. 37 di 157 : altra star witness di Fani, Lina Cinzia de Andreis:

" una persona, che non si reggeva in piedi, fu prelevata dall´auto che aveva tamponato il 128 bianco e spinta a bordo di una delle due macchine bleu, proprio la 131" : dunque anche lei, una dei testi più sbugiardati del caso Moro, comunque anche lei non riconosce Moro, non parla di vecchio. Notiamo altresì che la commissione Moro2 ha concluso che la 130 di Moro NON tamponò la 128, come si vede bene dal corpus foto/video. Notiamo altresì che la macchina su cui verrebbe caricato Moro o il presunto Moro, per Samperi è bianca (e lo sarà anche per la evadini infra), per de andreis e altri è blu...

Tiriamo le somme finora : su 6 presunti testi di Fani finora esaminati, solo 3 menzionano estrazione.

Di questi 3, solo Marini Alessandro CREDE di aver riconosciuto Moro nell´estratto.

Il collettivo 16 marzo qui ancora una volta, dopo il foro del parabrezza, ha false certezze:

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/VARIElink:

Il primo teste della lista è il Samperi, che NON PARLA AFFATTO DI MORO STANDO ALLA DICHIARAZIONE RIPORTATA DAL MIO PRIMO LINK SUPRA DI ANNIAFFOLLATI:

Samperi cita solo estrazione di un uomo, non dice che è Moro, non dice che è un vecchio.

Il 16 marzo travisa le sue parole in riconoscimento implicito di Moro.

Stesso dicasi per Lina Cinzia de Andreis : il 16 marzo le attribuisce falsamente riconoscimento di Moro, quando lei parlò solo di estrazione, senza Moro e senza vecchio.

Ma già il primo sample dei 6 di supra, e in generale l´illogicità del credere a testimoni senza riscontri oggettivi incrociati, ci dovrebbe indurre io penso a estrema cautela prima di convincerci che testi oculari hanno visto e riconosciuto Moro estratto a Fani.

Con un esempio concreto, invito a riflettere senza pregiudizi sul dato evidente che il valore conoscitivo di una testimonianza, in mancanza di riscontri oggettivi extratestimoniali, è zero.

Ho avuto modo di parlare personalmente con Sergio Vincenzi, residente in via Stresa allora e oggi. È emerso alla notorietà solo da poco, assieme a pannofino e altri, in un documentario.

Cosa mi ha detto il Vincenzi ? Cerco di riferirlo il più esattamente possibile, ho preso appunti, potete verificare con lui stesso se volete, è sull´elenco, e parla fin troppo volentieri.

A suo dire dunque - tenete conto che è un anziano - il 16 marzo ´78 era all´edicola - l´edicola di Pistolesi, a Fani alta. Aveva parcheggiato la macchina dall´altro lato di Fani, aveva comprato la gazzetta dello sport, e proprio in quel momento vide passare il convoglio di Moro e poco dopo, udì gli spari. Naturalmente a questo punto gli ho chiesto se aveva visto e riconosciuto Moro dentro la 130 mentre passava, ha risposto di no, nel senso, mi è parso di capire, che non ci fece caso.

A suo dire, il suo punto di vista distava circa 50 metri dall´agguato. In realtà stando a google erano 100.

Con la gazzetta in mano, Vincenzi fa per riattraversare via Fani per riprendere la sua auto, quando inizia la sparatoria. Egli vede uno degli sparatori e gli rimangono impressi i baffi. Ai carabinieri che gli faranno vedere foto segnaletiche e prenderanno la sua deposizione, egli dirà di riconoscere in gallinari quello baffuto che aveva visto. A quel punto si nasconde dietro la macchina e non vede ovviamente più nulla. Alla fine della sparatoria - continuo a riferire quel che mi ha detto il più esattamente possibile, sulla base dei miei appunti scritti - Vincenzi si risolleva, e vede Moro sorretto da 2 uomini, ciascuno dei quali gli tiene un braccio ; poi li vede cacciare Moro nella 132, abbassandogli la testa.

A questo punto, se io credessi ciecamente ai testimoni, dovrei buttare a mare tutta la mia sudata argomentazione del Moro-non-a-Fani, riconoscere di essere smentito dai "fatti", e convertirmi alla vulgata. E invece posso provare matematicamente che Vincenzi non vide affatto Moro. Crede di averlo visto per suggestione retrospettiva. Cominciamo dunque a cercare riscontri oggettivi, extratestimoniali e eterotestimoniali, a quanto afferma Vincenzi dopo 40 e passa anni (il mio colloquio con lui è del 2018). Primo, la distanza del suo punto di osservazione dall´agguato. Lui parla di 50 metri. Manlio castronuovo nel suo libro su 34 testi di Fani, di cui ho trovato stralci su googlebooks, parla invece di circa cento metri per l´edicola di Pistolesi. E ha ragione, stando a google. Pistolesi stesso, nell´audizione alla Moro 2, parla di 150 metri circa.

È importante notare che Pistolesi non dice MAI di aver visto e riconosciuto Moro, pur vedendo il convoglio passare davanti alla sua edicola. Né dice di averlo visto alla fine della sparatoria : eppure la sua testimonianza è quasi una fotocopia di quella del Vincenzi, e viceversa. Ovviamente se Pistolesi non l´ha visto, non vuol dire necessariamente che non c´era : ma nemmeno che c´era. Inoltre è strano che, da un punto di osservazione quasi identico, Vincenzi veda Moro caricato sulla 132, Pistolesi no.

Ma la cosa ancor più importante è che, sia la distanza 50, 100 o 150, a tali distanze non è, ripeto NON è possibile riconoscere con certezza qualcuno a occhio nudo. Ergo, quando Vincenzi mi dice di aver visto Moro sorretto e caricato (senza violenza, aggiunge : un dettaglio su cui torneremo ), SE anche dice il vero e ricorda perfettamente, NON PUÒ ESSERE CERTO CHE FOSSE MORO PERCHÉ NON PUÒ AVERLO VISTO BENE IN FACCIA. Né da 50 metri, né tantomeno da 100 o addirittura 150.

C´è un altro e decisivo argomento contro l´identificazione di Moro asserita dal Vincenzi :

egli era a Fani alta ; Moro, stando alla vulgata, viene estratto e portato alla 132 che attende all´angolo di Stresa, in mezzo a 2 uomini : dunque, nella migliore delle ipotesi, Vincenzi può aver intravisto il profilo o le spalle di Moro : e questo, a decine e decine di metri di distanza, e in uno stato di tremendo turbamento emotivo e scarsa lucidità !

È DUNQUE DA ESCLUDERE CHE VINCENZI POSSA AVER RICONOSCIUTO MORO.

Anche l´autrice del documentario, mary mirka milo mi ha confermato ciò :

" Le confermo che il testimone Sergio Vincenzi vide il Presidente Aldo Moro solo di spalle mentre veniva condotto nell'autovettura durante il trasbordo. Solo successivamente capì che la persona in questione era l' On. Aldo Moro. "

Testimonianze da me lette, direi 3 o 4 al massimo , parlano di un estratto non identificato, a volte specificato come vecchio, altre genericamente definito persona; Vincenzi stesso non vede l´estrazione, ma solo la parte finale della conduzione alla macchina e del caricamento nella 132.

Io non so se questo asserito estratto/sorretto/caricato sia reale o no ; devo sospendere il giudizio ; ma se anche esistette, poté benissimo essere uno dei killer ferito nell´azione; ecco perché lo sorreggono in 2, e non lo trascinano con violenza. Oppure si fece confusione con qualche depistatore che stava rimettendo i cadaveri di Zizzi e Leonardi dentro le macchine (vedi supra). Ripeto: SE la storia dell´estratto è vera almeno in parte, cosa su cui al momento, non posso che alzare Epoché.

Vincenzi stesso mi ha detto, come altri, che l´unica cosa che gli è rimasta veramente impressa a vita, fu il vedere da vicino i cadaveri insanguinati DOPO la strage. Questa è la parte che ricordava vividamente, oltre al presunto gallinari baffuto. Il fatto del sorretto me lo ha detto quasi en passant, e dietro mia specifica domanda se avesse visto e riconosciuto Moro durante l´agguato/rapimento.

Tenete conto non solo dei 40 anni passati, della senilità incipiente della persona, ma anche e soprattutto della labilità della memoria umana anche recente; della tendenza di noi tutti a infiorettare retrospettivamente, a compiacere i nostri interlocutori, a darci importanza. Ricordate ancora, che Pistolesi dallo stesso o quasi punto di osservazione e distanza, non vede nulla di tutto ciò.

Notate come molti residenti, di cui io ho letto o ascoltato personalmente i ricordi, compreso lo stesso Vincenzi, dicono di aver visto Moro passare in macchina spesso, ma PRIMA del 16 marzo ; invece quando chiedo loro se lo videro IL 16 marzo, non ricordano ; eppure ad esempio il vincenzi vide passare la 130 a 2 o 3 metri da sé, via Fani è stretta ; idem dicasi per Pistolesi : entrambi dicono di aver visto passare la 130 quella mattina, EPPURE PROPRIO QUELLA MATTINA NON NOTANO MORO IN MACCHINA. Invece prima, ci avevano fatto caso spesso, lo vedevano in macchina intento a leggere.

MA PROPRIO QUELLA MATTINA TUTTA QUESTA GENTE CHE USAVA VEDERLO SPESSO, NON LO NOTA.

Ultime cose interessanti da appuntarsi, dettemi dal vincenzi :

- il bar/pasticceria olivetti era aperto nei giorni precedenti, lui ci andava spesso a comprare le paste o per il caffè ;

- dopo le raffiche, sentì colpi singoli, secchi, che interpretò come colpi di grazia.

In generale, vincenzi mi ha dato l´impressione, e sottolineo l´impressione, di persona in buona fede, non molto intelligente né colta, sicuramente aderente in toto alla vulgata di regime.

Torno a spirale sulla premessa iniziale : ogni presunta testimonianza va esaminata criticamente, con verifiche incrociate fatte di riscontri oggettivi, logici,etero- ed extra-testimoniali. In sé e per sé , il valore gnoseologico di ogni singola testimonianza è zero.

Molto molto interessante anche :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1147.htm

(atti parziali del primo processo Moro) 820 sq., dove compare nientepopodimeno che il teste o presunto tale vincenzi sergio, che la documentarista da strapazzo milo mary mirka sbandierò anni fa come sua nuova inedita scoperta, mentre se capisco bene la pagina di fisicamente, egli aveva già testimoniato al primo processo Moro.

A me vincenzi aveva detto di aver visto Moro caricato nella 132 abbassandogli la testa, da due terroristi: orbene qui al primo processo Moro, vincenzi non fa la benché minima menzione di

Moro :

" Vincenzi Sergio, a sua volta, sorpreso nei pressi dell'edicola del Pistolesi, avendo percepito delle esplosioni ed essendosi reso conto che "all'altezza del bar Olivetti tre o quattro individui in divisa con berretto di foggia militare sparavano contro delle macchine ferme sul lato destro di Via Fani", si gettò per terra dietro un'auto, "nel timore di essere colpito da qualche pallottola" e non ebbe, quindi, la possibilità di osservare ulteriori particolari.

Ma, "quando la sparatoria finì" ed egli si alzò, scorse "due individui in divisa, uno con cappello tipo militare e l'altro senza, dirigersi verso Via Stresa. Quello con il cappello reggeva in mano un'arma automatica corta e seguiva a circa due metri il compagno che aveva in mano una borsa tipo valigia".

"A circa 20 metri dai due e oltre l'incrocio di Via Fani", distinse "una vettura di media cilindrata di colore bleu con le portiere aperte, sulla quale salirono quattro individui".

"Detta macchina imboccò velocemente sulla destra Via Stresa in direzione di Via Trionfale". "

Non solo : vincenzi aveva già reso dichiarazione ai carabinieri il 16 marzo stesso, SENZA FARE LA BENCHÉ MINIMA MENZIONE DI ALDO MORO !!! :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 377 sq., sommario di dichiarazione del 16.3.78.

Verbale completo di audizione ai cc del 23.3.78 alle pp. 404 sqq. del cartaceo : racconto lunghetto e dettagliato ma...NON UNA PAROLA SU ALDO MORO DA PARTE DI SERGIO VINCENZI IL 23.3.1978.

Ecco su chi e cosa si basa da 41 anni il dogma della presenza di Moro a Fani.

Ora il verbale originale della deposizione resa da Pietro Lalli nel 1978. Prima di passare a discuterla, vorrei aggiungere un´ultima cosa circa il vincenzi : egli mi ha detto che la macchina in cui fu caricato Moro era una 132: ora, che egli fosse a 50, 100 o 150 metri, ditemi voi se a tali distanze è possibile distinguere con certezza una 132 da, che so, una 130 o altre simili. È evidente dunque che questo spontaneo dettaglio della 132 riferito con tanta sicurezza come per scontato, 40 e passa anni dopo, non può che essere retrospettivo e non frutto di accurata osservazione sul momento. Lo stesso si potrebbe applicare al sorretto/caricato...

Passiamo a Lalli.

gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p. 4 di 18.

Questo verbale dei carabinieri porta la data del 16.3.78, le ore 11 del mattino - 2 ore dopo i "fatti". Parla un benzinaio 24enne, Pietro Lalli. Egli afferma che il suo punto di osservazione è distante 100-130 metri dall´agguato. Dunque più o meno la stessa distanza del vincenzi, Pistolesi e calia, ma a Fani bassa, dalla parte opposta dell´incrocio. È interessante notare en passant, che Lalli afferma di vedere un solo sparatore, senza alcun indumento da aviere, anzi con un loden. Quel che mi interessa maggiormente, è questo passaggio del verbale :

" IO DAL POSTO DOVE MI TROVAVO OLTRE ALLO SPARATORE ED ALLA DONNA NON HO POTUTO NOTARE ALTRE PERSONE, NÉ TANTOMENO HO NOTATO SE QUALCHE PERSONA SIA STATA CARICATA A FORZA SU QUALCHE MACCHINA MA SE CIÒ FOSSE AVVENUTO IO NON AVREI POTUTO VEDERE IN QUANTO FUORI DALL´ANGOLO DELLA MIA VISUALE ".

Dunque : Lalli non vide Moro. Ciò non coimplica, di primo acchito, che non ci fosse. Ma nemmeno che ci fosse. E se compariamo il teste Lalli col teste vincenzi, che si trovavano alla stessa distanza dall´agguato più o meno, allora vorrei chiedere a chi ne sa più di me su Lalli e su dove era ubicato il distributore mobil dove lavorava esattamente, come mai dal suo punto di vista Lalli non vede Moro e vincenzi invece afferma di averlo visto. Se il distributore mobil è lo stesso di quello di samperi, in via Fani 170, allora la distanza da Fani/Stresa stando a google è di 180 m, dunque molto più dei 100 m dell´edicola di Pistolesi, vincenzi e calia a Fani alta. Questo parrebbe spiegare in parte, ma non lo fa.

Lalli afferma di aver visto TUTTO l´agguato, e di non essersi nascosto, a differenza di Pistolesi, vincenzi e calia. Eppure non vede nessuna estrazione dalla 130, nessun sorretto, nessun caricato. E anche se la 132 era fuori dalla sua visuale, come pare implicare, LA 130 DI MORO NON LO ERA E LUI HA VISTO TUTTO L´AGGUATO, HA VISTO IL KILLER COL LODEN E COL MITRA SPARARE ALLA 130, DUNQUE LA 130 ERA DI CERTO NELLA SUA VISUALE; DUNQUE SE CI FOSSE STATA ESTRAZIONE L´AVREBBE VISTA.

POSSIAMO DUNQUE SENZ´ALTRO CONCLUDERE CHE IL VERBALE DELLA DICHIARAZIONE DI LALLI RESA APPENA 2 ORE DOPO LA STRAGE, E´ UNA PROVA SCHIACCIANTE, SE E SOTTOLINEO SE VERITIERO, DELL´ASSENZA DI MORO DA FANI.

E CHE VINCENZI HA AGGIUNTO IL SORRETTO/CARICATO SOLO RETROSPETTIVAMENTE, COME IL DETTAGLIO DELLA 132, LOBOTOMIZZATO DA 40 ANNI E PASSA DI PROPAGANDA DI REGIME.

Continuiamo con Lalli : la prima cosa che afferma di aver udito furono " 4 o 5 colpi di

pistola " : il ragazzo si vanta di essere esperto d´armi, ma a parte la vanteria di un 24enne, giustificata o meno, è impossibile per chiunque dire con certezza se era pistola o fucile . Molti testi però, concordano nell´aver sentito prima colpi singoli: e noi sappiamo perché e quali furono questi colpi :

FURONO I COLPI SINGOLI SPARATI DAI CECCHINI DALL´ALTO CON FUCILI DI PRECISIONE, E FURONO 4 PROPRIO COME DICE LALLI: UNO FORÒ IL PARABREZZA ANTERIORE DELLA 130 FERENDO MORTALMENTE AL CRANIO RICCI; GLI ALTRI 3 QUELLI, SEMPRE DALL´ALTO, CHE FORARONO IL LUNOTTO DELL´ALFETTA, DIRETTI A IOZZINO E ZIZZI : OVVIO CHE NECESSITÀ TATTICA IMPONESSE DI ARRESTARE L´AUTISTA DELLA MACCHINA IN TESTA AL CONVOGLIO, CIOÈ RICCI, PER PRIMA COSA.

Preciso che il Lalli dice esplicitamente di aver visto la 130 blu di Moro - è nel verbale. Dunque ripeto: la 130 era nella sua visuale; egli ha visto tutto l´agguato senza nascondersi; ne consegue logicamente che, se non ha visto estrazione, è perché non ci fu. Eventuale sorretto/caricato sarebbe stato fuori dalla sua visuale, egli dice; ma l´estrazione, no.

Lalli Pietro fu dunque teste di una strage ; ma non, ripeto NON, del presunto rapimento di Moro a Fani; anzi, ex silentio sull´estrazione, si può ben dire che egli, SE dice il vero con accuratezza, TESTIMONIO´ IMPLICITAMENTE, SENZA AVVEDERSENE, CHE MORO NON ERA A FANI, NON ERA NELLA 130, ALTRIMENTI DALLA SUA VISUALE NON GLI SAREBBE SFUGGITA L´ESTRAZIONE - PERCHÉ LA 130 LA VEDEVA BENISSIMO, COLORE BLU COMPRESO.

Noterella sulla psicologia del testimone, vero o falso che sia, e su quella del suo auditore :

io ho lasciato parlare il vincenzi dapprima, senza fargli domande seccamente specifiche per non metterlo a disagio o spaventarlo: e lui mi ha rovesciato addosso un profluvio di racconto, spontaneamente, con tanta voglia di parlare. Bene. A me non interessava altro, se non sapere

se avesse o no visto Moro a Fani, o mentre passava in macchina, o durante eventuale estrazione etc. E in tutto questo racconto senza fine, tutto mi ha detto tranne di aver visto Moro. Solo quando gli ho fatto la domanda specifica, solo allora mi ha detto del sorretto/caricato nella 132, più quel dettaglio dell´abbassargli la testa per farlo entrare in macchina, che pare preso di peso da un poliziesco americano... Se davvero lui ricordava di aver visto il sorretto/caricato, me l´avrebbe detto come uno dei ricordi più importanti già nel racconto spontaneo - e invece Moro dalla parte spontanea, era completamente assente.

Ripeto poi: SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito a un gomito o braccio dalla scorta, di cui già parlò Pecorelli. In tal caso, assai plausibile, il Vincenzi avrebbe correttamente parlato di uno sostenuto senza violenza, dell´abbassamento della testa etc. : perché era un complice sorretto da complici, in quanto, ferito, non si reggeva più in piedi da solo. Non era certo Aldo Moro.

Samperi dice che l´uomo estratto fu caricato su una 128 bianca. Evadini dice anche lei che "Moro" viene caricato su una macchina bianca.

Ripeto il link del verbale qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Enter Evadini Eufemia in Riposati, anni 46, interrogata dalla digos.

Questa è una prima differenza importante da tenere a mente rispetto alle dichiarazioni rese spontaneamente da Lalli ai carabinieri: questa è la digos, l´anti(?)terrorismo, e la signora è interrogata come teste. Preciso che sto cercando verifiche incrociate per la reale esistenza di questi presunti testi: per Evadini non ho trovato niente finora: Epoché. Dunque, SE la Evadini è reale, e veridica, e accurata, notiamo ancora che l´interrogatorio è del 22 marzo, quindi 6 giorni dopo i

"fatti".

Cosa narra la Evadini - o meglio : cosa narra il verbale che la Evadini avrebbe narrato ?

Che alle 9.02, mentre scendeva per Fani, a piedi par di capire, a una decina di metri da lei, 2 macchine si tamponano. Contemporaneamente, 2 spari singoli, poi raffiche. Ripete di essere a una decina di metri dall´alfetta della scorta. Dunque è la, cioè, sarebbe la, più vicina ai "fatti" tra tutti i testi analizzati sinora. Vede sparare solo dal lato sinistro. Proprio come vuole la vulgata... Si rifugia impaurita in un giardino o garage, non ricorda bene per il terrore. Poi sente Pistolesi gridare

"portano via Moro ". Ma Pistolesi, a differenza sua, dichiara alla Moro2 di aver visto 2 terroristi a sinistra e 3 a destra. Pistolesi conferma alla Moro 2 di aver gridato che avevano rapito Moro, ma non dice mai di averlo visto.

Invece la Evadini, finiti gli spari, si riaffaccia sulla strada e, asserisce, vede l´onorevole Moro trascinato via dalla macchina da 2 o 3 persone, 2 che lo tenevano ai lati e, forse, uno che lo spingeva da dietro, tutti in divisa. Noto che l´espressione "trascinato via" del verbale è ambigua : non è sinonimo di "estratto" dalla macchina. In italiano, trascinare può bensì avere il senso di "tirarsi dietro a forza", ma non quello di "estrarre a forza da un luogo chiuso a uno aperto" :

http://www.treccani.it/vocabolario/trascinare/

Lo cacciano dentro una macchina bianca. Per gli altri presunti avvistatori di Moro, la macchina è blu (tranne Samperi, che parla anche lui di una bianca, una 128) ma chissene, l´importante è confermare la vulgata di Moro a Fani. Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca, stesso colore attestato dal Samperi.

Ancora poco infra, dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui. E questo ripeto ad nauseam, potrebbe essere uno dei pochissimi elementi plausibili della testimonianza di evadini : SE ci fu davvero un sorretto/caricato, ma NON estratto, allora poté ben essere il killer ferito dalla scorta.

SE evadini eufemia esiste davvero o è esistita, SE quel verbale della digos è veridico e accurato : come mai lei ha visto il rapimento di Moro, come anche vincenzi, e invece Pistolesi no ? E Lalli

no ? Come mai la evadini si avvicina indisturbata a 10 metri dalla sparatoria, e non nota nessun cancelletto superiore, cioè la 128 bianca con casimirri e lojacono ? Come mai un tizio con passamontagna e mitra, a detta di Pistolesi, blocca Pistolesi, ma non la Evadini ? Anzi, la Evadini non lo nota proprio. Ha un bel coraggio la signora, a riaffacciarsi subito dopo la fine della sparatoria...dopo aver dichiarato che era così terrorizzata da non ricordare neppure se s´era nascosta in un giardino o in un garage... Oggi avrebbe 87 anni [nel 2019; il verbale digos la dà nata a Roma il 9.9.1932, e residente ibidem in via Pietro Maffi 161, dove non risulta più oggi almeno sull´elenco]. Sull´elenco telefonico non risulta. Mi piacerebbe essere aiutato a contattarla, se è ancora viva.

Questo è un interrogatorio della digos, non una dichiarazione spontanea. Ma al dottor nicola simone, vicequestore aggiunto che la interroga, non viene in mente di chiederle dove va al lavoro, dopo che la evadini ha dichiarato che era a Fani per recarsi al lavoro come tutte le mattine. E non gli viene in mente di fare una verifica incrociata, per sapere se davvero questa signora lavorasse dove dicesse. Sempre SE alcunché di questo verbale corrisponde a verità.

Come ha fatto la digos a rintracciare questa signora ? L´ha identificata sul posto, dopo l´agguato ? Ma allora perché non l´ha interrogata subito ? Ripeto che questo si presenta come un interrogatorio, non come una dichiarazione di uno presentatosi spontaneamente come Lalli. Dunque la signora evadini fu convocata : come la trovarono, visto che non si era presentata spontaneamente ?

Secondo la evadini, gli spari iniziano in contemporanea col tamponamento : invece la scientifica alla Moro2, dichiara che la sparatoria è iniziata prima, ad auto ancora in movimento, come attestano i cristalli per terra metri prima delle auto.

In conclusione provvisoria, direi che la evadini, se reale, è stata indotta in qualche modo a firmare un verbale/copione prefabbricato. A meno che non sia una terrorista di regime pure lei. Il contrasto con quanto dichiarato dal Pistolesi, che pure sarebbe stato a pochi metri da lei, e dal Lalli, è insanabile.

La sua testimonianza fa acqua da tutte le parti, eccetto, ancora una volta, forse da questa :

" Poco infra, ripete che la macchina su cui i rapitori caricano Moro è bianca.

Ancora poco infra, dichiara che le è parso di notare delle macchie o degli schizzi di sangue addosso all´onorevole Moro, ma non sa dire se fossero dovuti a sue ferite o fosse sangue dei militari morti, schizzato addosso a lui " :

SE davvero la evadini esistette, e vide almeno questo, allora non poté certo riconoscere Moro perché era su Fani alta e quindi al massimo poté vedere il sorretto di profilo o di spalle : ma forse quel sangue è vero: era il ferito del comsubin/gladio, coperto del suo sangue, che veniva trascinato via dal team. E Samperi supra dice che l´uomo estratto viene caricato su una 128 bianca.



Il 25.3.78 il commissariato ps di Monte Mario interroga la teste Ravenni Mariangela in Fiani, 57 anni, abitante in via Mario Fani 106 palazzina A interno 6 piano terzo, la quale dichiara cose strabilianti per chi non conosce la psicologia del testimone. Ella dice che il balcone del suo salone dà proprio sul punto dell´agguato. Sentiti il rumore del tamponamento e gli spari, la signora si affaccia ai vetri del balcone, senza aprire, vede uno sparatore davanti all´olivetti di fronte a lei, si impaurisce e si nasconde dietro una poltrona. Quando gli spari finiscono, torna ad affacciarsi dietro i vetri e...

" notai due uomini in divisa che sostenevano un terzo uomo, anziano e come se lo trascinassero lo condussero verso via Stresa verso l´angolo opposto sempre di via Fani ".

" NON RICORDO SE CONOBBI [sic] L´ ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

È un passaggio capitale, che non ha bisogno di commento per chi sa la psiche di massa.

La psiche di massa è gregaria, tende al conformismo, a introiettare il belato del gregge, a farlo proprio: se lo urla la folla, sarà vero, se lo dicono tutti, sarà così , se lo dice la tv...

E allora lo faccio mio, lo incorporo nel mio racconto, perché tanto deve essere vero quindi devo averlo visto anch´io, anche se in realtà non ho visto nulla. La glossa penetra nel testo, vi scivola, vi viene interpolata alla copiatura successiva, diventa vulgata perché guai a dubitare, il dubbio è pericoloso, apage ! Se uno mi chiede se ho visto Moro a Fani, certo che io, vincenzi sergio, gli dico di sì, perché lo dicono tutti da 40 anni che c´era, quindi l´ho visto !

Ma la signora Ravenni non ci sta a belare col gregge, ha un sussulto meraviglioso di intelligenza e cultura, cioè di self-doubt :

" NON RICORDO SE CONOBBI L´ONOREVOLE MORO CHE VENIVA TRASPORTATO DAI SUDDETTI DUE UOMINI, OPPURE LO APPRESI SUBITO DOPO DALLA FOLLA CHE URLAVA. "

Ovvio che può ben anche darsi che la signora Ravenni stia depistando, deviando su copione l´attenzione dal chiedersi se il sorretto è reale o no, a se l´abbia riconosciuto lei come Moro o lo abbia appreso dalla folla. Una cosa è certa : Ravenni NON è teste certa di Moro a Fani. E non vede estrazione. Inoltre il suo abitare a Fani 106, terzo piano con affaccio sulla strage, la rende ipso facto sospetta, vedi supra su Fani 106 come covo del terrore di regime e postazione di uno o più cecchini dall´alto : Fani 109 e 106 : scilla e cariddi per la scorta.

Di più : ai carabinieri il 16 marzo, dunque poco dopo l´agguato, e 9 giorni prima della sua dichiarazione alla ps, la ravenni non parla affatto di "anziano" :

" notava due uomini in divisa scura che trascinavano UN ALTRO a braccia in direzione di via Stresa " :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 385 del cartaceo :

9 giorni dopo, al commissariato ps Monte Mario, spunta invece l´anziano...

Vuoi vedere che, se c´è alcunché di vero in quel che disse, il trascinato era il killer ferito da

Iozzino ?

Moro o non Moro, le attestazioni di una persona/vecchio estratto/sorretto/caricato ci sono e non si possono eliminare con un colpo di spugna. Poi infra le catalogherò per bene. Fu allucinazione collettiva ? Copione del terrore di regime, sezione de propaganda fide, affidato a finti testi ? C´era o non c´era questo estratto/sorretto/sospinto/caricato ? E se c´era, chi era ? Se non era Moro, chi fu ? Un manichino ? Sosia, controfigura ? Noschese ? Un terrorista ferito da Iozzino o altro membro della scorta ?

Torniamo ora ai verbali dei presunti testi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Il 28.3.78 viene interrogato dalla polizia il teste Domenico Calia, 27 anni, studente (p.15 di 18 al cursore). Stava, dice, all´edicola con Pistolesi, anche se Pistolesi alla Moro 2 decenni dopo, dichiarerà di conoscerlo ma di non ricordare che stesse all´edicola con lui in quel frangente. Non parla né di Moro, né di estratto/sorretto/sospinto/caricato qualsivoglia. Proprio come Pistolesi.

Alla stessa altezza di Fani alta, presso l´edicola, stanno 3 testimoni : Calia, Pistolesi, vincenzi : solo quest´ultimo dichiara di aver visto Moro sorretto e caricato - e lo dichiara a me 40 anni dopo, solo su mia specifica domanda, mentre nella prima parte del colloquio, o meglio del monologo, di tutto aveva parlato tranne che di Moro. Idem quando fu audito al primo processo Moro.

Il 25.3.78, è interrogata Birgitte Christine Ohlsson, svedese, abitante in via Stresa 166. Non ha visuale diretta e completa sull´agguato, ma vede l´incrocio Stresa/Fani.

Vede una 128 blu scuro parcheggiata all´incrocio, un terrorista in attesa vicino, 2 giovani terroristi con mitra che arrivano di corsa dopo la sparatoria ; salgono in macchina tutti e 3 e partono. La signora tutto vede tranne Moro o un qualsivoglia sorretto/sospinto/caricato.

Ricapitolando sui verbali sin qui esaminati, più altre note testimonianze :

- i testi Ohlsson, Calia, Lalli, Pistolesi nulla dicono di Moro o qualsivoglia estratto/sorretto/sospinto/caricato ;

- i testi ravenni, evadini e vincenzi asseriscono di aver visto 2 o 3 persone trascinare/sostenere un anziano, che evadini e vincenzi identificano tout court con Moro, mentre ravenni asserisce di non ricordare se fu lei a riconoscere Moro, o se apprese l´identità del trascinato dalla folla urlante. La evadini però è l´unica che asserisce di aver visto anche l´estrazione.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

Ultimo contributo riepilogativo generale qui, sulla gnoseologia, epistemologia e psicologia del teste e della testimonianza : il tasso di certezza fornito da una testimonianza priva di riscontri incrociati extratestimoniali, è zero. Una rigorosa logica matematica deve portarci a sospendere il giudizio su :

- veridicità del teste

- accuratezza della memoria del teste, anche se veridico

- buona fede del teste

- esistenza stessa del teste

- identità del teste, casomai si appuri che esista.

Va tenuto conto, ripeto, pure nel caso di testi che riscontri oggettivi extratestimoniali confermino esistenti e veridici, della diffusa tendenza umana a belare nel gregge, a introiettare le urla della

folla, la lobotomia costante dei massmedia di regime - per cui si può finire col credere di vedere anche ciò che non si è mai visto, basta che tutti dicano che così andò. Esempio concreto : non voglio assolutamente diffamare vincenzi, ma chi lo conosce ? Che ne so io, come faccio a sapere se è veridico e in buona fede o un troll di regime pagato per mentire ? O semplicemente, un vecchio rincitrullito ? Come posso ritenere plausibile che abbia riconosciuto Moro a 100 metri e di spalle ? Come posso ritenere plausibile che a quella distanza, possa dire con certezza di aver visto che la macchina in cui veniva caricato Moro era una 132 ? Come posso non almeno sospettare fortemente, che tali dettagli e tutta l´asserita visione di Moro, sia scivolata nel suo ricordo a causa dell´influsso imperante di 40 anni di vulgata di regime ? Specialmente quando poi mi aggiunge spontaneamente che quel che gli è rimasto davvero impresso fu il vedere i cadaveri da vicino, e non certo il rapimento di Moro, a cui nella parte spontanea del suo racconto non aveva fatto il benché minimo cenno, e che ha tirato fuori solo dietro mia specifica domanda. Come posso non sospendere

il giudizio su ogni singola testimonianza ? Su ogni singolo teste ?

Un teste, preso di per sé, non prova nulla. Con questo non voglio dire che non bisogni leggere e ascoltare i testi. Voglio solo dire che non bastano a raggiungere certezza.

Ecco il verbale dell´audizione originale di Pistolesi presso la digos, p. 47 di :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

È il 16 marzo 1978, ore 10,15, poco più di un´ora dopo l´agguato. Pistolesi, 19 anni, ascoltato a caldo, dichiara testualmente, rispondendo a precisa e, per una volta, intelligente domanda del vicequestore Nicola Simone :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO "

(p. 49 ) .

Non so se ora vi basta, quanto meno a nutrire serissimi, fondatissimi dubbi sulla presenza di Moro a Fani. A smetterla una buona volta di tacciare di follia, complottismo o boutade chi non crede in Moro a Fani. Ripeto: il giudizio va ancora sospeso su tutti, Pistolesi compreso. Ma sospendere il giudizio vuol dire includere, fondatamente includere, nel novero delle possibilità, ANCHE quella dell´assenza. SE Pistolesi dice il vero ; SE lo dice accuratamente ; allora non è possibile che non abbia visto Moro - a meno che Moro non ci fosse. Come poté vincenzi, che stava alla stessa altezza di Pistolesi, asserire di aver visto Moro, e Pistolesi no ? Chi è che allucina tra i due ?

Paolo Pistolesi è il figlio e collaboratore dell´edicolante sito all´altezza di via Fani alta 93 - questo è il civico che pare a Pistolesi di ricordare mentre depone alla digos. La distanza da via Fani 93 all´incrocio con Stresa è di 100 m. esatti stando a google . Leggete il verbale : verso le 9, Paolo vede transitare ad elevata velocità la 130 di Moro e l´alfetta della scorta, che ben conosceva entrambe per averle viste spesso: ma non vede Moro, nonostante gli passi davanti al naso, a pochissimi metri. Riconosce le vetture, ma non vede Moro davanti al naso. I vetri della 130 non sono oscurati. Sono le 9 di mattina e c´è piena luce. Ma Pistolesi non vede Moro. Chissà quante volte lo avrà visto prima del 16 marzo. Ma quella mattina, no. Eppure fa caso alle macchine, le vede. Ma non vede Moro. Gli passa quasi letteralmente sotto al naso, ma non lo vede.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p.132 al cursore: Pistolesi dichiara che Moro solitamente viaggiava nella parte destra dell´auto.

Pistolesi ha la porta dell´edicola a destra verso via Trionfale, quindi sta sul lato sinistro di Fani per chi scende da Trionfale, quindi se Moro fosse stato in macchina a sinistra, se lo sarebbe visto proprio davanti.

Pochissimo dopo, Paolo sente i soliti colpi singoli che sentono tutti, la cui vera provenienza ormai ben conosciamo, poi le solite raffiche di tutti. Esce fuori dall´edicola. È a 100 metri, poco meno tenuto conto che le 2 macchine della scorta si fermano diversi metri prima dell´incrocio:

diciamo con buona approssimazione, che in questo momento, Paolo Pistolesi è a 90 metri dal golpe che sta cambiando la storia d´Italia. Troppi per riconoscere in volto chicchessia. Ma non troppi per vedere le macchine e figure umane, anche se indistinte.

" Sono uscito fuori dall´edicola ed ho visto la macchina di Moro e quella della scorta ferme. " Paolo è a 90 metri. Vede le macchine. È plausibile, è realistico. " La macchina della scorta aveva le due portiere di destra aperte " : ve lo dicevo che era uscito anche Zizzi. Plausibile. Realistico. Un tizio col passamontagna e col mitra gli fa cenno di allontanarsi. Paolo si butta dietro una macchina. Ancora una raffica. Poi si rialza. Vede la 128 bianca che fugge, vede i morti, il ferito, vede tutto

ma :

" NON HO AVUTO MODO DI VEDERE L´ONOREVOLE MORO NÉ COSA GLI SIA SUCCESSO " ...

Invece vincenzi, che asserisce di esser stato alla stessa altezza di Pistolesi, vicino alla sua edicola, fa a tempo a vedere Moro sorretto e caricato sulla 132... Quale dei due vi pare più plausibile ?

Allo stesso link, che ripeto :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Trovate numerose presunte testimonianze della prima ora, tra cui quella arcinota di marini alessandro, che asserisce di aver visto l´estrazione, il trasbordo e di aver riconosciuto nel vecchio rapito l´onorevole Moro. Anzi :

" Credo di aver riconosciuto in questa persona trasbordata l´onorevole Moro " : non è la stessa cosa.

Ma a parte questo, tutta la dichiarazione di marini è altamente sospetta :

- asserisce di esser stato proprio lì all´incrocio, a pochi metri dal "fatto " - eppure non è fuggito né si è nascosto come tutti gli altri tranne Lalli che però era molto più lontano;

- non fugge nemmeno quando a suo dire, gli sparano addosso una raffica che miracolosamente non lo prende ! Che sangue freddo !! Già questo è talmente grottescamente assurdo, da screditare tutta la presunta testimonianza.

Inoltre di questo arcinoto marini, principe dei presunti testi di Fani, nessuno ha mai che io sappia, verificato nulla: si dice fosse ingegnere, ma dove lavorava ? Non aveva parenti famiglia amici colleghi con cui controllare la sua identità e professione ?

Ma è la narrazione del presunto svolgimento dei "fatti" a screditare del tutto marini come falso testimone e troll del terrore di regime: siamo a p.45 del verbale: marini asserisce di essere fermo in motorino allo stop di Fani /Stresa, dalla parte opposta alla scena del crimine: sta a pochi metri. Vede 4 in divisa. Uno dei 4, da solo, si avvicina alla macchina di Moro e spacca il vetro del guidatore! Stento a credere che per 41 anni l´opinione pubblica si sia bevuta una cosa così ridicolmente assurda: mettetevi nei panni di un terrorista: vuoi ammazzare 5 agenti, presumibilmente tra i più in gamba d´Italia perché son la scorta del politico più importante del paese. T´avvicini alla macchina di Moro - già questo ti avrebbe guadagnato una scarica di pallottole da parte di un Leonardi o di uno Iozzino, pure lui stando a mie fonti, tiratore scelto e lo ha eroicamente dimostrato. E invece (ammesso e non concesso che tu sia ancora vivo quando arrivi al finestrino) di sparare subito, perdi tempo a spaccare il vetro!! Come dire : sono un cretino congenito, sparatemi addosso . Ci vuole coraggio a dar fede a tali panzane. Ma goebbels pur essendo un criminale, su questo almeno ebbe ragione: più la spari grossa, più il popolo se la beve - a patto che tu abbia il monopolio dei massmedia e le tue menzogne non trovino contraddittorio in par condicio nelle ore di massimo ascolto... Paradossalmente, è proprio la totale demenzialità di quel che va cianciando, a costituire un ennesimo, fortissimo argumentum e contrario, ex absurdo a noi assenzialisti. Anche ammesso e non concesso che, come favoleggiano molti, quello che s´avvicina al finestrino della 130 lo fa perché conosciuto dagli agenti, spaccando il vetro prima di sparare perderebbe l´effetto sorpresa dando loro il tempo di reagire...Oltretutto non v´era alcun bisogno di spaccare il vetro prima di sparare perché la macchina non era blindata e gli attentatori lo sapevano benissimo, terroristi di regime informati dai loro superiori com´erano.

Posso dire con assoluta certezza che marini è un impostore che firma un copione fasullo del terrore di regime.

A questo punto del verbale penseresti di aver toccato il fondo, ma sbaglieresti - non c´è limite al peggio, alla farsa più scadente, ma come è possibile che un idiota del genere non sia stato subito arrestato per depistaggio e falsa testimonianza ? Eppure da 41 anni, cose simili passano per vere :

" A questo punto [cioè dopo la spaccata del vetro] è iniziata una furiosa sparatoria da parte dei [sic] quei quattro individui sopradetti ", con tanto di mitra...! Cioè a dire: uno dei terroristi se ne sta lì a pochi centimetri da Ricci e Leonardi, senza suscitare una benché minima reazione da parte loro, nonostante abbia spaccato il finestrino; non solo, ma se ne resta lì tranquillo a sparare benché gli altri 3 abbiano iniziato a sparare furiosamente nella sua direzione !!!

Prossimo falso testimone nei verbali qui:

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 50, si chiama caliò marincola antonio, anni 36, ingegnere pure lui o sedicente tale, residente in via Mario Fani ma il civico è cancellato... Costui - ammesso e non concesso che sia mai esistito, e che la sua identità sia vera - ripete con variazioni le assurdità di marini: stavolta i tizi vicino alla macchina di Moro diventano 2, uno dei quali sfonda il finestrino... Resosi conto della eccessiva inverosimiglianza dell´enormità che sta sparando, mr "caliò" soggiunge :

" mi pare che abbia fatto ciò dopo aver esploso alcuni colpi "...

Com´era lecito attendersi, anche il caliò riconosce Moro - senza la minima esitazione, nemmeno il credo di marini - nonostante stia sul balcone lato via Stresa, nemmeno lato Fani! E non ha nessuna fifa a godersi lo spettacolo, proprio come l´impavido marini...

" L´altro individuo ha aperto la portiera posteriore sinistra della stessa autovettura ed ha fatto scendere un uomo, che io ho subito riconosciuto per l´onorevole Aldo Moro. " :

bravo caliò, sei l´unico su 100 a dir ciò con tanta sicumera...

" Questo secondo sconosciuto ha accompagnato l´onorevole Moro, sostenendolo per un braccio, verso il lato di via Stresa su cui affaccia la finestra in [sic!] cui io mi trovavo. " :

per un ingegnere, mi pari un po´ troppo analfabeta caliò...

Ma, aspetta, non avevi detto poche righe sopra che stavi affacciato al balcone ?

Posso solo ripetere quanto detto per marini: non sussiste il benché minimo dubbio che marini e caliò siano 2 impostori al servizio del terrore di regime, di cui recitano copione de propaganda fide. Se pure sono mai esistiti con tali identità.

Idem dicasi per conti giovanna, p.52 della nostra amena collezione di verbali qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Anche lei come caliò, di cui la sua dichiarazione è quasi fotocopia con varianti, si affaccia dalla finestra su via Stresa e si gode impavida lo show. Anche qui l´assurda spaccata del vetro anteriore sinistro col calcio del mitra, PRIMA di sparare, e senza che ciò susciti la benché minima reazione in 5 agenti di scorta che si lasciano ammazzare senza muovere un dito...Vede l´onorevole senza ombra di dubbio, solo che i sorreggitori ridiventano 2. Possiamo aggiungere conti giovanna, o meglio la presunta tale, a marini e caliò come 3 impostori e falsi testimoni al servizio del terrore di regime.

Nota bene in questi verbali: i testi realmente esistenti e che dicono cose almeno in parte verosimili, vengono identificati dalla polizia nei verbali col numero e gli estremi di documento personale :

"CONTI GIOVANNA " STRANAMENTE NO.

" CALIO´ MARINCOLA ANTONIO " STRANAMENTE NEPPURE.

" MARINI ALESSANDRO " STRANAMENTE NEMMENO.

Samperi Giuseppe vede l´estrazione ma non riconosce Moro. I sorreggitori e caricatori sono 2.

Ma benché sia identificato con documento, anche samperi dice cose inverosimili a iosa :

- sente gli spari, unico tra tanti, alle 8.45 circa

- invece di spaventarsi e mettersi al riparo, corre impavido verso la macchina di Moro - macchina che lui ha visto, compreso il colore blu, dalla bella distanza dei 180 metri che separano il suo distributore dall´incrocio dell´agguato, e nonostante la discreta curva che via Fani fa in basso rispetto alla zona dell´agguato !!! E tutto ciò con vista acutissima di 40enne :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 54.

Samperi fu pagato o minacciato per mentire, per firmare un falso verbale prefabbricato su copione, e ora ve lo provo : egli asserisce che l´estratto aveva 2 borse sotto braccio : Moro invece per ben 2 volte nelle lettere dal carcere menziona 5 borse che erano in macchina, e che vorrebbe fossero recuperate tutte e 5 : dunque Moro, se pure fosse stato a Fani e fosse stato estratto a forza dall 130, non poteva avere con sé quelle 2 borse. S´è inventato tutto : borse ed estratto.

Vorrei osservare a questo punto i passaggi che fa una testimonianza, vera o falsa, prima di giungere a noi : ad esempio i verbali di cui sin qui, chi li ha redatti ? Da che fonte ? C´era uno stenografo in questura, che scriveva live in steno mentre i testi parlavano ? O un registratore acceso, da cui si è trascritto verbatim ? Ogni testimonianza giunge a noi mediata da una o più trascrizioni. Anche nel caso di sergio vincenzi, io vi ho riportato la sua testimonianza per averla udita con le mie orecchie da lui, però sono io che ve la riferisco, sulla base di appunti scritti presi subito dopo il colloquio, dunque già soggetti a errore da parte mia che faccio da tramite fra voi e vincenzi. Ecco perché vi ho invitato a contattarlo voi stessi e verificare, è sull´elenco. E tornando ai verbali di polizia: chi ci dice che non siano falsi ? O molto erranti nella trascrizione ? O interpolati ? Alterati ? Dunque vedete ancora una volta come il tasso di attendibilità/certezza/veridicità, e persino autenticità, di una testimonianza qualsiasi, anche se in buona fede, è zero in mancanza di riscontri oggettivi extratestimoniali. Zero. Nel senso preciso che non abbiamo alcun modo di accertare, in mancanza di riscontri etero- ed extratestimoniali, se un teste qualsiasi dica il vero con accuratezza o no.

Vorrei completare questa rassegna sintetica dei verbali delle testimonianze su Fani, qui contenuti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

più tutti gli altri testi di cui sono venuto a conoscenza da altre fonti, per poi proporvi di compilare una tabella riepilogativo/comparativa con il numero esatto di testimonianze di :

- Moro a Fani

- un estratto/sorretto/caricato a Fani non identificato come Moro

- Moro non visto a Fani

- nessun rapito visto a Fani .

L´ingegner giorgo pellegrini (terzo ingegnere della serie), condirettore generale di italstat, abitante a 100 m. circa da Stresa/Fani, che vede tutto con la vista acuta di un 47enne, con vista sull´incrocio, stando al verbale pag. 76, dichiara: di aver visto 2 persone, gli pare in divisa, "che tenevano, sorreggendolo, un uomo, portandolo, sempre sorreggendolo, presso altra autovettura, di colore scuro, grande che era ferma all´inizio di via Stresa, in salita." Poi entrano in macchina e partono. A 100m di distanza, il 47enne occhio di lince riesce pure a vedere le tendine abbassate del lunotto !

Sono arrivato, selettivamente, a p. 117 dei verbali testimoniali del marzo 1978 su Fani, e mi pare che siano finite le testimonianze oculari dirette sulla strage e presunto rapimento. Dunque riassumiamo. Cominciamo con l´elencare tutti i testi o presunti tali che asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani il 16.3.78 :

1. conti giovanna, p.52, 41 anni, di via Mario Fani 123, 31 metri dall´agguato. Oggi avrebbe 82 anni, potrebbe dunque ben essere ancora viva. Ma su paginebianche Roma se la cercate a via Fani 123 non esce. Se la cercate per nome a Roma, ne escono 4 e nessuna a via Fani 123. Ovvio che dopo 40 anni potrebbe aver traslocato. Indagherò. Tuttavia finora non ho trovato alcun riscontro incrociato che provi che sia mai esistita o che la sua identità sia tale. Ripeto che la digos non verbalizza sua identificazione con documento. Vede un tizio spaccare il finestrino anteriore sinistro della 130 e spararci dentro con mitra. Gesto assurdo e suicida, perché darebbe il tempo alla scorta di reagire. Anche ammesso che questo killer fosse conosciuto da Ricci e Leonardi, e che pertanto abbia potuto sorprenderli, il gesto resta suicida perché avrebbe allarmato i 3 agenti nell´alfetta di scorta - e almeno quelli avrebbero avuto il tempo di reagire. La macchina non è blindata, dunque perché non sparare subito. Inoltre il rischio di accecare o ferire Moro o se stesso con una scheggia di cristallo o con proiettile di rimbalzo in abitacolo chiuso sarebbe stato altissimo, a pochi cm, con Moro seduto lì dietro. Poi questo presunto killer spara ripetute raffiche all´autista. Il tutto in tutta tranquillità, senza subire la benché minima reazione da parte di ben 5 agenti di scorta. I colpi che attingono Ricci, stando alla scientifica, sono 7 : di questi almeno 2 han traiettoria troppo alto-basso per provenire dal piano strada ; ne restano massimo 5 :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

p. 26 di 157.

Troppo pochi per "ripetute raffiche di mitra" da pochi centimetri. Inoltre il rischio di colpire Moro, o di colpirsi da solo, sparando a raffica col mitra da pochi cm, è altissimo sia perché il mitra trema e scarta pur se in mano a esperti e non è strumento di precisione ma di massacro indiscriminato; sia, come già detto, per l´altissima probabilità di rimbalzo proiettili in abitacolo chiuso e il pericolo delle schegge dei finestrini.

Poi la "conti giovanna" vede e riconosce Moro senza ombra di dubbio - ad almeno 31 metri di distanza, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa che va all´altezza della sua finestra, ma la "conti" si guarda bene dallo specificare il piano. Notare anche: mentre quasi tutti gli altri testi si nascondono immediatamente per paura ai primi spari, la conti è l´unica tra i molto vicini, con marini caliò e samperi, a godersi lo spettacolo, dalla finestra lei come caliò, senza il minimo timore. Eppure a 30 metri, il rischio di essere beccata da una pallottola vagante fuori bersaglio è elevatissimo, per non parlare della intuitiva possibilità di essere notata e uccisa come testimone scomoda dai killer. Ma tant´è, la nostra eroina non si muove. E la cosa ancora più strana è che la nostra voyeuse non vede estrazione. Vede tutto di tutto, sta a 30 metri, ma non vede estrazione. Quando vede Moro, questi è già sorretto da 2 terroristi, e poi sale su macchina al centro dell´incrocio. Questa presunta testimonianza è completamente inverosimile e falsa. Pura disinformazione di regime.

PS Sulla "conti " : via Fani 123, suo presunto indirizzo, è su Fani bassa : come può averlo visto in volto, e così nitidamente da 31 metri e passa (tolta la 128 CD, diciamo 35 metri, cui bisogna aggiungere la maggior lunghezza dell´ipotenusa visuale che porta alla sua finestra) a occhio nudo di 41enne, da riconoscerlo senza ombra di dubbio, seminascosto in mezzo ai due sconosciuti che lo avrebbero sorretto ? Fate la prova e ditemi se già a 20 metri riconoscete un volto con assoluta certezza di fronte...figurarsi a 35 + x ! Sempre SE la storia del sorretto in sé non è del tutto falsa e inventata - a meno che non si trattasse di uno dei killer ferito da Iozzino o altro agente di scorta.

Stiamo quantificando e criticando i testi veri o falsi che asseriscono di aver visto Moro a Fani il 16.3.78.

Dopo la "conti ", il numero 2 a vedere/riconoscere Moro a Fani è tal caliò marincola antonio, anni 36, il cui civico di Fani a pag. 50 del verbale è opportunamente cancellato...Né viene identificato con estremi di documento personale. Credere dunque che sia davvero esistito o che tale sia la sua identità, è atto di cieca fede. Sugli elenchi di Roma non risulta. Eppure a 77 anni, dovrebbe essere ancora vivo. Il verbale p. 50 lo dice ingegnere chimico, ma dove lavori è un mistero inverificabile come per l´ingegner marini. Si ricomincia col demenziale sfondamento finestrino Ricci con calcio mitra. Questo gli pare avvenga esplosi alcuni colpi: dunque che sfonda a fare se lo ha già sfondato sparando ? Anche lo sparatore di marincola spara una lunga raffica : doveva essere mezzo cecato, perché solo 5 proiettili possibili dal piano strada raggiungono Ricci, da pochi cm di distanza...

Intendiamoci: esiste una sola, per quanto remota, possibilità che almeno una parte di quanto asserito da conti e caliò sia almeno in parte vero : se cioè Ricci era già immobile, morto o moribondo per i tiri dei cecchini dall´alto, e se lo sparatore che si avvicina (correndo però il rischio di essere ammazzato se Ricci e Leonardi e gli altri s´erano finti morti...) lo fa per dare i colpi di grazia - tuttavia anche in questo caso perché perder tempo a sfondar finestrini col calcio del mitra visto che sono già sfondati da 93+x proiettili sparati contro la scorta ?

A questo punto, sempre dal vangelo secondo caliò, un altro terrorista apre la portiera posteriore sinistra e fa scendere Moro, sostenendolo per un braccio, e lo porta verso via Stresa dove affaccia la finestra (balcone?) da cui caliò si sta godendo impavidamente lo show. Dunque se caliò abita a Fani ma affaccia su Stresa, vuol dire che il suo palazzo fa angolo. Dunque lui affacciato impavido, rischia ancor più di conti che almeno sta a 31 metri e rotti, di beccarsi una pallottola vagante visto che affaccia quasi proprio sull´incrocio, o di essere avvistato e ucciso dai killer come testimone scomodo. Eppur non si muove. Sta sul balcone addirittura, in piena vista dei terroristi, ma non si nasconde. Che eroe. Che fegato. Pare clint in Per un pugno di dollari, che trova sempre il modo di spiare tutte le stragi senza farsi notare. Dunque caliò a differenza di conti, vede pure l´estrazione. Sempre a differenza di conti, il sorreggitore di Moro è uno solo e non due. Come avrà fatto la conti a vederne 2...forse era brilla, chissà...

O forse è questa la trita tecnica standard nella disinfo del terrore di regime: ripetere la stessa menzogna con dettagli secondari discordanti, così la gente è depistata verso il chiedersi se i sorreggitori fossero 1 o 2 invece di mettere in dubbio la sostanza stessa del racconto che si vuol far passare per certa e da cui si vuol sviare l´attenzione e ogni possibile dubbio: che Moro fosse a Fani.

Intanto il tizio che spara si diverte a bucherellare i morti e moribondi con un´altra raffica dentro la macchina di Moro - ma i proiettili che possibilmente attingono Ricci dal piano strada restano 5, e se anche la seconda raffica era per lui, vuol dir proprio che lo sparatore era negato...

Ricapitolando : se la conti aveva visto niente estrazione, 2 sorreggitori, e caricamento in macchina, caliò vede estrazione, 1 sorreggitore, e niente caricamento.

Ci si domanda infine legittimamente, come abbia potuto mai caliò vedere alcunché, dato che lui stesso afferma alla fine della dichiarazione :

" DA TALE FINESTRA [quella che dà su Stresa a cui si era affacciato, e che all´inizio era un balcone] NON È POSSIBILE LA VISUALE DELLA PARTE DELL´INCROCIO ADIACENTE AL MIO STABILE " !!!

Caliò è un impostore di regime, se pure è mai esistito e aveva tale identità. Idem per conti.

Comunque, siamo arrivati a 2 presunti testi che attestano Moro a Fani.

Il terzo attestatore presenzialista è il presunto marini alessandro, detto nato a Zara l´1.7.42, che una fonte web mi dice deceduto, altre no. Una persona che si presenta come tale è comparsa in servizi tv, ma la sua identità nessuno che io sappia l´ha mai verificata, a partire da p.45 del verbale che non riporta estremi documento :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

Di questo impostore del terrore di regime e delle balle che racconta ho detto ampiamente supra.

Siamo arrivati a 3 (falsi) testimoni di Moro a Fani : conti, caliò , marini.

Ricordo solo che marini asserisce di aver visto estrazione e che "crede" di aver riconosciuto nell´estratto, Moro. Vede caricamento su vettura affiancata, dunque su Fani e non su Stresa come ciancia il collega depistatore caliò. Disinfo pattern: stessa balla, ma con variazioni depistanti da eventuali dubbi sulla sostanza: se Moro fosse o no a Fani.

La quarta presenzialista è evadini eufemia in riposati, anni 46, qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0027_001.pdf

p.12 di 18.

Per la discussione dell´inattendibilità di costei, rimando a supra. Notiamo qui ancora una volta, che il verbale della digos non la identifica con estremi documento - proprio come con conti, marini e caliò... Questa è la tizia che misteriosamente è lasciata arrivare fino a 10 metri dall´agguato alle 9.02, senza essere bloccata dal cancelletto superiore, dal terrorista col passamontagna e mitra, come invece vincenzi e Pistolesi...mah, forse il cancellettista era cavaliere con le donne, e le concede un posto in prima fila. La evadini asserisce di essere arrivata a 10 metri dall´alfetta di scorta, con 7 o 8 terroristi a sinistra (lei viene giù da Fani alta, dall´edicola di Pistolesi) che sparano, sicché si nasconde.

Poi asserisce di aver sentito Pistolesi gridare portano via Moro - ma Pistolesi ripeto ad nauseam, dirà bensì di aver gridato hanno rapito Moro, ma solo per aver riconosciuto la macchina coi giornali etc.: Pistolesi non dice MAI di aver visto Moro, ANZI SU DOMANDA SPECIFICA NEGA ESPLICITAMENTE DI AVERLO VISTO. Finiti gli spari, evadini si affaccia giusto in tempo per vedere Moro trascinato da 2 o 3 : estrazione e caricamento, con altra variante : la macchina del trasbordo è bianca non scura, come per samperi supra. Prima evadini dice che quella mattina come tutte le mattine stava percorrendo via Fani per recarsi al lavoro. Poi alla fine dice che dopo l´agguato è tornata a casa. Né si sa quale fosse il suo misterioso lavoro...

O meglio si sa : la falsa testimone di regime. Ammesso e non concesso che sia mai esistita.

Ricap fin qui : 4 presenzialisti asseriscono di aver visto e riconosciuto Moro a Fani :

conti ; caliò ; marini ; evadini. Continuiamo a contare - ma non manca molto. Faccio presente che i testi auditi dalle autorità nel marzo 78 sono circa 80...più quelli sentiti personalmente da me finora, fanno almeno 100.

Tocca ora alla famigerata lina cinzia de andreis. Ecco cosa ne pensa gero grassi , che segue la falsariga dell´ottimo libro Coup d´état in via Fani, pendragon 2018, pp. 310 - 313 :

" De Andreis Lina Cinzia.

All'epoca dei fatti aveva 22 anni. E' una dei principali testimoni di Via Mario Fani.

Praticamente è presente casualmente ed ininterrottamente nel luogo della strage dalle 8.40 al momento dell'agguato 9.02. Ha quindi modo di vedere e raccontare i preparativi e l'intero l'episodio terroristico. Tutti i principali testimoni presenti sul luogo vengono sentiti quasi subito dalle Forze dell'Ordine, molti nella stessa giornata del 16.3.1978, altri si presentano o sono chiamati nella

giornata successiva. Lina Cinzia De Andreis si presenta invece ai Carabinieri di Roma ben 8 giorni dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì 24 marzo. Viene poi risentita dalle autorità inquirenti il 25 e 30 marzo, il 5 aprile, il 18 maggio ed il 25 settembre dello stesso anno (1978). Secondo quanto dichiarato nei verbali a suo tempo redatti (C.M. volume 30 pagg. 370-374 e 431-433, volume 41 pag. 422-423 e 472-475, volume 42 pagg. 86-87) racconta che la mattina del 16 marzo stava andando a lavoro diretta all' ufficio in viale Cortina d'Ampezzo. Verso le 8.40, dopo essere scesa dall'autobus in via della Camilluccia, percorrendo a piedi via Stresa, si fermò all'altezza dell'incrocio di via Fani per accendersi una sigaretta. Pur essendo una persona che sta andando al lavoro, stranamente staziona oltre 20 minuti nei pressi dei luoghi dove poi avverrà la strage ed ha così modo di descrivere le tre auto dei terroristi e di fornire con dovizia tutta una serie di particolari sugli attentatori. Leggendo i vari verbali a suo tempo redatti la testimonianza appare sin troppo dettagliata. Descrive praticamente le tre auto, i preparativi, i terroristi, dichiara di aver vissuto l'intera dinamica dell'agguato e fornisce indicazioni anche sulle vie di fuga. "

www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B160/0880_001.pdf

pp. 3 di 5 e sqq.

" La sig.ra De Andreis infine dichiara che alla fine dell'agguato per lo shock le sono mancate le forze, di essere caduta e di essere stata soccorsa da uno sconosciuto che l'ha fatta salire su

un'auto. Nulla dice sul soccorritore e su dove sia stata curata o portata quella mattina. E nessuno glielo chiede. Nessun altro testimone racconta di questa signora, del suo malore e del suo soccorso.

Tutta la testimonianza appare incoerente al limite del depistaggio.

Nessuno chiede alla sig.ra De Andreis Cinzia, come mai dalla sua abitazione (via Carlo Francesco Bellingeri 12) per andare in ufficio in viale Cortina d'Ampezzo, passa per via Stresa angolo via Mario Fani, allungando così notevolmente il tragitto (con google maps si verifica un aumento del percorso da 2,9 a 7 chilometri). Chi è veramente De Andreis Lina Cinzia? Sono mai state svolte indagini in merito ? Perché nessuna contestazione le è mai stata mossa? Quali sono i suoi legami personali/familiari? E' per caso parente di quel De Andreis, giornalista romano, iscritto nelle liste della P2 ? [Penso qui grassi intenda de andreis stefano di Roma, piduista nella lista di Castiglion Fibocchi, Flamigni Trame Atlantiche 1996, p.430] ".

Andiamo dunque a leggere i verbali originali e vediamo se grassi ha ragione :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 370 sqq.

Effettivamente la de andreis risulta avere 22 anni, coniugata non si sa con chi, impiegata non si sa dove, niente estremi documento identificativo come da copione. Notate come il verbale sia di pessima qualità riproduttiva, sì da render malagevole e incompleta la lettura di quello che si presenta come il più dettagliato rendiconto oculare di Fani accanto a quello del marini.

Comunque ai nostri fini la de andreis è irrilevante, asserisce di aver visto trasportare rapidamente un uomo ma non riconosce Moro né fa alcun altro cenno a Moro.

Dunque, 4 presenzialisti, che diventano 5 se aggiungiamo vincenzi sergio da me audito supra, la cui parte di testimonianza su Moro è del tutto inverosimile, vedi discussione dettagliata supra. Diciamo 6 con la ravenni, che però non riconobbe Moro, dice, ma lo identificò dopo per via della folla che urlava.

Comunque : 6 presenzialisti e basta - su 80 auditi dalle forze dell´ordine, più quelli che ho contattato io, faranno almeno 100 persone a Fani, che non hanno visto né riconosciuto Moro come tale. Se sapete di qualcun altro che ha mai asserito di aver visto e riconosciuto con certezza Moro a Fani, mi correggerete per favore. 6 soli testi presenzialisti, uno più inattendibile dell´altro.

La notoria lina cinzia de andreis a maggio ´78 ha questo da aggiungere al giudice istruttore :

" debbo puntualizzare di aver visto una sola persona, che non si reggeva in piedi, prelevata dall´uato [sic] che aveva tamponato al 128 bianca [sic ] e spinta a bordo di una delle due macchine blu non ricordo quale anzi credo proprio fosse la 131 blu ".

Ma la cosa incredibile è quel che dice dopo: che cioè il rapimento avviene a Leonardi ancora vivo e a sparatoria in corso, perché vede Leonardi uscire dalla macchina DOPO il rapimento e essere ucciso !! Verbalizzare queste assurdità senza obiezioni vuol dire essere terroristi di regime come la falsa testimone lina cinzia de andreis.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/516-volume-41-ocr.html

pp. 473 sq. dell´originale, 472 sq. dello scan digitale.

Sorvolo sul terrorista fascista eversore rauti giuseppe detto pino, all´epoca abitante in via Stresa 133 (secondo altri 121), che stando al becero castronuovo manlio (vuoto a perdere, titolo adattissimo al suo libro, pp. 30 sqq.) dichiara nel 2003 di aver assistito all´ultima parte dell´agguato dal balcone di casa, godendosi estrazione di Moro che però scambia per caltagirone, dunque in ogni caso non lo avrebbe riconosciuto - SE avesse potuto vedere alcunché dal suo balcone, dato che né dal 133 né dal 121 di via Stresa si vede la scena dell´agguato :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/via-stresa-16-marzo-invito-pranzo-con.html

La medesima carogna soggiunge che Moro reggeva una borsa mentre veniva rapito - quando Moro in ben 2 lettere chiede che fine abbian fatto le 5 borse che erano in macchina, e se si possono recuperare...

Solo per oggettività di cronaca, aggiungo il settimo e ultimo presenzialista su 100 e passa (in realtà sono molti di più gli abitanti sentiti dalle forze dell´ordine, e la maggior parte dichiara di non aver visto nulla) : costui è anche il quarto e ultimo dopo evadini, conti e caliò a dirsi certo di aver visto Moro : si tratta della guardia di ps intrevado giovanni, che merita cenno a parte perché il suo depistaggio ha dell´incredibile.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 798 sq. del cartaceo :

il capitano di ps truzzi gaudenzio riferisce al comandante che il 5.4.78, dunque 20 giorni dopo il 16 marzo, lo raggiunge in ufficio la guardia di ps intrevado giovanni, 22 anni, e gli racconta che il mattino del 16 marzo, libero dal servizio, andava in 500 a trovare la sua fidanzata a piazza igea.

Stando a googlemaps, piazza igea a Roma non esiste, esiste solo via Igea, ma lasciamo stare.

Giunto, da Fani bassa, all´incrocio con Stresa o quasi, si accorge che sta succedendo qualcosa di grave e tira fuori la pistola, ma non riesce a mettere il colpo in canna come si deve. Dopo di che, nota tutta una serie strabiliante di dettagli, sì da far pensare che stia proprio lì a due passi - il che non spiega perché l´uomo e la donna armati di mitra che vede presidiare l´incrocio, non vedano lui armeggiare con la pistola e non gli sparino addosso immediatamente ; ma lasciamo stare. Nota che la giovane donna è armata di M12 - se riconosce pure la marca, le deve star proprio sotto, ma quella è molto cool e benché non possa non vederlo armeggiare con la pistola, lascia correre ; idem per l´uomo che vede armato di arma lunga di cui stavolta non sa dire la marca - ma lasciamo stare. Poi vede pure Moro, nonostante l´interposizione dei due armati, trascinato da due individui dalla 130 alla 131 (in realtà 132, ma lasciamo stare) : la sua visuale è ostruita da 4 persone : i due armati all´incrocio più i due in mezzo ai quali sta Moro, eppure lo riconosce a botta sicura. Riesce pure a vedere la marca dell´alfetta della scorta, nonostante questa sia quasi tutta nascosta alla sua visuale dal basso, da 128 cd, 130 di Moro e almeno 4 terroristi davanti a lui ; ma lasciamo stare. E tutto questo, se lo ricorda e lo narra ben 20 giorni dopo la strage, nonostante sia un poliziotto, e sia o appaia essere, il testimone oculare più vicino e più importante della strage di via Fani accanto al marini - e non lasciamo stare !!!

Flash forward al 2016 : 38 anni dopo, truzzi viene audito dalle autorità per conto della Moro2 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0635_002.pdf

e narra il contrario esatto di quel che aveva scritto 38 anni prima :

" fu bloccato a bordo, non ricordo se del suo motorino o della sua automobile da alcune persone che gli puntarono contro un'arma.

Non disse nemmeno di che arma si trattasse e quante persone gli avevano intimato di fermarsi " !!!

" Non avendo il mio Reparto funzioni investigative, non approfondii con Intrevado i particolari di quel giorno " !!!!

" Non mi disse neppure quale fosse stata la sua reazione e che cosa vide con

precisione " !!!!!

" Non ho mai sentito di qualcuno che lo vide lì quel giorno " : è perché non c´era ?

Che fine ha fatto intrevado giovanni, classe 1955, da Grumo Nevano (NA) ? E la sua fidanzata magari, per vedere se la storiella è confermata ? Oggi lui avrebbe solo 64 anni, ma su paginebianche.it in Italia non esce nessuno con tal nome.

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=04&giorno=13&idCommissione=68&numero=0081&file=indice_stenografico

È l´audizione di intrevado alla Moro2 del 13.4.2016.

Il passaggio capitale è questo :

" FEDERICO FORNARO. Scusi, presidente, non voglio abusare dei colleghi, ma proviamo a ricostruire diversamente. Lei vede Moro che viene estratto dalla 130.

  GIOVANNI INTREVADO. No, già stava per strada.

  FEDERICO FORNARO. Era per strada. Non lo vede, quindi, estrarre, ma lo vede sorreggere da due persone.

  GIOVANNI INTREVADO. Sì, però dietro alla 132. Io avevo la macchina davanti, quindi già dietro... non l'ho visto estrarre dalla macchina. "

Intrevado dà per scontato che quello fosse Moro, ma non ha visto estrazione. Dunque come può riconoscere Moro, esser sicuro che era Moro - e non il killer ferito nell´azione a un braccio o gomito di cui già accennò il solito informatissimo Pecorelli ? Ricordo che sulla 132, ritovata poco dopo, furono repertate macchie di sangue - e Moro uscì illeso da Fani.

L´argomento si riassume in sillogismo :

A. Moro esce illeso dal 16 marzo, Fani o non Fani ;

B. Sulle macchine della fuga c´è sangue ;

C. Dunque non può essere sangue di Moro, ma solo di uno o più terroristi impallinati dalla scorta, e/o di altri di loro macchiatisi di sangue schizzato dagli agenti al momento del colpo di grazia a bruciapelo sparato ad alcuni di essi.

P. 24 :

" FABIO LAVAGNO.

Un'altra domanda: lei ha riconosciuto Moro o l'ha saputo dopo che era lui?  

  GIOVANNI INTREVADO. L'ho riconosciuto, perché da sopra il tettino si vedeva la testa, anche se era a penzoloni. Secondo me, l'avevano narcotizzato.

  PRESIDENTE. Era a braccetto tra due, che lo portavano. Quindi, anche se era penzolante perché lo tenevano di qua e di là, ritiene che fosse narcotizzato.

  GIOVANNI INTREVADO. Perché aveva la testa piegata " :

ma : se aveva la testa piegata, immaginiamo in avanti, o anche lateralmente, come può intrevado averlo visto bene in volto, al punto da esser sicuro che era Moro - sempre SE alcunché di quel che racconta è vero, dato che mai nessuno ha confermato la sua presenza quel giorno ? "Moro" gli deve essere apparso, nella posizione di intrevado su Fani bassa, di profilo, mentre lo caricavano : di profilo e con la testa piegata, in mezzo a due scagnozzi : come fa a dirsi certo del riconoscimento?

Ricordo che la prima lettera a kossiga, quella col benché non sappia nulla del modo del mio prelevamento, viene pubblicata dalla stampa il 30 marzo : evidentemente qualcuno già allora dovette osservare che era impossibile che Moro ignorasse il modo se era a Fani : e allora forse la propaganda di regime corse ai ripari 5 giorni dopo, corrompendo intrevado perché raccontasse di aver visto Moro narcotizzato a Fani - il che spiegherebbe in teoria, il non conoscere il modo. Solo che per narcotizzare un uomo ci vuole mano esperta, altrimenti si rischia di mandare l´ostaggio al creatore, e in un blitz fulmineo mettersi pure a narcotizzare ancor prima di caricare non pare economico.

Fabio Lavagno della Moro2 mette alle strette intrevado citandogli un documento per noi segreto :

" Credo che sia poco verosimile il fatto che dal 16 marzo al 5 aprile lei non ne faccia cenno con nessuno. Glielo dico onestamente. Posso accettare la risposta che ha fornito in questa e in altra sede, ma la trovo poco verosimile. Trovo, invece, molto più verosimile che lei con qualcuno abbia parlato di questa cosa. Le chiedo in questa sede di dire con chi ha parlato e chi le ha consigliato il 5 aprile di far venire fuori questa sua testimonianza, che all'epoca mi sembrava anche abbastanza coerente.

Non è il caso di andare in segreta, presidente, ma il senatore Fornaro prima ha citato un documento. In base a quel documento, se un anno dopo quei signori parlavano del signor Intrevado, credo che forse sia verosimile e plausibile la domanda. Le chiedo se tra il 16 marzo e il 5 aprile qualcuno le ha consigliato di fare...  

  FEDERICO FORNARO. In quel documento il nome di Intrevado non c'era. Era un profilo che corrisponde perfettamente.

  FABIO LAVAGNO. Ha ragione, scusi. È un profilo che corrisponde. Quindi, la domanda è se qualcuno le ha parlato e le ha consigliato di dare testimonianza rispetto alla sua presenza a via Fani.

  GIOVANNI INTREVADO. No " :

lascio a voi le conclusioni.

Aggiungo che ho parlato con lui nel 2019. Gli ho chiesto come avesse potuto vedere Moro in faccia, da dentro la 500 dall´altra parte dell´incrocio, e con Moro dunque di profilo rispetto a lui, mentre lo caricavano sulla 132, e con la testa piegata, e in mezzo a 2 terroristi che lo sorreggevano :

MI HA RISPOSTO CHE NON LO HA VISTO IN FACCIA, MA CHE HA DEDOTTO FOSSE MORO PERCHÉ AVEVA RICONOSCIUTO IL CONVOGLIO CHE AVEVA VISTO ALTRE VOLTE CONOSCENDO E FREQUENTANDO LA ZONA.

DUNQUE SE PURE LA STORIA CHE HA RACCONTATO È VERA, INTREVADO NON È RIPETO NON È TESTIMONE OCULARE DI MORO A FANI PERCHÉ NON LO HA VISTO IN FACCIA. SE QUEL CARICATO CHE LUI HA VISTO È REALE, POTEVA BENISSIMO ESSERE UNO DEI TERRORISTI FERITO DA IOZZINO, IL CHE SPIEGHEREBBE LE MACCHIE DI SANGUE SULLA 132 QUANDO VERRÀ RITROVATA POCO DOPO NON LONTANO.

LA TESTIMONIANZA DI INTREVADO, SE VERA E ACCURATA, NON PUÒ ESSERE ADDOTTA A PROVA CHE MORO FOSSE A FANI.

ALLA MORO2 INTREVADO AVEVA BENSÌ DETTO DI AVER VISTO E RICONOSCIUTO MORO - A ME HA DETTO IL CONTRARIO : CHE NON LO VIDE IN FACCIA, MA DEDUSSE SOLO CHE NON POTEVA ESSER ALTRI CHE MORO.

E Intrevado non vide estrazione. L´estrazione di Moro dalla 130 è, sarebbe, l´unica prova che Moro fosse a Fani - se incontrovertibilmente attestata : ma non lo è. I presunti testimoni oculari della presunta estrazione sono in tutto 6, ricontiamoli : 1. evadini, le cui asserzioni vedemmo far acqua da tutte le parti, per non parlare dei dubbi sulla sua identità e perfino esistenza ; 2. rauti, criminale fascista che nulla poteva vedere dal 133 o 121 di via Stresa ; 3. de andreis, che al primo esame nulla ne dice, e aggiunge l´estrazione solo al secondo, 2 mesi dopo via Fani ; 4. marini, le cui dichiarazioni sono assurde ; 5. caliò, che nulla poteva vedere dalla sua presunta finestra o balcone ; 6. samperi, su cui gravano dubbi pesanti. Ditemi voi se può essere dirimente una presunta estrazione attestata da 6 personaggi o presunti tali del genere. 6 su almeno 100 sentiti sui fatti.



CAPITOLO 6 : LA VERITÀ NEL 1979

In realtà l´idea implicita che Moro non fosse a Fani era già stata espressa nel 1979, nel libro di Martinelli/Padellaro Il delitto Moro, rizzoli Milano, pp. 161 sq., attribuita anonimamente a "chi lo conosceva bene" - suppongo si tratti sempre di Alfredo Carlo, perché gli argomenti sono identici.

Cito qui queste due importantissime pagine :

" Sul significato delle lettere di Aldo Moro dalla prigione delle BR, ecco la testimonianza di una persona vicinissima al presidente della DC.

1. ' Dalle lettere risulta chiaro che Moro nulla sapeva della uccisione della sua scorta. Ciò non solo

o non tanto perché nessun accenno è fatto nelle varie lettere a questa tragedia (l´omissione, incomprensibile dati i rapporti di sincero affetto che vi erano tra Moro e Ricci e Leonardi a seguito dei lunghi anni di vita in comune, potrebbe spiegarsi con un veto dato dalle BR a ogni accenno al fatto di sangue, accenno che non sarebbe stato per loro producente data la reazione popolare) quanto perché nelle lettere si rinvengono alcune significative indicazioni che Moro era completamente all´oscuro di quanto era avvenuto. Nella lettera a Cossiga si legge : * Benché non sappia nulla né del modo né di quanto avvenuto dopo il mio prelevamento * il che implica una non conoscenza delle modalità dell´azione che ha portato al rapimento e quindi della uccisione della scorta ; ancora più significativamente nella lettera ad Andreotti si legge : * Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica se comincia con un bagno di sangue...non è apportatrice di bene * ; perché usare il condizionale, riferendosi così a un bagno di sangue futuro ed eventuale, se si sapeva che un eccidio, quello di via Fani, era già avvenuto ?

2. Ma dalle lettere di Moro risulta qualche cosa di più e cioè che il presidente della DC riteneva di non essere l´unico prigioniero in mano alle BR e che pertanto anche la sua scorta fosse caduta in mano dei suoi rapitori. [...] Nella lettera a Cossiga si parla di *sacrificio degli innocenti mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli* (il che implica, di necessità, la convinzione che nelle mani delle BR vi fosse non un solo innocente ma più persone) ; nella lettera a Dell´Andro e in quella a Piccoli si parla non di soluzione del *mio caso* ma di soluzione del *nostro caso* (e non è pensabile che in una situazione così drammatica si usasse il plurale maiestatico).

[nota mia : devo ammettere qui per obiettività scientifica, che la diversa interpretazione di gotor del passaggio nella lettera a piccoli scritta a partire dal 23 aprile e recapitata il 29, 58 gotor, Lettere p.106 nota 12 è altrettanto valida; gotor però tace colpevolmente sul passaggio analogo della lettera a Dell´Andro, contemporanea, 60 gotor p.111 - ed è questo secondo "caso nostro" che mi fa propendere per l´interpretazione di Carlo Alfredo anche nella lettera a piccoli. Fine nota mia, riprende citazione di Alfredo].

Ancora più significativo appare quel che si trova scritto nella lettera al partito della DC; si legge infatti : *su questa posizione che condanna a morte tutti i prigionieri delle BR (ed è pensabile che ce ne siano) è arroccato il governo* : perché parlare di una pluralità di prigionieri in mano alle BR se sapeva di essere l´unico rapito ? E perché parlare di un possibile *bagno di sangue* (lettera ad Andreotti), di *strage di stato* (lettera alla moglie), di essere *al momento dell´eccidio* (terza lettera a Zaccagnini), usando così termini che implicano la strage di più persone quando si doveva ritenere che si preparasse l´assassinio di una sola persona ? "

CAPITOLO 7 : LA VERITÀ NEL 1981

Segnalo che già Raniero La Valle, commissario della Moro 1, durante l´audizione di Giovanni Moro del 13.1.1981, ebbe a sfiorare la verità, che Giovanni nella risposta non ritiene implausibile :

" LA VALLE. Una delle questioni che sono state poste a proposito delle lettere di suo padre è la mancanza di riferimenti all´uccisione della scorta. Qualcuno ha interpretato questa omissione con il fatto che probabilmente non tutte le lettere sono arrivate o non tutte le parti di queste lettere sono arrivate, quindi potrebbe darsi che il riferimento fosse contenuto in lettere o parti di lettere non pervenute. Poco fa il fratello dell´onorevole Moro, Carlo Moro, ci ha dato una memoria in cui si fanno alcune riflessioni sulle lettere dell´onorevole Moro. Tra l´altro si avanza l´ipotesi secondo cui il riferimento - sempre al plurale - ai prigionieri delle brigate rosse, alla morte di innocenti, a un eccidio, a un bagno di sangue eccetera, che è sempre ricorrente nelle lettere di Moro, possa far ritenere che, insieme alla circostanza che Moro aveva scritto nelle lettere a Cossiga di non conoscere nulla del modo del prelevamento e di quanto era successo dopo, LUI IN REALTA´ NON SAPESSE DELL´UCCISIONE DELLA SCORTA O PERLOMENO DI TUTTI I MEMBRI DELLA SCORTA E CHE RITENESSE CHE ANCHE I MEMBRI DELLA SCORTA FOSSERO IN QUEL MOMENTO PRIGIONIERI DELLE BRIGATE ROSSE E CHE QUINDI LA SUA BATTAGLIA PER LA SOLUZIONE DELLA VICENDA IN SENSO POSITIVO RIGUARDASSE NON SOLAMENTE SÉ STESSO MA ANCHE QUESTI ALTRI MEMBRI DELLA SCORTA.

Lei ha avuto occasione di dare qualche riscontro, di fare qualche riflessione su questo fatto ? Perché anche per noi questa interpretazione è risultata nuova.

GIOVANNI MORO. Anch´io è la prima volta che l´apprendo. COSÌ, A NASO, DIREI CHE POTREBBE ESSERE, come potrebbero essere anche vere altre cose. Mi pare che qualcuno abbia detto che, siccome prima c´era stato un tamponamento, ci poteva essere uno shock in seguito a questo. E poi la cosa si doveva essere svolta in pochissimi secondi. DIREI COMUNQUE CHE È UN´ IPOTESI VEROSIMILE, ma non ho fatto particolari riflessioni su questo punto. "

Atti commissione Moro 1, volume VII, pp. 93sq. dell´originale, 99sq. della versione digitale :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/482-volume-07-ocr.html

Oggi noi sappiamo che quel tamponamento non ci fu, ma solo un leggero urto, dovuto al fatto che Ricci colpito al cranio dalle pallottole del cecchino dall´alto attraverso il parabrezza, del cecchino da sinistra dall´alto attraverso il finestrino, e di almeno un altro sparatore dal piano strada a sinistra, perse il controllo del volante. Dunque cade l´ipotesi shock o svenimento dovuto a tamponamento. E resta in piedi solo l´altra : CHE MORO NON ERA A FANI .

Una cosa molto importante è nella lettera a Misasi, 86 gotor (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018,, pp. 156 sqq.) quella sulla scorta : il 29 aprile Moro dovette apprendere del massacro della scorta ? In questa lettera Moro commenta con favore una dichiarazione stampa che aveva letto il giorno prima, 29 aprile, sui giornali che evidentemente i sequestratori gli passavano : Riccardo Lombardi aveva affermato che se il 16 marzo la scorta fosse stata sequestrata invece che uccisa, nessuno si sarebbe opposto a una trattativa.

A p.160 di Lettere dalla prigionia troviamo la citazione :

" Se il 16 marzo i brigatisti anziché assassinare i cinque uomini della scorta di Moro li avessero catturati, nessuno, suppongo, avrebbe osato condannare una trattativa per liberarli ".

Se dunque la citazione è esatta ; se questo è quel che fu dato da leggere a Moro, senza tagli, allora Moro il 29 aprile al più tardi seppe quel che non mostra mai di sapere prima della lettera a Misasi del 30 aprile : del massacro della scorta ?

Ciò non coimplicherebbe che Moro fosse a Fani - anzi, pare coimplicare che non ci fosse, perché è solo dal 30 aprile, da questa lettera del 30 aprile a Misasi, che egli, prendendo spunto da Lombardi, parla di trattativa per lo scambio di sé solo contro prigionieri politici detenuti ( " Che cosa cambia in linea di principio se il prigioniero è uno ? "). Fino a quel momento aveva espresso la credenza di non essere l´unico prigioniero delle br. Nella terza versione della lettera alla dc, scritta il 27 aprile, dunque pochi giorni prima, Moro parlava ancora di "bagno di sangue" prossimo venturo - espressione che, come già notava Alfredo Carlo, non si adatta all´assassinio di una sola persona.

Nella seconda versione della lettera alla dc (84 gotor) Moro parlava ancora di condanna a morte per "i prigionieri delle brigate rosse (e potrebbero esservene)" - dunque al plurale, sicché Carlo Alfredo ne desumeva che il fratello credesse che la scorta fosse stata presa prigioniera - il che ovviamente coimplica che Moro non era a Fani. Nella prima versione della lettera alla dc, recapitata il 28 aprile, 82 gotor, Moro ripete il "bagno di sangue". Nella lettera ad andreotti, 51 gotor p. 90 cit., recapitata il 29 aprile ma scritta intorno al 22 aprile, Moro paventa ancora un possibile "bagno di sangue".

In una lettera a Cossiga (gotor 3), Moro parla di "sacrificio degli innocenti" al plurale. Da un´altra parte, di "eccidio" (" Siamo al momento dell´eccidio", 57 gotor a zac, scritta tra il 22 e il 23 aprile).

Tutto questo era già stato notato, ripeto, da Alfredo Carlo Moro nel 1981, e poi ripreso nel suo splendido libro del 1998, Storia di un delitto annunciato. Ma Alfredo stesso non si era accorto della lettera a Misasi che cita Lombardi - e dunque il 29 aprile, Moro deve aver letto e appreso a questa data, al più tardi, del massacro della scorta ?

Certo, ora si porrebbe il problema dell´apparente cinismo di Moro nel parlare sì della scorta in questa lettera a Misasi, ma solo in termini burocratici, senza una parola di cordoglio.

Il solito kossiga, e anche sofri (dio li fa e poi li accoppia), ne deducevano che Moro glissasse sul massacro in tutto l´epistolario perché il menzionarlo avrebbe portato acqua al mulino della fermezza. Ma abbiamo già visto come, fino al 30 aprile, Moro non mostri alcuna contezza certa del massacro, anzi parli di prigionieri al plurale. Però il problema si pone per la lettera a Misasi del 30 : è cinico qui Moro? Se ne infischia della scorta tanto amata, pensa solo a salvarsi le penne ? Non credo proprio. Ha appreso davvero del massacro della scorta ?

Le "br" non avrebbero avuto alcun interesse a far passare emozioni che suscitassero odio nei loro confronti.

E Moro era stato torturato già dai carcerieri : o fisicamente, se furono loro a rompergli le 4 costole ; o psicofisicamente, come da una presunta intercettazione del sisde di 2 terroristi detenuti nel 1979, che avrebbero detto per sentito dire da altri terroristi, che Moro era stato costretto a non dormire e rimanere in piedi una notte intera per farlo crollare psicologicamente. Dunque Moro doveva di necessità, star ben attento a non eccitare vieppiù gli animi di quelle carogne fanatiche e assassine.

E anche quando intuiva che altri eran nel dolore, come dice in un´altra lettera, a Eleonora, del 27 marzo secondo gotor, non voleva spingersi oltre sulla via della disperazione - cosa umanamente comprensibile in quelle condizioni. Ma se fosse stato a Fani, non avrebbe certo detto "intuisco".

Anche se la dichiarazione stampa di Lombardi che Moro dice di aver letto il 29 aprile, menziona l´assassinio dei 5 agenti il 16 marzo, non è detto che Moro l´abbia letta in quella forma - nel senso che i "br" le notizie gliele passavano filtrate, come Moro stesso dice nel celebre incipit dello scritto su taviani (" Filtra sin qui la notizia") : dunque, nella lettera a Misasi quando Moro scrive "Leggevo ieri una cosa ben chiara e netta dell´on. Riccardo Lombardi", non è affatto detto che abbia letto la dichiarazione completa così come stava sui quotidiani. Le " br" potrebbero avergli passato un loro riassunto dattiloscritto, oppure una fotocopia epurata del riferimento al massacro degli agenti, che Moro ignora completamente nel riassumere la presa di posizione di Lombardi. Ancora nella seguente, lettera 52 gotor p. 91 cit., a Craxi, Moro dice " pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono" - e siamo anche qui a fine aprile. Quel che Moro sicuramente apprende il 29 aprile dalla dichiarazione Lombardi, è che la scorta non è stata catturata, e dunque l´unico prigioniero delle "br" in quel momento è lui. Infatti nelle ultime 11 lettere pervenute, dopo quella a Misasi nell´edizione gotor, non si parlerà più di imminenti bagni di sangue e di prigionieri al plurale.

Né si vede perché le "br" avrebbero voluto tener nascosto il massacro della scorta a Moro fino al 29 aprile, per poi improvvisamente spiattellarglielo sotto il naso dopo un mese e mezzo di sequestro.



CAPITOLO 8 : CECCHINI DALL´ALTO



Quand´ero piccolo, mio nonno mi raccontò 1000 volte che doveva la vita a un cecchino austriaco. Perché mentre pattugliava le Alpi, quello gli massacrò tutti i commilitoni attorno, ma lui lo prese solo a un piede. Si finse morto, e al calar delle tenebre, si trascinò fino alla base, donde lo rispedirono a casa. Grande Guerra finita.

Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino non furono così fortunati.

Il primo punto centrale per quella "intelligenza degli eventi" a cui ci esortava il sommo statista, è che tiratori scelti militari spararono dall´alto in via Fani, e che furono essi a sparare la maggior parte dei colpi mortali della strage.

La prima menzione pubblicata a me nota di cecchini a via Fani, anche se non esplicitamente dall´alto, fu un articolo dell´ Unione sarda del 17.1.2005 :

http://www.italoeuropeo.com/2008/03/05/caso-moro-cap-4/

https://www.riflessioni.it/forum/storia/9554-gladio-cosa-se-ne-sa.html

http://cloroalclero.blogspot.com/2007/06/laffaire-moro-esclusivo-i-parte.html

Però il primo a me noto a parlare esplicitamente di tiri DALL´ALTO fu il poster che si firma Agora qui :

http://www.vuotoaperdere.org/casomoro/topic.asp?TOPIC_ID=135&whichpage=31

Ascoltiamo la sua brillante intuizione datata 24.04.2018, ore 7:10:41, dalla sua viva voce, passim :

" Zizzi verrà dichiarato deceduto al Gemelli dopo un trasbordo inspiegabilmente troppo lungo con un´ambulanza e una volante (mai individuata) che fa da apripista, per un percorso via Fani - Gemelli di non più di 8/10 minuti con quelle caratteristiche; in ogni caso per ora questo aspetto posso accantonarlo cercando di focalizzare la ricerca sul punto della dinamica dei movimenti di Zizzi in via Fani e della provenienza dei tiri che lo hanno attinto. Ricordiamo che l´ M12 citato non verrà ritrovato perché si dirà prelevato dai BR senza ulteriori spiegazioni. Perché non immaginare un inquinamento della scena del crimine da parte degli autori proprio per coprire presenze e posizioni di tiro anomale rispetto ad una "prassi" brigatista? Tornando a Zizzi ragionando con un amico ho scoperto che le caratteristiche dei fori di entrata e di uscita dal corpo umano se individuabili quando sono in seguito a proiettili esplosi in vicinanza, diventa molto più difficile quando il tiro avviene da lunghezze superiori a 10 metri che sembrano lasciare quasi una medesima

impronta ; va detto che le caratteristiche dei fori di entrata e uscita sul corpo del V.Brigadiere di PS sono proprio di non facile individuazione tanto che ho cominciato ad ipotizzare di invertire la direzione che così si configurerebbe da avanti e da alto verso il basso come di un tiratore posizionato in un luogo sopraelevato al piano stradale. Ricordiamo che in verità a via Fani si hanno altri tiri con direzione alto verso il basso che hanno impegnato la Scientifica che ha trovato una soluzione per me non convincente per esempio rispetto a tre tiri di tale caratteristica sul Caposcorta che i periti finiscono per concepire quasi sdraiato in auto - si ritorna alla fattispecie di uomini di scorta preparati che si vuole far comportare da inesperti - come nella mossa di girarsi verso il Presidente ma in una posizione che deve essere quasi orizzontale al finestrino sinistro della Fiat 130 per ottenere quelle direzioni che appariranno ai periti percorrere longitudinalmente il corpo del Caposcorta da alto verso il basso; questi stessi tiri se ipotizzati provenienti da tiratore posizionato su un luogo sopraelevato al piano stradale di via Fani sarebbero compatibili come per Zizzi e avrebbero quella caratteristica di imprevedibilità che anche una scorta professionale non potrebbe parare stante una contemporanea presenza sul piano stradale di situazioni equivoche che attirino l´attenzione degli agenti. Ricordiamo che in verità anche Rivera l´autista dell'alfetta di scorta presenta una ferita da tiro da alto verso il basso che nessuno è riuscito a spiegare. Ricordiamo che sulle facciate esterne del palazzo di via Fani lato Austin cioè lato opposto al Bar cioè lato sopraelevato al fianco destro della Fiat 130 e dell´alfetta cioè lato del caposcorta e di Zizzi rispettivamente, sono state riscontrate escavazioni cioè segni nel muro di proiettili che hanno raggiunto le finestre e i balconi sia del piano che si vuole chiamare in perizia terra ma che in realtà è quanto meno rialzato sia del piano secondo sopra quello citato che hanno anche avuto al loro interno il ritrovamento di frammenti di proiettili e proprio di un proiettile che fu scovato in un armadio dopo aver trapassato il legno del montante di una finestra dell´appartamento al piano rialzato e il montante della porta del bagno, e aver trapassato la porta dell'armadio al cui interno fu appunto ritrovato dagli abitanti dell'appartamento stesso. Ricordiamo che quello stesso bravo perito che individuò i bossoli dell´ M12 tra i tanti repertati in via Fani (questo per un particolare segno che si ritrova su tutti i bossoli sparati da tutti gli M12 sul retro del bossolo, segno a forma di finestrella) nel 1994 dedusse che questo proiettile apparteneva all´ M12 di via Fani. Ricapitolando, un M12 in via Fani spara certamente e ha un bossolo che verrà ritrovato sul paraurti dell' alfetta e proiettile in un appartamento posto sul lato destro della 130 e dell´ alfetta, il lato da cui due esperti uomini di scorta scendono in prossimità di una fermata del convoglio con auto ancora in movimento e che solo un tiro da una postazione sopraelevata poteva sorprendere, come i balconi di quel palazzo che ha il segno di un M12 che spara in quella direzione, M12 che esiste con certezza in via Fani ed è senza alcun dubbio quello di Zizzi che non si ritroverà come per una ulteriore forma di inquinamento della scena del crimine, che così concepita assume le sembianze di una imboscata militare ad opera di cecchini. "

Preciseremo meglio questa brillantissima, articolata e completa intuizione infra. Citano poi i tiri dall´alto con un breve accenno Paola Baiocchi e Andrea Montella il 16.5.2018, qui :

http://www.iskrae.eu/mister-m-capo-007-trasmissione-rai-3/

" Domenico Ricci, l’autista dell’auto di Moro, ha ricevuto un colpo frontale sparato da molta distanza e dall’alto, visibile grazie al foro sul parabrezza, riprodotto in tutte le foto agli atti. Chi può aver sparato con tanta precisione da una distanza considerevole e perché nessuno ne vuole

parlare? "

Parliamone dunque, del famoso foro nel parabrezza della 130 di Moro: esso sta nella parte alta del parabrezza, ed è davvero poco plausibile che sia stato prodotto da tiro dal piano strada, come la scientifica ha voluto di recente far credere alla commissione Moro2 che se l´è bevuta senza fiatare.

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-VnJKQTFkNjNTZlE/view

Osservatelo bene, ancora e ancora quel foro, sia nel noto servizio di frajese su youtube, sia nelle foto sul web, sia sul sito del collettivo 16 marzo.

Quel foro come traiettoria può ben venire dall´alto, checché ne dica la scientifica. E non è affatto un foro di uscita, come lo pastorizza il "collettivo 16 marzo": già in frajese, nonostante inquadrature non nitidissime, è possibile se fate fermo-immagine, vedere che il cratere di quel foro è introflesso. E anche la prima foto di esso in primo piano che trovate come quarta foto sul post dedicato del "collettivo 16 marzo", mostra slabbratura interna introflessa se vista dall´esterno.

Occorre considerare che le foto del 16 marzo sono quelle recenti della scientifica, sulla 130 restaurata per essere esposta a via di Settebagni - e sicuramente una gelida manina ha inquinato le prove, come avvenne in modo brutale per l´alfetta della scorta - e per tutto il resto della scena del crimine fin dai primissimi istanti.

Come può quel foro essere di uscita, come ipotizzarono i primi periti decenni fa ? Chi avrebbe sparato dall´interno della 130 ? O dall´esterno, con una traiettoria così assurda, senza riscontri in fori di uscita ? La scientifica nella sua relazione finale alla Moro 2 del 2015 sostiene che il foro sul parabrezza della 130 è bensì di entrata, ma il proiettile probabilmente andò a infilarsi nello sportello posteriore destro della 130 : però c´è l´impatto, ma non c´è il proiettile. E non è affatto sicura questa traiettoria e corrispondenza solo ipotetica tra fori. Quel foro dello sportello posteriore destro è probabilmente dovuto (se davvero è foro di proiettile) a frammento deviato di qualche tiro attraversante il finestrino sinistro. Infatti in questa foto originale della strage si vede che è obliquo e frastagliato ai margini :

https://it.wikipedia.org/wiki/Agguato_di_via_Fani#/media/File:Agguato_di_via_Fani_-_Roma,_1978_-_Domenico_Ricci_e_Oreste_Leonardi.jpg

Anticipo en passant, che quel segno di proiettile o suo frammento sullo sportello posteriore destro interno della 130, è prova che Moro non era in via Fani : se infatti vi fosse stato, iniziata la sparatoria lui istintivamente avrebbe potuto rannicchiarsi disteso a destra, abbassarsi verso destra, e quel proiettile o frammento, da qualunque parte venisse, avrebbe potuto colpirlo : non era dunque programmabile una simile strage, col sequestrando da lasciare illeso, a pochi cm dai massacrandi.

Per non parlare di una seconda lacerazione da proiettile, stavolta sul tetto interno dell´abitacolo posteriore sempre, all´altezza della maniglia di sostegno della portiera posteriore destra, descritta dalla scientifica all´epoca e pubblicata qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/630-volume-123-ocr-abbyy.html

p. 11 del cartaceo, 15 al cursore :

ripeto che anche se Moro fosse davvero stato presente e seduto a sinistra, la traiettoria di questi proiettili o frammenti che impattarono la tappezzeria interna dello sportello posteriore destro con provenienza da sinistra, e delle schegge dei finestrini, avrebbe potuto attingerlo sia che fosse fermo sia che si fosse piegato istintivamente verso destra.

E, aggiungiamo, sia che fosse stato sbalzato in avanti dal brusco arresto della 130 (che va in stallo pochissimo dopo che Ricci colpito a morte perde il controllo). Allora le cinture di sicurezza non erano obbligatorie, e la 130 di Moro ne è priva, come si vede qui :

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/16-marzo-1978-l-attentato-di-via-Fani-3ef475d5-b428-46b1-b53d-3449b7934754.html#foto-4

foto 4 di 12.

Dunque Moro non avrebbe avuto cintura se fosse stato presente. Le cinture servono anche "ad evitare l'impatto di eventuali passeggeri posteriori verso chi occupa la parte anteriore del veicolo" :

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinture_di_sicurezza#Storia

Se dunque Moro fosse davvero stato seduto dietro Ricci, il brusco arresto della 130 avrebbe sbalzato il politico in avanti, portandolo a impattare Ricci ed esponendolo vieppiù agli stessi proiettili e schegge che attinsero quest´ultimo.

Consideriamo poi che l´alfetta di scorta tampona alquanto violentemente la 130 - anche per questo, Moro se presente sarebbe stato scosso o sbalzato in avanti dalla sua posizione: non era possibile pianificare un tale agguato con la certezza di lasciare Moro illeso :

https://books.google.it/books?id=1advsX0QBTAC&pg=PA15&lpg=PA15&dq=dinamica+occupanti+senza+cintura+di+vettura+tamponata&source=bl&ots=baAUOANWtu&sig=ACfU3U3lLL0hl93RgJSKwgX9DrflASZCzA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiJ49SztdTmAhWGPOwKHQfhCloQ6AEwBnoECAgQAQ#v=onepage&q=dinamica%20occupanti%20senza%20cintura%20di%20vettura%20tamponata&f=false

(AA.VV., Infortunistica stradale, p.13)

Vedremo che Moro all´autopsia, svelerà 4 costole incrinate o rotte tra il 16 marzo e il 9 aprile circa:

ma è da escludere che se le sia rotte a Fani, perché, a parte tutto il resto, egli nelle prime lettere, di fine marzo, dice di stare discretamente, in discreta salute; e nella prima polaroid pubblicata il 19.3, non appare fisicamente sofferente, a differenza della seconda, tragica, di un mese dopo; ancora, Moro prima del 9 aprile scrive la gran parte del lungo Memoriale, e almeno 25 lettere: un output scrittorio difficilmente concepibile con 4 costole doloranti. Dopo il 9 aprile, scriverà ancora una settantina di lettere e parti finali del Memoriale, testi per lo più brevi e comunque dal volume totale assai inferiore al primo periodo. È assai più probabile dunque, che le fratture o incrinature siano avvenute ad aprile, per caduta o tortura in prigionia.

Inoltre il segno di impatto di proiettile sullo sportello posteriore destro della 130 (lacerazione orizzontale sotto al finestrino) è troppo più in basso rispetto al foro nel parabrezza, anche tenuto conto dell´angolo di deflessione causata dal vetro - la traiettoria sarebbe dunque in ogni caso dall´alto, mentre la scientifica ipotizza assurdamente un tiro dal piano strada, da sinistra a destra, avanti-dietro, da parte di un brigatista che spara alla 130 mentre questa arriva : tale presunto killer dovrebbe aver alzato l´arma e poi averla inclinata assurdamente, per ottenere una tale traiettoria alto-basso ! Non solo, ma se fosse stato a sinistra dove lo pone la scientifica, l´angolazione eccessiva del tiro avrebbe toccato il parabrezza con troppa obliquità, e il proiettile sarebbe rimbalzato perché privo di sufficiente forza di penetrazione :

https://www.panorama.it/news/cronaca/le-auto-della-strage-di-via-fani-40-anni-dopo-foto/#gallery-0=slide-5

https://www.panorama.it/news/cronaca/le-auto-della-strage-di-via-fani-40-anni-dopo-foto/#gallery-0=slide-3

Idem se si ipotizzi, come si è fatto qui :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

che il foro del parabrezza è di uscita, prodotto da uno sparatore a destra e dietro rispetto al senso di marcia della 130, che sparando quel singolo colpo infrangerebbe tutto il finestrino posteriore destro per poi colpire non si sa come la parte alta e inclinata del parabrezza...E tutto questo magari mentre gli sparatori di sinistra rischiano di ammazzarlo per fuoco incrociato, e lui loro !

L´altro argomento del 16 marzo, che quel foro è di uscita perché presenta sfaldamento del vetro superficiale esterno, non ha senso, primo perché si basa su foto fatte quasi 40 anni dopo, secondo perché non è affatto detto che fori di entrata in un parabrezza non sfaldino il vetro superficiale, come una panoramica web vi suggerirà immediatamente - ecco un esempio :

https://www.alamy.com/stock-photo-brokenwindshieldbullet-holeglass-damage-72772666.html

Le prove di tiro infine, addotte dal 16 marzo come prova, sono irrilevanti perché condotte su parabrezza staccati e isolati, e da distanze arbitrarie, senza tenere in minimo conto la possibilità di tiro dall´alto da lunga distanza.

Inoltre, quel foro se inteso dall´alto, è proseguibile idealmente tirando una linea che arriva diritta a impattare lo zigomo sinistro dell´autista Domenico Ricci, il proiettile penetrandogli il cranio per poi fuoriuscirgli alla base sinistra della nuca. Il foro sul parabrezza della 130 sta in alto, quanto più in alto possibile, perché un cecchino esperto sa che il vetro deflette la traiettoria abbassandola : dunque se vuoi prendere Ricci al cranio, devi mirare il più in alto possibile sul parabrezza : la deflessione di qualche mm o cm porta il proiettile a impattare lo zigomo sinistro di Ricci. I referti autoptici del 1978 divergono dalla mia idea, ma vedi mia discussione infra al cap. 3.

https://www.quora.com/Can-a-sniper-really-shoot-someone-through-glass-accurately

http://www.expertwitnessnews.com/lateral-angle-determination-bullet-holes-windshields/

Fu questo il primo colpo sparato a via Fani - a neutralizzare il primo autista come era militarmente logico aspettarsi - da tiratori scelti, dall´alto, con le auto ancora in movimento, magari in rallentamento per via dello stop. Simultaneamente o quasi, Ricci fu colpito sia dall´alto del 109, da sinistra, sia dal piano strada dalla sinistra, vedi infra cap. 3 per questo.

Possiamo dunque postulare un primo cecchino militare che spara dall´alto, da davanti al convoglio, da oltre l´incrocio con Stresa, da finestra o balcone o tetto o elicottero - o anche dal secondo piano del civico 106, come vedremo infra.

Ricci fu attinto al cranio attraverso il foro nel parabrezza, e se questo proiettile, come tutti gli altri che lo attinsero, non fu ritenuto, come attestato dall´autopsia, allora :

1. questo conferma che dietro non c´era Moro perché un tiro del genere avrebbe potuto ucciderlo dopo aver trafitto Ricci davanti - delle due l´una: o ai rapitori non importava nulla di prenderlo morto o vivo o ferito, il che è assurdo; o Moro non era a Fani ;

2. dov´è finito questo proiettile che trafisse Ricci al cranio ? Eccolo forse, almeno in parte :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

p. 36, basata sulla benedetti/salza, accettata dalla scientifica per la Moro 2 :

" BLINDATURE

1 sul pianale retrostante il sedile guida Fiat 130 ".

La blindatura è il rivestimento esterno, solitamente di rame e zinco in lega, del nucleo di piombo di un proiettile :

https://www.grurifrasca.net/oldsite/Sito/balistica/BalisticaTerminale/profili.html

Se anche uno sospenda il giudizio o contesti che il foro nel parabrezza fu prodotto da tiro dall´alto : vi rendete conto che, se Moro fosse davvero stato seduto lì dietro, questa blindatura è arrivata al suo posto ? Dunque: impossibilità assoluta di garantire l´incolumità di Moro in circostanze del genere, anche per supersniper blue light o comsubin o sas.

Addirittura, la perizia tecnico-balistico-medico-legale sull´eccidio della scorta dell´On. Moro, redatta dai periti Merli, Ronchetti e Ugolini per il processo Moro quater, citata in AA.VV., Il sequestro di verità, 2008, p. 73, cita un

" PROIETTILE INTEGRO...SUL PIANALE POSTERIORE, DOV´ERA L´ON: MORO " !!!

E anche il foro di proiettile sullo sportello interno posteriore destro della 130, se vero, qualunque sia stata la sua traiettoria, attesta pericolo prossimo per Moro, se presente e se per esempio si fosse sdraiato sul sedile per evitare i colpi, o in quel momento stesse allungando un braccio a prendere giornali, etc. Per non parlare di :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908824.pdf

p. 767 : lacerazione rilevata dalla scientifica a Fani nella tappezzeria del lato destro del tetto della 130, all´altezza della maniglia di sostegno dello sportello posteriore destro (è la relazione originale della scientifica sulla strage di Fani).

Basta col Moro a Fani. Quel che dovrebbe davvero sorprendere e scandalizzare, non è il negare la presenza di Moro a Fani - è l´averla affermata per 41 anni, e il continuare a farlo.



Qualcuno dirà : ma la scientifica attribuisce sopradetta blindatura a pistola smith&wesson, e i cecchini dall´alto non usano certo tale arma... Rispondo: è la scientifica che distorce la benedetti/salza, la quale descrive detta blindatura così, a p.25 qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_005.pdf

" 9) frammento di blindatura, proveniente da pallottola di calibro 9 parabellum di marca fiocchi, rinvenuta sul pianale retrostante il posto di guida della fiat 130, che pesa 0,828 grammi.

Presenta impronte di una rigatura di canna a sei righe destrorse con larghezze comprese tra 1,4 e 1,50 mm." :

ora, benedetti/salza a pag. 48 affermano che TUTTI i reperti attribuibili furono sparati da armi con canna a 6 righe destrorse. E quasi TUTTE le pallottole sono cal.9 parabellum.

Inoltre gli stessi benedetti/salza si contraddicono: dopo aver asserito a pag. 25, come abbiamo visto, che le larghezze d´impronta di rigatura di quella blindatura rinvenuta dietro Ricci, sono comprese tra 1,4 e 1,50 mm, essi poi a p. 55 assegnano la medesima blindatura al gruppo D, tra 1,60 e 1,65 mm ! Dunque, la blindatura in questione appartiene al gruppo C, sparata da mitra, e non al gruppo D della smith&wesson !

Spero ce ne sia abbastanza per convincervi che le perizie balistiche di Fani sono, in buona sostanza anche se non necessariamente in tutto e per tutto, opinabili. Tenete sempre presente che uno stesso calibro e stesse rigature possono provenire da armi diverse. Le perizie balistiche di Fani furono pilotate a sancire pseudoscientificamente il dogma della vulgata: Fani opera delle sole br che spararono solo da sinistra e solo dal piano strada.

Torno a insistere sul punto principale dal quale mai non torcer gli occhi: che non solo quella blindatura, qualunque fu la sua provenienza, ma tutti i proiettili sparati alla 130 avrebbero potuto uccidere o ferire Moro se fosse stato presente, non foss´altro che per rimbalzo o deviazione post-primo impatto in abitacolo stretto e chuso anche se non mirate a lui, o al minimo, procurandogli un infarto per shock, visto che era un uomo di oltre 60 anni. Invece come vedremo infra analizzando i referti necroscopici, il cuore di Moro era in perfetta efficienza al 9.5.78.

E QUESTO È ASSURDO NELL´OTTICA DI UN RAPIMENTO, UNA SPARATORIA DEL GENERE HA SENSO SOLO QUANDO SI VUOLE UCCIDERE E NON RAPIRE !

Ancora una volta: basta col Moro a Fani.

Sui proiettili della 130 :

- Ricci viene attinto da 7 colpi stando a quel che ufficialmente si è scritto

- Leonardi da 9 e fanno 16 : io tendo a pensare che Leonardi sia stato colpito anche fuori o parzialmente fuori della 130, mentre apriva lo sportello e si sporgeva per uscire, comunque certo in sua prossimità

- tenete conto delle incertezze balistiche ammesse da tutti i periti: della concretissima possibilità cioè, che molti proiettili, bossoli e frammenti di entrambi siano andati perduti per caso o per inquinamento deliberato

- 4 blindature ritrovate nella 130 e non sicuramente attribuibili, e fanno comunque 20, perché anche se esse appartenessero ai proiettili che trafissero i poveri Leonardi e Ricci, proiettili o frammenti di essi non ritenuti possono uccidere altre persone che si trovino in prossimità, sia su traiettoria sia no, per rimbalzo/deviazione in abitacolo chiuso e stretto o frammentazione

- 6 pallottole integre ritrovate nella fiat 130, per le quali vale il discorso fatto al punto precedente, quindi fanno 26

- dei 7 proiettili che uccidono il povero Ricci, nessuno è ritenuto: altissima la possibilità che attingano Moro dopo aver attinto Ricci, ripeto o per traiettoria ( quello avanti-dietro che impatta zigomo sinistro e fuoriesce da nuca a sinistra) o per rimbalzo in abitacolo stretto e chiuso

- dei 9 colpi che attingono Leonardi, 5 non furono ritenuti.

Se sommiamo anche approssimativamente tutta questa girandola di colpi, ripeto considerando che i non ritenuti possono essere mortali sia su traiettoria sia per rimbalzo o deviazione post-impatto sia per frammentazione, allora le possibilità per un eventuale Moro a Fani, di essere colpito da una pallottola o un frammento di pallottola sono decine - questo anche ammettendo che alcuni dei proiettili che colpirono Leonardi possano esser gli stessi che avevano prima trafitto Ricci - eventualità difficile perché Leonardi è attinto da destra e Ricci da sinistra e da davanti.

Consiglio quest´ottima sintesi sul quadro ufficiale, per quanto pedissequa e superata dalle osservazioni di Agora supra e mie :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

In tali condizioni, cioè con 2 massacrandi a pochi centimetri da un sequestrando, è impossibile anche per un guglielmi o pastore stocchi o moscardi, pianificare militarmente un agguato, da cominciare si badi bene, ad auto ancora in movimento, che lasci sicuramente incolume l´ostaggio. E questo sarebbe vero anche se le possibilità matematico-fisiche che Moro fosse attinto da una di quelle pallottole o un suo frammento, invece che decine come sono, fossero state solo 3 o 4.

La pianificazione militare dell´agguato è comprensibile, da angolazione militare e logica, solo ed esclusivamente senza Moro a Fani: con Moro nella 130, tutto diventa talmente aleatorio da non avere alcun senso per nessuno, e non garantire affatto il successo del golpe: strage degli agenti e sequestro di Moro illeso per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni sul modello della riuscita operazione Schleyer.

Mi pare fin troppo evidente che immaginare Moro ad esempio come si è fatto, accucciato dietro lo schienale di Ricci in compagnia di una blindatura proprio lì sul pianale dove sarebbe stato accucciato, cioè del durissimo involucro esterno di una calibro 9 sparata da arma automatica che raggiunge velocità all´impatto di centinaia di metri al secondo al minimo anche dopo trafittura di altro corpo non durissimo come un corpo umano o vetro di parabrezza o telaio di macchina non blindata: e moltiplicando per decine di proiettili (e loro possibili deviazioni, rimbalzi, trafitture multiple) che interessano la 130: immaginare uno scenario del genere, è poco realistico. Nessuna chirurgia o geometrica potenza strombazzatata dai pappagalli del mossad, possono garantire l´incolumità di uno lì dietro, accucciato o no.

Viene prima l´effetto sorpresa, poi la reazione istintiva: e l´effetto sorpresa del tiro dall´alto che centra il povero Ricci al cranio con direzione avanti-dietro e lo trapassa, avrebbe potuto senz´altro cogliere Moro, come concretissima possibilità . Ma anche a negare questa traiettoria come fanno i medici legali, nessun cecchino da nessuna direzione e posizionamento può garantire dove va a fermarsi il suo proiettile, o l´esatta cinetica dei suoi eventuali rimbalzi e sue eventuali deviazioni e trafitture multiple in abitacolo stretto e chiuso. Per non parlare della possibilità di errore di tiro.

Il punto logico non è che Moro sarebbe uscito illeso come prova la sua autopsia ; il punto è l´impossibiltà di garantire la sua incolumità in partenza, nella pianificazione tattica di un agguato del genere, con il sequestrando a pochi centimetri dai massacrandi.

Dunque se davvero Moro fosse stato nella 130, può logicamente significare solo che a kissinger e compagni di merende non importava assolutamente nulla se ne uscisse vivo morto o ferito: il che è assurdo, perché a quel punto lo avrebbero fatto saltare in aria subito con gli altri o senza e buonanotte.

A proposito sempre di pianificazione militare, il cui scopo data l´importanza globale e strategica della posta in gioco in questo caso, non può che essere ridurre l´alea a tendente a zero, ripeto: si tenga conto che Moro, pur essendo un uomo eccezionalmente coraggioso, aveva pur sempre 61 anni quel 16 marzo del 1978 : il trovarsi in mezzo a un´ improvvisa, anche se messa in conto da tempo, sparatoria di tale entità, era cosa da far possibilmente cedere il cuore anche a un veterano del Vietnam. Invece lo si voleva vivo. E il suo cuore, stando alle perizie necroscopiche di cui infra, era in perfette condizioni al 9.5.78.

Togli Moro dalla 130, e tutta la strutturazione dell´agguato in ogni sua fase ridiventa d´incanto logica e coerente, e relativamente facile la mattanza, perché tale fu: quel tiro al bersaglio tanto paventato dal povero Leonardi.



Al primo proiettile, quello che fora il parabrezza in alto della 130, corrispondono da dietro, i 3 fori nel lunotto dell´alfetta di scorta, di cui parla nessuno... 3 colpi di cecchino posteriormente appostato in alto, indirizzati a Iozzino e Zizzi (vedi infra). Osservateli bene, li trovate ovunque sul web, a partire da frajese su youtube, poi vi darò citazioni precise dove si vedono particolarmente bene. Li troviamo solo nei filmati d´epoca, perché terroristi di regime per inquinare le prove hanno demolito quel lunotto e ora non esiste più - il che ha fornito la scusa all´ascientifica per omettere quei 3 fori dalla loro vergognosa e depistante ricostruzione in 3D.

Invece avrebbero ben potuto ricostruire le traiettorie di quei proiettili dai filmati e foto d´epoca. Ovvio che quei 3 fori, tutti a sinistra del lunotto, tutti dunque aventi come obbiettivo Zizzi e Iozzino (vedi infra per la leggera obliquità sinistra-destra di queste traiettorie), sono frutto di spari dall´alto : ben più difficile, ai limiti dell´impossibile, sarebbe stato produrre quei fori da sinistra del piano strada, o anche da destra del piano strada. Osservateli qui, a 3´34´´ :

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

Dunque o sono stati casimirri e lojacono, che sarebbero stati al cancelletto superiore ma secondo la vulgata non avrebbero sparato (stando a Riamondo Etro però, casimirri gli confidò di aver sparato a Iozzino) - o sono stati tiratori scelti dall´alto, appostati a finestre o balconi di via Fani, probabilmente in questo caso, dal lato sinistro di essa rispetto al senso di marcia del convoglio, in quanto i fori nel lunotto presentano asse più lungo verticale e leggermente inclinato verso destra, il che potrebbe indicare che quei colpi erano mirati a Iozzino e Zizzi, non a Rivera, che fu invece preso di mira lateralmente, attraverso il finestrino sinistro e lo sportello sinistro, ma sempre dall´alto oltre che dal piano strada.

http://www.expertwitnessnews.com/lateral-angle-determination-bullet-holes-windshields/

Colpi singoli di cecchini, sparati ad auto ancora in movimento, anche se in rallentamento per via dello stop, come attestano i frammenti dei vetri dei finestrini in terra dietro ai finestrini stessi di qualche metro.

Aveva dunque ragione Mino Pecorelli: l´agguato di via Fani è un atto di guerra, preparato e attuato con tattica militare da professionisti addestrati in scuole di guerra di altissimo livello - i tiratori scelti dall´alto - e da manovalanza reclutata su piazza, ma comunque preparata militarmente, per il piano strada. Il tutto è coordinato via radio da guglielmi camillo e altri agenti di gladio.

Il via è dato da cecchini militari dall´alto, sia da sinistra sia da davanti in alto, che centrano l´autista di Moro, Domenico Ricci, e l´autista dell´alfetta Giulio Rivera. Gli agenti di destra, Leonardi Zizzi e Iozzino, escono istantaneamente dalle auto con le armi in pugno - pistola per Iozzino, M12 per Zizzi, pistola per Leonardi. Forse sono feriti, perché cecchini appostati lateralmente in alto sul civico 106, e in alto a Fani alta, hanno cominciato a sparare contro di loro attraverso i finestrinie il lunotto dell´alfetta. 2 agenti riescono a fare fuoco, Iozzino e Zizzi, e a colpire sia il primo e secondo piano di via Fani 106, dove evidentemente hanno avvistato almeno uno dei cecchini dall´alto, sia forse, uno o più killer sul piano strada, come attestano Pecorelli, e il pentito patrizio peci qualche anno dopo: perché qualcuno avrebbe dovuto alzare il tiro, se non perché vide cecchini dall´alto ? Ma andiamo con ordine :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_005.pdf

Si tratta della relazione balistica benedetti/salza, depositata il 21.12.1994. A p. 27 di 81 digitale, abbiamo descrizione dei proiettili rinvenuti nelle immediate adiacenze. Mi soffermo solo sui reperti che mi interessano. Noto però e sottolineo che diversi proiettili erano stati catalogati senza indicazione di luogo di reperimento. Quindi possono benissimo provenire anch´essi da piani sopraelevati. Iniziamo dal reperto 11 a p.33 di 81 :

" Frammento di nucleo in piombo di pallottola di calibro e marca imprecisabile, che fu trovato nell'appartamento del dr. CUCCO al 2° piano di uno stabile che non è stato indicato . Pesa 3,481 grammi (foto n° 101) " . Tenuto conto che per il catasto, il piano rialzato è detto primo piano, questo secondo piano potrebbe in realtà essere un primo piano, ma il discorso non cambia molto ai fini dei tiri dall´alto.

Lo stabile non indicato è il civico 106 di via Fani, come risulta dall´elenco del telefono del 1978, che attesta un Fabrizio Cucco colà, notizia fornitami dalla cortesia di conoscenti. Siamo alla scala (palazzina) A, ala destra di essa (a detta della scientifica : dovrebbe essere l´ala destra con le spalle allo stabile, ma non è precisato) piano secondo, int. 4, vedi infra. La pallottola è frammentata. Non mi risulta che fabrizio cucco sia mai stato interrogato, nemmeno come teste. Potete vedere il 106 A (ultimo palazzo a destra del senso di marcia del convoglio di Moro, quindi ultimo palazzo su via Fani a destra) molto bene qui :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

Purtroppo le foto non sono numerate, ma è la sedicesima dell´articolo. Cliccateci sopra per ingrandirla. Si capisce subito che non si può colpire dal piano strada il secondo piano di cucco senza mirarci deliberatamente per qualche motivo. Anche la forza di penetrazione con cui le pallottole sono penetrate in casa cucco indicano mira deliberata e non rimbalzo o deviazione accidentale (vedi infra).

Ripeto: cucco fabrizio risulta nell´elenco telefonico del 1978 come abitante, o almeno intestatario di un´utenza telefonica, in via Fani 106. Incrociando dati catastali con dati anagrafici, un cucco fabrizio risulta effettivamente risiedere a Roma negli anni ´70 insieme con la moglie cuniolo maria grazia, ma NON a via Fani 106 - almeno, non ufficialmente. Cucco fabrizio è registrato nell´elenco del telefono del 1978 come abitante, o più precisamente titolare di utenza telefonica, a via Mario Fani 106: ma questo non risulta all´anagrafe. E nemmeno al catasto, ma i dati digitali del catasto da me consultati partono dal 1988 circa, perché quelli precedenti non li hanno meccanizzati. Ulteriori riscontri incrociati con le conservatorie catastali mi hanno consentito di appurare che cucco fabrizio non risulta intestatario a via Mario Fani 106, né ad alcun altro indirizzo, negli anni ´70, nel senso che non risulta aver stipulato atti di compravendita o successione in quel periodo. Né è probabile che lo avesse fatto prima, dato che aveva tra i 16 e i 26 anni negli anni ´60. Pare dunque di dover concludere ragionevolmente che cucco non era il proprietario di via Mario Fani 106, scala A, int. 4, secondo piano. Ancor meno probabile è che lo fosse la moglie, cuniolo maria grazia, di 4 anni più giovane.

Ma allora a che titolo e a che scopo avevano la disponibilità dell´appartamento, e un´utenza telefonica colà, al 16.3.78 ? Chi aveva messo a loro disposizione quell´appartamento, a quale titolo e a quale scopo ? E perché cucco fabrizio dichiara all´anagrafe, il 15.5.1977, che il suo domicilio fiscale, che manterrà fino al 1989, è in via Fezzan 41 a Roma - mentre solo 10 mesi dopo, lo troviamo con la moglie, inquilino di via Mario Fani 106, in tutt´altra zona di Roma - domicilio che cucco non dichiarerà mai all´anagrafe ? E che risulta avere in sua disponibilità fin almeno dal

1972 ?

La cosa si complica vieppiù, facendo riscontri incrociati con stradari e elenchi telefonici alfabetici dell´epoca: un conoscente:

" Ecco i risultati del controllo incrociato degli elenchi alfabetici e degli stradari in nostro possesso:

CUCCO Fabrizio, via Mario Fani 106 - tel. 340507 - è presente nello stradario 1972, in quello del 1975/76 e in quello del 1977/78, sempre con lo stesso numero di telefono; manca nello stradario 1969, ma è presente nell'elenco alfabetico 1967/68 in via Fezzan 41 con il numero 83 85 481" :

da questi dati parrebbe doversi desumere che cucco aveva disponibilità dell´appartamento a via Fani 106 almeno dal 1972 - quando aveva 28 anni; e di quello di via Fezzan 41, addirittura dal 1967 - quando aveva 23 anni. Però all´anagrafe, cucco fabrizio dichiarerà via Fezzan 41 come proprio domicilio fiscale solo il 15.5.1977. Mentre a che titolo avesse disponibilità fin dal 1972, anche di via Fani 106, non è dato sapere e all´anagrafe non risulta. In base ai dati delle conservatorie catastali, che oggi si chiamano uffici di pubblicità immobiliare, possiamo dire che cucco fabrizio

non risulta mai intestatario, cioè proprietario, di alcuna unità immobiliare a Roma fino a tutti gli anni ´70. E nemmeno la moglie.

Ovvio che una pallottola che arriva al secondo piano dal piano strada è sospetta : come è giunta così in alto ? Purtroppo essendo lo stato del reperto quel che è, non è possibile attribuzione ad arma stando alla perizia. Ma qualcuno ha sparato rivolgendo l´arma verso l´alto. Potrebbe averlo fatto perché ferito, dopo aver perso il controllo. Oppure lo ha fatto deliberatamente per colpire un cecchino a quel misterioso secondo piano. E anche al primo, come vedremo.

Ripeto : qualcuno ha sparato al 106, mirando in alto. Chi altri poté essere, se non Zizzi e/o Iozzino ?

Comunque, quella pallottola (e diverse altre che vedremo) su Fani 106 sta a dimostrazione ulteriore, casomai ve ne fosse ancora bisogno, che vi erano cecchini appostati in alto - come in ogni agguato che si rispetti. È tatticamente, logicamente inconcepibile un agguato militare in cui si spari dal piano strada, o solo dal piano strada, alla stessa altezza di bersagli armati e addestrati a reagire : sia Iozzino sia Rivera almeno, stando a mie fonti, erano tiratori scelti, e così Leonardi. E gli altri 2 erano comunque i migliori nelle loro specialità. Gli agguati si fanno appostandosi in alto, invisibili ai bersagli o meno visibili possibile.

Sempre a p. 33 di 81 della perizia balistica benedetti/salza, il reperto 12 è :

" Blindatura di pallottola cal. 9 Parabellum di marca Fiocchi, del peso di 0,87 grammi, che è contenuta nello stesso sacchetto assieme ad un bottone metallico per uniforme di Carabiniere e che fu trovata da CUNIOLO Maria Grazia nella camera da letto della sua abitazione di via M.Fani n.o 106 - scala A - int. 4 (vedi foto n. 102). Per quanto mancante di una grossa porzione di metallo lato del fondello è ancora visibile la zona cilindrica della blindatura su cui sono visibili le tracce lasciate da una rigatura assolutamente irregolare ".

Il punto è: a che piano è questo interno 4 ? In base a dati catastali, questo int. 4 della scala A è da collocare al secondo piano - sempre tenuto conto che il piano rialzato è catastalmente il primo piano. Via Fani 106 constava allora di 3 edifici - tralasciando per ora quello in mezzo che non si capisce dalle stranamente incomplete planimetrie catastali che cosa sia e a cosa serva, vi erano una palazzina A e una palazzina B, dette anche scala A e scala B. Ciascuna di queste palazzine era poi suddivisa in due ali, destra e sinistra. L´ala di cui parliamo è la destra (vedi infra : però come detto non so ancora se ala destra si intenda con le spalle allo stabile o guardando lo stabile). Come è finito questo frammento di pallottola nella camera da letto della signora ? Cuniolo maria grazia non risulta su pagine bianche a via Mario Fani 106 proprio come non vi risulta il marito cucco fabrizio. Ma vedremo che questi due sono con certezza quasi assoluta, a meno di doppia omonimia e altre coincidenze meno probabili di un 13 al totocalcio, marito e moglie e che dunque i due reperti o frammenti di pallottole numeri 11 e 12 della benedetti/salza appartengono allo stesso

appartamento : via Mario Fani 106, scala o palazzina A, ala destra, interno 4, secondo piano (tenendo conto che il piano rialzato del dottor de chiara, dove piovono altri proiettili della scorta, di cui parleremo infra è catastalmente denominato primo piano, e dunque stava proprio sotto a cucco/cuniolo).

La relazione della scientifica alla Moro 2 del 2015 parla di una cuntolo [sic] maria grazia in cucco. Dati catastali e anagrafici incrociati ci dicono che la coppia che cerchiamo è invece questa:

lui : cucco fabrizio, nato a Biella il 3.5.1944. Fonte giornalistica lo dà pilota civile.

lei : cuniolo maria grazia in cucco, nata a Desenzano del Garda il 13.12.1948. Fonte di polizia la dà casalinga, si intende (per entrambi) all´epoca :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p.451 : riferimento alla relazione di servizio del maresciallo Colosi circa frammento di proiettile rinvenuto abitazione cuniolo maria grazia e sequestrato - allegato 19 - e dato in consegna alla scientifica. A p. 482 abbiamo allegato 19 in cui il maresciallo di ps Colosi Francesco informa il dirigente del commissariato Monte Mario che verso le ore 11,45 del 22.3.78 la signora cuniolo maria grazia in cucco nata a Desenzano sul Garda (BS) il 13.12.1948, casalinga, abitante in via Mario Fani 106 scala A int.4, tel. 340 507, ha consegnato un piccolo frammento di proiettile di metallo giallo da lei rinvenuto nel suo soggiorno dopo che aveva trapassato tapparella e vetro della porta-finestra.

Non li sto affatto accusando con certezza probatoria di aver ospitato cecchino/i il 16.3.78; né sto accusando con certezza probatoria cucco fabrizio di esser stato uno dei cecchini; ma non è da escludere che lei e il marito da giovani siano stati complici nella strage di via Fani, se non altro in funzione logistica - cioè ospitando uno dei cecchini nato dall´alto. Oppure semplicemente presidiando l´appartamento per conto dei servizi, perché se un ignaro, magari cacciatore o poliziotto o detentore di arma, avesse abitato lì, avrebbe potuto dar man forte alla scorta. Tendo a pensare che i cecchini fossero appostati sul tetto del 106, sia perché l´angolazione da cui vengono colpiti Leonardi e Zizzi è molto accentuata, quasi verticale, sia perché i balconi e le finestre del piano rialzato e del primo piano (rispettivamente primo e secondo piano catastali) del 106, scala B, son troppo visibili e vicini alla strada per garantire sicurezza e invisibilità e effetto sorpresa ai cecchini. Dunque è probabile che Zizzi sparò contro lo stabile perché aveva capito che tiri sulla scorta ne provenivano, ma senza poter vedere i cecchini che forse eran sul tetto. Tuttavia non posso escludere che ve ne fossero anche ai balconi e finestre di cucco/cuniolo o addirittura di de chiara al piano rialzato.

Ripeto : i dati anagrafici ci dicono che cucco fabrizio non ha mai avuto il suo domicilio fiscale

(= residenza anagrafica) a via Mario Fani 106: il giorno della strage, il suo domicilio fiscale era in via Fezzan 41 a Roma - lontanissimo da via Fani: a via Fezzan abitò ufficialmente dal 15.5.1977 al 31.5.1989, verosimilmente con la moglie cuniolo maria grazia in cucco. Però abbiamo visto supra come da stradari e elenchi telefonici d´epoca, cucco fabrizio risulti intestatario di un´utenza telefonica in via Fani 106 fin dal 1972, e risulti avere un´altra utenza telefonica a suo nome a via Fezzan 41 fin dal 1967.

Dunque : che ci facevano costoro a via Fani 106, scala/palazzina A, ala destra, int. 4, piano secondo, il 16.3.1978 ? Certo, potevano benissimo aver in uso questa come seconda casa, o prima, ma non risulta all´anagrafe che mai vi abbiano eletto domicilio ufficiale. Né risulta al catasto, i cui dati digitali da me visionati però partono dal 1988. Dal 1988 in poi, cucco/cuniolo non risultano accatastati a via Mario Fani 106. E mai vi risultano avervi abitato ufficialmente per l´anagrafe. Per l´anagrafe, all´epoca della strage essi abitavano in via Fezzan 41. Non è impossibile, però è rimarchevole che 2 giovani di 33 (cucco) e 29 (cuniolo) anni avessero, al 16.3.78, ben 2 appartamenti a disposizione, e che appartamento, quello di Fani 106: consta di 6,5 vani in base ai dati catastali dal 1988 ; mentre via Fezzan 41 è lontanissima, molto più modesta, squalliduccia e piccoloborghese :

https://www.google.com/maps/place/Via+Fezzan,+41,+00199+Roma+RM/@41.928153,12.5238914,127a,35y,45t/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x132f615bde61cf8f:0x5a320d175c4c0c8c!8m2!3d41.9293005!4d12.5238092

A che servì loro dunque, e da chi fu loro messo a disposizione, l´appartamento di via Fani 106 contro cui spararono membri della scorta di Moro ? Perché uno come cucco, che ha a disposizione un megaappartamento a via Fani dal 1972, va a dichiarare il proprio domicilio fiscale a via Fezzan nel 1977 ? Come si può non sospettare che cucco e cuniolo siano coinvolti quanto meno nella logistica della strage, se non altro come prestanome per i criminali che plausibilmente usarono quel balcone o finestre affacciantisi su via Fani/Stresa per piazzarvi uno o più cecchini che massacrarono gli agenti, o quanto meno come presidiatori di un appartamento gestito dai servizi deviati o da gladio, che non poteva essere affittato a ignari che avrebbero potuto interferire con la strage ?

Dal 1988 in poi, e fino all´1.4.2019 almeno, cucco/cuniolo risultano al catasto comproprietari in comunione di beni di un garage di 20 mq a via Cina 450, Roma. Il domicilio fiscale di cucco fabrizio risulta all´anagrafe essere il medesimo: via Cina 450, Roma, zona eur/torrino, a partire dal 31.5.1989, e fino al 2004. Un´altra zona lontanissima da via Fani. Dal 30.4.2004, cucco risulta residente a Desenzano del Garda, via san Zeno 90, CAP 25105, in provincia di Brescia - il paese natale di cuniolo. Lei però risulta anagraficamente abitare al medesimo indirizzo dal 31.5.1999. Una cosa è certa : si sono fatti cancellare dagli elenchi telefonici : su pagine bianche online non ci sono. Insomma, tengono molto alla privacy.

Ce n´è già davvero abbastanza per chiedersi cosa facessero cucco e cuniolo a Fani 106 il 16.3.78 - e perché la scorta spara al loro appartamento. E dove fossero loro due, il 16.3.78 tra le 8.45 e le 9.15 del mattino.

Ancora un conoscente su via Fani 106 :

" Ho tutte le visure; molti rogiti sono del notaio fenoaltea, uno dei Servizi , parente dell'ambasciatore fascista e piduista fenoaltea; molte unità locali sono sempre, dal 1962 in poi, intestate alla Cooperativa Fani-Stresa; ho anche le mappe e i nomi (Ferrari B. ecc. ecc.) che abbiamo già trovato " : cercando riscontri alle notizie del mio informatore, ho trovato sinora un solo ambasciatore fenoaltea, tal sergio, che però non risulta nell´elenco della p2 e nemmeno come fascista - Flamigni lo dice però uno dei capi del partito filoamericano in Italia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Fenoaltea

Il notaio fenoaltea invece collabora coi servizi anche a via Gradoli, come narra Flamigni :

" La immobiliare Gradoli spa era strettamente legata a un’altra immobiliare, la Caseroma srl

proprietaria di un’altra serie di appartamenti di via Gradoli 96.– La immobiliare Caseroma srl venne costituita il 28 novembre 1975 (un mese prima che il capo brigatista Moretti prendesse

possesso dell’appartamento-covo di via Gradoli 96) presso lo studio del notaio Francesco Fenoaltea."

http://kaosedizioni.com/wp-content/uploads/2018/11/Estratto-Covo-e-prigione.pdf

p.15 di 29 al cursore.

Il notaio è sicuramente coinvolto con la peggior feccia dei servizi deviati, e dunque la sua connessione sia con Gradoli sia con Fani 106 è assai indicativa: lascio riassumere il tutto al grande Flamigni, ibidem :

" Lo studio notarile Fenoaltea curò buona parte delle operazioni immobiliari e societarie di via Gradoli 96. Curò anche gli atti di compravendita di un appartamento della brigatista Adriana Faranda (per questo il giudice istruttore Rosario Priore, il 27 ottobre 1978, interrogò Enrico

Fenoaltea, figlio di Francesco). Francesco Fenoaltea, anni dopo, risulterà membro del consiglio di amministrazione della finanziaria Raggio di Sole spa 14, maggiore azionista di quella Raggio di Sole Immobiliare spa proprietaria dell’intero capitale sociale della Palestrina III srl, altra società di copertura del Sisde. I notai Fenoaltea erano cugini dell’ambasciatore Sergio Fenoaltea, ritenuto uno dei capi del “partito americano” in Italia. " (P. 17 al cursore)

Sono passaggi dello splendido libro di Sergio Flamigni La sfinge delle brigate rosse, kaos edizioni 2004, lettura indispensabile.

Furono forse i servizi deviati e la p2 a mettere quell´appartamento, che diventerà poi strategico per la strage, a disposizione di cucco/cuniolo, fin dal 1972 ? E se sì, perché ? Purtroppo non sono riuscito a tracciare eventuali contratti di locazione - ammesso che ne siano mai esistiti. Ricordiamo che il duo repubblichino moscardi/iannaccone aveva avuto disponibilità del loro appartamento di Fani 109 da anonimi "amici" mai scoperti...

Via Fani 106 è un civico interessante. Stando a google, sta a 40 metri dall´agguato - da Fani/Stresa. Tenendo conto della lunghezza del convoglio, diremo a 30 metri circa dalla sua coda. Molto vicino. Ancor più vicino e quasi di fronte all´inizio dell´agguato, se ricordiamo che questo inizia con le auto ancora in movimento, quindi distanti decine di metri dall´incrocio. Come sono finite queste pallottole a 30 metri o 40 , o anche molto meno, al primo e al secondo piano ? Qualcuno - qualcuno della scorta plausibilmente - sparò rivolgendo l´arma in alto verso primi e secondi piani.

La benedetti/salza ( p.64 di 81) riporta anche di una blindatura di proiettile trovata in un armadio nell´appartamento del dottor Chiara al piano terra di un civico imprecisato, che la Moro 2 ha appurato essere ancora il 106. Ciò è importantissimo, perché stando ai periti, quella pallottola proviene da mitra M12 - quello che aveva in dotazione il caposcorta dell´alfetta Zizzi - dopo la strage, l´M12 di Zizzi sparì.

Vi era un nucleo eversivo nella zona di Biella, scoperto grazie al pentito peci le cui rivelazioni portarono a sequestrare la mitragliatrice M12 usata per gli omicidi Lanza e Porceddu e per il sequestro dell´onorevole Moro secondo la vulgata - potrebbe trattarsi dell´M12 di Zizzi rubato a via Fani ? Questa e altre armi venivano rinvenute nell´abitazione di piero falcone e giuseppina bianchi, a Occhieppo Inferiore, comune limitrofo a Biella, nel marzo 1980 :

https://books.google.it/books?id=XVaC9qwogiYC&pg=PA274&lpg=PA274&dq=M12++sequestrato+a+Biella&source=bl&ots=QtXgmc9UPn&sig=ACfU3U1ryCrmBqQzXd7xTohVvxSenFGTMw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjq_PPp3e7hAhUBIMUKHddVBvoQ6AEwCHoECAgQAQ#v=onep age&q=M12%20%20sequestrato%20a%20Biella&f=false

A Occhieppo Inferiore risulta (2019) su pagine bianche una Cucco Bruna :

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=cucco&dv=Occhieppo+Inferiore+%28BI%29

A Biella vi era una base sicura della colonna torinese delle br, in cui furono conservati alcuni documenti di Moro, a detta del superpentito patrizio peci nel suo libro Io, l´infame, citato da marcello altamura a p.221 del suo Il professore dei misteri, ponte alle grazie 2019.

Dunque : Biella è molto collegata al caso Moro, e guarda caso, proprio un originario di Biella ha disponibilità di un megaappartamento a via Fani 106, prospiciente l´agguato, al 16.3.78.

Ricordo infine che a Biella fu ucciso dal br azzolini, poi risultato coinvolto nel caso Moro, il vicequestore Francesco Cusano l´1.9.1976.

Chiedo : questo cucco fabrizio è per caso imparentato con la brigatista cucco ivana ? Non è un´insinuazione. Non è un´illazione. È una semplice domanda.

https://www.corriere.it/cronache/17_marzo_18/nuova-vita-dell-ex-brigatista-d2ef8d6a-0b4c-11e7-82ab-c3e0ac11ad0a.shtml

Il proiettile trovato in casa del dottor Chiara a via Fani 106, piano rialzato, è calibro 9 parabellum come quello trovato in casa cuniolo al primo o secondo piano.

Notate come fino alla benedetti/salza, cioè fino al 1994 almeno, ma in realtà fino al 2015, quando la scientifica rivelò alla Moro 2 che il civico di de chiara era il 106, nessuno la aveva mai saputo - come nessuno sapeva che l´appartamento di de chiara al piano rialzato/primo piano sta proprio sotto quello di cucco/cuniolo al secondo piano.

Ancora : la benedetti/salza a p. 27 di 81 descrive un secondo proiettile e un frammento del primo ritrovati sempre nel medesimo appartamento del " dottor chiara" e nel suo cortile rispettivamente :

anche la seconda pallottola, estratta dal muro, è calibro 9 parabellum.

Ho trovato qui :

https://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/010/00000007.pdf

(relazione finale della scientifica alla Moro 2, p.12 di 16 al cursore)

il seguente brano :

" Sono state acquisite, infatti, le dichiarazioni di Giovanni De Chiara, che abitava in via Fani 106, al piano terra, e di Eleonora Guglielmo, allora « ragazza alla pari » presso l’abitazione di De Chiara.

Non risulta che tali due testimoni oculari siano mai stati ascoltati in precedenza, o almeno non che siano state verbalizzate le loro dichiarazioni.

Giovanni De Chiara ha ricordato di essere tornato verso casa la mattina del 16 marzo 1978 dopo aver accompagnato i bambini a scuola, di aver udito colpi di arma da fuoco e di aver visto allontanarsi a sinistra, su via Stresa, una motocicletta con a bordo due persone, delle quali una

aveva sparato verso qualcuno.

Eleonora Guglielmo ha riferito ai collaboratori della Commissione di aver sentito la voce di una persona anziana che gridava « lasciatemi, lasciatemi » e poi voci che dicevano « achtung,

achtung ». La signora Guglielmo quindi scorse alcune persone che spingevano un uomo dentro un’auto, che partì immediatamente, e vide partire anche una motocicletta di grossa cilindrata; l’auto andò nella stessa direzione della motocicletta che l’aveva accompagnata, dirigendosi da via Fani in direzione opposta verso via Stresa. La motocicletta aveva a bordo due persone; il passeggero aveva capelli di colore scuro, con una pettinatura a chignon e un boccolo che scendeva e pertanto la signora Guglielmo ritiene che fosse una donna.

La teste ha, altresì, riferito di aver ritrovato nel giardino dell’abitazione, due o tre ore dopo la strage, una fotografia Polaroid raffigurante due persone su una motocicletta e di averla consegnata

ad una persona in abiti civili, di cui non ricorda altri dettagli. Ha specificato che le persone ritratte nella fotografia erano due giovani, un uomo e una donna, dei quali si vedevano chiaramente i volti sebbene indossassero il casco" :

tutte menzogne probabilmente.

Comunque procediamo per gradi : de chiara non parla di proiettili né qualcuno gliene chiede ! Perché de chiara va lui ad accompagnare i bambini a scuola, che ce l´ha a fare la ragazza alla pari ? Perché ci deve andare in macchina e la ragazza non guida, stando a padellaro/martinelli infra. Perché la nanny sta poco bene, stando a de chiara infra. E poi alle 9 di mattina di un giovedì feriale che fa, torna a casa ? Non faceva nulla nella vita il de chiara ? Non era dottore ? O aveva lo studio in casa ? No, era giornalista, vedi infra.

Notate come non c´è nessun dettaglio specifico che consenta di posizionare de chiara e capire se davvero potesse vedere la fantomatica motocicletta. Idem per quel che segue della guglielmo.

Quanto alla guglielmo che recita il copione di regime sulla persona anziana che grida lasciatemi lasciatemi , è talmente pietosamente attrice da non meritare che dubbio metodico.

Gli achtung achtung servono ovviamente a sancire la presuntissima presenza della raf a Fani...

Ma dov´era la guglielmo? In strada è difficile, perché si sarebbe trovata in mezzo al fuoco incrociato. Era in casa ? E dopo che diversi proiettili avevano colpito l´appartamento, lei invece di nascondersi sotto al letto si mette a osservare la scena alla finestra e scorge il caricato, la moto etc. ? In effetti, martinelli/padellaro ( Il delitto Moro, rizzoli milano 1979, p. 45) asseriscono senza fonte che l´au pair "ha sentito i colpi che la sfioravano e si è buttata a terra" : come fece, se ciò è vero, da quella posizione, a scorgere caricato, moto e motociclisti ?

E nonostante i presunti 2 in presunta motocicletta indossassero il casco, almeno se la moto della presunta polaroid è la stessa che avrebbe visto lei, riesce pure a vedere il colore dei capelli e lo chignon ?

La moto potrebbe esser solo un altro assurdo depistaggio, non esser mai esistita, de chiara e la guglielmo potrebbero essere 2 terroristi di regime, oppure esser stati costretti a, o pagati per, firmare un verbale falso.

Idem per la foto polaroid che potrebbe non esser mai esistita ma servire a persuadere la gente che siccome c´era la foto, c´era la moto. Foto>moto... Ma la foto non c´è, non si sa che fine abbia fatto, e forse nemmeno la moto. Io non lo so se la moto c´era o no: sospendo il giudizio. Ma quel che è certo, è che tutto il polverone di 41 anni e passa sulla moto, è servito a cancellare del tutto qualsiasi possibile considerazione di tiri dall´alto e relativa risposta armata di Zizzi.

E NESSUN COMMISSARIO CHIEDE A DE CHIARA E GUGLIELMO DELL´UNICA COSA VERAMENTE IMPORTANTE QUI : I FRAMMENTI DI PROIETTILI RITROVATI IN MURO, CASA E GIARDINO DEL DOTTOR CHIARA CITATI NELLA BENEDETTI/SALZA.

QUESTO DOTTOR CHIARA DELLA BENEDETTI NON PUÒ CHE ESSERE IL GIOVANNI DE CHIARA DEL 106 DELLA FIORONI : NOTATE COME LA GUGLIELMO SOSTITUISCA, DEPISTANDO INVOLONTARIAMENTE O DELIBERATAMENTE , IL FRAMMENTO DI PROIETTILE TROVATO NEL CORTILE CON UNA FANTOMATICA FOTO POLAROID CHE INSABBIA TOTALMENTE IL FATTO ORMAI PROVATO CHE ZIZZI SPARÒ CON L´ M12 ALMENO UNA RAFFICA DI MITRA CONTRO IL 106 PERCHÉ EVIDENTEMENTE LO AVEVA INDIVIDUATO COME PROVENIENZA DI TIRI SULLA SCORTA.

ANCHE LA FANTOMATICA MOTO, REALE O MENO, SERVE ALLO STESSO SCOPO : DEPISTARE DAI PIANI ALTI AL PIANO STRADA, INSABBIARE LA REAZIONE DELLA SCORTA E IL FATTO PALESISSIMO CHE TUTTI DICO TUTTI I MEMBRI DELLA SCORTA FURONO COLPITI ANCHE DA TIRI DALL´ALTO - E FUORI DALLE MACCHINE NON DENTRO, TRANNE RICCI E RIVERA - I 2 AUTISTI CHE NON HANNO IL TEMPO DI REAGIRE E USCIRE PERCHÉ IMPACCIATI DAL VOLANTE E FERITI MORTALMENTE ALLA GUIDA.

Roberto martinelli e antonio padellaro, autori de Il delitto Moro, rizzoli milano 1979, parlano a p. 34 di tal gianni de chiara, che pare essere loro assai familiare: non può essere che il giovanni de chiara della Moro2 e il dott. chiara della benedetti. Autore che vai, cognome che trovi... Il pezzetto su de chiara in martinelli/padellaro è privo di fonte, chissà forse lo conoscevan davvero perché dicono che come loro, de chiara era giornalista - quindi quel dottor della benedetti non starebbe per medico. Ed era corrispondente della Gazzetta del popolo di Torino settore spettacoli. Un napoletano verace che vive a Roma ma lavora per Torino. Il che trova conferma qui :

https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_De_Chiara

Si chiamava dunque pare, anagraficamente gianni e non giovanni come scrive la Moro2.

Ma, in martinelli/padellaro, a parte l´apprendere che i suoi bambini che accompagna a scuola giusto a tempo per evitargli i proiettili che bucherelleranno casa sua si chiamano fabio e cristina, è l´au pair che mi colpisce.

Perché stando alla Moro2, questa famosa au pair si chiamava eleonora guglielmo - nome e cognome italianissimi. Invece stando a martinelli/padellaro, costei si chiama "ANNETTE, LA RAGAZZA ALLA PARI APPENA ARRIVATA DALLA FRANCIA " !!!

I carabinieri il 16 marzo 1978, verbalizzano dichiarazione in cui de chiara parla di GUGLIELMI eleonora (terza variante del nome dopo guglielmO eleonora e annette; se fosse guglielmi, sarebbe la seconda guglielmi a via Fani dopo il noto colonnello di gladio...), definendola "VENTITREENNE da Catania " !!! :

https://drive.google.com/file/d/1Xzqq4wix4HWadqV12aUKlfjjL4BXImFT/view

p.12. Se non funziona google drive, arrivateci così :

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/CONTRIBUTI

contributo di venerdì 26 aprile 2019.

Sarebbe dunque tale la certissima identità della testimone del vecchio che urla lasciatemi lasciatemi e del o dei terroristi tedeschi che urlano achtung achtung !!! Si vede che era portata per le lingue e aveva orecchie da pipistrello. Non si sa se sono più presunti i raf e Moro a Fani a questo punto, o l´au pair eleonora/annette. Anche ammesso che il guglielmo venga da successivo marito italiano, la annette di martinelli/padellaro è un po´ troppo distante dalla eleonora della Moro2 per essere credibile. Come abbia fatto poi costei a parte tutto, annette o eleonora che sia, a sentire e distinguere in quel trambusto, tra gli spari, il rombo e le sgommate di diverse macchine, i lasciatemi e gli achtung a 15/20 metri (tale è la distanza dell´appartamento del de chiara dall´incrocio, e non i sette/otto metri del poco geometrico martinelli/padellaro), e a finestre chiuse dato che i proiettili entreranno dal vetro chiuso del bagno e che faceva freddo quella mattina, vattelapesca come tutto il resto.

E : come abbia fatto eleonora/annette a restare illesa dopo che 5 proiettili almeno avevano sforacchiato l´appartamento, nessuno glielo ha mai chiesto tuttavia sarà lei stessa a dire in un´intervista, che era a letto e non in bagno e questo l´ ha salvata.

Agli atti risulta anche questo :

" Si trasmettono i seguenti altri atti :

- relazione di servizio del brig. di PS D´Annunzio e del commissariato di PS Monte Mario, concernente il rinvenimento di un frammento di proiettile da parte di Grieco Adele nella sua abitazione, sita in via Mario Fani 106 , prospiciente il luogo dell´attentato (alla relazione è allegato detto frammento che viene sequestrato) (all.9) - 21.3.78 "

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0461_002.pdf

p. 68 di 123 al cursore, 251 del cartaceo.

Questa Grieco Adele dovrebbe essere la moglie di de chiara, se coincide con questa su pagine bianche :

GRIECO DE CHIARA ADELE

VIA RUPE MAGGIORE 15

01030 CALCATA (VT)

0761 58 77 00

La compagnia telefonica però mi dà "numero inesistente", quindi non ho potuto verificare.

Tutti misteriosetti, questi ex del 106...

Una mia fonte mi dice che il de chiara è fratello di un potente magistrato napoletano, vivente (2019).

Il proiettile di casa cucco al secondo piano è detto troppo danneggiato per stabilirne il calibro, ma è chiaro che potrebbe esser sempre lo stesso M12 di Zizzi che prese di mira sia il piano rialzato (=primo piano catastale) sia il secondo piano sopra di esso del 106, scala/palazzina A, ala destra.

Ancora la relazione della scientifica alla Moro 2 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

p. 16 del cartaceo, 19 di 22 al cursore :

"Si riportano i dati acquisiti dal sopralluogo relativamente all’ala destra dell’ultimo stabile contrassegnato con il civico 106 è [sic] ubicato sul lato destro di via Fani direzione via

Camilluccia" : lo vedete bene qui, ancora :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

Le foto non sono numerate, ma è la sedicesima.

Il civico 106 di via Fani, al 16.3.78, constava di 3 edifici separati. Qui si sta parlando della palazzina A, come dice la benedetti/salza quando parla di cuniolo :

a p. 33 di 81, il reperto 12 è :

" Blindatura di pallottola cal. 9 Parabellum di marca Fiocchi, del peso di 0,87 grammi, che è contenuta nello stesso sacchetto assieme ad un bottone metallico per uniforme di Carabiniere e che fu trovata da CUNIOLO Maria Grazia nella camera da letto della sua abitazione di via M.Fani n.o 106 - scala A - int. 4 (vedi foto n. 102) " :

questo è quanto asserito dalla benedetti/salza. La palazzina A (=scala A, si tratta di palazzina separata dalla B) dunque, corrisponde a quel che la scientifica nel 2015 chiama ultimo stabile del 106, dunque l´ultimo edificio sul lato destro di via Fani nel senso di marcia della scorta: e siamo nell´ala destra di detto stabile, anche se non si capisce se sia da intendersi destra con le spalle allo stabile o guardandolo.

Nella relazione della scientifica alla Moro 2, che riprende quella del 1978 nell´immediatezza dei fatti, leggiamo :

" In particolare sono state rilevate delle escavazioni nella struttura muraria e dei fori negli infissi di due finestre del bagno e nell’appartamento della famiglia De Chiara ed altri nella struttura posta a protezione della finestra e nel soggiorno dell’appartamento della famiglia Cucco.

In ultimo risulta che in data 23/03/78 la sig. Cuntolo [sic!] Maria Grazia in Cucco consegna, al personale del commissariato Monte Mario, un frammento di proiettile rinvenuto nella camera da letto della sua abitazione " :

mi appunto che parrebbe, se davvero le signore cuniolo e grieco consegnarono il frammento sua sponte, doversi concludere che non furono complici e non ospitarono cecchini, altrimenti non sarebbe stato nel loro interesse consegnare quei frammenti attestanti che la scorta sparò ai loro appartamenti. E tuttavia, non si può neppure escludere che lo abbiano fatto per precostituirsi un alibi, per mostrarsi innocenti e collaborative con la giustizia. Anche moscardi tullio e la moglie iannaccone maria furono sentiti dalle autorità alla fine dei ´70, e resero testimonianze su fantomatici diabolik complici della strage, e renault rosse etc. - ma fatto sta che la mini cooper dietro la quale sparò uno dei killer del piano strada, era proprio del moscardi, ex membro della x mas e poi dei servizi deviati... Sospendo il giudizio dunque per ora su cuniolo maria grazia in cucco, cucco fabrizio, grieco adele in de chiara e de chiara giovanni - restano sospetti. Ripeto che non sto spacciando false certezze accusatorie, non sto diffamando o calunniando nessuno - sto esprimendo sospetti, che mi pare aver dimostrato fondatissimi.

Nella relazione alla Moro 2 del 2015, la sciatteria depistante della scientifica tocca vette sublimi: anzitutto qual è la fonte delle osservazioni citate ? È la relazione della scientifica del 1978, nell´immediatezza dei fatti :

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908824.pdf

(attorno a p. 780 del cartaceo).

Cominciamo col rilevare che, se almeno il dato delle escavazioni al plurale e dei fori al plurale da de chiara e cucco è vero, allora Zizzi sparò parecchi colpi verso il 106.

La relazione della scientifica scrive CUNTOLO, invece la signora del secondo piano si chiamava cuniolo. E alterare i nomi dei coinvolti, cose tipo ranti per rauti al catasto, è tipico depistaggio di ogni terrore di regime (ricorderete l´usama bin laden dei poster fbi invece di osama della vulgata massmediatica). Lei era la signora CUNIOLO MARIA GRAZIA IN CUCCO.

Vorrei ancora notare la stranezza tra le stranezze che il bagno di de chiara è detto avere due

finestre: mai visto un bagno con due finestre, ma tant´è, a via Fani tutto pare possibile.

I seguenti individui sono sospetti di complicità con la strage di via Fani, se non altro nel ruolo logistico e disinformator/depistatore, se non direttamente in quello di cecchini dall´alto :

- DE CHIARA GIOVANNI o GIANNI alias DOTTOR CHIARA nella benedetti

- GRIECO ADELE IN DE CHIARA

- GUGLIELMO ELEONORA alias ANNETTE

- CUNIOLO MARIA GRAZIA IN CUCCO

- CUCCO FABRIZIO

- RAVENNI MARIANGELA IN FIANI ( l´inquilina del terzo piano sopra cucco, deceduta).

A meno che ovviamente, i verbali delle loro dichiarazioni non siano stati manipolati/falsificati per far loro dire cose che non dissero o non dissero in quel preciso modo.

Ritengo non sia da escludere che de chiara, cucco, cuniolo e ravenni/fiani o almeno parte di essi misero i loro appartamenti a disposizione per i cecchini.

Non sto accusando nessuno con certezza probatoria. Sto dicendo che vi sono pesanti indizi che la scorta sparò al 106 perché ne provenivano tiri dall´alto, e dunque sto invitando la magistratura a svolgere tutti gli accertamenti necessari su de chiara giovanni, grieco adele in de chiara, guglielmo eleonora, cucco fabrizio, cuniolo maria grazia in cucco e ravenni mariangela in fiani (quest´ultima però è deceduta da tempo).

I più sospetti per me, ripeto senza voler spacciare false certezze, parlo solo di sospetti, ma fondatissimamente, sono cucco fabrizio, che non mi risulta essere mai stato audito dalle autorità se non altro come testimone della strage, visto che affacciava proprio sul tratto dell´agguato; e la moglie, cuniolo maria grazia, che a parte la menzione della consegna da parte sua del frammento di proiettile trovato nella sua camera da letto al commissariato Monte Mario, non è mai stata audita come teste perlomeno, nemmeno lei, a quanto mi risulta sinora. Invece de chiara e la sua au pair guglielmo sono stati auditi, o meglio schein-auditi, anche se per interposta persona, dalla Moro2 che ha acquisito loro dichiarazioni; e ravenni mariangela in fiani del terzo piano fu audita nel 1978, interrogata come teste dal commissariato Monte Mario e dai cc. Perché solo cucco e cuniolo non furono interrogati ? Eppure in casa loro, al secondo piano, piovvero proiettili attraverso l´imposta della finestra, nel soggiorno e in camera da letto ! E perché non è stata audita la moglie del de chiara, grieco adele in de chiara ?

Continuiamo con la relazione della scientifica, pp. 16 sq. :

" Nell’appartamento della famiglia de chiara, sito al piano terra dello stabile, sono stati evidenziati e rinvenuti: - nella struttura muraria esterna:

- 3 escavazioni nel tratto di muro tra la finestra del bagno e lo spigolo dello stabile a m 2,50 dal pavimento

- un frammento di proiettile si rinviene sul pavimento sottostante le escavazioni

- due fori con margini frastagliati nel pannello di vetro della finestra del bagno.

[Notare che dunque la finestra del bagno doveva esser chiusa - così come anche le altre, dato che faceva freddo :

https://www.ilmeteo.it/portale/archivio-meteo/Roma/1978/Marzo

Per cui si capisce ancor meno come la guglielmo poté distinguere i presunti lasciatemi lasciatemi e achtung achtung in mezzo a tutto quel trambusto.]

Il primo foro, del diametro di cm 2,5, con tipico cratere dal lato interno, a cm 20 dallo stipite destro e a cm 200 dal pavimento.

Il secondo foro, del diametro di cm 1,5, con tipico cratere dal lato interno a cm 15 dallo stipite destro e a cm 210 dal pavimento.

Un foro con i margini introflessi del diametro di cm 1,5, nella parte interna architrave della porta del bagno, che comunica con il disimpegno. Detto foro trova corrispondenza nella parte esterna del telaio con altro foro che si presenta più grande e con i margini estroflessi.

In corrispondenza della porta del bagno, addossato alla parete posteriore del disimpegno, è ubicato un armadio a muro a sei ante, tre superiori e tre inferiori. Nello sportello inferiore destro, che si trova in corrispondenza della porta del bagno, si rilevano, ad una altezza di cm. 250 dal pavimento, due fori del diametro di cm. 1,5 che trovano corrispondenza con altrettanti fori che si presentano più grandi e con i margini sollevati. Sul ripiano interno del primo scomparto dell’armadio si rinviene un frammento di proiettile.

Nella parete posteriore del disimpegno, a destra dell’armadio e di fronte alla porta del bagno, sopra

l’architrave della porta che immette nell’ingresso, si rinviene a cm. 15 dallo spigolo superiore dello stipite destro un’escavazione nella struttura muraria nella quale si rinviene un proiettile."

Fanno almeno 5 proiettili - e ricordiamo che la benedetti/salza, che li considera 2 e non 5, afferma trattarsi di proiettili di M12 almeno per uno di essi - per analogia, possiamo estendere l´attribuzione agli altri.

A leggere con attenzione la classificazione delle armi che spararono i proiettili attribuibili ( ve ne sono molti non attribuibili ad arma) che attinsero scorta e loro macchine, si nota che NESSUNO DI ESSI È ATTRIBUITO DA BENEDETTI/SALZA A M12.

Dunque non può essere il presunto M12 di fiore ad aver sparato quei colpi al 106. Né fiore avrebbe avuto alcuna ragione di mirare in alto ! Deve esser stato Zizzi col suo prima di cadere. Non c´è più alcun dubbio su questo. Dall´alto del 106 si sparava alla scorta, i capiscorta se ne accorsero e provarono disperatamente a reagire : Zizzi con l´ M12. Ma Leonardi fu ucciso subito mentre tentava di uscire (vedi infra). Ecco perché l´M12 di Zizzi fu fatto sparire da chi inquinò la scena subito dopo la strage: perché nessuno doveva sapere che la scorta aveva sparato a cecchini dall´alto. Ed ecco perché fu poi diffuso dalla disinfo di regime il demenziale fattoide che i capiscorta fossero 2 deficienti che avevano gli M12 chiusi nei portabagagli nella giornata più tesa nella storia d´Italia dalla fine della seconda guerra mondiale! Comunque a me sinora risulta che solo Zizzi avesse in dotazione M12, mentre Leonardi sinora mi risulta aver avuto con sé una pistola o due, ma non mitra.

La vulgata di regime ha voluto farci credere per 41 anni che gli eroici agenti della scorta fossero degli incapaci se non anche dei vigliacchi. Ci fu un violentissimo conflitto a fuoco.

Né questa evidente conclusione circa i tiri dall´alto, e la risposta armata di Zizzi con l´M12, è inficiata dal fatto che l´appartamento del de chiara è detto al piano terra - i segni dei colpi stanno per lo più a 2 metri e mezzo di altezza, e inoltre non dobbiamo visualizzare detto appartamento come un basso napoletano a livello strada, bensì più come un piano rialzato come osservava Agora, il che aumenta ancora l´altezza. Al catasto ho appurato che trattasi effettivamente di piano rialzato, catastalmente detto piano primo. Dunque, in posizione sopraelevata rispetto alla scorta di Moro. Come vedete benissimo nella foto del 106 linkata due volte supra. Tuttavia, pur non potendosi escludere anche tale posizionamento dei cecchini, esso sarebbe stato assai visibile e rischioso perché troppo vicino alla scorta - agli uomini meno impacciati della scorta, quelli del lato destro. Dunque il posizionamento dei cecchini è molto più probabile dal secondo piano (quello di cucco/cuniolo ad esempio sull´ala destra del 106, scala A) in poi, e sul tetto in modo particolare. E se proiettili di Zizzi finirono al piano rialzato, come accadde, è più probabile che furono errori di tiro, dovuti al non vedere i cecchini da parte di Zizzi, o a perdita di controllo dopo che era stato già colpito.

Qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0117_003.pdf

il verbale delle audizioni del 2015 di de chiara e guglielmo.

La prima nota è che guglielmo eleonora sarebbe nata a Catania il 16.2.1947 - dunque all´epoca della strage avrebbe avuto 31 anni - e non 23 come dichiara de chiara ai carabinieri il 16.3.78 supra . Oddio non è che una a 31 anni non possa fare la ragazza alla pari, solo che in genere è un mestiere per ventenni.

Fonte che vai, versione che trovi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0119_001.pdf

Vi si riporta un articolo de Il tempo del 18.3.78, con intervista alla guglielmo, dove a pag. 12 di 22 al cursore essa è definita nipote del de chiara !!!

" E.G., (non vuole dire di più) si sporge dall'inferriata del giardino dello zio vogliosa di parlare."

A p. 10 di 23 tre notizie utili :

1. cucco fabrizio sarebbe stato pilota civile - interessante

2. guglielmo eleonora sarebbe stata signorina all´epoca

3. al momento della strage, guglielmo sarebbe stata sola in casa. Dove fosse la moglie del de chiara, non si sa.

" Eleonora Guglielmo si è svegliata di soprassalto: ha sentito la voce di un uomo anziano che gridava lasciatemi, lasciatemi, uno sbattere di sportelli e uno stridio di gomme seguito dal rombo di una moto» :

a cui si aggiungeranno pure gli achtung achtung :

dunque costei alle 9 dormiva ancora: secondo lei stessa, perché la notte prima era stata a ballare (ma che au pair è mai questa che di mercoledì notte va in discoteca a 31 anni); secondo de chiara invece, perché stava male.

Notiamo che la eleonora/annette si sveglia di soprassalto con proiettili che le spaccano vetri etc. e invece di ficcarsi sotto al letto si muove per casa e per il giardino esponendosi a rischio mortale - e inoltre, in mezzo a sbattimenti, stridii e rombi e urla e spari, sente distintamente i lasciatemi, li attribuisce distintamente a un vecchio che non vede, e poi distingue sopra a tutto questo infernale frastuono pure gli achtung achtung.

Noto altresì che sia de chiara sia la guglielmo sono interrogati dai carabinieri per conto della Moro 2, e non mi capacito che la Moro2 non abbia audito di persona questi due presunti testi fondamentali della strage. La "testimonianza" della guglielmo è quasi altrettanto assurda del fatto che i carabinieri non le contestino le panzane che racconta:

"dopo aver sentito degli spari mi sono alzata e sono andata nel giardino dell'abitazione dove prestavo servizio. Quando ero fuori ho visto una persona con in mano un oggetto che poteva essere un'arma" :

la nostra eroina impavida non solo non si spaventa, ma esce - presumiamo in pigiama, o magari in vestaglia, o nuda perché no - anzi no s´era messa camicia e pantaloni stando alla dichiarazione a Il tempo linkata supra - e va in giardino a godersi lo show, nonostante i proiettili le fischino attorno e miracolosamente la lascino illesa. Vede pure un armato, ma non batte ciglio !

Il vero miracolo di Fani non è il presunto Moro illeso: è la presunta eleonora illesa !!!

Ma questo è niente :

"Non ho visto Moro, però ho sentito la voce di una persona anziana che diceva "Lasciatemi, lasciatemi" " :

cioè: tu stai in giardino, a pochi passi dalla strage, e non vedi Moro? E non lo vedi, però lo senti ??

Poi si corregge, resasi conto dell´enormità di quel che sta sparando :

"Ha visto questa persona che chiedeva di essere liberata?

RISPOSTA: Non l'ho vista perché stavo arrivando sul posto quando ho sentito le voci e non avevo ancora a vista il luogo dove è successo il rapimento. Poi arrivata sul posto ho visto delle persone che spingevano un uomo dentro una macchina" :

peccato che poche righe prima aveva detto che era già sul posto tant`è che aveva visto un armato !!

Stessa storia con gli achtung achtung: li sente, ma non vede chi li grida, e poi presume fossero quelli della presunta moto.

Poche righe sotto, si rimangia pure di aver visto il sospinto dentro la macchina !!! :

" DOMANDA: Lei ha assistito al prelevamento del'Onorevole Moro?

RISPOSTA: No, non ho visto il momento in cui prelevavano Moro, ma ho visto solo una moto e una macchina che partivano ".

" DOMANDA: Quando è rientrato in casa il sig. De Chiara?

RISPOSTA: Dopo un po', quando la situazione si era calmata, il sig. De Chiara è rientrato e

mi ha detto che avevano rapito l'On. Moro e da lì ho ricondotto di chi poteva essere la voce anziana che avevo sentito dire "lasciatemi, lasciatemi" " :

p.19 di 23 : dunque, alla fine dell´audizione, la guglielmo conferma di NON aver visto Moro : come abbia fatto a non vederlo da pochi passi, questo sì che sarebbe uno dei grandi misteri del caso Moro - se tutto ciò non fosse che depistaggio privo di senso.

Su Il tempo del 18.3.78 linkato supra, la eleonora/annette/au pair/nipotina siculo-francese asserisce di aver visto Moro portato via "a spintoni" - questo dopo aver asserito che era scappata subito per paura...

37 anni dopo dirà alla Moro2 come vedemmo supra, di non aver visto Moro.

Ripeto che i carabinieri il 16 marzo 1978, verbalizzano dichiarazione in cui de chiara parla di GUGLIELMI eleonora (terza variante del nome dopo guglielmO eleonora e annette; se fosse guglielmi, sarebbe la seconda guglielmi a via Fani dopo il noto colonnello di gladio...), definendola "VENTITREENNE da Catania " !!! :

https://drive.google.com/file/d/1Xzqq4wix4HWadqV12aUKlfjjL4BXImFT/view

p.12. Se non funziona google drive, arrivateci così :

http://www.sedicidimarzo.org/search/label/CONTRIBUTI

contributo di venerdì 26 aprile 2019.

Se andiamo al verbale originale dei carabinieri riprodotto qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

notiamo che manca la pagina 384 contenente la dichiarazione di de chiara...

Meno male che il sito del collettivo 16 marzo l´ha parzialmente riprodotta da altra fonte.

Interessante che il de chiara vi dichiara altresì che la guglielmI era sua collaboratrice domestica da soli 15 giorni. Altrove dirà che eleonora stette poco da lui...praticamente, solo a cavallo della strage...

Passiamo a "DE CHIARA Giovanni, nato a Napoli il 01.06.1941, coniugato, giornalista, identificato mediante carta d´identità " - peccato che gli estremi sian cancellati:

p. 20 di 23 al cursore.

De chiara inizia alla grande col confermare che dalla moto giapponese sparano all´ingegner marini: peccato che poco prima abbia dichiarato che in quel momento era su Fani alta a 100 metri da casa, all´altezza dell´edicola di Pistolesi - né si comprende se fosse a piedi o in macchina, comunque si porta più avanti, impavido sebbene la mattanza non sia del tutto terminata.

Come abbia fatto a riconoscere marini a distanza (il presunto marini sta presuntamente dalla parte opposta dell´incrocio), e a vedere che gli sparano dalla moto specificando di non vedere le armi, è un altro dei misteri gloriosi di via Fani - unitamente a come facesse a conoscere l´ingegner marini di cognome e di professione al punto da riconoscerlo in mezzo a un tale trambusto.

Guarda caso quella mattina la moglie di de chiara, grieco adele, non c´era - chissà dov´era, a nessuno viene in mente di chiederglielo o di convocarla.

Poi de chiara dichiara,ripeto, che la guglielmo stette poco tempo da loro - dunque a cavallo della strage, proprio come moscardi, il che la rende, se possibile, ancor più sospetta.

Ma è a pag. 22 di 23 che de chiara tocca e supera il colmo :

"DOMANDA: Chi potrebbe fornire altre informazioni utili su quanto accaduto quel giorno?

RISPOSTA: Sicuramente gli scrittori PADELLARO Antonio e MARTINELLI Roberto" :

dunque de chiara deve aver parlato con loro all´epoca, e in effetti nel libro essi lo citano con familiarità e dovizia di dettagli personali confermati nell´audizione 36 anni dopo, ECCETTO

DUE :

CHE SECONDO MARTINELLI/PADELLARO PAG. 34, L´AU PAIR NON SI CHIAMAVA AFFATTO GUGLIELMO O GUGLIELMI ELEONORA E NON ERA AFFATTO CATANESE BENSÌ ERA UNA ANNETTE APPENA GIUNTA DALLA FRANCIA !!!

...e la ragione addotta da martinelli/padellaro ibidem, per la quale de chiara va lui ad accompagnare i figli a scuola in macchina e non la sua au pair, non è affatto che la guglielmo stava male o che dormiva ancora perché aveva passato la notte in discoteca - BENSÌ CHE ANNETTE LA FRANCESINA NON SAPEVA GUIDARE !!!!

Un´ultima chicca dai verbali guglielmo e de chiara, senza commento :

guglielmo, p.19 di 23 al cursore :

" Tra l'altro ricordo che subito dopo l'agguato avevo tentato di telefonare a mia madre ma non ci sono riuscita perché i telefoni erano fuori servizio e tale disservizio è durato circa due ore " ;

de chiara, p.21 di 23 al cursore :

" Riuscii a contattare telefonicamente il vicedirettore del giornale presso cui lavoravo "la gazzetta del popolo" per dare la notizia. Questi chiuse la conversazione perché non credeva a quanto da me

comunicato, per cui lo richiamai e gli diedi la notizia ".

Stesso telefono, stesso appartamento: per la guglielmo non funziona, per de chiara sì e ben due volte...



https://www.youtube.com/watch?v=b6s9plUPaeM

" E' la prima parte della Notte della Repubblica dedicata al caso Moro: dal minuto 12"39 al minuto 14"02 è inserito un estratto del servizio di Marrazzo di cui ti parlai tempo fa. Riesci a identificare le due donne intervistate che asseriscono di aver visto un prigioniero (solo la prima parla esplicitamente di Moro) essere estratto dalla 130 ? E quei fori di proiettili ? " (Stefano99 del forum ricostruzione su vuotoaperdere.org) :

la prima no, la seconda sì: è la guglielmo eleonora alias annette la francesina (che qui si confermerebbe piuttosto per la prima, anche visto l´accento), presunta au pair di de chiara, e i fori sono quelli del bagno dell´appartamento di de chiara al piano rialzato del 106.

La prima donna, non so come abbia fatto a vedere quel che ha detto di vedere, da quella finestra non si vede quasi nulla tranne l´insegna del bar olivetti, il cameraman mette a semifuoco qualcosa solo zoomando al massimo. Come abbia fatto poi a vedere il caricamento presunto su presunta "128 blu" e la direzione verso via Trionfale presa da quest´ultima, lo sa solo lei e il copione che recita malamente.

Notare poi come la guglielmo/annette sia scioltissima di fronte all´intervistatore, come se tutta la vita non avesse fatto altro che quello. Né ha paura di mostrarsi in tv - eventuali vendette delle "brigate rosse" non la impensieriscono punto.

Marrazzo ci cascò. La prima testimone gli fu indicata da un tizio azzimato che si vede in un altro spezzone, che stava vicinissimo alla 130 di Moro, e non si sa come teneva quella posizione quando già erano sul posto polizia carabinieri etc. Un impostore di regime, autorizzato a star lì a depistare i giornalisti verso la falsa testimone, la prima donna.

Un vero giornalista avrebbe cercato da solo ben altri testimoni, quelli vicini con affaccio sull´incrocio tanto per cominciare. Per me è la conferma più eclatante che entrambe le donne erano false testimoni piantate dal terrore di regime. È incredibile per esempio, come nessun marrazzo frajese e simili, sia andato a intervistare il portiere del 106 massarelli alvaro e la moglie - che con me non parlano !! E il suo simmetrico del 109 !!!

Pare che guglielmo eleonora alias annette sia l´unica abitante del 106 e del 109 con affaccio sulla strage a essere stata mai sentita in 41 anni - a parte de chiara stesso 40 anni dopo, che era via pare.

E la ravenni del terzo piano del 106, che sparò balle simili alle altre due donne.

Per non parlare di tutti quei fotografi in altro spezzone che vedremo infra, sul balcone di cucco /cuniolo con la cuccia del cane - a nessuno venne in mente di sentire i padroni di casa !!!

36,89 mb di depistaggi e menzogne : ecco la relazione della scientifica alla Moro 2.

Però speriamo sia attendibile almeno la descrizione dei proiettili repertati, e dunque entriamo ora in casa cucco, del dottor fabrizio cucco, via Mario Fani 106, scala A, int. 4, secondo piano, subito sopra de chiara :

" nell’appartamento della famiglia cucco, sito al secondo piano dello stabile, sono stati evidenziati e rinvenuti:

un foro, dai margini introflessi, nella porta finestra del soggiorno, sulla faccia esterna del sesto elemento della serranda, a m 1,90 da pavimento; un’escavazione nel nono elemento della serranda;

un’escavazione nella struttura muraria del muro esterno sovrastante l’architrave della finestra;

un foro, dai margini frastagliati, del diametro di cm 4, con caratteristico cratere dal lato interno, nel pannello di vetro centrale dell’imposta interna, in corrispondenza del foro sul sesto elemento della

serranda.

Due piccole escavazioni nella parete posteriore del soggiorno tra la porta del corridoio e l’angolo posteriore destro a m. 2,50 dal pavimento;

un´escavazione nel soffitto a pochi centimetri dal lampadario;

sul lato destro del pavimento dello stesso soggiorno si rinviene un frammento di proiettile " :

aiutatemi a contare : fanno almeno 3 proiettili, che aggiunti ai 5 di casa de chiara, fanno 8. Una bella raffica di M12...Una cosa è certa : nessun altro aveva alcuna ragione di tirare al secondo piano di Fani 106 se non Zizzi Leonardi Iozzino. E l´unica ragione per farlo era che da lì, o da lì vicino, gli stavano sparando addosso. Aveva dunque ragione il brillante volo pindarico di Agora e del suo anonimo amico con cui discusse di questo una sera di aprile del 2018 : alla scorta spararono cecchini dall´alto, e almeno uno se non più, stava/stavano appostati a qualche balcone o finestra o sul tetto di Fani 106, forse quelli di casa de chiara e casa cucco/cuniolo, o comunque nei pressi.

Dunque se la scientifica almeno su questo è nel vero, siamo a via Fani 106, scala A ( in realtà si tratta di una palazzina separata dalle altre due), ala destra: piano rialzato (= primo piano catastale) per de chiara, piano secondo (= il primo sopra de chiara) per cuniolo/cucco all´interno 4. E aggiungiamo ravenni mariangela in fiani al terzo piano, sopra cucco/cuniolo.

Forse i tiri disperati di M12 di Zizzi diretti agli appartamenti di detti soggetti o parte di essi, furono errori di tiro - O FORSE NO. Insomma, da un qualche punto o più punti in alto del 106, più probabilmente dal secondo piano in su o dal tetto, si sparava addosso alla scorta, e Zizzi sparò alla disperata verso di esso, perché magari non vedeva il o i cecchini ben nascosti alla vista, o magari vedeva solo le canne dei loro fucili che spuntavano da finestre o ringhiere di balconi.

Il balcone di cucco/cuniolo è ripreso qui :

http://h5.raiplay.it/raiplay/video/2019/04/Aldo-Moro-il-lungo-addio-93639019-867b-487a-bdde-6a74af54b744.html

da 6´09´´ in poi, e poi ancora da 7´44´´ in poi (video segnalato da Stefano99 del forum vuotoaperdere.org, ricostruzione).

Cucco fabrizio, quello del secondo piano di Fani 106 sopra de chiara, pilota civile secondo la fonte linkata supra, con balcone con cuccia canina affacciante sulla strage. Lui e/o la moglie cuniolo maria grazia dovevano pur essere in casa quella mattina se sono entrati tutti quei fotografi.

Comunque :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/581-volume-91-ocr.html

pp.568 sqq., in particolare 579 del cartaceo :

vi si attesta una cucco ivana, brigatista della colonna walter alasia di Milano dal 1976, e sua sorella cucco daniela il cui ragazzo era un altro br. Ricordo che cucco fabrizio, benché attestato a Roma dal 1967, è originario di Biella dove nacque, e dove ancor oggi è attestata su paginebianche.it una Cucco Bruna a Occhieppo Inferiore, proprio cioè dove sorgeva altra base br. Non so se tutti questi cucco sono parenti - cercherò di scoprirlo. Per adesso sto solo prendendo appunti delle omonimie, lo so che cucco è cognome diffusissimo, però c´è anche la vicinanza geografica : cucco ivana è nata a Magenta il 26.10.1953 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/581-volume-91-ocr.html

p.13 del cartaceo originale.

Non troppo lontano da Biella.

Il problema qui al solito è che le anagrafi con la scusa della privacy, che per la gente comune violano in continuazione, impediscono a noi ricercatori di avere stati di famiglia e simili, per cui è difficile arrivare a scoprire se questa ivana è parente di fabrizio. Cucco ivana, rinviata a giudizio nel 1983, lavorava in ospedale al San Carlo di Milano, dove pare avesse costituito una brigata ospedaliera, e in generale era attiva soprattutto, come militante br, nel settore logistico e del reclutamento (p.570 cartaceo). La sua imputazione nel 1983 è partecipazione a banda armata con funzioni organizzative e di capo (p.568). La logistica organizzativa è il crimine di cui io sospetto fabrizio cucco a Fani - ripeto che non sono formali accuse né sto o voglio spacciare false certezze accusatorie o diffamare/calunniare alcuno: sto solo indicando accertamenti investigativi ignorati da 41 anni.

Se cucco/cuniolo sono innocenti, benissimo: lo si accerti !!!

La nostra ivana ha fatto carriera, nihil novi sub sole :

https://www.corriere.it/cronache/17_marzo_18/nuova-vita-dell-ex-brigatista-d2ef8d6a-0b4c-11e7-82ab-c3e0ac11ad0a.shtml

Oggi lavora a Novara, non lontano da Biella...

Paese di buffoni perdonisti :

https://www.italiastarmagazine.it/cronaca/la-compagna-rita-manager-asl-era-la-fidanzata-del-br-walter-alasia-916

Ripeto: a leggere con attenzione la classificazione delle armi che spararono i proiettili attribuibili

(ve ne sono molti non attribuibili ad arma) che attinsero scorta e loro macchine, si nota che NESSUNO DI ESSI È ATTRIBUITO DA BENEDETTI/SALZA A M12.

Zizzi dovette avere il mitra M12 in dotazione, in mano a Fani, e non nel portabagagli come vuole la leggenda urbana della vulgata. Guido Zecca, dirigente dell´ispettorato generale presso il viminale, dichiara questo alla Moro1 il 7.11.80 :

" sono sicuro che [ Zizzi ] al momento in cui ci ha rimesso la vita, impugnava il mitra, così come gli era stato raccomandato di fare, mitra che poi gli fu sottratto [...] dagli assalitori. "

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/479-volume-06-ocr.html

p. 67 ( 73 ).

Se invece di essere stato in mano a Zizzi, e poi sottratto, l´ M12 fosse davvero stato nel portabagagli, ora dov`è ? Come avrebbe potuto esser sottratto dalla scena del

crimine ?

SPERO SIA ORMAI CHIARO QUEL CHE AGORA PUBBLICO´ IL 24.4.2018, E CHE IO HO ARGOMENTATO ULTERIORMENTE A IOSA A PARTIRE DA LUGLIO 2018 : CECCHINI MILITARI SPARARONO DALL´ALTO ALLA SCORTA IN VIA FANI COME IN OGNI AGGUATO CHE ABBIA UN SENSO E IN CUI SAREBBE DEMENZIALE E SUICIDA AFFRONTARE 5 ARMATI SOLO DA POCHI METRI SUL PIANO STRADA.

QUEL CHE STO CERCANDO ORA DI SCOPRIRE È LA POSIZIONE ESATTA DEI CECCHINI, IL LORO NUMERO E IL LORO NOME, E CHI FORNÌ LORO LA LOGISTICA: QUALCUNO DOVETTE PUR APRIRGLI IL 106 ETC. PER FARLI ENTRARE, QUALCUNO DOVETTE PUR METTERE A LORO DISPOSIZIONE BALCONI E FINESTRE O TETTI - A MENO CHE NON VI SI CALARONO DALL´ALTO DAL FAMOSO ELICOTTERO BIANCO SENZA SCRITTE, MA QUESTO È MENO PROBABILE PERCHÉ LA DISCESA COSÌ IN BASSO DEL VELIVOLO SAREBBE STATA TROPPO VISIBILE E RUMOROSA : E QUESTO SIGNIFICA A SUA VOLTA, CHE LA ZONA ERA PRESIDIATA DALLA TRIMURTI GLADIO/CIA/MOSSAD ( E SUOI BOIA DELLA ´NDRANGHETA COME VEDREMO ) ALMENO DA ENTRAMBI I LATI DELL´ INCROCIO : DAL 109 DI BONANNI MOSCARDI BARBARO E COMPAGNI DI MERENDE, E DAL 106 DI PROBABILI DEPISTATORI COME DE CHIARA E GUGLIELMO ELEONORA ALIAS ANNETTE, E DI PECULIARI INQUILINI COME CUCCO/CUNIOLO E ALTRI CHE VEDREMO.

Facciamo un passo ulteriore nel cercare di posizionare i cecchini dall´alto : non potevano stare solo sui tetti, né su piani troppo alti, direi senz´altro di poter escludere, limitatamente ai tiri iniziali a bersagli ancora in macchina, i piani dal quarto in su. Né avrebbero potuto tirare da elicottero a bersagli in macchina. Perché da tali posizioni molto alte, puoi tirare a bersaglio umano in macchina scoperta, tipo Kennedy, perché lo vedi. Ma non puoi tirare a bersagli che non vedi perché in abitacolo chiuso e coperto. I tiri dei cecchini sicuramente cominciano con l´autista della 130 in testa al convoglio e quello dell´alfetta come bersagli, perché nella logica militare di un simile agguato, devi per prima cosa bloccare gli autisti affinché non riescano a fuggire facendo fallire l´agguato. Da qui il foro nel parabrezza della 130, e tiri dall´alto che attingono Ricci da sinistra (vedi infra cap.3). Però per centrarli, li devi vedere, specialmente Ricci che è in testa: fermato lui, si fermano tutti. E per vederlo, per inquadrarlo bene nel mirino, soprattutto la parte vitale più esposta che è la testa, non puoi stare troppo in alto. Quindi van bene primo piano, secondo, al limite terzo, dipende anche dall´altezza dei piani. Ma dal quarto in su, il cranio di Ricci non lo vedi più, questo è molto probabile - anche se, per acquisirne certezza, bisognerebbe simulare l´evento verificando cosa si inquadra dal quarto piano e dal tetto, a cui non ho avuto accesso, che dunque non posso per ora, e finché avverrà una tale verifica, escludere matematicamente . Ci poteva essere, e probabilmente c´era a giudicare da certe traiettorie quasi verticali che attingono Leonardi al capo, un´altra squadra di cecchini sui tetti o più in alto o su elicottero, incaricata di sparare agli agenti se fossero riusciti a uscire dalle vetture e dunque a diventare ben visibili anche da altezze notevoli.

E guarda combinazione, i piani del civico 106 verso cui Zizzi spara con l´M12

sono: il piano rialzato = primo piano catastale di de chiara giovanni ; il secondo piano di cuniolo maria grazia in cucco e suo marito il dottor fabrizio cucco ( scala A, interno 4) ; ma dobbiamo includere nel novero dei possibili posizionamenti di cecchini anche il terzo piano di ravenni mariangela in fiani, scala A, interno 6, presunta teste del presunto Moro-a-Fani (vedi infra), che dichiarò lei stessa che il balcone del suo salone dava sul punto dell´agguato - a casa sua non furono rinvenuti proiettili o frammenti che io sappia, tuttavia non è da escludere che il o i cecchini del 106 potessero stare appostati da lei, ma che Zizzi, non vedendoli bene, non li colse. Stando alla visura storica catastale per soggetto, ravenni mariangela, nata a Siena il 14.6.1920, deceduta, era proprietaria dal 1980 al 1984 di un appartamento in via luigi arbib pascucci 64, Roma, in comunione dei beni col marito fiani, e in seguito fino al 2005, pare continuare ad abitare lì. Dunque, dato che non risulta intestataria di Fani 106 dal 1988 in poi, potrebbe aver usufruito di Fani 106 solo a cavallo della strage, ma devo ancora accertare da quando a quando vi abitò.

Tali possibili posizionamenti non escludono che cecchini stessero appostati anche altrove, su altre ali del 106 sia della scala A che della B.

C´è poi una misteriosissima ferrari bonita a via Mario Fani 106 nel 1978, che da me contattata tramite terzi che la conoscono, non si è degnata di rispondere. Questa ferrari bonita è una specie di fantasma per l´anagrafe: mentre nell´elenco del telefono del 1978 risulta abitare a via Mario Fani 106, o almeno avervi un´utenza telefonica a suo nome, per la banca dati digitale del catasto che parte dal 1988, non risulta essere intestataria di unità immobiliari colà dal 1988 appunto. Per l´anagrafe di tutta Italia poi, è un fantasma: non risulta esistere né mai essere esistita ! Un conoscente :

" FERRARI B. TEL. 340275 . SI TROVA NELLO STRADARIO 1977-78 IN VIA FANI 106 ".

Il telefono è intestato ad una Bonita. Bonita Ferrari.

" INDIRIZZO NOMINATIVO TELEFONO STRADARIO ELENCO ALF.

Via Mario Fani 106

FERRARI Bonita

34 02 75

1972, 1973-74 ". E poi ancora come detto, si trova nello stradario 1977/78.

Dunque anche lei pare aver avuto disponibilità di un appartamento a via Fani 106 almeno dal 1972, come cucco fabrizio.

Ecco di seguito la ferrari bonita che ho trovato, come età ci siamo, solo che non risulta su paginebianche ma solo qui :

https://it.linkedin.com/in/bonita-ferrari-1665b433

Ho trovato in questo elenco di iscritti alla p2 nel 1984 :

http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=15984&Itemid=158

A p.14 di 34, 3 ferrari a Roma, però il loro nome non inizia per b.: i dottori alberto e aldo ferrari, e l´avvocato giuseppe ferrari. Mi sono ricordato del discorso di un conoscente, di come i nomi dei terroristi di regime a volte vengano deliberatamente registrati con varianti depistanti, tipo ranti per rauti; comunque i ferrari piduisti, anche se sono individui distinti da "ferrari bonita", potrebbero esser suoi parenti o familiari. Alberto ferrari era direttore generale della bnl, aldo funzionario della Regione Lazio, giuseppe vicedirettore generale Inail. Sempre a Castiglion Fibocchi, c`è poi un mario ferrari consigliere della Corte dei Conti a Firenze (il tutto in Flamigni Trame Atlantiche 1996 p.432).

Sempre sull´elenco di piduisti linkato supra, c´è anche, a p. 3 di 34, un guido barbaro di Torino, dottore, fascicolo 851 : chissà se è parente di bruno.

Sono i piani dal primo/secondo al terzo, quelli dove logicamente dovremmo cominciare a cercare il o i cecchini dall´alto. Perché, ripeto, il tiro al bersaglio comincia con gli agenti in macchina, in abitacolo chiuso, dunque invisibili da altezze eccessive. Altri cecchini si appostarono altrove e sono ancora da posizionare, potevano stare appunto anche più in alto per sparare agli agenti quando si fossero esposti uscendo dalle macchine come avvenne. Dunque abbiamo almeno 4 lati di provenienza dei tiri dall´alto: da oltre l´incrocio o da un palazzo ad angolo per il foro del parabrezza della 130 che arresta Ricci; da Fani alta per i 3 fori del lunotto dell´alfetta con bersaglio Zizzi e Iozzino; da lato, dal 106, con obbiettivi Leonardi, Zizzi e Iozzino; e dal 109, con obbiettivi Ricci e Rivera. Fanno 4 cecchini almeno. E non è da escludere la presenza di ulteriori cecchini appostati ancor più in alto dei terzi piani, compresi teoricamente tetti e elicotteri, ma con la funzione non di sparare agli autisti e agli altri agenti ancora in abitacolo chiuso, che non avrebbero potuto inquadrare bene nel mirino, bensì agli agenti di destra che prevedibilmente si sarebbero catapultati fuori dalle auto, come fecero, una volta colpiti Ricci e Rivera. Certe traiettorie quasi verticali che attinsero Leonardi porterebbero a pensarlo.

Ancora: non sto asserendo con certezza che inquilini del 106 etc. si macchiarono di favoreggiamento di strage ospitando i cecchini. Sto solo dicendo che ciò non è da escludere matematicamente, che pesantissimi indizi e logica deduttiva portano a ipotizzarlo, e che una magistratura degna di questo nome dovrebbe verificare, di tutte queste persone, di tutti gli inquilini effettivi e degli intestatari di tutti gli appartamenti con affaccio su Fani al 16.3.78, cosa esattamente facevano nella vita oltre l´ufficialità, e dov´erano il 16.3.78 tra le 8.45 e le 9.15 del mattino. Io non ho il potere di convocarli in audizione: chi questo potere ha, non lo ha mai fatto in 41 anni, o se lo ha fatto, come con de chiara e guglielmo e ravenni, s´è bevuto le panzane che gli han raccontato senza fiatare.

È logicamente da escludere che i pianificatori militari della strage di via Fani non avessero il dominio pieno e incontrollato, per usare una famosa espressione attribuita a Moro, dei due stabili in mezzo ai quali si sarebbe svolto l´agguato: il 109 e il 106, almeno limitatamente agli appartamenti affacciantisi su Fani. Se lì dentro avesse abitato gente non complice e ignara, anche lasciando stare per un attimo la logistica dei cecchini dall´alto, essa uscendo di casa alle 9 o stendendo i panni sul balcone o semplicemente affacciandosi e vedendo tutto e tutti, avrebbe potuto interferire anche pesantemente con la sparatoria, o essere uccisa o ferita nel fuoco incrociato e complicare enormemente le cose per gli assassini; immaginate poi che disastro di immagine sarebbe stato, per le scheinbr "proletarie", far fuori per sbaglio che so, la proletaria au pair guglielmo eleonora o il proletario portiere massarelli alvaro e coniuge, o una colf filippina proletaria etc....E se tra gli inquilini del 106 con affaccio vi fosse stato per caso un cacciatore o altro detentore d´arma, questi avrebbe potuto magari aiutare la scorta impallinando qualcuno dei killer. Ecco perché, al di là di tutto il resto, chiunque avesse al 16.3.78 proprietà o disponibilità di appartamenti al 106 o al 109 con affaccio su Fani, è fondatissimamente sospetto di complicità nella strage e di essere stato preavvisato con largo anticipo di giorno e ora - se non altro, affinché si togliesse dai piedi in tempo.

Ho contattato il portiere di allora del 106 Massarelli Alvaro e sua moglie, che abitavano ancora là nel 2018 : mi hanno detto, il primo gentilmente, la seconda scorbuticamente, di non sapere nulla - eppure diverse persone di via Fani mi avevano indicato il massarelli come uno dei testimoni più importanti. Qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

a p.385 del cartaceo, i carabinieri verbalizzano una brevissima dichiarazione resa il 16.3.78 da Massarelli Avlaro [sic] nato a Sangemini (TR) il 23.6.1937: quel giorno egli si trovava nell´atrio della scala A - proprio quella di cucco, ravenni, de chiara, quella dove piovono i proiettili -; udendo raffiche, si porta verso il cancello, ma poi si spaventa e torna indietro.

Non mi basta: io voglio sapere se notò estranei entrare nel palazzo, soli o accompagnati a inquilini, quel giorno, prima della strage, e nei precedenti; dov´era sua moglie al momento della strage; se la loro fedina è pulita; se hanno mai avuto rapporti con le autorità prima e dopo la strage; cosa hanno visto e sentito subito dopo la strage.

E: se sanno dirci qualcosa su chi era il proprietario del 106, e in particolare, del loro appartamento e di quello di ferrari bonita, cucco/cuniolo, de chiara/grieco e fiani/ravenni. Se può aiutarci a ricostruire i nomi e le ubicazioni degli inquilini delle altre palazzine del 106 con affaccio su Fani, e il nome del o dei proprietari dei loro appartamenti. Se lui o la moglie notarono chi e con quali macchine lasciò i parcheggi antistanti al 106 prima delle 9 del 16.3.1978.

Il simmetrico di massarelli a via Fani 109 dichiara ai carabinieri medesimi lo stesso giorno, le stesse cose: nulla vidi, nulla sacciu. Si chiama Fuso Indo, da Manciano (Grosseto), nato il 4.5.1930. Sua moglie Rossi Augusta pure lei non ha visto nulla (ibidem pp. 385 sq.).

Come abbiano fatto queste 4 persone presenti a livello strada a 20 metri dalla strage, a non vedere nulla e non saper nulla, è una cosa che nessuna autorità inquirente ha mai cercato di appurare seriamente in 41 anni. C´è anche una quinta, il figlio Rossano Fuso: mai audito se non appunto in queste dichiarazioni flash ai cc, p.386 - sente spari e torna a casa, amen. Troppo poco. Ma Rossano Fuso in quel momento stava uscendo dall´autorimessa, dichiara. Dunque il 109 aveva garage condominiale. Allora perché tullio moscardi aveva parcheggiato la sua mini cooper su via Fani e non nel garage ? Se lo era già chiesto anni fa l´ottimo ricercatore che identificò il moscardi con quello della x mas. Forse che i misteriosi amici che avevano gentilmente messo a disposizione di tal terrorista fascista l´appartamento al 109, non avevano anche posto macchina in garage ? Moscardi è morto, ma la sua convivente iannaccone era ancora viva di recente, si può girare la domanda a lei ?

E a bonanni patrizio proprietario della poggio delle rose (collegata alla fidrev cioè ai servizi) proprietaria della austin morris parcheggiata sul lato opposto - perché anche lui parcheggia fuori dall´autorimessa, visto che ha a disposizione un appartamento dove risiede saltuariamente al 109 - stabile dotato di garage ?

Questi 3 (fuso indo, fuso rossano, rossi augusta) erano i custodi dello stabile di bonanni e barbaro dei servizi deviati, di moscardi sabotatore fascista ex decima mas della mini cooper e sua moglie o compagna iannaccone, non ne sanno nulla ? Non sanno nulla dei parcheggi improvvisamente liberati poco prima della strage davanti a casa loro, tranne le 4 macchine dei servizi deviati (mini cooper di moscardi tullio ex decima mas, poi servizi; austin morris di bonanni patrizio collegato ai servizi; 850 fiat di ascenzi cesare, forse da identificare anche lui con omonimo ex decima mas; misteriosa 127 amaranto contromano davanti alla mini cooper) ? Nessuna presenza estranea notata al 109 quella mattina ?

A p. 390 si verbalizza che fusi indo aveva le chiavi del bar olivetti, che fu lui a consentire ai cc di aprire. L´avvocato Paolo Vitale aveva dichiarato di aver visto luce accesa nel bar, pur se chiuso per fallimento da tempo, pochi giorni prima. Possibile che il portiere non abbia notato nulla di strano in quel bar prima della strage ?

La 128 CD non poteva essere arrivata a Fani/Stresa in testa al convoglio: proprio perché i cecchini non potevavo posizionarsi più in alto del terzo piano al massimo, per vedere bene ad esempio almeno Ricci, il primo e principale obiettivo tattico dell´agguato (e uno dei cecchini che tirano su Ricci lo immaginiamo logicamente al di là dell´incrocio, o in un palazzo ad angolo, o anche su un balcone o finestra del 106, se spara al parabrezza di Ricci quando questo è ancora qualche metro prima del 106 ), è chiaro che la presenza della 128 CD davanti al bersaglio ne avrebbe ridotto la visibilità in modo assurdo, data l´altezza non elevatissima del posizionamento del tiratore. Inoltre, se Leonardi o lo stesso Ricci fossero riusciti a uscire, avrebbero potuto usare la 128 CD come riparo. Dunque: la 128 CD sta lì a far teatro, messinscena post-agguato, è stata portata in quel punto DOPO. La farsa dei "cancelletti" è appunto il set di un film, esattamente come a Statz per Schleyer (vedi infra): serve a occultare i veri killer principali di Fani: cecchini militari, o comunque con preparazione militare specialistica, dall´alto.

Ecco perché la 128 CD sporge di così tanto oltre lo stop: perché ci è arrivata dopo l´agguato, in retromarcia, e più spazio di quello ormai non aveva più, la 130 essendosi arrestata poco prima dello stop. Ed ecco perché non vi fu tamponamento tra la 130 e la 128 CD : perché quest´ultima non c´era.

Non dimentichiamo Pecorelli, opportunamente citato da di giovacchino (Il libro nero della prima repubblica, prima edizione 2003, p.231) :

" Si limitano a correre dietro alle pistole cecoslovacche, alle borse tedesche, ai berretti dell´Aeronautica, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..."

La 128 CD non ha alcuna funzione di cancelletto, perché la sparatoria inizia ad auto in movimento ben prima dello stop, come attestano i cristalli infranti dietro alla posizione finale del convoglio. Dunque se Ricci non fosse stato colpito, avrebbe tranquillamente potuto svicolare a sinistra, anche se contromano, o anche a destra, perché se anche c´era già la 128 CD, le foto mostrano spazio sufficiente tra di essa e la austin per lasciar passare la 130. Oppure avrebbe potuto fare inversione.

Ripeto: la vulgata di regime ha voluto farci credere per 41 anni che gli eroici agenti della scorta fossero degli incapaci se non anche dei vigliacchi. Ci fu un violentissimo conflitto a fuoco.

Ma l´agguato è militare, la sorpresa è in parte riuscita, almeno 4 tiratori scelti dai 4 lati dall´alto colpiscono i 3 agenti di destra, usciti dalle macchine, al cranio e al cuore con colpi mortali, tranne Zizzi gravemente ma non mortalmente ferito. Inquinatori poi, predisposti in attesa sul piano strada, come ad esempio barbaro bruno agente di gladio, rimetteranno in auto i corpi di Leonardi e Zizzi, preso per morto, ma non avranno il tempo di fare lo stesso con Iozzino, di cui però spostano forse il cadavere (vedi infra capitolo 2) e fanno sparire gli o l´ M12 (in caso fosse in dotazione al solo Zizzi e non anche a Leonardi). Tutto ciò per rendere credibile il copione che gli agenti fossero stati colpiti solo da sinistra e solo dal piano strada.

Zizzi è ancora vivo, i proiettili non sono mortali, ma l´ambulanza viene deliberatamente ritardata fino a fargli perdere troppo sangue per essere salvato. Sarebbe molto interessante sapere i nomi dei componenti l´equipaggio dell´ambulanza che portò Zizzi al gemelli. È da vomito, che in 41 anni nessuno li abbia interrogati. Quel che si conosce è il nome del primario chirurgo che lo operò : il professor castiglioni, lo stesso terrorista di regime che 3 anni dopo fece finta di operare l´attore wojtyla karol dopo il finto attentato al papa del maggio ˊ81. Quando si dice essere in buone mani...

https://www.youtube.com/watch?v=fLo8dzVLR4Q

https://www.youtube.com/watch?v=6BzsCUQqy2g

http://letsrollforums.com//fatima-hoax-and-staged-t29187.html

Paradossalmente e penso, involontariamente, è stata proprio la ricostruzione 3D della scientifica, commissionata dall´ultima commissione Moro, a fornire ulteriori prove, indicando graficamente come alcune delle traiettorie dei proiettili che raggiunsero l´alfetta di scorta provenivano dall´alto:

https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

Osservate ad esempio il fotogramma a - 4´30´´: la freccia più alta piantata nello sportello anteriore sinistro dell´alfetta, ha una traiettoria estremamente ficcante. Nessuno sparatore dal piano strada avrebbe potuto ottenere una tale traiettoria alto-basso, nemmeno a sollevare assurdamente il mitra per aria, rivolgerlo verso il basso e poi sparare. Quel proiettile fu dunque sparato dall´alto, da finestra o balcone o tetto, direi a occhio e croce come minimo, da un secondo/terzo piano.

La traiettoria di questo proiettile è evidenziata ancor meglio dalla ricostruzione 3D, come si può osservare a - 4´13´´: la linea rossa è troppo angolata alto-basso per poter provenire dal piano strada. Stesso discorso vale anche per la seconda linea rossa sotto di essa, che la incrocia.

Osservate le stesse 2 traiettorie a -1´35´´ e -1´09´´: esse provengono da molto più in alto delle teste dei (presunti) brigatisti, e pertanto non possono fisicamente provenire dal piano strada.

Si vede bene la differente angolazione del foro superiore dall´alto e dei fori inferiori dal piano strada sull´esterno dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-471e9f8b-35d1-4573-ad79-64a7523ea6be-tg3.html#foto-19

e qui :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 2´42´´.

L´ascientifica nella sua relazione alla commissione di qualche anno fa, se la cavò ipotizzando che quei 2 proiettili fossero stati sparati da brevissima distanza - ma questo non spiegherebbe l´inclinazione quasi verticale delle traiettorie, perché gli sparatori avrebbero dovuto inclinare l´arma in un modo assurdo, e fare cilecca da pochi centimetri.

Ma la cosa veramente scandalosa dell´immagine a - 4´13´´, è che essa finge di ignorare completamente i 3 fori di proiettile nel lunotto dell´alfetta, con la scusa che quel lunotto è stato misteriosamente demolito, insieme a molto altro della macchina, in questi 40 anni: i poliziotti dell´ ascientifica avrebbero ben potuto ricavare quelle 3 traiettorie da filmati d´epoca come questo citato già supra:

https://www.youtube.com/watch?v=V3y7FnTF15Q

TG 1 annuncia il rapimento di Aldo Moro 16 Marzo 1978 Frajese

a 3´34´´.

Nello stesso celebre servizio, si vede chiaramente il foro superiore dello sportello anteriore sinistro dell´alfetta di scorta, prodotto da tiro ficcante, tra 1´55´´ e 2´00´´.

Torniamo sulla vexata quaestio del foro in alto nel parabrezza della 130: è quello contrassegnato A1 nel video del 3D, a - 4´04´´:

https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

l´ascientifica della Moro2 (la seconda commissione parlamentare d´inchiesta sul caso Moro, detta anche commissione fioroni dal cognome del suo presidente) lo dà come sparato leggermente dal basso verso l´alto, dal piano strada, da sinistra avanti verso destra indietro, e a - 0´32´´, fa credere che il "brigatista" di sinistra abbia sparato quel colpo per primo, con la 130 ancora in movimento, posizionato a sinistra ma prima del veicolo, quindi sparando obliquamente da sinistra a destra, avanti-dietro. Tutto ciò non ha alcun senso. Anche perché quel colpo secondo la scientifica andò a vuoto (non dicono come fanno a dirlo). E non si capirebbe proprio a quel punto perché la scorta o almeno Leonardi non abbiano avuto il tempo di reagire. E ho già osservato che, ad angolazione di tiro così ampia, su un durissimo parabrezza polistrato, il proiettile sarebbe solo rimbalzato con tutta probabilità. Come è discutibile l´altra pastorizzazione di detto foro come foro di uscita, risalente alle prime perizie balistiche di decenni fa: da dentro la macchina non sparò nessuno, e ben difficilmente un colpo a vuoto o trafosso dei "brigatisti" avrebbe potuto finire in quel punto.

Il collettivo 16 marzo:

https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-VnJKQTFkNjNTZlE/view

sostiene con labili argomenti schein-tecnici che il foro è di uscita perché tali fori presenterebbero sfaldamento del vetro di superficie: ma le foto che mostra, come potete vedere, sono state fatte a via di Settebagni decenni dopo, quando la 130 era stata "restaurata" per l´esposizione, e una gelida manina, magari la stessa che demolì il lunotto dell´alfetta per obliterare i 3 fori dall´alto, potrebbe avere cambiato le carte in tavola anche sulla 130:

http://www.cronaca-nera.it/4964/auto-delitto-moro

Infatti nel famoso servizio di frajese linkato supra, a 1´26´´, il foro anche se non si vede troppo nitidamente, non pare mostrare sfaldamento, e il suo cratere appare introflesso. Peraltro anche nella quarta foto esibita dal collettivo 16 marzo linkato supra, i bordi strappati dell´intercapedine marroncina tra i 2 strati di vetro componenti il parabrezza, appaiono introflessi - come anche qui:

https://www.youtube.com/watch?v=kk_2AN5srZY

a O´O7´´.

Quel foro fu prodotto da un tiro ficcante di cecchino militare, che ferì mortalmente, bloccando lui e la 130, il Ricci alla guida: infatti una sua possibile traiettoria corrisponde a occhio alla ferita da arma da fuoco che l´ascientifica ha graficamente direzionato, col proiettile che penetrò lo zigomo sinistro del Ricci, per fuoruscirgli poi dalla parte bassa a sinistra del collo:

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

(pagina 26 di 157).

I medici legali nel 1978 sostennero che le traiettorie che attinsero Ricci erano tutte da sinistra, ma vedi infra capitolo 2 per la mia discussione di questo.

Soltanto 4 cecchini sparanti dall´alto in basso potevano sparare da 4 direzioni diverse senza correre rischio di ammazzarsi tra loro.

Chi furono questi cecchini dall´alto? Chi furono i killer dal piano strada, che pure agirono in seconda battuta, o in simultanea, integrando e completando il lavoro dei cecchini e lasciando tutti quei bossoli per terra? In Italia di gente che sparasse così rapidamente e con tale efficacia omicida, c´era il comsubin - un reparto di incursori specialisti, diretto erede della x mas. Quindi i killer reali di Fani, poterono forse essere stranieri - specialisti americani, inglesi o occidentali in genere o israeliani - o forse il comsubin. In ogni caso, chiunque fu, aveva preparazione militare specializzata. Comsubin e stranieri poterono forse agire insieme - i blue light americani o le sas inglesi con gli italiani del comsubin ad esempio, che dalle sas erano addestrati. Questo non coimplica che sapessero a chi sparavano - un soldato obbedisce agli ordini e riceve solo le informazioni strettamente necessarie alla sua specifica parte nell´azione: on a need-to-do basis, in italiano, in rigida compartimentazione.

Comsubin e gladio andavano a braccetto in queste azioni sanguinarie della strategia della tensione.

L´ex membro del comsubin tombolini oreste, interrogato dalla Moro2, si mostra molto reticente e imbarazzato. Ma alla fine, grazie ai commissari che lo mettono alle strette come si deve, sputa fuori i nomi dei suoi colleghi e l´uso da parte del comsubin di elicotteri da trasporto bianchi e senza scritte - come quello che un giornalista dell´ansa vide volteggiare sopra Fani poco dopo l´agguato...Poi tombolini si corregge e nega che fossero senza scritte...mmm...

"Non saranno infatti andati appunto in elicottero a deporre Moro ?", si chiedeva il solito Pecorelli su OP già durante i 55 giorni - il 25 aprile :

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780425-signed.pdf

(p.6 di 68).

A mio parere pertanto, sospetti cecchini dall´alto di Fani sono i seguenti membri del comsubin a marzo 1978 :

1. tenente di vascello tombolini oreste, che ebbe a dire alla Moro2 parlando del 77/78 :

" In quel tempo mi stavo specializzando nell'impiego delle armi lunghe e stavo studiando un po’ di balistica " - cioè, stava studiando da cecchino...

2. il suo collega tenente di vascello del comsubin ugolini

3. l´altro collega tenente di vascello vassale

4. l´altro collega tenente di vascello cespi .

Questi sono i nomi che tombolini, incalzato e minacciato di conseguenze giudiziarie dalla Moro2, dopo lungo tergiversare sputa fuori - e soprattutto, dopo aver reiterato che non vuole coinvolgerli, che non vuole metterli in mezzo - espressioni che si confanno ad azioni criminose, non a legali operazioni militari :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/04/11/indice_stenografico.0131.html

p.17 del cartaceo (i numeri di pagina li trovate inframmezzati tra le righe del testo).

Interessa notare una serie di straordinarie coincidenze orarie che non possono essere casuali :

parlo dell´operazione smeraldo/rubino del comsubin che in teoria doveva avvenire il 21.3 per liberare Moro e fu poi annullata :

http://www.stpauls.it/fc03/0312fc/0312fc34.htm

Ora provate a sostituire 21.3.78 con 16.3.78, e l´ubicazione data (un fantomatico casolare in zona boccea/aurelia) con Fani /Stresa :

" Flamigni racconta che alle 7 del mattino del 21 marzo 1978 la telescrivente del ministero dell’Interno batte un dispaccio urgente diretto allo Stato Maggiore della Marina militare: «Alfa, attuate interno "Smeraldo"»" : traduciamo nella ben più plausibile possibilità :

ore 7 del 16.3 : kossiga ordina a gladio/comsubin di attuare la strage di Fani preparata da tempo: nome in codice : smeraldo/rubino [2 sommergibili fascisti, ma curiosamente anche l´anagramma di ALDO MUORE BR INS (ins = incursori e subacquei, cioè il comsubin); pare che smeraldo e rubino fossero i nomi in codice dei 2 comandanti militari dell´operazione, tali calcagnile e biasin : altri 2 sospetti per la strage di Fani].

" Con questo messaggio in codice il Viminale pone in stato d’allarme alcune unità speciali della Marina militare che avrebbero dovuto spostarsi velocemente a bordo di elicotteri. Alle 7.39 il comandante dell’Unità speciale comunica al ministero dell’Interno che il nucleo è pronto a

partire " : traduciamo:

7.39 : il nucleo di cecchini gladio/comsubin parte in elicottero da Varignano, diretta a Roma Monte Mario per la strage.

" Alle 8.15, il comandante dei Gos (Gruppi operazioni speciali), il tenente di vascello Oreste Tombolini, utilizzando una rete telefonica protetta invia al comandante dell’unità Vittorio Biasin il seguente messaggio: «Al 50 per cento l’ostaggio è in un casolare abbandonato in zona Forte Boccea-Aurelia vicino al Raccordo Anulare. Alle 9 i carabinieri della Legione di Roma circonderanno la zona. Condurranno loro l’operazione. Il responsabile è il maggiore Calcagnile. Se le Br sono in zona e spareranno, i carabinieri risponderanno al fuoco. L’intendimento del Governo è di portare a trattativa. Per ora, per noi, solo allarme»" :

non è mai esistita questa prigione di Moro, è solo l´ennesimo depistaggio. Lo stesso kossiga parlerà di "informazione errata"...

In traduzione :

8.15 : il tenente di vascello tombolini comunica che la squadra di cecchini gladio/comsubin da lui comandata è atterrata a Monte Mario (probabilmente nel parco bisignani, un vasto terreno di proprietà della famiglia piduista bisignani, degli americani e del vaticano) ed è pronta per prendere posizione a Fani/Stresa, posizionandosi in alto sul 109, sul 106 e altri due edifici dietro e davanti alla zona dell´agguato.

ore 9 : i carabinieri deviati hanno bloccato tutta la zona dell´agguato circondandola e impedendo a estranei di passare.

Realisticamente ipotizzando, per un elicottero militare dell´epoca, una velocità media di 270/280 km l´ora, la squadra di killer del comsubin percorre i circa 400 km dalla sua base di Varignano a Monte Mario in meno di 90´, dunque partendo alle 7.39, arrivano a Monte Mario in perfetto orario per posizionarsi per la strage.

È anche possibile che l´elicottero, bianco e senza scritte come disse inizialmente prima di ritrattare tombolini alla Moro 2, fosse già in attesa a Ciampino o a Pratica di Mare, e fosse ripartito da lì alle 7.39.

" Alle 13 un nuovo messaggio del ministero dell’Interno allo Stato Maggiore della Marina revoca l’allerta: «Topazio slang si abroga» " :

falso messaggio depistante per coprire la vera natura dell´operazione non del 21.3 come fu poi postdatata, ma del 16.

"I nomi di Tombolini, Calcagnile e Biasin compaiono già nel documento del 9 febbraio 1978 relativo a " Rescue Imperator ", in cui si legge testualmente: « Richiedesi impiego vostre squadre per estensione esercitazione in oggetto. Stop. Richiedesi attivazione immediata sezione "S" base 2 Luni. Stop. Squadre: K2, K6, K7 operative. Stop. Squadre: K1 (Tombolini), K5 (Stoinich) operative comando. Stop. Imbarco previsto ore 2.45 giorno 12 andante (febbraio 1978, ndr). Stop. Svolgimento esercitazione area Magliano Sabina/Monte Soratte e limitrofe. Stop. Massima allerta Legione carabinieri Lazio/Roma in area. Stop. Calcagnile est "Smeraldo", Biasin est "Rubino". No telefonica via filo. Stop. Assoluto cifra radio. Stop. Emergenza codice Nato no Civilavia. Stop. Distruzione immediata presente dispaccio ed eventuali successivi. Stop»" :

eccoli, probabilmente, i veri stragisti operativi a via Fani: i militari comsubin/gladio guglielmi, tombolini (specialista in cecchinaggio come dichiarerà lui stesso alla Moro2), stoinich, calcagnile, biasin e i colleghi di tombolini da lui citati alla Moro 2 ugolini,vassale e cespi: questi furono gli ufficiali in comando dell´operazione strage di Fani, poi coperta come tentativo abortito di salvare Moro e postdatata al 21.3.

"«Camillo Guglielmi», sottolinea ancora Sergio Flamigni, «risulta essere un colonnello del Sismi, uno dei migliori addestratori di Gladio, esperto di tecniche di imboscata, che lui stesso insegnava nella base sarda di Capo Marrargiu dove si esercitavano anche gli uomini di Stay Behind " :

imboscate militari come quella di Fani.

Questa stessa masnada di criminali golpisti e traditori della Patria aveva fatto la prova generale a Campo Imperatore o non distante a febbraio 1978, tutti insieme appassionatamente, protetti anche qui dal solito cordone di carabinieri deviati.

" E proprio in quell’area, stando al libro di Sergio Flamigni, Convergenze parallele, era collocato un ponte radio che sarebbe servito a trasmettere messaggi tra le Br del covo di via Gradoli e un loro uomo che stava nella Valle del Salto, a due passi proprio da Campo Imperatore " :

serve farsi le ossa alla sit-siemens come moretti e alunni...:

http://www.stpauls.it/fc03/0311fc/0311fc44.htm

Fani fu affidata a gladio militare, sia come preparazione, sia come esecuzione : moscardi (il proprietario della mini cooper), forse ascenzi (cesare, il proprietario della 850), pastore stocchi, languasco, tutta o quasi feccia ex decima mas, coadiuvati da agenti deviati come bonanni e barbaro e terroristi fascisti come rauti. Solo che questi erano sessantenni, troppo vecchi per sparare, e allora a rescue imperator nel febbraio 78 fanno la prova generale dopo lunga preparazione, insieme con il comsubin, che includeva giovani cecchini allenatissimi come tombolini stesso attesta alla Moro2 di esser stato allora.

Tombolini, calcagnile e biasin, stoinich, ugolini,vassale, cespi: questa è probabilmente la rosa di nomi entro cui trovare i cecchini di via Fani, quelli dall´alto almeno. Più forse altri delle loro squadre K, i cui nomi sono ancora ignoti, per il piano strada.

Ribadisco, come nel caso di cucco/cuniolo, che non sto formalizzando accuse contro nessuno, né spacciando false certezze, né è mia intenzione calunniare o diffamare. Sto esprimendo sospetti che spero aver dimostrato fondatissimi: gladio opera a Fani, su questo non v´è dubbio: e di gente che sparasse così, come ebbe a dire il generale Serravalle che se ne intendeva, in Europa ce n´eran pochissimi, e pochi nel mondo potremmo aggiungere. Dunque è logico andare a indagare nel comsubin per trovare i cecchini dall´alto di Fani.

Tutto chiese la Moro2 a tombolini, tranne dove fosse il 16.3.78 alle 9, e chi o cosa poteva confermare il suo alibi... Né la Moro2 convocò mai tutti gli altri.

Sospetto è anche un altro soggetto, non comsubin, de vuono giustino, il famoso killer ex legione straniera, forse l´esecutore materiale dell´assassinio di Moro: stando al seguente servizio, anche lui era in via Fani il 16.3.78 :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

Da 56´11´´ in poi, e soprattutto a 56´16´´, lo si vede proprio vicino al 106, sempre SE è davvero lui, anzi dentro il comprensorio del civico 106, vicino al balcone di de chiara giovanni al piano rialzato/primo piano. Da cui forse aveva sparato alla scorta poco prima, per poi confondersi tra la folla degli astanti accorsi. E chissà chi sono quei due con cui si sta intrattenendo. Ancora una terza foto a 56´21´´ parrebbe ritrarlo in compagnia del trio che appare anche nella foto precedente: e paiono avere un palco privilegiato, perché ci sono solo loro lì: vuoi vedere che anche gli altri, o almeno i due giovani, erano cecchini del 106 come de vuono? Come hanno fatto quei 4 a entrare nel giardino privato del 106 ? Alcuni quella mattina vi entrarono scavalcando per vedere meglio e fotografare. Ma SE quello è de vuono, che ci fa un killer con preparazione militare, tiratore scelto, la mattina della strage? Queste foto sono del fotografo Gennaro Gualerzi, che aveva negozio di fotografia lì vicino in via Stresa con la figlia Elisabetta (Studio Ottica GR2, oggi di Elisabetta Gualerzi, via Stresa 37/A).

A 56´55´´ nello stesso servizio, si vedono i 2 fori da traiettorie dall´alto sul fianco sinistro dell´alfetta: v´erano dunque cecchini anche sul 109, infestato da terroristi di regime come bonanni patrizio e moscardi tullio e barbaro bruno. Ma anche da uno ´ndranghetista: nirta antonio il giovane, detto due nasi :

https://www.lavocedinewyork.com/news/2016/02/01/il-caso-moro-e-la-pista-forte-della-ndrangheta/

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/03/14/news/cosa-ci-faceva-il-boss-in-via-fani-una-foto-puo-riaprire-il-caso-1.319559

Un altro paio di killer completarono l´opera dal piano strada, forse sempre membri del comsubin, perché è più facile operare in team in queste cose, che con sconosciuti: o forse de vuono, nirta, membri deviati del comsubin ed ex repubblichini come moscardi etc., sas inglesi, blue light americani e simili, s´erano allenati insieme in prove generali tipo l´esercitazione rescue imperator coordinata da guglielmi camillo a inizio 1978:

http://www.stpauls.it/fc03/0312fc/0312fc34.htm

Ripeto: è da escludere che una squadra di killer anche professionisti potesse massacrare la scorta lasciando Moro illeso: il proiettile che fora il parabrezza anteriore della 130 in alto, e che per me viene dall´alto ed è indirizzato al Ricci alla guida, da dovunque provenisse avrebbe potuto uccidere Moro, in caso di errore sia pur lieve o accidentale deviazione - Moro era seduto, o meglio sarebbe stato seduto dietro al Ricci. O avrebbe potuto uccidere anche Moro, perché la ferita di Ricci allo zigomo sinistro con foro di uscita alla base sinistra del collo/nuca, è appunto trafossa - e dietro c´era Moro. Perché avrebbe bildinger/kisserberg dovuto correre simili rischi ? A meno che non volesse Moro morto subito, o gli andasse bene sia vivo sia morto subito. Secondo i medici legali del ´78, anche quel foro allo zigomo fu prodotto da sinistra e il proiettile fuoriuscì altrove - ma vedi infra i miei dubbi sui tramiti intrasomatici stabiliti allora.

Moro si sedette effettivamente sulla 130 quella mattina, accanto ai giornali che Ricci gli comprava la mattina presto a Piazzale della Radio, dove c´era l´autorimessa che custodiva la 130 (stando a filippo boni, gli eroi di via fani, 2018) e alle borse (che Leonardi probabilmente era salito a prendere e poi aveva messo in macchina prima che Moro scendesse) col cappotto e i cappelli sul davanzale dietro etc. - ma ne scese non lontano da casa sua, per non più risalirvi.

Moro in macchina usava sedere dietro Leonardi, perché in 2 immagini è seduto a destra, non a sinistra :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

55´40´´.

Anche qui sta dentro, e ancora a destra:

http://www.firenzetoday.it/cronaca/brigate-rosse-moro-libro-balzerani-cpa.html

Anche qui pare uscente da destra :

https://www.ilpost.it/2014/04/30/i-falsi-misteri-sul-caso-moro/

Cioè : in tutte le immagini che ho trovato in cui è seduto in macchina, sta a destra - il che è più logico, dato che così il caposcorta quando la macchina si ferma può più rapidamente scendere, aprirgli lo sportello e fargli scudo, cominciando la protezione fuori, senza dover perdere tempo a girare attorno alla macchina per aprirgli se stesse a sinistra, come si vede bene in questo video :

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d9416e6-d7a0-4b14-b76a-12cea30b27ed.html

a 3´14´´ : Leonardi fa scendere Moro da dietro a destra.

Non sono sicuro però che fosse sempre così: quel che posso dire, è che in tutte le immagini che ho trovato sinora sul web di Moro seduto in macchina, sta a destra. Da un altro paio di immagini invece, in cui non è seduto ma appare in procinto di sedersi o appena uscito, parrebbe essersi collocato o star per collocarsi a sinistra. Questo è l´unico video in cui appare seduto a sinistra, ma Leonardi è assente e anche l´autista, quindi non si capisce il contesto del breve spezzone :

https://www.youtube.com/watch?v=b6s9plUPaeM

Da 14´06´´ in poi; ma a a 14´14´´ al posto di Leonardi sale un vecchio con l´aria del politico !

La scorta no: e Moro appare giovane, dunque siamo in un contesto storico ben diverso dal 1978.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p.132 al cursore : Pistolesi dichiara che Moro solitamente viaggiava nella parte destra dell´auto.

Quindi è altamente probabile che Ricci quella mattina a Piazzale della Radio avesse posto il mazzo dei giornali a sinistra come al solito, e che esso fu spostato a destra da inquinatori di regime dopo la strage per far credere che c´era Moro, che era seduto a sinistra e da lì fu estratto come da copione.

Concretamente: se guardo e riguardo i dati, il corpus dei dati a mia disposizione finora , le foto e i servizi d´epoca, il corpus delle commissioni etc., allora ne evinco che nulla fu lasciato al caso in via Fani. Dunque se provo a calarmi nei panni di bildinger, delle due l´una: aut io voglio Moro vivo, e allora lo devo prelevare prima di Fani. Aut io voglio Moro morto, o è irrilevante per me se muore subito o in prigionia, e allora lo mando a Fani con la scorta. E sicuramente il bilderberg lo voleva inizialmente vivo, sia per estorcergli tutti i segreti di Stato che poteva, sia soprattutto per inscenare lo psicodramma collettivo dei 55 giorni, che imprimesse bene e per sempre nella memoria delle masse la malvagità del comunismo e le conseguenze a cui porta ogni apertura a sinistra. Sia infine per strombazzare le foto del prigioniero coi bandieroni br sullo sfondo, i volantini br e tutto il resto dell´armamentario visual-teatrale atto a spazzar via ogni possibile dubbio collettivo sulla responsabilità di Fani e infine di Caetani. Dubbio che sarebbe sorto e rimasto, se Moro fosse stato ucciso a Fani con gli altri.

La austin morris di bonanni (servizi deviati) non sta lì a far da cancelletto, a intralciare Ricci: Ricci arriva a quel punto dove si ferma la sua auto, già moribondo per il colpo alla testa del cecchino dall´alto e altri colpi alla testa e al collo da sinistra, sia dall´alto sia dal piano strada (vedi infra capitolo 2). La sparatoria inizia ad auto in movimento metri prima della posizione finale, questo è provato dai cristalli a terra dietro le auto. E se Ricci non fosse ancora stato colpito quando fosse arrivato in prossimità dell´incrocio, e avesse voluto svicolare quando son cominciati a piovere i colpi, avrebbe potuto farlo a sinistra dove non c´era nessuno, non è che uno in mezzo a una sparatoria stia a rispettare i sensi di marcia. Ma avrebbe potuto farlo benissimo anche a destra, perché lo spazio tra la 128 CD, anche ammesso che si fosse bloccata lì a far da cancelletto fin dall´inizio dell´agguato, e l´austin morris parcheggiata a destra da bonanni è abbastanza grande per consentire alla 130 di infilarvisi comodamente :

http://www.archivioriccardi.it/archivio/archivio-storico/varie/rapimento-di-aldo-moro-1978/rapimento-aldo-moro-16-marzo-1978-via-fani-004-10265.html#joomimg

(foto 4 e 19 della gallery)

Si vede ancora meglio qui :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

( foto 9 , cliccateci sopra per ingrandire).

E perfettamente qui :

https://www.youtube.com/watch?v=CSKYNrUzGNs

a 3´08´´. A 3´10´´ poi si vede bene come le ruote anteriori della CD siano girate, rivolte verso destra, come di chi sia arrivato a marcia indietro provenendo da Stresa a destra: se infatti la CD fosse stata in testa al convoglio, e avesse frenato di botto o no, come vuole la vulgata, quelle ruote anteriori sarebbero più o meno dritte come le posteriori.

https://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/15_marzo_16/aldo-moro-rapimento-sequestro-via-fani-anniversario-16-marzo-1978-38047122-c98a-11e4-84dd-480351105d62.shtml

Nella 5 di 25, si vede benissimo come la 128 cd è arrivata lì dopo la strage, in retromarcia provenendo da stresa da destra rispetto al senso di marcia del convoglio.

Per non parlare dell´amplissima possibilità di rapida inversione di marcia a sinistra da parte di Ricci.

Il presunto cancelletto inferiore dunque, non serve assolutamente a niente (se non a mascherare la stranezza che il tratto di strada della strage sia l´unico sgombro di macchine) specialmente se ricordiamo che l´agguato inizia decine di metri prima dello stop. La 130 si ferma da sola, va in stallo dopo che Ricci colpito al cranio da cecchini dall´alto e dal piano strada a sinistra, ha perso coscienza e rilasciato i pedali. L´austin è parte del depistaggio, del set di cinecittà, bonanni è un criminale fascista che si è fatto usare a pagamento come moscardi e compagni di merende. Dietro alla austin non si nasconde nessun killer, è troppo vicina alla scorta, sarebbe stato un suicidio sparare da lì dietro.

LA AUSTIN STA LÌ A FAR MESSINSCENA, FILM SET, PER OCCULTARE I CECCHINI DALL´ALTO CHE SONO I VERI KILLER PRIMARI DELL´AZIONE MILITARE.

LA 128 CD VIENE POSIZIONATA DOPO LA STRAGE, NON SERVE ASSOLUTAMENTE A NULLA COME CANCELLETTO, ALLO STOP IL CONVOGLIO AVREBBE DOVUTO RALLENTARE COMUNQUE, DANDO MODO AI CECCHINI DALL´ALTO E DAL PIANO STRADA A SINISTRA DI SPARARE A BOTTA SICURA O QUASI.

In Zupo/Recchia, Operazione Moro, Franco Angeli Milano 1984, p.15, mi imbatto nella notizia agli atti del primo processo Moro, che la 128 CD era stata notata, oltre che da altri su via del Forte Trionfale (Iorio, personale della clinica), anche dalla sempre vigile Eleonora : " Eleonora Moro ha protestato per quella macchina ferma da giorni e giorni quasi sotto casa; ha chiesto 'che si vigilasse, che si vedesse chi c´era dentro, quali erano i motivi per cui stazionavano lì regolarmente, con due persone all´interno '; che il numero di targa ' è stato annotato, è stato riferito, sia al commissariato di zona che al Ministero degli interni '. Ma, a quanto pare, nessuno si è mosso. " La fonte che Zupo/Recchia danno è la deposizione di Eleonora davanti alla corte d´assise, udienze 12 e 19 luglio 1982 (nota 2 p.20). La corte chiede le segnalazioni alla polizia, che fa la gnorri. Agnese Moro il 20.7.82 aggiunge di credere che l´interlocutore su queste cose fosse parlato, capo della polizia. Alle pp.39 sqq., Zupo/Recchia citano interi brani del processo. Eleonora non dice che era una 128, né nomina esplicitamente la targa CD, però attesta che era una macchina piccola, chiara. E che Leonardi aveva preso la targa, e la macchina era stata segnalata più volte alle autorità sia da Moro, sia da Eleonora sia da Leonardi. Della 128 CD ferma in via del Forte Trionfale da diversi giorni prima del sequestro, ricordano gli autori, parla anche l´infermiera Martini della clinica Villa Maria Pia e l´ambulanziere Mario D´Achille che per un soffio evita di sbatterci contro quando la 128 CD fa un´improvvisa inversione.

Sono dati importantissimi. La CD fa di tutto per farsi notare, per fare teatro, per restare impressa al maggior numero di testimoni possibile, nella più assoluta impunità. Ciò coimplica che la teoria che essa facesse parte del convoglio il 16 marzo è da seppellire una volta per tutte. Non si mette in testa a un convoglio una macchina segnalata dalla scorta stessa alle autorità come sospetta da giorni, con targa rubata e abusiva, rubata essa stessa. La 128 CD sta lì a fare teatro, a imprimersi nella mens collettiva come cancelletto br che non fu mai. Scordatevela, fu solo depistaggio, né ebbe altra funzione a Fani (dove fu piazzata davanti alla 130 DOPO la strage), se non appunto coreografica. E scordatevi il depistaggio dei servizi sul presuntissimo sorpasso a Fani alta e Ricci che si affretta a riagganciare la CD : tutte menzogne di regime, messe in giro dalla premiata ditta casimirri/sisde negli anni 90. Bravissimi Zupo/Recchia a trarre la giusta conclusione a p.45 già nel 1984. Conclusione che io ho solo ampliato e corroborato, e che ormai è da considerarsi acquisita e definitiva.

I pitosfori del bar olivetti erano bassi e spelacchiati dal lato Fani :

http://www.farodiroma.it/strage-via-fani-quel-colpo-inferto-allo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Agguato_di_via_Fani#/media/File:Via_Fani_Roma,_16_marzo_1978.jpg

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/quarantanni-dalla-strage-di-via-fani/40189/default.aspx

ergo non ci si poteva nascondere lì dietro.

Se gli avieri lo avessero fatto, imbracciando le armi una volta resi edotti dell´imminente arrivo del convoglio come avrebbero dovuto fare per esser pronti al tiro, avrebbero attirato l´attenzione della scorta da lontano, rischiando di mandare tutto a monte e di essere uccisi dalla pronta reazione della scorta allertata.

Ergo gli avieri eran lì solo a far teatro, e sono "entrati in azione" imbracciando le armi da museo che avevano, solo DOPO che i cecchini dall´alto e l´artigliere dal piano strada avevano incapacitato la scorta.

Questa è la prova del 9 che gli avieri non erano soli a sparare e che la loro funzione fu quasi esclusivamente teatrale. Le divise servirono solo come specchietto per le allodole che si imprimesse nella memoria collettiva una volta additati gli avieri al popolo dalla canea massmediatica come i soli killer.

Fani/Stresa è un incrocio pericoloso per chi venga da Fani alta: a destra Stresa non si vede, quindi bisogna per forza rallentare e fermarsi o quasi a quello stop, cancelletto o no, e poi guadagnare pian piano il centro dell´incrocio assicurandosi che sia libero, prima di proseguire lungo Fani o svoltare.

Ancora Pecorelli, OP del 12 settembre 1978, p. 13 :

" PER NON CORRERE DIETRO ALLE PISTOLE CECOSLOVACCHE, ALLE BORSE TEDESCHE, AI BERRETTI DELL´AERONAUTICA, ALLE TARGHE DIPLOMATICHE E A TUTTI GLI ALTRI SASSOLINI CHE PUCCETTINO VORRÀ DISSEMINARE..." .

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780912-signed.pdf

p.15 di 68 al cursore, 13 del cartaceo originale riprodotto.

Gladio era in via Fani, la austin morris blu a destra apparteneva a patrizio bonanni della società poggio delle rose legata ai servizi, con ufficio/appartamento in via Fani 109 e la mini minor verde a sinistra a tullio moscardi (1920-1997), ex decima mas, membro dei servizi deviati, che aveva in uso un appartamento al terzo piano di via Fani 109, scala B int.18. La mini è l´unica macchina sulla scena dell´agguato ad aver assolto anche a una funzione militare, occultando assieme alla 127 amaranto parcheggiata contromano accanto a essa, uno dei killer del piano strada che completeranno l´opera omicida dei cecchini dall´alto. Molti bossoli furono trovati lì in mezzo, e il fotografo Gualerzi li catturò in una delle sue immagini citate supra. Moscardi deteneva un fucile in casa, a detta della vedova maria iannaccone. Un conoscitore :

" Moscardi potrebbe forse aver sparato anche lui, ma non dal suo balcone, che rimaneva all'interno del profondo cortile tra le due ali (anche qui, scala A e scala B) e aveva una visuale troppo ristretta di via Fani [Moscardi non vedeva da lì nemmeno la sua Mini]. Il compito di Moscardi era forse quello di assicurare la logistica e di controllare che tutto fosse predisposto - così credo si possa interpretare il foglio con dei numeri che si trovava dietro il lunotto posteriore della sua auto. Del resto, anche se faceva sport e andava a caccia, la sua specializzazione era quella di arruolatore e organizzatore. C´era comunque un grande terrazzo con piante di ogni tipo al di sopra del bar - e nelle foto dall´alto è possibile vederlo. "

Altra inquietante presenza di terrorista fascista presso il luogo dell´agguato: barbaro bruno, cognato di fernando pastore stocchi istruttore di gladio, al 16.3.78 abita lì vicino, in via Madesimo 40, e pure lui ha il suo ufficio di copertura dei servizi deviati a via Fani 109, con vista sull´agguato. Sarà tra i primissimi se non il primo a giungere, o meglio trovarsi, sul posto dopo la strage, e inquinare la scena del crimine.

Aggiungiamo la notizia fornitami da conoscenti, che la 850 fiat che delimita la zona della strage era intestata a tal ascenzi cesare di via Molveno 20, che probabilmente è da identificare con un omonimo ex anche lui della x mas...

Guglielmi, moscardi, bonanni, forse ascenzi, barbaro, pastore stocchi, rauti, e chi più ne ha... Dice quasi bene grassi che a via Fani c´erano ANCHE le "brigate rosse ". Ma non dimenticate che nel 1978, br = gladio, di cui erano agenti moretti morucci faranda casimirri e lojacono almeno.

La zona dell´agguato era stata liberata nottetempo in qualche modo, inclusa la foratura delle ruote del furgone del fioraio Spiriticchio, da TUTTE dico TUTTE le macchine parcheggiate o che avrebbero potuto parcheggiarvi, non coinvolte nel massacro: mai visti tanti parcheggi liberi a Roma.Come già aveva notato anche Marcello Altamura 2 o 3 anni fa. Questo per non avere eventuali automobilisti in partenza tra i piedi la mattina del 16, ma anche liberare la visuale ai cecchini dall´alto una volta che, prevedibilmente, gli agenti fossero usciti dalle macchine dopo i colpi agli autisti :

http://contropiano.org/documenti/2017/10/04/

( Sedicesima foto dell´articolo e della gallery, cliccateci sopra per ingrandirla)

Restano solo l´austin morris dell´agente deviato bonanni patrizio a fare scena imitando il (finto: vedi ultimo capitolo) cancelletto della raf a Colonia l´anno prima; la mini di moscardi, ex decima mas poi servizi deviati, che con la 127 amaranto, offre riparo a uno dei killer del piano strada; e la 850 fiat di ascenzi cesare, ex decima mas pure lui quasi certamente, come hanno scoperto bravissimi conoscenti.

Scordatevi i cancelletti, sono solo una messinscena: quello inferiore non serve a niente, quello superiore non è mai esistito - senza negare con questo ovviamente, che su Fani alta e bassa vi fossero armati a impedire il transito durante l´agguato.

Ebbero però probabilmente un´altra funzione operativo/militare le macchine fasciste posizionate per l´agguato: guardate bene la foto ingrandita: austin morris e 850 delimitano, paiono proprio star lì a delimitare la zona dell´agguato, ai due estremi della palazzina A del civico 106 in mezzo ad esse, da cui sparano i cecchini o parte di essi; non solo, ma la mini cooper di moscardi e la 127 amaranto, equidistanti da austin e 850, formano con esse i vertici di un triangolo.

È come se le 4 macchine stiano lì a orientare i cecchini su dove, a che punto, a che altezza della strada debbano iniziare a sparare al convoglio. Gli esperti di sabotaggio ex decima mas, moscardi tullio e forse ascenzi cesare, insieme con l´agente deviato bonanni patrizio, e con lo sconosciuto che porta lì la 127 amaranto la notte prima o la mattina presto, è come se avessero disegnato la trigonometria dell´agguato ad uso dei cecchini. Ed è esattamente al centro di quel triangolo, di fronte a mini e 127, che parte la sparatoria, come attestano i cristalli infranti dietro il convoglio, che stanno appunto in corrispondenza esatta con mini e 127, al centro del segmento delimitato da austin e 850: ed è lì davanti che affacciano finestre e balconi di de chiara/grieco e cucco/cuniolo del 106, palazzina A, ultimo stabile a destra di Fani nel senso di marcia del convoglio, ala destra di detto stabile come dice la relazione boffi per la Moro2 (penso si tratti dell´ala destra con le spalle allo stabile).



CAPITOLO 9 : I CINQUE AGENTI COLPITI DALL´ALTO

Altra prova provata che buona parte della strage fu compiuta da cecchini militari dall´alto, è nelle traiettorie di alcuni dei proiettili che uccisero i 5 agenti: prendiamo come base di partenza del nostro discorso la relazione boffi, cioè la relazione della polizia scientifica alla commissione Moro2 del 2015 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

Da p. 28 in poi, abbiamo l´analisi delle traiettorie suddette :

- Ricci viene colpito da 7 proiettili, nessuno dei quali ritenuto: questo risulterebbe dall´autopsia.

Sia i patologi forensi del 1978, sia la boffi concordano sul dogma che Ricci fu attinto solo da sinistra e solo dal piano strada. Ma c´è un piccolo problema: guardate la figura che accompagna il testo: l´ultimo manichino in basso a destra è trafitto da una traiettoria rossa che indica chiaramente direzione alto-basso, avanti-dietro: è il colpo che trafigge lo zigomo sinistro di Ricci e gli fuoriesce dalla nuca a sinistra: prudentemente, la relazione boffi non mette punta di freccia a questa traiettoria...ma noi la conosciamo bene ormai: è il proiettile di cecchino in alto che buca il parabrezza della 130, per bloccare ogni possibile fuga della scorta fermando l´autista della macchina in testa, e con lui l´intero convoglio, che da questo momento in poi diventa facile bersaglio del fuoco incrociato, prima dei cecchini dall´alto e poi dei maramaldi del piano strada.

Guardate qui :

http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

p.26 di 157 al cursore.

La scientifica prima ci dice che i 7 tiri su Ricci sono tutti da sinistra e dal piano strada, ma poi nella grafica la vedete la freccia rossa alto-basso che trafigge la mascella sinistra e fuoriesce dalla nuca a sinistra ? Nemmeno la scientifica ebbe il coraggio di mettere freccia a quel vettore...

È quello il colpo che passa dal foro nel parabrezza: è avanti-dietro, alto-basso, sparato da leggera obliquità sinistra-destra guardando la 130 - l´obliquità dell´asse lungo, orizzontale, del foro.

I medici legali nel ´78 attribuirono quel colpo alla sinistra e al piano strada, ma vedi infra la mia discussione di questo punto.

A p. 28 della boffi :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf

i forensi parlano, per il terzo proiettile, di " DIREZIONE DA SINISTRA VERSO DESTRA CON OBLIQUITÀ DALL´ALTO VERSO IL BASSO " : dunque non leggera obliquità, obliquità e basta. Alto-basso. E la traiettoria è bensì sinistra-destra come vi dicevo - ma dal punto di vista del cecchino dall´alto, non del piano strada.

Se quel foro mascellare fosse stato prodotto da sinistra del piano strada, lo sparatore avrebbe dovuto alzare l´arma e inclinarla poi assurdamente, per ottenere la traiettoria alto-basso. L´unica possibilità per quel tiro, è sì provenienza laterale da sinistra - ma sempre da cecchino dall´alto.

A p.801 qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

trovate la relazione medico-legale.

In sede di programmazione militare, non si poteva certo affidare a un singolo tiro di cecchino, per quanto superspecialista, la neutralizzazione del povero Ricci. Se avesse sbagliato il cecchino, mancando il bersaglio o colpendolo solo di striscio o non mortalmente comunque, Ricci che era un asso del volante avrebbe potuto svicolare. Dunque era pronto un backup: almeno un altro, se non più tiratori sia dall´alto a sinistra sia dal piano strada a sinistra per finire il lavoro del cecchino da davanti. Soltanto un fuoco incrociato, ripeto, in sede di programmazione militare, poteva ridurre l´alea di una possibile fuga di Ricci a tendente a zero. E un fuoco incrociato non lo puoi ovviamente programmare tutto sul piano strada, sennò i killer si ammazzerebbero tra loro. Ma la combinazione piani alti/piano strada è invece esente da tale rischio.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

- Leonardi: da p. 739 dello scan, 746 del cartaceo in poi: è talmente evidente che fu attinto da più colpi dall´alto, quindi fuori dalla macchina o mentre cercava di uscire dalla macchina, che medici e periti di regime dovettero immaginare sue strane torsioni all´indietro per proteggere chissà come Moro, che nemmeno c´era...Invece ecco:

" un proiettile entrante “in corrispondenza della bozza parietale destra…che risulterà emergere

in sede nucale sinistra… situata immediatamente al di sotto dell’attaccatura dei capelli;“ " ;

" un secondo proiettile è penetrato “in regione temporale destra, cm 5 superiormente e cm 2 anteriormente al trago…si diparte un tramite che risulterà raggiungere con lieve decorso dall’alto verso il basso la branca orizzontale destra della mandibola ; …predetto tramite avendo assunto un decorso dall’alto verso il basso e leggermente da destra verso sinistra l’apice [sic, citazione anacolutica] del polmone destro attraverso il cuore sempre da destra verso sinistra fino ad affondare nei tessuti molli paravertebrali a livello del VI spazio ove si rinviene un proiettile“ " .

Cioè: questo proiettile ha avuto traiettoria quasi verticale, impensabile dal piano strada; per seguire meglio, osservate l´ultimo manichino rappresentante Leonardi nella grafica, siamo a p. 33 di 122: un terzo proiettile dalla traiettoria quasi verticale lo prende alla spalla destra; ancora altri due dei proiettili descritti nell´autopsia han traiettoria alto-basso :

" un sesto proiettile sempre sulla sommità della spalla a 6 cm dalla precedente lesione foro d’entrata da cui si diparte un tramite che penetra con netta obliquità dall’alto verso il basso della cavità

toracica.“ " ;

" un nono entra all’ “epitorace destro, a livello del V spazio sulla linea ascellare e si approfonda

nella cavità toracica. Ha assunto un decorso obliquo dall’alto verso il basso interessando la cupola

disframmatica [sic] per raggiungere i tessuti molli pericostali a livello della VIII costola sinistra“ ".

In sintesi : Leonardi viene colpito dai cecchini dall´alto almeno 5 volte, con traiettorie impossibili dal piano strada, a meno di immaginare sue assurde torsioni in auto: Leonardi provò a uscire dalla macchina, forse ferito, e nel farlo, sporse il cranio e e spalle, offrendoli ai cecchini dall´alto del 106 che non aspettavano altro per centrarlo.

Delle traiettorie che attinsero Rivera, Zizzi e Iozzino abbiamo citato qualcosa supra e diremo ancora, ma per ora vi basti guardare la grafica per capire con immediata evidenza come tutti e 3 furono attinti dall´alto, oltre che dal piano strada: mi limito per ora a indicare le traiettorie dall´alto che li attinsero:

Rivera: almeno il proiettile al cranio;

Zizzi: tutti e 3 i proiettili che lo attinsero, non ritenuti, che la scientifica seguendo i medici legali del `78, inverte come basso-alto, il che costringerebbe a immaginare Zizzi come lo vuole la vulgata, un vigliacco che si acquatta sotto al cruscotto in macchina: invece uscì, sparò con l´ M12, arma che fu poi fatta sparire, e fu rimesso in macchina creduto morto, o forse lui stesso riuscì a rientrare in macchina; ricordiamo l´ottima osservazione di Agora e del suo amico supra: i fori di entrata e di uscita in caso di tiri dalla lunga distanza, sono indistinguibili;

Iozzino: come vedete dalla figura 28, sono diverse le traiettorie dall´alto che lo attingono, e di cui al solito i legali invertono le direzioni.

Dunque, Leonardi parzialmente, Zizzi e Iozzino uscirono dalle macchine e i loro cadaveri furono poi rimessi in macchina per occultare i tiri dall´alto, da inquinatori come barbaro bruno dopo la sparatoria, eccetto quello di Iozzino che era troppo lontano, ma che fu probabilmente anch´esso spostato, come già notò un commentatore sul web, di cui mi scuso di non ritrovare più il link: le gambe incrociate sono innaturali per uno che cada morto o moribondo, perché incrociarle è atto volitivo richiedente attivo sforzo muscolare. La stria di sangue dal suo cranio alla pistola potrebbe forse essere prodotto di trascinamento anch´essa. Cioè: Iozzino ormai cadavere fu forse preso per i piedi e trascinato per alcuni metri, con la testa che strusciava sull´asfalto lasciando la stria di sangue. Scopo dello spostamento: far sembrare che guardava agli sparatori a sinistra e non a destra (106). Anche le braccia aperte sono troppo regolari e sulla stessa linea, la figura del cristo crocifisso coi piedi giunti e le braccia aperte sembra essere voluta. Se, come appare probabilissimo, anche il cadavere di Iozzino fu spostato, questo spiegherebbe anche perché la sua pistola è relativamente lontana dal corpo.

http://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-205969/995387.htm

http://www.dagospia.com/mediagallery/Dago_fotogallery-205969/538785.htm

Iozzino probabilmente fu spostato, e se come pare sparò 2 volte, sparò al 106, a destra, come gli altri, oppure verso la mini cooper. Iozzino fu spostato forse, e rivolto verso l´olivetti, per dare l´impressione che i colpi provenissero solo dal piano strada e da sinistra, come da copione preparato. Tutto ciò si vede ancor meglio dall´alto qui :

http://www.tg1.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0477a995-d122-41eb-9979-562b90e66e34.html

57´43´´.

Importante a supporto, è lo studio delle autopsie sugli agenti :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

In ogni caso, al di là della probabilità che Iozzino fu spostato, e della direzione dei due colpi che egli riuscì a sparare (uno dei quali potrebbe aver colpito la targa della mini cooper, l´altro il braccio di uno di quei bastardi eversori di killer del piano strada), quel che mi preme rilevare qui con certezza, è che anche Iozzino fu attinto dall´alto.

Due sono i proiettili che attingono Iozzino al collo con andamento obliquo dall´alto verso il basso. Uno dei due nel collo, non è di cecchino dall´alto ma è il colpo di grazia perché presenta tatuaggio, tipico dei colpi da breve distanza, dunque gli spararono alto-basso da sopra quando era già in terra crivellato. Un secondo proiettile di cecchino lo prende all´avambraccio sinistro, sempre alto-basso. Un terzo proiettile di cecchino lo prende a un gomito, sempre dall´alto in basso.

La conclusione dei legali su Iozzino, che tutti i 17 colpi furono esplosi da distanze brevi, è assolutamente da respingere come depistaggio in quanto di tatuaggi ce n´è uno solo.

Andiamo ora a p.742. Ragiono sulla base dei referti, quindi STANDO ai referti.

Leonardi: come mostrano le traiettorie descritte dal collegio medico-legale, è colpito quasi esclusivamente dall´alto, 9 volte. E esclusivamente o quasi, da destra - ridicole giravolte della boffi a parte.

Che significa ? Significa che i cecchini fanno TUTTO o quasi tutto il lavoro sporco su Leonardi. Ripeto : Leonardi è colpito SOLO o quasi da cecchini dall´alto, e da nessuno dal piano strada, ed è colpito SOLO da destra. Come faccio a dirlo ? Per un dettaglio fondamentale dei referti medico-legali: i colpi NON provengono da breve distanza. Dunque: sono spari da distanze medio-lunghe; sono spari alto-basso. Sono spari di cecchini appostati o sul famigerato 106 di cui prima Agora e poi io; o su elicottero.

Vorrei chiudere ora il discorso Leonardi, penso definitivamente: il maresciallo fu colpito dall´ alto del 106 mentre, appena aperto lo sportello, si catapultava fuori dopo che erano iniziati i colpi su Ricci.

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

p. 743 dello scan, 750 del cartaceo, 4 della relazione medico-legale.

Il primo foro d´ingresso esaminato e riscontrato, è sul cranio, bozza parietale destra: sta sulla volta cranica, poco sotto a destra rispetto alla sommità del capo. Ci sono anche le foto terribili di questo buco in fondo alla relazione. Ma il punto dirimente non è qui: la boffi dice: ok, si girò a sinistra per torcersi verso Moro, offrendo la sommità del cranio quasi in orizzontale ai br che sparavano dall´olivetti. Consiglio vivamente a boffi di leggersi le autopsie prima di sparare enormità del genere. Il foro di uscita è in sede nucale sinistra, poco sotto l´attaccatura dei capelli. Che significa ? Significa che la traiettoria è obliqua, gli attraversa il cranio a un angolo di 30/45 gradi.

Anche a Leonardi che si gira verso Moro o verso Ricci, come è possibile coglierlo per traverso, a 45 gradi, da sinistra piano strada ? Non ci vuole troppa fantasia geometrica per capire che ciò è assurdo. Anche se la sparatoria inizia a 130 in moto prima dell´olivetti, ci si aspetterebbe un altro foro almeno nel parabrezza, più in basso. Che non c´è.

La reazione tipica e logica di Leonardi in caso di pericolo era invece la seguente :

" nel corso dell'udienza del 20.07.1982 (Processi Moro e Moro-bis), una figlia del presidente dichiarò quanto segue (atti Commissione Moro1 - Vol 77 pag. 121 e segg):

Agnese Moro: [...] ricordo due episodi che sono a mia diretta conoscenza, uno del dicembre 1977. Leonardi mi pregò di segnalargli qualsiasi cosa che mi sembrasse strana, che mi mettesse a disagio, mi creasse qualche forma di preoccupazione o di ansietà. E un altro episodio mi colpì molto perché abituata ad una immagine familiare del Maresciallo Leonardi che stava con noi fin da quando eravamo piccoli, quindi abituata a vederlo con il suo carattere allegro e scherzoso. Una volta tamponammo una macchina (io ero in macchina con mio padre, per l’appunto) e non era ancora finita la dinamica del tamponamento, la macchina non era ancora del tutto ferma, che il Maresciallo Leonardi già era sceso con la pistola in pugno. "

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

Concludo osservando che l´apparente mancanza di sangue di Leonardi sull´asfalto a destra, se reale (il tappeto di cristalli è tale che non ci si può giurare) è spiegabile facilmente per 2 ragioni:

1. Leonardi viene attinto in zone nude solo 2 volte, al cranio, con 4 fori craniali tra entrata e uscita: ma 3 sono coperti da capelli che potrebbero aver trattenuto eventuali schizzi, schizzi che tra l´altro non occorrono sempre, in dipendenza da vari fattori;

2. attinto mortalmente mentre usciva, Leonardi potrebbe essere ricaduto col busto all´indietro sul sedile, oppure a terra tra sportello e macchina, ma senza necessariamente lasciare macchie perché i 3 o 4 strati di abiti che aveva addosso, a cominciare dalla canottiera attestata dai forensi, hanno certamente assorbito molto sangue inizialmente prima di inzupparsi al punto da cominciare a

colare;

3. l´agguato è stato un blitz di pochissimi minuti, quindi Leonardi è stato rovesciato interamente in macchina in breve giro di minuti: ed è solo lì dentro infine, come attestano le tremende foto e video, che i suoi abiti e le sue maniche ormai zuppi di sangue, hanno cominciato a colarlo fino a formare le agghiaccianti pozze sui pianali perfino posteriori.

Che vuol dire questo per la dinamica di Fani ? Implica che la sparatoria inizia tirando simultaneamente o quasi da destra E da sinistra, su Ricci e su Leonardi: e questo era possibile solo dall´alto - altrimenti i killer si sarebbero ammazzati tra loro, o in combinazione incrociata di fuoco dal piano strada a sinistra e dall´alto da sinistra e da destra.

Simmetricamente, quando la 130 in rallentamento arriva all´altezza della minicooper cum 127 amaranto, cecchini appostati in alto sul 106 e sul 109 - le scilla e cariddi dell´agguato - aprono il fuoco con precisione micidiale su Ricci, che infatti riceve quasi solo colpi da sinistra, di cui uno alto-basso da cecchino in alto, e il resto da tiratore sul piano strada o massimo rialzato (a parte discuterò ancora infra il foro nel parabrezza) ; a Leonardi si spara invece SOLO o quasi dall´alto, dal 106 e/o da elicottero (ma quest´ultima opzione è solo teorica, perché troppo visibile e rumorosa). I tiri su Ricci sono per lo più da breve ma non brevissima distanza (piano strada e primi piani del 109); i tiri dall´alto su Leonardi sono appunto, da distanze medio-lunghe: quindi piani alti o tetto del civico 106.

Ricci non ha scampo : 7 o 8 proiettili lo raggiungono e incapacitano subito - morirà in pochi minuti.

Leonardi invece abbozza una reazione, è solo ferito forse, ma dall´alto non lo han preso ancora al cranio e al cuore perché sono a destra, sono in alto e non lo vedono. Il maresciallo non ha scelta - deve uscire, e ci prova. Ma nel momento stesso in cui apre lo sportello e caccia la testa fuori, è trafitto sulla sommità del capo dall´alto, probabilmente da più di un cecchino. Cade fuori o parzialmente fuori, non penso proprio abbia avuto il tempo di sparare: inquinatori lo rimetteranno poi in macchina, come ha ben osservato anche qualcuno del collettivo 16 marzo a partire dalla giacca troppo spiegazzata :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/09/dinamica-dellagguato-e-reazione-del.html

E lo gireranno verso sinistra per far credere appunto alla vulgata che vuole tiri solo da sinistra e solo dal piano strada.

Non c´è dubbio: i referti autoptici parlano chiaro: i colpi mortali su Leonardi sono quelli al cranio, che sono talmente verticali o quasi, da colpire poi anche il cuore in un caso: sono sparati da destra. Sono colpi dall´alto. Sono colpi ricevuti fuori dalla macchina o almeno con la testa e il busto fuori, protesi a uscire. A p.761 i forensi sottolineano che i colpi che uccidono Leonardi sono sparati in rapida successione : dunque, più di un cecchino dall´alto, o un cecchino dotato di fucile automatico a ripetizione.

Uno studio attento delle autopsie mi porta alle seguenti conclusioni che vi propongo :

la dinamica di Fani è mista: si spara contemporaneamente a Leonardi solo da destra in alto dal 106 da distanze non brevi e a Ricci da sinistra piano strada e dall´alto del 109 da distanze relativamente brevi: è possibile questo, senza che i killer si uccidano tra loro. Ricci va in coma o quasi, subito e non può reagire. Leonardi ferito prova a uscire ma più cecchini lo centrano simultaneamente al capo e al cuore con traiettorie quasi verticali, quasi certamente dal 106, a varie altezze forse.

Un altro cecchino da davanti in alto, con leggera obliquità evidente dall´asse orizzontale del foro più lungo di quello verticale, tenta il colpo magico dal parabrezza ma fallisce - oppure falliscono i medici legali a individuare quel tramite, vedi infra. Leonardi muore all´istante. Ricci in pochi minuti, ma va in coma subito e perde il controllo della vettura subito.

Va da sé che nemmeno uno di questi tiri micidialmente professionali è attribuibile ai presuntissimi "brigatisti rossi". Non sto dicendo che gli avieri non c´erano. C´erano - a fare teatro - questa la parte loro assegnata dal terrore di regime per cui lavoravano - e lavorano.

Autopsia Ricci, p. 813 dello scan (820 del cartaceo originale) qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

Due dei 7 colpi che trafiggono Ricci al collo e alla mandibola sinistra sono sparati dall´alto (punti b e c). E da sinistra a destra: dunque provengono dall´alto del 109, verosimilmente primo o secondo piano, da cui era possibile inquadrare bene Ricci nel mirino.

Tutti gli altri colpi mortali dei 7 vengono descritti come più o meno orizzontali e da sinistra a destra, dunque sparati dal piano strada. Le distanze di sparo dei 7 proiettili sono definite genericamente come brevi, ma i legali non se la sentono di sbilanciarsi con precisione.

Peraltro il cosiddetto tatuaggio, cioè una rosa di piccole escoriazioni attorno a un foro di ingresso, che denota sparo da brevissima distanza, si riscontra sulla faccia di Ricci solo in corrispondenza di uno dei numerosi fori craniali, né si capisce se sia coprodotto da altri fori data la vicinanza di essi tra loro. Comunque quello potrebbe essere il tatuaggio del colpo di grazia, ma sicuramente altri fori provengono da distanze molto meno brevi.

Non si può escludere tuttavia, sulla base del referto autoptico, che il proiettile di cecchino che attraversa il parabrezza della 130 abbia preso Ricci almeno di striscio, perché ci sono 2 ferite di striscio al braccio sinistro e all´emitorace sinistro su cui i legali non si pronunciano quanto a traiettoria ma dicono solo che potrebbero essere effetto di un unico proiettile (p. 826). Né si può escludere che i forensi abbiano sbagliato qualche tramite, vedi infra.

Quei bastardi di avieri, solo a fare teatro. E le divise da aviere servirono a 2 scopi: uno depistare il popolo. Due: non farsi sparare addosso dai veri killer, i quali sapevano benissimo che gli agenti erano invece in borghese.

Giulio Rivera: un primo colpo individuabile come da cecchino dall´alto è quello al cranio, zona parietale sinistra, alto-basso. È trasversale, quindi potrebbe averlo ricevuto in macchina, anche perché Rivera era bassino (1,65) e quindi un cecchino appostato a sinistra in alto, per esempio al primo piano del 109, avrebbe potuto inquadrare bene la sinistra del suo cranio dove affonda il proiettile. La conclusione dei legali sul proiettile al cranio di Rivera, pp. 859 sq. (866 sq. del cartaceo originale) della perizia, inchioda definitivamente la responsabilità di questo tiro a un cecchino dall´alto - non solo per la traiettoria alto-basso , ma anche per il seguente motivo, e stavolta cito, e spero davvero che il mito della sparatoria dal solo piano strada si chiuda per sempre qui:

" lesione...a carico della regione parietale sinistra alla cui periferia non sono stati messi in evidenza segni riferibili a fenomeni secondari di esplosione di carica di lancio. DOVREMMO ESSERE QUINDI INDOTTI A RITENERE CHE IL COLPO IN QUESTIONE SIA STATO ESPLOSO AL DI LÀ DELL´AMBITO DELLE BREVI DISTANZE OVVEROSIA DELLE DISTANZE ENTRO LE QUALI DETTI FENOMENI SECONDARI POSSONO ESSERE RILEVATI " :

niente tatuaggio, ustione, affumicamento etc. : Rivera fu centrato al cranio da cecchino dall´alto.

Ripeto la fonte completa di questo fondamentale passaggio appena citato :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/520-volume-44-ocr.html

pp. 859 sq. dello scan digitale, 866 sq. del cartaceo originale.

I tiri dall´alto, tiri virtuosistici di specialisti militari, da distanze medio-lunghe, dai civici 109 e 106 devono ormai essere considerati un dato acquisito e incontrovertibile: una certezza assoluta e un punto fermissimo della dinamica di Fani. Si agì dall´alto, in combinazione con abilissimi artiglieri dal piano strada. I presunti brigatisti rossi, pur se presenti a Fani, non possono avere NULLA a che vedere con tali tiri. E non sto certo scagionando morucci faranda moretti e "compagni" che

abbagliano: sto dicendo che essi sono un branco di infiltrati fascisti assassini del terrore di regime - ma nel settore de propaganda fide, in questo caso.

L´autopsia di Zizzi alle pagine 873 sqq. è controversa: primo perché non è un´autopsia - i legali fecero solo esame necroscopico, ma non tagliarono perché, scrissero, non avrebbe avuto senso date le suture chirurgiche e le alterazioni somatiche causate dalla chirurgia. Comunque la conclusione dei legali contraddice nettamente l´idea di Agora di invertire i vettori delle traiettorie: per i legali, non vi è dubbio che Zizzi fu colpito basso-alto e obliquo. Vediamo se è vero.

La mia prima osservazione è che, in assenza di autopsia, e con massicci interventi chirurgici, sicurezza sui tramiti non si può dare.

La perizia conferma poi che le ferite, pur gravissime, non erano mortali in sé: Zizzi morì di emorragie multiple - dunque a soccorrerlo per tempo e praticare su di lui un primo soccorso sensato e professionale, si sarebbe potuto salvare.

Il punto centrale dunque sono i fori dei 3 proiettili: secondo i legali quelli sul dorso sono di ingresso, perché ne presenterebbero le caratteristiche, e quelli sul torace di uscita, per lo stesso motivo. Dunque per i legali il decorso è postero-anteriore e dal basso in alto e obliquo, con ingresso dei proiettili obliquo. I legali non si pronunciano sulla distanza di sparo, perché le zone colpite erano coperte da indumenti, e dunque tatuaggi etc. non sono riscontrabili - bisognava analizzare gli indumenti, ma i verbali del link non contengono siffatta analisi.

Comincio col notare, in sede critica, che per gli altri cadaveri il metodo di individuazione dei tramiti intrasomatici usato dai legali furono gli arcaici specilli - cioè asticelle di metallo che ficchi in un foro e cerchi di far uscire da un altro: questo metodo è rozzo e soggetto a errore, in quanto lo specillo scavandosi la strada nel soma, può creare per errore falsi tramiti.

Per esempio, i fori in faccia a Ricci, e in particolare quello sullo zigomo sinistro, furono specillati come provenienti da sinistra: chi ha detto invece che il foro di ingresso sullo zigomo non fosse stato prodotto dal tiro attraverso il parabrezza, e che il tramite lo avesse realmente fatto uscire dai fori nucali ? Specillate pure - non basta ad acquisir certezza sui tramiti.

Torniamo al povero Zizzi. Perché dunque i nostri arcaici legali ci spacciano la falsa certezza che i 3 fori sul dorso son di ingresso, e i 3 sul torace più in alto, di uscita ? Per lo strabiliante motivo che i fori dorsali sono tondeggianti, escoriati e contusi, e invece quelli sul torace hanno maggior diametro, sono meno tondeggianti, e pur essendo escoriati non sono contusi. Son dirimenti queste differenze, davvero ?

Ecco l´abc di una medicina legale scientifica e critica :

" Caratteri del foro di uscita

Rispetto al foro di entrata, il foro di uscita può presentare caratteri differenti, risultando piuttosto difficile una fine distinzione tra i due sulla base dei soli caratteri morfologici "

https://www.medicinapertutti.it/argomento/lesioni-da-armi-da-fuoco-a-carica-singola/

" Certamente più indicativa, invece, è l’assenza di un orletto di escoriazione, dell’affumicatura o degli effetti dei componenti del ciclo dello sparo. Anche in questi casi, tuttavia, seppur rare esistono delle eccezioni " : ibidem. E qui tutte queste caratteristiche non potevano comunque apparire per l´interposizione degli indumenti di Zizzi.

In altre parole: la conclusione dei periti medico-legali sulle traiettorie che attinsero Zizzi è precostituita, forzata e ingannevole, perché avrebbe quanto meno dovuto essere espressa in forma dubitativa e non recisa com´è. Devo insistere: quella dei periti su Zizzi è pseudoscienza, e siccome erano dei luminari e non degli imbecilli, vuol dire che hanno obbedito all´ordine di depistaggio - perché se Zizzi fosse apparso colpito dall´alto, in piedi, in petto, adversis vulneribus, dopo aver eroicamente sparato una raffica di M12 al 106 dei cecchini, allora addio de propaganda fide.

Secondo principio della dinamica medico-legale :

" The majority of gunshot wound misinterpretations result from the fallacious assumption that the exit wound is always larger than the entrance wound " :

il fallace preconcetto che il foro di uscita è sempre più largo di quello di ingresso:

https://what-when-how.com/forensic-sciences/evaluation-of-gunshot-wounds/

" If the velocity of the exiting projectile is low, the wound it leaves behind may be equal to or smaller than its corresponding entrance wound" : ibidem.

Dunque, variabili molteplici possono portare a un foro di uscita identico per dimensione o più piccolo del foro di ingresso. Dunque, il diametro dei fori toracici di Zizzi addotto dai legali per classificarli come di uscita, non è dirimente: Agora è salvo, e anche l´onore del povero Zizzi. A meno che, al primo e secondo piano del 106 con l´M12 sparito, non abbia sparato mago merlino...

Ottimo articolo su Zizzi al gemelli :

http://www.sedicidimarzo.org/2018/11/enigmi-nella-vicenda-zizzi-1-con-intervista.html#more

Contiene un dettaglio di importanza fondamentale per noi dei tiri dall´alto, e soprattutto per corroborare il classico post di Agora del 24.4.18 sull´inversione dei vettori delle traiettorie che attingono Zizzi: il certificato di ricovero e morte di Zizzi che il 16 marzo riproduce, parla testualmente di :

" Shock emorragico da triplice ferita da arma da fuoco ALL´EMITORACE DESTRO " :

dunque, anche per i medici del gemelli, la diagnosi fu di adversa vulnera, cioè fori di ingresso nel petto, e di uscita sul dorso.

A questo punto, non apparirà più sconcertante l´apprendere che

" Nella ' Relazione di perizia tecnico-balistico-legale sull´eccidio della scorta dell´on. Moro ' i periti affermano di non aver potuto esaminare i proiettili estratti dai cadaveri:

' Non fu possibile...eseguire affatto l´esame microcomparativo (venne eseguito in obitorio solo quello grossolano metrologico, man mano che i proiettili venivano estratti dai cadaveri) delle impronte sui proiettili estratti dai cadaveri in tandem con quelli repertati sui luoghi e sulle autovetture, in quanto tali reperti NON CI FURONO MAI MESSI A DISPOSIZIONE, ANCHE SE RICHIESTI, DA CHI LI PRESE IN CONSEGNA. Rimane così aperto un dubbio potenziale che alcuni proiettili, improntati con identiche caratteristiche di classe e non di identità individuale, ERRONEAMENTE POSSANO ESSERE STATI ATTRIBUITI A UNA SOLA INVECE CHE A DUE O PIÙ ARMI, O CHE ADDIRITTURA ALCUNI PROIETTILI PROVENGANO DA ARMI CHE NON HANNO DATO ESITO, PER UN QUALSIASI MOTIVO, A REPERTAZIONE DI BOSSOLI ' ".

" Nella loro relazione i periti spiegano CHE 'I PROIETTILI RIMASERO SEMPRE IN POSSESSO DEL PROF. MARRACINO CHE ALLORA COORDINAVA IL COLLEGIO PERITALE MEDICO LEGALE. TALI PROIETTILI, SEPPUR DIVERSE VOLTE SOLLECITATI ALLA CONSEGNA PER REDIGERE PERIZIA BALISTICA E COMPARATIVA, NON VENNERO MAI ACQUISITI A CORPO DI REATO. L´immatura morte del prof. Marracino in seguito complicò ancor più la ricerca di tali reperti, E NON CI È NOTO SE VENNERO IN SEGUITO RECUPERATI E CONFEZIONATI A REGOLARE CORPO DI REATO COME GLI ALTRI E REGOLARMENTE ESAMINATI MICROCOMPARATIVAMENTE E DA CHI ' .

[ da : AA.VV. Il sequestro di verità, 2008, p.81.]

Insomma : i proiettili estratti dai cadaveri della scorta sono spariti, né si sa quali siano i proiettili non ritenuti che li trafissero fuoriuscendo: altrimenti i balistici si sarebbero accorti che provenivano da fucili di precisione a mira telescopica dei cecchini dall´alto: non vi può essere altra spiegazione. Amen.



CAPITOLO 10 : S.O.S. IN CODICE

https://www.lastampa.it/2012/07/15/vaticaninsider/moro-anni-tra-enigma-e-tragedia-1Qx9ZKJ2tZzzuDg7ApSeWI/pagina.html

Il teologo e giornalista gianni gennari racconta questo :

" Primo fatto. Gli “amici” di Moro e gli anagrammi delle lettere.

Qualche tempo dopo la morte di Moro venni a sapere che un gruppo di persone, tra gli amici di Moro, si erano dati da fare immediatamente, ancora nei giorni della sua prigionia, per capire qualcosa di più sulle sue lettere e su possibili 'messaggi' contenuti in esse. Sapevano, loro, e così mi hanno riferito, che Moro, soffrendo di insonnia frequente, durante le sue notti si dilettava con grande competenza di enigmistica, di rebus, di anagrammi, e pensarono di leggere con quel particolare "filtro" i testi delle lettere che arrivavano dalla prigione delle Br

[nota mia : questo, a detta di tre congiunti di Moro, il fratello Alfredo e i figli agnese e giovanni, è falso: essi non avevano mai visto Moro con la settimana enigmistica ; Moro la notte leggeva libri impegnati di teologia o romanzi seri, a quanto attestato dal figlio giovanni; in questi 41 anni, la vicenda degli anagrammi è stata riferita dal solo gennari : non mi risulta che nessuno dei protagonisti presunti, da Giorgio Bachelet a Sacconi a Malavolti ad altri che vedremo, abbia mai confermato la storia. Inoltre Moro e la sua famiglia erano estremamente riservati, non avevano amici intimi che frequentassero casa al punto da sapere che Moro soffrisse di insonnia e facesse anagrammi e rebus per ingannare la notte. Fine nota mia, riprende citazione di gennari].

Del gruppo facevano parte parecchie persone. Tra esse per esempio il prof. Giorgio Bachelet, fratello del più noto Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il prof. Filippo Sacconi e il Dr. Alberto Malavolti. Con loro “lavorarono” anche altri noti professionisti, e alcuni degli incontri di esame dei testi avvennero in casa di E. e G. L., miei amici, che mi informarono del fatto.

Durante gli incontri, dunque, l'attenzione era stata posta sui testi delle lettere in prospettiva di possibili anagrammi nascosti. Era un'idea bislacca per chi non avesse saputo che Moro aveva quell'abilità singolare. Per loro non lo fu. Avrebbe potuto utilizzare quelle lettere, Moro, per far sapere qualcosa al di fuori, ad eventuali anagrammisti esperti come lui? C'era, in quei testi, qualche messaggio cifrato? Con un lunghissimo e minuzioso lavorio, con le lettere dell´alfabeto separate scritte su pezzettini di carta disposti via via sul tavolo, che poi venivano conservati in un pacchetto di sigarette vuoto, il gruppo arrivò ad isolare prima una frase della lettera a Zaccagnini del 4 aprile, e poi un'altra della lettera alla Dc fatta arrivare al "Messaggero" il 29 aprile.

In ambedue i casi la frasi segnano, nel contesto, un brusco passaggio logico, ed in ambedue i casi si parla della "famiglia", interrompendo lunghi ragionamenti politici pubblici, per parlare improvvisamente del privato.

Eccole:

Dalla Lettera a Zaccagnini: "Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po' diverso"

[nota mia : questa frase non segna affatto un brusco passaggio logico nel suo contesto: Moro ha già terminato la parte politica, è andato a capo e ha iniziato il congedo della lettera con la frase di passaggio : "Fatto il mio dovere d´informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso", a cui segue la frase anagrammata: dunque non si passa affatto improvvisamente al privato. È la lettera 6 dell´edizione gotor, Lettere dalla prigionia, 2018, p.14, scritta intorno al 31 marzo e recapitata il 4 aprile per gotor. Riproduzione dell´originale qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

p.55 di 122. Fine nota mia, riprende citazione gennari].

Dalla Lettera alla Dc: "E' noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte"

[ nota mia : questa lettera alla dc, la 82 gotor p.143, scritta il 27 aprile e recapitata il 28, è pervenuta in originale che trovate qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

(p. 79 di 122) : è lampante che la frase anagrammata, con cui inizia il foglio che Moro numera 9, è stata scritta in una versione diversa da quella del foglio 8 , e poi giustapposta a quel che precede a mo´ di collage : infatti gli inchiostri son di colore diverso, si tratta di parti scritte in tempi diversi e poi arbitrariamente giustapposte o da Moro o dai censori : dunque non ha senso anche qui, parlare di brusco passaggio logico e di improvviso salto di palo in frasca dal politico al personale. Fine nota mia, riprende citazione gennari].

Dopo tantissimi tentativi quel gruppo di amici di Moro giunse ai seguenti anagrammi, sorprendentemente convergenti:

Il primo testo: "Son fuori Roma, dove la Cassia in basso forma un´esse, vedo pini e bimbi".

Il secondo: "Le Br mi tengono prigioniero nel cottage a mattoni a sommo della valle di Formello tra Flaminia e Cassia: Aldo M."

Per precisione nel primo anagramma restava fuori una g, e nel secondo tre lettere: h, i, u.

I due anagrammi indicavano, se presi sul serio, un luogo abbastanza preciso: zona di Formello, tra Flaminia e Cassia. Quella zona è raggiungibile in meno di un quarto d'ora da via Fani, ed è ancora più vicina alla nota - adesso - via Gradoli, di cui si continua a parlare fino ad oggi.

[Aggiungo io per amor di precisione che, verificando gli anagrammi, il secondo :

È NOTO CHE I GRAVISSIMI PROBLEMI DELLA MIA FAMIGLIA SONO LA RAGIONE FONDAMENTALE DELLA MIA LOTTA CONTRO LA MORTE

effettivamente mi dà :

LE BR MI TENGONO PRIGIONIERO NEL COTTAGE A MATTONI A SOMMO DELLA VALLE DI FORMELLO TRA FLAMINIA E CASSIA ALDO M

A Gennari restan fuori 3 lettere : h, i, u ; a me restan fuori h, i, a. Ma insomma al 99% ci siamo. Sul testo originale ci siamo, corrisponde a quello pubblicato qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

come lettera 71, alla DC, recapitata il 28 aprile anche se Gennari dice il 29, comunque è questa.

Va osservato però che è improprio parlare di anagramma, dove restano fuori ben 3 lettere.

Sul primo anagramma :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=198

" SE NON AVESSI UNA FAMIGLIA COSÌ BISOGNOSA DI ME, SAREBBE UN PO´ DIVERSO " :

il match qui è molto meno perfetto, a me avanzano ben 4 lettere non corrisposte, cioè presenti nell´anagramma ma assenti nella frase originale : F, R, O, M ; mentre a Gennari avanza non so come solo una G ; inoltre dalla frase originale, avanzano altre 5 lettere che non trovano corrispondenza nell´anagramma : E, N, G, S, G !! :

"SON FUORI ROMA, DOVE LA CASSIA IN BASSO FORMA UN´ ESSE, VEDO PINI E BIMBI ".

Vedere nella frase originale un tale anagramma qui, è dunque ridicolmente assurdo. Il problema critico poi in generale, è la lunghezza della frase e il numero delle parole, che francamente lasciano perplessissimi di primo acchito, quanto all´umana possibilità anche di intelligenza superiore, e virtuoso dell´enigmistica quale FORSE Moro ( però si legge che i figli agnese e giovanni, e il fratello Alfredo Carlo, abbiano smentito che Moro fosse enigmista) di combinare a memoria o anche per iscritto anagrammi lunghissimi. A questa obiezione risposero specialisti riconosciuti come Peres e Riva, adducendo esempi di ciechi che composero anagrammi complessi a mente ovviamente, e di virtuosi che lo fecero sempre a memoria. Tuttavia si tratta pur sempre di eccezioni, di casi eccezionali - Moro potrebbe esserne stato uno: ricordiamo che la sua generazione alla maturità portava tutte le materie e doveva mandare a memoria mezza divina commedia oltre al resto. Questa potenza mnemonica oggi si è persa. Ma ripeto: si tratta di casi eccezionali, vedere intenzione anagrammatica in queste frasi lunghe è implausibile, ha una probabilità scarsissima. Con questo pseudoanagramma, siamo ai limiti del depistaggio: perché sappiamo con certezza matematica dalla lettera a Manzari, dove Moro scrive un QUI che non può che significare a Roma (vedi infra), che lui era detenuto DENTRO e non fuori Roma : non certo a via Montalcini 8, dove non mise mai piede, ma altrove come delineerò nei prossimi capitoli.

Ovviamente se fai prove scritte, se cioè ti vedi scritta PRIMA la frase S.O.S., e poi da quella con calma tiri fuori la frase-contenitore, il discorso per un esperto diventa non dico agevole ma possibilissimo e immensamente più rapido ed efficace. Se ci caliamo concretamente nella sua situazione, nella cantina bunker di spagnuolo forse come vedremo, allora non riesco a immaginare che avesse sempre carcerieri appollaiati sulle spalle - la notte specialmente, ma anche molte ore del giorno.

E aveva il suo bagno privato a disposizione lì sotto, come vedremo : l´autopsia lo trova pulito e docciato regolarmente. E lo lasciavano scrivere, aveva carta e penna ad libitum. Quando i carcerieri uscivano e richiudevano la porta blindata dietro sé, anche se lo spiavano dall´occhio magico/telecamera etc., non potevano certo leggere quel che scribacchiava giorno e notte. Dunque lui avrebbe potuto fare prove scritte dei suoi messaggi cifrati, e poi che so, inghiottire le palline di carta o ancor meglio buttarle nel water e tirare la catena, o renderle illeggibili sotto al lavandino per poi buttarle nel cestino. Oppure fare le prove scritte chiuso in bagno, non credo lo spiassero pure mentre faceva i suoi bisogni. Stando a una presunta intercettazione del 1979 di conversazione tra due brigatisti in carcere, che parlavano per sentito dire pur non avendo partecipato al sequestro Moro, questi si faceva la doccia, si lavava anche quattro volte al giorno, "scriveva un casino" ; moretti nel 1994 conferma che Moro scriveva freneticamente, tutto il giorno (gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, pp.186 sq.). E possiamo non escludere del tutto che parte notevole di quel tempo di scrittura e di quelle quattro volte al giorno nel bagno fosse dedicato a escogitare, provare e riprovare crittografie come anagrammi e altre che vedremo. Ma per gli anagrammi, e anagrammi così lunghi imperfetti e problematici, la probabilità di intenzione anagrammatica da parte di Moro tende a zero.

Teniamo anche conto che Moro non stava partecipando a un concorso enigmistico, poteva pure permettersi anagrammi imperfetti, impuri, cioè con lettere avanzanti come accade nelle soluzioni Bachelet, purché passasse l´S.O.S., grazie anche al resto della segnaletica, quale spaziature innaturali, incongruità nel contesto, riferimenti inesistenti, mots-thème come famiglia/flaminia etc., vedi infra. Ecco perché preferirei al limite parlare qui di endogrammi - frasi criptate in altre frasi, quasi-anagrammi, para-anagrammi. Bambole russe verbali. Ma l´eventuale supporre da parte di Moro, che la famiglia o altri lettori suoi amici, decifrassero codici di tale complicazione e aleatorietà multicombinabile, e ne acquisissero non si sa come certezza sull´ubicazione della sua prigione, è francamente quasi da escludere. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

Va aggiunto, avendo di fronte i testi autografi di Moro, che i due testi sono scritti in modo del tutto singolare, soprattutto il secondo. Moro interrompe la pagina 8 della lettera ben prima della fine del foglio, lascia un ampio spazio vuoto e comincia la pagina 9 ex abrupto con quella frase fuori contesto…

[ Nota mia : ripeto che quest´ultimo argomento non è scientificamente accettabile : della lettera alla DC con la frase in esame :

" È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte "

esistono diverse versioni, con manoscritto originale conservato per la prima. È la lettera 82 dell´edizione gotor Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, pp.140 sqq. L´originale della prima versione è qui :

http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

pp. 79 sq. Se è vero che nel foglio 8r, Moro lascia un poco di spazio in più del solito in fondo al foglio, ciò può essere dovuto al fatto che l´originale è un collage di diverse versioni scritte con inchiostri di diverso colore in momenti diversi, e poi mescolate, per cui il foglio 8 fu probabilmente riscritto, come ritiene lo specialista Michele Di Sivo a p. 32 (33 digitale) dell´introduzione, e poi aggiunto al foglio 9 della prima bozza che inizia con la nostra frase.

Tuttavia ciò non esclude anagramma, anche se non segnalato da spaziatura innaturale, ma abbiam già visto altre pesanti ragioni che portano a farci escludere quasi del tutto intenzione anagrammatica qui].

[Riprende la citazione di gennari] :

Secondo fatto. Vittorio Bachelet informò gli inquirenti.

Quel gruppo di amici di Moro, all'inizio del maggio '78, quando le ricerche ufficiali si erano impantanate, segnalò gli anagrammi alle autorità di Polizia. In particolare fu Giorgio Bachelet che ne informò suo fratello, Vittorio, che gli assicurò di averne dato comunicazione agli inquirenti. La cosa non ebbe seguito, allora, perché arrivò il 9 maggio. Resta il fatto che proprio Vittorio Bachelet fu ucciso, il 12 febbraio 1980, da un commando Br di cui faceva parte anche Anna Laura Braghetti, una che risulta tra i "carcerieri" di Moro"

[nota mia : ripeto che né Giorgio Bachelet né gli altri presunti anagrammisti citati, hanno mai confermato pubblicamente la storia, a quanto mi risulta: e nessuno glielo ha mai chiesto. L´unico a parlare di tutto ciò in questi 41 anni è stato gennari. Il figlio stesso di Vittorio Bachelet mi ha detto di aver appreso della storia degli anagrammi leggendo gennari, e non da suo zio o in famiglia. ].

Continua Gennari :

" Questa storia degli anagrammi rimase sepolta nella mia memoria, dopo il racconto che me ne avevano fatto i protagonisti - che mi avevano anche regalato il pacchetto vuoto di sigarette con i pezzettini di carta serviti a cercare gli anagrammi - fino al dicembre 1986. Ero giornalista a "Paese Sera", allora, e ne parlai con il Direttore, Claudio Fracassi, che volle consultare in merito, quasi per gioco, un suo amico notissimo esperto di enigmistica, Ennio Peres, che allora come oggi si occupava professionalmente di anagrammi su varie riviste, p.es. allora sul settimanale "L'Europeo" e poi su “La Stampa”.

Ebbene, Peres all'inizio fu molto scettico, affermando che da una frase si può tirare fuori tutto ed il suo contrario, ma dopo aver studiato i testi restò davvero colpito dalla singolarità degli anagrammi, e perplesso, e allora acconsentì a parlarne sul giornale.

[Nota mia : se questo peres era davvero un esperto, allora ha dato credito a tali pseudoanagrammi o per ragioni commerciali, cioè per vendere ai gonzi una storia curiosa, o perché fu complice di gennari nell´ennesimo depistaggio del caso Moro : gennari ha detto a me personalmente di essere amico di infelisi - il giudice depistatore dei 55 giorni, quello che non indagò sui proprietari delle targhe delle 4 macchine di gladio sul luogo della strage col pretesto assurdo che non poteva indagare su tutte le macchine di Roma; quello che dette immediato credito al depistaggio su Moro all´ambasciata cecoslovacca e su armi cecoslovacche mai usate a Fani ; quello che a inizio anni ´70 come riporta Flamigni, aveva collaborato coi piduisti spagnuolo e siggia : questo terrorista di regime, per gennari è un uomo probo !!! - ; e peres in gioventù negli anni ´60, era stato un militante fascista con avanguardia nazionale e amico del terrorista merlino mario. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

Il 2 dicembre '86, dunque, "Paese Sera" uscì con una prima pagina ed un mio ampio servizio, non firmato, e con un pezzo dell'anagrammista Peres che raccontava della sua ricerca professionale su quei testi e del loro possibile significato indicativo del luogo della prigione. C'erano, sul fatto, l'apertura di prima pagina e dentro altre due pagine intere, ed il giorno dopo, 3 dicembre, un'altra pagina intera, con il racconto di un collega, Enrico Fontana, che era andato nella zona di Formello, a cercare l'ipotetico posto cui rimandavano i testi di Moro: descrizione dello scenario di ville, prati, pini, costruzioni ricche e modeste immerse nel silenzio e nel verde".

[Nota mia : ho parlato con Fontana e mi ha detto di aver seguito a naso le suggestioni degli anagrammi, senza alcuna seria ricerca catastale o altrimenti documentale : tanto per rimpolpare la fake news insomma. Ma ecco un effetto indesiderato del probabile depistaggio: l´unica parte davvero plausibile e interessante di tutta questa storia: ricomincia citazione] :

" In realtà quasi immediatamente quella pubblicazione su "Paese Sera" un riscontro lo ebbe. Qualche settimana dopo - fine '86/inizio '87 - arrivò in redazione a Roma, a via del Tritone, un anziano distinto signore, chiedendo degli autori di quegli articoli sugli anagrammi. Mi telefonò il leggendario “portiere” del giornale, che si era informato sull’autore del pezzo, e gli dissi di inviarlo da me. Si chiamava Viktor Aurel Spachtholz, e si presentò con biglietto da visita, che conservo ancora, come pittore e grafico di fama internazionale, membro dell'Accademia Goncourt di Parigi e Senatore dell'Accademia Burckhardt di Zurigo, residente da decenni in Italia, a Vettica di Amalfi

[in realtà, Spachtholz abitava a Vettica minore soltanto dal 1978. Prima aveva abitato a Santa Marinella, ma era originario di Milano, nota mia. Il cognome lo aveva preso dalla madre tedesca immigrata a Milano, perché il padre li aveva abbandonati. Ricomincia citazione gennari].

Raccontava di aver combattuto nella resistenza antinazista, poi era rimasto in Italia. Di fronte al Direttore di “Paese Sera”, Claudio Fracassi, al collega ed ex direttore Piero Pratesi, che avevo subito chiamato e a me, egli disse che sulla base di quello che avevamo pubblicato era in grado di indicare la prigione di cui gli anagrammi parlavano. Secondo lui essa era nel sotterraneo della villa di un ex magistrato, importantissimo, il cui nome era comparso nelle liste della P2. Raccontò, Spachtholz, davanti a noi tre, che verso il 1976 aveva dato lezioni di pittura a questo ex magistrato nella sua villa in zona Formello

[la villa esisteva davvero ma non era affatto in zona Formello come vedremo, nota mia, ricomincia citazione],

e che una volta era sceso con lui, per brindare alla fine delle lezioni, nella cantina della villa, un vero e proprio bunker fortificato. Sorpreso dallo scenario inatteso egli aveva esclamato così, "Ma questa è una prigione!", ed il padrone di casa gli aveva replicato pressappoco così: "Noi da qui incendieremo l'Italia, e la salveremo"…

[ Gennari da me contattato nel 2019, mi ha detto di non ricordare se Spachtholz parlò espressamente di Formello, più che altro indicò vagamente la zona, per poi focalizzarsi sul magistrato della villa, nota mia ].

" Era noto che proprio Moro, presidente del Consiglio, aveva avuto forti contrasti, ufficiali, con questo magistrato, che aveva dovuto dimettersi da ogni carica in relazione alla vicenda Sindona…Il racconto di Spachtholz aveva risvolti notevoli: se il discorso cadeva su quella persona, ovvio che entrasse in gioco anche tutto lo scenario della P2, dei Servizi Segreti deviati, della infiltrazione di piduisti nel comitato incaricato proprio in quei mesi di coordinare tutto quello che riguardava la gestione delle ricerche di Moro, della sua prigione, dei suoi sequestratori, dei mandanti e degli esecutori della strage di via Fani e del rapimento…Lo Spachtholz si offrì, subito, di accompagnarci a vedere la villa, ma era tardo pomeriggio, si doveva "chiudere" il giornale del giorno dopo, e con decisione immediata l'offerta fu per il momento declinata. Ci lasciammo con l´intesa che ci saremmo risentiti…

Va aggiunto, per la cronaca, che egli poche settimane dopo morì: fu trovato morto dai vicini nella sua casa di Vettica di Amalfi

[in realtà, a detta della padrona di casa di Spachtholz all´epoca, fu trovato morto da una contadina che curava il giardino, e che si era insospettita vedendo la luce accesa di giorno, nota mia].

Era anziano, sicuramente, ma era anche un personaggio singolare. Ho letto anche di recente su “Storia in Rete”, una rivista che va in edicola ma soprattutto su Internet, parecchie pagine interessanti e cariche di stranezze e misteri…"

[Nota mia : occorre aggiungere per obiettività che Spachtholz, oltre ad avere più di 70 anni, pare soffrisse di cuore, e prendesse regolarmente medicine cardiologiche prescrittegli, che gli portava fin dal 1978 un ragazzo suo amico, Antonio Porpora, oggi musicista classico, il quale ha confermato ciò su internet e a me personalmente; certo la sua morte resta sospetta perché segue quasi immediatamente la sua rivelazione a Paese Sera della villa di spagnuolo, e perché va inquadrata in altri accadimenti sospetti a chiunque parlasse pubblicamente di quella villa, vedi sotto. E anche perché al momento della morte, Spachtholz era solo - viveva solo in una casetta isolata da tutte le altre abitazioni del circondario. La padrona di casa che lo ospitava gratis, signora Mariella Capuzzo, mi ha escluso che egli possa essere stato ucciso, sostenendo che il medico certificò la causa di morte come arresto cardiaco, e che il cadavere non presentava segni visibili di violenza inferta. Ma la signora al momento della morte di Spachtholz era a Roma. Quando la contadina scoprì il cadavere, erano già passate diverse ore dalla morte. Inoltre è strano quel che mi ha detto la padrona, cioè che la contadina, scoperto il corpo, invece di chiamare subito ambulanza e carabinieri, chiamò la signora a Roma, la quale si precipitò a Vettica ma contattò il medico solo dopo esser giunta, quindi dopo ulteriori ore. La signora Capuzzo mi ha detto che ciò fu dovuto alla mentalità "quasi araba" dei contadini amalfitani. Fatto sta che la signora non ricordava nemmeno se lei stessa avesse subito chiamato il medico da Roma o lo avesse fatto solo ore dopo, arrivata a Vettica. Inoltre la contadina aveva prima avvertito una vicina, e fu quest´ultima a telefonare alla signora a Roma: insomma nessuno, arabo o no, pensò di fare la cosa più naturale, cioè chiamare prima il medico e i carabinieri. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari.]

" Tornando a quel magistrato indicato da Spachtholz come padrone della “prigione”, tutti mi dicevano, allora, che era già morto. E invece ne parlai con un notissimo avvocato romano, il Dr. Zupo, cui mi indirizzò un conoscente comune, il Dr. Pietro Mascioli, il quale mi fece avere le fotocopie delle lettere di Moro e mi assicurò che allora, nel 1986, il soggetto era ancora vivo, rinchiuso nella sua casa presso Genova, e rifiutava di incontrare e vedere chiunque. Anche mons. Cesare Curioni, di cui ho già parlato, che per ragioni professionali lo aveva conosciuto ai tempi in cui era in carica come Ispettore generale presso il Ministero, e che aveva conoscenza di quella sua casa in zona Flaminia-Cassia, mi confermò che allora era vivo…"

[nota mia : si parla di carmelo spagnuolo, magistrato piduista, la cui villa era a Grottarossa come vedremo, ma al 1986 si era trasferito a Santa Margherita Ligure già da anni, quasi certamente fin dal 1979. Gennari non fa quel nome : perché l´avvocato lo sconsigliò, credo per evitare le solite denunce per calunnia o diffamazione che stoppano il libero pensiero ovunque.

Ma è ragionevolmente certo che quel magistrato, patrocinatore di sindona, piduista, eversore come vedremo e compare di eversori, fosse spagnuolo carmelo, poi radiato dalla magistratura nel 1979. Gennari stesso fornirà il nome, ma solo alla Moro2 nel 2017, 25 anni circa dopo la morte di spagnuolo e quasi due anni dopo la morte di gelli. Fine nota mia, ricomincia citazione gennari].

" Ma alla pubblicazione su "Paese Sera" ci fu anche qualche altro riscontro. Ennio Peres, l'anagrammista che aveva firmato il suo pezzo da esperto di enigmistica, cominciò a trovare sulla sua segreteria telefonica messaggi singolari con ripetute minacce anonime, che si ripeterono per un po'. Di più: un notissimo personaggio presente nelle cronache dei tempi del terrorismo italiano degli anni '70, Mario Merlino, che lo conosceva da anni, incontrandolo lo prese ripetutamente in giro chiamandolo "Aldo"…

Ultimo fatto: alcuni mesi dopo il direttore di "Paese Sera" di allora, Fracassi, fu senza grandi spiegazioni pubbliche, dimesso dal suo incarico

[nota mia : gennari stesso mi ha detto che quest´ultimo fatto avvenne un sei mesi dopo l´articolo sugli anagrammi, dunque vedere causa-effetto tra i due eventi è dubbio. Ricomincia citazione].

Settimo fatto: 1988. La pubblicazione su "Giochi Magazine" e la fine "improvvisa" della rivista.

La faccenda parve finita lì, con un buco nell'acqua, per la verità un po' torbida, ma niente altro. Fino alla primavera del 1988. In vista del decimo anniversario della morte di Moro, Ennio Peres, l'anagrammista, mi chiamò una sera al telefono e mi chiese di tornare sulla faccenda per una bellissima rivista tutta dedicata ai giochi enigmistici. Mi disse che voleva fare un servizio specifico proprio su quei testi, come per un "gioco" logico, e che era già d'accordo con la direzione della rivista, ma che aveva bisogno di un pezzo che raccontasse la vicenda degli amici di Moro, della scoperta degli anagrammi, di Sciascia, di Paese Sera e di Viktor Aurel Spachtholz con la sua indicazione della villa nella valle di Formello

[nota mia : ripeto che Spachtholz non indicò affatto Formello come vedremo].

Lui avrebbe provveduto a raccontare la sua ricerca professionale sugli anagrammi e la storia delle minacce alla sua segreteria telefonica, ma appunto come per un gioco: di questo si occupava la rivista.

Scrissi il mio pezzo, e per prudenza lo firmai Ersilio Quarelli. Peres scrisse il suo, ed il bel servizio, quattro pagine e foto, uscì nel numero di marzo 1988 della rivista, che aveva in copertina un bel ritratto di Gianni Agnelli, un servizio sul "Nome della Rosa" di Eco ed un annuncio: "Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere". La rivista era al n. 3 del secondo anno di vita, ed il Direttore, Giuseppe Meroni, nella presentazione del numero cominciava parlando dell' "enigma nelle lettere di Moro", e proseguiva annunciando i prossimi numeri pieni di sorprese, di giochi, di regali per i lettori.

Nel testo pubblicato, all'ultimo momento, su consiglio dell'avvocato della Direzione, che in seguito mi dissero si chiamava Corso Bovio, Meroni aveva omesso il nome del padrone della villa indicata da Spachtholz, indicandolo soltanto come un potente ex magistrato, ma il resto era rimasto esattamente come io ed Ennio Peres avevamo scritto.

La sorpresa, per me fulminante, fu che appena il numero di "Giochi Magazine" arrivò nelle edicole, venni a sapere che non solo il giornalista Giuseppe Meroni non era più direttore del giornale dell'editore Monti, ma anche e soprattutto che la rivista era stata chiusa. Quello del marzo 1988 è stato, per quanto ne so, l'ultimo numero di "Giochi Magazine", rivista fino allora brillante e di grande successo, arrivata appena al terzo numero del suo secondo anno. Nessuno mi ha mai saputo dire perché, e se quella pubblicazione ha avuto qualche parte nella fine della rivista e nel licenziamento del Direttore. Il dubbio, tuttavia, ha del curioso. Se poi uno pensa che è noto che il nome dell'editore Monti era stato tra quelli dell'elenco famoso di Villa Wanda, della P2 di Licio Gelli, allora la curiosità aumenta…E' anche singolare, mi pare, che dopo aver pubblicato su "Paese Sera" il racconto, nel 1986, dopo averlo ripetuto su "Giochi Magazine", e infine ancora su "Paese Sera" nel 1988 nessuno mi abbia mai chiesto per anni qualche chiarimento. E' davvero così improponibile, e campata in aria, tutta questa vicenda?

Per completezza aggiungo che su "Paese Sera" io scrissi un servizio, lo stesso giorno dell´uscita in edicola della rivista, che annunciava la sua pubblicazione. Nessuna eco. Sulla rivista “Storia in Rete”, poi, il giornalista Andrea Biscàro ha scritto un articolo interessante proprio sulla vicenda di “Giochi Magazine”, ma il “busillis”, a mio parere, rimane intatto. "

Quest´ultima storia di giochi magazine è l´unica parte plausibile, e che fa davvero sospettare che furono non gli anagrammi, ma il mettere in mezzo il piduista spagnuolo da parte di Spachtholz, a far chiudere la rivista : è per questo che la villa di spagnuolo, dentro Roma e non fuori, si candida come possibile prigione di Moro come vedremo nei prossimi capitoli. Possibile, non certa, ma molto molto probabile.

Gianni gennari tornò poi sulla vicenda nella sua audizione alla Moro2, nel 2017, stavolta facendo il nome del magistrato della villa di "Formello" (vedremo presto che Formello era solo indicazione di zona, non di precisa ubicazione) :

http://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2017&mese=10&giorno=04&idCommissione=68&numero=0152&file=indice_stenografico#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

(audizione di gianni gennari alla Moro2, 2017) :

" GIANNI GENNARI . La cosa più importante, però, è che... Nella mia vita c'è stata una successione di fatti, ecco perché la memoria scritta che vi consegno è importante, e l'ultimo fatto è il più sconcertante. L'anno dopo, nel 1979,

[non capisco perché qui gennari parli del ´79 quando nell´articolo citato supra parlava dei 55 giorni, ndr]

una famiglia di amici, qui a Roma – se volete, faccio pure il nome: Enrico Longo, che era funzionario della Presidenza del Consiglio, e Gioia Longo Di Cristofaro, che è ancora oggi docente all'Università di Roma come antropologa, discepola di Tullio Tentori – durante la vicenda Moro, in un incontro con altre cinque o sei persone, tra cui Giorgio Bachelet, fratello di Vittorio Bachelet, si misero in testa di tentare di studiare gli anagrammi su alcune frasi incomprensibili delle lettere di Moro e isolarono due testi. Il primo era: «Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso»; l'altro era: «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Dicevano – io non so se è vero, ma tra loro c'era gente che conosceva Moro da quarant´anni – che Moro si dilettava di giochi di anagrammi eccetera. Isolarono due frasi e me le sottoposero. Io lavoravo anche a «L'Europeo», in quel momento – era già il 1979-80 – e conoscevo un anagrammista speciale, Ennio Peres, che è ancora vivo. Gli diedi il pacchetto di sigarette dentro cui avevano messo le lettere dell'alfabeto per vedere che cosa... Peres in un primo momento fu scettico: «Qualsiasi cosa si può trovare con tutte queste frasi». Però, poi, a ragion veduta, fu sorpreso, perché rimanevano fuori una sola lettera nel primo anagramma e due sole lettere nel secondo anagramma [qui gennari è impreciso, vedi supra, ndr]; erano due frasi che, anagrammate, parlavano di una casa tra la via Flaminia e la via Cassia, una specie di sotterraneo dalle cui finestre si vedevano...

  PRESIDENTE . Bimbi.

  GIANNI GENNARI . Pini e bimbi.

La cosa rimaneva così. Ero allora praticante a «Paese Sera» e incaricammo – eravamo nel 1986 – un collega, Enrico Fontana, di andare a vedere da quelle parti. Fontana individuò un caseggiato con un sotterraneo di mattoni rossi eccetera e la cosa uscì sul giornale. [Nota mia : ripeto che ho parlato con Fontana nel 2018, mi ha detto di aver seguito le suggestioni degli anagrammi, ma senza fare riscontri catastali su chi fosse il proprietario del caseggiato da lui individuato, né ricordava dove fosse.]

Questa cosa non ebbe alcun riscontro. Ci fu soltanto l’«Avanti!» che allora dette un trafilettino di quattro righe. Però, io qui ho gli originali della prima pagina di «Paese Sera», che parlava di «mistero Moro» eccetera. Questa cosa non suscitò alcun interesse da parte della stampa, salvo un trafiletto de l’«Avanti!».   Pag. 5

Successe, però, che quindici giorni dopo si presentò a «Paese Sera» un anziano signore, Viktor Aurel Spachtholz – io qui ho il suo biglietto da visita, che ci ha rilasciato – il quale disse di sapere quale poteva essere la casa e ci raccontò che in quella casa aveva fatto lezioni di pittura a un importante magistrato italiano, di cui fece il nome (nei miei scritti io non l'ho fatto, neppure nell'ultimo): Carmelo Spagnuolo, il magistrato che fu deposto, forse anche per intervento di Moro, in conseguenza, se non vado errato, della vicenda Sindona. Spachtholz aveva fatto lezioni di pittura a questo ex magistrato e un giorno, quando festeggiarono un evento, la vendita di un quadro o la fine delle lezioni, lo portò in un sotterraneo. Al racconto di Spachtholz erano presenti Claudio Fracassi e Piero Pratesi, quindi non ero solo. Erano presenti perché quando il portiere di Paese Sera – che, giustamente, era molto proletario – mi aveva detto: «C'è un signore strano, coi calzoni alla zuava, che vuole parlare con te», io mi premurai che ci fossero pure il direttore e l'ex direttore, appunto Claudio Fracassi e Piero Pratesi. Piero è morto. È stata una persona straordinaria. Fracassi credo che sia vivo, per fortuna quindi potrebbe confermare il racconto. Quel signore venne su e disse che sapeva che in quella casa c'era... La casa era di Carmelo Spagnuolo e...

  PRESIDENTE . Eravamo rimasti al punto in cui Spagnuolo era sceso nel sotterraneo.

  GIANNI GENNARI . Per festeggiare scesero giù nello scantinato, dove c'era una serie di botti di vino. Spachtholz disse: «Ma questa non è una cantina, questa è una prigione», e Spagnuolo gli avrebbe risposto: «Da questa prigione cambieremo la vita dell'Italia». Ovviamente...

  PRESIDENTE . Però era il 1979 quando Spagnuolo gliel'ha detto? O prima?

  GIANNI GENNARI . No, prima, prima. Prima ancora della vicenda Moro. La cosa risaliva all'inizio o a metà degli anni Settanta

[in realtà, risaliva al 1977, vedi infra, nota mia, e questo rende la testimonianza di Spachtholz ancor più rilevante per il sequestro Moro per la vicinanza temporale.]

La cosa interessante è che lui voleva andare subito. Noi, ovviamente, siccome era pomeriggio e dovevamo chiudere il giornale eccetera... Però, poi, su «Paese Sera» – era il 1986 – uscirono queste pagine di Enrico Fontana.  

Una cosa che sorprende, però, è che in mezzo a queste cose uscì il libro di Leonardo Sciascia,   L'affaire Moro. Io avevo avuto conoscenza di Leonardo Sciascia quando aveva scritto Todo modo. Il mio primo ingresso a «Paese Sera» fu per una presentazione di quello strano film sul romanzo di Sciascia. Sciascia, esaminando la vicenda Moro, analizza esattamente le stesse due frasi e dice: «Qui dentro ci deve essere un messaggio». Sono tutte e due le frasi che avevano isolato i miei amici Gioia Longo e Giorgio Bachelet. Tra l'altro, Giorgio Bachelet aveva avvertito di questa decifrazione il fratello, che è stato ucciso nel 1980.

La cosa sorprendente è che noi non andammo immediatamente, però quindici giorni dopo venimmo a sapere che Viktor Aurel Spachtholz era stato trovato morto in casa sua a Vettica di Amalfi. Arrivò il 1988. Ennio Peres mi telefonò e mi disse: «Guarda, sta per uscire una nuova rivista magnifica, straordinaria, tutta basata sui giochi di anagrammi eccetera. Perché non tiriamo nuovamente fuori la vicenda di cui abbiamo parlato due anni fa?» Io dissi: «Va bene, ritiriamola fuori». Feci parecchia resistenza. Poi – io qui ho anche la fattura – mi dettero un milione e accettai. Non ho scritto assolutamente niente di nuovo. Ho scritto quelle cose che avevo già detto. Uscì il numero della rivista, «Giochi Magazine», con in primo piano Agnelli e con: «Caso Moro: c'è un enigma nelle lettere». C'erano quattro pagine, due mie, firmate Ersilio Quarelli (ho usato uno pseudonimo) e le altre due, invece, di Ennio Peres, l'anagrammista che analizza la cosa. Nell'anticipazione del giornale il direttore Giuseppe Meroni parla dello scoop e annuncia: «I prossimi numeri saranno ancora più magnifici» eccetera. Esce «Giochi Magazine», e lo stesso giorno, o il giorno dopo, il direttore è licenziato e la rivista viene chiusa, soppressa. Questo numero è l'unico numero della rivista che è uscito. Pag. 6 L'editore era di Bologna e so che era un petroliere. Credo che qui qualcuno si ricordi il cognome. Adesso non me lo ricordo.

  ENRICO BUEMI . Ci sarà scritto nella rivista qual era la società editrice.

  GIANNI GENNARI . Nel memoriale che vi lascio c'è. È un memoriale che racconta tutta questa storia e in cui si parla di Curioni, di Macchi, di Paolo VI...

  PRESIDENTE . Su Curioni le dobbiamo fare due o tre domande.

  GIANNI GENNARI . Va bene.

Quello che mi sorprende – posso dirlo con molta tranquillità? – è che le cose mi vengano chieste trentanove anni dopo. Siccome queste cose non è che sono state nascoste – le ho pubblicate, le ho scritte su «Paese Sera», le ho ripetute altre volte – per fortuna, trentanove anni dopo qualcuno mi chiede conto.  

Per quanto riguarda le trattative, ho difeso – e qui ho un biglietto della moglie di Zaccagnini, che mi ringrazia – con forza la memoria sia di Paolo VI sia di Zaccagnini, e anche, in qualche modo, quella di Berlinguer. Io ero a contatto con Berlinguer attraverso Tonino Tatò...  

  PRESIDENTE . L'editore di «Giochi Magazine» era il gruppo Monti-Riffeser. "

" MASSIMO CERVELLINI . La casa dell'ex magistrato, la potenziale casa prigione, rispondeva alle verifiche che faceste, soprattutto Pag. 12 anche sugli aspetti esterni, quelli che venivano richiamati?

  GIANNI GENNARI . I mattoni rossi, sì, eccetera...

  MASSIMO CERVELLINI . E anche pini e bambini, per capirci?

  GIANNI GENNARI . A prima vista sì. Io sentii pure parlare di un asilo infantile che era nelle vicinanze. Tra l'altro, da quella casa in 6-7 minuti si arriva a via Fani.

[ Qui gennari confonde assurdamente la casa individuata da fontana sulla base di pure suggestioni tratte dagli anagrammi nel 1986, con la villa di spagnuolo che invece stava a Grottarossa.]

  MASSIMO CERVELLINI . Seconda domanda: gli esperti di anagrammi hanno trovato anche altre frasi che permettevano l'esclusione di poche...?

  GIANNI GENNARI . No. La cosa veramente singolare, è il modo con cui Moro presenta queste frasi. Per esempio in una delle due frasi, poco prima parla dell'onorevole Misasi, quindi lascia un terzo di pagina bianca (qui tra le cose che lascio c'è la fotocopia, ma voi l'avete sicuramente) e poi comincia con «È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte». Ex abrupto una frase assolutamente incomprensibile per chi conosceva Moro... Quali erano i gravissimi problemi della famiglia di Moro? Non c'erano.

  GERO GRASSI . C'erano. C'erano, e lui li sapeva bene. C'erano ed erano inimmaginabili a chi stava fuori.

  GIANNI GENNARI . Lei sa cose più di me, quindi...

[Nota mia : grassi ha ragione : erano problemi legati al fragile equilibrio mentale e alla salute di maria fida, cui accenna Moro in una lettera; alla situazione economica di anna, anch´essa citata nelle lettere ; ma anche alla ribellione nevrotica e violenta dei figli nei confronti del padre, soprattutto di anna stessa, al cui matrimonio Moro e la moglie non erano neppure andati si legge; e anche di giovanni, il quale con la sua associazione febbraio 74, aveva addirittura fatto campagna contro la dc poco tempo prima, e col padre a stento si parlava più : dunque pensare che se Moro scrive dei gravissimi problemi della sua famiglia per segnalare anagramma con un riferimento inesistente qui, è sbagliato. Riprende citazione.]

  PRESIDENTE . Al di là di questo, la domanda del senatore Cervellini è: queste cose la Polizia e i Carabinieri le hanno verificate? O vi hanno ritenuto un po’...?

Per esempio, nel caso di una seduta spiritica, che era afferente quanto l'anagramma, sono andati in un paesino della mia provincia che si chiama Gradoli alle cinque della mattina. Invece, qui, nel caso degli anagrammi, non sono andati a vedere.  

  GIANNI GENNARI . L'unico effetto di quella cosa degli anagrammi...

  PRESIDENTE . Fu la chiusura di questa rivista.

  GIANNI GENNARI . Fu la soppressione della rivista «Giochi Magazine»."

Riassumendo : Moro non fece alcun anagramma ; se la storia del circolo di Giorgio Bachelet è vera, almeno in parte, allora furono i suoi partecipanti a voler vedere in quelle frasi la conferma di quel che fosse già pensavano dopo la "scoperta" del covo di via Gradoli 96 il 18 aprile : cioè che la prigione di Moro doveva essere in zona, non lontana da lì. E paradossalmente, vedremo che ciò è vero. O forse la storia delle sedute anagrammistiche servì a celare una soffiata, come la storia della seduta spiritica servì a celarne un´altra. Ecco perché è utilissimo soffermarsi su queste vicende di per sé assurde, di primo acchito.

Vedremo nel capitolo seguente che la villa descritta da Spachtholz esisteva davvero, era davvero a Roma Nord anche se a circa 22 km da Formello, a Grottarossa, e vi aveva davvero abitato carmelo spagnuolo, magistrato piduista della ristretta cerchia di gelli, eversore e mafioso e acerrimo nemico personale di Aldo Moro.

Tutta la geozona a nord di Roma, tra Cassia e Flaminia, è vulcanica :

https://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano_Sabatino

La prima prigione di Moro era probabilmente bensì in questa zona, ma 22 km circa a sud di Formello, a Grottarossa, che prende il nome dai tufi rossi vulcanici che la caratterizzano :

http://www.provincia.rm.it/dipartimentoV/SitoGeologico/editore/documentiUpload/02_IDROG_CAP.%201.PDF

p.14 di 37, B) 1.3.5.

Di giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, prima ed. 2003, p.259, cita la perizia Lombardi sul terriccio sulle suole di Moro morto :

" UNA PARTE DEL MATERIALE RINVENUTO SOTTO LA SUOLA DELLE SCARPE INDICA CHE LA VITTIMA, IN EPOCA ANTERIORE A QUELLA IN CUI È TRANSITATA SULLA SABBIA DEL LITORALE, HA CAMMINATO SU UN TERRENO VULCANICO TIPICO DELLE ZONE INTERNE E PERITIRRENICHE DEL LAZIO :

L´AREA DI PROVENIENZA DI PARTE DEL MATERIALE COMPONENTE QUESTE INCROSTAZIONI È LA REGIONE OCCUPATA DAI PRODOTTI DEI VULCANI SABATINI,COMPRESA TRA ROMA E L´AREA DEL LAGO DI BRACCIANO O, IN VIA SUBORDINATA, IL TERRITORIO DEI COLLI ALBANI " :

http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/11/+++30-35-caso-moro-spachtholz-5-puntata.pdf

http://www.progettoalternativo.com/2016/10/la-massoneria-quel-grumo-di-potere-che.html

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2010/12/caso-moro-spachtholz-linchiesta.html



Vi sono poi dei riferimenti inesistenti nelle lettere, che potrebbero veicolare messaggi in codice extraanagrammatici. Un esempio è quello dei pompieri della Spagna, di cui parla questo poster nel 2008 :

" … il secondo magistrato [che indagò sul Ghetto ebraico…] fu il Pm Luigi De Ficchy. Questi era rimasto colpito dal passaggio di una lettera di Moro al nipotino: ‘… ricordi quando ti ho regalato i pompieri spagnoli?…’. Ai famigliari non risultava avesse mai fatto un simile dono al bambino e la frase fu quindi interpretata come un messaggio. De Ficchy individuò uno stabile in via dei Pompieri, proprio alle spalle di via Caetani, che era stata la vecchia sede dell’ambasciata di Spagna. Alla fine le indagini si interruppero senza arrivare a nulla di concreto…

Il passaggio in questione è contenuto nella lettera a Luca Bonini, il nipotino di Aldo Moro, una lettera non recapitata che sarà rintracciata alcuni mesi dopo nel covo di via Monte Nevoso a Milano…

Mio carissimo Luca,

non so chi e quando ti leggerà, spiegando qualche cosa, la lettera che ti manda quello che tu chiamavi il tuo nonnetto. L’immagine sarà certo impallidita, allora. Il nonno del casco, il nonno degli scacchi, il nonno dei pompieri della Spagna, del vestito di torero, dei tamburelli…" :

http://old.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2474&com_mode=thread&com_order=1&com_id=112914&com_rootid=112732

È errato pensare a via dei Pompieri come collegata in qualche modo a una lunga prigionia di Moro nel ghetto : sappiamo con certezza dall´analisi dei terricci e dei frammenti vegetali sulle suole e sui vestiti di Moro, che nel ghetto ci fu portato solo a maggio. Fino a fine aprile almeno, era a Roma nord, tra Cassia e Flaminia se l´ipotesi Grottarossa sarà provata. Poi passò al litorale laziale, e solo negli ultimissimi giorni se non addirittura l´ultima notte finì nel ghetto. Quella lettera dei pompieri spagnoli non viene dal ghetto (peraltro via dei Pompieri è ben FUORI del ghetto) e non ha nulla a che vedere con ex sedi di ambasciate spagnole.

Ma allora, cosa stava cercando di comunicare il povero Moro? Era un messaggio in codice, questo è chiaro : c´era la bandierina di segnalazione : i familiari escludevano che Moro avesse mai regalato al nipotino pompieri spagnoli.

La lettera in esame è la 17 a luca, qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

ma il sito non riporta alcuna datazione nemmeno ipotetica. Né la breve lettera contiene a prima vista elementi che consentano di datarla. Anche quest´altro sito non offre alcuna proposta di datazione :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=210

La 17 fa parte di un gruppo di lettere che paiono scritte nello stesso giorno, sono come dei testamenti a familiari e amici, dice addio a guerzoni in una etc., il tono è quello di chi sa che l´esecuzione è vicina. Potrebbe collocarsi attorno al 5 maggio o poco prima, quando Moro scrive altre lettere di addio a Eleonora, e allora è sul litorale laziale, come lascerebbero pensare i riferimenti al mare nel resto della lettera.

Per ragioni di completezza e obiettività, vi cito ora tutta la parte dell´audizione de Ficchy della Moro2, dove si solleva un polverone inconcludente come al solito, però è interessante la menzione dell´intervista a gallinari sulla lettera al nipotino (ammesso che sia la stessa ) :

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2015/03/24/indice_stenografico.0028.html#stenograficoCommissione.tit00020.int00020

" [parla de Ficchy] L'ultimo discorso che ricordo sulla prigione di Moro riguarda una delle lettere scritte da Moro alla famiglia, nella quale si fa riferimento a un giocattolo che aveva regalato a un nipotino, un giocattolo cui si riferisce come «i pompieri spagnoli». Poiché sembrava che non ci fosse alcun giocattolo che potesse essere riferibile a dei pompieri, tantomeno spagnoli, venne Pag. 15 l'idea – non ricordo se a me oppure alle forze dell'ordine che con me indagavano – di trovare un riferimento a un'altra prigione, ossia che Moro avesse voluto far passare una qualche notizia sulla prigione in cui era ristretto.

Guarda caso, andammo a fare degli accertamenti su via dei Pompieri, che è vicino a Largo Argentina e via Caetani, dove poi viene ritrovato il corpo di Moro. In via dei Pompieri viene individuata la sede di una vecchia ambasciata spagnola. Mi ricordo che io acquisii, o dal catasto o in altro modo, le piantine di quell'edificio, ma anche questo fu un riferimento che non portò a niente.  

Tra l'altro, in relazione al discorso che facevamo prima su Fiumicino, c’è il discorso [...]  

MIGUEL GOTOR. A mettere gli occhi su questa lettera si arriva perché c’è un'intervista che esce sull’Espresso dopo gli anni Novanta e, quindi, dopo il ritrovamento delle fotocopie in manoscritto delle lettere di Moro.

  PRESIDENTE. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991.

  MIGUEL GOTOR. Quando dico «mettere gli occhi», non intendo la magistratura. Il dottor De Ficchy se ne occupa nel 1991. Dopo gli anni Novanta Gallinari risponde all'intervistatore e gli dice: «Noi non censurammo nulla di Moro. Ah, ora ricordo, forse sì: una lettera al nipotino dalla quale si poteva dedurre il luogo dove fosse tenuto».

Quella lettera colpisce. Effettivamente nel 1991 – sono elementi agli atti, che sono già consultabili – in via dei Pompieri censiscono tutti gli abitanti del posto. C’è Pag. 16 l'idea che a via dei Pompieri, dove c'era una sede di case dell'opera spagnola, o una cosa del genere, potesse...

La lettera effettivamente, se noi la leggiamo sulle indicazioni che ci fornisce Gallinari, fa un po’ impressione, perché ci sono tre luoghi in cui Moro chiaramente spiega di essere a Roma, ma un po’ fuori. Lo dice in questo modo: «Ora il nonno è un po’ lontano, ma non tanto che non si stringa idealmente a te». Poco dopo scrive: «Io sono qui, ma un po’ fuori». Qual è il punto ? La lettera finisce con tutta un'ambientazione marina. Ci sono quattro o cinque righe in cui, all'improvviso, Moro dice: «Fai compagnia, oltre che a papà e a mamma, alla tua cara nonna, che ha più che mai bisogno di te e, quando sarà la stagione, una bella trottata con i piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone al tuo gommoncino».

  PRESIDENTE. Di che data è la lettera ?

  MIGUEL GOTOR. Su questo non ero pronto. Questa lettera è stata ritrovata soltanto nel 1990 e la data... Questo conferma l'indicazione di Gallinari.

  PRESIDENTE. Se la data è prossima al 9 maggio, allora... Se non è prossima al 9 maggio, delle due l'una: o è vera via dei Pompieri, o è vero il mare, perché, a meno che non abbia il dono della preveggenza, è difficile che possa comunicare dove l'avrebbero portato da morto.

  MIGUEL GOTOR. «Luca dolcissimo, insieme col nonno, che ora è un po’ fuori, ci sono tanti che ti vogliono bene». Effettivamente, se io sono il rapitore di una persona che scrive questa lettera...

  PRESIDENTE. Non la consegni. Infatti, non l'hanno consegnata. Non mi sta dicendo, però, la data.

  MIGUEL GOTOR. Non sono datate le lettere di Moro. Non è di facile...

  PRESIDENTE. A meno che non l'abbia scritta il 7 o l'8 maggio, o comunque dopo il 5, l'idea che sapesse dove l'avrebbero ammazzato è una cosa complicata. O il mare è la lontananza, come il vento, nel qual caso si trattava di un riferimento dell'animo...

  MIGUEL GOTOR. No, Gallinari dice: «Noi una lettera a Luca non l'abbiamo distribuita perché si capiva dove stava tenuto». Uno va a vedere le lettere a Luca, che sono tre o quattro, e trova questa lettera.

  PRESIDENTE. Sto solo dicendo che le ambientazioni sono due: o quella a trecento metri, in via dei Pompieri, il che renderebbe plausibile che l'abbiano preso e portato lì da morto, oppure quella marina, nel qual caso i pompieri...

  MIGUEL GOTOR. Sto dicendo che mi sembra molto più plausibile – se vogliamo, poi approfondiremo la questione di Fiumicino e Fregene – che il problema sia che da questa lettera ci potesse essere un'indicazione, ed è Gallinari stesso a dircelo, di dove Moro fosse tenuto. Ciò è in contraddizione con tutte le versioni ufficiali della vicenda Moro.

  PRESIDENTE. Non ho capito se lei propende per via dei Pompieri o per Fiumicino.

  MIGUEL GOTOR. Via dei Pompieri equivale al tamburello, a via del Tamburello, e si va avanti a giocare così. Invece in questa lettera ci sono tre passaggi dove Moro dice: «Sono qui, ma un po’ fuori. Sono qui, ma un po’ lontano» e finisce in un'ambientazione marina. Tutto qui.

  GERO GRASSI. È già molto quello che dice in questa lettera.

  MIGUEL GOTOR. Infatti non viene recapitata.

  GERO GRASSI. Quella lettera ci dice una cosa importantissima, ossia che via Pag. 17 Montalcini scientificamente non è stata l'unica prigione di Moro e che la seconda...

  PRESIDENTE. C’è anche una signora sullo scenario di via Fani, dalla quale la Commissione ha assunto sommarie informazioni in questi giorni, che sostanzialmente dice di aver visto la Renault al mare.

  MIGUEL GOTOR. Scusate...

  PRESIDENTE. Ha trovato la data che non c'era ?

  GERO GRASSI. Non c’è la data.

  MIGUEL GOTOR. Gallinari dice queste cose in un'intervista a Mario Scialoja il 19 ottobre del 1990 all’Espresso, esattamente all'indomani, pochi giorni dopo il secondo ritrovamento di via Monte Nevoso.

Vi leggo cosa dice Gallinari, che io prima ricordavo a memoria: «Furono rarissime le occasioni in cui venne posto un veto alla spedizione dei messaggi e una delle lettere non consegnate è stata proprio quella al nipotino Luca, pubblicata nei giorni scorsi, perché conteneva vari elementi che avrebbero potuto favorire le indagini».  

  GERO GRASSI. Si evince una cosa molto chiara, ossia che in questa lettera non c’è alcun riferimento a via Montalcini. Comunque la si giri e la si volti, questa lettera non porta in via Montalcini. Punto. Non è poco, soprattutto perché questa dichiarazione la fa Gallinari, che noi sappiamo essere stato uno di quelli... Tutto questo contraddice tutti coloro che parlano di via Montalcini.

  PRESIDENTE. Gallinari è uno di quelli che hanno parlato sempre di via Montalcini.

  GERO GRASSI. Sì, ma attenzione. Di via Montalcini non parla solo una persona tra i brigatisti: Moretti. Tutti gli altri parlano di via Montalcini. Moretti non ammette mai e non parla mai di via Montalcini. Questo ad adiuvandum, per la storia. "

Cerchiamo di fare chiarezza : via dei Pompieri non ci può entrare nulla di nulla con la prigione di Moro e con le indagini paventate da gallinari, perché sta FUORI, BEN FUORI del ghetto, oltre via arenula :

https://www.tuttocitta.it/mappa/roma/via-dei-pompieri-28

Mentre gli ultimissimi giorni e notti, se non soltanto l´ultima notte, Moro li trascorse DENTRO il ghetto, e il luogo dell´assassinio era a non più di 50 metri da via Caetani come stabilito dai periti in base ai fili di un deposito di tessuti attaccati alle ruote, che sarebbero volati via se la macchina avesse percorso distanze superiori. La distanza minima in auto da Pompieri a Caetani è invece di 550 metri stando a google.

Dunque gallinari non poteva aver censurato la lettera a luca, ammesso che stesse parlando di quella dei pompieri, per via di via dei Pompieri che non ha mai avuto a che fare col sequestro Moro e quindi come riferimento, oltretutto aperto e non criptato, non poteva aiutare le indagini ma solo depistarle - come in effetti è avvenuto.

Saremmo dunque con questa lettera a fine aprile/primi di maggio, quando stando alla relazione Lombardi, Moro calpesta la sabbia del litorale laziale, tratto compreso tra Focene e Marina di Palidoro. Ci stiamo avvicinando ai veri pompieri della lettera...Li sveleremo a breve.

L´altra lettera a luca non recapitata contiene ulteriori riferimenti al mare :

http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=255

Lettera 62 a luca bonini, non recapitata :

" Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua cor{sa} al cuscinone nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore."

Il {sa} è integrazione editoriale, perché il margine destro della fotocopia del manoscritto, ritrovata a ottobre 1990 in via Monte Nevoso, è tagliato. L´originale non è pervenuto, la lettera non fu recapitata (gotor Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, p.134, note 1 e 3).

La fotocopia è riprodotta qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD2/X%20LEG%20DOC%20XXIII%20N%2026.PDF

p. 76.

Costretto ad allontanarsi un poco potrebbe riferirsi al primo cambio prigione da Roma nord al litorale, a fine aprile/inizio maggio quando stando sempre alla perizia Lombardi che datò le infiorescenze nella sabbia addosso a Moro, questi calpesta la sabbia di una spiaggia X tra Focene e Marina di Palidoro. Oppure al secondo, da quella spiaggia al ghetto, in gommone risalendo il Tevere come stiamo per vedere.

Quella strana cosa monca, cor{sa} al richiama il kursaal di Ostia/Castelfusano. Solo che il prof. Lombardi escluse che la sabbia su Moro venisse da Ostia, e la collocò geologicamente tra Focene nord e Marina di Palidoro. Ma forse Moro con il suo corsa al richiama kursaal come termine generico, come dire sono in uno stabilimento balneare sul litorale laziale non lontano da Roma - qualcuno ha parlato di un lido della guardia di finanza come possibile prigione litoranea. La guardia di finanza era allora in mano al criminale piduista raffaele giudice, che rispondeva solo a gelli proprio come spagnuolo. Quel lido potrebbe esser stato, più che la prigione, il punto tra Focene nord e Marina di Palidoro, da cui partì il gommone che portò Moro al ghetto negli ultimissimi giorni.

Il kursaal village di Ostia è ed era un po´ il simbolo del litorale romano :

" Il Kursaal Village è lo stabilimento balneare più cool di Ostia, uno dei più storici di tutto il litorale romano. La struttura è stata creata nel 1950 " :

http://www.kursaalvillage.com/

Dunque Moro potrebbe aver criptato kursaal con corsa al, per sineddoche.

Da notare anche il riferimento al tirare la cordicella del motore : un bimbo di 2 anni non può farcela, perché ci vuole troppa forza, a meno che non sia solo un gioco - d´altra parte non mi risulta che Moro avesse barca a motore, se ne stava sulla spiaggia d´estate a passeggiare o parlare. (Però stando al libro La casa dei 100 natali di maria fida, l´amico Cervone invitava a volte i Moro sul suo yacht.)

Quindi SE questo è un altro riferimento inesistente, allora porta acqua al mulino del Moro trasferito in gommone al ghetto, e fa il paio col gommoncino dell´altra lettera a luca analizzata supra. Interessante questo :

http://storiedanondimenticare.blogspot.com/2016/12/strage-di-via-fanidubbi-e.html

La parte in fondo sul ritrovamento di targhette per motori marini a via Gradoli pare da collegare col tirare la cordicella della lettera a luca. Vedremo poi sotto, come mario la via, proprietario della villa di spagnuolo che fu assai probabilmente, la prima e principale prigione di Moro, si occupava anche di yacht e cantieri navali.

E la seconda prigione, quella sul litorale, dov´era esattamente ?

Nella perizia geologico-botanica del Prof. Lombardi e del suo eccellente collega botanico Prof. Giacomini, essi datarono la formazione dei frammenti di infiorescenze vegetali miste al terriccio litorale sotto le suole di Moro, a non più di una o due settimane dal decesso:

" Le tracce raccontano. Eppure i sedimenti e le tracce vegetali, a rileggerle oggi, svelano tutta la loro importanza. "Nel risvolto sinistro del pantalone dell´On.Moro - si legge nella perizia - è stato ritrovato un elemento vegetale spinoso del diametro di circa 15 mm. e di lunghezza di 13-14 mm. comprese le spine. È classificabile come capolino immaturo di Centaurea Aspera, che nello stato in cui è stato repertato si presentava ancora non sbocciato". "La formazione del capolino - proseguono - doveva essere avvenuta non più di 10-15 giorni prima che venisse raccolta dal pantalone dell'On. Moro". Ma c'è di più: "Sembrerebbe - dicono i periti - che il capolino di Centaurea sia stato raccolto nella stessa area e, presumibilmente, nello stesso periodo in cui la sabbia è stata raccolta nel risvolto

dei pantaloni dell' On. Moro". E la sabbia, è stato detto e si vedrà ancora più avanti, non è quella di Ostia, per tacer delle dichiarazioni "ufficiali" " :

si tratta dell´articolo di Torsello sull´ Espresso online, che sintetizza la perizia di Lombardi, che poi quest´ultimo riscriverà per una rivista americana molto dopo il 1978. Trovate il tutto qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0162_004.pdf

La perizia originale dei Professori Lombardi e Giacomini qui :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/526-volume-46-ocr.html

È il vol. 46 degli atti della commissione Moro1. Parto dalla fine, dalle conclusioni :

p.152 del cartaceo, 104 della relazione, 142 dello scan.

Dunque la famosa conclusione del grande luminare geologo e del suo collega botanico Giacomini :

sabbia e vegetali addosso a Moro provengono dal litorale tra Focene Nord e Marina di Palidoro. Amen. Non si scappa.

Escluso Palo, esclusa Ladispoli, esclusa Santa Severa, esclusa che so...Cerveteri ?

No : dobbiamo impostare correttamente il problema : sabbia e vegetali non necessariamente coimplicano che la prigione fosse sulla spiaggia. Coimplicano solo che Moro camminò sulla spiaggia, basta. Può darsi che lo fece di passaggio, una volta sola, mentre lo portavano da prigione non sulla spiaggia al gommone per il ghetto etc. Dunque la provenienza di sabbia e vegetali NON coimplica necessariamente che la prigione seconda fosse sulla spiaggia - quindi Palo/Ladispoli villa di getty etc., o Cerveteri meglio ancora come vedremo, non sono affatto da escludere ad esempio.

L´altra famosa conclusione dei due luminari :

sabbia e vegetali addosso a Moro furono asportati tra fine aprile e inizio maggio 1978.

Lo sanno per lo stadio evolutivo dei capolini di Centaurea Aspera.

Attenzione : anche questa seconda conclusione importantissima non coimplica che Moro arrivò sul litorale a fine aprile/inizio maggio : coimplica solo che camminò su quella spiaggia X in un momento imprecisabile tra fine aprile e maggio. Più maggio che aprile, vedi sotto.

Può dunque darsi che inizialmente non stesse sulla spiaggia, ma in un posto non sabbioso da quelle parti ad esempio - come la villa di getty che cade a strapiombo su costa rocciosa - o meglio ancora, come una certa caserma di gladio...(vide infra).

La prima prigione di Moro fu a Roma nord, e la perizia Lombardi ce ne fornisce uno degli indizi più pesanti : è la famosa terza conclusione per me rilevante : Moro sotto le suole mostra di aver camminato prima su terreno vulcanico tipico delle zone peritirreniche del Lazio : dunque, da Roma Nord a Bolsena e Tolfa. Grottarossa è zona vulcanica anch´essa ovviamente.

È appunto in questa zona la prima prigione di Moro.

Da escludere dunque Torri in Sabina/Pian di Vescovio, di cui si parlò come possibile prigione di Moro perché vi fu scoperto un covo di terroristi atto a prigione, perché non zona vulcanica :

http://www.sabina.it/itinerari/mappa.htm

http://www.sabina.it/itinerari/mappgeo1.htm

e perché la prima e principale prigione di Moro, dal 16 marzo al 3 maggio almeno, fu DENTRO Roma come vedremo, mentre Pian di Vescovio sta a circa 70 km da casa Moro, fuori Roma.

Al deputato dc Benito Cazora, che durante i 55 contattò criminali calabresi per scoprire la prigione di Moro, questi ultimi dissero che Moro fu tenuto a Vescovio fin dal 18 aprile - ciò fu riferito da Cazora al pm De Ficchy a inizio anni ´90, 13 anni dopo i fatti. Ma dagli appunti originali di Cazora durante i 55, di cui parleremo, si evince che tutta una serie di opzioni di prigione fu offerta a lui dai calabresi, a Roma nord e nord-est, a indicare che nemmeno i calabresi stessi erano sicurissimi dell´ubicazione, oppure che non volevano scoprirsi in attesa di favori da parte di Cazora.

La perizia geoforensica del grande luminare Lombardi, scritta nel 1978 e poi rielaborata per una rivista americana 20 anni dopo, fu fraintesa completamente da cucchiarelli e sulla sua scia, da zecchi, che pretesero di sostanziare Vescovio come prigione perché Lombardi avrebbe parlato di micrite, roccia tipica della Sabina, sotto le suole delle scarpe di Moro : ma il grande luminare parla di frammenti di micrite solo come COMPONENTE DELLA SABBIA TIRRENICA repertata, componente portata sulla costa da sedimentazioni alluvionali.

Invece i terricci trovati su scarpe e vestiti di Moro cadavere sono solo di due tipi : 1. sabbia litoranea proveniente dalla fascia Focene nord-Marina di Palidoro; 2. terriccio vulcanico dello strato inferiore delle scarpe, quindi calpestato da Moro prima della sabbia. Basta. Spero che la leggenda urbana della prigione di Pian di Vescovio finisca qui per sempre, comunque dopo la seppelliremo ancor più in profondità grazie a potenti riscontri incrociati con la filologia delle lettere di Moro dalla prigionia.

Per quanto concerne la hauyna (propriamente haüyne), minerale tipico dei vulcani Sabatini, quindi perfettamente coerente con Grottarossa ad esempio, ma non con la Sabina, essa è menzionata da Lombardi solo come componente delle incrostazioni sui parafanghi della Renault 4, ma non dei terricci addosso a Moro :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/526-volume-46-ocr.html

pp. 124 e 126.

Inoltre (139) le analisi polliniche dimostrano che le incrostazioni hanno aderito in inverno, e quindi prima del sequestro Moro : dunque, la hauyna nulla può dire sull´ubicazione della prigione di Moro.

Ed è assente dagli pneumatici della renault (144, sempre del cartaceo originale).

Non è da escludere che i calabresi abbian fatto confusione, involontaramente o no, tra Pian di Vescovio che nulla c´entra, e via di Valle Vescovo - a pochi minuti di macchina dalla solita Quarto Annunziata/Grottarossa di cui tra breve, e da via dei Due Ponti idem.

Quindi : Moro transita prima su terreni vulcanici del Lazio interno, poi sulla sabbia tra Focene nord e Marina di Palidoro (p.154) : basta con la Sabina.

Poi magari appunto, durante il trasbordo alla seconda prigione a cura di gladio, Moro fece soste in altre zone vulcaniche tipo Bracciano o Tolfa. La famosa esfiltrazione di cui parleremo, durò tre o quattro giorni stando a garau. Potremmo teoricamente supporre che la prima prigione non fosse a Roma Nord in zona vulcanica e che il terriccio vulcanico sotto le suole sia stato calpestato durante l´esfiltrazione : ma che la prima prigione fosse proprio e indubbiamente a Roma Nord è provato da riscontro incrociato con la filologia delle lettere, come vedremo.

Dunque, la geostratigrafia delle suole di Moro brillantemente analizzata dal grande geologo Lombardi ci dice con assoluta chiarezza che Moro prima ha camminato nel Lazio interno vulcanico, e poi sulla spiaggia : appunto, da Grottarossa probabilmente, o comunque da Roma Nord non lontano da casa Moro, alla costa passando per zone tutte vulcaniche .

Ghetto finale a parte. Certo, vulcanici sono anche i Colli Albani a sud : ma non sussiste il minimo altro indizio che Moro possa esser stato prigioniero colà.

Importantissime le foto del capolino di Centaurea Aspera p. 164 del cartaceo : la didascalia del professor Giacomini dice che non può risalire a più di 10-15 giorni prima del 9 maggio: Moro lo calpestò non prima del 25 aprile. E lo calpestò sulla spiaggia, perché contiene sabbia, come mostra la foto successiva : quindi la camminata sulla spiaggia non avvenne prima del 25 aprile. Avvenne pochi giorni prima del 9 maggio come vedremo infra.

Importantissime anche le foto successive dei materiali vulcanici sulle suole : essi subirono scarso trasporto, cioè Moro calpestò terriccio vulcanico direttamente nelle aree in cui esso è originario, non dunque in posti estranei che ne contenevano.

Ora una lettura approfondita di tutta la relazione Lombardi che inizia a p.42 del cartaceo.

A p. 62, i frammenti di rocce carbonatiche presenti nella sabbia sono attribuiti a un´area di rilievi prospicienti il litorale tirrenico laziale, da Focene grosso modo, fino a Tarquinia. Solo che Tarquinia e il suo lido stanno ben più a nord di Marina di Palidoro : ma allora perché Lombardi pose il limite nord a Marina di Palidoro nelle sue conclusioni, in modo così reciso ? Il limite sud lo capisco, perché sotto Focene vi è la foce del Tevere e quella altera profondamente la provenienza/composizione chimica delle sabbie. Ma a nord se le rocce carbonatiche di quel tipo sono attestate fino a Tarquinia, perché Lombardi poi si ferma a Marina di Palidoro ? Anche la Centaurea Aspera a detta di Giacomini in una delle didascalie delle foto, è tipica delle zone tirreniche del Lazio, mica si ferma a Marina di Palidoro e poi scompare a nord di questa. A p.63 del cartaceo Lombardi analizza nelle sabbie, frammenti di arenarie di antichissima origine, anche queste tipiche dei rilievi litoranei a nord della foce del Tevere (limite sud a Focene ancora una volta confermato) "ed in particolare nella fascia Ladispoli-Tarquinia". A p. 69 del cartaceo ripete che l´area di provenienza dei frammenti carbonatici nella sabbia arriva fino a Tarquinia. Tarquinia Lido sta 69 km a nord di Marina di Palidoro. A p.70 del cartaceo ripete che altri frammenti di rocce sono tipici dei rilievi alle spalle di Ladispoli/Tarquinia.

Ma finalmente a p.70 comincia a parlare della campionatura da lui stesso effettuata tra Terracina e Tarquinia Lido per restringere l´area di provenienza.

A p. 72 esclude Ladispoli e Marina di S. Nicola per i caratteri mineralogici troppo diversi dalla sabbia di Moro. Marina di san Nicola è quanto dire la Posta Vecchia, quindi questa esclusione è importante. Ripeto però che ciò non coimplica che non lo abbiano tenuto alla Posta Vecchia, ma solo che non ha calpestato sabbia sulla spiaggia subito a sud di essa (Marina di san Nicola appunto).

Ibidem finalmente al dunque : sono i campioni che prelevò tra Focene e Marina di Palidoro che lo convinsero, perché presentavano analogie molto notevoli, e in qualche caso addirittura coincidenza, con la sabbia di Moro. Inoltre sempre in quella fascia trovò molte Centaurea Aspera in stadio di sviluppo compatibile con quello dei capolini addosso a Moro (Lombardi raccolse i campioni subito dopo il 9 maggio).

Ok Lombardi sei un grande, hai spazzato via tutti i miei dubbi : Moro calpestò la sabbia della spiaggia tra Focene Nord e Marina di Palidoro, e ora davvero non ci piove più.

Però ripeto che ciò non coimplica che la prigione fosse lì, ma solo appunto che calpestò almeno una volta quella sabbia e non altre altrove.

Garau dunque col suo "forse Santa Severa" depistò, come vedremo tra poco, perché quella è una spiaggia che sta fuori della zona Lombardi, punto. Non fu lì che Moro camminò sulla sabbia.

Un altro dato empirico importantissimo è a p.82 del cartaceo originale : il bitume trovato sulle scarpe di Moro era fresco : Lombardi ne deduce che esso ha aderito alle scarpe di Moro " NEI GIORNI IMMEDIATAMENTE PRECEDENTI AL RITROVAMENTO DEL CADAVERE " : ciò significa che possiamo tranquillamente spostare la camminata sulla spiaggia di Moro agli ultimissimi giorni prima del 9 maggio.

Il che coimplica che nel ghetto è stato pochissimo, forse la sola notte dell´uccisione o al massimo 2 o 3 giorni.

A p.83 del cartaceo un´altra chicca importantissima :

" INOLTRE IL SUO ASPETTO FRESCO ED INTATTO E LA SUA SCARSA CONSISTENZA INDICANO CHE, PRESUMIBILMENTE, COLUI CHE INDOSSAVA LA SCARPA IN OGGETTO NON HA CAMMINATO A LUNGO DOPO CHE IL BITUME HA ADERITO ALLA SUOLA DELLE SCARPE " :

questo ci porta, non può che portarci a pensare che Moro fu sulla spiaggia solo di passaggio, e non certo per farsi il bagno vestito : l´unica spiegazione logica è che andò sulla spiaggia per imbarcarsi per Roma, risalendo il Tevere in gommone o motoscafo diretto al ghetto, come già altri pensarono anni fa.

Oppure al limite, che la penultima sua prigione fu una barca, ma insomma una barca dove si può dormire non attracca sulla spiaggia - un gommone sì.

E poi c´è il famoso schizzo di salsedine, di acqua di mare sul colletto, tipico di un viaggio in gommone.

La sabbia di Moro dice Lombardi proviene da fascia vicina al bagnasciuga, quindi magari lo fecero camminare fino al limite del bagnasciuga, dove avevano tirato in secca il gommone.

A tutto questo doveva alludere garau con il suo "forse Santa Severa" depistante che stiamo per discutere, ma con la solita mezza verità - perché a portarlo al ghetto in barca fu lui e compagni di merende - chi meglio di ufficiali di marina come il capitano di fregata garau e il tenente di vascello mura potevano assolvere al glorioso compito ? Scopriremo la seconda prigione a breve.

Qui :

http://www.radioomega.it/main/archives/424

trovo una storia interessantissima :

" Fu una giornata davvero movimentata quel martedì 21 marzo 1978, in quanto venne raggiunto l’apice della mobilitazione militare. Notizie confidenziali ritenute attendibili avevano dato origine a una vasta operazione di rastrellamento effettuata da carabinieri e da agenti di pubblica sicurezza nell’area del comune di Cerveteri, principalmente nelle frazioni di Sasso e di Furbara, alla ricerca della prigione del popolo dove si supponeva venisse segregato Moro, però nonostante il vasto dispiego di forze non si pervenne al risultato auspicato. In quelle ore tre elementi di vertice delle forze dell’ordine italiane fornivano tre diverse indicazioni (sebbene tutte e tre localizzate a nord della capitale) sulla possibile ubicazione di quel covo brigatista: il già citato generale Giuseppe Santovito – direttore del Sismi – riferì che una sua fonte attendibile aveva segnalato il covo in una zona adiacente al 47º chilometro della statale Aurelia in località Palo Laziale, il prefetto Giuseppe Parlato – capo della polizia – affermò di aver ricevuto una segnalazione relativa a “una casa a nord di Roma”, infine, il generale Raffaele Giudice – comandante generale della Guardia di Finanza – dichiarò che la presenza di Moro era stata invece segnalata in città, nella zona Trionfale-Balduina e l’ostaggio nei giorni successivi avrebbe potuto essere trasferito in un’altra località per essere poi processato dal “tribunale del popolo”. "

Ora quei 3 bastardi depistatori usavano al solito la tattica delle mezze verità, ma in controluce leggiamo nelle loro dichiarazioni :

Moro fu prigioniero a Roma nord e poi a nord di Roma e su questo non ci piove più.

Il 21 marzo era forse nella villa di spagnuolo, ma anche la Balduina potrebbe dire qualcosa, perché lì sbocca il garage di Massimi 91 dove forse avvenne il trasbordo durante la mezzora.

E Palo Laziale è ok ovviamente, come zona, solo che lì ci finì a inizio maggio e non il 21 marzo, dunque si manda l´esercito lì il 21 marzo a inseguire fantasmi mentre un mese dopo, la zona verrà ignorata quando invece Moro c´era.

" E ancora. Le zone di Furbara e di Sasso distano una trentina di chilometri da quella comprensiva di Forte Boccea e quella della intersezione tra la statale Aurelia e il Grande raccordo anulare, cioè l’area indicata come luogo del mancato intervento del Comsubin. Tuttavia, l’ufficiale di marina Decimo Garau – al tempo in forza al reparto speciale e anche addestratore del personale transitante dalla base sarda di Capo Marrargiu – ascoltato nel giugno 1991 dal giudice istruttore Carlo Mastelloni dichiarò di aver partecipato all’abortita Operazione Smeraldo e, in quella stessa occasione, di avere ispezionato alcuni casolari nella zona della Tolfa, presso la frazione di Sasso, e di aver fatto base nella caserma del Raggruppamento Unità della Difesa (RUD) che è vicino a Cerveteri. Garau dichiarò anche che, contestualmente alle ricerche della prigione di Moro, con la sua squadra di incursori effettuò anche una esercitazione di esfiltrazione nel corso della quale venne simulato un trasporto del “rapito” chiudendo un militare della sua Sezione in una cassa di legno poi caricata a bordo di un furgone. Ebbene, Garau affermò che accadde che, in un particolare contesto come quello, a un posto di blocco allestito dai carabinieri sull’Aurelia il loro veicolo venne fermato per un controllo, ma la cassa non venne ispezionata. Esattamente lo stesso metodo col quale i brigatisti trasportarono Moro nel covo-prigione, ma questo lo si sarebbe appreso soltanto alcuni anni dopo dalle dichiarazioni rese dal brigatista rosso Valerio Morucci ai magistrati che lo interrogavano."

Decimo garau il gladiatore in controluce : fu lui e la sua squadra di terroristi di regime a esfiltrare Moro nella cassa, probabilmente dalla villa di spagnuolo o da forte boccea sede di gladio, a Palo Laziale, o meglio Cerenova come vedremo, e i posti di blocco non li toccarono perché lui aveva sicuramente lasciapassare dei servizi.

Anche garau usa la tipica tattica delle mezze verità con cui queste carogne depistano ma al tempo stesso si parano il posteriore se in futuro andasse tutto in vacca per loro - in fondo la mezza verità l´avevan detta, e magari nessuno aveva loro detto chi c´era nella cassa davvero etc.

Va da sé che Furbara (zona ancor oggi fortemente militarizzata) e Civitavecchia etc. sono esattamente quelle frazioni attorno al km 44 dell´Aurelia vicino Cerenova e Ladispoli/Palo, dove ha sede la caserma del rud che allora era base di gladio.

E così abbiamo non tanto scoperto quanto sostanziato di argomenti pesanti come macigni la teoria che Moro fu tenuto a Palo o lì vicino, villa di getty o no, magari direttamente nella base gladio vicino Cerveteri cui accenna senza specificarne l´ubicazione esatta garau. Ma stiamo per svelarla.

Già Flamigni con Michele Gambino aveva interpretato nella giusta luce la vicenda garau, anche se rimescola confusamente i dettagli e la sequenza delle prigioni :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-593.htm

" Scriveva Pecorelli nel numero del 17 ottobre 1978, alcuni mesi dopo l’uccisione del presidente della Dc: “Il ministro di polizia (Cossiga, N.d.R.) sapeva tutto, sapeva persino dove era tenuto prigioniero Moro, dalle parti del ghetto… perché un generale dei carabinieri era andato a riferirglielo di persona nella massima segretezza”. Continuava Pecorelli: “Il ministro non poteva decidere nulla su due piedi, doveva sentire più in alto… magari fino alla loggia di Cristo in paradiso (la massoneria, N.d.R.)”.

Ed ecco, sempre secondo Pecorelli, la risposta di Cossiga al generale dei carabinieri: “Abbiamo paura di farvi intervenire perché se per caso ad un carabiniere parte un colpo e uccide Moro, oppure i terroristi lo ammazzano, chi se la prende la responsabilità? ”.

Il fatto che le forze dell’ordine avessero individuato la prigione di Moro durante i giorni del sequestro ha avuto, nel corso di questi anni, diverse conferme: l’ultima, a sorpresa, dallo stesso Cossiga: il 10 giugno scorso 1991, poco dopo la riesumazione delle rivelazioni di Pecorelli fatta da “Avvenimenti”, il presidente rivelò che reparti speciali degli incursori della Marina erano stati sul punto di intervenire “dove si era convinti di aver trovato la prigione di Moro”; Cossiga parlò anche di un ufficiale medico che si era offerto “per fare scudo a Moro col suo corpo durante l’assalto alla prigione Br”.

Cossiga, ascoltato a lungo dalla commissione di indagine sul sequestro Moro nel maggio del 1980, non aveva parlato di questo e di altri episodi. L’“eroico” ufficiale medico citato da Cossiga è Decimo Garau, istruttore di Gladio, che al giudice di Venezia Carlo Mastelloni ha confermato le rivelazioni di Cossiga [non è vero : al contrario, le smentì, vedi infra, nota mia]; Garau ha anche detto che il reparto incaricato di liberare Moro si allenò nei giorni del sequestro all’interno della caserma del Rud (Raggruppamento Unità Difesa) di Cerveteri; che è, come si è poi scoperto, il centro di addestramento degli uomini della specialissima e segreta “sezione K” del Sismi. C’è anche una coincidenza impressionante: Garau e i suoi si addestravano tra i casolari della Tolfa, a nord di Cerveteri; nelle suole delle scarpe di Aldo Moro i periti hanno trovato terra proveniente proprio dalla zona della Tolfa [impreciso : il terriccio vulcanico trovato nello strato inferiore delle suole di Moro potrebbe provenire da tutta la zona peritirrenica a nord di Roma, da Grottarossa a Bolsena, che è tutta vulcanica, vedi infra]. E ancora: “gli incursori si esercitavano in operazioni di esfiltrazione” immaginando che il sequestrato venisse rinchiuso in una cassa; si tratta proprio del metodo usato dai brigatisti per trasportare Moro nel loro covo subito dopo il sequestro. Si ricorderà che il colonnello Guglielmi, l’uomo che ritroviamo “casualmente” la mattina del 16 marzo 1978 a poche decine di metri dal luogo in cui viene sequestrato il presidente della Dc, apparteneva alla “sezione K”. "

Vedi anche :

http://doczz.it/doc/1127219/senato-della-repubblica-camera-dei-deputati

passim.

Devo al solito splendido archivio di Grassi, che bisogna davvero ringraziare per questo, quella che pare la dichiarazione originale resa da garau a Mastelloni nel ´91, qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD23/0348_001.pdf

pp. 7-8 al cursore :

" Durante il sequestro dell'on. Aldo Moro venne effettuata una esercitazione da personale Sismi della VII divisione [cioè gladio, nota mia] nel territorio della Tolfa, non specificamente mirata alle ricerche del presidente della Democrazia Cristiana, prigioniero delle Brigate Rosse, ma piuttosto a verificare se nella zona d'osservazione vi fossero movimenti sospetti di persone o mezzi (cfr. dichiarazioni rese da Garau Decimo a quest'Ufficio il 22 ottobre 1991). Il teste, tra l'altro, riferisce: 'Durante il sequestro dell'on. Moro ho partecipato a una esercitazione programmata già prima del rapimento e se ben ricordo fin dal dicembre del 1977, consistente nella esfiltrazione di una persona da attuarsi nella zona della Tolfa. Ricordo che l'esercitazione impegnava quattro o cinque elementi della VII divisione (allora V sezione) Sismi e che la persona che fungeva da esfiltrando era il tenente di vascello Sergio Mura.

L'esercitazione consisteva nel portare l'esfìltrando da Roma a Cerveteri e poi di qui passando per la Tolfa fino a una spiaggia, forse quella di Santa Severa.

Ricordo che durante il percorso da Roma a Cerveteri il nostro pulmino fu fermato da un posto di blocco dai Carabinieri, ma il controllo, peraltro generico, non consentì ai Carabinieri di accorgersi della cassa nella quale era posto il tenente Mura. Così proseguimmo fino a Cerveteri senza particolari ostacoli. Da Cerveteri abbiamo proseguito a piedi raggiungendo la spiaggia. Tutta l'esercitazione durò tre/quattro giorni. Durante gli spostamenti avemmo modo anche di osservare dei casolari che potevano nascondere movimenti sospetti. Avevamo avuto direttive infatti di segnalare alla centrale (col. Inzerilli) eventuali fatti sospetti in considerazione del sequestro in

atto ... Ho saputo dai giornali che il Capo dello Stato on. Cossiga in un discorso tenuto nel giugno di quest'anno a Varignano (La Spezia) base operativa di Comsubin, ha fatto riferimento a un ufficiale medico incursore della Marina che avrebbe avuto un ruolo nella vicenda Moro. Al riguardo posso pensare che l'on. Cossiga, che conosco dalla gioventù, abbia potuto fare riferimento a me. Io però ribadisco di non aver avuto alcun ruolo nella vicenda Moro. Posso però dire che mi risulta che

presso Comsubin esisteva e credo esista tuttora un gruppo di operatori addestrati a operazioni speciali tra le quali anche quelle della liberazione di un ostaggio. Tale nucleo ha una denominazione propria pur facendo parte del gruppo degli incursori del Comsubin...Nulla so dire con riferimento a un eventuale allegamento di tale nucleo in ordine alla liberazione di Moro " :

ripeto che tutto ciò è la tipica tattica depistante del terrore di regime della mezza verità : guarda combinazione, un´esercitazione a marzo-maggio 1978, programmata a dicembre 1977, da parte dei servizi segreti per esfiltrare qualcuno da Roma a Cerveteri e poi via Tolfa a Santa Severa sul

mare !!! Proprio durante il sequestro Moro...e quella volpe di mastelloni non gli chiede nemmeno le date esatte !!!

Ma le integriamo noi : siamo a inizio maggio 1978, l´esfiltrato è Moro, che viene portato, forse dalla villa di spagnuolo, a piazza Pio IX vicino forte boccea dove iniziò ufficialmente l´esfiltrazione stando a inzerilli infra, e poi a Cerveteri, in una cassa perché no, dai servizi deviati/gladio in barba ai posti di blocco dei cc che più di un generico controllo non possono fare quando si vedono un lasciapassare del sismi sventolato sotto al naso.

A dicembre 1977 casomai possono aver fatto le prove generali, come poi fecero anche a rescue imperator a febbraio ´78 in altra zona.

L´itinerario dell´esfiltrazione suggerito da garau, quello è perfettamente plausibile come percorso discreto da via di Quarto Annunziata, che è presso il GRA, al mare zona Ladispoli/Palo : oppure direttamente da forte boccea sede di gladio :

" L'esercitazione consisteva nel portare l'esfìltrando da Roma a Cerveteri e poi di qui passando per la Tolfa fino a una spiaggia, forse quella di Santa Severa " :

è un passaggio capitale, che pur depistando con la solita mezza verità, ci porta dritti dritti alla verità intera, incastrandosi perfettamente con tutti i nostri riscontri sinora : la strada provinciale SP3a porta proprio dal GRA zona Cassia/Quarto Annunziata, passando per Bracciano, a Tolfa tra i monti omonimi e a Cerveteri, da cui son due passi fino al mare - "Santa Severa" è poco a nord di Ladispoli/Palo/Marina di Palidoro - il limite nord della perizia Lombardi per la sabbia e i capolini di flora addosso a Moro. Oppure si passò da forte boccea/Aurelia - la sostanza non cambia.

Quindi sì, magari lungo il percorso avran fatto sgranchire il povero Moro - da qui il terriccio vulcanico sullo strato inferiore delle suole, oppure quello era già di Grottarossa, pure vulcanica - o magari avran fatto tappa intermedia a Manziana dove c´era una villa di parisi e un´altra di baiocchi giulia a disposizione dei "br" i cui delle ville indirizzi saltarono fuori in parte a via Gradoli 96 il 18 aprile, in parte successivamente. O a Trevignano sul lago di Bracciano alla villa di laura di nola, terrorista ebrea del ghetto di Roma, scheinbrigatista di giorno e agente mossad la notte, figlia del commerciante di tessuti girolamo di piazza Paganica dove assai probabilmente fu ucciso Moro.

Questo trova conferma anche nella famosa intercettazione Cazora/Freato del 6.5.78 ore 12.10 , in Zupo/Recchia, Operazione Moro, 1984, p.358 :

" C : riparata ad arte, in una di quelle ville [...] In un raggio...perché alcuni movimenti loro li hanno notati ".

D´altra parte la "esercitazione" di garau e compagni eversori durò stando a garau 3 o 4 giorni, e questo è plausibile, dovendo trasferire Moro tra mille cautele.

Tutto collima. Tutto. Sono le "zone peritirreniche", vulcaniche del Lazio della perizia Lombardi.

L´altra favoletta poi di garau, dei 4 o 5 gladiatori agenti che vanno a piedi con l´uomo nella cassa da Cerveteri a Santa Severa (15 chilometri !!!) - basta questo a far capire che razza di presa per il siano questi depistaggi infiniti - utilissimi però se letti nella giusta...controluce.

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/03/08/indice_stenografico.0127.html

È la seconda audizione del capo di gladio al tempo del sequestro Moro paolo inzerilli alla Moro2.

È un documento eccezionale, che ci conferma ancora una volta e in modo ancor più schiacciante quanto detto per garau : Moro fu trasferito (forse da Grottarossa, forse da forte boccea, comunque da Roma nord) al mare da gladio, in una cassa, superando i posti di blocco con lasciapassare dei servizi come avevo ipotizzato.

Anticipo la conclusione : questa audizione à la prova definitiva che la parte operativo-militare dei 55, e non solo la strage di Fani, fu gestita da gladio.

Alla domanda se conferma l´esercitazione descritta da garau a mastelloni nel 91, inzerilli risponde :

" PAOLO INZERILLI. Durante il sequestro Moro noi non abbiamo avuto nessun compito di carattere operativo, né io ho attivato la struttura, nel modo più assoluto. Abbiamo continuato a svolgere l'esercitazione già programmata nonostante la città Pag. 5di Roma in quel periodo, in quei giorni, fosse diventata quasi sottoposta alla legge marziale, nel senso che era piena di Carabinieri, di Guardia di finanza, dell'Esercito, a costituire posti di blocco soprattutto in uscita da Roma su tutte le strade consolari e anche le minori.

Ho deciso, anche contro il parere di uno dei miei collaboratori, di continuare quello che avevamo programmato. Mi serviva, onestamente, per saggiare sia le capacità tecniche – diciamo così – del personale civile che stava finendo il corso, sia per testarne la resistenza allo stress. È ovvio che dover passare, sapendo qual è la situazione, in mezzo a posti di blocco di questo, di quello e di quell'altro nascondendo una persona dentro un furgone pieno di casse di materiale elettrico comportava una certa necessità di avere i nervi saldi.

Avevo predisposto, comunque, per essere tranquillo, che dietro questo furgone ci fosse un altro mezzo, una macchina normale, dove c'era un mio capitano dei Carabinieri, il quale quindi sarebbe intervenuto, se fosse successo qualcosa, per dire: «Fermi tutti: è roba nostra».

Preciso che in tutte le esercitazioni in cui partecipavano i civili ognuno di loro aveva una busta sigillata, dentro la quale c'era una tessera con il numero di telefono di una delle installazioni militari a tutti gli effetti, come poteva essere Cerveteri. Questa tessera diceva: «Il latore della presente sta operando per conto dello Stato maggiore difesa nel quadro dell'esercitazione». Se succedeva qualcosa, il civile doveva consegnare questa busta, che veniva aperta dal carabiniere, dal poliziotto o da chi l'aveva fermato e poteva, quindi, controllare automaticamente, chiamando quel numero, che corrispondeva a un numero della Difesa.

L'esercitazione è andata bene. "

Anzitutto rinoto, come per garau, che nessun volpone di commissario gli chiede le date esatte di questa "esercitazione". Ma ripeto, non può che trattarsi di fine aprile/inizio maggio, come proveremo dopo.

Poi riosservo che la natura dell´ "esercitazione" è completamente assurda : esfiltrare un ostaggio/rapito da Roma a Cerveteri, ma che senso può avere per gladio, nei suoi scopi ufficiali antiinvasione ? Immaginando pure che i sovietici avessero invaso l´Italia e bisognasse che so, portare in salvo esfiltrandolo, il papa o andreotti : se i posti di blocco russi ti fermano e ispezionano e scoprono la cassa - impresa tutt´altro che ardua - tu che fai, gli mostri i salvacondotti del sismi, VII divisione gladio ???

Ma Inzerilli abbozza pietosamente 2 scopi per la sua "esercitazione" :

1. testare le capacità tecniche dei neogladiatori : cioè ? Se avevano o no la patente C e sapevano guidare il furgone da Roma a Cerveteri senza andare a sbattere ??

2.Testarne la resistenza allo stress : quale stress ???

I nervi saldi richiesti per passare posti di blocco con un furgone pieno di casse di cavi elettrici tranne una con un uomo dentro: dove sta lo stress, visto che avevano i lasciapassare del sismi e un capitano dei carabinieri appresso pronto a bloccare qualsiasi eventuale controllo ???

Mai visto viaggetto più tranquillo di questo: come si fa a testare i nervi saldi in una situazione di totale immunità garantita come questa ???

Traduciamo dunque la mezza verità in verità intera :

dopo il 18 aprile, gladio decide che Grottarossa o dovunque fosse la prima prigione (la terrorista "Anna" dirà a elfino mortati suo allievo del terrore durante i 55, che la prigione di Moro era in un luogo "di massima sicurezza") scotta e si deve esfiltrare Moro in altra prigione già allestita sul litorale laziale non lontano da Cerveteri dove stay behind ha una base.

Inzerilli manda il veterano capitano di gladio garau e il tenente mura con 4 o 5 scagnozzi eversori che mettono Moro in una cassa e partono per Cerveteri in furgone seguiti da un capitano dei carabinieri con tutti i salvacondotti necessari a passare i posti di blocco senza controlli e ispezioni.

Garau mi risulta deceduto, ma inzerilli vivente, e anche mura : ne chiedo perciò formalmente l´arresto immediato per depistaggio e complicità in sequestro di persona e golpe, e l´interrogatorio immediato con tutti i mezzi legali di pressione per sapere :

1.date esatte dell´ "esercitazione" ;

2. nomi degli altri operativi oltre garau e mura ;

3. esatto itinerario con punto di partenza e meta finale

4. ubicazioni esatte dei luoghi di pernottamento durante i "3 o 4 giorni" di "esercitazione".

Sul punto 3, inzerilli ha svelato ai suoi compagni di merende che l´esfiltrazione partì da piazza Pio IX : a due passi da forte boccea, sede romana di gladio :

https://www.stay-behind.it/notizie/caso-morogen-inzerilli-nessuno-della-gladio-si-mosse

" Il generale Inzerilli precisa quindi di aver approfittato in quel periodo di mobilitazione delle Forze Armate "per sperimentare se l'addestramento che facevo con i gladiatori funzionava facendo esfiltrare uno dei miei uomini da piazza Pio IX fino a Cerveteri nascondendolo dentro una cassa in un furgoncino pieno di materiale elettrico".

"Il camioncino partì da piazza Pio IX, che si trova in cima a via Gregorio VII e siamo arrivati a Cerveteri passando attraverso tutti i posti di blocco. Nessuno ci ha fermati. Dietro c'era una macchina con un mio uomo -spiega ancora il generale- un capitano dei carabinieri con la tessera, pronto ad intervenire qualora fosse successo qualcosa. Il capitano è ancora vivo, l'uomo dentro la cassa era un mio ufficiale" "

Inzerilli appare qui negare i 3/4 giorni di garau, e parlare di viaggio diretto da piazza pio IX a Cerveteri. Ci vogliono 33 minuti di auto :

https://www.google.it/search?source=hp&ei=RiGdXYPON4X4wQLzl7PABg&q=durata+percorso+auto+da+piazza+pio+IX+roma+a+cerenova&oq=durata+percorso+auto+da+piazza+pio+IX+roma+a+cerenova&gs_l=psy-ab.12..33i160.1092.18177..21556...0.0..0.98.3455.53......0....1..gws-wiz.......0i131j0j0i131i70i251j0i22i30j33i21j33i22i29i30.AOn-23vY5oQ&ved=0ahUKEwiDiZHo7Y3lAhUFfFAKHfPLDGgQ4dUDCAk#spf=1570578780350

Vedi anche :

http://www.iskrae.eu/dens-do%CC%86lens-228-le-porte-girevoli-dei-brigatisti/

Tutto ciò induce a pensare che i veri carcerieri di Moro furono questi stessi gladiatori dell´esfiltrazione : garau, mura e altri per ora senza nome, coordinati da inzerilli e facilitati nei trasbordi da siracusano - il generale dei carabinieri, manco a dirlo piduista, preposto ai posti di blocco.

E che, se pure i vari gallinari braghetti moretti maccari etc. ebbero qualcosa a che fare con le prigioni, o almeno con la prima, questo qualcosa non andò al di là del cucinare e far le pulizie - proprio come furono rappresentati nel fumetto di metropoli: come gli inservienti del carcere.

Il pattern dell´ "esercitazione" che "casualmente" avviene proprio durante un vero evento terroristico o in sua prossimità spaziotemporale, è un tipico aspetto dell´operare disinformativo del terrore di regime du jour, oggi come ieri: l´11 settembre era in svolgimento guarda caso un´esercitazione aerea del norad "programmata da tempo" ovviamente proprio sui cieli degli eventi reali (o irreali) di quel giorno; il giorno 13 novembre 2015, alla vigilia del bataclan, guarda caso si era svolta un´ "esercitazione" antiterrorismo della protezione civile, e via dicendo, quasi sempre un evento o scheinevento terroristico o scheinterroristico ha come pendant "casuale" un´esercitazione contemporanea negli stessi luoghi. Ritroviamo questo modus operandi del terrore di regime (di coprire cioè la sua partecipazione e direzione dell´evento/scheinevento terroristico o scheinterroristico con una vera o presunta esercitazione preprogrammata che "casualmente" coincide o quasi in spazio e tempo con gli eventi reali o scheineventi) anche nel sequestro Moro, grazie alle mezze verità di garau e inzerilli che vedemmo supra. Possiamo dunque essere ragionevolmente certi, proprio studiando l´etologia del de propaganda fide terrorista di regime dal 2001 ad oggi, e comparandola con la storiella dell´esfiltrazione, che quest´ultima è spia di mezza verità, di reale gestione di gladio non solo della strage di Fani ma anche dei trasbordi di Moro, e dunque per ovvi motivi, anche della sua sorveglianza militare durante i 55.

Aveva così ragione il Rostagni nel dire che, come il presente non può esser compreso senza il passato, così il passato non può esser compreso senza il presente: mutua luce, mutua indispensabilità. Varianti e adattamenti di dettaglio ve ne sono ovviamente ad hoc: oggi le esercitazioni servono per filmare finzioni di scene del crimine che poi editate e rimissate divengono i "video" e le "foto" delle scheinstragi scheinislamiste e cineamenità varie. Con il progresso dei deepfake sia fotografici sia video, presto anche le esercitazioni fasulle diventeranno del tutto obsolete e già ad oggi (ottobre 2019) sono spesso sostituite da tempo con false prove video e foto interamente virtuali, generate con algoritmi: false foto e video cioè, di vittime e terroristi mai esistiti.

Nel 1978 si uccideva per davvero e sequestrava Moro per davvero, ma si depista nello stesso

modo: gladio era lì, sì, ormai Cipriani e perfino andreotti e Ravasio etc. han gettato il sasso nello stagno - allora arriva garau e poi inzerilli a spegnere l´incendio davanti al giudice dicendo che l´unico ruolo di gladio nei 55 fu esercitarsi a spostare casse per gioco sotto il naso dei carruba.

Interessantissimo poi è il dettaglio fornito da garau supra sulla meta finale alla spiaggia "forse" di Santa Severa. Il problema è che è ridicolo andare a piedi con una cassa con dentro un uomo, Moro o mura che sia, per 15 km da Cerveteri a Santa Severa, sotto gli occhi di tutti ; è ridicolo dire "forse" Santa Severa perché la deposizione di garau è del ´91, e 13 anni dopo eventi di tal momento garau non poteva non ricordare la spiaggia; però Santa Severa è 30 km a nord del limite posto da Lombardi per la natura geologica di sabbia e capolini trovati addosso a Moro - Marina di Palidoro, appunto 30 km a sud. Per questo il forse Santa Severa di garau è certamente un depistaggio rispetto che so a Palidoro o Fregene - ma prima Moro fu rinchiuso per qualche giorno nella base rud/gladio di Cerenova, tra Cerveteri e Ladispoli, come stiamo per provare oltre ogni dubbio.

Tendo a dire Santa Severa depistaggio, perché garau non avrebbe mai svelato il posto vero - sarebbe stato svelare la vera seconda prigione di Moro, e qualcuno avrebbe mangiato la foglia prima o poi.

E poi ripeto, è ridicolo dire che l´esfiltrazione si concluse a piedi andando da Cerveteri a Santa Severa - sono 15 km !!!

Resta il problema che anche Cerenova sta 16 km a nord di Marina di Palidoro - il limite nord della perizia Lombardi per la sabbia su Moro e i capolini vegetali. Parlavo con un geologo, e mi confermava che il Prof. Lombardi era un luminare, quindi quel che dice nella perizia è affidabile e va preso alla lettera - la sabbia e i capolini addosso a Moro provenivano dunque dal tratto costiero tra Focene nord e Marina di Palidoro, e basta. Quindi il forse Santa Severa di garau era l´ennesimo depistaggio, la spiaggia era altra. E non era nemmeno a Palo Laziale/villa di getty, pur´essa fuori della zona Lombardi. Inoltre ripeto che la posta vecchia cade a strapiombo su costa rocciosa - niente sabbia.

La sabbia a sud di Focene è da escludere, mi spiegava il geologo, perché è portata dal Tevere e quindi è molto varia e particolare. Dunque se anche Ostia Lido e Fiumicino son vicine a Focene, la sabbia è tutt´altra e dobbiamo escludere che Moro si sporcò di sabbia a sud di Focene.

Certo, ripeto che resta possibile che lo portarono alla posta vecchia, e che solo in un secondo tempo si sporcò di sabbia quando salì sul gommone che lo portò al ghetto ad esempio.

Però garau mezze verità ne dice, e parla di spiaggia come meta finale dell´esfiltrazione. Su Santa Severa depista, ma allora dov´era questa spiaggia, o meglio quale esattamente era, e poi dalla spiaggia dove lo misero ? Su una nave ? In un lido abbandonato ? Sul gommone per il ghetto ?

Lombardi era Lombardi. Siamo stretti fra Marina di Palidoro e Focene, non si scappa - ma non necessariamente nel senso che la prigione di Moro fosse là o solo là. Ripeto che potrebbero ad esempio averlo portato prima nella base gladio di Cerveteri, dove magari smise di radersi perché da igienista fissato non gli andava di radersi in caserma, e poi sulla spiaggia solo per esser caricato sul gommone.

O forse appunto, le prigioni litoranee furono due, con la seconda a Fregene ad esempio, dove testi avevano visto la Renault rossa, direttamente sulla spiaggia.

Moro dicevo, contrariamente al suo costume e fissazione igienista, negli ultimi giorni o 2-3 settimane, non si rase. Forse un gesto disperato di protesta. O forse perché la seconda e/o terza prigione, a differenza ad esempio della villa di spagnuolo, non possedevano servizi igienici privati e puliti - e Moro era nosofobico. Se così fosse, la prigione litoranea andrebbe cercata in luoghi tipo caserme dai servizi essenziali e collettivi.

Ripartiamo dalle mezze verità di garau 1991 a mastelloni :

" l’ufficiale di marina Decimo Garau – al tempo in forza al reparto speciale e anche addestratore del personale transitante dalla base sarda di Capo Marrargiu – ascoltato nel giugno 1991 dal giudice istruttore Carlo Mastelloni dichiarò [...] di aver fatto base nella caserma del Raggruppamento Unità della Difesa (RUD) che è vicino a Cerveteri. "

Ora : dove sta questa base di gladio a Cerveteri ?

https://it.wikipedia.org/wiki/Raggruppamento_unit%C3%A0_difesa

STA A VIA AURELIA KM 42,500 GUARDA COMBINAZIONE, A CERENOVA FRAZIONE DI MARINA DI CERVETERI, ANZI, ALTRA FONTE PIÙ PRECISA DÀ CERENOVA AL KM 44 CIRCA :

" Quali sono le fermate più vicine a Cerenova? Le fermate più vicine a Cerenova sono:

Aurelia, Km 43.500 Bv Per. Cerenova è a 363 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 5 minuti di cammino.

Aurelia, Bv V. Fontana Morella è a 1073 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 14 minuti di cammino.

Aurelia, Km 44.500 è a 1113 metri di distanza a piedi e ci si arriva in 15 minuti di cammino. " :

https://moovitapp.com/index/it/mezzi_pubblici-cerenova-Roma_e_Lazio-site_22343801-61

https://www.google.com/maps/search/Via+Fontana+Morella,+Ladispoli,+RM/@41.9794325,12.0616578,16z

E GUARDA COMBINAZIONE LA BASE MILITARE STA VICINO ALLA, FA ANGOLO CON, LA CASERMA DEI VIGILI DEL FUOCO A CERENOVA - ECCOLI I VERI " POMPIERI DELLA SPAGNA " !!!! ED ECCO PERCHÉ NELLA MEDESIMA LETTERA CONTINUA CON SPIAGGIA E GOMMONCINO !!!!!

PERCHÉ A FINE APRILE/INIZIO MAGGIO ERA STATO TRASFERITO A CERENOVA PRESSO IL MARE (MA NON ANCORA SULLA SPIAGGIA) - ED ECCO PERCHÉ LA LETTERA NON FU RECAPITATA E LO STESSO GALLINARI AMMISE IN UN´INTERVISTA ALL´ESPRESSO DEI PRIMI ANNI ´90 CHE NON LO FU PERCHÉ CONTENEVA INDICAZIONI ATTE A TROVARLO.

Sa che la famiglia avrebbe capito almeno che pompieri della Spagna era un riferimento inesistente perché lui non aveva mai fatto un simile regalo a luca.

E : scrive della Spagna ( Lettera 28 gotor, a luca, p. 54) anche per un altro motivo : per far capire che i pompieri, cioè la caserma dei vigili del fuoco presso la quale è detenuto, stanno sul versante tirrenico - quello che guarda appunto verso la Spagna, coi suoi toreri e tamburelli.

Sicuramente le conosceva quelle zone di Cerveteri, magari era già stato a qualche cerimonia ufficiale in quella caserma o quella vicina dei pompieri, oppure ne sentiva le sirene dalla base gladio prossima :

https://www.google.it/maps/place/Vigili+del+Fuoco-Distaccamento+Provinciale+di+Cerveteri/@41.9784397,12.0645087,15z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0x38d40833512268b2!8m2!3d41.9784397!4d12.0645087

Parlo ovviamente della lettera a luca non recapitata, 28 gotor Lettere 2018, p.54, ritrovata solo nel 1990 come fotocopia di manoscritto da cui si vede che i caratteri sono grandi grandi e non certo per facilitare di lì a qualche anno la prima lettura del nipote come fantastica gotor in vena deamicisiana - altrimenti le avrebbe scritte tutte così le lettere a luca.

INVECE USA GRAFIA VOLUTAMENTE LARGA E TONDEGGIANTE PER SEGNALARE ANCOR MEGLIO IL CODICE E LA SUA VITALE IMPORTANZA IN UNO DEI SUOI ULTIMI DISPERATI TENTATIVI IN EXTREMIS DI FARSI TROVARE E LIBERARE.

Sulla base gladio/sismi/ "rud" mascherata da base militare comune :

https://it.wikipedia.org/wiki/Raggruppamento_unit%C3%A0_difesa

" Nel 1963 cambia denominazione in Raggruppamento unità difesa, livello reggimento, organizzato in distaccamenti (battaglioni) e compagnie.

Negli ultimi anni della storia italiana, per la liberazione di Aldo Moro, la squadra delle forze speciali che era incaricata dell'azione, si addestrò alcuni giorni presso la sede odierna del distaccamento di Ladispoli. Questo distaccamento è stato anche il centro di addestramento degli uomini della "Sezione K" del SISMI " :

mezza verità dal link di wiki supra : quel centro di gladio fu usato come base logistico/operativa per il sequestro di Aldo Moro.

Come detto, il passaggio di Moro sulla sabbia è unico e avviene pochissimi giorni prima del 9 maggio per imbarcarlo per il ghetto a mezzo gommone via Tevere - lo prova il bitume fresco della perizia Lombardi.

Dunque riassumendo :

- tra fine aprile e inizio maggio, Moro viene esfiltrato da Roma Nord, forse zona Cassia/Flaminia, a Cerveteri nella base gladio mascherata come rud ma svelata pur depistando da garau e dal suo boss di gladio inzerilli per edulcorare la cosa di fronte a giudici e commissioni nei ´90.

- L´esfiltrazione dura forse 3 o 4 giorni come dice garau perché va fatta con cautela e facendo sgranchire il povero Moro ancora convalescente per le 4 costole rotte del 9 aprile circa.

https://www.stay-behind.it/notizie/caso-morogen-inzerilli-nessuno-della-gladio-si-mosse

" Il generale Inzerilli precisa quindi di aver approfittato in quel periodo di mobilitazione delle Forze Armate "per sperimentare se l'addestramento che facevo con i gladiatori funzionava facendo esfiltrare uno dei miei uomini da piazza Pio IX fino a Cerveteri nascondendolo dentro una cassa in un furgoncino pieno di materiale elettrico".

"Il camioncino partì da piazza Pio IX, che si trova in cima a via Gregorio VII e siamo arrivati a Cerveteri passando attraverso tutti i posti di blocco. Nessuno ci ha fermati. Dietro c'era una macchina con un mio uomo -spiega ancora il generale- un capitano dei carabinieri con la tessera, pronto ad intervenire qualora fosse successo qualcosa. Il capitano è ancora vivo, l'uomo dentro la cassa era un mio ufficiale" "

Inzerilli appare qui negare i 3/4 giorni di garau, e parlare di viaggio diretto da piazza Pio IX a Cerveteri : il 4 maggio 1978 probabilmente, come vedremo. (Piazza Pio IX è a due passi da Forte Boccea, allora sede della sezione VII del sismi da cui dipendeva gladio).

Le tappe, se ve ne furono, sono ovviamente nelle zone vulcaniche peritirreniche a nord di Roma dove Moro calpesta quel tipo di terriccio che Lombardi inchioderà geograficamente. Ma quel terriccio può anche provenire da Grottarossa stessa, o da entrambe le zone vulcaniche.

Sia il terrorista fascista di regime garau sia il suo collega inzerilli testimoniano che la meta era Cerveteri e il punto di partenza, Roma - complice aggiungiamo, il generale piduista dei carabinieri siracusano che gestisce i posti di blocco ordinando a quelli lungo l´esfiltrazione di lasciar passare furgone e cassa senza ostacoli - peraltro il furgone è accompagnato da una macchina dei carabinieri con un terrorista capitano per ogni evenienza, e i lasciapassare sono militari. Tutto liscio come l´olio, nessuno stress particolare.

La Posta Vecchia di cucchiarelli e prima di lui della di giovacchino dunque, non c´entra nulla. Lo tennero in caserma, per via dei prossimi pompieri " della Spagna" della lettera a luca - a Cerenova con la sua caserma rud/gladio confinante con quella dei pompieri. Da quello che oggi è l´hotel La Posta Vecchia a Palo Laziale, ai pompieri di Cerenova, son circa 10 km - troppi per sentirne le sirene.



Non era forse fin dal piano solo del ´64 che Moro era stato messo tra gli esfiltrandi, e il carabiniere podestà roberto incaricato di assassinarlo, e prima non doveva forse sin da allora nei piani, essere esfiltrato con altri "filocomunisti" a Capo Marrargiu cioè in una base gladio ? Bene : tutto avvenne esattamente così, solo 14 anni dopo e con piccole varianti geografico-geologiche...

Insomma sull´ubicazione precisa della seconda prigione di Moro sul litorale non v´è più alcun dubbio - e certo è ora chi ce lo portò: gladio. Dunque, gladio ebbe in appalto dal bilderberg non solo la strage di Fani, come provato da altri; ma anche i trasbordi di Moro; e quindi, anche la sorveglianza armata delle prigioni e la seconda prigione stessa. Proprio come era stato pianificato dal terrore di regime fin dal piano solo del ´64.

Ecco chi era davvero decimo garau, altro che amenità sul volontario per far scudo a Moro :

https://news-domenico-marigliano.webnode.it/products/gladio-e-i-nuclei-di-difesa-dello-stato-/

" Ecco poi altre forme di indottrinamento del tutto illegittime: il gladiatore Faleschini ha ricordato che “...ad un corso di Alghero il signor Sandro ed anche, dopo, il signor Decimo (Decimo Garau, nda) ci dissero più volte che dovevamo tenere sotto controllo i comunisti dei rispettivi paesi perché nel caso vi fosse stato un conflitto con i Paesi dell'Est, questi li avrebbero appoggiati. Ci fu detto dai predetti responsabili che in caso di conflitto avremmo dovuto neutralizzare i comunisti del paese ritenuti più accesi e pericolosi arrestandoli e deportandoli. Ogni volta che sono stato in Sardegna il signor Sandro e il signor Decimo, dopo, hanno fatto riferimento a quanto io ho testé riferito circa il comportamento da tenere nei confronti dei comunisti italiani. Ricordo anche che il signor Sandro e il signor Decimo come anche il signor Giorgio ed il signor Pino oltre che Paolo Desabata mi dissero diverse volte che se i comunisti fossero arrivati al potere, anche se per via elettorale, per noi dell'organizzazione sarebbero stati tempi duri e che in tal caso avremmo avuto due sole alternative:

1) scappare all'estero;

2) darsi da fare in Italia per continuare una resistenza contro il regime comunista eventualmente instaurato anche di carattere militare. Fu detto che ci saremmo dovuti opporre, con la nostra organizzazione, ad una presa del potere dei comunisti italiani."

Tutto questo è agli atti della Commissione Stragi :

https://www.senato.it/documenti/repository/leggi_e_documenti/raccoltenormative/30%20-%20stragi/Leg.%20XIII/Doc/XXIII%20n.%2064%20Vol%20I%20Tomo%20II.pdf

Dove è perfettamente sintetizzato il vero scopo di gladio :

" Sappiamo, al contrario, dalle numerose ed inequivoche testimonianze, che i gladiatori venivano reclutati da una struttura segreta dei nostri servizi segreti ed adibiti solo eventualmente a compiti di difesa in caso di invasione, poiché venivano addestrati ed indottrinati per impedire che

una forza politica nazionale potesse democraticamente accedere a compiti di governo.

Gli stessi civili venivano reclutati tra elementi di destra, affinché intorno alle Forze Armate crescessero strutture clandestine che tutelassero la conservazione del potere. Per fare questo era necessario disporre di strutture come Gladio, di altre formazioni paramilitari, eversive e terroristiche

che erano state attivate parallelamente a Gladio. Tutte queste forze si rifacevano ad esponenti dei nostri servizi segreti, delle nostre Forze Armate, della CIA o degli altri apparati informativi statunitensi e della P2.

Il fine ultimo era quello di delegittimare una forza politica che aveva piena cittadinanza costituzionale ad opera di altre forze che avevano fatto in modo che l'opposizione di sinistra in Italia venisse ritenuta una forza straniera nel nostro territorio ed anzi ostile ad esso. In pratica considerare

contro ogni verità storica e ogni valutazione politica minimamente corretta il PCI quale diretta emanazione di Mosca e pronto a guidare una insurrezione popolare. Per inseguire questa visione sono state formate strutture segrete con il contributo decisivo di forze neofasciste che la nostra Costituzione poneva fuorilegge. "

P. 146 al cursore.

E decimo garau, capitano di fregata poi colonnello, era uno dei principali addestratori di gladio tra il 1967 e il il 1991, ed era stato a sua volta " formato" in inghilterra dalle sas. Ed era amico d´infanzia e compagno di scuola di kossiga, il giuda nazionale di Aldo Moro. È dunque impossibile credere alla favola dell´ "esercitazione di esfiltrazione" - era solo depistaggio e copertura del trasbordo di Moro, tanto per dare un contentino a mastelloni che se la bevve senza fiatare. Ed è assurdo credere che un carognone assassino fascista e anticomunista sfegatato come garau potesse mai offrirsi volontario per far scudo a Moro in caso di blitz !!! Tant´è che garau stesso ebbe almeno il bene di smentire l´ennesima balla di kossiga.

Ed ecco l´altro fascistone, sergio mura :

" Tra gli altri il reduce Angelo Angelini, il sindaco di Civita Castellana Gianluca Angelelli, l’ex-primo cittadino Massimo Giampieri, il consigliere provinciale Alberto Cataldi, il vice presidente dell’associazione decima flottiglia Mas Sergio Pogliani e per l’associazione nazionale arditi incursori della marina il comandante Sergio Mura." :

http://www.tusciaweb.eu/2016/12/oltre-100-persone-alla-strategia-dimpiego-dei-mezzi-dassalto/

D´altra parte, si direbbe che la specialità del clan gladiofascista inzerilli/mura etc., fosse proprio i sequestri di persona :

http://www.strano.net/stragi/stragi/crono/crono94.htm

" [Il 21 aprile 1994] Il generale Inzerilli, ex comandante della settima divisione del SISMI e responsabile per circa sei anni di Gladio, l'avv. Francesco Stoppani e l'ex ufficiale del SISMI Sergio Mura sono rinviati a giudizio da Francesco Monastero per cospirazione politica mediante accordo, attentato contro gli organi costituzionali, tentato sequestro di persona a scopo di terrorismo ed eversione, associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordinamento democratico. Le accuse si riferiscono ad attività compiute dal SISMI in Alto Adige fra il 1979 e il 1981 " .

Da qui :

http://www.carlopalermo.net/wp-content/uploads/2018/11/Documenti-Mandolini-25-novembre-2018.pdf

apprendiamo che sergio mura era addirittura il capo di gladio sezione Ladispoli !!! Altro che neofiti i cui nervi saldi e le cui capacità eran da mettere alla prova !!! Non solo, ma era pure reclutatore gladio:

" istruttori della Gladio a Capo Marrargiu e reclutato da Paolo INZERILLI e Sergio MURA

(colui , cioè, che aveva predisposto il programma di compartimentazione della struttura in tre livelli) per operazioni coperte del Servizio, prevedenti 1' uso della violenza " :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD30/014_16/Liberi/0512_001.pdf

p.4.

Roma nord e nord di Roma, tra Cassia/Grottarossa forse, e Cerveteri : è questa la scena del dramma dei 55. Non vi può essere più ombra di dubbio su questo.

Siamo ora certissimi della precisa ubicazione della seconda prigione, e quasi certi di quella della prima: la zona è quella e non ci piove più.

E dovevano essere luoghi noti a Moro, gran turista dei borghi d´Italia come attesta maria fida in La casa dei 100 natali, dotato di memoria eccezionale anche visiva; o forse addirittura, da dignitario dello Stato, aveva già visitato i luoghi e perfino la caserma del rud o quella dei pompieri lì vicino in occasione di qualche cerimonia ufficiale. Sono posti turistici, arcinoti, ricchi di memorie storiche - Ladispoli e sue ville odescalchi, il castello di Santa Severa...



Una ulteriore "stranezza" segnaletica di codice sono le famose date sbagliate di nascita di luca :

nella lettera 9, testamento ; nella 10, testamento ; e nella 14, testamento (gotor pp.19 sqq.), Moro "sbaglia" per ben 3 volte la data di nascita del nipotino :

" nato a Roma il 18-9-1976"

invece di 1975. Ora che Moro sbagli tale data per 3 volte di seguito - la nascita del nipotino tanto amato, pupilla dei suoi occhi - è del tutto da escludere. L´errore è deliberato, ci segnala codice - devono essersene accorte perfino le "br", che non recapitarono, pur non essendo in grado di decifrare (se lo fossero state, non avrebbero recapitato nulla).

Il 18.9.1976 è la data dei funerali di Mao. Non so se Moro vi partecipò, si legge che non vi furono invitate autorità straniere quindi penso di no, ma se comunque l´allusione fosse alla Cina, allora noto che a due passi da casa Moro vi è il consolato cinese, in via Malcesine 39 (non so però se era lì anche nel 1978); e poco distante, in via della Camilluccia 613, l´ufficio commerciale dell´ambasciata cinese (non so se anche allora). Forse fu un modo per far sapere, tentare di far sapere che era in zona - non sto pensando che fosse prigioniero nel consolato cinese. Sto provando tutte le chiavi che trovo per vedere quale apre.

Se invece la data dei funerali di Mao instrada sui funerali e non su Mao, allora forse è associabile col cimitero Flaminio, a Prima Porta, che pur stando a circa 10 km da via di Quarto Annunziata, è comunque confinante con Grottarossa/Labaro e quindi riferimento atto a designare la zona. Inoltre Flaminio ci riporta alla Flaminia/famiglia che potrebbe esser mot-thème anagrammatico. Ripeto che siamo nel campo delle ipotesi.

Se poi vogliamo combinare funerali e Mao, allora Mao fu sepolto nel mausoleo a piazza

Tienanmen : in zona Moro c´è un quartiere il cui nome ricorda la leggenda del luogo di sepoltura di un imperatore : Tomba di Nerone, confinante guarda caso con Grottarossa e attraversato dall´omonima via.

Oppure il 18.9.1976 potrebbe esser riferimento a luogo dove la famiglia aveva trascorso il primo compleanno di luca - questo dovrebbero dircelo i figli di Moro, i quali con me, gentilmente, non parlano. E non è l´unica domanda che farei loro : chiederei anche chi e dove recapitò loro alcune delle lettere, i cui tramiti Eleonora mai volle svelare, portando il segreto con sé nella tomba.

Un´ultima ipotesi, che ci tiene sempre in zona casa Moro : il 18.9 è san Giuseppe da Copertino, certamente caro a Moro sia perché protettore degli studenti, sia perché salentino come lui : ebbene, il santo visse 17 anni in una grotta sotterranea - il che potrebbe alludere alla segreta nello scantinato di spagnuolo, o a Grottarossa o entrambe. Non solo : a pochi minuti di macchina da casa Moro, c´è via San Giuseppe da Copertino, presso via Trionfale/La Giustiniana/Cassia, non lontano da Quarto Annunziata : ancora una volta, Moro potrebbe star indicando con quel 18.9, la zona della sua prigione.



Una cosa essenziale, la ritengo invece ragionevolmente certa: che la prima prigione, dovunque essa fosse, era vicino a casa di Moro, o comunque in zona Roma Nord. La prova è nella lettera 53 gotor, p. 93, a Maria Luisa Familiari : la sua datazione è certa : domenica 23 aprile. In essa Moro, illudendosi o venendo illuso di un recapito immediato, incarica la sua allieva prediletta, che abitava non lontano da casa Moro, in via Antonio De Viti De Marco 44, di fargli da postina in giornata di 6 lettere a indirizzi che implicano ore e ore potenziali di giri :

- a zac, abitante in via della Camilluccia presso un fratello ; e se non lo avesse trovato lì, le assegna di cercarlo a piazza del Gesù ;

- a piccoli abitante in via Massimi, zona casa Moro ; e se non ci fosse stato, la Familiari doveva cercarlo a Montecitorio o a piazza del Gesù ;

- a Misasi di cui l´allieva avrebbe dovuto cercare anche l´indirizzo, perché Moro non lo sapeva, chiedendo alla Camera o a piazza del Gesù o alla Segreteria di Dell´Andro o al ministero della giustizia che stava e sta in via Arenula 70 ;

- a Tullio Ancora di cui sbaglia l´indirizzo ma non l´indicazione di zona, vicino piazza Fiume ;

- ad andreotti a corso Vittorio ;

- a Craxi al Raphael presso piazza Navona, non il Pantheon come scrive Moro ; oppure a via del corso sede PSI.

Anche se Moro assegna all´allieva di coinvolgere gli amici per farsi aiutare, è chiaro che avrebbero (la lettera non risulta recapitata) dovuto girare per tutta Roma e oltre, anche perché Moro premette che se i destinatari non sono agli indirizzi dati, dato che è domenica e potrebbero esser fuori, la Familiari e gli amici devono scovarli anche fuori casa o fuori Roma perché le lettere vanno recapitate a mano ad personam !!!

Ovvio che se Moro, ormai disperato e angosciatissimo, ritiene che tutto ciò sia possibile in giornata, vuol dire che lui era vicino a casa della Familiari e sapeva che il recapito promesso a lei del fascio di lettere urgentissime, poteva avvenire in brevissimo tempo - pochi minuti di macchina.

Questo esclude non solo via Montalcini 8 come prigione, ma anche qualsiasi zona di Roma che non fosse Roma nord - e Roma nord non lontano, almeno in macchina se non addirittura a piedi, da via De Viti De Marco 44, casa della Familiari - una traversa della Cassia, a 10 minuti di macchina da casa Moro, a 12 da via di Quarto Annunziata 47 (in realtà meno, perché di domenica a Roma il traffico è relativamente scarso).

Riassumendo : punti fermissimi riguardo alla prima prigione sono :

1. che era a Roma, DENTRO Roma, come prova il "qui" della lettera a Manzari ( "si potrebbe far venire QUI l´ambasciatore Cottafavi" : che abitava a Ginevra, mentre Manzari a Roma, dunque il qui è comune a Moro e Manzari : lettera 46 gotor, All´avvocato Giuseppe Manzari, p.84 + nota 4 p.85) ;

2. che era a Roma Nord non lontano da casa sua, come prova la 53 gotor alla Familiari del 23 aprile.



http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/FuoriCollana/539a8ce3a0109.pdf

p. 53 di 122

" Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui. "

( Lettera 6 gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, Al segretario della Dc Benigno Zaccagnini, recapitata il 4 aprile, p.13 ; p. 53 di 122 del link, fogli 1r s.f. e 2r s.i.).

Ma non scrive la scorta, scrive la sTorta !

Prendete l´originale riprodotto linkato supra : guardate bene e riguardate meglio la parola scorta : NON È AFFATTO SCORTA : QUELLA NON È UNA C, È UNA T !! Moro sta camuffando quel che vuole realmente far sapere : che sta nella zona di LA STORTA, sulla Cassia !!!

Osservate per confronto tutte le altre c minuscole del foglio : sono piccoline, non hanno nulla a che vedere con la lettera di scorta, quella è t non c : fate la controprova osservando tutte le altre t minuscole del foglio !

Pertanto il senso di quella famosa frase, tanto accusata di cinismo, è in realtà solo un camuffamento della sua ubicazione : Moro non sapeva nulla della sorte della sua scorta abituale e non può parlarne, sta invece con una frase generica, crittando la zona dove ha capito di trovarsi :

quella de La Storta sulla via Cassia !!!

Questa lettera a zac, recapitata il 4 aprile, Moro dice di averla scritta dopo 15 giorni di prigionia, dunque siamo attorno al 31 marzo : egli ha capito, pur essendo stato portato alla prigione in furgone chiuso, ha capito di essere tra Cassia e Flaminia, perché erano strade della sua zona che conosceva bene, dunque aveva percepito di essere sceso in basso da casa sua alla Cassia, probabilmente lungo viale Cortina d'Ampezzo, e poi siccome da lì in poi il viaggio era stato breve, sapeva di essere in quella zona, anche se non poteva dire dove esattamente perché la villa era isolata nel verde e lui stava sotto in cantina, forse nella camera blindata di spagnuolo che vedremo infra.

Dunque La Storta e non la scorta, è "del tutto al disotto" perché la Cassia, e l´Agro Veientano tra Cassia e Flaminia, sono in basso rispetto a casa Moro che sta quasi in cima a Monte Mario a 122 metri sul livello del mare + l´altezza del terzo piano di casa Moro. È la situazione in cui si trova che è al disotto, perché sta sulla pianura in basso e perché sta in cantina.

Ripeto che si tratta di indicazioni di zona, di tentativi approssimativi di indicare la sua ubicazione di cui non poteva esser certo al millimetro, perché sicuramente lo avevan portato lì in furgone chiuso cassa o simili : perciò a volte indica forse Veio, qui La Storta, ma è sempre la stessa zona, come una rapida occhiata a googlemaps vi farà capire immediatamente anche se non siete pratici di Roma nord.

La distanza tra La Storta, frazione del comune di Roma sulla Cassia, e via di Quarto Annunziata 47 (probabile prima prigione, vedi prossimo capitolo) è di appena 12 km.

Altezza sul livello del mare di casa Moro : circa 122 metri + altezza terzo piano casa Moro. A.l.m. della Cassia : massimo 81 metri, ma in genere molto meno. Poi La Storta di per sé, come borgo stricto sensu, si trova a 160 metri, ma ripeto qui l´indicazione è generica, di percorso, direzione e di zona : quello che deve aver colpito Moro e gli fa dire che sta al di sotto, che la sua situazione è in basso, è la sensazione di forte discesa che si prova scendendo da casa sua sulla cima o quasi di Monte Mario alla Cassia in basso, lungo viale Cortina d'Ampezzo ad esempio - quasi certamente il percorso del furgone chiuso che lo portò da spagnuolo.

Questo ci fa ovviamente preferire il furgone chiuso come mezzo di trasporto di Moro, versus l´elicottero di Pecorelli, che esistette, ma che probabilmente fu un velivolo comsubin per il trasporto e il ritorno dei killer veri di via Fani.

L´ORIGINALE DI QUESTA LETTERA È LA PROVA PROVATA CHE GLI S.O.S. IN CODICE CI SONO E COME, E CHE ESSI PRENDONO VARIE FORME PERCHÉ MORO CON L´ECCEZIONALE CREATIVITÀ E INTELLIGENZA CHE LO CONTRADDISTINGUE, LE PROVA VERAMENTE TUTTE PER FAR CAPIRE DOVE STA E FACILITARE UN BLITZ LIBERATORIO :

LETTERE CAMUFFATE COME QUI, ESPEDIENTI GRAFICI ;

CODICI A INDOVINELLO CON RIFERIMENTI INESISTENTI TIPO I POMPIERI DELLA SPAGNA ;

RIFERIMENTI DISPERATI IN CHIARO AL MARE SPIAGGIA ETC., VISTO CHE I DESTINATARI NON REAGIVANO ALLA CRITTOGRAFIA.

QUESTA FAMOSA FRASE SULLA SCORTA/STORTA È LA PROVA PROVATA VISUALE E IMMEDIATA CHE MORO STAVA TRA CASSIA E FLAMINIA E LO AVEVA CAPITO BENISSIMO.

Solo che non poteva esser sicuro della precisa ubicazione perché stava nella cantina di una villa isolata, dove forse era stato portato in furgone chiuso cassa o simili. E allora ci dà indicazioni di massima sufficienti a inquadrare la zona, la direzione, il percorso: La Storta e simili.

Da OP del 25.4.78 :

" Vincenzo Borghi o il sedicente tale, l´uomo cioè che prese in affitto il covo brigatista di via Gradoli, non dovrebbe essere andato lontano. La polizia, ora in possesso di un suo identikit, lo sta cercando nella zona Tomba di Nerone/Grottarossa/La Storta/Ottavia, località in cui si ritiene che le Br continuino a disporre di numerosi covi sicuri " :

fuochino, Mino...

http://www.giovannipetta.eu/sessano%20del%20molise/pecorelli_op/op_780425-signed.pdf

p. 58 di 68 al cursore, 56 del cartaceo originale.

A La Storta in via del Cenacolo 56 abitavano casimirri/algranati ; i quali a Grottarossa lavoravano in una montessori a 4 minuti di macchina dalla villa di spagnuolo di cui tra breve; Ottavia è la cosiddetta " Zona L Ottavia ", quartiere di Roma a ovest e a pochi minuti di macchina da casa Moro - non cambia molto, fuochino Mino !

È noto che il padre di alessio casimirri, luciano, era un alto papavero vaticano, portavoce di papi ; meno noto è che, a detta di Raimondo Etro, luciano casimirri era pappa e ciccia col piduista direttore del sismi santovito giuseppe :

http://www.iskrae.eu/dubbi-sul-sequestro-moro/

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/68/audiz2/audizione/2017/01/31/indice_stenografico.0121.html

(audizione Etro Moro2, p.22 del cartaceo)

http://www.iskrae.eu/hotel-paliano-la-missione-del-sisde-a-managua-nel-settembre-1993-parte-4/

https://www.lettera43.it/casimirri-brigatista-estradizione-battisti/?refresh_ce

https://forum.termometropolitico.it/279553-il-brigatista-protetto-per-20-anni-dal-sismi.html

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0093_001.pdf



Di grande interesse per me anche il 289 qui :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1147.htm

dove tra i reperti di viale Giulio Cesare (dove furono "arrestati" morucci e faranda nel 1979), troviamo :

14) la patente esibita agli agenti da Faranda Adriana, con il nome di Lombardo Maria Rosaria: costei, in realtà, non aveva subito alcun furto, ma aveva insegnato presso la scuola "Bruno Buozzi" in località La Storta, dove avevano lavorato Baiocchi Giulia, Bertoli Susanna, Lozzi Claudio e Coviello Angela, le cui generalità erano state registrate sui manoscritti sequestrati in Via Gradoli.



http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_004.pdf

p. 185 al cursore :

un tassinaro racconta alla polizia il 16.3.78, che un giorno d´estate del 1977 aveva accompagnato un giovane in una strada adiacente a via di Grottarossa, a destra (penso provenisse dalla Flaminia perché la sua cooperativa aveva sede vicino allo stadio flaminio), e che costui era sceso e scappato senza pagare, e che poi il 16.3.78 al telegiornale delle 20.30 era apparsa la sua fotografia in tv in relazione al rapimento di Moro.

https://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2017&mese=05&giorno=30&idCommissione=68&numero=0137&file=indice_stenografico

" Parolisi : Io andai a parlare con il padre di Mara Nanni, che aveva un negozio di alimentari in via di Grottarossa. Sapevo che il padre di Mara Nanni aveva un atteggiamento molto ostile nei confronti della Polizia e delle autorità in genere. La famiglia di Mara Nanni riteneva che la ragazza fosse vittima di una macchinazione, quindi era molto ostile. Non so per quale motivo il padre accettò di parlare con me. Lo convinsi, adesso non saprei neanche dire come... Gli chiesi quali fossero stati, a sua conoscenza, i passati amori della figlia, e tra questi mi fece il nome di Alessio Casimirri."

(mara nanni era una br arrestata nel 1981 con gallinari).

https://www.periodicodaily.com/sulle-tracce-di-aldo-moro-indagini-sul-luogo-della-prigione/

" Esiste un documento della Digos di Roma, nota n. 050714 del 10 luglio 1980, avente per oggetto “Omicidio dell’on.le Moro e della sua scorta”, che dimostra come in quel periodo le forze investigative brancolavano ancora nel buio rispetto all’individuazione della prigione dove era trattenuto dalle brigate rosse il leader democristiano. Nel suddetto documento, a firma del vice questore aggiunto Andreassi, indirizzato all’ufficio Istruzione presso il Tribunale di Roma, troviamo scritto: “Fonte qualificata aveva segnalato, nei giorni scorsi, che l’on.le Moro sarebbe stato tenuto prigioniero nel retrobottega di un negozio di alimentari gestito dal padre della nota brigatista rossa NANNI Mara, attualmente detenuta. Il negozio in argomento è stato localizzato in questa via di Grottarossa n.122 – 124 e si è appurato essere anche attualmente gestito da Nanni Modesto, padre della Mara, e dal cognato De Angelis Sante. Nella serata del 7 corrente, si è pertanto proceduto ad una accurata ispezione dell’esercizio ".

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD23/0329_003.pdf

p.32 di 89 al cursore : il 23.3.78 la ps perquisisce casa di Ceccarelli Sergio via di Grottarossa 91 (versante Cassia).

Un ceccarelli enrico, Roma, dirigente alitalia, è nell´elenco dei piduisti di Castiglion Fibocchi (Flamigni Trame atlantiche, 1996,p. 428).

39 : il 29.3 si controllano casali e case a cavallo del GRA tra Cassia e Salaria (via di Quarto Annunziata, di cui stiamo per parlare, taglia il GRA partendo da via di Grottarossa, e la villa di spagnuolo è poco oltre il GRA).



C´è un articolo vecchio da Gente del 5.12.80 sul sito di grassi, in cui maria fida ricorda i viaggi col padre :

http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=8181&Itemid=149

" la mamma guidava e papà divagava lodando il paesaggio o facendo delle considerazioni di ordine culturale - abbiamo visitato buona parte dell´ Italia paesino per paesino " :

e sono certo che tali visite inclusero Veio e Saxa Rubra e La Storta e Cerveteri con Ladispoli/Cerenova...

Ibidem si dice anche che Moro era valente scacchista. Fida nell´articolo di Gente menziona anche la straordinaria memoria fotografica del padre, fin nei minimi dettagli dei vestiti indossati dalle persone in una determinata occasione, anche a distanza di 10 anni...

Moro il 16 marzo, con la nuova scorta traditrice potrebbe aver raggiunto la prigione tra Cassia e Flaminia in furgone - da Roma nord ci vuole molto meno di mezzora. Alle 9 - 9.15 del 16.3.78, quando si svolge l´agguato a Fani, Moro è già "al sicuro" a Roma nord, sorvegliato da gladio e p2. Tanto i posti di blocco attorno a Roma saranno istituiti solo dopo, e "coordinati" dal piduista carabiniere siracusano : il dottor Ernesto Focà che abita in zona racconterà al giudice imposimato il 21.11.78 che verso le 9.05-9.10 del 16.3.78 passeggiava col cane in via Casale de Bustis, e che pochi minuti dopo vide passare un furgone bianco seguito da un´auto bianca : ricordiamo l´audizione di inzerilli alla Moro2 supra : "Avevo predisposto, comunque, per essere tranquillo, che dietro questo furgone ci fosse un altro mezzo, una macchina normale, dove c'era un mio capitano dei Carabinieri, il quale quindi sarebbe intervenuto, se fosse successo qualcosa, per dire: «Fermi tutti: è roba nostra».

Forse dunque era il furgone che tornava da Grottarossa dopo avervi deposto Moro, o vi andava a deporlo. Alcuni minuti dopo ancora, il dottore sente rumore di elicotteri - quelli che riportavano i killer di gladio/comsubin alle loro basi dopo il massacro di via Fani. Non potevano essere elicotteri della polizia : questa assicurerà al fotografo dell´ansa Ianni che nessun loro elicottero quella mattina s´era levato in volo prima delle 9.30 da Pratica di Mare. Focà non vede altre auto transitare a via de Bustis : solo quel furgone bianco seguito dalla macchina bianca... :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908823.pdf

pp. 289 sq.

Voglio dire con questo, che la finta scorta che prelevò Moro durante la mezzora, potrebbe anch´essa esser stata composta da garau, mura, inzerilli e ancora anonimi compagni di merende. E forse proprio perché eran militari e agenti del sismi, Moro si fidò inizialmente di loro e cadde in trappola.

Garau era un medico, e Moro ricevette sicuramente assistenza medica durante i 55, se non altro per le costole rotte.

Riassumendo : è assai probabile che la prima prigione di Moro fu la villa/cottage con bunker/prigione di spagnuolo carmelo, alto magistrato piduista eversore, compare di sindona, odiatore di Moro, a Roma nord tra Cassia e Flaminia per le seguenti ragioni :

1. crittogrammi nelle lettere e anche nel Memoriale come vedremo

2. il terriccio dei Monti Sabatini sotto le suole delle scarpe di Moro (strato meno recente, quindi inizio prigionia), terriccio vulcanico comune a tutta la zona tra Roma Nord e Bolsena

3.FORSE la singolare "coincidenza" che, poche settimane dopo aver segnalato a Paese Sera la villa di spagnuolo, Aurel Victor Spachtholz fu trovato morto in casa sua

[con un grosso ematoma sulla parte destra del volto a detta di andrea biscaro, che però non dà fonte - la padrona di casa di Spachtholz mi ha detto che è falso, che lei vide il cadavere, e che, tempo prima, a Spachtholz cardiopatico erano scoppiati i capillari di una guancia, cosa che il biscaro deve aver romanzato a scopi sensazionalistici. Tuttavia ripeto che Spachtholz era solo quando è morto, viveva solo in un posto isolato, la padrona era a Roma come mi ha detto lei stessa, e la sua contadina che scoprì il cadavere lo fece solo molte ore dopo la morte. Inoltre la padrona mi ha detto che il medico lo chiamò lei dopo esser giunta da Roma, il che è stranissimo: quando si trova un cadavere o apparente tale, il medico - e i carabinieri - li si chiama subito ! Quindi non ho certezza assoluta sulla causa del suo decesso, ma anche se morì di arresto cardiaco naturale, quel che aveva raccontato a gennari è vero e io ne ho trovato le prove documentali e testimoniali che presenterò nel prossimo capitolo]

4. la singolare "coincidenza" che, immediatamente dopo aver pubblicato la storia degli anagrammi, e soprattutto della villa menzionata da Spachtholz, la rivista Giochi Magazine fu chiusa e il suo direttore licenziato dall´erede dell´editore piduista monti...

http://dialogoitaliano.blogspot.com/2008/04/il-caso-moro-inchiesta-di-storia-in_3647.html

Quando Paese Sera a dicembre 1986 pubblica per la prima volta la storia degli anagrammi, senza spagnuolo e la sua villa, nessuno chiude il giornale; ma quando giochi magazine nel 1988 ripubblica la storia, con in più la villa di spagnuolo anche se non nominato, la rivista viene chiusa subito dal suo editore piduista (o dai suoi eredi, il che non cambia la sostanza).

La seconda prigione fu invece la caserma del rud (leggi: gladio) a Cerenova Costantica presso Cerveteri.

E come a via Gradoli moretti & co. avevano scelto una via controllatissima dai servizi segreti, così le scheinbr faranno a Cerenova, anche se par di capire, solo dal 1979 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

pp. 10, 14, 15, 17, 64, 78 :

" [la colonna romana] disponeva di moltissime basi tra le quali...quelle DI CERENOVA COSTANTICA...E LADISPOLI "

Quella di Cerenova Costantica era in via Ariccia 10 (p.78) - letteralmente a due passi dalla caserma rud/gladio !!!

A Ladispoli le br disporranno dal 1980 addirittura di 4 appartamenti.

A pp. 20 sq. del link di grassi, cianfanelli parla di una base a Labaro anche se per un periodo posteriore al sequestro Moro - il quartiere prossimo alla villa di spagnuolo di cui al prossimo capitolo.

Da Cerenova, pochissimi giorni prima del 9 maggio, Moro fu portato in segreto su un tratto di spiaggia inquinato e deserto tra Focene nord e Marina di Palidoro, e lì imbarcato su un gommone che risalendo il Tevere lo trasbordò al tragico epilogo del ghetto. Fu lì che gli restò addosso sabbia, Centaurea Aspera e bitume fresco. E la Centaurea fu raccolta addosso a Moro contestualmente alla sabbia di quella zona, perché i capolini ne contengono, afferma il grande geologo Lombardi col suo botanico Giacomini.

La prima prigione di Moro fu forse la villa-bunker del fascista eversore spagnuolo carmelo a Grottarossa, e i carcerieri/esfiltratori furono terroristi fascisti agenti di gladio (nel novero a buon diritto, almeno moretti e morucci, vedi infra).

Il " qui dove sono " di gotor lettera 93 a zac p.170 : " essendoci lasciati in ottima intesa la sera del martedì [14 marzo, nota mia], già pochi giorni dopo, QUI DOVE SONO, avevo la sensazione di avervi in qualche modo liberato " non solo ci dice che Moro non cambiò prigione fino almeno a fine aprile (perché la lettera mostra coscienza di sé come unico prigioniero, dunque è post-29 aprile / Riccardo Lombardi, vedi infra) ; tranne la possibilità di una breve sosta/passaggio altrove il primo giorno; ma ci fa escludere anche via Massimi 91 come prigione stabile, non potevano tenerlo colà per 46 giorni, perché si sarebbe atrofizzato e scolorito in un appartamento condominiale, e invece il cadavere è tonico e colorito; e poi il viavai di colf postini idraulici nanny, il rischio di una perdita alla Gradoli che attirasse i pompieri etc. - no, la villa isolata è la soluzione più logica per un sequestro di questa magnitudine. Via Massimi 91 è un depistaggio dei vari giudice/santovito/lo prete/di donato/vettori etc., tutti clericofasci e/o piduisti.

Gotor a p. 277 (Lettere dalla prigionia, einaudi 2018) giustamente data la 93 a dopo il 2 o 3 maggio,

sia perché Moro vi definisce la sua prigionia una "lunga e drammatica esperienza" ; sia perché in essa Moro annuncia le sue dimissioni dalla dc, perché fino all´1-2 maggio "Moro si era impegnato nel far recapitare al suo collaboratore Guerzoni una lettera a Misasi, scritta necessariamente il 30 aprile...[in cui] nominava l´uomo politico a presiedere il Consiglio nazionale del partito in sua vece, un gesto che non avrebbe mai pensato di potere e volere compiere una volta dimessosi dal partito."

Dunque, Moro scrive la 93 a zac fra il 3 e il 4 maggio, e in essa dice il qui dove sono - ergo, non ha cambiato prigione dall´inizio al 3 o 4 maggio.

Resta il fatto inconfutabile che la prima prigione fu vicino casa sua, perché chiede favori come recapiti etc., da assolvere in giornata, e per essi si rivolge o alla famiglia o a gente in zona come mennini e Maria Luisa Familiari.

Non posso esser ancora sicuro di Quarto Annunziata 47, ma una cosa è certa : la prima prigione fu in zona Cassia/Flaminia, la stessa fino almeno al 3 o 4 maggio. Dunque i 3 o 4 giorni di durata dell´esfiltrazione di Moro narrati da garau a mastelloni, che ci portano in controluce, prima a Cerenova nella caserma rud/gladio e poi sulla spiaggia dove attende il gommone per il ghetto, iniziano il 5 maggio, e arrivano all´8 e 9, ghetto compreso.

46 gotor a Manzari, pp.84 sq. :

" Ad un cenno, si dovrebbe essere in condzioni di chiamare QUI l´Amb. Cottafavi." :

Cottafavi abitava a Ginevra. Manzari a Roma (via Livio Andronico alla Balduina, 81 gotor p.139). Quindi come notato da Manzari stesso a suo tempo, quel QUI non può che essere comune ai soli Moro e Manzari : dunque Moro è a Roma, DENTRO Roma. Lettera non recapitata ma scritta intorno al 22-23 aprile, data alla quale Moro è a Roma, DENTRO Roma.

53 gotor a Maria Luisa Familiari, pp.93 sq. :

Moro incarica l´allieva prediletta di consegnare con gli amici, a mano ad personam, tutta una serie di ben 6 lettere cercando i destinatari anche fuori Roma se necessario dato che è domenica : domenica 23 aprile. E tutto deve essere fatto in giornata, "entro oggi domenica" :

ciò coimplica con certezza che la prigione di Moro mittente è a Roma nord e non lontana da casa della destinataria in via Antonio De Viti De Marco 44, stradina tra Cassia Nuova e Flaminia Nuova, a 10 minuti di macchina da casa Moro o dalla villa di spagnuolo a Grottarossa ad esempio, anche meno di domenica senza traffico - è chiaro che se Moro voleva tutti quei recapiti in giro per Roma e fuori in giornata, la destinataria del mazzo doveva essere vicina alla prigione.

Se ne evince con certezza che la prigione di Moro era a Roma nord, a pochi minuti di macchina dalla Familiari.

E che domenica mattina, 23 aprile, Moro è ancora a Roma, e a Roma nord, dunque non lontano da casa sua.

Ciò è ulteriormente corroborato dalla 28 gotor p.54, la famosa lettera dei pompieri della Spagna scritta come vedemmo da Cerenova tra il 5 el´8 maggio circa, giorno più giorno meno :

" ORA IL NONNO È UN PO´ LONTANO, MA NON TANTO..."

" INSIEME COL NONNO CHE ORA È UN PO´ FUORI " :

dunque, prima del trasferimento alla seconda prigione, era vicino a luca - il quale abitava con i genitori a via del Forte Trionfale 79 in un´altra palazzina a 50 m da casa Moro.

Era vicino a luca nella prima prigione : non solo perché era a Roma, ma anche perché era in zona casa sua e casa di luca.

La conferma è nella 76 a luca p.133, scritta in procinto di essere trasferito a Cerenova :

" ED ORA IL NONNO ALDO, CHE È COSTRETTO AD ALLONTANARSI UN POCO...AFFERMA CHE VUOLE RESTARTI VICINO " :

restarti vicino dunque spiritualmente, come fino a ora ti ero stato vicino fisicamente : perché la mia prima prigione era in zona.

Va da sé che queste 2 lettere a luca - gli ultimi disperati SOS in codice di Moro - non furono recapitate.

Riassumo : per solidissime ragioni filologiche, dall´epistolario siamo certi che Moro :

- fu nella stessa prigione dall´inizio al 3 maggio almeno

- fu a Roma nord in zona casa sua

- fu trasferito al mare il 5 maggio circa, e poi al ghetto.

E siccome alla morte, il bitume sotto le sue suole era fresco di pochissimi giorni, e non aveva più camminato granché almeno con quelle scarpe, possiamo collocare la spiaggia e il trasferimento al ghetto al 6 o 7 maggio, se non addirittura all´8.

Sono poche certezze, ma importantissime: ci forniscono il quadro di riferimento in cui indagare, sia temporale sia topografico.



CAPITOLO 11 : LA VILLA TRISTE IN ZONA GROTTAROSSA





Che Moro non mise mai piede a via Montalcini è ormai assodato da tempo : in un bugigattolo di due metri per uno si sarebbe atrofizzato a 61 anni, e scolorito in 6 settimane : invece all´esame necroscopico era tonico e colorito. Inoltre non puoi tenere un ostaggio di tal calibro in un condominio pieno di gente e viavai, è un rischio assurdo.

Un mio informatore mi comunica :

" 06 6913661 - numero di telefono di Carmelo Spagnuolo negli indirizzari di Gelli sequestrati al notaio Lollo, con l'annotazione "VIA DI GROTTAROSSA" ".

Grottarossa, Roma Nord, tra Cassia e Flaminia, una ventina di km da Formello. Ecco la villa di spagnuolo :

https://www.google.com/maps/place/Via+di+Quarto+Annunziata,+47,+00189+Roma+RM/@41.9850885,12.4527477,332m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x132f6776c7e516c1:0x71cb0c103022ccce!8m2!3d41.9850885!4d12.453844

(foto del 2019: con il caveat che l´aspetto attuale è molto diverso da quello del primo fabbricato del 1976/77, e oltre al civico 47, comprende anche i civici 45 e 49, per via di una serie di ristrutturazioni e ampliamenti successivi, che vedremo).

Oggi si chiama villa veientana, e viene affittata per party vip che da decenni ormai non fanno più dormire i malcapitati abitanti del circondario.

1979, dicembre : qualcuno denuncia carmelo spagnuolo e la criba agricola srl, per frode e simulazione, in relazione a un terreno con villa sito presso via di Grottarossa, a metà strada circa tra Cassia e Flaminia. Da questa citazione in giudizio, conservata agli atti, impariamo diverse cosette.

Carmelo spagnuolo, nato a Sommatino (CL) il 5.5.1909, dichiara come suo domicilio via Madonnette 2 o 11 [sic] int. 8, Santa Margherita Ligure (Genova). Questa dev´essere la casa presso Genova in cui viveva da recluso nel 1986, come racconta gennari.

Spagnuolo viene citato in giudizio assieme a una società, la criba agricola s.r.l., il cui amministratore unico è tal bizzarri pietro, domiciliato come tale in via di Quarto Annunziata 47, Roma - è una traversa semirurale di via di Grottarossa, tra Cassia e Flaminia, Roma nord, a poco meno di dieci km da casa Moro - ma a soli 16-18 minuti di macchina, e assai meno di domenica, dato che via di Grottarossa non è trafficatissima. Invece ad esempio, da via Mario Fani angolo Stresa a via Montalcini 8 la distanza in km è maggiore di 2, e in macchina ci vogliono circa 35 minuti se tutto va bene perché è percorso trafficato (dati di google).

Non si capisce dall´atto giudiziario quale sia la relazione tra spagnuolo e la criba di bizzarri, ma una relazione ben precisa e stretta deve pur sussistere, se qualcuno fa causa a entrambi insieme per lo stesso motivo : simulazione di documenti e frode.

Via di Quarto Annunziata, ripeto, era allora ed è ancora adesso, una via di campagna con ville e fattorie, una strada privata, traversa di via di Grottarossa, a metà strada tra Cassia e Flaminia.

Via di Grottarossa ancor oggi è divisibile in due parti grosso modo : tra via Flaminia Nuova e via di Quarto Annunziata, belle campagne e splendide ville ; tra Quarto Annunziata e Cassia, quartiere urbano piccolo-medio borghese, diciamo di livello molto inferiore a dove abiterebbe un procuratore generale della Repubblica, poi giudice di Cassazione, come spagnuolo.

Sandra bonsanti mi ha comunicato che quando lei andò a casa di spagnuolo a Roma a intervistarlo, non si trattava di una villa di campagna, ma di un grande appartamento di città con ascensore che immetteva direttamente dentro il suo appartamento. Questo nel 1975 : può darsi che fosse il centro di cui parla Flamigni, fondato da spagnuolo col collega piduista siggia e il futuro depistatore di via Fani luciano infelisi a via Ettore Vajna ai parioli - o altro ancora. Ma non via di Grottarossa. Lì spagnuolo arriverà solo nel 1976/77, tenuto conto che la criba agricola (allora diamante srl) acquista la tenuta senza edifici (come mi hanno attestato abitanti d´antan della zona), a maggio 1976, e che la costruzione della villa avrà richiesto alcuni mesi.

Quel che interessa della causa intentata a spagnuolo e criba, è l´oggetto del contendere : una tenuta rustica con villa in via di Quarto Annunziata 47. Il 6.12.1979 spagnuolo e criba vengono citati per simulazione e frode con riferimento a un terreno di mq 20112 in località Tenuta Inviolatella, confinante con via di Quarto Annunziata, catasto rustico foglio 158, particelle 132 e 155.

A via di Quarto Annunziata 47, presso via di Grottarossa, abbiamo una villa senza dubbio collegata a spagnuolo, anche se essa appare nell´atto come domicilio dell´amministratore della criba s.r.l., bizzarri pietro, che tuttavia è probabilmente un prestanome del vero proprietario di criba, mario la via (vedi sotto) ; la criba mette questa villa, edificata sulla tenuta nel 1976/77, a disposizione di spagnuolo che vi abiterà 2 o 3 anni dietro lo schermo della società immobiliare, che fino al 1979 si chiamava diamante srl. Al di là di chi fosse il proprietario effettivo di quella tenuta con villa, fu spagnuolo ad abitarvi tra il 1976/77 e il 1979 circa - questo mi è stato attestato da abitanti d´antan della zona.

La citazione del dicembre ´79 descrive un fabbricato di recente costruzione di mq 330 : consta di un piano interrato, che a sua volta consta di un garage, un appartamento per la servitù di due camere più cucina e bagno, un disimpegno alla scala di accesso alla cucina superiore, altro disimpegno per la biblioteca, la biblioteca, un bagno, e una interessantissima " CAMERA BLINDATA DI 60

MQ ". Per darvi un´idea di cosa sia, di quali caratteristiche abbia una camera blindata, di come essa sia adattissima a un sequestro di persona, leggete qui :

https://www.magnumporteblindate.com/panic-room/

Abbiamo poi il piano giardino, cioè il piano terra, suddiviso in ingresso, salone di mq 150, biblioteca comunicante con quella al piano interrato, camera da pranzo, camera di prima colazione, camera donna con bagno e armadi, cucina, disimpegno, lavanderia, stanza degli armadi, ingresso con scala in legno per il primo piano.

Segue il primo piano, 8 camere con bagno e spogliatoio e corridoio.

In breve : la dimora di un pascià. Infatti negli anni ´80, vi andrà ad abitare il criminale interanzionale adnan khashoggi. La zona è molto fuori mano, appartata e discreta. Ci sono altre case sulla via, ma molto diradate. Quando riusciamo su via di Grottarossa, e imbocchiamo a destra direzione Cassia, dopo non molto, tra i civici 207 e 209, c´è un parco con attrezzature per bimbi con una giostra dall´aria molto vintage, e altri giochi. A 4 minuti di macchina, in via di Grottarossa 1242, c´è la casa dei bambini montessori, scuola materna, dove insegnavano casimirri e algranati. Ovviamente tutta la zona è piena di splendidi pini mediterranei. Giungiamo alla Cassia, e subito incontriamo la famosa esse dei presunti anagrammi, all´altezza più o meno del civico 395, vicino al bivio con viale Cortina d´Ampezzo - la via che scende da casa Moro sita all´epoca del sequestro in via del Forte Trionfale 79. Dunque è proprio esattamente sulla Cassia IN BASSO dell´anagramma Bachelet - vista da casa Moro - che si trova la esse - che poi è una doppia curva pericolosa. Con questo non voglio tornare a vedere intenzione anagrammistica di Moro: ma la coincidenza tra le soluzioni anagrammatiche del circolo Bachelet e la realtà riscontrabile su basi più solide, è impressionante: può darsi che gli anagrammisti improvvisati, conoscendo la zona Cassia e influenzati da via Gradoli etc., volessero cercare in quelle lunghe frasi di Moro, con cui si può combinare di tutto, proprio la esse della Cassia etc. - fatto sta, che le corrispondenze sul terreno ci sono. O forse come ho detto supra, gli anagrammi ebbero la stessa funzione della seduta spiritica di Zappolino: occultare soffiata di fonte anonima.

La villa era nominalmente della criba agricola srl, ma de facto era carmelo che vi abitava, come mi hanno attestato diversi abitanti d´antan - e carmelo è associato da altra ottima fonte (l´agenda di gelli) a Grottarossa. Che senso avrebbe avuto avere una villona rustica a Grottarossa, e un´altra poi a Formello a poca distanza : comunque la zona è quella, Moro forse portato nella villa di spagnuolo in furgone chiuso credette di essere nei pressi di La Storta come vedemmo, o gli fu detto così dai traditori che ve lo accompagnarono per depistarlo.

Via di Quarto Annunziata è la prima a destra, da via di Grottarossa per chi viene da via Flaminia Nuova, dopo l´ospedale S.Andrea (che allora non esisteva) :

https://www.google.com/maps/@41.9730076,12.475316,1057a,35y,332.83h,44.64t/data=!3m1!1e3

Ancora un ingrandimento di villa veientana oggi :

https://www.google.com/maps/place/Villa+Veientana/@41.9846995,12.4510425,231m/data=!3m1!1e3!4m8!3m7!1s0x132f6776db2665fb:0x6274c932461015c2!5m2!4m1!1i2!8m2!3d41.9846995!4d12.451811

Si trova a Roma, nel comune di Roma, però ne è l´estrema periferia nord, praticamente è già campagna. Inoltre quando interpellai direttamente gennari sul colloquio con Spachtholz, egli mi disse che quest´ultimo si era focalizzato sul magistrato, non su Formello. Anzi gennari non era nemmeno sicuro se Spachtholz avesse nominato Formello espressamente oppure no.

Gennari da me interpellato nel 2019, ricordava che il discorso di Spachtholz s´era focalizzato sul magistrato, di cui aveva fatto il nome, e sui mattoni rossi della villa - Saxa Rubra appunto, i tufi rossi vulcanici che danno il nome storico alla zona.

Catastalmente, non risulta assolutamente nessun immobile intestato a carmelo spagnuolo a Formello dal 1957. È dunque assai più probabile che Moro fu tenuto per la maggior parte dei 55, fino al 18 aprile circa, nel sotterraneo della villa di carmelo a via di Quarto Annunziata 47. Abbiamo già visto la prova del nove, empirica e incontrovertibile, che Moro nelle lettere è perfettamente consapevole di stare a Roma nord non lontano da casa sua, e che egli tentò con eccezionale creatività di comunicarlo ai suoi destinatari tramite S.O.S. in codice (La Storta e non la scorta, etc.).

Il catasto mi dice, ripeto, che dal 1957 alla morte, a Formello non risulta assolutamente alcun atto immobiliare riferibile a carmelo. Spachtholz era milanese, e quindi siccome la zona è quella, Cassia/Flaminia/Roma nord, magari avendo letto Formello negli anagrammi di Bachelet pubblicati da Paese Sera a inizio dicembre 1986, identificò le due cose visto che sono non lontane ma in realtà non poté che intendere via di Quarto Annunziata 47 - dove carmelo aveva a disposizione questa villa di campagna, e che senso avrebbe avuto averne un´altra a Formello, a soli 22 km ?

La famosa esse della Cassia in basso nell´anagramma Bachelet, quando esci da via di Grottarossa sulla Cassia direzione Roma, dopo pochissimo arriva: è una doppia curva pericolosissima.

Invece dove sta la esse della Cassia a Formello ? Inoltre ripeto che quella esse che dico io sta proprio in basso come nella soluzione anagrammistica Bachelet : in basso cioè, dal punto di vista di chi scende da casa Moro, da via del Forte Trionfale, prendendo viale Cortina d'Ampezzo che è tutta in discesa e sbocca a valle sulla Cassia lì vicino. Ripeto che escludo intenzione anagrammistica da parte di Moro : ma gli anagrammi Bachelet potrebbero esser stati il modo di occultare una soffiata.

La bonsanti vide un appartamento con ascensore e non villa rustica - ma era nel 1975, poi carmelo si trasferì, anche perché l´acquisto di Annunziata avvenne solo nel ´76 - proprio l´anno "verso il quale" Spachtholz gli va a dare lezioni di pittura in villa, e che altra fonte ancor più plausibile dà come 1977.

Spachtholz potrebbe essere stato ucciso ( SE fu ucciso) non perché avesse confermato Formello, ma perché aveva svelato di spagnuolo - cioè della p2. Aveva collegato una villa piduista con la prigione di Moro. Non ho sinora, mancante autpsia imparziale, certezza che Spachtholz fu ucciso - ma la coincidenza temporale della sua morte, avvenuta il 9.1.1987 con la sua rivelazione della villa, fatta a Paese Sera poco prima del natale 1986, è altamente sospetta quanto meno, specie se presa nel contesto di tutti gli altri pesantissimi indizi che abbiam visto e che vedremo. So che Spachtholz era ultrasettantenne e soffriva di cuore. Ma non si può escludere, allo stato attuale delle conoscenze sulle circostanze della sua morte, l´omicidio. Certo, di contro, fa riflettereil fatto che a gennari invece, l´unico a strombazzare questa storia da 31 anni, non è mai stato torto un capello. Ma gennari il nome di spagnuolo, vivente quest´ultimo, non lo fece mai. E soprattutto, non rivelò mai, nemmeno dopo la morte di spagnuolo, l´indirizzo della villa - che pure conosceva, essendo amico di curioni che lo sapeva. Inoltre gennari si focalizzò pubblicamente su Formello - che come abbiam provato e straprovato, non c´entra nulla di nulla con le prigioni di Moro. Gennari mi ha detto in privato ripeto, che Spachtholz più che altro si focalizzò sul magistrato, non su Formello. Sulla zona, ma in modo vago. E poi gennari non era certissimo di ricordare ogni esatta parola di Spachtholz dopo 33 anni.

Durata del percorso auto da casa Moro a via di Quarto Annunziata 47 : 16-18 minuti circa, distanza 9,6 km stando a google scendendo appunto per viale Cortina d'Ampezzo. Ovviamente dipende dal traffico, ma alle 8,30-9 di mattina un simile percorso è controtraffico perché non si dirige verso il centro. I tempi di percorrenza a Roma dato il caos da sempre ivi regnante, dipendono dal traffico non dalla distanza.

L´unico atto immobiliare che risulta al catasto su carmelo a Roma è quello del 12.12.1979, registro particolare 53299, registro generale 71499, che è appunto la causa per frode - non ha fatto altro costui in vita sua che frodare e uccidere il prossimo - in questo caso in combutta con la diamante srl, poi criba agricola, che già allora apparteneva quasi certamente al palazzinaro, faccendiere/armatore e bancarottiere fraudolento la via mario, vicino alla peggior feccia vatican-massonico-bancaria che appesta l´Italia oggi come nel 1978 - la peggior nemica nazionale di Aldo Moro.

Abbiamo altro su criba, che sappiamo legata a carmelo.

Il 7.6.1979 il notaio politi in Roma attesta che la criba agricola srl, già diamante srl, con sede in Roma, via di Quarto Annunziata 47, è proprietaria di un terreno sito nel comune di Roma località Tenuta Inviolatella della superficie di 20000 mq circa, catasto foglio 198 particelle 132 e 133, acquistato con rogito del notaio antonelli di Civitavecchia il 14.5.1976.

Interessante che è proprio "verso il 1976", o nel 1977 secondo altra fonte, che Spachtholz andrà a far lezione di pittura al 69enne carmelo nella villa di quest´ultimo in zona Cassia/Flaminia.

Il notaio politi attesta poi che la criba ha presentato in data 10.5.79 progetto di ristrutturazione di un edificio sul terreno stesso. Edificio che era stato costruito dalla diamante srl poi criba a partire dal 1976, mentre prima non vi erano fabbricati sulla tenuta, a detta di testimoni del luogo.

Questo per noi potrebbe essere interessantissimo, perché la ristrutturazione potrebbe appunto, se la villa era de facto anche se non de iure nella disponibilità di carmelo, e se vi fu tenuto Moro, indicare cancellazione di tracce da parte di carmelo stesso - e del suo prestanome bizzarri per conto della criba/mario la via.

Nel 1976, il 14 maggio, la criba legata in qualche modo a carmelo acquista 20000 mq di terreno a via di Quarto Annunziata 47, e vi costruisce una villa - che sicuramente non è il magavillone che si vede oggi su googlemaps nelle foto del 2019 linkate supra, perché quello è il risultato di più ristrutturazioni e ampliamenti faraonici in questi 40 anni dal 1979. Ma è interessante che la prima ristrutturazione venga richiesta come permesso legale al comune, dalla criba legata a carmelo, proprio il 10 maggio 1979 - 1 anno esatto dopo l´assassinio di Moro.

Potrebbe ben essere che la tenuta, estremamente discreta e appartata sia stata acquistata nel 1976 proprio in previsione del golpe cum sequestro di Moro : perché è "verso il 1976", o nel 1977, che Spachtholz, proprio in quella villa, sarebbe sceso in cantina e si sarebbe sentito dire da carmelo che da lì lui e i suoi accoliti avrebbero incendiato e salvato l´Italia.

E perché, il 10.5.79, 1 anno dopo il golpe, la criba presenta al comune di Roma progetto di ristrutturazione dell´edificio il cui fine poteva essere anche quello di cancellare le tracce della detenzione di Moro.

Altro atto notarile da me visionato certifica che la criba agricola srl, sita all´epoca in Roma via Quarto Annunziata 47, fino al 27.4.1979 si chiamava diamante srl, e il 28.4.1979 cambia ragione sociale in criba agricola srl, società proprietaria di beni immobili siti nel comune di Roma. Interessante notare che poco dopo il sequestro Moro, non solo si ristruttura la villa, ma si cambia anche il nome della società. Il comune di Roma approva il progetto di ristrutturazione il 5.6.1979.

Altresì interessante che le criminali imprese immobiliari della criba agricola ex diamante finiscono in tribunale, cioè in ipoteche giudiziali derivanti da decreto ingiuntivo del tribunale di Arezzo nel 2015/16, e addirittura in decreto di sequestro preventivo dei suoi immobili siti in Roma nel 2016 a cura del tribunale di Civitavecchia - tutto ciò ha riguardato altri delinquenti perché carmelo era morto da 22 anni, ma è per farvi capire il dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Meno male che abbiamo al catasto conservata la citazione in giudizio per simulazione e frode notificata a carmelo e a bizzarri/criba il 6.12.79, da parte di tal Vincenzo Ciriello, e riguardante appunto i 20000 mq di via di Quarto Annunziata 47 acquistati nel ´76 dalla diamante poi criba, venduti dai coniugi strada fausto, nato a Montemonaco (AP) il 3.11.1903, e colli vera lidia, da tempo deceduti. Strada fausto era un politico della destra dc e immobiliarista di un certo calibro, a detta di abitanti d´antan di QA; marchigiano come moretti, e come lui amico della peggior feccia aristo-nera : stando a testimonianze del luogo, fu strada il primo vip a insediarsi in zona, acquistando terreni nel 1953/54, e a portare a via di Quarto Annunziata una principessa Borghese ; e altra schiumaglia fascistoide come il clan scoca/assumma, incarnato ad esempio da scoca maretta la giudice di forum, che sposa (col massacratore di operai tambroni suo testimone di nozze) nel 1960 assumma giorgio avvocato e poi presidente siae, che finirà denunciato con mario la via per aver violato l´intero codice penale e civile o quasi nel crack della privilege yard per bancarotta fraudolenta. La dimora di strada fausto sorgeva quasi dirimpetto a quella di spagnuolo.

Nel 1979 stando all´atto la tenuta ormai includeva un fabbricato sito su quei 20000 mq, cioè appunto una villa di recente costruzione di mq 330 con : piano interrato, garage, appartamento per servitù e tutto quel che vi descrissi supra, con la famosa camera blindata seminterrata di mq 60 che potrebbe benissimo esser poi la cantina cha Spachtholz prese per prigione.

Insisto sulla presenza nel seminterrato di quella camera blindata da 60 mq :

https://www.magnumporteblindate.com/panic-room/

Si tratta anzitutto di ambiente blindato che poteva consentire di resistere efficacemente a eventuale blitz delle forze dell´ordine - quelle buone di un Dalla Chiesa ad esempio. È una stanza "a prova di fuoco, proiettili o addirittura di esplosioni". Altra caratteristica standard delle camere blindate è la presenza di monitor - moretti disse che per il sequestro Moro, avevano un impianto di videosorveglianza a circuito chiuso nella prigione (Flamigni, La sfinge delle brigate rosse, Kaos 2004). Altra caratteristica è l´insonorizzazione, che i "br" curavano sempre nei sequestri, anche se in modo più artigianale in genere (Flamigni Sfinge) sia per isolare il prigioniero sia per impedirgli di richiamare l´attenzione urlando. Sicuramente vi era poi sistema di aerazione. Dal sito linkato :

" Una PANIC ROOM non è semplicemente una stanza segreta, un rifugio anti-proiettile. Si tratta di uno spazio che offre più livelli di sicurezza, progettata per affrontare le minacce che arrivano dall'esterno. In condizioni di “sequestro” entro le proprie mura, la PANIC ROOM può essere utilizzata per un periodo anche prolungato."

Insomma, una specie di caveau di banca o fort knox - e difatti abitanti di allora di Quarto Annunziata attestano che, al vedere le enormi e profonde fondazioni scavate per la villa nel 1976, ribattezzarono quella fossa "il caveau".

Questo piano interrato aveva suo bagno, e ricordiamo che Moro cadavere ai forensi appare pulito e docciato di recente, come di chi si sia fatto docce regolari durante il sequestro. E questo agio è confermato da due terroristi detenuti in una intercettazione sisde del 1979, in cui Moro è detto essersi lavato anche quattro volte al giorno. Vi erano poi piano terra e primo piano.

Miei testimoni del luogo mi han detto che quando la tenuta fu acquistata, quindi nel 1976 come risulta agli atti, non vi era alcun edificio, e che la villa fu costruita da spagnuolo (in realtà, dalla diamante srl poi criba, cioè da mario la via, che la metterà a disposizione di spagnuolo per 2 o 3 anni). Coi soldoni di tal feccia di palazzinari delinquenti, collusi come vedremo con autorità deviate, la p2, i fascisti, ci sarebbero voluti pochi mesi a tirar su la villa, e alla fine del ´76/inizio ´77 sicuramente era già pronta per accogliere le lezioni di pittura di Spachtholz - e a marzo 1978 per "accogliere" Aldo Moro.

Ciriello firma la sua denuncia contro spagnuolo e criba per frode e simulazione il 12.12.79, ma viene aggiunta in calce una postilla a mano, in cui lo stesso Ciriello par di capire accetta di cancellare carmelo spagnuolo dalla citazione e la lascia valida solo contro bizzarri e la criba. Qualche pressioncina da villa wanda forse, o qualche proiettile in busta nella cassetta delle poste...

Criba poi nel 1984 si espanderà acquistando anche proprietà e case confinanti, ecco perché oggi la villa comprende ben 3 civici - il 47 originale del 1976, e poi 45 e 49, che erano stati una tenuta di proprietà della nobile famiglia agosti, acquistati evidentemente nell´84 come risulta agli atti catastali.

La villa di via Quarto Annunziata 47 dove abitava spagnuolo al tempo del sequestro Moro, si configura insomma come una di quelle "case sicure" di cui parla l´ex capo di gladio gerardo serravalle nel suo libro Gladio, edizioni associate, Roma 1991, p.59 :

" I responsabili [dei servizi del nordeuropa, ndr] non solo avevano riconosciuto e definito itinerari sicuri di evacuazione, [ufficialmente, dei membri dei governi occidentali in caso di invasione sovietica, ndr] alternativi ai grandi fasci delle comunicazioni, ma lungo questi itinerari ERANO STATE PREDISPOSTE "CASE SICURE" PER LE SOSTE, DI PROPRIETÀ DEL LORO SERVIZIO, AFFIDATE FIN DAL TEMPO DI PACE A "GUARDIANI" CIVILI CHE SAREBBERO ENTRATI IN POSSESSO DI ARMI NELL´EVENTUALITÀ DELL´EMERGENZA. QUELLO STESSO SERVIZIO AVEVA GIÀ IN PARTE NOLEGGIATO E IN PARTE ACQUISTATO I MEZZI DI TRASPORTO " :

in controluce al solito : siccome sappiamo per certo che lo scopo di gladio primario non era affatto la difesa da una teorica e praticamente impossibile invasione sovietica, bensì la pratica del terrorismo sotto falsa bandiera, della strategia della tensione e dell´eliminazione dei leader di sinistra vera, allora è lampante che la villa del corrotto mario la via a Quarto Annunziata 47, costruita ad hoc come fortilizio blindato nel sotterraneo, abitata dal piduista eversore spagnuolo, corrisponde in tutto e per tutto alla definizione di "casa sicura" data da serravalle - non però per portare in salvo i politici di sinistra come Moro nell´ipotesi fantascientifica di invasione sovietica, ma per sequestrarli e poi ucciderli - come da piano solo.

Ecco perché né mastelloni né alcuna commissione parlamentare né alcun altro scheinindagatore ha mai osato fare a garau, mura, inzerilli e compagni di merende la domanda su dove pernottarono durante la presunta esercitazione di esfiltrazione durante i 55, visto che durò 3 o 4 giorni stando a garau: perché è ovvio che lungo l´itinerario della rimozione di Moro preprogrammata, vi erano più "case sicure" - partendo da quella di spagnuolo, passando per la villa di parisi a Manziana ad esempio, o quelle della di nola a Trevignano, o il casale di Tragliata menzionato altrove, prima di giungere con ogni cautela alla base gladio di Cerenova 3 o 4 giorni dopo l´inizio del trasferimento di Moro dalla prima alla seconda prigione attorno al 4 maggio.

Ricordo le notizie su garau e le sue strane attività durante i 55 :

" l’ufficiale di marina Decimo Garau – al tempo in forza al reparto speciale e anche addestratore del personale transitante dalla base sarda di Capo Marrargiu – ascoltato nel giugno 1991 dal giudice istruttore Carlo Mastelloni dichiarò di aver partecipato all’abortita Operazione Smeraldo e, in quella stessa occasione, di avere ispezionato alcuni casolari nella zona della Tolfa, presso la frazione di Sasso, e di aver fatto base nella caserma del Raggruppamento Unità della Difesa (RUD) che è vicino a Cerveteri " :

cioè, in controluce lampante : altre "case sicure" di gladio erano nella zona della Tolfa, a Sasso, e ovviamente la caserma del rud/gladio di Cerenova era la "casa" di gladio più "sicura" di tutte : tanto da divenire la seconda prigione non transeunte di Aldo Moro. La terrorista "Anna", mai identificata, dirà a Elfino Mortati, suo allievo nel crimine, durante i 55 che Moro era "in un luogo di massima sicurezza" dove non sarebbe stato mai trovato.

Altra possibile "casa sicura" lungo l´itinerario di esfiltrazione di Moro da Roma Nord a Cerenova :

" Successivamente, in un fonogramma classificato come RISERVATO, inviato dal SISMI al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di Roma (Ufficio Operazioni) e per conoscenza al SISDE (sede centrale di Roma), si legge come “Durante il sequestro Moro furono notati traffici sospetti in v.Castel S.Angelo n.1284, località Tragliato (Palidoro). Nel luogo in questione, situato sulla strada per Bracciano, viene indicato il casale di proprietà della società AGROL, intestata a tale Giuseppe Proietti, quale possibile prigione dello statista democristiano." :

https://meloniclaudio.wordpress.com/tag/via-fani-2/

(colonna 3)

In realtà si chiama Tragliata la località, e la via si chiama del Casale di Sant´Angelo, esiste

davvero :

https://www.google.com/maps/search/via+del+Casale+S.Angelo+n.1284,++Tragliato+(Palidoro).+tragliato+palidoro/@42.0149214,12.207974,13z

Potrebbe esser stata una delle safe houses dell´esfiltrazione, da forte boccea a Cerveteri o Palidoro è la via più logica.

https://www.paginebianche.it/ricerca?qs=scorsolini&dv=tragliata

http://www.ruminantia.it/the-doc-farm-prima-puntata-nellazienda-agricola-di-tragliata/

Da piazza Pio IX si arriva diretti a Tragliata :

https://www.google.com/maps/place/Piazza+Pio+IX,+00167+Roma+RM/@41.9103177,12.2824929,11z/data=!4m5!3m4!1s0x132f5fcc3cef5641:0xb11660e39a91ef62!8m2!3d41.9103745!4d12.4225635

Potrebbe dunque questo casale davvero esser stato una delle tappe dell´esfiltrazione. Gli errori di ortografia nel rapporto sono tipici dei depistaggi tipo ranti per rauti al catasto etc. Meloni aggiunge che la verifica in loco non è mai avvenuta. Però non dà alcuna fonte per tutto ciò. Pare molto verosimile : avran fatto delle tappe in luoghi sicuri prestabiliti, per far sgranchire un po´ Moro prima di Cerenova, e sarà in luoghi come Tragliata che gli rimase sulle suole terriccio vulcanico tipico delle zone peritirreniche del Lazio - Lombardi docet. E la zona vulcanica del Lazio del nord inizia a Grottarossa e prosegue nel Braccianese.



Tornando agli anagrammi e in generale ai tentativi crittografici di Moro, qualcosa di interessante è nel libro di Forlani Alessandro, La zona franca, castelvecchi 2013, pp. 173 sqq. Anzitutto l´autore precisa a p. 175, che il primo articolo di Paese Sera sugli anagrammi, a cura di gennari e peres, esce il 2.12.1986, firmato da gennari con uno pseudonimo e da peres col suo nome vero.

Poi a p.177, riferisce che gennari gli disse che le lezioni di pittura di Spachtholz a spagnuolo sono del 1977, e non "verso il 1976" come gennari riportò in altra sede citata supra. Questo è importante, perché la tenuta di Quarto Annunziata fu acquistata dalla criba (allora diamante srl) nel maggio del ´76, e la villa fu costruita ex novo allora, dunque è molto più logico che fosse pronta nel ´77 e che fosse allora che spagnuolo vi andò ad abitare. Insomma, spagnuolo dimora a Quarto Annunziata solo a cavallo del sequestro Moro : dal ´77 al ´79 circa - proprio come il sabotatore x mas moscardi tullio fa a via Mario Fani 109.

Si precisa poi la data alla quale Spachtholz viene trovato morto : 9.1.1987 - dunque, poco più di 2 settimane dopo che, poco prima di Natale, egli aveva fatto visita a Paese Sera e messo in mezzo spagnuolo di fronte a gennari, Fracassi e Pratesi.

Si ricorda poi, sempre nel bel libro di Forlani, che anche il deputato della sinistra DC Benito Cazora aveva fatto sopralluoghi tra Cassia e Flaminia alla ricerca della prigione di Moro, sulla scorta di indicazioni di ´ndranghetisti. E il riscontro-bomba, l´indizio più pesante che ci avvicina alla villa di spagnuolo in via di Quarto Annunziata 47 come prigione prima e principale di Aldo Moro, è in un appunto originale proprio del parlamentare dc Benito Cazora risalente ai 55 giorni, quando l´eroico fanfaniano rischiò la pelle giorno e notte in una vana corsa contro il tempo e contro il muro di gomma del terrore di regime, contattando lui calabrese, ´ndranghetisti vari che lo condussero in zona Cassia/Flaminia :

http://www.sedicidimarzo.org/2018/04/via-della-camilluccia-551-un-indirizzo_28.html

e ingrandito qui :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0069_001.pdf

p. 8 al cursore :

" GROTTAROSSA : VILLA LEVAGNA ; VILLA SENATORE ; CLINICA SAMEDI (SOTTERRANEI) ; TORRIONE MEDIEVALE ; FORTIFICAZIONI TEDESCHE VIA DI QUARTO ANNUNZIATA ".



Il 10 maggio il commissario capo di ps G. Monaco, su indicazione di Cazora, ispeziona le due ville di Quarto Annunziata, di proprietà di...strada fausto !!! Ma non il 47, perché strada l´aveva venduto a diamante poi criba nel ´76. Ricorderete che strada fausto era il notabile dc marchigiano (conterraneo di moretti...) che per primo tra i vip aveva messo le tende nella splendida via, comprando diversi terreni per sé e per rivenderli a facoltosi acquirenti della stessa risma clericofascista altolocata. Grossa occasione perduta, quella del vicequestore. Le ispezioni nelle ville sbagliate dettero ovviamente esito negativo, ma è importantissimo che la ´ndrangheta aveva orientato Cazora su Roma Nord zona Cassia/Flaminia per la prigione di Moro, il che da una parte conferma tutto quel che abbiamo dimostrato sinora e dimostreremo ancora, dall´altra include via di Quarto Annunziata durante i 55 giorni !! E proprio strada fausto che aveva venduto alla diamante poi criba, il terreno per quella che diverrà la dimora di spagnuolo attestata altresì dall´agenda di gelli in persona. Di più : Cazora si annota sul suo appunto, anche proprio espressamente il nome di fausto strada, e un suo altro indirizzo romano, con un telefono che però deve essere quello di Quarto Annunziata perché inizia con le cifre di quella zona :

" Fausto Strada

via Livorno 5

tel. 3207771 " :

p. 10 al cursore. Si legge che questi appunti di Cazora erano già agli atti della Commissione Stragi nel 1991. Abitanti d´antan della zona di Quarto Annunziata mi dicono che strada, immobiliarista, possedeva case appunto anche a via Livorno, in zona piazza Bologna a Roma.

Torniamo alle due ville di strada fausto ispezionate dal commissario Monaco il 10.5.78 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0069_001.pdf

p.18 al cursore :

una delle due come abbiamo già detto, è la dimora di strada fausto e famiglia; l´altra, sempre di proprietà dello strada, è da questo affittata al " movimento di collaborazione civica " : cos`è ?

Ce lo racconta giuseppe de rita, quello del censis, in questa intervista del 2018 :

https://www.ilsole24ore.com/art/la-nostra-italia-nonostante-tutto-AEXv5eAE

" Dopo l’Alberata e il Liceo Massimo, De Rita studia legge a Roma e, dal 1951 al 1955, frequenta il Movimento di Collaborazione Civica: «Nel castello di Sermoneta e nel palazzo di via Botteghe Oscure, la Principessa Marguerite Caetani organizzava corsi di educazione degli adulti alla democrazia. L’ispirazione erano gli ideali massonici. Dietro c’erano gli Stati Uniti e i loro servizi segreti. Per ragazzi cresciuti sotto il fascismo e durante la guerra, fu utilissimo. Quell’attività produsse la rivista “Botteghe Oscure”, di cui era caporedattore Giorgio Bassani e su cui scrivevano Marco Pannella e Alberto Arbasino» " :

ed ecco in sinossi, l´informativa del sismi di fine aprile/inizio maggio 1978, a firma di Demetrio Cogliandro che ne fa rapporto nel ´79, basata sull´indagine dell´infiltrato sismi nel mossad Fattorini (che farà una brutta fine) detto Mezzo Ebreo, la cui fonte era un senatore del PCI rimasto anonimo (il tutto da Di Giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, I ediz. Fazi 2003, pp.257-268):

" Fonte molto attendibile riferisce: 1. Un senatore del PCI (non identificato) sarebbe a conoscenza dell´identità del capo delle Brigate Rosse. Questi si chiamerebbe Igor e sarebbe figlio o nipote di Margherita Caetani, già direttrice della rivista edita da Feltrinelli intitolata 'Botteghe Oscure'. Igor, coetaneo di Moro, avrebbe partecipato agli interrogatori del leader DC. I Caetani, già da oltre dieci anni, avevano un ufficio in via Arenula dove provvedevano al reclutamento di giovani che successivamente partecipavano a riunioni politiche nei possedimenti Caetani, in particolare nella tenuta di Ninfa e nella 'stanza del Cardinale' nel castello di Sermoneta. Accertamenti. Gli accertamenti condotti hanno permesso di identificare Igor Markevitch, marito di Caetani Topazia e nipote di Margaret Chapin in Caetani " :

il "movimento di collaborazione civica" di de rita faceva dunque corsi e colonie estive di facciata, ma in realtà reclutava e indottrinava terroristi golpisti anticomunisti per conto della trimurti cia/massoneria/mossad. E l´ispettore monaco scrive nel suo rapporto di ispezione del 10 maggio 1978, che il movimento di collaborazione civica è "organizzazione a carattere apolitico, che tiene convegni e seminari di studio" !!! Invece era l´hyperion romana.

Ritengo da escludere che igor partecipasse agli interrogatori in prima persona, sia perché aveva 66 anni ed era sordo - e Moro allude alla giovane età dei suoi carcerieri in quel "la giovinezza ha il dono della fermezza e di un po´di alternativa" ; sia perché Moro lo avrebbe riconosciuto, in quanto igor era un famoso direttore d´orchestra (secondo di donato in christ in plastic, Moro e igor si conoscevano personalmente): invece Moro dice in una lettera che si riflette guardando facce nuove, dunque i suoi interrogatori/carcerieri non gli erano noti e non erano incappucciati.

E noi sappiamo ora che le sessioni di reclutamento e indottrinamento sponsorizzate dai caetani avvenivano anche a via di Quarto Annunziata, in una delle due ville di strada fausto affittata al mcc, di fronte quasi a quella di spagnuolo.

Quarto Annunziata e strada fausto sono direttamente collegati a via Caetani ! Ospitano una delle sedi per un movimento sponsorizzato da massoneria e cia, con a capo la marguerite caetani, moglie di roffredo caetani ultimo duca di Sermoneta, che abitava a palazzo caetani a Roma - lei morì nel 1963, ma ancora nel 1978, il rapporto dell´ispettore monaco attesta che l´mcc era insediato nella villa di strada fausto. Roffredo era il fratello di michelangelo, padre di topazia caetani, la moglie di markevitch. Dunque marguerite era la zia di topazia e zia acquisita di markevitch. Ma roffredo è anche padre di lelia caetani, che sposerà hubert howard, il cui nome figurerà nell´agenda di laura di nola brigatista e agente del mossad. Dunque roffredo e marguerite chapin caetani (che era americana) sono suoceri di howard.

Fondamentale per il ruolo di markevitch, howard e caetani varie nella vicenda Moro è ancora Rita Di Giovacchino, Il libro nero della prima repubblica, I edizione, Fazi 2003, pp. 246 sqq.

C´è veramente da non dormirci : a via di Quarto Annunziata, civico 47 e vicinanze, poco oltre il GRA, a Roma ma in zona campestre e appartata, in un raggio di poche decine di metri si concentrano :

- i vertici della p2 con carmelo spagnuolo ;

- i vertici della nobiltà ultranera romana e globale con marguerite caetani ;

- la cia e la massoneria con il movimento di collaborazione civica ;

- la famiglia dei protagonisti degli ultimi giorni di Moro al ghetto :

Ma quante ne sapevano ´sti calabresi !!

A questo punto, le nostre chances di averci azzeccato con QA come prima e principale prigione di Moro, se fino ad ora erano alte, ora sono stratosferiche : diciamo che siamo al 99,99

periodico % !!!!!!

Non solo : ma è chiaro che tutta la feccia conglomerata di destra dc (strada fausto) palazzinari (lo stesso fausto e mario la via) massoneria (spagnuolo e marguerite) cia (ancora marguerite e howard e markevitch) e nobiltà nerissima clericofascista romana ( tam borghese parente di junio valerio, ancora marguerite caetani) e non romana (gli agosti milanesi, i pignatelli perfino, napoletani)

VALE A DIRE TUTTI I PIÙ MORTALI NEMICI DI ALDO MORO, TUTTI COLORO CHE PIÙ LO VOLEVANO MORTO AL MONDO, SONO COLÀ RAPPRESENTATI :

IN VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47 E VICINANZE !!!!!!!

Ma sono in grado di stringere vieppiù il link caetani/cia/massoneria/mossad tra Quarto Annunziata e via Caetani, cioè il filo conduttore di tutti e 55 i giorni fin dal loro inizio.

https://books.google.it/books?id=tG-zBgAAQBAJ&pg=PA137&lpg=PA137&dq=movimento+di+collaborazione+civica&source=bl&ots=_hR4uq1YJa&sig=ACfU3U15BqGVkeyy351xY5GbiwtomadkiQ&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwi55vKhiNLmAhWXEMAKHdGnDgM4FBDoATABegQIChAB#v=onepage&q=movimento%20di%20collaborazione%20civica&f=false

Altro indirizzo del movimento di collaborazione civica: via dei Delfini 16, Roma ; tel. 681917; è la carta intestata di una lettera di mario pinna a giuseppe dessì del 1951). Via dei Delfini è a due passi da via caetani - 95 metri per l´esattezza stando a google. Dunque, un centinaio dal punto dove sta la renault rossa col cadavere di Moro... Non scrisse forse Pecorelli nel gennaio 1979 su OP che Moro doveva essere liberato quella mattina presso un comitato/santuario ?

http://piccolenote.ilgiornale.it/11628/gli-artificieri-e-la-tragica-liberazione-di-aldo-moro

«…Perché Cossiga era convinto, crediamo (?) che Moro sarebbe stato liberato e forse la mattina che il presidente è stato ucciso era insieme agli altri notabili D.C. a Piazza del Gesù in attesa che arrivasse la comunicazione che Moro era libero. Moro invece è stato ucciso. In Macchina. A questo punto vogliamo fare anche noi un po’ di fantapolitica. Le trattative con le brigate rosse ci sarebbero state. Come per i feddayn. Qualcuno però non ha mantenuto i patti. Moro, sempre secondo le trattative, doveva uscire vivo dal covo (al centro di Roma? presso un comitato? presso un santuario?), i “carabinieri” (?) avrebbero dovuto riscontrare che Moro era vivo e lasciar andare via la macchina rossa. Poi qualcuno avrebbe giocato al rialzo, una cifra inaccettabile perché si voleva comunque l’anticomunista Moro morto, e le BR avrebbero ucciso il Presidente della Democrazia Cristiana in macchina, al centro di Roma, con tutti i rischi che una simile operazione comporta. Ma di questo non parleremo, perché è una teoria cervellotica campata in aria. Non diremo che il legionario si chiama “De” e il macellaio Maurizio [nome di battaglia di Moretti ndr.]» :

Cos´altro era il movimento di collaborazione civica, se non un comitato ? E c´è anche il santuario tra via dei Delfini 16 e palazzo Caetani: la chiesa d´angolo di Santa Caterina dei Funari...

Né è concepibile che la sede di via dei Delfini 16, attestata per ora solo al 1951, fosse stata dismessa nel 1978: siamo a due passi dalla tana del lupo di palazzo caetani, non è pensabile che si tenessero la sede periferica di QA e lasciassero quella sotto casa, la centrale del ghetto.

Tutte le strade scheinbr portano al, e paiono dipanarsi dal, movimento di collaborazione civica : finendo col saldare l´hyperion romana con la gemella parigina.

Personaggio importante in organismi e correnti di pensiero affini al mcc fu infatti giorgio ceriani sebregondi, conte milanese e scheinpartigiano, paparino dei due criminali assassini paolo e stefano. Criminali assassini scheinbr, impuniti a tutt´oggi,il primo in esilio dorato nella solita parigi appunto. Almeno il paolo si beccò una o più pallottole, ma purtroppo sopravvisse. Non sono sicuro di dove sia stefano oggi - ma scommetterei, non in galera. Giorgio ceriani sebregondi, conte : non sono sicuro se fosse proprio membro del mcc, ma di certo ne frequentava gli animatori principali, come la zucconi - ed essendo nobile, immaginiamo con facilità, che le sue entrature includessero marguerite o margaret chapin/caetani, patrona del mcc fino alla sua morte nel 1963.

Ricordo i collegamenti tra i fratellini contini ceriani sebregondi e il sequestro Moro, come ad esempio la tipografia "br" di triaca.

Con questo non sto certo accusando giorgio ceriani sebregondi di complicità nel sequestro Moro - anche perché era morto nel 1958. Sto ricostruendo la humus anticomunista, mascherata di pseudosinistrismo socialisteggiante, di cui il movimento di collaborazione e affini eran parte integrante fin dal 1945 - come sovrastruttura ideologica di gladio per intenderci :

https://books.google.it/books?id=adgyAAAAQBAJ&pg=PT13&lpg=PT13&dq=movimento+di+collaborazione+civica+1978&source=bl&ots=DWxSh_g-ii&sig=ACfU3U03FVwlzY4t0aB7FYKsKbtSEKGFIQ&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjersLktufmAhUN5aQKHfGXAO0Q6AEwCXoECAkQAQ#v=onepage&q=movimento%20di%20collaborazione%20civica%201978&f=false

Si tratta del libro di Frances Stonor Saunders, La guerra fredda culturale,uscito nel 1999 in inglese e da fazi nel 2004 in italiano. Ne cito passaggi rilevantissimi per il caso Moro e tutta la nostra topografia del terrore di regime a Quarto Annunziata e nel ghetto : esisteva una gladio culturale, anticomunista ma in velluto rosso.

Dalla prefazione di giovanni fasanella :

" Uno degli ispiratori di packet [questo programma segreto della cia per attaccare il comunismo dall´interno sul piano culturale, a fianco della strategia della tensione vera e propria, nota mia] era Frank Lindsay " :

agente segreto americano durante la seconda guerra mondiale, e poi tra gli architetti di gladio attorno al 1950. La punta di diamante di questo programma segreto detto packet era appunto il congresso per la libertà della cultura, comitato di intellettuali creato a Berlino nel 1950.

Era appunto una creatura della cia, che vi aveva arruolato pennivendoli scheincomunisti poi schein socialisti come ignazio silone (non a caso già spia dell´ovra in svizzera nei ´30) o liberali anticomunisti come benedetto croce e la figlia elena che molto ci interesserà.

Ora questo congresso il cui scopo era quello di manipolare le menti tendenti a sinistra in senso filoamericano cioà filocapitalfascista, creò tutta una rete di organizzazioni scheineducative in giro per l´Europa - e tra queste, il nostro movimento di collaborazione civica, la cui patrona fino alla morte nel 1963 abbiam visto esser stata margaret/marguerite chapin caetani, sposa di roffredo, regina dei salotti romani e parigini, mecenate di pennivendoli scheinsocialisti, domina di palazzo caetani e di Quarto Annunziata e del castello di Sermoneta...

E Fasanella ricorda giustamente che il genero di marguerite era hubert howard, rampollo di una delle più nobili famiglie cattoliche inglesi, specialista di guerra psicologica durante la seconda guerra. E howard, il cui nome sarà ritrovato nell´agenda della terrorista del mossad e scheinbr laura di nola, nel deposito di tessuti del cui padre girolamo verrà quasi certamente ucciso Moro, era pappa e ciccia con kermit roosevelt, nipote di theodore, agente della cia, settore psychological warfare.

Infiltrati di pseudosinistra nella cultura italiana, infiltrati dalla cia, infiltrati con lo scopo di distruggere il PCI sul piano culturale, mentre i loro bracci armati gladio e p2 lo facevano su quello fisico.



In più di una lettera Moro afferma genericamente di star ricevendo assistenza umana e premurosa.

In una delle prime, dice che non gli mancano "mucchietti di appropriate medicine" :

Strada fausto non era medico ma...farmacista !!! L´ispettore Monaco nel suo verbale lo definisce "chimico farmaceutico", e le mie gole mi han confermato che la sua professione originaria, che aveva esercitato nelle Marche per poi riciclarsi in palazzinaro a Roma, era il farmacista !!!!

E si comprende ora anche perché Moro nelle lettere si dica "bene alimentato" con "cibo abbondante e sano" : strada fausto allevava animali e vendeva ad esempio uova fresche agli abitanti di QA, che me lo hanno testimoniato.

E passiamo al medico radiato degli appunti di Cazora : egli parla di "medico mala calabrese espulso dall´ordine dei medici : MERCURI (Rieti)" : ma questo non significa necessariamente che Moro fosse suo prigioniero : è un appunto tra i tanti che Cazora butta giù dai calabresi - e questo è sicuro grazie alla perizia Lombardi, se la leggiamo con occhi attenti e non alla kukkia/zecchi che non ci vedono : sotto le suole di Moro ci sono solo 2 strati : sabbia litoranea e terreno vulcanico : e la Sabina non sta sul mare e non è vulcanica. Grottarossa invece è vulcanica.

Però questo dottor mercuri qualcosa ci può entrare benissimo : perché Moro aveva bisogno di molte medicine, un po´per l´ipocondria un po´per malattie reali che aveva ; inoltre tra il 16 marzo e il 9 aprile si ruppe o gli ruppero 4 costole, dunque aveva bisogno di assistenza medica, e possiamo immaginare che fu questo medico al servizio della criminalità contigua al terrorismo a fornirgliela.

Tutti i puntini si collegano e uniscono a incastro perfetto : in via di Quarto Annunziata 47 e civici vicini. Che a loro volta sono in diretto contatto con il plesso palazzo caetani/howard/markevitch/topazia/lelia/via caetani/arenula/ghetto/Sermoneta/Ninfa che sappiamo covo di terroristi del mossad reclutati dai caetani e formati nei campi dei loro castelli a Sermoneta e Ninfa.

Qualcuno dirà, forse i calabresi menarono Cazora per il naso, magari erano agenti deviati pure loro - ma a parte il fatto che gli avevano rivelato pure di via Gradoli prima del 18 aprile, Cazora a settembre 1978 dopo che suo figlio era stato aggredito, si sentì dire dal de francesco che questi aveva perso i suoi appunti sulla prigione di Moro, e che Cazora doveva ridarglieli in copia ma dichiarando il falso, cioè che gli appunti gli erano stati consegnati solo a settembre quando invece li aveva avuti l´8 maggio, come racconta Simona Zecchi citata nel link del 16 marzo

supra !!!

E poi Cazora subirà tutta una serie di persecuzioni, attentati incendiari, furti, la sua carriera politica sarà stroncata etc. - se l´eroico Onorevole fosse stato preso in giro dai calabresi e avesse raccontato balle, nessuno lo avrebbe toccato.



Forlani nel suo libro continua ricordando che era stato Moro, tra gli altri, dopo un´intervista di spagnuolo duramente critica del governo nel ´74, a premere sul csm per farlo trasferire dalla Procura di Roma alla Cassazione. Per cui spagnuolo si sentiva perseguitato da Moro.

A questo punto Forlani, per togliere risalto alla frase di spagnuolo a Spachtholz in cantina, afferma che sarebbe stato assurdo vantarsi col primo venuto di qualcosa che sarebbe dovuto restare segreto.

Ma erra: primo perché spagnuolo e compagni di merende piduisti si sentivano - ed erano - sicuri della vittoria del golpe del futuro 16 marzo, avendo la cia alle spalle, e non sarebbe certo stato il primo venuto a fermarli.

Secondo, perché nel 1977, Spachtholz non poteva fare nessun collegamento tra una frase sibillina del genere, priva di riferimenti concreti, e un golpe di là da venire di cui lui era all´oscuro.

E terzo, perché i potenti possono dire ai primi venuti quel che vogliono - tanto sanno che se i primi venuti si azzardano a cantare, fanno la fine che forse fece Spachtholz il 9.1.1987.

Spachtholz e i calabresi : cos´hanno in comune ? Sulla prigione di Moro hanno in comune solo una cosa, ma importantissima : via di Quarto Annunziata. Con leggerissima variante: per Spachtholz, la villa è quella di spagnuolo al civico 47. Per i calabresi nell´appunto di Cazora, si fa il nome, un solo nome, quello di fausto strada. E accanto alla menzione di QA, sulla stessa riga, v´è la misteriosa indicazione " fortificazioni tedesche"...

Andiamo con ordine : i calabresi (chissà quali e quanti, mi pare si chiamassero salvatore varone, suo fratello rocco varone, e rocco scriva, ma non so se ce ne furono anche altri; mi pare di aver letto che salvatore è morto, chissà gli altri) offrono a Cazora tutto un ventaglio di opzioni come possibile prigione di Moro: il comun denominatore è che stan tutte a Roma Nord, per lo più tra Cassia e Flaminia come volevasi.

A p.9 al cursore, Cazora si appunta 3 nomi di calabresi che decifro, gli altri non li decifro: Rocco scriva ; domenico lombardo ; ciccio lo sfregiato.

I calabresi erano attendibili perché portano Cazora a via Gradoli prima del 18 aprile, ma anche perché si focalizzano, almeno negli appunti in esame, su Cassia/Flaminia, su cui come prima area di detenzione di Moro non ci piove più.

Il problema è che gli offrono il ventaglio, ma non dirimono, forse aspettando benefici carcerari ulteriori dal dc, forse perché non sapevano nemmeno loro esattamente quale fosse l´opzione giusta.

Inoltre sono attendibili perché l´8 maggio gli fanno sapere in anticipo che non c´è più niente da fare e che Moro sta per essere ammazzato - al che l´eroico Cazora corre da kossiga (ma come si fa ad essere così ingenui) e glielo dice ma koss gli risponde di star tranquillo che domani liberano Moro - ha ha.

Torniamo agli appunti di Cazora e procediamo con ordine nel decifrarli. Mi baso su mie interviste a testimoni d´antan di QA, che mi stanno aiutando con generosità e passione - viva il popolo antifascista, quello vero. E poi incrocio i loro dati con la filologia, l´empiria, la logica: riscontri forti. La verità ci attende al crocevia. All´incrocio delle fonti - testimoniali, empiriche e logiche.

Villa Levagna in realtà pare sia Villa Lavagna, famiglia di notai e avvocati in zona, ma non a QA bensì a via di Grottarossa. Interessante ma secondario per ora, tiremm innanz. Comunque non si tratta della dimora di strada fausto.

Villa Senatore sta a QA, e potrebbe esser la dimora del clan Scoca, quello della giudice di forum il cui padre a me risulta deputato e non senatore, ma insomma siamo lì. Tuttavia detta villa era priva di sotterraneo a detta di testimoni oculari quindi la scartiamo perché..."filtra sin qui la notizia", "al di sotto", "se ci fosse luce sarebbe bellissimo" etc....Moro stava in un sotterraneo, in una segreta.

O forse si riferisce a una certa cooperativa Senatori di allora sulla Flaminia, non meglio specificata, che difficilmente può entrar nella nostra storia.

La clinica samedi è in realtà samadi, sta lì vicino presso l´ospedale sant´andrea che allora non esisteva, invece la clinica neuropsichiatrica samadi esisteva dagli anni 60. Uno fantasticherebbe di Moro nei sotterranei della clinica come da appunti di Cazora, sottoposto a iniezioni di pentothal e altre tecniche raffinate di condizionamento mentale - ma lui appare lucidissimo nelle Lettere e nel Memoriale, casomai sarebbe stata una clinica adatta per il piano victor - che invece fu mike.

Dunque la scarterei, nonostante quell´intrigante "sotterranei".

Il torrione medievale sta lì vicino in via di Torre Annunziatella, una traversa di QA, ma non sono riuscito a capir bene cosa sia, approfondirò ma intuisco si tratti di un rudere o comunque monumento, invece Moro è stato in un posto confortevole con servizi privati e ampio spazio, quindi anche il torrione mi pare poterlo escludere.

E finalmente, rieccoci alla riga delle fortificazioni tedesche via di Quarto Annunziata: a detta delle mie gole profonde locali, i tedeschi stavano, attorno al 1943/44, in quella che poi negli anni 60/70 diventerà la proprietà e dimora di strada fausto. E che allora era un casale di agricoltori e pastori, con annessi ovili, vaccherie e simili. I dormitori veri e propri però, detti le casermette, erano dei bunker seminterrati su un monte adiacente alla proprietà futura di strada fausto. Io non so se poi lo strada ristrutturò pure quelle compresi i sotterranei, oppure no. La sua dimora e adiacenze e pertinenze non si possono escludere come opzione prigione Moro.

Anche perché lo strada era un fascistone della destra dc, che pare andasse propalando di esser stato quasi fucilato dai tedeschi ad Ascoli Piceno, ma forse giusto per rifarsi una verginità antifascista come tanti e tanti voltagabbana d´Europa alla mitterrand per intenderci.

E fu lui a portare in quell´angolo d´Agro Romano la feccia clericofascista di Tam Borghese, criba/spagnuolo e altri.

La dimora di strada fausto a QA era quasi dirimpetto alla villa di spagnuolo, giusto un po` obliquamente. E anche la Tam Borghese era lì a due passi.

Tuttavia tendo a pensare prigione più plausibile la cantina di spagnuolo, non solo per la famosa camera blindata, ma anche perché strada era sposato e aveva due bambini allora, o ragazzi, insomma la casa era frequentatella, mentre spagnuolo a QA non lo vedeva mai nessuno, abitava lì mi dicono, ma conduceva vita riservata e non risulta fosse sposato o con prole anche se non ne ho certezza. E poi spagnuolo ha Spachtholz dalla sua in più di strada.

C´è un dettaglio staordinario sul terreno di strada fausto: una chiesetta o cappelletta, visibile da chi passeggi su QA. Ricordate la lettera di Moro ?

" Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento con gli amici contadini."

È la 4 gotor, p.9, a Eleonora, non recapitata. Stava Moro cercando di comunicare dov´era - che fosse da fausto o da spagnuolo - con la chiesetta di campagna ?

E poi Montemarciano è nelle Marche, e strada era marchigiano.

E Moro non poteva non conoscere un ras dc che abitava a 10-15 minuti d´auto da casa sua, forse era stato pure alla sua dimora di QA.

Dunque siam tra spagnuolo e strada - dio li fa poi li accoppia, e forse quando spagnuolo diceva a Spachtholz in cantina "noi da qui..." con quel noi non intendeva solo gelli e p2, ma anche i vari strada borghese e il resto della feccia clericofascia di QA.

Insomma c´è solo imbarazzo di scelta - ma nessuna differenza sostanziale.

Sono riscontri incrociati pesanti come macigni, non ancora la prova del 9 che Moro fosse lì.

La mente ritorna all´anagramma Bachelet...

" Son fuori Roma, dove la Cassia in basso forma un´esse, vedo pini e bimbi ".

Non voglio tornare al delirio anagrammistico tranquilli - ma ripeto, forse gli anagrammi stanno a QA come Zappolino a Gradoli : espedienti per occultare la fonte di una soffiata.

Perché rivado all´anagramma ? Perché a parte i pini, che a Roma stan dappertutto, le mie gole profonde eran giovani mamme allora, e portavano i bimbi a passeggio su QA, tra scilla e cariddi - spagnuolo e strada. E forse Moro, nell´ora d´aria nell´ampia tenuta di spagnuolo, ne sentiva le urla...

Le mie gole mi dicon che allora la villa di spagnuolo aveva recinzione (una rete con siepe di arbustelli) e non si vedeva dalla strada.

Ripeto poi quel che ai Forlani sfugge del tutto : qui non si tratta tanto di anagrammi, quanto di giochetti grafici come la scorta/La Storta, di indovinelli come i pompieri della Spagna etc. - codici di vario tipo - l´unica speranza di salvezza di Moro.

Il quale peraltro aveva amici nei servizi (o meglio, era Moro a crederli tali, come credeva amico un kossiga - l´ingenua innocenza di Aldo Moro spezza il cuore) come miceli, giovannone e martini, e non si può nemmeno escludere che gli abbiano insegnato crittografie in uso ai servizi che noi nemmeno ancora sospettiamo.

CARMELO SPAGNUOLO ABITÒ A VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47 DAL 1976/77 ALLA FINE DEGLI ANNI ´70, CIOÈ DA POCO PRIMA A POCO DOPO IL SEQUESTRO MORO.

LA PRIMA PRIGIONE DI MORO FU, CON GRANDE PLAUSIBILITÀ/PROBABILITÀ, IN VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47.

PIÙ DI UN ABITANTE D´ANTAN DELLA VIA MI HA DETTO CHE SPAGNUOLO ABITAVA LÌ, CHE VI ABITÒ 2 o 3 ANNI IN MODO ASSAI RISERVATO ALLA FINE DEGLI ANNI 70 E POI SPARÌ - IN PERFETTA CONSONANZA CON GLI ATTI DA ME VISIONATI.

VI ABITÒ DA POCO PRIMA DEL SEQUESTRO MORO E POI SPARÌ POCO DOPO IL SEQUESTRO, DUNQUE VI ABITÒ SOLO DUE O TRE ANNI PROPRIO COME MI HAN TESTIMONIATO GLI ABITANTI.

LA VILLA E TENUTA SPAGNUOLO LE USÒ SOLO A CAVALLO DEL SEQUESTRO, DUE O TRE ANNI QUINDI FINO AL ´79 CIRCA, E POI SPARÌ.

PROPRIO COME I GLADIATORI REPUBBLICHINI MOSCARDI/IANNACCONE A FANI TENNERO FANI 109 SOLO A CAVALLO DELLA STRAGE.

I PUNTINI SI COLLEGANO MERAVIGLIOSAMENTE E IN PERFETTA ARMONIA - FU A VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47 CHE SPACHTHOLZ ANDAVA A DARE LEZIONI DI PITTURA A SPAGNUOLO IN VILLA DI CAMPAGNA VERSO IL 1976/77 APPUNTO, POCO DOPO L´ACQUISTO DELLA TENUTA E LA COSTRUZIONE DELLA VILLA.

NEL 1979, DOPO IL SEQUESTRO, LA CRIBA, DOPO AVER CAMBIATO NELLO STESSO ANNO ANCHE LA SUA RAGIONE SOCIALE DA DIAMANTE A CRIBA, CHIEDE AL COMUNE DI ROMA LA RISTRUTTURAZIONE DEL FABBRICATO ORIGINALE IN CUI FORSE AVEVA TENUTO MORO - PER CANCELLARE LE TRACCE DEL CRIMINE ?

POI, PER SFUGGIRE ANCOR MEGLIO AI RIFLETTORI DI FUTURI MAGISTRATI ONESTI, E DOPO LA SUA RADIAZIONE DALLA MAGISTRATURA PER LA VICENDA DELL´AFFIDAVIT SU SINDONA, CARMELO SPAGNUOLO COMPLETA L´OPERA SPARENDO PER SEMPRE DA QUARTO ANNUNZIATA E DA ROMA, E RINCHIUDENDOSI NELLA SUA CASA DI SANTA MARGHERITA LIGURE FINO ALLA MORTE AVVENUTA NELLA PRIMA METÀ DEGLI ANNI ´90.

ECCO PERCHÉ GELLI SCRISSE NELLA SUA AGENDA VIA DI GROTTAROSSA ACCANTO AL TELEFONO DEL SUO CONFRATELLO PIDUISTA SPAGNUOLO : ERA UNA TRAVERSA, DISTANTE SOLO POCHE CENTINAIA DI METRI.

ECCOVI DUNQUE L´ INDIRIZZO COMPLETO DI QUEL CRIMINALE EVERSORE DURANTE IL SEQUESTRO MORO - CHE COINCIDE MOLTO PROBABILMENTE CON QUELLO DELLA PRIMA PRIGIONE DI ALDO MORO :

VIA DI QUARTO ANNUNZIATA 47, 00189 ROMA.

Inoltre i forensi ripeto, trovarono il cadavere colorito e in buon tono muscolare, dunque a parte gli ultimi 5 o 6 giorni al mare, anche a Quarto Moro, oltre a poter camminare per i 60 mq della camera blindata, forse fu fatto passeggiare ogni tanto per la discreta e appartata tenuta di 20000 mq su cui sorgeva la villa di spagnuolo.

Anche i 2 peli di cane trovati addosso a Moro, e che se non sbaglio la perizia merceologica definisce rossi, avrebbero dovuto essere, o potrebbero ancora forse essere, analizzati con tecniche moderne per stabilire se appartengono a cane lupo : spagnuolo aveva 2 cani lupo a detta di sandra bonsanti che lo intervistò nel ´75, cani che avevano il vizio di mettere le zampacce addosso ai malcapitati ospiti.

Ora : chi è il vero proprietario di criba agricola srl, ex diamante srl ?

La criba agricola srl, intestataria della villa di via Quarto Annunziata 47 fin dal 1979 ma certamente, col vecchio nome di diamante srl, fin dalla sua costruzione nel 1976, legatissima a spagnuolo che abitò nella villa dalla costruzione a fine anni 70, è di proprietà di mario la via, il quale l´ha intestata a una società anonima la santa clara (nel paradiso fiscale di vaduz) che fa capo ai figli :

" In realtà, l’immobile era intestato a Criba Agricola, che a sua volta l’aveva concesso in comodato gratuito alla famiglia La Via. La sigla del resto era controllata da un trust con sede in un paradiso fiscale che faceva capo ai figli dell’ad di Privilege." :

https://www.lanazione.it/arezzo/economia/la-via-mega-villa-coi-soldi-bpel-domiciliari-su-4-piani-cinema-e-piscina-1.2388350

Negli anni ´80, dopo la sparizione di spagnuolo, la villa di via Quarto Annunziata 47 fu domicilio del criminale trafficante d´armi internazionale adnan kashoggi, amico di la via. Penso che la via stesso vi andò ad abitare, dopo l´arresto di khashoggi nel 1989, quindi dagli anni 90 in poi.

È dunque assai probabile che già negli anni ´70, al tempo di spagnuolo, mario la via fosse il vero titolare di diamante/criba, e che fu lui a mettere la tenuta e la villa che vi fece costruire nel 1976, a disposizione di spagnuolo.

Interessante notare che questo la via mario, nato nel 1940, nel 1978 era già un palazzinaro affermato e un faccendiere impegnato nella costruzione di megayacht per supervip come appunto khashoggi - impresa che terminerà in anni recenti con un processo in corso per bancarotta fraudolenta, dopo che la via aveva sperperato decine di milioni di euro di crediti concessigli da Banca Etruria di boschi padre e compagni di merende, con la benedizione mazzettata di alti papaveri vaticani alla ruini e bertone tarcisio. La feccia vatican-massonica e del jet set internazionale era dunque il fango in cui mario la via ha sempre sguazzato, contando anche sull´amicizia di giancarlo elia valori altro ex massone piduista come spagnuolo.

A questo punto è impossibile non sospettare un ruolo nel sequestro Moro anche per la via. Per ora mi appunto che la via trattava yacht e cantieri navali - il tipo di ambiente associato alla seconda prigione di Moro sul litorale laziale. Qui alcuni passaggi degli atti del primo processo Moro :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1147.htm

Interessante il 199 : è noto che :

" la vettura ha transitato in un'area ove era grande diffusione di sostanze polimeriche termoindurenti quali usate anche per la fabbricazione di barche, come ben risulta dalla frequenza e abbondanza di frammenti in tutti i reperti e in tutte le granulometrie" :

si parla della Renault 4 rossa di caetani. Detti residui potrebbero forse anche spiegarsi col mestiere del proprietario della renault 4, che era stata rubata a un signore che trattava ghiaie di fiume, e forse frequentava per lavoro cantieri navali. Ma se pensiamo alla sabbia e salsedine e infiorescenze litoranee trovate addosso a Moro, e provenienti dal litorale tirrenico tra Focene e Marina di Palidoro (mentre il proprietario della renault rossa stava sul versante adriatico), e il bitume di spiaggia sulle sue suole, allora il collegamento con la via e le sue attività di cantieristica non può escludersi.

https://www.finanzaonline.com/forum/mercato-italiano/1724354-truffa-etruria-10.html

http://www.privilegeyard.com/index-originale.html

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/via-etruria-arrestato-mario-via-ad-privilege-societa-129646.htm

https://www.nautipedia.it/index.php/MARIO_LA_VIA

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/24/news/bertone_e_il_costruttore_degli_yacht_fantasma_s_indaga_sulle_donazioni_da_700_mila_euro-142697244/?ref=search

https://www.nautipedia.it/index.php/MARIO_LA_VIA_STORY

https://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/29/news/privilege_yard-145000225/

Concludo citando :

https://avanti.senato.it/avanti/files/Avanti%201896-1993%20PDF_OUT/16.%20Avanti%20Ed.%20Nazionale%201977-1989%20OCR/Ocr%20-O-/Ocr%20-O-%20dal%201986%20-04%20Luglio%20pag.%2001%20al%201989%20-%2007%20Aprile%20pag%2020/CFI0422392_19861203.90-284_0003_o.txt

A p.498 del suo libro Il memoriale della repubblica, einaudi 2011, gotor cita alcune date assurdamente sbagliate del Memoriale, che fanno il paio con quelle sbagliate del compleanno di luca nelle lettere, e perfino gotor sospetta codice, anche se non sa immaginarne la decifrazione :

guarda combinazione, Moro data al 1947 una sessione speciale dell´onu sul medio oriente che si sarebbe tenuta solo 20 anni dopo - se gotor qui ha ragione (cfr anche biscione, Il memoriale di Aldo Moro, coletti 1993, p.30) allora il brano mi interessa particolarmente, perché la precisa espressione di Moro è :

" MI PARE INTORNO AL 47 " :

non occorre che io ricordi chi abitava al civico 47 di via Quarto Annunziata...

Certo, anche questa potrebbe essere l´ennesima coincidenza del caso Moro; e potrebbe apparire strano che Moro possa aver visto il civico, che cioè lo abbiano introdotto lì dentro senza benda/occhiali da saldatore/cassa o simili: ma non abbiamo forse ipotizzato a ragion veduta, che Moro fu attirato in trappola seguendo dapprima una falsa e traditrice scorta composta di gente dei servizi o gladio ? Se così non fosse, allora quel codice 47 che significa ? Dunque lo portarono lì, magari in furgone chiuso o cassa con la scusa del pericolo incombente, ma non bendato, per fargli credere alla messinscena. E quando fu fatto scendere all´ingresso della villa di spagnuolo, poté vederne il civico.

Non solo - Moro raddoppia.

La recentissima riforma dei servizi segreti discussa nel 1977, Moro nel Memoriale la colloca al 1974 (biscione ibidem) :

19 - 74 : 74 : leggilo al contrario...

In via alternativa, ma non esclusiva della prima ipotesi, 74 nella smorfia napoletana (che Moro, grande fan di Totò e gran patriarca tombolaro natalizio, probabilmente conosceva) = grotta...

Stesso possibile trucco nella lettera 15 gotor a Eleonora p.25 : Moro sbaglia la data di questa lettera, recapitata il 6 aprile (e quindi verosimilmente scritta il 5 se non prima), scrivendo :

7 - 4 - 1978 : anche qui, basta leggere 74 al contrario. Oppure ricorrere alla smorfia.

https://www.ilpost.it/2018/04/04/prodi-seduta-spiritica-moro/

" Il problema è che, stando a quanto attestano i documenti dell’epoca, l’indicazione che Prodi fornì alle autorità non era affatto così vaga e limitata a quelle uniche tre parole, “Bolsena”, “Viterbo” e “Gradoli”. Un appunto del ministero dell’Interno, datato 5 aprile 1978, contiene indicazioni ben più dettagliate: «Lungo la statale 74, nel piccolo tratto in provincia di Viterbo, in località GRADOLI, casa isolata con cantina»."

Gradoli assona con Grottaro(ssa) - oppure la soffiata era di cercare una casa isolata con cantina vicino via Gradoli...che sta a 450 metri dal bivio Cassia/via di Grottarossa.

Pare quasi che gradoli sia stand-in per occultare Grottaro(ssa) anche foneticamente.

Ricapitolando :

Il 74 nel caso Moro occorre 3 volte :

1. in quel che prodi riferì il 4 aprile alla dc della seduta spiritica del 2 : SS74 ;

2. nella lettera 15 gotor a Eleonora, p. 25, recapitata il 6.4 : 7 - 4 - 1978. Attorno alla data, è aggiunto in un secondo momento l´esergo col famoso so invece di sono che pare proprio segnaletico, come lo scorretto intatto invece di illeso o integro ;

3. nel memoriale, dove parla della riforma dei servizi del ´77, datandola al ´74 :

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD2/X%20LEG%20DOC%20XXIII%20N%2026.PDF

p.391 al cursore, 392(395) del cartaceo.

Ripeto che nella smorfia napoletana, 74=la grotta. E letto al contrario, è il civico di spagnuolo. Dunque nella soffiata da Zappolino, la SS74 potrebbe essere pastorizzazione depistante di Grotta(rossa), con la casa isolata con cantina come elemento comune/mezza verità. E anche Gradoli - il paese ma poi anche la via - potrebbe aver funto da specchietto per le allodole deviando leggermente da Grottarossa.

Il denominatore comune ai depistaggi esoterizzanti sulla prima prigione durante i 55 (Zappolino, anagrammi, ma anche esfiltrazione da piazza Pio X) è Roma Nord/Cassia : Gradoli, Boccea, Formello; ai primi due, anche la villa isolata (con cantina per Prodi, che sarà confermata da Spachtholz).

Verso qui che Freato, audito dalla Moro1 nel 1980, dichiara :

" CARUSO sen. FRANCESCO - PCI

(30 settembre 1980 - pag. 224)

Ma queste lettere, secondo lei, come arrivavano?

FREATO

Erano arrivate a casa. Le prime due, queste di Rana, le ho anche annusate: SENTIVO ODORE DI UMIDO. "

http://www.deputatipd.it/files/documenti/VolumeMORO.pdf

(p.96).

Infine :

Lettera 5 gotor p.12, a Eleonora, non recapitata :

" Spero che l´ottimo Giacovazzo si sia inteso con Giunchi " :

Giacovazzo, medico di Moro = via del Forte Trionfale 79 casa Moro.

Giunchi, medico di Leone = Le Rughe perché Leone aveva una villa a Le Rughe.

Cioè : = sono tra casa nostra e Le Rughe, cercatemi in zona Cassia tra casa nostra e Le Rughe.

Questa lettera a Eleonora è scritta il 27 marzo o poco dopo.

La seguente, 6 got p.13 a zac, scritta il 31.3, è quella famosa di la scorta scritto la sTorta : Moro codifica la stessa identica zona.

Poco dopo seguirà il primo testamento a luca datato 5.4, con l´errore famoso : 18-9-1976, che Moro ripeterà ben altre due volte :

è la data dei funerali di Mao, l´ "imperatore" sepolto nel mausoleo/tomba :

= sono a Tomba di Nerone, cercatemi in zona tomba dell´imperatore.

Lungo la strada appunto, tra casa Moro e Le Rughe, cioè tra "Giacovazzo" e "Giunchi" - bella metonimia.

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/01/30/armati-di-mitra-davanti-villa-leone.html

Durante la presidenza, e quindi ancora durante i 55, Leone abitava al Quirinale, ma aveva questa grande villa a Le Rughe.

https://www.facebook.com/formae.srl/posts/2112444425635190/

https://www.paginebianche.it/formello/mauro-avv-leone.agjaihaah



Esergo della 78 gotor, Lettere p. 136, non recapitata, scritta prima del 26.4 :

" non disturbarti per la tomba Noretta Mo" :

se andiamo alla fotocopia del manoscritto ritrovata in via di Monte Nevoso nell´ottobre del 1990, riprodotta qui :

http://gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD2/X%20LEG%20DOC%20XXIII%20N%2026.PDF

p.65 dell´originale cartaceo, 75 al cursore,

allora vediamo come tomba e Noretta Moro sono sulla stessa linea, attaccate quasi, e che Noretta Moro fu scritto prima, con la stessa grafia del corpo della lettera, lo stesso ductus ; l´esergo non disturbarti per la tomba è stato aggiunto in un momento diverso, con ductus frettoloso, ma deliberatamente vicino al preesistente Noretta Moro :

tomba Noretta, Tomba (di Nerone) : l´assonanza è forte.

In nessun´altra lettera alla moglie Moro usò 2 intestazioni come qui : Noretta Moro sopra e Mia dolcissima Noretta (casa) sotto : in tutte le altre scrive una sola intestazione : Mia dolcissima e simili e basta, o per Noretta e basta. Mai col cognome Moro. Qui dunque il Noretta Moro è un unicum e un doppione superfluo. Potrebbe esser stato scritto apposta per poi aggiungervi il tomba con l´esergo, in grafia frettolosa, sì da mascherare il codice.

A sinistra sulla stessa linea leggiamo : " Fa´ come se fossi lì " : potrebbe essere segnale anche questo : fa´ come se io fossi...a Tomba di Nerone. E dopo, Moro lascia spazio superfluo prima del non disturbarti, in modo che tomba venga attaccato a Noretta, parrebbe.

E i bastardi dovettero avvedersene o sospettare, e non non recapitarono.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0947_001.pdf

pp. 183 sq. :

" - tra la seconda metà del 1975 e il 1976, in Roma, zona Cassia/Tomba di Nerone, furono scoperte dalla Polizia alcune abitazioni utilizzate dai NAP; in particolare, la scoperta riguardò: il 04.06.1975, via Theodoli; il 05.06.1975, via Bruno Bruni n. 33; il 07.07.1975 via dei due Ponti n. 146/26, dove, in seguito a uno scontro a fuoco con la Polizia, rimasero uccise Annamaria Mantini e Rosaria Palladino;

[via dei due Ponti 146, tra Cassia e Flaminia a 6 minuti d´auto dalla villa di spagnuolo, tornerà in ballo il 19 aprile 1978, quando la polizia perquisirà l´intero stabile perché un vigile notturno, par di capire, vi aveva scorto al primo piano lo stesso individuo già da lui incontrato a via Gradoli 96 int. 11 (scala non precisata) ad agosto 1976 : ci si focalizza su una coppia di spostati delinquenti, tal walter diggens e tale veronika korosec, trasferitasi da qualche tempo in via Gradoli 96, pal. A, int.3, che aveva poi abbandonato sparendo dal 31.3, ma la perquisizione e il controllo dei due appartamenti dà esito negativo, nota mia :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

pp. 889 sq. + 894 + 896 + 967 ; vedi anche :

http://www.sedicidimarzo.org/2017/11/via-gradoli-saranno-cognomi-famosi-e.html

La zona di via dei Due Ponti, vicina alla villa di spagnuolo e a via Gradoli e infestata di criminali d´ogni sorta, torna ancora agli atti della prima commissione Moro per via di un tal reggio filiberto, spacciatore, che viene indagato dalla digos in relazione al caso Moro nel 1979 :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/623-volume-120-ocr.html

pp. 318 sqq. ; e :

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/621-volume-119-ocr.html

pp.455 sqq.

Costui oltre ad avere disponibilità di un appartamento in via Flaminia 342-344, ne usava anche altro in via santa Giovanna Elisabetta 34B int. 19, zona via dei Due Ponti appunto. Par di capire che un suo amico scrisse lettera alle autorità raccontando che quando era in cella col reggio, costui nel vedere foto di brigatisti sul giornale, ne riconosce tra quanti la sua amichetta "silvia" aveva introdotto nell´appartamento di via Flaminia. Ma le autorità non riescono a identificare questa silvia, e amen. Fine nota mia, ricomincia citazione.]

" il 15.07.1975, via Cappelletta della Giustiniana n. 34; il 10.09.1976, via Pirzio Biroli n. 6;

- le due evase, Salerno e Vianale, il 01.07.1977, venivano arrestate a Roma. Maria Rita Cardellini che, nel periodo in cui le due si trovavano in largo Melegari n. 1, era indicata come la loro

"vivandiera", abitava in via Dicomano n. 13 (zona Tomba di Nerone) e frequentava un appartamento di via Gradoli, rimasto sconosciuto. Largo Melegari (zona compresa tra la Collina

Fleming e Tor di Quinto) era direttamente collegato a via Cassia, sulla quale insiste via

Dicomano ".

p. 185 : " Non sussistono dubbi circa i collegamenti tra le 'Brigate Rosse' e i 'Nuclei Armati Proletari', che si svilupparono fino alla loro fusione nel 1976 ".



Vorrei ora istituire un parallelo tra alcuni elementi della descrizione della presuntissima prigione di Moro a Montalcini nelle descrizioni di moretti gallinari e braghetti e nella intercettazione del sisde 79 sintetizzate da gotor lettere, e alcuni della descrizione documentale che io ho della villa di Quarto Annunziata 47, per poi aggiungere altri punti comuni all´esame necroscopico di Moro. Il tutto non fa che corroborare l´ipotesi Grottarossa, anche se non costituisce ancora prova.

Istituisco tale parallelo sempre sulla base della mia ormai più che ventennale esperienza di studioso del terrore di regime capitalfascista, che mi ha insegnato che in genere, anche se non sempre, i depistaggi si fanno incorporando mezze verità, per quanto distorte. Ecco perché val la pena di scorrere tutto, anche i depistaggi conclamati come Montalcini.

Ripeto il caveat che il documento in mio possesso è del dicembre 1979, dunque a rigore non posso esser certo che il piano interrato della villa fosse così strutturato anche a marzo 1978. Anche perché a giugno 1979 il comune di Roma approva un progetto di ristrutturazione della villa di cui non ho i dettagli. Sto cercando di accertare tutto ciò, ma il comune di Roma e il parco regionale di Veio nel cui comprensorio si trova oggi la villa, hanno sinora del tutto ignorato come al solito, le mie reiterate richieste di informazioni.

Tuttavia direi che possiamo ritenerci ragionevolmente certi dell´esistenza della camera blindata e di tutto il resto del piano interrato fin dalla prima costruzione del ´76/´77, e quindi al tempo del sequestro Moro: perché dal 1980 in poi, il noto architetto d´ogni riccastra feccia criminale, da khashoggi al vaticano e simili, alessandrini piero, inizia appunto a lavorare su ristrutturazione e ampliamento di Quarto Annunziata 47 per khashoggi : il che si armonizza con il permesso di ristrutturazione della villa chiesto e ottenuto nel 1979 : ma se a dicembre 1979 la camera blindata esisteva già, come attestato da documento catastale in mio possesso, allora è chiaro che c´era dall´inizio, perché il permesso comunale arriva a inizio estate 1979, e non possono aver scassato tutto in pochi mesi per poi tornare a scassar tutto l´anno dopo :

http://www.architettiroma.it/monitor/d/progetto.asp?id=1380

http://www.architettiroma.it/monitor/d/opere.asp?id=00079



Gotor Lettere pp. 185 sqq. :

- per gli scheinbr, il cubiculo di Moro è dotato di condizionatore e insonorizzato : il piano interrato di spagnuolo ha camera blindata di 60 mq : e in genere le camere blindate, specie se sotterranee, coimplicano esigenza di impianto aerazione e sono insonorizzate ;

- per gli scheinbr, l´intercapedine è occultata alla vista da una libreria poggiata sul muro: questo particolare potrebbe essere pura fiction referenziale modellata sulla famosa libreria che nasconde la porta della casa di Anna Frank (a sua volta un ridicolo e fasullo espediente letterario buono per il turismo di massa [come ammise lo stesso otto frank], copiato da un noto romanzo inglese

dell´800) : ma anche il piano interrato di spagnuolo ha una biblioteca - una vera stavolta ;

- per gli scheinbr, la prigione di Moro è dentro Roma ; la villa dove abitava spagnuolo è dentro Roma, appena al di là del GRA ma comunque all´interno del comune di Roma; e come sappiamo dalla lettera a Manzari con certezza assoluta, la prima e principale prigione di Moro fu dentro

Roma ;

- gotor cita la nota relazione sisde del novembre 1979, che pare attendibile, su due anonimi terroristi in carcere intercettati che avrebbero detto che Moro si lavava anche 4 volte al giorno e si faceva la doccia : il piano interrato di Quarto Annunziata 47 ha due bagni ;

- Moro all´esame necroscopico appare in tono muscolare : si è potuto muovere dunque a sufficienza nei 55 giorni : la camera blindata di spagnuolo misura 60 mq ; nel demenziale trattato vuoto a perdere di castronuovo manlio, 2007, p.234, si asserisce che le condizioni fisiche del cadavere di Moro sono buone come quelle di Sossi liberato, che pure fu tenuto in un cubiculo - ma il nostro pappagallino di regime omette di aggiungere che 35 giorni di sequestro Sossi non equivalgono a 55 di sequestro Moro ; e che Sossi allora era un giovane di 42 anni, Moro un anziano malandato di 61 e mezzo ;

- Moro all´esame necroscopico appare colorito se non addirittura abbronzato : la tenuta della villa di spagnuolo misura 2 ettari ; e anche negli ultimi giorni nella seconda prigione presso il mare, a Moro possono esser state consentite ore d´aria ;

- gli scritti dalla prigionia di Moro denotano spesso regolarità di grafia e allineamento che presuppongono comoda posizione dello scrivente seduto a scrivania : questo si adatta ovviamente al piano interrato di spagnuolo e non certo al cubiculo di Montalcini.

I depistaggi sono spesso referenziali - mezze verità da ricostruire compiutamente in controluce.

Prima di lasciare l´argomento messaggi cifrati, torno un attimo sugli anagrammi Bachelet : forse essi stanno a Grottarossa, o comunque alla zona Cassia/Flaminia per la prima prigione di Moro, come la seduta spiritica sta a via Gradoli : cioè, forse si vollero camuffare in tali modi delle soffiate ricevute durante i 55 giorni. Perché anche se quei due anagrammi sono finti e tali da escludere intenzione anagrammatica in Moro, tuttavia alcuni elementi di essi avvicinano alla prigione :

Roma nord ; la esse della Cassia ; la zona tra Cassia e Flaminia ; pini e bimbi ; la direttrice che da Roma porta a Formello ; il cottage a mattoni. Cioè, pur imprecisamente, o forse depistando in parte, mezze verità negli anagrammi Bachelet ci sono. Se fossero coincidenze, sarebbero davvero straordinarie.

Da notare che nella stessa seduta spiritica si parlava di "casa isolata con cantina" - anche se depistata a Gradoli o Bolsena :

" le indicazioni provenienti dalla "seduta spiritica" parlavano di "Gradoli - Bolsena - casa isolata con cantina" " :

http://www.vuotoaperdere.org/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=3&ordinamento=asc



http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/502-volume-30-ocr.html

p. 725 : riproduzione originale lettera 17 gotor a Eleonora, p.31 :

" segretA ", non segreto come legge gotor che sensu caret : la zampetta della A si vede poco ma abbastanza :

Treccani sv segreta :

" 3. Cella ISOLATA, spesso SOTTERRANEA e senza finestre, in cui si rinchiudevano un tempo i detenuti cui si voleva impedire ogni possibilità di comunicare con l’esterno, con altri prigionieri o con altro personale della prigione diverso da quello addetto alla loro custodia. In questo sign., quasi esclusivam. segreta (raro secreta). "

La parola segreta che Moro mette in testa alla lettera, e che non appartiene come senso al resto dell´esergo, non ha senso come raccomandazione a Nora di tener segreta quella lettera, perché è ovvio il trattarsi di lettera privata non destinata alla pubblicazione, né Moro scrive mai altrove segreta sulle altre lettere private dell´epistolario dalla prigionia.

Dunque è pensabilissimo che lui usi questo pleonasmo per far capire di trovarsi in una segreta - come appunto il sotterraneo di spagnuolo.



CAPITOLO 12 : PERCHÉ LA STRAGE E I 55 GIORNI ?

Cerchiamo ora di rispondere alla domanda che fin da Fani si posero Eleonora Chiavarelli e maria fida Moro : perché il massacro della scorta ? Moro, testimoniò maria alla Moro2, negli ultimi tempi, consapevole della moira imminente su lui, perfettamente consapevole fin dal piano solo del ´64 di esser nel mirino di angloamericani e francesi e tedeschi e israeliani (e i loro servi fascisti italiani), aveva abbassato la guardia - l´aveva abbassata consapevolmente, per affrontare il martirio da solo e salvare famiglia e scorta : usciva da solo, col solo Leonardi o addirittura senza nemmeno quest´ultimo, e andava a passeggiare allo stadio dei marmi, o al cinema, o a comprar fiori con la moglie. Fin da anni prima, aveva invitato la scorta a salvarsi, a lasciarlo - ma Leonardi e altri gli avevano risposto che non lo avrebbero lasciato morire solo - era questa la tempra di quei Grandi - perché non c´è amore più grande che dar la vita per i propri amici.

E allora perché non uccisero Moro allo stadio dei marmi, nel bagno del cinema, davanti al

fioraio? Perché l´agonia dei 55 giorni ? Perché lo psicodramma collettivo, perché il bagno di sangue di Fani ?

2 ragioni del massacro di Fani le dissi e dette già furono: tacitare per sempre i testimoni del prelevamento anteriore, del Moro non a Fani, del rapimento non opera delle (finte) "br".

E metter le mani avanti cementando il preprogrammato partito della fermezza - come si può trattare, come può lo Stato trattare con chi uccide i suoi figli e custodi?

Ma: perché non uccidere Moro subito, perché i 55 giorni ?

La risposta a mio avviso, aggiunge un altro argomento a favore del rapimento pre- e non

post-strage: il 16 marzo 1978, Moro era di gran lunga il politico più carismatico d´Italia assieme a Berlinguer. Kissinger non poteva ucciderlo subito, perché la reazione popolare italiana e extraitaliana avrebbe rischiato d´esser violentissima e rinfocolare il già fortissimo antiamericanismo dell´epoca, sia a destra sia a sinistra sia al centro. Perché a differenza di oggi, moltissimi italiani di allora erano coscienti che c´era la cia dietro la strategia della tensione. I 55 giorni servirono anche a stemperare tale rabbia, a dirottarla contro una falsa bandiera rossa, a preparare la psiche collettiva alla morte di Moro con espedienti di psy-op tipo falso comunicato della Duchessa, con lo stillicidio dei falsi volantini attribuiti alle false br, etc. pieczenik docet.

Inoltre i 55 giorni servirono a destabilizzare gravemente il neocostituito governo della solidarietà nazionale, mostrandolo fallimentare agli occhi degli italiani, e preparando la sua rapida caduta e il declino del PCI prima, della DC poi.

CAPITOLO 13 : LE BR NON SONO MAI ESISTITE

Siamo noi Cittadini a doverci fare investigatori ! Perché la magistratura e le forze del´ordine e i politici in 41 anni non han fatto altro che depistare e mentire, e quei pochi genuinamente in cerca della Verità, sono stati uccisi. In attesa di riuscire a rompere il muro di omertà che ancor oggi aleggia sinistro su Fani e su via del Forte Trionfale, e la cui stessa palpabile presenza è prova che la Verità è altra dalla vulgata; in attesa di sfondare sul piano poliziesco dunque, dobbiamo contestualizzare il 1978 sul piano storico, e capire anzitutto una cosa: che nel 1978, le brigate rosse non esistevano più. O ancora meglio: non erano mai esistite. Nel senso che, ai loro livelli direttivi e subdirettivi, esse erano solo un front della trimurti cia/gladio/mossad, a cominciare da moretti morucci e casimirri . E dai loro referenti pariginizzati, simioni berio mulinaris e compagni di merende. E dai loro fiancheggiatori radical-chic, comunisti da salotto che si atteggiavano e si atteggiano a che guevara al caviale (senza mai dire che a pagarli era la feccia capitalfascista) - personaggi da vomito alla toni negri piperno pace o senzani per intenderci. Passiamo dunque a spersichettizzare le giovani generazioni , a snegrizzarle, a desattizarle, a far capire loro di che lacrime grondi e di che sangue, e soprattutto di che soldi, quel front del terrore di regime (che tale fu fin dalla sua fondazione a opera del deus ex machina simioni e compagnia bella mossadiana) chiamato impropriamente brigate rosse... Follow the money !

Un primo passaggio fondamentale in questo senso, è nell´audizione di Dalla Chiesa alla Moro1 nel 1980. Parlando dei fiancheggiatori del terrorismo "rosso", il generale cita senza nominarla una donna di cui era stata trovata un´agenda, in cui alla data 19.3.78, vi era annotazione in cui è attestata la reperibilità, o almeno la disponibilità di tale reperibilità, del o per il negri negli usa al tempo . Questa fiancheggiatrice continua Dalla Chiesa, era un´insegnante, che stando alle sue indagini, si era recata anch´essa di recente negli usa, " USUFRUENDO DI UNA BORSA DI STUDIO ASSEGNATALE DALLA FONDAZIONE FORD . È NOTORIO CHE QUESTA [l´insegnante] È LEGATA DA TEMPO A PIPERNO " : ecco dunque l´ennesima riprova di chi finanziava davvero gli opposti estremismi, per destabilizzare e indebolire l´Italia : conservatori nazistoidi capitalfascisti, membri dell´élite globalista, la fondazione ford !!! Gli eredi di un fondatore antisemita e finanziatore di hitler dalla prima ora. Nella stessa agenda di questa insegnante, erano annotati i nomi e indirizzi di morucci e faranda. E qui il cerchio si chiude davvero.

Sergio Flamigni, Convergenze parallele , Kaos 1998, p. 287 :

" Da un documento riservato trasmesso dal prefetto Orazio Sparano (direttore del Cesis) alla Commissione Moro, risulta che ´il 13 gennaio 1978 fu rilasciato a Franco Piperno un visto d´ingresso temporaneo negli Stati Uniti, per affari. Il 14 febbraio 1978 Piperno entrò negli Usa´ " :

una concessione stupefacente nota Flamigni, per un extraparlamentare di sinistra che da anni predicava la lotta armata contro il capitalismo ! Flamigni cita poi un appunto manoscritto di Pecorelli, ritrovato tra le carte del giornalista dopo il di lui assassinio, con l´annotazione che il capo delle br è il prof. franco piperno dell´università di Cosenza, il quale è anche autore dei primi proclami br. Questo appunto è agli atti della commissione parlamentare d´inchiesta sulla p2, vol.7, tomo 17, p. 86. Ad esso van collegati i misteriosi viaggi di moretti in Calabria.

Uno ´ndranghetista collaboratore di giustizia, Giuseppe Albanese, afferma nel 1996 che servizi francesi (deuxième bureau) e cia coprirono franco piperno nella sua fuga dalla giustizia ai tempi del processo 7 aprile nel 1979.

Ma quanti avvoltoi borghesoni vanno in america poco prima del, e durante il sequestro Moro :

- piperno

- silvestri stefano del comitato esperti di kossiga, negli usa ad aprile/maggio, dove si ritrova con pieczenik ("coincidenza" : proprio dal 21 al 23 aprile si svolge l´annuale incontro del bilderberg a princeton, new jersey : Forlani, La zona franca, 2013, p. 225) in aprile (forlani ibidem), dal 4 al 21 circa, con tanto di conferenza a princeton dove sta per partire il convegno del bilderberg

- forse miceli, di cui Moro ingenuamente si fidava (Forlani cit., 223 sq.)

- napolitano giorgio, l´amichetto "comunista" di kissinger

- negri ? :

" E’ all’interno di questa strategia anticomunista che Toni Negri poco prima e durante il periodo del rapimento Moro, compie diversi viaggi negli Stati Uniti. Particolarmente a New York e Washington dove, tra l’altro, ha tenuto un convegno con esponenti dell’autonomia italiana, francese, tedesca, belga, inglese, americana e di altri Paesi.

In quel periodo per un comunista conosciuto non c’era possibilità di metter piede sul suolo americano; tant’è che al parlamentare del Pci Pajetta negarono il visto d’ingresso. Ma per il professore padovano le visite negli Stati Uniti erano un fatto abituale. Quei viaggi potevano avvenire in quanto la borghesia americana era ben conscia che di quei soggiorni non aveva nulla di cui preoccuparsi. Infatti uno dei massimi organismi preposto allo studio e alla “soluzione” dei problemi dell’imperialismo americano la Fondazione Rockefeller, nota in tutto il mondo per il suo accanito anticomunismo, gli ha donato una borsa di studio, gli ha permesso d’insegnare, sicuramente non come costruire una società socialista e, tramite la stessa Fondazione, Negri ha allargato i suoi contatti “accademici”.

Chiunque di noi abbia letto saggi o storie di spionaggio o visto qualche buon film sulla materia sa che gli “strateghi” della CIA, FBI, CFR e Pentagono arrivano dalle università. Non stiamo parlando dei manovali dell’eversione ma delle menti raffinate come quelle di Edward Luttwak, Zbigniew Brzezinski o di Samuel P. Huntington.

Su tutto quel periodo yankee del professore padovano non ci sembra che si sia mai parlato molto e tantomeno indagato. Possiamo a questo punto affermare senza possibilità di essere smentiti che il professore patavino è stato pagato da una struttura anticomunista." :

http://www.iskrae.eu/biografia-di-toni-negri-prima-parte-potere-operaio-superclan-uomini-culture-tecniche-delleversione-imperialista/

[Ho messo il punto interrogativo a negri perché l´autore del link, andrea montella, non dà fonti per i viaggi di negri negli usa poco prima e durante il sequestro Moro].

Interessante anche la lista degli invitati italiani alla riunione del bilderberg: gianni agnelli, nino andreatta, il marchese giancarlo cittadini cesi, roberto ducci, piero ottone del piduista corriere della sera, paolo savona allora direttore generale di confindustria, e appunto silvestri (Forlani ibidem 230,

la cui fonte è g.w.ball papers, Bilderberg meetings, seeley g. mudd manuscript library, princeton university).

Smettiamola di parlare di brigate rosse. Esse nel ´78 (con l´eccezione di qualche idiota manipolato che si illudeva di fare il che guevara di provincia) non esistevano più. Non esistevano più nel senso che erano dirette da infiltrati, non illusi genuini. Ma fin dall´inizio, come vedremo, chi tirava davvero le fila del denaro e delle armi nelle br era corrado simioni - un agente della trimurti o tetramurti cia/gladio/mossad/servizi francesi conclamato dai fatti. Le scheinbrigaterosse che avrebbero finto di rapire Moro, erano solo prestanome, prestafaccia e prestavoce, crisis actors al soldo del terrore del bilderberg.

fontitaliarepubblicana.it/documents/480-volume-04-ocr.html

pag. 273 del verbale originale, 279 dell´edizione digitale.

Il ruolo di simioni come principale tramite dei finanziamenti nato alle "br" è assolto nella seconda metà dei ´70 da senzani giovanni (Giuseppe de Lutiis, Il golpe di via Fani, III edizione 2007, pp. XVI-XIX dell´introduzione di priore rosario).

E le br non esistevano nel ´78 perché non erano mai esistite (parlo del livello direttivo e subdirettivo, non della manovalanza manipolata e compartimentata) - se non come l´ennesimo schermo del bilderberg. Rimando alle prime dimostrazioni supra, e ne aggiungo altre ora, tratte da questo splendido sito :

http://www.luogocomune.net/site/modules/mydownloads/library/acrobat/Hyperion.pdf

Cito, è Franceschini che parla :

" Vanni Mulinaris, figlio di un imprenditore; Duccio Berio, figlio di un medico milanese; la sua fidanzata, Silvia Malagugini, figlia di un importante dirigente nazionale del Pci, Alberto, che dirigeva la delicatissima sezione «problemi dello Stato» del partito prima di Ugo Pecchioli. Poi c’era Italo Sugo, che noi chiamavamo «il nonno»: personaggio strano, uno che stava sempre con i piedi in sette scarpe" :

bel pedigree proletario...per i più importanti dirigenti delle prime incarnazioni delle " brigate rosse " tra 1969 e 1970 !

" C’erano alcuni ingegneri dell’Ibm, tutti sotto l’ala di Simioni, erano il suo fiore all’occhiello. Capii dopo la loro importanza e perché Corrado ne fosse così orgoglioso: erano gli unici ad avere accesso ai computer - i calcolatori, come si chiamavano, allora infatti non esistevano ancora i pc -, e considerava la loro presenza nell’organizzazione come un fatto di grande «modernità rivoluzionaria». C’era poi la componente cattolica di Franco Troiano, che proveniva dallo stesso ambiente da cui sarebbe nata Comunione e Liberazione. Questo era un giro particolarmente interessante, anche loro cattolici del dissenso, molto sensibili alle tematiche terzomondiste. Erano due gruppi, Giovani studenti e Giovani lavoratori, in cui militava gente come Maurizio Ferrari e Arialdo Lintrami, Giorgio Semeria. Poi, Giulia Archer, un’inglese, e l’allora suo fidanzato, Sandro D’Alessandro […]. E infine il gruppo dei tecnici della Sit-Siemens, di cui faceva parte Mario Moretti. "

Immaginate un po´ se un ingegnere o tecnico dell´ibm o della sit-siemens può avere il benché minimo interesse a una rivoluzione armata comunista...

" Simioni, invece, operava sempre dietro le quinte. Lui doveva rimanere coperto perché stava preparando il passaggio alla lotta armata, stava organizzando la rete logistica, le strutture clandestine. Si sapeva che c’era chi stava facendo questo lavoro, e che questo era Simioni ".

" Come accennato qualche riga sopra, all’interno delle nascenti BR andava costituendosi (sotto l’egida di Corrado Simioni) un gruppo semiclandestino formatosi all’interno del Collettivo politico metropolitano. “Simioni”, racconta ancora Alberto Franceschini, “aveva organizzato una specie di servizio d’ordine con il compito di eseguire azioni durante le manifestazioni: gruppi di compagni si staccavano dal corteo, colpivano determinati obiettivi e poi rientravano mimetizzandosi in mezzo agli altri. La funzione di questo gruppo era quella di alzare il livello dello scontro”." :

Simioni, l´agent provocateur della destabilizzazione per conto della trimurti, sub specie communismi .

" Spiega sempre Franceschini: “Il problema è che la struttura clandestina formalmente era dell’organizzazione; ma in realtà era gestita esclusivamente da lui, per cui quella era la sua rete, legata indissolubilmente a lui. E noi dovevamo accettare che lui fosse il deus ex machina”.

Questo uso personalistico della struttura interna a Sinistra Proletaria sarà il motivo principale del rapido deterioramento dei rapporti tra Simioni e Curcio. "

“[Alberto Franceschini] Nel settembre 1970, tenemmo una riunione del collettivo di direzione, in Liguria. Era un fine settimana ed eravamo ospiti di Savina Longhi. L’avevo vista a Pecorile, ma non sapevo ancora chi fosse. Simioni ce la presentò come l’ex segretaria di Manlio Brosio alla Nato.

"[Giovanni Fasanella] Ed era vero? [Alberto Franceschini] Era vero.

[Giovanni Fasanella] Una riunione clandestina di guerriglieri comunisti in casa dell’ex assistente del segretario generale della Nato: è un dettaglio che avrebbe dovuto farvi riflettere, non crede?

[Alberto Franceschini] Anche a noi sembrò un po’ strano, in effetti. Però Simioni ci fece capire che Savina era una specie di agente che lui aveva infiltrato nell’ufficio di Brosio.

[Giovanni Fasanella] E che super agente doveva essere, se Simioni diceva il vero!

[Alberto Franceschini] L’altro particolare strano della storia, infatti, era che Corrado ci presentò Savina come sua segretaria personale. Davvero inquietante..."

Splendido link (e il libro cartaceo: Giovanni Fasanella/Alberto Franceschini, Che cosa sono le br, bur 2004, assolutamente indispensabile) : il cerchio si chiude : le "br" non sono mai esistite : fin dalle origini, nonostante la presenza di giovani ingenui manipolati, esse erano gestite e dirette dall´agente della trimurti corrado simioni, col fine di destabilizzare l´Italia per conto di usa, israele, germania francia e inghilterra, nostre rivali sullo scacchiere mediterraneo.

I giovani ingenui furono presto arrestati o giustiziati grazie alla spia fascista moretti mario, diretto sottoposto di simioni (vedi lo splendido libro di Sergio Flamigni, La sfinge delle brigate rosse, Kaos 2004, su moretti fascista e terrorista di regime). Le br non sono mai esistite: nel ´78, i suoi membri direttivi parteciparono al megashow del sequestro Moro come crisis actors,

prestanome prestafaccia e prestavoce-al-telefono del terrore di regime del bilderberg.

E oggi son tutti liberi e benestanti.

Se applichiamo metodi statistico/quantitativi alla misurazione effettiva della consistenza del cosiddetto terrorismo rosso alla fine degli anni ´70 - se cioè facciamo storiografia non idealistica, ma reale e materialistica, concreta e metodologicamente sensata, allora possiamo affermare con Dalla Chiesa, che alla Moro1 nel 1980 riferisce di aver arrestato circa 200 persone in un anno e quattro mesi, che, su 22,1 milioni di lavoratori stimati in Italia nel 1979, e tenendo conto che il colpo inferto da Dalla Chiesa al cosiddetto terrore rosso in Italia fu decisivo, la percentuale di lavoratori coinvolti a vario titolo in attività terroristiche era praticamente inesistente rispetto al totale. Non solo: ma dei detti 200 circa arrestati nel 1979/80, Dalla Chiesa offre alla Moro 1 un preciso breakdown statistico per categorie sociali: gli operai sono solo 33 ! Gli altri essendo piccoloborghesi tipo insegnanti o impiegati. A questo punto spero vivamente che il discorso sulla presunta esistenza del terrorismo rosso in Italia e sue presunte radici operaie si possa chiudere per ragioni matematiche incontrovertibili. Che se poi passiamo al direttorio delle presunte br, vedi

supra: erano tutti borghesi agenti della trimurti, a cominciare da simioni, il grande vecchio. E quei pochi di provenienza operaia , ingenui illusi come Franceschini, furono arrestati quasi subito grazie al moretti mario pupillo dei casati stampa...

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/480-volume-04-ocr.html

pp.271 (277 digitale) sq.

Importantissima è anche l´audizione dell´ex vicequestore di Genova Arrigo Molinari alla commissione stragi nel 2000, qui :

http://www.parlamento.it/parlam/bicam/terror/stenografici/steno74.htm

o qui :

https://www.senato.it/documenti/repository/leggi_e_documenti/raccoltenormative/30%20-%20stragi/Leg.%20XIII/resoconti/74.pdf

Ne riporto il passaggio clou, da scolpire nel marmo :

" PRESIDENTE. E’ ancora vivo De Longis?

MOLINARI. E’ ancora vivo, ma non è in condizioni di ricordare. Però quando presentò le dimissioni disse: me ne vado perché mi vergogno. Su cinque brigatisti due sono veri e tre sono falsi e io non ci sto più.

PRESIDENTE. Lo scrisse?

MOLINARI. No, ma lo disse. Disse che i tre brigatisti falsi pilotavano i due veri e che se ne andava, che si ammazzavano le persone e non gli stava bene. Voglio ricordare anche che La Spezia era il centro della P2 dove Senzani poteva avere contatti con gli stessi americani, anche se non lo sappiamo di sicuro, perché godeva di determinate protezioni. Quando la P2 organizzava qualche omicidio non aveva bisogno di gambizzare.

MAROTTA. Chi proteggeva Senzani?

MOLINARI. Lo proteggeva Rognoni, lo proteggevano i Servizi, lo proteggevano tutti.

MAROTTA. Sulla base delle vostre denunce non dovevano essere mandati subito i poliziotti?

MOLINARI. Li abbiamo denunciati, poi sono stati prosciolti. "



Ora basta col mito/menzogna fondativa delle "brigate rosse".



CAPITOLO 14 : RED BRIGADES CALL CENTER

Sulle telefonate delle scheinbr durante i 55 :

v´è un passaggio, nell´audizione di Guerzoni alla Moro1, che sa veramente di kafka e ionesco insieme: Guerzoni narra di una sera che accompagnò Eleonora alla caritas, perché la caritas aveva ricevuto una telefonata delle br annunciante un appuntamento per le 20 alla signora Moro per darle occasione di parlare col marito. Ora, già arrivati sin qui, se guardiamo ai Realien con lucidità, non si capisce perché le autorità non abbiano saputo almeno individuare ex post, in breve tempo, la provenienza fisica di questa prima telefonata - se anche fosse stata una cabina, avrebbero ben potuto rilevare impronte digitali, qualche oggetto sfuggito, e simili. Procedamus : Eleonora arriva puntuale, e anche la telefonata delle 20 alla caritas. La polizia è presente ovviamente, e registra il tutto. Moro non arriva al telefono, la telefonata si interrompe bruscamente.

A NESSUN COMMISSARIO DELLA MORO1 VIENE IN MENTE DI CHIEDERE ALLE AUTORITÀ PERCHÉ MAI NON ABBIANO INTERCETTATO IMMEDIATAMENTE, IN DIRETTA, LA PROVENIENZA DI QUESTA TELEFONATA, E PERCHÉ NON ABBIANO SUBITO PROCEDUTO AD ARRESTARE O ANCOR MEGLIO PEDINARE I TELEFONATORI FINO AL COVO !

Leggete il verbale perché basta questo passaggio a provare che la Moro1, come la Moro2 in gran parte, furono farsa e polvere negli occhi (eccezion fatta per pochissimi valenti come Flamigni e La Valle) :

" La telefonata ebbe questo svolgimento : la voce che sentii - PERCHE´ AMPLIFICATA ALL´INTERNO DELL´IMPIANTO DI REGISTRAZIONE - sembrava etc. " :

la polizia è lì, registra ma non intercetta e non si premura di identificare l´ubicazione fisica dei telefonatori! Anche ammesso che la telefonata sia stata troppo breve per ubicarla in diretta, con i mezzi tecnici di allora, CI VOLETE DIRE ALMENO OGGI, DOPO 41 ANNI, DA DOVE ESATTAMENTE PROVENNE QUELLA TELEFONATA ?

Il terrorista di regime de francesco emanuele, questore di Roma, conferma alla Moro1 nel dicembre 1980 che aveva messo il telefono del professor Tritto sotto controllo fin dal 7 o 8 aprile 1978.

Ora, questo è il Tritto a cui morucci telefona il 9 maggio per annunciargli Moro morto a caetani :

IL TELEFONO DI TRITTO È INTERCETTATO DA UN MESE; DE FRANCESCO È IN ASCOLTO; LA TELEFONATA È LUNGHETTA; EPPURE DE FRANCESCO NON INDIVIDUA LA PROVENIENZA FISICA DELLA CHIAMATA, L´UBICAZIONE DI MORUCCI, E NON LO ARRESTA ! E NESSUNO SCHEINCOMMISSARIO GLI CHIEDE RAGIONE DI TALE ASSURDA E CRIMINALE OMISSIONE !

http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/479-volume-06-ocr.html

P.3 (9 in digitale).

Notate anche come il terrorista di regime, depistator schietroma, cambi subito discorso proprio a questo punto...

Qui avete la prima parte della telefonata, registrata dalla polizia :

https://www.youtube.com/watch?v=3ZLUuuNUTvM

Già solo questa prima parte dura 1 minuto e 32 secondi: più che sufficienti per individuare l´ubicazione del telefono da cui chiamava morucci, visto che oltretutto il telefono di Tritto era già intercettato da tempo e pronto per questa analisi tecnica.

Qui avete la stessa telefonata, quasi completa :

https://www.youtube.com/watch?v=qr3PbhhF9Pk

dura quasi 2 minuti ! In realtà di più, perché l´inizio è edited out. Ma niente, morucci la fa franca come al solito. A pag. 4 (11) schietroma ci informa che la telefonata di morucci era stata intercettata alle 12.13 - ma si guarda bene dal chiedere a de francesco perché non era stato subito tracciato e arrestato il morucci. Se questa è una commissione d´inchiesta, io sono napoleone. Ma il massimo della farsa si tocca a pag. 6 (12) : per favore leggete bene questo passaggio e rileggetelo più volte, perché, come dicono a Roma, nun ce se crede : accortosi che il suo depistaggio e evasività rispetto alla questione centrale sul perché de francesco non abbia tracciato e arrestato i chiamanti per 55 giorni, e trovato così facilissimamente Moro, era diventato imbarazzante, schietroma ha un sussulto di finta dignità, e pone finalmente per un attimo solo, la domanda giusta :

" [schietroma] SI ERA STABILITO UN SERVIZIO PER CERCARE DI RISALIRE, SIA PURE IN ALCUNI CASI, AI CHIAMANTI ? "

Finalmente ! (La ragione per cui schietroma dice in alcuni casi almeno, è tecnica : allora ci voleva un minimo di durata per risalire ai chiamanti). Orbene : de francesco non, ripeto NON risponde ! E che fa schietroma, che fanno tutti gli altri commissari ? NIENTE ! TACCIONO !!!

Siamo finalmente arrivati al punto centrale : inchiodare de francesco alla sua lampante continuata e aggravata omissione di atti d´ufficio nel non aver tracciato i chiamanti, e disposto così il loro pedinamento, arresto e liberazione di Moro - omissione che costituisce ipso facto favoreggiamento di atto terroristico - EPPURE NESSUN COMMISSARIO INSISTE AFFINCHÉ DE FRANCESCO RISPONDA ALL´UNICA DOMANDA SENSATA CHE GLI VENGA TIMIDAMENTE POSTA, QUASI EN PASSANT, QUASI COME DETTAGLIO TRASCURABILE !!!

Devo insistere ancora e ancora su tutto questo assurdo viavai di chiamanti non localizzati MAI, perché è un pattern standard del terrore di regime capitalfascista, che viene utilizzato ancor oggi, quando arrivano le finte rivendicazioni della finta isis, della finta al qaeda etc., e nessuno che chieda pubblicamente : ma come mai una rivendicazione sul web non porta le autorità a risalire immediatamente all´ IP di provenienza ? Come mai non si parla mai di questo ? Le scheinbr per 55 giorni non fecero che telefonare a destra e a manca, a mezza Italia : mai che si risalisse ai

chiamanti : MAI !!!

Dovrei ora rivalutare parzialmente schietroma : a pag. 10 (16) sq., egli torna finalmente a battere sul chiodo giusto : ma quel che risponde il de francesco è kafkiano, e non trova alcuna obiezione, alcun contraddittorio :

" [schietroma ] Risulta agli atti, controllando le utenze telefoniche di giornali e agenzie, oltre che di componenti e di amici della famiglia Moro, che è stato possibile, in qualche caso attraverso il cosiddetto blocco, risalire alla cabina telefonica da cui provenivano i messaggi delle brigate rosse. È POSSIBILE IPOTIZZARE CHE, ATTRAVERSO UN EFFICIENTE SISTEMA DI COMUNICAZIONE FRA CENTRO DI ASCOLTO E AUTOVETTURE DI SERVIZIO, DISLOCATE IN PARTICOLARI ZONE DELLA CITTÀ, SI POTESSE SORPRENDERE IL TELEFONISTA DELLE BRIGATE ROSSE ? VA NOTATO AL RIGUARDO, CHE NUMEROSE TELEFONATE DELLE BRIGATE ROSSE SONO PERVENUTE DA CABINE DELLA STESSA ZONA O DELLA STESSA VIA (AD ESEMPIO, VIA VOLTURNO ). CON QUALI CRITERI DUNQUE, È STATO ORGANIZZATO IL SERVIZIO DI ASCOLTO E QUALI SONO STATI I COLLEGAMENTI FRA CENTRALE DI INTERCETTAZIONE E AUTORADIO DELLA PUBBLICA SICUREZZA E DEI CARABINIERI ? "

A questo punto dovrei applaudire schietroma, e ridargli l´iniziale maiuscola, se non fosse per la sua non-reazione alla demenziale farsesca assurda contraddittoria risposta di de francesco :

" [ de francesco ] In una città come Roma, che ha migliaia di scambi di telefonate, soprattutto in certe ore - ed erano poi quelle scelte dai brigatisti, alcuni dei quali erano periti industriali e conoscevano bene il mestiere - non si riesce quasi mai ad arrivare alla fonte delle telefonate.

In effetti non fu possibile, anche se la localizzazione si individuava in qualche modo. "

" IN EFFETTI NON FU POSSIBILE ; ANCHE SE FU POSSIBILE " !!!

Id est : schietroma gli ha appena letto gli atti, redatti da de francesco stesso si suppone, che attestano incontrovertibilmente che la provenienza delle telefonate al clan Moro, ai giornali etc. FU IINDIVIDUATA E COME !!! Per lo più, da cabine di via volturno a Roma, a 2 passi dalla stazione, zona sotto assedio con dozzine e dozzine di volanti e commissariati vari di cui brulicava : EPPURE MAI DE FRANCESCO SORPRESE I CHIAMANTI !!! E si legge spesso, nella letteratura sul caso Moro, che l´ultima telefonata di morucci a Tritto proveniva dalla stazione Termini stessa ! (Anche se questo è strano, perché non si sentono rumori di fondo tipici di una stazione ferroviaria, come parlottio, annunci per altorparlante: io tendo a pensare che morucci moretti etc. telefonassero piuttosto da sedi dei servizi, su linee criptate; il tipo di rumore di fondo che sento nella telefonata di morucci a Tritto, pare quello di un radiotelefono, di un walkie talkie - sembrano le scariche di una radio malfunzionante o mal sintonizzata, o dalla batteria semiesaurita, comunque disturbi di frequenza radio: allora esistevano anche i primi rudimentali telefoni mobili, di cui ad esempio, le auto dei politici erano già dotate : Craxi fu avvertito da Signorile da Roma della morte di Moro mentre era in macchina a Civitavecchia: Forlani, La zona franca, 2013, p. 265. Invece allora chi telefonasse da un telefono pubblico da Roma a Roma, godeva di un segnale pulito e chiaro in genere: la telefonata di morucci a Tritto non provenne da un telefono pubblico, né tantomeno da Termini - a meno che i servizi deviati non abbiano alterato i rumori di fondo).

Ma quel che è più grave, è che schietroma se la beve, o meglio fa finta di bersela, e non reagisce - né lui, né nessuno : ecco perché dobbiamo condannarli tutti come depistatori di regime, come favoreggiatori dell´assassinio di Moro e dei suoi agenti. Tutti tranne Flamigni e La Valle - gli unici in buona fede, dunque se nemmeno loro intervennero a questo punto, sarà stato per insufficiente preparazione tecnica, non certo per malizia come gli altri.

IN EFFETTI NON FU POSSIBILE; PERÒ FU POSSIBILE !!!

Una porta contemporaneamente chiusa e aperta...

Qualche riga sotto, il buon commissario caruso interviene a trarre d´impaccio schietroma e de francesco, deviando pietosamente il discorso su autonomia operaia. Amen.

Il riferimento di de francesco ai br periti industriali, è ovviamente a moretti ex sit-siemens : ma proprio perché lui e altri eran periti industriali, mai e poi mai si sarebbero azzardati a fare quelle continue telefonate, oltretutto quasi sempre dalla stessa via, come a dire prendetemi prego, sapendo benissimo di essere sotto controllo e che si poteva risalire al chiamante in tempo quasi reale. A meno che non avessero potuto farlo, come lo fecero loro o chi per loro, o loro per chi, perché essendo quel che davvero erano, cioè crisis actors della trimurti, sapevano di star lavorando CON e non CONTRO de francesco e compagni di merende. Queste non sono commissioni d´inchiesta - sono omissioni d´inchiesta.

Né ci si poteva attendere vera indagine da uno come schietroma dante, presidente della Moro1 - se il suo segretario particolare, soldano angelo raffaele da Roma, era tra i piduisti di Castiglion Fibocchi ; con longo pietro segretario psdi, partito di schietroma (Flamigni Trame 1996, pp.435 e 441).



CAPITOLO 15 : GRANDEZZA DI ALDO MORO

Nella lettera 13 del corpus pubblicato :

http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-1740.htm

Moro lancia un durissimo attacco a Taviani, che divenne subito pubblico perché questa lettera fu allegata al comunicato 5 delle " br " : lo chiama " smemorato " ; lo accusa nemmeno troppo velatamente di "far riferimento a esempi stranieri " ; di "aver avuto suggerimenti " (scil. dall´

estero) ; chiama la smentita di Taviani che questi avrebbe udito da Moro l´opinione che è meglio la trattativa della fermezza, "inopinata; incomprensibile; irrispettosa e provocatoria; espressione di un malcostume democristiano". Lo accusa di "virate così brusche e immotivate da lasciare stupefatti " ; di essere "andato in giro per tutte le correnti " ; di "un´intesa col movimento sociale " ; di una "quotidiana lotta all´uomo [scil. Moro] [...] tale da far sospettare eventuali interferenze di ambienti americani " . Lo accusa infine di " tener duro contro di lui " per " indicazione americana e tedesca ".

SE furono Moro e taviani a coordinare l´allestimento di gladio per l´Italia, gladio ufficialmente doveva servire a respingere un´eventuale invasione, non certo a fare strategia della tensione, e di questo non si può certo accusare Aldo Moro, che di tale strategia fu l´obiettivo principale e infine vittima. Se Moro poi, non voleva farsi processare nelle piazze, era perché lui col caso lockheed non c´entrava nulla, come han dimostrato i relativi processi postumi, nonostante i titoloni dei servi della trimurti di repubblica, che dettero il via alla character assassination di Moro proprio il 16.3.78.

Limitare Moro infine, alla sua pur grande se utopica, politica estera, vuol dire non capire la grandezza di Carlo Manzi in tv che alfabetizza milioni di contadini ;

la grandezza, se utopica, della sua e dei morotei come Cazora, lotta nobile e perdente contro i palazzinari, per i piani regolatori ;

la grandezza, se nobile e utopica, del suo imitare l´esempio kennediano e far battere moneta al tesoro senza signoraggio agli usurai angloamericani che controllano la banca d´Italia e il nostro imposto debito pubblico.

Per non parlare del suo altissimo magistero universitario, del suo esser stato uno dei Padri Costituenti, del suo esser stato uno dei soli due politici italiani a mandare telegramma di cordoglio alla morte di Pasolini, etc.

E scusate se è poco.

Ma la grandezza più grande di Aldo Moro fu la politica di solidarietà nazionale, tesa per 15 anni a portare il meglio delle masse cattoliche a collaborare col meglio delle masse di sinistra : PSI nei ´60, PCI nei ´70. Fu questo che lo uccise : perché un´Italia forte e unita è un concorrente economico pericoloso per usa, germania, inghilterra, francia e israele. Non dimentichiamo l´avvertimento mafioso che kissinger rivolse a Moro nel settembre del 1974, testimoniato da Eleonora Moro che lo aveva sentito dal marito, tornato avvilito da quel viaggio americano :

" ONOREVOLE, LEI DEVE SMETTERE DI PERSEGUIRE IL SUO PIANO POLITICO DI PORTARE TUTTE LE FORZE DEL SUO PAESE A COLLABORARE DIRETTAMENTE. QUI, O LEI LA SMETTE DI FARE QUESTE COSE, O LEI LA PAGHERÀ CARA. VEDA LEI COME LA VUOLE INTENDERE ".



CAPITOLO 16 : MORETTI E MORUCCI INFILTRATI FASCISTI

Ottimo passaggio, fatte salve le mie osservazioni supra, sulla complicità delle autorità con l´infiltrato fascista morucci, e viceversa :

" C’è poi da tener presente la durata eccessiva e il tono della chiamata con cui le Br comunicarono,

il 9 maggio intorno alle 12.30, l’avvenuta uccisione di Moro e il luogo dove reperire il cadavere. Infatti, la durata della telefonata del brigatista all’amico di Moro, Francesco Tritto, fu tale che, secondo alcuni esperti di intercettazioni, avrebbe potuto anche esserne rintracciato l’autore: tra lo smarrimento di Tritto, il suo pianto, il passaggio della cornetta del telefono al padre e le esitazioni del brigatista, passarono non meno di tre minuti. Inoltre, il brigatista, che chiamava dalla stazione Termini, da un luogo nelle cui vicinanze c’era un posto di polizia dotato di collegamenti radio con la questura, sapeva che il telefono di casa Tritto era sotto controllo e sapeva che il suo attardarsi

sarebbe potuto essergli fatale: eppure indugiò, perché evidentemente sapeva anche che la polizia, come era successo durante tutte le fasi del sequestro, si sarebbe mossa in ritardo" :

http://www.giambattistascire.it/255_itcontscirenotamoro.pdf

p.31 di 34.

Altro bel passaggio sull´attendibilità degli scheinbrigatisti :

" Inoltre, dai risultati dell’autopsia compiuta sul corpo di Moro il pomeriggio del 9 maggio, disponibili dal 2001, è emerso un altro dato che contrasta con quanto sinora è stato affermato: alle 16.30 il cadavere era ancora caldo (32,5° C), praticamente senza segni di rigor mortis. Il decesso, secondo i periti, è avvenuto, dunque, tra le 9 e le 10 del mattino, e non di primo mattino, intorno alle 6, come hanno finora sostenuto i terroristi. Se è dunque ormai accertato che molte delle

notizie fornite dai brigatisti durante i processi risultano del tutto false, non si capisce per quale

motivo si dovrebbe credere alla loro versione integrale dei fatti. Per questo e per mille altri

motivi occorre continuare a cercare di far chiarezza, dal punto di vista storico-politico oltre

che giudiziario, sulla più complessa e intricata vicenda della storia dell’Italia repubblicana.

Giambattista Scirè ".

Una recente, nuova ipotesi medico-legale ha anticipato di molto l´orario di morte : ma comunque, non all´orario detto dagli scheinbr.

Vedi anche :

http://www.iskrae.eu/hotel-paliano-crocevia-di-incontri-intrighi-e-accordi-tra-brigatisti-fascisti-e-settori-dello-stato-parte-3/

http://www.iskrae.eu/dubbi-sul-sequestro-moro/

" [parla Raimondo Etro] Non ho stima di Morucci perché è stato l’artefice di questo patto, con lo Stato. Poi, presenta i suoi libri a Casa Pound. Lavora, non so se ancora lavora, con la rivista “Theorema”, di cui il direttore responsabile è il generale Mori. E’ amico intimo di Valerio Fioravanti. Quindi la stima che io avevo di lui, quando l’ho conosciuto, si è trasformata in disprezzo. E poi c’è anche un altro fatto, sul quale io sto lavorando per conto mio e anche con l’ausilio di alcuni familiari, con Flamigni e altri. Nell’82, Savasta dà l’indicazione a tutti i militanti arrestati di parlare soltanto degli omicidi fatti dalle organizzazioni armate: ovvero Br, Prima Linea, eccetera. Quindi di non parlare degli omicidi fatti dal cosiddetto movimento. Poi c’è la mia dichiarazione del 1998 secondo la quale Morucci avrebbe fatto parte del commando che nel ‘72 ha sparato a Calabresi; io ho saputo soltanto dopo che la stessa cosa l’aveva detta Emilia Libèra nel 1982, ma nessuno fece mai indagini in quel senso."

Quanto a moretti mario poi, che fosse in realtà un terrorista fascista agente del terrore di regime, è stato arcidimostrato da Sergio Flamigni nel suo splendido libro La sfinge delle Brigate rosse, Kaos edizioni, prima edizione maggio 2004 - lettura indispensabile per chiunque voglia davvero capire la storia d´Italia dal 1945 ad oggi. Vedi anche :

http://www.iskrae.eu/caso-moro-valerio-morucci-uomo-dei-servizi-ora-lo-scopre-fioroni-la-voce-lo-scrisse-7-anni/

Vedi anche :

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2009/09/22/news/io-boss-cercai-di-salvare-moro-1.15744?refresh_ce

Parla il pentito di ´ndrangheta Fonti :

" C'è invece, molti anni dopo, nel 1990, il mio incontro nel carcere di Opera (provincia di Milano, ndr) con il capo delle Br Mario Moretti, colui che ha ammesso di avere ucciso il presidente Moro, assieme al quale frequento casualmente un corso di informatica. I nostri rapporti si fanno presto cordiali, piacevoli; lui sa esattamente chi sono e mi rispetta. Io pure. Finché un giorno, mentre armeggiamo al computer, una guardia gli consegna una busta e annuncia: "Moretti, c'è la solita lettera". Lui la apre senza nascondersi, estrae un assegno circolare, lo firma sul retro per girarlo all'ufficio conti correnti che permette l'incasso, e mi dice: "Questa, Ciccio, è la busta paga che arriva puntualmente dal ministero dell'Interno". Frase che all'istante scambio per una battuta, per uno scherzo tra carcerati: sbagliando. Qualche tempo dopo, un brigadiere che credo si chiami Lombardo mi confida che, per recapitare soldi a Moretti, lo hanno fatto risultare come un insegnante di informatica, e in quanto tale è stato retribuito."



CAPITOLO 17 : SCHLEYER E MORO

Molto istruttivo comparare caso Schleyer e caso Moro.

Sulle differenze : la prima che mi salta all´occhio è la paucità delle immagini del sequestro Schleyer, versus l´estrema abbondanza di immagini di Fani, sia video sia foto. E dunque mi chiedo : perché i tedeschi non vollero farci vedere quasi nulla ? Mentre gli italiani, quasi tutto ?

Stesso discorso per il cadavere nel bagagliaio: quello di Moro fu fotografato e videoripreso, quello di Schleyer non lo trovo da nessuna parte.

Anche le poche immagini che ho trovato sul web del sequestro Schleyer sono davvero sospette e mi inducono a forti dubbi su quanto vedo: nelle immagini di Fani, i cadaveri sono imbrattati di sangue, pozze di sangue si formano sul fondo della 130 di Moro, e dal cadavere di Iozzino in strada, un rivo di sangue si allunga per metri. Invece, come potete vedere nel link infra, sulla scena di köln-braunsfeld si vedono 3 presunti cadaveri per strada, da cui non esce non dico un rivolo o una pozza, ma nemmeno una goccia di sangue:

https://www.focus.de/regional/koeln...

foto 1.

Il quarto presunto cadavere non si vede proprio. Con questo non sto negando controdogmaticamente che siano morti/stati uccisi. Sto metodicamente dubitando del presunto andamento dei fatti. Sospendendo il giudizio per ora. Sto ponendo domande - domande a cui occorre rispondere. Domande che non ho trovato sinora poste sul web. Domande che non ho mai sentito porre. I 3 cadaveri in strada a braunsfeld, stando alla vulgata di regime, furono colpiti da più di 100 proiettili in tutto: uno di essi, addirittura da 60 proiettili da solo, secondo una delle varianti della vulgata. Eppure, là dove si dovrebbe vedere un lago di sangue, schizzi di sangue dappertutto, fiumi di sangue, non se ne vede nemmeno una goccia attorno a tutti e 3 i presunti cadaveri: vuoi vedere che sono manichini ? E perché non ci fan vedere il quarto presunto cadavere ? Ripeto: non sto asserendo che sian manichini non cadaveri. Sto ragionando e metodicamente dubitando. Il reale svolgimento non pare proprio essere quello che ci strombazzano da 41 anni e passa. Tendo al momento a pensare che quei 4 poveri agenti siano realmente esistiti e realmente stati uccisi - idem per Schleyer. Ma non come ci disse la vulgata.

Perché, nelle pochissime foto che si trovano sul web, i 3 cadaveri visibili son quasi sempre coperti da teli di plastica nera ? Perché non ce li fecero vedere scoperti e in primissimo piano, come a

Fani ? Perché non trovo nessuna immagine del cadavere dell´autista di Schleyer, che se ho ben capito, sarebbe stato ucciso al volante e lì sarebbe rimasto, proprio come Ricci ? Osservate le gambe del presunto cadavere a destra della foto: la loro posizione è del tutto innaturale per un cadavere: infatti sono piegate e hanno le ginocchia sollevate e alte, cosa impossibile per un vero morto, perché anche se fosse caduto con le gambe piegate, cosa in sé già strana, le ginocchia sarebbero cadute sui lati, divaricandosi, invece sono unite in alto, come tenute unite in alto da attivo sforzo muscolare, il che è assurdo. Anche ipotizzando rigor mortis (purtroppo la foto è priva di didascalia oraria), esso colpisce in genere gli arti inferiori molto tardi e per ultimi, anche se dipende da vari fattori concomitanti :

https://www.unipa.it/dipartimenti/stebicef/master/applicazioniinscienzeforensi/.content/documenti_attachments_programmi/TANATOLOGIA.pdf

pp. 76 sq. di 137. Non è pensabile che abbian tenuto quei cadaveri in strada per decine di ore: quelli di Fani li portarono via dopo una o due ore. Considerate, come da link a p. 79, che di sera quel giorno a köln faceva freddo, e che le basse temperature ritardano ulteriormente l´insorgere del rigor.

Si tratta dunque di 3 manichini, o attori che si fingono morti ? Si tratta forse di una finta, di una messinscena, buona solo come prova generale di Fani ? Di cadaveri di uccisi altrove e trasportati poi a Statz ? Ripeto: sto ragionando, e impostando la ricerca e il confronto. Tendo a pensare per ragioni che dirò infra, che quei poveri 4 agenti e Schleyer furono uccisi davvero. Ma non nel modo tràdito.

Un´altra cosa, un´altra differenza Fani/Braunsfeld che sorprende, è la paucità di mezzi di soccorso come ambulanze, medici, infermieri nelle pochissime foto a disposizione. Video poi, manco a parlarne o quasi, almeno Fani ebbe frajese, che qualcosa ci fece pur vedere, per quanto pappagallo di regime. Anche i poliziotti o astanti che si vedono nel post-agguato, son pochi per un evento di tale magnitudo :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Il tutto poi avviene di sera, quindi si vede ancor meno quel poco che c´è da vedere.

www.welt.de/geschichte/raf/...

Qui vedete una foto, per quanto deliberatamente non nitida, dove pare che i 3 cadaveri visibili siano ancora scoperti, ma appunto, più di tanto non si vede, né si possono vedere in volto per confrontarli con le loro foto da vivi pubblicate. Notate ancora, la presenza visibile di sole 2 persone sulla scena. E nessun soccorritore.

Qui un ingrandimento della stessa foto :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Altra interessante foto ingrandita, presa più da vicino, ma a cadavere coperto :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Notate come in prossimità del cadavere non si veda una sola goccia di sangue.

Notate come, nel gruppetto di 6 schaulustige sullo sfondo, la signora a sinistra se la rida di gusto.

Come e più che a Fani dunque, Statz sembra il set di un film, una messinscena inverosimile.

Ripeto ancora e ancora: con ciò non intendo certo dire che massacro non vi fu - intendo dire che vi fu inquinamento deliberato e programmato, che le cose non avvennero come ci han raccontato in 41 anni di foundational mythmaking di regime. Ma sul piano di un rigore metodico matematico, non posso al momento nemmeno escludere, che quei 4 e Schleyer si siano finti morti, complici di una messinscena di regime. Notate anche come vi siano in primo piano delle mitragliette e caricatori sul cofano, che paiono messi lì a bella posta per i fotografi. Proprio come a via Gradoli.

La stessa foto ci dice molto altro :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Il lunotto della macchina di scorta è infranto, e par di capire che i colpi che lo hanno infranto sian venuti da dietro, anche perché qui si vede un foro di ingresso singolo a sinistra del lunotto, che non può che esser venuto da dietro :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

Eppure tra tutt´e due le foto, si vede abbastanza bene che né il parabrezza della scorta è infranto, né la macchina di traverso, che ha fatto da cancelletto al convoglio, pare attinta da proiettili : il che significa, se davvero i colpi sono stati sparati in situ, che essi provenivano dall´alto e non dal piano strada, altrimenti avrebbero infranto o trafitto o almeno colpito e scheggiato in più punti anche il parabrezza, e la macchina bianca di traverso.

Il che vuol dire, se anche si trattò di vero attentato, che i presunti raf sul piano strada o non c´erano, o non sono gli sparatori, o non furono i soli sparatori. Proprio come a Fani, di cui Statz fu la prova generale.

Quel che invece si vede nel parabrezza della scorta, sempre qui :

https://www.welt.de/geschichte/raf/...

è la raggiera di quel che appare essere un foro singolo di proiettile, in alto a destra nel parabrezza. Ed è proprio questo a farci capire, pur nella opacità della foto, che il parabrezza è intatto, il che sarebbe stato impossibile, se i colpi da dietro che infransero il lunotto, fossero provenuti dal piano strada.

Insomma, cominciamo già da queste primissime osservazioni sul corpus delle immagini e delle notizie in nostro possesso, a capire che la vulgata di regime sul sequestro Schleyer è una menzogna. Esattamente come la vulgata di regime su Fani. Anche lì, dove 5 agenti furono sicuramente trucidati, si sparò almeno anche dall´alto, da parte di cecchini militari superprofessionali - la crème de la crème, che poi fosse comsubin o blue light o sas o altro poco importa. Anche lì abbiamo fori singoli, frutto di colpi da dietro e dall´alto, sul lunotto dell´alfetta di scorta, e un foro singolo nel parabrezza in alto della 130 di Moro - e last but not least, fori nelle portiere laterali dell´alfetta di scorta da traiettorie impossibilmente verticali per il piano strada.

Il sequestro Schleyer fu la vera prova generale del sequestro Moro.

E vedremo presto che, come Moro non poteva assolutamente essere a Fani, perché non sarebbe uscito vivo e illeso dall´inferno di fuoco incrociato, così Schleyer non poteva essere a Braunsfeld, per lo stesso motivo: li si voleva entrambi vivi in un primo tempo, per inscenare lo psicodramma collettivo dei 2 mesi circa in prigionia. E come le scheinbr non c´entrano nulla col sequestro Moro se non come agenti prestanome prestavolto e prestavoce, così la scheinraf non c´entra nulla con Schleyer - se non nella stessa funzione di regime. Si trattò di assassinii politici opera del terrore di regime del bilderberg - sotto falsa bandiera di falso terrorismo rosso, per criminalizzare le sinistre.

Moro fu prelevato prima di Fani. Schleyer, prima di Braunsfeld.

Altro perfetto parallelismo Moro/Schleyer è che gli scheinbr agenti della trimurti gladio/cia/mossad al servizio del bilderberg, oggi sono liberi e ricchi o quanto meno senza affanni materiali - esattamente come i loro colleghi scheinraf : il regime li ha premiati lautamente per aver fatto da prestanome nei 2 falsabandiera.

Peter-jürgen boock fu liberato già 20 anni fa, nel 1998, e vive oggi splendidamente, da libero

autore :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Sieglinde hofmann fu liberata nel 1999, e oggi vive tranquilla da pensionata: cosa abbia fatto per meritare una pensione, lo sa solo il regime che l´ha premiata per i suoi crimini. Bastino questi 2 esempi, cui corrispondono i vari scheinbr morucci, moretti e compagni di merende. Chiedetevi perché il regime li ha premiati così, mentre milioni di anziani onesti e innocenti oggi in Italia fanno la fame - e non hanno voce.

Ma il più perfetto e più disgustoso parallelismo Moro/Schleyer, son le 2 vulgate su come andarono i "fatti" a köln e a Roma: per Fani come per Statz, la versione fornita da scheinbr e scheinraf è diventata il vangelo di regime: sono menzogne demenziali, eppure da più di 40 anni tutti ci credono perché lo dice la tv e tutti gli altri massmedia in coro. Vediamo dunque una per una, tutte le assurdità di tali versioni ufficiali, con Statz che fa da modello, anche propagandistico, per Fani. Ci baseremo su un tipico esempio tra i tanti, di narrativa dogmatica di regime :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

L´autore di questa risibile ricostruzione è tal tim stinauer, pappagallo di regime del kölner stadt-anzeiger. Osservate già la prima grande foto del luogo dell´agguato: non c´è quasi nessuno, se non un singolo tizio che sta smanettando col tergicristallo chissà a quale scopo, e quello che lo fotografa. Eppure è il più spaventoso massacro terroristico in germania occidentale dal 1945, correggetemi se sbaglio - uno si aspetterebbe una folla di periti, medici, fotografi, giornalisti, autorità, curiosi, pellegrini. Non c´è nessuno: l´agguato è avvenuto, o meglio sarebbe avvenuto, da poche ore, i cadaveri o presunti tali sono stati rimossi, e già la scena non interessa più a nessuno. Cosa sia quella strana macchina edile a sinistra, e cosa ci faccia lì, non interessa minimamente né a stinauer né a nessun altro scheingiornalista.

La seconda foto che ci mostra stinauer, sarebbe il pullmino usato dai presunti terroristi per la fuga. Sarebbe stato parcheggiato poco prima dell´agguato, lì vicino, da hofmann e boock. Si vede tanto di targa, K C3849, ma né a stinauer né ad alcun altro che io sappia, viene in mente di andare al pra di köln a chiedere a chi fosse intestata quella targa il 5.9.77. Se poi la targa è falsa, ci può dire la polizia, dopo 41 anni, qual era la targa vera ? A chi era intestata ? Era rubato il pullmino ? Nulla, stinauer non ha di queste triviali curiosità - non gli interessa sapere chi finanziasse la costosa vita clandestina di boock hofmann e compagnia bella. Non gli interessano pericolosi Realien. Un pullmino non è esattamente il mezzo veloce che uno si aspetterebbe per una fuga di terroristi incalzati da tutte le polizie d´europa, servizi segreti compresi, ma tant´è, questo passava il convento.

A questo punto, continua imperterrito stinauer, senza mai citare le fonti delle sue stolide false certezze, i 2 terroristi scaricano dal pullmino un carrozzino, in cui son nascoste le armi.

Questo buffo dettaglio del carrozzino fu ripreso dal sommo Fassbinder nel suo splendido Dritte Generation del 1979, nella scena finale del rapimento, parodia sarcastica e tragica della farsa di regime su Schleyer. Un film che è un must per tutti, ve lo raccomando caldissimamente. Il troppo giovane genio non aveva capito ancora tutto, ma quasi :

https://www.youtube.com/watch?v=KDfGjzuugo4

Si badi bene: stando a stinauer, cioè alla vulgata di regime, siamo poco prima dell´attentato. Le armi stanno nel carrozzino. Dunque i terroristi o presunti tali, sono disarmati fin qui.

Alle 17.28 sieglinde avrebbe gridato : " Si inizia ! " come segnale ai suoi che stava arrivando Schleyer. Figuriamoci se un segnale di tale importanza poteva mai essere affidato a un grido: sarebbe bastato un tuono o un rombo di motore in quel momento a coprire il grido, e addio strage. Nella farsa della vulgata su Fani, il ruolo dell´annunciatrice in vedetta spetterà a rita algranati col mazzolin di fiori che vien da Fani alta. Sieglinde spinge il carrozzino in strada, mentre wisniewski e stoll con la mercedes (anche questa di ignota origine e finanziamento) bloccano l´auto di Schleyer con una retromarcia improvvisa da un ingresso laterale privato. L´autista di Schleyer frena di botto, l´auto della scorta lo tampona (come l´alfetta tampona la 130 a Fani) ... e i terroristi aprono il fuoco. Peccato che non si capisca bene con quali armi - visto che le armi stanno nel carrozzino. Tutto ciò non può che essere una demenziale bugia. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto in questo modo.

Naturalmente, per il suo encomiabile ruolo di prestanome al falsabandiera di regime, wisniewski è stato premiato con la libertà condizionata nel 1999, e vive tranquillo a köln, senza sentire nemmeno il bisogno di cambiar la città dove avrebbe compiuto la più efferata strage terroristica nella storia recente della germania ex-ovest. E quando deve difendersi nei processi pendenti che ha, non ha difficoltà veruna a permettersi l´avvocatessa lunnebach edith, una che non penso lavori gratis. E nessuno chiede pubblicamente come faccia wisniewski a permettersi avvocatessa privata e non d´ufficio :

https://www.ksta.de/-von-mir-erfahr...

Anzi stando al link supra, wisniewski oggi è completamente libero, nemmeno più in libertà condizionata. E si lascia intervistare per servizi tv, proprio come i nostri scheinbr...

Chiaro dunque che queste carogne, i vari wisniewski moretti etc., sono sempre state sul libro paga del regime, dato che la clandestinità, le macchine, le armi, la propaganda etc. costano milioni all´anno. Alberto Franceschini ha testimoniato come i soldi veri, all´inizio della carriera criminale delle scheinbr, li tirasse fuori misteriosamente sempre simioni corrado, il grande vecchio del futuro hyperion, la cui segretaria (sì, poteva permettersi pure la segretaria) lavorava per la nato . Basta questo a capire che, a parte pochi poveri illusi presto arrestati o uccisi come curcio cagol o baader, gli altri cosiddetti " terroristi rossi " del livello direttivo e subdirettivo erano solo dei luridi infiltrati della trimurti cia/mossad/gladio - cioè del bilderberg.

Continuiamo a sezionare il demenziale raccontino di stinauer - cioè il copione di regime per la falsa versione ufficiale del sequestro Schleyer. Dopo aver sparato le prime dozzine di colpi, i raf con molto fair play cedono il turno alla scorta :

" Dopo alcuni secondi e dozzine di spari subentra una breve pausa. Due delle tre guardie del corpo rispondono al fuoco, senza però colpire nessuno. Poi i terroristi riprendono a sparare, come fuori di senno. "

Ho letto da qualche altra parte che gli agenti di scorta avrebbero sparato in tutto 11 colpi - senza colpire nessuno. Forse al buio non ci vedevano bene. O erano fuori esercizio. O forse non c´erano. O forse c´erano, ma non potevano colpire nessuno perché non vedevano nessuno - perché i colpi venivano dall´alto e non dalla strada.

Ripeto il link oggetto di analisi :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

A questo punto della narrativa non si capisce neppure chi dei terroristi avrebbe sparato all´inizio : wisniewski e stoll ? Cioè, sono usciti dalla mercedes dopo aver bloccato il convoglio; poi sono andati al carrozzino a prendere le armi nascoste lì dentro; poi hanno sparato, e nel frattempo gli agenti della scorta li han lasciati gentilmente fare con comodo ? Oppure boock e hoffmann, che stando vicino al carrozzino, avrebbero avuto più rapido accesso alle presunte armi ? Non si capisce nulla. Ma a stinauer i dettagli logici non interessano - lui sta lì solo a spappagallare la fiction di regime. Nulla di quel che dice è mai accaduto in quel modo - perché è completamente implausibile e assurdo.

La scenetta seguente è penosamente risibile: stoll salta sul cofano della macchina di scorta !! Sta a pochi cm dai 3 agenti, eppure non lo beccano. Spara un intero caricatore - stando a stinauer, le cui fonti sono ignote. Peccato che nessuna foto ci mostri questo cofano - dovrebbe ben essere ammaccato dopo che stoll c´è saltato sopra - a meno che non fosse costui leggero come una piuma.

Inoltre non si capisce dove spara - spara agli agenti, ma dove sono gli agenti ? Già fuori si suppone, perché il parabrezza della scorta pare integro, dunque stoll non può aver vuotato il suo caricatore verso di esso - anche perché così facendo, avrebbe rischiato di beccarsi un cristallo sulla femorale. Ma se gli agenti erano fuori, che è saltato a fare stoll sul cofano ? Avrebbe potuto costargli la vita una tale diversione. Uno spara a uomini armati e addestrati, da un riparo, non faccia a faccia da pochi cm o metri. A meno che non voglia suicidarsi. Tutte fole assurde e inverosimili - nulla di tutto questo è mai avvenuto, è creative writing della peggior specie.

Oddio, si dice che stoll avesse effettivamente tendenze suicide - il 6 settembre 1978 pare che si fece ammazzare dalla polizia in un ristorante. Ma questa è la vulgata ufficiale, sulla quale per ora sospendo il giudizio. Che stoll fosse a Statz, lo dice solo boock. Comunque può ben darsi che stoll fosse uno dei giovani manipolati e fanatizzati che ci credevano - in genere finiti tutti impallinati. Ma a Statz stoll non fece quel che si favoleggia, questo è poco ma sicuro. Se pure c´era, il che è tutto da dimostrare.

A questo punto, nel bel mezzo di tutta questa infernale sparatoria, 2 terroristi, non si dice quali, avrebbero estratto Schleyer, miracolosamente illeso come Moro, dalla macchina, e lo avrebbero caricato sul pullmino volkswagen.

Sono le 17.30 del 5.9.1977 - un lunedì. Sono stati sparati, si legge, più di 100 colpi - ma nessuno vede niente, non ho letto sinora di alcun testimone oculare del presunto agguato, nessuno vede niente nemmeno da qualche finestra. Nessuna macchina si trova a passare di là. È inutile aspettarsi dagli stinauer che si prendano la briga di far davvero il loro mestiere - di far cioè un po´ di fact-checking, anzi di sano factoid-checking, andandosi a cercare eventuali testi. Nessun pedone col cane, deserto completo. Eppure siamo a köln, non in mezzo al sahara. Il frastuono delle frenate, del tamponamento, delle urla, degli spari, dei motori accesi avrebbe dovuto allertare mezzo quartiere. Niente.

A questo punto del mythmaking, stinauer mostra le foto da vivi degli agenti presuntamente uccisi a Statz - foto che dovrebbero, aristotelicamente, suscitare nella readership del kölner stadtanzeiger, paura, terrore, emozione e infine catarsi da ogni opinione e sentire di sinistra. Il problema di queste foto, come vedemmo supra, è che non sono confrontabili/verificabili con foto in primo piano di cadaveri, che mancano totalmente, a differenza di Fani. Dunque non resta che l´ Epoché, non solo su se questi agenti siano veramente morti o esistiti, ma anche, in caso siano davvero stati uccisi (cosa che ritengo virtualmente certa per ragioni che dirò), su dove e da chi, dato che essi non sono identificabili nelle foto della scena del crimine disponibili.

Ancora e ancora : se davvero volevano suscitare pietà e terrore anticomunista, come volevano i bilderberg nell´ordire tale falsabandiera, perché non hanno mostrato le foto dei cadaveri in primissimo piano o quasi, volti insanguinati e tutto, come a Fani ? Perché non mostrarono e non mostrano il cadavere di Schleyer nel bagagliaio, come quello di Moro ?

Il nostro velinaro continua con gli articoli di fede, e ci narra dell´autopsia di Brändle autista della scorta, che per noi sin qui non può che esser la presunta autopsia di Brändle, del presunto Brändle ; e dei 60 fori di proiettile accertati presuntamente nel suo cadavere dai forensi. Fonti : zero. Foto : zero.

Perché dovremmo prender per buoni fattoidi inverificabili ?

Non v´è alcuna follia in questo metodo.

Sto parlando di metodo, non sto facendo il cinico che non sono - se davvero questa gente fu barbaramente trucidata come asseriscono - e io sto per dimostrarvi che lo fu, solo NON COSÌ - a essa e ai loro familiari va tutta la mia solidarietà e simpatia. Ma non è certo sulla base di fattoidi senza fonti né foto, del tutto inverificabili, che noi dobbiamo accettare la vulgata di regime.

La narrativa, la fabula su Pieler servirà da blueprint per quella sul povero Iozzino : Pieler agente di scorta, è seduto dietro a destra - come forse Iozzino nell´alfetta; ha 20 anni - quasi come Iozzino, che ne aveva 24; riesce a uscire dall´auto, proprio come Iozzino, e a sparare 3 colpi, proprio come Iozzino o quasi; poi muore crivellato, proprio come Iozzino. Stando alla vulgata. Però c´è una differenza enorme: il cadavere di Iozzino in strada ce lo mostrano da tutte le angolazioni in centinaia di foto e video; quello di Pieler non si capisce quale sia, non si vede in volto, e per lo più è coperto da telo nero in quasi tutte le pochissime foto che ho trovato. Dunque perché mai dovremmo accettare la narrativa di regime su Pieler ? Con tutto il rispetto e l´onore a Pieler - solo il trovare e diffondere la Verità gli renderà giustizia.

Stesso dicasi per Ulmer, che pure lui sarebbe riuscito a rispondere al fuoco, prima di cadere crivellato da ben 26 proiettili, di cui solo 2 mortali. Tutti articoli di fede, inverificabili. Dove sono i verbali originali di tali presunte autopsie ? Dove sono le foto dei cadaveri fatte dalla scientifica ? Perché non ci fanno vedere assolutamente nulla di tutto ciò da 41 anni ? Idem per il cadavere di Schleyer - il presunto cadavere di Schleyer nel bagagliaio. Non sto asserendo controdogmaticamente che non furono uccisi - sto sospendendo il giudizio perché non ho dati verificabili per la vulgata di regime. Dunque l´unica opzione logico-matematica sin qui su Statz, è

l´ Epoché. Ma ci accingiamo a superarla.

Ecco una foto interessante :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

Vi si vede chiaramente che il lunotto dell´auto di Schleyer è integro, e non pare presentare nemmeno 1 foro di proiettile. Ora paragonate la suddetta foro a quest´altra che già conosciamo :

https://story.ksta.de/2017/09/die-e...

Qui c`è anche la macchina della scorta, col lunotto fracassato : come è possibile che nessun proiettile che ha infranto il lunotto della scorta, non ne abbia infranto (o almeno incrinato, scheggiato, tenuto conto della perdita di cinetica) anche il parabrezza, nonché il lunotto dell´auto di Schleyer lì davanti ? Se davvero questi 119 colpi ufficiali furono sparati tutti dal piano strada ? L´integrità del parabrezza della scorta e del lunotto di Schleyer si spiega bene invece, se i colpi provenivano da cecchini appostati in alto, e dunque avevano traiettoria vertical/obliqua e non orizzontale . Sempre se tali colpi furono davvero sparati a Statz, e se per esempio le macchine non furono portate lì a far scena già in quello stato.

Altro dettaglio interessante di questa foto :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

è il finestrino anteriore sinistro fracassato della macchina di Schleyer, che corrisponderà a quello della macchina di Moro: Schleyer come Moro, sarebbero stati seduti dietro, eppure non una delle mille violentissime schegge di cristallo li colpirono. È anche strano che il vetro anteriore destro appaia integro, e non vi sia traccia apparente, per quanto è dato vedere, di fori nello sportello anteriore destro aperto : i 5 proiettili che avrebbero ucciso l´autista, furono dunque i soli sparati lì dentro, tutti a segno e tutti ritenuti ? Anche questo parrebbe più lavoro di precisione di cecchini dall´alto che di schein- o veri raf privi di preparazione militare specializzata e professionale.

Sempre a questo link :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

il solito stinauer ci informa, al solito senza fonti, che

" È la mattina presto del 5 settembre 1977, quando Hanns Martin Schleyer lascia la sua casa di Stoccarda. Un lunedì. La famiglia dorme ancora. Un autista conduce il presidente della confindustria, presidente dell´unione federale dell´industria tedesca e membro del consiglio d´amministrazione della daimler benz, all´aeroporto. Lì sta il jet della daimler 'falcon'. Alle 7.15 Schleyer atterra a colonia" :

se ciò è vero, allora Schleyer da casa sua a Stuttgart all´aeroporto, non ha scorta ma solo autista : dunque perché la raf avrebbe dovuto rapirlo a köln, dove aveva 3 agenti di scorta, e non a Stuttgart, dove girava col solo autista ? Evidentemente, se vera fu la strage, qualcuno aveva bisogno di un rapimento con strage : e questo qualcuno non fu certo la raf, che sarebbe stata davvero idiota a rischiare la vita quando poteva prender Schleyer tranquillamente a Stuttgart, dove girava col solo autista, magari pure disarmato come si dice fosse Marcisz a Statz. Proprio come per Moro, che negli ultimi tempi girava solo, a piedi, o col solo Leonardi a distanza...Ma qualcuno aveva bisogno del sangue di Fani.

A questo punto, il racconto di stinauer, sempre qui :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

diventa ancora più assurdo : Schleyer e scorta lasciano l´ufficio alle 17. Da oberländer ufer a Statz son circa 15´ di macchina. L´agguato avverrebbe alle 17.28 - veramente troppo tardi, a meno che l´autista non andasse a 30 all´ora. Comunque: quando Schleyer esce e si avvia, ci sarebbero raf appostati che lo vedono e telefonano subito al caffè in aachener straße dove aspettano i 4 killer - boock, wisniewski, hofmann e stoll. Ora siccome all´epoca non c´erano i cellulari (ma c´erano i primi radiotelefoni mobili, i walkie talkie, le radio ricetrasmittenti) questo raf che avrebbe telefonato al caffè, se lo ha fatto da una cabina, questo implicherebbe una certa perdita di tempo tra l´avvistamento e la telefonata, a meno che ´sto raf non fosse già dentro una cabina col telefono in mano, il gettone o scheda dentro, e con vista sull´uscita dell´ufficio di Schleyer.

Inoltre quando chiama questo anonimo caffè, chi risponde ? Se c´era un telefono pubblico con numero in questo caffè, possiamo immaginare uno dei terroristi che aspetta lì vicino pronto a rispondere - ma rischiando di essere importunato da un altro avventore che deve telefonare, e di essere visto da un sacco di gente. Comunque appena ricevuta chissà come questa presunta telefonata di cui non ci han mai detto da dove fu fatta, i 4 killer schizzano fuori: peccato che sia troppo tardi per arrivare in tempo a Statz, perché da aachener str. a Statz ci vogliono almeno 5 minuti di macchina, e siamo già ben dopo le 17 , e dall´ufficio di Schleyer a Statz ci vuole un quarto d´ora sì e no, e la telefonata deve esser arrivata alquanto dopo le 17, e poi il tempo di arrivare alle macchine, e il traffico, è tutto troppo stretto per posizionarsi ai cancelletti, tirar fuori il carrozzino, preparare le armi... È del tutto inverosimile che 4 veri killer non avrebbero aspettato già a Statz da almeno mezzora prima, e che avrebbero ingannato il tempo in un bar in bella vista di dozzine di avventori gestori etc., che avrebbero rischiato di arrivare troppo tardi per un semaforo rosso o un ingorgo, di trovare i posti programmati occupati da altre auto. Tutto ciò è completamente ridicolo, non è mai avvenuto - o SE è avvenuto, i 4 scheinraf NON POSSONO ESSERE I KILLER.

Perché non ha cercato, stinauer che è di köln o almeno vi lavora, di contattare il gestore di allora, camerieri etc., per farsi confermare che effettivamente c´erano i 4 killer presunti il 5.9.77 attorno alle 17 ? Questo caffè di aachener troverà il suo gemello italiano nel bar/ristorante/pasticceria olivetti a Fani, davanti al quale avrebbero atteso i presunti killer br il 16.3.78. Ancora una volta, si conferma Statz come prova generale di Fani.

A questo punto, continua la vulgata di regime spappagallata da stinauer,

" Parcheggiano la mercedes a Vincenz-Statz-Straße davanti al vialetto d´ingresso di una casa ".

Si saran fatte perlomeno le 17.15. Strano che Schleyer non sia ancora arrivato. Tuttavia la cosa più idiota che potevano fare i killer era parcheggiare in un ingresso garage privato - perché era l´ora del rientro, e se proprio in quel momento il proprietario fosse rientrato, o magari fosse riuscito dal garage, avrebbe mandato a monte tutto o almeno complicato enormemente le cose. Tutto ciò è demenzialmente inverosimile. Per non parlare del fatto che la Germania è il paese della Ordnung, e se parcheggi abusivamente sul vialetto a bloccare un garage privato, in men che non si dica rischi di trovarti lì la polizia chiamata da qualche solerte cittadino. A meno che il proprietario del vialetto privato fosse un agente del terrore di regime come gli scheinraf - e come i vari moscardi tullio di via Fani 109, bonanni patrizio e barbaro bruno di Fani 109, e compagnia bella di gladio.

Flashback al momento in cui stando all´infaticabile stinauer

" I quattro terroristi si precipitano fuori dal locale " :

senza pagare il conto ? Anche quello può prender tempo, specie se il locale è affollatuccio...

Il diavolo è nel dettaglio, ma agli stinauer queste banalità non interessano. Il mythmaking non è fatto di scontrini fiscali e altri umili Realien.

Siamo quasi al momento topico del film :

" boock e hofmann sono arrivati di seguito in un volkswagen bulli. Lo parcheggiano all´incrocio, a 100 metri. Scaricano un carrozzino blu, in cui hanno nascosto mitra " :

ora - se tu stai per ammazzare qualcuno, e se quel qualcuno comprende 3 armati, certo vuoi che alquanto prima le armi sian pronte a sparare, quindi te ne accerti per tempo e togli la sicura e imbracci. Invece no, questi con Schleyer in arrivo da un momento all´altro a tutta velocità, nascondono le pistole mitragliatrici nel carrozzino - così se, come sarebbe stata l´unica cosa logica da farsi, erano già senza sicura, avrebbero rischiato di sparare da sole al minimo urto del carrozzino o piede in fallo di hofmann o boock, e ammazzarli tutti e due. Per non parlare della decisiva, rischiosissima perdita di tempo a dover percorrere 100 m col carrozzino e tirarle fuori da lì all´arrivo di Schleyer.

Ma come si fa a non vergognarsi a scrivere tali corbellerie per 41 anni.

Trovato finalmente qualche spezzone video di Statz qui :

https://www.youtube.com/watch?v=fMj...

Pare trattarsi di spezzoni di telegiornali. A 0´36´´ si vede parte di un cadavere in strada, ma non il suo volto. Quello che colpisce ancora una volta, è che nonostante gli abiti paiano arrossati di sangue, attorno ad esso non c`è neppure una singola goccia di sangue. Dunque se vero è il cadavere, è stato ucciso altrove e poi portato a Statz per la messinscena. Certo, i vestiti assorbono molto sangue - ma possibile che nemmeno uno dei 100 proiettili lo abbia colpito, lui o gli altri, a parti nude del corpo come la testa ?

Presunti nome e indirizzo del caffè dove i 4 presunti killer si sarebbero intrattenuti prima della strage :

Eiscafé Stass, Aachener Straße 507 in Lindenthal.

Fonte :

https://www.focus.de/regional/koeln...

Ma neppure questo giornalista ha pensato di fare del sano factoid-checking.

Ecco una street view di googlemaps di aachenerstr. 507 nel 2008 :

https://www.google.it/maps/place/Aa...

Non si vede il civico 507, si vede il 509, dunque dovrebbe essere il locale che si affitta a sinistra del 509, perché a destra i civici vanno a crescere - a meno che tutta la numerazione non sia cambiata tra il ´77 e il 2008. Dunque già nel 2008, l´eiscafé presunto non esisteva più - ammesso che sia mai esistito. C´è cartello affittasi con nome e numero dell´immobiliare: potreste se avete i soldi per telefonare e parlate tedesco o inglese e vi interessa davvero la Verità, telefonare a questa immo e chiedere se erano loro i proprietari del locale anche il 5.9.77 o chi fosse allora, e poi dal proprietario di allora, risalire ai gestori, personale etc., ammesso che siano mai esistiti, dell´eiscafé, ammesso che sia esistito, e chiedere conferma della presenza dei 4 killer attorno alle 17 del giorno fatale :

lig immobilien, 0221 - 94 74 00

www.lig-immobilien.de

Cliccando sul link di lig immo, vi manda a rheinreal, quindi devono aver cambiato nome da allora. Comunque questi sono i telefoni, divertitevi :

http://www.rheinreal.de/kontakt/ans...

Another way around it : secondo la vulgata di regime come abbiam visto, questo presunto eiscafé si chiamava Stass. In genere questi localetti prendono il nome dal gestore, anche considerando che Stass in tedesco non significa niente. Dunque ecco i 4 Stass che escono dall´elenco del telefono di köln che ho trovato sul web :

https://www.dasoertliche.de/?kgs=05...

Telefonategli - qui occorrerà il tedesco, perché se erano gestori di bar gelateria, difficile che sappian l´inglese. Magari sono loro, ancora vivi e lucidi dopo 41 anni, o i figli che allora eran giovani. Telefonate e chiedete se sono loro, se esisteva questo eiscafé, se videro i 4 killer il 5.9.77 attorno alle 17. Se il chiamante chiese di un certo müller, vedi infra. Se sono loro, la polizia li dovette ben interrogare come testimoni allora, dove sono i verbali delle loro dichiarazioni di allora ? Il regime non ci ha detto nulla, nulla di verificabile. Provvedete voi se avete i soldi, magari avran voglia di parlare. Non posso fare tutto da solo - sono alla fine del libro - e dei soldi.

In ogni caso notate sulla street view di googlemaps, come questo locale sia su una strada trafficata, popolare, piena di negozi: vi pare mai verosimile che 4 terroristi che si apprestino a compiere la strage politica più grave da decenni, si faccian vedere da tutti mezzora prima a prender tranquillamente il caffè in un bar ? Lo stesso sproposito ci fu raccontato poi nella fotocopia di Fani, coi 4 avieri al bar olivetti o lì vicino a passeggiare su e giù per via Stresa etc.

Ci sono solo 2 spiegazioni logiche qui : o ´sti scheinraf e scheinbr non sono mai stati al bar, oppure hanno voluto farsi vedere bene apposta, affinché si radicasse nel popolo la certezza falsa che autori del crimine fossero loro - perché appunto furono prestanome e prestavolto del terrore di regime. Mai e poi mai dei veri terroristi avrebbero atteso di partire per la strage in un locale pubblico. Non era neppure necessario per la presunta comunicazione telefonica della partenza di Schleyer dall´ufficio, stare in un locale con telefono pubblico con numero - bastava una cabina con numero - molto più discreto. Inoltre in un locale, correvano il rischio di trovare il telefono occupato da altro cliente - a meno che il proprietario essendo complice, avesse messo loro a disposizione il suo telefono fisso privato. Immaginate che il telefono fosse quello privato del locale - in una delle varianti del mito, si narra che così fu, e che il raf telefonatore chiese di parlare con un certo müller o qc di simile: immaginate se in quel momento il telefono del gestore fosse stato occupato: sarebbe saltata tutta l´operazione !!!

Ma c´è un altro argomento che schiaccia definitivamente l´assurdità della vulgata di regime.

I walkie talkie. Questi protocellulari esistono dalla seconda guerra mondiale, e nel 1977 eran già molto sviluppati. Con walkie talkie di sufficiente potenza, qualità di antenna etc., si poteva parlar già allora a chilometri di distanza, senza alcun bisogno di stressarsi coi telefoni pubblici. E poi esistevano le radio ricetrasmittenti, e i primi telefoni mobili come abbiam visto supra. E gli scheinraf non avevano certo problemi di soldi, dato che disponevano di milioni di marchi di mai chiarita origine per appartamenti, macchine a go-go, tutte di alta cilindrata o spaziosi e comodi pullmini, vita clandestina, spostamenti internazionali, armi e munizioni ad libitum, etc. - milioni assolutamente non spiegabili con la manciata di rapine loro attribuita. L´ultimo dei loro problemi sarebbe stato permettersi l´ultimo e più potente modello di walkie talkie. Vedete dunque che la vulgata di regime sulle telefonate dalle cabine è totalmente assurda. A köln nel 1977 i walkie talkie erano di uso comune anche tra professionisti civili - il reporter braun della kölner stadtanzeiger lo usava d´abitudine :

" Braun will per Funkgerät einen ersten Bericht an die Redaktion durchgeben " :

https://story.ksta.de/2017/09/119-s...

Da Statz, vuol comunicare con la redazione tramite walkie talkie. Calcolate che, se il kölner stadtanzeiger non ha cambiato indirizzo da allora, da Statz alla redazione son più di 9 km - che dunque i walkie talkie coprivano benissimo nel 1977 - ; dall´ufficio di Schleyer su oberlander ufer al caffè su aachenerstr. la distanza è più o meno quella.

Altro parallelo tra le demenziali vulgate di regime su Statz e Fani, è il rebus di come facessero i presunti terroristi a sapere esattamente che strada avrebbero fatto Schleyer e Moro quei giorni. Moro non faceva assolutamente sempre la stessa strada, non passava sempre per Fani, aveva almeno 3 percorsi alternativi, come attestò sua moglie al giudice gallucci. Dunque lei stessa giustamente si era chiesta come facessero i br a essere così certi che proprio quel giorno sarebbe passato da Fani/Stresa. Idem per Schleyer.

Impossibile che Schleyer con la scorta facesse sempre la stessa strada, perché ciò sarebbe stato assurdo per uno minacciato di attentato imminente, e che per questo aveva ricevuto la scorta. Google ci dice che da oberländer ufer dove pare fosse l´ufficio di Schleyer, a Raschdorffstraße 10 dove Schleyer abitava quando era a köln, ci sono almeno 3 percorsi possibili - e badate che google dà solo i più economici in termini di tempo e distanza, mentre uno che viaggia con la scorta può anche per ragioni di sicurezza, discostarsi alquanto da tali parametri :

www.google.it/search?source...

Dunque ritorna più che legittima la domanda : come facevano i presunti raf, a sapere che quel giorno Schleyer avrebbe fatto proprio il percorso sul quale avevan piazzato le vedette, e sarebbe passato proprio per l´incrocio presso il quale avevano programmato l´agguato ?

Idem per Moro. Evidentemente, terroristi di regime indussero la scorta di Moro e quella di Schleyer a passare proprio di là quel giorno, tra i vari percorsi possibili: qualcuno di alto rango , che aveva il potere di ordinare agli agenti un percorso ed esigerne obbedienza senza discussioni: un alto papavero del terrore di regime, appunto - anche se i suoi ordini passarono poi per il " modesto funzionario" di un noto passaggio delle lettere di Moro: il piduista esposito antonio, col suo collega di eversione frattasio.

La sede della confindustria tedesca presieduta da Schleyer allora era a oberländer ufer 72 :

https://www.focus.de/regional/koeln...

Il discorso non cambia : i 3 percorsi alternativi suggeriti da google sono perfettamente equivalenti in termini di tempi di percorrenza :

https://www.google.it/search?source...

Ergo, impossibile che Schleyer , un uomo ufficialmente nel mirino, facesse ogni giorno la stessa strada - esattamente come non la faceva Aldo Moro.

L´ennesimo parallelo tra Statz e Fani, è l´uso in entrambi i casi di pallottole nato, speciali munizioni americane: come avrebbero mai fatto i raf e le br a procurarsele ?

" boock e hofmann sparano con armi caricate a proiettili ad alta velocità, sviluppati dagli americani per la guerra del Vietnam. Wisniewski spara munizioni speciali, che perforano anche spessa

lamiera ".

http://www.spiegel.de/spiegel/print...

Stessa cosa accade a Fani, dove vengono repertate munizioni in dotazione solo a gladio e presenti allora solo nei depositi di gladio, di cui pochissime persone in Italia avevan le chiavi o comunque conoscevano l´esatta ubicazione, chiavi o non chiavi : come avrebbero fatto i br a procurarsi tali munizioni ? Dunque delle due l´una : o gli scheinraf/scheinbr erano agenti di gladio, o gli attentati non li han fatti loro, bensì cecchini nato militari specializzati. Entrambe le cose posson benissimo esser vere insieme. In entrambi i casi, i 2 attentati paralleli furono opera del terrore di regime.

Stando alla vulgata secondo lo stesso articolo citato, il cervello del sequestro Schleyer fu la raf brigitte mohnhaupt: il che è impossibile, perché la mohnhaupt nel 1977 non poteva non essere sotto controllo di polizia e servizi, in quanto :

" Il 9 giugno 1972 fu arrestata a Berlino e condannata e quattro anni e sei mesi per sostegno di associazione criminale, lesioni e possesso illegale di arma da fuoco. Dopo aver aggredito un´agente, ricevette ulteriori due mesi di carcere. "

https://de.wikipedia.org/wiki/Brigi...

In altre parole, la mohnhaupt era "bruciata" e non avrebbe avuto senso né per lei né per gli altri mettersi a cospirare ancora per un crimine di tal livello, in quanto non poteva non sapere di essere sotto controllo da almeno 5 anni - a meno che non fosse lei stessa, come certamente era, un´agente dei servizi: la moretti tedesca. Oggi , come tutti gli altri scheinraf e scheinbr, la mohnhaupt è libera e felice, premiata dallo stato per i suoi crimini di prestanome e prestavolto del terrore di regime : il 25 marzo 2007 fu rilasciata. Vive legalmente sotto nuovo nome, la privacy le è garantita perché nessuno sa dove vive, prende il generoso assegno di disoccupazione dallo stato con appartamento pagato :

www.focus.de/politik/deutsc...

Come può una criminale appena uscita di galera, di cui polizia e servizi sanno tutto, dopo 5 anni dentro, mettersi subito a organizzare il più eclatante attentato terroristico nella storia della germania ovest ? Eppure proprio questo sarebbe accaduto, stando alla versione della vulgata di regime qui :

https://www.focus.de/regional/koeln...

e qui :

https://de.wikipedia.org/wiki/Brigi...

Arrestata il 9 giugno 1972, la mohnhaupt sarebbe stata rilasciata l´8 febbraio 1977 - giusto in tempo per organizzare il sequestro schleyer di nemmeno 7 mesi dopo, in santa pace e tranquillità.

Chi crede a una tale assurdità è un ingenuo, o uno che non sa o non vuole liberarsi dalla lobotomia di regime.

L´articolo citato:

https://www.focus.de/regional/koeln...

continua così :

" Das „Spindy“-Team besorgte falsche Pässe, Waffen, Autos. Man kaufte oder stahl folgende Tatfahrzeuge: Einen Alfa Romeo (für Schleyers Observation genutzt), in Porz einen Mercedes 300 D (das Sperrfahrzeug, mit dem die Schleyer-Kolonne gestoppt wurde) und in Forsbach einen Mercedes 230 (der Kofferraum wurde für den Transport Schleyers präpariert). Außerdem einen VW Bus. "

4 macchine costosissime: un´alfa romeo, 2 mercedes, un grosso pullmanino volkswagen: in parte rubate (dove esattamente ?) e in parte acquistate: con quali soldi ? Da dove uscivano tutti questi milioni di marchi a go-go ? Dalla manciata di rapine attribuite alla raf ? Come si fa a preparare un attentato servendosi di macchine rubate, che al primo controllo di polizia potrebbero essere tracciate e mandare a monte tutto ? Chi finanziava la scheinraf ? Chi procurava i falsi passaporti ? Chi le armi ? Se almeno un´oncia di tutto ciò fosse almeno in parte vera, that is...

Tali fondamentali domande sono oziose per il nostro pappagallo di regime du jour.

Per noi invece sono fondamentali. Follow the money, ci insegnavano i sommi Falcone e Borsellino (e prima di loro, Tucidide Marx e Sutton) e arriverai ai mandanti. Se non salti in aria prima. Ma se Falcone e Borsellino sono saltati in aria, vuol dire che avevano ragione: follow the money, e troverai i mandanti.

" Eine Wohnung im 26. Stock des Unicenters wurde zur Kommandozentrale: Logistische Basis, Versteck, Konferenzraum " :

ammesso e non concesso che sia vero: chi pagava l´affitto ? Chi pagò la cauzione e il deposito, e gli standard 3 mesi di affitto anticipato, al momento di prenderlo ? Con quali soldi ?

" Aus den Arsenalen besorgten sich die Täter die Waffen, darunter Schnellfeuergewehre. Die RAF verfügte über bis zu elf Erddepots in der BRD, darunter eines mit dem Tarnnamen „57 ende“ bei Köln. " :

armi a go-go, mitragliatrici, 11 depositi d´armi nella germania ovest, munizioni ad libitum: tutta roba che costa fior di soldi e che non si può procurare solo a forza di rapine: chi pagava - ammesso e non concesso che ci sia almeno qualche atomo di verità nella vulgata di regime ? Per non parlare del costo di chi ti addestra a usare le armi, degli spazi per esercitarsi, della vita in clandestinità per almeno una dozzina di terroristi - sono milioni all´anno, da dove venivano ? La manutenzione di armi automatiche, esplosivi etc. poi, è roba da specialisti : non esattamente il tipo di gente che solitamente lavora gratis et amore dei o della rivoluzione comunista: chi li pagava ?



Ma chi era questo Schleyer ? Era davvero quel pezzo grosso che la vulgata ci ha fatto credere ?

Qui apparentemente, la differenza tra caso Moro e caso Schleyer è enorme: perché Moro era di centrosinistra e aveva aperto ai comunisti, dunque le br non avevano nessun motivo logico di rapirlo. Invece Schleyer presidente della confindustria tedesca, appariva come l´epitome del capitale, e inoltre aveva un passato nazista di cui era fiero.

Ebbene sappiate: Schleyer non era nessuno. Nessuno. Relativamente parlando, s´intende.

Il potere, quello unico e vero, in germania come ovunque ce l´hanno solo i grandi finanzieri : Hanns Martin Schleyer era solo il loro servo fedele, un funzionario, per quanto di grado elevato. Non era nessuno, era spendibile e sacrificabile da quello stesso terrore di regime che l´aveva promosso.

Aveva bensì origini borghesi, come figlio del presidente di un TAR regionale. Un suo prozio era stato prelato cattolico e inventore del Volapük, una delle prime lingue artificiali. Gente in gamba, ma non padroni del vapore. Schleyer stesso si laureò in legge e poi cominciò una carriera non eccelsa di funzionario nazista prima, liberalcapitalista poi. Un segretario del capitale e nulla più.

Occorre insistere molto su questo punto: apparentemente, mentre il cristianosociale e aperto al PCI Moro era un obbiettivo assurdo per le br, l´ex nazista Schleyer, capo della confindustria, era un target logico per la raf - questo almeno nella vulgata di regime che lobotomizza il mondo da 41 anni. Ma abbiamo già visto che le cose non stanno così - primo perché Schleyer non era nessuno, in the relative way. Poi perché non era affatto così capitalist pig come lo si dipingeva :

" Egli cura uno stile cooperativo, resta sempre umile - e sale discretamente gradino su gradino. È un conservatore paternalista, che prende sul serio ciascun lavoratore e che forse vede nel consociativismo della repubblica federale, qualcosa come il proseguimento della comunità etnica " :

un bismarckiano fuori tempo, non un globalista assassino e sfruttatore tutto e solo teso alla compressione salariale :

" poiché egli, con la sua preferenza per le trattative fino a notte fonda, con birra, genever, underberg e cucina tedesca, non si adattava più del tutto alla nuova era. Quando diventa capo della federazione delle associazioni tedesche dei datori di lavoro (BDA), e nove mesi prima del suo assassinio, in aggiunta, capo dell´associazione federale dell´industria tedesca (BDI), non è un´ascesa. Ma va bene per l´unitario Hanns Martin Schleyer. Combatteva per un interesse comune degli imprenditori, al quale già solo la competizione che oppone gli imprenditori gli uni agli altri, pone stretti limiti " :

finalmente, parole intelligenti e meditate almeno in parte:

https://www.welt.de/politik/article...

perché dunque, tra tanti veri porci capitalisti in germania, i thyssen i porsche e simili, rapire un burocrate che " jeden arbeiter ernst nimmt " ?

Cui prodest ?

Schleyer rispettava in buona sostanza, anche i più agguerriti sindacalisti comunisti :

" La sua controparte al tavolo delle trattative era il leggendario sovrintendente della IG Metall Willi Bleicher. Questi incarnava il contrario esatto di Schleyer : era stato a lungo comunista, internato molti anni fino alla liberazione nel 1945, nel campo di concentramento di Buchenwald, era entrato solo per mancanza di alternative nella SPD, si considerò tutta la vita marxista e vedeva nella lotta di classe unitaria sindacalizzata qualcosa di messianico. La serrata la definiva "guerra totale", e peraltro non si faceva scrupoli a collocare la controparte nella tradizione nazista.

Per Hanns Martin Schleyer quest´uomo era totalmente estraneo - eppure si capiva con lui, che era di formazione fabbro, in qualche modo. Nelle trattative notturne ricche di alcool, crebbe attraverso il fossato che li divideva, fiducia reciproca: entrambi sapevano di poter contare sulle promesse dell´altro. Quando Bleicher compì 60 anni, nel bel mezzo di una trattativa, Schleyer a mezzanotte gli porse un maialino vivo. E Bleicher rifiutò sempre di sfruttare per propaganda il passato nazista di Schleyer " :

e ne era rispettato: ecco perché il terrore di regime lo fece fuori: perché non era affatto il bieco e cinico nazista che si dipinse - Schleyer era un essere umano prima di tutto. Proprio come Aldo Moro - che pur non essendo certo comunista, cercava unione e riconciliazione e solidarietà nazionale. Tutte cose che al capitale internazionale globale ripugnano - esso vuole solo strategie della tensione, criminalizzazione delle sinistre autentiche e pacifiche con attentati falsabandiera, allo scopo di ottenere guerra tra poveri, disoccupazione artificiale e conseguente compressione salariale :

www.welt.de/politik/article...

Ancora e ancora : Schleyer non era affatto Schleyer, nel senso di quell´incarnazione del capitale che la scheinraf cioè il terrore di regime che lo uccise va strombazzando da tutti i massmedia del mondo da 41 anni - egli, relativamente parlando, non aveva nessun reale potere decisionale: lo riconosce anche un giornale capitalfascista come la faz :

" Als Präsident der Bundesvereinigung der Deutschen Arbeitgeberverbände (BDA) und seit Anfang 1977 auch des Bundesverbandes der Deutschen Industrie (BDI) besaß Schleyer zwar keine „echte“ unternehmerische Entscheidungsmacht. " :

http://www.faz.net/aktuell/politik/...

La verità era che Schleyer era rispettato da tutti, anche a sinistra, anche nel sindacato, per la sua umanità e competenza e disponibilità al dialogo - proprio come Moro, con cui aveva in comune la formazione giuridica :

" Se da una parte Die Zeit sospettava che Schlyer in privato gradisse la sua immagine di 'agitatore degli imprenditori ', contestualmente scriveva, che questa era invero una falsa etichetta. Schleyer sarebbe stato molto più liberale, di quanto molti sospettavano. Sarebbe stato una 'controparte obiettiva, affidabile e intelligente, a cui anche il sindacato non nega riconoscimento e rispetto'.

E anche la Süddeutsche Zeitung invitava a considerare che il 'talvolta sinceramente gentile essere umano Hanns Martin Schleyer non merita la fama di spauracchio ' ".

Ciascuno a suo modo, Schleyer e Moro erano due alfieri di compromesso storico con le sinistre sindacali - e fu per questo che il terrore di regime globalista uccise entrambi, sotto falsa bandiera di falso terrore rosso, in realtà composto, a livello direttivo e subdirettivo, di prestanome e prestavolto al soldo del capitale.

La "raf" in questo senso sostanziale, e le "br", non sono mai esistite - se non come schermo della trimurti gladio/cia/mossad, braccio secolare del capitale globale del bilderberg.



CAPITOLO 18 : SCHLEYER/MORO : SCRITTI PARALLELI

In questo capitolo proporrò sconcertanti paralleli tra i messaggi dalla prigionia di Schleyer e quelli di Moro: analogie e coincidenze possibilmente determinate dalle simili circostanze, ma comunque impressionanti.

Le citazioni da Schleyer qui :

https://socialhistoryportal.org/sites/default/files/raf/0019771000_02_0.pdf

Quelle da Moro, da gotor Lettere dalla prigionia, einaudi 2018.

Come in Moro, sia lettere sia Memoriale, troviamo le famose date deliberatamente sbagliate che vedemmo in dettaglio supra, così nel messaggio registrato (su cassetta) di Schleyer a Kohl del 12.9.77, trascritto nel link non so quanto accuratamente, leggiamo :

" Am 31. Juni 1977 rief mich der Bundesinnenminister Professor Maihofer " :

ora, anche in Germania giugno ha 30 giorni non 31, e non esiste 31 giugno.

Non sono in grado di dire, a questo stadio iniziale del mio studio sinottico, se possa trattarsi di errore/svista del trascrittore dell´audiomessaggio originale. Ho solo trovato questo link stampato, e non ancora l´audio originale se esiste.

Certo in tedesco è facile confondere Juni con Juli che son scritti quasi uguale, e ancor più facile è confondere all´ascolto, Juni con Juli la cui pronuncia è quasi identica.

Voglio per ora solo raccogliere il materiale sinottico, senza avventurarmi in interpretazioni premature. Però se errore di trascrizione, è un po´ troppo ridicolo. Sospendo il giudizio.

Lo stesso audiomessaggio prosegue poi con una dura critica delle misure di protezione, proprio come fa Moro più di una volta.

E manca in Schleyer, esattamente come in Moro, qualsiasi accenno alla sorte della scorta, del cui massacro Schleyer non mostra contezza alcuna - la vulgata direbbe: calcolo cinico anche qui per non portar acqua al mulino della fermezza. Ma in verità, a questo punto della tragedia Schleyer, a una settimana dal rapimento, non vi era alcuna ufficiale linea della fermezza governativa in Germania, stando proprio ai messaggi di Schleyer fino a questa data (12.5.77) : anzi, Schleyer afferma che gli è stata trasmessa l´impressione, che il governo accetti le richieste di scambio prigionieri che la "raf" aveva avanzato fin dal primo comunicato. Dunque se non menziona affatto la sorte della scorta, non può che dipendere dalla circostanza che nulla ne sapeva perché era stato rapito altrove - proprio come Moro.

L´audiomessaggio a Kohl prosegue con punti comuni alle lettere di Moro : la trattativa/scambio prigionieri, appunto l´inettitudine dei responsabili della sua protezione, il dolore della famiglia che lo vuole indietro, la destabilizzazione politica implicita nel rivolgersi all´opposizione visto che il governo traccheggia irresoluto, i dubbi ufficiali sull´autenticità dei segnali che egli manda all´esterno, la responsabilità del tutto che rimbalza dalla "raf" al governo.

È difficile sottrarsi all´impressione che i temi, il focus della discussione negli scritti dalla prigionia dei due rapiti, siano stati non dico dettati o forzati, ma "indotti", suggeriti, contrattati come oggetto esclusivo dei messaggi. È lo stesso copione punto per punto, con varianti solo minori.

Come non pensare a una sceneggiatura preprogrammata, fatta accettare ai due rapiti con la falsa promessa della salvezza.

Moro però non ci sta. Non ci sta nel senso che vi si sottrae, o almeno tenta, con gli SOS in codice - con i quali chiama con crescente disperazione quel blitz, che Schleyer invece proprio nella cassetta a Kohl in esame, espressamente rifiuta, per la sua asserita certezza di diventarne vittima collaterale.

Sciascia qui ebbe ragione nell´Affaire: la trattativa è (anche, aggiungerei: perché Moro da cristiano e da vocato alla mediazione, nulla aveva contro lo scambio) un modo di prender tempo, di guadagnare giorni preziosi nell´illusione della liberazione manu militari.

" Ich bin nicht bereit, lautlos aus diesem Leben abzutreten, um die Fehler der Regierung, der sie tragenden Parteien und die Unzulänglichkeit des von ihnen hochgejubelten BKA-Chefs zu

decken " :

" Io non sono disposto a lasciare la vita in silenzio, per coprire gli errori del governo, dei partiti che lo sostengono e il fallimento del capo dei servizi il quale essi portano in palmo di mano. "

" Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la DC, avendo dato sempre con generosità."

"Parlo innanzitutto della DC, alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze che non è difficile immaginare."

(A Zac, 6 gotor, p.13 sq. Lettere).

Nella lettera dell´8.9.77 al figlio, Schleyer anticipa ancora un tema moroteo delle lettere : non sottovalutate la risolutezza assassina dei miei rapitori, che Moro amplierà nel reiterato "non illudetevi di invocazioni umanitarie".

E il tema ansioso del tempo che fugge, che non è abbastanza, che non gioca in suo favore, l´invocazione di rapide e pronte decisioni ufficiali per lo scambio.

Ovviamente anche gli ultimatum poi saltati, come quello del 12.9.77, della scheinraf saranno il modello per quelli equivalenti delle scheinbr.

Nel videomessaggio di Schleyer del 14.9.77, torna la dura critica all´inefficienza dei servizi nel proteggerlo, alla facilità con cui si è svolto il rapimento: non una parola, non il più remoto riferimento alla strage della scorta. Usa oltre la parola cattura, quella generica Überfall che vuol dire attacco ma si adatta più che so a una rapina che a una strage. Anche il verbo überfallen si usa per rapine, aggressioni personali, sopraffare qualcuno, ma non certo per massacri.

Ibidem, il famoso parallelo quasi letterale :

" Im übrigen teile ich meiner Familie mit, daß es mir den Umständen entsprechend gut geht, daß ich gesund bin und daß ich voll im Besitz meiner geistigen Kräfte bin und auch nicht unter Drogen stehe "

" Per il resto, comunico alla mia famiglia che sto bene, relativamente alle circostanze, che sono sano e sono nel pieno possesso delle mie facoltà mentali né non sono drogato " :

" sono in pieno possesso delle mie facoltà intellettuali e volitive "

( Memoriale, a cura di biscione, coletti 1993, p.99, par.32).

" non sono drogato "

(gotor Lettere 82,84,85 alla DC, prima,seconda e terza versione, pp.140,147,151).

" Sono intatto e in perfetta 7-4-1978 lucidità. Non è giusto dire che non so più capace "

(a Eleonora, 15 gotor, p.25)

" Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità [...]; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale "

(a zac, 6 gotor, p.14)

Nella lettera dell´8.10.77, Schleyer porta ad esempio i giapponesi che hanno assicurato l´esilio in Algeria a loro terroristi - dunque lo scambio è possibile se esiste la volontà politica etc.

Moro ovviamente farà lo stesso con l´esempio dei Palestinesi da lui liberati e mandati in esilio per evitare uccisioni ritorsive di Italiani.

Ibidem Schleyer assicura la moglie di essere in forma relativa, nei limiti in cui ciò è possibile dopo tanti giorni di prigionia - Moro dirà la stessa cosa con quasi identiche parole in una lettera.

Non posso addentrarmi in questa sede nel delirio dell´ultimo ultimatum, nelle ridicole condizioni pubblicamente poste dalla scheinraf per la consegna del denaro e la fuga dei terroristi, della scelta costante di uccidere i riformisti solidali e non i liberalglobalisti tra le élites, del prendere in ostaggio innocenti passeggeri di aerei, del creare artificialmente inesistenti piste palestinesi come si farà e si fa nel caso Moro etc.

Tutto made in cia/mossad, sezione propaganda in falsa bandiera.

Trascrizione di videomessaggio di Schleyer del 13.10.77 :

" Schließlich bin ich nun fünfeinhalb Wochen in der Haft der Terroristen und das alles nur, weil ich mich jahrelang für diesen Staat und seine freiheitlich-demokratische Ordnung eingesetzt und exponiert habe. Manchmal kommt mir ein Ausspruch - auch von politischen Stellen - wie eine Verhöhnung dieser Tätigkeit vor " :

" Insomma sono prigioniero di terroristi da cinque settimane e mezza e tutto solo perché da anni mi ero impegnato ed esposto per questo stato e il suo ordine liberal-democratico. A volte certe dichiarazioni anche di parte politica mi suonano come offesa di questa attività " :

quante volte Moro nelle lettere dirà di pagare per aver dato tanto con generosità alla DC, di avere la fermezza del PCI come ricompensa dell´essersi tanto adoperato per portarlo al governo etc.

E il gran finale, col morto nel bagagliaio quasi a suggellare il caso Schleyer come prova generale del caso Moro.

" Che giudizio dare dell’intervista rilasciata da Montanelli, alla bella età di 69 anni, alla Tiroler Tageszeitung il 28 marzo 1978, dodici giorni dopo il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse? «Nessuno può sapere che cosa ci attende. Molto dipende dalla soluzione del caso Moro. Se Moro dovesse ritornare a casa e riprendere la sua attività politica con l’aureola del martire, allora andremmo verso un governo con i comunisti e più tardi l’uscita dell’Italia dal Patto atlantico e ad una collocazione terzaforzista, come la Jugoslavia. Se Moro sarà eliminato fisicamente (come Schleyer) o se torna dopo una umiliante trattativa con le Brigate rosse, allora le cose possono andare diversamente. In tal caso il compromesso storico perderebbe il suo grande stratega e nessuno sarebbe in grado di raccogliere l’eredità di Moro».

Questa intervista che sembra un’indicazione precisa su come doveva finire il presidente della Dc, il progetto del Pci e la Repubblica nata dalla Resistenza è riportata nel libro di Sergio Flamigni La tela del ragno (Kaos edizioni) " :

https://iskra.myblog.it/2011/02/08/riflessioni-sulla-liberta-d-informazione-nell-epoca-della-p2-3/

Qui Montanelli sembra anticipare il piano victor e mike : come se il terrore di regime, che certamente gli commissionò l´articolo, avesse a questo stadio (27 marzo, o anche prima, non so quando esattamente fu condotta l´intervista) messo in cantiere 2 opzioni (probabilmente a seconda della reazione dell´opinione pubblica, testata poi col comunicato della Duchessa del 18.4), come esito del sequestro di Moro : 1. l´uccisione 2. il ritorno umiliante dopo aver implorato le br di salvarlo con la trattativa (scambio e riscatto e sue dimissioni dalla dc e ammissioni di misfatti di suoi dirigenti etc.). La seconda è quella avviata per prima: il 29 marzo viene recapitata la prima lettera per kossiga, che avvia la proposta, attribuita nel comunicato 3 al solo Moro tanto per farlo passare ancor più per vigliacco. È straordinaria la coincidenza perfetta tra l´intervista al carognone fascista e pappagallo del bilderberg montanelli che esce il 28, quasi a comunicare agli scheinbr che è ora di recapitare, e il primo recapito della "umiliante trattativa" il giorno dopo.

È per questo che sospetto, visti i paralleli tra messaggi di Schleyer e Moro, che la discussione pubblica e la contrattazione coi due prigionieri seguì moduli prestampati, fu incanalata dall´inizio su umiliante trattativa con annessa character assassination perché si fece credere che i due fossero vigliacchi, non sapessero morire, fossero indifferenti ai massacri delle scorte, etc. - trattativa che la fermezza presunta della ragion di Stato non poteva che rifiutare proprio di fronte a tali massacri.

Fin dal primo giorno/comunicato, è infatti la raf a chiedere lo scambio. Nel caso di Moro, dopo 2 settimane è Moro a essere fatto apparire come solo autore dell´idea della trattativa, a scopo di character assassination.

Nella prima lettera a kossiga, Moro si dice "indotto" " dalle difficili circostanze a "svolgere...realistiche considerazioni" : cioè, il contenuto gli è stato suggerito/imposto, e lui per realismo ha dovuto piegarsi.

Prima del passaggio sulla ragion di Stato, dominio e processo graduabile, ripete che tutto ciò entra in gioco "nelle circostanze sopra descritte", cioè per induzione imposta.

In realtà lui non sapeva nessun segreto dettaglio della strategia della tensione, del "sim" etc. : non era mai stato alla difesa o agli interni o al commercio o simili.

Dunque è un passaggio estorto con violenze e minacce, al fine preprogrammato di farlo pubblicare con l´inganno, per far apparire Moro un vigliacco che ricatta lo Stato coi suoi segreti per salvare la pelle.

Quando iniziano i presunti "piagnistei" su famiglia e nipote, nelle lettere che Moro voleva pubblicate ?

E comunque, nelle lettere non private ?

3 gotor a kossiga, prima a kossiga : assenti.

6 a zac, recapitata 4.4, pubblicata dai giornali il 5 (ma non sappiamo se la pubblicazione fosse voluta da Moro) : brevissimo cenno finale.

16 a kossiga, seconda a kossiga, lui l´avrebbe voluta riservata, e comunque non fu recapitata : assenti.

17 a Eleonora, scritta il 7.4 : suggerisce di andare in TV con "qualche concetto più toccante" - ma questo per politica, come instrumentum retorico per smuovere consenso, come peroratio : non è un suo piagnisteo autentico, è lettera privata.

19 a Paolo VI : peroratio con famiglia, ma è lettera privata (non divulgata).

Poi preoccupazioni per la famiglia in lettere private a collaboratori, Freato Rana Guerzoni.

38 p. 68 : seconda al papa : siamo al 20.4 : lui la voleva divulgata, o almeno voleva usare stampa come tramite, ma anche qui non è chiaro se la volesse pubblicata, anche se pare da evincere di sì, perché la vuole data alla stampa e non tramite moglie. Comunque anche in questo caso, si tratta di calcolata mozione degli affetti politica, cioè Moro attorno al 20 aprile, ha cambiato strategia mediatica e non vuole più trattative riservate, ma pubbliche con appello alle emozioni della gente - donde famiglia etc.

Così per la 39 a zac p.70, dove siamo sotto ultimatum : recapitata il 20, l´ultimatum scadeva alla 15 del 22.4, p.75 nota 1.

La prova finale che Moro dal 20 aprile in poi circa, inizia a usare la retorica del familismo patetico come arma di lotta politica per il consenso, e non per vigliaccheria, è nella nota " SECONDO L´UTILITÀ...PER SUA ESPRESSA OPINIONE " della lettera alla dc, 85 got p. 154, terza versione, giunta solo dattiloscritta. La prima versione fu scritta il 27.4 e recapitata il 28 (got. 144 nota 1).

Questa frase dimostra che il leit-motiv presunto del tengo famiglia, così utile alla character assassination di Moro fin dai 55, era contrattato con, e forse indotto dai carcerieri, e comunque era calcolato per il suo effetto politico: da Moro, per smuovere consenso alla trattativa; dalle scheinbr, per farlo passare per vile. Tra tutte le lettere pubblicate per volontà di Moro, la famiglia ricorre solo in poche lettere di carattere politico dal 7.4 in poi, e sopratutto dal 20.4.

" LE RIGHE CHE SEGUONO SONO DA RIVEDERE A SECONDA DELL´UTILITÀ CHE POSSONO AVERE PER SUA ESPRESSA OPINIONE " :

trattandosi di dattiloscritto, è incerto a chi si riferisca quel sua, se sua di Moro o sua del censore scheinbr: ma che sia Moro a rivolgersi al censore, o gallinari, autore della battitura a macchina stando alla valida argomentazione di gotor, a riferirirsi a Moro con quel sua, è chiaro che la peroratio emotiva sulla famiglia che segue quella frase è un artificio consapevole, retorico/politico, volto a spostare consenso in favore della trattativa, contrattato e deciso da Moro e censori.

Ciò non è a dire che Moro non tenesse genuinamente alla famiglia: vuol dire che non era un vile patetico, ma un politico che fa politica fino all´ultimo, e non ipocritamente, ma facendo leva su sentimenti reali di amore familiare radicati nella maggioranza degli italiani.

86 p. 156 : il canovaccio per Misasi del discorso da fare al consiglio nazionale dc : nessun accenno alla famiglia.

Il tasto emotivo della famiglia lo usa solo sui media per spostare consenso. E gli scheinbr glielo consentono, o perfino lo inducono a batterci, a scopo di character assassination before the physical one: farlo apparire vile, mediocre e privo di senso dello Stato.

Anche a Rosati p.162 gotor in privato, ignora la famiglia.



La falsa dicotomia fermezza/trattativa era ancorata al solo fatto che lo Stato non aveva POTUTO intervenire - cosa che Schleyer non capì e Moro sì.

Dunque Moro dice se lo Stato ha già perso la faccia per non aver saputo/potuto intervenire, allora è inutile poi far finta di fare i duri non trattando - meglio una soluzione politica, visto che siamo di fronte a una guerra che ci muovono da dietro le quinte gli americani, come attestano le lettere e gli interrogatori di Savasta del 1982 che Moro pensasse: se trattate, se trattiamo, non potranno più uccidere non solo me, ma la solidarietà nazionale, senza perdere la faccia: salviamo dunque quel che più conta, sacrificando solo astratti e ipocriti principi, liberando uno o due derelitti in prigione e mandandoli in Algeria fuori dai piedi.

" Ripercorriamone la storia a partire da un torrido luglio del 1975: «Carlo De Benedetti, leader degli industriali piemontesi, pupillo dell’Avvocato ed ex compagno di scuola di Umberto, lanciò la “sfida imprenditoriale al Pci”. La tesi era suggestiva e partiva da un preciso presupposto. “Non sappiamo se credere più nel rinnovamento della dc o nel revisionismo del pci”, aveva detto poco prima l’Avvocato interpretando il disorientamento che serpeggiava nell’armata industriale. La Confindustria, insomma, prendeva ufficialmente le distanze dal mondo politico tradizionale, condannava in blocco la dc e prendeva atto che il “vuoto di potere” che si era determinato non poteva essere colmato “dai logori schemi” in cui si muovevano gli alleati dello scudo crociato: i repubblicani e i socialisti.

Di qui la conclusione piuttosto suggestiva di De Benedetti: è tempo scrisse, che gli industriali si pongano “come ispiratori di una politica economica generale, di un consenso che vada ben oltre la sola classe imprenditoriale”. Ed ancora: è tempo che “leader riconosciuti del mondo imprenditoriale e manageriale siano corresponsabilizzati nella gestione vitale per la ricostruzione del Paese”».

La ricostruzione di questa strategia padronale è riportata nello splendido libro di Cesare Roccati Umberto & C. – Gli anni caldi della Fiat (Vallecchi, 1977).

Sempre in questo libro viene analizzato cosa c’era dietro la proposta di De Benedetti (massone della loggia Cavour del Grande Oriente a Torino, con il brevetto n. 21272 di maestro dal 18 marzo 1975): «Gli osservatori, allora si interrogarono a lungo. E tutti concordarono su un punto: era finito il tradizionale collateralismo con la dc ed iniziava per gli industriali l’era di un “impegno diretto”, come “ministri” di un governo “tecnico”, o addirittura come “partito”».

Questo progetto maturato negli studi ovattati della Fondazione Agnelli, il maggior laboratorio culturale d’Italia, è il canovaccio per far “scendere in campo” gli imprenditori in politica. Identico nei contenuti al Piano di rinascita democratica della P2." (Andrea Montella 2011, link supra) :

Insomma : a metà degli anni 70 il bilderberg sezione italiana scarica del tutto la dc e il pci, che tendono pericolosamente non solo a solidarizzare, ma anche a rappresentare unioni troppo forti di masse lavoratrici, in grado di contrattare col capitale da una posizione di grande forza.

È per questo che dicevo che il memoriale coi suoi virulenti attacchi ad andreotti non può esser stato ispirato da andreotti !!

Cioè, il sequestro Moro serve a destabilizzare ad un tempo non solo il pci, ma anche la dc come forze di massa unitarie, preparando la via alla tecnocrazia capitalfascista che si fa potere politico.

Il solito immenso Pasolini aveva anticipato e profetizzato questa evoluzione politica dell´atteggiamento del capitale in diversi luoghi dei suoi grandissimi Scritti Corsari attorno al 1973.

http://www.mmontemurro.it/images/Letteratura_PDF/Scritti%20Corsari%20-%20Pier%20Paolo%20Pasolini.pdf

" Il Concordato non è stato un sacrilegio negli anni trenta, ma lo è oggi, se il fascismo non ha nemmeno scalfito la Chiesa, mentre oggi il Neocapitalismo la distrugge. L'accettazione del fascismo è stato un atroce episodio: ma l'accettazione della civiltà borghese capitalistica è un fatto definitivo, il cui cinismo non è solo una macchia, l'ennesima macchia nella storia della Chiesa, ma un errore storico che la Chiesa pagherà probabilmente con il suo declino. Essa non ha infatti intuito - nella sua cieca ansia di stabilizzazione e di fissazione eterna della propria funzione istituzionale - che la Borghesia rappresentava un nuovo spirito che non è certo quello fascista: un nuovo spirito che si sarebbe mostrato dapprima competitivo con quello religioso (salvandone solo il clericalismo), e avrebbe finito poi col prendere il suo posto nel fornire agli uomini una visione totale e unica della vita (e col non avere più bisogno quindi del clericalismo come strumento di potere)."

17 maggio 1973.

Analisi linguistica di uno slogan (Sul «Corriere della sera» col titolo «Il folle slogan dei jeans Jesus»).

"Il futuro non appartiene né ai vecchi cardinali, né ai vecchi uomini politici, né ai vecchi magistrati, né ai vecchi poliziotti. Il futuro appartiene alla giovane borghesia che non ha più bisogno di

detenere il potere con gli strumenti classici; che non sa più cosa farsene della Chiesa, la quale, ormai, ha finito genericamente con l'appartenere a quel mondo umanistico del passato che costituisce un impedimento alla nuova rivoluzione industriale; il nuovo potere borghese infatti necessita nei consumatori di uno spirito totalmente pragmatico ed edonistico: un universo tecnicistico e puramente terreno è quello in cui può svolgersi secondo la propria natura il

ciclo della produzione e del consumo. Per la religione e soprattutto per la Chiesa non c'è più spazio. La lotta repressiva che il nuovo capitalismo combatte ancora per mezzo della Chiesa è una lotta

ritardata, destinata, nella logica borghese, a essere ben presto vinta, con la conseguente dissoluzione «naturale» della Chiesa."

E della DC, aggiungiamo col senno di poi. E del PCI, in quanto anch´esso "religioso" - nel senso di una fede escatologica delle masse comuniste, che spesso erano cattocomuniste, nella Parusìa della Rivoluzione.

Moro però, ripeto e concludo, a differenza di Schleyer, avendo capito perfettamente da tempo chi davvero fossero le scheinbr e di chi ne fosse la regia occulta, accetta sì, solo in parte consapevolmente, anch´egli di incanalare la tematica dei suoi scritti dalla prigionia destinati alla diffusione pubblica prevedibilmente, sulla (fasulla e ipocrita) trattativa, sulla famiglia unico interesse del vile e mediocre prigioniero e cinico indifferente alla, e sprezzante della, sorte della sua scorta (che ignora peraltro come la ignorava Schleyer), sulle accuse alla dc al fine di destabilizzare etc. - ma il binario parallelo delle sue varie e geniali crittografie ci prova e straprova come Moro chiami il blitz, chiami la liberazione, sfugga a modalità imposte anche se in parte genuinamente accettate come lo scambio - Moro lotta e combatte fino all´ultimo, da quel grande che era.

E che resta, e resterà. Per ogni vero amante della democrazia sociale.

Per ogni essere compiutamente umano.

Aleth

12 gennaio 2020



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